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ECONOMIA DEL SISTEMA AGROALIMENTARE

INTRODUZIONE:

Il sistema agroalimentare non è altro che l’insieme di quei soggetti economici che in un dato tempo ed in un

determinato luogo (o contesto) contribuiscono al soddisfacimento della domanda alimentare. Economia deriva

dal greco, OIKOS (casa) e NOMOS (norma) : buon governo della casa. L’economia è una scienza che nasce

nel 1700, prima di allora non era altro che una branca di studi inglobata alla filosofia ma grazie ad Adam Smith

divenne una scienza a sestante, l’economia quindi rappresenta come un determinato gruppo, in questo caso

di una nazione ecc sia in grado di organizzare quell’insieme di attività, istituzioni e strumenti il cui scopo è

regolare e soddisfare i bisogni del gruppo stesso. I fattori che costituiscono l’economia sono: La

produzione:ossia i beni e servizi che vengono prodotti a beneficio delle persone. I consumatori: cioè tutte le

persone che necessitano e utilizzano beni e servizi.Il sistema monetario o moneta corrente: lo strumento che

permette l’acquisto dei beni e servizi e il mantenimento di un’attività produttiva. Lo Stato: inteso come

organismo che tutela e regolamenta tutte le attività economiche.Ora pensate di scendere nel mercato sotto

casa vostra: questi punti tutti insieme definiscono quello che viene chiamato appunto “mercato”: il luogo dove

l'economia vive e si sviluppa. Tutte le attività che fanno parte di un sistema economico possono essere

raggruppate in tre grandi categorie, chiamate anche “settori”:

Settore primario, che comprende tutte le attività legate al territorio: agricoltura, pesca, e attività mineraria.

Settore secondario, che comprende tutte le attività di trasformazione delle materie prime.

Settore terziario, che comprende la produzione e la fornitura di servizi.

Secondo Smith per far crescere un'economia deve esserci una specializzazione, infatti la specializzazione,

oltre che ad un aumento di produzione, aumenta la ricchezza a differenza di una economia dove la

specializzazione è assente. Nell’economia italiana il settore agroalimentare incide per il 30% sul PIL

nazionale. Il PIL ( Prodotto Interno Lordo ) La sigla PIL sta per Prodotto Interno Lordo ed è un indice che si

usa per capire il valore dei beni e servizi finali di un determinato contesto geografico ( città, regione, nazione

ecc ) quindi la ricchezza che è in grado di produrre un paese in un anno o trimestre e quindi per misurarne il

livello di benessere. Quando parlo di prodotto intendo tutti quei beni di solo consumo prodotti in uno stato, dal

panino alla scatola delle scarpe, purché siano leciti. Si parla di prodotto interno lordo, perché quando si stima il

PIL si considerano anche gli ammortamenti ovvero la perdita di valore del capitale (ad esempio l'usura degli

impianti di un'azienda, la sostituzione di vecchi software con altri più aggiornati).Se questi venissero sottratti al

PIL, avremmo il prodotto interno netto. Ma come si calcola il PIL? Esistono tre metodi diversi.Il metodo spesa,

esamina il PIL dal lato della domanda, cioè dal punto di vista dei consumatori. In questo caso il PIL indica il

consumo e cioè le spese delle famiglie, gli investimenti privati di aziende e famiglie, le spese dello stato per la

pubblica amministrazione ecc. Il metodo del valore aggiunto, invece esamina il PIL dal punto di vista

dell’offerta, cioè di chi produce e vende i beni, quindi le materie prime, i semilavorati ecc. Infine abbiamo il

metodo dei redditi, che esamina il PIL dal punto di vista del lavoro e del capitale, quindi gli stipendi dei

lavoratori e i profitti delle imprese. Come ogni misurazione economica, inoltre, il PIL può essere calcolato in

termini nominali e in termini reali. Calcolarlo in termini reali significa tenere conto del valore espresso dalla

moneta corrente. Calcolarlo in termini nominali significa isolarlo dalla variazione dei prezzi dei beni prodotti

ossia l’inflazione.Il PIL inoltre è molto importante per le decisioni di politica economica. Ma perché è così

importante il PIL? Perché? Beh, perché sull'andamento passato e del presente, gli economisti possono fare

stime sugli andamenti futuri.

Avere un PIL alto indica una migliore qualità della vita all’interno di uno Stato. Inoltre il PIL consente di

comparare la crescita economica di due Stati ed è un indicatore che è legato ad altre grandezze come sanità,

istruzione, previdenza pubblica e consente di comprendere la capacità di uno Stato di fare fronte agli impegni

presi, ad esempio di natura finanziaria.Con macroeconomia si intende la parte della scienza economica che

prende in considerazione problemi come il reddito, il consumo, il risparmio, l’investimento, l’occupazione

relativi a un intero continente, a un Paese o a una regione geografica. Il termine ha anche un secondo

significato: indica una teoria secondo la quale la spesa globale di un Paese è determinata soprattutto dal

flusso degli investimenti, in contrapposizione al monetarismo, che dà la preminenza alla quantità di moneta

circolante.La microeconomia, invece, è lo studio dell'andamento dei prezzi nei singoli mercati, oppure l’analisi

del comportamento economico di singoli individui, famiglie, aziende. In questo caso studia come vengono

impiegate e spese le risorse. Le imposte possono essere suddivise in dirette e indirette.Le imposte si

definiscono dirette se colpiscono direttamente il reddito o il patrimonio del soggetto, quali indici immediati e

diretti della propria capacità contributiva. Appartengono alla categoria delle imposte dirette:

Irpef (Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche);

Ires (Imposta sul Reddito delle Società);

Irap (Imposta Regionale sulle Attività Produttive).

Le imposte si definiscono, invece, indirette se colpiscono gli atti di produzione, di scambio e di consumo dei

beni e dei servizi attraverso i quali il soggetto manifesta indirettamente la propria capacità contributiva,

utilizzando e/o trasferendo il reddito e il patrimonio. Fra le più importanti imposte indirette, possiamo

considerare:

Iva (Imposta sul valore aggiunto);

Imposte di Registro, Ipotecaria e Catastale;

Imposta sulle Successioni e Donazioni;

Imposta di Bollo;

IMU.

L'economia positiva è oggettiva e basata sul fatto, mentre l'economia normativa è soggettiva e basata sul

valore. Le dichiarazioni economiche positive non devono essere corrette, ma devono essere in grado di

essere testate e dimostrate o confutate. Le dichiarazioni economiche normative sono di opinione, per cui non

possono essere dimostrate o contestate. Mentre questa distinzione sembra semplice, non è sempre facile

distinguere tra il positivo e il normativo. Molte dichiarazioni ampiamente accettate che le persone considerano

come fatto sono effettivamente basate sul valore. Ad esempio, la dichiarazione, "il governo dovrebbe fornire

assistenza sanitaria di base a tutti i cittadini" è una dichiarazione economica normativa. Non c'è modo di

dimostrare se il governo "dovrebbe" fornire assistenza sanitaria; questa affermazione si basa su opinioni sul

ruolo del governo nelle vite degli individui, sull'importanza dell'assistenza sanitaria e chi dovrebbe pagare. La

dichiarazione, "forniti dal governo aumenta la spesa pubblica sanitaria" è una dichiarazione economico

positivo, in quanto può essere dimostrata o smentita, esaminando i dati di spesa sanitaria in paesi come il

Canada e la Gran Bretagna, dove il governo fornisce assistenza sanitaria. I disaccordi sulle politiche pubbliche

in genere ruotano attorno dichiarazioni economici normativi, e le divergenze persistono, perché nessuna delle

due parti in grado di dimostrare che sia corretto o che l'avversario non è corretto. Una chiara comprensione

della differenza tra economia positiva e normativa dovrebbe portare a una migliore definizione delle politiche

se le politiche sono fatte basandosi su fatti (economia positiva), non opinioni (economia normativa). Tuttavia,

numerose politiche su questioni che vanno dal commercio internazionale al benessere sono almeno

parzialmente basate sull'economia normativa.

In economia il settore primario è il settore economico che raggruppa tutte le attività legate allo sfruttamento

delle risorse naturali basilari per la vita: l'agricoltura, la pesca, l'allevamento, la silvicoltura, ossia lo

sfruttamento delle foreste, l'attività mineraria. Il settore primario si differenza per alcuni fattori rispetto agli altri

settori, per esempio:

Processi biologici di piante e animali

Le attività si svolgono a cielo aperto( maggior rischi di mercato)

Le aziende coinvolte nel settore primario sono principalmente familiare e con imprenditori in età avanzata (

l’imprenditore è il motore dell’azienda e deve far fronte ai fattori della produzione, ovvero capitale, lavoro, beni

naturali e organizzazione)

Rigidità dell’offerta rispetto al prezzo ( ricavo tot= Qu x Pr, Il mercato è il luogo dove si incontra la domanda

con l’offerta )

Presenza di barriere nel mercato come l’acquisto di un trattore, quest'ultimo ha delle grosse spese

Biologia dei processi

Importanza di fattori metereologici

Avvenimenti possibili come la diminuzione della qualità quantitativa e qualitativa

I prodotti agricoli possono essere venduti freschi ma anche trasformati, in modo tale da incrementare la

specializzazione lungo la filiera e aumentando i profitti, tuttavia i profitti del settore agricolo fornisce reddito

basso in confronto agli altri settori

A partira dal 1992 inizia una nuova filosofia per il settore agroalimentare, si finanziano quelle aziende che

chiudono l’intera filiera in azienda, incrementando vari fattori come l’aumento del profitto, produzione ed

ecosostenibilità

VANTAGGIO COMPETITIVO

Di un’impresa si può definire come ciò che costituisce la base della performance registrata dall’impresa in

termini di di profitto rispetto alla media dei concorrenti in un determinato arco di medio-lungo termine. Si divide

in 2 tipologie:

-VANTAGGIO DI DIFFERENZIAZIONE: Quando l’impresa si differenzia dai concorrenti quando fornisce

qualcosa di unico al di là del suo prezzo

-VANTAGGIO DI PREZZO/COSTO: Quando l’impresa ha il vantaggio di produrre tramite dei processi che

impiegano minor impiego di capitale, questo le permette di vendere ad un costo minore o vendere al prezzo di

mercato medio ma con maggior profitti

UOMO ECONOMICUS : E’ un concetto dell’economia neo classica che sostiene che’ quell’uomo che compie

scelte di natura economica in maniera del tutto razionale in modo tale che quel bene fornisca la sua massima

utilità spendendo quanto meno possibile . Da questa definizione dobbiamo dire che l’imprenditore per poter

avere successo e continuare ad essere competitivo sul mercato deve abbassare i costi di produzione e quindi

adeguarsi alla modernizzazione, per esempio basti pensare al caso del settore lattiero caseario della

sardegna è in grave crisi perché manca cooperazione, investimenti , accordi e metodi moderni, basti pensare

che si usa ancora adesso produrre latte tramite la mungitura tradizionale

AZIENDA E IMPRESA

Innanzitutto l'azienda viene definita giuridicamente nel C.C all'art.2555(facile da ricordare!)come il complesso

dei beni organizzati dall'imprenditore per l'esercizio dell'impresa. Da questo si evincono i caratteri fondamentali

di un'azienda, ovvero il complesso di beni e la presenza dell'imprenditore,anch'esso definito dal CC

all'art.2082 (E' imprenditore colui che esercita professionalmente un'attività economica organizzata al fine

della produzione o dello scambio di beni o di servizi). Da un punto di vista giuridico la definizione di azienda

presuppone sempre quella d'impresa infatti l'azienda è necessaria per l'esercizio dell'impresa,in quanto

l'imprenditore,che nn è necessariamente il titolare dell'azienda, deve poter disporre del complesso dei beni

dell'azienda.Volendo guardare non soltanto all'aspetto giuridico ti posso dire che in materie come marketing,

finanza ecc non viene quasi mai utilizzato il termine azienda quanto quello

L'imprenditore puro: concorre alle attività produttive aziendali senza fornire altri fattori

L'imprenditore concreto:è quello che oltre a esprimere le funzioni imprenditoriali conferisce anche uno o più

servizi di capitale o lavoro.

ASIMMETRIA INFORMATIVA

L'asimmetria informativa è una condizione in cui un'informazione non è condivisa integralmente fra gli individui

facenti parte del processo economico: dunque una parte degli agenti interessati dispone di maggiori

informazioni rispetto al resto dei partecipanti e può trarre un vantaggio da questa configurazione

AGRICOLTURA E SVILUPPO ECONOMICO

Negli ultimi decenni, nelle economie avanzate , il settore agricolo ha subito un notevole processo evolutivo a

livello di caratteristiche strutturali e assetti organizzativi, non solo a livello di singola impresa ma per l'intero

settore che lo porta ad essere molto diverso sotto ogni punto di vista a quello che era il settore agricolo prima

degli anni che vanno a cavallo fra gli anni 50 e 60, ovvero prima dell'introduzione dei processi moderni

industriali, di idea fordista, all'interno del settore agricolo, ovvero il periodo definito modernizzazione del

settore agricolo che adesso tratteremo. Prima degli anni 50 , appunto, il settore agricolo era il principale ed

anche unico protagonista delle aree rurali e si contrappone a quello che invece era l'area urbana, roccaforte

delle industrie più avanzate, questa differenza non si nota solo a livello geografico ma anche e soprattutto a

livello economico e sociale, sta di fatto che le aree urbane erano in pieno fermento e dinamicità e vivevano un

pieno processo di crescita e sviluppo, quindi in termini economici e sociali, mentre le aree rurali stagnava in un

processo di degenerazione economica e degradazione culturale, quindi avevamo una contrapposizione fra

arretratezza e modernità. In quel periodo il settore dell'industria più avanzata giocava un ruolo di condottiero

economico mentre invece il settore agricolo solo ed esclusivamente un ruolo di servizio per la crescita delle

aree urbane, perdendo quindi peso economico. Questa continua perdita di importanza del settore agricolo è

una caratteristica della crescita delle moderne economie industriali, che ha per molto tempo ritenuto che il

processo di crescita dovesse necessariamente passare attraverso una progressiva “marginalizzazione” del

settore agricolo (il cui peso eccessivo all'interno del sistema economico non costituiva che un ostacolo) a

vantaggio del settore industriale, il quale appariva dunque il solo capace di far crescere l'economia a tassi

sostenuti.​ Pertanto le strategie di sviluppo proposte hanno poggiato per molto tempo su di una concentrazione

degli investimenti nel settore industriale, sulla creazione di una massa di lavoratori dotati di adeguata

formazione professionale, nonché su di un miglioramento continuo delle tecniche produttive impiegate nel

settore industriale, mentre lo "sviluppo" sarebbe stato raggiunto automaticamente con la “crescita”.

Nonostante siano spesso usati come sinonimi, è opportuno distinguere tra il concetto di crescita (growth) e

quello di sviluppo (development). Della crescita del settore industriale avrebbe beneficiato tutta la popolazione.

Se infatti nella fase di avvio del processo di industrializzazione le disuguaglianze sociali avrebbero potuto

aumentare, nel tempo i ritmi di crescita della produzione industriale avrebbero raggiunto tutte le classi sociali,

col cosiddetto effetto “sgocciolamento” (trickle down). La necessità di “modernizzare” l’agricoltura, ovvero di

incorporare i principi della industrializzazione fordista all’intero dei processi produttivi agricoli e delle modalità

organizzative delle imprese agricole nasce quindi dal bisogno di potenziamento del settore industriale, unico

capace di trainare la crescita dei sistemi economici e, per tale via, di indurre benessere nella popolazione. Per

questo motivo a partire dagli anni 60 parte un processo che porta ad inserire all'interno del settore agricolo

tutte le fasi di processo tipiche dell'industria ad idea fordista, così il modello della produzione agricola (MPA)

nel periodo della modernizzazione cambia forma e si caratterizza per 4 punti e funzioni chiave:

1- Specializzazione, frantumazione e ricomposizione dei vari processi produttivi, ovvero tutte le attività legate

al settore agricolo dovevano gradualmente, nel corso degli anni abbandonare quelli che erano i vecchi metodi

di produzione tradizionale sostituendoli con quelli che sono i nuovi metodi, moderni e standardizzati.In modo

tale da aumentare l’offerta dei prodotti alimentari, al fine di soddisfare la domanda e la qualità

della popolazione. Le quantità prodotte devono essere offerte a prezzi sempre più bassi in modo da rendere

accessibili i prodotti alimentari anche ai ceti più poveri della società. Inoltre l’aumento dell’offerta indotta dal

progresso tecnologico, conduce ad un aumento del reddito reale dei lavoratori di altri settori.

2- Creare e stringere rapporti con tutti i mercati che ruotano intorno alla produzione agricola, come i mercati di

fattori ( aziende che producono macchinari agricoli, agrofarmaci, concimi ecc), mercati di prodotti ( aziende

che acquistano i prodotti agricoli e li trasformano), e mercati di servizi ( consulenza, formazione, prestiti

bancari ecc) , sostanzialmente creare un flusso di esportazioni che permette di finanziare l’acquisto

all'estero di mezzi di produzione o di prodotti alimentari.

3- Ricerca di economie di scala tramite aumento capitale fondiario e agrario, aumentando così le dimensioni

economiche delle imprese. Tutte le produzioni dislocate nelle aree marginali diminuiscono drast

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Scienze agrarie e veterinarie AGR/01 Economia ed estimo rurale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Luixman7 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia agroalimentare e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Sgroi Filippo.
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