Economia del lavoro e della famiglia
Prof. Paola Villa
In questa lezione consideriamo il problema della selezione dei lavoratori (reclutamento e assunzione) e della loro allocazione ai posti di lavoro (promozioni) in condizioni di asimmetria informativa sulle caratteristiche dei lavoratori. Gli argomenti trattati sono la teoria economica della discriminazione e la teoria dei tornei.
Alcuni concetti utili ai fini dell'analisi:
- Segregazione (occupazionale, settoriale)
- Segregazione orizzontale / segregazione verticale
- Discriminazione salariale (concetto economico, concetto giuridico)
- Discriminazione diretta / discriminazione indiretta
Si rinvia al manuale (Borjas 2010, Cap. 9, pp. 317-348) per la definizione dei concetti.
Teorie della discriminazione: una introduzione
La teoria neoclassica dell'allocazione delle risorse stabilisce che la retribuzione di ciascun fattore di produzione è pari alla sua produttività marginale (se valgono le assunzioni standard sulle preferenze e le forme di mercato, e se l'informazione è completa e senza costi). Se nel mercato vi è perfetta concorrenza e perfetta informazione ciascuna impresa impiega il fattore lavoro fino al punto in cui il valore del prodotto dell'unità marginale uguaglia il costo marginale di tale unità, ovvero il salario monetario.
Si ha discriminazione se alcuni lavoratori vengono pagati di più ed altri di meno della loro produttività marginale in base a caratteristiche "non economiche" (ovvero non correlate alla produttività). Il problema della discriminazione si pone quando "individui con le stesse caratteristiche economiche ricevono salari differenti, e le differenze sono sistematicamente correlate con talune caratteristiche non economiche dell'individuo" come la razza e il sesso (Stiglitz 1973, p. 287).
Sono molti i modelli sviluppati nella letteratura per spiegare l'esistenza e la persistenza del fenomeno della discriminazione nel mercato del lavoro. Originariamente, la teoria della discriminazione è stata formulata per spiegare la discriminazione razziale negli Stati Uniti. Successivamente è stata applicata per spiegare le differenze occupazionali e salariali tra uomini e donne. Tra i contributi più importanti sul problema della discriminazione si trovano lavori di molti economisti famosi (ai quali è stato conferito il premio Nobel per l'economia): Becker (1957, 1971), Phelps (1972), Arrow (1972, 1973), Spence (1973, 1974), Stiglitz (1973, 1974).
La teoria neoclassica della discriminazione ha sviluppato due tipi di modelli:
- Gusto per la discriminazione: assume che la discriminazione è il risultato di una preferenza non razionale a favore o contro un gruppo;
- Teoria statistica della discriminazione: assume che la discriminazione è il risultato della percezione, non necessariamente sbagliata, della produttività media del gruppo cui il singolo appartiene.
La teoria della discriminazione basata sul gusto
Tra i primi modelli elaborati dalla teoria neoclassica allo scopo di fornire una spiegazione al fenomeno della discriminazione vi è il modello originariamente proposto da Becker (1957, 1971) dove la discriminazione è ipotizzata come espressione delle preferenze (si parla di gusto per la discriminazione) di consumatori, datori di lavoro, o lavoratori.
In questi modelli la discriminazione è un fenomeno esogeno, associata all'ipotesi di mercati non competitivi. Gli individui con il gusto per la discriminazione sono disposti, per soddisfare la loro preferenza, a pagare un prezzo diverso dal prezzo di mercato. Questa differenza di prezzo può essere vista come ciò che compensa l'individuo (appartenente al gruppo A, con gusto per la discriminazione nei confronti di persone appartenenti al gruppo B) per la disutilità che deve sopportare per essere associato con individui con certe caratteristiche (appartenenti al gruppo B).
Si possono ipotizzare i seguenti tre casi (consumatori, datori di lavoro, colleghi di lavoro):
- Il consumatore (appartenente al gruppo A) è disposto ad acquistare da un venditore del gruppo B, ma solo ad un prezzo più basso di quello pagato ai venditori del gruppo A: P – d invece di P (dove P è il prezzo di mercato)
- Il datore di lavoro (appartenente al gruppo A) è disposto ad assumere un lavoratore del gruppo B, ma solo ad un salario più basso di quello pagato ai lavoratori del gruppo A: W – d invece di W (dove W è il salario di mercato)
- Il lavoratore (appartenente al gruppo A) è disposto a lavorare con un lavoratore del gruppo B, ma solo se gli viene offerto un salario più alto (rispetto a quello pagato ai lavoratori del gruppo B) W + d invece di W (dove W è il salario di mercato)
La preferenza per la discriminazione ha quindi un costo (che dipende dalla disutilità di essere associati ad un certo gruppo di popolazione invece che ad un altro). Ma questi costi sono insostenibili nel lungo periodo se il mercato è concorrenziale.
Consideriamo due imprese:
- Il datore di lavoro (gruppo A) assume lavoratori del gruppo A, al salario di mercato W (pari al valore della produttività marginale del lavoro); è disposto ad assumere lavoratori del gruppo B al salario W – d
- L'impresa 2 non discrimina: assume solo lavoratori discriminati (in questo caso: gruppo B), al salario W – d + ε, dove 0 < ε < d, quindi paga loro un salario inferiore al valore della produttività marginale del lavoro e accumulerà profitti.
Nel modello di Becker l'impresa che discrimina non guadagna dal punto di vista monetario. La discriminazione è in contraddizione con la massimizzazione del profitto. Le imprese che non discriminano sono quindi in grado di battere sul mercato competitivo la concorrenza delle imprese che discriminano.
Il gioco concorrenziale (tra le imprese) porterà nel lungo periodo alla scomparsa delle imprese che discriminano, e all'adeguamento dei salari dei due gruppi (A e B) allo stesso livello, W (pari al valore della produttività marginale del lavoro).
Conclusioni
- La discriminazione realizzata tra lavoratori ugualmente produttivi porta, nel lungo periodo, all'eliminazione delle imprese che discriminano. In altre parole, il gioco concorrenziale tra le imprese porta all'eliminazione di comportamenti inefficienti (gusto per la discriminazione);
- Se in mercati del lavoro concorrenziali si osservano diversi livelli retributivi per diversi gruppi di lavoratori, ciò deve essere dovuto alla loro diversa produttività;
- Nei mercati del lavoro concorrenziali si può osservare segregazione occupazionale (per settore, per professione) ma non discriminazione.
La teoria statistica della discriminazione
Il modello neoclassico basato sul "gusto per la discriminazione" presenta alcuni limiti che hanno... (testo tronco)