Economia dei sistemi industriali
ESI è una denominazione utilizzata in ingegneria gestionale per far riferimento ad una disciplina a livello internazionale quale Industrial economics o Industrial organization. Questa disciplina si occupa di studiare le organizzazioni che coordinano la produzione e lo scambio di beni. Queste organizzazioni sono principalmente di due tipi:
- Impresa
- Mercato
Teoria neoclassica tradizionale
L’impostazione neoclassica tradizionale prevede un unico modello organizzativo degli scambi (transazioni): il mercato. Il mercato è il luogo nel quale avvengono le contrattazioni e gli scambi fra soggetti indipendenti e si determinano i prezzi dei beni scambiati. La transazione consiste in un rapporto di compra-vendita (rapporto bilaterale fra soggetti indipendenti), in cui due parti si scambiano beni senza un accordo formale sul fatto che il rapporto continuerà in futuro. Nella forma di mercato puro, neoclassico, il rapporto di compra-vendita ha natura “non specifica”, cioè i prodotti sono realizzati non per una persona specifica, non su misura del soggetto specifico che l’acquista, e rinvia ad una istituzione esterna alle parti (organi giudiziari) per la regolazione dei casi di inadempienza o per la soluzione di casi particolari.
Nel caso l’impresa produce ad hoc per un acquirente, quel bene perde valore, totalmente o parzialmente, al di fuori della transazione per cui è stato concepito. I beni dunque sono tutti standard, utilizzabili da chiunque. In un contesto di questo genere le decisioni sono guidate e coordinate dal sistema dei prezzi, il mercato è visto come mano invisibile (Adam Smith): gli individui, ognuno indipendente dall’altro, massimizzano il proprio obiettivo individuale, non c’è il ministero che coordina le cose, ma il mercato, come mano invisibile, coordina le cose e permette lo scambio dei beni.
Sempre secondo la teoria neoclassica l’impresa è un’unità elementare di decisione e realizzazione dei processi produttivi, non separabile tecnologicamente. Cioè si prende una tecnologia di riferimento con i rispettivi input e output per individuare l’impresa all’interno del quale è necessario ipotizzare siano stati “naturalmente” risolti tutti i problemi di organizzazione. I problemi che si trovano ad affrontare le imprese sono solo di tipo tecnologico, ho input, lo trasformo in output e data la tecnologia punto a minimizzare i costi.
Teoria dell'impresa
- Vincoli tecnologici (funzione di produzione)
- Vincoli di mercato (condizioni di acquisto degli input e di vendita degli output)
- Criteri di scelta nell’ambito dei suddetti vincoli (massimizzazione profitto)
Nella metafora della mano invisibile ci sono da una parte tanti produttori tutti piccoli, dall’altra tanti acquirenti, le imprese producono per i consumatori e gli scambi sono regolati dal mercato, scambi tra soggetti indipendenti e beni con natura non specifica perché ogni consumatore compra da qualsiasi impresa. In verità non è così, ci sono imprese che sono più grandi (o più piccole) di altre. Le imprese decidono di ingrandirsi in modo da poter ritornare alla pianificazione e non al mercato che regola le transazioni, le transazioni sono governate con meccanismi di autorità, si definisce cosa produrre e quanto.
Sono cruciali le relazioni di autorità e di controllo e, più in generale, le modalità organizzative che regolano i rapporti fra i diversi soggetti che operano nell’impresa. Si parla di mano visibile (Alfred Chandler), pianificazione nell’impresa, autorità e gerarchia.
Teoria economica dell'organizzazione
Ci si accorge guardando la realtà, che ci sono imprese che hanno grandi dimensioni, fino a centinaia di migliaia di addetti, imprese che raccolgono unità produttive elementari non separabili tecnologicamente (integrazione verticale, orizzontale, conglomerale) per cui le difficoltà risiedono nella regolazione delle transazioni interne all’impresa:
- Trasferimento di informazioni tra titolari dell’impresa, manager, dipendenti
- Trasferimento di beni, servizi e informazioni tra differenti unità produttive “elementari” non separabili tecnologicamente appartenenti ad un’unica impresa
- Differenti unità (distinte per funzione) appartenenti ad un’impresa unidivisionale
- Differenti divisioni di un’impresa multidivisionale
Tutte queste transazioni non sono regolate dal mercato. Mentre il comportamento dei soggetti economici che effettuano transazioni sul mercato viene coordinato dal sistema dei prezzi, il comportamento dei soggetti economici che operano nell’impresa viene coordinato utilizzando meccanismi alternativi al sistema dei prezzi.
Ci si chiede come i confini dell’impresa vengono definiti e perché le imprese decidono di integrarsi anziché rivolgersi al mercato. Il primo che si è posto questo problema fu Coase (“la natura dell’impresa”). Coase si chiede perché due imprese A e B decidono di fondersi in un’unica impresa. La risposta è perché il mercato costa! Se occorre ragionare su componenti specifiche allora il mercato ha un costo: il costo delle transazioni:
- Ricerca di persone con cui scambiare (esempio inserzione sul giornale)
- Valutazione delle loro serietà professionale (valutare se non ci sia comportamento opportunistico)
- Stipulazione del contratto (investire in risorse umane)
- Verifica della qualità e della quantità di quanto stipulato nel contratto
Nelle situazioni in cui l'uso del mercato implica costi eccessivi è conveniente la gerarchia. Costo di transazione: costo del meccanismo di coordinamento delle transazioni (costi di ricerca dell'acquirente e del fornitore, costi per la negoziazione dei contratti, costi per la raccolta delle informazioni (qualità del prodotto), costo di controversie legali, ecc.). Sono impicci che ho se ricorro al mercato, se invece adotto la scelta make i problemi legati allo scambio di mercato scompaiono o passano in secondo piano. Il costo delle transazioni dipende in maniera diretta dalle specificità delle risorse e dall'incertezza e in maniera inversa dalla frequenza. All’aumentare della specificità dei beni aumenta il costo d’uso del mercato.
Ci si chiede a questo punto perché non c’è un’impresa che coordina tutto. Sostanzialmente ci sono rendimenti decrescenti del management: all’aumentare delle dimensioni dell’impresa il costo dell’organizzare le transizioni addizionali nell’impresa, aumenta (l’aspetto burocratico aumenta i costi che l’impresa deve sostenere). C’è un problema di management che diventa inefficiente all’aumentare della dimensione dell’impresa. Un’impresa tende ad espandersi fintanto che il costo di espandere il confine dell’impresa (A ingloba B, poi C…) diventa uguale al costo di ricorsione al mercato. Con l’avvento di internet, ad esempio, imprese verticalmente integrate si sono disintegrate perché gli è risultato più conveniente la scelta di esternalizzare, scelta BUY. Sembra che ci siano 2 modelli organizzativi:
- 1) Struttura completamente decentrata (mano invisibile)
- 2) Relazione gerarchica perché il mercato ha un costo d’uso troppo elevato (mano visibile)
In realtà non esistono solo i due estremi ma esistono degli ibridi: le forme organizzative delle transazioni economiche non sono solo il mercato e l’impresa, questi sono due concetti estremi. Esistono forme ibride di modalità di transazione: le imprese con personalità giuridica stabiliscono relazioni e accordi reciproci che ne condizionano il comportamento. Imprese in cui non tutto è controllato da un unico management ma non è nemmeno una situazione in cui tutte le imprese sono indipendenti e senza alcun coordinamento con le altre. Esempi:
- Gruppi paritetici: gruppi di imprese in cui manca un soggetto che controlla il gruppo. Le imprese stabiliscono una fitta rete di relazioni privilegiate: scambi di informazioni su progetti di investimento, passaggi di managers fra le società del gruppo, scambi di prodotti intermedi, di conoscenze tecnologiche ecc.
- Gruppi organici: Gruppi di imprese caratterizzati da una società capogruppo. L’organizzazione gerarchica può essere realizzata attraverso strumenti diversi: partecipazioni azionarie (organizzazione tipo holding), legami personali o altro. Sono imprese separate che fanno riferimento ad una capogruppo che ne coordina le operazioni.
- Reti di imprese: Modalità organizzativa (chiamata anche “federazione” di imprese) caratterizzata da intensi rapporti di cooperazione e affiliazione tra imprese. Le relazioni assumono forme estremamente diversificate.
- Distretto industriale: Area relativamente circoscritta in cui il peso di una particolare attività produttiva manifatturiera è prevalente su ogni altra. L’attività produttiva viene svolta da un insieme di piccole e medie imprese tra di loro coordinate che producono lo stesso output o parti dello stesso.
- Joint-venture: Accordo fra due o più imprese che si impegnano a collaborare alla realizzazione di un’attività specifica mettendo in comune risorse finanziarie, materiali e immateriali.
- Relazioni verticali “organizzate”: Relazioni di lungo periodo fra imprese “a monte” e imprese “a valle” caratterizzate da ampia circolazione delle informazioni e delle conoscenze tecnologiche e dalla partecipazione congiunta alla fase di progettazione e realizzazione del prodotto.
- Franchising: Contratto con il quale un’impresa (franchisor) concede ad un’altra impresa (franchisee) il diritto di esercitare un’attività di prestazione di servizi, di produzione di beni o di rivendita di prodotti, utilizzando il marchio del franchisor stesso. Il franchisee si impegna a pagare un certo ammontare per questo diritto e ad esercitare l’attività secondo le modalità stabilite dal contratto. Esempio i Mcdonald's pagano Mc per usare quel marchio, gli incassi sono suoi.
N.B.
- Dimensionamento orizzontale: quanto grande fare A, quanti impianti produttivi fare che producono la stessa cosa.
- Dimensionamento verticale: quante tecnologie includere nell’impresa in analisi cioè Output di A funziona come input di B. Dunque spesso più unità produttive elementari sono incluse nella stessa impresa.
- Conglomerale: quanti tipi di dimensioni in cui l’azienda può ingrandirsi.
L’obiettivo in sintesi è capire come funzionano queste relazioni tra imprese andando ad individuare ed analizzare meccanismi alternativi al sistema dei prezzi per coordinare il comportamento di più soggetti interagenti all’interno dell’organizzazione.
- Capire perché le imprese decidono di acquisire nuove aziende per diventare sempre più grandi e perché diversificano in più settori.
- Nel momento in cui c’è un unico proprietario che è in posizione apicale rispetto ad un’organizzazione, come si decidono le operazioni di scambio, le transazioni, all’interno di queste organizzazioni.
Relazioni verticali
Modalità più efficiente per condurre un’organizzazione economica: una pluralità di soggetti interagiscono tra loro con una modalità diversa che è quella del prezzo. Ci sono dunque meccanismi alternativi al sistema dei prezzi che devono regolare i rapporti tra diversi soggetti. La prima cosa da capire è perché il meccanismo di coordinazione di mercato tra imprese indipendenti non funziona bene.
Si propone un esempio molto semplice di sviluppo verticale, modello di Spengler: in ogni impresa l’input può essere unico o meno, ma collegato all’output tramite f(x). In un’economia sviluppata, qualsiasi impresa utilizza input “provenienti” da altre imprese cioè l’input (che sono risorse primarie o beni intermedi, non per forza beni di consumo) è l’output di altre imprese. Molte transazioni dunque hanno luogo fra imprese che si trovano a monte e a valle nell’ambito di un certo processo produttivo. Spengler introduce una situazione molto semplificata per descrivere il problema che potrebbe emergere in una relazione tra imprese. Questa situazione è strutturata nel seguente modo: ci sono 2 imprese “a” e “b”, con “a” a monte di “b”.
- Relazione verticale fra due imprese
- Tipologia di relazione ultrasemplificata:
- L’impresa produce un bene intermedio ad un costo unitario costante a c
- L’impresa opera in condizioni di monopolio e vende all’impresa al prezzo a b pw
- Acquistando il bene, l’impresa consegue il monopolio di una tecnologia di b trasformazione di una unità del bene intermedio prodotto da in una unità di output prodotto da b.
- La trasformazione non comporta costi (cioè l’unico costo che sostiene “b” è legato all’acquisto dell’input da “a”)
Nb: sono ipotesi semplici ma non tutte restrittive: se c non fosse costante si complicherebbe solo il modello. Ci sono invece ipotesi che sono cruciali, cambiandole occorre fare considerazioni diverse. L’ipotesi di monopolio evita di avere problemi di interazioni strategica quindi è un’assunzione forte. In particolare ciò che è importante nell’esempio è che l’impresa abbia potere di mercato: è importante che le imprese siano in grado di influenzare i prezzi e porli ad un valore maggiore del costo marginale (non si deve avere quindi concorrenza perfetta poiché altrimenti le imprese sarebbero price taker e non ci sarebbe mark-up). Il produttore e il rivenditore sono un esempio nella realtà che ben si adatta a questa analisi. Le due ipotesi finali sono fatte per semplicità computazionale: b l’unico costo che sta sostenendo per rivendere il bene che ottiene da a è solo il prezzo a monte, si sta supponendo che non ci siano costi ulteriori oltre all’acquisto del bene da A. >.
A operando in condizioni diverse della concorrenza perfetta, fissa un prezzo L’impresa B idem se lavora in monopolio, fissa prezzi maggiori del costo marginale. ( : max − ) () ( ) : max − (), L’impresa A fa un margine su B sul prezzo imposto da A, Si parla di modello di doppia marginalizzazione poiché appunto ogni impresa fissa un prezzo di vendita superiore al costo per fare margine. Le imprese non sono indipendenti: la domanda finale è influenzata dal prezzo che impone “b” quindi le imprese a monte fanno dipendere il loro profitto dalle azioni di “B” il cui prezzo definisce le richieste. “b” nel contempo fissa i suoi prezzi in funzione del prezzo di acquisto dettato da A, in modo tale da avere extraprofitti. = ()
Poiché si è ipotizzata una tecnologia di trasformazione di una unità del bene intermedio prodotto da in a una unità di output prodotto da cioè si è supposta la tecnologia di trasformazione 1 a 1 (in caso b, contrario tutta la costellazione di imprese a monte sarebbero influenzate dal prezzo a valle e viceversa). Si parla in generale di esternalità verticale, le decisioni prese dall’impresa “a valle” influenzano il livello di profitti dell’impresa “a monte”. Bisogna capire se tali esternalità generano o meno aspetti negativi per l’impresa e in tal caso occorrerà agire per neutralizzare tali conseguenze.
Per analizzare le conseguenze dell’esternalità verticale è necessario confrontare due situazioni:
- Imprese indipendenti: ciascuna impresa considera esclusivamente il proprio profitto
- Struttura verticale integrata: controllo decisionale completamente centralizzato (ad esempio, l’impresa assorbe l’impresa conseguendo il pieno controllo decisionale sull’intera struttura verticale: ). C’è a b un’unica proprietà che decide cosa succede in a e b. Unica impresa al cui interno convivono due unità produttive.
Caso di imprese indipendenti
Ulteriore ipotesi di semplicità: curva di domanda lineare = () = 1 − < 1 cioè al più il prezzo può essere unitario. In questi problemi la risoluzione avviene a ritroso: si parte da valle e si risale verso l’alto. Massimizzo il profitto a valle: ( )() max = − = ( − ) (1 − ) 1 + 1 − = 1 − 2 + = 0 = , = 1 − = 2 221 − = ( )
Profitto dell’impresa a valle pari a 2
Per l’impresa a: 1 − ( (max = − ) = − ) 2 1 1 + 1 − 1 − (1 = − 2 + ) = 0 = , = = 2 2 2 4 1 + 3 + = = 2 41 + 1 − 3 + = , = , = In definitiva si ha che e quindi profitti delle imprese: 2 4 4 2 (1 − )(& = − ) = 82 (1 − ) = 16
Struttura verticale integrata
Nella struttura integrata, il monopolista massimizza (p-c) in funzione della quantità q o di p perché è identico. Trovata la quantità q che massimiz...
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Appunti del corso Economia dei Sistemi Industriali parte di Nastasi
-
Appunti delle lezioni di Economia dei sistemi industriali (Prof. Nastasi)
-
Esercizi svolti di Economia dei Sistemi Industriali (Nastasi-Reverberi)
-
Teoria di Economia dei Sistemi Industriali (Nastasi-Reverberi)