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Economia dei sistemi industriali

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Le diapositive non sono esaustive. Libro che possiamo scaricare, ci sono riferimenti anche ad altri materiali per approfondimenti.

Esame

Prova scritta, si può ripetere l’esame infinite volte, un voto rimane conservato fino a quando lo studente non consegna un altro esame. Si può fare l’orale per alzare il voto (+ o - 2 punti). Esercizi da risolvere numericamente, domande di teoria. La difficoltà sta nel capire cosa fare, evitare di applicare in maniera meccanica delle tecniche risolutive.

Impresa e mercato

Economia dei sistemi industriali è una denominazione che fa riferimento a una disciplina che è identificata a livello internazionale come "Industrial economics" o come "industrial organization".

Questa disciplina si occupa di studiare le organizzazioni che coordinano la produzione e lo scambio di beni. Le organizzazioni sono di due tipi:

  • Impresa, che si occupa di coordinare e organizzare la produzione di beni
  • Mercato, in cui avvengono le transazioni dei beni

All’inizio si trattava di una parte della microeconomia, poi la materia è diventata una disciplina indipendente con una sua struttura, fine 800 inizio 900.

Come nasce

Uno degli elementi driver per questa disciplina sono i casi antitrust. Alla fine del 1800 economie capitalistiche (USA poi Gran Bretagna) in cui sono nate grandi imprese che hanno dominato alcuni mercati (in particolare settore ferroviario).

Il mondo di riferimento ideale (cioè il migliore possibile a livello di teoremi, benessere ecc) è il mondo della concorrenza perfetta (situazione ideale che porterebbe alla situazione efficiente del Welfare). Il problema è che per la concorrenza perfetta le assunzioni sono abbastanza irrealizzabili (imprese pricetaker, cioè nessuna impresa riesce a determinare il prezzo ma questo viene determinato dal mercato attraverso le curve di domanda e offerta). Nella realtà ci sono imprese che hanno potere dominante sui prezzi in determinati settori.

Il problema ha generato l’antitrust, organo che esiste in tutti i sistemi economici per evitare che ci sia l’abuso di potere sul mercato. Il Sherman act (1890) è considerato il primo significativo atto antitrust che c’è stato nella storia dell’economia capitalista. Negli USA la legge antitrust è molto severa, non solo multe ma anche reato penale.

Lo Sherman act ha generato studi sul settore industriale per capire se c’era qualche impresa che abusava del suo potere sul mercato. Il fatto di avere un problema di analisi del funzionamento del settore industriale ha cominciato a generare un interesse su una disciplina specifica che è il funzionamento dell’industria.

La Xerox (macchine fotocopiatrici) aveva dedicato risorse per identificare un nuovo processo produttivo e un nuovo prodotto, voleva dei benefici, aveva bisogno di un brevetto per assicurarseli. Nell’antitrust una regola è use it or lose it (se prendi il brevetto lo devi usare, altrimenti lo perdi), la Xerox lo ha usato. Altre imprese hanno cercato di trovare una tecnologia che assomigli alla fotocopiatrice, la Xerox era all’avanguardia, cercava di ottenere altri risultati e continuava a brevettare tutte queste innovazioni senza utilizzarle (assicurandosi così che gli altri non potessero utilizzarle). Questo è stato considerato un abuso di potere e c’è stata una causa che la Xerox ha perso. Successivamente fu costretta a concedere l’uso dei brevetti che non usava a prezzi simbolici (qualche euro) alle altre imprese del settore, così il prezzo delle fotocopie è diminuito in qualche anno del 70%.

Microsoft aveva quasi il monopolio sui software prima che arrivasse Apple. Ad un certo punto nascono il browser e la posta elettronica. Il primo browser fu Netscape. Microsoft si rese conto dell’importanza del browser, cercò di far fuori Netscape; ogni copia di Windows installava automaticamente sul computer un browser (Explorer) e non faceva funzionare Netscape, quindi ha usato il potere di mercato sul software per avere potere di mercato anche sul browser. Questo fatto è stato considerato un caso di abuso di potere. In USA c’è stata una causa importantissima che si è conclusa con una condanna a Microsoft, ora possiamo installare qualsiasi browser.

Casi di studio, evidenze empiriche, questi sono argomenti di economia dei sistemi industriali.

New industrial organization

La nuova economia industriale è partita da due fattori che hanno contribuito alla sua nascita:

  • Da un punto di vista empirico l’esplosione della microelettronica ha portato agli studi in una serie di industrie, in particolare su fenomeni di innovazione tecnologica, ricerca e sviluppo.
  • Dal punto di vista metodologico è arrivato a maturazione come strumento utilizzato nell’analisi economica la teoria dei giochi, la quale viene utilizzata per analizzare l’interazione strategica tra soggetti. Le conseguenze delle scelte di un soggetto dipendono anche dalle scelte degli altri con cui interagisce, le variabili non sono quindi solo quelle controllate direttamente dal soggetto ma ci sono anche delle variabili che dipendono da altri. Si parla di contesti di interazione strategica.

Negli anni '50 nasce questa disciplina, John Nash (vedi "Beautiful Mind") nel 1950 si occupa di interazione strategica, non è stato il primo (un fisico ha scritto nel '44 un volume sulla teoria dei giochi, ma era un’analisi poco generalizzata, Nash l’ha generalizzata). La teoria dei giochi si adattava perfettamente all’analisi di imprese che operavano in competizione (o concorrenza imperfetta) pertanto questo strumento è diventato sempre più importante.

L’obiettivo è quello di studiare sempre il comportamento di organizzazioni che coordinano la produzione e lo scambio di beni.

Filoni di indagine che alimentano la nuova economia industriale

  • Funzionamento dei mercati, teoria moderna delle forme di mercato:
    • Oligopolio, grandi imprese che dominano un settore industriale
    • Concorrenza imperfetta
    • Monopolio, grande impresa che deve essere controllata affinché non abusi del suo potere di mercato
  • Analisi economica delle organizzazioni, l’organizzazione è vista come qualcosa che coordina produzione e scambio di beni (ciò che coordina lo scambio di beni è il mercato), analisi diversa dalla tradizionale (fino agli anni '70-'80).

Questi due filoni sono accomunati da un approccio metodologico unitario che è riconducibile a quello dell’interazione strategica tra diversi soggetti. Nell’analisi del comportamento dell’interazione strategica i soggetti sono le imprese, all’interno dell’impresa ci sono dei soggetti che interagiscono tra di loro.

In microeconomia y=f(x) avevamo una tecnologia produttiva che consentiva di utilizzare una serie di input e trasformava input in output, non c’era un problema di organizzazione e interazione tra soggetti. Altra cosa rilevante, non c’era interazione tra imprese se non quella di competizione in un mercato. Il problema non è solo la relazione tra Tim, Wind e Vodafone; esistono altri tipi di interazione, cioè imprese che producono qualcosa che viene venduto ad altre imprese, esistono relazioni di altro genere tra imprese che non sono di concorrenza. Subentra qui un altro problema: mi conviene comprare un prodotto o produrmelo da solo?

Economia di mercato

Supponiamo di essere un’economia pianificata (andavano fino al crollo del muro di Berlino). Prima del crollo dell’impero sovietico esisteva un ufficio centrale del ministero dell’economia e della pianificazione dell’economia che decideva cosa fare, degli specialisti ottimizzavano in base a una funzione obiettivo.

Se c’è un settore che produce qualcosa ho bisogno di determinati ingredienti, ore lavoro macchinario, ore lavoro umano, quindi ho bisogno di sapere quanto serve di tutti i settori che viene assorbito come input per produrre quel prodotto. Disaggrego in diversi settori e faccio una colonna in cui metto quanto serve che viene da ciascun settore. Per tutti i prodotti si faceva questa cosa, ovviamente era un’economia pianificata (non si poteva scegliere qualsiasi cosa, ma era tutto programmato). Si faceva una matrice (nella prima riga c’erano tutti i settori, non solo il primo), si studiava poi anche quanto si consumavano tutti i prodotti.

L’ufficio di pianificazione stabiliva gli obiettivi produttivi, faceva l’inversione della matrice partendo dai risultati che voleva ottenere e dava a ciascuna impresa il compito per fare in modo che ogni giorno arrivassero i prodotti necessari nei negozi. Era un sistema pianificato.

Quando è caduto il muro è cambiato il sistema, i responsabili dell’economia sono andati a Londra perché erano preoccupati: se non diciamo alle imprese cosa devono produrre, come facciamo a essere sicuri che c’è chi produce il pane?

L’economia di mercato è legata a una situazione in cui ogni soggetto decide indipendentemente dall’altro che cosa fare, alla fine il pane si trova lo stesso. Rapporto bilaterale tra soggetti indipendenti di compravendita, due soggetti si scambiano prodotti senza una garanzia che poi ci siano altri scambi. Sono tutte transazioni di tipo arm’s length nella forma di mercato pura. Rapporto di compravendita di natura non specifica: se compro un computer che non funziona c’è la garanzia, poi degli organi di protezione nel caso in cui non funzionasse.

Natura non specifica: nel caso di un computer, questo è stato prodotto senza pensare a chi dovesse essere venduto, ha una natura non specifica. Se invece un fornitore della Fiat fa un componente che viene fatto su misura, specifico per il soggetto che lo acquista allora non siamo più di fronte a una mancanza di specificità, vuol dire che faccio qualcosa ad hoc, quel componente perde valore al di fuori della transazione per cui è stato concepito.

Esempio: se sono un produttore di automobili e devo mettere sulla parte superiore un tettuccio apribile, il tettuccio viene prodotto da un fornitore di pezzi ed ha delle particolari caratteristiche, questo deve essere messo sul telaio di un’automobile, la carrozzeria avrà uno spazio di apertura sul tettuccio che deve avere delle caratteristiche specifiche, ci saranno degli stampi fatti apposta, a questo punto ho impiegato una quantità di risorse in modo specifico per un committente (esempio Toyota), quello è un bene specifico. Una camicia qualsiasi in un negozio ha lo stesso prezzo sia che la compra il soggetto A che il soggetto B, per il tettuccio non è così, ha bisogno di alcune risorse che se non vengono acquistate dalla Toyota per gli altri non valgono nulla, sono stati pensati per un soggetto specifico.

L’analisi di come funziona in un mercato se c’è una transazione specifica o non specifica è molto diversa. Nel caso della forma di mercato pura (impostazione tradizionale), ci sono agenti economici che in modo non coordinato fanno transazioni tra di loro, il rapporto di compravendita ha natura non specifica, si tratta di soli beni standard, cioè possono essere utilizzati da chiunque.

Quando siamo in un contesto di questo genere il tutto funziona.

Adam Smith 1776 "La ricchezza delle nazioni" per primo analizza in modo strutturato vari problemi economici, usa la metafora della mano invisibile: ci sono dei soggetti, ognuno indipendentemente dall’altro cerca di massimizzare la propria funzione obiettivo, mentre tutti facciamo questo c’è una mano invisibile del mercato che fa funzionare le cose per cui il pane c’è. In questo contesto l’impresa è quella che da un input tira fuori un output. È una unità elementare di decisione e realizzazione del processo produttivo.

Unità elementare non separabile tecnologicamente, a tecnologia produttiva definita in modo ingegneristico richiede un input, uno spazio fisico e delle competenze di lavoro particolari. Prendo una tecnologia di riferimento, input-output, quello individua un’impresa. Se c’è prima della camicia il cotone che deve essere coltivato quello è un altro processo produttivo a monte. L’impresa è una funzione di produzione, vincoli tecnologici, vincoli di mercato, criteri di scelta di suddetti vincoli, si cerca di massimizzare il profitto.

Nella forma classica dell’interpretazione dell’economia tradizionale caso ideale, tante piccole imprese in concorrenza perfetta.

Non è così, nella realtà ci sono imprese grandissime. Ci sono dei gruppi di imprese che fanno anche cose diversificate tra loro. Se prendo uno dei gruppi industriali italiani più noti: Fiat (EXOR è la capofila che ha pacchetti di controllo di Fiat, Iveco e una serie di altre imprese, EXOR a sua volta è controllata da Agnelli ecc). La Fiat ha impianti produttivi in diversi posti d’Italia, tutti di uno stesso proprietario, ora anche negli USA (FCA), l’impresa non è vero che non è divisibile tecnologicamente. Ogni stadio della produzione potrebbe essere un’impresa, tutte separate tra di loro, ci sono magari anche altre imprese di trasporto, queste potrebbero essere tutte separate tra di loro oppure no, può succedere che le imprese siano proprietarie sia di A che di B, c’è la dimensione dell’impresa, può essere di tipo:

  • Verticale: ogni impresa ha dei legami verticali, stadi di una filiera verticale che però possono appartenere pure alla stessa impresa
  • Orizzontale: quanto deve essere grande un’impresa

C’è un problema sia di confini verticali che orizzontali.

EXOR fa automobili, fa tir, autocarri, macchine agricole, ha anche società di intermediazione immobiliare, La Stampa è della famiglia Agnelli, la Juventus fa riferimento sempre allo stesso gruppo, è una stessa entità che controlla imprese in settori diversi. Mediaset sta nel mercato televisivo, pubblicità, assicurazioni, anche qui un gruppo diversificato. L’impresa non è una unità elementare, integrazione verticale (output di A è input di B) e orizzontale (dimensione, quanti impianti produttivi fare che producono tutti la stessa cosa). Conglomerale (quante diverse attività svolgo in diversi tipi di settori).

I problemi

  1. Capire perché le imprese diventano così grandi, perché acquistano altre imprese, perché si orientano su diversi settori.
  2. Nel momento in cui c’è un unico management che è al vertice, come si decidono le transazioni? Quindi produzione e scambio all’interno di queste organizzazioni.

Se prendo la metafora della mano invisibile ho da una parte tanti piccoli produttori, dall’altra ci sono tanti acquirenti, in realtà non è sempre così infatti ci sono imprese che si ingrandiscono.

Integrazione orizzontale: Fiat acquista Chrysler. Adidas: la rete di negozi (distribuzione) è fatta di negozi di proprietà o soggetti indipendenti che mettono il marchio Adidas?

Benetton: Oliviero Toscani si inventa una campagna pubblicitaria con cui Benetton diventa famosissima nel mondo e decidono di attuare il franchising, i rivenditori erano tutti soggetti indipendenti (scelte di tipo verticale: Adidas se li compra tutti).

Se A e B appartengono alla stessa impresa A e B non sono indipendenti, c’è un management che fa le stesse cose che faceva il ministero nell’economia pianificata, lo fa a livello di impresa. Le transazioni sono regolate attraverso l’autorità. Se ho 3 stadi produttivi A B C in verticale, immaginiamo tutti separati, in un’economia di mercato pura A produce dei bulloni, B produce tavoli e gli servono dei bulloni per produrre i tavoli, serve anche il legno ecc si sale in verticale.

La mano visibile del management è quando A e B non sono indipendenti, ci sono relazioni autoritarie gerarchiche in cui qualcuno decide cosa si deve fare.

Cosa definisce i confini dell’impresa? Se un’impresa diventa sempre più grande allora c’è qualcosa che non funziona tra le imprese indipendenti, diventa necessario o conveniente integrare a monte a volte quando costerebbe meno produrre anziché comprare.

I produttori di auto non si producono le gomme da soli, Pirelli vende a diversi marchi, è più efficiente, è più all’avanguardia di quanto lo sarei io produttore di auto.

Fra Pirelli e Fiat funziona il rapporto. L’ABS viene comprato, nessun produttore di auto se li fa da solo. General Motors all’inizio faceva solo il motore, il telaio e la carrozzeria lo faceva qualcun altro, poi sono diventate un’unica impresa, perché c’era qualcosa che non funzionava.

Ronald Coase fu il primo ad occuparsi di questa cosa. Si è chiesto cos’è un’impresa. Si è posto il problema dell’integrazione verticale: l’affermazione è che c’è un costo d’uso del mercato dovuto ai costi delle transazioni.

Dice: se devo acquistare i fogli di carta (usati da tutte le imprese), non mi conviene produrmeli da solo, comprare la carta non costa se non il prezzo della carta (una cosa standard, la compro sul mercato), non c’è un costo d’uso del mercato ma solo il prezzo della carta. Se invece devo ragionare su componenti specifici che mi servono per un certo prodotto allora il mercato costa.

Riprendiamo l’esempio del tetto dell’automobile, ho bisogno di un tetto con determinate caratteristiche che si integrino perfettamente con la forma del mio prodotto finale, a quel punto mi servono delle caratteristiche specifiche quindi devo trovare il partner giusto per quella transazione (devo spendere tempo a cercare il soggetto), devo poi andargli a spiegare quello che mi serve e negoziare con lui i termini della transazione (quando mi arrivano i pezzi, quali caratteristiche, quali prezzi, se non arriva chi paga...)

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher CSY di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia dei sistemi industriali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Nastasi Alberto.
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