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Introduzione all'economia industriale

L'economia industriale è la disciplina che studia il funzionamento delle imprese e dei mercati, in particolare il funzionamento di specifiche industrie e delle imprese che vi operano. Si occupa dell'analisi di equilibri parziali.

Obiettivi dell'economia industriale

Gli obiettivi dell’economia industriale si possono suddividere in:

  • Fini positivi
  • Fini normativi

Con fine positivo intendiamo lo studio e la ricerca finalizzati allo spostamento della conoscenza, mentre con fine normativo intendiamo il supporto che viene dato agli agenti economici. Per esempio, viene utilizzata con fine normativo dalle autorità pubbliche per dare direttive circa il funzionamento dei sistemi industriali.

Storia e sviluppo

Possiamo indicare come data di nascita della disciplina il 1890 con lo Sherman Act: una legge che negli USA, primo paese capitalista, regolava il comportamento delle imprese nelle industrie per evitare monopoli. Da qui nacque la teoria dell’impresa e la teoria delle industrie (imperfette, ovvero non rappresentabili con il modello di mercato perfettamente concorrenziale).

Agli inizi del ‘900 nasce la teoria dei giochi da John Nash, inizialmente utilizzata solo in campo matematico e poi diffusasi anche in campo politico/economico. Uno strumento utilizzato per analizzare l’interazione di più soggetti.

Con Schumpeter si inizia a studiare l’interazione tra la struttura industriale e gli incentivi all’innovazione tecnologica. Nasce la new industrial organization, una disciplina che studia i modelli industriali usando come strumento la teoria dei giochi e la velocità dell’innovazione tecnologica. Si studia sia l’equilibrio statico, che l’equilibrio dinamico di un settore. Si fa più attenzione ad aspetti matematici/quantitativi unendo la teoria dei giochi con l’analisi economica delle organizzazioni (organizzazione = impresa o gruppo di imprese).

Impresa e mercato

Mercato

Il mercato è il luogo nel quale avvengono le contrattazioni e gli scambi (transazioni) fra soggetti indipendenti e si determinano i prezzi dei beni scambiati. Secondo l’impostazione neoclassica, il mercato è l’unico modello organizzativo delle transazioni.

La transazione consiste in un rapporto di compra-vendita, ovvero in un rapporto bilaterale tra soggetti indipendenti. Le transazioni arm’s length sono caratterizzate dallo scambio di beni tra due parti indipendenti senza un accordo sul fatto che il rapporto continuerà in futuro. Sono definite come transazioni pure di mercato.

Possiamo distinguere l’economia di mercato dall’economia pianificata. L’economia pianificata prevede la presenza di un ufficio centrale che definisce gli obiettivi di produzione delle imprese di ogni industria. Per fare una pianificazione di questo tipo vengono usate le matrici input-output, ovvero delle matrici che presentano sulle righe e sulle colonne i diversi settori e l’elemento rappresenta quanto del settore i viene usato dal settore j. Si procede a ritroso, dai bisogni del consumatore si stabilisce quanto produrre di ogni bene e di ogni suo componente, fino alla produzione delle materie prime.

L’economia di mercato invece è un sistema decentralizzato: ogni impresa osserva il mercato, i prezzi e le sue risorse e in base alle sue analisi decide come, cosa e quanto produrre. Il problema dell’economia di mercato è che, nonostante ci sia più ricchezza, questa sia meno distribuita tra la popolazione. Adam Smith nel 1776 definì questo modello di autogestione come la “mano invisibile” che regola il mercato. Quindi le decisioni sono guidate e coordinate unicamente dal sistema dei prezzi e gli agenti economici (individui e imprese) decidono in maniera indipendente di acquistare o vendere beni e servizi. Il sistema capitalistico viene definito come economia di mercato.

Rapporto di compra-vendita

Il rapporto di compra-vendita ha natura specifica o non specifica. Per transazione specifica intendiamo uno scambio in cui il bene oggetto della transazione perde valore al di fuori della transazione stessa, ad esempio un’impresa che vende finestrini oscurati per il tettino di una particolare tipologia di macchina. Invece per transazione non specifica intendiamo uno scambio in cui il valore del bene è indipendente dalla transazione, ad esempio un’impresa che fabbrica vetro. Quindi un bene specifico è un bene soggetto ad una transazione specifica e quindi è prodotto per un cliente particolare.

Definizione di impresa

L’impresa, secondo l’impostazione neoclassica tradizionale è:

  • Unità elementare di decisione e realizzazione dei processi produttivi
  • Unità elementare non separabile tecnologicamente all’interno della quale è necessario ipotizzare siano stati “naturalmente” risolti tutti i problemi d’organizzazione
  • Acquista input sul mercato, trasforma gli input in output secondo la sua funzione di produzione e vende gli output sul mercato cercando di massimizzare la propria funzione di profitto, tenendo conto di vincoli tecnologici e vincoli di mercato.

L’impresa è rappresentata dalla sua funzione di produzione, ovvero è definita dal punto di vista tecnologico come un’unità produttiva. Dal punto di vista dell’organizzazione neoclassica, l’impresa non ha problemi organizzativi.

Dal punto di vista della teoria economica delle organizzazioni:

  • I sistemi economici sono caratterizzati da imprese di grandi dimensioni (fino a centinaia di migliaia di addetti)
  • Le imprese devono fronteggiare problemi organizzativi legati principalmente alla definizione dei propri confini (integrazione verticale, orizzontale, conglomerale).

Un’impresa può decidere quanto integrarsi verticalmente, ovvero quali fasi della catena produttiva svolgere internamente e quali lasciar svolgere ad enti esterni (outsourcing). Perciò l’impresa fa delle scelte di make or buy. In particolare quando differenti unità produttive “elementari” non sono separabili tecnologicamente sono raccolte in un’unica impresa. In secondo luogo può decidere se integrarsi orizzontalmente ed acquisire delle imprese concorrenti allo stesso stadio produttivo. Infine si possono formare delle organizzazioni conglomerali, dove imprese di settori produttivi, anche molto diversi, vengono gestite da una stessa impresa.

Integrazione e transazioni interne alle imprese

Le transazioni interne sono trasferimenti di beni, servizi e informazioni tra:

  • Differenti unità produttive “elementari” non separabili tecnologicamente appartenenti ad un’unica impresa
  • Differenti unità (distinte per funzione) appartenenti ad un’impresa unidivisionale
  • Differenti divisioni di un’impresa multidivisionale

Per transazioni interne alle imprese intendiamo il trasferimento di informazioni tra titolari dell’impresa, manager e dipendenti. Queste non sono regolate dal mercato, quindi si devono affermare dei meccanismi di gestione delle transazioni alternativi al mercato come il top management. Le relazioni di autorità e controllo e, più in generale, le modalità organizzative e le rete di contratti che condizionano e regolano il comportamento dei diversi soggetti che operano nell’impresa. Questo modello viene definito da Alfred Chandler nel 1977 come “mano visibile”.

Coase in “The nature of firm” afferma che per ridurre il costo d’uso del mercato, per un’impresa è conveniente gestire internamente il più possibile il ciclo produttivo. Per costo d’uso del mercato si intende non solo il costo del bene che bisogna acquistare, ma anche il costo associato a tutte quelle attività organizzative necessarie per ottenerlo. Ad esempio si elimina il problema di ricerca del miglior fornitore del bene necessario all’impresa. Allo stesso tempo, se l’impresa si espande, aumentano i costi e la difficoltà di gestione del processo produttivo e fallisce il processo di ottimizzazione dei fattori produttivi. Quindi finché i costi di gestione di una nuova transazione dentro l’impresa si mantengono minori o uguali dei costi che dovrebbe sostenere per svolgere tale transazione sul libero mercato con un’altra impresa, conviene svolgerla internamente.

Strutture organizzative estreme e ibride

Riassumendo possiamo avere due strutture organizzative “estreme” delle transazioni:

  • Mercato (struttura decentralizzata)
  • Impresa (relazioni di autorità e di controllo, rete di contratti che condizionano il comportamento dei soggetti che operano nell’impresa)

Ma esistono anche delle strutture ibride mercato-impresa o impresa-mercato, se sono più vicine al modello del mercato o dell’impresa. Sono delle imprese con personalità giuridica autonoma che stabiliscono relazioni e accordi reciproci (non regolati dal sistema dei prezzi) che ne condizionano il comportamento.

Esempi:

  • Gruppi paritetici: Gruppi di imprese in cui manca un soggetto che controlla il gruppo. Le imprese stabiliscono una fitta rete di relazioni privilegiate: scambi di informazioni su progetti di investimento, passaggi di managers fra le società del gruppo, scambi di prodotti intermedi, di conoscenze tecnologiche ecc.
  • Gruppi organici: Gruppi di imprese caratterizzati da una società capogruppo. L’organizzazione gerarchica può essere realizzata attraverso strumenti diversi: partecipazioni azionarie (organizzazione tipo holding), legami personali o altro.
  • Reti di imprese: Modalità organizzativa (chiamata anche “federazione” di imprese) caratterizzata da intensi rapporti di cooperazione e affiliazione tra imprese. Le relazioni assumono forme estremamente diversificate.
  • Distretto industriale: Area relativamente circoscritta in cui il peso di una particolare attività produttiva manifatturiera è prevalente su ogni altra.
  • Joint-venture: Accordo fra due o più imprese che si impegnano a collaborare alla realizzazione di un’attività specifica mettendo in comune risorse finanziarie, materiali e immateriali.
  • Relazioni verticali “organizzate”: Relazioni di lungo periodo fra imprese “a monte” e imprese “a valle”.
  • Franchising: Contratto con il quale un’impresa (franchisor) concede ad un’altra impresa (franchisee) il diritto di esercitare un’attività.

Situazioni caratterizzate da incertezza – la lotteria

Il problema principale delle transazioni è che sono quasi sempre caratterizzate da incertezza.

Esempio 1: Supponiamo di avere un automobile di valore 100. Possiamo subire un furto con probabilità 0,1 e possiamo non subirlo con probabilità 0,9. Sono in una condizione di incertezza perché con il 10% di probabilità potrei subire un furto e rimanere senza auto.

Se decidessi da assicurarmi, nel caso in cui subissi un furto l’assicurazione mi restituirebbe una cifra pari al valore dell’auto. Pagando un premio assicurativo di 10, con il 100% di possibilità mi trovo con 90: se subissi un furto mi risarcirebbero 100, ma avendo pagato 10 stiamo a 90 e nel caso in cui non subissi un furto da 100 che abbiamo, pagando 10 ci troviamo comunque con 90. In questo caso il premio è equo perché è uguale al danno atteso.

Risk smoothing: si “ammorbidisce il rischio” versano una somma di denaro, il premio assicurativo per garantirsi un risarcimento qualora dovesse verificarsi un evento sfavorevole.

Furto si Furto no
(0,1) (0,9)
Assicurazione si 90
Assicurazione no 0

Se calcolassi il valore atteso del caso in cui non facessi l’assicurazione: E = 0 · 0,1 + 100 · 0,9 = 90 e coinciderebbe con quello nel caso in cui facessi un’assicurazione: E = 90 · 0,1 + 90 · 0,9 = 90. Ho solo due circostanze possibili, furto o non furto, che si presentano con diverse probabilità, quindi il valore atteso è dato dalla media ponderata degli eventi con la probabilità che essi si verifichino. I due valori attesi coincidono quindi il valore atteso non è sufficiente per decidere se assicurarsi o meno.

Esempio 2: Paradosso di Bernoulli (San Pietroburgo)

Lancio di moneta, se esce testa il gioco di arresta e se esce croce il gioco continua raddoppiando la vincita.

Lancio Evento Probabilità Vincita Valore atteso
1 T 1/2 1 1/2
2 CT 1/4 2 1/2
3 CCT 1/8 4 1/2
4 CCCT 1/16 8 1/2
5 CCCCT 1/32 16 1/2

Il valore atteso del gioco è infinito, e viene chiesta una somma di 10 per giocare. Anche in questo caso il valore atteso non è un buon metro di paragone per scegliere se giocare.

Esempio 3: ho tre scatole, una con 0€, una con 10€ e una con 5€. Posso decidere se prendere direttamente 5€ oppure giocare una moneta, se esce testa vinco 10€ e se esce croce 0€. Il valore atteso del gioco con la moneta è pari a E= 0·1/2+10·1/2= 5€ ed è uguale al caso in cui decidessi di non giocare e accettare la somma. La lotteria è una situazione caratterizzata da incertezza perché a seconda dell’evento che si verifica ho un certo risultato.

E(L)= valore atteso della lotteria = Σ Σ . Non si può utilizzare il valore atteso come criterio di valutazione.

Von Neumann Morgenstern (1944): Theory of games and economics behaviour

Data una lotteria, possiamo associare un’utilità ad ogni evento possibile e poi confronto l’utilità dell’evento certo con la somma delle utilità degli eventi non certi pesati con la loro probabilità di realizzazione.

Esempio: Nel caso dell’assicurazione confronto u(0) 0,1 + u(100) 0,9, ovvero l’utilità nel caso in cui non mi assicuro con u(90), ovvero l’utilità nel caso in cui decido di assicurarmi. Definiamo utilità attesa di una lotteria come la concezione di utilità che un soggetto associa alla lotteria ed è data dalla somma delle utilità degli eventi possibili pesati con la probabilità che si verifichino. E(U(L)) = Σ (U) . L’utilità attesa è il criterio da utilizzare in caso di incertezza.

Altro elemento da considerare è l’equivalente certo , ovvero quel valore che mi rende indifferente tra giocare alla lotteria o accettare l’evento certo, ovvero quel valore la cui utilità uguaglia l’utilità attesa della lotteria. ( ) = [()].

Vediamo questo concetto dal punto di vista grafico. In ascissa ho i livelli di lotteria, chiamati pay-off e in ordinata le utilità. L’utilità rispetto al reddito è sempre crescente, ma con derivata seconda negativa perché l’incremento di utilità che associamo ad un incremento del reddito diminuisce all’aumentare della somma di denaro a disposizione. (Esempio: più si è ricchi e meno è l’incremento di soddisfazione che ricaviamo da un aumento del reddito).

Siano y1= 10 e y2= 30 i due valori della lotteria, entrambi con probabilità un mezzo di verificarsi, rispettivamente con utilità u(y1) e u(y2). Il valore atteso della lotteria è E(L)= 10·1/2+30·1/2 = 20, ma sappiamo che non è il criterio da usare per valutare la scelta migliore.

L’utilità attesa della lotteria è E[u(L)] = (U1) 1/2 + (U2) 1/2 = u(10)1/2+ u(30)1/2. L’E[u(L)] è rappresentato graficamente dal segmento che collega u(y1) e u(y2). In base alle probabilità con cui ho un evento o l’altro, il valore dell’utilità attesa sarà più vicino ad un estremo o all’altro del segmento. Devo trovare quel valore di che per cui l’utilità attesa uguagli l’utilità del valore atteso, ovvero l’equivalente certo . Ad esempio, dal grafico, potrebbe essere un valore come =16.

In questo caso ci troviamo nella condizione in cui: U(E(L)) > E(U(L)). L’utilità del valore atteso è maggiore dell’utilità attesa della lotteria, quindi il giocatore preferisce non giocare e avere con certezza l’utilità del valore atteso.

Esempio: Il profitto atteso dell’assicurazione è dato dal premio assicurativo meno il valore atteso del risarcimento per la probabilità di dover risarcire (nel nostro caso = 10-90·0,1 ) e verrebbe zero, infatti le assicurazioni guadagnano facendo pagare ai clienti un premio maggiore di quello equo. Il valore massimo del premio che si può chiedere si ricava studiando l’equivalente certo. La differenza tra il valore atteso della lotteria e l’equivalente certo è chiamato premio per il rischio. E(L) - (equivalente certo). Il premio per il rischio è l’importo superiore al premio equo che un soggetto è disposto a pagare per evitare il rischio.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher francescafer di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia dei sistemi industriali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Nastasi Alberto.
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