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Economia dei mercati monetari e finanziari - lezioni sulla Crisi finanziaria Appunti scolastici Premium

Appunti di Economia dei mercati monetari e finanziari per l’esame del professor Messori. Gli argomenti trattati sono i seguenti: le lezioni sulla crisi finanziaria, la crisi in cinque fasi: alle radici bancarie della crisi attuale, la nazionalizzazione di Fannie Mae e Freddie Mac, ecc.

Esame di Economia dei mercati monetari e finanziari docente Prof. M. Messori

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ESTRATTO DOCUMENTO

negli USA  AIG e Bank of America continuavano a versare in una crisi infinita

Gran Bretagna  RBS e Lloyd + HOBBS versavano ancora in una crisi

Germania Commerzbank e Hypo versavano ancora in crisi

nell’aprile 2009 l’IMF (fondo monetario internazionale) pubblico un rapporto sul mercato finanziario

indicando lo stato di salute dell’economia mondiale, e riferendosi all’inizio dell’anno sostenne che le

svalutazioni degli attivi degli intermediari furono pari a 4200 miliardi di $. Inoltre questo studio affermava che

gli intermediari avrebbero dovuto ricapitalizzarsi ancora ; negli USA per 500 miliardi $, in europa per 700

miliardi €. Le previsioni del IMF in sostanza affermavano che ci si trovava ancora lontani dall’uscita della

crisi. Dopo 3 trimestri dalla crisi finanziaria ci si trovava in un situazione di recessione nell’economia reale

(inizio 2009) con un conseguente aumento della disoccupazione.

La fine del 2008 e l’inizio del 2009 era stato caratterizzato da un’intesificazione della politica monetaria

espansiva attraverso la riduzione dei tassi di policy. Il problema a questo punto fu che i tassi di policy ormai

erano talmente bassi da non poter essere piu abbassati. Quindi le banche centrali cercano di auttare una

politica monetaria espansiva puntando tutto sulla liquidità emessa nel sistema  QUANTITATIVE EASING

Negli USA la FED per la prima volta dopo il dopoguerra acquista direttamente il debito pubblico

La BCE invece continua a impegnarsi ad acquistare obbligazioni e titoli nel mercato

(operazioni di mercato aperto)

Il Quantitative Easing: il caso giapponese

Il Giappone dalla fine della seconda guerra mondiale fu uno dei paesi che registro una delle maggiori tassi di

crescita economica. Negli anni 90 però questa crescita si interruppe e il Giappone inizio a non crescere più

(stagnazione). In giappone per accrescere le riserve accantonate nelle banche si ricorse al quantitative

easing ovvero all’aumento della liquidità accantonata dalle banche.

All’inizio del 2009 ci si domandava di come poter effettuare un politica monetaria espansiva senza avere gli

stessi effetti giapponesi; secondo Bernake la soluzione fu quella di applicare un CREDIT EASING: ovvero

l’acquisto diretto e forte dei titoli del debito pubblico (in modo da modificare l’attivo delle banche mediante

politiche di allentamento creditizio)

Fine febbraio 2009: gli USA si impegnano per i successivi 6 mesi ad acquistare titoli del debito pubblico per

un’ammontare pari a 300 miliardi $ in piu di stanziare 750 miliardi $ per l’acquisto di titoli derivati da

cartolarizzazione di mutui con garanzia di Funnie e Freddie. La BCE dal canto suo che non voleva infrangere

i punti del trattato di Maastricht continuo la sua attività di acquisto di obbligazioni di attività considerate di alta

qualità.

La conseguenza del CREDIT EASING fu che i bilanci delle banche si gonfiarono di liquidità ( per l’elevato

acquisto di titoli di ogni genere più la grande liquidità immessa) le riserve libere della banche aumentarono

del 110%, creando un aumento smisurato della liquidità (non in circolazione)

Il fallimento degli interventi pubblici e il ritorno agli interventi “ad hoc”

Intanto cosa è successo di quei interventi pubblici che si sono sviluppati in tutte le maggiori economie ? gli

interventi pubblici hanno avuto successo con i casi meno critici ma hanno lasciato inalterata la situazione dei

casi più gravi

Metà gennaio 2009: Citi Group sull’orlo del fallimento(nonostante25 miliardi del TIP , i 25 miliardi del CPP,

e le garanzie sulle passività fino a 300 miliardi) si prende allora un decisione: quella di scorporare Citi Group:

- Vendere le parti che hanno mercato ( Morgan Stanley acquista il 51% di Smith Burney società

sotto il pieno controllo di Citi Group e specializzato nell’asset management)

- Successivamente dividere Citi in due: Citi Corp (nuova banca in cui vengono raggruppate tutte le

attività sane di Citi group e quindi in grado di sopravvivere) e Citi Holding (nuova banca in cui sono

stati spostati tutti i titoli problematici; è una banca illiquida destinata a fallire “bad bank”)

- Inoltre Citi trasforma la metà di quanto aveva ricevuto dagli interventi delle autorità statunitensi in

titoli azionari ordinari: il governo USA si ritrova con il 36% della proprietà di Citi che diventa Pubblica.

- BOA: non è riuscita ancora a digerire l’acquisto di Merril Lynch e si trova ancora in stato di crisi

- AIG: a metà febbraio opera ancora in una gravissima situazione: il dipartimento del tesoro effettua

una 3 ricapitalizzazione per 30miliardi di $ (arrivando ad un aiuto pubblico complessivo di 150

miliardi $) si scopre però che ben 93 miliardi sono stati inviati da AIG ad intermediari finanziari di

tutto il mondo per onorare i debiti accumulati con i CDS e scatenando l’ira del “man street” l’uomo

della strada (il pubblico).

IN INGHILTERRA:

- Royal Bank of Scotland (RBS) e Lloyd navigano ancora in pessime acque; ricevono dei nuovi aiuti

statali. Questi nuovi aiuti rendono sia RBS sia Lloyd di proprietà pubblica.

- Barlcays: rifiuta il sostegno pubblio e si ricapitalizza attraverso la cessione degli asset

- HSBC : si ricapitalizza per 12,5 miliardi £ grazie ai vecchi azionisti che sottoscrivono la

ricapitalizzaione

IN GERMANIA: il piano SOFFIN non ha gli effetti sperati:

- Commerzbank: richiede 10 miliardi € a fronte dei quali lo stato tedesco acquisisce il 25% della

proprietà di Commerzbank

- Hypo R.E : fatto ricorso all’aiuto pubblico è stata acquistata dallo stato tedesco attraverso un OPA

(offerta d’acquisto pubblica)

IN FRANCIA:

- Dexia : si trova in grande crisi

- BNP : emette azioni per 5 miliardi comprate dallo stato, con i ricavi della vendita delle azioni BNP

acquista FORTIS(banca belga); lo stato francese deteneva già il 18% di BNP + il 10% di FORTIS , lo

stato francese detiene il 28% della BNP

IN SPAGNA:

- Banco di Santander e BBVA fronteggiano brillantemente la crisi ma il sistema delle casse di

risparmio (banche medio piccole) in spagna è in gravissima difficoltà.

Inizio marzo 2009: i nuovi interventi ad hoc hanno portato ad una situazione polarizzata. Gli intermediari

maggiori e più coinvolti nella crisi come visto navigano ancora in pessime acque, ma molti intermediari

minori erano riusciti già a restituire gli aiuti concessi allo stato e banche del calibro di Wells Fargo Gordman

Sax e J.P Morgan segnavano utili in bilancio.

Ma le valutazione che vengono fatte dai maggiori economisti mondiali sono molto pessimistiche, ci si rende

conto che l’unico modo per uscire dalla crisi e salvare le banche è quello di un acquisto pubblico degli

intermediari in difficoltà per evitare un fallimento del mercato finanziario globale. Tale rischio ha inoltre

rafforzato la discussione sulle diverse strategie statali e ha reso piu urgente la necessità di procedere ad una

riforma della regolamentazione nazionale e internazionale.

Ritorni al passato e possibili soluzioni :

ormai nei primi mesi del 2009 si era giunti a conclusione che la situazione andava risolta definitivamente e il

prima possibile, furono numerosi i dibattiti sulle possibili soluzioni praticabili. Il dibattito però si è andato

concentrando su 3 possibili interventi combinabili tra di loro:

1) Costruzione di una o più “bad bank”

2) Sistematiche nazionalizzazioni delle banche

3) Diffuse garanzie sulle attività bancarie rischiose

1) L’ipotesi di costruzione di “ Bad Banks”

La forma estrema di questa ipotesi prevedeva la costituzione di un’unica grande banca

nazionale(centralizzata) sotto il controllo statale. In queste Bad Bank poi sarebbero state inserite

tutte quelle attività rischiose detenute nei portafogli delle banche acquisite dallo Stato. L’obiettivo era

infatti quello di ripulire i bilanci delle banche in modo da permettere loro di tornare operative nei

mercati ( come il TARP)

Problematiche:

- Questa operazione per avere successo doveva dare un soluzione al problema irrisolto del TARP

ovvero quello dell’eterogeneità delle diverse tipologie di titoli da acquistare. Fissare i prezzi in

modo equilibrato al valore dell’attività rischiosa. (per non svantaggiare il pubblico nel caso di prezzi

d’acquisto troppo elevati e non svantaggiare le banche in caso di prezzi troppo bassi)

- Un altro problema riguardava la gestione della bad bank da parte dello stato. Lo stato infatti non

è in grado di scegliere modalità e il momento più efficiente per la liquidazione di un portafoglio o per

lo meno non è capace quanto lo è la banca stessa detentrice dei titoli.

Affinchè una Bad bank centralizzata possa essere efficiente sarebbe dovuta essere accompagnata

da una nazionalizzazione delle banche in modo da: permettere allo stato un’accesso alle

informazioni bancarie necessarie sulle attività, avere un quadro completo sulla scelta tra le banche

da salvare o meno, aver la possibilità di punire gli azionisti e manager e salvaguardare gli

stackholders.

2) L’ipotsi di nazionalizzazione delle banche e di diffusione di garanzie

la sistematica nazionalizzazione del settore bancario ha pero implicazioni cosi rilevanti e negative da

essere considerata impraticabile( si trasformerebbe il settore finanziario in un produttore di beni

pubblici). Anche se questo ragionamento non fu condiviso da molti autorevoli commentatori i quali

rifacendosi al caso svedese si sono schierati a favore di una sistematica e temporanea

nazionalizzazione bancaria.

La Svezia negli anni 90 affronto una crisi bancaria da cui ne usci brillantemente attraverso l’utilizzo

di bad bank interne alle singole banche sull’orlo del fallimento, alle garanzie statali su tutte le attività

problematiche, ricapitalizzazioni temporanee pubbliche delle banche con patrimonio inadeguato.

Riflessioni accurate hanno portato i vertici statunitensi a orientarsi verso una combinazione di

GARANZIE E CAPITALIZZAZIONI (il vantaggio delle garanzie sulle bad bank sto tutto nel fatto che

le bad bank devono essere ricapitalizzate con un esborso dello stato, mentre le garanzie anche se

trasferiscono il rischio del fallimento al pubblico e non puliscono il bilancio delle banche esse

possono assicurare elevate commissioni). A ben vedere si tratta del modello adottato in europa ,

come già detto questo modello di intervento europeo era quello che aveva dato più frutti anche se

non aveva risolto i casi più gravi.

I nuovi programmi di intervento pubblico: il piano di stabilità

finanziaria

Febbraio 2009: l’amministrazione Obama ha scelto di combinare ricapitalizzazioni e garanzie statali

con un programma di acquisto di attività problematiche da parte di fondi a proprietà mista

(privata,pubblica). A questo scopo il segretario Geithner ha delineato un complesso piano: il

Financial Stability Plan articolato in sette programmi:

FST (financial stability trust

1) ) : valutazione del capitale dei maggiori gruppi bancari

statunitensi attraverso “stress test” che verificano se il capitale di una banca sia di ammontare

composizione adeguate a compensare le perdite nelle attività e negli investimenti. Un patrimonio

bancario è adeguato se il coefficiente tier 1 non scende al di sotto del 6% e la sua componente

di azioni ordinarie non scende sotto il 3%. Se le banche non superano il test hanno tempo fino a

6 mesi per adeguare la propria capitalizzazione.

CAP (capitali assistance program

2) ) : completa il FTS attraverso ricapitalizzazioni. Se

una delle banche non riesce a trovare fondi sul mercato dovrà emettere azioni privilegiate di

importo corrispondente con un leggero sconto rispetto la quotazione. Il tesoro sottoscrive

queste azioni che se non rimborsate entro 7 anni saranno convertite in ordinarie

PPIF (private-public investmenti fund

3) ) : il cuore della creazione di fondi pubblici privati

per l’acquisto delle attività rischiose. Svolge il compito di pulizia dei bilanci ed è suddiviso in altri

due programmi che mirano a rendere negoziabili i titoli rischiosi:

LLP (legacy loans program ):PROGRAMMA ACQUISTO PRESTITI. collocazione di mutui. Questo punto

del piano si impegnava a riuscire dove il TARP aveva fallito: nella formazione del prezzo per le attività

rischiose senza penalizzare il pubblico o il privato. Il modus operandi fu il seguente: Le banche identificano

gli asset che intendono vendere: all’inizio del processo, le banche decideranno quali asset intendono

vendere, di solito un pool di prestiti.L’FDIC svolgerà un’analisi per stabilire l’importo del finanziamento che è

disposta a garantire. Il rapporto indebitamento-capitale non sarà superiore a 6:1(i 6/7). Gli asset idonei

all’acquisto saranno scelti dalle banche partecipanti, dai loro principali organismi di regolamentazione,

dall’FDIC e dal Tesoro. Gli istituti finanziari di tutte le dimensioni avranno diritto a vendere gli asset. I pool

saranno venduti all’asta al miglior offerente: Il pool sarà poi messo all’asta dall’FDIC e diversi offerenti

del settore privato presenteranno le proprie offerte. La migliore vincerà l’asta e formerà un Public-Private

Investment Fund per l’acquisto del pool di mutui. Del prezzo di acquisto la FDIC garantirà i 6/7 lasciando il

resto come capitale. Il Tesoro e l’investitore finanzieranno poi rispettivamente il 50% del capitale posto in

essere( 1/6)

L’investitore privato gestirà poi il pool di asset e la tempistica della vendita, fino alla liquidazione finale.

LSP (legacy security program) :PROGRAMMA ACQUISTO TITOLI: acquisto di crediti al consumo e

mutui residenziali cartolarizzati. La FDIC e il tesoro selezionano fondi d’investimento privati con determinate

caratteristiche. Questi fondi devono acquisire una determinata somma di capitale appositamente per

l’acquisto dei titoli e lo stato contemporaneamente ne versa la stessa somma(o il doppio in alcuni specifici

casi). Il fondo poi potrà acquistare i titoli problematici a seconda delle sue volontà.

Consumer & business lending iniziative

4) : rafforzamento del TALF (2008) mai

realizzato

Mortgage Foreclosure Mitigation

5) : introdurre vincoli di governance per le banche con il

sostegno statale che consistono in vincoli stringenti nell’erogazione dei dividendi, di rispettare i

tetti massimi di stipendi per i top manager

Housing support and foreclouser prevention

6) : per aiutare i sottoscrittori di mutui

Small business and community lending iniziative

7) : rivolto alle piccole imprese

23 marzo 2009: presentazione ufficiale dettagliata clima di fiducia, si risollevano le borse

Considerazioni sul Financial Stability Plan

Questo piano sembra ben congeniato, riconosce che il risanamento del settore bancario americano deve

fondarsi su almeno 3 elementi:

- Un’ampia emersione delle attività problematiche detenute dagli intermediari (attraverso gli stress

test)

- La pulizia dei loro bilanci a condizioni di equilibrio nel medio-lungo periodo, mediante un disegno di

incentivi basato sul sostegno pubblico di scelte effettuate dagli investitori privati meglio informati.

- La ricapitalizzazione delle banche con patrimoni inadeguati

È proprio la struttura degli incentivi a rappresentare però il punto debole e controverso di questo programma.

LLP e LSP e più in generale il financial stability plan si è rivelato inefficace o socialmente inaccettabile

perché troppo squilibrato a favore del mondo bancario.

Le conseguenze alle scelte operate dai governi ci portano(forse) dentro la 5° fase della crisi caratterizzata

dall’indebolimento della crisi finanziaria e dall’esigenza di evitare quel circolo vizioso tra crisi reale e crisi

finanziarie che sfocerebbe in una grande e prolungata depressione mondiale.

Il caso Italiano:

come il settore bancario italiano è stato colpito ed ha reagito alla crisi finanziaria?

Insieme al settore bancario canadese quello italiano è stato quello meno colpito dalla crisi. Il fatto che la crisi

non abbia colpito intensamente il nostro settore bancario puo essere giustificato dalla elevata

specializzazione degli intermediari del nostro settore. Gli intermediari finanziari italiani infatti sono

specializzati soprattutto nel finanziamento delle piccole imprese e la raccolta del risparmio delle famiglie

(operazioni tradizionali bancarie)

Dati alla mano le banche italiane detenevano “soltanto” 5 miliardi € di titoli problematici

Tuttavia il settore bancario italiano ha subito una notevolissima punizione nelle quotazioni borsistiche delle

maggiori banche subendo comunque gli effetti della crisi

Un altro importante dato è che l’Italia e il suo settore bancario tra tutti i paesi colpiti dalla crisi è quello che

con più fatica sta riuscendo a ricollocarsi sul sentiero di crescita ed evoluzione (è lenta nella ripresa)

Nel 1990 : il settore bancario italiano era molto protetto e differenziato ( divisione dei compiti tra le banche)

quasi tutte operavano nel retail e nel finanziamento a breve periodo, e si potevano contare pochissime

banche d’investimento (mediobanca): il 75% delle proprietà delle banche era in mano allo stato o ad enti

pubblici

Dal 1993 al 1997 : attraverso l’apertura dei mercati e il conseguente aumento della concorrenza (per

direttive eruopee) il settore bancario italiano entra in una fortissima crisi di redditività

Dal 1990 – 2000 : la morfologia del settore bancario italiano cambia drasticamente

Nel 2002 : quasi piu nessuna banca apparteneva allo stato; infatti dall 1997 era iniziato un processo di

conglomerazione dei piu grandi gruppi bancari italiani (aumentando le dimensioni ma non la

patrimonializzazione)

- Aumento della concorrenza

- Aumenta la conglomerazione

- Aumento della profittabilità ( settore bancario italiano diviene competitivo e più efficiente)

I miglioramenti sotto il punto di vista dell’efficienza è migliorato nei rapporti con le imprese ma non con le

famiglie

Il settore bancario italiano rimane ai margini dal passagio tra MOTH e MOTD

Nei primissimi giorni dopo lo scoppio della crisi le banche italiane riescono a liquidare la maggior parte dei

titoli problematici, ma nonostante cio i bilanci delle banche rimanevano in difficoltà. (ROE si riduce di 7% in

un anno)

Il caso MEDOF: Medof era un broker che durante la crisi (2009) si scopri che utilizzava una specie di PONZI

GAME. Medof era un finanziere di una banca privata con partecipazioni in Bank of austria che a sua volta

aveva la proprietà in HVB.

UNICREDIT acquista HVB e si ritrova con il caso Medof da risolvere, e va incontro ad una forte esposizione

( come lei anche BANCA INTESA molto esposta sui paesi dell’est)

I motivi della crisi in italia :

1) Le banche italiane erano tutte sottopatrimonializzate

2) Non cè stato un sostegno pubblico per la ricapitalizzazione anche per le banche poco colpite:

(l’Italia non è potuta intervenire con l’aiuto pubblico perche il nostro debito pubblico (rapporto

debito/Pil) è maggiore del 100%. Nel trattato di Maastricht è previsto che i paesi facenti pare della

comunità europea devono avere un rapporto debito/Pil non in misura maggiore del 60%. L’Italia è

stata graziata in cambio della promessa che sarebbe rientrata nel debito con gli anni non poteva

l’Italia alimentare il debito pubblico

3) Essere stati lambiti da scandali finanziari ( caso Madof)

4) Essere esposti nei paesi dell’est

Ecco spiegato perche nonostante l’Italia sia stato insieme al Canada uno degli stati meno colpiti sul settore

bancario dalla crisi, ha subito notevoli effetti catastrofici.

Gli interventi in Italia :

il sistema bancario italiano allo scoppio della crisi sembrava in relativa buona salute ma appesantito dai

ritardi normativi e da una scarsa propensione alla ricapitalizzazione. E dire che lo stato italiano era stato fra i

più solleciti ad emanare due decreti legge al precipitare della crisi:

1° DECRETO LEGISLATIVO (155 del 9 ottobre 2008)

2° DECRETO LEGISLATIVO (157 del 13 ottobre 2008)

entrambi furono resi operativi solo il 28 novembre e trasformati in legge il 4 dicembre(LEGGE 190/08) 

perseguivano i fini di evitare i fallimenti bancari e accrescere alcune tutele per i risparmiatori ma non

quello di rafforzare l’operatività delle banche attive nel mercato.

Questa legge 190/08 affermava che::

- il MEF ( ministero economia e finanza) poteva: sottoscrivere azioni privilegiate dalle banche in

crisi patrimoniali (ma senza diritto di voto e con l’approvazione della banca d’Italia)

- per la ricapitalizzazione le banche dovevano varare programmi di stabilizzazione e rafforzamento

lunghi almeno 3 anni ( anche questi dovevano essere approvati dalla banca d’italia)

- garanzia sui depositi (per 36 mesi) , passività bancaria , swap tra stato e titoli bancari

critiche:

questa legge oltre a ledere le norme vigenti sui diritti speciali degli azionisti, oscillava tra l’inutilità e

l’intrusione statale. Come prova infatti abbiamo che nessuna banca italiana si è trovata sull’orlo del fallimento

e che quindi la legge 190/08 non ha avuto un’applicazione pratica.

DECRETO LEGGE 185LEGGE 2/09

29 novembre 2008: viene varato un’ulteriore decreto legge 185 art 12 volto alla ricapitalizzazione delle

banche ( seguendo un po quelli che sono stati gli interventi negli altri paesi europei)

28 gennaio 2009: il decreto legge 185 viene convertito in legge

28 febbraio 2009: viene emanato il decreto attuativo delle legge.  LEGGE 2/09

Questa legge prevedeva :

- il MEF sottoscrivesse titoli ibridi privi di diritti di voto e scadenza convertibili o riscattabili in azioni

ordinarie emessi da banche o gruppi bancari in situazioni patrimoniali adeguate ( con il consenso

della Banca d’Italia)

- le decisioni di ricapitalizzazione (limitate) spettavano alle banche stesse

- le banche dovevano accettare un codice etico che vincoli la remunerazione dei dirigenti e che

garantisse una sensibilità al finanziamento delle medio-piccole imprese e delle famiglie.

A questo piano di interventi partecipano solo 2 banche:

- Banco Popolare Italiano

- Monte dei Paschi di Siena

Gli altri intermediari italiani sono ancora in trattativa con il MEF con un’elevata probabilità che arrivino fuori

tempo massimo, ma la loro cautela è comprensibile dagli obblighi e gli oneri rilevanti che impone la legge.

Inoltre la presenza di operazioni di mercato più praticabili ( e data la scarsa presenza di attività

problematiche) come l’accesso ai fondi liquidi. Difatto la mancanza di un sostegno pubblico ha fatto si che le

banche italiane hanno puntato sulla liquidità offerta dalla BCE. E cosi che San Paolo , Banca Intesa e le

maggiori banche italiane hanno raccolto un ingente ammontare di titoli utilizzabili come collaterale per

l’accesso al credito della BCE, mediante cartolarizzazione dei mutui riacquistati dai veicoli interni alle banche

originali. Le banche italiane cartolarizzano titoli 11miliardi € , in tal modo le banche italiane nonostante i

ritardi dell’azione pubblica italiana non sono state penalizzate rispetto le concorrenti europee

Critiche:

questa legge molto simile agli interventi effettuati negli altri paesi europei è da considerarsi molto vaga e

intrusiva per almeno 3 punti:

1) non si è fatto ricorso ad un’istituzione pubblica intermedia ma la sottoscrizione di titoli è stata

effettuata direttamente dal MEF

2) i termini contrattuali sono molto complessi e poco chiari

3) affida alle prefetture un controllo sulla politica del credito ; quindi coinvolge un’istituzione sprovvista

di specifica competenza

conclusioni sulla situazione italiana:

nonostante i limiti e i ritardi dello stato il settore bancario italiano ha fronteggiato la crisi assai meglio del

sistema finanziario internazionale, i meriti possono essere divisi tra:

- un vigilanza più che prudenziale

- la caratteristica specializzazione delle banche italiane sul retail e corporate banking (arretratezza

bancaria italiana è stata pagante)

domande:

1) è possibile che l’arretratezza bancaria italiana abbia contribuito alla stagnazione economica negli

ultimi 15 anni?

2) Come possono uscire le banche italiane dalla crisi? Le banche per uscire dalla crisi devono

difendere la loro redditività plausibilmente attraverso la riduzione dei margini d’interessi (bassi ricavi

sui prestiti; maggiori costi su raccolto) e aumentare gli accantonamenti

3) Come è possibile che un settore bancario arretrato come il nostro ad avere un profittabilità pari a

quella del resto d’europa? La soluzione va ricercato negli ampi margini realizzati dalle banche sui

servizi offerti alle famiglie e in parte alle piccole imprese. Un’inefficiente distribuzione della ricchezza

finanziaria italiana dovrebbe essere utilizzata per aumentare il basso potenziale di crescita del

sistema economico (risp1)

FRA BREVE E LUNGO PERIODO

Gli interventi governativi (inizio 2009) hanno avuto successo nell’arginare la crisi soprattutto per quel che riguarda le

difficoltà di breve termine. Però non si è sradicata del tutto quella che è l’infezione dovuta ai fallimenti di mercato dei

mutui cartolarizzati e ad i fallimenti della regolamentazione.

“ i mercati si sono ripresi, ma questa ripresa rischia di nascondere che i fallimenti della regolamentazione richiedono

degli interventi di lungo termine, e che i fallimenti del mercato richiedano una liquidazione dell’intero ammontare delle

attività problematiche accantonate nei bilanci o temporaneamente trasferiti come garanzia collaterale nei bilanci delle

banche centrali. Di fatto nonostante la ripresa dei mercati e la rivalutazione dei titoli problematici; l’uscita dalla crisi

deve comportare il riassorbimento dell’ingente liquidità trasferita dalle banche centrali agli intermediari

finanziari.

A tal proposito il programma Financial Stability Plan (Geithner) e la Bad Bank tedesca devono essere considerate

cruciali per il superamento delle crisi nel lungo periodo. Nonostante ciò fino al maggio (2009) ci sono stati problemi per la

loro fattibilità

1) Per la Bad Bank  non si conoscono entità dei titoli problematici da trasferire alla Bad Bank e il conseguente

ammontare dell’impegno statale

2) 

Per il FSP * risorse sono limitate a quelle raccolte per il piano TARP (130 miliardi $)

* i programmi pubblici negli USA sono sempre visti in secondo piano per la politica

monetaria espansiva e per la garanzia dello stato nel non far fallire gli intermediari a forte

impatto sistemico. * La volontà di molti attori economici di ripristinare lo status quo

ante (ovvero il sistema vigente prime della crisi)

Se effettivamente il FST riscontrerà questi problemi per la sua definitiva attuazione aumenterebbe la probabilità di una

ricaduta nella crisi o nella migliore delle ipotesi in una nuova fase di stagnazione economica. (la FED e la BCE non

possono prestare soldi alle banche all’infinito e non potranno all’infinito detenere titoli problematici nel loro portafoglio)

Analisi delle difficoltà di attuazione dell’iniziativa americana:

• Risorse limitate:

le risorse disponibili per il dipartimento del tesoro per l’attuazione del FST sono quelle messe a

disposizione per il piano TARP e ammontano a circa 130 miliardi di $. Adesso analizziamo come

questi dovrebbero essere impiegati nel piano FSP:

- Per coprire i fabbisogni bancari indotti dagli stress test; questi test hanno fatto emergere che 10

delle 19 maggiori banche americane dovevano ricapitalizzarsi per 75 miliardi di $( non tutte le

banche sono riuscite a ricapitalizzarsi sul mercato e hanno dovuto quindi rivolgersi al CAP) anche le

piccole e medie imprese devono ricapitalizzarsi per 25 miliardi $. Quindi solo per il CAP servirebbero

100 miliardi $ considerando che il financial stability plan consta su diversi programmi e con diversi

esborsi i 130 miliardi potrebbero non bastare.

Il tesoro cerca di accelerare quindi il recupero dei fondi pubblici erogati tra ottobre e dicembre

2008, ipotesi avvalorata anche dai bilanci bancari americani che nell’ultimo trimestre avevano

segnato degli attivi al di sopra di ogni più ottimistica aspettativa. E le stesse banche hanno

manifestato la loro volontà a restituire i finanziamenti pubblici concessi con il TARP. Per le banche

questa era sicuramente la soluzione migliore cosi da non dover ricorrere al financial stability plan

che le avrebbe sottoposte a vincoli molto rigidi nelle remunerazione dei manager e nelle politiche di

gestione. Infine questa restituzione degli aiuti del TARP alimenterebbe la disponibilità del piano

pubblico ma di conseguenza rafforzerebbe la perdita di centralità dei programmi pubblici e il

ripristino dello status quo ante ( sarebbe di conseguenza inutile il FSP)

Le performance bancarie: bisogna analizzare anche questa strana situazione. Le banche nei primi

mesi del 2009 fanno registrare degli attivi positivi, forse troppo positivi, il che spinge a pensare che

Goldman Sax e altre banche utilizzino la garanzia pubblica per riproporre comportamenti

speculativi molto rischiosi che sono stati alla base della crisi ( difatto Goldman ha operato in misura

bassissima con attività di tipo tradizionale e in modo elevato su quella speculativa con

un’elevatissima volatilità). Le performance bancarie sono anche agevolate da una nuova

evoluzione delle regole contabili (dopo quella che aveva depotenziato la centralità del fair value)

gli USA hanno deciso di lasciare ampia libertà nella valutazione degli attivi in presenza di turbolenze

di mercato (aprile 2009 con retroattività) e hanno concesso agevolazioni rispetto iscrizioni di perdite

durevoli.

quindi mentre nel G20 di Londra si invitava gli estensori delle regole contabili ad attribuire maggior

peso all’orizzonte di detenzione della liquidità e ribadiva con forza il ritorno al principio della

centralità del fair value; le banche USA hanno avuto la licenza di rivalutare attività

deteriorate,cancellare perdite in conto economico,rendere sostenibili debiti fuori controllo. Mentre per

la compressione di costi esse si rifacevano sempre al modello Mark to market.

In europa hanno deciso di adeguarsi a queste nuove regole contabili USA entro il 2009 ( per non

svantaggiarsi competitivamente). Difatto Goldman Sax sta capeggiando un gruppo di banche

determinate ad acquisire distorsi vantaggi competitivi di mercato nei confronti delle concorrenza in

maggiore difficoltà o soggetta a vincoli. Il suo obiettivo è quello di ripristinare cosi da posizioni di

forza il modus operandi antecedente la crisi;

• Riacquistando le sue azioni privilegiate dal tesoro ( in modo da certificare che la banca è in

grado di coprire il rimborso e di non presentare più rischi sistemici)

Questa prematura e forzata uscita dalla crisi potrebbe provocare variati effetti negativi:

- Indebolirebbe il tentativo di pulizia dei bilanci

- Limiterebbe la capacità di reperimento dei capitali

- Alimenterebbe i privilegi dei vecchi azionisti

- Rafforzerebbe processi di deleveraging (nel lungo termine)

- Svuoterebbe ogni tentativo di riformare normativamente il sistema finanziario mondiale

In questo caso il Tesoro ha interpretato bene il suo ruolo di regolatore; difatto ha sottolineato di come la

scelta di rimborsare i fondi pubblici del TARP spetti alle banche stessa ma secondo il profilo della stabilità

sistemica e dell’efficienza dei mercati finanziari, in pratica il tesoro afferma che le banche che intendono

restituire il debito devono comunque sottoporsi a stress test.

Va altresi sottolineato e denunciato l’opposto, ovvero che i vari governi hanno cercato di porre sotto tutela il

sistema finanziario nazionale mediante intrusioni burocratiche nella governance degli intermediari (acquisto

di titoli ibridi invece che ordinari).

In sintesi per evitare entrambi i rischi ; ovvero un’uscita prematura dalla crisi imposta dalle banche che

vogliono aggiudicarsi un vantaggio concorrenziale sulle altre, oppure un tentativo di nazionalizzazione delle

banche da parte dei governi è opportuno che:

nel breve periodo  vengano ripuliti i bilanci delle banche

la combinazione tra ricapitalizzazioni pubbliche e private

nel lungo periodo  collegare a queste misure di breve periodo riforme normative sulla

regolamentazione finanziaria

Proposte di regolamentazione e vigilanza

Nel G20 a Londra i primi di aprile si è posto come problema la necessità di una riforma delle regole e degli

standard che dovrebbero controllare gli intermediari. Si è discusso su come:

• Rafforzare la vigilanza sulle innovazioni finanziarie per studiarne l’impatto sui

mercati (limitarne le deficenze informative)

• Inserire una vigilanza microprudenziale in un contesto macroregolamentazioni : per

evitare che il fallimento di una banca leda gli interessi di risparmiatori che non hanno assunto

posizioni di rischio con essa e che determino effetti contagio tali da minare la stabilità del resto del

settore finanziario.

• Sviluppare una vigilanza macroprudenziale : in un sistema sempre più interconnesso e da

come emerso dalla crisi risultava sempre più fondamentale.

Questo ruolo fu affidato all’IMF e al financial stability forum i cui ruoli sono stati rafforzati mediante

impegni finanziari e cambiamenti organizzativi e di governance.

Il financial stability forum  diviene financial stability board FSB: esteso ai 20 paesi del G20 e con il

potere di definire standard e regole comuni internazionali.

All’ IMF fu affidato il ruolo e il potere di controllare le regole applicate dal FSB e valutarne l’adeguatezza

e il rispetto dei paesi sempre in termini macroprudenziali.

per rendere efficiente al massimo una vigilanza macroprudenziale (in questo caso affidato all’IMF e FSB)

per prevedere e prevenire le crisi nel G20 si è evidenziato un disegno di regole macroprudenziali

efficenti e coerenti con le riforme pubbliche messe in atto da alcuni paesi.

1) Estensione del perimetro delle regolamentazioni : la crisi di fatto ha evidenziato che gli

intermediari non bancari possono avere un’impatto sistemico (la visione tradizionale infatti

prevedeva che le regole prudenziali venissero applicate solo alle banche di tipo commerciale).

Quindi l’idea era quella di estendere la regolamentazione per tutte le tipologie di intermediari.

Un’altra idea è basato su un ritorno ad intermediari specializzati (MOTDMOTH) ma questa ipotesi è

evitabile se la vigilanza per gli intermediari universali è attenta alla trasparenza e ai rischi di

controparte e ai connessi rischi di illiquidità.

2) Definizione di vincoli dimensionali per gli intermediari : i fallimenti del mercato e delle

regolamentazioni che si sono succeduti durante la crisi sono stati dovuti anche alle eccessive

dimensioni degli intermediari e alle relative interrelazioni.

3) Ridefinizione requisiti patrimoniali : bisogna ridefinire dei requisiti patrimoniali piu severi e in

funzione anche della dimensione e della complessità organizzativa dell’intermediario e dell’eventuale

costo sociale per salvarlo. Ma anche una rigorosa applicazione di criteri antitrust per far assumere

come riferimento agli intermediari un mercato internazionale aperto alla concorrenza. Una elevata

vigilanza macroprudenziale per sviluppare e rafforzare i criteri di BASILEA 2:

• Collegare i coefficienti patrimoniali anche al grado di negoziabilità e trasparenza dei derivati detenuti

dagli intermediari (la detenzione di attività finanziarie derivate devono innalzare i coefficienti di

patrimonialità)

• Ritorno ad una più restrittiva definizione degli strumenti finanziari che possono essere detenuti nel

TIER1 (o TIER2)

• La fissazione di un massimo per i coefficienti di leveraging

4) Attuazione della pro ciclicità di molte regole : è opportuno trovare un equilibrio tra il criterio del fair

value e costituzione di scorte precauzionali (buffer) di capitale durante i cicli economici positivi (come

il Banco di Spagna)

5) Revisione delle modalità di valutazione dei rischi : le autorità dovrebbero dotarsi di modelli

generici e sofisticati di valutazione in modo da replicare o controllare i risultati raggiunti dai singoli

vigilati o dalle agenzie di rating

6) Ridefinizione dei compiti delle agenzie di rating : differenziazione delle procedure di attribuzione

di rating per attività finanziarie derivate o strutturate; introdurre forme di vigilanza per queste

agenzie,cosi da controllare eventuali conflitti d’interesse( cercando di evitare di trasformare agenzie

di rating in pubbliche); necessità di ridimensionare il peso del rating per il funzionamento del

mercato(dovrebbero essere ricondotti a semplici segnali di mercato); attuazione di stanze di

compensazione per i CDS

7) Modifica della retribuzione dei manager : i top manager hanno spinto gli intermediari a

massimizzare il proprio profitto di breve periodo (assumendosi enormi rischi di moral hazard) quindi

la riforma prevede una retribuzione per risultati ottenuti e penalizzazioni per risultati negativi, e

premiare le strategie di lungo termine.

Opportunità e problemi

EUROPA: Assemblea di Strasburgo :

- Ha approvato le modifiche a BASILEA2

- Ha imposto limiti quantitativi degli impegni di una banca verso i clienti

- Ha elevato la quota minima di cartolarizzazione che la banca originante è costretta a detenere

- Ha varato un collegio di vigilanza

- Proposta di legge entro il 2009: accrescere trasparenza dei mercati non regolamentati e costruire

un’unica stanza di compensazione.

USA: il tesoro ha abbozzato un’ampia riforma della regolamentazione in ambito finanziario

- Severi requisiti di capitale

- Regole più stringenti per intermediari con elevato impatto sistemico che fruiscono implicitamente

delle garanzia pubblica riguardo il fallimento

- Introduzione di standard prudenziali

Tutti questi segnali possono essere considerati positivi, infatti le autorità di police sembrano intenzionate a

offrire risposte di lungo termine per la crisi finanziaria ancora in corso.

Il rischio da evitare: le nuove regolamentazioni non devono rigide e soffocare le innovazioni finanziarie

bensi accompagnarle e nel caso modificarle o correggerle, imponendo inoltre un livello minimo di

standardizzazione dei prodotti finanziari.

La vigilanza deve soddisfare 3 requisiti:

1) Coordinamento internazionale fra autorità operanti in ciascuna area economica

2) Un’efficiente divisione del lavoro( verticale: tra le autorità sovranazionali con le autorità nazionali.

Orizzontali: tra le autorità sovranazionali con altre autorità sovranazionali)

3) Separare attività di policy da attività di vigilanza per minimizzare il rischio di conflitto d’interesse

tutto questo per arrivare ad una regolamentazione incentrata su due pilastri per ogni singola area

economica:

• 1° pilastro : un’autorità dedita alla vigilanza e alla stabilità di tutti gli intermediari

• 2°pilastro : un’autorità dedita alla trasparenza e al corretto funzionamento del

mercato

______________________________________________________________________________________

__________

USA FEBBRAIO 2009: si gettano le basi per la formazione di una vigilanza incentrata sui due pilastri rivolta

a qualsiasi tipo di intermediario:

- FED / FDIC  spettava il compito di vigilanza e stabilità

- SEC  spettava il compito di trasparenza

USA AGOSTO 2009 : Viene riformata (genthrer) viene introdotto un nuovo organo:

- FSOC  con compiti di coordinare tutte le attività di regolamentazione e segnalare possibili rischi

sistemici

- in piu vengono aggiunti alla FED i poteri di regolamentare e vigilare su tutti gli intermediari a forte

impatto sistemico e una rafforzata supervisione sui sistemi di pagamento e compensazione.

Questa riforma che ha dotato la FED di maggiori poteri ha combinato la sui funzione di vigilanza con quella

di responsabilità politica e monetaria generando un rischio di conflitto di interessi e a interferire con

l’indipendenza della banca centrale con il potere politico.

EUROPA: anche in europa si è varata una nuova struttura di regolamentazione finanziaria.

Oggi l’UE conta su due infrastrutture comunitarie:

• Tre comitati: CESB (bancario)


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mat1989

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in economia dei mercati e degli intermediari finanziari
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher mat1989 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia dei mercati monetari e finanziari e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Tor Vergata - Uniroma2 o del prof Messori Marcello.

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