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Si tratta di un giudizio sintetico espresso da società di rating, le

quali si esprimono sulla bontà del debitore principale, o, in altre

parole, il rischio emittente.

Ogni società di rating per costruire un giudizio si avvale di dati

statistici econometrici, sulla base quindi di valori storici.

Le principali società di rating operanti sul mercato sono:

Standard&Poors

 Moody’s

 Fitch

È bene osservare che queste società non sono in concorrenza tra

loro, operano uniformando i giudizi. Questa condizione rende il

giudizio di rating poco affidabile rappresentando una criticità per il

mercato, si è deciso così di aprire il mercato europeo a società

straniere (extra euro) di rating implementando concorrenza tra le

società di rating.

Tuttavia questa concorrenza pone dinanzi agli investitori giudizi di

rating diversi per il medesimo investitore contribuendo a creare

confusione sul mercato.

Occorre quindi chiedersi qual’è l’effettivo giudizio di rating a cui è

consigliabile affidarsi.

Innanzitutto, il rating definisce qual è la probabilità di default entro

un anno.

La lettera D, quando presente, identifica gli emittenti che sono già

in default.

Uno dei punti di maggiore criticità del rating risiede nel fatto che

tale giudizio viene calcolato sulla base di valori storico-statistici, più

in particolare si osserva storicamente con quanta frequenza è fallito

un emittente simile all’interno del suo settore.

Questa scelta, per alcuni settori, può causare delle distorsioni; ad

esempio per il settore bancario: non esiste una vera procedure

normativa per il settore bancario rendendo di conseguenza le

banche storicamente infallibili.

Secondariamente, il rating mi consente di quantificare lo stato di

salute dell’emittente fino ad oggi e probabilmente entro l’anno,

tuttavia non consente di effettuare alcuna previsione a lungo

termine.

A livello di obbligazioni, più è basso il rating maggiore dovrà essere

il tasso di interesse pagato dall’emittente; tra questi si annoverano i

cosiddetti “junk bonds”, ossia titoli con valutazioni di rating

bassissime, di emittenti prossimi al fallimento.

Di regola un elevato giudizio di rating viene attribuito a emittenti

che presentano:

Bassi livelli di indebitamento

 Alto rapporto tra redditività del business e oneri per il

 pagamento del business

Alta redditività

 Alta liquidità

 Bassa volatilità degli utili.

-I rischi delle obbligazioni:

Rischio emittente (già esaminato)

 Rischio liquidità/liquidabilità, si tratta del rischio di non poter

 vendere sul mercato il titolo obbligazionario rapidamente e

senza costi (poche commissioni e senza perdite)

Rischio di reinvestimento, si tratta di un rischio che

 l’obbligazionista corre legato al reinvestimento di cedole a

tassi di interesse più bassi rispetto a quello dell’obbligazione.

Rischio prezzo, si tratta della variazione di prezzo che può

 subire l’obbligazione sul mercato.

Rischio di prezzo : innanzitutto è utile osservare che il prezzo di

 un’obbligazione nasce da un’operazione di sconto, ossia

definito a scadenza il rimborso e il rendimento durante il

mantenimento si definisce quanto occorre investire

Es: nuova obbligazione

Investimento: 1000

Interesse annuo: 1%

Durata: 5 anni

Rimborso: 300€

Vien da sé osservare che tale investimento non è conveniente,

poiché il prezzo iniziale di investimento non ha nessun legame

analitico con il prezzo di rimborso.

Il metodo utilizzato per calcolare il prezzo di un’obbligazione è

“discounted chash flow”.

il

Supponiamo di avere noti i flussi di cassa per un periodo

definito 10€ anno per 4 anni + rimborso a scadenza di 100€, il

sottoscrittore definisce quanto intende guadagnare, ossia

definisce il tasso cedolare.

A questo punto si calcola il valore attuale dei flussi.

E così fino allo sconto della cedola finale e del prezzo di

rimborso.

In questo caso il prezzo di acquisto è circa 100€.

Se l’investitore decidesse di ottenere un guadagno maggiore,

supponiamo 11%, dovrebbe riscontare tutti i flussi al nuovo

tasso.

Con riguardo al rendimento, prima ancora del prezzo, è utile

chiedersi quali sono i rendimenti che il sottoscrittore può

calcolare con riferimento ad una particolare obbligazione.

La prima discriminante è la natura dell’obbligazione:

Titoli zero coupon:

 I giorni sono quelli mancanti alla scadenza del titolo

Titoli con cedola:

 Il rendimento immediato in particolare è un indicatore che

mi permette di quantificare il rendimento del titolo

prendendo in considerazione il valore capitale del titolo,

fermo restando il valore della cedola.

Tasso di rendimento effettivo a scadenza TRES: si tratta di

un indicatore più sofisticato che nasce da un modello

teorico. Un investitore acquista un titolo obbligazionario e

lo conserva fino a scadenza, l’investitore incassa le

cedole pagate da titolo e reinveste tutte le cedole

incassate allo stesso tasso di rendimento, a termine qual

è il tasso di rendimento di cui il soggetto ha

effettivamente beneficiato? Questo è il TRES.

Il TRES è quel tasso di interesse che eguaglia la

sommatoria dei valori attuali dei flussi generati

dall’obbligazione con i corso tel quel di acquisto.

il TRES sarà

l’incognita

ES: TRES di uno zero coupon bond

Ricordiamo che se i aumenta P diminuisce, se i diminuisce P

aumenta, sui lunghi periodi; per le brevi durate (anno) di solito

la variazione del tasso di interesse ha incidenza solo marginale

sul prezzo.

Il tutto è ponderato dalla duration, ossia la media ponderata

delle scadenze di ciascun flusso di cassa associato ad un titolo

obbligazionario, dove il fattore di ponderazione è dato

dall’incidenza del valore attuale di ciascun flusso di cassa sul

valore attuale complessivo del titolo; in altre parole: è il tempo

espresso in anni che impiega un titolo obbligazionario per

ripagare sé stesso con i flussi da lui generati.

ES:

Questo BTP ha una duration di 2 anni e mezzo, in generale

quando la duration è superiore a 1 si considera lunga.

La duration diventa l’elemento di mediazione tra la variazione

dei tassi sul mercato ed il prezzo dell’obbligazione, quindi la

duration è un’informazione che l’investitore deve conoscere a

priori deve quindi essere calcolabile dal momento

dell’acquisto.

In ambito della duration consideriamo due macro categorie di

obbligazioni:

Zero coupon

 Titoli con cedole

 Per gli zero coupon bond occorre chiedersi se è possibile

 conoscere al momento dell’acquisto la duration; per

questi strumenti, vista l’assenza di flussi durante il

periodo di mantenimento, la duration è sempre nota ed è

pari alla durata residua anagrafica del titolo (sempre

espressa in anni).

Titoli con cedole, al suo interno possiamo distinguere titoli

 a cedola fissa e titoli a cedola variabile. Per i titoli a

cedola variabile la duration non è calcolabile poiché

incerti nel loro ammontare i flussi di cassa futuri. Per i

titoli con cedola fissa è invece calcolabile in quanto noti i

flussi di cassa futuri, ed è sempre minore della durata

residua anagrafica del titolo.

È possibile dedurre che tra la cedola di un titolo e la duration vi

è una relazione negativa.

A parità di scadenza e a parità di importo cedolare annuo,

risulta minore la duration dell’obbligazione che paga con

maggior frequenza.

Infine, all’avvicinarsi alla scadenza del titolo, la duration

diminuisce; la cadenza del tempo di duration non è la cadenza

del tempo umano, fin tanto che non vi è un flusso in entrata la

duration non si adatta, ossia, ad esempio, in caso di cedole

annuali la duration aggiornerà il suo valore 1 volta l’anno,

rimanendo però costante in tale periodo.

È bene osservare che la relazione tra le variazioni del tasso di

interesse ed il prezzo dell’obbligazione non è lineare, ma

convessa; si parla quindi di convexity.

Per tanto la variazione del prezzo basata sulla variazione del

tasso di interesse va calcolata sulla base della convexity in cui

la discriminante è la pendenza della curva di convexity.

La convexity e la sua pendenza sono per tanto dati che devono

essere noti al momento dell’acquisto o al limite calcolabili al

fine di poter fare previsioni sull’evoluzione del prezzo del titolo.

La pendenza della convexity è data dalla modified duration

(MD):

Quindi, a livello applicativo, la variazione del prezzo sarà:

ES1: Obbligazione

Corso secco 100

D= 10

MD=9

Rialzo tassi di interesse di 50bp (basis point) (+0,5%)

Posta verificata la variazione del prezzo in caso di variazioni

del tasso di interesse vista la duration lunga.

∆P = -9x0,5% = -4,5

P’ = 100 – 4,5 = 95,5

ES2: un investitore desidera acquistare un titolo

obbligazionario tra quelli di seguito elencati con finalità

speculativa:

A) CCT-eu, scadente fra 7 anni, cedola in corso di maturazione

1%

B) BTP 5%, scadente fra 7 anni

C) BTP 3%, scadente fra 7 anni

Sapendo che sul mercato ci si attende una riduzione dei tassi

di interesse, il candidato indichi quale titolo è da consigliare al

risparmiatore motivando la risposta.

A) La duration del CCT in quanto titolo a cedola variabile non è

calcolabile, quindi è escluso NO

B) BTP 5%, duration sicuramente inferiore a 7 anni NO

C) BTP 3% duration sicuramente inferiore a 7 anni, ma

maggiore di B, per tanto avrà una maggior reazione in

seguito alla riduzione dei prezzi MDc>MDb, per tanto

Sì

∆Pc>∆Pb.

Lo scopo dell’investitore è di tipo speculativo, per tanto devo

considerare che non è intenzione dell’investitore detenere il

titolo fino a scadenza ma venderlo al momento opportuno

realizzando un guadagno in conto capitale.

Si prospetta una riduzione dei tassi di interesse sul mercato

che porterà ad un incremento del prezzo delle obbligazioni con

duration lunga, per tanto la scelta ricadrà sul titolo con

duration più lunga.

ES3: un investitore è indeciso tra quale dei seguenti titoli

acquistare con finalità speculativa:

A) BTP 5%, scadente fra 10 anni

B) Obbligazione 1%, scadente fra 10 anni, pagamento cedola

semestrale.

C) ZC scadente fra 10 anni

Sapendo che l’attesa sul mercato è per una riduzione del tasso

di interesse, il candidato proceda ad individuare il titolo più

rispondente alla richiesta dell’investitore.

A) Il titolo ha una duration minore di 10 anni, ma minore di B

NO

B) Il titolo ha una duration minore di 10 anni, ma maggiore di

ANO

C) Il titolo, in quanto zero coupon, ha una duration esatta di 10

anni, per tanto subirà la variazione maggiore di prezzoSì

-Titoli azionari:

Le azioni rappresentano una frazione del capitale sociale di una

società, il sottoscrittore diventa quindi azionista e come tale

impiega un proprio capitale a fronte di una remunerazione incerta.

L’azionista può partecipare alla vita sociale della società,

esprimendo voti e influenzandone la dinamica.

Comportano l’acquisizione

Azioni ordinarie , si tratta dei titoli sempre presenti all’interno di

 una società per azioni, attribuiscono al titolare diritti

patrimoniali e diritti amministrativi. Sono diritti patrimoniali

(economici): il diritto al dividendo; il diritto di opzione, ossia il

diritto dei vecchi azionisti di sottoscrivere prima degli altri le

nuove azioni in caso di aumenti del capitale sociale, il diritto di

opzione può essere venduto in quanto valutato sull’MTA; il

diritto di escussione societaria, ossia, in caso di liquidazione ha

diritto alla partecipazione della distribuzione dei mezzi

patrimoniali (se residuano).

Sono diritti amministrativi: diritto di voto, sia in assemblea

ordinaria che in assemblea straordinaria; diritto di

impugnazione delle delibere assembleari.

Azioni privilegiate , possono essere presenti, tuttavia non

 possono mai superare in valore il 50% del capitale sociale,

anch’esse attribuiscono diritti patrimoniali e amministrativi.

Per quanto riguarda i diritti patrimoniali: gli azionisti privilegiati

hanno comunque diritto ad un dividendo minimo

indipendentemente dall’andamento economico della società;

possiedono altresì il diritto di escussione societaria.

Per quanto riguarda i diritti amministrativi: gli azionisti

privilegiati possono esprimere il diritto di voto solo in

assemblea straordinaria, possono tuttavia impugnare le

delibere assembleari, sia ordinarie che straordinarie.

Azioni di risparmio , non sono più presenti sul codice civile,

 tuttavia, essendo ancora negoziate sui mercati azionari, sono

stati conservati sul TUF tre articoli 145, 146, 147.

Possiedono un tetto massimo di emissione: non possono

superare in valore, assieme alle azioni privilegiate, il 50% del

capitale sociale.

Diritti economici: diritto ad un dividendo minimo stabilito

nell’atto costitutivo della società, indipendentemente dalle

dinamiche economiche; diritto di escussione.

Diritti amministrativi: le azioni di risparmio non possiedono

diritti di voto, né in assemblea ordinaria, né nella straordinaria.

Possono tuttavia impugnare le delibere assembleari, sia

ordinarie che straordinarie.

Il diritto di escussione è in possesso di tutte e tre le categorie di

azioni, è giusto chiedersi se esiste una gerarchia in fase di

escussione. Il legislatore ha disposto che il fallimento della società è

dipendente dalle decisioni di coloro che hanno diritto di voto; in

caso di liquidazione, una volta soddisfatti tutti i creditori della

società, l’eventuale residuo spetta innanzitutto agli azionisti di

risparmio, successivamente a quelli privilegiati e infine agli azionisti

ordinari.

La riforma del diritto societario ha apportato alcune modifiche:

Per le azioni ordinarie:

 che ora possono essere emesse con valore nominale pari

 a zero se stabilito nello statuto.

Normalmente:

ES: Cs = 1000

N: 100 azioni

VN: 10

A: 500€ 50 azioni

B: 400€ 40 azioni

C: 100€ 10 azoni

Dopo la riforma è possibile attribuire al singolo socio, se

stabilito nello statuto, azioni in base alle sue

caratteristiche:

ES: CS = 1000

N: 100 azioni

VN: 10

A: 500 50 azioni

B: 400 40 azioni

C: 100 50 azioni, supponiamo che C sia un socio di

particolare valore strategico per la società. Così facendo

avremmo 140 azioni, è quindi possibile attribuire a tutte

le azioni il valore nominale 0 in modo da non eccedere il

CS in valore.

azioni postergate nelle perdite, è possibile prevedere

 nello statuto categorie di azioni in cui la partecipazione

alle perdite è postergata all’intervento precedente degli

altri azionisti e del postergato sono nel caso in cui il

patrimonio degli altri azionisti non sia sufficiente.

Azioni privilegiate

 Azioni di risparmio (solo nel TUF 145, 146, 147)

 Azioni correlate (tracking stock), vi sono società che, pur

 appartenenti ad un business specifico, operano in più settori.

In questi casi la società può emettere azioni che sono correlate

al singolo settore in cui la società opera.

Può avvenire che i due settori presentino andamenti differenti,

ad esempio uno in perdita ed uno in utile, in questo caso il

legislatore ha disposto che per le azioni correlate possono

essere emessi utili non superiori agli utili risultanti a bilancio

(complessivo).

Azioni di godimento, azioni assegnate a soci a cui sono state

 rimborsate le proprie azioni sulla base di un piano di

ammortamento. Sono prive di diritto di voto, salva diversa

disposizione statutaria. Concorrono al riparto degli utili dopo

che sia stato pagato alle azioni non rimborsate un dividendo

pari all’interesse legale. Nel caso di liquidazione, sono

rimborsate solo dopo che siano state rimborsate le altre azioni

a valore nominale.

Azioni riscattabili, lo statuto può subordinare il trasferimento

 delle azioni al mero gradimento degli organi sociale e degli

altri soci, limitando l’autonomia dei soci. Tali clausole di

subordinazione sono inefficaci se non prevedono a carico della

società un obbligo di acquisto o diritto di recesso per

l’alienante.

La limitazione al trasferimento delle azioni deve risultare dal

titolo.

-Il fair value dei titoli azionari:

Il termine “fair value” sta a indicare il valore più equo possibile per

un titolo azionario.

I metodi principale per ricostruire il valore del titolo azionario sono

due:

A) DDM dividend discount model

B) Modello di Gordon

A) DDM , tale modello si basa su 4 ipotesi:

1) Gli investitori sono razionali, un soggetto che conosce tutte

le dinamiche del mercato, tutte le informazioni, sa sempre

cosa fare per massimizzare il rendimento di una scelta

2) Gli investitori acquistano il titolo azionario per tenerlo per

sempre, holding period infinito. In gergo finanziario

“cassettisti”.

3) Ogni anno l’azione paga un dividendo costante.

4) Esiste un solo tasso di interesse al quale è possibile investire

o indebitarsi sul mercato.

È facile osservare che a queste condizioni l’azione è

assimilabile ad una obbligazione, il prezzo giusto dell’azione

sarà uguale alla sommatoria del valore attuale di tutti i flussi di

cassa attesi del titolo azionario.

B) Modello di Gordon , anch’esso si basa su 4 ipotesi:

1) Gli investitori sono razionali

2) Holding period infinito

3) Ogni anno l’azione paga un dividendo crescente di un

fattore di crescita costante “g”, di solito dichiarato dalla

società stessa.

4) Esiste un unico tasso di interesse al quale è possibile

investire e indebitarsi

-I multipli di borsa:

Sono dei coefficienti che forniscono delle indicazioni circa la natura

del titolo azionario considerato.

Price-earning , si tratta del rapporto tra il prezzo dell’azione e

 l’utile per azione che paga.

P

P/E = E

E utile risultate a bilancio (31/12) diviso il numero di azioni.

P prezzo risultante all’attualità di borsa

Un primo limite di questo multiplo deriva dal fatto che mette a

confronto valori appartenenti a momenti diversi. Si tratta di un

indicatore utile se utilizzato con criterio, molto spesso

calcolato, anziché sull’utile storico, sull’utile previsto.

Il P/E serve per riconoscere se un titolo è “value”, ossia titoli di

società che possiedono una quota di mercato consolidata e

che mirano a mantenerle costanti, sono per tanto società che

cercano di pagare con regolarità un dividendo agli azionisti,

presentano rapporti P/E bassi; oppure “growth”, si tratta di

titoli di società che vogliono crescere e acquisire quote di

mercato, sono i titoli tipici delle start-up, sono società che di

solito non pagano dividendi, presentano P/E alti.

È bene osservare che non esiste una scala universale di

valutazione del P/E; per distinguere un P/E basso rispetto ad

uno alto, si confronta il P/E del titolo in esame con il P/E medio

del settore di appartenenza del titolo.

Se risulta inferiore o uguale sarà value (P/Etit. ≤ P/Emk 

value).

Se risulta superiore sarà growth (P/Etit > P/Emk growth).

Da quando borsa italiana è stata acquistata da borsa inglese

non è più possibile trovare i valori sul quotidiano.

Price-cashflow , si tratta del rapport tra il prezzo dell’azione e

 l’utile per azione più ammortamenti.

P

P/CF = E+ Amm . ti

Gli ammortamenti non incidono sulla cassa, per tanto

sommarli all’utile permette di rendere l’idea effettiva della

cassa.

Dividend yeld , si tratta del rapporto tra il dividendo ed il

 prezzo, definisce il rendimento del titolo.

D

DY = P

La principale criticità di questo multiplo deriva dal confronto di

valori riferiti a tempi diversi, sia il prezzo che il dividendo sono

riferiti al loro ultimo aggiornamento/distribuzione. Non esistono

parametri di riferimento assoluti, per valutare l’indicatore

occorre confrontarlo con il DY medio del settore, tuttavia

anch’esso non è più disponibile sui quotidiani.

Price book value , si tratta del rapporto tra il prezzo (all’ultimo

 aggiornamento) e il valore di libro, che è il patrimonio netto

diviso il numero delle azioni in circolazione. Il book value indica

qual è il reale valore esistente all’interno dell’azienda. Anche

questo multiplo presenta la criticità dello sfasamento

temporale. È tuttavia presente un valore di riferimento: 1. Se il

rapporto è uguale a 1 il mercato riconosce al titolo il reale

valore esistente all’interno della società, se inferiore a 1

significa che il mercato sottostima il titolo, se superiore a 1

significa che il mercato sopravvaluta il titolo.

P

Price book value = BV

Pay-out ratio , consente di quantificare la quota parte di utile

 distribuito sotto forma di dividendo.

D

PR = E

Si tratta di un indicatore compreso tra 0 e 1.

-Esercitazione 1, MOT:

Bot, dati presi dal “Sole 24 ore”:

 Indici di colonna:

Data god: data di godimento delle cedole, i bot non

 hanno cedole di conseguenza questa colonna sarà vuota.

Titolo spread tipo ind: rappresenta la data di scadenza del

 titolo, inoltre se ci fosse una cedola indicizzata a qualche

cosa sarebbe indicata qui. Sono riportati in ordine da

quelli a scadenza più prossima a quelli a scadenza più

remota.

Codice ISIN: codice per la negoziazione in borsa.

 Imposta sostitutiva: per il Bot l’imposta è il 12,5% sul

 guadagno e viene pagata anticipatamente al momento

della sottoscrizione. In caso di vendita anticipata del

titolo, l’acquirente si trova con l’imposta già pagata dal

sottoscrittore originale. L’imposta sostitutiva indica la

frazione di imposta che l’acquirente nuovo deve al

sottoscrittore originale.

Prezzo Vwap: si tratta del prezzo effettivo del titolo, in

 altri termini si tratta del corso tel-quel del titolo.

Div.365 rendim%: rendimento del titolo, lordo e netto,

 calcolato sull’anno civile.

Div.360 rendim%: rendimento del titolo, lordo e netto,

 calcolato sull’anno commerciale.

Durata (anni, giorni): si tratta della duration del titolo, che

 il sole esprime in anni e giorni come decimali.

Vol%: rappresenta la pendenza della convexity dei singoli

 titoli, ossia rappresenta la “modified duration”.

Prezzo min/max: rappresentano il prezzo minimo e

 massimo raggiunti durante la negoziazione di borsa

Q.tà € (mig): quantità in migliaia di euro del titolo

 negoziata sul mercato.

MTS prezzo med.p: si tratta del prezzo del mercato

 all’ingrosso dei titoli obbligazionari, sul quale possono

operare solo gli investitori istituzionali.

Titoli obbligazionari altri, CCT, CTZ, BTP, dati presi dal “Sole 24

 ore, sono posti nell’ordine: CCTeur (non sono più stati emessi

CCT italia), CTZ e BTP.

Indici di colonna:

Date godim: date di godimento delle cedole

 Titolo spread tipo ind: scadenza titolo e se presente

 l’indicizzazione della cedola

Codice ISIN: codice di negoziazione del titolo sul mercato

 Cedola: attuale e futura, cedola attuale e futura calcolata

 riferita all’attualità, se il titolo paga una cedola costante

sarà indicata solo la cedola attuale.

Rateo: RIM ossia il rateo d’interesse maturato, in altre

 parole, il rateo di cedola.

Imposta sostitutiva: per questi titoli l’imposta è del 12,5%

 però viene pagata anticipatamente; indica per tanto il

rateo d’interesse che deve pagare il venditore al

momento della vendita.

Prezzo Vwap: rappresenta il corso secco, ossia il prezzo al

 netto del rateo di cedola.

Rendimento effettivo lordo/netto: rappresenta il

 rendimento effettivo del titolo, lordo e netto, riferito a 365

giorni.

Durata (anni giorni): duration espressa in anni e giorni.

 Vol%: modified duration.

 Prezzo min/max: rispettivamente, prezzo minimo e

 massimo che il titolo ha raggiunto in negoziazione.

Q.tà (€ mig): quantità negoziata del titolo sul mercato.

 MTS prezzo med.P:

ES1 primo titolo CCTeur:

Date godim: 15-04s pagate il 15 aprile con frequenza

cedole

semestrale

Titolo spread tipo ind: 15.04.18 0,1a il titolo scade il 15

aprile 2018, la cedola è indicizzata all’euribor al quale viene

applicato uno spread di 0,1 su base annua.

Durata: 0,16 in caso di cedola variabile non è possibile

calcolare la duration, il sole 24 ore calcola una duration falsa.

Per convenzione si assume che la duration presentata sia

uguale alla durata della cedola in corso di maturazione, ossia 6

mesi, su base annua 0,5, per questo motivo tutti i titoli hanno

vol% 0,5 anche con duration diverse.

Vol%: 0,44 modified duration.

ES2 primo titolo CTZ

Date godim: … si tratta di un titolo senza cedole per questo

motivo non ha date di godimento

Titolo spread tipo ind: 30.10.19 il titolo scade il 28 marzo

2018

Duration: 1,360 

ES3Primo titolo BTP

Date godim: 15-01s prossima cedola maturata al 15 gennaio

e poi ogni 6 mesi.

Titolo spread tipo ind: 15.12.18 scadenza del titolo, non

troveremo mai indicazioni di indicizzazione poiché per i BTP la

cedola è costante.

Ultimo BTP, Matusalem.

Supponiamo un incremento dei tassi di interesse di 0,25bp

(basis point),

valutare l’impatto sul prezzo del btp scadente il 01/03/2067.

∆i=+0,25 D= 27,240 (anni, giorni) ≈ 28 (anni)

∆p = -MD∙∆i = -28∙0,25 = -6,75

P oggi = 90,382

P domani = 90,382 – 6,75 = 83,63

ES4Titolo BTP inflazione eurostat

Il tasso cedolare rimane costante ed è pagato semestralmente,

tuttavia il valore nominale risente dell’inflazione rendendo

l’importo della cedola variabile nel tempo. Quindi sia la

duration che la modified non possono essere calcolate.

-Esercitazione 2, MTA:

I titoli all’interno del mercato MTA sono ordinati alfabeticamente.

Indici di colonna:

2016-2017 (aaaa-aaaa), considera il prezzo minimo ed il

 prezzo massimo che sono stati raggiunti dal titolo nell’ultimo

anno. Permette di intuire parzialmente l’andamento futuro del

prezzo di un titolo.

Media 30gg prezzo, definisce la media di prezzo del titolo degli

 ultimi 30 giorni.

Media 30gg quantità, definisce la quantità media di titolo

 scambiata sul mercato negli ultimi 30 giorni. Quando la media

a 30 giorni risulta elevata significa che il titolo è in

negoziazione continua.

Azioni, indica innanzitutto il nome dell’emittente, prima del

 nome vi è indicata una sigla:

LC large cap, alta capitalizzazione, cioè le blue chips

 

MD medium cao, media capitalizzazione.

 

SM small cap, bassa capitalizzazione

  titoli star

 

Pr. chiusura, si tratta dell’ultimo prezzo di chiusura del titolo

 per le ultime due date

Var%, variazione del prezzo del titolo tra le due ultime date di

 chiusura

Var% annua, variazione percentuale annua del titolo.

 Vwap, prezzo medio ponderato dell’itera quantità scambiata in

 seduta, ossia il prezzo medio del titolo.

Apert, prezzo di apertura della giornata.

 Min/max, valore minimo e massimo che ha raggiunto il prezzo

 del titolo nella giornata.

N.ro.cont, numero di contratti che sono stati conclusi, i quali

 possono comprendere la compravendita di una o più azioni.

Quant (mig), quantità in migliaia di azioni scambiate in tutti i

 contratti nella giornata

Conr.tot.in€, totale dell’ammontare del valore azionario del

 titolo scambiato nella giornata.

p/u, si tratta del price earning ratio

 p/mezzi propri, si tratta del price book value

 Div/p, si tratta del dividend yeld

 Capit. In mln, si tratta della moltiplicazione del numero delle

 azioni per il prezzo del titolo.

Div. Lordo, il dividendo ultimo pagato

 Data stacco, la data di pagamento dell’ultimo dividendo.

ES1, titolo “Banca Generali”

P.min 15,75

P.max 30,50

P.medio30gg 28, quindi molto vicino al massimo

.

.

.

Occorre chiedersi se si tratta di un titolo value o growth, per

discriminare si confronta il price earning del titolo con il price

earning medio del settore.

p/u = 21,22

p/u medio = 13

si tratta di un titolo growth, in quanto la media è più alta del

settore, si tratta di un titolo adatto ad un investitore maggiormente

aggressivo.

Il price book value può confermare la natura growth o value del

titolo.

p/mezzi propri = 5,12 >1, significa che il mercato sopravvaluta il

titolo, il che conferma la natura growth del titolo.

ES2, titolo “Mediobanca”

È possibile fare la stessa tipologia di analisi fatta con “Banca

Generali”.

p/u = 11

p/u medio = 13

si tratta di un titolo value, di natura maggiormente conservativo.

Tale natura è confermata dal price book value.

p/mezzi propri = 0,93 < 1 titolo value

-Strumenti finanziari derivati:

Si tratta di un contratto il cui valore deriva dal prezzo di un’attività

sottostante.

Le attività sottostanti ai contratti derivati possono essere merci o

strumenti derivati.

Nel caso siano sottostanti delle merci si parla di commodities

derivatives; nel caso in cui ci siano strumenti finanziari si parla di

financial derivatives.

L’origine degli strumenti finanziari è da ricondurre al mondo delle

merci e risalgono alla corte di Lorenzo il magnifico.

Questi strumenti possono servire a tre scopi:

Scopo speculativo, stabilire dei prezzi oggi su determinate

 merci e stipulare un contratto sperando che il prezzo salga (o

scenda).

Scopo di copertura o protezione, nel caso i prezzi scendano (o

 salgano).

Fare arbitraggio, ossia cercare di lucrare fra le divergenze di

 prezzo fra la dinamica del sottostante e la dinamica del

contratto. Se vi è un disallineamento tra le condizioni del

contratto e il bene oggetto del contratto sul mercato è

possibile speculare sulla compravendita del contratto sulla

base delle informazioni in proprio possesso.

Quando si parla di strumenti derivati è possibile fare una distinzione

tra due macrocategorie:

Strumenti derivati regolamentati, si tratta di contratti

 standardizzati le cui condizioni sono uguali per tutti i

contraenti, la forza contrattuale tra le parti è irrilevante.

Future

 Opzioni plain vanilla

Strumenti derivati non regolamentati, si tratta di contratti

 personalizzati, creati ad personam, in cui la forza contrattuale

assume rilevanza per la risoluzione del contratto.

Forward

 Swap

 Opzioni esotiche

È possibile suddividere gli strumenti derivati in due ulteriori

macrocategorie:

Simmetrici forward, future, swap

 

Asimmetrici strumenti di vario genere

 

Forward: si tratta di un contratto di compravendita termine le cui

condizioni, in termini di prezzo e quantità, sono prestabilite. Si tratta

di uno strumento non regolamentare, per tanto le condizioni sono

fissate dalle parti.

Può essere applicato sulle merci ma spesso viene applicato altresì al

tasso di interesse, nel qual caso assume la dizione di “forward rate

agreement” (fra), le parti si accordano per pagare un tasso di

interesse su un capitale nozionale, cioè non scambiato tra le parti

ma solamente usato come base fittizia per calcolare il tasso

d’interesse.

Il forward rate agreement nasce solitamente per contratti di breve

durata, all’interno del contratto deve essere sempre presente il

periodo di grazia, ossia un periodo che decorre dalla data di stipula

del contratto alla data in cui il contratto produce effetti, durante il

periodo di grazia non ci sarà pagamento di interessi.

Il candidato spieghi l’espressione: FRA “2-6”, il primo numero indica

il periodo di grazia, la differenza tra i due numeri rappresenta il

periodo di produzione di effetti, il secondo numero rappresenta la

durata complessiva del contratto.

Future: si tratta di un contratto di compravendita a termine, nel

quale tutte le condizioni sono predefinite e uguali per tutti i

sottoscrittori. Chi compra un contratto future è un rialzista, ossia

spera che il prezzo del sottostante tenda a salire in cosicché paghi

la merce un prezzo inferiore a quello di mercato; il rialzista assume

una posizione “long”. Chi propone il contratto si aspetta che il

prezzo del sottostante scenda, in modo di assicurarsi la vendita ad

un prezzo superiore a quello di mercato, il venditore di future è un

ribassista; assume una posizione “short”.

Il metodo di funzionamento del future è il “marking to market”,

ossia un terzo soggetto che ha un ruolo fondamentale all’interno del

contratto future deve andare a verificare quotidianamente il

movimento del prezzo dell’attività sottostante e quotidianamente

provvederà a liquidare tutti i ricavi e le perdite tra il compratore e il

venditore a seconda della posizione assunta e delle variazioni.

La liquidazione dei ricavi giornaliera è l’elemento emblematico che

distingue il future dal forward, per il quale gli effetti si producono

solo a scadenza.

Il terzo soggetto che provvede alla liquidazione dei guadagni è la

“clearing house”, ossia la cassa di compensazione e garanzia.

La scadenza dei future è calendarizzata al terzo venerdì di ogni

mese.

ES: oggetto del contratto FTSE MIB

Il future FTSEMIB ha un valore di riferimento sull’indice di 10.000pti.

Il compratore del contratto si aspetta che l’indice del FTSEMIB salga

oltre i 10.000, viceversa, il venditore si aspetta che l’indice

discenda al di sotto di 10.000.

Ogni punto indice nel contratto (tick) vale 5€, questa equivalenza è

un elemento standardizzato del contratto.

Compratore A posizione long

Venditore B posizione short

A e B per poter acquistare e vendere il contratto si devono rivolgere

alle rispettive banche.

A banca X

B banca Y

X e Y ricevono le intenzioni del compratore e del venditore le quali

sono trasmesse alla Clearing house.

Quest’ultima apre due conti tecnici, pre A e B, come compratore e

venditore.

La clearing house richiede ad entrambi i soggetti un versamento di

un margine iniziale calcolato sul valore nominale del contratto,

questa disposizione, anche nell’ammontare, si tratta di un altro

elemento predefinito dei contratti future, diverso a seconda

dell’oggetto del contratto.

Questo margine ha la funzione di garanzia, durante lo svolgimento

del contratto la clearing house dovrà verificare che il margine non

scenda al di sotto di una certa soglia. Nel caso in cui il margine

scenda al di sotto del valore minimo le parti sono richiamate a

integrare, qualora non sia reintegrato il contratto si chiude.

CH

Banca x Banca y

A B

comprato venditore

re

A B

50000 50000

T1 T1 500

500

50

T2 T2 50

T0 FTSEMIB 10.000

T1 FTSEMIB 10.100 quindi a favore del compratore

 ∆=+100

T2 FTSEMIB 10.110∆=+10 sempre a favore del compratore

Il forward è un prodotto con una leva fortissima, per il compratore è

possibile potenzialmente perdere l’interno valore del contratto se

l’indice scendesse a zero, viceversa, presenta un guadagno

potenzialmente infinito qualora l’indice salisse.

Qualora uno o entrambi i soggetti decidessero di chiudere

anticipatamente il contratto la clearing house provvederà a

liquidare ai due soggetti il saldo netto dei due conti tecnici.

A e B non si conoscono direttamente, per entrambi la controparte

del contratto è la clearing house; nel mercato dei future il rischio di

controparte è nullo poiché la clearing house si è salvaguardata con

il versamento del margine iniziale.

Per chiudere anticipatamente le posizioni la clearing house negozia

con le parti la posizione opposta, ossia il venditore negozia come

compratore e viceversa.

Questa fase si limita semplicemente a chiudere i conti tecnici delle

parti.

Per tutti i contratti future, se essi vengono portati fino alla scadenza

vi è l’obbligo della consegna fisica del sottostante; tuttavia molti

sottostanti non sono fisicamente consegnabili, per questo motivo la

clearing house chiude le posizioni il giorno prima della scadenza

limitandosi a liquidare le posizioni nette.

I future sono negoziati sul mercato “Idem” (Italian derivatives

market), ossia il mercato regolamentato per i derivati.

Per poter negoziare sul mercato dei derivati è necessario

innanzitutto essere un investitore professionale, secondariamente,

in relazione al future che si intende negoziare la banca domanda il

versamento di un ammontare pari alla perdita massima alla quale il

contraente si espone a scopo di riserva.

Swap: con questo contratto due parti si accordano per scambiarsi, a

date future, dei flussi monetari in funzione di un parametro

calcolato in riferimento ad un capitale nozionale. Si tratta di uno

strumento negoziato nel mercato over the counter, per questo

motivo tutti gli elementi del contratto sono definiti liberamente

dalle parti.

Quando il sottostante del contratto sono le valute esso prende il

nome di “currency swap”, attraverso questo contratto viene

stabilito l’ammontare di valuta che i soggetti si scambiano,

calcolato sulla base di un capitale nozionale.

Supponiamo che un soggetto negozi un contratto su una base di un

capitale nozionale di 100.000$, dove scambia giornalmente con

l’altra parte 1€ per 1$ che riceve, indipendentemente

dall’andamento del cambio; così facendo l’impresa porta a casa

valuta estera che potrà utilizzare per regolare i pagamenti con

soggetti in valuta diversa senza rischiare di incorrere nel rischio di

cambio.

Il sottostante di un contratto swap può essere altresì il tasso di

interesse, nel qual caso si parla di IRS (Interest rate swap).

Banca x Banca y

Stipulano:

Mutuo i = 3% Mutuo i =

IRS

100.000€ euribor+0,5%

100.000€

3,5% fisso

A B

Euribor+0,5%

Libero Lavoratore

professionista dipendente

Periodicamente A liquiderà a B l’euribor+0,5%, mentre A liquiderà a

B il 3,5% fisso.

Le banche non sono a conoscenza del contratto, il contratto IRS

trasforma il debitore a tasso fisso in tasso variabile e viceversa

senza ripercussione sui terzi.

Si tratta anch’esso di un contratto al cui redditività è basata sulle

previsioni dei contraenti.

Nell’IRS non vi è periodo di grazia e possono avere una qualsiasi

durata senza effettive limitazioni.

Opzioni plain vanilla: si tratta di uno strumento finanziario

regolamentato per il quale è possibile fare una previsione anticipata

di guadagno e perdita.

L’opzione è un contratto mediante il quale un soggetto detto

sottoscrittore, dietro pagamento di un premio, acquista la facoltà di

comprare (opzione call) o la facoltà di vendere (opzione put), una

determinata quantità di attività sottostante ad un prezzo predefinito

(strike price o prezzo di esercizio) ad una determinata scadenza

(opzione di tipo europeo) o entro una determinata scadenza

(opzione di tipo americano).

È possibile definire il comportamento dei contraenti mediante la

rappresentazione dei payoff:

Opzione call, lato compratore:

 Se il giorno in cui posso esercitare l’opzione il prezzo

dell’attività sottostante è superiore allo strike price di contratto

conviene esercitare la facoltà, viceversa posso abbandonare la

facoltà, tuttavia sarà presente una perdita pari al premio.

L’intersezione tra la spezzata e l’asse “strike price”

rappresenta il punto di break even in cui il profitto sarà apri a

zero, il valore sarà pari allo strike price + premio.

Maggiore sarà il prezzo dell’attività sottostante rispetto strike

price maggiore sarà il guadagno, il quale può essere

tendenzialmente infinito; il compratore di call si comporta da

rialzista.

Specularmente la perdita massima sarà pari al premio.

Le opzioni call sono largamente diffuse; i gestori dei fondi, al fine di

definire se la facoltà concessa dall’opzione deve essere esercitata,

hanno coniato una logica di ragionamento non matematica: per

decidere se esercitare la facoltà non si tiene conto del premio

pagato, il valore discriminante diviene solamente lo strike price. In

quest’ottica, se il prezzo dell’attività sottostante è inferiore allo

strike price ci si trova in un’area di perdita (out of the money),

viceversa, se il prezzo dell’attività sottostante è superiore allo strike

price l’opzione per il compratore è nell’area di guadagno (in the

money), da esercitarsi.

Se il prezzo del sottostante, il giorno della scadenza, fosse uguale

allo strike price l’opzione per il compratore sarebbe “at the money”.

Tuttavia è bene osservare che nel caso in cui si richiesto un

conteggio dei guadagni e delle perdite è necessario conteggiare

anche i premi; non vengono considerati solamente per ricostruire le

dinamiche decisionali.

Opzione call, lato venditore:

 Il venditore, in quanto tale, subisce l’effetto delle decisioni del

compratore poiché l’esercizio dell’opzione è rimesso alla sua

facoltà.

L’esercizio della facoltà dipenderà dal prezzo dell’attività

sottostante il giorno della scadenza.

Nel caso in cui il prezzo del sottostante è inferiore allo strike

price il compratore non esercita, il guadagno del venditore

sarà il premio.

Nel caso in cui il prezzo del sottostante è superiore allo strike

price il compratore eserciterà la facoltà e tanto più sarà

elevato tanto più sarà ingente la perdita del venditore,

quest’ultimo si comporta da ribassista.

Il guadano massimo potenziale per il venditore di call è pari al

premio, viceversa la perdita massima è potenzialmente

infinita.

Se il prezzo dell’attività sottostante sarà inferiore allo strike

price, per il venditore l’opzione è in the money; se superiore

l’opzione sarà out of the money (non si considera il premio); se

coincidente con lo strike price l’opzione si dice “at the money”.

ES, il signor Rossi ha acquistato le seguenti opzioni scadenti tutte il

05/12 sul titolo Generali:

1) Call premio 2€ S.P=10€

2) Call premio 1€ S.P=6€

E ha venduto le seguenti opzioni con caratteristiche identiche alle

precedenti:

3) Call premio 4€ S.P= 10€

Sapendo che il giorno di scadenza il prezzo di generali sul mercato è

pari a 12 €, il candidato proceda con il calcolo del risultato del Sig.

Rossi

Profitto: 7€

1) π= -2 + (12-10) = 0 in the money

2) π= -1 + (12-6) = + 5 in the money

3) π= 4 + (10-12) = + 2 out of the money

TOT π= 7€

opzione put, lato compratore:

 Ricordiamo che un soggetto dietro pagamento di un premio

acquista la facoltà di vendere ad una certa scadenza una certa

quantità di attività sottostante ad un prezzo predefinito.

Se il prezzo dell’attività sottostante è superiore allo strike price

al compratore di put non conviene esercitare l’opzione,

viceversa, se il prezzo del sottostante è inferiore allo strike

price conviene esercitare la facoltà.

Il compratore di put è un ribassista.

La perdita massima è pari al premio, mentre il guadagno

massimo lo si ha quando il prezzo dell’attività sottostante è

pari a zero, il guadagno massimo sarà dato dallo strike price

meno il premio.

Se il prezzo dell’attività sottostante è inferiore allo strike price

per il compratore l’opzione put è in the money; viceversa, se il

prezzo è superiore l’opzione put è out of the money; se il

prezzo coincide con lo strike price l’opzione è at the money.

Opzione put, lato venditore:


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale (PIACENZA - CREMONA)
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher stefano.chiesa01 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia dei mercati finanziari e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Lippi Andrea.

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