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LOSSANI L’ECONOMIA DEI DISASTRI

INTRODUZIONE

Teoria delle catastrofi, rifermento a branca della matematica abbastanza

complicata

Fatti stilizzati: regolarità di carattere empirico che hanno caratterizzato nel

medio/lungo periodo un fenomeno

Tassonomia per classificare i disastri secondo la loro tipologia

Modelli teorici utili (es modello Solow) per poter interpretare alcuni dei fatti

stilizzati

Catastrofer bonds: emessi negli ultimi anni e volti a coprire alcuni paesi dal

rischio di materializzazione di una catastrofe naturale e non ma è stato

dimostrato (proprio in situazione covid) che sono stati disastrosi

Le catastrofi possono essere anche provocate dall’uomo (man made) e un

esempio lampante è la crisi finanziaria, vi sono punti di analogia tra crisi

finanziaria internazionale e crisi naturale es pandemia covid (es segregazione

mercati e allontanamento sociale).

Come pandemia ha influito global value change? Sono andate in crisi, poiché si

fondano principalmente su mobilità persone

LEZIONE 1

John S. Mill

Definizione disastri: ci sono disastri, o naturali o man made, ma sostiene che a

pochi anni dal disastro le conseguenze sono assorbite (rivelata corretta il più

delle volte).

3 tipi di disastri: naturali (es terremoti) (a san Andreas probabilità che si

avveri il terremoto The Big One è dell’1% quindi molto bassa) che hanno quindi

bassa probabilità di realizzazione a cui viene però associato un danno atteso

molto alto, man made (attacchi terroristici, guerre, es attacco torri gemelle o

problemi ambientali legati ad attività umane), pandemia che sta a metà strada

tra un disastro naturale e uno man made poiché uomo gioca ruolo

fondamentale nella sua determinazione.

DISASTRO NATURALE: evento naturale estremo in grado di in grado di

causare un ampio shock al funzionamento del sistema economico, attraverso

l’impatto esercitato su: Assets (abitazioni), Fattori di produzione (capitale (stock

di fabbricati) e lavoro) e Reddito, Consumo (vero modo per misurare benessere

soggetto secondo approccio utilitaristico) e Occupazione.

Esempi: Terremoti e Maremoti (Tsunami), Uragani e tempeste (USA), Alluvioni e

precipitazioni straordinarie, Siccità, ondate di calore ed eruzioni vulcaniche,

Pandemie (entro certi limiti)

Non tutti eventi naturali estremi sono dei veri e propri disastri naturali, ad

esempio un terremoto forte può produrre effetti economici molto diversi (nulli

se colpisce una zona disabitata, è più classificabile come shock in questo caso)

ed è un disastro naturale quando produce conseguenze economiche degne di

nota. Es terremoto di Haiti e Messico di uguale intensità con conseguenze

molto diverse (devastazione ad Haiti perché ha colpito zona densamente

popolata (bidonville) e poco nulla in Messico (zona meno abitata e con strutture

migliori). Esempio efficienza Giappone in prevenzione da shock gravi.

1

Quindi, un terremoto di elevata intensità è in grado di produrre effetti

economici Nulli, quando colpisce una regione disabitata priva di assets di

proprietà; Limitati, quando colpisce una regione abitata ma adeguatamente

preparata ad affrontare il sisma; Enormi, quando colpisce una regione abitata e

impreparata ad affrontare il sisma.

Di conseguenza, un disastro naturale è tale solo quando lo shock influenza la

popolazione locale e gli assets in modo tale da sconvolgere il normale

funzionamento del sistema economico.

L’uomo non può eliminare tali eventi naturali ma può evitare che tali eventi

naturali disastrosi diventino dei veri e propri disastri a livello economico, non

può quindi controllare la probabilità di materializzazione del rischio sismico ma

può controllare le conseguenze una volta manifestato il rischio, questo tenendo

conto anche del fatto che i disastri naturali sono il risultato dell’interazione tra

fattori naturali, tecnici, socio-politici e finanziari, e non sono quindi il risultato

del solo caso (shock naturale). Ciò che rende uno shock naturale un vero

disastro economico sono le conseguenze che ne derivano.

Come misurare intensità disastri

La principale fonte di dati sui disastri naturali è la Emergency Events Data Base

mantenuta dal CRED (Collaborating Centre for Research on the Epidemiology

of Disasters). Il CRED registra un disastro qualora si verifichino almeno una

delle 4 seguenti circostanze: 10 o più persone morte, 100 o più persone colpite

da conseguenze negative (ferite, prive di abitazione etc…), Richiesta di aiuto

internazionale, Dichiarazione di stato di emergenza.

Il CRED classifica un disastro naturale sulla base della seguente tassonomia:

geofisico (terremoto), meteorologico (uragano), idrogeologico (alluvione),

climatico (siccità), biologico (pandemia).

Vi è un trend crescente dei disastri naturali, e sempre più persone ne sono

coinvolte. Per 2 motivi: è migliorata la capacità di rilevazione e inoltre la

frequenza dei fenomeni è andata crescendo (es cambiamento climatico). Stima

perdite economico-finanziarie causate dai disastri è andata crescendo per la

maggior concentrazione delle persone (legata all’aumento della popolazione

mondiale) e per la maggior diffusione di assets all’interno delle aree colpite dai

disastri.

Slide 13: i disastri interessano più i paesi poveri o a medio reddito (es Cina a

medio reddito e molto estesa ha più rischio a registrare disastri naturali).

Tendono quindi a manifestarsi con maggior frequenza all’interno dei PVS (A

partire dal 1960, il 99% della popolazione mondiale colpita da disastri naturale

vive in paesi in via di sviluppo (87% in Mid, 12% in LIC) e il 97% delle morti

dovute a disastri naturali riguardano persone che vivono in paesi in via di

sviluppo (64% in Mid, 32% in LIC).

Secondo Intergovernmental Panel on Climate Change nel periodo 1985-1999,

2/3 delle morti dovute a disastri naturali sono localizzate in paesi con reddito

pro-capite inferiore a 760 USD.

DISASTRO MAN-MADE: evento riconducibile all’azione dell’uomo in grado di

causare un ampio shock al funzionamento dell’economia, attraverso l’impatto

esercitato su: Assets, Fattori di produzione, Reddito, Consumo e Occupazione

Esempi di disastri man-made sono: Disastri ambientali (sversamenti petrolio,

incidenti centrali nucleari, effetto serra e, più in generele, climate change),

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Guerre, Rivoluzioni e Attacchi terroristici/informatici, Genocidi, Crisi economico-

finanziarie.

Un disastro localizzato è un evento riconducibile a shock –generalmente

improvvisi nella loro manifestazione e rapidi nel causare effetti – che producono

conseguenze localizzate, quali Bombardamenti (durante un conflitto) e Attacchi

terroristici, Eruzione vulcanica, Terremoto.

Un disastro esteso è un evento riconducibile a shock – generalmente lenti nella

loro manifestazione e nel causare effetti – che producono conseguenze che

insistono sull’intero territorio nazionale (o nel caso più estremo assumono una

scala globale) quali Guerre e Rivoluzioni, Carestie, Pandemie.

A volte accade che un disastro che inizialmente è localizzato tende poi ad

avere effetti degni di nota anche al di fuori di quella che è la regione che

originariamente è stata colpita, quindi parte da locale e diventa poi più esteso.

Un disastro bilanciato (balanced disaster) è un evento in cui tutti i soggetti

coinvolti sono in una posizione simmetrica, tale per cui sono ugualmente

esposti al rischio.

Un disastro sbilanciato (unbalanced disaster) è un evento in cui i soggetti

coinvolti sono in una posizione asimmetrica, tale per cui sono diversamente

esposti al rischio.

Esempio: il cambiamento climatico. Alcuni soggetti sono fortemente

responsabili per la creazione di gas serra, mentre altri soggetti sono molto

esposti alle conseguenze di tale azione inquinante.

collasso

Un economico è il risultato finale di un processo di impoverimento

innescato da un disastro che – in assenza di adeguati interventi correttivi –

comporta un sostanziale deterioramento delle condizioni di vita della regione

colpita tale da causare contrazione della popolazione, migrazione della forza

lavoro, interruzione flussi produttivi e commerciali. Di tale concetto ne parla

molto Jared Diamond (Armi acciaio e malattie, conseguenze invasione coloni)

Effetto ultimo del collasso economico è la cessazione del normale

funzionamento dell’attività economica, fondata sulla divisione del lavoro, con

conseguenze negative per la crescita.

Conclusione iniziale: I disastri (naturali e non) provocano effetti negativi su:

1. Reddito, crescita & povertà

Di sicuro nel breve periodo il disastro provoca un effetto negativo. L’impatto

su reddito e crescita è dovuto al fatto che il disastro comporta: (breve periodo,

effetto impatto) Riduzione immediata reddito nazionale, determinata dalle

difficoltà nello svolgimento del ciclo produttivo domestico (shock da offerta) e

dal calo della domanda interna (shock da domanda). L’impatto sulla povertà è

dovuto al fatto che il disastro comporta: (breve periodo, effetto impatto)

Riduzione immediata reddito concentrata soprattutto sulle fasce più deboli

(=povere) della popolazione (anche per via della loro localizzazione).

Nel medio lungo periodo non è detto che il disastro provochi un effetto

negativo. L’impatto su reddito e crescita nel medio lungo periodo è in realtà di

segno incerto e dipende da svariati fattori (cfr. slides successive). L’impatto

sulla povertà nel medio lungo periodo è persistente per via di possibili trappole

della povertà. Non è scontato che il disastro provochi effetti permanenti

negativi su livelli e tassi di crescita del reddito, anzi a volte è successo il

contrario. 3

Kahn, 2005: l’impatto dei disastri naturali sul tasso di mortalità sperimentato

dalle diverse nazioni dipende dalla rilevanza di fattori quali la qualità delle

istituzioni e posizione geografica (2 deep factors che influenzano crescita nel

lungo periodo).

2. Finanza pubblica (deficit e debito pubblico)

L’impatto sui saldi di finanza pubblica è dovuto al fatto che il disastro comporta

una riduzione del reddito e quindi del PIL e si va incontro a:

- Riduzione gettito fiscale, determinato dalla riduzione del reddito prodotto: ∆↓

- Aumento spesa pubblica (per ricostruire strutture danneggiate) e

trasferimenti (sussidi per le popolazioni colpite da disastro), determinato da

spese per interventi aree colpite da shock e erogazione forma di sostegno al

reddito: ∆↑ �; ∆↑ ��

- Aumento deficit pubblico: ∆↑ [� − � − �� ]

- Aumento debito pubblico

Il disastro normalmente si associa a un maggior disavanzo, il quale, a meno

che non sia completamente monetizzato, sarà coperto con emissioni di titoli di

debito pubblico. Quindi un maggior disavanzo si associa con un maggior debito

deterioramento finanza pubblica. Vi è quindi limitazione a capacità di azione

del governo.

3. Conti con l’estero (deficit commerciale e debito estero)

I disastri si accompagnano con il deterioramento dei conti con l’estero: questo

avviene quando il disastro colpisce una o poche economie mentre se invece

fosse riconducibile a uno shock che colpisce il mondo intero allora tali

osservazioni non sarebbero più vere perché ci sarebbero sia meno export che

meno import quindi non ci sarebbe un deterioramento (es durante pandemia

covid che è shock globale e non asimettrico il mercato de cambi non si è

mosso).

L’impatto sui conti con l’estero è dovuto al fatto che il disastro comporta:

Riduzione export, determinato dalle difficoltà nello svolgimento del ciclo

produttivo domestico: ∆↓ ��. Aumento import, determinato dalle difficoltà

nello svolgimento del ciclo produttivo domestico: ∆↑ ��. Deterioramento saldo

commerciale: ∆↓ [�� − ��]. Aumento debito estero, attraverso peggioramento

saldo corrente: ∆↓ [�� − ��] ⟹ ∆↓ CA.

L’impatto ultimo sul sistema economico dipende da fattori quali: Natura dello

shock, Dimensione e struttura del sistema economico, Grado di sviluppo

economico (paese povero o ricco), Densità della popolazione Profondità del

mercato finanziario e tipo di governance, Azioni intraprese dal governo.

Il combinato disposto del punto 2 e 3 consente di comprendere perché paesi in

via di sviluppo siano più esposti e paesi avanzati siano meno esposti ai disastri.

REM.: grado di esposizione al danno viene (preferibilmente) misurato in quota

% del PIL.

Slide 27: in Giappone danno terremoto molto minore rispetto a quello di Haiti

per tsunami (3.6 a 120). Infatti, la % di popolazione coinvolta è molto alta ad

Haiti, 43%.

RIEPILOGO: I paesi in via di sviluppo più esposti a rischi naturali perché hanno:

- consistente quota popolazione residente in zone a rischio. Stragrande

maggioranza delle vittime di disastri naturali vive in pianure alluvionali, in aree

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sismiche o su colline franose, all’interno di abitazioni prive di sicurezza in aree

prive di infrastrutture per organizzare pronto intervento.

- elevata quota popolazione impiegata in agricoltura e turismo (attività

dipendenti dal clima e dal meteo che vanno in crisi con disastri naturali);

- scarso grado diversificazione produttiva;

- scarso sviluppo mercati finanziari ed assicurativi che lasciano i paesi senza

strumenti per proteggersi da tali rischi;

- basso livello di risparmi e di entrate fiscali (necessari per contrastare la

caduta del reddito generata dal disastro);

- legislazione debole in materia di edilizia.

MODELLI TEORICI

INTRODUZIONE

I principali fatti stilizzati descritti in precedenza hanno mostrato come i disastri

su ampia scala (large-scale disasters) siano la causa di perdite (in termini di

livello di reddito e consumi), distruzione (in termini di asset e stock di fattori di

produzione). Numerose verifiche empiriche hanno mostrato come i disastri

siano anche la causa di effetti (di breve e talora lungo periodo) sul tasso di

crescita ed effetti (talora persistenti) sulla distribuzione del reddito. Necessario

definire un approccio unificato che consenta di quantificare la diversa natura ed

entità di questi costi/effetti.

Definizione di perdite in letteratura: Perdite dirette (direct losses) sono la

conseguenza immediata del disastro naturale. Sono riconducibili a

- perdite dirette di mercato (direct market losses): sono perdite definite

in termini di minore disponibilità di beni e servizi e assets (soggette a

misurazione e osservazione). Esse hanno un prezzo di mercato

facilmente osservabile. Le perdite dirette possono essere stimate

ricorrendo a una valutazione (che utilizzi i prezzi di mercato) del bene o

asset andato distrutto o danneggiato.

- perdite dirette non di mercato (direct non-market losses, intangible

losses): sono perdite definite in termini di minore disponibilità di beni e

servizi ed assets e che NON hanno un prezzo di mercato facilmente

osservabile: perdite di vite umane (mortalità), compromissione dello

stato di salute di ampia parte della popolazione con crescente

esposizione a malattie (morbilità), danni all’ambiente e agli eco-sistemi,

distruzione di beni culturali e asset storici.

- Perdite indirette (indirect losses, o anche higher order losses) sono

generate dalle conseguenze indirette del disastro naturale e sono una

proxy della perdita di output. Sono riconducibili – tra gli altri – alla durata

e all’intensità di Interruzione del ciclo produttivo (business interruption,

ad es. dovuta a interruzione erogazione elettricità e/o acqua o fornitura di

semi-lavorati e/o materie prime), Ricostruzione stock di capacità

produttiva, dotazioni infrastrutturali e/o dello stock di conoscenza

(reconstruction process) che dipende dal grado di efficienza del sistema.

Normalmente il costo di rimpiazzo dello stock andato distrutto è valutato in

base al costo opportunità: le risorse destinate al rimpiazzo del capitale

distrutto non sono infatti disponibili per la costruzione di nuovo capitale.

Un esempio di perdite indirette è costituito da salari che non vengono retribuiti

ai lavoratori e prodotto che non viene realizzato in conseguenza

5

dell’interruzione del ciclo produttivo. Inoltre, perdite indirette sono anche

generate dalle esternalità negative provocate dalla distruzione di asset

infrastrutturali, quali le perdite di tempo associate alla distruzione di reti

stradali, ponti, etc. etc..

Perdite indirette tendono a manifestarsi su orizzonte temporale lungo, contesto

geografico ampio e settori diversi da quelli direttamente colpiti dal disastro.

Es. slide 36: perdite indirette cospicue su un orizzonte temporale

considerevole: Uragano Katrina a New Orleans (12 anni dopo livello

occupazione non è ancora ritornato come prima del disastro vi è anche

fenomeno migratorio da considerare: la mobilità del lavoro spinge le persone

ad andarsene per cercare lavoro da un’altra parte. L’Unione monetaria USA è

migliore rispetto a quella UE proprio grazie all’alta mobilità di lavoro delle

persone che riescono a reagire a shock disastrosi spostandosi, e anche se il

reddito a livello regionale scende il reddito pro capite di abitante medio della

regione non scende di molto).

Convinzione che non sempre i disastri si associno ad effetti persistenti e

permanenti negativi nel tempo, ma talvolta i disastri possono associarsi ad

effetti positivi. La stessa esperienza dell’economia di New Orleans – post

Uragano Katrina (Agosto 2005) – dimostra come la sforzo della ricostruzione

possa comportare – già nel medio periodo &ndash

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/08 Economia e gestione delle imprese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher quirinodamelio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia dei disastri Shock economy e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Lossani Marco Angelo.
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