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Economia industriale

Introduzione al corso

L'economia industriale costituisce un ramo specifico dell'economia politica. Il suo campo di applicazione non va necessariamente ristretto alle attività economiche propriamente manifatturiere, ma comprende tutte le attività d'impresa svolte su larga scala con l'eccezione del settore agricolo e del settore bancario e finanziario.

Due anime

  • Organizzare la produzione e soddisfare la comunità e dunque, bisogni sociali, concetti di mercato e concorrenza (presenti dei paesi già sviluppati).
  • Creare, stimolare le attività e le competenze che ci sono in un determinato territorio e vanno oltre la mera competenza delle aziende (paesi meno sviluppati che hanno ancora scarse capacità competitive).

Le tappe fondamentali della costituzione dell'Europa industriale come disciplina specialistica risalgono alle opere di Alfred Marshall ovvero la teoria dell'equilibrio economico e parziale. Il sistema economico necessita di regole per effettuare scambi tra produttori e consumatori. I produttori e i consumatori sono di natura artificiale del comportamento umano. Le regole sono fondamentali e l'economista deve tener conto di ciò. Questo perché l'economia è di diversi livelli:

  • Mondo
  • Stati
  • Imprese
  • Mercati
  • Individui

Logica economia di mercato

L'economia di mercato è quell'economia che garantisce un corretto funzionamento alla concorrenza, chiunque vuole può svolgere qualsiasi attività e ci si aspetta un risultato sotto una serie di profili migliore rispetto a una soluzione alternativa. L'economia mostra il lato, la natura artificiale dell'operato umano; necessita di regole, istruzioni per rendere possibili tutti gli scambi e le operazioni (Simon).

Economia programmata

Sistema economico in cui i processi non vengono dettati dal mercato ma diretti da un piano centralizzato elaborato dalla burocrazia statale.

  • È diversa dall'economia di mercato: piena di occupazione e giusta remunerazione.
  • Ci si aspetta un risultato migliore rispetto ad altre situazioni, dal punto di vista individuale.

Economia di autoproduzione

Non ci si poteva appropriare del frutto del proprio lavoro (schiavi producevano e di diritto il loro prodotto spettava al loro padrone). Non c'era incentivo a sovraprodurre e c'era poco scambio.

  • Sistema istituzionale: divisione in classi e passaggio da una all'altra era esclusa.
  • Poca specializzazione lavoro: svolta alla sopravvivenza (beni di prima necessità), ognuno faceva diverse attività.
  • Poca produttività media: si produceva stretto necessario e basso rapporto output/input.

Prima erano organizzate in economie di autoproduzione (1600) in cui l'elemento principale era che alcuni non potevano appropriarsi del frutto del loro lavoro ma andava ad altri soggetti il diritto di possedere quel surplus. La capacità di produrre era limitata perché non c'è incentivo a sovrapproduzione. Vi era una divisione in classi e bassa produttività anche per la bassa specializzazione. La produttività media è il rapporto tra output e input. Poi si affermò la libertà e i diritti in modo diverso, ovvero c'era più intraprendenza con l'obiettivo di migliorare la propria situazione. Intraprendenza significa anche specializzarsi in una determinata attività.

Locke

Principio di proprietà privata. Secondo Locke la terra, ad esempio, è un elemento a disposizione di tutti gli uomini, essi possono appropriarsi del risultato del proprio lavoro e quindi vendere il proprio lavoro finito.

  • Prima si scambiava solo il surplus poi, con la specializzazione e suddivisione del lavoro scambio, c'è l'affermazione di mercato che diventa più produttivo l'uso delle risorse attraverso la suddivisione del lavoro e le innovazioni tecnologiche.

De Mandeville

Il pensiero che è alla base del capitalismo nasce dall'idea che l'individualismo non sia in contrasto con l'utilità generale. Concetto che venne rappresentato nel saggio di Mandeville: vi si racconta di un alveare nel quale le api che lo abitano sono afflitte da tutti i possibili vizi individuali che si possano immaginare, ma dalla somma di tutti i vizi che nasce il bene comune, quindi possiamo dire che alla base del pensiero economico del capitalismo e dello sviluppo dell'economia di mercato vi sia in definitiva la considerazione etica che gli uomini sono fondamentalmente egoisti e che quindi solo un sistema che volga questo vizio privato all'interesse e al bene comune può corrispondere ai canoni etici del bene. La libertà non va limitata ma regolata.

Dunque, la tesi dell'autore è che ci sono i vizi ma è meglio un mondo con questi comportamenti che vanno controllati nei loro eccessi piuttosto che un mondo in cui la libertà individuale venga repressa. Soddisfare la propria utilità ha un'eccezione egoista perché conto solo io al limite a danno di altri ma non necessariamente il mio egoismo porta a danno di altri.

I comportamenti degli individui possono descriversi sulla base di 5 istinti:

  • Predatorio: prevalere anche a danno altrui.
  • Intraprendenza: fare qualcosa a prescindere dal risultato.
  • Animale sociale: rispondere con i suoi comportamenti al fatto di stare in comunità.
  • Imitativo: comportamenti di altrui.
  • Curiosità oziosa: intraprendere senza obiettivo preciso.

Smith

Per Smith come si risolve la tensione dell'interesse individuale e generale? Tramite la perfetta allocazione delle risorse. Essa è un processo naturale che porta a distribuire le risorse nel miglior modo possibile e nel miglior interesse della società. Non c'è bisogno di un intervento normativo regolatorio che si prefigga di distribuire in misura migliore queste risorse. Distribuire le risorse dipende dal comportamento naturale per gli individui, e vuol dire spostare le risorse cercando il massimo profitto.

Il massimo profitto si ottiene:

  • Lato offerta: scelgo impieghi che danno il massimo profitto.
  • Lato domanda: scelgo il bene che mi dà la massima utilità.

Questa facilità di spostamento dipende dal fatto che non ci sono vincoli allo spostamento e in più per chi produce è indifferente produrre un bene o un altro. Se non mi dà più profitto sposto i capitali. È facile disinvestire e reinvestire quando le competenze contano meno e le attività sono molto semplici. Il paradigma dominante dell'economia è che gli interessi privati vanno nella direzione di soddisfare quelli collettivi, dunque, l'intervento esterno ostacola questo processo naturale.

Il pensiero di Smith si comprende maggiormente dell'opera maggiore 'Theory of Moral Sentiments'. Qui il ruolo dell'individuo e il suo interesse personale sono più ampiamente definiti come prudenza comune, cioè come regola di condotta generalmente accettata e praticata, la quale è l'unione di ragione e comprensione e del dominio di sé che si manifestavano in una condotta fortemente fondata su valori etici che si accompagna alla naturale tendenza alla socialità; ciò che Smith, in sintesi, definisce la morale della simpatia. L'individuo è posto al centro del processo economico. Ciascun individuo può giudicare dal proprio specifico punto di vista. Non vi è il concetto che l'interesse del singolo coincida con quello generale ma vi è invece quello che la burocrazia farebbe molto peggio di quanto risulterebbe dalla libera scelta dei privati.

La mano invisibile non è altro che il meccanismo di riequilibrio dei mercati concorrenziali. Anche se la mano invisibile produce un risultato di gran lunga migliore di quelli che derivano da fenomeni coercitivi, non è detto che il risultato costituisca l'ottimo assoluto. La visione cosmopolita di Smith vale per tutti i luoghi e in tutti i tempi. Gli individui sono liberi di perseguire il proprio interesse e dunque quello generale.

La scuola istituzionalista e l'economista List criticano la soluzione smithiana: se applicata ai rapporti fra le nazioni equivale a una strategia che consente nel fatto che il primo arrivato impedisce agli altri di ottenere lo stesso risultato. La critica si chiede come si possa produrre valore aggiunto anche se non si è un paese sviluppato.

Emilton propone la teoria dell'industria nascente. Occorre proteggere/sostenere le attività che si vogliono sviluppare sul territorio perché sennò col libero scambio non si potrebbero sviluppare anzi il libero scambio avrebbe cristallizzato la situazione che all'epoca era produrre beni agricoli per paesi avanzati e non sviluppare attività a valore aggiunto. Smith, dunque presenta l'economia di mercato basata sulle scelte individuali e il laissez-faire soltanto come una presunzione di ottimo sociale accompagnando il giudizio sulla superiorità di un sistema di mercato con frequenti richiami alla struttura delle istituzioni sociali che frenano e incanalano le motivazioni legate all'interesse personale.

Le market failures

Il campo delle analisi economica che si definisce economia industriale riguarda specialmente i casi nei quali le forze spontanee del mercato producono distorsioni all'equilibrio, che perciò si allontana dal cosiddetto ottimo paretiano, producendo una distribuzione delle risorse imperfetta. Market failures indica una vasta casistica che si può classificare in queste sei tipologie.

  • La produzione di beni pubblici e sociali, che il mercato non è in grado di produrre nella quantità e nella specie desiderabile a causa di comportamenti opportunistici.
  • La presenza di fenomeni legati all'incertezza e all'instabilità che allontanano il sistema dall'equilibrio stabile.
  • La presenza di restrizioni alla concorrenza determinate dal potere monopolistico, che vanno dalla forma più blanda di concorrenza monopolistica alla forma più estrema che si verifica nel caso dei monopoli naturali.
  • La presenza del fenomeno delle esternalità che verrà esaminato in relazione all'analisi dei costi di produzione e alla formazione dei distretti industriali. Si tratta del fenomeno per cui alcuni costi e benefici che derivano dalle decisioni di singoli operatori non risultano incorporate nel sistema dei prezzi che l'operatore prende in considerazione nel determinare le proprie scelte.
  • La presenza di costi di transazione che rende il ricorso al mercato meno efficiente o più rischioso rispetto all'accentramento delle operazioni produttive nell'ambito di una struttura di comando quale è l'impresa.
  • Vi è infine il fenomeno che si definisce asimmetria informativa che costituisce un campo di studi inaugurato dal saggio di George Akerlof e che riprende in chiave contemporanea un fenomeno conosciuto sin dall'antichità. L'asimmetria informativa si determina quando una parte degli operatori del mercato dispone di informazioni rilevanti sulla qualità del prodotto che non sono disponibili per gli altri.

L'insieme di tutte queste failures rende la realtà dei mercati, delle industrie, e il loro funzionamento molto diversi da ciò che si determinerebbe in base agli assiomi della concorrenza perfetta.

Le limitazioni alla liberalità di Smith

Le limitazioni alla liberalità di Smith e l'introduzione di regole si sono dovute applicare soprattutto in 5 ambiti:

  • Lavoro
  • Tassazione
  • Antitrust
  • Previdenza e sanità
  • Stabilità e sviluppo

1) Lavoro

Il primo problema implicito al sistema basato sull'economia di mercato è rappresentato dalla relativa debolezza dei lavoratori salariati rispetto ai capitalisti che offrono lavoro. Il problema era già stato osservato da Smith che notava come per, essendo i datori di lavoro meno numerosi dei lavoratori dipendenti, era per loro più facile coalizzarsi in cartelli configurando una forma di mercato monopsonistica per la contrattazione dei salari. La remunerazione deve essere calcolata in base alla produttività. Nell'economia di mercato però il rapporto di forza è asimmetrico e tutto nelle mani delle imprese o datori di lavoro. Come già detto, i datori di lavoro sono meno numerosi e dunque si accordano per dare salari molto minori ai lavoratori non organizzati, un minimo necessario per poter sopravvivere non legato alla produttività: legge ferrea dei salari.

Smith osserva che nei paesi dove si sta meglio, i salari erano più alti; più produzione, più consumo, più benessere. Bisognava incentivare il consumo di massa. Per il mercato del lavoro l'equilibrio naturale o spontaneo non corrisponderebbe ad un equilibrio concorrenziale. Assumendo come ipotesi ragionevole che la produttività del lavoro sia decrescente al crescere delle quantità impiegate, e che il costo sia invece crescente, ne deriva che il costo marginale è superiore al salario medio. In condizioni di monopsonio l'imprenditore determinerà la quantità di lavoro da assumere al punto in cui la produttività marginale è uguale al costo marginale. Ciò dà origine a una differenza fra la produttività del lavoro e il salario medio, differenza che Marx avrebbe definito plusvalore, e a un minore livello di occupazione rispetto a quanto risulterebbe in condizioni di concorrenza, in cui la domanda di lavoro si spingerebbe almeno fino al punto in cui il costo marginale uguaglia la produttività media.

2) Welfare

Il secondo ordine di problemi riguarda la capacità dei singoli individui di badare a sé stessi, capacità che per ragioni di età, di salute, o altre ancora, non può essere data per scontata. Ma il termine welfare è indiscutibilmente legato alle riforme del presidente degli Stati Uniti Roosevelt e Berveridge. Le politiche sociali del Welfare State si ispirano al principio dell'uguaglianza delle opportunità e all'assistenza pubblica a coloro che non sono in grado di assicurarsi il minimo necessario per un'esistenza dignitosa. Il tratto fondamentale è costituito dalle assicurazioni sociali finanziate da contributi obbligati. Il welfare include in varia misura la pubblica istruzione e la fornitura di alloggi a prezzi compatibili con i livelli salariali. Welfare mette gli individui in condizioni paritarie per favorire la libera iniziativa da parte di tutti. Con l'assistenza sanitaria si genera molta occupazione e stimolazione conoscenze.

3) Tassazione

Il terzo ordine di problemi istituzionali suscitato dal sistema dell'economia di mercato è che questo sistema non riduce le disuguaglianze fra i soggetti dell'economia, ma tende anzi ad aumentarle, e dal problema della produzione dei beni pubblici. Sin da quando sono esistiti proprietari e lavoratori liberi in comunità organizzate, la principale finalità della tassazione del reddito e del patrimonio è stata costituita dal finanziamento della costruzione e del funzionamento dei beni pubblici. La tassazione è necessaria per garantire beni e servizi che in un'economia di mercato non sarebbero garantiti. È anche uno strumento per distribuire la ricchezza con la progressività delle imposte.

4) Antitrust

Da quando esistono i mercati esistono le forme di distorsione internazionale del mercato dovuta a innovazioni tecnologiche e dai costi di trasporto. Questo porta una crisi di sovrapproduzione e dei prezzi. Si genera iniquità di ricchezza a sfavore dei piccoli imprenditori.

5) Stabilità e sviluppo

Il quinto, e ultimo in ordine di tempo, tipo di correttivi introdotto per correggere le failures dell'economia di mercato riguardano la stabilità e lo sviluppo. Se l'osservazione smithiana circa la relazione fra alti salari, il quale però dipende principalmente da fattori non propriamente economici, come l'innovazione tecnologica, l'istruzione, ..., essa non è sufficiente a garantire né la stabilità del sistema, né che il sistema raggiunga le condizioni di crescita più elevate possibili, con la piena occupazione dei fattori disponibili. Il mercato produce instabilità per tre ordini di motivi. Il primo è un fatto tecnico che si verifica in casi specifici, quando l'elasticità dell'offerta è maggiore di quella della domanda di una particolare industria, da cui il teorema della ragnatela. Il secondo è costituito dall'instabilità dei prezzi dovuta alla moneta. Il terzo è legato al fenomeno del ciclo economico, alla cui comprensione e controllo si impegneranno inutilmente i migliori economisti, fino alla comparsa di Keynes.

Funzione di costo

La struttura dei costi di produzione si riferisce al breve periodo, espressione con la quale si intende un intervallo di tempo tanto breve da non consentire alle imprese di variare la quantità impiegata di alcuni dei suoi fattori, come in particolare il suo stock di impianti e di attrezzature. Nel lungo periodo tutti i fattori produttivi sono variabili e la loro quantità è lasciata alla discrezione dell'imprenditore. Quindi potremmo definire il breve periodo come intervallo di tempo compreso tra quello in cui tutti i fattori sono fissi e quello in cui tutti i fattori sono variabili. L'estensione temporale del breve periodo in alcune industrie sarà maggiore che in altre. Il riferimento a breve periodo, e alla struttura dei costi di produzione, è opportuno distinguere tre concetti di costo totale:

  • Costo totale fisso: i costi totali fissi sono le passività totali che l'impresa deve sostenere nell'unità di tempo per i fattori fissi. Poiché la quantità di tali fattori è costante il costo totale fisso sarà il medesimo indipendentemente dalla quantità prodotta.
  • Costo totale variabile: i costi totali variabili sono i costi totali che...
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher _Erika2000 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia industriale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università internazionale degli studi sociali Guido Carli - (LUISS) di Roma o del prof Cassetta Ernesto.
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