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In questa forma rientrano i prestiti personali che si dividono in:

- finalizzati: ovvero finalizzati all’acquisto di un bene determinato

- non finalizzati: la disponibilità di denaro è totale

Il prestito viene generalmente erogato in un’unica soluzione a favore del cliente o direttamente al

fornitore del bene, e rimborsato generalmente in base a un piano di ammortamento a rate costanti

con scadenze solitamente mensili. Di solito la durata va dai 12 ai 60 mesi.

Apertura di credito in conto corrente

Si adatta a quelle imprese che hanno un fabbisogno di finanziamenti fluttuante nel tempo e

difficilmente determinabile in anticipo. La banca chiede la possibilità di movimentare il conto per

trarne profitti e comunque anche per non immobilizzarlo.

All’impresa viene concesso un fido massimo entro cui può prendere finanziamenti nel conto corrente

(il massimo in rosso che può raggiungere in pratica).

Il costo dell’operazione dipende dall’effettivo utilizzo del fido che ciascuna impresa fa; il saggio

d’interesse dell’operazione risulta maggiore rispetto al normale, ma è ampiamente compensato dai

molti servizi che la banca offre.

L’apertura in conto corrente può assumere due forme:

- l’apertura di credito per effettiva elasticità di cassa: rivolto a compensare temporanei squilibri

della gestione finanziaria dell’affidato e comporta quindi frequenti mutamenti nell’ammontare e

nel segno del saldo del conto.

- l’apertura di credito in conto corrente ordinario: il segno del saldo dei conti tende a

permanere a favore della banca, la quale richiede al cliente un saldo a suo favore almeno un

tot di volte all’anno.

Caratteristiche tecniche:

- volume del fido: da un’indagine preliminare alla concessione riguardo la capacità dell’impresa

di rimborsare a breve scadenza il credito la banca valuta un volume del fido entro cui l’impresa

può utilizzare il credito.

- durata: a) a tempo determinato se è dato un intervallo entro il quale utilizzare il fido ed al

termine del quale l’impresa dovrà rimborsare la banca b) a tempo indeterminato se il rapporto

di credito si estingue con la revoca sia da parte della banca sia da parte dell’affidato

- costo dell’operazione: rappresentato essenzialmente dall’interesse a carico del cliente e dalla

commissione di massimo scoperto (se l’affidato rimane per più di 10 giorni nella condizione di

utilizzo massimo del fido, allora la banca applica una commissione aggiuntiva dell’ 1/8%:

questo per indurre l’affidato a limitare i picchi di utilizzo)

Garanzia: è un’operazione non tipica, spesso infatti le aperture di credito sono concesse allo

scoperto. L’art. 1844 disciplina che “..se la garanzia diviene insufficiente, la banca può chiedere un

supplemento di garanzia o la sostituzione del garante. Se l’accreditato non ottempera alla richiesta, la

banca può ridurre il credito proporzionalmente al diminuito valore della garanzia o recedere dal

contratto”.

Possono essere personali (fidejussione, avallo) o reali (pegno, ipoteca).

- fidejussione: forse la più ricorrente; è una garanzia generica concessa da terzi che sono in

rapporto con l’accreditato e che godono di indiscussa moralità e sicura solvibilità.

- avallo: firma di garanzia su cambiale. Quando l’affidato lascia degli effetti cambiari da lui

sottoscritti (cioè di cui lui è il traente, quello che paga) all’ordine della banca (il trattario) la

garanzia può essere accordata mediante l’apposizione sugli effetti di una firma di avallo di un

terzo. In pratica la cambiale da sola non costituisce garanzia; se vi è apposta però la firma di

avallo di un terzo, allora la costituisce.

- pegno: ha come oggetto beni mobili (spesso beni mobiliari), crediti, merci di proprietà del

beneficiario o di un terzo

- ipoteca: ha come oggetto beni immobili

La garanzia non accresce la solvibilità del beneficiario, tuttavia concorre ad agevolare il recupero

coattivo del credito da parte della banca delle somme prestate.

5.3 Lo sconto

E’ un prestito per cassa, economicamente garantito dalla cessione di un credito, e indiretto, in

quanto il soggetto che ottiene il finanziamento non si identifica con il soggetto che è chiamato a

rimborsare alla scadenza il debito verso la banca.

L’art. 1858 definisce lo sconto bancario come “il contratto con il quale la banca, previa deduzione

dell’interesse, anticipa al cliente l’importo di un credito verso terzi non ancora scaduto, mediante la

cessione, salvo buon fine, del credito stesso”.

Presupposto dello sconto è l’esistenza di un credito verso terzi non ancora scaduto.

Il cliente che intende utilizzare questa operazione per monetizzare il credito, derivante da un rapporto

di fornitura, dovrà chiedere un fido c.d. castelletto di sconto, che rappresenta il massimo importo

utilizzabile attraverso questa forma tecnica.

In pratica un cliente va dalla banca gli offre un credito che vanta verso un terzo, questa conferisce al

cliente l’intero ammontare del credito in anticipo, con la clausola che egli potrà utilizzare soltanto una

parte di questo denaro; questa è pari al valore del castelletto di sconto, un fido massimo che la banca

concede di utilizzare al cliente.

Oggetto dello sconto sono tutti quei crediti che possono essere ceduti alla banca nelle particolari

forme tecniche consentite dal titolo in cui è espresso il credito; si parla di:

- sconto bancario: quando a oggetto dello sconto sono crediti di qualsiasi natura

- sconto cambiario: quando ad oggetto dello sconto sono gli effetti cambiari. Si attua mediante

girata ed avviene così: il portatore beneficiario della cambiale tratta si presenta in banca

(trattaria) e chiede di scontare tale cambiale; non tutte le cambiali sono “bancabili”; questa è la

forma più tipica ed importante economicamente.

La cambiale

E’ un titolo di credito che solitamente ha come funzione quella di differire un pagamento di denaro.

Si distinguono giuridicamente due tipi di cambiali:

- cambiale tratta: la cambiale tratta prevede che il traente (debitore principale) dia ordine al

trattario (la banca) di pagare una somma al beneficiario del titolo (il portatore del titolo). La

tratta può essere accettata o meno dal trattario che appone la firma di accettazione. Se

accettata impegna cambiariamente traente e trattario, altrimenti il solo traente.

- pagherò/vaglia cambiario: è un titolo di credito la cui funzione tipica è quella di differire il

pagamento di una somma in denaro. Il pagherò cambiario prevede che l'emittente faccia una

promessa di pagamento al beneficiario.

Un’ulteriore distinzione si può operare fra:

- cambiali commerciali traggono origine da effettive operazioni di compravendita tra imprese,

laddove il regolamento del prezzo da parte del compratore viene differito nel tempo.

- cambiali finanziarie hanno come rapporto sottostante la negoziazione di un prestito e sono

rappresentate da cambiali pagherò rilasciate all'ordine della banca dal cliente per ottenere un

finanziamento (su queste si può costituire una garanzia di avallo, facendo firmare un terzo a

garanzia della solvibilità del cliente)

- cambiali di comodo si possono classificare come una via di mezzo tra carta commerciale e

carta finanziaria. Esse traggono la loro origine dalla simulazione di un rapporto commerciale

tra due soggetti allo scopo di ottenere un prestito dalla banca sotto forma di sconto. Se il

favore fra i due soggetti è reciproco, ricorre la fattispecie dei cosiddetti effetti incrociati. La

banca esamina attentamente gli effetti per cercare di scoprire la causa sottostante che ha dato

origine alla loro emissione, per evitare di scontare cambiali prive di requisiti sostanziali.

Inoltre esistono una serie di requisiti richiesti dalla banca per poter ammettere al risconto gli

effetti presentati allo sconto; si distingue tra:

- cambiali bancabili: 2 firme di persone notoriamente solvibili; scadenza non superiore a 4

mesi; senza clausole che limitano l’esercizio dei diritti cambiari; requisiti formali e fiscali (bollo

regolare).

- non bancabili

In mancanza di bancabilità una cambiale o viene respinta oppure viene scontata a condizioni più

onerose per il cliente. Insomma alcune volte è possibile che una banca accetti allo sconto cambiali

non bancabili.

La cessione della provvista consente al traente venditore di cedere alla banca il sottostante credito

di fornitura (provvista) vantato nei confronti del compratore che ha escluso o rifiutato l'accettazione.

Lo sconto con cessione della provvista ha, quindi, come oggetto cambiali non accettate (e quindi non

bancabili), ma la cui emissione è sempre fondata su un rapporto di natura commerciale.

Sempre riguardo all'operazione di sconto, questa si estingue, prima di tutto, alla scadenza della

cambiale, in seguito al regolare pagamento da parte del debitore principale. L'estinzione può avvenire

anche quando il cliente che sconta l'effetto ritira la cambiale e ne anticipa il pagamento, in tal modo

sostituendosi all'obbligato principale. Dopo la scadenza, invece, si estingue lo sconto se la cambiale,

non essendo stata pagata dal debitore principale, né dal cliente, viene protestata e successivamente

pagata con l'intervento di un altro obbligato

cambiario.?????????????????????????????????????????

Risconto

E’ un'operazione di provvista derivata alla quale ricorre la banca che consiste nello scontare presso

la banca centrale i titoli cambiari ottenuti con operazioni di sconto dai propri clienti, al fine di ottenere

liquidità. La banca sconta a sua volta gli effetti cambiari che sono stati da essa scontati alla propria

clientela.

Sovvenzione cambiaria

È un prestito monetario che prevede il rilascio, da parte del soggetto finanziato di una o più cambiali,

nella veste di pagherò, a favore della banca. La banca anticipa al cliente l’importo nominale degli

effetti emessi, detraendo anticipatamente lo sconto e le altre competenze bancarie previste. Visto che

il cliente non cede nessun credito che vanta verso terzi, non si può parlare di operazione di sconto.

L’unico debitore della banca è l’emittente, ovvero il cliente.

Il costo dell’operazione di sconto cambiario

Il castelletto salvo buon fine

E’ una forma di prestito che può essere concessa non solo dietro cessione di titoli cambiari, ma

anche di Ricevute Bancarie. Queste ultime sono documenti di natura non cambiaria emessi da

un'impresa per la riscossione dilazionata di una fornitura di beni o servizi. Con lo sviluppo della

telematica, queste Ricevute Bancarie sono ormai dematerializzate. Col castelletto sbf l’impresa

ottiene un vero e proprio affidamento e riceve, in conseguenza del trasferimento di effetti alla banca

per l’incasso, l’intero valore nominale dei titoli, detratte le sole commissioni d’incasso. La somma

corrispondente viene accreditata sul c/c del cedente e la banca provvederà alla scadenza a incassare

gli effetti di cui è divenuta beneficiaria, come nel caso dello sconto.

Differenza dallo sconto: sta nel fatto che al creditore cliente viene accreditato sul conto corrente

l’intero ammontare del credito, che può essere da lui utilizzato per intero (più lo usa però, più interessi

dovrà pagare), e non nei limiti del castelletto di sconto come nell’operazione appunto di sconto.

L'anticipo su fatture

E’ una forma di prestito monetario a valere su fatture emesse dall'impresa nell'ambito delle

transazioni commerciali da questa effettuate. Il fido massimo prende il nome di castelletto anticipi

su fatture. La cessione dei crediti avviene con la clausola pro solvendo: se il debitore alla scadenza

risulta insolvente, la banca si rivale sul cliente affidato. L'importo che la banca mette a disposizione

del cliente viene addebitato in un conto transitorio fruttifero denominato conto anticipi su fatture. Alla

fine del trimestre solare gli interessi a debito del cliente che maturano sul conto anticipi vengono

addebitati direttamente nel conto corrente di corrispondenza.

Il factoring

E’ un contratto con il quale un'impresa (cedente) trasferisce o si obbliga a trasferire a una società

specializzata (factor o cessionario) la titolarità di crediti commerciali verso i propri clienti (debitori

ceduti) al fine di ottenere liquidità e/o servizi. Il regolamento anticipato dei crediti ceduti (servizio

finanziario) si associa ad alcuni servizi non finanziari forniti dal factor quali: il servizio gestionale

(fatturizzazione, contabilizzazione, riscossione dei crediti) e il servizio assicurativo (garanzia contro il

rischio di insolvenza).

La cessione può essere effettuata pro solvendo, con la clausola salvo buon fine, oppure pro soluto, il

rischio di insolvenza si trasferisce completamente dal cedente al factor.

I costi dell'operazione sono prevalentemente relativi a: la commissione di factoring, l'interesse sulle

somme anticipate dal factor, e oneri diversi legati a spese accessorie.

L'anticipazione garantita

E’ un contratto con il quale la banca concede al cliente un prestito per cassa, a breve termine, previa

costituzione di una garanzia pignoratizia. Inoltre viene redatta una polizza di anticipazione in cui sono

contenute le clausole che regolano l'operazione e un contratto di pegno.

“Il pegno si costituisce con la consegna al creditore della cosa o del documento che conferisce

l'esclusiva disponibilità della cosa”. Chiaramente la somma prestata deve essere proporzionale al

valore dei beni oggetto della garanzia.

Nell'anticipazione propria avviene che: i beni sono costituiti in pegno regolare, sono individuati al

momento della consegna, restano di proprietà del debitore; la banca si assume l'obbligo della

custodia e della restituzione dei medesimi quando il debitore avrà adempiuto la sua obbligazione alla

scadenza del termine convenuto (il debitore perde la disponibilità dei beni dati in pegno ma la banca

non acquista la facoltà di disporne).

Nell'anticipazione impropria i beni sono costituiti in pegno irregolare: ciò si verifica quando oggetto

della garanzia sono beni fungibili, non individuati alla consegna, o quando la banca abbia la facoltà di

disporne.

L'importo del prestito che la banca concede viene calcolato deducendo dal valore attribuito al pegno

uno scarto in ragione percentuale sul valore medesimo.

Possiamo distinguere due forme di anticipazione:

semplice o a scadenza fissa, prevede che la banca corrisponda al momento della stipula del

 contratto l'intero importo anticipato, con l'obbligo per il cliente di restituirlo alla scadenza

convenuta, sempre in un'unica soluzione. Gli interessi sono calcolati ad un tasso fisso.

in conto corrente, la banca mette a disposizione del cliente l'importo anticipato, con la facoltà per

 l'addebitato di utilizzarlo in relazione alle sue esigenze e quindi in un'unica o più soluzioni ripartite

nel tempo. L'addebitato può ricostruire l'ammontare del fido attraverso versamenti in conto. Gli

interessi sono calcolati in via posticipata, in relazione alla liquidazione periodica del conto, sulle

somme utilizzate e per la durata del loro utilizzo.

Si distingue poi tra anticipazioni su: valori mobiliari, merci, documenti rappresentativi delle merci.

Anticipazione su valori mobiliari

La categoria di beni più comunemente costituita in pegno è rappresentata dai valori mobiliari. I valori

mobiliari oggetto della garanzia possono essere: titoli a reddito fisso, che rappresentano un debito

dell'emittente verso i sottoscrittori e si distinguono in titoli pubblici (es.: BOT) o privati; e titoli a reddito

variabile, che sono costituiti dalle azioni, che rappresentano la quota di partecipazione al capitale

della società emittente, nella veste giuridica di società per azioni e in accomandita per azioni. La

durata dell'operazione di solito non supera i 6 mesi. La forma utilizzata più frequentemente è quella

dell'anticipazione in conto corrente, più raramente quella a scadenza fissa e maggiormente per i titoli

a reddito fisso.

Anticipazione su merci

Le merci, per essere gradite alla banca e accettate in garanzia devono avere particolari requisiti:

devono essere valutabili, non deperibili, dal prezzo stabile nel tempo, conservabili ed oggetto di

negoziazioni frequenti (oro). La valutazione del valore del pegno è affidata ad un esperto della

categoria merceologica di appartenenza dei beni, il quale definisce il valore attuale dei beni offerti in

garanzia. Su questo valore la banca calcola uno scarto che si aggira tra il 20% e il 50 %, a seconda

della presenza dei requisiti sopra enunciati. Solitamente l'operazione supera i 6 mesi, fino ad arrivare

a 12 mesi.

Anticipazione su documenti rappresentativi di merci

L'anticipazione su documenti rappresentativi delle merci si differenzia dalle anticipazioni su merci per

il fatto che l'anticipazione è concessa su documenti rappresentativi delle merci, documenti cioè che

attribuiscono al possessore il diritto alla consegna delle merci che sono in essi specificate, il

possesso delle medesime e il potere di disporne mediante il trasferimento del titolo. Il documento è

formato da: una fede di deposito, che attribuisce la proprietà delle merci, che sono descritte in modo

particolareggiato, e il diritto di ritirarle; una nota di pegno, che serve a costituire, mediante la girata,

un diritto di pegno sulle merci depositate. Il possessore dei due titoli congiunti ha la piena disponibilità

dei beni depositati e quindi il diritto alla riconsegna. La nota di pegno è un titolo di credito, assimilabile

alla cambiale, contenente una garanzia reale sui beni depositati.

Finanziamento su strumenti finanziari

Il finanziamento su strumenti finanziari si realizza in un trasferimento temporaneo di titoli contro

denaro, attraverso la stipula di due operazioni di compravendita di segno opposto, una a pronti con la

consegna di titoli contro denaro e l'altra a termine con ritiro di titoli contro denaro, tra una banca o un

intermediario finanziario e la stessa controparte.

Il finanziamento può assumere forma di: a)riporto, b)prestito di titoli, c)operazione di pronti

contro termine.

a) Riporto – finanziamento su strumenti finanziari

Nell'operazione di riporto abbiamo due protagonisti: il riportato è colui che vende i titoli a pronti e si

impegna a riacquistarli a termine dal riportatore alle condizioni prestabilite; il riportatore è colui che

acquista i titoli a pronti e si obbliga a rivenderli a termine al riportato alle condizioni prestabilite. I titoli

che vengono scambiati a pronti e a termine sono della stessa quantità e della medesima specie; il

prezzo dei due trasferimenti è unico. Il prezzo del contratto si definisce interesse di riporto o

premio di deporto. Il primo si ha nel caso di riporto con riporto, cioè quando il prezzo a pronti è

inferiore al prezzo a termine e l'operazione è finalizzata a soddisfare una necessità temporanea di

denaro; il secondo nel riporto con deporto, quando il prezzo a pronti è maggiore del prezzo a termine

e l'operazione è finalizzata a ottenere titoli. Se il prezzo a pronti è uguale al prezzo a termine, si ha un

riporto alla pari.

Inotre si distingue fra:

- riporto finanziario, detto anche di banca, il riportato (cliente) trasferisce in proprietà al

riportatore (banca) titoli di credito (in genere valori mobiliari) di una certa specie ad un certo

prezzo; alla scadenza il riportatore trasferisce al riportato la proprietà di altrettanti titoli della

stessa specie, dietro rimborso del prezzo a termine superiore al prezzo a pronti. Il tasso

d’interesse è poco più di quello a breve.

- riporto di borsa, che è connesso ad operazioni sul mercato mobiliare, e in cui la banca può

operare in qualità di riportato o riportatore, a seconda che la controparte sia uno speculatore al

ribasso o al rialzo.

Il contratto di riporto soddisfa, quindi, le esigenze sia del venditore che del compratore allo scoperto,

consentendo al primo di disporre dei titoli e al secondo di avere la liquidità per il tempo stabilito dal

contratto.

Il prezzo base del riporto è il prezzo a pronti, prezzo al quale avviene il trasferimento dei titoli dal

riportato al riportatore. Nel riporto finanziario il prezzo base equivale all'ammontare del finanziamento

concesso dalla banca, corrispondente al valore di mercato dei titoli, al netto di uno scarto, posto a

tutela della banca.

La durata del riporto finanziario è liberamente definita tra le parti, in funzione delle rispettive esigenze,

ma generalmente è inferiore a sei mesi.

Il contratto di riporto a contanti può essere stipulato solo in borsa e concluso, con trattativa diretta

e modalità libere, per il tramite di intermediari autorizzati. Il riporto di borsa ha durata massima di

trenta giorni dalla liquidazione dell'operazione a contanti e può essere estinto in anticipo.

Riporto titoli: domando titoli e offro denaro; è concluso dall’investitore ribassista che ha venduto allo

scoperto; il riportatore riconosce un interesse (saggio di deporto) a chi gli presta i titoli e l’importo a

scadenza è inferiore alla somma a contanti: la differenza prende il nome di deporto (è più usato il

prestito titoli).

Riporto denaro: domando denaro e offro titoli; è concluso dal rialzista che ha acquistato i titoli ma non

dispone di liquidità; il riportato che chiede il finanziamento (il rialzista), riconosce al riportatore un

interesse (saggio di riporto) e la somma a termine è maggiore di quella a pronti.

b) Prestito titoli o mutuo di titoli – finanziamento su strumenti finanziari

Il prestito (o mutuo) titoli è “la transazione con la quale un ente o la sua controparte trasferisce titoli

contro adeguata garanzia con l’impegno per chi riceve il prestito di restituire titoli equivalenti a una

data da stabilirsi o quando richiesto dal concedente il prestito”

E’ quindi un contratto mediante il quale il prestatore (o mutuante o lender) trasferisce in proprietà al

prestatario (o mutuatario o borrower) una certa quantità di titoli di credito dietro prestazione di una

garanzia. Alla scadenza del contratto il prestatario restituisce i titoli della stessa specie e della stessa

quantità di quelli ricevuti e corrisponde il compenso stabilito; il prestatore restituisce al prestatario la

garanzia precostituita.

La banca può operare sia da prestatario sia da prestatore a seconda dei casi.

La garanzia può essere rappresentata da una somma di denaro, da titoli di credito o da fidejussione.

La somma e i titoli prestati a garanzia, indisponibili per il prestatore in quanto sono costituiti in pegno,

vengono restituiti alla scadenza al prestatario insieme ai proventi su di essi maturati.

Tra i caratteri di questo contratto abbiamo che: a) può avere a oggetto qualsiasi valore mobiliare b)

ha una durata predeterminata c) è possibile l'estinzione anticipata per entrambi i contraenti.

I vantaggi sono rappresentati per il prestatore da un'utilità che si basa su una remunerazione

aggiuntiva rispetto a quella naturale derivante dalla proprietà dei titoli; viceversa il prestatario può

beneficiare dei titoli per un certo tempo per motivi strategici o per scopi di lucro.

Può anche capitare che in questo genere di contratto la banca si interponga tra prestatore e

prestatario, assumendo la figura di broker, mettendo in contatto le parti senza assumersi rischi.

Inoltre la banca può essere anche controparte diretta dell'operazione, in questo caso è dealer.

c) Operazione pronti contro termine – finanziamento su strumenti finanziari

L'operazione pronti contro termine nella forma tecnica di prestito titoli consta di due

compravendite di segno opposto, una a pronti e l'altra a termine, e ha una durata generalmente non

superiore ai sei mesi. La banca si pone come controparte: come venditore a pronti, la banca soddisfa

una domanda di credito titoli e quindi attua un trasferimento temporaneo della proprietà di titoli al

richiedente; come acquirente a pronti, la banca acquista titoli a pronti come forma di finanziamento

alla clientela o altresì per motivi inerenti alla sua politica di investimento o per procurarsi titoli destinati

a soddisfare una domanda di prestito titoli proveniente dai suoi clienti. I valori mobiliari di questa

operazione sono: titoli di Stato e obbligazioni non convertibili. La remunerazione dell'operazione è

costituita dalla differenza tra prezzo a pronti e quello a termine. Mentre il riporto è un contratto

unitario, qui siamo di fronte a due contratti distinti.

Il credito al consumo (distinto dal credito alle imprese)

“E’ la concessione, nell'esercizio di un'attività commerciale o professionale, di credito sotto forma di

dilazione di pagamento, di finanziamento o di altra analoga facilitazione finanziaria (il finanziamento)

a favore di una persona fisica che agisce per scopi estranei all'attività imprenditoriale o professionale

eventualmente svolta” (il consumatore). Questo tipo di credito quindi prevede o una dilazione del

pagamento del prezzo alle date convenute, o un finanziamento dove il consumatore si obbliga a

restituire l'importo concesso e a corrispondere gli interessi dovuti in relazione alla durata

dell'operazione di prestito (attraverso le rate). La durata del credito al consumo va di norma da 12 a

72 mesi. Per valutare il merito del richiedente il prestito, la banca usa un sistema chiamato “credit

scoring”, attraverso il quale si perviene ad un punteggio di accettazione o meno della concessione

del finanziamento.

Questo contratto deve essere concluso per iscritto , indicando precisi punti fermi:

 ammontare e modalità del finanziamento

 numero, importi e scadenze delle singole rate

 il TAEG (tasso annuo effettivo globale, esprime il costo totale del finanziamento a carico del

consumatore in percentuale annua al credito concesso; non è usato per calcolare le rate,

bensì per indicare chiaramente al consumatore quale sarà il costo che dovrà sostenere; il

TAEG è lo strumento principale di trasparenza nei contratti di credito al consumo, in quanto

indica in un’unica e chiara soluzione oltre al tasso d’interesse anche tutti gli altri oneri a carico

del consumatore. In tutte le offerte di finanziamenti deve essere presentato il TAEG in maniera

tale da rendere facile il confronto per il consumatore)

 oneri precisi che sono esclusi dal calcolo del TAEG

 eventuali garanzie richieste o coperture assicurative

In caso di assenza o nullità delle clausole contrattuali si applicano di diritto i seguenti criteri:

- la scadenza si considera a 30 mesi

- il TAEG si considera pari al tasso nominale minimo dei BOT annuali o titoli similari

- al consumatore spetta la facoltà di adempimento anticipato o di risoluzione del contratto senza

oneri né penalità

- non vengono costituite garanzie o coperture assicurative a favore del finanziatore

Si vede chiaramente l’intento protettivo da parte dello Stato nei confronti del consumatore.

Nei contratti è anche indicato il TAN, tasso annuo nominale, che esprime in percentuale annua il solo

costo degli interessi passivi sul capitale finanziario.

Tipologie di prestiti

prestiti finalizzati: il consumatore utilizza il credito concessogli dal finanziatore per l'acquisto di

 un determinato bene o servizio. Il creditore verifica la destinazione del credito erogato.

prestiti non finalizzati: sono utilizzati per soddisfare un generico fabbisogno finanziario non

 collegato all'acquisto di un determinato bene o servizio. Quest'ultima tipologia di prestito può

assumere diverse forme: a) il prestito personale: si può considerare un'apertura di credito

semplice che è concessa a scadenza determinata. E' erogato a tasso fisso e durata prestabilita, in

un'unica soluzione; b) il prestito personale con la cessione del quinto dello stipendio: è a tasso

fisso e durata prestabilita. Viene erogato in un'unica soluzione e rimborsato a rate mensili costanti

non superiori ad un quinto dello stipendio del debitore, trattenute direttamente dal datore di lavoro

e quindi versate al creditore; c) l'apertura di credito rotativo: consiste in una disponibilità di denaro

(plafond) sotto forma di scoperto, concessa dalla banca a favore di un beneficiario, per una durata

in genere indeterminata. E' una vera e propria apertura di credito in c/c dove però non può

figurare nessun saldo positivo per il cliente, non essendo ammesse operazioni di deposito, ma

solo quelle di rimborso. Il tasso di interesse è variabile, seguendo le fluttuazioni dei tassi applicati

sui conti correnti di corrispondenza.

Le carte di credito e le carte di debito

Il credito al consumo concesso nella veste tecnica di apertura di credito rotativo può essere

accompagnato dall'utilizzo delle carte di credito o carte di debito. Questi strumenti possono essere

utilizzati per effettuare pagamenti nell'acquisizione di beni o servizi, o anche per il prelevamento di

denaro contante presso gli sportelli automatici bancari.

Le carte di credito sono rilasciate al richiedente sulla base di un contratto stipulato con la banca

nella quale deve avere acceso un conto corrente, previa valutazione della sua solvibilità, cioè della

sua capacità di restituire quanto utilizzato, nei limiti del fido concesso. Sono rappresentare da una

tessera in cui sono apposti nome del titolare, numero di codice di identificazione della carta, data di

scadenza e in apposito spazio sul retro la firma autografata dello stesso.

Questo strumento permette di ottenere beni e servizi presso i fornitori convenzionati. Succede che: il

titolare è chiamato a pagare all'istituto emittente mensilmente il prezzo degli acquisti effettuati; il

fornitore convenzionato è obbligato a fornire beni e servizi, consentendo al titolare di dilazionare il

pagamento; l'emittente ottiene lucri derivanti dalle quote di iscrizione e dalle quote associative

annuali, a carico dei titolari, dalle commissioni applicate agli importi dovuti ai fornitori, dagli eventuali

interessi dovuti dal titolare in caso di pagamento dilazionato, oltre il termine previsto

contrattualmente.

Le carte di credito possono essere distinte fra: T&E (Travel and Entertainment) e carte bancarie, per

le prime il rimborso avviene in un'unica soluzione alla scadenza, per le seconde può essere effettuato

anche ratealmente.

Le carte di credito di cui abbiamo parlato possono essere determinate “trilaterali” appunto perché

sono presenti tre soggetti: il fornitore, il titolare e l'emittente. In caso di smarrimento della carta, si

deve subito comunicare l'accaduto all'emittente, al fine di prevenirne un uso abusivo. Per quanto

riguarda il regolamento della transazione il prestito è gratuito, in quanto non viene calcolato

l'interesse se non nel caso di regolamento del prezzo rateizzato.

Le carte di debito sono rilasciate da una banca su richiesta di un cliente che deve avere un conto

corrente acceso presso la stessa oppure deve avere un credito prepagato. L’addebito in questo

caso è diretto e non dilazionato. Con questa carta il titolare può: prelevare contanti, richiedere il

saldo del conto, fare l'esame dei movimenti effettuati nel conto corrente, fare le ricariche telefoniche,

fare i pagamenti di utenze. Inoltre le carte di debito consentono l'effettuazione di pagamenti presso

punti di vendita, denominati Point Of Sales, senza utilizzare contanti o altri mezzi di pagamento: il

trasferimento di fondi dal compratore al venditore avviene per via elettronica in via immediata. Il

titolare può comunque effettuare pagamenti superiori alla consistenza del suo conto corrente previa

restituzione successiva delle somme all'emittente.

Le carte polifunzionali sono carte di pagamento che assommano in un'unica tessera le

caratteristiche tecniche e operative delle carte di credito e delle carte di debito.

I prestiti a medio-lungo termine

Con l'emanazione del Testo Unico Bancario alle banche è stata concessa la possibilità di prestiti oltre

il breve termine, quindi, a partire dalla metà degli anni 90' si è assistito ad un forte sviluppo delle

operazioni a medio e lungo termine, in particolare nel settore dell'edilizia abitativa.

Il mutuo (medio-lungo termine)

Nell'ambito delle operazioni bancarie si tratta di un prestito monetario a medio-lungo termine, atto

alla copertura di un fabbisogno finanziario di carattere durevole, destinato ad un investimento, e

rimborsabile mediante una serie di versamenti, secondo un piano di ammortamento prestabilito. Oltre

al capitale mutuato, il beneficiario si obbliga al pagamento di interessi graduali prestabiliti.

L'ammortamento può avvenire attraverso:

rate posticipate decrescenti, comprensive di quote di capitale costanti e interessi decrescenti

 rate posticipate costanti, comprensive di quote di capitale crescenti e quote di interessi

 decrescenti

Solitamente i mutui concessi dalla banca sono garantiti da ipoteca di primo grado sull'immobile

oggetto dell'operazione. Sul valore dell'immobile si commisura il valore del prestito. La durata

dell'operazione varia solitamente da 5 a 10 anni, con punte fino a 20 anni.

Il prefinanziamento ricorre nelle operazioni di medio-lungo termine concesse dalla banca e si basa

sull'erogazione di risorse finanziarie preliminare e con carattere accessorio rispetto al finanziamento

principale a scadenza protratta, che sarà erogato in tempi successivi. Comunque sia anche il

prefinanziamento avviene dopo analisi delle caratteristiche economiche del soggetto di riferimento.

Il leasing (medio-lungo termine)

Il leasing (termine che deriva dall'inglese to lease “affittare”) è una tecnica di finanziamento delle

imprese che è stata introdotto in Italia intorno agli anni 60'. La banca o un intermediario specializzato

(locatore) concede ad un soggetto (locatario) la disponibilità di un bene per un determinato periodo,

contro pagamento di canoni periodici. Alla scadenza del contratto il locatario ha tre possibilità: a)

restituire il bene b) rinnovare il contratto c) riscattare il bene contro pagamento di un prezzo residuo

stabilito in contratto.

Possiamo distinguere due tipi di leasing:

leasing operativo: contratto di locazione di beni strumentali di vasto mercato, per un periodo di

 tempo inferiore alla durata economica dei beni stessi, nel quale generalmente non è prevista la

possibilità di acquisto alla scadenza. L'azienda che produce questi beni è locatore, l'azienda che li

utilizza è locatario. Le spese di manutenzione e di riparazione e i servizi di assistenza sono a

carico del locatore.

leasing finanziario: il leasing finanziario si basa su un contratto trilaterale i cui protagonisti sono

 un'impresa produttrice di un bene, un intermediario o una banca, e un'azienda utilizzatrice del

bene. La prima impresa produttrice costruisce un bene su precisa indicazione, quindi lo vende

all'intermediario (che assume il ruolo di locatore), che a sua volta cede in locazione il bene ad

un'altra impresa (locatario), dietro pagamento di canoni periodici. Quest'ultima ha la facoltà di

riscattare il bene al termine del contratto. Nel leasing finanziario, l'utilizzatore locatario si

assume l'obbligo di usare il bene con diligenza e di provvedere a tutte le spese di manutenzione e

riparazione, sia ordinaria che straordinaria.

I prestiti di firma Concessione di credito

Fidi diretti Fidi indiretti

Chi prende i soldi li rimborsa Non rimborsa chi prende i soldi

Prestiti per cassa Prestiti di firma

Effettivo esborso monetario C’è solo il “rischio di esborso”

Prestiti allo scoperto

Esaminano prima la situazione economica

Prestiti garantiti

Garanzie personali o reali

I crediti o prestiti di firma sono così denominati poiché la banca, con essi, mette a disposizione la

propria firma, assumendo impegni per conto del cliente. Sono costituiti da tutte quelle forme tecniche

in cui la banca si impegna ad assumere o a garantire un'obbligazione di un terzo, ovvero garantisce il

regolare adempimento degli impegni da questi assunti, senza che ciò comporti un esborso monetario.

Nel caso in cui il cliente non adempia al credito, il prestito diventa per cassa.

Essenzialmente i crediti di firma possono essere:

a) crediti di fidejussione b) crediti di avallo c) crediti di accettazione.

La remunerazione per la banca è costituita da commissioni, percepite anticipatamente e

commisurate all'importo della garanzia e alla durata dell'operazione.

Fidejussione

La banca si obbliga personalmente verso il cliente, garantendo l'adempimento di una sua

obbligazione. La garanzia prestata dalla banca si effettua con il rilascio di una lettera di garanzia.

Avallo

E’ una garanzia di natura cambiaria, la banca si obbliga personalmente con l'apposizione di una firma

di avallo su titolo cambiario nel quale il cliente è l'obbligato principale.

Credito di accettazione

Viene concesso dalla banca al fine di consentire al cliente il conseguimento di mezzi monetari

attraverso l'emissione di particolari titoli cambiari denominati accettazioni bancarie.

Accettazioni cambiarie: strumenti di finanziamento di breve o brevissimo termine, rappresentati da

cambiali, di importo elevato, con scadenza non superiore all’anno, tratte da un’impresa all’ordine

proprio, accettate da una banca. L’impresa diventa quindi traente e beneficiaria, mentre la banca

diventa trattaria. Questo permette all’impresa di collocare facilmente sul mercato le accettazioni in

maniera tale da trarne un finanziamento da chi voglia fare un investimento.

Ovvero: un’impresa emette una cambiale di importo elevato indicando sé stessa come beneficiaria.

Poi la sconta presso una banca che la accetta, concedendo all’impresa il finanziamento pari al valore

nominale della cambiale.

In pratica alla base del credito di accettazione risultano tre impegni:

- la banca deve accettare la cambiale emessa dall’impresa cliente

- l’impresa deve depositare presso la banca prima della scadenza della cambiale i fondi

necessari a estinguere il debito verso l’investitore

- l’investitore deve acquistare la tratta accettata dalla banca.

Costi per l’impresa: a) commissione di accettazione da pagare alla banca che accetta la cambiale;

b) commissione di negoziazione, da corrispondere all’intermediario finanziario che colloca il titolo sul

mercato;

c) interesse da corrispondere all’investitore (il quale deve pagare il 27% di ritenuta sui proventi); d)

imposta di bollo per la cambiale.

Polizza di credito commerciale

L'emissione di una polizza di credito commerciale rappresenta una forma di finanziamento non

bancario a breve termine che le imprese possono ottenere tramite un intervento della banca a

prestare la propria firma. Viene rilasciata da parte di un'impresa richiedente credito una lettera di

riconoscimento di un debito, di ammontare pari al suo fabbisogno finanziario, con l'impegno di pagare

alla scadenza prestabilita una data somma nei confronti di un'impresa terza. Tale obbligazione è

rafforzata dalla garanzia offerta da una banca, attraverso una lettera di fidejussione, di pagare la

somma all'impresa creditrice, o in caso di trasferimento della polizza, al cessionario del credito. La

polizza può essere oggetto di più cessioni durante la sua vita, con la caratteristica di essere pro

soluto. Alla scadenza la banca rimborserà all'ultimo cessionario l'importo della polizza, che nel

frattempo l'impresa debitrice avrà depositato presso la banca per l'estinzione del debito. Durata

dell'operazione: può essere compresa mediamente fra un mese e tre mesi.

Costi dell’operazione: a)commissione dovuta alla banca per la garanzia fideiussoria; b)

commissione dovuta all’intermediario finanziario per il collocamento dei titoli; c) interesse da pagare

all’investitore

Cambiali finanziarie

Introdotte in Italia nel 1994, collegano direttamente le richieste di finanziamento delle imprese alle

opportunità di investimento dei finanziatori. Sono strumenti finanziari di massa, ovvero emessi in

serie, di durata compresa fra i tre e i dodici mesi, e di taglio minimo di 50000 euro. La girata di queste

cambiali è “senza garanzia”. E’ considerata un’operazione di raccolta di risparmio tra il pubblico, per

questo rappresenta un’eccezione alla disposizione del TUB secondo la quale la raccolta è vietata a

soggetti diversi dalle banche: infatti solo soggetti diversi dalle banche possono emettere cambiali

finanziarie. Cap 6) La gestione della liquidità e della tesoreria

6.1 La liquidità e la tesoreria bancaria

La liquidità all’interno della banca ha un’importanza ancora maggiore rispetto a quella delle normali

imprese.

Questo è dovuto alla funzione tipica della banca, la quale può convertire la moneta bancaria e i

depositi in moneta legale.

Una mancanza di disponibilità di liquidi da parte del settore bancario, il cardine economico di ogni

Paese, anche solo per breve periodo, determinerebbe un venir meno di quella fiducia tra sistema

bancario e risparmiatori, con conseguenze negative estese all’intera economia (ormai sia interna sia

esterna a causa della crescente integrazione dei mercati).

Una corsa agli sportelli potrebbe essere la reazione dei risparmiatori, con la conseguenza che,

anche nel caso in cui inizialmente la banca fosse soltanto illiquida, dopo poco tempo diventerebbe

insolvente: infatti, data la funzione creditizia della banca, essa non deterrà mai in nessun momento

della propria attività una liquidità tale da poter soddisfare la richiesta di rimborso di tutti i propri

depositanti.

La tesoreria bancaria è quindi strettamente collegata al rischio di liquidità.

L’illiquidità di una singola banca può far diventare illiquido l’intero sistema (a causa delle interrelazioni

tra banche): conseguenze possono essere il rialzo dei tassi monetari (tassi d’interesse a breve

interbancari, rialzo dovuto alla maggiore possibilità d’insolvenza delle banche) e la crisi di fiducia nel

sistema finanziario.

La crisi del sistema creditizio è soltanto una delle possibili cause del sistema finanziario.

La liquidità bancaria assume nella tecnica bancaria due significati ben distinti:

- l’insieme delle riserve liquide detenute dalla banca e degli strumenti quotidianamente usati per

reperire le risorse necessarie al mantenimento di un equilibrio fra entrate e uscite (nel breve e

brevissimo periodo)

- l’insieme degli strumenti finanziari detenuti dalla banca che possono essere liquidati entro

breve tempo in caso di necessità (in questo caso il tesoriere agisce in un’ottica di medio

termine).

Gestione della liquidità: si attua riuscendo a garantire l’equilibrio di cassa compensando entrate ed

uscite sia nel breve che nel lungo periodo.

Gestione della tesoreria: sono i mezzi utilizzati dalla banca per l’acquisizione di liquidità ulteriore a

quella già presente o comunque già reperita dal tesoriere; essa è funzione della liquidità e le sue

strategie sono da questa influenzate. Il tesoriere ha il compito giornaliero di evitare il rischio di

mancanza di liquidità; deve

decidere in quale modo attingere alle poste dello stato patrimoniale in caso di mancanza di liquidità e

decidere quale tipo di investimenti effettuare in caso di surplus di liquidità. Il patrimonio titoli non

immobilizzato, funziona dunque come riserva a cui attingere nei momenti di crisi di liquidità. Il

tesoriere assolve quindi anche ad una funzione di interesse pubblico, quella di contribuire ad

evitare crisi sistemiche.

6.2 La politica della liquidità

La banca non potrà mai programmare i flussi di entrata e di uscita in modo così accurato da rendere il

loro saldo pari a zero; da qui il problema delle strategie e tecniche da adottare per compensare i

momentanei squilibri di cassa.

Le strategie nel medio termine per ottenere flussi in entrata in caso di necessità sono funzione di più

fattori:

- dell’ammontare di liquidità presente in cassa

- del volume dei canali di raccolta diretta tradizionali: depositi a vista e certificati di deposito

emessi

- delle funzioni svolte dal portafoglio titoli: la sua composizione influisce in modo notevole sulle

riserve liquide da detenere..più facilmente liquidabile è il portafoglio titoli, meno liquidità il

tesoriere deve detenere in cassa

- del grado di trasformazione delle scadenze del portafoglio: più elevato è questo grado,

maggiore sarà il gap di liquidità, più complessa sarà la strategia da mettere in pratica.

Da sottolineare è la relazione inversa tra liquidità e redditività, perché la remunerazione della liquidità

è nulla.

Per quanto riguarda la gestione degli attivi a medio termine, il tesoriere si pone l’obiettivo di

minimizzare i costi di aggiustamento delle poste da esso modificate, aggiustamenti che avvengono in

funzione delle strategie di approvvigionamento della banca.

Metodo del gap di liquidità: è un metodo utile per le banche per avere un’idea di quale sia il proprio

grado di liquidità. Si riclassificano le attività (in liquide e illiquide) e le passività (in variabili e stabili a

seconda che servano per finanziare le attività liquide o illiquide).

Se gli aggregati sono a due a due uguali allora non esiste gap di liquidità, altrimenti – come è più

probabile – la differenza tra attività liquide e passività variabili fornisce una misura del gap di liquidità:

Attività liquide – passività variabili = gap di liquidità determinazione dell’ammontare di liquidità da

detenere giornalmente per evitare squilibri di cassa.

6.3 La modalità di gestione dei deficit di liquidità

Il ricorso al mercato interbancario dei depositi (MID) è il primo metodo di cui le banche dispongono

per ovviare ai propri fabbisogni finanziari: si tratta di un segmento del mercato monetario, nel quale

vengono negoziati prestiti non garantiti a breve e a brevissima scadenza fra le banche di un Paese o

di un’area economica. Le negoziazioni in questo mercato avvengono con modalità over-the-counter

(OTC), senza regole standardizzate.

Le banche in deficit possono contattare quelle in surplus attraverso 3 canali:

- voice brokers: soggetti che mettono in contatto le due controparti con esigenze opposte

- dealers: soggetti che si fanno essi stessi controparti della banca che li contatta

- accordi telefonici: il metodo più tradizionale, ma meno usato, che presuppone uno stretto

rapporto fra intermediari che si contattano

Questa intermediazione è gestita in Italia da un innovativo sistema di piattaforme elettroniche,

denominato

E-MID, nato nel ‘99 e sviluppatosi in seguito anche nel mercato inglese e in quello polacco; è gestita

dalla E-MID S.p.A., a maggioranza italiana, ed ha rivestito anche il compito di vigilare sulla

correttezza degli operatori. Rispetto ai mercati OTC l’E-MID assicura una maggiore trasparenza degli

scambi, motivo per cui i tassi a cui vengono negoziati i prestiti sul mercato risultano essere molto

vicini a quelli di equilibrio.

I singoli mercati interbancari nazionali degli Stati aderenti all'euro si avvalgono per la liquidazione

delle singole posizioni debito-credito, del sistema dei pagamenti denominato TARGET 2, sistema che

rende sicure, celeri e trasparenti le transazioni tra le banche.

Il tasso di interesse del mercato interbancario rappresenta il costo del denaro nel paese o all'interno

dell'area di riferimento. Mentre prima ogni nazione calcolava il proprio tasso d’interesse sulla base di

calcoli su campioni di prestiti interbancari interni, con l'avvento dell'euro è stato introdotto un unico

tasso del mercato interbancario per tutta l'area dell'euro, denominato Euribor. Questo tasso

campione si basa su una media dei tassi apllicati dalle banche di grandi dimesioni nel mercato di

riferimento, media decurtata del 15% dei valori più alti e del 15% dei valori più bassi. L'Euribor viene

calcolato su scadenze mensili che vanno da uno a dodici mesi. I tassi di interesse dipendono anche

da: rischiosità della controparte, durata dell'investimento, tasso minimo stabilito dalla BCE.

Per i paesi che non fanno parte dell'Eurosistema i tassi vengono calcolati a livello nazionale.

Infine, i prestiti fra intermediari della durata di un giorno, utilizzano un un particolare tasso detto

Eonia (Euro Over-Night Index Average) relativo ai prestiti overnight di un singolo giorno, basato su

un campione molto significativo di banche europee.

La crisi finanziaria 2007-2008 e le sue conseguenze sul mercato interbancario

Origine della crisi

Nel 2007-2008 si è verificata la più grande crisi finanziaria mondiale dai tempi della grande

depressione del 29'. L'origine del problema risale dallo scoppio della bolla speculativa statunitense

sostenuta dall'erogazione dei crediti a soggetti del comparto sub-prime ad alto rischio di

insolvenza (quelli a contenuto rischio d’insolvenza sono detti debiti prime). Le banche erano solite

cedere poi questi crediti a società veicolo in maniera tale da cartolarizzarli (quindi da una parte la

banca incassava il corrispettivo del credito, dall'altra le società veicolo ricevevano in cambio dei titoli

obbligazionari relativi ai crediti sub-prime). Queste obbligazioni erano riunite insieme ad altre con

profilo di rischio più o meno elevato. A fronte di questi ultimi titoli erano stati emessi i cosiddetti CDO

(Collateralized Debt Obligations, obbligazioni formate da un insieme di singoli debiti e che hanno

quindi come garanzia appunto un debito). Il rischio di questi titoli era erroneamente valutato come

non troppo elevato data la molteplicità di obbligazioni in essi riuniti, e per i loro alti rendimenti si sono

diffusi in tutto il mondo.

Spesso accadeva che coloro che erano già titolari di crediti sub-prime richiedessero ulteriore credito

fornendo come garanzia l'aumento di valore dell'immobile acquistato grazie allo stesso prestito;

questo aumento di valore era però il risultato di una bolla immobiliare e non rispecchiava il reale

valore degli immobili.

Ma quando i prezzi degli immobili hanno cominciato a flettersi, sono aumentate le insolvenze dei

crediti sub-prime, mentre le obbligazioni che pagavano i flussi cedolari tramite i rimborsi di questo tipo

di crediti erano andate in default, trascinando quindi nella crisi anche i CDO. Questi titoli, presenti nei

portafogli degli intermediari finanziari di tutto il mondo, hanno generato perdite ingenti ovunque

quando il loro valore di mercato, per colpa dei titoli sub-prime, si è azzerato. Le svalutazioni hanno

condotto a perdite notevoli per gli intermediari, e hanno condotto ad una generale sfiducia fra gli

operatori. I tassi del mercato sono diventati volatili, cioè soggetti a oscillazione nel breve tempo, e

questa catena causa-effetto ha portato ad un inaridimento delle fonti di approvvigionamento delle

banche, sfociata nel giro di qualche mese in una vera e propria crisi di liquidità. In pratica, con le

continue notizie delle perdite subite dalle banche, gli intermediari finanziari hanno cominciato a

diffidare non solo di tali banche, ma delle banche in generale. Questo ha fatto cadere il sistema del

credito interbancario, con la conseguente difficoltà di recepimento di liquidità per i tesorieri. La

situazione ha raggiunto il suo culmine quando sono entrati in forte crisi gli intermediari creditizi,

specialmente statunitensi, di medie e di grandi dimensioni. Lo stato è intervenuto per salvare la

maggior parte di queste banche. In Europa la crisi ha investito un minor numero di intermediari, e da

una parte il tasso Euribor è diventato volatile, dall'altra le riserve di liquidità delle banche detenute

presso la BCE hanno raggiunto i volumi più alti dalla nascita dell'euro. I due fenomeni si devono

rispettivamente alla mancanza di risorse finanziarie sul mercato finanziario e al desiderio di investire

in modo sicuro le proprie riserve di liquidità da parte delle banche.

Gestione della tesoreria durante la crisi

In caso di crisi di liquidità dei mercati, la tesoreria, non potendo attingere a prestiti di breve o

brevissimo tempo, viene gestita in un'ottica nel medio-lungo termine, e il volume di liquidità scambiate

sul mercato diminuisce ulteriormente. Questo ha portato, secondo un meccanismo a catena, alla

riduzione di crediti concessi alla clientela (cosiddetto credit crunch).

I fenomeni descritti hanno portato ad una generale diminuzione dei margini di ricavo delle banche.

Ricorso alla Banca Centrale come prestatore di ultima istanza

Un altro modo per le banche di rifinanziare momentaneamente le carenze di liquidità è l'utilizzo del

prestito di ultima istanza fornito loro dalla Banca Centrale. Questa funzione prevede il

rifinanziamento di banche illiquide dietro concessione di idonee garanzie, al fine di non lasciare che

l’illiquidità di una banca si ripercuota sull’intero sistema. Fino all'avvento dell'euro questa operazione

veniva effettuata dalle banche centrali di ogni singolo paese, ora è attribuita alla BCE che la esercita

attraverso le banche centrali dei paesi aderenti all'euro.

Prima dell'avvento dell'euro la Banca d'Italia era prestatrice di ultima istanza attraverso: il risconto di

portafoglio (sconto su un pacchetto di cambiali), l'anticipazione ordinaria in conto corrente e

l'anticipazione a scadenza fissa (anticipazioni di importi garantiti da titoli sostanziali).

Da quando è stata istituita la BCE il rifinanziamento avviene attraverso o operazioni di mercato

aperto o operazioni su iniziativa delle controparti ( a queste operazioni possono partecipare solo le

“controparti ammesse”).

Per le operazioni di mercato aperto sono operazioni che la Banca Centrale effettua in Borsa di

compravendita di titoli di Stato, i quali però vengono collocati in un’asta esterna alla Borsa.

Dividendo per categorie si distinguono operazioni di:

- di rifinanziamento principale: avviene una volta a settimana, sotto forma di asta a tasso fisso

(imposto dalla BCE) o variabile (specificato dalle banche che fanno l’offerta per finanziarsi)

- di rifinanziamento a più lungo termine: avviene una volta al mese, sotto forma di asta a tasso

fisso (imposto dalla BCE) o variabile (specificato dalle banche che fanno l’offerta per

finanziarsi)

- di fine tuning: sono utilizzate più per il raggiungimento di specifici fini di politica monetaria

- di tipo strutturale: sono utilizzate più per il raggiungimento di specifici fini di politica monetaria

Le operazioni su iniziativa delle controparti si esplicano in prestiti overnight, cioè della durata di un

giorno, che la BCE, tramite le singole banche centrali nazionali, concede alle controparti autorizzate

che lo richiedano. Avviene o un rifinanziamento marginale, per il quale il tasso di interesse è stabilito

in misura fissa, o un deposito presso la Banca Centrale, remunerato ad un tasso fisso di interesse

preventivamente stabilito.

Comuni a tutti i tipi di rifinanziamento sono le garanzie che le banche devono prestare per riceverli.

Smobilizzo di attività finanziarie detenute in portafoglio

Il portafoglio delle banche si distingue, a seconda del grado di liquidità delle attività detenute, in

portafoglio a breve e portafoglio a medio-lungo termine. Le attività finanziarie a breve termine

detenute dalla banca sono essenzialmente quelle del mercato monetario, in particolare BOT, quote di

Organismi di Investimento Collettivo del Risparmio (OICR) e cambiali.

I BOT (Buoni Ordinari del Tesoro) sono titoli dello Stato italiano con scadenza predeterminata a 3, 6,

o 12 mesi. Si tratta di obbligazioni “zero coupon”, il cui valore nominale è sempre fatto pari a 100

euro. Circa metà delle transazioni che avvengono sul mercato monetario hanno come oggetto titoli di

Stato; sono un investimento sicuro in caso di turbolenze di mercato, che però non eliminano il rischio

che il tasso d’inflazione sia maggiore al tasso d’interesse di cui godono. Si possono negoziare i BOT

in 3 mercati:

- MOT: il mercato ufficiale di Borsa, si scambiano piccole quantità di titoli

- MTS: il mercato telematico all’ingrosso dei titoli di Stato, si scambiano grandi quantità di titoli

- OTC: il mercato over-the-counter, si scambiano grandi quantità di titoli

Le quote di OICR sono strumenti finanziari detenuti soprattutto perché la banca possa diventare

controparte di un risparmiatore che ha inoltrato ad essa la richiesta dell'acquisto di una quota di OICR

piuttosto che per il caso in cui la banca abbia necessità liquida.

I titoli cambiari possono essere invece smobilizzati attraverso il factoring, cessione in via anticipata

di questi titoli che vengono resi liqudi con effetto immediato.

Portafoglio immobilizzato: per la banca consiste in obbligazioni, tenute per ottenerne un rendimento,

azioni, tenute per partecipare al capitale sociale delle aziende, e altri titoli di questo tipo hanno

caratteristiche nel lungo termine e non sono quindi utilizzati ordinariamente per gestire squilibri di

tesoreria.

Smobilizzo della riserva obbligatoria

Per attingere risorse finanziarie, il tesoriere ha anche la possibilità di smobilizzare la riserva

obbligatoria detenuta presso la BCE. Per fini di politica monetaria la BCE fa obbligo a tutte le

banche appartenenti all'Eurosistema di detenere una certa percentuale di passività sui conti costituiti

presso la BCN del paese in cui la banca ha sede legale. La riserva è costituita dal 2 % della somma

dei depositi a vista, dei depositi con scadenza predeterminata fino a due anni, quelli rimborsabili con

preavviso fino a due anni e dei titoli di debito con scadenza inferiore a due anni ed è remunerata ad

un tasso di interesse calcolato dalla BCE. Inoltre alla banca è data la possibilità di smobilizzare

questa riserva per esigenze di liquidità a patto che, in relazione ad un prestabilito lasso di tempo,

detto periodo di mantenimento, sia rispettato il valore medio giornaliero dell'aliquota di riserva

obbligatoria, quindi deve essere mantenuta giornalmente la media del 2 %.

Cap 7) La disciplina dei rischi dell’attività bancaria

Perché la regolamentazione?

Sono varie le ragioni economiche per le quali esiste una regolamentazione di stabilità delle banche.

Queste vanno attentamente distinte dalle motivazioni storiche e contingenti. Nei primi anni del

ventesimo secolo ad esempio la crisi del sistema bancario (in particolare quello statunitense), dovuto

alla sua profonda fragilità, suggerì l'esigenza di un intervento riformatore.

Le ragioni che l’economista deve dare alla regolamentazione sono dunque razionali e non storici.

La dottrina classica alla base della regulation si fonda sull'esistenza di mercati imperfetti in cui gli

assiomi della teoria economica non risultano verificati.

Questi mercati sono affetti da fallimenti (market failures) dovuti principalmente a:

- asimmetria informativa: esistente fra la banca e la propria clientela. Dipende dal fatto che i

depositanti non sono in grado di valutare l'affidabilità della controparte

- esistenza di esternalità negative in caso di crisi: ha una natura sistemica e attiene al fatto

che il verificarsi di una crisi di un operatore bancario può facilmente avere ripercussioni

negative su tutto il sistema con effetto a catena.

Infatti la crisi di un operatore finanziario può portare a:

la perdita di fiducia nel sistema bancario e la cosiddetta corsa agli sportelli (bank run) per

 dirottare il denaro verso quegli istituti percepiti come più robusti e sicuri.

ripercussioni sul mercato interbancario, a cui la gran parte delle istituzioni bancarie ricorre

 sistematicamente per allocare o attingere liquidità.

ripercussioni sul sistema dei pagamenti (che inerisce il fatto che quando io pago attraverso una

 cambiale o un bonifico o una carta di credito sto pagando attraverso un debito della banca nei

miei confronti..funzione monetaria della banca), anch'esso strettamente idoneo a diffondere

situazioni di crisi da una banca all'altra.

Per evitare le potenziali distorsioni appena descritte le autorità di supervisione dei vari paesi

esercitano in primo luogo una vigilanza di tipo preventivo sulle singole banche e sul sistema

creditizio nel suo complesso. In seguito vengono utilizzati strumenti sussidiari che intervengono in

extremis per scongiurare l'insorgere dell'insolvenza (prestiti di ultima istanza) o per attutirne le

conseguenze una volta che questa si è verificata. Il problema relativo a queste forme di salvataggio è

di moral hazard in quanto incentivano l'assunzione di rischi del sistema bancario e alimentano la

scarsa propensione della clientela a selezionare attentamente l'istituto presso la quale depositano il

proprio denaro.

Dai requisiti strutturali ai requisiti prudenziali

In seguito alla crisi degli anni 30' si ritenne necessario controllare direttamente gli impieghi bancari.

Per la prima volta più nazioni contemporaneamente ricercarono soluzioni alla Great Depression, ma

erano tuttavia ancora di portata nazionale.

La sola caratteristica comune consisteva nell'importanza data all'obiettivo della stabilità bancaria e

alla funzione di politica monetaria come strumento macroeconomico. Venivano sacrificate invece

sia la trasparenza che la competitività. Per quanto riguarda la trasparenza si supponeva che il

risparmiatore fosse “consapevole”, cioè in grado di valutare il rischio dei propri investimenti. Per

quanto riguarda la competitività, il legislatore vedeva l’oligopolismo come il prezzo da pagare in

cambio di una maggiore stabilità del sistema bancario: di conseguenza venivano effettuati forti

controlli strutturali basati su barriere all'ingresso territoriali (vincoli a creare filiali) e istituzionali e

vincoli alle attività e alle passività detenibili. Quindi le aree di attività delle imprese bancarie venivano

fortemente vincolate. L'esito dell'introduzione di questi vincoli è stato l'affermazione di un sistema

bancario chiuso e inefficiente, affetto spesso da problemi di sottodimensionamento dei vari operatori.

Solo negli anni 80' i vincoli strutturali vennero abbattuti in favore di requisiti oggettivi di carattere

prudenziale per lo più relativi all'adeguatezza patrimoniale. I requisiti strutturali rimangono ma sono

per lo più di tipo oggettivo e circoscritto, non a carattere discrezionale.

Quello fondamentale è il requisito di capitale. Il motivo fondamentale origina dal fatto che al capitale

vengono generalmente riconosciute due caratteristiche: da un lato funge da garanzia per i

depositanti; dall'altro un'ampia dotazione di capitale rispetto al debito incentiva gli azionisti a limitare

l'assunzione di rischi. Infatti, se un progetto a rischio elevato è accompagnato da un forte grado di

indebitamento condurrà più sovente ad un default, con danni ingenti non solo per gli azionisti ma

anche per i creditori, che potranno vedersi negati il riconoscimento degli interessi e financo la quota

capitale. Un'adeguata dotazione patrimoniale si configura pertanto come garanzia verso i creditori e

più in generale verso l'intero sistema economico.

Tuttavia alcuni autori liberali sono scettici nei confronti della regolamentazione in quanto, secondo

loro, i problemi di market failures and imperfections non sono così seri da giustificarla; inoltre la

regolamentazione porta con se costi superiori a quelli che essa stessa vorrebbe eliminare e produce

situazioni di moral hazzard.

Cos’è il rischio?

Come detto, il modello di vigilanza prudenziale prevede una determinazione di quantità e qualità di

capitale che ogni banca deve detenere per far fronte ai rischi che essa intraprende svolgendo la

propria attività. Per rischio si intende la possibilità statistica che il valore atteso di un'attività differisca

dal valore effettivo al momento del realizzo, in negativo o in positivo.

La banca dunque non dovrà minimizzare i rischi (perché comporterebbe una minimizzazione anche

dei profitti), bensì massimizzare la redditività a parità di rischio (diversificazione) e coprire il rischio

intrapreso con sufficienti dotazioni patrimoniali o con strumenti finanziari derivati (hedging).

Come è ovvio che sia non è sempre possibile quantificare esattamente la portata di un rischio, ma le

stime si basano su approssimazioni (proxies) sufficientemente attendibili.

Per rendere più facile la quantificazione dei rischi, guardando a Basilea 2, possiamo catalogarli in tre

gruppi:

rischio di credito, può capitare che in seguito all'erogazione di un prestito la controparte non

 adempia alla propria obbligazione di restituire la quota di capitale e i corrispettivi interessi. Il

rischio di credito fa anche riferimento ad alcuni asset fuori bilancio, come gli strumenti derivati

negoziati dai mercati over the counter (rischio di preregolamento). Inoltre costituisce una forma di

rischio di credito anche l'oscillazione dei prezzi dei titoli obbligazionari quotati laddove la

variazione derivi da un processo di deterioramento di merito creditizio degli emittenti. Quest'ultima

possibilità fa riferimento ad una diminuizione nel valore di mercato dell'attività finanziaria

corrispondente. Di conseguenza in ambito creditizio si delineano le controparti “affidabili” e

quelle “non affidabili” valutate su dati di natura prevalentemente contabile. All'interno del rischio

di credito possiamo individuare altre due tipologie di rischio: il rischio di recupero e il rischio di

esposizione. Il primo si riferisce alla possibilità che il tasso di recupero su posizioni a default si

riveli più modesto di quanto inizialmente preventivato. Il secondo attiene alla possibilità che il

livello di esposizione nei confronti del soggetto affidato aumenti in modo repentino e inaspettato

nell'imminenza della scadenza. In ultima istanza è necessario rilevare che il rischio di credito è

estremamente accentuato nel caso in cui si sia di fronte a clienti che esercitano la stessa attività

economica o attività economiche correlate (si parla di rischio di concentrazione). Per

diversificare il rischio per la banca quindi è meglio individuare controparti che svolgano il loro

business in settori o aree geografiche diverse.

rischio di mercato, rischio legato all'attività di investimento in strumenti finanziari, può definirsi

 come la possibilità di subire perdite a causa delle oscillazioni avverse delle variabili di mercato

ovvero i prezzi, i tassi di interesse, e i tassi di cambio. Alcuni strumenti finanziari sono soggetti a

variazioni di valore a causa di variabili sottostanti. E' il caso dei bond e delle azioni, queste ultime

soggette spesso al rischio di cambio ma ancor di più al rischio di posizione legato all'andamento

dei mercati. Si distinguono in particolare il rischio generico, ovvero il rischio che si sopporta

mediamente investendo in un paniere di azioni rappresentativo del mercato, e il rischio

specifico, ovvero la componente di ritorno non correlata con i movimenti generali del mercato.

Anche in quest'ultimo caso è opportuno diversificare il proprio portafoglio di titoli in attività non

correlate. Altre due tipologie di rischio di mercato sono: il rischio di controparte (se alla

scadenza di un contratto di compravendita di titoli o di un contratto derivato la controparte non sia

in grado di adempiere) e il rischio di regolamento (si verifica dopo la scadenza e consiste nella

possibilità che un intermediario perda il differenziale positivo maturato a suo favore se la

controparte non adempie l'obbligo di acquistare o vendere i titoli al prezzo convenuto?????????).

rischio operativo, categoria introdotta a livello regolamentare per la prima volta da Basilea 2.

 Esso consiste nella possibilità di subire perdite derivate dall'inadeguatezza o dalla disfunzione di

procedure, risorse umane e sistemi interni o eventi esterni. Questo rischio può generare solo

perdite, mai profitti. Alla base di questa categoria risiede l'assenza di sistemi di monitoraggio e

procedure di controllo efficaci sul personale, condizioni che possono rivelarsi altrettanto dannose

delle fluttuazioni dei mercati. All'interno dei rischi operativi si può individuare il rischio legale,

possibilità che un contratto sia giudicato nullo o annullabile o eventualità che una normativa di

settore venga modificata in modo inatteso e sfavorevole agli interessi della banca; viceversa non

sono annoverabili tra i rischi operativi il rischio reputazionale e quello strategico, in quanto

espressioni del naturale rischio di impresa.

Basilea 1 (1988)

Il Comitato di Basilea (Basel Committee on Banking Supervisor BCBS) è il più importante organo di

vigilanza internazionale. Fu istituito nel 1974 presso la Banca dei Regolamenti Internazionali (Bank

for Internationals Settlements, BIS) dai Governatori delle Banche Centrali dei Paesi appartenenti al

Gruppo dei 10, anche se in seguito sono stati ammessi alla partecipazione anche altri paesi.

Suo obiettivo istituzionale è quello di regolamentare il sistema bancario internazionale, uniformando

la vigilanza, garantendo la stabilità del settore e impedendo forme di arbitraggio regolamentare.

Le linee di indirizzo sono tuttavia di soft law, raccomandazioni che acquisiscono caratteri coattivi

soltanto quando vengono introdotti negli ordinamenti dei paesi aderenti.

In questa sede fu approvato l'Accordo sul Capitale, detto Basilea 1, nel 1988. Esso nasceva dalla

crescente preoccupazione per il progressivo deterioramento delle dotazioni di capitale delle banche

internazionali: infatti, nei primi anni 80' il settore bancario aveva subito numerosi episodi di crisi.

La possibilità di competere a livello globale, unita all'esistenza di forti differenze nei requisiti di

capitale in vigore nei singoli paesi, consentiva pericolose forme di arbitraggio regolamentare. I

Governatori delle Banche Centrali che compongono il Gruppo di 10 per assicurare la stabilità del

settore bancario e dei mercati ritennero giusto mettere fine a forme di concorrenza sleale

armonizzando le regole e assicurando un level playing field per tutti gli operatori.

Coefficiente patrimoniale

Per raggiungere questi obiettivi si prevede un requisito minimo di capitale: viene stabilito un risk

asset ratio dell'8% ottenuto rapportando l'entità del patrimonio di vigilanza (PV) con la sommatoria

degli assets, ponderati (moltiplicati) ciascuno per il proprio rischio di credito (questo rapporto deve

essere maggiore o uguale all'8%):

₁ ₁

[PV/Σ(A xRW )]≥8%

Il patrimonio utile ai fini del computo si suddivide in Tier 1 e Tier 2 (PV=Tier1+Tier2). Il primo fa

riferimento al patrimonio di base, costituito dai fondi permanentemente a disposizione delle banche; il

secondo si definisce patrimonio supplementare e si ottiene sommando le riserve di rivalutazione, gli

strumenti ibridi di patrimonializzazione, le passività subordinate, il fondo rischi su crediti e le

plusvalenze o minusvalenze nette su partecipazioni. Quest'ultimo viene computato nel PV fino ad un

limite massimo equivalente all'ammontare del patrimonio di base. Gli asset indicati al denominatore

del risk asset ratio ricevono invece una ponderazione predefinita dello 0%, del 10%, del 20%, del

50% o del 100% a seconda della categoria di rischio della controparte.

Vantaggi di Basilea 1

Il merito più importante di Basilea 1 è quello di aver regolarizzato per la prima volta a livello

internazionale il patrimonio di vigilanza PV. Nonostante la sua caratteristica di soft law, Basilea è

stato prontamente implementato in tutti gli stati membri della BCBS e in oltre altri 100 paesi al di fuori

di esso, questo soprattutto grazie al fatto che è stato riconosciuto il ruolo di peer pressure e di moral

suasion svolto dai membri del BCBS nei confronti degli altri banchieri centrali e grazie alla

convergenza di interessi tra Regno Unito e Stati Uniti che questo accordo ha rappresentato.

Ma il segreto di un così grande successo che ha investito Basilea 1 risiede, in realtà, nella sua

semplicità, risultando immediatamente comprensibile agli interlocutori economici.

Svantaggi di Basilea 1

Tuttavia in Basilea 1 vi erano alcuni punti di debolezza:

a) un'esposizione di 1000, ponderata al 100%, dava luogo ad un capitale minimo da detenere pari a

80 indipendentemente dalle dimensioni dell'impresa e soprattutto indipendentemente dal livello di

indebitamento che le caratterizzava

b) un mancato riconoscimento della diversificazione del portafoglio: si ometteva di considerare che

un prestito di importo pari a 1000 euro comporti un rischio di credito ben superiore a quello derivante

da mille prestiti di un 1 euro ciascuno, negando il principio economico della diversificazione del

rischio.

c) Basilea 1 negava il riconoscimento di molti degli strumenti di mitigazione del rischio più diffusi

come i credit derivatives, impostazione irragionevole con l'avvento degli anni 90': in un mondo in cui

l'ingegneria finanziaria è divenuta parte integrante del risk management ignorare i meccanismi di

copertura attraverso derivati significa ignorare l'esistenza e il significato delle più comuni pratiche

aziendali.

d) non teneva conto della vita residua (maturity) delle esposizioni. Essa, come è noto, influisce invece

fortemente sul loro valore atteso non solo per via del costo del denaro ma anche perché un termine

temporale più lungo può lasciare spazio a mutamenti anche molto consistenti di “salute” economico-

finanziaria della controparte e, più in generale, di scenario macroeconomico.

Emendamento del 1996

L’Accordo del 1988 aveva il limite di considerare il rischio di credito come unica forma di rischio

sopportata dalla banca. La categoria di rischio che aveva assunto rilevanza nel corso degli anni 90'

era quella del rischio di mercato. Per far fronte ad esso si rendeva necessario estendere i requisiti

di capitale anche all'attività di negoziazione e tesoreria del portafoglio non immobilizzato. Così nel

1996 Basilea 1 veniva emendato per riconoscere esplicitamente questa forma di rischio e imporre

requisiti patrimoniali relativamente alle posizioni in equity, debito e valuta.

In virtù di questa modifica il vincolo di capitale risultava integrato al denominatore dal PV richiesto a

copertura dei rischi di mercato (PVRM), rendendo così necessaria una dotazione di capitale

maggiore per rispettare la soglia dell'8%. Per misurare il PV richiesto a fronte dei rischi di mercato

l'emendamento del 1996 ricorre al VaR (Value at Risk). Calcolare il VaR significa computare la

massima perdita potenziale entro un certo termine, ovvero quello che ci si aspetta di perdere nel

peggiore dei casi possibili. Il portafoglio di una banca può scendere di un valore superiore al VaR

solo in uno scenario cui viene assegnata probabilità 1-c (dove c è il livello di confidenza).

₁ ₁

[PV/Σ(A xRW )+ 12,5(PVRM)]≥8%

PVRM: Patrimonio di vigilanza (PV) richiesto a copertura dei rischi di mercato.

Inoltre si limita all'1% il rischio che il capitale sia incapiente rispetto alle perdite, siano queste attese o

anche inattese (quindi il capitale deve essere in grado di coprire il 99% delle perdite possibili).

Il capitale di cui è dotata una banca deve essere in grado di far fronte non soltanto alla perdita attesa

ma deve compensare anche le perdite inattese implicite in un certo portafoglio.

Per valutare correttamente il VaR, evitando la troppa oggettività o la troppa libertà di autovalutazione

per le banche, si affida alla discrezionalità della banca la possibilità di computare autonomamente

l'entità del rischio di mercato che essa sopporta, purchè tale discrezionalità rientri all'interno di alcuni

paletti prefissati.

Basilea 2 (2004)

Obiettivi

Basilea 2 è il Nuovo Accordo sul Capitale, raggiunto nel Giugno del 2004 dal BCBS presso la BIS.

Alla luce della crescente internazionalizzazione dei mercati, della conglomerazione degli operatori e

della diffusione dell'ingegneria finanziaria, alla fine degli anni 90' lo scenario globale si caratterizza

per l'avvento di rischi nuovi e crescenti. Le nuove normative devono dunque essere: più flessibili alle

nuove esigenze; devono risolvere altri aspetti patologici del Primo Accordo, su tutti i fenomeni di

arbitraggio normativo; deve essere più sofisticata la normativa in maniera tale da sfavorire fenomeni

elusivi; infine si punta ad accrescere nella banca la consapevolezza dei rischi acquisiti.

Origini

Per arrivare all'Accordo il primo passo del BCBS è stato la pubblicazione nel Giugno 1999 di un

documento di consultazione (consultation paper 1 CP1). In seguito sono stati redatti un CP2 (2001) e

un CP3 (2003), solo nel 2004 è stato redatto il Nuovo Accordo sul Capitale.

Per capire quali conseguenze avrebbe potuto produrre il ricorso ad opzioni regolamentari differenti, si

è effettuato esercizi quantitativi di simulazione che coinvolgessero un ampio numero di intermediari

appartenenti a paesi diversi, allo scopo di fornire una stima più fedele possibile degli effetti economici

che il Nuovo Accordo avrebbe prodotto. Dal 1999 a oggi sono state condotte alcune simulazioni,

dette QIS (Quantitative Impact Study). Tra Ottobre e Dicembre del 2005 il BCBS ha pubblicato il QIS

5 che a oggi costituisce il documento più attendibile per comprendere gli effetti che il Nuovo Accordo

produrrà sull'industria bancaria e sulle imprese.

Anche dopo l'approvazione del documento definitivo del Giugno 2004 sono proseguite intense le

attività delle Autorità di vigilanza in sede internazionale. In particolare nel Luglio 2005 sono stati

pubblicati due documenti che hanno modificato in maniera rilevante la versione precedente

dell'Accordo:

uno contiene norme in materia di portafoglio di negoziazione e di trattamento degli effetti di double

 default

l'altro contiene le modalità con cui le banche che utilizzeranno i metodi basati sui rating interni

 dovranno tenere conto delle condizioni del ciclo economico nella determinazione del tasso di

perdita

Di fatto alcuni i paesi hanno raccolto a pieno la regolamentazione di Basilea 2, altri la stanno

implementando gradualmente, altri ancora hanno approcci regolamentari molto diversi. Le autorità di

vigilanza degli Stati Uniti sembrano intenzionati ad adottarne solo una parte; mentre nell'Unione

Europea Basilea 2 è stato rapidamente trasposto in hard low con l'approvazione nel Settembre 2005

da parte del Parlamento Europeo della Capital Requirements Directive (CRD).

Anche al fine di creare standard di vigilanza comuni e condivisi nell'ambito del nuovo rapporto tra

supervisori e soggetti vigilati, che Basilea 2 va ad instaurare, è stato costituito il Committee of

European Banking Supervisors (CEBS), un organismo di coordinazione con sede a Londra.

Basilea 2 viene comunemente descritto come un edificio normativo fondato su 3 Pilastri.

Primo Pilastro

Il primo Pilastro riguarda i criteri di calcolo dei requisiti minimi di patrimonializzazione. Esso

punta a riformare e integrare la regola standard dell'8% al fine di valutare con maggiore precisione i

rischi effettivamente sopportati dalla banca nel banking book. Viene introdotto il rischio operativo

accanto agli altri due tipi, una categoria di rischio piuttosto ampia volta a coprire l'alea connaturata

all'organizzazione e alla gestione della banca. Per quanto concerne il rischio di credito, il Nuovo

Accordo punta a rendere i coefficienti di ponderazione più sensibili ai rischi effettivamente sopportati

dalla banca. Inoltre il Nuovo Accordo consente di determinare l'assorbimento patrimoniale del rischio

di credito, di mercato e operativo per mezzo di modelli interni e non solo di coefficienti stabiliti dal

regolatore.

Per valutare il rischio di credito le banche possono usare tre distinti approcci:

a) metodo standard: simile a quanto richiesto da Basilea 1, solo che le esposizioni creditizie

vengono ora

differenziate anche sulla base del merito di credito (rating) attribuito dalle agenzie specializzate (es:

S&P)

b) F-IRB (Foundation Internal Rating Based): prevede che la banca valuti autonomamente attraverso

un rating interno la probabilità di default della controparte (PD)

c) A-IRB (Advanced Internal Rating): consente alla banca di valutare internamente oltre alla

probabilità di default anche la perdita in caso di insolvenza, l'esposizione al momento del default e la

maturity.

Per quanto concerne il rischio di mercato non vi sono sostanziali cambiamenti rispetto a Basilea 1,

rimangono i due criteri di valutazione basati su una metodologia di calcolo standardizzata e una

invece più complessa.

Tre approcci di crescente sofisticazione sono utilizzati anche per il calcolo del rischio operativo:

il modello dell'indicatore base BIA (Basic Indicator Approach)

a) l'approccio standardizzato STA (Standardized Approach)

b) l’approccio di misurazione avanzato AMA (Advanced Measurement Approach).

c)

Per quanto riguarda il calcolo del coefficiente di solvibilità rimangono immutati le modalità di calcolo

del Patrimonio di Vigilanza, così come non muta la soglia dell'8%, mentre vengono introdotte

sostanziali differenze al denominatore del coefficiente.

Novità:

- i pesi per il rischio vengono calcolati con modalità assai più complesse che in precedenza in

quanto compaiono fattori additivi relativi al rischio operativo e al rischio di mercato

- il tutto viene moltiplicato per 12,5, fattore moltiplicativo che crea un legame numerico fra il

calcolo del requisito patrimoniale per il rischio di credito, basato sulle attività ponderate per il

rischio, e i requisiti patrimoniali per il rischio operativo e il rischio di mercato determinati,

invece, in modo indiretto. ₁ ₁

Si giunge dunque alla disequazione: PV/Σ(A xRW )+ 12,5[P(rm)+P(ro)]≥8%

Secondo Pilastro

Il secondo Pilastro mira da un lato a sollecitare le banche a compiere un'analisi approfondita di tutte

le tipologie a cui sono esposte, e dall'altro a dotare le singole Autorità di vigilanza dei poteri ispettivi e

discrezionali necessari a rendere effettivi i requisiti algebrici imposti dal primo pilastro.

Il problema fondamentale sta nel fatto che i vari paesi secondo quanto concepito da questo Pilastro

possono essere controllati in modo più o meno rigido. In ogni caso l'ampia discrezionalità di cui

godono le banche nella misurazione del rischio e nei requisiti patrimoniali viene compensata da un

controllo delle Autorità di vigilanza che possa garantire un adeguato livello di patrimonializzazione e

che verifichi una serie di vincoli operativi e organizzativi sulle procedure.

Con il secondo Pilastro viene creato un rapporto di collaborazione tra banche e Autorità con il

quale:

le Autorità di vigilanza debbono valutare la conformità dei sistemi di risk management della banca

 alle previsioni del primo Pilastro e debbono verificare ex post l'efficacia di tali sistemi.

Le banche devono tener conto dei rischi che non sono contemplati o adeguatamente rilevati dalla

 pur sofisticata normativa del Primo Pilastro.

Per ovviare al problema di prociclicità del Nuovo Accordo, i risk management devono superare gli

 stress test che simulano come potrebbero cambiare i requisiti patrimoniali in caso di cambiamento

del panorama macroeconomico.

Il rapporto regolati-regolatori si ispira anche ad un controllo prudenziale basato su quattro principi

fondamentali detti guilding principles:

le banche devono disporre di un procedimento per determinare l'adeguatezza patrimoniale

1. complessiva: le banche devono essere in grado di dimostrare che la dotazione patrimoniale

interna è compatibile con detto profilo di rischio

l'Autorità di vigilanza riesamina e valuta il procedimento interno delle banche: la revisione da

2. parte delle Autorità deve avvenire periodicamente attraverso ispezioni, controlli cartolari,

segnalazioni periodiche, incontri con la direzione ecc.

le banche dovrebbero operare con un livello di capitale superiore a quello minimo: i requisiti

3. previsti sono solo un livello minimo, le banche non dovrebbero limitarsi a rispettare tale soglia.

l'Autorità di vigilanza deve esigere misure correttive se la dotazione patrimoniale è inadatta: si

4. deve intervenire tempestivamente per prevenire che il capitale di una banca si riduca al di

sotto della soglia minima prevista.

In questo quadro le Autorità potranno utilizzare la best practices di alcuni operatori come strumento

informale di indirizzo per quelle banche che adottino comportamenti a rischio e su di esse focalizzare

la propria attenzione. In altri termini ai supervisor viene richiesto di temperare i possibili rischi

derivanti dall'ampia autonomia concessa alle banche dalla normativa del primo Pilastro.

Terzo Pilastro

Il terzo Pilastro ha lo scopo di completare il sistema di vigilanza prudenziale affiancando ai principi

dei primi due Pilastri la ricerca da parte delle banche di un adeguato livello di market discipline. Si

tratta del rafforzamento della disciplina di mercato (disciplina relativa ad una prassi comportamentale

informale diffusa all'interno di un gruppo di soggetti che li vincola al rispetto di determinate regole)

introducendo requisiti di trasparenza informativa che obbligano le banche a pubblicare informazioni

quantitative e qualitative che illustrino i rischi intrapresi, il patrimonio di vigilanza e il processo di

gestione del rischio corrrentemente utilizzato. Imporre la comunicazione al mercato significa infatti

vincolare almeno parzialmente l'agire degli operatori alle aspettative che le informazioni rilasciate

creano negli analisti. Ma quali informazioni devono essere comunicate? La normativa di Basilea 2

suggerisce che siano rivelate le informazioni tali che, se conosciute dagli operatori, potrebbero far

cambiare le loro decisioni e i loro giudizi (informazioni price sensitive). Si deve evitare fenomeni di

information overflow per non sommergere il mercato di informazioni non sempre davvero rilevanti.

Indispensabili termini di riferimento da fornire al mercato appaiono in ogni caso le informazioni

relative a:

- il patrimonio posseduto

- il processo e le metodologie di valutazione dei rischi sopportati

- l'esposizione, intesa in termini quali-quantitativi, rispetto alle diverse tipologie di rischio.

Viene raccomandata in particolare una forte dose di trasparenza informativa relativa al

riconoscimento prudenziale delle metodologie interne utilizzate per il calcolo del rischio di credito, alle

tecniche di mitigazione del rischio stesso e alle cartolarizzazioni di attività. Infine è necessario

allineare le modalità di comunicazione dell'informativa prevista dal terzo Pilastro con gli standard

contabili dei singoli paesi.

Rischio di credito in Basilea 2

Come sappiamo le banche possono scegliere tra 3 alternative di valutazione del rischio di credito. Si

tratta dell’approccio standardizzato, l’approccio F-IRB e quello A-IRB.

L’approccio standardizzato: rischio di credito in Basilea 2

Per quanto riguarda l'approccio standardizzato, le banche che lo adottano potranno fare riferimento ai

rating esterni assegnati dalle agenzie specializzate o da altri soggetti identificati dalle Autorità di

vigilanza. Questi soggetti dovranno comunque assicurare il rispetto di una serie di requisiti, in

particolare la trasparenza e l'omogeneità dei criteri adottati. A rating migliori corrispondono pesi più

bassi nel calcolo delle Attività ponderate per il rischio. I pesi variano, inoltre, in relazione alle diverse

tipologie di controparte che, differentemente da quanto accadeva in Basilea 1, non sono più distinti in

tre ma in 13 categorie di controparti (stati sovrani, banche, imprese ecc.). Le imprese prive di rating

vengono ponderate al 100%.

Un’esposizione creditizia genera un requisito minimo patrimoniale che dipende da due variabili:

a) la categoria di esposizione e b) il rating assegnato.

 Un'importante innovazione riguarda invece le attività non garantite che siano in mora da oltre

90 giorni e per le quali la banca non abbia fatto accantonamenti oltre certe soglie. In questo

caso la classe di ponderazione viene comunque portata al 150% (a livello europeo è stato

possibile estendere tale provvedimento fino a 180 gg.).

 Regole specifiche sono state introdotte anche per la ponderazione delle esposizioni al

dettaglio (verso il pubblico). I cosiddetti crediti retail ricevono infatti una ponderazione

inferiore a quella prevista per le esposizioni verso le imprese senza rating. Il numero elevato e

la modesta entità dei crediti retail garantiscono invece un livello di diversificazione piuttosto

elevato che giustifica una diminuzione del tasso di ponderazione del 25% (dal 100% al 75%)

purchè in presenza di una serie di requisiti.

 Anche i mutui ipotecari su immobili di tipo residenziale ipotecati ricevono un trattamento di

favore (dal 50% al 35%).

 Infine, per quanto concerne i prestiti alle banche, Basilea 2 introduce due modalità di

trattamento: è possibile fare normale riferimento al rating dell'istituto bancario cui viene

erogato il finanziamento oppure al rating del paese dove l'istituto ha sede legale. La scelta fra

le due opzioni è riservata alle singole Autorità di vigilanza nazionali (in Italia si è scelta la

seconda alternativa).

 La presenza di garanzie reali e personali ad hoc per un credito ne riduce il rischio e dunque il

peso.

L’approccio IRB (International Rating Based): rischio di credito in Basilea 2

Per quanto riguarda l'approccio IRB (Internal Rating Based) questa innovazione riguarda la possibilità

concessa alle banche di effettuare un rating interno per valutare l'affidabilità della controparte. Gli

input necessari al calcolo del rischio di credito non sono più dettati dalla normativa, ma sono il frutto

di analisi e stime effettuate all'interno della banca, del resto nessuno può conoscere la qualità

effettiva di un'attività iscritta nel bilancio di una banca meglio della banca stessa. Tuttavia le banche

devono dimostrare all'Autorità di vigilanza di svolgere questo rating in maniera non opportunistica.

Le ponderazioni non sono più suddivise in classi, ma si ottengono da una funzione continua la cui

pendenza è decrescente a seconda che si tratti di Corporate (fatturato>50milioni), SME Corporate

(50milioni>fatturato>5milioni) o SME retail (fatturato<5 milioni).

Le banche possono adottare due approcci: il metodo base o foundation (F-IRB) e il metodo avanzato

(A-IRB). Per utilizzare i rating interni le banche devono inoltre rispettare determinati requisiti

organizzativi e gestionali che garantiscano un adeguato livello di governo dei rischi.

Dunque, per ottenere l'autorizzazione delle Autorità di vigilanza al rating interno devono essere

gradualmente testate le capacità gestionali della banca:

1) nella fase precedente alla richiesta è necessario dimostrare l'experience requirement, ovvero la

capacità di utilizzare un sistema di rating in linea con i requisiti previsti dalla normativa

2) al momento della richiesta di autorizzazione la banca deve dimostrare di utilizzare effettivamente

un metodo IBR in linea con i requisiti minimi richiesti; deve fornire la documentazione relativa a dati,

metodologie di stima dei fattori di rischio e modalità con cui intende contrastare eventuali debolezze

del modello; infine devono essere predisposti sistemi e procedure di controllo atti a monitorare

costantemente gli affidamenti utilizzati e inutilizzati e l'evoluzione della situazione economico-

reddituale dei soggetti finanziati.

I fattori di rischio di un credito: la determinazione di PD (probability of default), LGD (loss given

default), EAD (exposure at default) e M (maturity) permette di giungere ad una valutazione sintetica

del rischio connesso ad un singolo credito, con l'obiettivo di prevenire ad una stima della perdita

attesa. La perdita inattesa è l'oscillazione (volatilità) della perdita attesa intorno alla media. Dato un

certo livello di confidenza (1 – c) pari al 99,9%, il requisito patrimoniale deve essere tale da coprire le

perdite inattese in un orizzonte temporale determinato.

Mentre nell’approccio F-IRB solo una di queste componenti di rischio è valutata internamente alla

banca (la probabilità di default), nell’approccio A-IRB vengono valutate tutte e 4 internamente.

Probabilità di default (PD). Questo fattore riguarda il rischio che un debitore risulti incapace di

onorare la propria obbligazione al momento della scadenza. La possibilità che tale incapacità si

verifichi entro un determinato orizzonte temporale si chiama appunto probabilità di default. Il grado

interno di merito di credito rappresenta una valutazione riferita ad un orizzonte temporale, relativa ad

informazioni qualitative e quantitative, della capacità di un soggetto di onorare le obbligazioni

contrattuali. La probabilità di insolvenza fa riferimento ad un periodo di 1 anno e si basa su dati storici

relativi ad un periodo di almeno 5 anni.

Il limite minimo di valutazione del livello di rischio di un debitore è dello 0,03 %.

La PD:

- deve essere fondata sull’esperienza storica (almeno 5 anni di esperienza basata su dati per il

corporate e 2 per il retail) e sull’evidenza empirica

- deve essere previsiva (forward loking) e prudenziale (conservative)

La stima non deve essere soggetto a frequenti cambiamenti ma deve basarsi su una certa profondità

storica. Il processo di stima del PD può utilizzare: serie storiche per estrapolare proiezioni sul futuro; il

mapping dei dati esterni quali quelli forniti da agenzie specializzate; i modelli statistici. L'obiettivo è

ottenere un indicatore che differenzi in modo significativo imprese “normali” da quelle in crisi e che

permetta di ottenere una graduazione del livello di rischio associato ad ogni impresa.

Per omogeneizzare le regole e i sistemi di rating, la BCBS ha provveduto a dare una definizione

unica di default per dissipare i dubbi relativi a stime coerenti alle caratteristiche di perdita, e relativi

alle fonti da cui poter attingere informazioni da utilizzare nei calcoli relativi nel capitale regolamentare.

 Una posizione è di default se ricorre almeno una di queste condizioni:

Condizione soggettiva: la banca ritiene improbabile che il debitore adempia del tutto alle

1) sue obbligazioni

Condizione oggettiva: la controparte è in ritardo di più di 90 giorni su almeno una delle

2) sue obbligazioni (past due)

Loss given default (LGD) “percentuale di perdita in caso di insolvenza”. Un secondo fattore di

rischio in cui incorre la banca nel momento in cui eroga un finanziamento ad una controparte consiste

nell'incertezza circa la quantità di capitale che potrà essere recuperata in sede di contenzioso nei

confronti dei debitori insolventi. Algebricamente la LGD = 1 – tasso di recupero.

A differenza della PD che dipende dal merito creditizio della controparte, la LGD principalmente si

lega alla forma tecnica del contratto di finanziamento. Il valore della LGD viene valutato con modalità

diverse a seconda che la banca abbia adottato l'approccio F-IRB (metodo base o foundation) o A-IRB

(metodo avanzato). Il metodo base fa riferimento ad alcuni parametri fissati dal BCBS per cui per tutti

i prestiti generici il valore standard di LGD è del 45% (presto 100 perdo 45), mentre nel caso dei

prestiti subordinati (più basso livello di priorità di rimborso) tale valore è portato al 75%. Viceversa

con il metodo A-IRB la banca determina in autonomia il valore della LGD da applicare alle diverse

tipologie di esposizione presenti nel proprio portafoglio. Le serie storiche su cu si basano le stime

devono essere controllate e verificate; si deve tenere conto di eventuali peggioramenti

macroeconomici che tendono a fare alzare i valori delle perdite; il concetto di recupero deve essere

inteso in senso economico e non contabile, tenendo cioè conto dei costi (ad esempio legali) sostenuti

per ottenere il recupero.

In sintesi, se il BCBS da un lato concede ampia discrezionalità alle banche nel calcolo dei singoli

fattori di rischio che esse sopportano, dall'altro esso pone vincoli quantitativi e soprattutto qualitativi

onde evitare comportamenti elusivi che possano indebolire la struttura patrimoniale dei soggetti

controllati.

E' importante sottolineare, tuttavia, che la stima della LGD può variare in modo anche molto

consistente a seconda che si computino o meno i cosiddetti past due tecnici, ovvero quei crediti che,

pur avendo superato il confine del default, rientrano naturalmente in bonis (tra i buoni). Infatti queste

valutazioni possono causare cambiamenti anche notevoli nella perdita inattesa.

Exposure at default (EAD), è il valore di un'esposizione creditizia al momento del default, cioè la

stima dell'importo massimo che una banca può perdere in caso di insolvenza della controparte.

Pertanto esso è fortemente correlato alla tipologia contrattuale utilizzata nel finanziamento. Nella

maggior parte dei casi l'EAD concide con il valore nominale del prestito. Diviene perfino possibile,

quantomeno in astratto, che l'esposizione al momento del default superi il valore concesso in

affidamento in ragione di eventi che caratterizzano tipicamente l'avvicinarsi di una situazione

patologica (per esempio interessi non pagati).

Ci sono varie modalità di calcolo dell'EAD. Ove la banca utilizzi l'approccio standard essa dovrà

calcolare il requisito patrimoniale prendendo a riferimento non solo le esposizioni (per cassa o per

firma) correntemente utilizzate dal cliente, ma anche i margini disponibili su linee di credito non

prontamente revocabili (cosiddette esposizioni ad utilizzo incerto). Viceversa, se la banca opta o

viene autorizzata all'utilizzo dei modelli A-IRB (metodo avanzato) essa è libera di stimare in modo

autonomo i fattori di conversione dei margini disponibili (salvo il caso in cui nel metodo di base tali

fattori siano del 100%).

Anche in questo caso, naturalmente, valgono i requisiti organizzativi e metodologici già visti in

precedenza, ovvero è necessario che la banca faccia uso di modelli trasparenti e coerenti con la best

practice internazionale e basi le proprie analisi su serie storiche ampie, plausibili, significative e

aggiornate almeno una volta l'anno.

Maturity (M), con questo termine si definisce l'orizzonte temporale di un prestito. Ad un orizzonte

temporale più elevato corrisponde un maggiore livello di rischio. Infatti, in presenza di un arco

temporale più lungo è più facile che il merito creditizio di una controparte possa deteriorarsi, anche di

molto, fino a giungere a situazioni di prossimità al default. Le regole proposte dal BCBS per

determinare la maturity sono molto lineari:

per le banche che utilizzano un approccio F-IRB (metodo base) viene previsto un valore

 standard pari a 2,5 anni, salvo casi eccezionali

per le banche che scelgono l'approccio A-IRB (metodo avanzato) la maturity di ogni credito

 viene calcolata misurando la durata effettiva di ciascuna operazione, anche se in molti casi la

stima della scadenza risulta talora assai più complessa di quanto si potrebbe immaginare. In

ogni caso anche per questo modello è possibile lasciare fissa a 2,5 anni la maturity dei crediti

erogati a gruppi industriali domestici con fatturato inferiore a 500000 euro

Quanto alla modalità di calcolo, in linea generale la maturity di un'operazione può essere calcolata

come:

- durata media finanziaria (duration): una media aritmetica ponderata dove il peso relativo ad un

dato anno è dato dal cash flow di quell'anno diviso per il valore atteso di tutti i cash flows futuri

- vita residua: si guarda molto semplicemente al termine temporale al quale dovrà essere

rimborsato il finanziamento e si registra l'intervallo intercorrente tra quella data e la data

odierna.

La funzione di trasformazione di PD,LGD,EAD, e M in capitale è basata su meccanismi matematici

assai sofisticati. In ogni caso questi fattori incidono sulla quantificazione del capitale regolamentare

attraverso la determinazione della perdita attesa, della perdita inattesa e del VaR (Value at Risk). Per

arrivare alla stima del capitale manca in realtà un ultimo elemento. Non tutti i portafogli caratterizzati

da valori simili nei quattro parametri appena identificati hanno lo stesso livello di rischio poiché il

livello di correlazione nell'andamento delle controparti può alterare anche di molto i valori in gioco.

Laddove le imprese relative agli affidamenti siano scarsamente correlate, andamenti negativi da una

parte possono essere compensati da andamenti positivi da un'altra e la banca difficilmente incorrerà

in perdite troppo gravose. A questo riguardo il BCBS opera le seguenti ipotesi:

fissa un livello di correlazione del 24% per i portafogli di crediti a grandi imprese (corporate) con

 alto merito creditizio

dal 24% si può scendere fino al 12% per le grandi imprese con merito creditizio più basso.

 le SME (definite come imprese con fatturato inferiore a 50 milioni di euro) beneficiano di fattori di

 correlazione ridotti al 20% e all'8%

valori ancora inferiori (dal 17% al 2%) vengono infine assegnati alle controparti retail (privati e

 piccolissime imprese)

una correlazione fissa del 15% è assegnata infine ai mutui prima casa.

Dati i quattro parametri di rischio, il livello di confidenza del credito VaR e la correlazione tra i prestiti

erogati, il modello matematico proposto da Basilea 2 è in grado di fornire alla banca la stima del

capitale necessario a coprire le perdite future.

Tuttavia, nell'ambito di questa analisi, la valutazione non può basarsi solamente sulle considerazioni

di carattere storico desumibili dall'andamento del bilancio, ma, all'interno del processo di

quantificazione del rating interno, viene valorizzata un'ampia serie di informazioni sintetizzate nel

rating di impresa.

Le categorie che vengono analizzate sono quelle quantitativa e qualitativa. Queste due tipologie di

variabili vengono analizzate a blocchi. Le due principali aree di indagine sono quella aziendale e

quella comportamentale. L'analisi aziendale si basa su:

analisi economico finanziaria (score di bilancio)

 analisi qualitativa (score qualitativo)

 analisi delle caratteristiche ambientali (score settoriale)

L'analisi comportamentale può essere:

di tipo andamentale esterna (score andamentale di sistema)

 di tipo andamentale interna (score andamentale interno)

Per tenere conto di tutte le suddette variabili e calcolare correttamente lo spread è necessario

disporre di un'adeguata struttura informativa. La capacità di utilizzare al meglio le proprie informazioni

è infatti il vero driver di competitività della banca, il cui core business consiste in effetti proprio nella

raccolta e nel sapiente utilizzo di un patrimonio informativo sul grado di affidabilità delle controparti.

Tutto il personale, anche a livello operativo, deve essere coinvolto in questa innovazione e reso

consapevole, almeno a grandi linee, delle modalità di funzionamento del modello che

quotidianamente utilizza.

Cosa sono nel Nuovo Accordo sul Capitale le garanzie reali e le garanzie personali?

Le garanzie reali consistono in beni fungibili che la banca utilizza in caso di insolvenza per ridurre la

perdita. Esse non influiscono sulla PD (merito creditizio) ma sulla LGD del finanziamento, ovvero sul

cosiddetto tasso di recupero.

Le garanzie personali sono rappresentate invece dall'impegno di un soggetto terzo a sostituire il

debitore principale nel rimborso di un finanziamento a una banca; esse influiscono sulla PD del

credito, non sulla LGD che rimane inalterata.

Contante, oro, titoli di debito e azionari qualificati costituiscono garanzie reali secondo l'approccio

semplificato (simple). L'approccio intergale include anche altre possibili garanzie “non qualificate” ma

prevede che sulla parte di prestito coperta da garanzie reali non si applichi alcun requisito

patrimoniale.

Le garanzie personali devono essere valide e redatte in modo tale da essere vincolanti per tutte le

parti e legalmente opponibili in ogni giurisdizione interessata. E' compito della banca effettuare tutti gli

accertamenti e controlli necessari. L'utilizzo del rating passa dal soggetto garantito al soggetto

garante. L'entità della garanzia viene ridotta proporzionalmente in ragione dell'eventuale maturity

mismatch (ovvero se questa scade prima del credito garantito) e del currency mismatch (ove

denominata in valuta diversa). Alle garanzie personali vengono assimilati i derivati creditizi (credit

derivatives), contratti con cui una parte vende ad un'altra l'obbligazione a compensarla in caso di

perdite relative ad un credito verso un soggetto terzo. Anche la cartolarizzazione è una forma di

mitigazione del rischio; essa consiste nella cessione di crediti pro soluto a una nuova società veicolo

che a sua volta si finanzia tramite l'emissione di tranches di obbligazioni dotate di diversa senority.

Le nuove regole in tema di cartolarizzazione puntano invece ad assicurare che, ove la banca tramite

acquisto di tranches junior mantenga di fatto su di sé tutto il rischio, essa sia obbligata a mantenere i

requisiti patrimoniali relativi all'intero portafoglio di crediti dello SPV.

Tra i risk mitigators possono infine essere annoverati anche i cosiddetti reiceivables e netting. I primi

sono quei crediti commerciali ceduti in blocco alla banca da un'impresa. Quanto al netting dal Luglio

del 1994 il BCBS da la possibilità di compensare al netto certe transazioni bilaterali (bilateral netting),

a patto che le condizioni legali pattuite siano verificate e che il contratto non contenga clausole di

walkaway (permettono ad una controparte sana di effettuare pagamenti limitati o nessun pagamento

ad una società in stato di insolvenza).

In sintesi è giusto sottolineare come i risk mitigators generino comunque rischi residuali non

trascurabili.

Considerazioni conclusive sul Nuovo Accordo sul Capitale

L'obiettivo principale di Basilea 2 è stato quello di superare il principale punto di debolezza del primo

Accordo: la mancanza di un sufficiente livello di risk sensivity dei requisiti di capitale.

Tra i vantaggi del secondo Accordo abbiamo:

regole per le quali il capitale potrà essere allocato in modo più efficiente, le banche avranno

 interesse ad erogare finanziamenti alle imprese più meritevoli.

l'aumento della risk sensivity potrà indurre l'industria bancaria ad attribuire maggioe attenzione

 all'attività di monitoring, ovvero alla verifica costante e sistematica del merito creditizio della

controparte.

la possibilità di beneficiare di un costo regolamentare direttamente proporzionale al rischio

 effettivamente sopportato incentiverà a perseguire maggiore trasparenza nel rapporto banca-

impresa.

Accanto ai suddetti vantaggi Basilea 2 ha il merito di introdurre attraverso il secondo e il terzo Pilastro

elementi nuovi che arricchiscono in misura significativa la struttura regolamentare dell'Accordo del

1988. Si tratta da un lato di fornire un ruolo esplicito alle Autorità di Vigilanza e dall'altro di rendere il

più possibile trasparente la situazione patrimoniale della banca.

Il primo e il secondo Pilastro completano pertanto il set di strumenti utili ad assicurare la stabilità del

sistema integrando la mera previsione di requisiti regolamentari con la garanzia di un monitoraggio

costante ed efficace da parte della Vigilanza e del Mercato.

Tra i limiti abbiamo:

la forte importanza data dall'accordo all'utilizzo di metodologie VaR e affini. Queste

 metodologie non sono esenti da criticità tecniche, il Var in particolare è una misura di rischio

poco precisa qualora i rendimenti sottostanti non siano normalmente distribuiti, poiché non

riesce a misurare con precisione la distribuzione e la quantità di rischio presente nelle code.

Inoltre il VaR informa sul fatto che la perdita potrà essere superiore al VaR stesso nell' X% dei

casi, ma non dice quali valori essa potrà assumere. Oltre tutto il livello di confidenza dell 1%

non è particolarmente prudenziale.

la metodologia VaR tratta il rischio come un processo completamente esogeno (cambiamento

 stimolato da fattori esterni al sistema esaminato e non controllati nel modello utilizzato). Invece

la volatilità del mercato è spesso un fenomeno endogeno poiché è la stessa interazione degli

attori presenti sul mercato ad influire in aggregato sulla volatilità riscontrabile sullo stesso.

il Nuovo Accordo nasce dalla constatazione che esso ha caratteristiche procicliche. Poiché il

 valore degli assets (e dei relativi rating) varia con il ciclo economico, il capitale regolamentare

tende ad essere più elevato in tempi di downturn e meno elevato in periodi di upturn.

molti osservatori hanno rilevato che la maggior complessità dell Nuovo Accordo sarà foriera di

 costi di implementazione particolarmente elevati per l'industria bancaria. Al fine di ottenere

informazioni regolamentari, essa dovrebbe ottenere maggiori costi di compliance e di risk

management.

l'introduzione del rischio operativo non è stata esente da critiche: infatti è stato spesso

 argomentato che le caratteristiche dello stesso rendono poco utile l'utilizzo di capitale

regolamentare per fronteggiarlo.

malgrado gli sforzi al fine di rendere coerenti la prassi di vigilanza, è possibile che attraverso la

 discrezionalità del secondo Pilastro il quadro internazionale possa rendersi più frammentato,

inficiando uno dei principali traguardi raggiunti dal primo Accordo.

Il Nuovo Accordo penalizza alcuni soggetti e ne favorisce altri. Tre categorie di soggetti

 risultano svantaggiati: le piccole banche, i paesi in via di sviluppo e le piccole e medie imprese.


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Sara F

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e commercio
SSD:
Docente: Gai Lorenzo
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia degli intermediari finanziari e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Gai Lorenzo.

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