Lezione 13 del 14/03/2013
Rischi per la banca
Ora consideriamo altri due rischi per la banca: il rischio di mercato e il rischio di interesse.
Rischio di mercato
Faccio riferimento al rischio di variazione del valore che le attività della banca hanno in bilancio. Avevamo visto ieri in riferimento alle rettifiche relative al portafoglio crediti. Quando parliamo invece di rischio di mercato, parliamo non tanto della variazione del valore delle attività creditizie della banca, ma delle attività derivanti da posizioni di mercato, ossia investimenti delle banche in attività finanziarie, in valori mobiliari.
Nell'attivo del bilancio di una banca quindi posso trovare:
- Liquidità
- I crediti verso banche o crediti verso clienti non finanziari (famiglie e imprese)
- Posizioni in valori mobiliari, ossia attività rappresentate da titoli
Dunque il rischio di mercato riguarda valori mobiliari con rischio di deprezzamento. Il rischio di mercato di effetti persi su queste posizioni, dovuto alle dinamiche dei parametri, ossia alla banca su un portafoglio azionario, è legato alla diminuzione del valore di quell'attivo per effetto di andamenti avversi dei prezzi sui mercati azionari. Oppure altri valori mobiliari che sono a rischio di deprezzamento per andamento avverso di altri parametri, quali tassi di interesse, per esempio nelle obbligazioni; quindi ho in generale un rischio di deprezzamento per variazione dei prezzi di mercato.
Componenti del rischio di mercato
Il rischio di mercato può scomporsi in:
- Rischio di posizione: rischio legato alla diminuzione dei valori mobiliari di portafoglio
- Rischio di regolamento: fa riferimento all'inadempimento della controparte della prestazione; controparte che mi vende un'azione, concluso il contratto di compravendita dell'azione, quel contratto deve andare a regolamento e nel caso degli strumenti finanziari, regolare una prestazione significa dare adempimento alle obbligazioni contrattuali assunte dalle controparti secondo il contratto.
La controparte acquirente dovrà adempiere all'obbligo di pagamento del prezzo, e la controparte venditrice dovrà adempiere all'obbligo di consegna di trasferimento del titolo alla controparte. Sui mercati finanziari il regolamento ha luogo tendenzialmente alcuni giorni dopo la stipulazione del contratto, normalmente 3 giorni di mercato aperto successivi alla negoziazione. È chiaro quindi che questo arco temporale implica un rischio che la mia controparte possa essere inadempiente, e per cui il soggetto che è obbligato a vendermi quella AF potrebbe non essere adempiente, perché non ha la disponibilità dell'AF venduta; è chiaro che per la controparte si pone un rischio di inadempimento della controparte e quindi si pone il problema di individuare un'altra controparte di mercato.
Oltre ai rischi di posizione e regolamento, i rischi di mercato potrebbero avere ad oggetto un rischio di cambio: il valore della mia AF varia in ragione delle variazioni dei rapporti di cambio. Questo rischio di mercato si presenta nella situazione in cui ho in portafoglio AF in valuta estera, quindi sono soggetto anche a un rischio di oscillazione dei tassi di cambio.
I rischi di mercato per le banche potrebbero assumere connotati abbastanza rilevanti, ciò dipende dalla ripartizione in attività tipicamente creditizia e attività su valori mobiliari. Ora in un modello di banca tradizionale, basata tipicamente sull'attività creditizia, il rischio di mercato tendenzialmente dovrebbe assumere dimensioni poco rilevanti; qualora assuma posizioni rilevanti su mercati mobiliari, soprattutto per la ricerca di credito e quindi in maniera accentuata tanto più sono bassi gli interessi.
Implicazioni del rischio di mercato
Dunque una banca che assume posizione di mercato sul mercato mobiliare e lo fa non tanto per assumere una posizione stabile, ma con la prospettiva di rivendere le AF e valore un guadagno nella differenza tra il prezzo di vendita e quello di acquisto, oltre ai rendimenti legati agli interessi maturati; però attraverso l'esposizione di rischi di mercato, la banca va ad ampliare la propria esposizione al rischio rispetto a quello tradizionale del credito.
L'esposizione al rischio non è rilevante solo in sé, ma anche per gli effetti che potrebbe produrre sui tradizionali rapporti creditizi che la banca ha. È ovvio che se subisco rilevanti perdite sulla mia posizioni in valori mobiliari, è chiaro che questo potrebbe minacciare la capacità delle banche di effettuare i rimborsi, ossia far fronte ai propri impegni nei rapporti contrattuali, questo soprattutto in quelle banche dove il rischio di mercato è rilevante.
Rischio di interesse
Il rischio di interesse è il rischio per la banca quando la struttura dei tassi di interesse varia: a parte gli effetti che questi possono avere sulle AF di bilancio, ossia rischio di mercato, le dinamiche dei tassi di interesse potrebbero avere rilevanti ripercussioni sui margini reddituali in termini di margine di interesse.
Le banche hanno un portafoglio attivo (attività finanziarie) e un portafoglio passivo (PF), dove le passività finanziarie vanno a finanziare le attività che la banche hanno da parte dell'attivo. Una prima classificazione che viene fatta relativamente alle AF e PF: tra
- Attività fruttifere di interessi (AFI)
- Altre attività finanziarie (AF)
- Attività non fruttifere (ANF)
per cui il mio portafoglio attivo può comprendere attività fruttifere di interessi, sulle quali maturano interessi a favore della banca, come crediti concessi alla clientela, investimenti in titoli di stato o obbligazionari, potrei poi avere altre attività fruttifere ma che non pagano interessi (titoli azionari, sui quali percepisco reddito periodico, come frazioni di utili, ma senza interessi), o infine attività non fruttifere, ossia sulle quali la banca non percepisce reddito.
Allo stesso modo, dal lato del passivo, posso avere passività fruttifere di interessi (PFI), ossia sulla quale la banca paga interessi all'apportatore di mezzi finanziari verso la banca, poi passività non fruttifere (PNF) di interessi, ossia sulle quali non maturano interessi.
Gestione del portafoglio e margine di interesse
Se io considero le attività fruttifere di interessi, la banca riceve interessi attivi e sulle passività fruttifere paga interessi passivi. Se volessi ragionare in termini di rendimento medio delle mie attività fruttifere: interessi attivi sulle attività fruttifere di interessi, il costo medio della mia raccolta fruttifera di interessi sarà data dagli interessi passivi sulle passività fruttifere di interessi, ottenendo così l'interesse medio o rendimento medio sulla mia attività d'impiego e il costo medio della mia raccolta fruttifera; la differenza tra il rendimento medio degli attivi fruttiferi e il costo medio delle passività fruttifere la posso interpretare come spread, quindi questo differenziale tra il rendimento medio e il costo medio, e lo posso interpretare come il profitto in termini di margini di interesse che percepisce la banca.
Portafoglio della banca
Rendimento medio attività fruttifere: IAAFI. Costo medio passività fruttifere: IPPFI. IA IP− Attività Passività Spread: AFI PFI AFI, AF, ANF PFI, PNF. Qui potrei avere diversi rapporti tra AFI e PFI: ci concentriamo sulla componente tipica del reddito di una banca, ossia il margine di interesse; io potrei avere una situazione di bilancio in cui le AFI sono superiori alle PFI, per cui una parte delle mie AFI, sulle quali percepisco interessi attivi, è finanziata dalle PFI, sulle quali mi impegno a pagare interessi, la parte rimanente sarà finanziata da passività non fruttifere o PNF, ossia la parte rimanente è finanziata costo zero, per cui il mio spread lo vado a realizzare sulla parte corrispondente alla PFI, mentre per la differenza tra AFI e PFI quello che dalla prassi bancaria viene definito capitale circolante, su queste attività a costo zero, io quello che vado a maturare sono interessi attivi sulle AFI.
Un'attività fruttifera è per esempio il mutuo, ossia attività creditizie, così come acquisto di titoli di stato, imprese.
IA IP IA[−] MI (margine di interesse della banca) = x PFI + [AFI − PFI] x AFI PFI AFI Spread Capitale circolante (CC). La differenza tra interessi attivi e passivi li guadagno sulla parte di attività fruttifere finanziate da passività fruttifere. Se ho 10 di AFI e 10 di PFI è ovvio che su quei 10 calcolo lo spread, se ne avessi 12 di AFI, su quei 2 in eccesso guadagno un interesse attivo ma non ho il correlativo costo.
Lo spread lo guadagno sulla parte di attività fruttifere di interessi finanziate da passività fruttifere di interessi, infatti osservo la differenza tra rendimento medio delle AFI e costo medio delle PFI per la parte finanziata dalle PFI; invece, la parte di AFI non finanziate da PFI, ossia attività a costo nullo, il guadagno è essenzialmente gli interessi attivi, quindi abbiamo individuato la formula del MI in termini medi, ossia di costi e rendimenti medi. Ossia abbiamo parlato di interessi medi valutati in relazione alle rispettive attività e passività.
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