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Bilancio sociale

Responsabilità sociale

L'istituto

Il concetto di istituto emerge quando una comunità di persone si pone delle regole tendenzialmente stabili di comportamento per raggiungere determinate finalità, definite istituzionali, e a questi scopi destina risorse, svolge attività, ottenendo esiti. Quindi è una configurazione che comprende le imprese, le amministrazioni pubbliche e perfino le famiglie. Tali configurazioni organizzative sono l’espressione di un contesto ambientale largamente partecipato, dove ci sono più forze che contribuiscono a determinare gli indirizzi, tali da gestire il rapporto, allo scopo di creare valore equilibrato per “tutti”, cercando, tendenzialmente di non escludere nessun soggetto e non agevolare solo determinate categorie.

Il legame tra processi e mezzi di produzione e gli obiettivi

Per realizzare le finalità dell’istituto si avviano dei processi economici cercando di tenere sotto controllo i problemi economici derivanti dagli stessi, al fine di non compromettere il raggiungimento degli obiettivi aziendali. È stato perciò necessario cogliere le relazioni esistenti tra il dispiegarsi dei fenomeni economici e le finalità istituzionali e si è notato che in certi casi/per certi istituti, un equilibrato svolgimento dei fatti economici porti automaticamente al realizzarsi degli obiettivi, mentre in altri tale relazione è più attenuata. Per cui non è detto che l’esistenza dei conti in ordine (generazione di profitto) sia sinonimo di realizzazione delle finalità istituzionali, ma è senz’altro vero che l’assenza dei conti in ordine può comportare la dissoluzione dell’istituto o comunque una sensibile riduzione di autonomia decisionale.

Il bilancio sociale e la responsabilità sociale

Innanzitutto è necessario chiederci quale sia il perché di tale informativa: è fortemente ancorato al concetto di responsabilità sociale, che ha per riferimento la gestione della quotidianità. Tale concetto può caratterizzarsi in relazione a tutte le diverse tipologie di istituto (es. imprese di capitali, governative, amministrazioni pubbliche ecc.) ma avrà sempre come finalità la ricerca della legittimazione dell’istituto all’interno di un contesto di riferimento. In tale contesto possiamo notare dei fattori comuni a tutti i tipi di organizzazione:

  • I processi economici
  • Il principio dell’economicità come “faro” delle azioni di governo

Tra i fattori distintivi invece definiamo:

  • La più immediata finalità istituzionale
  • La morfologia economica, cioè i differenti tipi di acquisizione delle risorse e la diffusione degli esiti delle loro attività
  • Le condizioni di governabilità aziendali

Per quel che riguarda invece il come ottenere il bilancio sociale dobbiamo intanto distinguere:

  • Il livello teorico, che riguarda le fasi di processo che compongono il bilancio sociale, ponendo attenzione sia all’importanza del processo stesso che del conseguente esito
  • Guardando al contenuto, attraverso i diversi modelli pratici, a tal proposito diviene di fondamentale importanza, la sistematicità cioè studiare come conferire coerenza interna alle diverse parti fondamentali, che danno vita al contenuto

Le problematiche legate al modo di ottenere il bilancio sociale sono di governo e in particolari di relazioni, e non legati alla tecnica di rendicontazione. Gli elementi principali sono i valori e la missione aziendali, che si traducono in decisioni, che si trasformano in comportamenti, che danno origine agli esiti (dove sono incorporati i valori aziendali).

La missione

Deve essere puntuale e non definita da una generica comunicazione dell’oggetto dell’attività e formulata in modo da esplicitarne chiaramente l’orientamento strategico. Tale concetto è legato a quello della visione, definita come la rappresentazione futura di ciò che l’organizzazione diverrà o vorrebbe divenire, in un contesto di riferimento. Compito del vertice aziendale è quindi realizzarla per renderla operativa nella mente e nelle azioni di tutti gli interlocutori che partecipano al progetto aziendale.

Secondo il Viviani, la missione deve specificare almeno cinque gruppi di concetti:

  • L’interesse prevalente
  • Lo stile di comportamento
  • Il campo della competizione
  • Il campo dell’ambiente fisico e naturale
  • L’ambito della creatività/specificità

Questi aspetti cruciali implicano una presa di coscienza profonda, della necessaria coerenza tra:

  • La ragion d’essere dell’istituto, ovvero la sua identità, composta da elementi tangibili e soft (valori)
  • Il posizionamento attuale/prospettico desiderato nel sistema ambientale di riferimento
  • I valori ai quali si vuol rimanere fedeli
  • Le strategie e i meccanismi organizzativi
  • I comportamenti concreti
  • Gli output e gli outcome

Il giudizio sull’operato di gestione dipende anche da quanto esposto nella missione. Bisogna inoltre precisare che per chi la esplicita, la missione ha una duplice valenza:

  • Nell’ottica del governo è una scelta di posizionamento strategico, secondo la logica che la R.S. deve essere gestita
  • Nell’ottica dei destinatari è un’informazione che contribuirà a sostenere le proprie scelte, in particolar modo quelle relazionali

I diversi tipi di informativa esterna strutturata di bilancio

  • Unicamente a presidio dell’equilibrio economico-finanziario della gestione
  • A presidio di una responsabilità sociale più ampia, da cui deriva il modello teorico del bilancio sociale
  • Modello di bilancio di esercizio tradizionalmente inteso

La responsabilità sociale più ampia

È definita come un’integrazione volontaria delle preoccupazioni sociali ed ecologiche delle imprese nelle loro operazioni commerciali e nei loro rapporti con le parti interessate (CE, libro verde, 2002). Si può redigere una rendicontazione improntata a socialità se sussistono strategie di sviluppo di lungo periodo che integrano le responsabilità economiche con quelle umanistiche e ambientali, i cui fondamenti sono:

  • Correttezza e trasparenza del management e dei gruppi di controllo
  • Rigore amministrativo
  • Qualità del disegno strategico
  • Qualità delle decisioni e azioni che danno vita al disegno strategico
  • Contesto comportamentale, disciplinato e propositivo
  • Coinvolgimento degli stakeholder

Tali considerazioni valgono anche per le amministrazioni pubbliche e per gli istituti del privato sociale perché anche loro sono:

  • Votati alla creazione di valore
  • Perseguono un finalismo a più dimensioni
  • Sono esposte al rischio di assolutizzare il singolo obiettivo (es. profitto per le imprese)
  • Necessitano di una strategia lungimirante, sia temporale che orizzontale (nei confronti dei soggetti che hanno interessi nell’azienda)
  • È opportuno che siano rendicontabili sotto ogni aspetto e nei confronti dei molteplici interlocutori

La responsabilità sociale e il quadro normativo

La volontarietà di integrare gli interessi sociali, può essere intesa come un richiamo alla contestualizzazione, ed emerge come una discriminante, per questo sono in molti a pensare che la R.S. emerge quando i comportamenti vanno oltre la norma. Tuttavia è immediatamente visibile il controsenso di tale affermazione perché tale concetto deve allora, essere parametrato ai servizi offerti dai vari ordinamenti. Diviene perciò fondamentale contestualizzare nello spazio e nel tempo l’impresa, rinunciando a confronti con quadri normativi o istanti temporali diversi.

La responsabilità sociale e il quadro etico

Nel caso si persegua l’obiettivo di comparare imprese appartenenti a quadri normativi o istanti temporali diversi, la R.S. deve essere legata a un quadro etico, il quale dipenderà da numerose circostanze storico-culturali. Il problema è che in un determinato contesto spazio-temporale alcuni valori etici sono giudicati così importanti che godono di una tutela normativa, in altri no. Ciò che resta al di fuori dei valori che compongono il quadro etico può trovare affermazione in altri strumenti come ad esempio i codici di categoria/etici - aziendali o più specificatamente nella cultura organizzativa.

Per dare un giudizio sulla R.S. è quindi consigliabile fare riferimento a un quadro etico più che normativo, tuttavia anche questo modo di procedere presenta degli ostacoli:

  • Il quadro etico non è uniforme nel mondo ed è soggetto a cambiamenti
  • Le grandi organizzazioni si confrontano simultaneamente in contesti caratterizzati da quadri etici e normativi, anche notevolmente differenti

Un modo per aggirare tali problematiche è dichiarare il quadro etico di riferimento, nella missione, in modo che rispetto allo stesso si possa esprimere un giudizio sulla R.S., sui risultati ottenuti ed i comportamenti assunti.

La responsabilità sociale e il criterio etico

Il criterio etico è definibile come il “contratto sociale” (pietra di paragone), che esprime un equilibrio di contrattazione, consentendo la cooperazione tra tutti gli stakeholder. Tale accordo imparziale, deve esistere, perché una sua assenza significherebbe che la cooperazione non aggiunge valore all’azione condotta in modo singolo. Il problema è quindi stabilire quale sia l’accordo mutamente vantaggioso, rispetto al quale i dirigenti devono operare.

Gli orientamenti teorici sulla responsabilità sociale

Vi sono due scuole di pensiero a riguardo:

  • La teoria neocontrattualistica, che concepisce la R.S, riferita ad un astratto istituto, come modello di governance allargato. Si parte dal presupposto che chi governa l’impresa ha delle responsabilità nei confronti di tutti gli stakeholder, sebbene i doveri fiduciari siano diversamente graduabili
  • La teoria neoclassica, in cui la R.S. è riferita al comportamento reale esaminato

I problemi concettuali che emergono sono due:

  • La definizione del modello normativo di riferimento, il principio su cui si basa è l’imparzialità, considerato che tra le parti vi è cooperazione-produttiva e una conflittualità distributiva, basata su apporto/dividendi, ineliminabile e per questo necessita di essere gestita, il cui successo è una peculiarità dei miglior manager; produzione e distribuzione si manifestano simultaneamente
  • La coerenza tra il modello normativo prescelto e le motivazioni/capacità che i dirigenti devono possedere

I limiti della prospettiva di analisi neocontrattualistica e il ruolo dello stato

I limiti di tale prospettiva sono:

  • Esclusione di alcuni stakeholder che non hanno partecipato alla definizione della strategia congiunta
  • Asimmetrie, la strategia congiunta accettata può riflettere sostanziali asimmetrie del potere contrattuale, nello stabilire ad esempio benefici e sacrifici

In tale ottica il ruolo dello stato sarebbe quello di definire il disegno istituzionale prevedendo una varietà delle finalità e delle forme di impresa, incentivando forme associative tramite le quali equilibrare le forze in gioco (agire quindi su modelli istituzionali con una propria morfologia e finalità economica). Secondo Zamagni il ruolo dello stato è di superare le “trappole di povertà” dei beni relazionali (partecipazione, mutualità, solidarietà, affettività) nella convinzione che esista uno stretto legame tra beni relazionali/capitale “sociale” (capitale del bene comune)/sviluppo economico.

Il problema della governance

Dal punto di vista della governance possiamo analizzare il caso in due momenti:

  • Identificazione della strategia congiunta
  • Far in modo che ciascun membro si attenga alla strategia congiunta selezionata (evitando comportamenti opportunistici)

Lo strumento sul quale fare affidamento affinché ogni attore rispetti la sua parte è la reputazione, tuttavia esso è considerato uno strumento molto debole per evitare comportamenti opportunistici. Secondo Zamagni il meccanismo della reputazione è debole per rinforzare il contratto e richiama l’attenzione sull’etica delle virtù superando l’etica razionale. L’esplicitazione del contratto equo (codice etico, missione, ecc.) fornisce un punto di riferimento per valutare i comportamenti. La procedura di gestione della R.S. si basa sul coinvolgimento degli stakeholder, per cui esistono forme istituzionali, come ad esempio le cooperative, che possiedono un “vantaggio” per lo sviluppo della R.S.

La teoria neoclassica

Tale modello si riferisce al comportamento realmente assunto. Secondo Friedman i manager sono agenti fiduciari degli azionisti, il profitto è un indicatore sintetico di efficienza allocativa. Il ruolo dello stato è far rispettare le regole, agli stessi manager, svolgendo un’azione redistributiva. Gli azionisti affidano ai dirigenti il loro denaro per ricavarne un guadagno, quest’ultimi nell’utilizzo delle risorse affidategli nel perseguimento delle cause sociali possono prevedere aumenti di costi, senza averne di fatto, l’autorità. I manager agendo sui prezzi dei beni prodotti allo scopo di finanziare opere sociali, o per venire incontro a particolari bisogni, finiscono per manomettere il meccanismo dei prezzi, imponendo i propri valori sia al mercato che ai consumatori. Per quanto bene intenzionati, non c’è motivo di credere che essi siano in condizione di conoscere i valori del pubblico e gli effetti a distanza delle loro azioni sulle scelte dei consumatori. Friedman interpreta gli atti di R.S. secondo la logica dell’auto interesse illuminato. Il comportamento sensibile ai problemi sociali è una risposta ad una serie di vincoli ed incentivi, dato l’obiettivo della MAX del profitto e data la capacità del manager di considerare tutte le esternalità anche nel L.P. Rimane immutata la giustificazione primaria e la logica motivazionale. Secondo l’autore, la MAX del profitto è un obiettivo che trova un fondamento etico, in quanto significa fare il miglior uso delle risorse, agendo nel bene comune (creare ricchezza, lavoro per tutti). Quindi gli atti di R.S. sono solo dei mezzi (critica) e non una connotazione del fare impresa. Da ciò si evince che l’orientamento etico riguardo le forme di produzione/distribuzione del valore, atterrebbe più propriamente ai consumatori.

In tale ottica il ruolo dello stato è:

  • Promuovere e garantire il rispetto della legge
  • Attuare un’azione redistributiva, secondo criteri condivisi dagli elettori

Ad oggi la visione di Friedman e quindi la logica neoclassica delle imprese, con i dovuti adattamenti, vale anche per le non imprese, come ad esempio l’utilizzo di fondi per fini non istituzionali (es. donare fondi per scopi umanitari, ambientali, ecc.). Per limitare la necessità di ricorrere ad atti discrezionali, occorre quindi agire sui modelli istituzionali, in modo che la loro finalità corrisponda alle attese umanistiche ambientali. A tal riguardo va precisato che già esistono modelli di imprese più coerenti con ciò che comunemente attiene alla R.S. ne sono un esempio le imprese cooperative. I principi su cui si basa l’impresa cooperativa sono esplicativi di una governance orientata al rispetto della persona. La R.S. di queste imprese è quella di dimostrare di poter competere e permanere sul mercato con un comportamento orientato dai principi cardine della cooperazione (democraticità, mutualità, solidarietà). La cooperazione tende a modificare le condizioni di mercato. Le amministrazioni pubbliche e le organizzazioni no profit sono istituzionalmente orientate al bene comune, le prime più delle seconde; in particolare tra le seconde quelle più orientate al bene comune sono le realtà erogative in senso stretto ove è presente in misura rilevante la gratuità (specialmente nel lavoro volontario). L’aspetto del volontariato è rilevante per la condizione di determinate realtà. Poi abbiamo, recentemente costituite, le imprese sociali (è considerata come una qualificazione giuridica).

Responsabilità sociale nelle amministrazioni pubbliche

Un richiamo esplicito ai governi nazionali in tema di R.S. proviene dall’UE che in diverse occasioni ha sollecitato gli stati membri in materia di:

  • Promozione della R.S. delle imprese
  • Trasparenza delle pratiche gestionali e degli strumenti di rendicontazione
  • Integrazione della R.S. delle imprese nelle strategie di sviluppo dei singoli stati dell’UE

Pur nella diversità degli orientamenti si può cogliere la comune logica dei governi di affrontare la questione della R.S. d’impresa tramite l’integrazione pubblica privata. La comunicazione UE del 2008 contiene un deciso invito anche a tutte le amministrazioni pubbliche della pratica della R.S., le quali legittimate da un processo democratico sono istituzionalmente finalizzate al bene della comunità; e proprio qui può individuarsi il senso più proprio della Responsabilità Sociale pubblica. Così intesa la nozione di R.S. in ambito pubblico non può ridursi al pur indispensabile rispetto delle prescrizioni normative; ma bensì di esse deve cogliersene l’essenza emotiva con riferimento alla quale più può manifestarsi l’attenzione delle amministrazioni pubbliche.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/07 Economia aziendale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cicciomonta-votailprof di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia d''impresa e bilancio sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof Monni Salvatore.
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