Introduzione
L’economia cognitiva vede, nel comportamento umano studiato dalle scienze cognitive, un
elemento da porre come fondamento nell’economia per spiegare in maniera
maggiormente realista le decisioni economiche e la soluzione dei problemi ad essa
connessa.
Le origini dell’Economia Cognitiva: gli anni Cinquanta
1.
L’Economia cognitiva emerge negli anni ’90 ma nasce negli anni ’50, periodo nella quale
l’impostazione neoclassica era all’apice della diffusione, sulla scia della teoria dell’utilità
attesa dove però, nascono i primi limiti collegati alle teorie neoclassiche.
La Teoria dell’Utilità attesa aveva sollevato il problema dell’incertezza che accompagna le
decisioni economiche che era stata tralasciata. L’incertezza divenne il problema centrale
degli economisti che tentarono di rispondere al problema negli anni ’50 tentando di
preservare l’economia neoclassica o di spiegare i fenomeni economici realisticamente.
Friedman, pur riconoscendo le differenze tra razionalità dei modelli economici e quella
reale sostiene che la Teoria neoclassica rimane valida in quanto prevede i comportamenti,
anche se non li descrive correttamente in quanto i soggetti economici si comportamento
come agenti massimizzanti.
L’idea dell’inclusione di aspetti psicologici che stanno alla base dell’economia caratterizza
la storia del pensiero economico.
Economia e psicologia
2.
La necessità di analizzare la natura della razionalità è alla base del dialogo tra economia e
psicologia. Ciò ha generato legami multilaterali tra tutte le scienze cognitive con
l’economia che ha beneficiato della psicologia e viceversa.
La corrente cognitivista soppiantò quella behaviorista. Per quest’ultima, i comportamenti
venivano spiegati esclusivamente come risposte agli stimoli ambientali, eliminando ogni
riferimento ad ogni entità di tipo mentalistico.
A partire dagli anni ’50 però, questa corrente è stata sostituita da quella cognitivista in
quanto il comportamento è strettamente connesso all’attività mentale e all’interazione dei
soggetti con l’ambiente e quindi la sua analisi non può prescindere dalle caratteristiche
della mente umana.
La corrente cognitivista analizzò i processi decisionali, aspetti psicologici riguardanti la
risoluzione dei problemi introducendo nuovi concetti che ebbero un notevole effetto sulla
descrizione dei fenomeni economici, in quanto fornisce una spiegazione più realistica
rispetto alla teoria neoclassica, delle preferenze e desideri individuali che stanno alla base
delle decisioni economiche.
Economia Cognitiva
3.
L’economia cognitiva si basa sull’analisi del problem solving, scelta, processi decisionali e
cambiamento riconoscendo una grande importanza alla psicologia.
I concetti chiave dell’economia cognitiva sono: razionalità limitata, razionalità procedurale,
apprendimento, conoscenza, natura sociale, evolutiva e cognitiva degli agenti economici.
Abbandona il concetto di Uomo Economico (che dispone di tutte le informazioni possibili e
le utilizza tutte correttamente compiendo un calcolo logico finalizzato alla massimizzazione
dell’utilità), riconoscendo le differenze tra uomo reale e economico. Poiché le
caratteristiche della situazione decisionale sono note a tutti i soggetti si comporteranno in
maniera uguale. Ma l’uomo reale mostra dei limiti che riguardano la natura della razionalità
e delle informazioni acquisite e il modo in cui vengono utilizzate.
Il concetto di razionalità procedurale sottolinea come i soggetti esibiscono una forma di
razionalità diversa da quella assoluta prevista dalla teoria neoclassica che rende i loro
comportamenti ragionevoli e sensati. Il soggetto reale non compie la scelta ottima sulla
base della razionalità assoluta, ma una soddisfacente basata su quella procedurale.
Dovremo quindi porre l’accento sulla soddisfazione e non sull’ottimizzazione.
La razionalità di una scelta non è definibile attraverso una logica matematica.
Secondo Hayek, il soggetto raccoglie informazioni oggettive trasformandole in
considerazioni soggettive in base alle proprie strutture cognitive pre-esistenti in parte
individuali e condizionate dall’esperienza sociale. La conoscenza è soggettiva ma
omogeneizzata alla cultura storica e sociale. Le preferenze non sono stabili ma nemmeno
casuali o condizionate da meccanismi psicologici individuali che quindi, presentano alcune
regolarità.
Bisogna quindi studiare i comportamenti all’interno di questo contesto.
Economia cognitiva e interdisciplinarità
4.
L’economia cognitiva è interdisciplinare in quanto convergono diverse discipline al suo
interno. L’applicazione di metodi economici ad ambiti extra-economici vengono ricondotti
sotto l’etichetta di interdisciplinarità.
Il principale strumento utilizzato dall’analisi economica di fenomeni non economici è la
teoria della scelta razionale. Alla base di questa teoria vi è la convinzione che gli uomini si
comportano come agenti massimizzanti in tutte le situazioni comportamentali, quindi non
solo economiche. Il mondo può essere descritto come un mercato.
Secondo Robbins ‘’ogni comportamento, nel momento in cui è coinvolta una scelta, può
essere analizzato con gli strumenti dell’economia.
L’economia cognitiva, nasce dalla critica ai fondamenti dell’economia neoclassica,
riferendosi all’ipotesi di razionalità assoluta ed analizza i soggetti impegnati in un processo
di scelta. L’idea di Robbins è stata abbracciata e applicata a mondi lontani dall’economia.
PARTE I
Economia cognitiva, behavioral economics ed economia sperimentale
L’evoluzione della behavioral economics e l’economia cognitiva
Introduzione
1.
La Behavioral Economics emerge negli anni ’80 e pone maggior attenzione verso i
comportamenti dei soggetti economici, unendo psicologia e economia. I due riferimenti
principali sono Herbert Simone e George Katona.
Per Katona il comportamento economico è una manifestazione di quello umano e non può
essere analizzato senza tenere conto delle dinamiche psicologiche che lo regolano mentre
per Simon, la realtà è fondamentale per comprendere i nodi problematici e indicare
politiche economiche efficaci.
Economia Cognitiva e Behavioral Economics mettono in discussione l’ipotesi neoclassica
secondo la quale, il soggetto è caratterizzato da razionalità assoluta.
Behavioral economics: origini e prime sistematizzazioni
2. -
2.1. Le origini della Behavioral economics: Katona e Simon
Katona critica la teoria neoclassica per lo scarso realismo delle sue ipotesi postulando che
i processi economici derivano dal comportamento umano e propone un modello di analisi
economica alternativo basato su questo. Bisogna tenere presente che i soggetti economici
non seguono dinamiche razionali-logiche essendo condizionati da fattori ambientali,
atteggiamenti e motivazioni soggettive e da aspetti psicologici.
Anche Simon critica i fondamenti della teoria neoclassica criticando il concetto di homo
oeconomicus, caratterizzato da razionalità assoluta che è inaccettabile in quanto è diverso
dall’uomo reale. Attraverso l’analisi empirica (analisi sperimentale e simulazioni) Simon
elabora il concetto di razionalità limitata: i soggetti presentano limiti di natura mnemotica,
cognitiva e computazionale rendendo i soggetti incapaci di una razionalità algoritmica
come quella postulata dai modelli neoclassici. L’uomo, nonostante non sia dotato di una
razionalità sostanziali, ha comportamenti razionali che vengono definiti da Simon
procedurali. Con il concetto di razionalità procedurale, Simon sottolinea che la razionalità
limitata va valutata attraverso la capacità dei soggetti di raggiungere soluzioni che non
sono ottimali, ma soddisfacenti.
Alcune difficoltà nelle sistematizzazioni
2.2.
Gli obiettivi della Behavioral economics vengono definiti in contrapposizione con il
paradigma neoclassico e si propone di superare l’impostazione economica neoclassica,
includendo nell’analisi dei fenomeni economici, risultati emersi in altre scienze sociali.
Behavioral economics ed economia neoclassica: l’evoluzione delle critiche
3.
3.1. Old Behavioral Economics and New Behavioral Economics: le radici
mainstream
La nascita della behavioral economics deriva da Quattro scuole:
La Carnegie School di Pittsburgh che ha contribuito all’inserimento del criterio di satisficing
rispetto a quello di optimizing (Herbert Simon). La University Of Michigan per i contributi di
Katona per i risultati riguardanti la psicologia economica. Quella di Oxford per gli studi
incertezza e quella di Stirling che ha favorito la natura interdisciplinare della behavioral
economics. Queste scuole determinano la Old Behavioral Economics, caratteristica degli
Anni Cinquanta e Sessanta.
La New Behavioral Economics, affermatasi negli anni 90, è caratterizzato dai contributi di
Kahneman e Tversky.
Mainstream economics e approcci behavioral: tre generazioni di
3.2. behavioral economist
La Behavioral Economics nasce come critica all’approccio neoclassico.
La prima generazione di economisti behavioral si orienta vero una netta contrapposizione
all’economia neoclassica mentre, le generazioni successive hanno ritenuto possibile e
opportuno riavvicinarsi.
3.3. Osservazioni: psicologia economica, economia sperimentale, X-Efficiency
Theory e Behavioral finance
La prima generazione di behavioral economist si caratterizza per un’opposizione
radicale all’economia neoclassica mentre, le generazioni successive, si riavvicinano ad
essa.
La X-Efficiency Theory è una delle componenti di behavioral economics più vicine
all’economia neoclassica. Tentando di comprendere l’origine dell’efficienza sotto-
ottimale, viene evidenziato come il comportamento ottimizzante può portare a
situazioni sotto-ottimali per l’organizzazione.
L’economia cognitiva
4.
L’economia cognitiva si caratterizza per l’idea che l’analisi del comportamento umano
va posta a fondamento della scienza economica per spiegare realisticamente le
decisioni economiche, la soluzione dei problemi connessa a essa, la natura, dinamiche
ed evoluzione di organizzazioni e istituzioni.
E’ accomunata alla Behavioral Economics per la critica all’approccio neoclassico e il
ricorso alla psicologia cognitiva. Il concetto di razionalità assoluta non è considerato
rappresentativo verso il soggetto reale, e si accosta al concetto di razionalità
procedurale.
La concezione procedurale della razionalità comporta l’inefficacia del criterio di
massimizzazione. Per questa ragione, viene introdotto il criterio di satisficing che
sostituisce quello di maximizing.
Per quanto riguarda l’analisi dei limiti nelle informazioni, Hayek mette in evidenza che
le informazioni disponibili non sono complete, in quanto subiscono un processo di
trasformazione prima di diventare conoscenza per un soggetto. Il soggetto raccoglie le
informazioni oggettive, presenti nell’ambiente, e le trasforma in conoscenza soggettiva,
sulla base della propria esperienza e quella sociale.
Si arriva quindi, al concetto di feedback cognitivo ovvero, la risposta che viene
utilizzata dal soggetto per rapportarsi all’ambiente al meglio.
L’economia cognitiva è in continuità rispetto alla old behavioral economics e si
differenzia dalla New Behavioral Economics. In quest’ottica è importante il contributo di
Kahneman e Tversky nel passaggio tra old e new behavioral economics.
Il contributo di Kahneman e Tversky
5.
Kahneman e Tversky hanno fornito vari contributi riguardanti le regole seguite dai decisori
e gli errori in cui incorrono in condizioni di incertezza, l’importanza del modo con il quale il
decisore si pone di fronte ad un problema, la formalizzazione della teoria del prospetto,
l’importanza del contesto decisionale.
Con la Teoria del Prospetto dimostrarono la violazione del principio di invarianza, secondo
il quale, l’ordine delle preferenze è indipendente dal modo in cui le opzioni vengono
presentate e non varia al variare di quest’ultimo. La Teoria dimostra come le distorsioni di
natura psicologica non sono frutto di errori correggibili attraverso principi razionali ma,
errori di natura psicologici. La causa di tali distorsioni dipende dal peso che riveste in un
prospetto di scelta il punto di partenza e l’interpretazione da parte del decisore,
caratterizzato da limiti di capacità di calcolo.
5.1. Il contributo di Kahneman e Tversky e la new behavioral economics
Il contributo di Kahneman e Tversky va visto come una reinterpretazione del modello di
Simon in quanto si rifà al concetto di razionalità limitata. La Behavioral Economics però,
accoglie l’idea di razionalità limitata ma si distanzia da quella procedurale. La razionalità
limitata, isolata dagli altri concetti di Simon, può essere incorporata nell’economia
neoclassica.
Da questo punto di vista quindi, il contributo di Kahneman e Tversky va in direzione della
compatibilità tra behavioral economics e economia neoclassica supportando il passaggio
dalla prospettiva radicale opposizione alle teorie neoclassiche alla ‘’new’’ behavioral
economics.
Il contributo di Kahneman e Tversky e l’economia cognitiva
5.2.
Nella prospettiva dell’economia cognitiva, il lavoro di Kahneman e Tversky si rifà a quello
di Simon.
Condividono la distinzione tra il momento della rappresentazione mentale delle alternative
e della valutazione (decisione). Di conseguenza, condividono l’idea di scelta come
momento finale del problem solving, che influenza il processo decisionale. Durante questo
processo, i limiti della razionalità umana svolgono un ruolo importante come anche il
rapporto tra decisore e ambiente, che caratterizza il funzionamento della mente umana.
La prospettiva cognitiva di K&T si serve anche del concetto di razionalità procedurale in
quanto è rilevante nel rapporto tra decisore e ambiente.
L’importanza del contributo di K&T è quello di aver fornito la possibilità di formalizzare i
comportamenti che si discostano dalla teoria dell’utilità attesa e nell’aver sottolineato
l’importanza della rappresentazione mentale che ciascun soggetto matura della situazione
decisionale e dei meccanismi cognitivi che stanno alla base del processo decisionale.
Introduzione all’economia cognitiva sperimentale
L’economia cognitiva
1.
L’economia ha come obiettivo quello di essere una scienza normativa: non interessa che
le ipotesi siano realistiche, quanto la portata predittiva delle ipotesi. La psicologia è una
scienza positiva: ha come obiettivo quello di spiegare le cause del comportamento umano
osservandolo.
I tentativi più importanti di legare queste due discipline sono stati posti da due approcci
metodologici: behavioral economics e economia cognitiva.
Un’economista comportamentale è colui che introduce nella scienza economica le teorie
intuitive degli psicologi per capire il comportamento umano. L’economia comportamentale
consiste nell’individuare le caratteristiche generali, regole e principi del comportamento
economico basato su un’osservazione diretta. Quest’approccio vuole individuare le
caratteristiche della razionalità dei soggetti economici (coerenza delle scelte, abilit
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