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Le banche nel sistema finanziario

Quando si parla di remunerazione bancaria, di fatto, si fa riferimento al fatturato complessivo generato dalla banca stessa, al netto di due margini:

Margine di interesse

Difatti la banca "fa credito" e quindi incassa gli interessi attivi e paga gli interessi passivi; questa attività rappresenta la remunerazione dell'attività creditizia. In riferimento a tale margine si considera l'ammontare dell'interesse, ossia la differenza tra gli interessi attivi e passivi. Se, per esempio, gli interessi attivi sono in totale 1000 e i passivi 800 allora l'ammontare sarà pari a 200 e tale numero è inteso in valore assoluto. Ciò perché l'attività creditizia crea alla banca degli interessi: il risultato dell'attività caratteristica della banca. È opportuno sottolineare che il margine di interesse non è la mera differenza tra interessi attivi e passivi in quanto essi sono espressi in percentuale e non in valore assoluto. Quindi la differenza deve sempre essere fatta sull'ammontare che è inteso come valore assoluto;

Margine di intermediazione

La banca "eroga servizi" e quindi ottiene ricavi (determinati dalle commissioni - fee) e sostiene costi. La banca, dunque, ha anche quell'attività creditizia che presuppone ricavi netti. Perciò, al margine d'interesse sommo (in senso algebrico) i ricavi netti delle attività di servizi dati da commissioni al netto dei costi da pagare dovuti alle attività di servizi erogati.

Attività 1000
Passività 800
200 Margine di interesse
Ricavi netti 150 (+)
350 Margine di intermediazione

Mettendo insieme i due margini ottengo ciò che genera il valore aggiunto della banca. Per ottenere questi due margini (di cui il primo in tempi recenti si è notevolmente ridotto ed è rimasto elevato solamente per quelle banche che hanno saputo ampliare i propri servizi) la banca sostiene dei costi. Questi sono strutturali e personali (di solito più elevati) e, inoltre, sostengono anche costi fissi per l'infrastruttura tecnologica. Il sistema banca deve sostenere questo tipo di costi, infatti, il sistema "non può interrompersi"; ciò è dovuto al fatto che il rapporto banca-cliente è troppo solido per minare la sua fiducia. Il cliente si fida implicitamente del fatto che il suo conto è "vero" e non "truccato" ed inoltre, qualora si dovessero verificare dei problemi, ha la certezza che i suoi dati non si perdano. Circa questa ultima questione si solleva il problema del back-up:

  • Esiste uno standard che serve a sapere in quanto la banca riesce a risolvere il problema, esistono diversi livelli di standard. Ovviamente lo standard che procede alla risoluzione nel minor tempo possibile è anche il più costoso e ciò rappresenterebbe, nel caso, ulteriori costi;
  • Esiste un sistema di replicaggio delle banche che serve per recuperare i dati, qualora questi dovessero disperdersi. Questo sistema è separato dalla banca, anche fisicamente.

Evoluzione della gestione bancaria in Italia

La qualità della gestione

Esistono tre diversi gradi di gestione bancaria che devono sempre essere rispettati, essi sono:

  • Grado di liquidità: una banca deve essere liquida. Deve, cioè, poter far fronte a tutte le richieste della clientela. La banca affronta tale problema ogni giorno gestendo flussi finanziari di entrata e di uscita;
  • Grado di solvibilità: una banca deve essere solvibile. Deve, cioè, essere pronta sempre a rispondere degli impegni presi. Tale concetto richiama anche il primo grado (liquidità) in quanto in seguito ad un finanziamento, ad esempio, di cui una impresa non ne dispone di tutta la sua interezza, ma solo di una parte allora la banca ha a disposizione ancora una parte (liquidità) ma a fronte della richiesta dell'impresa di ottenere anche la restante parte la banca dovrà essere pronta (solvibile) a garantire per l'impegno assunto;
  • Grado di patrimonializzazione: l'attività di vigilanza è basata su tale grado. Infatti, per salvaguardare le banche è necessario che esista un grado di patrimonializzazione adeguato. Il patrimonio dell'azienda è contabilmente composto da capitale sociale più le voci di patrimonio che fa parte del passivo di bilancio. In tale sezione si osservano le fonti di finanziamento proprie e di terzi che talvolta nella gestione si mischiano e dunque il grado di patrimonializzazione è fondamentale se osservato dal punto di vista in cui maggiore è il mio patrimonio meglio so sopportare le situazioni negative. La patrimonializzazione è importante sia contabilmente sia per quanto riguarda la vigilanza nel sistema, le banche devono avere un patrimonio di vigilanza (non contabile) e tale grandezza è un parametro fondamentale per l'attività di vigilanza.

Le principali aree gestionali della banca sono tanti "pezzi" di banca gestiti al meglio e coordinati al fine di valutare istante per istante la liquidità bancaria e la situazione in generale (valutando anche la relazione con il mercato interbancario). Nella sua gestione, dunque, la banca deve stimare gli eccessi e tale procedimento avviene di continuo, e perciò variano continuamente anche le strategie e politiche bancarie.

Il Testo Unico Bancario del 1993

Il sistema bancario è un sistema dinamico, e difatti lungo il suo percorso ha subito tante modifiche ed evoluzioni. È cambiato nel tempo il modo di "fare banca". La sua evoluzione ovviamente è andata per gradi. Con il termine fare banca si fa riferimento a una gestione simile in Italia e nel mondo, ad oggi. In passato era diverso, anche per via delle diverse specificità territoriali ma l'evoluzione porta con sé il raggiungimento di una sempre più completa omogeneità.

L'ultima vera riforma è riconducibile al decreto del 1993, tale decreto n. 385 è identificato dal TUB (Testo Unico Bancario), che presuppone:

  • Scomparsa della specializzazione temporale, settoriale, istituzionale;
  • Introduzione del concetto di banca universale;
  • Modifica della politica di vigilanza.

Prima in Italia il fare banca era dettato dalla precedente legge bancaria (che risale agli anni '30). Tale periodo non è casuale ma avviene in concomitanza con la crisi del '29 e si vuole evitare gli errori che hanno fatto sì che si arrivasse proprio alla crisi. Quindi dagli anni trenta agli anni novanta si è mantenuto fermo lo stesso modo di fare banca, poi modificata, come già detto, dal decreto del 1993.

Prima si seguiva un modello tedesco (banca mista). Tale ideologia comportava che l'impresa ricevesse credito dalla banca, ma questa dopo la concessione allora entrava a far parte con dei loro membri fidati nel cda dell'impresa e valutava come questa si stava comportando. Questa situazione però, tipica della Germania, negli anni ’30 creava qualche problema. Il rapporto banca-impresa era 1:1 (Housebank); se l’impresa entrava in una situazione di crisi era dovere del soggetto legato con la banca informare, ma tale soggetto era anche membro dell’impresa e dunque cercava delle “vie d’uscita”.

In Italia la situazione non era molto differente, e quando scoppia la crisi del ’29 allora le banche vengono rese pubbliche, nasce l’IRI (Istituto per la Ricostruzione Industriale-1933) e questo acquisisce le principali banche italiane con il fine di non farle fallire, queste sono Banca commerciale italiana, Credito Italiano, Banco di Roma. Allora si perde la distinzione di banca mista che aveva caratterizzato quegli anni e si separa nettamente la concessione di credito della gestione finanziata e tutelo i depositanti che non devono essere coinvolti dai dissesti della banca.

Specializzazione temporale

Si introduce dunque il concetto di specializzazione temporale, poi eliminato con l’introduzione del TUB. La banca, infatti, trasforma le scadenze e ciò porta a un rischio; divido dunque la tipologia di banca in breve termine; e medio/lungo termine. Separo le banche in base all’operatività.

  • Breve termine: le banche raccolgono depositi presso la clientela concedendo finanziamenti non oltre i 18 mesi (60 mesi per deroghe speciali). In questo modo è limitata la trasformazione del rischio, il rischio stesso è minore e il depositante, dunque, è tutelato;
  • Medio/lungo termine: le banche in questa veste concedono finanziamenti oltre i 18 mesi. La provvista di queste avviene con l’emissione di obbligazioni a lunga scadenza o con i prestiti ricevuti dalla banche a breve termine. In questa fase si evidenzia dunque un passaggio di doppia intermediazione (depositante → banche a breve termine → banche a medio/lungo termine).

Tra soggetto e impresa quindi esistono ora due banche, e con questo sistema è stato facile favorire la crescita post-guerra. Quindi questa situazione è stata valida fino al 1993, anno in cui è stata eliminata la distinzione tra le due tipologie di banche. Come decide poi di organizzarsi la banca sarà un problema di gestione della banca stessa. A presidio della gestione sono però posti vincoli dovuti al patrimonio di vigilanza. Esso detta certe condizioni che devono essere rispettate, se così non fosse subentrano degli stop durante la gestione.

Specializzazione settoriale

È un corollario della temporale, è molto legata infatti a questa in quanto molti istituti nascevano con una certa specializzazione in determinati settori commerciali e non potevano ampliarsi in settori non di loro competenza. L’attività era circoscritta e in base al grado di rischio intervenivano i diversi istituti con una diversa preparazione per ogni caso. Ma con l’introduzione del Testo Unico viene meno la divisione in medio/lungo termine e sparendo la divisione sparisce anche la specializzazione settoriale e le banche volendo possono (possono, non devono) allargare i propri orizzonti.

Specializzazione istituzionale

Le banche tra loro erano diverse, non solo strutturalmente ma anche istituzionalmente. Quindi, all’interno della stessa tipologia (ad esempio, banche a breve termine) esistevano differenze. In passato, per esempio, era visibile anche la distinzione banche private (Banca commerciale italiana, Credito Italiano, Banco di Roma) in forma di SPA (tali tre banche poi erano state acquisite dall’IRI in quanto divenuto unico azionista di queste) e banche come istituti di credito di diritto pubblico, non necessariamente sotto forma di SPA erano anch’essi posseduti dallo Stato e rappresentavo gli Istituti di emissione di sei diversi Stati (riuniti poi dopo l’unificazione d’Italia), essi sono: Istituto San Paolo (Torino); Banco di Napoli; Banco di Sicilia; Banco di Sardegna; Monte dei Paschi di Siena; BNL.

In tutto queste nove banche avevano in mano la quasi totalità del Paese. Quasi, perché esistevano poi altre tipologie, come: sviluppo di credito cooperativo, soci privati riuniti con spirito mutualistico che emettono crediti ai soci stessi o ai depositanti. Un esempio ne sono le banche popolari in forma di SPA ma con specificità di 1 voto per testa; casse rurali ed artigiane, in quanto l’Italia paese agricolo, tali istituti erano vincolati ed operavano perciò solo nel comune di; insediamento casse di risparmio per venire incontro a quei soggetti che inizialmente dediti all’agricoltura passano al settore industriale (migrazione dalle campagne alle città), siccome la fabbrica garantisce un reddito allora cambia il loro modo di risparmiare. Aumenta a tal proposito la ricchezza complessiva, il nuovo risparmio diviene nuovo credito. Queste casse nascono per intercettare quelle piccole somme dei neo-salariati che altrimenti andrebbero disperse nel sistema. In ogni caso, l’operatività di tutte la banche era presidiata e condizionata dalle autorità di vigilanza.

Banca universale

Tale concetto che caratterizza la banca è stato reso omogeneo per l’Europa. Fino al 1993 accadeva che l’Italia aveva forti vincoli, su tutti la competenza territoriale: a seconda della dimensione e della mansione una banca poteva operare in tutta in Italia, in una regione o in un comune. Ad oggi sappiamo invece che le banche sono tutte uguali tra loro e, assunti i rischi del caso, possono liberamente decidere in che contesto operare.

Le banche quindi dalla forma finora descritta in cui erano private/pubbliche con differenziazione societarie dal '93 subiscono un processo di privatizzazione delle banche che le porta ad operare, tutte, come SPA. Questa modifica è molto importante. Ciò perché prima del 1993 esisteva un diverso concetto del “rispondere all’azionista”, e la loro forma pubblica faceva sì che il management spesso era lì per raccomandazioni e operava nell’interesse di qualcuno. Così dopo il decreto accade che spariscono molte banche, che prima si ergevano comunque solo grazie a una situazione florida in quel momento. Dopo la riforma invece si deve rispondere agli azionisti ed annualmente è presentato un bilancio. Ad oggi fare banca quindi presuppone spirito imprenditoriale, redditività e lavoro coerente con gli obiettivi fissati. La banca diviene universale. Posso fare tutto quello che è consentito dalle norme a un imprenditore che vuole fare banca. Universale significa che il Testo Unico dispone che sia l’imprenditore a decidere cosa fare. Si considera anche quello che è il modello realizzativo della banca (multidivisionale o polifunzionale). Esiste cambio radicale con la politica di vigilanza.

Politica di vigilanza

Coerentemente con l’introduzione del concetto di banca universale cambia radicalmente la politica di vigilanza. Il cambio radicale porta a una formazione del concetto di politica prudenziale (anni ’80). Non pone grossi vincoli, ma ne esiste uno molto importante: durante l’attività si può liberamente fare tutto, se ce lo si può permettere. Tale misura di “permesso” è espressa dal patrimonio del banca, maggiore è il patrimonio, maggiore allora è la operatività di banca. Si giunge quindi agli anni ’90 in cui si modifica il concetto di patrimonio (→di vigilanza). Dunque si presuppone un particolare tipo di patrimonio diverso da quello contabile e qualunque banca può operare a patto che rispetti i requisiti di vigilanza. Tale concetto è fondamentale nella sua istituzione perché serve un coordinamento che non si limiti più al campo nazionale e già negli anni ’70 si dovevano considerare gli intermediari a livello internazionale. Dunque si arriva a definire un concetto di politica di vigilanza comune. Il controllo e la verifica però spetta internamente ad ogni paese, anche se effettuato sulla base di una politica comune. Nel 2014 però si sta varando l’ipotesi che per le banche più grosse sul circuito internazionale il controllo sia effettuato direttamente dalla BCE (prescindendo dall’appartenenza del Paese). La politica di vigilanza si pone diversi obiettivi, tra cui:

  • Sana e prudente gestione dei vigilati: questo tipo di gestione è effettuata dall’imprenditore come fissato dal c.c., dunque alla banca si riconosce il concetto di imprenditore;
  • Stabilità complessiva del sistema in modo tale che esista efficienza e competitività: deve essere stabile cosicché possa perdurare nel tempo fornendo sostentamento;
  • Osservanza disposizioni

L'evoluzione strutturale delle banche

Esistono fenomeni che hanno impattato sull’operatività delle banche:

  • Processo di privatizzazione (si denazionalizzano le banche esistenti) → le banche hanno avviato un processo in cui divengono SPA. L’apertura al mercato europeo già agli inizi degli anni ’90 doveva far sì che le banche italiane fossero più appetibili sul mercato internazionale; l’idea, allora, fu quella di separare in due entità la banca che svolgeva funzioni di diritto pubblico e funzioni imprenditoriali: scorporare, cioè, le fondazioni dalle banche (divenute SPA). Allora gli enti bancari divengono società per azioni sotto il controllo di fondazioni, che successivamente avevano il compito di collocare le proprie azioni sul mercato. Inoltre, si assiste al processo di aggregazione con si riduce l’effettivo numero di banche esistenti;
  • Adozione euro → l’introduzione di una moneta comune è da considerarsi sotto diversi aspetti, tra cui crescita economica mondiale che fa sì che aumentano gli scambi commerciali e ciò scaturisce in una maggiore operatività delle banche; imposizioni di norme come stabilito dai trattati, tra cui Maastricht, e le economie di tutti i Paesi aderenti tramite razionalizzazioni riducono l’indebitamento al fine di essere più coerenti; si evidenzia una forte riduzione dei tassi di interesse;
  • Liberalizzazione e sviluppo → crescono i risparmi ed i mercati quindi risultano “euforici” e tale situazione deve essere assecondata dalle banche;
  • Completamento ed arricchimento → il boom economico fa sì che le stesse banche si trovano davanti a situazioni nuove, e dunque iniziano a modificarsi sempre di più per essere in linea con le esigenze. Fondamentale per le banche è adeguarsi e adattarsi.

Il nuovo modo di fare banca

In linea con tutta questa situazione che si viene a creare esiste un ammodernamento delle banche e quindi una banca è libera di scegliere il proprio modello gestionale organizzativo. Io banca devo sempre tenere presente cosa posso fare e cosa voglio fare. Ciò che, quindi, meglio si addice alla mia struttura bancaria. Quindi posso organizzarmi:

  • Banca universale multidivisionale: tutto è organizzato per aree all’interno della medesima struttura con un solo management a capo che si occupa del coordinamento.
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/11 Economia degli intermediari finanziari

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher MAGII11 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia delle aziende di credito e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Fandella Paola.
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