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Riassunto esame Economia delle aziende di credito, prof. Fandella

Riassunto di Economia delle aziende di credito per l'esame della professoressa Fandella. Gli argomenti trattati sono: le banche nel sistema finanziario, l'evoluzione della gestione bancaria in Italia, il Testo Unico Bancario del 1993, la specializzazione temporale.

Esame di Economia delle aziende di credito docente Prof. P. Fandella

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2. Stabilità complessiva del sistema in modo tale che esista efficienza e competitività: deve

essere stabile cosicché possa perdura nel tempo fornendo sostentamento;

3. Osservanza disposizioni

2.3 LA EVOLUZIONE STRUTTURALE DELLE BANCHE

Esistono fenomeni che hanno impattato sull’operatività delle banche:

Processo di privatizzazione (si denazionalizzano le banche esistenti) → le banche hanno

 avviato un processo in cui divengono SPA. L’apertura al mercato europeo già agli inizi degli

anni ’90 doveva far si che si che le banche italiane fossero più appetibili sul mercato

internazionale; l’idea, allora, fu quella di separare in due entità la banca che svolgeva

funzioni di diritto pubblico e funzioni imprenditoriali: scorporare, cioè, le fondazioni dalle

banche (divenute SPA). Allora gli enti bancari divengono società per azioni sotto il controllo

di fondazioni, che successivamente avevano il compito di collocare le proprie azioni sul

mercato. Inoltre, si assiste al processo di aggregazione con si riduce l’effettivo numero di

banche esistenti;

Adozione euro → l’introduzione di una moneta comune è da considerarsi sotto diversi

 aspetti, tra cui crescita economica mondiale che fa si che aumentano gli scambi commerciali

e ciò scaturisce in una maggiore operatività delle banche; imposizioni di norme come

stabilito dai trattati, tra cui Maastricht, e le economie di tutti i Paesi aderenti tramite

razionalizzazioni riducono l’indebitamento al fine di essere più coerenti; si evidenzia una

forte riduzione dei tassi di interesse;

Liberalizzazione e sviluppo → crescono i risparmi ed i mercati quindi risultano “euforici” e

 tale situazione deve essere assecondata dalle banche;

Completamento ed arricchimento → il boom economico fa si che le stesse banche si

 trovano davanti a situazioni nuove, e dunque iniziano a modificarsi sempre di più per essere

in linea con le esigenze. Fondamentale per le banche è adeguarsi e adattarsi.

2.4 IL NUOVO MODO DI FARE BANCA

In linea con tutta questa situazione che si viene a creare esiste un ammodernamento delle banche e

quindi una banca è libera di scegliere il proprio modello gestionale organizzativo. Io banca devo

sempre tenere presente cosa posso fare e cosa voglio fare. Ciò che, quindi, meglio si addice alla mia

struttura bancaria. Quindi posso organizzarmi:

• Banca Universale Multidivisionale: tutto è organizzato per aree all’interno della medesima

struttura con un solo managment a capo che si occupa del coordinamento. Esiste un team

unico che decide le tipologie d’investimento, essendo che si tratta di decisioni prese da uno

stesso ed unico team le decisioni allora rispecchiano il pensiero della banca a livello

unitario;

• Banca Universale Polifunzionale: l’organizzazione presuppone un gruppo bancario, con una

banca capogruppo e società ad hoc specializzate in un determinato settore che compie

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specifiche mansioni. Tante piccole società che fanno parte di un gruppo bancario. Essendo il

managment scisso il cliente è rimandato a diverse società. Ogni team, però, in questo caso

ha una diversa filosofia di pensiero che non omogenea. Il cliente, dunque, può ritrovarsi in

una situazione contradditoria. Il coordinamento potrebbe non essere perfetto. Il pro di

questo modello è la velocità che presuppone una banca così organizzata. Se voglio

modificare una determinata area, un modello di tipo polifunzionale, è molto più flessibile.

Non esiste risposta univoca per capire quale modello sia meglio. Dipende tutto dalle condizioni

iniziali. Scelto il mio grado di universalità come banca il passo due è scegliere che tipo di

organizzazione preferisco: è una scelta che avviene a ‘cascata’ partendo da una scelta organizzativa

iniziale. Di fondo però la realtà dice che si cerca di ridurre l’ampiezza del gruppo bancario così da

ricondursi a una più ristretta gestione. Quindi si cerca di mantenere, si, un concetto polifunzionale

ma che abbia le sembianze di un gruppo multidivisionale.

Sulla scia del nuovo modo di fare banca si considera il merito di credito. Oggi è più facile valutare

la solvibilità di un cliente. Ed anche concedere un finanziamento, o l’erogazione di un mutuo è una

scelta che viene effettuata secondo molti più dati.

Inoltre la concorrenza che presuppongono le banche fa si che si possano analizzare le varie

distorsioni del sistema. Una banca può infatti offrire migliori condizioni (tassi di interesse maggiori

o minori, ad esempio), ma alla lunga certe banche , al fine di una stabilità complessiva, sono

destinate a fallire se non rivedono certe mosse commerciali.

2.5 CRITICITA’ DELLA STRUTTURA BANCARIA

L’ammodernamento ha evidenziato alcune criticità del sistemo bancario italiano, principalmente si

individua:

• Eccesso di capacità produttiva: se le banche hanno un eccesso di capacità produttiva devono

muoversi diversamente da come farebbero le imprese industriali. Se a queste basta chiudere

qualche fabbrica di troppo, per le banche è un po’ diverso in quanto il problema risiede nel

fatto che dall’aumento conseguo un eccessivo numero di sportelli con relativo costo.

L’aumento di sportelli ha creato un eccesso di dipendenti. Il paradosso risiede nel fatto che

il numero di sportelli è andato incrementandosi. Ciò perché prima del ’93 esistevano vincoli

dovuti a processi autorizzativi per aprire sportelli secondo una idea strategica. Una volta

eliminato il vincolo allora gli sportelli crescono ancora di più. Essi crescono e si

modificano: cambia la qualità degli perché hanno diverse caratteristica. Il personale in

eccedenza lavora presso i nuovi sportelli creati. Non tutte le banche però stanno al passo

dell’evoluzione, per le banche che ci riescono si evidenziano importanti razionalizzazioni

dell’impianto produttivo e dunque si ha una innovazione del processo, non del prodotto.

Questa situazione del sistema bancario si contrappone al settore industriale italiano che

invece non è stato in grado di modificarsi ed evolversi e ad oggi risente problemi;

• Scarso livello di internazionalizzazione: la modifica della banche ha avuto risvolti anche in

campo internazionali, ma sono stati risvolti di scarsa entità. Il nostro sistema bancario è

stato ed è poco internazionalizzato, ciò perché: banche italiane all’estero, con ciò si sta

dicendo che la presenza fisica di banche italiane all’estero è scarsa: le nostre banche in

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media fanno fatica a competere sul mercato internazionale; flussi finanziari nel rapporto

Italia-estero, ossia le banche straniere da noi sono di difficile integrazione, il nostro mercato

è chiuso e consolidato e le banche straniere fanno fatica a creare concorrenza: ciò fa si che

lo scambio di flussi a livello europeo sia molto modesto, infatti gli scambi di persone estere

con le banche italiane è molto contenuto;

• Scarsa attitudine al business del corporate finance: il nostro canale di trasmissione di

finanziamenti per le imprese è praticamente solo la banca. Sono difficili altri canali di

credito per il sostegno finanziario. Si parla quindi di corporate finance con l’obiettivo di

cercare altri canali per l’emissione di strumenti finanziari che finanzino le imprese. Il

problema più grande che sorge è dovuto al fatto che le imprese italiane non sono considerate

grandi imprese, infatti il 98% delle nostre imprese è da considerarsi microimprese.

• Bassa redditività delle banche: si necessitano delle alternative alla forma tradizionale e

devono sorgere nuove aree di business. Le nostre banche, se pur costanti nella loro

redditività, hanno sempre avuto bassa quest’ultima (anche se solida). Questa criticità è stata

osservabile proprio in seguito all’introduzione del Testo Unico.

2.6 LE DINAMICHE DEL MERCATO DEL CREDITO

Dopo l’introduzione del TUB il credito ha subito degli effetti, divisi in almeno tre aree:

1. Spostamento verso finanziamento a medio/lungo termine: col venir meno della divisione

delle banche a breve e medio/lungo allora c’è più facilità nella concessione di

finanziamenti, i tassi di interesse convergono verso il basso e quindi ci si indebita (specie a

lungo termine);

2. Forte espansione del credito alle famiglie: in un periodo di floridità economica si guadagna

di più, ma nasce anche il credito al consumo; mezzo con cui le famiglie consumano di più di

quello che possono permettersi, ma la situazione era ideale a questi mezzi perché ci si

sentiva protetti finanziariamente;

3. Rinnovata attenzione all’offerta dei servizi: legati all’intermediazione mondiale, la stessa

tecnologia influenza il settore. È incentivato l’acquisto sui mercati.

2.7 IL MERCATO DEL CREDITO OGGI

Finora l’analisi è stata effettuata considerando una situazione stabile e florida dei mercati.

Ovviamente la situazione mutua se le considerazioni sono effettuati in periodi di crisi.

Si osserva a tal proposito quindi un rallentamento nell’espansione del credito, comunque subisce

sempre crescite, anche se notevolmente ribassate (è solo negli ultimi anni che si è vissuto il credit

crunch e si è osservato il saldo del credito anno n e n-1 minore di zero). Quindi si arriva a una

riduzione del livello di redditività e qualche credito non è rimborsato e ciò sfocia, ovviamente, sulla

redditività, inoltre vengono meno anche i ricavi da servizi. Le banche quindi si riorientano verso

l’attività tradizionale e devono ridurre al minimo il rischio (considerando però che questo è

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ineliminabile e scandito da un periodo di crisi, quindi crea maggiori difficoltà). Si considera infatti

che il credito di bassa qualità che andava incrementandosi è sfociato in un problema di liquidità

che risultava ridotta (mentre i rischi continuavano ad aumentare). Per ovviare al problema

bisognava trovare soluzioni efficaci e dunque si è pensato di cambiare il modello organizzativo

bancario procedendo con razionalizzazioni. E dunque si risolve anche un problema di

patrimonializzazione (l’attività bancaria è più pesante); si richiede infatti un maggiore livello di

patrimonio e ciò, specialmente in periodi di crisi, non è sempre facile.

Da questa situazione deduciamo che, dato il continuo cambiamento, l’evoluzione dei mercati e i

cicli economici fanno si che si può tranquillamente pensare che l’idea oggi di fare banca sarà

sicuramente diversa in un futuro.

2.8 PUNTI DI FORZA DELLE NOSTRE BANCHE

Le nostre banche, oltre alle criticità, hanno alcune specificità. Ad esempio, si osserva un

propensione nell’investimento di titoli poco rischiosi e una conseguente leva finanziaria bassa.

Inoltre una elevata percentuale dell’attivo delle banche è caratterizzata, proprio, dai prestiti a

famiglie e imprese. Per configurazione propria delle nostre banche è ben osservabile un funding

(provvista) stabile da clientela retail (privati). Il fatto, inoltre, di non avere legami grossi con paesi

periferici ci ha salvaguardato.

3. LE BANCHE E LA FUNZIONE DI VIGILANZA

3.1 LA VIGILANZA BANCARIA E I SUOI OBIETTIVI

La vigilanza bancaria svolge un ruolo centrale al fine di tutelare la banca e chi si rapporta con essa.

La banca deve operare in modo conforme alle norme ed in modo prudente, non deve, quindi,

prendersi troppi rischi. OBIETTIVI DELLA POLITICA DI VIGILANZA

Gli obiettivi posti dalla vigilanza bancaria sono:

• Stabilità: si devono evitare crisi di sfiducia, si attiva verificando la liquidità, la solvibilità ed

il grado di rischiosità che deve essere contenuto;

• Efficienza: presuppone due livelli, una concorrenza bancaria e la valutazione del merito

creditizio. Il primo livello riguarda l’efficienza operativa (1) con cui si mira ad ottenere il

livello massimo di produttività con il minor costo. Il secondo livello riguarda l’efficienza

allocativa (2) con cui il credito è destinato ai soggetti più meritevoli e che a parità di rischio

mi rendono di più (situazione di trade off);

• Trasparenza: riguarda il rapporto banca-cliente. La vigilanza bancaria, dunque, vigila sulla

trasparenza, essa ha due valenze: (1) dati contabili ed extracontabili della banca in cui al di

là del bilancio pubblico deve rilasciare informazioni all’autorità di vigilanza. Verifica perciò

la situazione esistente e come questa deve essere migliorata, allora la vigilanza diviene uno

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strumento di gestione. (2) relazione che esiste tra la banca e il cliente; oggi esiste una

maggiore trasparenza, anche se a volte non è subito immediata.

3.2 LA BANCA CENTRALE

Il ruolo che la banca centrale ha nel sistema bancario va di pari passo con l'autorità di vigilanza.

Possiamo dunque dire che la banca centrale è inquadrata nel ruolo di vigilanza. Si evidenzia,

quindi, una dicotomia (funzione economica e di autorità) che tuttora si sta accentuando.

Inizialmente alla banca centrale spettavano diversi compiti tra cui la regolazione del tasso di

interesse, il cambio lira/euro e il rilascio di autorizzazioni. Dopo l'introduzione dell'euro, però,

nasce la Banca Centrale Europea (BCE), e, seppur ancora presenti, le banche centrali non svolgono

più il loro ruolo all'interno della politica monetaria. Il compito principale che resta in capo alla

banca centrale è quello di autorità di vigilanza, ma, ad oggi, nel 2014 stanno modificandosi altri

particolari. Ciò perché è opportuno per le banche facenti parte dell'area euro che la vigilanza sia

unica e centralizzata. Si parla in tal senso di una vigilanza sistemica. L'idea, almeno per la fase

iniziale, prevede che per 130 banche (di cui 15 italiane) dette sistemiche si attui un sistema di

vigilanza a livello europeo da parte della BCE, che si attrezza di strutture tipiche e proprie della

vigilanza. In un sistema con tale filosofia di pensiero si possono ricollegare caratteri di Stato

federale e la funzione di vigilanza risulta fondamentale per verificare l'operatività delle norme.

Si introduce, quindi, il concetto di prestatore di ultima istanza. Tale figura si occupa di prestare

soldi alle banche in crisi. Quindi la banca centrale deve saper anticipare la situazione di difficoltà, e

non aspettare l'ultimo momento prima di intervenire. Il modo migliore per poter anticipare la

situazione di crisi è sicuramente sapere svolgere una ottima vigilanza. Allora esiste un relazione

diretta tra il maggiore controllo effettuato dalle autorità di vigilanza e il sistema (concetto) di

prestatore di ultima istanza.

3.3 FUNZIONE DI VIGILANZA

La vigilanza viene suddivisa in quattro tipologie, al fine di garantire una gestione corretta della

banca. Esse sono:

1. Strutturale: ha per oggetto la struttura organizzativa degli intermediari che operano nel

mercato finanziario. Questa tipologia non è più così importante come nel passato. Infatti, ad

oggi, risulta meno pervasiva in quanto sono stati abbandonati i controlli diretti. In passato,

infatti, la banca centrale (BC) chiedeva di verificare che venissero rispettati certi parametri

tipici dell'operatività bancaria. I parametri considerati erano imposti dalla vigilanza (questo

era inteso come controllo diretto). Tali controlli prevedevano vincoli stringenti riguardo alla

strutturalità della banca (come ad esempio, concessioni di prestiti o in merito alla raccolta).

Tutti questi vincoli però sono stati eliminati in seguito all'introduzione del TUB. Oggi,

infatti, il vincolo principale prevede che l'attività bancaria si adegui a un adeguato livello di

patrimonializzazione. Inoltre, sono previsti tre punti fondamentali che fanno capo alla

vigilanza strutturale, sono: concessione di autorizzazione dell'attività bancaria; controllo

assetti proprietari e gruppi creditizi; modifiche degli statuti a seguito di aumenti di capitale

(come pure fusioni e scissioni); 10

2. Regolamentare: questo tipo di vigilanza è molto importante. L'oggetto di questa vigilanza si

pone nei confronti della corretta gestione dei rischi e nei rapporti con la clientela. In

sostanza, la vigilanza emana disposizioni (prudenziali -Basilea- , e di trasparenza e

correttezza). Con le disposizioni prudenziali si vuole monitorare e limitare il grado di 1

¿

rischio assunto dalle singole banche (si vuole salvaguardare la liquidità e solvibilità .

Le disposizioni di trasparenza e correttezza invece regolano i rapporti con la clientela

affinché questi siano svolti appunto con trasparenza.

La vigilanza prudenziale è più pervasiva, infatti, presuppone criteri comuni per ogni banca. Da

Basilea sappiamo che la gestione della banca è ispirata alla prudenza (nell'ambito dell'attività

bancaria si è infatti prudenti verso i rischi assunti). Per essere in linea, quindi, con quanto detto

finora si deve considerare: adeguatezza patrimoniale, e grazie al patrimonio di vigilanza copro i

rischi presi. Se il patrimonio dovesse risultare inadeguato intervengono allora le autorità di

vigilanza preposte; contenimento del rischio, devo contenere i rischi e posso espandere la

rischiosità se espando la copertura patrimoniale; partecipazioni detenibili, si pensi al caso in cui una

banca detiene partecipazioni delle imprese. Il rischio di un finanziamento è già di suo consistente,

lo è ancora di più assumere partecipazioni. Il rischio è davvero alto, e tale attività e assai rischiosa.

Perciò essendo il rischio di commistione parecchio elevato se assumo un rischio simile devo avere

vincoli fortissimi. Tale attività non è infatti sempre possibile; organizzazione amministrativa e

contabili e controlli interni, analizzata sotto un primo aspetto tale per cui la vigilanza è prudenziale

ma è anche (secondo aspetto) organizzata in merito a determinati controlli che occorre fare. Quindi

deve esistere una struttura organizzativa interna agli istituti che possa informare le autorità di

vigilanza del rispetto delle norme. Questo tipo di controllo allora diviene uno strumento gestionale

interno che permette in primis a chi lo effettua di verificare certe condizioni e modificare certe aree

di gestione.

UN REQUISITO FONDAMENTALE: questo tipo di requisito fondamentale per la

Pdv ≥ 8

vigilanza prudenziale prevede il rispetto di un certo indicatore stimato in .

Appr

Questa frazione mostra al numeratore il patrimonio di vigilanza (distinto da quello

contabile) e al denominatore c'è l'attivo ponderato per il rischio; ogni voce dell'attivo quindi

è ponderata per un suo grado di rischiosità. Questo indicatore, che rappresenta un vincolo, è

fondamentale e deve essere rispettato. Se durante la gestione si modifica il mio grado di

rischio allora deve modificarsi anche il pdv (aumentando),oppure ridursi il mio attivo e per

far si che l'attivo si riduca vendo attività rischiose e ne compro di non rischiose. Comunque

alla base è prevista attenzione da parte delle banche che anche nel rispetto del vincolo

potrebbero ritrovarsi dinnanzi a una situazione in cui si modifica la rischiosità. Ciò deve

essere previsto al fine di evitare crisi prima ancora che intervengano le autorità di vigilanza.

In sostanza per poter sopportare i rischi occorre avere un patrimonio di vigilanza solido e

forte. I rischi sono di varia natura, possono essere legati all'attività bancaria per cui se la

banca presta soldi incontrerà rischi di mercato, di insolvenza o di ritardo nel rimborso,

esistono poi, invece, rischi insisti nelle aziende di credito e quindi ineliminabili. La

valutazione in ogni momento da parte degli istituti allora si rifà proprio al vincolo

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sopracitato. Tale vincolo è stato istituito in Basilea I e poi ripreso nei successivi. Con questo

indicatore ciascun intermediario è in grado di valutare e misurare i rischi. Riprendendo il

discorso, infatti, si pensi a una banca che presta a lungo ma raccoglie a breve si trova allora

di fronte a scadenza diverse e diversi tassi di interesse. Le posizioni sono sbilanciate e una

attività di credito duratura prevede, per non sopperire al rischio di tasso, il calcolo di un

tasso di interesse che fa perseguire l'attività caratteristica. La prassi allora impone la

valutazione continua del mio grado di rischio e opportune modifiche laddove ci fosse

necessità. Il tutto deve essere fatto nella massima trasparenza e correttezza nei confronti

della clientela, gestendo anche le situazione che potrebbero generare conflitti di interesse

(come il guadagno in seguito al collocamento di certi titoli che vengono offerti).

3. Informativa: questa tipologia di vigilanza utilizza flussi informativi periodici per la verifica

della sana e prudente gestione dell'attività bancaria. Le autorità di controllo, perciò,

richiedono un invio periodico di molteplici informazioni. Tale richiesta è in linea con la

stabilità del sistema. Le informazioni richieste riguardano: aspetti contabili ma anche non

contabili, con cui si mira a conoscere l'ammontare totale dei crediti erogati. Dentro la banca

a tal proposito sono infatti organizzate struttura che periodicamente registrano questo tipo di

informazioni che poi inviano alle autorità di vigilanza. Tale lavoro ha anche un secondo

importante risvolto perché, come già accennato, permette alla banca di svolgere in prima

persona un controllo sull'andamento dell'attività bancaria; posizione creditizia, con

riferimento alla centrale dei rischi che rappresenta un importante strumento perché permette

di verificare la posizione del merito crediti di un determinato soggetto; flusso di ritorno, al

fine di far avere alla banca d'Italia il quadro completo sulla situazione e quindi verificare

certe anomalie nella mia attività (verifico, ad esempio, la posizione della mia banca e come

si comporta questa rispetto alle concorrenti);

4. Ispettiva: che ha per oggetto la verifica del rispetto delle norme e l’eventuale sanzione a dei

comportamenti non conformi. Può essere, quindi, opportuno effettuare accertamenti diretti

in loco.

3.4 IL SISTEMA DEI CONTROLLI INTERNI

Al fine di verificare se l'operato complessivo è stato effettuato in modo corretto occorre definire un

sistema di controlli interno: esso è un sistema essenziale per far perdurare l'attività. In caso

contrario, si potrebbe far saltare tranquillamente l'intermediario. Si definisce sistema di controlli

interno quel sistema variamente articolato e complesso volto a fornire in primo luogo al

management della banca lo stato di presidio delle attività svolte e finalizzato anche alla verifica

delle procedure interne. All'interno di tale sistema, tra le tante, considero:

• Collegio sindacale: che in prima persona verifica il rispetto delle regole;

• Comitato controlli interni: composto da soggetti facenti parte del Cda, periodicamente (15

giorni) svolgono verifiche incisive;

• Funzioni di risk management, di audit e di compliance: queste funzioni non coinvolge

membri del Cda ma sono funzioni svolte da strutture proprie della banca, servono a

verificare tutti gli scenari plausibili che possono delinearsi e misurano i rischi;

• Organismo di vigilanza d.lgs. 231: nasce con l'obiettivo di tenere sotto controllo una

organizzazione (con cui si estende a più concetti il suo significato, nel senso che può

riferirsi a una banca ma anche a una azienda). Mira all'introduzione di una responsabilità

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penale per una struttura organizzativa. Vuole individuare certi reati (come quello di

corruzione, ad esempio) e se l'azienda risulta colpevole allora si dispone di responsabilità

amministrativa. Si vuole punire allora non solo la persona ma anche la struttura, il discorso

è globale. La banca o l'azienda coinvolta dovrà dimostrare la sua etica e trasparenza così in

caso di accusa risulterebbe incolpevole, e che il comportamento scorretto di un soggetto

interno all'organizzazione non è colpa dell'organizzazione stessa. Per evitare queste

situazioni allora si deve sempre procede con controlli interni che costantemente verifichino

l'andamento trasparente e corretto.

INTERNAL GOVERNANCE: qualunque azienda deve poter individuare i rischi e le responsabilità

che ha, in modo che lo svolgimento dell'attività sia nel rispetto delle norme. Allora con internal

governance si definisce l’insieme di compiti, poteri e responsabilità in carico ai vari organi

aziendali della banca che fissano gli obiettivi a cui far tendere la gestione, ne attuano le modalità

del loro perseguimento e individuano le varie forme di verifica dei risultati raggiunti.

3.5 LA GESTIONE DELLE CRISI AZIENDALI

Le crisi di solito dipendono da cause:

• Endogene: il management commette errori (in buona fede o fraudolenti) nella gestione e

quindi la situazione pericolosa che si viene a creare può sfociare in crisi;

• Esogene: sono situazioni imprevedibili e difficili da gestire, riguardano l'insieme delle

industrie; la crisi delle banche riguarda l'intero sistema, non solo una crisi isolata. È colpito

l'intero sistema.

Le cause di una crisi possono anche essere la combinazione di fattori esogeni ed endogeni.

Una crisi deve essere individuata nel più breve tempo possibile. Per valutare la situazione

finanziaria e verificare lo stato in un certo momento occorre valutare il bilancio e porlo a confronto

con gli altri per verificare se la mia situazione è in linea con quella delle altre. Per uscire dalla crisi

esistono diverse soluzioni, esse sono:

• Soluzioni interne: con cui ci si affida alla costituzione di un comitato di crisi avvalendosi

(magari) anche della competenza anche esterna. Se non dovesse bastare il comitato

supportato da un top management si procede con pianificazioni patrimoniali che prevedono

piani di risanamento. Oltre a queste due soluzioni possibili, ne esiste una terza: la bad bank.

Essa è una banca creata ad hoc che si occupa di "assumere" tutta la parte problematica che

ha portato ad una crisi. Disporre di una bad bank porta alla creazione di due diverse

gestioni. Una è quella ordinaria che procede con la sua normale gestione, l'altra è quella che

gestisce la bad bank che ha una sua personale gestione. Una volta risanata la bad bank può

essere reintegrata nella "banca madre" o venduta. La Banca Italiana favorisce e vede di

buon occhio l'idea di interventi che "portano fuori" le situazioni nocive, ciononostante non

parla di bad bank ma di cartolarizzazione di crediti per poi essere venduti;

• Soluzioni esterne: La banca che si ritrova in una situazione complicata può procedere con

una fusione con un'altra banca. Oppure può avvalersi di interventi diretti dell'autorità di

vigilanza e la BC diviene prestatore di ultima istanza (oppure sempre la BC può anche

decidere di assumere partecipazioni in questa banca per risolvere la questione); infine può

anche smobilizzare la riserva obbligatoria.

Nell'ambito delle gestioni delle crisi aziendali si prevede un amministrazione (commisariamento)

ma se l'autorità di vigilanza non dovesse vedere miglioramenti allora i commissari hanno il compito

di gestire loro la banca, e trascorso un anno decidere cosa fare. La prassi di solito prevede lo

scioglimento degli organi amministrativi e di controllo, la redazione del bilancio di gestione

provvisoria e quindi decidere se tornare alla gestione ordinaria o se è il caso di procedere con una

liquidazione coatta amministrativa (se non dovessero sussistere le condizioni necessarie per

continuare con una gestione). Questa situazione porta alla valutazione delle poste dell'attivo, che

per le banche sono in larga parte dovute ai depositi; si arriva, perciò, a una situazione simile solo se

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sussistono le condizioni. Per le banche di maggiori dimensioni si deve per forza agire diversamente,

magari con una fusione, per evitare di far collassare il sistema che deve rimanere solido.

3.6 LA VIGILANZA

EUROPEA, SSM,

PROPOSTE EUROPEE,

RAPPORTI BCE-BCN

La vigilianza europea

Il meccanismo di vigilanza

deve essere adeguato e

singolo, così da essere

comune a tutti. Questo

sistema deve essere uguale

anche per la gestione dei

rischi o delle crisi, della tutela

interbancaria dei depositanti.

Sono tutte questioni che si

stanno discutendo perché, ad

oggi, diverse per ogni paese.

Le ragioni per un SSM

Letteralmente SSM significa

single supervisory

mechanism; la sua ragione principale è la possibilità di una applicazione uniforme delle norme di

vigilanza, i diversi sistemi bancari devono essere omogeneizzati. Se la BCE dovesse diventare

organismo di vigilanza allora di fatto opererebbe come una tradizionale BCN (Banca Centrale

Nazionale) per tutto il sistema. Quindi, diventerebbe anche prestatore di ultima istanza.

Le proposte della commissione europea

Il sistema di vigilanza deve essere unico e ciò allora presuppone che la BCE sia in grado di

sopportare tutta una serie di requisiti. Perciò in capo alla BCE dovranno risultare poteri per:

• autorizzare l’attività bancaria;

• verificare il rispetto dei requisiti patrimoniali;

• verificare il rispetto dei requisiti di liquidità e leva finanziaria;

• controllare su base consolidata i conglomerati finanziari;

• intervenire tempestivamente con le eventuali sanzioni.

Mentre si mantengono in capo alle autorità di vigilanza nazionali i compiti relativi:

• alla protezione del consumatore;

• al contrasto al money loundering.

Rapporti tra BCE e BCN

Questi due istituti devono lavorare in stretta collaborazione. La vigilanza ispettiva deve continuare

ad esistere ed essere in capo alle BCN le vigilanze sistemiche, invece, saranno in mano alla BCE.

4. L’EVOLUZIONE RECENTE DELL’ATTIVITA’ DELLE BANCHE ITALIANE

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Questa slide permette di verificare diversi aspetti. Come da titolo, il credito alle imprese, negli

ultimi dieci anni, è in forte crescita. Inoltre se a livello 100 pongo il valore complessivo dei prestiti,

nel 2000 osservo che:

• i prestiti delle banche alle imprese sono andati crescendo, con una flessione nel 2011 ma

comunque di modesta entità. Da ciò deduco facilmente quindi che il prestito alle imprese

non è mancato.

Un dato, però, fa sorgere dubbi: il fatturato, come si può notare dalla slide, non è aumentato.

Quindi, cosa ne hanno fatto le imprese dei finanziamenti? Sempre la slide, mostra che

investimenti fissi e produzione industriale sono scesi, l’ultima, addirittura, sotto il livello base

(100). Le banche, però, hanno continuato a finanziare cosicché non fallissero le imprese e ciò

avrebbe peggiorato ulteriormente la situazione. Ad oggi, le imprese che vivono più di tutte la

crisi sono quelle che non hanno saputo modificare il proprio modello organizzativo.

L’immediata conclusione è che, è vero che non può esistere solo la banca come canale di

finanziamento, ma è anche vero che la banca negli ultimi anni ha modificato molto la propria

pelle, ed il loro cambiamento è tangibile. Il settore industriale, invece, non ha saputo

modificarsi adeguatamente, rimanendo, quindi, indietro e spiazzato.

Come emerge dalle slide successive i prestiti bancari alle imprese sono maggiormente effettuati

dalla Spagna. Questa nazione si è ritrovata in pieno nel vortice della crisi in seguito allo scoppio

della bolla immobiliare. Le banche spagnole, infatti, avevano finanziato tanto questo settore. In

Germania la crisi è stata retta meglio, e i prestiti hanno avuto anche finanziamenti diversi dalla sola

banca.

Nell’altra slide sono mostrati i prestiti bancari in Italia.

15

In questa quarta slide è trattato il rischio di credito. Questo rischio, specie per le imprese, ha

iniziato ad innalzarsi pericolosamente soprattutto a fine 2012. Concedere credito quindi è sempre

più rischioso, può essere infatti che in seguito alla concessione non tutta sia rimborsata. Rimane

meno rischioso finanziare le famiglie, in quanto sono soggetti con basso grado di rischio e che,

nella maggior parte dei casi, richiedono soldi per pagare una casa ed essa rappresenta una garanzia.

Come infine mostra la quinta slide, infatti, ricollegandosi al rischio di credito appena osservato,

sono in aumento le sofferenze e le incidenze. Con sofferenza si fa riferimento a quei crediti che

sono prossimi a diventare perdite sui crediti. Infine (sesta slide) si fa riferimento a come i prestiti

siano deteriorati. E quindi sono si da considerarsi le sofferenze, ma sono aumentati anche gli incagli

(prestiti che ancora non sono sofferenze); i ristrutturati (si rinegoziano i termini e/o le scadenze del

contratto); ed i prestiti scaduti e/o sconfinanti. A conclusione del discorso appena

trattato si mostrano i dati relativi alla

redditività delle imprese.

16 MOL ↓

Si osserva che , dove VA=Valore

VA

MOL OF

↓ ↑↓

Aggiunto; e (OF =

ATT . MOL

Oneri Finanziari). In generale, al fine di non

valutare solo i singoli casi, lo stato delle imprese

non è particolarmente florido se si valuta

l’insieme. Questa slide mostra che la

capacità per le banche di

raccogliere provvista è

aumentata, infatti:

• la raccolta da

clientela c’è stata,

anche se con una

leggera flessione;

• la raccolta da

depositi dopo una

flessione tende a

salire;

• la raccolta da obbligazioni tende a ridursi, ma ciò è spiegabile perché in periodo di crisi

questa forma di raccolta è meno appetibile.

Di fondo, in via generale, possiamo dire che le banche devono avere un adeguato patrimonio di

vigilanza (* collegamento a capitolo successivo) esso diviso in: di base, con voci simili al

patrimonio contabile; supplementare, prevalentemente compreso da titoli di debito. Tali prestiti

obbligazionari hanno delle caratteristiche ben precise da poter quasi assimilare contabilmente

(quasi-capitale).

Le nostre banche hanno emesso prestiti subordinati (titoli di debito che rendevano di più e

diventano strumenti alternativi al deposito), che sarebbero rientrati nel patrimonio di vigilanza

supplementare e ciò genera, quindi, un interesse ad emettere questo tipo di obbligazioni perché

sono elementi di provvista a medio termine e se subordinati nel rimborso rientravano nel

17

patrimonio di vigilanza rendevano questo più forte contabilmente. Negli anni di crisi, però, si

genera paura nel cliente che diviene più prudente e preferisce il breve termine e quindi i prestiti

subordinati perdono il loro

fascino lasciando spazio, di

nuovo, ai depositi che, ora, sono

di nuovo i preferiti. In generale,

allora le banche non hanno mai

avuto grossi problemi di

founding…

…e soprattutto grazie ai

depositi: come mostra la slide. I

prestiti delle banche sono così

distribuiti:

• famiglie: aumentano, nel

tempo, l’entità del loro

deposito;

• imprese: sono molto

“ballerine”, come mostra la sua linea, essa infatti trovando difficoltà nell’avere credito è

ricorsa al deposito in

attesa di strumenti di

finanziamento migliori.

Si analizza in questa slide la capacità delle banche di confrontarsi con l’ambiente internazionale. Il

risultato è abbastanza scarso, ciò perché poche banche possono competere in ambito internazionale.

Da ciò si deduce che questo tipo di canale non è un canale costante, ma un canale che si apre a

singhiozzo, su cui ad oggi risultati difficile fare affidamento continuo.

18 In seguito a un problema sui

mercati interbancari, allora

viene meno la fiducia tra

banche (come anche mostra il

caso Lehman Brothers). Il

mercato infatti si blocca. In una

situazione simile occorre allora

l’intervento della BCE, che

però, non essendo prestatore di

ultima istanza, provvede con

operazione di mercato aperto

piuttosto che con il semplice

rifinanziamento. La BCE

quindi ha scisso due diverse

operazioni:

• operazioni a lungo termine di rifinanziamento (strumento straordinario);

• operazioni di rifinanziamento principali (strumento ordinario).

Il motivo dell’uso dell’opzione rifinanziamento a lungo termine ha natura straordinaria. Ma sono

modalità che erano comunque già state previste a monte. Si ha dunque una forte immissione di

liquidità da parte della BCE che si occupa di finanziare le banche che non si scambiano più soldi

sul mercato poiché questo risulta bloccato. Allora il tasso che fissa è fisso e basso così il denaro

costa poco. Si attua quindi un processo di QE (quantitative easing): la banca centrale allora

acquista, per un predeterminato ammontare, i titoli delle banche del sistema. Allora le banche sono

state finanziate a condizioni vantaggiose perché devono risollevare l’economia.

Questi soldi ricevuti dalla BCE sono stati usati dalle banche italiane per difendersi dagli “attacchi

finanziari”. Il discorso è piuttosto intuitivo, le nuove guerre le si combattono sui mercati, quindi, si

pensi all’Italia e al grosso problema che ha col debito pubblico. Ancora più problematico è il suo

rifinanziamento e col tempo allora in modo proporzionale aumenta lo spread e si riduce il rating dei

BTP. Così allora intorno all’Italia si era creata una situazione di sfiducia con l’intento di far crollare

nettamente il prezzo dei BTP e una volta crollato il sistema finanziario italiano ricomprarlo a poco

potendoci poi speculare. La stessa situazione apparteneva a paesi come Grecia, Spagna, Portogallo

e Irlanda. La differenza è che in Italia le banche hanno riacquistato titoli di Stato da soggetti esteri e

ciò ha fatto si che si evidenziasse subito una riduzione di spread. Questa mossa finanziaria ha fatto

si che gli investitori ritornino a considerare i nostri titoli. Quindi, questo processo di rientro

dovrebbe portare a sostenere maggiormente le imprese. Per ricollegarsi al discorso iniziale però,

non può esistere come unico canale di credito quello bancario, ne devono esistere altri. L’idea è che

banche e imprese si sostengano a vicenda per riuscire a far reperire soldi alternativi cosicché le

stesse banche ne possano trarre vantaggio avendo maggiori liquidità. Inoltre se le stesse banche

fornissero canali diversi si troverebbero anche in posizioni migliori perché ridurrebbero il loro

attivo ponderato per il rischio, potendo, così, investire in altre novità.

19 Le banche dal TUB ad oggi hanno

affrontato diverse problematiche, la loro

efficienza è valutabile con il cost/income

che rappresenta un indice che mostra come

si pongono le banche in relazione

all’efficienza. Il cost/income è ottenuto dal

rapporto tra i costi operativi ed il margine

di intermediazione. Una sua riduzione

significa che l’incidenza dei costi rispetto

alla ricchezza prodotta diminuisce e quindi

che la banca è più efficiente. Quindi se aumenti i servizi migliorano i ricavi, ed in generale sono

migliorati i costi. Le banche di fondo si sono

patrimonializzate, e sono andate

migliorando. Tale miglioramento è anche

dovuto alla “imposizione” prevista da

Basilea II e III.

La leva è un indicatore che indica la

rischiosità. Se la leva si riduce allora si riduce

anche il rischio di un determinato investimento.

20 Il rapporto banca-impresa

prevede che le prime operino con un

rischio basso e le seconda che siano

finanziate. Di fatto il leveùrage

rappresenta il grado di indebitamento

delle imprese, dal 2007 al 2012 allora si

incrementa l’indebitamento e i paesi

più indebitati risultano Italia e Spagna

(poi infatti sono quelli che hanno avuto

maggiori difficoltà). Al fine di un

corretto svolgimento della mia attività

la situazione di equilibrio è che le mie

fonti siano maggiori delle fonti dei terzi. In Italia è osservabile come il

70% del debito finanziario delle nostre

imprese è di origine bancaria. Gli altri

paesi non hanno un legame così forte.

Negli altri paesi il finanziamento

arriva da altri canali.

Esiste una ulteriore aggravante perché i debiti delle nostre banche nei confronti delle imprese sono

a breve termine (per circa il 50%). Tale debito, quindi, è oneroso e pericoloso per le imprese. I

finanziamenti però ricevuti, in quanto a breve, soni stati usati per finanziare tensioni di cassa, o i

pagamento degli stipendi. L’indebitamento

delle nostre imprese è elevato e fragile

perché molto rischioso. Il discorso è vicino

all’idea di indebitamento pubblico relativo al

nostro paese.

21


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37

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2.92 MB

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MAGII11

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale (PIACENZA - CREMONA)
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher MAGII11 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia delle aziende di credito e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Fandella Paola.

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