Il sistema delle aziende not for profit o terzo settore: una visione d'insieme
Tutte le aziende not for profit (ANP) appartengono al terzo settore, rappresentato dall’insieme degli operatori economici che, utilizzando forme giuridiche di carattere privatistico, producono beni o servizi destinati a soddisfare bisogni di carattere "sociale". Esse, infatti, tipicamente erogano servizi funzionali a soddisfare direttamente i bisogni umani, soprattutto in determinate aree, quali la sanità (ad esempio, AVIS), l’assistenza sociale (Opera Cardinal Ferrari), l’educazione, la cultura e la ricreazione (FAI), la promozione delle comunità locali e della tutela dei diritti civili (Emergency).
In alcuni casi, svolgono attività di carattere filantropico, di volontariato o di tutela ambientale. In altri, si possono presentare come organizzazioni imprenditoriali, professionali, sindacali o religiose. Ciò che caratterizza le ANP è l’orientamento dell’attività aziendale: non hanno come obiettivo la massimizzazione dei profitti di impresa, ma il raggiungimento di un utile da reinvestire in progetti di utilità sociale. Le aziende not for profit possono ottenere profitto (è sbagliato, quindi, dire "no profit"), ma hanno l’obbligo di reinvestirlo (a differenza delle aziende private) nelle attività istituzionali che svolgono.
Le aziende not for profit nascono dall’unione di principi tipicamente economico-aziendali e principi tipicamente legati alla gestione e principi non legati al profitto. Possiamo anche definire le ANP come un trasformatore di valori individuali (coscienza, affetto, stima...) in valori economici (cioè, in vere e proprie attività autosufficienti sul piano economico) e in valori sociali (risposte a bisogni giudicati rilevanti dalla comunità di riferimento) come accade nelle forme "evolute" del not for profit.
I ruoli delle organizzazioni not for profit
- Di tutela (advocacy) di gruppi o comunità di cittadini, di promozione dei diritti civili e di stimolo alla partecipazione e alla democrazia; esso contribuisce ad accrescere la capacità del settore pubblico e delle imprese for profit di entrare in contatto e di dare risposte ai bisogni -> associazioni.
- Di riallocazione delle risorse (finanziarie o beni e servizi) tra comunità e, soprattutto, tra gruppi di persone, individui, attività diverse, parallelamente all’ente pubblico e non in contraddizione con esso -> fondazioni.
- Di produzione diretta di servizi alla persona o di interesse collettivo con logica mutualistica -> cooperative.
Alcuni dati
In Italia vi sono oltre 300.000 istituzioni non profit (come libere formazioni auto-organizzate dalla cittadinanza). Esse:
- Danno lavoro retribuito a circa 700.000 persone;
- Possono contare sull’impegno di oltre 4.750.000 volontari;
- Nel complesso, le istituzioni not for profit italiane dichiarano ogni anno circa 46 miliardi di euro di entrate e oltre 39 miliardi di euro di uscite e creano un risparmio per la collettività di circa 20 miliardi di euro.
Categorie
Le tipologie di enti not for profit più diffusi nel nostro Paese sono:
- Le associazioni non riconosciute: quando le persone si incontrano dopo scuola, quando si organizza la festa patronale del paese… non si va a sostituire un’associazione;
- Le associazioni giuridicamente riconosciute: tutti gli associati rispondono solidamente e illimitatamente delle obbligazioni sociali con il proprio patrimonio (palestre, associazioni culturali, associazioni ludico-ricreative);
- Le fondazioni (di comunità, di impresa, di origine bancaria);
- Il comitato (ad esempio, il Comitato Olimpico).
Il sistema delle aziende pubbliche: una visione d'insieme
Quante volte incontro la pubblica amministrazione nella giornata? La pubblica amministrazione fa parte della vita quotidiana: offre servizi necessari alla popolazione, operando in una pluralità di ambiti e settori (ciclo delle acque, fornitura di energie, gestione dei rifiuti, pulizia delle strade…).
Tutti questi servizi passano attraverso le amministrazioni centrali, cioè i ministeri (i quali possono essere con portafoglio o senza portafoglio). Queste ultime gestiscono alcune funzioni pubbliche la cui titolarità spetta solo ad esse (ad esempio: politica estera, giustizia, difesa…). Oltre alle amministrazioni centrali, in Italia è presente un’ulteriore articolazione che riguarda lo Stato, di cui fanno parte le regioni, le province e i comuni.
Dentro al sistema pubblico passa una dimensione economica rilevante: oltre 810 miliardi di euro (810.213.000.000 euro), che rappresenta il 52,5% del Pil. Una necessità del Paese è avere persone che siano in grado di gestire bene le aziende pubbliche oltre alle amministrazioni pubbliche territoriali -> esistono authorities, cioè autorità che hanno il compito di regolamentare e controllare che non ci siano posizioni predominanti e che non si perda di vista l’interesse pubblico generale in alcuni settori strategici (come quello dell’energia elettrica, gas, farmaco…).
Inoltre, ci sono anche Organismi Interregionali: le regioni, poi, hanno tre ambiti di competenza:
- Servizi socio-sanitari:
- Approva il piano sanitario;
- Trasferisce risorse agli ospedali;
- Ne valuta l’operato.
- Sviluppo economico:
- Approva un piano di finanziamento;
- Trasferisce le risorse alle imprese;
- Valuta i risultati.
- Assetto e utilizzo del territorio:
- Approva il piano dei trasporti;
- Trasferisce le risorse a comuni ed imprese;
- Valuta i risultati.
Assetti istituzionali delle regioni
Le funzioni degli Enti Locali
Assetti istituzionali degli Enti Locali
Il concetto di funzione pubblica, il suo esercizio e il significato di titolarità di una funzione
Le funzioni pubbliche sono funzioni assegnate dalla legge a livelli di governi specifici (regionali, provinciali, comunali). Svolgere una funzione pubblica vuole anche dire avere il potere di esercitare la funzione pubblica. In molti casi, chi è titolare di una funzione pubblica è anche colui che esercita tale funzione; in altri, titolarità ed esercizio non coincidono. Esercitare una funzione pubblica significa avere la responsabilità e l’autonomia di predisporre interventi rivolti a soddisfare un’area definita di bisogno.
Evoluzione del ruolo dello stato
- Welfare state: lo stato protegge dalla nascita alla morte (previdenza, salute, lavoro, casa);
- Welfare mix: pubblico e privato collaborano tra loro; la titolarità rimane nelle mani del settore pubblico;
- Welfare society: la società civile (ANP) anticipa alcuni bisogni, si auto-organizza per dare delle risposte pubbliche -> modello degli Stati Uniti: non è lo stato ad offrire determinati servizi.
La sussidiarietà regola il passaggio dal welfare state, al welfare mix, alla welfare society
Differenze tra sussidiarietà orizzontale, verticale, privatizzazione e esternalizzazione
E logiche di government e di public governance.
Un possibile schema di riferimento
La CSR: concetti, principi e strumenti
CSR = Corporate Social Responsibility
La CSR è un elemento fondamentale dell’impresa.
- Nel 2001 la Commissione Europea produce il “Libro verde della Commissione Europea”, nel quale promuove un quadro europeo per la responsabilità sociale delle imprese.
- Nel 2002 la Commissione Europea afferma che la CSR dà un contributo notevole allo sviluppo economico, che risponde anche al principio di sostenibilità. -> Le generazioni future devono poter avere almeno le stesse opportunità delle generazioni precedenti.
L’impresa, perciò, deve fare bene il proprio mestiere, avendo un buon equilibrio economico-finanziario, vendendo buoni prodotti, avendo una buona economicità e producendo finalità sociale (dare posti di lavoro e benessere economico-sociale). L’impresa ha successo se gli stakeholders e i portatori di interessi interni ed esterni condividono e scrivono un progetto istituzionale, e se l’impresa migliora la vita dei suoi dipendenti, arricchendo il profitto.
- Nel 2006 la Commissione Europea promuove, stimola e finanzia una cooperazione per la crescita e l’occupazione: l’obiettivo è fare dell’Europa un polo di eccellenza in materia di responsabilità sociale delle imprese.
Alla base della piramide di questa logica c’è la responsabilità economica -> produrre senza gravare sull’uomo, sulla natura, ecc., secondo la legge. La CSR, se partecipativa, crea un vantaggio competitivo per l’impresa, diventando per l’impresa un fattore critico di successo per molte, temporaneo per altre.
L'orientamento strategico di fondo dell'impresa
L’imprenditore per costruire un’impresa, deve porsi tre domande:
- Dove? Vision: il campo di attività per il quale l’impresa si sente vocata, coinvolta, partecipa -> in quale campo operare?
- Perché? Mission: fini ed obiettivi di fondo aziendale (strategia di portafoglio) -> perché operare in quel settore? Perché produrre quei determinati beni o servizi?
- Come? Management: filosofia gestionale/organizzativa dell’azienda/impresa sociale -> come le cose si realizzano?
La CSR si muove all’interno dell’orientamento strategico di fondo dell’impresa (con chi? Cosa vuole essere l’impresa? Come? Perché? Cosa vuole fare?), dove si stabilisce la linea da seguire. Poi è necessario decidere quali livelli di responsabilità presidiare, come e in che cosa si concretizza la responsabilità sociale all’interno dell’impresa. La responsabilità si concretizza in:
- Qualcosa di contingente;
- Una politica strutturata che si manifesta nel dare migliori condizioni di vita ai dipendenti, nel rispetto dell’ambiente…
Quali sono i portatori d'interesse (stakeholders) in una governance allargata? Come le imprese li coinvolgono?
L’impresa è inserita in un contesto ambientale ed è un sistema aperto: dunque, è chiamata ad interagire con una pluralità di portatori d’interesse differenti:
- Interessi istituzionali: di norma, prestatori di lavoro e conferenti di capitale, in particolare quello di rischio;
- Interesse non istituzionali (stakeholders): coloro che volontariamente o non volontariamente sono titolari di una posta collegata all’attività e ne sono condizionati.
Inoltre, l’impresa deve essere in grado di darsi delle priorità e stabilire, rispetto all’orientamento strategico di fondo, che forma e che idea vuol dare alla responsabilità sociale, quale politica intraprendere, quali strumenti utilizzare e, soprattutto, quali sono i portatori di interesse. Le imprese coinvolgono i portatori di interesse, dando delle priorità e scegliendo i canali attraverso cui dialogare, confrontarsi e con cui costruire le proprie strategie di responsabilità sociale.
L’azienda, in quanto sistema operante in un più ampio contesto ambientale di natura collettiva, ha degli obblighi nei confronti di tutti gli altri soggetti che vivono e operano in esso: si attribuisce all’istituto aziendale una specifica "responsabilità sociale" che si esplica sia nei confronti delle persone che ne rendono possibile il funzionamento, sia verso tutti gli altri soggetti, sia verso l’ambiente esterno in cui transitano le relazioni.
In sintesi, l’azienda nell’espletare in modo economico le sue funzioni "sociali" non può permettersi di avere conseguenze "antisociali" derivanti dal suo comportamento, né sul piano dei rapporti esterni né su quello dei rapporti interni. In questo senso si rende concreto il suo ruolo sociale e si traccia una sua responsabilità verso la collettività derivante dalle scelte operate dal management.
"Il vero dovere sociale è ottenere i più elevati profitti producendo così ricchezza e lavoro per tutti nel modo più efficiente possibile." (M. Friedman)
Con la responsabilità sociale, l’impresa esce da un modello puramente Shareholder (cosa produco per i miei azionisti), che resta importante, senza essere l’unica strada su cui lavorare per perseguire strategie più complessive. Si passa da un modello più tradizionale di filantropia caritativa (-> l’imprenditore prima produce il profitto, dopodiché decide con una logica paternalistica se aiutare la società) ad un modello di filantropia organizzativa -> si arriva alle cosiddette fondazioni di impresa, che diventano elemento strategico strutturale nell’operare nei confronti del territorio e dei bisogni della comunità -> l’impresa è parte integrante dell’ambiente socio-economico di un territorio, in cui opera e da cui trae vantaggio.
Le conseguenze dell’attività sulla comunità locale circostante possono essere percepite come dei vantaggi, ma possono essere anche degli svantaggi. Queste ricadute esterne di natura, positive o negative, si identificano come esternalità e non sempre sono valutabili sotto il profilo economico poiché non transitano dal sistema degli scambi di mercato. L’agire responsabile dell’impresa si esplica in molti ambiti della sua attività, dalle problematiche ecologiche/ambientali, a quelle legate alla sfera sociale.
Si parla, in questo senso, di Corporate Social Responsibility (CSR) per definire l’attitudine dell’impresa a considerare nei processi decisionali ogni aspetto dei potenziali influssi sull’ambiente circostante. Il valore sociale non può essere considerato alla stregua di un mero sottoprodotto di quello monetario: l’azienda ottiene la sostenibilità costruendo valore economico assieme ai suoi interlocutori, piuttosto che in competizione con essi.
Quindi, per poter parlare di un buon investimento all’interno di una responsabilità e di una comunità (intesa non come un insieme di individualità, ma come un insieme che attiva meccanismi solidaristici e sociali che generano una positività) bisogna rispettare 5 principi che lo innescano:
- Identificare le istanze sociali creando meccanismi di partecipazione su cui decidere i motivi su cui attivare l’impresa;
- Lavorare in partnership con le comunità, intendendo non solo la comunità geografica (anche l’università);
- Pianificare e gestire l’investimento per la comunità e con la comunità;
- Ispirare e coinvolgere gli impiegati, i clienti e i fornitori;
- Misurare e valutare le differenze che le diverse politiche e i diversi strumenti generano.
Sotto il profilo di osservazione di tipo ecologico-ambientale, il rapporto tra l’impresa e l’ambiente si esplica, da un lato, attraverso gli impatti riguardanti i consumi di risorse utilizzate nei processi di produzione e trasformazione economica (sotto forma di input) e, dall’altro, attraverso gli impatti derivanti dai processi produttivi e legati all’uso dei prodotti (sotto forma di output). Il processo continuo di interazione tra l’impresa e l’ambiente si può rappresentare come un vero e proprio circuito di continuo scambio reciproco che si basa sul reperimento e sulla restituzione di risorse ambientali.
L'azienda e l'ambiente
- Riscaldamento globale /cambiamento climatico, attraverso le emissioni di CO2 e di gas effetto serra derivanti dall’uso energetico, trasporti e processi industriali, ecc.;
- Consumo di risorse naturali;
- Produzione di rifiuti e di materiali pericolosi per l’ambiente.
Come positivamente?
- La riduzione dell’uso di energia e di materie prime riduce la dipendenza da combustibili fossili e assicura una continua disponibilità di risorse naturali;
- Il pianeta ha una sempre più limitata capacità di gestire gli sprechi – aumento del riutilizzo, riciclo, reindirizzare prodotti e scarichi per aumentare l’ampiezza della loro vita;
- Proteggere la diversità delle specie animali e vegetali riducendo gli impatti negativi sui loro habitat naturali.
Un esempio di azienda molto responsabile e attenta all’ambiente è IKEA.
In IKEA pensano che si possano fare buoni affari in maniera corretta e per raggiungere questo obiettivo si sono dati 5 aree prioritarie:
- I fornitori, il loro impegno ambientale e le condizioni sociali e lavorative presso gli impianti produttivi loro e dei loro subfornitori. Questi vengono valutati nel tempo e viene chiesto loro un determinato standard, anche etico: se il fornitore, o un eventuale subfornitore, viene meno ad uno degli elementi caratterizzanti, per cui IKEA pone un veto, allora viene espulso dal sistema di fornitura. IKEA acquista i suoi articoli da circa 1800 fornitori in 55 paesi.
- Inoltre, l’azienda ha creato un modello a scala, che presenta una soglia di ingresso ed un piano di azione per passare al livello successivo: la buona qualità non basta. Conformità con il codice IWAY (codice di condotta IKEA) e adozione di garanzie di qualità, fino al punto in cui IKEA impone a certi tipi di fornitori uno standard da rispettare per mantenersi nella categoria. Nel processo avviene la standardizzazione ufficiale, dove con continuità e permanenza il fornitore rimane all’interno della azienda.
- Adattamento ambientale dei prodotti che sviluppano e dei materiali che usano -> i prodotti sono progettati, realizzati, usati e, al termine del loro ciclo d’uso, trattati o riciclati.
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