Fonti di economie di scala
Esistono condizioni che rendono possibile l'ottenimento di vantaggi economici e sono chiamate le fonti di economie di scala. Queste includono:
- Individualità di alcuni componenti: Alcuni fattori di produzione non possono essere ridotti come dimensione al di sotto di una scala minima, quindi i costi relativi a queste componenti non aumentano in presenza dell'aumento della capacità produttiva (Cp).
- Maggiore capacità produttiva di input: Grazie all'effetto della specializzazione, al crescere delle dimensioni della Cp è possibile specializzare le risorse umane e tecniche. Risorse specializzate producono un maggior vantaggio economico perché svolgono la loro specifica attività in modo più efficiente senza sprechi.
- Proprietà geometriche dei contenitori: In ogni attività sono presenti contenitori in cui la Cp è legata alla dimensione del contenitore stesso. In questo modo è possibile sfruttare i risparmi di costi provenienti dall'effetto della scala.
- Maggiore efficienza degli impianti: Gli impianti di maggiori dimensioni comportano una maggiore efficienza nella Cp installata.
- Minori costi unitari di acquisto: Con l’aumentare della Cp, l’impresa aumenta i volumi di input acquistati e solitamente ottiene migliori condizioni nei prezzi di acquisto.
Categorie di costi aziendali
I costi di un'azienda possono essere suddivisi in due grandi categorie:
- Costi variabili: Costi delle materie prime o componenti che variano proporzionalmente al variare dei volumi prodotti.
- Costi fissi: Costi che non variano al variare dei volumi prodotti, come polizza assicurativa e costo campagna pubblicitaria. I costi fissi sono correlati a una data Cp; all’aumentare del grado di sfruttamento della Cp il costo fisso che resta invariato è ripartito su un numero maggiore di output prodotti, determinando una riduzione del costo unitario.
Le economie di assorbimento della Cp determinano minori costi unitari all’aumentare del grado di utilizzo di una data Cp e sono maggiori quando maggiore è il peso dei costi fissi sul totale.
Modello dei costi-volumi-risultati
Questo modello illustra le relazioni che esistono fra volumi prodotti e venduti da un'azienda e i risultati operativi conseguiti. È finalizzato all’individuazione del punto di pareggio, del margine di sicurezza e dell’effetto della leva operativa. L’esame della relazione prezzi-costi-volumi si fonda sulla distinzione tra costi fissi e variabili e sull’ipotesi del prezzo.
Costi variabili sono costi che, data la Cp, variano al variare dei volumi di produzione. I costi fissi sono costi che, data la Cp, non variano al variare dei volumi di produzione e possono essere suddivisi in due grandi categorie:
- Costi fissi di struttura: Costi fissi strettamente connessi alla Cp dell’azienda in un certo momento, come costi del lavoro, ammortamenti, affitto.
- Costi fissi di sviluppo: Costi fissi non legati alla Cp ma aventi lo scopo di migliorare l’azienda in termini di ricerca e sviluppo, formazione del personale, e marketing.
Il prezzo è una variabile esogena e dipendente rispetto al volume di produzione.
Margine di contribuzione
Si definisce margine di contribuzione unitario la differenza tra il prezzo unitario di vendita e il costo variabile di produzione per unità di prodotto.
MCu = P - cv
Si definisce margine di contribuzione complessivo la differenza tra i ricavi delle vendite e i costi variabili di produzione.
MC = Ricavi - Costi variabili = (P - cv) × q
Il punto di pareggio calcolato in termini di ricavo si calcola dividendo il totale dei costi fissi per il margine di contribuzione espresso in percentuale.
Dato il livello di produzione, il margine di sicurezza esprime la “riduzione” di volumi che l’impresa può subire prima di entrare nell’area di perdita.
| Prezzo unitario | Quantità | Totale | |
|---|---|---|---|
| Ricavi | 20 | 100 | 2.000 |
| Costi variabili | 10 | 100 | 1.000 |
| Costi fissi | 800 | 800 | |
| Risultato operativo | 200 | ||
| Punto di pareggio (quantità) | 80 | ||
| Margine di sicurezza | 20 |