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Economia aziendale Risposte complete

Risposte alle domande sulla prima parte del corso di Economia Aziendale, con riferimento congiunto agli appunti delle lezioni e alla bibliografia. Voto: 30. Appunti basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Confalonieri dell’università degli Studi Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Economia aziendale docente Prof. M. Confalonieri

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Sommario

L’azienda....................................................................................................................................................... 1

L’assetto proprietario delle imprese............................................................................................................... 2

La break even analysis.................................................................................................................................. 2

L’espansione internazionale........................................................................................................................... 3

La gestione finanziaria................................................................................................................................... 3

La struttura organizzativa di base..................................................................................................................4

L’integrazione verticale.................................................................................................................................. 5

La contabilità analitica................................................................................................................................... 5

L’economicità................................................................................................................................................. 6

Le coordinazioni parziali delle imprese.......................................................................................................... 6

La dimensione d’impresa............................................................................................................................... 6

Sistemi di pianificazione, programmazione e controllo...................................................................................7

Ambiente, mercato, settore............................................................................................................................ 8

I cartelli di imprese......................................................................................................................................... 8

Economie di scala, scopo e transazione........................................................................................................9

I costi............................................................................................................................................................. 9

I consorzi..................................................................................................................................................... 10

I gruppi di imprese....................................................................................................................................... 10

Le joint venture, i distretti............................................................................................................................. 11

Il sistema competitivo.................................................................................................................................. 12

Le costellazioni di imprese........................................................................................................................... 12

I sistemi di rilevazione e informazione......................................................................................................... 13

Le aggregazioni non-equity.......................................................................................................................... 13

Crescita interna ed esterna.......................................................................................................................... 14

I portatori d’interessi.................................................................................................................................... 14

I costi di produzione..................................................................................................................................... 15

La diversificazione

Uno sviluppo diversificato prevede l’abbandono del settore, i mercati e i prodotti con i quali l’azienda era

solita competere per realizzare una produzione di beni diversi, tali da apportare dei mutamenti dei

programmi di produzione e di distribuzione dell’impresa. Esistono vari tipologie di diversificazione: la

diversificazione correlata, omogenea o orizzontale si ha quando nuovi prodotti presentano aspetti sinergici

con quelli precedenti. Essa si divide a sua volta in diversificazione correlata concentrica, in cui le sinergie

tra prodotti derivano da un unico fattore strategico, o core business, comune a tutti, sequenziale, in cui i

fattori sinergici sono di volta in volta diversi, e piena, in cui l’azienda adotta un insieme correlato di prodotti

diversi imposti all’impresa dai consumatori. La diversificazione eterogenea o conglomerale presuppone

l’utilizzo di tecnologie produttive e di mercati d’indirizzo differenti dai precedenti: se la diversificazione

conglomerale semplice si caratterizza per la prevalenza di un’attività rispetto alle altre, quella conglomerale

si applica quando l’impresa presenta una sostanziale equidistribuzione fra i diversi settori-mercati in cui

opera. La diversificazione orientata oscilla tra la conglomerale e la correlata.

I vantaggi della diversificazione consistono nella ripartizione del rischio su attività che presentano

andamenti reddituali differenti, riducendo una riduzione della variabilità dei profitti generali dell’impresa, la

massimizzazione della crescita, l’aumento del potere sul mercato tramite l’ingresso in mercati con

occasioni di aumento del volume d’affari più favorevoli. Grazie alla diversificazione produttiva, è possibile

1

inoltre realizzare economie di scopo e valorizzare le risorse in eccesso, sfruttandole attraverso una

conversione ai cosiddetti settori laterali, internalizzare know how e input comuni a più processi di

produzione, riducendo i costi transazionali.

Secondo l’impostazione strategica di Rumelt, è possibile misurare la diversificazione tenendo in

considerazione quattro indici: l’indice di specializzazione (ricavi derivanti dal business dimensionalmente

più significativo), l’indice di stretta correlazione (ricavi derivanti dal più ampio gruppo di prodotti con il

medesimo core-factor), l’indice di correlazione (ricavi derivanti dal gruppo più ampio di business in

qualunque modo correlati) e l’indice di verticalizzazione (fatturato derivante dal gruppo di prodotti associati

alla stessa materia prima o allo stesso prodotto intermedio e realizzati mediante lo stesso processo

produttivo). La correlazione tra questi indici dev’essere: specializzazione < verticalizzazione ≤ stretta

correlazione ≤ correlazione.......................................................................................................................... 15

Soggetto economico, soggetto giuridico e soggetto d’istituto

L’azienda

L’azienda è l’ordine strettamente economico di un istituto, ovvero l’insieme di accadimenti

economici disposti ad unità secondo proprie leggi. Le aziende, in base all’istituto al quale fanno

riferimento, si suddividono in aziende familiari di consumo e di gestione patrimoniale,

aziende di produzione, aziende composte pubbliche e aziende non profit. I fini generali di

tutte le imprese consistono nel soddisfacimento dei bisogni della comunità di persone alla

quale fanno capo attraverso l’attività economica. In particolare, il fine immediato delle imprese

consiste nella produzione di una rimunerazione, monetaria o di altro genere.

Famiglie Imprese Stato, istituti Istituti non profit

pubblici territoriali

Aziende Aziende familiari di Aziende di Aziende composte Aziende non profit

consumo e di produzione pubbliche

gestione

patrimoniale

Finalità dominanti Sociali, etiche e Economiche Sociali e morali Sociali, morali,

religiose culturali

Fine economico Appagamento dei Produzione di Produzione e Appagamento dei

immediato bisogni dei membri rimunerazioni consumo di beni bisogni di

della famiglia monetarie e di altra pubblici e associati, fruitori

natura rimunerazione del escludibili,

lavoro collettività in

generale

Portatori degli Tutti i componenti I prestatori di Tutti i componenti Varie combinazioni

interessi della famiglia lavoro e i dell’entità politica di associati,

economici conferenti capitale donatori, Stato,

istituzionali di rischio prestatori di lavoro

Principali Altre famiglie Fornitori, clienti, Fornitori, Fornitori conferenti

portatori di legate da conferenti capitale conferenti capitale capitale di prestito,

interessi parentela, di prestito, altri

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economici non prestatori di lavori di prestito istituti pubblici Stato, terzi

istituzionali domestici

Processi Consumi, gestione Negoziazioni di Produzione e Produzione di beni

economici patrimoniale, beni, consumo di beni

caratteristici lavoro, studio trasformazioni pubblici, raccolta di

tecniche, tributi

negoziazioni di

credito e di rischi

L’assetto proprietario delle imprese

L’assetto proprietario delle imprese, ovvero la distribuzione dei diritti di proprietà, comprendenti

il diritto di governo e il diritto al risultato residuale, può essere ad assetto capitalistico, non-

capitalistico, misto e a diritti proprietari limitati. Nelle imprese ad assetto proprietario

capitalistico i diritti di proprietà fanno capo all’insieme dei conferenti capitale di rischio. In base al

grado di concentrazione del capitale di rischio, è possibile distinguere imprese con un solo

proprietario, spesso l’imprenditore fondatore che esercita personalmente le funzioni di governo e

di direzione dell’impresa, società per azioni quotate in borsa, con numerosissimi azionisti minori

e un azionista di controllo, che possiede una quota d’azioni sufficiente per nominare la

maggioranza o la totalità dei membri del consiglio di amministrazione (in questo caso, i diritti di

proprietà fanno capo a tutti gli azionisti, ma il soggetto economico improprio che di fatto li esercita

con più immediatezza è colui che possiede il 50% più una delle azioni partecipanti all’assemblea

degli azionisti), società quotata in borsa senza azionista di controllo o public company,

tipicamente anglosassone. Con riguardo alla natura pubblica o privata dei conferenti di capitale di

rischio, va considerato che lo Stato può essere conferente di capitale di rischio in imprese di

grandi dimensioni inserite in settori con rilevanza strategica per il Paese. I diritti di proprietà non

sono sempre distribuiti in maniera uniforme, ma alcuni azionisti possono godere azioni privilegiate

rispetto agli altri in occasioni particolari.

Le imprese ad assetto proprietario non capitalistico prevedono che l’assegnazione dei diritti di

proprietà sia effettuata ad altre categorie di soggetti, come prestatori di lavoro, clienti, fornitori di

merci e servizi (cooperative di lavoro, di consumo, consorzi d’acquisto, compagnie di mutua

assicurazione). In questi casi, esistono dei limiti sull’appropriamento dei risultati reddituali. Qualora

i diritti proprietari siano conferiti anche a conferenti capitale di rischio, si avrà un assetto

proprietario misto. Le imprese a diritti proprietari limitati sono imprese in cui i diritti di governo sono

in misura rilevante esercitati da soggetti esterni all’impresa, come gruppi di imprese o imprese

operanti in contesti fortemente regolamentati dallo Stato.

Secondo la teoria di Henry Hansmann, i diritti di proprietà all’interno delle imprese e degli istituti

non-profit vanno assegnati puntando alla minimizzazione di costi di transazione, quali quelli di

market-contracting, sostenuti dai portatori d’interesse nei confronti dell’impresa nell’attivare e nel

gestire relazioni con essa, e quelli di ownership, sostenuti dai proprietari per monitorare l’attività,

prendere decisioni e assumersi il rischio.

La break even analysis

La break even analysis è utilizzata nell’ambito dell’analisi costi-volumi-risultati e consente il

calcolo del punto di pareggio (break even point). Il break even point è l’ammontare di vendite

che consente di coprire tutti i costi aziendali. Il punto di pareggio può essere inteso in volumi,

come numero di pezzi da produrre e da vendere, o in fatturato, come fatturato da conseguire per

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andare in pareggio. Il punto di pareggio operativo consente di coprire i costi della gestione

caratteristica, mentre quello complessivo consente di coprire anche i costi fiscali e finanziari.

R = CT

R = CF + CV

CV = CVu x QP

R = Ru X QP

QP(Ru – CVu) = CF

QP = CF/Ru – CVu

MDCu = Ru – CVu

Il margine di contribuzione unitario è il contributo di vendita di ogni unità di bene prodotta e

venduta alla copertura dei costi fissi della gestione caratteristica e alla formazione del reddito

operativo, che consente a sua volta di coprire i costi finanziari e fiscali e di formare l’utile netto.

I limiti della break even analysis consistono nel non tener conto delle economie di scala, ovvero

le riduzioni del costo unitario all’incremento dei volumi e della capacità produttiva, nel partire dal

presupposto che la quantità prodotta sia uguale a quella venduta, non considerando il valore di

eventuali riserve di magazzino, nel condurre un’analisi semplicistica applicabile solo ad aziende

monoprodotto e nel non considerare eventuali sconti sui ricavi.

L’espansione internazionale

Secondo la definizione di Pellicelli, un’impresa multinazionale è un’impresa che svolge gran

parte della sua attività all’estero mediante unità che controlla direttamente e che guida

seguendo un strategia che considera più nazioni come facenti parte di un unico grande

mercato. L’espansione internazionale è avvenuta attraverso quattro fasi storico-culturali: l’impresa

multinazionale, risalente alla seconda guerra mondiale, è il primo stadio. Era organizzata

secondo una federazione decentralizzata, in cui le succursali estere (portafoglio di imprese)

godevano di autonomia manageriale e dovevano tener presente solo il mercato locale; nel

secondo dopoguerra si sviluppa l’impresa internazionale, organizzata secondo una federazione

coordinata, in cui le succursali estere avevano il compito di distribuire sui mercati esteri i prodotti

della casa madre, la quale assumeva una mentalità di stampo quasi coloniale. La fase successiva

fu quella delle imprese globali, imprese a fulcro centralizzato fondate sull’idea di un unico mercato

globale che non teneva più in considerazione le esigenze del singolo mercato locale. Le singole

unità avevano la sola funzione di coprire i mercati esteri con operazioni di vendita e di assistenza.

La più recente impresa transnazionale nasce dall’idea di coniugare il vantaggio dell’attenzione

alle singole realtà locali con una visione globale del mercato, creando una rete integrata che

centralizzi solo determinate competenze strategiche, collocando le altre in paesi differenti secondo

convenienza.

La gestione finanziaria

La gestione finanziaria di un’impresa consiste nelle attività di copertura del fabbisogno

finanziario netto di tutte le gestioni, ovvero i mezzi monetari necessari per avviare l’impresa

e sostenerne lo sviluppo, derivanti dalla capacità produttiva, dalla lunghezza dei cicli produttivi,

dai termini di pagamento dei fornitori e da quelli concessi ai clienti. Tale fabbisogno può essere

coperto ricorrendo al capitale proprio o, qualora questo non fosse sufficiente, al capitale di

prestito di banche e finanziatori.

La gestione finanziaria si compone delle seguenti attività: previsione e analisi del

4 fabbisogno finanziario, scelta della combinazione ottimale tra ricorso al capitale proprio

e al capitale di prestito, pianificazione e attuazione delle negoziazioni, gestione dei

contratti.

Le due principali classi di negoziazioni che caratterizzano la gestione finanziaria sono:

• Le negoziazioni di capitale proprio: consistono nell’acquisire la disponibilità di mezzi

monetari a titolo di capitale proprio, forniti da soggetti che li conferiscono in cambio di

una rimunerazione correlata ai risultati reddituali dell’impresa. Il rimborso avviene di

regola alla cessazione della vita dell’impresa, generando a seconda dei casi un

guadagno o una perdita in conto capitale. Il conferimento di capitale proprio dà diritto

al voto in assemblea, alla quale sono riservate le decisioni essenziali per la vita

dell’impresa. Oggetto di queste negoziazioni sono le modalità di rimunerazione

periodica, di partecipazione al governo economico e di trasferimento delle quote.

• Le negoziazioni di capitale di prestito: disponibilità di una certa quantità di mezzi

monetari per un certo periodo di tempo. Il soggetto si impegna a rimborsare l’importo

entro certi tempi (godimento) e si impegna a pagare degli interessi passivi,

proporzionali alla entità, alla durata e al livello di rischio della negoziazione. Il tasso di

interesse può essere fisso o variabile, collegato ad esempio al tasso d’inflazione. Il

prestito può avvenire tramite aziende di credito, altre imprese, famiglie, conferenti

capitale di rischio, mutui bancari, emissioni obbligazionarie o scoperti di conto corrente.

La struttura organizzativa di base

La struttura organizzativa di base di un’impresa rientra nella programmazione del suo assetto

organizzativo e consiste nel disegno secondo cui, in genere a seconda delle dimensioni e delle

combinazioni economiche generali dell’azienda, le attività dell’azienda sono organizzate in

modo integrato. Si tratta dunque della configurazione unitaria degli organi aziendali,

gerarchicamente organizzati, e dell’insieme di compiti e responsabilità ad essi associati. La

definizione di tale struttura consiste nell’individuazione delle combinazioni economiche,

nell’assegnazione di compiti ad un determinato numero di persone, nella suddivisione

dell’azienda in unità organizzative (reparti, uffici, divisioni), nella formazione di legami

gerarchici tra tali unità e nella produzione di output formali, quali organigrammi e

mansionari. Le principali tipologie sono la struttura elementare, funzionale, divisionale e

matriciale. La struttura funzionale, tipica delle aziende medio-grandi e con una gamma di

prodotti ridotta, prevede una divisione articolata per coordinazioni parziali presentanti

omogeneità tecniche. Avremo ad esempio una direzione generale, che controlla la divisione

tecnica, la divisione commerciale e la divisione ricerca, le quali si occupano della rispettiva

funzione per l’intera gamma di prodotti. La struttura matriciale è una struttura bidimensionale,

in cui il ramo organizzativo funzionale si interseca con quello divisionale, ed entrambi sono

supervisionati dalla direzione generale, affiancata da uno staff (risorse umane, consulenza

amministrativa e consulenza legale). Questo tipo di struttura è molto diffuso in imprese

operanti nel settore alberghiero.

Organizzazione delle singole unità organizzative

- La divisione del lavoro può essere effettuata in maniera sequenziale, che secondo la teoria

dell’organizzazione scientifica del lavoro aumenta l’efficienza e diminuisce i tempi di

produzione, con la quale a ciascuna posizione viene assegnata la responsabilità di una

fase del processo, il quale risulta così formato da mansioni povere di contenuto e

demotivanti legate da strette relazioni di interdipendenza, il cui risultato non è direttamente

5 attribuibile ad un’unica posizione e dunque non ha un effetto motivante sui bisogni di stima

e realizzazione del lavoratore; in attività autonome individuali, in cui ogni posizione

corrisponde ad un insieme di compiti e di risorse ed il risultato è direttamente attribuibile ad

essa; per attività autonome di gruppo, in cui un risultato autonome corrisponde ad un

insieme di posizioni.

L’integrazione verticale

L’integrazione verticale riguarda l’ampiezza e la disomogeneità delle fasi del processo di

produzione economica svolte all’interno dell’azienda. Si tratta di una modalità di crescita che

comporta il controllo da parte dell’azienda di processi produttivi o distributivi posti a monte

(integrazione ascendente) o a valle (integrazione discendente) rispetto a quelli dell’impresa in

questione. L’estensione verticale comporta, a seconda della tipologia, numerosi vantaggi:

l’integrazione ascendente comporta una riduzione dei costi di produzione, eliminando i profitti

dei fornitori e aumentando il valore aggiunto, una maggiore sicurezza negli

approvvigionamenti, una migliora capacità di programmazione della produzione e

un’ottimizzazione degli investimenti; l’integrazione discendente consente di catturare i profitti

delle aziende clienti e di assicurarsi un mercato di sbocco privilegiato che consente una più

favorevole politica dei prezzi e una migliore programmazione. L’integrazione verticale può essere

completa, nel momento in cui l’azienda si colloca in un ambito differente sia sul versante della

domanda che su quello dell’offerta, riducendo così i rischi di vendite; si ha invece un’integrazione

parziale quando una parte importante dei beni necessari alla produzione o risultanti dalla

lavorazione continuano ad essere venduti su mercati tradizionali.

Il grado di integrazione verticale è dato dal rapporto tra il valore aggiunto e il fatturato

(Adelman). Il massimo dell’integrazione si ha quando tale rapporto è uguale a 1, ovvero quando il

valore aggiunto coincide con il fatturato. Alcuni autori suggeriscono l’utilizzo del valore della

produzione piuttosto che il fatturato, poiché quest’ultimo può coincidere con il valore aggiunto

qualora non ci fossero differenze tra il volume degli stock di semilavorati e prodotti finiti fra inizio e

fine esercizio. Si tratta però di un indice in alcuni casi distorsivo, perché influenzato dall’entità del

valore aggiunto, dalla posizione dell’azienda nella catena produttiva e dal numero degli stadi

presenti nel processo di integrazione. Anche le variazioni del mercato sui prezzi delle materie

prime e dei semilavorati (inflazione) possono falsarlo.

Le attività vengono generalmente integrate dall’impresa quando il costo per organizzare

direttamente dette attività è inferiore ai costi di approvvigionamento esterno.

La contabilità analitica

La contabilità analitica (o dei costi o industriale) è composta dall’elaborazione dei costi di

produzione, dalla tenuta delle contabilità di magazzino e dall’elaborazione dei ricavi. È uno

strumento di rilevazione utilizzato a scopi gestionali dal management e dall’alta direzione per una

rapida analisi spaziale e temporale di dati e informazioni di interesse e per operare delle

indispensabili scelte gestionali nel breve termine, come la valutazione delle rimanenze d’esercizio,

calcoli di convenienza economica per impostare i sistemi di programmazione e di controllo. Non è

prevista dalla legge e può essere realizzata in maniera personalizzata, utilizzando il metodo della

partita semplice o quello della partita doppia e adottando criteri convenzionali a seconda delle

situazioni specifiche. Il suo obiettivo è principalmente la misurazione dell’efficienza. I costi e

ricavi vengono trasformati in valori di competenza e classificati per destinazione, ovvero in base

all’unità organizzativa, unità di produzione o gestione alla quale fanno riferimento.

I costi di gestione caratteristica si suddividono in fissi e variabili: i costi variabili sono strettamente

legati ai volumi di produzione ed aumentano in maniera proporzionale all’aumentare di questi,

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presentando un andamento lineare; i costi fissi non dipendono dalla produzione, ma sono legati a

fattori strutturali, quali l’affitto, le quote di ammortamento, i macchinari… Essi presentano invece

un andamento a gradino, poiché sono costanti e subiscono una variazione solo a fronte di un

consistente aumento dei volumi di produzione, accompagnato da un necessario aumento della

capacità produttiva. Il rapporto tra costi fissi e costi variabili di un’impresa permette di

determinarne la flessibilità. Costi comuni e costi speciali sono invece legati all’utilizzo dei fattori

produttivi che li determinano: i costi speciali sono costi di produzione legati ad un unico processo

produttivo, e dunque direttamente attribuibili ad esso (fattori d’esercizio), mentre i costi comuni

sono relativi a fattori condivisi da più di un processo produttivo (fattori di struttura) e vengono

distribuiti su di essi tramite una quota di ammortamento. La somma di costi speciali e una quota

dei costi comuni forma il cosiddetto costo di produzione, ovvero il costo complessivo relativo ad un

processo produttivo completo di tutte le sue fasi.

L’economicità

L’economicità, o equilibrio economico, è la capacità di un istituto di attrarre risorse

sufficienti per rimunerare tutte le condizioni di produzione e di consumo utilizzate per

svolgere le proprie combinazioni economiche, cioè di operare senza andare in perdita. È sia

un principio che un obiettivo fondamentale di buon governo per ogni istituto ed è strettamente

connessa con l’equilibrio istituzionale, equilibrio di lungo periodo dato dalla condivisione da

parte di tutti i membri e i soggetti dell’istituto di valori e obiettivi che ispirano la vita di tale istituto

e dalla congruità delle ricompense e dei benefici ottenuti con i contributi apportati all’istituto,

che motiva i membri ad entrare a far parte dell’istituto e a permanervi. Tali equilibri non sono

sincroni: un istituto può mantenere l’equilibrio istituzionale anche in condizioni di perdita, ma solo

nel breve periodo. L’economicità viene raggiunta dalle imprese mediante tali condizioni di

svolgimento: l’equilibrio reddituale, equilibrio tra componenti positivi e negativi di reddito, da

mantenere nel tempo in modo autonomo senza l’intervento di terze economie; l’efficienza,

rendimento fisico-tecnico di processi produttivi che consentono di ottenere il massimo risultato con

il minimo impiego di risorse e senza sprechi di tempo (efficienza = risultati conseguiti/mezzi

impiegati); la flessibilità, ovvero la capacità delle strutture e delle combinazioni economiche di

adattarsi ad un ambiente economico mutevole; la congruità delle rimunerazioni del capitale-

risparmio e del lavoro, calcolata in base alle condizioni d’ambiente dei mercati in cui l’impresa

opera, e in particolare delle strutture della domanda e dell’offerta di capitale e di lavoro;

l’equilibrio finanziario o monetario, ossia la capacità di far sistematicamente fronte agli impegni

di pagamento (eventuali squilibri limitati e temporanei devono essere coperti dalla gestione

finanziaria con vincoli di credito sufficienti per consentire lo svolgimento dell’azienda). Tali

condizioni sono volte al conseguimento della durabilità, cioè la capacità dell’istituto di durare nel

tempo in un ambiente mutevole, e dell’autonomia, cioè evitare il ricorso all’intervento di sostegno o

di copertura delle perdite da parte di altri istituti.

Le coordinazioni parziali delle imprese

Le coordinazioni parziali delle imprese sono articolazioni delle combinazioni economiche generali,

consistenti in un insieme di processi caratterizzati da una funzione e da un insieme di

competenze specialistiche necessarie allo svolgimento di tali processi. Esse si classificano in:

configurazione dell’assetto istituzionale, ovvero definizione del disegno d’istituto, in base al

quale esso nasce, si trasforma e si svolge; la gestione, ovvero l’insieme delle operazioni

attraverso le quali l’istituto svolge la produzione economica (caratteristica, patrimoniale,

finanziaria, tributaria, assicurativa); l’organizzazione, determinazione dell’assetto organizzativo

dell’impresa e gestione del personale; rilevazione, comprendente operazioni di raccolta,

classificazione, elaborazione, rappresentazione e diffusione di dati e informazioni necessari alla

collettività dell’impresa e a soggetti esterni. La gestione patrimoniale, in particolare, riguarda

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Corso di laurea: Corso di laurea in scienze linguistiche e letterature straniere
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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sabrinadmt di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia aziendale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Confalonieri Marco.

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