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Voci di glossario:

1. Corporate governance :

modalità di governo dell’impresa dipendente dalla composizione della compagine azionaria e dal suo

grado di stabilità. Dalla loro combinazione derivano tre modelli di corporate governance: public

company, impresa padronale e impresa consociativa.

Teoria Istituzionale e Teoria del Valore per gli Stakeholder:

classificazione delle Aziende.

distinzione tra i termini “azienda” e “impresa”

Nella pratica operativa spesso si usano indifferentemente i termini azienda e impresa che sono, invece, sia sotto

l’aspetto teorico che economico profondamente diverse. L’azienda è definita come un’organizzazione di

persone e di beni economici, che, attraverso una serie coordinata di operazioni, mira al soddisfacimento dei

bisogni umani. L’azienda ha un contenuto più ampio di quello d’impresa, intesa più specificamente come

azienda di produzione e quindi come attività economica organizzata al fine della produzione e dello scambio di

beni o sevizi.

Per riepilogare:

Azienda: organizzazione di persone e di beni economici;mira al soddisfacimento dei bisogni umani.

Impresa: attività economica organizzata al fine della produzione e dello scambio di beni o sevizi.

gli stakeholder

Per comprendere questa distinzione bisogna rifarsi alla teoria istituzionale tipica della dottrina italiana e

tedesca. Secondo questa teoria le persone nella società si aggregano con diverse forme e modalità a seconda dei

fini da perseguire e dei bisogni da soddisfare. Queste forme d’aggregazione diventano istituti nel momento in

cui assumono regole di comportamento e autonomia durature nel tempo. Secondo la teoria del valore, per gli

stakeholder l’azienda deve distribuire valore tra tutti coloro che sono portatori d’interessi e che influenzano o

sono influenzati dall’attività aziendale. Gli stakeholder sono presenti in misura diversa a seconda del tipo di

azienda e il concetto originariamente riferito solo a coloro che avevano interessi diretti nella vita dell’impresa,

si è ampliato per ricomprendere anche coloro che possono esercitare un’influenza sulle decisioni aziendali.

Sono esempi di stakeholder il gruppo proprietario, i dirigenti e i manager, i fornitori, i lavoratori dipendenti, i

clienti, le istituzioni finanziarie, l’amministrazione finanziaria, i concorrenti.

Classificazione delle aziende/1

Le aziende possono essere classificate, in base al concetto di valore e alla prevalenza dei singoli stakeholder, in:

• aziende familiari le quali si caratterizzano per la reciproca assistenza, l’equilibrio affettivo,

l’educazione dei figli nonché per la gestione del patrimonio familiare. Nelle aziende familiari quando i

redditi percepiti dai componenti sono superiori ai consumi si forma il risparmio in caso contrario si

accede al finanziamento dei terzi;

• aziende pubbliche che oltre a soddisfare bisogni pubblici accrescono e distribuiscono valore per la

collettività di riferimento (Stato, Regioni, Province, Asl, ecc.);

• aziende di produzione o imprese che hanno come fine la produzione di beni e servizi al fine dello

scambio in modo da remunerare i fattori produttivi impiegati e il capitale investito. Queste vengono 9

definite imprese e si distinguono anche in base al settore produttivo cui appartengono. Avremo così,

imprese del settore primario, secondario, terziario e terziario avanzato; in base alla teoria del valore, le

aziende di produzione hanno come fine quello di creare valore per gli stakeholder;

Classificazione delle aziende/2

La classificazione prosegue con:

• aziende non profit che sono costituite con atto pubblico e hanno per oggetto un’attività non

commerciale (attività culturali, sportive, politiche, ecc.) e in caso questa sia svolta deve essere marginale

rispetto all’oggetto sociale. Appartengono a questa categoria d’aziende le Onlus (Organizzazioni Non

Lucrative di Utilità sociale) che operano in particolari settori quali la beneficenza, l’assistenza sanitaria,

l’istruzione, la tutela dell’ambiente ecc.

• società mutualistiche che comprendono le società cooperative, le società di mutua assicurazione e i

consorzi di cooperative. Le prime hanno scopo mutualistico e forniscono, quindi, beni e servizi o lavoro

direttamente ai soci della cooperativa a condizioni più vantaggiose rispetto alle condizioni di mercato.

Per la costituzione è previsto un numero minimo di soci che varia a seconda del tipo di attività e

possono essere sia a responsabilità illimitata che a responsabilità limitata. Le seconde svolgono attività

assicurativa, hanno responsabilità limitata e i versamenti fatti dai soci sono utilizzati sia in conto capitale

sia come premi assicurativi;

Classificazione delle aziende/3

Chiudono la classificazione le

• imprese sociali che sono organizzazioni private senza scopo di lucro. Svolgono attività economica di

produzione o scambio di beni o di servizi diretta al soddisfacimento d’interessi generali. In base alla

legge delega del 13-06-2005 n.118 il Governo deve stabilire il carattere sociale dell’impresa sulla base

di una serie di criteri specificatamente indicati.

Voci di glossario:

1. Azienda :

gli studiosi d’economia aziendale definiscono l’azienda “un istituto economico atto a perdurare che per

il soddisfacimento dei bisogni umani compone e svolge in continua coordinazione la produzione,

l’acquisizione e il consumo della ricchezza”.

2. Impresa :

è un concetto più ristretto di quello di azienda, in quanto con essa si intende in maniera specifica

l’impresa di produzione. L’impresa viene definita dal c.c. come l’attività economica organizzata al fine

della produzione e dello scambio di beni o servizi.

3. Stakeholder :

sono gruppi sociali rispetto ai quali l’impresa attiva una serie di relazioni. Questi gruppi sono portatori

d’interessi che influenzano e sono influenzati dall’attività dell’impresa. 10

IMPRESA E AMBIENTE. CONTESTO DI RIFERIMENTO PER

L’IMPRESA.

l’ambiente

L’impresa è un sistema di tipo aperto per la cui sopravvivenza è importante l’interscambio con l’ambiente,

inteso come contesto generale all’interno del quale l’impresa è chiamata a svolgere le sue funzioni.

L’ambiente è un sistema composto da quattro sottosistemi che interagiscono con l’impresa:

• macroambiente;

• microambiente;

• sistema competitivo;

• sistema di interlocutori sociali.

il macroambiente

Il macroambiente può essere globale, continentale e nazionale a seconda che il contesto di riferimento sia il

mondo, il continente o la nazione.

Ogni macroambiente è composto poi da numerosi sottosistemi quali:

• l’ambiente politico-istituzionale;

• l’ambiente socio-culturale;

• l’ambiente economico.

Tre sotto- ambienti:

• politico - istituzionale : proietta delle influenze molto importanti sulla vita delle imprese, il cui ruolo e

le cui alternative di gestione possono essere fortemente vincolate dalla legislazione, dagli interventi e

controlli dei poteri pubblici.

• socio-culturale : rappresenta la struttura della popolazione e le relazioni fra gli individui e i gruppi, e

all’interno del quale trova espressione il modo di vivere e di pensare di una società. La sua influenza è

notevole sia su coloro che operano all’interno dell’impresa sia su i gruppi esterni (es. dipendenti

dell’impresa, consumatori).

• economico : è inteso come il sistema generale dell’economia che regola la vita di una certa collettività.

Basti pensare al diverso ruolo dell’impresa in un’economia di mercato o in un’economia pianificata.

il microambiente

Il microambiente rappresenta il contesto più specifico nel quale, a seconda dell’attività svolta, dell’area

geografica in cui opera, delle dimensioni ecc., l’impresa opera. Ogni impresa, dunque, sarà collegata con il

mercato dei prodotti, il mercato delle materie prime, l’ambiente tecnologico, il mercato del lavoro, il mercato

finanziario, con le organizzazioni sindacali, con l’ordinamento tributario. 11

il sistema competitivo/1

Il sistema competitivo è rappresentato dal mercato servito in cui vengono inseriti i prodotti dell’impresa. Per

comprendere meglio il suo ruolo nell’economia dell’impresa bisogna analizzare:

• gli attori del sistema competitivo;

• la tipologia di sistema competitivo.

Gli attori del sistema competitivo possono essere meglio analizzati rifacendosi al concetto di “concorrenza

allargata” di Porter. Secondo questo autore l’attrattività di un settore può essere valutata analizzando cinque

forze (attori del sistema competitivo) che sono:

• i concorrenti;

• i clienti;

• i fornitori;

• i produttori di prodotti sostitutivi;

• i concorrenti potenziali.

I rapporti con i clienti e con i fornitori saranno determinati dalla rispettiva forza contrattuale. La minaccia di

prodotti sostitutivi dipende dall’andamento dei prezzi e dalla propensione degli acquirenti a rivolgersi

all’acquisto di prodotti sostitutivi. Con i concorrenti l’impresa può instaurare rapporti di rivalità o di

collaborazione. L’entrata di concorrenti potenziali dipende dall’altezza delle barriere e dei vicoli esistenti nel

mercato.

il sistema competitivo/2

La tipologia di sistema competitivo in un mercato si differenzia in base a due variabili:

• la differenziazione dei prodotti;

• la sostenibilità dei vantaggi competitivi.

Sulla base di queste due variabili fondamentali si possono individuare quattro tipologie di sistemi competitivi:

1. frammentato, in cui vi è la presenza di molte imprese con quote di mercato basse. Ciò comporta

un’elevata possibilità di differenziarsi rispetto ai concorrenti, cercando di soddisfare esigenze specifiche

dei clienti, ma è bassa la sostenibilità dei vantaggi competitivi, perché le innovazioni sono imitate in

breve tempo;

2. di specializzazione, nel quale l’impresa spinge al massimo la differenziazione dei propri prodotti e i

vantaggi competitivi nei confronti dei concorrenti durano nel tempo;

3. di volume:si riscontra in quei mercati nei quali l’impresa, per ottenere adeguati livelli di redditività,

deve avere elevati volumi produttivi. Ne discende una scarsa differenziazione della gamma di prodotti e

un’elevata sostenibilità dei vantaggi competitivi in quanto gli elevati volumi produttivi rappresentano

una barriera all’entrata per i potenziali entranti;

4. bloccato,in cui a causa della crisi della domanda nessuna impresa riesce a mantenere i vantaggi

competitivi nei confronti della concorrenza e a mantenere adeguati livelli di redditività. 12

il sistema degli interlocutori sociali

Il sistema degli interlocutori sociali è formato dalle persone e dalle istituzioni interne (ad es. azionisti di

riferimento, management, ecc.) ed esterne all’impresa (ad es. banche, lavoratori, sindacati, ecc.). Gli

interlocutori sociali si aspettano delle ricompense economiche ma anche sociali e qualitative dall’impresa, così

come quest’ultima si attende contributi dagli interlocutori sociali.

Approfondimenti

la differenziazione dei prodotti.

Differenziare un prodotto significa conferirgli caratteristiche e qualità tali da renderlo differente da quello dei

concorrenti. In questo modo lo si rende preferibile in seno ad una particolare fascia di consumatori.

Voci di glossario:

1. Macroambiente :

contesto generale all’interno del quale l’impresa è chiamata a svolgere le sue funzioni. Contesto definito

da una serie di condizioni politiche, sociali, culturali ed economiche che rappresentano dei vincoli ma

anche delle opportunità per la gestione dell’impresa.

2. Microambiente :

contesto più specifico del macroambiente, essendo più direttamente collegato con il sistema impresa.

Esso è caratterizzato dalla presenza di una serie di mercati con i quali l’impresa dovrà attivare un

sistema di scambi.

3. Sistema competitivo :

inteso come mercato di sbocco dei prodotti aziendali, all’interno del quale vi sono una serie di attori con

i quali l’impresa intratterrà rapporti che, a seconda dei casi potranno essere collaborativi o conflittuali.

I GRUPPI.

i gruppi di imprese

Il fenomeno dei gruppi è diffuso a livello mondiale e rappresenta il collegamento di più società giuridicamente

autonome, per lo più mediante la detenzione di partecipazioni, in un’unità imprenditoriale funzionale. I gruppi

di imprese sono un argomento di grande attualità; risulta però difficile darne un’unica definizione, in quanto la

loro classificazione può avvenire in base a diversi parametri quali l’integrazione economica, la forma giuridica

della capogruppo, l’oggetto sociale, l’estensione territoriale, il grado di integrazione.

la classificazione per integrazione economica dei gruppi

Il criterio di classificazione più utilizzato è il parametro di integrazione economica, che distingue:

• gruppi economici: caratterizzati da un insieme di imprese sottoposte a un unico disegno imprenditoriale

e a una direzione unitaria;

• gruppi finanziari: caratterizzati dalla presenza di imprese legate a una capogruppo da partecipazioni di

solito di maggioranza. La capogruppo solitamente non esercita un ruolo di coordinamento e controllo e

non interviene nelle scelte strategiche delle singole imprese; 13

• gruppi conglomerati: sono caratterizzati dal fatto che le imprese appartenenti al gruppo operano in

settori non omogenei tra loro e sono sottoposte a un’attività di coordinamento e controllo. Sono

numerosi gli esempi di gruppi conglomerati (ad es. il gruppo Fiat) sorti soprattutto per esigenze di

diversificazione del rischio.

le imprese partecipanti nel gruppo

In base al tipo di partecipazione che lega tra loro le imprese del gruppo possiamo distinguere:

• la capogruppo o holding, che in base alla VII direttiva comunitaria ha la maggioranza dei voti

nell’impresa figlia, ha il diritto di nomina degli amministratori ed esercita un’influenza dominante;

• l’impresa controllata è definita dall’art. 2359 del c.c. in base al quale sono imprese collegate: le società

il cui pacchetto di maggioranza assoluta nell’assemblea ordinaria è detenuto da un’altra società, le

società sottoposte a influenza dominante di un’altra società in virtù di particolari contratti o clausole, le

controllate di una controllata (c.d. partecipazioni indirette);

• le imprese collegate, sempre in base all’art. 2359, sono quelle in cui un’altra società esercita

un’influenza notevole, detenendo il 20% del capitale o il 10% se si tratta di società quotate in borsa. Ci

sono anche casi di partecipazioni inferiori alle percentuali suddette in cui le imprese rientrano nel

gruppo perché sottoposte a una direzione di gruppo.

partecipazioni in un gruppo

Le partecipazioni all’interno di un gruppo possono essere:

• dirette,quando la capogruppo controlla direttamente la società controllata;

• indirette, quando la capogruppo controlla un’impresa non direttamente ma tramite una controllata;

• reciproche, nel caso in cui le partecipazioni siano incrociate fra la capogruppo e la controllata. Le

partecipazioni reciproche sono sottoposte ai limiti previsti dall’art. 2359 bis del c.c.

Voci di glossario:

1. i gruppi di imprese :

il fenomeno dei gruppi è diffuso a livello mondiale e rappresenta il collegamento di più società

giuridicamente autonome, per lo più mediante la detenzione di partecipazioni, in un’unità

imprenditoriale funzionale.

Riassumendo..

In questo modulo abbiamo analizzato l’impresa. Partendo dal concetto di corporate governance, abbiamo

delineato le caratteristiche salienti dei modelli di governo più diffusi:

• public company (modello anglossassone);

• impresa padronale (modello italiano);

• impresa consociativa (modello tedesco).

Abbiamo quindi esaminato i rapporti dell’impresa con l’ambiente circostante, composto da quattro sottosistemi:

14

macroambiente, microambiente, sistema competitivo, sistema di interlocutori sociali. Partendo dall’impresa

vista come sistema che riceve e fornisce risorse, abbiamo introdotto alcuni concetti molto importanti, come le

risorse primarie e derivati, la strategia, la gestione operativa, che necessitano di ulteriore approfondimento.

Infine abbiamo effettuato una classificazione dei gruppi di imprese, argomento di grande attualità.

3. Il Capitale

Obiettivi del modulo

Esaminare i seguenti temi:

• il Capitale, il quale esprime fonti e impieghi relativi all’aspetto finanziario della gestione;

• il cash flow, che misura il flusso d’entrata e uscita relativo all’aspetto monetario della gestione.

• Nota Bene! Per poter comprendere appieno i concetti esposti, dovresti aver già esaminato:

• quali sono le operazioni economiche fondamentali e come vengono raggruppate in processi produttivi;

• come si articolano i tre aspetti della gestione aziendale: monetario, finanziario, economico;

• cos’è il reddito d’esercizio.

CAPITALE SOCIALE E PATRIMONIO NETTO

patrimonio e capitale aziendale

Nello svolgimento della sua attività, l’impresa si avvale di un insieme di beni, siano essi materiali che

immateriali, con i quali cerca di raggiungere i fini istituzionali. L’insieme dei beni a disposizione viene definito

patrimonio aziendale; quando al patrimonio viene attribuito un valore si ottiene il capitale d’azienda. I due

termini vengono usati come sinonimi, mentre il c.c. utilizza all’art. 2424 il termine patrimonio netto. In

relazione al soggetto giuridico, il capitale prende il nome di capitale sociale ed è dato dal valore della

partecipazione dei soci alla società. Sotto il profilo economico aziendale prende invece il nome di patrimonio

netto. Gli investimenti effettuati dal soggetto aziendale costituiscono gli elementi del capitale di segno positivo

e prendono il nome di attività. Sono attività i valori attribuiti alle immobilizzazioni (fabbricati, impianti,

brevetti, mutui attivi, ecc.) alle scorte di magazzino, ai crediti e alla liquidità. I finanziamenti ottenuti da terzi

costituiscono impegni assunti verso terzi (debiti) e determinano valori di segno negativo chiamati passività.

patrimonio netto

Patrimonio netto: differenza positiva tra attività e passività.

A = attività;

P = passività;

N =patrimonio netto.

A = N le attività sono uguali al patrimonio netto: l’azienda non ha debiti;

A > P le attività sono maggiori delle passività: l’azienda ha debiti, per trovare il patrimonio netto bisogna fare la

differenza tra attività e passività;

A = P le attività sono uguali alle passività, l’azienda non dispone di mezzi propri;

A < P le attività sono minori delle passività: in questo caso si ha deficit netto. 15

Al momento della costituzione dell’impresa il capitale sociale e il patrimonio netto coincidono.

Prospetto del capitale iniziale

• Mezzi a disposizione: Denaro disponibile e beni (derivanti dagli apporti del proprietario o dei soci e dai

prestiti di terzi)

• Finanziamenti: Capitale proprio, apportato dal proprietario o dai soci; Capitale di terzi, prestiti

effettuati da terzi a titolo di debiti

reddito

Il capitale si rileva congiuntamente al reddito alla fine del periodo amministrativo. Il reddito si ottiene dalla

differenza tra i ricavi e i costi dell’esercizio, ma può essere ottenuto anche come differenza tra il patrimonio

netto all’inizio del periodo e il patrimonio netto alla fine del periodo considerato.

Patrimonio netto finale = patrimonio netto iniziale +/- utile o perdita

Successivamente, quindi, per effetto della gestione dell’impresa il patrimonio netto si differenzia dal capitale

sociale.

parti ideali del patrimonio netto

Il patrimonio netto è costituito da parti ideali che sono:

• Il capitale sociale, che è dato dal valore dell’apporto dei soci in sede di costituzione dell’azienda più i

successivi aumenti di capitale;

• Le riserve di utili, che sono accantonamenti di utili, non distribuiti ai soci, effettuati per legge (riserva

legale) o in base allo statuto sociale (riserve statutarie) o per volontà dei soci (altre riserve o utili portati

a nuovo);

• L’utile (non distribuito o non accantonato tra le riserve) o la perdita (non ripianata) d’esercizio (il primo

va portato con il segno + la seconda con il segno -);

• Le perdite portate a nuovo che derivano dagli esercizi precedenti e non ancora ripianate;

• Le riserve di capitale, le quali derivano da rivalutazioni di elementi del patrimonio presenti tra le attività,

effettuate in virtù di un’apposita legge di rivalutazione, o grazie a contributi gratuiti dello Stato. Oltre

queste bisogna ricordare la riserva sovrapprezzo azioni derivante dal maggior valore attribuito alle quote

o azioni della società in occasione degli aumenti di capitale;

• La riserva azioni proprie, che sono le riserve utilizzate per l’acquisto di azioni della società.

Voci di glossario:

1. Patrimonio netto :

è la differenza positiva tra i fattori produttivi di cui l’azienda dispone (attività) e i debiti dell’impresa

(passività) .

2. Capitale sociale :

è dato dal valore della partecipazione dei soci alla società .

3. Parti ideali del patrimonio netto :

è la scomposizione del patrimonio netto in varie voci; rappresenta il processo di formazione del 16

patrimonio netto nel tempo .

IL CAPITALE SOTTO L’ASPETTO QUALITATIVO .

lo stato patrimoniale

Il capitale può essere analizzato sia sotto l’aspetto qualitativo che sotto l’aspetto quantitativo. Il patrimonio

netto viene rappresentato in un prospetto chiamato stato patrimoniale. Per convenzione nella parte sinistra del

prospetto vengono riportate tutte le attività, nella parte destra il passivo, (composto dal patrimonio netto, che

rappresenta una passività nei confronti dei soci, e dai debiti nei confronti di terzi). Il totale attivo deve essere

uguale al totale passivo. La classificazione del capitale nello stato patrimoniale può avvenire secondo il profilo

civilistico oppure con un criterio monetario-finanziario.

l’attivo dello stato patrimoniale

Immobilizzazioni

Disponibilità liquide

il passivo dello stato patrimoniale

classificazione del capitale secondo aspetto monetario-finanziario

La classificazione del capitale secondo l’aspetto monetario-finanziario evidenzia la capacità degli elementi del

capitale di dare origine nel breve o nel medio-lungo termine a trasformazioni in entrate e uscite monetarie.

L’attivo viene distinto in:

• attivo corrente, a sua volta scomposto in liquidità immediate (es. denaro in cassa); liquidità differite (i

crediti scadenti entro i 12 mesi); scorte di magazzino ;

• attivo immobilizzato, a sua volta scomposto in immobilizzazioni immateriali, materiali e finanziarie

(con esclusione dei crediti con scadenza entro 12 mesi ed inclusione dei crediti della voce CII scadenti

oltre i dodici mesi).

Il passivo viene riclassificato in base alla natura e alla durata delle fonti di finanziamento. Si distinguono tre

tipologie di fonti:

• passività correnti (fonti di finanziamento da rimborsare entro 12 mesi);

• passività consolidate (fonti di finanziamento con scadenza oltre i 12 mesi);

• patrimonio netto (fonte di finanziamento investita in modo permanente nell’impresa dai soci).

Da un punto di vista finanziario, quindi, l’attivo rappresenta gli impieghi di capitale, ossia gli investimenti

effettuati, il passivo le fonti di finanziamento, ossia le fonti di capitale utilizzate per coprire gli impieghi.

Voci di glossario:

1. Stato patrimoniale :

prospetto che rappresenta il patrimonio netto dell’impresa. 17

2. Immobilizzazioni :

fattori produttivi che danno la loro utilità per periodi di tempo anche lunghi. Sono formate dai c.d. fattori

a lungo ciclo di utilizzo .

3. Passività correnti :

fonti di finanziamento da rimborsare entro 12 mesi .

4. Passività consolidate :

fonti di finanziamento con scadenza oltre i 12 mesi .

IL CAPITALE SOTTO L’ASPETTO QUANTITATIVO E CRITERI

DI VALUTAZIONE

attribuzione di valore alle voci del capitale

Alle singole voci attive e passive del capitale bisogna attribuire un valore. Il criterio di valutazione base,

desunto dai principi contabili internazionali, è il criterio del costo a cui vanno aggiunti i criteri basati sul valore

di mercato (fair value) e i criteri basati sul valore d’uso.

criteri basati sul costo

I criteri basati sul costo sono:

Valutazione al costo storico. Il costo storico è il prezzo sostenuto in passato per l’acquisto dei beni da valutare.

Per i fattori acquistati all’esterno, il costo storico unitario sarà pari a:

costo di acquisto / quantità acquistata

Per i beni prodotti all’interno, il costo storico unitario di produzione sarà dato da:

costo dei fattori produttivi utilizzati / quantità prodotte.

Questa valutazione viene utilizzata soprattutto per le rimanenze di magazzino. La difficoltà sta nel fatto che nei

magazzini sono presenti beni che hanno differenti costi storici. In questo caso bisogna individuare quale costo

storico applicare. Tre sono i metodi applicati:

• il costo medio ponderato;

• il LIFO (last in, first out);

• il FIFO (first in, first out).

Criterio del costo diminuito delle quote di ammortamento.

Utilizzato per la valutazione dei fattori a lungo ciclo di utilizzo. Il costo di acquisizione, in questo caso, viene

diminuito degli ammortamenti (fondo ammortamento) fatti nel corso degli anni. Si ottiene il valore residuo.

L’ammortamento rappresenta la diminuzione di valore subita dal bene conseguente al logorio fisico o al

superamento tecnologico (obsolescenza).

Criterio del valore nominale. Si applica ai beni di natura monetaria e finanziaria (contanti, crediti e debiti). 18

criteri sul valore di mercato

I criteri basati sul valore di mercato sono:

• Criterio del presunto ricavo di vendita: applicato per i prodotti destinati alla vendita. Il presunto

ricavo è dato dalla somma che si presume di ricevere all’atto della vendita;

• Criterio del valore netto di realizzo: al presunto ricavo vanno sottratti i costi che ancora si devono

sostenere prima che avvenga il realizzo;

• Criterio del valore attuale: è dato dal prezzo a cui è possibile vendere oggi il bene oggetto di

valutazione (valore di mercato);

• Criterio del valore di recupero: viene applicato per la valutazione dei fattori a lungo ciclo di utilizzo.

criteri sul valore d’uso

I criteri di valutazione basati sul valore d’uso sono:

• Criterio di sostituzione o di rimpiazzo: è dato dal costo che l’impresa dovrebbe sostenere per

acquistare un bene che sostituisca quello attualmente in uso;

• Criterio del costo storico rivalutato: si utilizza quando tra l’epoca dell’acquisto e il momento della

valutazione si manifesta una svalutazione monetaria;

• Criterio del valore attuale dei flussi finanziari futuri: viene utilizzato per i crediti e debiti che hanno

un valore diverso a seconda della scadenza, in quanto bisogna considerare il fattore svalutazione

monetaria;

• Criterio del valore economico: è il valore prodotto ad es. da un impianto, calcolato sulla base dei

margini (ricavi meno costi) derivanti dalla vendita dei prodotti ottenuti con l’utilizzazione dell’impianto.

Approfondimenti

costo medio ponderato .

Il costo medio ponderato si ottiene dividendo il costo complessivo di acquisto o di produzione delle rimanenze

per le unità acquistate o prodotte

LIFO .

Con il metodo LIFO si considerano uscite dal magazzino i prodotti finiti o materie prime entrati per ultimi, di

conseguenza, le rimanenze vengono valutate al costo storico più vecchio.

FIFO .

Con il metodo FIFO si considerano uscite dal magazzino i prodotti finiti o le materie prime entrate per primi, di

conseguenza, le rimanenze vengono valutate al costo storico più recente.

Voci di glossario:

1. Criteri di valutazione basati sul costo :

si suppone che il bene oggetto della valutazione abbia un valore pari al costo di acquisto o al costo di

acquisto attuale o al costo nominale. 19

2. Criteri di valutazione fair value :

si suppone che il bene abbia un valore pari a quello che si otterrebbe vendendo il bene.

3. Criteri di valutazione basati sul valore d’uso :

i beni vengono valutati nell’ipotesi della continuità del loro utilizzo.

CONFIGURAZIONI DEL CAPITALE .

il capitale di costituzione

Il capitale dell’impresa non è una quantità certa ma astratta e può assumere valori diversi (cui corrispondono

differenti criteri di valutazione) a seconda delle finalità perseguite. Tra le configurazioni di capitale più

utilizzate c’è il capitale di costituzione: si determina al momento della costituzione e coincide con il capitale

sociale (iscritto nel passivo, alla voce patrimonio netto). Gli apporti dei soci, iscritti tra le attività, possono

essere effettuati in contanti o a credito (quando i soci hanno sottoscritto il capitale sociale ma non hanno ancora

effettuato i versamenti) e in questo caso non sussistono problemi per la determinazione del capitale di

costituzione. Gli apporti, però, possono essere effettuati anche in natura (es. immobili, impianti, macchinari): in

questi casi occorre valutare i beni oggetto di conferimento. I criteri di valutazione utilizzati sono basati sul

valore di sostituzione o di rimpiazzo. Nelle schermate successive seguono le altre configurazioni di capitale.

capitale di funzionamento

Il capitale di funzionamento o di bilancio si determina nell’ipotesi di continuità dell’attività d’impresa. Riflette i

risultati della gestione passata e rappresenta la premessa per la gestione futura. È detto anche capitale di

bilancio in quanto viene rappresentato insieme al reddito nel bilancio d’esercizio.

I criteri di valutazione utilizzati (previsti dal c.c.) sono:

• il valore nominale per le attività e passività monetarie;

• il minore trail costo storico e il valore di presumibile realizzo per le rimanenze finali;

• il costo storico meno i fondi ammortamento per le immobilizzazioni.

A partire dal 2004/2005 è previsto dai principi contabili internazionali, per i bilanci consolidati, per i bilanci

delle società quotate in borsa e per i bilanci bancari e assicurativi, che le immobilizzazioni vengano valutate al

valore recuperabile e per le rimanenze di magazzino la valutazione con il metodo FIFO.

capitale di liquidazione .

Il capitale di liquidazione è la configurazione di capitale utilizzata al momento della liquidazione dell’impresa.

Dopo aver liquidato tutte le attività ed estinto i debiti viene effettuato il rimborso del capitale ai soci. Il criterio

di valutazione è basato sul valore di scambio o di realizzo. capitale di cessione .

Il capitale di cessione o economico rappresenta il valore dell’impresa al momento della cessione ed è assunto

come base per la determinazione del prezzo di vendita. In passato il capitale economico veniva valutato sulla

base dei redditi futuri. Recentemente la valutazione viene effettuata con il cash flow o con altri metodi

consigliati dai principi contabili internazionali.

Voci di glossario:

1. Capitale di costituzione : 20

si determina al momento della costituzione e coincide con il capitale sociale (iscritto nel passivo, alla

voce patrimonio netto).

2. Capitale di funzionamento o di bilancio :

si determina nell’ipotesi di continuità dell’attività d’impresa. Riflette i risultati della gestione passata e

rappresenta la premessa per la gestione futura. E’ detto anche capitale di bilancio in quanto viene

rappresentato insieme al reddito nel bilancio d’esercizio

3. Capitale di liquidazione :

è la configurazione di capitale utilizzata al momento della liquidazione dell’impresa.

4. Capitale di cessione o economico :

rappresenta il valore dell’impresa al momento della cessione .

CONCETTO DI CASH FLOW

cash flow

Il cash flow è dato dalle entrate e dalle uscite monetarie verificatesi durante l’esercizio. Può essere determinato

come differenza fra le entrate e le uscite monetarie o utilizzando i flussi di fondi.

differenza fra entrate e uscite monetarie

Con il primo metodo (differenza fra entrate e uscite monetarie), le entrate e le uscite vengono distinte in:

• entrate e uscite della gestione corrente (la differenza dà luogo al saldo di cassa);

• entrate e uscite della gestione non corrente.

Le entrate correnti derivano dai ricavi (vendita dei prodotti) con pagamenti in contanti e dall’incasso dei crediti

commerciali:

entrate correnti = ricavi con manifestazione certa o assimilata + crediti commerciali a inizio esercizio – crediti

commerciali a fine esercizio.

Le uscite correnti derivano dalle acquisizioni dei fattori produttivi a veloce rigiro (materie prime, personale,

ecc.) più i debiti a inizio esercizio meno i debiti a fine esercizio.

uscite correnti = costi con manifestazione certa o assimilata + debiti iniziali – debiti finali.

La differenza tra entrate e uscite correnti dà luogo al saldo di cassa corrente.

Fra le entrate non correnti abbiamo:

le entrate derivanti da vendita di fattori a lento rigiro (es. impianti, macchinari, ecc.), entrate per proventi

finanziari, aumenti di capitale, nuovi debiti a medio lungo termine, ecc.

Fra le uscite non correnti abbiamo:

uscite per acquisto di fattori a lento rigiro, uscite per imposte, rimborso finanziamenti, uscite per dividendi,

uscite per oneri finanziari, ecc. 21

flussi di fondi

Con il secondo metodo (utilizzando i flussi di fondi), il cash flow viene calcolato partendo dal reddito

d’esercizio. Come sappiamo i flussi monetari non sempre coincidono con i flussi economici. Il reddito

scaturente dalla differenza tra costi e ricavi di competenza dell’esercizio è un valore astratto che non si traduce

integralmente in una variazione delle risorse finanziarie. Il passaggio dal reddito d’esercizio al flusso di risorse

finanziarie implica delle modalità di calcolo basate sulla distinzione tra componenti di reddito monetari e

componenti di reddito non monetari.

I componenti di reddito monetari sono rappresentati dai costi e ricavi misurati da variazioni di liquidità o da

variazioni nei debiti o crediti a breve scadenza (ad es. acquisti materie prime, vendita prodotti finiti). I

componenti di reddito non monetari sono i costi e i ricavi che non danno luogo a variazioni finanziarie nelle

disponibilità liquide o nei crediti e debiti a breve termine (ad es. quote ammortamento, accantonamenti al

TFRL).

calcolo del flusso di risorse finanziarie

Per calcolare il flusso di risorse finanziarie generato dalla gestione reddituale bisogna considerare solo i costi e i

ricavi monetari.

Flusso generato dalla gestione reddituale = ricavi monetari – costi monetari

Il risultato è definiti come cash flow operativo.

Allo stesso risultato si arriva se al reddito di esercizio aggiungo i costi non monetari e sottraggo i ricavi non

monetari. A seconda della provenienza e dell’utilizzo che l’impresa fa dei flussi provocati dalle operazioni di

gestione distinguiamo le fonti di finanziamento (ossia flussi che incrementano la disponibilità di risorse

finanziarie) e dagli impieghi (ossia flussi che assorbono risorse finanziarie). Le fonti possono provenire:

• Interne: autofinanziamento;

• Esterne: provengono da capitale di terzi e da aumenti di capitale proprio;

• Disinvestimenti: ad es. vendita di un impianto, riscossione di un credito.

Gli impieghi possono essere dovuti a :

• Investimenti: aumenti di immobilizzazioni o di attivo circolante;

• Rimborso di debiti;

• distribuzione di utili, rimborso di capitale ai soci.

rendiconti finanziari

I flussi finanziari distinti in fonti e impieghi sono messi in evidenza dai rendiconti finanziari. A seconda delle

fonti di finanziamento degli impieghi presi in esame avremo il rendiconto finanziario delle variazioni di

liquidità, il rendiconto finanziario delle variazioni di capitale circolante netto o il rendiconto finanziario

delle variazioni di risorse finanziarie totali.

rendiconto fin. delle variazioni di liquidità

Rendiconto finanziario delle variazioni di liquidità. 22

Il rendiconto finanziario in termini di liquidità pone l'enfasi sull'esposizione delle variazioni nella situazione

patrimoniale e finanziaria in termini di liquidità. L'accezione di liquidità adottata è quella di disponibilità

liquide in cassa e presso banche più altri depositi di denaro immediatamente prelevabili senza rischio di

cambiamento di valore. Nel concetto di risorse finanziarie si comprendono anche il cash equivalents, che

include, oltre alle citate attività, anche attività finanziarie a breve termine altamente liquide (es. BOT; BTP;

CCT).

rendiconto fin. delle variazioni di capitale circolante netto

Rendiconto finanziario delle variazioni di capitale circolante netto.

La predisposizione del rendiconto finanziario in termini di variazioni di capitale circolante netto comporta

l'evidenziazione delle attività a breve e delle passività a breve. La classificazione delle poste attive e passive,

ritenuta più appropriata per la corretta rappresentazione della situazione patrimoniale e finanziaria, è basata sul

criterio di liquidità delle poste attive e su quello di esigibilità delle poste passive. Con tale classificazione si

ottengono delle indicazioni circa il grado di mobilità e di equilibrio finanziario dell'impresa. Più precisamente,

si individuano, da un punto di vista tecnico, la diversa funzionalità dei componenti del patrimonio aziendale al

processo produttivo e, dal punto di vista finanziario, la diversa attitudine a trasformarsi in numerario. Le attività

vanno, pertanto, distinte in due grandi categorie:

• attività a breve (o correnti);

• attività immobilizzate.

Le passività vanno anch'esse distinte in due grandi categorie:

• passività a breve;

• passività a medio e lungo termine.

rendiconto fin. delle variazioni di risorse fin. totali

Rendiconto finanziario delle variazioni di risorse finanziarie totali.

I fondi presi in esame in questo caso riguardano il totale delle voci dello stato patrimoniale, compresi quei

movimenti che non danno luogo a variazioni monetarie (es. aumenti di capitale con conferimento da parte dei

soci di beni in natura).

Voci di glossario:

1. Cash flow :

è dato dalle entrate e dalle uscite monetarie verificatesi durante l’esercizio. Può essere determinato come

differenza fra le entrate e le uscite monetarie o utilizzando i flussi di fondi.

2. Componenti di reddito monetari :

sono rappresentati dai costi e ricavi misurati da variazioni di liquidità o da variazioni nei debiti o crediti

a breve scadenza (ad es. acquisti materie prime, vendita prodotti finiti) .

3. Componenti di reddito non monetari :

sono i costi e i ricavi che non danno luogo a variazioni finanziarie nelle disponibilità liquide o nei crediti

e debiti a breve termine (ad es. quote ammortamento, accantonamenti al TFRL) 23

AUTOFINANZIAMENTO

l’autofinanziamento

L’impresa nel corso della sua vita ha bisogno di fonti di finanziamento per sostenere nuovi progetti di

investimento. Anziché avvalersi di fonti di finanziamento esterne, può ricorrere all’autofinanziamento, ossia al

reinvestimento di utili nell’attività aziendale. L’autofinanziamento rappresenta la capacità che ha l’impresa di

finanziarsi tramite i risultati della sua gestione. Esso può essere individuato all’interno del capitale o può essere

dato dal cash flow. Nel primo caso, la quantità di autofinanziamento in un dato momento è data dalle riserve di

utile non distribuite, dai fondi ammortamento, dal fondo TFRL e dai fondi rischi e oneri. Bisogna tener

presente, però, che le quote accantonate non rappresentano un autofinanziamento consolidato nel tempo, in

quanto gli ammortamenti, ad esempio, saranno reinvestiti per acquisire e rinnovare i fattori a lungo ciclo di

utilizzo. Pertanto l’autofinanziamento consolidato sarà dato solo dagli utili non distribuiti sotto forma di

dividendi e accantonati nelle varie riserve. Nel secondo caso l’autofinanziamento è dato dal cash flow operativo

lordo (sempre che non siano distribuiti utili), formato dal reddito d’esercizio più gli ammortamenti e gli

accantonamenti (costi e ricavi non monetari).

Voci di glossario:

1. Autofinanziamento :

rappresenta la capacità che ha l’impresa di finanziarsi tramite i risultati della sua gestione .

LA GESTIONE FINANZIARIA: FONTI DI FINANZIAMENTO

fonti di finanziamento

La gestione finanziaria ha assunto negli ultimi anni un ruolo sempre più importante sia nell’ambito della

gestione operativa sia strategica dell’impresa. Ai tradizionali compiti di reperimento dei fondi necessari per

coprire il fabbisogno finanziario dell’impresa si sono aggiunte le responsabilità riguardanti l’impiego dei

capitali. Nell’ambito della gestione finanziaria va ricompreso, dunque, il complesso di decisioni e di operazioni

volte a reperire e a impiegare i fondi aziendali. Gli obiettivi assegnati a questa funzione riguardano l’equilibrio

finanziario, ossia il bilanciamento tra fonti di terzi e patrimonio netto aziendale, l’equilibrio tra fonti di

finanziamento a breve e a medio-lungo termine e l’equilibrio di tesoreria tra entrate e uscite di cassa.

Le fonti di finanziamento coprono l’ammontare degli investimenti in essere in un dato momento (attivo

circolante + attivo immobilizzato).

L’attivo circolante è il complesso degli investimenti che ritornano in forma liquida in tempi brevi. L’attivo

immobilizzato è l’insieme degli investimenti destinati a restare durevolmente impiegati nei processi aziendali e

che ritornano in forma liquida in tempi medio lunghi.

finanziamenti di capitale proprio o di terzi

L’impresa soddisfa il suo fabbisogno finanziario ricorrendo a finanziamenti provenienti da diverse fonti e

caratterizzate da un diverso vincolo, le quali si dividono in due grandi categorie:

• Finanziamenti di capitale proprio. Indica l’ammontare dei mezzi propri investiti nell’organismo

aziendale, è vincolato all’impresa per un tempo indeterminato in quanto non è fissata l’epoca del

rimborso, non comporta un obbligo di remunerazione, la quale dipende dai risultati della gestione ed è

capitale di rischio, nel senso che può essere intaccato dalle perdite di gestione; 24

• Finanziamenti di capitale di terzi. È costituito dai finanziamenti provenienti da soggetti esterni

all’impresa e corrisponde ai debiti che essa contrae nei confronti di terzi. Di norma deve essere

rimborsato a scadenze determinate, comporta l’obbligo di una remunerazione sotto forma di interessi, è

capitale soggetto al rischio d’impresa solo indirettamente, in quanto viene intaccato solo dopo che le

perdite hanno assorbito tutto il capitale proprio.

fonti di finanziamento a titolo di capitale di rischio

Le fonti di finanziamento a titolo di capitale di rischio riguardano il capitale sociale versato inizialmente dai

soci e successivamente con gli aumenti e l’autofinanziamento. Nelle società di persone e nella s.r.l. il capitale

sociale è rappresentato da quote sociali; nella s.p.a. e nella s.a.a. è rappresentato da azioni di diversa natura

(azioni ordinarie, di risparmio, di godimento, azioni privilegiate) e che conferiscono diritti diversi. Gli aumenti

di capitale possono avvenire in molti modi. Gli aumenti che apportano liquidità o che riducono le passività

possono avvenire a pagamento (in cui oltre al prezzo di emissione può essere previsto un sovrapprezzo che

rappresenta il maggior valore delle azioni rispetto al valore nominale), per pubblica sottoscrizione (previsto

solo per le società quotate), con la conversione di obbligazioni convertibili o di debiti. Gli aumenti di capitale

che non comportano aumento di liquidità (gratuiti) possono avvenire con il passaggio di riserve disponibili a

capitale sociale, con l’assegnazione di azioni ai soci in luogo della distribuzione di dividendi, ecc.

autofinanziamento e finanziamenti di terzi

L’autofinanziamento riguarda le fonti presenti nell’impresa in un dato momento:

• riserve di utili;

• fondi ammortamento e accantonamento;

• cash flow dell’esercizio.

Si tratta di cash flow operativi che non sono distribuiti sotto forma di dividendi. Quando i mezzi propri sono

insufficienti a coprire l’intero fabbisogno finanziario è necessario ricorrere a finanziamenti di terzi. Si

distinguono in finanziamenti a breve termine e finanziamenti a medio-lungo termine. Tra i finanziamenti a

medio-lungo termine bisogna ricordare i prestiti obbligazionari, i mutui e le sovvenzioni, i certificati di

investimento, ecc.

finanziamenti a breve termine

I finanziamenti a breve termine coprono il fabbisogno di capitale circolante, che può essere soddisfatto dal

sistema bancario: ne sono esempio lo sconto di cambiali, l’incasso salvo buon fine di ricevute bancarie, gli

anticipi su fatture, anticipazioni in c/c corrente ecc. Vi sono poi forme particolari di finanziamento, quali il

leasing e il factoring. Il leasing è un contratto di locazione, con diritto di riscatto del bene a un prezzo prefissato

all’atto della stipulazione del contratto, con il quale la società locatrice che acquista o produce particolari beni

strumentali (es. impianto), cede in locazione il bene all’impresa, dietro corresponsione di canoni periodici. Il

factoring consiste nella cessione di una massa di crediti commerciali a una società di factoring la quale, dietro

corresponsione di alcune commissioni, si assume l’incarico della loro riscossione. La cessione dei crediti può

avvenire pro solvendo (rischio d’insolvenza a carico dell’impresa cedente) o pro soluto (la società di factoring

garantisce il buon fine dei crediti). Altre forme di finanziamento derivanti da finanziatori diversi dalle banche

sono:

• la cambiale finanziaria;

• i finanziamenti infragruppo; 25

• i finanziamenti dei soci (effettuati in alternativa all’aumento di capitale).

Voci di glossario:

1. Fonti di finanziamento :

rappresentano l’insieme dei mezzi a disposizione dell’impresa per coprire il fabbisogno finanziario.

2. Impieghi di capitale :

rappresentano gli investimenti effettuati con le fonti di finanziamento. In un dato momento

corrispondono al totale dell’attivo dello stato patrimoniale .

3. Capitale proprio :

indica l’ammontare dei mezzi propri investiti nell’organismo aziendale .

4. Capitale di terzi :

è costituito dai finanziamenti provenienti da soggetti esterni all’impresa e corrisponde ai debiti che essa

contrae nei confronti di terzi .

GLI IMPIEGHI

l’impiego dei capitali

La gestione finanziaria, una volta reperite le fonti di finanziamento, ha la responsabilità di impiego dei capitali.

Per potere decidere fra varie alternative di investimento, bisogna predisporre i flussi di cassa derivanti da ogni

singolo investimento.

• flussi di cassa negativi: sono dati dal costo iniziale dell’investimento e dai costi di gestione per il

periodo considerato.

• flussi di cassa positivi: sono dati dai ricavi o minori costi generati dall’investimento e dai proventi

derivanti dall’eventuale disinvestimento alla fine del periodo considerato.

Per scegliere l’investimento più conveniente, ai flussi di cassa vengono applicati alcuni indici che permettono di

valutare gli investimenti in base a calcoli di convenienza economica comparata.

pay-back period

Un primo metodo è rappresentato dal periodo di recupero dell’investimento (pay-back period): esso tende a

valutare il grado di rischiosità di un investimento, in quanto misura il lasso di tempo in cui i flussi di cassa

ottenibili riescono a eguagliare i flussi di cassa in uscita generati dall’investimento. Esempio.

La società Alfa deve decidere quale effettuare tra l’investimento X e l’investimento Y.

La scelta dovrebbe essere orientata all’investimento X che permette un recupero più rapido del capitale

investito.

ROI

Redditività dell’investimento (ROI = return on investment):

il ROI misura la redditività di un investimento e consente, oltre alla comparazione tra investimenti alternativi,

26

di confrontarlo con la redditività attesa dall’impresa dagli investimenti. Esso si ottiene dal rapporto tra i flussi di

entrata medi annui e i flussi di uscita generati dall’investimento.

ROI = E/U

Esempio:

valore attuale netto e indice di profittabilità

Valore attuale netto: è la differenza tra la sommatoria dei flussi di cassa attualizzati e il tasso di rendimento

atteso medio del progetto.

Il Valore Attuale Netto (VAN) può essere tradotto nella seguente espressione:

dove:

• k: scadenze temporali;

• Ck: flusso di cassa (entrate – uscite) al tempo k;

• i: tasso di interesse o di redditività, corrispondente al tasso medio degli investimenti effettuati

dall’azienda ;

• fattore di attualizzazione al tempo k

• I0: uscite per investimento iniziale.

Esso può risultare:

• positivo, se la redditività dell’investimento risulta maggiore della redditività media degli investimenti

effettuati dall’azienda:

• pari a zero, se entrambe le redditività coincidono;

negativo, se la redditività dell’investimento risulta minore della redditività media degli investimenti effettuati

dall’azienda. Allo scopo di individuare il miglior investimento per un’azienda, viene utilizzato l’Indice di

Profittabilità, dato dal rapporto tra i flussi di cassa attualizzati e l’investimento iniziale:

Indice di Profittabilità =

Esempio

Consideriamo due investimenti A e B, i cui dati sono di seguito riportati:

• i flussi di cassa rappresentati da sole entrate hanno scadenza temporale pari a 5 anni;

• il tasso medio di redditività è pari al 15%;

• il coefficiente di attualizzazione, calcolato per singolo anno e per singolo tasso di redditività, è

individuabile nelle tavole attuariali in commercio.

Disegniamo la seguente tabella: 27

Applicando la formula del V.A.N. si ottiene, per l’investimento A:

VALORE ATT. NETTO= 161 – 100 = + 61

IND. PROFITTABILITA’ = 161 / 100 = 1,61

per l’investimento B:

VALORE ATT. NETTO= 45 – 100 = - 55

IND. PROFITTABILITA’ = 45 / 100 = 0,45

Si conclude che per l’investimento A la redditività è superiore a quella degli investimenti medi aziendali; per

l’investimento B la redditività è inferiore a quella degli investimenti medi aziendali.

flusso di cassa scontato

Flusso di cassa scontato. (in inglese: Discounted cash flow): è il tasso di sconto che determina l’uguaglianza tra

la sommatoria dei flussi di cassa attualizzati e il tasso di rendimento atteso medio del progetto.

Il Flusso di cassa scontato o Discounted Cash Flow è un tasso di sconto che rispetta la seguente espressione:

In pratica, mentre con il valore attuale netto è possibile determinare la relazione (positiva, negativa o a

pareggio) tra la redditività di un determinato investimento e quella media degli investimenti aziendali, con il

D.C.F. si individua il tasso di redditività dell’investimento considerato. Viene da sé che tale metodologia si basa

su di un procedimento di calcolo per tentativi, fino ad individuare quel tasso i che consenta la suddetta

eguaglianza.

Voci di glossario:

1. Periodo di recupero dell’investimento (pay-back period):

valuta il grado di rischiosità di un investimento, in quanto misura il lasso di tempo in cui i flussi di cassa

ottenibili riescono ad eguagliare i flussi di cassa in uscita generati dall’investimento

2. Valore attuale netto :

con questo metodo si attualizzano i flussi di entrata e di uscita di un investimento, tiene, quindi, conto

della svalutazione della moneta nel tempo

3. Flussi di cassa scontati (discounted cash flow) :

è un tasso di sconto che applicato ai flussi di cassa dell’investimento, consente di eguagliare

l’investimento iniziale alle somme dei flussi scontati .

EQULIBRIO ECONOMICO, FINANZIARIO, MONETARIO:

ANALISI MEDIANTE MARGINI E INDICI

l’equilibrio aziendale

Nell’impresa sorge l’esigenza di tenere sotto controllo lo stato di salute dell’organizzazione. Le quantità

d’azienda studiate (reddito, cash flow, capitale) consentono di valutare l’equilibrio aziendale. In effetti, la

gestione aziendale deve rispettare tre tipi di equilibrio:

• economico; 28

• finanziario;

• monetario.

Per determinare tali equilibri si può utilizzare il bilancio d’esercizio. Partendo dai dati dello stato patrimoniale

e del conto economico si effettua un’analisi per indici e margini, i quali mettono a confronto gruppi di valori,

anche di diversa natura.

analisi struttura finanziaria e patrimoniale

Partiamo dall’analisi della struttura finanziaria e patrimoniale dell’impresa: questa consente di evidenziare

mediante indici l’elasticità degli investimenti e dei finanziamenti, la solidità patrimoniale e l’indipendenza

finanziaria dell’impresa.

elasticità di investimenti e finanziamenti

L’elasticità degli investimenti è misurata da 2 indici:

Elasticità degli impieghi: Attivo immobilizzato / Capitale investito

Indica, sul totale degli investimenti, la percentuale rappresentata dalle immobilizzazioni;

Elasticità del circolante: Attivo circolante / Capitale investito

Indica, sul totale degli investimenti,la percentuale rappresentata dall’attivo circolante.

L’elasticità dei finanziamenti è misurata da:

Elasticità del capitale permanente (capitale proprio + passivo consolidato): Capitale permanente / Totale

fonti di finanziamento;

Elasticità del capitale di terzi: Capitale di terzi / Totale fonti di finanziamento.

La solidità patrimoniale è misurata da:

Indice solidità del patrimonio: Capitale sociale / Patrimonio netto

Indica l’ammontare delle riserve nel patrimonio netto che rendono più solido il patrimonio aziendale.

Indice di indipendenza finanziaria: Patrimonio netto / Totale fonti di finanziamento

Indica la percentuale di patrimonio netto sul totale delle fonti di finanziamento.

indici di equilibrio finanziario e monetario

L’analisi della situazione finanziaria dell’impresa permette di verificare la sua capacità di coprire gli impieghi

con le fonti di finanziamento e viene effettuata tramite margini e indici, di cui i più importanti sono:

Margine di tesoreria: Liquidità immediate + Liquidità differite – Passività correnti

Indica in quale misura le liquidità riescono a coprire i debiti a breve termine;

Capitale circolante netto: Capitale circolante – Passività correnti

Segnala la capacità dell’impresa di fronteggiare gli impegni a breve facendo assegnamento sulle liquidità e

sulle disponibilità di magazzino; 29

Margine di struttura: Patrimonio netto / Attivo immobilizzato

Indica in che misura i mezzi propri finanziano l’attivo immobilizzato.

Le condizione di equilibrio del capitale si hanno quando:

Patrimonio netto > immobilizzazioni e quando:

Capitale circolante > Passività correnti.

Indice di liquidità: Liquidità immediate + Liquidità differite / Passività correnti

Corrisponde al margine di tesoreria;

Indice di disponibilità: Attivo circolante / Passività correnti

Corrisponde al capitale circolante netto;

Grado di indebitamento: Totale impieghi / Patrimonio netto

Indica in che misura il patrimonio netto finanzia il totale degli impieghi.

indici di equilibrio economico

Infine passiamo a esaminare la situazione economica.

L’equilibrio economico si ottiene quando l’impresa ottiene un utile di esercizio (ricavi > costi)in grado di

remunerare il capitale proprio in maniera sufficiente, anche in relazione al grado di rischio che comporta

l’attività d’impresa.

Gli indici più importanti sono:

ROS (Return on sale): Reddito netto / Ricavi di vendita

Misura il margine di guadagno su ogni euro di venduto ed è particolarmente utile per misurare l’efficienza di

segmenti diversi di vendita.

ROI (Return on investment): Reddito operativo / Capitale investito

Il ROI misura la redditività della gestione caratteristica dell’impresa.

ROE (Return on equità): Utile netto / Capitale netto

Il ROE esprime la redditività dei mezzi propri, dovrebbe essere superiore al tasso di investimento del denaro

esente da rischi (es. Titoli di stato). 30

VALUTAZIONE DELL’AZIENDA

valutazione dell’azienda

La valutazione dell’azienda viene effettuata in momenti straordinari della sua vita come fusione, scissione,

trasformazione e cessione. I parametri presi a base della valutazione sono di varia natura:

• Economici;

• Finanziari;

• Patrimoniali;

• Strategici.

valore economico dell’impresa

Solitamente il valore economico complessivo dell’impresa è superiore ai valori contabili risultanti dal bilancio.

Questi valori tengono conto di criteri di valutazioneimposti dalla legislazione e improntati al criterio della

prudenza. I valori dell’attivo sono spesso sottovalutati e non riflettono il reale valore di mercato, senza contare

che non sono rappresentati alcuni beni intangibili, quali la visibilità del marchio, l’avviamento ecc.

metodo EVA

Negli ultimi anni si è affermato un nuovo metodo di valutazione dell’azienda, il metodo EVA, che sintetizza in

parte i vantaggi dei criteri basati sul reddito d’esercizio, e in parte i vantaggi dei criteri basati sul cash flow.

L’EVA è calcolato come differenza tra il reddito dell’azienda (calcolato sulla base dei valori di mercato) e il

costo del capitale investito nell’azienda. Il reddito riflette la dinamica economica, mentre il costo del capitale

riflette la dinamica finanziaria.

Voci di glossario:

1. Valutazione dell’azienda :

viene effettuata in momenti straordinari della sua vita come fusione, scissione, trasformazione e

cessione

2. EVA :

metodo di valutazione dell’azienda. è calcolato come differenza tra il reddito dell’azienda (calcolato

sulla base dei valori di mercato) ed il costo del capitale investito nell’azienda .

Riassumendo...

In questo modulo abbiamo preso in considerazione il capitale e il cash flow.

Abbiamo analizzato la differenza tra capitale sociale e il patrimonio netto scomposto in parti ideali.

Abbiamo esaminato il capitale sotto i tre aspetti qualitativo, civilistico e monetario/finanziario.

Sotto l’aspetto qualitativo, abbiamo introdotto criteri di valutazione basati sul costo, sul valore di mercato e

criteri basati sul valore d’uso.

Successivamente, abbiamo visto le varie configurazioni del capitale. 31

Abbiamo quindi introdotto il concetto di cash flow.

Abbiamo analizzato il concetto di autofinanziamento e le fonti di finanziamento dell’impresa, distinte in fonti di

capitale proprio e fonti di capitale di terzi.

Abbiamo esaminato gli impieghi di capitale e soprattutto i metodi per una scelta più razionale degli

investimenti da effettuare.

Infine abbiamo visto gli equilibri economico, finanziario e monetario e la valutazione globale dell’azienda che

solitamente viene fatta in momenti particolari della sua vita come la fusione, la scissione e la cessione.

4. L’Orientamento Strategico della Gestione

Obiettivi del modulo

• In questo modulo affronteremo lo studio della strategia aziendale.

• Essa è intesa come quel complesso di decisioni orientate al tempo medio lungo, in grado di condizionare

in misura rilevante il futuro dell’impresa.

• L’orientamento strategico della gestione tende a:

• definire i rapporti tra l’impresa e l’ambiente;

• stabilire gli obiettivi da raggiungere;

• creare una strategia coerente con gli obiettivi.

• Prenderemo poi in considerazione i fattori che generano vantaggi competitivi di costo e di

differenziazione.

CONCETTO DI STRATEGIA E SUA EVOLUZIONE

il concetto di strategia

Il termine “strategia” è soggetto a interpretazioni diverse ed è spesso confuso con le politiche aziendali.

Possiamo definire la strategia come quel complesso di decisioni, riferibili a un periodo di tempo medio-lungo,

che mirano a individuare gli obiettivi aziendali e a conseguire il successo imprenditoriale, partendo dalla

considerazione delle risorse disponibili, della situazione ambientale e della sua evoluzione. Le politiche si

pongono a un livello più basso rispetto alla strategia. Esse, sempre inquadrate nel campo più ampio delle

decisioni strategiche, riguardano i comportamenti di tempo più breve riferiti ai vari campi gestionali (es.

produzione, vendita, logistica ecc.).

interpretazioni diverse di strategia

Nel corso degli anni si sono avvicendate varie scuole di pensiero che hanno tracciato l’evoluzione del concetto

di strategia. La business policy (scuola di Harvard), partendo da uno studio di Chandler, collega dapprima la

strategia alla struttura organizzativa aziendale per poi includere, grazie a Andrews negli anni ’70, in un unico

concetto i fini dell’impresa e i mezzi per raggiungerli. Si fa quindi un’analisi dell’ambiente esterno in modo da

individuare minacce e opportunità per l’impresa e un’analisi interna per individuare i punti di forza e di

debolezza presenti. La scuola di Ansoff o strategic management parte da presupposti diametralmente opposti

alla scuola di Harvard. Secondo questa teoria la strategia non deve incorporare i fini aziendali, ma solo le

politiche e i mezzi per raggiungerli. Le strategie reali di Mintzberg partono dal concetto dell’adattamento

delle strategie intenzionali alla realtà che l’impresa si trova a fronteggiare in modo da eliminare quelle

irrealizzabili e arrivare alla formulazione di una strategia deliberata. Le strategie deliberate vengono poi

modificate dalle strategie emergenti derivanti dal continuo evolversi della realtà aziendale. 32

le strategie empiriche

Negli anni ‘80 si affermano le strategie empiriche basate su uno studio che prese in considerazione i fattori di

successo di alcune imprese operanti in campi diversi. I risultati dell’analisi, per quanto criticabili, consentirono

di individuare alcuni fattori di successo (es. orientamento al cliente, coinvolgimento del personale,

imprenditorialità, struttura semplice, ecc.), utili per la formulazione delle strategie. Dopo le strategie empiriche,

alla fine degli anni ‘80 con Norman e Coda, si afferma il concetto di business idea(idea imprenditoriale) intorno

alla quale sviluppare la strategia mediante un processo d’apprendimento continuo. I passi fondamentali

individuati sono sei:

• analisi dell’ambiente in cui opera l’impresa;

• formulazione di una business idea;

• formulazione della strategia;

• sviluppo delle risorse strutturali per l’attuazione della strategia;

• attuazione operativa della strategia;

• controllo continuo della strategia, che può portare a consolidarla in caso di successo, o a rivederla in

caso di insuccesso.

Voci di glossario:

1. Strategia :

può essere definita come quel complesso di decisioni, riferibili a un periodo di tempo medio-lungo, che

mirano a definire gli obiettivi aziendali e a conseguire il successo imprenditoriale partendo dalla

considerazione delle risorse disponibili, della situazione ambientale e della sua evoluzione .

2. Politiche :

si pongono a un livello più basso rispetto alla strategia. Esse, sempre inquadrate nel campo più ampio

delle decisioni strategiche, riguardano i comportamenti di tempo più breve riferiti ai vari campi

gestionali (es. produzione, vendita, logistica ecc.). .

3. Evoluzione del concetto di strategia :

nel corso degli anni si sono avvicendate varie scuole di pensiero che hanno tracciato l’evoluzione del

concetto di strategia: la business policy, la scuola di Ansoff, le strategie reali di Mintzberg, le strategie

empiriche, la business idea .

ORIENTAMENTO STRATEGICO DELLA GESTIONE

caratteristiche fondamentali della strategia

Le caratteristiche fondamentali della strategia riguardano la determinazione degli obiettivi, l’analisi

dell’ambiente competitivo e delle risorse aziendali disponibili, la realizzazione della strategia mediante strutture

organizzative adeguate, sistemi di gestione e controllo coerenti con essa. La strategia è fondamentale per

indirizzare il processo decisionale sia al vertice che alla base, tracciando le linee guida da seguire per poter

prendere decisioni coerenti con la strategia adottata e gli obiettivi perseguiti. Esistono tre fondamentali concetti

di strategia:

• l’orientamento strategico di fondo, tipico dell’impresa padronale italiana; 33

• le strategie competitive di Porter;

• le strategie resource based, tipiche delle public company anglosassone dove l’orientamento strategico di

fondo non viene preso particolarmente in esame.

orientamento strategico di fondo

L’orientamento strategico di fondo rappresenta la linea di fondo seguita dall’organizzazione aziendale, rende

evidente il ruolo assunto dall’impresa nel contesto in cui opera, la sua missione. Rappresenta un insieme di

linee guida e di atteggiamenti che definiscono l’identità effettiva o auspicata dell’impresa. Le variabili che

campo di attività, l’orizzonte temporale, lo sviluppo

orientano le scelte imprenditoriali di fondo sono: il

dimensionale e lo sviluppo qualitativo. È chiaro che il primo momento è quello di definire in quale settore

operare. Gli orientamenti possono essere due, rimanere fedele al campo di attività iniziale o entrare in nuovi

business che offrono buone opportunità di competere con successo. Esistono molti esempi di imprese di

successo che hanno adottato l’uno o l’altro orientamento. L’orientamento strategico di fondo deve avere un

orizzonte temporale lungo, in quanto molte strategie orientate al breve periodo possono portare a indebolire le

possibilità di sopravvivenza del complesso aziendale nel tempo.

orizzonte temporale e obiettivi aziendali

Il diverso orizzonte temporale delle strategie porta ad avere comportamenti aziendali diversi, riguardo:

• gli obiettivi di profitto aziendale;

• i rapporti con gli interlocutori sociali (sindacati, lavoratori, banche, istituzioni, ecc.);

• la successione aziendale;

• i processi di ristrutturazione aziendale.

Gli obiettivi di profitto aziendale.

Spesso un orientamento al breve periodo porta a privilegiare o investimenti che danno una redditività (ROI)

molto elevata e un periodo di recupero dell’investimento veloce, senza considerare se essi s’inquadrano in un

progetto di sviluppo e sopravvivenza del complesso aziendale, o la riduzione di costi (es. ricerca e sviluppo) in

alcune aree aziendali che possono essere fondamentali per assicurare la sopravvivenza dell’impresa e farla

competere con successo nel lungo periodo. L’orientamento di lungo periodo, invece, tende a privilegiare un

profitto duraturo nel tempo anche a discapito di profitti immediati più elevati, la ricerca di posizioni di mercato

solide, la scelta di comportamenti che portino a competere con successo nel tempo. I rapporti con gli

interlocutori sociali (sindacati, lavoratori, banche, istituzioni, ecc.) cambiano a seconda dell’orizzonte

temporale di riferimento. In un’ottica di breve periodo, solitamente si hanno rapporti conflittuali che non

tendono alla stabilità delle relazioni.

orizzonte temporale e obiettivi aziendali/2

La successione aziendale.

Un imprenditore che non effettua cambio generazionale, o che privilegia l’inserimento nel complesso aziendale

di figli o nipoti solo per diritto ereditario, agisce sicuramente in un’ottica di breve periodo, comportando

demotivazione del management, difficoltà future di governo dell’impresa ed elevati costi aziendali non

giustificati dall’attività svolta dai figli o nipoti.

I processi di ristrutturazione aziendale, se gestiti in un’ottica di breve periodo, possono consentire di

recuperare buoni livelli di redditività ma a scapito della posizione competitiva e con elevati rischi nel lungo 34

periodo. Un orientamento strategico di fondo orientato al lungo periodo porta, invece, nelle strategie di

risanamento, a individuare le cause della crisi e poi le strategie più adatte (es. strategia di diversificazione, di

internazionalizzazione, nuovi rapporti con gli interlocutori sociali,ecc.) per uscire dalla crisi.

Voci di glossario:

1. Orientamento strategico di fondo :

rappresenta la linea seguita dall’organizzazione aziendale, evidenzia il ruolo assunto dall’impresa nel

contesto in cui opera, la sua missione.

2. Campo di attività :

è il settore o i settori in cui l’impresa decide di operare.

3. Orizzonte temporale :

è l’ottica di breve periodo o di lungo periodo, dell’orientamento strategico di fondo, che ha ripercussioni

importanti sulle scelte imprenditoriali.

CRESCITA DIMENSIONALE E QUALITATIVA

crescita dimensionale

La crescita dimensionale e lo sviluppo qualitativo rappresentano altre due variabili dell’orientamento strategico

crescita dimensionale, ad esempio ci sono

di fondo. Non tutte le aziende perseguono la finalità della

imprenditori di piccole aziende che tendono a mantenersi su dimensioni ridotte, in quanto un aumento

significativo delle dimensioni comporta una serie di problemi gestionali e organizzativi. Altre aziende, dove

l’imprenditore ha obiettivi di prestigio e di potere, invece possono perseguire un obiettivo di crescita (forzata)

indipendentemente dalle qualità professionali e dall’esperienza presenti nel complesso aziendale e dalle

opportunità offerte dall’ambiente esterno. In altre imprese, invece, soprattutto quelle con una gestione

patrimoniale, economica e finanziaria equilibrata, la crescita è fisiologica, fa parte delle naturali aspettative

imprenditoriali.

sviluppo qualitativo

La variabile dello sviluppo qualitativo prevede il raggiungimento della qualità totale imprenditoriale.

L’imprenditore deve essere orientato a creare imprese eccellenti. L’eccellenza imprenditoriale deve investire la

struttura aziendale nel suo complesso. L’obiettivo è quello di migliorare la produttività, la qualità e la creatività

a tutti i livelli dell’impresa. L’eccellenza imprenditoriale deve essere supportata da una strategia globale

che miri a dominare tutto il settore e non solo ambiti ristretti (tipico esempio sono state le imprese giapponesi).

Il rischio dell’eccellenza imprenditoriale è la resistenza alle innovazioni dovuta a una cultura aziendale molto

forte.

Voci di glossario:

1. Crescita dimensionale :

aumento della dimensione operativa dell’impresa che porta inevitabilmente ad un cambiamento della

struttura organizzativa, dello stile di direzione e del contesto competitivo con cui confrontarsi

2. Sviluppo qualitativo :

variabile dell’orientamento strategico di fondo rivolta a raggiungere la qualità totale imprenditoriale 35

CONCETTO DI MARKETING E INTERCONNESSIONE CON LA

STRATEGIA AZIENDALE .

il marketing

L’attività di marketing rappresenta un’attività primaria generatrice di valore (Porter). Il marketing svolge un

ruolo molto importante nell’ambito dell’organizzazione aziendale in quanto la sua attività è incentrata a trovare

il migliore equilibrio tra l’offerta aziendale e le esigenze attuali e prospettiche della domanda attraverso

un’offerta di prodotti o servizi che soddisfino le esigenze e i bisogni espressi dalla clientela, rendendola

stabilmente fedele. Il marketing è parte integrante del processo di pianificazione strategica, con particolare

riferimento sia alla strategia di corporate che alle strategie competitive. A livello operativo, esso si occupa delle

indagini di mercato, delle politiche di prodotto, delle politiche di prezzo, della promozione, della pubblicità e

propaganda e della gestione dei canali distributivi.

Voci di glossario:

1. Marketing :

la sua attività è incentrata a trovare il migliore equilibrio tra l’offerta aziendale e le esigenze attuali e

prospettiche della domanda attraverso un’offerta di prodotti o servizi che soddisfino le esigenze ed i

bisogni espressi dalla clientela, rendendola stabilmente fedele.

STRATEGIA DI DIVERSIFICAZIONE PRODUTTIVA: CICLO DI

VITA, ATTRATTIVITA’ E MATRICE BCG DELL’AREA

STRATEGICA D’AFFARI

area strategica d’affari

Uno dei momenti fondamentali nella definizione di una strategia è quello in cui si stabilisce in quali aree

d’affari l’azienda vuole operare. Si tratta di stabilire il portafoglio strategico dell’impresa. La definizione del

portafoglio prodotti all’interno di un’area strategica d’affari (ASA) viene invecesvolta nell’ambito delle

politiche di marketing. Le ASA possono appartenere allo stesso settore, e nello stesso settore a nicchie diverse,

o a settori diversi. Con la strategia di diversificazione quindi si definisce se l’impresa debba essere

monobusiness o mulitbusiness.

metodologie per la selezione delle aree strategiche

Per selezionare le aree strategiche che offrono le migliori opportunità ci si avvale di alcune metodologie quali:

• ciclo di vita dell’area strategica d’affari;

• attrattività dell’area strategica d’affari;

• la matrice BCG (Boston Consulting group).

Il ciclo di vita dell’area strategica d’affari prende in considerazione il tasso di sviluppo dell’area d’affari,

considerando l’opportunità di entrare o rimanere in aree strategiche con un tasso di sviluppo elevato e di

abbandonare quelle con un basso tasso di sviluppo. Per determinare il tasso di sviluppo si studiano i risultati

degli ultimi 3-5 anni delle aziende che operano nell’area in termini di ricavi, margine di contribuzione e cash

flow, e si calcola per ogni singolo anno il tasso di sviluppo del fatturato. L’area strategica si può trovare in una

fase iniziale, di sviluppo, di maturità, di declino, a seconda che i tre parametri presi in considerazione oscillino

36

nell’ambito di determinati intervalli percentuali.

attrattività dell’area strategica d’affari

Per determinare l’attrattività dell’area strategica d’affari si predispone una matrice basata su 5 fattori:

• fattori di mercato;

• concorrenza;

• fattori economici finanziari;

• fattori macroambientali;

• fattori tecnologici.

Ai vari fattori vengono assegnati dei punteggi che definiscono l’attrattività o meno di un’area (può essere

massima, alta, media, bassa, nulla) e permettono la comparazione tra aree diverse.

matrice BCG

la matrice BCG (Boston Consulting group). Per definire l’attrattività di un’area strategica d’affari prende in

considerazione due parametri: la quota di mercato e il tasso di crescita del mercato. Si costruisce una matrice

con quattro quadranti ponendo sul lato base la quota di mercato divisa in quota alta e bassa e sul lato verticale il

tasso di crescita. In altre parole per ogni attività considerata la situazione favorevole o sfavorevole dipende

dalla quota di mercato detenuta e dal tasso di variazione della domanda globale. Una volta collocate le attività

nella matrice l’impresa dovrebbe essere in grado di valutare il proprio portafoglio.

Voci di glossario:

1. ASA :

area strategica d’affari .

2. Ciclo di vita :

metodologia di selezione del portafoglio delle aree strategiche basata sul tasso di sviluppo dell’area

strategica d’affari .

3. Attrattività dell’area strategica d’affari :

metodologia basata sullo studio di cinque fattori: fattori di mercato, concorrenza, fattori economici e

finanziari, fattori macroambientali, fattori tecnologici

4. Matrice BCG :

definisce l’attrattività di un’area strategica d’affari prendendo in considerazione due parametri: la quota

di mercato e il tasso di crescita del mercato

STRATEGIE DI INTEGRAZIONE

la strategia d’integrazione

La strategia d’integrazione deve stabilire quali attività aziendali e quali attività facenti parte della catena del

valore effettuare all’interno dell’impresa e quali esternalizzare.

l’integrazione verticale .

L’integrazione verticale si ha quando un’impresa assume il controllo di uno stadio produttivo o di distribuzione

immediatamente collegato con quello in cui già opera. 37

L’integrazione verticale può essere a monte (integrazione discendente) o a valle (integrazione discendente)

dello stadio occupato. L’integrazione verticale è attuata solitamente con l’acquisizione di imprese dato che

l’espansione diretta dell’organizzazione richiede tempi più lunghi e lo sfruttamento di capacità manageriali e

tecniche che non sempre sono disponibili all’interno del complesso aziendale. Gli obiettivi che s’intendono

raggiungere con l’integrazione verticale riguardano vantaggi di costo e di differenziazione.

pro e contro dell’integrazione .

È indubbio che una strategia d’integrazione conferisce all’impresa una maggiore forza contrattuale e innalza le

barriere all’ingresso nel mercato. I rischi, invece, riguardano un aumento dei costi se i fornitori esterni

producono a costi più bassi, maggiore rigidità del complesso aziendale per le aumentate dimensioni, elevate

barriere all’uscita, perché per un’impresa più integrata verticalmente i processi di disinvestimento presentano

maggiori difficoltà.

Voci di glossario:

1. Integrazione :

stabilisce quali attività aziendali e quali attività facenti parte della catena del valore effettuare all’interno

dell’impresa e cosa esternalizzare .

2. Integrazione verticale :

si ha quando un’impresa assume il controllo di uno stadio produttivo o di distribuzione immediatamente

collegato con quello in cui già opera .

STRATEGIE DI SVILUPPO INTERNAZIONALE

strategie di sviluppo internazionale

Le strategie di sviluppo internazionale mirano ad assicurare nuovi sbocchi all’estero delle produzioni aziendali

poste in essere in patria o direttamente nei paesi stranieri.

Una strategia di sviluppo internazionale comporta notevoli vantaggi dovuti alla globalizzazione delle preferenze

dei consumatori, alle economie di scala generate dalla produzione e distribuzione dei prodotti su un mercato più

globalizzazione economica.

vasto, oltre a essere favorite dalla

Le nuove tecnologie di comunicazione, la riduzione delle barriere protezionistiche, il più rapido trasporto delle

merci e delle persone, la creazione dell’Unione Europea con la moneta unica, sono tutti fattori che favoriscono

le strategie d’internazionalizzazione.

la localizzazione geografica

Le prime scelte da effettuare per le strategie di sviluppo internazionale riguardano la localizzazione geografica

della produzione e le modalità di entrata sui mercati internazionali.

La localizzazione geografica della produzione dipende da numerosi fattori, quali la possibilità di conseguire

vantaggi di costo (ad es. localizzare le attività produttive dove il costo del lavoro è basso), la trasferibilità dei

beni, la possibilità di localizzare in altri paesi quelle attività che consentono di mantenere il vantaggio

competitivo già esistente in azienda. 38

modalità d’entrata nei mercati internazionali

Le modalità d’entrata nei mercati internazionali possono essere diverse:

• creazioni di filiali all’estero;

• l’esportazione di prodotti fabbricati in patria;

• la cessione di marchi;

• il franchising;

• le joint venture con imprese locali (soprattutto per l’utilizzazione dei canali distributivi).

Lo sviluppo internazionale non avviene con le stesse modalità per tutti i settori. Vi sono alcuni settori che hanno

elevata propensione all’internazionalizzazione, come quello automoblistico, l’elettronica, il petrolio ecc. e

settori con scarsa propensione all’internazionalizzazione, i c.d. settori protetti che stanno sempre più

diminuendo rispetto al passato, basti pensare all’evoluzione avuta dal settore bancario, delle telecomunicazioni,

dell’energia, ecc.

il ruolo delle nazioni

Nelle strategie d’internazionalizzazione un ruolo importante è assunto dalle nazioni. Porter ha individuato tre

fattori del vantaggio competitivo delle nazioni:

• performance delle aziende nazionali che risentono delle caratteristiche culturali, manageriali e delle

risorse esistenti nel paese;

• la dinamicità che caratterizza una nazione in termini di innovazione;

• forza competitiva che non deve dipendere solo dalle risorse disponibili ma dal vantaggio dinamico,

come ha dimostrato il Giappone, che pur in presenza di elevati costi del lavoro e delle infrastrutture e

assenza di materie prime è diventato leader internazionale in molti settori.

Voci di glossario:

1. Strategia di sviluppo internazionale :

mira a ad assicurare nuovi sbocchi all’estero delle produzioni aziendali poste in essere in patria o

direttamente nei paesi stranieri .

2. Globalizzazione :

ha favorito l’integrazione dei gusti dei consumatori, grazie alla pubblicità internazionale, alle nuove

tecniche di comunicazione, alla rapidità degli spostamenti delle persone. Ha favorito le strategie di

sviluppo internazionale .

LE STRATEGIE COMPETITIVE: VANTAGGI DI COSTO E DI

DIFFERENZIAZIONE

le strategie competitive

Le strategie competitive sono quelle che dovrebbero permettere all’impresa di competere con successo nelle

singole aree d’affari prescelte. Il vantaggio competitivo è dato dal cambiamento. Le fonti del cambiamento

possono essere 39

• esterne: il cambiamento di gusti del consumatore, l’avvento di nuove tecnologie, le variazioni che

avvengono sul mercato sono tutte fonti di cambiamento esterno che permettono ad alcune aziende di

acquisire un vantaggio competitivo a danno di altre aziende che non riescono ad approfittare dei

cambiamenti;

• interne: derivano dalla capacità che hanno alcune imprese di essere innovative e creative rispetto ad

altre imprese. Il vantaggio competitivo che deriva da fattori interni viene definito resource based view

ed è la capacità di sfruttare le risorse interne (risorse finanziarie, immobilizzazioni materiali, il marchio,

l’immagine, le risorse umane, ecc.) meglio dei concorrenti.

Il vantaggio competitivo può essere ottenuto in due modi:

• puntando a una leadership di costo;

• puntando a una strategia di differenziazione.

vantaggi di costo e di differenziazione

I vantaggi di costo si concretano nella possibilità di praticare prezzi più bassi della concorrenza, sfruttando i

minori costi di produzione e di vendita. L’impresa che produce a costi minori ha maggiori possibilità di

sopravvivere qualora il fattore prezzo diventi discriminante nell’acquisizione di un vantaggio competitivo.

Per individuare i possibili vantaggi di costo dell’impresa bisogna analizzare l’incidenza dei costi di ogni attività

generatrice di valore sul totale dei costi aziendali e l’incidenza degli investimenti fissi sul totale dell’attivo

patrimoniale per poi confrontarli con quelli della concorrenza.

I vantaggi di differenziazione derivano non solo dalle caratteristiche di unicità dei prodotti e dalle strategie di

marketing, ma anche dalla differenziazione lungo tutta la catena del valore.

Differenziarsi significa possedere caratteristiche uniche rispetto ai concorrenti in modo da creare valore sia per

l’azienda che per il cliente. La differenziazione diventa un fattore competitivo di successo quando il cliente è

disposto a pagare un maggior prezzo (premium price) per i prodotti e servizi aziendali rispetto ai prodotti e

servizi dei concorrenti, ad acquistare una maggiore quantità di prodotto e a instaurare un rapporto di fedeltà e

costanza degli acquisti.

le motivazioni d’acquisto

Il cliente non sempre riesce a percepireil valore del prodotto e per ovviare a questo inconveniente bisogna

individuare quali sono le motivazioni di acquisto. Solitamente l’acquisto può avvenire per criteri d’uso, ossia le

caratteristiche tecniche del prodotto, l’assistenza post vendita, la qualità o il prestigio, lo status ecc., oppure

sulla base di segnalazioni della qualità del prodotto che pervengono al cliente in vario modo (pubblicità,

prestigio dell’azienda, anzianità dell’impresa all’interno del mercato ecc). Altro motivo di valore per

l’acquirente può derivare da una diminuzione dei costi per quest’ultimo, come ad esempio minori oneri

finanziari dovuti a formule di finanziamento agevolato, a pagamenti dilazionati, riduzione di costi di trasporto e

istallazione, diminuzione dei costi di riparazione e manutenzione, migliori prestazioni del prodotto aziendale

rispetto a quello dei concorrenti, ecc. I vantaggi di costo e di differenziazione difficilmente possono combinarsi,

perché la differenziazione comporta solitamente il sostenimento di maggiori costi.

Voci di glossario:

1. Strategie competitive :

sono quelle che dovrebbero permettere all’impresa di competere con successo nelle singole aree d’affari

prescelte. Il vantaggio competitivo è dato dal cambiamento

2. Vantaggi di costo :

si concretano nella possibilità di praticare prezzi più bassi della concorrenza, sfruttando i minori costi di

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Moses

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Scienze dei servizi giuridici
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia aziendale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Guglielmo Marconi - Unimarconi o del prof Scozzese Giancarlo.

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