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1.2 La Toyota

Nei primi anni ’50 la Toyota era un piccolo produttore automobilistico che serviva il mercato giapponese;

soffriva della mancanza di capitali e di una piccola scala produttiva che le impediva di emulare i bassi costi

di produzione dei suo concorrenti; molti altri paesi, di conseguenza, avevano costi lavorativi più bassi.

“J ‐I ‐T ”

L

A PRODUZIONE UST N IME

All’inizio tentò di imitare la produzione di massa dei suoi concorrenti. Poi cominciò a sviluppare un

approccio che si adattava meglio alla natura delle sue operazioni. La più famosa innovazione fu lo sviluppo

di produzione.

del sistema di produzione just‐in‐time (JIT) che era inteso a eliminare le scorte del sistema

Al posto delle scorte ‐ che separando gli stadi successivi della produzione costituiscono un cuscino che isola

le operazioni di ciascuna macchina dai ritardi e dalle interruzioni nelle fasi adiacenti del processo

produttivo ‐ soggette ad economia di scala molto grandi, la Toyota predispose un sistema di stretta

comunicazione e grande coordinazione tra le fasi successive del processo produttivo

• dovette migliorare l’affidabilità di ogni fase della produzione

• dovette collegarsi coi propri fornitori più strettamente delle imprese statunitensi

• addestrò gli operatori tecnici a effettuare essi stessi le operazioni di manutenzione e riparazione

• in molti dei suoi modelli grazie alla grande scala delle sue

La GM incluse le stesse componenti

attività. La Toyota non potendo usufruire di tali economie di scala decise d migliorare la flessibilità

dei suoi impianti.

Così diventò un leader mondiale nell’utilizzo di robot industriali già negli anni ’60.

Gli impianti specializzati della GM non potevano essere riadattati alla produzione di prodotti diversi, la GM

ridefinì così i suoi modelli una volta ogni 12 anni; mentre la Toyota ridisegnò i propri modelli due volte più

rapidamente, introducendo nuovi design.

Le sue vendite crebbero velocemente, così costruì nuovi impianti di produzione, ottenendo molte

economie di scala ancora presenti nel processo produttivo.

L

A COORDINAZIONE COI FORNITORI ESTERNI

La Toyota scelse di basarsi su fornitori esterni (diversamente dalla GM). Ciò aprì la possibilità per i suoi

fornitori di adottare una scala produttiva più grande, producendo anche per altre imprese automobilistiche.

Il sistema JIT necessitava di una stretta coordinazione tra la Toyota e i suoi fornitori. Essa finì per costruire

relazioni di lungo periodo con un gruppo limitato di imprese facilitando così la comunicazione e rendendo i

fornitori disposti a fronteggiare il rischio di investimenti rilenvanti.

1.3 La compagnia della baia dell’Hudson (HBC)

Il 2 maggio 1670 l’HBC fu costituita nella forma di una SpA da un editto del re d’Inghilterra. L’editto dava il

monopolio sul commercio in tutte le terre del bacino della baia dell’Hudson (essa però si limitava a

commerciare manufatti europei con le popolazioni indigene in cambio di pellicce); quell’impresa esiste

ancora oggi. 10

Fine XVIII‐inizio IXX secolo essa si trovava in crisi, in quanto fu sconfitta dalla rivale Compagnia del

nordovest (NWC) che operava violando il monopolio, usando una struttura organizzativa e una strategia

imprenditoriale più efficaci; questo le permetteva di:

• mettersi in contatto velocemente con i clienti

• cambiamenti delle condizioni di mercato più flessibili

incoraggiare risposte ai

• dava ai propri dipendenti migliori incentivi all’impegno

L’HBC fu in grado di competere quando si mise ad imitare la NWC.

HBC

L’

ORGANIZZAZIONE DELLA

• Il capitale era detenuto dagli aristocratici del Regno Unito

• Il management era fornito da un comitato di Londra che non era mai stato nelle zone dove operava

la Compagnia, e pagava agli impiegati un salario indifferenziato

• Le comunicazioni tra Londra e la baia dell’Hudson erano lente

La strategia della compagnia era di costruire alcune basi commerciali lungo le rive della baia e di

commerciare solo in tali luoghi.

1.4 La compagnia del nordovest (NWC)

Una volta che il governo e le leggi commerciali inglesi si estesero al Canada, gli scozzesi e altri immigranti a

Montreal entrarono in competizione con l’HBC costituendo la NWC nel 1779.

I NWC

L PROBLEMA DELLA

Soffriva di un immenso svantaggio tecnologico. La soluzione fu di trasportare le merci da scambiare e poi le

pellicce, in canoe. la loro destinazione era a sud del confine tra Canada e USA. Là dovevano incontrarsi con

a Montreal e imbarcate

chi portava le merci da scambiare da Montreal. Le pellicce poi venivano trasportate

su navi per l’Inghilterra, ciò durava 15‐18 mesi. Al contrario l’HBC impiegava 4‐6 mesi.

I

L SUCCESSO DELLA COMPAGNIA DEL NORDOVEST

Il successo fu dato dalla loro strategia di costruire punti commerciali nelle terre dalle quali venivano le

pellicce, così da avvicinarsi ai propri clienti. La struttura organizzativa comprendeva sistemi decisionali e di

incentivazione che incoraggiavano lo sforzo, la flessibilità e l’innovazione.

due classi di membri che si dividevano i profitti.

La NWC aveva la struttura di una partnership con ’H

L

A RIORGANIZZAZIONE DELLA COMPAGNIA DELLA BAIA DELL UDSON

L’HBC reagì alla rivale imitandola. La risposta dell NWC fu di tentare la scalata azionaria alla HBC. Ma le

azioni vennero acquistate dai nuovi proprietari dell’HBC e dai loro alleati. Entro il 1820 la NWC fu battuta; la

lotta si concluse con una fusione.

Oggi l’HBC è una delle maggiori società immobiliari e la proprietaria della più grande catena di grandi

magazzini del Canada. 11

2 Le strategie organizzative delle imprese moderne

2.1 La Salomon Brothers e il settore delle banche di investimento

La Salomon Brothers è una delle maggiori banche di investimento con sede a N.Y.

Prima era una partnership, si è poi trasformata in società dopo che i membri ne vendettero i diritti di

proprietà alla Phillips Brothers (un’impresa commerciale), nel 1981.

Il settore delle banche di investimento emerse come un’industria separata dopo il 1934, quando la legge

Glass‐Steagall proibì alle banche commerciali l’attività di sottoscrizione di obbligazioni.

Le moderne banche d’investimento si occupano di due principali attività:

• Corporate finance: sottoscrizione di nuove obbligazioni emesse dalle grosse società, da governi a da

aziende non‐profit; cosulenza; aiuto per la gestione delle fusioni, disinvestimenti e ristrutturazioni

finanziarie

• Sales and trading: acquisizione di strumenti finanziari (azioni, titoli, polizze,ecc) sia per rivenderli,

sia per investimento proprio

I S B

L COMMERCIO DEI TITOLI E LA CULTURA DELLA ALOMON ROTHERS

Negli anni ’80 il vero centro dell’attività della Salomon Brothers è stato il commercio di obbligazioni,

stimolato dalla volatilità dei tassi di interesse e dalla crescita del debito del governo degli USA.

La crescita dell’indebitamento significò l’esistenza di una grande massa di obbligazioni in circolazione. Il

commercio delle obbligazioni è un settore di affari con rischi enormi, ma i profitti che derivano dalle

operazioni di successo sono elevati.

“P ‐P ”

I

L SISTEMA ERFORMANCE AY

Il sistema di retribuzioni dei dipendenti della Salomon utilizza un sistema di stipendio base al quale si

aggiunge un bonus annuale che è determinato sulla base di una valutazione dell’attività nella quale i calcoli

di profitto giocano un ruolo chiave. Ciononostante, i pagamenti sottoforma di bonus, sono stabiliti

e non semplici applicazioni di una formula prestabilita al valore della contribuzione

attraverso negoziazioni

al profitto.

Il sistema di retribuzione in base alla performance:

• Incoraggia i dipendenti a lavorare molto e a sopportare grossi rischi

• Rafforza lo spirito competitivo

• Non incoraggia la cooperazione tra i comparti dell’azienda

• I direttori operativi si concentrano eccessivamente sulle loro divisioni

• Esistono tentativi di ottenere profitti a danno di altre divisioni

L

A PROPRIETÀ DEL CAPITALE

Gli svantaggi del sistema dei bonus sono stati tolti con l’avvento di un nuovo schema che prevede che dal

bonus sia sottratta una percentuale fissa il cui gettito è destinato all’acquisto di quote della società; in

futuro di mercato

pratica il valore presente del bonus ottenuto da ogni dipendente è collegato al valore

dell’impresa dopo 5 anni. 12

Il piano inserisce un nuovo elemento di rischio nel reddito individuale; i soldi dei dipendenti risultano

bloccati in un investimento il cui valore può aumentare come ridursi. Il piano però fu accettato perché

quando esso fu introdotto i titoli della compagnia venivano venduti al loro valore contabile. L’impresa:

• contenere il rischio

cercò di

• fornì nuovi incentivi ai dipendenti attraverso l’attribuzione di quote di proprietà del capitale

La tecnica della Salomon assicura che i dipendenti manterrano nel loro portafoglio le quote; l’intento è

assicurare che siano interessati alla performance di lungo periodo dell’impresa. Il valore attuale dei profitti

dell’impresa è di almeno 150 milioni di dollari.

3 Le economie in transizione nell’Europa dell’Est

3.1 La storia recente

Nel 1990 il comunismo era stato ripudiato come un totale fallimento dalla maggior parte dell’Europa

dell’Est; l’Unione Sovietica stava battendosi per creare un’economia di mercato.

Il sistema era improduttivo:

• standard di vita appiattiti

• scarsità di alimenti, abitazioni e prodotti di consumo

• merci care

• produzione agricola ristagna

L’industria sovietica era sia tecnologicamente in ritardo che enormemente inefficiente.

3.2 La costruzione del socialismo

La visione di Stalin determinò le forme fondamentali dell’economia sovietica: il socialismo di stato e la

pianificazione centrale sotto la direzione del partito comunista. Il sistema rimpiazzava la proprietà privata

dei mezzi di produzione con la proprietà collettiva della terra, degli immobili, delle macchine e delle altre

imprese private cessarono di esistere.

forme di capitale. Le

I prezzi erano determinati dal governo e lasciati inalterati per lunghi periodi. Fu istituito un sistema di

pianificazione centralizzata molto dettagliata, il quale intendeva rimpiazzare i processi decisionali

decentralizzati, la comunicazione orizzontale e la coordinazione guidata dai prezzi caratteristici del sistema

di mercato. I pianificatori centrali decidevano quanto produrre di ciascun bene e quali strutture produttive

usare.

Le decisioni di investimento erano centralizzate, con l’allocazione del capitale decisa dallo stato. I compensi

vennero separati dalla domanda e dall’offerta, l’ammontare aggregato di GNP da devolvere ai beni di

consumo veniva determinato dai pianificatori.

L’ R

EFFETTO ATCHET

I pianificatori centrali non poterono mai essere bene informati sulla capacità produttiva di ogni

stabilimento come invece lo erano i direttori locali. I primi decidevano gli obiettivi per l’uso degli input e

degli output. Dal punto di vista dei direttori gli incentivi impliciti erano perversi: produrre più della quota

in un periodo significava doversi aspettare la ricompensa dell’assegnazione di una quota più

assegnata

elevata nei periodi futuri, poiché la stima delle potenzialità produttive veniva fatta scattare in avanti

13

(ratcheted) ad un livello più elevato. Gli incentivi spingevano a produrre la quot prefissata o addirittura

meno. Vi era tendenza a trattenere segretamente le risorse e a ridure sforzi e produzione. Questo condusse

a una bassa produttività dell’economia. La distorsione delle informazioni fornite dalle direzioni degli

segreto di risorse rendeva difficile reagire all’insorgere

stabilimenti sulla produttività e sull’accaparramento

di imprevisti.

3.3 Il crollo del comunismo

È avvenuto in modo rapido. In un anno (1989‐1990) apparvero dei governi non comunisti, crollò il muro di

Berlino, vennero rimosse le limitazioni agli spostamenti della popolazione, nacque la stampa indipendente,

vennero eletti partiti capitalisti, i partiti comunisti vennero sciolti o trasformati in socialisti, le due Germanie

tutti gli stati dell’Europa dell’Est ci furono cambiamenti verso l’economia di mercato.

vennero riunificate. In

L

A SFIDA DELL ADOZIONE DI UN SISTEMA DI MERCATO

Le economie che si muovono verso sistemi maggiormente orientati al mercato fronteggiano grandi

problemi:

• Definire i diritti di proprietà

• Creare un mercato dei capitali e stabilire i sistemi bancario, fnanziario e monetario

• Definire sistemi contabili

• Modificare leggi per permettere nuove forme di organizzazione economica

• manager capaci di competere su mercati mondiali

Trovare

• La popolazione dev’essere educata alle nuove regole

• Definire la misura nella quale le industrie vanno private del sussidi statali

• Decidere se e come le imprese non competitive possono fallire

I compiti elencati sono interdipendenti e necessitano di coordinazione.

4 Aspetti del successo/fallimento organizzativo

Lo studio dell’organizzazione riguarda la maniera nella quale le persone sono coordinate e motivate per

fare le cose che devono essere fatte.

• L’organizzazione e la strategia negli affari possono essere altrettanto importanti della tecnologia,

dei costi e della domanda, nel determinare il successo di un’impresa

• importanti quando ci si aspetta una più grande iniziativa dei dipendenti

Gli incentivi sono elementi

• Importante è la localizzazione dell’autorità decisionale nelle mani di coloro che posseggono le

informazioni rilevanti

• La pratica di delegare l’autorità non è utile se chi detiene le informazioni non condivide gli stessi

obiettivi dell’organizzazione

• La delega risulta più preziosa quando a coloro che vengono dotati di potere vengono dati anche gli

incentivi per raggiungere gli obiettivi dell’organizzazione

Gli incentivi e la delegazione di autorità sono aspetti complementari. La valutazione della

complementarietà costituisce una delle parti più impegnative e fruttuose dell’analisi organizzativa. 14

II. Organizzazione economica e

efficienza

1 Le organizzazioni economiche

Le organizzazioni economiche sono entità artificiali all’interno delle quali e attraverso le quali le persone

interagiscono al fine di raggiungere obiettivi economici individuali e collettivi. Il sistema economico consiste

di un insieme di persone e organizzazioni. L’organizzazione di livello più elevato è l’intero sistema

come un’organizzazione, dev’essere valutata sulla

economico. Un’economia, siccome può essere vista pure

base della sua performance.

1.1 Le organizzazioni formali

Ad un livello successivo si collocano le società di capitali, di persone, le imprese individuali, i sindacati dei

lavoratori, le agenzie governative, le università e le chiese. La loro caratteristica chiave è la titolarità

giuridica che permette loro di stipulare accordi contrattuali e di chiedere il rispetto di tali accordi di fronte

ad un tribunale, facendo tutto ciò a proprio nome, separatamente da quello degli individui che

appartengono all’organizzazione stessa.

L

E ORGANIZZAZIONE E L ATTIVITÀ CONTRATTUALE

La capacità contrattuale sta alla base di uno dei principali approcci all’analisi economica delle

organizzazioni. Secondo tale approccio un’organizzazione deve considerarsi una rete di contratti fra gli

individui membri (nexus of contracts). L’approccio contrattuale enfatizza la natura volontaria della

a partecipare solo ad

partecipazione ad un’organizzazione facendo si che gli individui avranno la tendenza

organizzazioni che servano i loro interessi. L’approccio facilita l’uso di idee quali quella dei limiti di

un’organizzazione, e del fatto che le diverse forme organizzative tendano a combinarsi tra di loro. I mercati

a

e le gerarchie sono due forme estreme di organizzazione contrattuale, con la contrattazione volontaria

caratterizzare i mercati e l’esistenza di precisi vincoli di autorità a caratterizzare le gerarchie.

L

A STRUTTURA DELLE ORGANIZZAZIONI

Una completa descrizione della struttura di un’organizzazione, nonostante gli aspetti legali siano

importanti, richiede pure molti altri elementi:

• Struttura delle risorse e dei flussi informativi

• Relazioni di autorità e di controllo e distribuzione del potere effettivo

• Allocazione delle responsabilità

• Modalità organizzative e dei processi decisionali

• Gestione del personale

• Obiettivi e tattiche adottate dall’organizzazione

• Mezzi usati per allineare gli obiettivi e i comportamenti dei membri

La varie parti della nostra analisi si concentreranno su ciascuno di questi elementi e su come, al fine di

ottenere una struttura coerente, le diverse componenti siano fra loro coordinate. 15

L ’ ’

A DISCREZIONALITÀ E L AUTONOMIA DI UN ORGANIZZAZIONE

Un modo utile di guardare ai limiti che definiscono un’organizzazione è in termini della più piccola unità che

risulti funzionalmente autonoma, ovvero libera da interventi esterni nei suoi affari e nelle sue decisioni, per

le quali essa gode di un’ampia discrezionalità. All’interno di un’impresa, i titolari del potere decisionale

hanno collettivamente il potere legale di ordinalre che le attività siano condotte in un certo modo; solo i

tribunali e le agenzie governative di regolamentazione potrebbero intervenire ma la discrezionalità è

limitata.

1.2 Il livello dell’analisi: transazioni e individui

L’unita fondamentale di analisi per la teoria dell’organizzazione economica è la transazione (trasferimento

di beni o servizi). Il modo nel quale è organizzata una transazione dipende dalle sue caratteristiche (ad

esempio se è frequente o meno).

I partecipanti ad una transazione sono individui, i loro interessi e il loro comportamento sono fondamentali

per capire le organizzazioni. Le persone costituiscono un’unità decisionale ed operativa indivisibile; i

bisogni, le volontà e gli obiettivi sono dotati di valenza etica; gestiscono le organizzazioni; mirano

all’efficienza che deve essere garantita anche a livello di sistema, nell’organizzare l’attività delle persone e

istituzioni.

nella progettazione, conduzione e guida delle

2 L’efficienza

L’obiettivo di qualsiasi organizzazione economica, compreso quello dell’intero sistema economico, è di

soddisfare i desideri e le necessità degli individui, pertanto, la performance del sistema economico va

giudicata rispetto alla sua capacità di soddisfare i desideri e le necessità di questi individui. Ai nostri fini,

in primis interessate all’ottenimento di merci e di servizi

comunque, assumeremo che le persone siano

economici e che pertanto il sistema economico andrà giudicato rispetto al soddisfacimento dei bisogni

economici della popolazione. Quest’approccio richiede che gli individui abbiano delle preferenze e che

siano in grado di misurare il proprio benessere tramite quelle che chiameremo funzioni di utilità, che

considerino una situazione migliore di un’altra se e solo se ad essa corrisponde un’utilità superiore, e che il

loro obiettivo economico sia la massimizzazione dell’utilità. Il problema della scarsità implica inoltre che si

debbano considerare dei trade‐off: accrescere l’utilità di una persona può significare doverne assegnare

ad un’altra. Come si deve allora misurare la performance?Nei casi conflittuali, come si può

una minore

valutare il soddisfacimento degli interessi dei singoli? Una soluzione parziale è quella di concentrarsi sul

concetto di scelta od opzione efficiente.

2.1 Il concetto di efficienza Paretiana

Una scelta o un’opzione efficiente è una scelta per la quale non sono disponibile alternative universalmente

preferite in termini degli obiettivi e delle preferenze degli individui coinvolti; cioè, una scelta è efficiente se

non ne esite un’altra tale che ogni persona nel gruppo rilevante la consideri almeno indifferente a quella

e almeno una persona la preferisca. Per converso, una scelta è inefficiente quando esiste

iniziale,

un’alternativa che sarebbe preferita da un individuo senza danneggiarne un altro.

È importante sottolineare che l’efficienza o l’inefficienza di una scelta sono sempre e solo definite

relativamente a uno specifico gruppo di individui, i cui interessi sono presi in considerazione, e ad un

precisato insieme di opzioni disponibili. 16

Ad esempio una scelta potrebbe non essere più efficiente se venisse considerato un più ampio gruppo di

persone. Perciò, nell’applicare il concetto di efficienza, è necessario essere sempre precisi circa gli interessi

che vengono considerati e le alternative che si ipotizzano praticabili.

2.2 Le allocazioni efficienti delle risorse

L’efficienza può essere definita e applicata a molti livelli; ad esempio al fine di comparare allocazioni delle

risorse tra loro alternative. Un’allocazione A è inefficiente se ne esiste una B che tutti apprezzano nella

Æ

stessa misura di A, ma un individuo la preferisce l’allocazione A è Pareto dominata dall’allocazione B ed è

quindi inefficiente (un’allocazione inefficiente implica uno spreco di risorse). Se non esiste nessuna

Æ

allocazione preferita ad A allora queste è efficiente Pareto ottimale.

Un’allocazione è efficiente se non ne esistono altre che possano rendere migliore la posizione di alcuni

senza peggiorare quella di altri.

A un insieme di risorse corrispondono molte allocazioni efficienti: il requisito di efficienza non è sufficiente

a isolare un’unica scelta; infatti l’assegnare a un solo individuo egoista ed insaziabile tutti i benefici

dell’attività economica realizzerebbe un’allocazione efficiente. Da un punto di vista etico, quindi, il fatto di

certo considerarsi come una raccomandazione della

prendere atto dell’efficienza di un’allocazione non può

sua adozione. L’efficienza si realizza difficilmente nella realtà. Spesso esistono allocazioni inefficienti che,

per un gruppo di persone, risultano migliori dell’allocazione desiderata, e tali persone possono far

realizzare l’allocazione da loro preferita anche se inefficiente.

2.3 L’efficienza delle organizzazioni

L’efficienza dei risultati o delle allocazioni non è, comunque, il concetto chiave per lo studio delle

organizzazioni: invece, noi siamo interessati all’efficienza delle stesse organizzazioni. Se ad esempio si

assume che oggetto dell’interesse degli individui siano gli esiti a cui danno luogo le attività delle

sulla base di tali risultati, vi sono diversi modi di formulare il

organizzazioni, e che queste vadano giudicate

Æ

giudizio confrontare risultato per risultato: X e Y sono due organizzazioni; Y da luogo a esiti altrettanto

buoni di quelli di X, talvolta Y produce risultati che almeno un individuo considera migliori rispetto a quelli

allora X è inefficiente.

di X,

Un simile confronto è molto restrittivo: per dichiarare inefficiente un’organizzazione occorrerebbe quindi

trovarne un’altra che faccia meglio in ogni possibile circostanza. La nozione di efficienza che ne risulta è

debole, poiché è facile passa il test costituito dalla non esistenza di un’alternativa migliore: perciò,

adottando tale criterio, vi potrebbero essere molte organizzazioni efficienti. In seguito raffineremo la

nozione di efficienza introdotta, specificando per esempio che un’organizzazione risulta inefficiente se ne

esiste un’altra che risulta mediamente migliore per ciascuna persona, nelle circostanze nelle quali essa si

trova a operare.

2.4 L’efficienza come principio positivo

Se le persone ricercano l’efficienza nelle loro attività e nelle modalità con le quali gestiscono i loro affari,

allora l’efficienza può divenire anche un concetto positivo, dotato di potere esplicativo e di predizione, oltre

che normativo (cioè come un criterio in base al quale giudicare le decisioni di gruppo). Secondo questa

premessa risulta chiaro che le decisioni inefficienti, per loro natura intrinseca (se le parti possono

effettivamente contrattare tra loro, e se possono realizzare e imporre qualsiasi accordo al quale

pervengano, allora esse dovrebbero essere in grado di ottenere i vantaggi possibili), sono sempre soggette

17

alla possibilità di essere riviste. Gli accordi efficienti sono meno vulnerabili, poiché qualunque proposta di

cambiamento trova sempre almeno un oppositore.

I

L PRINCIPIO DI EFFICIENZA

Se gli individui sono capaci di contrattare tra di loro efficacemente, e possono realizzare con certezza le loro

decisioni, allora gli esiti dell’attività economica tenderanno ad essere efficienti (almeno per le parti che

partecipano alla contrattazione).

Utilizzando l’efficienza come un concetto positivo a scopi di predizione, è importante essere precisi circa

l’insieme di individui considerati nella determinazione della struttura economica in esame (si supponga che

una certa decisione riguardi un vasto gruppo, ma che solo per un piccolo sottogruppo vi sia la possibilità di

una comunicazione efficace, e che solo tali individui possano raggiungere un accordo, realizzarlo ed

tal caso il concetto appropriato per predire quali alternative verranno adottate è

imporne l’esecuzione. In

l’efficienza rispetto al gruppo più ridotto: è improbabile che l’interesse delle persone che non prendono

parte alla decisione risulti pienamente riflesso nelle scelte effettuate)

Molta della nostra analisi delle organizzazioni si basa sul principio di efficienza. Cercheremo di spiegare le

strutture esistenti come scelte efficienti, e interpreteremo i cambiamenti di tali strutture come reazioni,

che aumentano l’efficienza, a mutamenti intervenuti nell’ambiente in cui tali strutture operano.

4 L’analisi dei costi di transazione

Se i mercati funzionano così bene, perché allora il sistema dei prezzi viene così spesso sostituito da

strutture organizzate in forma gerarchica che utilizzano esplicitamente la direzione e la

pianificazione?Perché esistono le imprese?Qual è la loro funzione economica?

Queste domande fondamentali sono state poste per la prima volta da Coase: secondo lui ci sono costi

nell’effettuazione delle transazioni, e questi costi di transazione differiscono in relazione alla natura della

transazione e al modo nella quale essa è organizzata; secondo il principio di efficienza, vi sarà quindi una

tendenza all’adozione delle modalità organizzative che riducono i costi di transazione: le transazioni si

effettuano sui mercati quando questa è la modalità più efficiente, ed esse sono condotte nelle imprese

quando questo minimizza i costi della loro effettuazione.

I costi di transazione sono i costi di funzionamento del sistema: ossia i costi del coordinamento e

dell’incentivazione. Entrambi gli aspetti del problema organizzativo influenzano dunque l’allocazione delle

attività fra le varie forme di organizzazione.

4.1 La tipologia dei costi di transazione

I COSTI DI COORDINAMENTO

I costi di transazione associati ai problemi di coordinamento sorgono dalla necessità di determinare i prezzi

e gli altri dettagli delle transazioni, e di rendere note ai potenziali compratori e venditori la loro esistenza e

localizzazione, mettendoli in contatto al fine di farli scambiare. Un esempio è lo scambio di titoli finanziari

come azioni e obbligazioni.

In altri mercati i costi di transazione associati alla coordinazione includono le risorse spese nelle ricerche di

mercato, nelle pubblicità, e nelle altre attività di marketing per rendere noto il prodotto e decidere quale

prezzo applicare. 18

I costi di transazione includono anche i benefici che non si concretizzano perché il contatto tra i compratori

e i venditori è imperfetto.

I costi di transazione del coordinamento a mezzo di gerarchie sono i costi della trasmissione alla direzione

costi includono i costi

delle informazioni e della comunicazione del piano ai responsabili dell’attuazione. Tali

legati ai ritardi che si accumulano mentre avvengono le comunicazioni e in centro elabora il piano, e i costi

legati alle scelte errate.

I COSTI D INCENTIVAZIONE

Sono di due tipi:

1. associato alle asimmetrie e incompletezze informative: cioè a situazioni nelle quali le parti di una

transazione potenziale o effettiva non possiedono tutte le informazioni rilevanti.

2. sorge dall’imperfetta capacità di tener fede agli impegni (imperfect commitment): l’impossibilità delle

parti di vincolarsi a tener fede alle minacce o alle promesse che esse desiderano formulare ma alle quali

potrebbero poi rinunciare (per esempio, si consideri un produttore che vorrebbe assicurarsi che un suo

fornitore facesse un ingente investimento per soddisfare le sue specifiche richieste. Il fornitore dovrebbe

– una volta che l’investimento risultasse

tener conto del fatto che – nonostante tutte le promesse contrarie

irrecuperabile, il produttore cercherebbe di ottenere da lui sia un prezzo più basso sia altre concessioni, e

che a tal punto a lui rimarrebbe ben poco da contrattare).

4.2 Le dimensioni della transazioni

Secondo l’approccio dei costi di transazione, la varietà dei modi di organizzare le transazioni che si riscontra

nel mondo reale riflette il fatto che queste differiscono per qualche loro caratteristica fondamentale:

1. specificità degli investimenti richiesti per condurre la transazione

2. frequenza con la quale si verificano transazioni simili e la durata o il periodo di tempo nel quale esse si

ripetono

3. complessità della transazione e l’incertezza sulla prestazione che sarà richiesta

4. difficoltà della misurazione della performance nella transazione

5. relazione (connectedness) della transazione con altre che riguardano le stesse persone

L

A SPECIFICITÀ DELLE RISORSE INVESTITE

Un carattere delle transazioni è la natura degli investimenti che le parti devono effettuare. È detto

investimento specifico poiché al di fuori del suo specifico utilizzo perderebbe molto del suo valore ( es.

Subappaltatore non investirà a meno che non abbia un ordine definitivo dal cliente). Le transazioni che

specifici investimenti richiedono anche un contratto contro la possibilità di una conclusione

richiedono

prematura.

L

A DURATE E LA FREQUENZA

Alcune transazioni sono una tantum (es. Acquisto casa) e ci si aspetta che le parti usino una forma standard

di contratto, altre si ripetono frequentemente e ci si aspetta l’utilizzo di un meccanismo adatto alla

specificità della relazione. Questo tipo di transazioni frequenti, portano a progettare modalità con un basso

costo di transazione. 19

La frequenza e la durata hanno anche un altro effetto: le parti coinvolte in una lunga relazione hanno molte

opportunità di accordarsi o rifiutarsi i favori; possono sviluppare accordi informali risparmiando così i costi

di transazione.

L’

INCERTEZZA E LA COMPLESSITÀ

Il contratto per la costruzione di una centrale elettrica pubblica è complicato: l’incertezza e la complessità

circa le condizioni che prevarranno mentre il contratto sarà in esecuzione, rendono inefficiente

determinare in anticipo cosa andrebbe fatto in ogni contingenza, cosicché il contratto risulta meno preciso

che in casi più semplici.

Quando l’incertezza e la complessità rendono difficile la previsione di prestazioni future, i contratti

divengono più complessi e specificano diritti, obblighi e procedure, piuttosto che gli standard effettivi delle

prestazioni richieste.

L

E DIFFICOLTÀ DI MISURAZIONE DELLA PERFORMANCE

Quando le prestazioni dovute sono prevedibili, potrebbero essere difficili o costose da valutare le varie

soluzioni. A meno che la performance sia misurata accuratamente, risulta difficile fornire incentivi efficaci

alle persone (io pago un avvocato, ma come faccio a misurare la qualità del suo lavoro in rapporto a quella

un altro?Anche tralasciando la mia incompetenza, cioè se mi trovassi da avvocato fra avvocati, non

di

sarebbe un compito facile). Generalmente, in questi casi, quando la misura della performance è difficile, le

persone si organizzano per semplificarla o ridurne l’importanza (ad esempio un compagnia di taxi, non

tassisti eventuali danni alle vetture in un sistema che non

potendo imputare direttamente all’operato dei

assegna una macchina a persona, potrebbe decidere di assegnare un taxi ad un solo autista).

L

A RELAZIONE CON LE ALTRE TRANSAZIONI

Le transazioni differiscono nel modo in cui sono collegate tra loro: alcune sono indipendenti dalle altre (es.

decisione di un ufficio per l’acquisto di nuovi computer), oppure possono essere interdipendenti:

Ad esempio ,quando le ferrovie USA non coordinarono le loro scelte sui binari dei treni (dimensioni e

distanza) il risultato fu che, poiché le vetture adatte ad un tipo di binari non potevano essere usate su binari

di tipo diverso, durante il viaggio, le merci che dovevano essere trasportate per lunghe distanza dovevano

essere caricate e scaricate diverse volte su differenti vetture; in questo caso la scelta di un tipo

di binario sarebbe dunque risultata molto più efficiente.

standardizzato

In generale il costo relativo dei differenti tipi di inefficienza nelle le diverse “componenti” può assumere

qualunque forma/entità finale e risultare pure irrilevante ma, quando gli errori potenzialmente più costosi

dipendono dalle relazioni fra le diverse transazioni – piuttosto che quelli relativi a un uso efficace delle

risorse – , si dice che le transazioni evidenziano un collegamento nella progettazione (design

connectedness).

Un modo nel quale le imprese tengono conto della stretta connessione è rafforzando i meccanismi di

coordinazione centrale. Un secondo modo è ridurre il numero degli individui coinvolti.

4.3 I limiti dell’approccio dei costi di transazione

L’approccio dei costi di transazione non può essere applicato a tutti i problemi di organizzazione in quanto

la sua ipotesi, che l’attività economica e le organizzazioni siano strutturate in modo da minimizzare i costi di

transazione, pone dei problemi: 20

• Il primo problema è che non è vero che i costi totali di un’attività economica sono la somma dei

costi di produzione e di transazione; questi dipendono dall’organizzazione e dalla tecnologia, il che

rende la loro distinzione concettuale problematica.

• Il secondo problema non riguarda il concetto di costi di transazione, ma l’idea che le istituzioni

efficienti li minimizzino.

Inoltre, dato che esistono molte soluzioni efficienti per ogni problema di allocazione delle risorse,

l’efficienza da sola non può essere sufficiente per fornire predizioni precise e spiegazioni esaurienti.

problemi dell’economia

Ora sappiamo che l’approccio dei costi di transazione non può spiegare tutti i

dell’organizzazione. In seguito cercheremo di usare la “condizione di assenza di effetti di ricchezza” per

spiegare quanto l’approccio dei costi di transazione non può spiegare. Nel prossimo capitoletto vedremo

che, quando la condizione di assenza di effetti di ricchezza è soddisfatta, solamente una modalità di

comportamento è coerente con l’efficienza, e tale modalità è quella che massimizza il valore totale creato

nella transazione.

5 Effetti ricchezza, Massimizzazione del valore e

teorema di Coase

In molte decisioni economiche, la scelta compiuta dipende dalla ricchezza del decisore. Le differenze nelle

scelte dovute agli incrementi nella ricchezza sono note come effetti ricchezza.

5.1 Il principio di massimizzazione del valore

Non sempre gli effetti ricchezza sono significativi. Di fatto, l’analisi formale delle organizzazioni viene

grandemente semplificata qualora gli effetti ricchezza possano essere completamente ignorati. Inoltre,

proprio in tal caso è possibile definire precisamente un concetto chiave dell’attività direzionale, ovvero la

“creazione di valore”.

L’

ASSENZA DI EFFETTI RICCHEZZA

Non vi sono effetti di ricchezza per un determinato agente se risultano soddisfatte 3 condizioni:

1. data qualsiasi coppia di alternative Y1 e Y2, esiste una somma sufficiente a compensare l’agente

per l’adozione di Y1 al posto di Y2.

2. se l’agente fosse stato più ricco, questo non avrebbe modificato l’importo necessario per

compensare lo spostamento da Y1 a Y2.

3. l’agente deve possedere abbastanza denaro da compensare qualunque riduzione di ricchezza

necessaria per pagare lo spostamento dall’azione meno preferita a quella più preferita.

Nessuna di queste condizioni può intendersi sempre verificata.

La prima condizione risulta soddisfatta nella gran parte delle più comuni scelte d’affari.

Per spiegare la seconda condizione si può supporre che un’impresa diventi più ricca, se non esistono effetti

di ricchezza, i prezzi applicati alle merci che vende non variano. Se un lavoratore vince alla lotteria e non ci

sono effetti di ricchezza allora non dovrebbe cambiare casa, o abbandonare il lavoro, ecc. L’assunzione di

assenza di effetti di ricchezza non è sempre appropriata.

La terza condizione si riferisce alla ricchezza iniziale dell’agente, e ai cambiamenti non finanziari nella sua

situazione. 21

L’ipotesi di assenza di effetti di ricchezza è restrittiva qualora gli agenti siano degli individui e le decisioni

riguardino grandi trasferimenti monetari, o significativi cambiamenti nelle loro condizioni personali.

Quando invece le dimensioni dei trasferimenti sono ridotte rispetto alle risorse finanziarie degli agenti,

allora l’assumere che non ci siano effetti ricchezza

costituirebbe una buona approssimazione alla realtà.

Principio della massimizzazione del

valore: il principio dice che quando le preferenze L’

INDICE DEL VALORE EQUIVALENTE

degli individui non presentano effetti ricchezza, cioè

quando si considera ogni esito possibile La funzione di utilità di un agente che non presenta

completamente equivalente al ricevimento, o alcun effetto di ricchezza può essere rappresentata

all’effettuazione, di un pagamento monetario, e non come segue.

esistono restrizioni sull’ammontare degli eventuali

trasferimenti effettuabili, allora le allocazioni efficienti X = ricchezza monetaria dell’agente decisore

lo

sono quelle che massimizzano il valore totale e

distribuiscono completamente tra le parti partecipanti Y = elenco delle influenze che influiscono sulle

preferenze

Un esempio importante è quello di incertezza sul reddito, dove x è il denaro equivalente in termini di

certezza e y riflette la componente rischiosa del reddito. La funzione di utilità sarà u(x;y) dove x e y possono

interagire. Se non vi sono effetti di ricchezza, allora esiste un equivalente monetario v(y) che corrisponde a

v(y). Aggiungendo il valore monetario equivalente v(y)

y, e la funzione può essere scritta così u(x;y) = x +

alla ricchezza del decisore si ottiene un indice di benessere individuale chiamato indice di valore.

Quando questo indice è valido, il valore totale delle parti coinvolte risulta una misura appropriata dei

cambiamenti di benessere per il gruppo decisionale.

L

A LOGICA DELLA MASSIMIZZAZIONE DEL VALORE

Per stabilire il principio di massimizzazione del valore in un esempio specifico, si consideri una decisione

d’investimento riguardante due persone aventi funzioni d’utilità che soddisfano la condizione di assenza di

effetti ricchezza, ossia: ,

• i = 1, 2 sono i contributi delle persone uno e due

• y rappresenta gli input che devono essere forniti dalle parti.

• è il costo che l’investitore i sostiene nella fornitura degli input concordati (non

comprende sia la possibilità che il costo sostenuto dipenda

scriviamo perché dipende solo da v .

dalla contribuzione di entrambe le parti, sia il caso nel quale v

i i

P(y)

Il reddito verrà diviso tra i partecipanti:

• X X

spetterà al primo individuo e spetterà al secondo individuo

1 2

• P(y) = X1 + X2 l’utilità

, ma dato che P(y) = X

L’utilità totale delle due parti è quindi + X

1 2,

totale può essere riscritta come : 22

La figura sottostante illustra la situazione: • Ogni punto che, come A, giace su una linea di

ricchezza totale inferiore risulta Pareto dominato da

qualche punto che, come B, giace sulla linea di

massima ricchezza totale.

Figura 2.1 I punti, come B, sulla linea di massima ricchezza

totale non sono dominati da nessun punto.

• Ogni linea è retta ed ha un’inclinazione di 45°

perché il valore totale risulta indipendente

dalla sua distribuzione tra le parti (quindi i lati dei

cateti del triangolo devono essere uguali).

• Con un maggior valore totale è sempre possibile

distribuirlo in un modo tale da migliorare la

condizione di ciascuno.

Teorema di Coase fondamento

( Conseguentemente, un’allocazione è efficiente se e

dell’approccio dei costi di transazione alla solo se y massimizza il valore totale P(y). L’intuizione

teoria dell’impresa)

: se le parti contrattano del risultato è semplice: con un maggior valore totale

efficientemente, cioè se esse raggiungono un accordo è sempre possibile distribuirlo in modo tale da

rispetto al quale non esiste l’opportunità di un migliorare la condizione di ciascuno.

ulteriore mutuo guadagno, e se si applica il principio di

massimizzazione del valore, indipendentemente dai L’

APPLICAZIONE DELLA MASSIMIZZAZIONE DEL VALORE

flussi monetari tra le parti al momento della

conclusione dell’accordo, y sarà scelto in modo da Quando le preferenze prendono la forma descritta

il valore totale dell’accordo.

massimizzare prima, ogni decisione (x,y) è efficiente se e solo se y è

Con sue parole: scelta in modo da massimizzare il valore totale delle

parti. L’efficienza della scelta (x,y) non dipende dalla

Se le parti contrattano efficientemente, e se le loro

preferenze non presentano effetti ricchezza, allora scelta di x, che determina solo la distribuzione finale

l’attività creatrice di surplus (y) sulla quale si del valore.

accordano non dipende né dal potere contrattuale

delle parti, né dalla distribuzione delle dotazioni Quando il principio della massimizzazione del valore

iniziali: è la sola efficienza che determina la scelta di risulta applicabile, gli aspetti distributivi sono

fattore influenza solo la

tale attività. Ogni altro completamente separabili da quelli relativi alla

produzione del valore.

Alla variabile y possono essere date molte interpretazioni alternative (ad esempio si può applicare alle

assegnazioni di tempo di lavoro straordinario, in tal caso y è l’identità della persona assegnata al lavoro

straordinario, ai diritti sulle acque, y identifica il titolare dei diritti, alla marca di computer da utilizzare, y

indica il produttore etc.)

Il teorema di Coase e il principio di efficienza garantiscono che tutte le attività reali sono determinate in

modo da massimizzare il valore totale per le parti, tenuto conto dei costi di transazione e di tutti gli altri

costi.

5.2 L’approccio dei costi di transazione e le visioni alternative

Secondo i teorici marxiani le strutture organizzative sono un riflesso delle relazioni di potere sottostanti e

degli interessi di classe. Invece, secondo la prospettiva dei costi di transazione, la scelta dell’organizzazione

dell’impresa (y) non dipende dalla distribuzione a priori del potere tra i possessori di capitale e i lavoratori

23

ma, al contrario, suggerisce che gli accordi commerciali vadano interpretati come tentativi di accrescere la

ricchezza totale disponibile per i contraenti.

Ciononostante, il teorema di Coase, e le sue varie implicazioni, dipendono da ipotesi restrittive sulle

valide

preferenze e dalla capacità delle parti di effettuare i trasferimenti necessari: le implicazioni non sono

quando alcune delle parti hanno a loro disposizione un capitale limitato col quale effettuare i pagamenti.

Riepilogo del capitolo 2

1. Le organizzazioni esistono a molti livelli, da quello dell’intera economia, alle imprese ed alle unità all’interno di esse.

2. L’impresa risulta distinta dalle altre unità più piccole per il suo status di ente capace di contrarre accordi vincolanti con

gli individui.

3. Tale potere rende non necessario per gli individui, al fine di organizzare le loro transazioni, il ricorso a complessi

contratti multilaterali, e conseguentemente rende più semplice la negoziazione di accordi efficienti

4. Il compito dell’organizzazione economica è quello di coordinare le azioni dei vari attori individuali, così che essi

agire secondo tale piano

formulino un piano coerente, e quello di incentivarli ad

5. Valutiamo le organizzazioni sulla base di quanto bene esse soddisfino i bisogni ed i desideri degli individui, sulla base,

cioè, della loro efficienza.

6. L’utilizzo del concetto di efficienza come principio positivi richiede di prestare molta attenzione ai soggetti i cui

interessi vengono tutelati, e al genere di modalità alternative disponibili

7. Da questo punto di vista l’efficienza viene utilizzata solo per fare previsioni, e non per valutare la desiderabilità sociale

degli accordi raggiunti.

8. I modi nei quali le transazioni sono meglio organizzate e condotte dipendono dalle loro caratteristiche (abbiamo visto 5

di esse) e nella sua forma più semplice, la teoria dei costi di transazione suppone che le organizzazioni servano a

minimizzare i costi totali di transazione.

9. I problemi di quest’approccio risultano dal fatto che i costi di transazione non sono logicamente distinguibili dalle altre

per sé non implica necessariamente la minimizzazione dei costi totali.

forme di costo, e dal fatto che l’efficienza di

10. Quando tuttavia le preferenze degli individui non presentano effetti ricchezza, allora le allocazioni efficienti sono

quelle che massimizzano il valore totale. Tale proposizione è nota come principio di massimizzazione del valore.

III. Coordinamento e incentivi: il ruolo

dei prezzi

Man mano che la civiltà progrediva, ci si rese conto che sarebbe stato possibile produrre una maggiore

quantità di tutti i beni se si fosse adottato un criterio di specializzazione del lavoro e se l’attività produttiva

fosse stata condotta su scala più ampia rispetto alle necessità dei singoli

la specializzazione del lavoro, anche la pianificazione e il coordinamento delle varie

Una volta affermatasi

attività diventarono una necessità imprescindibile affinché le risorse scarse potessero essere utilizzate in

modo più efficace.

Tutti i sistemi economici si trovano a dover affrontare il problema fondamentale della scelta di ciò che deve

essere prodotto, di chi debba gestire il processo produttivo, di chi debba poi beneficiare dei risultati

ottenuti ed infine di quali metodi e risorse debbano essere utilizzate.

Dedicheremo questo capitolo ai mercati in cui le decisioni vengono prese senza un controllo centralizzato e

gli agenti, forse tutti con una consapevolezza sociale eccessivamente limitata, raggiungono un

coordinamento effettivo che spesso sfugge a sistemi più rigidamente organizzati. 24

1 Prezzi e coordinamento

Il modello neoclassico di mercato, ovvero il principale utilizzato per studiare come i mercati possano

raggiungere un grado di coordinamento elevato senza ricorrere alla pianificazione centralizzata, si basa sul

fatto che l’economia è composta da consumatori che, nello stesso tempo, offrono risorse produttive;

mentre l’organizzazione acquista da loro le risorse fornendogli i prodotti desiderati.

Siccome i bisogni dei consumatori possono essere soddisfatti in molti modi e le risorse presenti in un

sistema economico possono essere adibite a più usi differenti, la complessità del problema di allocazione

delle risorse è evidente: nessun individuo, singolarmente preso, ha la possibilità di determinare

un’allocazione efficiente; anche se si fosse aiutati da potenti computer, vi sarebbe ancora bisogno di

raccogliere tutta l’informazione rilevante sulle possibilità produttive, la disponibilità di risorse e i gusti

individuali per poter effettuare il calcolo dell’allocazione efficiente.

Il problema dell’organizzazione economica è di fornire a tutti gli individui operanti nel sistema economico

l’informazione necessaria a prendere decisioni coerenti e di dare loro la giusta motivazione perché

realizzino la loro parte nell’ambito di questo progetto.

Il modello neoclassico può essere utilizzato per mostrare che un sistema di prezzi, determinati in modo

opportuno, è in grado di fornire la soluzione del problema. Infatti i prezzi rappresentano il veicolo tramite il

quale gli individui ottengono le informazioni per utilizzare in modo efficiente le risorse disponibili.

Per risolvere il problema dell’organizzazione ottima del sistema ci serviamo di un esempio, nell’ambito del

quale ipotizziamo un unico obiettivo perseguito, e un’unica risorsa produttiva presente in quantità limitata.

1.1 Un obiettivo e un’unica risorsa scarsa

Esempio: si supponga di dirigere il dipartimento incaricato di controllare la sicurezza sulle autostrade e di

avere il compito di salvaguardare la vita delle persone riducendo gli incidenti. La scarsità di risorse

produttive è espressa dall’esistenza di un numero totale non superabile di ore di lavoro.

Tabella 3.1 Progetti per ridurre incidenti mortali (stime in base ai risultati dell’anno precedente)

Progetto nr. Ore di lavoro Vite salvate Vite salvate per Progetto accettato

ogni 1000 ore di

lavoro

5 800 4 5,00 No

4 900 3 3,33 Si

1 800 2 2,50 Si

6 500 1 2,00 No

2 1300 2 1,54 Si

3 700 1 1,43 No

In totale sono state utilizzate 3000 ore di lavoro.

L’anno passato, i progetti non sono stati selezionati seguendo la massimizzazione del numero di vite

salvate; ciò significa che le ore di lavoro non sono state utilizzate in modo efficiente.

Due problemi rendono difficile il processo di selezione: 25

• Non è possibile un confronto diretto (non tutti i progetti si rendono disponibili nello stesso momento

per essere valutati)

• La valutazione e la scelta di tali progetti viene affidata a personale dipendente da parecchi uffici

decentralizzati. un metodo per coordinare

Per essere sicuri che vengano fatte le scelte migliori abbiamo quindi bisogno di

le decisioni provenienti dai vari uffici in diversi periodi dell’anno. Cosa possiamo fare per aiutare i membri

del nostro staff a prendere decisioni consapevoli?

L

A DETERMINAZIONE DEL PREZZO OTTIMO

Al fine di massimizzare il numero di vite salvate si dovrebbero realizzare progetti che consentono il

massimo risultato per unità di input e quindi passare dai progetti migliori a quelli che danno luogo a risultati

inferiori fino a che le ore di lavoro non siano esaurite.

Si dovrebbe dare a ogni ufficio la direttiva di realizzare solo i progetti per cui l’indice di efficienza è almeno

pari a 2. Se gli uffici avessero seguito queste istruzioni, sarebbe stata raggiunta l’allocazione ottima.

vengono

In generale: esiste sempre un certo numero P tale che se tutti i progetti il cui indice è almeno P

accettati e tutti quelli con indice inferiore vengono scartati, l’insieme così selezionato massimizza il numero

stimato di vite che possono essere salvate date le risorse disponibili. In questo caso il numero P è definito

un prezzo

Il prezzo P che viene comunicato ai membri dello staff, rappresenta tutta l’informazione di cui ognuno

necessita per prendere decisioni ottimali. Nella realtà non si può conoscere in anticipo il valore di P; la

soluzione è di stimare P sulla base dell’esperienza dell’anno precedente.

È importante sottolineare che qualunque meccanismo di scelta porta talvolta a commettere degli sprechi,

se le decisioni devono essere prese prima che tutte le alternative siano note. Il grande vantaggio del

sistema dei prezzi, però, è quello di eliminare le altre cause di spreco che potrebbero essere presenti

particolare esso consente di eliminare l’incoerenza delle

nonostante tutti i progetti siano noti in anticipo. In

decisioni di un singolo agente nel tempo e la mancanza di coordinamento fra i vari membri dello staff.

1.2 Un’interpretazione basata sull’equilibrio di mercato

Le modalità di derivazione del prezzo ottimo possono essere viste come il risultato dell’operare delle forze

di mercato.

Supponiamo che coloro a cui è affidato il compito di

valutare i progetti debbano acquistare le ore di

Figura 3.1 lavoro su un mercato, con l’obiettivo di massimizzare

costo delle ore di

il numero di vite salvate meno il

lavoro utilizzate.

La quantità domandata è posta in ascissa, l’offerta di

ore di lavoro viene ipotizzata fissa e rappresentata

dalla linea verticale tracciata in corrispondenza di

3000 ore. Fissando un prezzo sull’asse delle ordinate,

si legge la quantità corrispondente della domanda. 26

Con i prezzi superiori a 5, nessun progetto sarebbe redditizio.

Æ

Prezzo > 5 la domanda di ore di lavoro è nulla.

Man mano che il prezzo cala, la domanda di lavoro per realizzare i progetti cresce.

Dalla figura si evince che 2 (vite per 1000 ore di lavoro) è il prezzo che equilibra il mercato.

1.3 Estensioni e problemi

Nell’esempio appena citato i prezzi coordinano le decisioni. Tale esempio si basa su alcune ipotesi:

1. vi è una sola risorsa scarsa (ore di lavoro) che vincola la possibilità di incrementare la sicurezza sulle

autostrade

2. l’offerta totale di lavoro eguaglia l’ammontare richiesto per completare i progetti più efficienti

3. tutti gli individui impegnati nel processo di selezione condividono lo stesso obiettivo

La prima ipotesi viene scartata quando si considera un budget limitato per l’acquisto di materie prime oltre

al vincolo sul numero di ore lavorative; in questo caso esistono due prezzi: quello per i materiali e l’altro per

di lavoro.

le ore

Anche la seconda ipotesi può essere rimossa: se ad esempio la realizzazione del progetto 6 (vedi tabella)

richiede 1000 invece di 500 ore di lavoro e consenta si risparmiare due vite invece di una sola, tale modifica

mantiene inalterata l’efficienza (che è sempre 2) ma non vi è sufficiente lavoro per realizzare il progetto.

2 Teorema fondamentale dell’economia del benessere

Intendiamo ora portare avanti l’analisi delle modalità di funzionamento dei mercati nell’ambito di un

sistema economico in cui operano numerosi consumatori e produttori – ciascuno con propri obiettivi

individuali, diversi da quelli di tutti gli altri – e in cui sono presenti molte categorie di beni e servizi. Ciò che

preme sottolineare è che talvolta un sistema di prezzi può risolvere il problema del coordinamento anche

ci

in un simile contesto. In breve, possiamo concludere che::

1. ogni unità produttiva conosce i prezzi e la propria tecnologia e massimizza i profitti ai prezzi

prevalenti sul mercato

2. ogni consumatore conosce i prezzi e le proprie preferenze individuali e massimizza una funzione di

utilità dati i prezzi e il proprio reddito

3. i prezzi sono tali per cui l’offerta eguaglia la domanda per ciascun bene e ciò implica che

l’allocazione dei beni che ne risulta sia efficiente

In questa conclusione vi sono due aspetti:

• i produttori e i consumatori possono effettuare scelte compatibili ed efficienti conoscendo

l’informazione disponibile a livello locale e l’intero sistema dei prezzi

• tutti i consumatori e le imprese perseguono esclusivamente il proprio interesse

L’esatto enunciato di questo risultato è noto come teorema fondamentale dell’economia del benessere.

27

2.1 Modello neoclassico con proprietà privata dei fattori produttivi

I

L CONSUMATORE PB è ottenuto sommando gli ammontari spesi nei

Vettore : ogni vettore specifica l’ammontare di ogni singoli beni, calcolati moltiplicando le quantità

bene o servizio presente nell’economia, ovvero acquistate di ogni bene per i relativi prezzi, ossia:

qualsiasi cosa che un consumatore o un’impresa possa

mai desiderare di acquistare o vendere.

Vettore E: dotazione iniziale di risorse a

disposizione del consumatore (lavoro compreso). I Allo stesso modo PS è dato da:

vettori possono essere sommati tra loro. E + E’ =

+E +E ‘+E ’+…+E +E ’).

(E

1 2 1 2 G G

G: L’ammontare di beni o servizi che il consumatore

possiede effettivamente (lavoro compreso), ovvero le Inoltre, se FD denota il reddito totale percepito sotto

,

componenti tipiche di un vettore di dotazione E = (E

1 forma di dividendi e se vi sono in tutto J imprese,

, …,E ). Per la maggior parte dei consumatori, molte

E

2 G allora:

delle componenti del vettore sono nulle: difficilmente

essi infatti possiederanno rulli per stampare i giornali

o simili.

S: vettore le cui componenti rappresentano le

quantità vendute di ciascun bene del consumatore, Un individuo può permettersi un certo piano di

lavoro compreso (certamente avremo che S1 ≤ E1, ciò

significa che il consumatore non può vendere una consumo se e solo se il reddito dato dalla vendita di

quantità di un bene superiore a quella posseduta) lavoro e degli altri beni e dai dividendi percepiti è

almeno sufficiente a coprire la spesa pianificata,

B: vettore che indica la quantità acquistata o ovvero se:

potenzialmente acquistabile dal consumatore. La

componente relativa al lavoro è sempre nulla.

P: vettore di prezzi, con una componente per qualsiasi L’utilità o soddisfazione che un consumatore ricava da

tipo di bene e di lavoro oggetto di scambio. un determinato piano dipende esclusivamente dal

F: vettore C di beni consumati, quindi la funzione di

è la quota della j‐esima impresa posseduta dal

consumatore. utilità avrà la forma U(C).

D: dividendo pagato dalle imprese per ogni azione. È importante sottolineare che qui non stiamo più assumendo

l’assenza di effetti ricchezza e che il modello assume che il

PB: consumatore scelga il piano che gli consente il più altro livello di

è la spesa totale sostenuta dal consumatore per utilità fra tutti i piani che egli può permettersi, dati i prezzi.

acquistare la quantità dei vari beni indicata dal vettore

B. La tabella seguente mostra i dati di cui faremo uso per

PS: descrivere l’attività dei consumatori nel sistema

è il reddito totale che il consumatore ricava economico:

vendendo la quantità dei beni che egli possiede e che

è contenuta nel vettore S.

FD: è il reddito totale percepito sotto forma di

dividendi.

Piani di consumo individuali: Un piano di

consumo per un singolo agente è una coppia di vettori

B e S che indicano ciò che intende vendere/acquistare 28

Formalmente il consumo C = E + B – S. L’assunzione della nonsazietà locale implica che il

Assunzione della non sazietà locale

: dato un consumatore, massimizzando l’utilità, spenderà

certo paniere o vettore di consumo, esiste sempre un sempre tutto il proprio reddito, ovvero:

qualche bene o servizio di cui il consumatore

desidererebbe una quantità aggiuntiva, sia pure

piccola.

L’

IMPRESA Indichiamo un piano di produzione possibile con

Piano di produzione

: Le decisioni e le attività di l’espressione:

un’impresa sono riassunte nel piano di produzione,

che consiste di un vettore di output prodotti O e di un ,

vettore I di input utilizzati. Ciò che rappresenta un input per un’impresa spesso

O: vettore di output prodotti da un’impresa corrisponde ad un bene venduto dai consumatori e gli

I: output spesso sono acquisti per questi ultimi.

vettore di input utilizzati da un’impresa

T: Il modello neoclassico assume che le imprese siano

l’insieme dei piani tecnicamente possibili per

l’impresa mosse dalla ricerca del profitto e che cerchino di

massimizzare il profitto, ossia:

PO: il reddito totale degli input venduti dall’impresa. (PO – PI)

PI: il costo degli input utilizzati dall’impresa

S ISTEMI ECONOMICI E ALLOCAZIONI

Supponiamo ora che vi siano molti consumatori e molte imprese nella nostra economia ideale. Nella

n è il

notazione da noi utilizzata, ogni consumatore è identificato da un numero n (così, per esempio, E

vettore delle dotazioni iniziali dell’n‐esimo consumatore) e ogni impresa da un numero j (così per esempio il

j j

piano di produzione dell’impresa j‐esima è identificato dai vettori O e I )

Un’economia in cui vi è la proprietà privata dei fattori presenta le seguenti caratteristiche:

1. vi è un insieme di consumatori, con la propria funzione di utilità e con la propria dotazione iniziale

2. vi è un insieme di imprese, ciascuna con il proprio set di piani di produzione possibili e di cui ciascun

consumatore possiede una quota

Un’allocazione per questa economia è data da tanti piani di consumo e di produzione tra loro compatibili

quanti sono rispettivamente i consumatori e le imprese. Un insieme di piani compatibili deve soddisfare le

seguenti proprietà:

1. ogni impresa è in grado di ricavare gli output prescritti dagli input prescritti

2. ogni consumatore ha a disposizione i beni che desidera offrire

3. l’ammontare di ciascun bene utilizzato per il consumo non eccede la quantità totale presente nel

sistema economico.

Un’allocazione è efficiente (o ottima nel senso di Pareto) se non esiste un’altra allocazione che la domini,

ovvero un’allocazione tale per cui i consumatori ottengono un’utilità almeno pari a quella dell’allocazione

iniziale e alcuni di essi raggiungono un’utilità superiore.

Il modello che st 29

Amo considerando non include, nell’ambito della sua struttura formale, una qualche descrizione del modo

in cui i prezzi vengono fissati; piuttosto, si postula semplicemente che vi sia un prezzo per ogni bene e

effettuare transazioni.

servizio, che esso sia noto a tutti e che tutti credano che sia il prezzo a cui possono

Supponiamo quindi di trovarci in equilibrio

Equilibrio competitivo

: punto nel quale i prezzi competitivo. In questo modello, l’equilibrio

sono fissati in modo tale da eguagliare esattamente competitivo è composto da vettori che devono

offerta e domanda e nel quale essi non subiscono soddisfare tre condizioni:

alcuna pressione per il cambiamento

1. il piano di consumo di ciascun individuo deve massimizzare la sua utilità

ovvero deve consentire al consumatore un livello di soddisfazione almeno pari a quello fornito da qualsiasi altro piano

realizzabile dati i prezzi dei beni)

2. ogni impresa deve massimizzare il profitto

ovvero il piano di produzione deve generare profitti che siano almeno pari a quelli consentiti da ogni altro piano

tecnicamente possibile

3. ai prezzi dati, la quantità domandata di ogni merce posta sul mercato deve essere uguale all’offerta

L’equilibrio competitivo, ovvero l’espressione “l’offerta eguaglia la domanda”, può dunque essere scritta

come:

Ogni acquirente può essere classificato sia come consumatore, che massimizza l’utilità che deriva dal

consumo, sia come produttore, che massimizza il

profitto.

Teorema fondamentale dell’economia del ¾ Teorema fondamentale dell’economia del

benessere : Se P, B, S, I, O sono i vettori dei prezzi , benessere

dei piani di consumo e di produzione che Se P, B, S, I, O sono i vettori dei prezzi, dei piani di

caratterizzano un equilibrio competitivo, allora

l’allocazione delle risorse che ne risulta è efficiente consumo e di produzione che caratterizzano un

equilibrio competitivo, allora l’allocazione delle

risorse che ne risulta è efficiente.

Diciamo che le allocazioni, e non i prezzi, sono efficienti. Questi ultimi infatti sono la chiave di un sistema

che guida i piani degli individui. L’efficienza delle allocazioni viene giudicata solo in base alle preferenze dei

consumatori, i profitti hanno un’importanza secondaria. Ciò è in accordo con la visione secondo cui le

organizzazioni sono enti che non hanno valore di per se stessi ma lo acquistano in quanto soddisfano

necessità umane. Nel modello neoclassico i prezzi non solo distribuiscono l’informazione agli individui, ma li

spingono ad agire.

Dati i prezzi di equilibrio competitivo, i piani di consumo e produzione spingono ogni consumatore ad

acquistare solo ciò che egli desidera e ogni impresa a produrre ciò che è più redditizio. Nonostante le

differenze fra gli obiettivi dei vari agenti, i comportamenti sono coerenti fra loro in misura sufficiente a

vi sia spreco di risorse. Questo è il vero significato del teorema fondamentale

garantire che non

dell’economia del benessere.

Infine, dati i prezzi, non vi è conflitto fra i proprietari di un’impresa sul modo in cui essa deve essere

condotta. Infatti, le attività dell’impresa influenzano le scelte dei proprietari solo nella misura in cui

30

costituiscono una fonte di reddito. In questo senso, essi preferiranno avere un reddito maggiore e quindi

saranno sempre d’accordo con le scelte che mirano alla massimizzazione del profitto.

2.2 Valenza interpretativa del modello neoclassico

Potrebbe sembrare che il modello non consideri il tempo, ma ciò non è vero: gli individui infatti possono

scegliere di risparmiare e di rimandare nel tempo le scelte di consumo invece di utilizzare subito ciò che

beni

possiedono (i beni presi in considerazione diverrebbero quindi arance‐oggi e arance‐domani; ossia due

diversi).

Il modello funziona anche in presenza di incertezza. In questo caso occorre considerare diverse realizzazioni

di eventi incerti e reinterpretare il concetto di bene, così che “ombrelli quando piove” e “ombrelli quando

c’è il sole” siano due beni distinti. Tale interpretazione consente di introdurre l’incertezza nella produzione

e di considerare attività rischiose di Ricerca e Sviluppo (R&S): un certo investimento in R&S oggi può

portare ad un risultato migliore se si verifica uno stato del mondo favorevole oppure ad un output inferiore

se l’attività R&S si rivela infruttuosa.

Può sembrare che, a causa dell’assunzione secondo cui le imprese massimizzano il profitto, il modelli non si

adatti a situazioni in cui i manager non sono in grado di utilizzare tutta l’informazione di cui dispongono.

Non è vero: tali situazioni possono essere comprese nell’ambito di analisi del modello se si delimita

l’insieme dei piani di produzione possibili.

Il modello neoclassico fornisce una buona base specificando gran parte degli elementi che sono stati

erroneamente considerati ostacoli al perfetto funzionamento del sistema prezzi.

3 Incentivi e flussi di informazione in diverse forme di

mercato

Dati i prezzi, ai consumatori viene richiesto solo di fare ciò che ritengono più conforme ai propri obiettivi

mentre le imprese devono perseguire l’interesse dei proprietari. Il mercato trasforma tali motivazioni

egoistiche in un risultato efficiente per la collettività.

3.1 Mercato e incentivi

Il modello neoclassico assume che i produttori e i consumatori agiscano come price‐taker e questo risolve il

problema del coordinamento; ma per ognuno di essi è ottimale comportarsi in tal modo?

La risposta non si trova nel modello in quanto questo non considera il processo di formazione dei prezzi e

di conseguenza trascura la possibilità che gli agenti possano eventualmente influenzarli. Se i prezzi fossero

stabiliti da coloro che effettuano le transazioni di mercato, ci si potrebbe aspettare che riflettano il potere

di mercato del partecipanti stessi. In tal caso potrebbe essere compromessa l’efficienza perché situazioni di

equilibrio concorrenziale.

monopolio e monopsonio fanno deviare i prezzi dai livelli di

Nella maggior parte dei sistemi economici, la competizione elimina il potere monopolistico e porta

all’affermazione di prezzi e combinazioni di consumo e produzione molto vicini a quelli di concorrenza

perfetta quando vi è un numero sufficiente di partecipanti. Il numero di agenti necessario affinché un

mercato raggiunga un grado di concorrenzialità apprezzabile non deve essere elevato. 31

Il mercato stesso, unito alla proprietà privata dei fattori, può essere un potenziale mezzo per far si che il

perseguimento di interessi individuali porti a un progresso economico generale e a un incremento di

benessere.

3.1 L’efficienza informativa dei mercati

La differenza principale fra un’economia di mercato e un sistema pianificato consiste nel fatto che nel

primo non vi è bisogno che circoli informazione sulle risorse disponibili e sulle possibilità tecnologiche; nel

secondo, tale informazione dev’essere trasmessa per calcolare un’allocazione efficiente.

In un economia di mercato il compito di decidere tale allocazione è lasciato ai singoli consumatori e

imprese detentori dell’informazione; viene trasmesso solo un ammontare ridotto di informazione. Un

sistema di mercati competitivi implica il flusso di informazione più piccolo per determinare l’allocazione

efficiente delle risorse.

In un’economia di mercato non circola solo l’informazione relativa ai prezzi, dal momento che le imprese

cercano di stimare la domanda e di scoprire quali siano le preferenze e i piani dei consumatori per poter

ideare prodotti di successo. Perfino in economie di mercato i governi esercitano attività di

regolamentazione che non si esprimono tramite segnali inviati dai prezzi ma attraverso regole dettagliate e

nonostante questo, i prezzi comunicano ugualmente la maggior parte dell’informazione utile e il

direttive;

coordinamento delle attività di mercato richiede un ammontare di informazione diversa dai prezzi

comunque inferiore rispetto ad un sistema pianificato.

P REZZI E SOCIALISMO

Nel periodo che seguì la rivoluzione russa del 1917, sorse un dibattito sulla possibilità che un’economia

socialista potesse essere gestita in modo efficiente. Lerner fornì una definizione precisa dell’efficienza del

comportamento price‐taking sul mercato.

Dimostrò che un sistema socialista con proprietà collettiva dei mezzi di produzione poteva servirsi dei

prezzi per allocare le risorse come un’economia capitalista. Ai manager delle imprese socialiste poteva

essere fornita la direttiva di considerare i prezzi come dati e di determinare le quantità eguagliandole ai

costi marginali come in un’impresa perfettamente concorrenziale. Le quantità così prodotte avrebbero

di mercato.

consentito al sistema socialista un’efficienza pari a quella

È vero che i prezzi possono risolvere il problema del coordinamento in un’economia senza proprietà

privata; ma calcolare tali prezzi nella realtà dei sistemi a pianificazione centralizzata e adattarli a circostanze

mutevoli si è rivelato impossibile: la variazione dei prezzi favorisce certi individui e ne danneggia altri, e tali

effetti redistributivi rendono la determinazione dei prezzi da parte del governo una decisione politica

difficilmente gestibile (fissare un prezzo del pane troppo basso può portare ad una penuria di pane se i

contadini trovano più conveniente dar da mangiare pane al posto di grano turco al bestiame).

4 Il modello neoclassico e le teorie dell’organizzazione

Il teorema fondamentale dell’economia del benessere e i relativi risultati sugli incentivi e sull’efficienza

informativa rappresentano un momento di grande importanza intellettuale che, a livello pratico, è utile per

considerare i risultati conseguiti tramite un sistema di prezzi. Il modello neoclassico rappresenta un

32

tentativo di determinare la portata effettiva dell’ipotesi secondo cui la “mano invisibile” dei mercati e dei

prezzi è sufficiente per condurre l’economia all’efficienza.

Il nostro interesse è rivolto in particolare alle organizzazioni, perché nascono e come possono essere dirette

in modo efficiente?

L’osservazione di Chandler, secondo cui le nuove organizzazioni spesso venivano istituite quando il mercato

portava a risultati inefficienti, è utile per analizzare perché nascono e come possono essere dirette

efficientemente le organizzazioni.

Se l’equilibrio concorrenziale presentato dal modello neoclassico fornisse una descrizione completa del

modo in cui opera un sistema di mercato, non vi sarebbe bisogno di altre organizzazioni economiche.

Quindi diciamo che quando i mercati non sono efficienti possono emergere altre istituzioni. Per spiegare

l’esistenza di organizzazioni diverse dal mercato, si devono studiarne i fallimenti.

4.1 I fallimenti del mercato

Abbiamo già presentato un caso di fallimento del mercato quando abbiamo considerato la possibilità che

un’impresa in situazione di monopolio fissi un prezzo diverso da quello di equilibrio. Vi sono però altri casi

in cui è possibile che i mercati non raggiungano l’efficienza:

• Rendimenti crescenti di scala

• Esternalità

• Mercati incompleti

• Ricerca, incontro e problemi di coordinamento

R ENDIMENTI CRESCENTI DI SCALA

Uno dei limiti dell’equilibrio competitivo è che in alcuni sistemi economici potrebbe non esistere; cioè

potrebbe non esservi un vettore di prezzi che consenta di eguagliare domanda e offerta di tutti i beni. Ciò è

costo unitario

possibile in presenza di significative economie di scala in alcuni processi produttivi, così che il

di produzione è tanto più basso quanto più elevato è l’ammontare prodotto.

Esempio di rendimenti crescenti di scala

Si suppone che i consumatori siano disposti a pagare un prezzo unitario massimo

di 16 dollari per 100 unità di un certo bene, e che oltre le 100 unità la domanda

sia nulla. Si suppone inoltre che la tecnologia esistente richieda l’installazione di

un impianto del costo di 1000 dollari e l’utilizzo di lavoro e capitale di 5 dollari per

unità prodotta, fino al raggiungimento del limite di capacità dell’impianto pari a

200 unità. Il costo unitario varia da 1005 dollari se viene prodotta una sola unità,

a 10 dollari se ne vengono prodotte 200.

In corrispondenza di ogni prezzo inferiore a 16 i consumatori desiderano

acquistare. Non esiste un prezzo in corrispondenza del quale la quantità che

l’impresa desidera offrire sia uguale alla quantità domandata dai consumatori, la

ragione di ciò è la presenza di economie di scala che rendono la curva di offerta

discontinua.

La soluzione che massimizza il valore prodotto, ma che non esiste, è quella che

prevede che l’impresa produca 100 unità e le venda ai consumatori che

ottengono un valore pari a 1600 dollari ad un costo di 1500 dollari. Proprio come

In presenza di economie di scala, la curva di offerta è discontinua. In nell’esempio della sicurezza sulle autostrade visto in precedenza, è necessaria

questo caso, non esiste un prezzo che eguaglia domanda e offerta informazione sulle quantità, oltre che sui prezzi. 33

E

STERNALITÀ

Le esternalità sono effetti positivi o negativi che le azioni di un agente economico hanno sul benessere di

un altro soggetto e che non sono regolati dal meccanismo dei prezzi ( ad esempio se un individuo dipinge la

casa a righe viola e verdi, la sua scelta può rendere i vicini scontenti).

M

ERCATI INCOMPLETI

Il fallimento di mercato dovuto alle esternalità può essere visto come un problema di mercati incompleti.

Le esternalità sono infatti beni che gli individui vorrebbero vendere o acquistare, dal momento che

influenzano l’utilità o le possibilità produttive. Tali beni non vengono scambiati sui mercati concorrenziali,

quindi non hanno un prezzo a loro associato, per questo si dice che il mercato fallisce nel guidarne

l’allocazione.

I mercati incompleti costituiscono la fonte principale di inefficienza.

,

R ICERCA INCONTRO E PROBLEMI DI COORDINAMENTO

Nella realtà gli acquirenti o i venditori potenziali possono non sapere dell’esistenza l’uno dell’altro. Per

giungere a conoscenza di tali informazioni, le controparti devono intraprendere un processo di ricerca

costoso. I consumatori devono cercare i prezzi più convenienti, le imprese i potenziali dipendenti, ecc.

Il modello neoclassico postula che gli individui e le imprese siano in grado di acquistare o vendere ai prezzi

correnti sul mercato. Una situazione simile potrebbe essere fronteggiata da un piccolo investitore che

scambia titoli. Per gli altri mercati la situazione sopra prospettata è meno realistica.

Se i lavoratori si aspettano di non riuscire a vendere la propria forza lavoro, riducono il consumo e

potrebbero smettere di lavorare. Le imprese se anticipano che la domanda sarà bassa, non assumono

personale, di conseguenza vi sono meno posti di lavoro, proprio come temevano i lavoratori, la domanda

ma è

sarà debole, come anticipato dalle imprese. Queste aspettative pessimistiche si rivelano corrette,

possibile che si verifichino anche aspettative ottimistiche.

Come conseguenza vi sono più livelli di attività economica che sono coerenti con le ipotesi del modello e

alcuni di questi prevedono un’occupazione ed un output inefficienti perché troppo bassi.

4.2 Fallimenti di mercato e organizzazioni

Se il mercato fallisce, quale soluzione non vi è solo l’intervento correttore del governo, ma anche le singole

imprese o gli individui possono agire in tal senso. Sia i privati sia i governi possono accordarsi per non

utilizzare il sistema dei prezzi quando non sono soddisfatti dei risultati consentiti dalle normali transazioni

di mercato (esempio: quando un’industria manifatturiera costituisce una divisione informatica invece di

acquistare i servizi informatici da un rivenditore o situazioni simili, significa che gli agenti stanno

esercitando l’opzione di servirsi di organizzazioni diverse dal mercato per soddisfare le proprie necessità)

5 Il ruolo dei prezzi nelle organizzazioni

Nonostante le organizzazioni possano essere viste come una risposta al sistema dei prezzi, molte grandi

organizzazioni si servono di un sistema di prezzi per facilitare il coordinamento e fornire incentivi. 34

I sistemi di direzione e controllo di molte imprese multidivisionali fanno un uso ancora più capillare dei

prezzi. Tali organizzazioni hanno cercato di decentralizzare il processo decisionale; la decentralizzazione

rende necessario creare incentivi per chi prende decisioni importanti, e assicurare che i piani di

coerenti e fra loro compatibili.

investimento e produzione che ne derivano siano

5.1 Strutture di organizzazione interna delle imprese

Le prime imprese moderne furono organizzate in forma funzionale (es. Ford, capitolo 1); la direzione era

avulsa dal flusso di informazioni sulla produzione e sulle condizioni di mercato. Tanto più grandi

diventavano le imprese, tanto più i problemi ne ostacolavano il controllo.

All’estremo opposto si trovavano le società finanziarie (holding) che nacquero nel IXX secolo. Sono gruppi di

imprese separate, la cui conduzione è decentralizzata, ma che hanno gli stessi proprietari. La direzione di

una holding svolgeva un’attività di gestione limitata. Questo sistema presentava problemi quando era

necessario coordinare le decisioni sugli investimenti, sulla produzione o il marketing.

Le strutture delle imprese cambiarono, passando da una forma funzionale o da una holding a

un’organizzazione multidivisionale che consisteva di “mini compagnie”, le divisioni, interne all’impresa,

ciascuna delle quali era responsabile per una determinata zona o prodotto. Le divisioni potevano essere

erano affidate al

funzionali o suddivise in vari modi. Le decisioni relative ad una particolare divisione

manager della divisione stessa. Diversamente dalle holding, in cui la decentralizzazione era spinta

all’estremo, nelle imprese multidivisionali gli uffici centrali svolgevano l’importante funzione di

coordinamento dell’attività delle divisioni.

Quella multidivisionale attualmente è la forma organizzativa prevalente nelle grandi imprese manifatturiere

sparse in tutto il sistema capitalista.

Le divisioni possono essere istituite in base a criteri diversi, anche all’interno della stessa impresa. I dirigenti

e lo staff della direzione centrale hanno ruoli di primaria importanza in numerose aree (ricerca di

finanziamenti esterni, allocazione di risorse fra le divisioni, ecc).

Nelle imprese multidivisionali in cui il processo di decentralizzazione è più accentuato, tutte le altre attività

e le decisioni sono di competenza dei manager di divisione.

Nelle imprese in cui la decentralizzazione è meno spinta, alcune funzioni come (R&S, messa a punto della

tecnica di produzione, ecc) vengono svolte dalla direzione centrale.

5.2 I prezzi di trasferimento delle imprese multidivisionali

I risultati conseguiti dalle varie divisioni e le prestazioni dei manager sono sempre valutati, almeno in parte,

in termini finanziari. I vari prodotti di cui necessita una divisione sono spesso forniti da un’altra divisione.

All’interno di esse vengono creati centri di responsabilità tra i quali vi è un continuo flusso di prodotti e

servizi, quindi l’uso di performance di tipo finanziario richiede che per tali beni e servizi venga espresso un

prezzo.

L’

IMPORTANZA DEI PREZZI DI TRASFERIMENTO

I prezzi pagati e fatti pagare nelle transazioni fra divisioni possono essere la sola determinante della

valutazione finanziaria dei risultati.

Se i manager di divisione possono decidere in modo autonomo la quantità da vendere e acquistare, i

profitti della società dipendono in modo cruciale dai prezzi di trasferimento. Se ciascuna delle divisione può

35

scegliere quanto scambiare nelle varie transazioni interne, una specificazione errata del prezzo di

trasferimento può portare una divisione a cedere o acquistare quantità diverse da quelle che

consentirebbero di massimizzare i profitti. Ciò avviene perché il prezzo sbagliato non rende conveniente lo

indirizzare in modo errato le scelte

scambio di un’unità aggiuntiva. Prezzi di trasferimento scorretti possono

dell’impresa.

P REZZI DI TRASFERIMENTO E PREZZI DI MERCATO

Vi è un solo caso in cui è facile determinare i prezzi di trasferimento corretti: quando esiste un mercato

esterno per i beni e servizi in questione, tale mercato è perfettamente concorrenziale e l’impresa, se si

non riceve

serve del mercato invece che della propria organizzazione interna, non deve sostenere costi e

benefici.

Il prezzo di mercato, se utilizzato anche come prezzo di trasferimento, garantisce che le decisioni delle

divisioni portino alla massimizzazione del profitto globale e che vengano forniti segnali corretti sui risultati

della produzione e degli investimenti.

Per stabilire i prezzi di trasferimento, l’impresa dovrà basarsi su stime dei costi basate sull’andamento

normale dell’attività di gestione. Inoltre, può esistere un mercato in cui si scambi un bene simile e che

possa aiutare a fissare i prezzi di trasferimento.

Il caso della Bellcore costituisce un valido esempio: esistevano servizi di dattilografia, esterni all’impresa,

meno sicuri e situati in luoghi scomodi. Tuttavia il confronto fra il prezzo di 50 dollari a pagina del servizio

interno e il prezzo esterno, molto più basso, segnala la presenza di seri problemi.

Quando vi sono mercati che si avvicinano alla concorrenza perfetta vi sono poche ragioni per integrare

verticalmente un’impresa per produrre gli input all’interno. Senza un mercato esterno che funzioni bene, è

difficile determinare se siano più convenienti le transazioni interne all’impresa o quelle esterne e il prezzo

di trasferimento da applicare.

P

REZZI DI TRASFERIMENTO IN UN MERCATO PERFETTAMENTE CONCORRENZIALE

P , P e P rappresentano tre livelli possibili del prezzo di mercato. La

1 2 3

linea positivamente inclinata è la curva dei costi marginali e quindi la

funzione di offerta della divisione venditrice, e quella con la pendenza

negativa è la curva di domanda della divisione acquirente. Si

a P . Se il prezzo di

supponga che il prezzo esterno sia basso e pari 1

trasferimento è P , quali saranno i profitti dell’impresa?

3

Il profitto totale prodotto dalle divisioni è l’area fra le curve di

domanda e offerta, cioè l’area ADE. e

Se invece la divisione venditrice producesse la quantità di x 1

l’acquirente domandasse la quantità di y , procurandosi l’eccesso di

1

– x sul mercato, allora i profitti corrisponderebbero

domanda y

1 1

all’area ABP per la prima divisione, e CEP per la seconda. Il profitto

1 1

totale risulterebbe aumentato di un ammontare pari all’area BCD.

Quando esiste un mercato esterno, la differenza fra offerta e domanda interna Se il prezzo fosse P , a cui l’offerta x eccede la domanda y , la vendita

2 2 2

all’impresa in corrispondenza del prezzo di mercato viene assorbita da operatori di sul mercato dell’eccesso di offerta al prezzo P , incrementerebbe i

2

mercato senza dovere aggiustare i prezzi di trasferimento profitti di DFG rispetto al caso in cui le transazioni avvengono solo

all’interno dell’impresa al prezzo di market‐clearing P .

3 36

IV. Il coordinamento di piani e azioni

Secondo il teorema fondamentale del benessere, se in un sistema di mercati completi perfettamente

concorrenziali i prezzi sono determinati in modo che le quantità domandate e offerte di ciascun bene

coincidono, allora, l’allocazione delle risorse è efficiente. Un simile sistema raggiunge questo risultato senza

agenti comunichino più informazioni sull’economia di quelle contenute nei

che vi sia bisogno che i singoli

prezzi stessi e senza richiedere ad alcun individuo di compiere azioni diverse da quelle che ritiene essere nel

proprio interesse.

Un sistema decentralizzato basato sui prezzi e su mercati in cui vige la proprietà privata dei mezzi di

produzione è un meccanismo efficace per risolvere il problema del coordinamento.

Come afferma Weitzman, però, le organizzazioni fanno un uso piuttosto limitato dei prezzi per coordinare

le proprie attività interne e quando all’interno dell’organizzazione cambia la disponibilità delle risorse e la

capacità del personale richiede un adattamento, i segnali che indicano tali necessità e guidano le risposte

dell’organizzazione sono raramente i prezzi.

Perfino in un sistema di mercato vengono usati in modo estensivo metodi di coordinamento diversi dai

prezzi (aziende che mettono in comune le informazioni sui piani di produzione, governi decidono il numero

minimo di anni che i bambini devono trascorrere a scuola, che decidono la produzione e l’utilizzo di una

serie di beni di priorità assoluta, …)

In questo capitolo ci si concentra sulla situazione in cui il sistema dei prezzi funziona in modo corretto e vale

il teorema fondamentale dell’economia del benessere, e tuttavia vengono usati altri sistemi.

Nelle economie moderne, i vari tipi di attività vengono gestiti e coordinati tramite una libera combinazione

di procedure; in base a cosa viene scelto il sistema adatto a certe circostanze)In che modo dobbiamo tenere

conto dell’osservazione di Weitzman?Per rispondere a queste domande è necessario analizzare i vari

modo più dettagliato.

problemi di coordinamento e i sistemi in

1 Coordinamento: problemi e soluzioni

La necessità di coordinamento nasce dalla specializzazione, ovvero quando le varie mansioni vengono divise

nell’ambito di un gruppo di individui, ciascuno dei quali fa affidamento sugli altri per il resto del lavoro.

Il tipo di coordinamento che si rivela più efficace dipende dalla natura del compito da svolgere. È utile

distinguere fra le varie categorie di problemi per capire le soluzioni da adottare.

Il problema di coordinamento più generale viene detto problema di allocazione delle risorse. Si tratta di

allocare un insieme finito di risorse fra vari usi possibili; in questo capitolo è utile distinguere particolari

caratteristiche di questo problema, caratteristiche che rendono un certo sistema di coordinamento più

efficace di un altro o viceversa. Vediamole. 37

1.1 Problemi di formulazione

I problemi di formulazione sono caratterizzati da:

1. vi è una grande quantità di informazione sul Formulazione

: è un termine generale utilizzato per

tipo ottimale di soluzione da adottare indicare un sistema in cui le parti devono adattarsi le

2. fallire nell’intento di collegare le variabili fra une alle altre in modo prevedibile, per semplificare

di loro nel modo giusto comporta costi più l’adozione di decisioni efficienti

elevati di quelli implicati in altri tipi di errori Prezzo: è il valore di un’unità aggiuntiva di “sforzo”

Le tre categorie di problemi di formulazione sono: in un dato momento.

1. problemi di sincronizzazione

2. problemi di assegnazione

3. problemi di formulazione e procedure

organizzative

P ROBLEMI DI SINCRONIZZAZIONE

Un esempio è il canotaggio; il timoniere risolve il problema della sincronizzazione dando il ritmo

all’equipaggio. In questo caso, un sistema di prezzi richiederebbe che il timoniere comunicasse ai rematori

un prezzo per lo sforzo. Ogni rematore sceglierebbe un’azione, tenendo conto della propria condizione

comunicati dal timoniere.

fisica e dell’informazione contenuta nel prezzi

Il sistema basato sui prezzi è inadeguato perché:

1. sarebbe troppo difficile per il timoniere ottenere l’informazione rilevante dai rematori (ad esempio

sulla loro stanchezza fisica) e determinare i prezzi

2. sarebbe troppo difficile comunicare i prezzi e comporterebbe una grande perdita di tempo

3. l’equipaggio potrebbe rispondere in modo sbagliato ai prezzi, non riuscendo a ottenere il

coordinamento

P ROBLEMI DI ASSEGNAZIONE

Il problema di coordinamento è assicurare che ogni incarico venga portato a termine evitando una

duplicazione superflua degli sforzi. Ad esempio se viene chiamata un’ambulanza a causa di un incidente,

l’ufficio centrale che riceve le chiamate deve decidere quale unità mandare sul posto. L’unità centrale

di tutte le circostanze del luogo (traffico, esperienza dell’equipaggio).

potrebbe non essere a conoscenza

Chi coordina potrebbe tentare di determinare un sistema di prezzi per decidere quale ambulanza fornisce il

servizio migliore nel minor tempo possibile, ma se i prezzi fossero fissati in modo sbagliato, potrebbero

presentarsi sul luogo dell’incidente molte ambulanze.

Un sistema basato sui prezzi funziona in modo inadeguato nella soluzione di problemi di assegnazione,

perché spesso conduce a duplicazioni superflue o a costosi ritardi.

P ROBLEMI DI FORMULAZIONE E PROCEDURE ORGANIZZATIVE

I due esempi sopra presentati, del canottaggio e delle ambulanze, hanno molte caratteristiche in comune

che rendono più attraente l’alternativa del controllo centralizzato rispetto ad un approccio decentralizzato:

1. L’urgenza delle decisioni

2. La dipendenza della scelta ottimale delle azioni da circostanze particolari 38

Tuttavia, anche in un’organizzazione centralizzata vi sono problemi che non necessitano sempre

dell’esercizio di poteri discrezionali da parte dei massimi livelli dirigenziali perché tutti coloro che per primi

si rendono conto che si è presentata una certa necessità sanno cosa fare e a chi riferire, senza mai

alto livello. In questo caso si istituiscono delle procedure.

coinvolgere personale di più

Quando le procedure sono istituite in modo appropriato, ogni parte dell’organizzazione può fare

affidamento sulle altre. Se cambiano le circostanze, tuttavia, le procedure precedentemente istituite

possono diventare controproducenti e dovranno esserne messe a punto di nuove se l’organizzazione vuole

continuare a perseguire i propri obiettivi.

1.2 Caratteristiche innovative

Un processo decisionale altamente decentralizzato non funzionerà in modo adeguato ogni volta che

l’allocazione ottimale delle risorse dipende da informazioni di cui nessuno dispone. Problemi di

coordinamento con questa caratteristica si presentano ad esempio quando l’organizzazione tenta di

svolgere attività di cui non ha esperienza, come adottare un nuovo sistema di produzione.

Nel caso vi siano caratteristiche innovative, una soluzione efficace implica che qualcuno raccolga le

informazioni necessarie e le comunichi alle unità decisionali ma ovviamente, il fatto che una decisione

richieda la raccolta di informazioni all’esterno dell’organizzazione, non implica che tale decisione debba

essere centralizzata: gli individui che si trovano in posizioni operative potrebbero essere quelli meglio

attrezzati per coordinare le nuove informazioni con quelle disponibili a livello locale.

Ciò che è certo, tuttavia, è che un semplice sistema di prezzi basato esclusivamente sulle reazioni di

ottimale in casi

individui che fanno uso di informazioni locali non può realizzare in modo affidabile un piano

complessi.

1.3 Il confronto fra schemi di coordinamento diversi

I sistemi di coordinamento sono diversi fra loro. Alcuni sistemi totalitari centralizzati richiedono la

comunicazione limitata di informazioni. Altri richiedono che vengano comunicate molte più informazioni. I

sistemi decentralizzati si fondano invece su un flusso di dati che ha lo scopo di agevolare il processo

decisionale. decentralizzati, così diversi fra loro, sono di natura assai differente:

I problemi tipici dei sistemi

1. Il sistema basato sui prezzi può funzionare troppo lentamente

2. Il sistema basato sui prezzi può portare a duplicazioni inefficienti delle azioni

3. Il sistema basato sui prezzi può richiedere un tempo eccessivo per l’interpretazione delle

informazioni da parte dei decisori.

I CRITERI PER CONFRONTARE I VARI SISTEMI

Per confrontare metodi di coordinamento alternativi ci si basa su un’analisi costi‐benefici: la soluzione da

adottare è quella che massimizza il beneficio netto, calcolato tenendo conto di tutte le possibili categorie di

costo.

Purtroppo, lo stato attuale delle conoscenze in questo campo non ci consente di stabilire regole precise per

decidere in modo definitivo quale sistema sia più appropriato in ogni circostanza. Tuttavia, ci sono molte

cose importanti che possono essere messe in luce esaminando alcuni problemi di coordinamento e

controllo e osservando il modo in cui la soluzione ottimale dipende dalle caratteristiche del problema (che

non vediamo) 39

4 Coordinamento e strategia d’impresa

Le decisioni strategiche dell’impresa presentano problemi complicati e la formulazione di valide decisioni

strategiche richiede che:

1. Venga utilizzata la conoscenza che i manager hanno sul modo in cui l’attività viene svolta e sulle

possibilità produttive

2. L’uso di informazioni su nuove tecnologie, nuovi mercati, partner commerciali o nuove forme di

organizzazione riguardo alle quali la conoscenza dei manager può essere ancora limitata.

In pratica, le decisioni strategiche presentano spesso:

1. caratteristiche innovative

2. importanti economie di scala che rendono meno conveniente l’adozione di una struttura

decisionale decentralizzata;

3. problemi di formulazione e di compatibilità che rendono importante il coordinamento delle azioni

compiute dalle varie parti dell’organizzazione.

Tutti questi elementi vanno contro l’uso dei prezzi o di altri metodi di coordinamento altamente

decentralizzati e favoriscono la comunicazione diretta e altri sistemi di controllo più sistematici e

centralizzati.

4.1 Dimensioni, gamma di attività e competenze specifiche dell’impresa

Il livello di output efficiente non può essere determinato solo in base ai prezzi, ma anche grazie alla scala

delle operazioni (già visto in precedenza).

D IMENSIONE E STRUTTURA

La scala di attività non influenza solo la dimensione di ogni parte dell’impresa, ma determina anche il grado

di specializzazione che l’impresa dovrebbe adottare. Al crescere della scala di attività, un’impresa dovrebbe

potersi permettere un impianto più specializzato, maggiori punti vendita, ecc (esempio HBC).

Per definizione, la presenza di economie di scala nella produzione permette a un’impresa di ridurre i propri

costi rispetto a quelli che dovrebbero essere sostenuti nel caso la scala di produzione fosse ridotta, e tali

costi rappresentano un elemento importante nella determinazione del prezzo del bene.

La dimensione dell’attività ha implicazioni prevedibili per le varie parti dell’organizzazione e molti degli

errori associati ad una percezione errata della dimensione, possono essere molto costosi; per questo

motivo, le imprese che sono grandi abbastanza da dover delegare funzioni manageriali diverse a decisori

diversi si preoccupano in modo particolare di prevedere le direzioni di espansione del mercato, i piani dei

i cambiamenti tecnologici, la disponibilità di input e così via.

concorrenti,

Assicurandosi che i propri manager condividano le stesse aspettative su ciò che si sta tentando di fare,

l’impresa compie un passo importante verso il coordinamento dei loro piani e del loro comportamento.

E

CONOMIE DI VARIETÀ

Quando un’impresa opera in un solo mercato ad un livello troppo piccolo per sfruttare economie di scala

significative, può trarne comunque vantaggio producendo input utilizzati nella produzione di parecchi beni.

40

In questo caso si dice che le imprese traggono vantaggio da economie di varietà, ovvero possono produrre

più beni congiuntamente ad un costo inferiore rispetto a quelli che si sarebbero sostenuti da un gruppo di

imprese ciascuna delle quali ne producesse uno solo (un’impresa come la Casio può sfruttare economie di

scale nella produzione di LCD, utilizzandoli per produrre calcolatori, orologi, agende e altro; utilizzando in

somma economie di varietà).

I problemi sono più gravi di quelli delle economie di scala, in quanto è richiesta la coordinazione dei piani da

parte di manager responsabili di prodotti diversi.

C OMPETENZE SPECIFICHE

Quando un’impresa introduce nuovi prodotti con una certa frequenza, può acquisire un’esperienza

generale nelle capacità fondamentali che sono richieste per progettare e lanciare sul mercato nuovi

prodotti in un gruppo di mercati collegati o utilizzando un insieme di tecnologie fra loro simili.

Le economie di scala che si presentano a questo livello sono dette competenze specifiche dell’impresa.

Le competenze specifiche possono essere considerate come una sorta di input che viene diviso da più

prodotti, il costo d’acquisto della competenza viene suddiviso fra una serie di prodotti che ancora non

esistono.

Quando sono presenti economie di scala le singole decisioni di produzione e di prezzo non possono essere

prese singolarmente; al contrario, le stesse idee possono essere applicate a livello di pianificazione

industriale nazionale.

4.2 Complementarietà e problemi di formulazione

Le complementarità che si verificano nell’ambito di un certo insieme di attività sono una fonte importante

di problemi di formulazione. In genere, la definizione di complementarietà fa riferimento al mercato: due

input impiegati nel processo produttivo vengono detti complementari se la diminuzione del prezzo di uno

domanda dell’altro o, in termini generali:

dei due causa l’aumento della

“più attività sono reciprocamente complementari se l’esercizio più intenso di una o più di esse incrementa la

redditività marginale di ogni altra attività del gruppo”

Se il costo marginale di produzione di motori elettrici decrescesse all’aumentare della quantità, allora la produzione di ventilatori elettrici e di

elettrodomestici sarebbero complementari, perché fabbricare più ventilatori riduce i costi di produzione e rende più redditizia la produzione di

elettrodomestici).

Elementi che caratterizzano i problemi di formulazione:

1. l’esercizio di una delle attività si accompagna a livelli elevati per le altre appartenenti al gruppo

2. elevati costi associati a un errore nell’organizzazione delle varie parti

Due o più attività sono fra loro strettamente complementari se incrementare il livello al quale un

sottoinsieme di tali attività viene esercitato comporta un aumento consistente della redditività che deriva

da un incremento del livello delle altre.

L

A STRATEGIA MODERNA DI PRODUZIONE

Il successo che questa strategia ha ottenuto negli anni ’80 e ’90 deriva dal modo in cui sfrutta le nuove

tecnologie del momento: comunicazioni rapide e a basso costo, impianti altamente flessibili, stesura di

progetti tramite l’uso di computer. 41

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D

ECENTRAMENTO DELLE DECISIONI E ERRORI DI COORDINAMENTO

I punti di intersezione delle due curve sono quelli in corrispondenza dei quali le decisioni dei due manager

portano alla massimizzazione dei profitti, data la scelta dell’altro.

Quando la scelta della varietà ottima è una funzione decrescente del numero di varietà, possono esistere

parecchie combinazioni diverse di varietà e dimensione dei lotti in corrispondenza di cui i manager

massimizzano i profitti totali dell’impresa, dato ciò che l’altro sceglie. Ciascuna combinazione rappresenta

una strategia coerente.

È anche possibile che i manager intendano trovare separatamente una combinazione efficiente senza un

tentativo esplicito di coordinare le proprie decisioni. Ad esempio, ciascuno potrebbe osservare le decisioni

correnti dell’altro e rispondere in modo ottimale.

In ogni caso, cercare di adottare decisioni compatibili fra loro richiede certamente tempo quando manca

del tutto il coordinamento e durante questo periodo di tempo l’impresa opera in condizioni di inefficienza.

In genere, solo una combinazione implica la massimizzazione del profitto, nonostante la figura presentata

non fornisca informazioni sufficienti per determinare di quale delle due si tratti:

La scelta ottimale dipende dal livello totale di profitti associati ad ogni combinazione possibile. Le due curve

rappresentano i punti più elevati della funzione di profitto nelle direzioni rilevanti (est‐ovest o nord‐sud).

Per indicare i livelli di profitto associati ai vari punti delle curve occorrerebbe una terza dimensione. In quel

caso, si vedrebbe che la superficie dei profitti ha tre massimi, in corrispondenza delle intersezioni delle

curve. Ognuno di essi potrebbe essere il massimo, e quindi il punto di intersezione corrispondente

ottimale.

rappresenterebbe la strategia

C

ARATTERISTICHE INNOVATIVE E COORDINAMENTO STRATEGICO

La situazione in cui opera l’impresa è soggetta a cambiamenti e di conseguenza le due curve potrebbero

subire trasformazioni e con esse anche la connotazione precisa delle strategie. Un cambiamento nelle curve

potrebbe nascondere il fatto che la redditività relativa delle varie combinazioni coerenti è cambiata e

che consente la massimizzazione del profitto ha subito una trasformazione radicale.

quindi la strategia

I manager devono saper sfruttare la propria conoscenza delle caratteristiche della domanda e dei costi per

far fronte a cambiamenti limitati delle strutture coerenti di produzione, aggiustando al margine le proprie

decisioni per determinare le modifiche ottimali da apportare.

In presenza di complementarietà, la scelta della strategia generale da seguire costituisce un problema di

formulazione con caratteristiche innovative. Le informazioni devono essere acquisite all’esterno e

verificate; tutto ciò richiede la presenza di una direzione centrale di coordinamento.

Il problema di scegliere fra diverse politiche coerenti diviene più difficile man mano che il numero di

variabili da rendere compatibili e la forza delle relazioni di complementarietà fra coppie di decisioni

aumenta. 43

5 Gestione d’impresa, decentralizzazione e strumenti

di coordinamento

Quando il sistema basato sui prezzi fallisce, la ricerca di una soluzione efficiente implica che debbano essere

adottati altri meccanismi.

5.1 Centralizzazione e decentralizzazione

Una certa decisione è decentralizzata se gli individui devono prenderla da soli; è centralizzata se viene

presa ad un livello gerarchico superiore e a questi comunicata o imposta dall’alto. Il grado di

centralizzazione di una decisione dipende dal livello gerarchico a cui è affidata o dal numero di manager che

approvarla.

devono

Nel caso di complesse decisioni organizzative non è ottimale né una decentralizzazione né una

centralizzazione. Il problema diviene quello di determinare quali aspetti debbano essere lasciati alla

discrezione dei vari individui, quali informazioni debbano essere comunicate ai singoli decisori, e cosa

debba essere centralizzato.

5.2 Il ruolo dei manager nel coordinamento

Il ruolo chiave del management nelle organizzazioni è quello di assicurare il coordinamento. La

sopravvivenza e il successo dell’organizzazione dipendono dal coordinamento delle azioni dei vari individui

e dei sottogruppi che operano all’interno, ma anche fare in modo che i membri ricevano incentivi

appropriati.

• l’organizzazione delle decisioni (deve essere stabilito quali decisioni

Il primo passo da compiere è

centralizzare e quali lasciare agli individui e alle unità operative, scegliere chi debba essere

incaricato di decidere a livello centrale, quali informazioni debbano essergli trasmesse e quali

debbano seguire il percorso opposto). a livello centrale da

le variabili che interessano la formulazione devono essere determinate

o un dirigente di massimo livello.

I benefici che ne derivano tendono ad essere massimi quando vi sono più divisioni o

o dipartimenti da coordinare.

La scelta dei tempi e della capacità produttiva costituiscono esempi di variabili che vanno

o decise in modo esplicito.

Se da un lato è preferibile che le decisioni di formulazione vengano prese a livello centrale,

o la maggior parte dei particolari contenuti nei vari piani non sono decisioni di formulazione,

quindi la decentralizzazione delle decisioni all’interno dell’impresa è una scelta strategica

azzeccata perché aumenta la coerenza degli sforzi individuali, migliorando le possibilità

dell’impresa.

produttive

• Quando deve essere determinata la natura e le modalità delle comunicazioni, il costo della

trasmissione di informazioni e la friabilità del sistema di pianificazione divengono importanti.

Ancora una volta, la scelta delle modalità di comunicazione costituisce un problema di

formulazione e dovrebbe essere centralizzata.

• la presenza di più modelli da seguire perché le decisioni

Quando le complementarietà comportano

locali siano coerenti, scegliere il più efficiente fra questi richiede che la decisione sia centralizzata.

• La scelta e la comunicazione di un nuovo schema strategico richiedono la centralizzazione. 44

I

L RUOLO DEI MASSIMI LIVELLI DIRIGENZIALI

I massimi dirigenti e il loro staff hanno spesso il compito di scegliere e comunicare le strategie dell’impresa.

Ciononostante, gran parte di tale compito può e dovrebbe essere decentralizzato per sfruttare le

conoscenze presenti a livello locale. Teoricamente i manager di ogni dipartimento potrebbero preparare i

propri piani in base all’assunzione che anche gli altri dipartimenti facciano lo stesso, decidendo i dettagli

necessari per attuare tali piani individualmente o in gruppo con gli altri manager.

V. Razionalità limitata e informazioni

private

Questo e i prossimi capitoli riguardano il problema della motivazione. I problemi motivazionali sorgono

poiché gli individui hanno interessi propri, che raramente si allineano a quelli degli altri individui, dei gruppi

ai quali essi appartengono, o a quelli della società nel suo insieme. Il problema è quello di

• determinare quali cose devono essere fatte, come, ed il modo in cui i compiti devono essere ripartiti fra

gli individui

• assicurare che gli individui coinvolti facciano la loro parte, riferendo le loro informazioni e agendo come

ci si attende da loro.

• le conseguenze che li riguardano

far sì che l’azione degli individui prenda in considerazione

direttamente e quelle che condizionano gli altri.

Per raggiungere questi obiettivi devono essere stipulati degli accordi, detti contratti.

1 I contratti completi e perfetti

Un contratto completo può risolvere i problemi motivazionali:

• specifica precisamente ciò che ogni parte deve fare

• definisce la distribuzione dei costi e dei benefici in ogni possibile circostanza in modo tale che ogni

parte trova ottimale adempiere ad esso.

• porta ad un risultato efficiente; ciò significa

Se il piano è efficiente, allora un contratto completo

che i problemi motivazionali sorgono solamente perché alcuni piani di azione non possono essere

descritti con contratti completi e vincolanti.

1.1 I requisiti della contrattazione completa

Che cosa si richiede per la stipulazione e l’esecuzione di un contratto completo?

• Per prima cosa, ogni parte deve essere in grado di prevedere tutte le contingenze che potrebbero

emergere nel corso della relazione contrattuale e poterle descrivere, in modo da determinare in

essere in grado di riconoscere quali delle

anticipo le eventualità in discussione: devono anche

circostanze anticipate si sono effettivamente realizzate.

• Come seconda cosa, le parti devono essere in grado di definire e concordare un corso di azioni

efficiente in ciascuna contingenza possibile e i pagamenti che accompagneranno le varie iniziative.

essere certi di eseguire i termini del contratto. Quest’ultimo

In terzo luogo gli agenti devono

aspetto necessita del fatto che le parti non devono in seguito desiderare una rinegoziazione

45

(perché il primo contratto sarebbe poco credibile), ma devono essere in grado di determinare se i

termini contrattuali vengono rispettati e, se sono violati, devono avere la volontà e la possibilità di

ottenere la prestazione pattuita.

Vedi esempio di applicazione al sistema universitario a pagina 201.

1.2 I problemi della contrattazione reale

In realtà risulta impossibile stipulare un contratto perfetto e completo:

• la razionalità limitata (limiti nel prevedere, imprecisione del linguaggio, …) rende impossibile la

valutazione di tutte le contingenze. Inevitabilmente, nel corso di interazioni complesse, insorgono

contingenze impreviste e le parti devono trovare un modo di adattarsi ad esse.

• adattamenti introducono la possibilità di comportamenti opportunistici (tra i quali

Simili

l’inadempienza). Il timore di comportamenti opportunistici può giungere a ridurre o impedire la

creazione della fiducia necessaria per l’efficienza.

• In caso di contratti incompleti, la cui realizzazione non può essere assicurata, si genera

un proprietario agricolo corre il rischio di uno

un’imperfetta capacità di impegno (ad esempio,

sciopero dei suoi dipendenti durante il periodo della raccolta).

• Inoltre uno dei partecipanti alla contrattazione può ottenere delle informazioni private che

interferiscono con la praticabilità di un accordo efficiente (ad esempio, chi vende un’auto usata ha

può credere che le precisazioni del venditore

maggiore informazioni rispetto al compratore, che

siano false e quindi non concludere l’accordo). Tale fonte d’inefficienza è detta selezione avversa.

• In seguito alla stipulazione dell’accordo si potrebbero avere informazioni inadeguate a stabilire se i

termini sono stati rispettati, oppure tale accertamento potrebbe risultare costoso. Ciò conduce alla

di comportamenti egoistici, e il riconoscimento di simili problemi di moral hazard limita i

possibilità

tipi di contratto che possono essere sottoscritti e realizzati.

Se nella realtà gli interessi individuali delle parti non risultano necessariamente allineati nei contratti, e vi è

la possibilità che comportamenti opportunistici impediscano la realizzazione di piani efficienti, si tratta

quindi di definire i sistemi che meglio realizzano l’allineamento degli interessi individuali, così da ridurre i

vincoli imposti dagli incentivi e incrementare il numero delle opzioni disponibili.

Questo implica una comprensione dettagliata delle varie cause della contrattazione imperfetta, delle

conseguenze delle diverse forme di difficoltà contrattuale, e delle potenziali reazioni a queste.

2 L’incompletezza contrattuale e la razionalità

limitata

2.1 La razionalità limitata

Le persone sono limitatamente razionali (non sono capaci di prevedere esattamente, istantaneamente e

senza costi problemi molto complessi, …) e sono consce di esserlo. Quindi esse agiscono in modo razionale

nelle intenzioni, tentando di fare del loro meglio. Infine gli individui sono capaci di apprendimento.

Le circostanze impreviste sono inevitabili, a causa della razionalità limitata che “impedisce” la realizzazione

di contratti completi. Simili vuoti contrattuali sono spesso irrilevanti, ma a volte hanno conseguenze molto

importanti (vedi esempio Olimpiadi Mosca 1980 e pubblicità, p204). 46

I costi di calcolo e di contrattazione. Nel caso in cui le circostanze siano prevedibili, alcune risulterebbero

talmente improbabili da non ritenere necessaria una descrizione dettagliata. Tali considerazioni sono però

soggette ad errore. (vedi esempio General Motors e dipendenti, p204). le situazioni.

L’imprecisione del linguaggio porta ad ambiguità delle espressioni che descrivono

L’aggiungere delle clausole dettagliate può persino rendere delle controversie più probabili, perché a causa

dell’ambiguità del linguaggio possono essere applicate anche ad altre situazioni oltre a quella per la quale

era stata creata (vedi esempio della “praticabilità commerciale”, p205).

2.2 Le reazioni contrattuali alla razionalità limitata

Sapendo di non poter stipulare un contratto perfetto, le persone cercano di strutturarli nel miglior modo

possibile. Vediamo vari possibili contratti:

Contratti a pronti (spot market contracts) sono contratti inflessibili, con clausule illimitate che si applicano

molto generalmente, che lasciano poco spazio all’incertezza. Però una simile soluzione può essere

efficiente solo nel caso di relazioni che si concludono rapidamente, in modo da ridurre la possibilità di un

cambiamento delle circostanze.

Contratti di relazione definiscono un accordo che struttura le relazioni tra le parti, che si accordano solo

sugli obiettivi, su regole generali ampliamente applicabili, sui criteri per decidere cosa fare nel caso di

imprevisti, su chi ha il potere di intraprendere certe azioni e sui limiti di tali iniziative, e sul meccanismo di

risoluzione delle dispute da utilizzarsi al sorgere di controversie. Simili contratti possono essere efficienti in

opportunistico (vedi

caso di controversie non troppo grandi e di parti non inclini ad un comportamento

esempio progetto di ricerca o esempio università, p206).

I contratti d’impiego, invece di descrivere il lavoro da effettuarsi in ogni circostanza, delegano al datore

l’autorità di dirigere le azioni del dipendente, che all’assunzione si impegna a seguire le istruzioni del datore

di lavoro, fintanto che esse rientrano in certi limiti che possono essere definiti anche piuttosto vagamente.

La protezione del dipendente è data dalla possibilità di lasciare il proprio posto, mentre quella del datore è

data dal licenziamento.

In generale i contratti sono di tipo relazionale.

I contratti impliciti sono rappresentati da importanti aspettative, inespresse ma presumibilmente condivise

dalle parti (vedi esempio facoltà di Stanford, p207). Potrebbero rappresentare un forte strumento di

risparmio sui costi di contrattazione. Tuttavia non possono essere facilmente impugnati, perché non sono

documentati e a volte non sono nemmeno stati conclusi oralmente. Da questo punto di vista, la cultura

insieme condiviso di valori, modi di pensare e convenzioni operative – è un

societaria – vista come un

aspetto cruciale dei contratti impliciti.

2.3 Gli effetti dell’incompletezza contrattuale

I contratti sono strumenti per la salvaguardia degli interessi degli individui tramite l’allineamento degli

incentivi e possono anche essere visti come meccanismi d’acquisizione di impegni vincolanti. La

preoccupazione circa comportamenti opportunistici non controllabili contrattualmente può impedire il

raggiungimento di un accordo o limitare il grado di cooperazione realizzabile.

Vincolarsi ad un certo comportamento può avere grande valore, poiché ciò può

Impegno e inadempimento.

influenzare le aspettative degli altri e quindi il loro comportamento (

quando la Apple Computer introdusse i suoi computer

Macintosh, essa costruì un impianto di produzione altamente specializzato, progettandolo in modo tale che sarebbe stato molto difficile

47

riconvertirlo, rendendo l’abbandono dei Macintosh più costoso di quanto sarebbe stato altrimenti, la Apple legò se stessa a quel prodotto ed a quel

mercato. Ciò potrebbe aver influenzato il comportamento dei dipendenti della Apple, i quali seppero che dovevano necessariamente aver successo in

).

quel mercato

Un impegno effettivamente vincolante incontra due tipi di problemi:

• Il primo è costituito dal fatto che una delle due parti potrebbe tentare di non mantenere i propri

impegni (un fornitore può rifiutarsi di consegnare le merci che erano state contrattate, per esempio

pi`elevati di quanto era stato anticipato, vedi esempi

perché i costi d’esecuzione del contratto sono

a pagina 209).

• Il secondo problema è rappresentato dalla rinegoziazione ex post: in talune circostanze potrebbe

essere conveniente per entrambe le parti rinegoziare il contratto, perché potrebbe non più essere

efficiente (per esempio, molte imprese usano delle opzioni sul capitale azionario per motivare i loro

dirigenti: tali opzioni conferiscono il diritto a comprare in futuro le quote dell’impresa ad un prezzo

predefinito. Se dopo l’emissione delle opzioni, il prezzo del capitale azionario dell’impresa cade

drasticamente, improvvisamente le opzioni diventano prive di valore e risultano perciò inutili come

opportuno emettere nuove opzioni. Se però i dirigenti si aspettano

incentivi. Potrebbe allora essere

che quanto accaduto si ripeta nuovamente in futuro, essi non si preoccuperanno di una caduta nel

prezzo quanto avrebbero fatto altrimenti. Ciò indebolisce i loro incentivi a far aumentare il prezzo

delle azioni. Vedi esempi a pag. 210).

2.4 Investimenti e specificità delle attività

L’imperfetta capacità di vincolarsi ha un ruolo più rilevante quando si rendono necessari degli investimenti

rilevanti. Il genere di investimenti che risulta più problematico, in termini degli incentivi che crea, è

costituito dagli investimenti in attività specifiche, cioè che hanno un valore maggiore all’interno di una

relazione specifica.

situazione o di una

Quando il principio di massimizzazione del valore applicabile, la specificità è misurata in percentuale del

valore degli investimenti che va perduta qualora l’attività venga utilizzata al di fuori del suo specifico

contesto.

Un importante tipo di attività specifica è costituito dalle attività cospecializzate, cioè attività che sono

massimamente produttive se usate assieme, e perdono il loro valore se usate separatamente. Il valore

dell’investimento può dipendere dal comportamento adottato dall’altra parte, con la possibilità ex post di

comportamenti opportunistici (vedi es. miniera, pagg 212‐14).

Il problema degli investimenti specifici (hold‐up problem) è il problema di ciascuna parte contrattuale che,

effettuato un investimento irrecuperabile, si veda forzata ad accettare delle condizioni svantaggiose o vede

il valore del proprio investimento svalutato a causa delle azioni delle controparti. Si dice che, in tale casi,

una parte viene “derubata” delle proprie attività.

In caso di contratti completi e perfetti certi problemi non esisterebbero, ma potrebbero dover essere

incluse delle clausole di riaggiustamento, che aggiustino il prezzo dei beni contrattati in caso di

cambiamento dei prezzi del mercato.

Il fondamento dei problemi di hold‐up è costituito dalla specificità delle attività assieme all’imperfezione

contrattuale e i proprietari di attività specifiche sono altamente vulnerabili ai comportamenti delle

controparti (vedi ancora esempio miniera, pag 214 e General Motors e Carrozzerie Fisher, pag 214 – 215). Il

problema degli investimenti specifici è un esempio di opportunismo contrattuale: esso sorge a causa dei

dei

varchi lasciati aperti dall’imperfezione dei contratti, che le parti cercano di sfruttare per ottenere

48

vantaggi a spese altrui. Si potrebbe pensare che una piccola dose di moralità o di etica degli affari possa

risolvere tali problemi, ma nella maggioranza dei casi ciò che è onesto risulta meno conveniente per alcuni

individui, che preferiscono scegliere comportamenti opportunistici e sleali. (vedi esempio, pag 215/16).

2.5 La capacità di vincolarsi

Un’altra possibile risposta all’incompletezza contrattuale è quella di acquisire la capacità di ottenere un

impegno vincolante attraverso mezzi non contrattuali: ciò può risultare utile anche se costoso (vedi ripresa

esempio Guglielmo il Conquistatore e Apple, p 217).

Il ruolo della reputazione. L’attenzione prestata alla propria reputazione può costituire un ostacolo efficace

ai comportamenti opportunistici, controbilanciando gli incentivi a non adempiere o a rinegoziare, perché si

è spesso riluttanti a contrattare con persone dalla scarsa reputazione, e quindi poco affidabili in quanto non

degni di grande fiducia (vedi ripresa di vari esempi, pag 217). Il valore della reputazione, e perciò i costi

sopportati per costruirla e mantenerla, dipende da quanto spesso essa si dimostra utile. A sua volta questo

aspetto è collegato alla frequenza con la quale transazioni simili si ripetono, all’orizzonte temporale di

queste ripetizioni e alla loro profittabilità. Gli incentivi a costruire e mantenere una reputazione sono tanto

quanto più frequenti e profittevoli sono le transazioni e quanto più a lungo si ripetono.

più grandi

3 Le informazioni private e l’opportunismo

precontrattuale

Dopo aver verificato le contingenze rilevanti, le parti di un contratto, devono raggiungere un accordo sul

corso d’azioni d’adottare e sui pagamenti da effettuarsi; deve cioè iniziare la contrattazione vera e propria,

la quale è un processo complesso che gioca un ruolo centrale nella vita economica.

Per molto tempo si è suggerito che gli esiti di una contrattazione tra un numero limitato di persone fossero

essenzialmente indeterminati. Essi sarebbero infatti dovuti al combinarsi delle condizioni iniziali con dei

fattori difficilmente descrivibili (forza contrattuale, credibilità, astuzia, …). L’accordo raggiunto dovrebbe

risultare efficiente, ma la predizione dei risultati effettivi è troppo difficile.

Comunque il principio di massimizzazione del valore implica la determinazione degli aspetti di creazione del

surplus. L’efficienza viene definita solo a partire da un dato insieme di risultati realizzabili: quel che risulta

praticabile e ottimale dipende dalle condizioni informative.

Delle asimmetrie informative possono impedire il raggiungimento di un qualsiasi accordo, persino quando

ciò sarebbe efficiente nel caso di informazione completa. Inoltre persino nel caso in cui un accordo venga

raggiunto, esso non risulta efficiente se giudicato dallo standard dell’informazione completa, e questo è

vero in particolar modo se le parti hanno la possibilità di ritirarsi.

3.1 La contrattazione nel caso di una vendita

Nel caso di informazioni private sulle valutazioni, la possibilità di un mancato accordo sorge anche nei casi

più semplici (vedi esempio a pagine 219 – 223). Le due parti sanno esattamente qual è la propria

valutazione del bene, ma possono solo prevedere quella della controparte. Se le valutazioni fossero note,

ci sarebbero grosse difficoltà e le parti sarebbero in grado di accordarsi sul prezzo per il trasferimento

non

del bene massimizzando il surplus totale. 49

In presenza di informazioni effettivamente asimmetriche sorgono potenziali problemi relativi al tentativo

delle parti di effettuare una contraffazione strategica delle informazioni riguardo alle proprie valutazioni al

fine di ottenere un prezzo migliore (il compratore dichiarerà un valore minore e il venditore dichiarerà una

fallimento dell’accordo, rischio che le

valutazione maggiore). False dichiarazioni comportano il rischio di

parti potrebbero voler correre.

Per prevenire questo tipo di manipolazioni, ciascuna parte deve ottenere gli stessi benefici sia

comportandosi lealmente, sia contraffacendo la propria dichiarazione . Inoltre, visto che lo scambio è

volontario, nessuna parte può essere forzata allo scambio se ciò non corrisponde al suo vantaggio

personale. Queste condizioni impongono dei vincoli sull’insieme degli accordi che risultano praticabili: esse

richiedono che ciascuna parte ottenga almeno un surplus minimo. Può dunque capitare che non ci sia

abbastanza surplus disponibile: ciò può impedire lo scambio anche se la valutazione del venditore sia

inferiore a quella del compratore.

Uno scambio efficiente può non essere attuabile. L’onestà paga solo nel caso in cui il valore atteso da uno

scambio con una propria dichiarazione leale è maggiore (per il venditore, rispettivamente minore per il

compratore) del valore atteso in caso di contraffazione delle informazioni private. Nel caso in cui il prezzo p

necessario a indurre il venditore a non mentire è superiore al prezzo che induce il compratore a

comportarsi lealmente, lo scambio non avviene. Ciò significa che non sempre è possibile trovare un prezzo

che renda sempre conveniente rivelare onestamente le loro valutazioni.

L’ottenimento dell’efficienza nonostante le asimmetrie informative. Nel caso precedente veniva data

un'altra probabilità ad una dichiarazione onesta. Se si invertissero le probabilità (alta per un

comportamento sleale e bassa per quello onesto), allora risulta più costosa la contraffazione delle vere

valutazioni, poiché comporta un più grande rischio di annullamento dello scambio. Se il compratore con la

valutazione elevata non mente, scambia sempre; mentre se cerca di manipolarla, allora il rischio di

fallimento dello scambio è molto alto. La stessa cosa vale per il venditore: se dichiara onestamente la

valutazione basso lo scambio avviene, mentre se dichiara quella alta, l’accordo si conclude solo se il

onestamente.

compratore si comporta

3.2 L’efficienza rispetto agli incentivi

Se i vincoli posti dagli incentivi (cioè che riducono l’insieme dei contratti attuabili dovuti alla necessità di

fornire i corretti incentivi agli individui per i comportamenti voluti) non sono evitabili, allora non possiamo

chiamare degli esiti inefficienti semplicemente perché un risultato migliore si sarebbe ottenuto in assenza

di vincoli d’incentivazione.

Si dice allora che i risultati sono efficienti rispetto agli incentivi, in quanto i negoziatori adottano meccanismi

efficienti rispetto agli incentivi. (vedi esempio a pagine 223 – 225). Quando in una situazione di

contrattazione bilaterale i vincoli di incentivazione sono importanti, lo smanio avviene solo se i guadagni da

esso ottenibili sono sufficientemente elevati. L’esistenza di informazioni private implica che spesso la

massimizzazione del valore non si realizzi e che talvolta i vantaggi potenzialmente ottenibili dalla

transazione sfumino completamente.

3.3 Gli accordi efficienti nel caso di un numero elevato di partecipanti

Il problema degli incentivi e dell’informazione privata diventa molto più grave quando il numero delle

persone che devono accordarsi cresce. In presenza di una diversità di interessi, persino in piccoli gruppi è

praticamente impossibile raggiungere delle decisioni unanimemente accettate (vedi esempio progetti

225 – 228). Perché il progetto venga realizzato

d’investimento per la creazione di un bene pubblico, pagine 50


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Corso di laurea: Corso di laurea in Scienze economiche
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher aigim di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia aziendale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università della Svizzera italiana - Usi o del prof Colombo Gianluca.

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