Estratto del documento

Il ciclo nazionale

Si può dire che esiste, così come per l’individuo, anche un ciclo vitale simile per le nazioni. Gli individui nascono, crescono, maturano e muoiono, ma dopo di loro vengono le nuove generazioni che possono continuare la strada intrapresa dalla città-Stato o dalla Stato-nazione. Questa idea, secondo cui la storia segue dei cicli, fu introdotta in Spagna nel 1600.

La curva a S, o di Gompers, o curva logistica, è tratta dalla copertina di un rapporto sulla gioventù di Austin, nel Texas, ed è divisa in 3 stadi:

  • Bambini dalla nascita fino agli 8 anni
  • Dagli 8 ai 16
  • Dai 17 ai 25

Con una speranza di vita normale, sui 75 anni, ci può essere una generazione che arriva al suo punto massimo sua fine dei 40 anni, con la menopausa e la crisi di mezza età, seguita dalla maturità, dall’invecchiamento e dalla decadenza. Questo percorso può essere descritto in astratto come una curva ad S. Nel mondo reale, invece, ci sono salti, accelerazioni e ritardi, con nuove curve ad S che si formano sulle vecchie. Gli elementi essenziali sono:

  • Una partenza lenta
  • Seguita da accelerazione
  • Dalla riduzione del tasso di crescita nella fase di sviluppo continuo
  • Dal declino

Uno studio recente del Central Planning Bureau olandese affronta la questione della crescita economica offrendo 3 modelli idealizzati di crescita economica:

Il modello dell'equilibrio

Associato al nome di Adam Smith, in cui individui razionali con informazione completa, usando risorse naturali, risparmio e competenze, in un ambiente in cui il sistema dei prezzi del lavoro, del capitale, dei beni e servizi funzioni adeguatamente, ottimizzano il prodotto relativamente alle condizioni della domanda, anche nel senso che sono pronti a inventare nuovi prodotti e a innovare i processi produttivi.

Il modello di libero mercato

Con incertezze, severe leggi sulla proprietà, adattabilità individuale, alta autonomia nell’attività economica, innovazione vigorosa e di conseguenza un alto grado di distruzione creativa.

Il modello della coordinazione o keynesiano

Con adattabilità collettiva più che individuale, un buon governo invece che una burocrazia che fa i propri interessi, postulato dalla teoria della public choice, attento ai beni pubblici e con un coordinamento interno al paese e fra i vari paesi.

I 3 modelli non si escludono assolutamente a vicenda e i vari paesi nei diversi periodi storici praticano diverse miscele dei 3 modelli che possono essere pensati come quello umano razionale, competitivo e cooperativo. Il modello della curva ad S dedica poca attenzione all’agricoltura, alla popolazione e alle città. La posizione era una risorsa di importanza cruciale.

Venezia in cima all’Adriatico e dunque facilmente difendibile dai predoni, accessibile al Levante dal mare della Germania meridionale attraverso i valichi Alpini, godeva di una posizione ottimale per i suoi traffici. Così pure Genova, legata al Mediterraneo occidentale e, attraverso Gibilterra e il golfo di Biscaglia, ai Paesi Bassi, all’Inghilterra e al Nord Europa. Bruges, Anversa e Amsterdam avevano accesso all’Atlantico in una direzione, all’Inghilterra a nord, e al mare del Nord e al Baltico a est, con la vasta pianura bagnata dal Reno e dalla Mosella. Ciascuna delle grandi città di volta in volta cercò di acquisire monopoli commerciali, godendo all’inizio di costi competitivi, ma lo stabilizzarsi di relazioni tra l’offerta esterna e la domanda le lasciò nei guai. Non tutti i porti si spinsero fino alla costruzione di proprie flotte e talvolta la ragione è ovvia. Roma, ad esempio, non era una nazione di uomini di mare e dovette improvvisare una propria forza marittima facendosi prestare le navi e avvalendosi delle tecniche altrui.

Una netta distinzione fu operata in Europa, all’inizio dell’era moderna, fra commercio a corto raggio, e commercio con i paesi lontani. Adam Smith disse che erano molto simili, tranne che il commercio lontano richiedeva capitali assai maggiori, ma egli aveva sottovalutato una serie di questioni di contabilità, cambio valuta, lingue straniere e conoscenze su dove reperire le merci. All’interno del commercio con i paesi lontani esiste la distinzione tra beni di lusso e quelli di prima necessità.

La rivoluzione commerciale del XII e XIII secolo aveva riguardato beni di lusso acquisiti dalle coste orientali del Mediterraneo, dove molti erano giunti dall’India e Cina, pagati in parte con l’argento estratto dall’Europa centrale e in parte con i pregiati tessuti di lana provenienti dalle Fiandre. La domanda dei beni provenienti dall’Oriente richiedeva un livello di reddito superiore alla sussistenza, quali quelle dei nobili, e una preferenza acquisita per queste merci durante le Crociate. Molte di queste merci denunciavano fin dal nome la loro origine araba: zucchero, mussola, damasco, cotone, caffè. Altre merci come la seta e le spezie arrivavano dalla Cina e dall’India.

Nei primi stadi della rivoluzione commerciale i mercanti viaggiavano con le loro merci, sia per proteggerle e sia per venderle all’estero. Con il tempo i mercanti divennero sedentari, rimasero in patria con i loro uffici contabili e i loro magazzini e cominciarono a dipendere da agenti ingaggiati all’estero per le vendite. Le merci trasportate via terra venivano vendute per lo più a delle fiere che si svolgevano 2 o 4 volte all’anno. I mercanti nelle fiere tenevano un registro di cosa compravano e vendevano fino al raggiungere il pareggio e pagavano o ricevevano la differenza in monete o cambiali in altre località o fiere successive. Con il tempo si svilupparono le prime istituzioni finanziarie, le banche, che trafficavano in cambiali, assicurazioni, monete standard e protezione governativa contro i pirati.

Il commercio navale mediterraneo iniziò con le galere e i remi, ma poi la navigazione andò lentamente ma costantemente progredendo con qualche importante innovazione e molti plagi. Le crescenti dimensioni delle navi modificarono l’utilizzabilità dei porti e in più vi erano anche gli ostacoli stagionali come i ghiacci del Baltico e le tempeste del Mediterraneo e dell’Atlantico. Le merci più pesanti non erano trasportate solo per nave, ma raggiungevano le zone dell’interno anche per fiumi e canali. Ma non tutti i fiumi erano adatti a traffici mercantili e iniziò la canalizzazione, che introdotta nel XVIII, incontrò l’opposizione dei pescatori che gestivano le chiuse e dei contadini che necessitavano dell’acqua per irrigare.

Gli inglesi costruirono relativamente presto i canali. Subito dopo gli olandesi, ma con l’aumentare della stazza delle navi l’Inghilterra non allargò i suoi canali che divennero sempre meno funzionali. I canali francesi arrivarono troppo presto rispetto al loro effettivo bisogno, e questo portò ad un uso inefficiente dei capitali. Negli Stati Uniti i canali furono costruiti di dimensioni tali da soddisfare i bisogni del momento e poi continuamente ricostruiti man mano che si presentava l’esigenza. Lo sviluppo del commercio via terra fu lento. Il trasporto con muli e cavalli fu seguito nel XIX secolo dalle ferrovie, automobili e aeroplani.

Il castello era ampiamente autosufficiente tranne per il sale, il pesce, le pentole di ferro e i beni di lusso per il signore e la signora. L’industria nacque da 3 fonti:

  • Sostituzione delle importazioni con prodotti locali
  • Industria artigianale, intrapresa per permettere ai giovani di rimanere in famiglia
  • Artigiani specializzati delle città

L’industria artigianale fu il risultato dell’azione dei mercanti itineranti che rifornivano di materie prime i casali dei contadini e che poi ritornavano a ritirare il prodotto finito che avrebbero venduto altrove. In poco tempo l’industria si sarebbe spostata nelle fabbriche. Questo derivava dalla disponibilità di energia animale, eolica, idrica, a vapore e infine elettrica. Il progresso tecnico si diffuse da un paese all’altro grazie ai viaggi, al furto intellettuale e all’imitazione, lecita o illecita, alla formazione tecnica e ad un numero crescente di pubblicazioni tecniche.

L’introduzione di nuove tecnologie fu incoraggiata dal sistema del brevetto che garantiva all’inventore la proprietà intellettuale ed un certo monopolio. La trasformazione economica comincia con la rivoluzione industriale, le cui origini sono da cercare nell’Illuminismo Settecentesco il cui inizio economico si fa risalire alla seconda metà del XVIII. Lo slancio dello sviluppo economico in Francia e Inghilterra fu diverso: empirico in Inghilterra e cartesiano in Francia, ma in entrambi i casi il collegamento con Illuminismo fu notevole, poiché quella corrente aveva contribuito a rimuovere molte superstizioni e il timore del soprannaturale.

Joel Mokyr nel suo lavoro La leva della ricchezza, fa continuamente riferimento alla legge di Cardwell.

Legge di Cardwell

Nessun paese è stato alla guida dell’innovazione tecnologica per più di 2 o 3 generazioni. Mokyr si chiede se questa legge possa essere applicata nel contesto attuale per pronosticare un arretramento degli USA rispetto ad altri paesi. Cardwell afferma che la perdita della leadership tecnologica avviene per tutti fornendo però una eccezione nel caso della turbina a vapore scoperta da Parsons, nel 1897 in Inghilterra. Mokyr è turbato dalla mancanza di un modello formalizzato in grado di spiegare l’uniformità che Cardwell riteneva di aver identificato.

La trasformazione dell’agricoltura fu molto diversa da paese all’altro e addirittura all’interno dello stesso paese. Le parti più ricche e all’avanguardia erano la valle del Po e le coste olandesi e l’Inghilterra sud-orientale che vantavano una tecnologia all’avanguardia. Nel resto d’Europa la trasformazione dell’agricoltura procedeva lenta e i contadini che vivevano ai livelli di sussistenza avevano paura di sperimentare nuove tecniche e la comunicazione fra loro era limitata.

Una volta che il mercante faceva fortuna poteva decidere di vivere in campagna, fare politica o darsi alla finanza. Il passaggio dal commercio alla finanza si era verificato prima nella rivoluzione commerciale e poi in titoli finanziari, per compensare gli squilibri delle transazioni nel tempo e nello spazio, e infine iniziarono a prestare denari invece che ai mercanti, alle famiglie reali e aristocratiche. Con il tempo il capitale fu utilizzato per creare delle banche. I titoli finanziari erano una forma privata e rappresentavano un mezzo di pagamento, in alternativa alla moneta che era sotto il controllo dello Stato. Facilitando le transazioni la moneta si configurava come un bene pubblico, accettato da tutti, facilmente riconoscibile, in genere con l’immagine di un regnante e metallo prestabilito.

Anche la finanza pubblica si sviluppò lentamente e differentemente nei diversi Stati. All’inizio dell’era moderna i re dei grandi Stati non avevano una burocrazia e appaltavano la riscossione delle imposte ai privati. In Francia i financiers e gli officiers, che anticipavamo i soldi al re, e se andava bene, li recuperavano con profitto, grazie alla riscossione delle tasse. Il passaggio alle imposte statali e al debito pubblico in Inghilterra dopo la Rivoluzione del 1688 è stato chiamato “rivoluzione finanziaria”. In Prussia, il re aveva grandi possedimenti agricoli da cui traeva rendite e profitti, il che rese necessaria l’introduzione di una burocrazia per gestire il patrimonio reale.

In Inghilterra la nobiltà pagava le tasse, come il resto della popolazione. In Francia la nobiltà era esente dal pagamento delle tasse sulla base del fatto che compiva il suo dovere nei confronti della Corona e del paese rischiando la pelle in battaglia. I monarchi prendevano soldi soprattutto per fare le guerre, oltre che per occasioni cerimoniali. Poiché il re era al di sopra della legge, anche se il governo nelle repubbliche non lo era, i finanzieri malsopportavano di fare prestiti ai monarchi, a meno che tali prestiti non fossero garantiti dalla concessione di un’imposta o di un monopolio, dalla custodia dei gioielli della Corona o dalla mediazione di un ente quasi privato come la City di Londra e i suoi mercanti.

I governi si arricchivano non solo con la riscossione delle tasse e con i monopoli ma anche grazie alla vendita di uffici, titoli e onorificenze, e con la confisca e vendita delle proprietà della Chiesa e dei nobili. Il gettito fiscale non riusciva a coprire le spese, soprattutto in tempo di guerra, e questo portava alla necessità di ricorrere al prestito in varie forme. Ci furono anche delle eccezioni. Federico il Grande di Prussia cercò di finanziare in anticipo le guerre raccogliendo delle monete d’oro in uno scrigno. In situazioni di emergenza un governo poteva:

  • Ritardare il pagamento ai soldati e ai marinai, esponendosi al rischio di ammutinamento
  • Imporsi con la forza delle ricchezze di mercanti e orafi che trasportavano argento
  • Forzare i cittadini a pagare e a nutrire le truppe
  • Sostituire con obbligazioni a lunga scadenza il debito

Adam Smith elenca 3 forme di bene pubblico:

  • La difesa nazionale
  • L’amministrazione della giustizia
  • La realizzazione di progetti troppo grandi per essere realizzati da privati (palazzi, strade...)

Un elenco moderno andrebbe oltre e metterebbe l’accento su altri beni pubblici, come i prodotti alimentari per nutrire la plebe in caso di cattivo raccolto.

Social capability è un criterio per misurare nello sviluppo moderno gli anni spesi nell’istruzione della popolazione. L’istruzione consiste prima di tutto nell’alfabetizzazione e poi nel leggere, scrivere e le istruzioni professionali o della scuola superiore e specialistiche di carattere umanistico o tecnico scientifico. Non tutti i paesi hanno la stessa evoluzione, poiché partono da punti diversi; molti eccellevano nella navigazione, nel lavoro oppure nel risparmio. Più un paese diventa vecchio e più s’interessa al suo passato invece che al commercio e all’industria. Occorre che le famiglie nuove si facciano avanti e mettano da parte quelle vecchie. Uomini nuovi possono colmare il vuoto lasciato dopo una sconfitta.

Esiste una formulazione chiamata “effetto Fenice” secondo la quale il perdente recupera la sua forza economica e il suo posto internazionale 10 o 15 anni dopo la sua sconfitta e la fine della guerra.

La scuola storica francese pone l’accento sulle mentalità, ovvero sui valori sociali e le loro influenze nell’indirizzare lo sviluppo economico. Si tratta di una teoria non sempre accolta con rispetto. Le mentalità possono essere concepite come istituzioni, quelle istituzioni che Paul David chiama i “vettori della storia”. Il concetto di mentalità viene applicato soprattutto agli spagnoli e talvolta ai portoghesi. Un tratto spagnolo dominante è l’orgoglio. Gli spagnoli si ritenevano unici. L’orgoglio però implica l’indifferenza all’opinione altrui e il rifiuto di prendere esempio da altri.

Ci sono degli elementi a favore dell’idea che la guerra sia un acceleratore di crescita o declino, in quanto accelera la crescita o il declino di quelle che stanno appassendo o comunque rallentando indipendentemente dal loro ruolo di vittoriosi o vinti. Forse la teoria deriva dall’esperienza anglo-americana dopo la prima e la seconda guerra mondiale, che accelerano sia la crescita degli USA sia il relativo declino della Gran Bretagna. La guerra esercita una forte pressione sulle risorse. L’esito finale di queste pressioni dipende soprattutto dalla capacità di risposta della società, e in particolare delle modifiche apportate agli antichi regimi delle foreste, acqua, miniere e strade. La reazione al disastro, alle epidemie umane e animali, richiedeva una coordinazione sociale, di cui l’Europa abbondava.

Una successione di primati

Kidleberger si pone un quesito, domandandosi come mai ad un paese dominante ne succede un altro. Alcuni paesi sono progrediti durante la guerra:

  • L’Inghilterra durante le guerre napoleoniche
  • Gli USA durante la prima guerra mondiale e la seconda

Quando si ristabiliva la pace altri trovavano il modo di raggiungerli. Le nuove tecnologie erano a portata di mano anche per loro e i leader rallentavano. Gli inseguitori erano in grado di raggiungerli e il reddito pro capite dei diversi paesi tendeva a convergere compiendo un vero e proprio balzo in avanti, catching-up. Nella maggior parte delle forme di organizzazione economica e sociale esiste una tensione fra centralizzazione e pluralismo. La centralizzazione può essere una scelta deliberata, come nel caso di Luigi XIV che spostò la sua nobiltà a Versailles portandola via dai castelli dove risiedeva.

L’unificazione italiana del 1860 diede vita ad una centralizzazione delle banche prima a Torino poi a Firenze e poi a Roma e infine di nuovo a Milano, quando si chiarì che Roma malgrado il fascino delle rendite papali non era un centro finanziario. L’esempio classico dell’opposizione fra centralismo e pluralismo è dato dalle province Unite dei Paesi Bassi, in cui l’Olanda dominava le sette province, dirigeva la maggior parte delle attività militari, navali, commerciali, e pagava il privilegio della leadership sulle altre province versando una quota molto elevata delle imposte. Durante il declino delle Province unite nel XVIII secolo, la riluttanza e il rifiuto delle altre province di consentire una maggiore centralizzazione dei processi decisionali, mostrò fino a che punto il decentramento fosse poco efficace accelerando il declino.

(ciclo di Kondrat’ev chiedi a tuo padre)

Le città-stato italiane

Anteprima
Vedrai una selezione di 8 pagine su 32
Riassunto esame Economia aziendale, prof. Canziani, libro consigliato I primi del mondo, Kindleberger Pag. 1 Riassunto esame Economia aziendale, prof. Canziani, libro consigliato I primi del mondo, Kindleberger Pag. 2
Anteprima di 8 pagg. su 32.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Economia aziendale, prof. Canziani, libro consigliato I primi del mondo, Kindleberger Pag. 6
Anteprima di 8 pagg. su 32.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Economia aziendale, prof. Canziani, libro consigliato I primi del mondo, Kindleberger Pag. 11
Anteprima di 8 pagg. su 32.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Economia aziendale, prof. Canziani, libro consigliato I primi del mondo, Kindleberger Pag. 16
Anteprima di 8 pagg. su 32.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Economia aziendale, prof. Canziani, libro consigliato I primi del mondo, Kindleberger Pag. 21
Anteprima di 8 pagg. su 32.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Economia aziendale, prof. Canziani, libro consigliato I primi del mondo, Kindleberger Pag. 26
Anteprima di 8 pagg. su 32.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Economia aziendale, prof. Canziani, libro consigliato I primi del mondo, Kindleberger Pag. 31
1 su 32
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze economiche e statistiche SECS-P/07 Economia aziendale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Stey2j di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia aziendale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Brescia o del prof Canziani Arnaldo.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community