Lezioni di Economia Aziendale - Canziani - Terza Edizione
1 Riassunto di Luisa Gasparini
LEZIONI DI ECONOMIA AZIENDALE
(Canziani - Terza Edizione)
1. Economia empirica e scienze economiche
O : ’ - ’ -
GGETTO DEL CAPITOLO DISTINGUERE L ATTIVITÀ ECONOMICA CHE SI SVOLGE QUOTIDIANAMENTE ANTICA QUANTO L UOMO RISPETTO ALLE DISCIPLINE CHE
: TECNICHE (" ", ), SCIENZE ASTRATTE (
LA STUDIANO ORIENTATE AL FARE CIOÈ A DETTARE REGOLE PRATICHE DI COMPORTAMENTO ORIENTATE A FORGIARE
), SCIENZE DI APPLICAZIONE ( - )
MODELLI ANCHE MATEMATIZZABILI TESE A DEFINIRE UNIFORMITÀ SPAZIO TEMPORALI E LEGGI DI COMPORTAMENTO
1. L'attività economica quale attività perenne
La storia economica è storiografia che pone attenzione:
All’evoluzione del movimento economico
Ai suoi fattori causali
L’attività economica è:
Antica (perenne), come l’umanità:
Assiri e Babilonesi: contabilità dello stato e amministrazione pubblica
Etruschi: via etrusca dalla Toscana alla Romagna
Romani: vie consolari, acquedotti
Persia, India, Cina: porcellana (oro bianco)
Rotazione degli assi dell’economia mondo da est a ovest, grazie alle scoperte geografiche
Rivoluzioni industriali: Belgio, Gran Bretagna e dintorni Usa, Francia, Germania, Italia Cina, Brasile
Pratica, per l’attività quotidiana e soprattutto x studiare le tendenze socio - politiche (guerre, alleanze, …)
Rivoluzionaria, perché cambia (dopo le rivoluzioni industriali):
Settori di attività (e attività stesse)
Dislocazione spaziale delle industrie da una nazione all’altra
Flussi di import - export, con deficit e surplus commerciali.
L’attività economica studiata con i suoi mutamenti:
Colin Clark:
In forma storica - diagrammatica, secondo un doppio andamento standard
Processo di transizione dal settore primario al secondario al terziario e alla sua specializzazione si
trasferiscono anche persone e capitali, facendo mutare le varie proporzioni sul totale dell’economia.
Oggi sappiamo che:
Processi in tempi e modi diversi
Grande sviluppo anche di primario e secondario, sempre più innovativi.
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2. Dall'economia empirica alle scienze economiche. Il dominio delle tecniche fino al primo '800
Per economia, inizialmente, si intendevano le leggi di governo della casa (nel senso di famiglia, impresa, stato),
per guidare l’amministrazione delle risorse.
Era un oggetto sistematico, dal punto di vista delle:
Tecniche, che aiutano le persone a comportarsi nelle loro azioni economiche quotidiane.
Contabilità (ragioneria)
Tecniche di amministrazione (mercantili, ….)
Senofonte parla di attività imprenditoriale
San Tommaso d’Aquino parla di vendere al prezzo moralmente giusto
Luca Pacioli (1494) parla del metodo di contabilità in partita doppia.
Giuseppe Cerboni, fonda tutto sul capitale (patrimonio) e utilizza un metodo giuridico -
contabile nuovo.
Vede la ragioneria come scienza dell’amministrazione di famiglie, imprese, stato.
Introduce la logismografia, cioè un nuovo sistema di ragioneria contabile per lo stato (ritenuto
però troppo complicato, quindi abbandonato).
Fabio Bestia, vede la ragioneria come fondata sulla partita doppia.
Accetta l’estensione di Cerboni ma ritiene comunque la ragioneria una disciplina contabile.
Eugen Schmalenbach, vede la ragioneria solo per le imprese e fondata sul reddito (non sul
capitale), poiché ciò che conta è la capacità di reddito prospettica (il valore di un patrimonio
varia in funzione dei redditi futuri). Bisogna infatti trovare i comportamenti aziendali ottimali e
individuarne le regole.
Scienze economiche, ovvero:
Fisiocrazia: l’agricoltura è la vera fonte di reddito e ricchezza sociale, perché crea beni; l’industria
infatti li trasforma solo e il commercio li intermedia.
Economia politica: è una scienza che nasce nel momento in cui i tecnici osservano la realtà con
occhio critico e scientifico.
Economia aziendale, che nasce come derivazione della ragioneria e delle tecniche e come
scisma rispetto alla economia politica (marginalismo e marxismo).
Si occupa degli operatori economici di base, ovvero stato, famiglie e imprese.
3. Dall’economia empirica alle scienze economiche: il sorgere e dominare dell'Economia politica
Tra il 1750 e il 1800 nasce l’economia politica.
A quel tempo i principali autori erano Quesnay, Turgot, Necker e Adam Smith.
Quesnay, Turgot, Necker erano fisiocrati, mentre Adam Smith era un esponente dell’economia politica,
influenzata da RIcardo, Sombart, Max Weber, Keynes.
Alcuni studiosi, pur occupandosi della propria materia, hanno orientato anche l’economia aziendale ( ).
studiamo quelli
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Adam Smith è un esponente del liberismo. Egli parla di:
Teoria della mano invisibile. Vi è equilibrio tendenziale tra domanda e offerta (se i prezzi salgono,
diminuisce la domanda - se i bisogni aumentano, aumenta la domanda): il mercato tende
autonomamente alla regolazione armonica della domanda e dell'offerta. Servono, però, degli
accorgimenti perché l’equilibrio non può essere perfetto sempre e ovunque, in quanto si riferisce a
situazioni standard. Oggi inoltre ci sono degli accordi tra produttori a danno dei consumatori e, in
generale, il mercato odierno ha dinamiche molto diverse.
Divisione del lavoro (esempio degli spilli). Ogni addetto ha un compito specifico, quindi si specializza, in
modo da raggiungere i fini aziendali in tempi brevi: si giunge ad un’elevata efficienza.
Vantaggi della produttività: con una maggiore produzione, il costo della singola merce diminuisce. I
vantaggi si riflettono contemporaneamente sul ribasso dei costi e sul rialzo dei salari.
Karl Marx è un esponente del socialismo. Egli:
Prevede la presenza di due classi sociali, ovvero i proletari sfruttati e i capitalisti sfruttatori (i proprietari).
La ricchezza di questi ultimi deriva dal fatto che si appropriano del plusvalore prodotto dagli operai (in
realtà deriva dall’utilità che ha il bene finito rispetto alle sue singole parti); essi, inoltre, subiscono delle
crisi periodiche per la sopraproduzione rispetto alla vendita.
M( ) = ( , , …) + ( ) +
VALORE MERCE C MATERIE PRIME USURA ATTREZZI V FORZA LAVORO PLUSVALORE
M = ( ) +
K COSTO DI PRODUZIONE PLUSVALORE
Sostiene che chi ha maggiore utile/ricchezza è perché li ha sottratti a qualcun altro
Secondo molti studiosi, Marx non aveva capito che:
Le classi sociali, meglio dette ceti, sono più di due e non sono così ben definite e immobili.
Lo sfruttamento (basso salario rispetto al lavoro prestato) dipende da cause storiche (demografico -
culturali) e dalla domanda/offerta di lavoro.
Il sistema si regge su:
Produzioni in serie scambiate sul libero Innovazioni di processi e prodotti
o o
mercato (ricerca)
Incrementi di produttività Capitali nuovi e ulteriori
o o
L'operare delle imprese consente la creazione di nuova ricchezza e il diffondersi di essa sotto forma di
salari, interessi, tributi, utili, dunque con il miglioramento delle condizioni di vita di tutti i ceti sociali.
Le crisi sono naturali per colpa di investimenti sbagliati. Possono risolversi con delle strategie migliori
oppure l’impresa cessa.
L’intero sistema ha delle crisi, che si risolvono. Anche singoli settori possono andare in crisi, rimpiazzati
da altri più tecnologici (concetto di circolarizzazione dei settori
Cambiano i gruppi di ricchi (le elites)
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La sua critica ai ricchi è giustificata dal fatto che egli scriveva mentre era in esilio e in miseria, frustrato dai ricordi
dell'infanzia nella casa di famiglia dove vi era un’ala padronale e una della servitù, sfruttata dai ricchi.
Nel 1870 vi è lo SCIENTISMO fondato su:
Scienze naturali e loro metodo
Ragion matematica che tutto risolve.
Ha origine il MATEMATISMO, ovvero la scelta di esprimere le relazioni tra gli operatori economici tramite lo
strumento matematico.
Jevons afferma che l’economia, trattando di quantità, deve essere una scienza matematica: in realtà queste
quantità sono per natura descritte dalla ragioneria, che poi utilizza l’algebra.
Pareto, John Bates Clark e altri studiosi (provenienti da ingegneria, chimica, …) vogliono interpretare l’economia,
che è una scienza sociale, con leggi meccaniche e forma algebrica; vogliono quindi esprimere tutto con delle
generalizzazione semplificazione
equazioni, che portano a e , senza tenere conto del tempo, dello spazio, della
concorrenza, della popolazione che varia e considerandosi in un vuoto giuridico dove ci sono delle variabili
prefissate.
I loro modelli sono falsi poiché non considerano appunto le variabili di clima, politica, … e l’imprevedibilità
dell’azione umana. Si tratta dei modelli dell’economia politica pura (cioè senza gli impicci della realtà) e
marginalista (cioè che riesce a calcolare, tramite le derivate, le variazioni marginali, ovvero i massimi e i minimi,
ma non le situazioni concrete).
Le scienze sociali, invece, possiedono una natura radicalmente differente da quelle naturali, e pertanto rifiutano
l'incasellamento forzoso nei sistemi equazionali, Le loro regolarità sono rintracciabili non tramite funzioni e
sistemi equazionali, ma semmai tramite la statistica.
Pareto in particolare, in seguito, capisce l’infondatezza delle sue affermazioni e le sviluppa affermando che si
economia matematica
tratta di una branca dell’economia, detta . Abiura quindi al suo passato di economista,
“trasformandosi” in sociologo.
I contributi di Joseph Schumpter sono utili sia all’economi aziendale che all’economia politica; in particolare ciò
che riguarda:
Imprenditore innovatore
Distruzione creatrice
Tendenze socialiste
Egli descrive il flusso circolare della vita economica, che descrive il processo di produzione da un alto e di
consumo dall’altro e che tende all’equilibrio tra produzione e consumo. L’impresa ne è il centro, poiché connette
mercati di fattori e di sbocco e progetta processi produttivi per immettere nuovi beni sul mercato.
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L’imprenditore è l’innovatore dell’attività produttiva, realizzata in modo pratico nell’impresa. Egli, infatti, immette
nel flusso le innovazioni (nuove combinazioni produttive), che consistono nel rinnovare le materie prime, i
processi produttivi, i prodotti e i mercati, o nel rinnovare l'organizzazione e il modo di competere in un settore.
Afferma che la dinamica - tipo della vita economica è un processo di distruzione creatrice. La funzione
dell’imprenditore è realizzare nuove possibilità (non restare legato in modo inscindibile al capitale). Le innovazioni
portano disturbi e cambiamenti nel sistema in equilibrio, quindi ogni volta beni nuovi vengono proposti e
prendono il posto di altri (idem per le imprese).
Capitalismo, Socialismo, Democrazia
(Nell’opera ) Esclude la diffusione delle economie collettiviste del
socialismo, ma anche liberiste del capitalismo. Preferisce la terza via delle potenze emergenti, che hanno reagito
alla crisi del 1929 con grandi programmi di lavori pubblici.
Afferma che l’impresa capitalistica è messa in crisi proprio dai suoi successi. L’espansione economica porta a
fusioni di imprese e concentrazioni produttive (che tendono al monopolio/oligopolio), quindi ad immobilismo
innovativo e scarsa possibilità di investimento con conseguente ostilità della società verso il capitalismo.
Ciò che ha previsto si è in buona parte realizzato.
2. L’Economia Aziendale
O : ’E ; -
GGETTO DEL CAPITOLO COMPRENDERE LE ORIGINI E LA NATURA DELL CONOMIA AZIENDALE COSA ESSA POSSA STUDIARE SE LE SOLE IMPRESE O TUTTI
- ; 'E
GLI OPERATORI ECONOMICI L CONOMIA AZIENDALE QUALE SCIENZA GLOBALE
1. L’economia aziendale quale derivazione e quale scisma
La Rivoluzione industriale ha avuto origine in Gran Bretagna alla fine del 1700, poi subito dopo si è espansa in
Belgio, Usa e Francia per poi avviarsi anche in Germania e Italia.
È avvenuto lo sviluppo delle tecniche ragionieristiche e gestionali, ma mancano trattazioni sull’impresa come tale,
come unità organica.
Dall’economia politica (economia marxista, economia marginalista, pura, matematica) si scinde l’economia
aziendale, i cui fondatori sono Gino Zappa e Heinrich Nicklish. Secondo i pensatori di derivazione aziendale
oltre alle tecniche amministrative, bisogna considerare anche:
Unità sistematica dell’impresa come attore economico
Unità organica degli altri due operatori (stato e famiglia), che formano, con l’impresa, il sistema
economico.
Essi inoltre ritenevano l’economia politica (e annessi) una teoria non tanto astratta (perché in fondo ogni teoria, in
quanto tale è astratta) ma irrealistica: per questo si distaccano.
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L’economia aziendale nasce quindi:
Per derivazione, dalla ragioneria e dalle tecniche (che sono la base realistica)
Come scisma dall’economia politica (marginalismo e marxismo), ma derivando in parte da quegli
studiosi che avevano rispettato la realtà, avendo un approccio realistico.
Heinrich Nicklish ha scritto “Dottrina economica dell’azienda, cioè economia aziendale”, integrato poi con
“Organizzazioni”. Punta l’attenzione sulla differenza tra:
Studio dell’economia globale, che si occupa di relazioni tra famiglie, stato e imprese intese come totalità.
Studio dell’economia delle singole aziende, cioè la vita economia delle famiglie (domanda) e delle
imprese (offerta, produzione economica). Considera che:
Sono sistemi organici orientati dall’interesse;
o Sono combinazioni interattive di capitale e di lavoro tradotte in forme economico-giuridiche;
o La loro economicità deve essere misurata nel tempo dai sistemi contabili (Ragioneria)
o
Il suo studio è organico, nel senso che riguarda sia le imprese, sia lo stato, sia le famiglie, nei loro processi e nelle
loro interrelazioni.
Afferma una teoria, che non è solo analitico - descrittiva, ma anche normativa (tesa a dettare norme di
comportamento per la Famiglia, l'Impresa, lo Stato, dunque rispettivamente logiche, strategie, politiche):
stabilisce come devono essere condotte le imprese per raggiungere il fine economico:
Rilievo alla ragioneria ai fini del calcolo economico dell’impresa
Concorso delle persone come fattore organizzativo nello svolgimento dell’impresa
Processi concorrenziali tra le imprese e accordi che limitano la concorrenza
Estensibilità della teoria a tutte le aziende.
È importante lo schema di circolazione dei valori (schema sul libro), che descrive la connessione tra aziende
famigliari e di produzione in merito a prestazioni e compensi, forze economiche che immettono nel sistema e
risultati economici distribuiti e rigenerati:
Le prime aziende in cui si è formata l’attività economica sono le famigliari, dette originarie
Le successive (anche se quasi contemporanee) sono di produzione, dette derivate: le famiglie
acquistano i beni prodotti da esse per soddisfare i propri bisogni
Agli acquisti delle famiglie corrispondono le vendite delle imprese
Nel frattempo le famiglie offrono lavoro alle imprese ed eventualmente investono; le imprese, invece,
gestendo lavoro e capitale producono ricchezza (oltre a produrre beni).
Le imprese ridistribuirono la ricchezza prodotta sotto forma di stipendi, salari, utili, interessi, … .
Per ora, lo stato (offre prestazioni e chiede tributi) è escluso da questo schema.
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Gino Zappa si focalizza sul reddito (come Schmalenbach), non sul capitale, perché:
Non c’è capitale se prima non c’è stato reddito. L’attività economica produce reddito, quindi risparmi, che
diventano capitale e vengono riutilizza in attività economica.
Il capitale non ha valore in sé, ma vale in funzione dei redditi che può originare.
Ritiene l’economia applicabile a stati, famiglie, imprese; la vede come una sintesi organica di:
Ragioneria (calcolare i risultati economici con il bilancio)
Gestione (ottimizza acquisti, produzioni, vendite per raggiungere al meglio i fini dell’impresa)
Organizzazione (le persone sono organizzate: operai, dirigenti, impiegati, …)
Analizza l’attività di tutti gli operatori economici:
Famiglie: offrono lavoro, ottengono salari, consumano, risparmiano e hanno redditi patrimoniali
Imprese: trasformano costi in ricavi, mediante produzione e vendita
P. A.: esigono imposte per provvedere ai bisogni pubblici.
coordinazioni economiche in atto
Tutte le aziende sono che negoziano costi per conseguire ricavi, ottenuti
vendendo sui mercati beni economici, che soddisfino bisogni degli acquirenti.
L’attività delle aziende è analizzata tramite:
Combinazioni produttive: le varie operazioni messe in atto formano i processi. L’insieme dei processi
forma le combinazioni produttive, cioè i modi con cui trasformano:
Redditi in costi (famiglia)
Fatto
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