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d'esercizio. Tale relazione deve essere redatta dagli amministratori e deve

contenere due gruppi di informazioni: di carattere generale (andamento

gestione, esplicitare costi, ricavi e investimenti) e di carattere specifico

(informazioni più dettagliate). Più precisamente deve contenere: le attività di

ricerca e sviluppo, i rapporti con le imprese, il numero delle azioni, i fatti di

rilievo, l'evoluzione della gestione, gli obiettivi, i rischi e le sedi secondarie

della società.

Gli output civilistici della contabilità generale, richiesti dal codice civile,

possono essere sviluppati durante il corso dell'esercizio o solo in sede di

chiusura dell'esercizio.

Anche gli output fiscali prodotti dalla contabilità generale possono essere

sviluppati durante il corso dell'esercizio o a fine anno. Nell'ambito delle

liquidazioni Iva, la contabilità generale deve fornire il saldo dell'Iva a debito che

dovrà essere versata all'Erario, necessari anche per le dichiarazioni Irpeg e

Irap.

La contabilità gestionale è la parte del sistema

informativo contabile che attua il controllo della

gestione nell'aspetto economico, attraverso la

rilevazione, la destinazione e l'analisi dei costi e dei

ricavi. Essa si comprende attraverso l'analisi di:

determinazione dei costi di produzione: per

– valorizzare le rimanenze finali di magazzino

determinazione dei costi di prodotto, di

– supporto ai costi di produzione per dare vita

ad una politica di prezzo

contabilità industriale, dei costi, analitica a

– costi consuntivi: parallelamente all'analisi dei

costi si è posto il problema di collegare le informazioni del sistema

contabile con una metodologia

contabilità analitica a costi standard: una successiva evoluzione della

– contabilità analitica è rappresentata dall'esigenza di controllare

l'efficienza della gestione e di confrontare il consuntivo con il budget

strutturato a costi standard

contabilità per attività (activity accounting): determinare i margini di

– contribuzione per prodotto

contabilità gestionale nel sistema amministrativo integrato: la contabilità

– gestionale presenta caratteristiche di continuità con la contabilità

analitica e caratteristiche evolutive

contabilità gestionale nel sistema amministrativo configurabile: la

– contabilità gestionale sviluppata in una logica di sistemi amministrativi,

configurabile in relazione alle esigenze dell'impresa. Con questo sistema

vengono individuati numerosi piani dei conti e codificato l'evento.

La contabilità gestionale è detta anche contabilità industriale o contabilità

analitico-gestionale o contabilità analitica ed ha per oggetto i fatti interni di

gestione, ossia, si occupa delle varie fasi con cui si attua il processo produttivo

all'interno dell'impresa.

Di cosa si occupa?

1. misurare i costi di prodotto

2. individuare la struttura dei costi di prodotto calcolare i risultati economici

parziali.

Lo scopo di tutto questo è:

definire i prezzi di vendita

• effettuare le valutazioni di fine esercizio

• orientare le decisioni correnti

• controllare l'efficienza dei fattori produttivi

• realizzare la programmazione

• supportare la valutazione di rami di azienda nelle operazioni di

• ristrutturazione.

La sua importanza è che un'attenta gestione dei costi può incrementare il

valore creato dall'impresa.

Come si fa?

1. definire gli oggetti di cui si vogliono rilevare i costi, i ricavi e i risultati

2. classificare i costi aziendali

3. scegliere le modalità di calcolo

4. individuare il momento di effettuazione del calcolo.

Per farlo deve rilevare i costi dei fattori produttivi nel momento in cui vengono

utilizzati per la produzione e in base alla loro destinazione ad un oggetto.

L'oggetto di misurazione è l'entità di cui si vuole conoscere il costo e, ove

possibile, il ricavo e il risultato economico. All’oggetto di

misurazione vengono riferiti i costi dei fattori produttivi

impiegati e delle attività svolte per ottenerlo, nonché i ricavi

che esso genera.

La classificazione dei costi

Al termine “costo” si possono attribuire diversi significati.

Ad esempio appartengono alla contabilità generale il concetto

di costo di un fattore produttivo acquistato (onere che

l’impresa sostiene ogni volta che acquista un fattore produttivo) e di costo di

competenza (costo del fattore produttivo acquistato dall’impresa durante un

periodo amministrativo).

Sono propri, invece, della contabilità gestionale i concetti di costo di un fattore

produttivo impiegato

(valore attribuito al consumo di un fattore produttivo utilizzato per ottenere una

fase produttiva,un

prodotto, una commessa) e di costo del prodotto (costo attribuito all’output del

processo di

trasformazione fisico-tecnica).

A seconda dei dati in base ai quali si calcolano si distinguono in:

1. costi effettivi: si determinano con riferimento a una specifica produzione

già effettuata (costi

consuntivi) o da effettuare in futuro (costi previsti).

2. costi standard: si determinano in base a un’ipotetica produzione, in

funzione di condizioni poste alla base dei calcoli; in altre parole,

rappresentano i costi che l’impresa sosterrebbe se operasse nelle

condizioni ipotizzate.

A seconda dell’oggetto per il quale sono stati impiegati i fattori produttivi

consumati, i costi si distinguono in:

1. costi specifici: sono i costi dei fattori produttivi e delle attività impiegati

specificamente ed

esclusivamente per ottenere un oggetto. Per esempio i consumi della

materia prima per ottenere un prodotto

2. costi comuni: riguardano i fattori e le attività impiegati per svolgere più

produzioni nello spazio o nel tempo, ossia si riferiscono a più oggetti. La

distinzione tra costi specifici e comuni dipende dall’ampiezza dell’oggetto

di costo: gli ammortamenti del reparto presse sono un costo specifico del

reparto presse e un costo comune rispetto alle produzioni in esso

effettuate

3. costi generali: sono sostenuti per l’impresa nel suo complesso; possono

riguardare l’attività produttiva, commerciale o amministrativa. Ne sono

esempi i costi degli organi sociali e le imposte dirette.

A seconda del modo con cui i costi dei fattori impiegati sono riferiti all’oggetto

di calcolo,

i costi si distinguono in:

1. costi diretti: sono quei costi specifici che vengono riferiti a un dato

oggetto in modo immediato, in base ai consumi dei fattori produttivi e

delle attività specificamente assorbiti dall’oggetto.

2. costi indiretti: vengono suddivisi tra vari oggetti di calcolo in base a

criteri soggettivi di ripartizione; corrispondono ai costi comuni e generali

e a quei costi specifici che non si è in grado o non si ritiene conveniente

misurare oggettivamente per riferirli direttamente all’oggetto.

A seconda dei fattori produttivi ai quali si riferiscono, i costi si distinguono in:

1. costi reali: riguardano fattori produttivi ottenuti dall’impresa pagando un

corrispettivo

2. costi figurativi: Non sono costi realmente sostenuti, ma solo stimabili

sulla base delle remunerazioni che il titolare o i soci avrebbero percepito

impiegando i capitali in investimenti alternativi o che l’imprenditore

avrebbe potuto percepire svolgendo la propria attività presso terzi.

A seconda del momento in cui si effettua il calcolo, i costi si distinguono in:

1. costi preventivi: si calcolano con riferimento a una produzione futura,

prima della sua attuazione, per rendere possibile il successivo controllo o

per orientare le decisioni aziendali; possono essere costi previsti o costi

standard

2. costi consuntivi: si calcolano con riferimento a una produzione già

effettuata; il confronto con i costi preventivi consente di misurare gli

scostamenti e analizzarne le cause; servono inoltre per effettuare le

valutazioni e per calcolare risultati economici parziali.

Nell’ambito della classificazione dei costi, quando si osserva la relazione

esistente tra livello dei costi

e volume di produzione, i costi si distinguono in variabili, fissi, semi-variabili o

semi-fissi:

1. costi variabili: al variare delle quantità prodotte variano

proporzionalmente

2. costi fissi: entro i limiti della capacità produttiva data, non variano al

variare del volume di produzione

3. costi semi-variabili: sono formati da una parte fissa e da una parte

variabile.

Per contabilità finanziaria si intende la rilevazione in uno schema contabile

delle entrate (o incassi) e delle uscite (o pagamenti). I flussi finanziari vengono

rilevati con unità contabili: le cash generating units. La contabilità finanziaria

aziendale non esiste nelle imprese private, mentre è essenziale nelle aziende

pubbliche. Nelle imprese industriali il sistema contabile può essere definito con

il termine contabilità economica, in quanto esso riguarda i costi ed i ricavi

interni ed esterni all'impresa. Le aziende pubbliche (che hanno da sempre

elaborato una contabilità finanziaria) sentono l'esigenza di attuare una

contabilità economica, al fine di prevenire il controllo dei costi. Al contrario,

nelle aziende private, si assiste alla tendenza opposta, ovvero ad uno sviluppo

del controllo finanziario aziendale.

Il sistema di programmazione e controllo

Il sistema di programmazione e controllo è composto da elementi fondamentali

quali: tipologie dei sistemi di controllo: il sistema di programmazione e

• controllo si articola diversamente a seconda che si prenda come

riferimento:

- l'oggetto: il sistema di controllo, a seconda che si prenda in esame le

strategie aziendali ed i diversi sistemi aziendali si distingue in controllo

strategico rivolto a pianificare la strategia aziendale e a controllare a

consuntivo se le attività aziendali creano valore, controllo organizzativo

(clima aziendale, apprendimento, motivazioni), controllo di qualità

(customer satisfaction) e controllo di gestione economico, finanziario e

patrimoniale

- il tempo: in relazione al tempo si possono distinguere controlli

antecedenti (ex ante, prima che si verifichi il fatto), controlli susseguenti

(ex post). Quest'ultimo si divide in controllo rivolto al passato (feed back,

si propone di rimuovere le disfunzioni rilevate) e controllo rivolto al futuro

(feed forward, indaga sulle cause che comporteranno eventi in futuro)

- le metodologie di controllo: le tipologie richiedono differenti sistemi di

controllo, quali budget e piani per controllo antecedente, sistemi di

contabilità analitica, sistemi di reporting, sistemi preconsuntivi (per

controllo feed forward).

Non tutte le imprese sono in grado di attuare i diversi sistemi di controllo

(per le piccole imprese, i costi di un sistema integrato possono risultare

troppo elevati; per le aziende pubbliche, dove la contabilità non è

impostata secondo un sistema del reddito, è complesso impostare una

contabilità gestionale o analitica).

Principi di controllo di gestione: il controllo di gestione si può dividere

• in controllo economico (espresso dai costi e dai ricavi, misura l'aspetto

economico della gestione), controllo monetario (espresso dai flussi in

entrata e in uscita, misura l'aspetto monetario della gestione) e controllo

patrimoniale (espresso dal capitale investito, misura l'aspetto

patrimoniale-finanziario).

Il controllo di gestione si sviluppa su sei dimensioni di controllo, quali:

- natura delle rilevazioni: le rilevazioni riguardano componenti

economiche (costi e ricavi), componenti patrimoniali (attività e passività),

flussi finanziari (flussi di entrate e uscite). Per controllo antecedente

(metodo del budget economico), per consuntivo (metodo del cash

management)

- centri di responsabilità: assumono le tipologie di centri di spesa (è

possibile determinare output), centri di ricavo (in cui confluiscono i

ricavi), centri di profitto (raccolgono sia costi, sia ricavi), centri di

investimento (attività e passività), centri finanziari (in cui confluiscono i

flussi finanziari) e centri contabili (conti senza rilevanza economica)

- commesse: le rilevazioni per commesse sono di natura consuntiva, la

commessa viene utilizzata per la rilevazione di costi di prodotti/servizi

lavorati su commessa, per capire il motivo dei costi, per rilevare la

produzione interna di impianti e macchinari e per capire i costi di

manutenzione ordinaria e straordinaria

- attività: rilevazione costi di attività specifiche di più centri e

imputazione ai singoli canali

- prodotti o marchi: i prodotti possono avere un diverso livello di analisi,

che parte dal prodotto elementare, ad aggregazione di prodotto, fino a

linee di prodotto. (es. auto modello base → top). Nell'ambito dei

raggruppamenti di prodotto si può pervenire ai prodotti con egual

marchio

- canali/mercati: i canali sono reti di vendita dei prodotti (venditori, filiali,

rivenditori). I mercati, sono di sbocco nazionale/internazionale distinti per

aree geografiche e settori in cui operano.

Dopo un'analisi di costi e ricavi, viene rilevato il margine di contribuzione del

canale/mercato. Il processo di formazione dei costi ha sempre avuto grande

rilievo negli studi economici. Storicamente il costo veniva individuato per due

finalità: per la valorizzazione dei magazzini semilavorati e prodotti finiti e per la

determinazione del presso di vendita. A ciò si sono sommate altre due finalità,

quali il controllo dell'efficienza economica della gestione e l'utilizzo dei costi per

le decisioni aziendali.

Il processo di formazione dei costi viene analizzato distinguendo:

costi dei fattori produttivi: al fine di individuarli occorre distinguere:

1. - componenti originari di costo: l'origine dei costi proviene dalle variazioni

numerarie certe, presunte e assimilate, rilevate nella contabilità

generale, sotto forma di componenti negative di reddito. Possono essere

distinti in costi numerari, costi stimati provenienti da apporti di soci, costi

nominali provenienti da produzione interna o da impianti in economia. In

quest'ambito è possibile distinguere i componenti di costo in relazione al

periodo di utilizzazione dei fattori produttivi in costi di esercizio e costi

pluriennali

- componenti derivati di costo: strutturati per natura di contabilità

generale, non utilizzati nell'ambito del controllo di gestione. Occorre

pertanto trasformare i componenti originari in costi dei fattori produttivi,

distinguendo le seguenti componenti di costo:

costo delle materie prime: deriva dal costo di acquisto delle

• materie prime consumate e dalle spese di trasporto delle stesse.

Il costo del fattore produttivo materia prima è quello relativo non

alla materia prima acquistata, ma a quella consumata (ossia

prelevata dal magazzino e usata nella produzione)

costo del personale: esso può essere rilevato per:

• - natura retributiva: distinto, per categoria, nelle seguenti voci

retributive: retribuzione, tredicesima mensilità, quattordicesima,

incentivi, contributi e tfr

- fattore produttivo: al fine di determinare tale costo, occorre

distinguere tre categorie di costo del personale: manodopera

diretta (costo del personale direttamente impiegato nel processo

di produzione, il costo della manodopera è rilevato su base

oraria), manodopera indiretta (attività di natura produttiva di

supporto al processo produttivo), e impiegati/dirigenti (svolgono

funzioni intermedie, di coordinamento o di direzione. Costo del

personale rilevato su base mensile)

- tipologia di orario di lavoro: è possibile operare una distinzione

tra costo ordinario (costo relativo all'orario di lavoro giornaliero)

e costo straordinario (relativo all'attività svolta al di fuori

dell'orario contrattuale)

- manodopera diretta: caratterizzata da due componenti: una

variabile (retribuzione oraria, contributi che aumentano

all'aumentare delle ore lavorate) e una fissa (che deve essere

corrisposta a prescindere, come la tredicesima, quattordicesima

o la quota tfr)

costo energetico (utilities): rilevati in contabilità a seconda che

• siano relativi ad energia utilizzata nel processo produttivo o che

siano relativi ad altri usi non industriali; possiedono una

componente di costo fissa ed una variabile (legata al consumo)

costo lavorazioni presso terzi: possono effettuare lavorazioni su

• materie prime fornite dall'impresa o lavorazioni di materie prime

da fornire alla stessa

ammortamenti e leasing: nell'ambito della classificazione dei

• costi dei fattori produttivi vengono considerate allo stesso modo

costo del trasporto prodotti finiti: nel caso fosse fatto

• internamente, non si avranno costi di trasporto, ma costi dei

fattori produttivi del trasporto. Nel caso in cui fossero esterni,

allora i costi sono inseriti nelle prestazioni di terzi

costi delle provvigioni: può essere variabile (in relazione al

• fatturato) o in parte fisso

altri costi di esercizio o operativi: tutti gli altri costi non citati (es.

• affitti, rimborsi spese..)

I costi dei fattori produttivi possono essere quindi distinti in variabili (al

variare dei volumi del venduto), invariabili o semivariabili (parte di costo

fisso e parte di costo variabile) e fissi. Un'altra ripartizione avviene tra

costi speciali/diretti (imputabili ad un centro di responsabilità specifico) e

costi comuni/indiretti (non attribuibili direttamente a centri di

responsabilità). I costi dei fattori produttivi possono avere una diversa

natura in relazione all'ipoteticità o alla realtà dei valori considerati; si

distinguono così i costi standard dei fattori produttivi e i costi figurativi

dei fattori produttivi.

costi per centro di responsabilità: il sistema dei centri di

2. responsabilità consente di pervenire tramite i centri di produzione alla

determinazione del costo di prodotto, alla determinazione dei costi

commerciali, dei costi di ricerca e sviluppo e dei costi delle singole

funzioni aziendali.

Per la rilevazione dei costi dei fattori produttivi ai centri, esistono tre

distinte alternative:

- rilevazione dei soli costi di trasformazione (manodopera diretta,

ammortamenti...)

- rilevazione dei costi specifici senza transitare per centri di costo quali

materie prime (no commessa)

- rilevazione di tutti i costi per centro di costo e contemporaneamente

anche per commessa.

Il criterio fondamentale per l'individuazione dei centri a cui imputare i

costi è il criterio di responsabilizzazione. Il centro di spesa che verrà

individuato, sarà definito:

- centro di spesa (non produce un output definito, il livello dei costi è

indipendente dall'output)

- centro di costo (produce un output definito; quale semilavorato,

prodotto, controllo di qualità).

La struttura dei centri di costo è di tipo gerarchico piramidale. Il piano dei

centri produttivi si articola in tre distinte tipologie di centri produttivi,

quali:

- centri di struttura della produzione: funzioni di direzione, coordinamento

e controllo della produzione

- centri di servizi (ausiliari): aiutano o permettono lo svolgimento del

processo produttivo

- centri di produzione: in cui si svolge il processo di trasformazione della

produzione.

Le fasi in cui si articolano i centri produttivi sono 3 e sono: la fase di

preparazione (prelievo delle materie prime e prima lavorazione), la fase

di lavorazione/montaggio e la fase di fine linea (colore e imballaggio).

I costi industriali primari sono i costi imputati dal sistema contabile ai

centri di produzione; la modalità di imputazione dei costi dei fattori

produttivi comune a qualsiasi sistema di contabilità gestionale riguarda la

distinzione tra:

- costi industriali primari, al cui interno si possono individuare i seguenti

flussi di imputazione:

flusso diretto dalla contabilità generale: relativi a fattori produttivi

– acquistati da terzi (fornitori, fatture)

proveniente da prelievi del magazzino: materie prime e materiali

– imputate ai centri produttivi sulla base di bolle da magazzino

proveniente dal sottosistema del personale: relativi al costo del

– personale

provenienti da rilevazioni extracontabili: forza motrice (letta da

– contatori), riscaldamento (metri cubi), illuminazione, affitti,

telefonia

imputati per quota parte: spese postali, cancelleria, stampanti

– di imputazione delle quote di ammortamento: per singolo cespite.

- costi industriali secondari: i centri di servizio producono un'attività

rivolta ai centri di produzione ed ai centri di struttura della produzione. I

costi dei servizi imputati ai centri sono detti secondari perché ribaltati sui

centri in seconda battuta.

Il costo dei servizi può essere ribaltato: sulla base dei costi orari

consuntivi del centro di servizio, sulla base dei costi standard del centro

di servizio o sulla base di tariffe e prezzi di mercato.

La metodologia tradizionale di rilevazione dei costi di prodotto prevede

una rilevazione dei costi dei fattori produttivi per centro di costo e una

successiva imputazione dei costi dei singoli centri ai costi di prodotto con

le seguenti modalità: imputazione dei costi di materie prime al prodotto

sulla base di consumi di materie prime, imputazione dei costi di

manodopera diretta sulla base delle ore di manodopera diretta del

prodotto, imputazione dei costi energetici al prodotto sulla base delle ore

del macchinario, imputazione delle quote di ammortamento sulla base

della quota oraria di ammortamento e imputazione dei costi primari

indiretti sulla base di manodopera, ore e macchine utilizzate.

3. costi per attività: metodologia del calcolo del costo tramite centri di

costo. È entrata ultimamente in crisi ed è sintetizzabile in punti:

- individuazione delle attività: distinguendo microattività (attività che

raccolgono i costi indiretti dei centri di produzione, attività all'interno di

centri di servizi ausiliari, attività all'interno dei centri di struttura della

produzione e attività di centri commerciali) e macroattività (attività che

corrispondono alle funzioni aziendali. Queste attività possono essere

ottenute aggregando centri di responsabilità che svolgono la stessa

attività

- destinazione dei costi per attività: può essere legata a due dimensioni

fondamentali, quali “cosa vendo?” (prodotti ai diversi livelli di

aggregazione) e “come, dove, a chi vendo?” (canale, cliente, mercato)

- individuazione del cost driver (generatore di costo): è il parametro che

genera un differente fabbisogno di attività relativo ad un prodotto/canale

- metodologia di calcolo dei costi per attività:

posti:

Cax = costo attività del prodotto X

P = numero componenti approvvigionamenti

Fx = fabbisogno di unità

Ca = costo dell'attività A

Si avrà: Cax = (Ca/P)(Fx)

4. costi per processo e per commesse: prendono in esame un

insieme di attività aventi natura diversa ed appartenenti a centri di

responsabilità diversi collegati fra loro da un obiettivo comune. Si

possono a tal fine individuare processi che ripercorrono sistemi aziendali

(es. processo di pianificazione e controllo), processi che ricalcano attività

generatrici di valore (es. processo logistico) e processi che raggruppano

diverse attività allocate nell'ambito dei diversi centri.

I procedimenti per la determinazione dei costi di produzione si

distinguono in:

- procedimenti indiretti: a loro volta definiti semplici (quando i costi di

prodotto si ottengono suddividendo i costi di input per le quantità di

prodotto) o per processi (costi di prodotto ottenuti suddividendo i costi

totali delle singole fasi di lavorazione per le quantità prodotte nelle

singole fasi e sommando i costi dei semilavorati ottenuti nelle varie fasi)

- procedimenti diretti: anche loro divisi in procedimenti per centri di

responsabilità (si determina il costo del semilavorato del primo centro

che rappresenta l'input del centro successivo e così via fino al

versamento del prodotto a magazzino) e procedimenti per commessa

(un'entità contabile su cui vengono imputati i costi di produzione relativi

al prodotto; il procedimento di determinazione dei costi per commessa

prevede l'imputazione di materie prime direttamente su commessa

oppure l'imputazione dei costi per singolo centro).

5. costo del prodotto: i costi di prodotto sono classificati in quattro

macro-categorie:

relativi al processo produttivo: relativamente a questa categoria

• occorre distinguere:

- costi di produzione: la struttura utilizzata per prendere

decisioni sulla base dei costi di prodotto, è caratterizzata dalla

natura dei costi dei fattori produttivi quali costi variabili (direct

cost, es. materie prime, manodopera), costi diretti (costi variabili

e ammortamenti specifici), costi industriali diretti (costi diretti e

costi per attività) e costi industriali

- costo del venduto: il costo di produzione relativo ad un

prodotto viene utilizzato nell'ambito del processo produttivo;

successivamente quando il prodotto entra a magazzino viene

utilizzato un costo che può essere costo primo variabile (direct

cost) o costo industriale (full cost)

commerciali: distinti in costi commerciali variabili (provvigioni e

• trasporti), costi commerciali fissi diretti (imputabili al singolo

prodotto, es. pubblicità) e quota costi commerciali fissi

(rappresenta i costi indiretti)

fissi, di struttura: attribuibili al prodotto direttamente

• (individuando attività di struttura che raggruppino costi

direttamente imputabili al prodotto) o indirettamente (mediante

quote di ribaltamento dei costi fissi di struttura tramite cost

driver)

figurativi: costi non sostenuti dall'impresa, ma che in teoria si

• dovrebbero sostenere (esposizioni, showrooms, interessi passivi

sul capitale investito).

Le configurazioni di costo di prodotto, alla luce della loro struttura, possono

essere di quattro tipi; ossia costi variabili/fissi di prodotto (relativi alla

produzione/vendita, es. materie prime, manodopera, trasporti), costi pieni

diretti (formati dai costi diretti produttivi), costo complessivo (costi diretti e

indiretti produttivi) e costo economico tecnico (costo complessivo e costo

figurativo).

Le configurazioni di costo più utilizzate sono rivolte a:

1) individuare la relazione costi/profitto/volume utilizzando la distinzione

costi fissi/costi variabili;

2) individuare la differente redditività dei canali (usando i costi diretti di

prodotto);

3) controllare l'efficienza della gestione;

4) valorizzare i magazzini (usando i costi industriali di prodotto)

Il break even point

La distinzione tra costi fissi e costi variabili viene utilizzata nell'ambito del

break even point (punto di equilibrio, punto critico, punto di pareggio, punto

morto, punto di rottura). Il b.e.p. rappresenta la situazione economica in cui i

costi fissi e variabili eguagliano i ricavi, e di conseguenza l'utile è uguale a zero.

La rappresentazione del b.e.p. avviene ponendo sull'asse delle ascisse il

volume di prodotti (che si prevede diano origine a ricavi/costi del periodo) e

sull'asse delle ordinate l'ammontare dei costi fissi, dei costi variabili e dei

ricavi.

Costi fissi: si ipotizza siano costanti, in quanto fissi → Cf = a dove a è costante

(la retta è parallela all'asse x e interseca l'asse y in a.

Costi variabili: si ipotizza che i costi variabili siano direttamente proporzionali al

volume dei prodotti → Cvt = Cvu x Vt dove: Cvt = costi variabili; Cvu = costi

per singola unità di prodotti; Vt = volume prodotti (la retta interseca l'asse y in

O)

Costi totali: somma tra costi fissi e costi variabili → Ct = Cf + Cvt = Cf + (Cvu x

Vt)

Ricavi totali: si ipotizza siano proporzionali al

variare dei prodotti → Rt = Ru x Vt (retta

passant per O).

Il break even point è il punto in cui la retta

dei costi incontra quella dei ricavi, quindi →

Rt = Ct.

Inoltre Vc (volume di prodotti corrispondenti

al b.e.p.) = Cf / (Ru – Cvu).

Dal volume critico, si ricava (moltiplicando

per il prezzo unitario) il ricavo totale critico:

Rc = Cf / [1 – (Cvt / Rt)]. Inoltre: 1 – (Cvt / Rt)

corrisponde alla percentuale di contribuzione marginale.

Dall'analisi del break even point possono essere ricavati altri indici, quali:

indice profitto/volume: consente di individuare l'andamento dell'utile in

– relazione ad una variazione dei volumi di vendita → P/V = (Cf + U) / Rt

margine di sicurezza: indica, in termini percentuali, quale diminuzione del

– volume di vendita l'azienda può subire prima di giungere al punto critico

→ M/S = (Ve – Vc) / Ve o (Re -Rc) / Re

percentuale di contribuzione marginale: è la misura percentuale della

– contribuzione dei ricavi alla copertura dei costi fissi aziendali e alla

formazione dell'utile (è il denominatore del ricavo totale critico) → p.c.m.

= 1 – (Cvt / Rt).

I sistemi informativi

I sistemi informativi si possono allocare nell'ambito del sistema di

amministrazione e controllo; sono sistemi che, partendo da singoli fatti

aziendali individuano i dati di base di ogni singolo fenomeno e provvedono:

1. alla loro raccolta sistematica

2. al loro controllo

3. alla loro archiviazione in un'apposita banca dati.

Il sistema informativo, sostanzialmente, distribuisce informazioni agli utenti

aziendali in relazione alle loro esigenze informative. Tale sistema presenta le

caratteristiche di un sistema aziendale con:

input: dati, quantificazione dei fenomeni aziendali

• processo: dati, elaborati e trasformati in informazioni

• output: distribuzione delle informazioni.

Si possono individuare quattro stadi di crescita dei sistemi informativi, durante i

quali sono sviluppati i sistemi informativi gestionali ed i sistemi di

amministrazione e controllo.

SISTEMI GESTIONALI SISTEMI DI AMMINISTRAZIONE E

CONTROLLO

STADIO INIZIALE Sistema di fatturazione, Contabilità generale

sistema paghe e

contributi

STADIO Sistema magazzini, Contabilità clienti, contabilità fornitori,

INTERMEDIO sistema produzione contabilità magazzino, contabilità

analitico-industriale, budget, costi

standard

STADIO DI Sistema ordini clienti, Sistema cash management, piano a

MATURITA' sistema ordini fornitori, medio termine, ciclo di vita del

sistema logistico, prodotto, contabilità gestionale e

sistema r&s, altri sistema di reporting

sistemi gestionali

STADIO EVOLUTO Integrazione dei sistemi informativi

Stadio iniziale: i sistemi informativi sono nati in azienda in un'ottica orientata

sempre all'area amministrativa; infatti nella fase iniziale rientravano proprio in

quest'area. Il primo sistema utilizzato in azienda è stato il sistema di

fatturazione, volto a sostituire il lavoro manuale effettuato dai “fatturisti”. Dal

sistema di fatturazione venivano manualmente riprese le informazioni per

l'inserimento mediante prime note nella contabilità generale (non

automaticamente), dei ricavi e dei clienti. Il secondo sistema automatizzato è

stato il sistema paghe e contributi, allocato inizialmente nell'ambito

amministrativo come amministrazione del personale. Tale sistema si rese

necessario per limitare i costi e per evitare la compilazione di numerosi moduli

per gli enti previdenziali. Nell'ambito dei sistemi di amministrazione e controllo,

il primo sistema informativo applicato è stata la contabilità generale. I notevoli

vantaggi in termini di quadratura contabile e di riduzione dei costi del

personale hanno decretato il successo di tale sistema.

Stadio intermedio: dopo la fase iniziale, i sistemi informativi si sono sviluppati

in azienda con una più marcata distinzione fra sistemi gestionali e sistemi di

amministrazione e controllo. Nell'ambito dei sistemi gestionali,

l'informatizzazione si è sviluppata in particolar modo nell'ambito del processo

produttivo e dei magazzini materie prime e prodotti finiti. Questi due sistemi

sono stati favoriti dalla tenuta obbligatoria della contabilità. Pur essendosi

sviluppati insieme, non sono quasi mai stati integrati tra loro di modo che lo

scarico della produzione fosse automaticamente il carico del magazzino e

viceversa. Per quanto concerne i sistemi amministrativi, ci si è accorti che,

fondamentale al fine dello sviluppo, fosse l'avere un quadro globale dei rapporti

con clienti e fornitori. Sempre nello stadio intermedio assumono rilievo anche i

sistemi di budget (tentando di automatizzare la contabilità: sono sistemi di

controllo mediante i quali si sono istituiti i sistemi informativi per automatizzare

la contabilità industriale secondo il sistema duplice contabile) ed i sistemi

consuntivi (sviluppo di sistemi previsionali per il budget).

Stadio maturità: lo stadio di maturità ha visto lo sviluppo dei sistemi informativi

sia nell'ambito gestionale, sia nell'ambito del controllo. I sistemi gestionali

hanno creato l'integrazione con i sistemi amministrativi e gestionali realizzati

nel precedente stadio. Infatti si sono messi a punto sistemi ordini da clienti, che

consentono di alimentare giornalmente il sistema ordini dell'azienda (ordine →

il prodotto è in magazzino? → uscita da magazzino → fatturazione). La fase di

maturità del sistema informativo ha portato allo sviluppo di diversi sistemi di

controllo, quali: sistemi di cash management (tiene aggiornato, in tempo reale

le situazioni delle singole banche), contabilità gestionale (consente di

sviluppare il controllo consuntivo di gestione per ogni singolo reparto), sistema

di reporting (consente di collegare i risultati consuntivi), ciclo di vita del

prodotto (ricostruisce storicamente il cash flow dei prodotti nel corso di vari

esercizi) e piano a medio termine (consente la formulazione di un piano

strategico).

Stadio evoluto: in questo stadio evolutivo, gli utenti, si rivolgono sempre più a

produttori di software in grado di fornire un sistema informativo aziendale

integrato, formato da molteplici software costituenti un mosaico di programmi.

Alcuni produttori risultavano più o meno capaci di gestire un software logistico,

così come altri erano più o meno capaci di gestire software produttivi. Si

possono individuare tre grandi aree applicative, in questi stadio, quali:

1. area finanziaria: comprende il sistema amministrativo della produzione, il

sistema di reporting e il cash management

2. area di produzione: comprende la programmazione della produzione,

l'avanzamento della stessa e la pianificazione di impianti e materiali (just

in time)

3. area “supply chain management application” (catena del valore della

fornitura): comprende tutta l'area aziendale (eccetto quella finanziaria,

produttiva e paghe e contributi), ossia il ciclo completo, dal momento

dell'ordine del cliente sino (a ritroso) all'ordine al fornitore. Ciò da il nome

di catena del valore della fornitura.

Evoluzione del pensiero organizzativo

Teorie classiche

Sotto le teorie classiche rientra il pensiero di tre studiosi accomunati da una

concezione dell'organizzazione scientifica, razionale e progettabile.

Taylor e lo scientific management:

Il suo oggetto di studi è la fabbrica.

Elabora i 3 principi dell'organizzazione scientifica del lavoro:

1. studio scientifico del lavoro

2. selezione e addestramento del personale (in base alle caratteristiche

personali e le potenziali capacità).

3. integrazione personale e studio scientifico del lavoro.

Il lavoro per trovare il consenso dei lavoratori deve essere caratterizzato da:

coinvolgimento, retribuzione a cottimo e ricompense per suggerimenti validi.

L'azienda secondo Taylor è strutturata per funzioni:

direzione produttiva

– direzione commerciale

– direzione amministrativa.

Queste funzioni vengono arricchite dal secondo studioso: Fayol, che introduce:

funzione tecnica

– funzione commerciale

– funzione amministrativa

– funzione finanziaria

– funzione di sicurezza

– funzione direzionale.

Quest'ultima è la più importante ed è composta da: programmazione,

organizzazione, comando, coordinamento e controllo.

Fayol parla anche di principi organizzativi:

1. ripartizione del lavoro

2. unità di direzione

3. ordine, equità ed iniziativa

4. remunerazione soddisfacente.

Weber e la teoria burocratica

L'ultimo studioso che rientra nelle teorie classiche è Weber.

Egli distingue tra:

potere: possibilità di imporre la propria volontà

– autorità: possibilità di ottenere obbedienza da un determinato gruppo di

– persone.

Esistono vari tipi di autorità in base al contesto sociale:

carismatica

• tradizionale

• legale → basata su ordinamenti e leggi.

Dall'autorità legale deriva il modello organizzativo burocratico, caratterizzato

da: rigida divisione del lavoro

– gerarchia delle unità organizzative (compartimenti stagni: uffici, sezioni,

– dipartimenti, direzioni)

regole di comportamento e specifici regolamenti standard

– impersonalità nei rapporti con il pubblico

– sviluppi di carriera basati su qualifiche e anzianità.

Essa viene utilizzata soprattutto nelle organizzazioni pubbliche.

Questa teoria porta:

Vantaggi: regole oggettive nelle assunzioni, competenze professionali oggettive

e gerarchia stabile

Svantaggi: scarsa democraticità e scarsa customer satisfaction.

Teorie soggettivistiche

Rientrano in questa categoria le teorie che ritengono che nell'organizzazione

prevalgano gli aspetti psicologici legati ai lavoratori.

Nascono con la scuola delle relazioni umane negli Stati Uniti ad Hawthorne con

Elton Mayo e le sue teorie motivazionaliste il quale riteneva che:

lo stile e i metodi di direzione condizionano i risultati del gruppo di lavoro

• (es. stile di direzione autoritario comporta frustrazione nei lavoratori)

il gruppo di lavoro è importante nell'organizzazione

• l'efficienza è dovuta alle remunerazioni, alle motivazioni e alle aspirazioni

• organizzazione può essere formale o informale

• le relazioni umane sono importanti.

Altro studioso importante per le teorie motivazionaliste è Maslow e la sua

piramide dei bisogni, con la quale crea un sistema di gerarchia dei bisogni.

Essa si basa su 2 ipotesi:

1. un bisogno soddisfatto non rappresenta una motivazione per l'individuo

2. un bisogno diventa motivante solo se sono soddisfatti i bisogni alla base

della piramide.

La piramide è formata da 5 livelli, partendo dal basso:

1. bisogni fisiologici (soddisfatti all'85%)

2. bisogni di sicurezza (soddisfatti al 70%)

3. bisogni di socializzazione

4. bisogni di stima

5. bisogni di autorealizzazione.

Herzberg invece distingue 2 fattori nel lavoro:

1. fattori igienici: sono prevenzioni delle malattie ma non motivano le

persone al lavoro (simili ai bisogni di grado inferiore della piramide di

Maslow) → evitano l'insoddisfazione

2. fattori motivazionali: portano alla soddisfazione degli individui, alla stima

di sé (simili all'auto-realizzazione di Maslow) → consentono la

soddisfazione.

Vroom ritiene invece che la motivazione dipende dal grado di soddisfacimento

delle aspirazioni.

La motivazione è una sintesi tra aspettativa e valenza dove:

aspettativa: convinzione di ottenere predeterminati obiettivi

– valenza: valore attribuito agli obiettivi prestabiliti.

I risultati raggiungibili sono:

finali

– di primo livello

Controllo individuale: è il processo mediante cui l'individuo con tutte le sue

variabili personali identifica, programma, valuta e verifica le proprie aspettative

avendo come obiettivo finale la motivazione e la soddisfazione nell'attività

lavorativa.

Teoria di Mc Gregor

Egli ritiene che lo stile di direzione cambia in base al prevalere nel manager

della: teoria X → da cui deriva uno stile di direzione estremamente duro

– teoria Y → da cui deriva uno stile di direzione morbido, esaltazione delle

– aspirazioni.

Gli stili di direzione sono stati analizzati da Likert il quale identifica 4 stili di

direzione:

1. autoritari

2. paternalistici

3. consultivi

4. partecipativi.

Questi quattro tipi di rapporti tra capo e collaboratori cambiano in base a 7

variabili organizzative:

1. motivazioni

2. processo di comunicazioni

3. rapporti interpersonali

4. processo decisionale

5. modalità di determinazione degli obiettivi

6. controllo

7. rendimenti sul lavoro.

Infine vi è la teoria di Tannembaum e Schmidt che parlando di stile di

direzione elastico e individuano 6 tipi di direzione:

1. autoritario

2. autoritario benevolo

3. paraconsultivo

4. consultivo

5. partecipativo

6. autocontrollo.

Teoria dell'organizzazione e dell'ambiente

Negli anni '60 in Inghilterra la Woodward studia la teoria del one best fit che

ritiene che non esista un modello organizzativo ottimale (one best way) ma che

la situazione organizzativa debba adattarsi alla situazione dell'azienda.

Si sviluppa così negli anni '50 in Inghilterra la teoria della contingenza che

vede l'organizzazione come un sistema socio-tecnico influenzato da variabili

tecniche e sociologiche.

In base a questa teoria si distinguono 5 modelli organizzativi:

modello sistemico contingente (Rugiadini): il sistema organizzativo

1. opera in una logica input-output. Dove:

- input: variabili di contesto (variabili ambientali distinte in individuali,

sociali, tecniche, istituzionali e organizzative)

- output: variabili risultanti (finalità aziendali distinte in “efficacia

organizzativa” e “soddisfazione individuale”)

L'obiettivo del sistema organizzativo è di pervenire alle medesime finalità

istituzionali tipiche dell'economia aziendale.

Teoria contingente ambientalista: anni '60, Burns e Stalker (modello

2. organizzativo organico) e in seguito sviluppo con Lawrence e Lonch →

si individua una correlazione tra situazioni ambientali e modelli

organizzativi.

Teoria contingente tecnologica: Woodward → la tecnologia di produzione

3. influisce sul modello organizzativo. Vengono prese in considerazione le

tecnologie: artigianali (modello organico), di grande serie (modello

meccanico) e di processo (modello organico).

Teoria contingente strategica: si distinguono le idee di Chandler che

4. individua un legame tra organizzazione e strategia e le idee di Newman

e Logan che ritengono che sulla base degli obiettivi si modelli

l'organizzazione. Scott invece individua 3 stadi di organizzazione: la

struttura organizzativa elementare, la struttura organizzativa funzionale

ed infine la struttura divisionale.

5. Teoria contingente dimensionale: individua un legame tra la dimensione e

l'organizzazione → quanto più è grande un'impresa tanto maggiore è la

standardizzazione e la formalizzazione dei compiti.

Teoria introdotta dalla scuola di Aston che individua 5 fasi:

- sviluppo basato sulla crescita: fase iniziale della vita aziendale in cui

prevale l'idea imprenditoriale; l'obiettivo è dunque produrre e vendere.

- sviluppo basato sull'autorità: si cercano figure di comando forti che

esercitino l'autorità; la struttura organizzativa è fortemente accentrata e

di tipo funzionale.

- sviluppo delle deleghe: viene delegato ai responsabili operativi

l'ampliamento del business.

- sviluppo basato sul coordinamento: si cerca di recuperare l'eccessiva

frantumazione e individualizzazione degli obiettivi cercando di coordinare

gli obiettivi personali con quelli aziendali.

- sviluppo basato sulla partecipazione: si tende a rafforzare nel

management un clima di fiducia reciproca e di collaborazione.

Questa teoria viene ripresa da Greiner nella teoria degli stadi


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Karo93

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e amministrazione delle imprese
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Karo93 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia aziendale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Nobolo Alberto.

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