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2. Concezione della morte

3. Il Karma(meriti e colpe individuali passano da un’esistenza all’altra)

4. Nirvana

Tutti questi aspetti servirono ad indebolire l’individualità e ad assorbire l’uomo nella collettività =>

assorbimento di tali principi nella società giapponese. Il buddismo si differenzia dal confucianesimo, in

quanto si disinteressa del mondo, è indifferente e spesso ostile allo stato, è monastico, insegue l’unico

modo per uscire dal dolore e dalla sofferenza, inseparabili dalla vita, ed è quello di raggiungere

l’annullamento(nirvana) con la pratica delle virtù e l’acquisizione dei meriti in ognuna delle esistenze nelle

quali l’individuo si incarna continuamente.

L’annullamento finale spezzerà il ciclo della reincarnazione e l’assenza di dolore rappresenterà la felicità e la

salvezza.

L’integrazione del buddismo non fu semplice, ma riuscì ad affermarsi conciliandosi anche con gli aspetti

contrastanti dello scintoismo => modifica ai costumi giapponesi:

1. Diffusione di:

a. Parsimonia

b. Abitudini vegetariane

2. Conciliazione tra abitudini guerriere tipiche giapponesi, con il pacifismo del Budda => omicidio o

suicidio per onore o fedeltà al capo = modi per concludere degnamente la vita, in attesa di una

reincarnazione migliore.

Taoismo; forma di pensiero diffusa in Giappone che cerca di reagire alla conoscenza convenzionale del

confucianesimo per liberare l’uomo dai modelli convenzionali di pensiero e condotta => ritorno alla

spontaneità originale, all’incoscienza di sé che appartiene ai bambini, ai santi, ai saggi.

In occidente non c’è niente di paragonabile al taoismo; la nostra tradizione spirituale ebraico-cristiana ha

sempre identificato l’Assoluto-Dio con l’ordine logico e morale della convenzione => ordine sociale gravato

da un’autorità eccessiva => sanguinose rivolte e guerre di religione, caratteristiche della storia occidentale

poiché mettersi contro la convenzione = mettersi contro Dio, contro l’assoluto.

Una seconda questione del pensiero taoista è che più della relazione causa-effetto degli eventi, il taoismo si

preoccupa dell’aspetto accidentale degli eventi(I ching – Il libro dei mutamenti). Ci si interessa più della

configurazione degli eventi al momento dell’osservazione, che delle ragioni ipotetiche che hanno causato la

coincidenza.

Tale differenza comporta molti elementi di distinzione tra le nostre culture; ad esempio la scrittura

occidentale è analitica e sequenziale; quella orientale è una scrittura per ideogrammi e rappresenta la

capacità di cogliere le idee in modo sintetico ed istantaneo.

2 – il cambiamento

Gli elementi citati ed altri tratti della cultura più antica vanno a formare il Bushido(la via del samurai); il

codice d’onore che, tramandato oralmente, per secoli aveva ispirato il comportamento della classe militare

giapponese.

In questo contesto la morte in servizio costituisce l’espressione suprema della lealtà che garantisce la

salvezza in senso religioso; le virtù divennero le buone qualità che consentono il massimo rendimento con il

minimo sforzo(concentrazione, sopportazione delle fatiche, diligenza, parsimoniosità, laboriosità, zelo,

onestà).

Nell’era Tokugawa si formarono 2 polarizzazioni di interessi => sviluppo di 2 grandi aree metropolitane:

1. Yedo; capitale politica del paese, sede dell’amministrazione centrale del Giappone(bakufu) e luogo

di residenza dei signori feudali.

2. Osaka; capitale commerciale del paese, il grande mercato cerealicolo nazionale dove i feudatari

vendevano il loro suprlus agricolo => affermazione come borsa merci e mercato degli scambi del

paese => nascita di:

a. circuiti monetari fondati sulla carta moneta e della circolazione elle fedi di deposito dei

grandi commercianti all’ingrosso

b. Cambiavalute, futuri banchieri del Giappone moderno, indispensabili visto che i grandi

feudatari battevano la propria moneta e dove la corte di Yedo adottava il suo sistema di

pagamenti(l’oro) e dove i mercanti di Osaka usavano l’argento per le loro transazioni.

Durante il 700 l’ascesa del ceto mercantile => progressivo deterioramento del ceto aristocratico che perse

potere di acquisto => inadempimenti colmati con l’indebitamento presso i mercanti. Per ridimensionare il

potere dei mercanti si adottarono misure che portarono ad accentuare l’isolamento internazionale imposto

dallo shogunato al paese.

La crisi dell’aristocrazia si ripercosse sull’amministrazione statale, coinvolta in una drammatica crisi

finanziaria; l’incapacità di risolvere tale crisi = ragione della dittatura militare.

Davanti ad entrate variabili(legate alle stagioni, ai raccolti, etc.) vi erano uscite in gran parte fisse, destinate

a sostenere una porzione della popolazione (classe militare e nobiliare)

L’ascesa di una potente corporazione di mercanti riuscì, con la loro forte presenza nella vita cittadina, a

trasformare le vecchie regole ispirate dal codice militare => esaltazione del piacere, l’invito a cogliere il

tempo che passa, al rinnovamento del teatri. Accanto ai mercanti si formò la figura del coltivatore

benestante che lottava per ottenere un proprio autonomo status e un ruolo più attivo nelle

amministrazioni locali.

Crebbe dunque il malcontento tra i contadini, costretti a coltivare per il puro sostentamento e a dare tutto

il resto in tasse allo shogun(dopo il 1800 almeno 5-6 rivolte all’anno).

Con l’arrivo nella baia di Tokio da parte delle navi americane di commodoro M.C. Perry si ebbe lo

scompiglio nella popolazione giapponese. Lo shogun Ieyoshi convocò i daimyo, inviando emissari alle navi.

Il commodoro Pery ottenne il permesso di sbarco portando doni e un messaggio del presidente americano

Millard Fillmore che conteneva la richiesta di apertura dei porti giapponesi alle navi americane ed un

trattato commerciale. La richiesta nasceva dalle esigenze espansionistiche degli USA dopo l’acquisizione

della California a spese del Messico nel 848 => sguardo al Giappone per la conquista del mercato cinese

dove gli inglesi erano già arrivati.

Perry se ne andò per tornare l’anno seguente per esigere la firma sul trattato, ma lo soghun e i daimyo non

avevano ancora trovato un accordo. Nel 854 lo shogun è costretto a firmare, e seguono altri trattati che

richiedevano l’apertura di un sempre maggior numero di porti; dopo gli Usa si accostarono le altre maggiori

potenze europee, Gran Bretagna, Russia, Francia, Olanda, Portogallo => divieto di imporre dazi “ad valore”

> del 5%. Quest’obbligo cadrà nel 911(anche se doveva durare(da trattato) solo fino alla fine del 800).

L’ingresso degli stranieri => indebolimento dello shogunato, incapace di dominare la crisi suscitata da:

 Rivolte cittadine

 Discordie insorte tra le grandi famiglie

 Malcontento di tutte le classi sociali irrigidite nei loro schemi

 Rinascita dei principi scintoisti che richiedevano il ritorno all’autorità imperiale

 Le concessioni commerciali e le basse tariffe doganali che accesero il malcontento dei mercanti=>

aumento dei prezzi => aggravio della crisi economica

Ciò portò il paese sull’orlo della guerra civile.

La firma dei trattati per l’apertura dei porti del 1858 riaccese il conflitto tra imperatore in carica e lo

shogun. L’imperatore disconobbe la firma dei trattati ed emise un editto di espulsione dei barbari. Le forze

militari si spostarono a sostegno dell’imperatore e dopo alcune fasi di guerra civile nel 868 l’imperatore

Mutsuhito torna sul trono che avvia la Reustarazione Meiji, un periodo di collaborazione e prosperità.

3 – la rivoluzione Meiji

La rivoluzione meiji non fu una rivoluzione borghese => no fine dell’aristocrazia, bensì re distribuì il potere

tra le maggiori famiglie feudali del paese.

Nel periodo Tokugawa il paese seppe sviluppare la propria economia:

 Dandosi un’organizzazione statale centralizzata(anche se feudale)

 Dando alla sua popolazione un grado di istruzione elevata per i canoni del tempo

 

Attenuando l’isolamento tradizionale del paese mandando missioni all’estero e disponendo già

di un’elité familiarizzata con la cultura/tecnica degli occidentali.

NB: di fatti il Giappone riuscirà in soli trent’anni a passare da paese arretrato a potenza imperialistica.

I rivoluzionari-riformatori appartenevano all’aristocrazia intellettuale e si preoccupavano dell’andamento

delle cose; assieme ad un gruppo di commercianti e ricchi agricoltori => realizzazione di un processo di

modernizzazione.

Con essi si affermarono 5-6 clan nobiliari che imposero all’imperatore un gruppo di consiglieri => brain

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trust nei confronti dell’imperatore => avvio del processo di rinnovamento e sua continuazione per circa

quarant’anni.

L’azione giapponese in questo senso era spinta dall’orgoglio nazionale, insofferente per ogni influenza

esterna subita a causa dei trattati commerciali e dal principio di extraterritorialità => forte reazione

nazionalistica => crescita economica mediante l’industrializzazione al fine di ottenere una possente forza

militare e di conseguenza l’indipendenza politica del paese.

16 Gruppo di consulenti specializzati in particolari campi che aiutano un soggetto(imperatore in questo caso) a

prendere le decisioni e a realizzare le politiche di gestione.

Le misure di intervento furono principalmente 2:

1. Dare forza e stabilità al nuovo imperatore che non disponeva di un esercito per fare rispettare il suo

volere.

Nel 1868 si convincono i feudatari(400'000 famiglie) a lasciare terre e poteri all’imperatore in

cambio di:

a. nomina a funzionari imperiali

b. rendita pari al 10% di quelle ottenute dalle proprietà feudali

2. Abolizione dei feudi (1871) ciò comportò:

a. Fine di ogni potere autonomo e di ogni giurisdizione particolare

b. Demanializzazione delle terre

c. Scioglimento degli eserciti privati e concentrazione el potere militare nel solo governo

centrale.

d. Perdita dello status di funzionari imperiali per i feudatari(che mantennero le rendite)

Rimaneva il problema della bancarotta fiscale in cui lo stato si trovava; ciò era a causa di:

1. Enorme carico di uscite dovute da stipendi e rendite pagate ad aristocratici e samurai.

2. Inefficienza del sistema di riscossione dei tributi causata dalle molte differenze ed usanze locali in

merito alla tassazione

 Soluzione = Aumento dei tributi e taglio delle spese

 Vendita delle ex-terre feudali rilasciando certificati di proprietà ai possessori

 Nuovo sistema catastale e conseguentemente di imposte fondiarie => terreno = base

imponibile per il calcolo e la riscossione dell’imposta(3% annuo) non è più in natura ma in

denaro.

 Consolidamento delle pensioni aristocratiche e samurai => 1878 conversione delle rendite

in capitale costituito dai titoli di stato => taglio del 50% di ciò che lo stato spendeva nel 71)

Questa riforma poneva le condizioni di prevedere l’ammontare del reddito monetario dell’imposta

riducendo la possibilità di evasione fiscale.

Si verificò così una proletarizzazione che colpì il ceto samurai, accompagnato dalla progressiva perdita del

loro status militare(divieto dell’uso della spada del 76) e dalla nascita dell’esercito imperiale fondato sulla

coscrizione obbligatoria => perdita del monopolio delle armi/arti marziali per i samurai arma ben più

potente del samurai con la spada; i samurai vengono domani nel 877 con la battaglia di Satzuma(vedi

l’ultimo samurai ^^). I samurai rimasti si trasformarono in una moderna classe imprenditoriale grazie agli

incentivi economici e alla liquidità derivante dalla capitalizzazione delle pensioni => applicazione degli

usi/costumi samurai per formare particolari relazioni industriali caratteristiche del Giappone

moderno(fedeltà del lavoratore v/l’azienda in cambio di protezione e paternalistica riconoscenza.)

Per quanto riguarda la riforma militare partì nel 878 quando Yamagata realizzò una riorganizzazione

dell’amministrazione militare sul modello tedesco; si modernizzò l’apparato militare e se ne fece una forza

fedele al governo, capace di intervenire a domare gli accenni di rivolta interni. Stesso sostegno da parte

dello stato fu garantito a:

 La marina(30% delle uscite fino agli anni 80)

 L’industria bellica

 Le reti infrastrutturali di comunicazione

 Telegrafo, telefonia e ferrovie furono infatti nazionalizzate

Altra riforma(importantissima) fu quella della del sistema scolastico => pubblicazione del 872 del codice

fondamentale dell’istruzione nel quale era stabilito che “nessuna comunità deve possedere anche solo una

famiglia analfabeta e nessuna famiglia deve possedere una persona analfabeta”. Altro merito in ambito

d’istruzione è stato quello di trasmettere la dottrina confuciana nell’organizzazione del sistema di istruzione

specialmente ai livelli più alti(università) => trasmissione dei caratteri di meritocrazia => accettazione degli

allievi in base alle loro capacità più che per il loro rango/ricchezza => istruzione come canale importante di

mobilità sociale => avanzamento per gli uomini più capaci, indipendentemente dal loro ceto sociale.

La struttura scolastica si articolò per distretti, partendo dalle scuole primarie fino alle università, in

un’ottica piramidale. L’istruzione obbligatoria partì da 3 anni per passare 6 con percentuali di frequenza

pari al 97% dei bambini nel 1907. Lo sviluppo universitario fu analogo => pubblicazione di più libri in

Giappone che in GB o negli USA.

Furono attuate anche riforme giuridiche che portarono alla riforma:

 Del codice penale(fusione tra vecchio codice feudale e quello napoleonico) (882)

 Codice civile e commerciale, ma in maniera decisamente più difficoltosa tant’è che furono

approvati ufficialmente solo nel 1898-99 mostrando i segni evidenti dell’influenza tedesca.

Abbiamo poi il passaggio nel 873 dal calendario lunare(di origine cinese) al calendario Gregoriano in uso in

Europa occidentale.

La riforma economica partì dalle fattorie; il governo attraverso i suoi funzionari spronò in più modi la

produzione agraria:

1. Introducendo tecnologie occidentali

2. Inviando all’estero studenti di agraria

3. Invitando esperti stranieri a collaborare su progetti specifici

4. Distribuendo strumenti e incoraggiando gli investimenti fondiari

5. Uso di scuole sperimentali agrarie che diffusero l’uso dei fertilizzanti e dell’irrigazione

 Nel giro di 34 anni la resa del riso aumentò del 70% e quella del grano del 100%

Per l’esportazione dei prodotti agricoli si prestò particolare attenzione alla produzione di thè e seta =>

produzione in libbre di seta tra 868 e il 900 passa da 2,3 milioni a 8 => seta = 30% del commercio estero

giapponese.

E’ ovvio comprendere quindi che il comparto agrario fornì circa l’80-60% delle entrate fiscali dello stato.

Assieme a ciò le campagne furono chiamate anche a fornire la manodopera a basso costo con cui

alimentare il decollo industriale.

L’agricoltura giapponese poggiava su una struttura fondiaria nella quale oltre il 50% della proprietà

apparteneva ad aziende la cui superficie non superava i 2 ettari e tale struttura viene mantenuta fino alle II

guerra mondiale con:

1. Divieto di vendere la terra

2. Trasmissione ereditaria al primogenito

NB: ciò accompagnato da un aumento delle nascite e ad un calo della mortalità(per gli interventi dello stato

in materia di igiene pubblica) => insostenibile densità della popolazione rurale => popolazione passa da 34 a

43 milioni nel giro di 28 anni => mercato del lavoro a basso costo.

L’avvio dell’industrializzazione (1869-1880) partì dallo stato con investimenti in settori strategici per lo

sviluppo industriale(siderurgia, meccanica, alimentare[zucchero, birra, etc.], etc.). In questi anni fu sempre

lo stato a promuovere lo sviluppo ferroviario che nel 92 toccò i 3'000 km; inoltre lo stato ricercò all’estero

capitale umano(manager, ingegneri, esperti in ogni campo) per realizzare l’industrializzazione.

Nell’881 la prima fase di industrializzazione giapponese si interruppe bruscamente. Per far fronte agli

investimenti effettuati dallo stato(pari al 5% del reddito nazionale in 12 anni) si era ricorso ad un forte

indebitamento mediante cartamoneta; il problema sorse quando tale cartamoneta divenne inconvertibile a

causa della forte inflazione(il riso arrivò a raddoppiare di prezzo in 3 anni).

Per risolvere tal problema si ricorse alla vendita delle fabbriche non strategiche per alleggerire il debito

dello stato => la vendita non fu un grande affare per lo stato visto che quelle fabbriche in ottica prospettica

conseguirono notevolissimi profitti che andranno ad ingrassare le grandi famiglie aristocratiche giapponesi

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che daranno vita agli Zaibatsu .

L’881 dà vita ad una fase di sussidi e contratti che favoriranno le grandi imprese private caratterizzata daun

lento sviluppo dell’industria pesante e cotoniera.

4 – moneta, banca, finanza

Nell’868 il Giappone si caratterizzava per

1. Sistema monetario instabile(soprattutto a causa dell’abitudine dei feudi di battere moneta propria)

2. Mancanza di un sistema di emissione fondato sulle banche e di un sistema finanziario ipù in

generale.

Le misure del governo Meiji per sviluppare l’attività bancaria furono:

1. Dar vita ad un sistema di banche di emissione fallì a causa dell’incontrovertibilità in

corrispondente metalli della banconota => nessuno voleva accettare tali biglietti.

2. Tentativo di rimediare si cercò di creare delle banche nazionali il cui capitale doveva essere

composto per almeno il 40% in oro e il restante in biglietti convertibili in oro => altro fallimento a

causa dell’incontrovertibilità dei biglietti emessi dal governo => monete auree accumulate senza

tornare alle banche, che senza oro non poterono mettere banconote.

3. Nel 876 si liberarono le banche nazionali dall’obbligo della convertibilità => reintroduzione del

corso forzoso.

L’emissione di carta moneta => diffusione di molte nuove banche e la capacità di credito dell’economia

aumentò nonostante l’incalzare dell’inflazione => superamento di ogni criterio di prudenza bancaria(credito

in misura doppia rispetto ai depositi)

17 gruppi finanziari e industriali costituiti da un certo numero di imprese raccolte intorno ad alcune holdings.

Le banche finanziarono sia l’agricoltura(primo decennio dell’era Meiji) che le nuove industrie(secondo

decennio Meiji); il sistema bancario privato (orientato al laissez-faire) si sviluppò in un sistema composta

piccole e piccolissime banche, caratterizzate da scarsa professionalità(prendiamo qualsiasi affare porti

profitto) delle maggiori tra loro e dall’usura praticata dalle più piccole.

Per rimediare a questa situazione fu varata la legge bancaria dell’890 che cercò di rimettere ordine nel

sistema bancario, definendo:

1. Natura e attività delle banche nazionali

2. Disposizioni su autorizzazioni e controlli => limite massimo di fido per singolo cliente

3. Impose a tutte le banche la veste di banche commerciali

 Nonostante ciò il numero di banche aumentò in pochi anni incentivate dalla banca centrale

che garantì la liquidità delle stesse concedendo loro tutto il credito necessario.

Si svilupparono poi le casse di risparmio => vera fioritura del settore bancario.

Il sistema finanziario fin dalla riforma fu rivolto a garantire abbondanti ris. finanziarie a basso costo per le

industrie più produttive.

Per fare ciò in un primo momento il governo ricorse alla creazione di carta moneta e all’emissione di

moltissimi titoli pubblici per fornire i mezzi monetari e finanziari per lo sviluppo economico.

Successivamente si svilupparono le banche, con impegno del governo a subordinare ad esse il settore

finanziario => ruolo marginale del mercato dei capitali rispetto al sist. creditizio, sostenuto nei momenti di

tensione monetaria e di difficoltà dallo stato.

La riforma del sistema bancario/monetario si scontrò con 2 problemi fondamentali:

1. Debolezza finanziaria dello stato

2. Crescenti disagi del processo inflazionistico per l’economia e il governo stesso

 Freno al processo di sviluppo delle industrie moderne.

Per porre fine all’inflazione e porre basi stabili per la finanza pubblica si dovrà aspettare il barone

Masayoshi Matsukata che nell’881 fu chiamato a dirigere il ministero delle finanze => via ad una politica

deflazionistica molto dura, con l’obbiettivo di riscattare i troppi biglietti inconvertibili che avevano

indondato il paese => aumento della pressione fiscale soprattutto su:

 Consumi

 Riduzione di importazioni

 Aumento delle esportazioni

Nell’885 si ha perfino il bilancio dello stato in attivo.

Nel progetto di risanamento troviamo la creazione della banca centrale del Giappone il cui compito fu

quello di realizzare il monopolio dell’emissione => liquidazione delle banche nazionali trasformandole in

banche private => 884 si raggiunge la convertibilità in monete d’argento.

NB: la banca del Giappone consolida il sistema monetario,bancario e creditizio.

Nell’897 si arriva al gold standard; il Giappone sfrutta le indennità ottenute dalla Cina(sconfitta dopo la

guerra edll’894) per accumulare le riserve auree necessarie.

La BdG avrebbe dovuto scontare/riscontare cambiali commerciali => immissione di liquidità nel sistema

bancario per creare liquidità e bassi tassi d’interesse per finanziare le industrie attraverso le banche

commerciali.

Nella crisi del 90 la BdG assume anche la funzione di prestatore di ultima istanza => BdG = banca centrale

moderna.

5 – l’imperialismo giapponese.

2 elementi portarono all’ondata di nazionalismo che caratterizzò il Giappone alla fine dell’800.

1. Consapevolezza del Giappone della propria inferiorità nei confronti delle grandi potenze.

2. Struttura economica con una elevata capacità produttiva caratterizzata da un mercato inadeguato.

Il nazionalismo => grande sforzo bellico, il cui apice è raggiunto con la costituzione dell’889 in cui si dava

una parvenza di democrazia al Giappone dando all’imperatore poteri assoluti.

La scuola venne nazionalizzata e utilizzata per per inculcare sentimenti di devozione e fedeltà verso:

imperatore – nazione- dinastia – patria.

A livello pratico l’imperatore si limitava a negoziare con i grandi clan il Bilancio dello Stato. Per il resto erano

i gruppi che si affrontavano (in termini molto simili allo spirito dei clan feudali).

Verso la fine del secolo si cominciano a risvegliaer le idee espansionistiche giapponesi in merito a Cina,

Manciuria e Corea; il Giappone infatti necessitava di una testa di ponte sul continente e molti nazionalisti

giapponesi maturarono l’idea che la corea DOVEVA seguire la modernizzazione giapponese sotto la tutela

del Giappone. Tale idea appariva come primo passo per un’alleanza più grande tra Cina, Corea e Giappone

per la difesa degli interessi asiatici.

Il progetto giapponese però si scontrò contro gli interessi della Cina => scontro tra Cina e Giappone per il

controllo della Corea => guerra del 1894.

La guerra fu breve e diede un enorme peso politico al Giappone => duro trattato di pace sulla Cina e

importanti acquisizioni coloniali; la Corea di conseguenza entrerà nell’influenza del Giappone => annessione

nel 1912.

Il fatto di aver dovuto sottoporre il trattato di pace alle grandi potenze => ulteriore umiliazione

internazionale, anche a causa del fatto che il trattato di pace portò le grandi potenze a inserirsi sul territorio

Cinese e a richiedere acquisizioni di basi, diritti economici, etc. => incremento della frustrazione nazionale

Giapponese.

Nonostante ciò il Giappone collaborò con le grandi potenze(soprattutto con il supporto militare contro le

rivolte cinesi) => Giappone sempre più spinto verso gli armamenti => investimenti nell’industria pesante:

 Industria siderurgica

 “ carbonifera

 “ meccanica

Ciò affiancato a:

1. sovvenzioni alla marina mercantile per incoraggiare l’uso delle navi d’esportazione giapponesi.

2. Investimenti nell’industria cotoniera per riequilibrare i deficit commerciali(dovuti al riarmo forzato)

con le esportazioni; in questo settore dopo l’896 si ha una svolta data dall’abolizione del dazio sul

cotone che permise l’acquisto del cotone indiano ad un prezzo molto più basso => sviluppo di

grandi filande urbane e di industrie tessili => 900-913 => passaggio a 6 milioni yen a 33 per le

esportazioni

La spesa pubblica per il settore militare passò dal 13 al 31%. La seconda guerra del Giappone fu nel 905

contro la Russia; la vittoria fu clamorosa per il Giappone. I giapponesi da questa vittoria guadagnarono:

1. La parte meridionale dell’isola di Sachalin

2. Il riconoscimento della supremazia sulla Corea

3. Il passaggio dalla Russia al Giappone degli interessi russi nella Manciuria meridionale(fondamentali

per gli sviluppi dell’imperialismo giapponese.

L’enorme crescita economica assieme alle spese militari avevano determinato il ritorno ad uno squilibrio

economico causato prima di tutto dall’enorme debito nazionale emesso per finanziare la guerra =>

dinamica inflazionistica => compressione del tenore di vita e consumi delle masse lavoratrici => condizioni e

salari spaventosamente bassi.

Tali condizioni diedero la spinta per la formazione di sindacati e partiti politici per la reazione del mondo del

lavoro => emanazione delle leggi contro lo sciopero nel 1900 sopprimendo il partito social democratico

l’anno dopo => subordinazione dei lavoratori giapponesi al padronato; l’unico passo avanti fu la riduzione

del lavoro delle LAVORATRICI tessili a 11 ORE di lavoro GIORNALIERE.

Negli anni della prima guerra mondiale il Giappone lavorò a pieno regime per soddisfare gli ordini degli stati

in guerra surrogando su tutti i mercati i concorrenti impegnati nello sforzo bellico(anni 1914-1919 =>

raddoppio della produzione industriale in termini reali, etc.)

L’espansione mercantile risolse il problema del deficit commerciale, da 65 milioni d yen di passivo a 350

milioni di yen di attivo, con un saldo positivo sulle esportazioni pari a 1,4 miliardi di yen.

La fine della guerra determinò il risorgere delle difficoltà per il Giappone:

 Inflazione

 Crisi finanziaria del 22

 Grande terremoto di Tokyo e Yokohama del 23 => grossi deficit della bilancia commerciale.

La recessione Giapponese durò per tutti gli anni 20; la causa sta nel fatto che i governi giapponesi si

batterono per un ritorno al gold standard e per il ripristino della vecchia parità prebellica con il dollaro =>

piuttosto che svalutare il dollaro e rilanciare le esportazioni imposizione di politiche deflazionistiche,

fiscali e monetarie => taglio delle capacità produttive e perdita di competitività => rallentamento nella

crescita, disoccupazione e deficit.

Il rallentamento comportò tensioni nel processo di industrializzazione => consegna del paese nelle mani dei

militaristi.

Il Giappone ritornò al sistema aureo nel 930 subito dopo il crollo di wall street; il crollo della borsa fu

considerazione

valutato come una pausa del mercato disastrosa per il Giappone => crollo della domanda

di importazione di seta presso il Giappone che diede il colpo di grazia al settore agrario già in difficoltà.

Nel 31 il sistema aureo nel Giappone fu nuovamente forzatamente abbandonato ; nonostante ciò alcuni

settori dell’industria Giapponese conobbero uno sviluppo straordinario:

 

Settore tessile produzione di lana e seta(fino al crollo della borsa di WS).

 

Settore siderurgico acciaio e ghisa; questo per merito dei progressi tecnologici.

Lo sviluppo fu portato avanti dagli Zaibatsu(cricca finanziaria) protagonisti della

razionalizzazione/concentrazione industriale => aumento straordinario della produttività della grande

industria(la piccola rimase marginale).

Gli Zaibatsu erano guidati da potenti clan familiari legati al potere politico da cui ricevevano favori, sussidi e

contratti. Erano costituiti da un complesso di società legate ad un centro finanziario del gruppo costituito di

solito da una grande banca(mediante partecipazioni); essa assicurava un afflusso sicuro e competitivo di

mezzi finanziari.

NB: negli anni 20-30 tutti i settori erano controllati, direttamente/indirettamente da 4 Zaibatsu:

1. Mitsui

2. Mitsubischi

3. Sumitomo

4. Yasuda

La ristrutturazione economica Zaibatsu determinò la nascita di un dualismo;

1. Da un lato abbiamo il grande gruppo, in grado di

o Pagare salati più elevati

o Assumere forza lavoro migliore

o Garantire un impiego a vita

o Benefici vari.

 Per questo richiedeva completa fedeltà => sempre migliore efficienza

 Dall’altro abbiamo le piccole imprese, costrette a contare su una forza lavoro residuale alla

selezione operata dal grande gruppo.

Tale struttura si caratterizzò per il fatto che le piccole imprese(legate alle grandi da scambi, rapporti di

fornitura, etc.), data la loro capacità di licenziare i lavoratori, finivano per costituire un ammortizzatore che

permetteva loro di evitare il fallimento => grandi imprese potevano aumentare/diminuire la produzione

senza affrontare il problema dell’occupazione.

A livello nazionalistico si individuò la possibilità per il Giappone di diventare il padrone dell’Asia Orientale,

visto che tutte le altre potenze erano state indebolite dalla guerra => reazione militaristica e:

1. Impossibilità di realizzare una democrazia parlamentare

2. Dura repressione verso le organizzazioni sindacali e i partiti di sinistra

Ogni aspetto economico del Giappone fu quindi piegato per realizzare il progetto di conquista dell’Asia.

La popolazione nel giro di 50 anni era quasi raddoppiata e l’agricoltura/industria non erano capaci di

assorbire tale entità di crescita => ulteriore spinta all’espansione coloniale.

Nel 32 si ha la svolta con Korekiyo Takahashi, ministro delle finanze, che avviò un’esperimento keynesiano;

promosse una politica di

 “Easy money”

 Forte crescita della spesa pubblica e dell’indebitamento statale => deficit di bilancio

 svalutazione dello yen che passa da 50 a 21 centesimi di dollaro => crescita delle

esportazioni nipponiche.

I militari appoggiarono la manovra(visto che l’aumento di spesa era quasi totalmente militare.) fino al 36,

quando Takahashi decise di cessare la crescita inflazionistica dell’economia => Takahashi viene assassinato.

La crescita industriale puntò sull’industria pesante, sugli Zaibatsu e sulla crescita dimensionale delle

imprese; negli anni tra il 29 e il 39 il Giappone seppe svilupparsi anche in settori più sofisticati, come quello

delle macchine utensili, delle automobili, aereoplani, radiofonia, chimica di sintesi => nascita di marchi

come Nissan e Panasonic.

La crescita realizzata dal Giappone fu ben oltre le più rosee aspettative; superò quella di tutte le altre

potenze europee(indice di produzione industriale; Giappone – 173; USA – 72; GB – 115; Germania – 126,

Francia – 76)

Per consentire la realizzazione di questo enorme sforzo si attuò una ristrutturazione del sistema bancario;

nel 936 erano rimaste meno della metà delle 1400 banche esistenti nel 1927 => centro del meccanismo di

finanziamento delle industrie belliche nelle City Banks(poche grandi banche) => ottenimento agevole di

capitali per i grandi gruppi con il ricorso ad obbligazioni sottoscritte dalle banche direttamente o offerte ai

loro clienti.

Per finanziare la domanda pubblica furono invece usate le obbligazioni del tesoro, sottoscritte dalla banca

del Giappone; l’obbiettivo era quello di risollevare l’economia, ormai caratterizzata dalla riduzione delle

richieste di prestiti bancari.

Nel dopoguerra inoltre si diffusero le società anonime che mediante il ricorso alle emissioni azionarie

avevano dato vita ad un fiorente mercato mobiliare, stabile e libero fino alla svolta militarista(1937)

Nel settembre del 1931 il Giappone aggredì la Manciuria, infrangendo ogni patto sottoscritto e

18

approfittando della debolezza dell’Inghilterra e degli USA; l’incidente però, preso a pretesto per

l’invasione, era stato provocato da una ribellione dei capi militari di una fazione estremistica all’interno

dell’esercito e all’insaputa del governo.

L’episodio dette il via all’espropriazione del potere del governo da parte dei militari => serie di omicidi

politici intesi a minacciare la vita dei membri del governo => controllo militare sul governo sempre più

stretto fino all’avvento del generale Tojo Hideki come capo del governo => dittatura militare.

1937, aggressione alla Cina => inizia il piano di mobilitazione di guerra. Ogni risorsa finanziaria viene messa

a disposizione dello sforzo bellico.

Alla Banca del Giappone furono affidati controlli imposti con l’obbiettivo di realizzare una politica

rigorosamente dirigistica nel campo monetario e creditizio => esplosione delle spese militari che passano

da 500 milioni di Yen a 4 miliardi dal 31 al 38.

Nel 40-41 il Giappone inizia l’azione di conquista continentale, sfruttando l’occasione della guerra europea

=> brutale trattamento delle popolazioni delle zone conquistate. L’occupazione riguardò:

 Indocina

 Tailandia

 Birmania

18 Incidente della Manciuria, avvenne nella Manciuria settentrionale, quando una bomba di origine sconosciuta fece

esplodere una sezione della ferrovia giapponese nei pressi di Mukden (l'attuale Shenyang). I militari giapponesi

accusarono i terroristi cinesi, fornendo quindi la scusa per l'annessione della Manciuria al Giappone.

 Malesia

 Inde olandesi

 L’URSS nel 41.

All’apice della follia imperialistica il Giappone controllava tutta l’Asia. Successivamente gli USA imposero

drastiche sanzioni economiche al Giappone nel 40-41. Il rifiuto di ogni accordo provocò l’attacco

giapponese a Pearl Harbour e il 6 agosto 45 gli USA sganciarono la bomba atomica su Hiroshima => 15

agosto l’imperatore giapponese firma la resa senza condizioni.

Capitolo 7

Lo studio degli USA deve partire dalle vie dello sviluppo seguite dalle 3 aree geografiche del paese

americano; Nord-Est, Ovest e Sud.

1 – Il sud, il cotone, gli schiavi

Dall’inizio dell’800 il Sud era diventato un grande produttore mondiale di cotone greggio, materia prima per

alimentare le manifatture cotoniere inglesi; tale rapporto aveva attivato un circuito economico esclusivo tra

stati uniti del Sud e Gran Bretagna => taglio del nord industriale dalle relazioni con il sud agricolo.

La coltivazione del cotone, iedale nel clima del Sud, poggiava sull’economia schiavistica; (di 13 milioni di

schiavi Africani, ne morirono 2 milioni prima di raggiungere le americhe) il primo carico di schiavi arrivò

negli states nel 1619 => piego nelle zone paludose della Carolina del sud nella coltivazione del riso.

Nel 1800 gli schiavi erano cresciuti di numero e lavoravano soprattutto nelle piantagioni di cotone; i metodi

di coltivazione nei primi decenni consistevano nell’esaurimento dei terreni con insistite coltivazioni di

cotone; dopo ciò ci si spostava verso Ovest alla conquista di nuove terre fertili da sfruttare. Tale tecnica

trovò limite nel 98° meridiano, oltre il quale inizia il deserto californiano.

Dopo il 1808 il congresso americano votò il divieto di importazione degli schiavi => cambio di prospettiva

dell’economia schiavista, considerando se era davvero conveniente l’uso del lavoro schiavistico; il loro

prezzo era così cresciuto che diventò più conveniente allevarli.

L’aumento del costo del lavoro schiavo, => prezzo del cotone determinante per determinare l’economicità

della piantagione a monocoltura cotoniera => necessità di vendere il cotone sui mercati che più lo

remuneravano(come quello inglese).

Si verificò quindi la crisi economica del 857 a causa della concorrenza dei prodotti tessili inglesi => stato

federale effettua una chiusura protezionistica varando la tariffa restrittiva del 857 netto contrasto con le

intenzioni del sud agricolo.

Si determina quindi una rottura politica che porta gli stati del Sud ad abbandonare la confederazione =>

guerra di secessione. La fine della guerra => fine legale della schiavitù, legale in quanto gli ex-schiavi non

ebbero aiuti governativi e dovettero subire una riorganizzazione del potere politico degli stati del Sud che

privava i cittadini neri dei diritti civili => manodopera per i farmer sudisti a basso costo, poiché i lavoratori

non avevano altra scelta che accettare i salari offerti.

Ai rapporti schiavistici fu sostituita la mezzadria => fittavolo nero riceveva a credito dal proprietario le

sementi e divideva con lui i costi per fertilizzanti e sgranatura del cotone => sfruttamento tale da

comportare degrado sociale.

2 – Il Nord est

Nell’East Coast erano presenti alcune condizioni che privilegiarono lo sviluppo industriale:

1. Materie prime e fonti di energia in grande abbondanza e facilmente reperibili

2. Abbondanza di manodopera

3. Ampia rete di comunicazioni

La frontiera(linea immaginaria che veniva spostata in avanti a seguito della colonizzazione dell’Ovest(mitivo

West).

La frontiera pose la questione della “valvola di sfogo”; la possibilità che si offriva a tutti di lasciare le

industrie e andare a cercare fortuna verso l’Ovest. Ovviamente l’atività agricola dalle terre dell’Ovest non

era aperta veramente a tutti, ma solo a coloro che avevano i capitali, le conoscenze di agronomia, lo zelo,

etc. indispensabili a diventare dei farmers.

Gli imprenditori americani si trovarono quindi a sostenere dei costi di manodopera ingenti => tentativo di

sostituire il lavoro con il capitale => investimenti in innovazioni tecniche per attuare pratiche di save-labour.

Ciò fu possibile anche grazie ad uno degli elementi che caratterizza gli Stati Uniti; la standardizzazione,

quella tendenza alla forte intercambiabilità delle parti che porterà alla produzione di massa. Tale tendenza

porterà a creare negli USA proprio alla creazione di macchine che permetteranno di ottenere pezzi “tutti

uguali”. Le macchine utensili svilupparono una produzione più improntata sulla velocità/precisione che

sul’eleganza(il motore a scoppio viene inventato in Europa ma la produzione di massa di auto si ha negli

USA).

Abbiamo poi la questione ferroviaria => maggiore stimolo allo sviluppo industriale fino all’890 quando il

ruolo propulsivo delle ferrovie viene meno, lasciando libero il campo alla ristrutturazione

finanziaria/industriale => nascita dei grandi Trusts e Corporations americane.

Le ferrovie vennero sovvenzionate dallo stato in 2 modi:

1. Concedendo in proprietà alle soc. ferroviarie i terreni demaniali attraversati dalla ferrovia

2. Assegnando sovvenzioni dirette

a. A fondo perduto

b. E con prestiti, con interessi da restituire solo dopo aver iniziato lo sfruttamento economico

della linea costruita

La legge dell’862 autorizzò il primo tronco della “transcontinentale” destinata ad unire i 2 oceani, portata a

termine 7 anni dopo. Cominciarono a formarsi i primi trust verticali, con compagnie che compravano le

miniere trasportandole con propri mezzi ai propri altiforni.

Inoltre le ferrovie furono accusate di aver creato cartelli e di taglieggiare i propri clienti, specie gli agricoltori

con elevate tariffe => battaglia degli agricoltori per ottenere la nazionalizzazione delle ferrovie e riuscirono

ad ottenere un momentaneo successo con l’Interstate Commerce act(887 – legge anti-monopolistica),

dodici anni dopo però la legge fu dichiarata incostituzionale.

Gli interessi ferroviari erano decisamente fondamentali, tant’è che in vista dello sciopero ferroviario(durato

2 mesi) il governo arrivò a riorganizzare la guardia nazionale in funzione antioperaia con dure repressioni su

lavoratori/indiani/neri.

Con la nascita del mercato finanziario americano le società ferroviarie rappresentano il gruppo più

importante di società anonime sulla borsa di New York(almeno fino al 90); tali società erano le cosiddette

Franchised società che con la concessione dello stato erano in grado di muovere ingentissime risorse

finanziarie.

3 – L’ovest

In quest’area si consolida la figura del Farmer; le spese di bilancio degli stati del sud sono sempre state

intese a sfavorire la colonizzazione per evitare un tipo di civiltà rurale fondata su valori diversi da quelli

dell’economia schiavista sudista. A ciò si aggiungono i veti posti sulle leggi relative agli Homestead.

Tali leggi erano norme federali che consentivano di arrivare alla proprietà della terra con la concessione,

inizialmente gratuita, delle terre demaniali con l’obbligo di impiantarvi una fattoria e di mettere il terreno a

coltura a pena di scadenza della concessione. Il veto dell’852 ruppe il fronte comune che si era formato tra

Ovest e sud contro gli interessi industriali dell’Est. 

Quando nel 890 la colonizzazione viene completata la frontiera cessa di esistere => USA come paese

capace di produrre beni tipici dell’area temperata e produzione coloniali; si determina anche la fine

dell’autarchia del Farmer.

Il mercato agricolo americano si era così sviluppato assumendo la connotazione di un mercato in cui nessun

produttore poteva influire sulla determinazione del prezzo => difficoltà per gli agricoltori a causa:

 della loro incapacità a proteggere i prezzi dei loro prodotti sul mercato

 e della specializzazione produttiva che rendeva le aziende agrarie sempre più legate all’alea

dell’andamento stagionale di un solo tipo di prodotto/mercato.

Est e Ovest strinsero rapporti sempre più stretti alla vigilia della guerra civile, per poi riattenuarsi alla sua

conclusione fino ad arrivare a seri contrasti di interessi economici/politici;

 Nell’est vigevano interessi di carattere finanziario/industriale => orientamento politico

repubblicano e forte potere federale

 Nell’ovest si voleva preservare spazio di libertà autonomo dalle ingerenze del potere centrale

federale => orientamento politico è democratico e regionalista.

Il conflitto si accentua negli anni 80 a causa del processo deflazionistico che mette gli agricoltori in

difficoltà. Negli anni ’90 la produzione industriale supera quella agricola => agricoltura cessa di

rappresentare una civiltà economica per diventare un comparto produttivo.

Dopo la crisi del 893 i prezzi cominciano a risalire => miglioramento delle condizioni dei Farmers => processi

di ristrutturazione agraria poggiati sulla grande dimensione => agricoltori si raccolgono in Lobbies con

l’obbiettivo di ottenere

1. un maggior controllo dei prezzi e

2. una maggiore assegnazione di risorse federali

Le idee trainanti degli USA dopo il 1850 sono:

1. frontiera: rappresenta la libertà che le società europee non riescono a conquistarsi => più rapido

cammino verso la modernizzazione per gli USA; la sua scomparsa => nuovi accordi politici e prime

leggi per limitare l’afflusso di nuovi immigrati => selezione degli immigrati.

2. melting pot: l'amalgama, all'interno di una società umana, di molti elementi diversi => mito che la

nazione USA è figlia di fusione di razze e religioni => nuova e positiva identità del cittadino

americano.

4 – capitalismo americano

La grande moderna corporation(soc. di capitale) americana nacque dall’integrazione della produzione di

massa con la distribuzione di massa.

La rivoluzione dei trasporti => passaggio dalle esigenze di non sostenere elevati costi di

immagazzinaggio(vendita su provvigione) a necessità di mantenere grandi stock di merci(ricarico sul prezzo

d’acquisto) => stock turn(rotazione delle merci; più ruotano meno costa la gestione) divenne sempre più

vitale per l’impresa.

Tale concezione dopo la guerra civile portò alla creazione dei grandi magazzini, catene di negozi, case di

vendita per corrispondenza(aspetto assolutamente originale del mercato USA e che riscosse molto

successo).

Il settore delle case di vendita per corrispondenza fu presto dominato da 2 società:

1. Montgomery Ward

2. Sears Roebuck

Le loro strategie aggressive li portarono alla diversificazione e l’integrazione a monte nel settore

manifatturiero => crescita dagli anni ’80 del settore dei prodotti confezionati.

Altro comparto di succeso fu quello delle macchine in serie sul principio della standardizzazione-

intercambiabilità delle parti.

In entrambi i casi si trattarono tutti di First Movers(monopolio del fondatore del mercato) che spesso

offrivano la loro protezione con il franchising ai venditori dei loro prodotti sul mercato. Il successo di queste

imprese nasce dalla loro capacità di ridurre i costi(do more with less) installando impianti sempre più

grandi/produttivi, meglio organizzati.

5 – il capitalismo manageriale

Le strategie di sopravvivenza dei First Movers avevano una serie di obbiettivi:

1. La produzione => innovazioni di processo/prodotto, etc. orientate all’abbattimento dei costi.

2. Integrazione tra produzione e distribuzione => eliminazione dell’intermediazione commerciale;

assorbimento del venditore e lucro sulla sua quota di markup.

3. Il management => creazione di adeguate burocrazie impiegatizie; nasce quindi il manager

stipendiato che impone dinamiche politiche di marketing basate sullo studio del mercato e dei suoi

meccanismi

Le corporation che attuarono questa triplice forma di investimento riuscirono ad ottenere enorme

successo; specialmente quelle che attuarono una riorganizzazione dell’impresa su base divisionale e

un’internazionalizzazione alla conquista dei mercati esteri.

6 – La legislazione antitrust

Tale legislazione antitrust si affermò con lo Sherman antitrust Act(1890) provvedimento che modificò il

capitalismo americano(assieme all’interstate commerce act), spingendo le imprese americane a tenere

comportamenti altamente competitivi e concorrenziali.

L’interstate Commerce Act, pose le compagnie ferroviarie sotto il controllo di una commissione federale,

ben più attenta della legislazione statale.

La legge antitrust nasce come conseguenza delle proteste da parte dei settori del commercio all’ingrosso,

che rischiavano di rimanere strangolati dalla politica di integrazione a valle, nel settore commerciale,

operata dalle grandi industrie manifatturiere.

Lo Sherman act vietava ogni restrizione alla libertà del commercio stabilendo che era illegale:

1. ogni contratto o accordo avente forma di trust o cospiracy, tendente a restringere il commercio fra

i diversi Stati o nazioni straniere

2. costituire o tentare di costituire un monopolio o oligopolio orientato al monopolio tra i diversi stati

o con nazioni estere

 potere del governo di intentare azioni contro persone partecipanti a gruppi illegali o

per impedire le infrazioni di legge.

La legge però era piuttosto vaga e mancava una commissione di vigilanza che facesse rispettare la legge(la

federal trade commission che verrà creata solo nel 1914); inoltre il sistema politico era dominato dai grandi

magnanti del capitalismo americano(i cosiddetti”baroni ladri”) => freno di fatto all’applicazione della legge.

La protesta quindi assunse toni sempre più duri, ma fino al 1911 la legge rimase fortemente inapplicata; ciò

anche vigeva la convinzione che il sistema produttivo fosse portato avanti dalla grande impresa, grazie ai

suoi bassi prezzi => perfino la corte suprema arrivò a distinguere tra trust buoni e cattivi(in base alla loro

effetto sui prezzi).

La svolta si ha all’inizio del 900 quando Pierpont Morgan arriva a detenere il monopolio sul sistema

ferroviario americano.

Roosevelt, salito casualmente alla presidenza, decise di combattere i “baroni ladri” => idea negativa del

trust => moto d’opinione percepito anche dalla corte suprema che portò allo scioglimenti di 3 grandi trust,

seguiti poi da molti altri; Standard Oil, American Tobacco, Du Pont De Nemour(chimica).

Seguì l’istituzione della Bureau of Commerce(assorbito poi dalla Federal Trade Commission), una

commissione incaricata di sorvegliare il mercato; seguì il Clayton Act = integrazione interpretativa dello

Sherman Act; esso impediva anche le fusioni (sia verticali che orizzontali).

Venne quindi costituita la Federal Trade Commission(e act) nel 1914; i suoi compiti erano:

1. procedere ad inchieste e rapporti su tutti i fatti economici che rappresentassero infrazioni alla

legislazione antitrust

2. indagare sui procedimenti messi in atto dalle grandi società commerciali in danno alla libera

concorrenza.

La legge antitrust portò ovviamente un effetto deterrente alla costituzione di nuovi monopoli, ma al

contempo le imprese impararono ad evitarli(vedi Microsoft con il cambio di amministrazione) nonostante

dei trust effettivi ancora permangono all’interno della società USA.

7 – La legislazione societaria e la nascita dei grandi trust.

La legislazione societaria americana dell’800 era caratterizzata alla disparità della legislazione statale; Il

mercato mobiliare USA era composto principalmente da

1. titoli di società Franchised(di servizi; vedi sopra), tra i quali risultavano quelli ferroviari.

2. Treasury bonds: titoli del debito pubblico americano

Le ferrovie furono il primo efficiente modello organizzativo e manageriale americano; inoltre esso consent

la nascita di grandi fortune e di grandi banche d’investimento che arrivarono a dominare la scena

finanziaria/creditizia del paese.

Fino al 1890 si parla di trust informali, visto che la legislazione sulle società vietava le attività interstatali; i

grandi trust per aggirare la legge avevano da tempo dato vita amministrazioni fiduciarie. Tali

amministrazioni sono gruppi di gestione, non costituiti in società, che rilasciano ai partecipanti dei

“certificati di credito rappresentativi del capitale” da essi posseduto(lo scambio di partecipazioni era al

tempo vietato).

Tali certificati furono quotati anche sulla borsa di New York(mercato secondario) ma incontravano gravi

difficoltà a circolare essendo di grosso valore(rappresentativo del valore di ogni singola impresa che aveva

aderito al trust).

Il New Jersey fu il primo a rinnovare la materia societaria => varo di una legge che consentiva la formazione

di società finanziarie => società madri che potevano possedere azioni di altre società; inoltre consentiva:

1. Operazioni interstatali

2. Scambio di azioni tra società

3. Concedeva le libertà di soc. a resp. limitata riconosciute dal Company Act inglese.

Tale innovazione si affermò presto => possibilità degli stati federali di limitare l’attività nel loro stato di

società esterne(la norma di “piena fiducia del credito).

Le conseguenze di tale legislazione furono:

1. Le vecchie soc. fiduciarie si trasformarono in SPA riorganizzandosi attraverso lo scambio di azioni.

2. Come altra conseguenza si ha la costituzione dei trust legali nazionali => nascita del mercato dei

valori mobiliari industriali.

3. Possibilità per le soc. di persone di trasformarsi in soc. di capitali. => convenienza a trasformare in

quanto in caso di vendita le soc. di persone venivano vendute a circa 3 volte il valore del

profitto(contro le 7 volte delle SPA); ciò a causa delle maggiori difficoltà nella vendita delle soc. di

persone(impossibilità di vendere l’impresa in lotti azionari di piccolo valore).

Il processo di trust fu incentivato dalla crisi ciclica dell’893, che colpì duramente l’economia americana per

5 anni => processo di concentrazione industriale che nessuna legislazione riuscì ad arrestare.

La crisi aggravò ulteriormente la condizione sociale degli strati più deboli della popolazione americana, in

quanto la politica amministrativa di McKinely era quella di restaurare i grandi interessi dei ceti ricchi e

potenti della soc. americana a danno della classe operaia(profitto a danno del salario).

Contestualmente si realizza la trasformazione della fabbrica americana, causata principalmente dai

numerosi nuovi impieghi che l’energia elettrica permetteva alle imprese => interi stabilimenti

completamente obsoleti => necessità di rimodernare => necessità di capitali freschi e in gran quantità.

Era necessario anche un nuovo tipo di impresa, capace di:

1. Alti profitti

2. Bassi rischi

3. Controllo dei costi: la cui questione più spinosa era il costo del lavoro che mediante i sindacati

incominciava ad essere un elemento di forte preoccupazione => assieme ad altri motivi,

ristrutturazioni finanziarie e tecniche per sostituire la manodopera ove possibile.

Il processo di ristrutturazione fu possibile solo grazie alla presenza di grande banche private

d’investimento(anch’esse sviluppate per fusioni e integrazioni); inoltre c’è a considerare che ormai i grandi

investimenti ferroviari erano finiti e che di conseguenza banche e grandi capitalisti cambiarono le loro

strategie finanziarie.

Prima della fase di ristrutturazione le grandi Corporation erano state finanziate con Venture capital fornito

da:  ricchi uomini d’affari vicini agli imprenditori

 banche locali per il capitale circolante.

Dopo tale fase, furono principalmente le grandi banche private d’investimento, libere dai controlli cui le

banche in spa con licenza governativa dovevano sottostare.

Nacque così l’attività di “creare monopoli” e di “promuovere fusioni/flottante” => economia manifatturiera

dominata dalle grandi SPA quotate in borsa.

L’inventore di questo ceto affaristico di promotori di fusioni fu J.P. Morgan; egli sostenne a pieni polmoni il

laissez-faire e diviene uno dei più duri oppositori di Roosevelt per il controllo governativo degli affari.

Morgan nel 1898 raggruppò una serie di imprese siderurgiche fondando la United Steel Company; essa

diventò la più grande società per azioni del mondo; per ricapitalizzare il nuovo gruppo emise azioni

privilegiate tenendo per sé quelle invendute ed entrando nel CdA della nuova società. La logica di questo

processo di fusione si può riassumere in:

a) elaborazione di un piano industriale che desse prospettive di sviluppo nel tempo

b) dotazione di ris. fin. Adeguate ad atturalo

c) direzione fondata su base manageriale

d) duplice controllo sul gruppo:

a. uno interno: mediante i rappresentanti nel CdA

b. uno esterno: mediante i famosi studi legali americani => adeguato controllo

contabile(Revisione).

La Morgan company è un esempio di elusione della legge antitrust; essa di fatto controllava ¼ delle attività

societarie USA e ciò era reso possibile per un cavillo del Clayton Act che, proibiva ad una stessa persona di

essere membro del CdA delle soc. concorrenti, ma non vietava al dirigente di un’azienda di far parte del

CdA di un’azienda concorrente.

Le banche americane si evidenziavano, rispetto alle tedesche, perché i rappresentanti nei CdA dei nuovi

gruppi rimanevano banchieri a tutti gli effetti, controllavano ma rimanendo estranei alle tecniche di

gestione industriale(mentre quelli tedeschi erano veri e propri manager).

Tale fase fu solo transitoria; alla vigilia della Ia guerra mondiale infatti si confermò la netta separazione di

proprietà e management => nascita delle “Public Company”(società senza padrone) => capitale della soc.

frazionato in un numero sempre più diffuso di azionisti, istituzionali e non => nessuno in grado di esercitare

una sicura maggioranza nelle assemblee societarie.

In tale situazione il management diventa il vero padrone delle società; il suo dominio viene giustificato dai

risultati della sua azione => profitti alti, valorizzazione del titolo.

L’atteggiamento della corte suprema a seguito del 903-904 divenne più rigido verso i trust a seconda che

questi trust avessero alla base:

a) una fusione di carattere tecnico produttivo => il gruppo intendeva innovarsi, tagliare i costi,

realizzare innovazioni, etc. = fusione di successo, non scoraggiato

b) una fusione fine a se stessa => gruppo rimaneva articolato in tutte le sue unità, senza operare una

ristrutturazione strategica => spesso all’insuccesso, scoraggiato dalla corte suprema.

8 – il movimento sindacale degli Stati Uniti

La prima organizzazione in difesa dei lavoratori americani nasce nel 869 a Filadelfia, i cosiddetti “cavalieri

del lavoro”. Essi agirono in clandestinità fino all’881 anno dopo il quale iniziarono un’attività pubblica di

rilievo => nascita delle Unione di Mestiere.

L’ideale di questi utopisti era la fratellanza; lotta pacifica per l’evoluzione morale e intellettuale dei

lavoratori; essi non erano contro i capitalisti, volevano solo difendere il lavoro “nobile e santo” da forme di

sfruttamento brutali. I loro 3 obbiettivi erano:

a) educazione

b) organizzazione

c) cooperazione

L’apice della loro azione viene raggiunto nell’886; l’anno in cui Chicago visse uno dei suoi più grammatici

episodi di repressione antisindacale della storia americanta(anno di Haymarket).

Durante un comizio una bomba esplose, uccidendo un poliziotto => speculazione delle autorità che

scatenarono una campagna antisindacale => arresto e impiccagione di 4 sindacalisti.

Nel 886 nacque l’American Federation of Labour (AFL), il moderno sindacato americano inteso come

sindacalismo affaristico; tale sindacato fu capace di darsi scopi, programmi, metodi di lotta e modello

organizzativo => lotta con successo per il raggiungimento di concreti obbiettivi, spesso riconducibili a:

più salario, meno lavoro, migliori condizioni di lavoro.

La AFL spesso si rivolgeva agli operai “skilled”(specializzati; caporeparto, caposquadra, etc.) ossatura

dell’impresa, nel tentativo di sostituirsi ad essi nella contrattazione con il padronato(essendo che spesso i

capireparto erano in soggezione rispetto ai superiori) => l’unione stipulava i contratti di lavoro, non più il

singolo.

La ristrutturazione portò la fabbrica sotto il controllo dell’ingegnere meccanico => recupero e

centralizzazione delle funzioni erano controllate dal Caporeparto.

Il controllo centralizzato partì dalla contabilità di fabbrica secondo il concetto del’’imputazione dei costi alle

singole lavorazioni => uso del costo ora-macchina.

La reazione padronale all’organizzazione sindacale assunse 2 manifestazioni:

1. associazionismo industriale; si avvaleva di polizie privaet/pubbliche, spie, provocatori per attuare

azioni antisindacali

2. ristrutturazione tecnologica => razionalizzazione dell’organizzazione scientifica del lavoro (OSL),

diffusione delle produzioni in serie e centralizzazione dei poteri a danno degli Skilled.

La diffusione delle macchine automatiche comportò la formazione di fasce:

 semiskilled: addetti alle macchine operatrici.

 unskilled: manodopera dequalificata; presente in abbondanza(migrazioni).

La AFL prese subito una posizione durissima contro l’OSL e contro il Taylorismo(rappresentazione estrema

dell’OSL).

Si verificarono quindi tagli salariali con aumento dell’orario lavorativo => dubbio del movimento operaio su

alcune questioni di fondo:

1. Organizzare un sindacato di mestiere o un sindacato d’industria?

2. Quale ruolo doveva svolgere il partito politico che rappresentava la classe operaia?

3. Quali dovevano essere le sue alleanze?

4. In che modo doveva porti il rapporto partito-sindacato?

5. Che tipo di riorganizzazione dello Stato era necessario promuovere rispetto alla ristrutturazione

industriale?

Dal dibattito che nacque si avviò la costituzione di un nuovo sindacato di classe; il Social Labor Party; basato

sull’idea che era necessario un grande sindacato industriale unitari che raccogliesse i lavoratori di tutte le

industrie americane.

Tra il 905 e la prima guera mondiale i Wobblies(gli industrial workers of the world) cercarono di battersi

contro:

 L’AFL, suo antagonista principale

 Job trust che era rappresentato dall’AFL.

I Wobblies furono sempre contro i punti centrali del modello dell’AFL:

1. Closed Shop: si assume solo chi fa parte del sindacato)

2. Contrattazione collettiva => sindacato accettava clausole che imbrigliavano la spontaneità del

movimento operaio

3. Le alte quote associative => esclusione dei lavoratori con salari più bassi.

Inoltre l’AFL era avversa ad accettare le ragioni delle minoranze, completamente comprese invece dai

Wobblies.

I membri dei Wobblies furono sempre vessati, accusati di marxismo e violenza => fine dei Wobblies quando

i dirigenti del movimento furono accusati e condannati di “violenza e sabotaggio”; inoltre i residui si

dividono nel 917 a seguito della rivoluzione bolscevica. I Wobblies risorgono solo con il New Deal, sotto la

dicitura CIO(Conference of Industrial Organization) nato da una branchia dell’AFL.

9 – L’uso dell Sherma Act in funzione antisindacale

La vicenda da cui nacque l’uso improprio dello Sherman Act fu uno sciopero alla Pullman che arrivò a

costituire una delle cause del lavoro più famose d’america; l’impresa aveva deciso di fare un taglio in

termini di:

1. Manodopera; ridotta ad un terzo

2. Salari; ridotti del 25-40%

Lo sciopero fu automatico e la società rispose con una serrata => aiuto da parte delle società ferroviarie che

boicottarono le vetture Pullman, non agganciando i suoi vagoni letto ai treni => licenziamento dei

boicottatori => azione del sindacato dei ferrovieri => sciopero generale delle ferrovie.

La General Managers Association venne in soccorso alla Pullman => scesa in campo della Guardia Nazionale

da parte del presidente Cleveland => degenero dello sciopero in guerriglia urbana che provocò 12 morti.

I capi del sindacato vennero chiamati davanti al tribunale => sentenza che sanciva il tentativo di una

cospirazione ordita in violazione dello Sherman act i giudici intimarono ai sindacalisti di porre fine allo

sciopero, ma i dirigenti non cedettero e vennero arrestati per “oltraggio alla corte” => resistenza piegata.

La sentenza fece giurisprudenza => ingiunzioni dei tribunali contro ogni altro sciopero al fine di sospenderli.

Nel 32, con la legge Norris-La Guardia uso dell’ingiunzione solo per “impedire danni irreparabili alla

proprietà”.

In difesa delle Corporation si arriverà a paradossi eclatanti, come l’estensione del 14° emendamento(norma

di diritto soggettivo della persona) alle società commerciali, grazie alla compiacenza della corte suprema.

10 – L’Organizzazione scientifica del lavoro 

A partire dagli anni 80 si verificò una grande spinta nel progresso scientifico/tecnologico maggior

beneficiari furono: elettricità, chimica, automobile, telefono.

Tale processo partì dalle Università/College generazione degli ingegneri civili; poi quelli meccanici; infine

elettrici e chimici.

Sostegno all’università fu conferito dalla grande impresa con adeguate politiche di finanziamento => uso

capitalistico della scienza => riorganizzazione dello Stato e della Società civile per adattarli alle nuove

esigenze della produzione capitalistica fondata sulla grande impresa moderna.

11 – Gli ingegneri sociali

Essi sono ingegneri che studiano il comportamento individuale di una persona al fine di carpire

informazioni; negli USA assunsero il ruolo di promotori della tecnologia moderna e di agenti della grande

impresa capitalistica. Presto ci si accorse che la riorganizzazione dell’impresa creava tensioni nella

manodopera => Human Relation coordinamento del fattore umano.

La corporation arrivò quindi a proporsi come modello dei rapporti sociali => studio dell’organizzazione

sociale al fine di aumentare la scarsa affezione dei lavoratori alle imprese => elevati turnover.

I manager sociali quindi diedero il via alla sperimentazione del positivismo sociale => nascita del Taylorismo,

un tentativo rozzo e insufficiente di rapportarsi al fattore umano a causa della sua psicologia

semplificata(incentivi materiali, disciplina di fabbrica, etc.). Negli USA nel frattempo si arriva molto più

avanti, tenendo attenzione a

1. Dimensione psicologica/sociale della condizione operaia

2. Riconoscimento dell’importanza del ruolo dei sindacati nella stabilizzazione sociale.

Si cercò quindi di creare uno spirito di collaborazione volontaria tra lavoratori e di trasformare i conflitti in

forza costruttiva e redditizia => nascita della scienza della gestione del personale; essa ha lo scopo di

garantire all’impresa una forza-lavoro disciplinata e leale in grado di consentire il raggiungimento

dell’obbiettivo della massima produzione.

12 – Taylorismo-fordismo

Frederik Taylor fu un ingegnere/imprenditore statunitense; si iscrisse ad Harvard, ma una malattia agli

occhi lo costrinse a smettere di studiare cominciò a lavorare in fabbrica e continuò a studiare. Taylor

svolgeva il ruolo di caposquadra, e cercando di incitare i suoi lavoratori a dare il massimo si attirò le loro

antipatie => impegno di Taylor per cambiare il modo in cui allora si lavorava negli USA e correggere anche

questi aspetti.

Per ottenere il risultato sperato era necessario omologare i processi produttivi secondo regole precise che

tutti i lavoratori dovevano osservare => non più lavoro di propria iniziativa, ma seguire gli ordini ricevuti

fino ai minimi dettagli(foglio di istruzioni).

Il limite di fondo del taylorismo è che la sua riflessione è poco sistematica => fabbrica serve per fare profitti

=> esclusivo uso di tecniche d’efficienza => controllo cronometrico dei tempi di lavoro e organizzazione di

sequenza => uso dell’operaio come fosse una macchina utensile => risultati deludenti in qualità e quantità

Secondo Taylor l’umanità era divisibile in 2 tipologie:

 Homo economicus: uomo razionale, efficiente dinamico e capace che andava a formare le élites

manageriali.

 Uomo massa: uomo incline alla pigrizia, alla vigliaccheria che rappresentava le classi subalterne.

 Nascita della visione gerarchica e autoritaria che porta alla OSL(Organizzazione

scientifica del lavoro => adattare l’uomo alla società “moderna” quella

automatizzata; per arrivare addirittura ad applicare alla società tali principi che si

scontrano contro quelli libertà e democrazia.

A questa visione contribuisce Henry Ford e la sua visione del controllo sociale.

Egli trasformò il mercato automobilistico da consumo borghese a consumo di massa partendo dall’idea di

creare la domanda ancor prima dell’offerta; fino ad allora l’auto era collegata alla passione sportiva; Ford

riuscì a mettere a disposizione della massa un prodotto alla portata del reddito del ceto medio

urbano-agricolo, prima ancora che ai suoi gusti (famosa frase di Ford: Il modello T è disponibile in tutti i

colori, a patto che sia il nero) => standardizzazione di tutte le sue produzioni e continua ricerca di

diminuzione di prezzo di vendita => diminuzione dei costi di produzione.

Tale meccanismo fu solo un aspetto della rivoluzione legata alla produzione di massa dell’automobile; tale

rivoluzione offrì:

1. L’opportunità di modificare profondamente il modello urbano => nuovo benessere per i ceti medi,

con la possibilità di insediarsi in un contesto sub-urbano popolato di villette a schiera(home sweet

home) => auto come cardine attorno alla quale ruotano tutti i miti della società dei consumi di

massa.

2. Tendono a sparire le barriere di classe per accumunare tutti i cittadini nel ceto consumatore.

Il consumo diventa quindi terreno su cui realizzare una disciplina sociale uniformante.

Ford inoltre nel 1914 raddoppia il salario dei suoi operai; comportando una maggiore motivazione degli

stessi, ma soprattutto per integrare la classe operaia nella mass dei consumatori e per permettere loro di

sostenere la domanda e di conseguenza il mercato(più denaro = più consumi).

Nel 1913 Ford introduce l’idea di “catena di montaggio semovente” => innovazione di processo che cambiò

il modo di lavorare e il comportamento operaio, portando ad un formidabile aumento della produttività del

lavoro.(con risparmi in ore incredibili si passa dal montaggio in 12 ore di un telaio a 1 ora e mezza).

L’industriale arrivò a progettare le prime “città dell’automobile” gigantesche fabbriche ove produrre ogni

componente per auto che portò ad ulteriore crescita della produttività.

Si impose il criterio della specializzazione per aree geografiche distanti tra loro per le parti meccaniche, che

poi venivano assemblate in apposite officine.

Tale modo di lavorare però era caratterizzato da frammentazione e ripetitività => lavoro duro, noioso e

stressante => problemi di disciplina non compensabili con alti salari.

La differenza sostanziale tra Taylorismo e Fordismo sta quindi nel controllo totale che ha quest’ultimo sui

lavoratori, per sfruttare le energie nella produzione e disciplinare i consumi nel tempo libero => nascita

dello “Stato autoritario del Benessere”

Tale concezione porta alla gerarchia, ordine, discilina, ruoli; porta anche ad autoritarismi, repressione di

comportamenti non omologati e “diversi” => etica puritana perfettamente adattata ai metodi polizieschi

epr realizzare una moralizzazione disciplinatrice => OSL diventa un sistema di dominio sociale.

La diffusione dell’OSL all’inizio del 900 avvenne portando lavori più faticosi per la classe operaia, piuttosto

che più leggeri, senza che agli operai fosse concesso un maggior salario per la maggiore produttività

ottenuta => proteste, sabotaggi, etc.

Elton Mayo arrivò dove Taylor non era riuscito, non per nulla Mayo viene definito “fondatore della

psicologia industriale”. Egli evidenziò che la produzione aumentava non solo migliorando le condizioni e

l’ambiente i lavoro, ma anche a causa del coinvolgimento dei lavoratori nell’attività. Mediante l’interesse

della direzione all’opinione, ai giudizi e alla salute psicofisica dei lavoratori si riusciva a gratificarli e di

conseguenza a renderli più produttivi.

Non a caso negli anni 20 con la riforma del sistema industriale si ha un riavvicinamento dei management ai

sindacati.

Il lavoro assistenziale e il controllo del mondo esterno da parte dell’impresa => forme brutali di repressione

pliziesca, con l’obbiettivo di instaurare relazioni industriali intese a conquistare l’amicizia/fedeltà del

lavoratore come condizione del profitto(famosa citazione “convincere il lavoratore a partecipare

volontariamente al suo sfruttamento”).

13 – la Critica al taylorismo-fordismo.

La cultura dell’OSL neutra ha costituito il vero fondamento della civiltà manageriale; in Italia la prima critica

al fordismo parte da Gramsci; egli comprese perfettamente la vera natura del fordismo, che genera tensioni

sociali e impone l’elaborazione di soluzioni per evitare l’esplosione del conflitto sociale. Gramsci trova nel

fordismo la subordinazione della società agli interessi della produzione; a causa però della sua condizione

carceraria non riuscì a resistere alla suggestione produttivi sta del taylorismo-fordismo che lo portò a

definirlo “liberazione del lavoro e della sua intelligenza” come se fosse possibile una libera attività

intellettuale del lavoratore impegnato in una attività parcellizzata e ripetitiva.

Il socialismo si pone con un quesito in merito “il socialismo deve passare attraverso il superamento del

taylorismo?”; l’idea del socialismo appare ignorare la questione del superamento dei contenuti oppressivi

tipici del Taylorismo => visione del taylorismo-fordismo come espressione più compiuta dello sviluppo del

possibile capitalismo, non scalfita né dalle visioni di destra né da quelle di sinistra.

Capitolo 8

1 – il Gold Standard

La moneta per essere riconosciuta come tale deve svolgere almeno una tre le 3 fondamentali funzioni:

1. mezzo di pagamento

2. riserva di valore e di ricchezza

3. misura di valore(numerario, unità di conto)

La storia della moneta ebbe una svolta decisiva nel 1700, quando troviamo che l’unità monetaria nei grandi

paesi corrisponde ad una quantità fissa di metallo prezioso(normalmente argento e oro); tale conseguenza

si ha come “ribellione liberista” contro il monopolio statale della monetazione, fonte di ingiustizie e

prepotenze => sistemi monetari basati sul diritto dei cittadini alla libera coniazione => portare oro/argento

alla zecca statale e ricevere un corrispettivo in moneta metallica.

I sistemi basati sulla moneta metallica però hanno un grande difetto = sono sostanzialmente deflattivi(a

causa della loro inadeguatezza a sostenere e misurare la crescita degli scambi).

Inoltre la scoperta di vasti giacimenti di argento negli USA portò al crollo dell’argento nella conversione con

l’oro(prima 1 a 14).

Il Gold standard si ha nel 171 in Gran Bretagna quando Isaac Newton, sovrintendente della zecca di stato,

fissò la sterlina ad una parità aurea che durò qualche intervallo ed oscillazione fino al 1931; fissò anche il

prezzo legale dell’argento, troppo basso rispetto all’oro => scomparsa di tutte le monete d’argento dalla

circolazione(che venivano rifuse per essere vendute sul mercato per ottenere oro da presentare alla zecca

in cambio di argento più conveniente.)

A seguito di questo evento il sistema aureo inglese fu un successo, grazie alla crescita della potenza

industriale/finanziaria della GB => intenzione di tutti i paesi ad avere relazioni commerciali con la GB =>

adozione del sistema monetario fondato sull’oro.

Il bimetallismo dura fino al 1870; le ragioni di tale durata sono molte:

1. L’evoluzione della tecnologia di coniazione; fino al 1816 la coniazione in GB era molto rudimentale

e le contraffazioni erano facili e generalizzate => monete d’argento preferite alle divisionali che

avevano un valore legale assai più alto di quello reale => contraffazione.

Con l’adozione del torchio a vapore monete difficilmente falsificabili => non necessità di usare

monete d’argento a garanzia del valore intrinseco; quelle d’oro permangono in quanto il loro valore

era significativo di molti giorni di salario.

2. La posizione degli agricoltori all’interno delle soc. industriali in formazione. Gli agricoltori erano il

ceto maggiormente danneggiato dalla deflazione ottocentesca sia per

a. Prezzi dei prodotti agricoli

b. Sia per le loro esposizioni debitorie

3. la scoeprt delle grandi miniere d’argento e la scelta da parte del nuovo Reich tedesco di adottare il

sistema aureo(1871); la sua posizione di seconda potenza industriale europea => tutti i paesi

satelliti adottano il sistema aureo.

Il gold standard inglese si reggeva su alcuni principi:

1. unità di misura definita in termini di oros; la banca cenrale acquistava/vendeva oro a prezzo fisso

2. libera coniazione. Chiunque poteva recarsi alla banca d’inghilterra per convertire l’oro in carta

moneta e viceversa

3. libera importazione/esportazione dell’oro

4. tassi di cambio tra monete internazionali venivano fissati sulla base del loro contenuto aureo

5. i cambi erano fissi e potevano oscillare in una banda ristretta definita come punti dell’oro

2 – la teoria dei flussi dell’oro e dei prezzi di David Hume e il controllo della moneta.

La teoria di Hume converma il pragmatismo della cultura inglese e l’inclinazione degil scienziati/speculatori

inglesi a interessarsi di quotesioni concrete.

Egli prende i considerazione un mercato dove circolano solo monete d’oro e nel quale le banche giocano un

ruolo marginale.

In un paese le esportazioni di beni venivano pagate in oro che veniva portato alla zecca per essere coniato

in monete; anche le importazioni venivano pagate in oro => se un paese aveva un disavanzo commerciale

=> uscita netta di oro dal paese.

L’uscita di oro portava ad una diminuzione del livello di prezzi(meno oro in circolazione = più valore della

moneta rimanente). Tale visione determina che i paesi in deficit diventano più competitivi => ritorno

dell’equilibrio in quel paese.

La teoria del funzionamento automatico del Gold standard => affermazione delle regole del gioco che

stabilivano:

1. tasso di sviluppo degli aggregati monetari interni regolato prevalentemente dalla bilancia dei

pagamenti

2. lo stato doveva evitare interventi in materia economica => politica di bilancio in pareggio

3. fluttuazioni cicliche dovevano considerarsi come il necessario presupposto per il funzionamento del

sistema monetario internazionale.

Il concetto di equilibrio comporta sostanzialmente che l’esportazione e l’importazione dei beni si

equivalessero; se così non fosse stato(si va oltre i punti oro) si sarebbe ritornati al “primo stadio monetario”

=> uso della moneta metallica per i pagamenti delle importazioni.

Nei paesi dove fu applicato il Gold standard si verificò il “secondo stadio monetario” nel quale abbiamo 2

tipi di banche:

1. banche di emissione: i cui biglietti erano convertibili in oro

2. banche di deposito: i cui biglietti erano convertibili in materie prime.

 Passaggio dal gold standard al gold Exchange standard => convertibilità in oro solo

di secondo grado.

Essendo che il Gold standard dipendeva dal livello delle ris. auree => dipendenza dall’andamento della

bilancia dei pagamenti => ostacolo all’espansione monetaria/creditizia interna necessaria per sostenere lo

sviluppo dell’attività produttiva nazionale.

Nasce quindi un interrogativo fondamentale: “quali sono le politiche economiche da mettere in atto per

sostenere lo sviluppo senza che un paese fosse soffocato dagli squilibri più o meno temporanei della sua

bilancia di pagamenti?

Il primo tentativo viene dalla GB; la GB forgia una serie di interventi i cui effetti furono quelli di contribuire

a deflazionare o reflazionare l’economia.

1. Manovra del tasso ufficiale di sconto(tus): La Banca Centrale attraverso il tasso di interesse che

applica a

a. sconto di carta commerciale presentatagli dalla clientela(tra cui banche commerciali)

b. anticipazioni su titoli ricevuti in garanzia

 è in grado di aumentare/diminuire il volume del credito interno e con esso la

liquidità del mercato finanziario => se il Tus aumenta = aumento del costo del

denaro freno dei consumi e viceversa.

2. Operazioni di mercato aperto; queste operazioni presuppongono l’esistenza di un grande mercato

finanziario. In GB questo mercato fu costruito nel XIX secolo attraverso i titoli del debito pubblico(a

causa della loro rinomata “incrollabilità” => merito del tesoro inglese).

Tali titoli erano particolarmente appetibili, sia per i risparmiatori interni che per gli investitori

esterni, specialmente le banche centrali che in essi investivano le valute di riserva in sterline per

effettuare i pagamenti internazionali.

Le operazioni di mercato aperto furono usate dalla Banca d’Inghilterra per frenare l’euforia del

mercato, diminuire la liquidità e raffreddare i prezzi => drenaggio di moneta con la vendita dei

19

consols con la clausola di riacquisto nel mese successivo(meccanismo deflattivo )

Lo strumento di open market incontrò molte difficoltà ad essere usato al di fuori della GB(mancanza di un

mercato finanziario sviluppato => operazioni non-anonime) => strumento esclusivo fino a al 1900 quando

anche la Germania implementerà tale tipologia di mercato.

3 – Il gold standard tra stabilità e cooperazione

Prima del 1914, il sistema monetario internazionale fondato sul gold standard si reggeva su 2 fondamentali

capisaldi:

1. Svalutazione = evento quasi impossibile => clausole di copertura del rischio di cambio quasi mai

usate.

2. Funzionamento dei sistemi di pagamento internazionali senza che l’oro si muovesse da un paese

all’altro in seguito ai deficit commerciali => movimenti di oro tra i paesi molto ridotti.

I pagamenti internazionali venivano effettuati ricorrendo al mercato delle valute; a tale mercato si

rivolgevano le Banche centrali scambiando le valute disponibili(anche la propria) per ottenere la valuta

necessaria ad effettuare i pagamenti verso determinati paesi.

Il sistema aureo però generava una serie di problematiche che legate alla mancata comprensione del:

 Rapporto tra politica monetaria della BC e l’andamento dell’economia

 Rapporto tra livello dei tassi d’interesse e disoccupazione

 Ciò portò un atteggiamento di solidarietà tra le banche centrali =>

comportamenti omogenei tra le stesse(una bc alza il tus? Tutte lo alzano, etc.)

Con l’affermazione del Gold standard la Banca d’Inghilterra cominciò ad agire come guida del mercato

internazionale => suo tasso d’interesse come punto di rif. per tutte le altre banche centrali.

La crisi inglese del 890 => comprensione del fondamentale ruolo di prestatore di ultima istanza da parte

della Banca d’Inghilterra a tutela di situazioni di improvvisa illiquidità che poteva colpire il sistema bancario;

tale comprensione fino ad allora si era scontrata con le visioni liberiste del tempo => accantonamento della

questione che richiedeva un più ampio intervento statale fino al 866 in cui la Bank of England comincia a

svolgere la funzione di prestatore di ultima istanza.

Per attuare tali interventi però era necessario uscire, anche se temporaneamente, dai vincoli di emissione

delle leggi monetarie => essendo che ciò era illegale, si ha l’utilizzo del Sistema Fiduciario; tale sistema

prevedeva l’uso di una lettera in bianco tenuta nel cassetto del governatore della banca d’Inghilterra,

19 Esiste il caso inflattivo, in cui la banca compra titoli.

firmata dal ministro del tesoro nel quale egli si impegnava chiedere in parlamento una legge di sanatoria

per legalizzare il livello di emissione; finita l’emergenza si provvedeva ad rientrare nella legalità.

L’ultima questione è quella che riguarda le ragioni politiche e sociali che resero possibile il rispetto del

principio di convertibilità Si ritrovano nella debolezza del movimento dei lavoratori, che non avendo

organizzazioni sindacali agguerrite né rappresentanze parlamentari, era costretto a subire l’aggiustamento

ciclico dell’economia => tagli salariali(difficilmente licenziamenti). Tale situazione verrà meno dopo la

grande guerra => non lasciar più cadere i salari e i prezzi; bensì svalutando la moneta e il cambio.

4 – Il peel act e il duro apprendistato della Banca d’Inghilterra

La discussione sull’assetto che doveva assumere il sistema monetario si svolse soprattutto in GB dove si

arrivò alla riforma della Banca di Inghilterra con il Peel Act del 1844 che resse fino al 1931. Il dibattito

nacque a causa di:

 Sospensione della convertibilità della sterlina

 Processo inflazionistico dovuto alle anticipazioni che la banca d’inghilterra dovette fare al governo

per la guerra contro Napoleone.

Un importante conflitto fu quello tra commissioni d’inchiesta sul ritorno alla convertibilità:

1. Banking school: i cui sostenitori ritenevano che la moneta finanziaria(banconota) dovesse

considerarsi uno strumento di credito che poteva essere creato senza restrizioni per sostenere le

esigenze del commercio => carta commerciale rappresenta ricchezza nuova prodotta che deve

avere un suo valore. (concezione espansiva)

2. Currency School(sostenuta da Ricardo): i suoi sostenitori argomentavano che la circolazione

complessiva di banconote e monete metalli che dovesse sottostare alla stessa regola che si sarebbe

applicata ad una circolazione esclusivamente metallica. (concezione restrittiva)

Con il Peel Act si decide di seguire la strada del rigore monetario => attribuzione alla banca d’Italia di:

 Monopolio dell’emissione, ancorando rigidamente la sterlina alle sue riserve auree

 La gestione centralizzata delle riserve metalliche del paese => facilitazione e miglioramento del

sistema dei pagamenti, specie quelli internazionali.

La configurazione della Banca d’Inghilterra fu strutturata in 2 dipartimenti:

1. Dipartimento di emissione: disciplinato in funzione del Gold Standard.

2. Dipartimento bancario: composto da un’istituzione privata parificata alle altre banche commerciali,

il cui scopo era di consentirle di fare profitti.

In questo modo la BofE(bank of England) era in diretta concorrenza con le altre banche => impossibilità di

svolgere le funzioni di vigilanza tipiche della banca centrale; dovrà passare molto tempo prima di questo

processo.

Nel 1844 abbiamo l’avvio legislativo che porta i primi passi verso il ruolo delle BofE a prestatore di ultima -

istanza e di garante degli equilibri finanziari.

Finché sono presenti fasi di benessere la sterlina viene convertita in oro; con le crisi cicliche(1847, 1866,

1873, 1882, etc.) la cartamoneta cerca beni rifugio(tra i primi l’oro) con il verificarsi di fughe di capitali che

cercano di non soffrire una possibile svalutazione di cambio.

Di fronte alla situazione di crisi del 47 la BofE fu chiamata a fare la sua prima dura esperienza, sbagliando.

Di fronte alla fuga dell’oro – guardando solo alla salvaguardia del valore della sterlina –alzò il tasso di

sconto dal 3% al 6% riducendo lo sconto => chiusura dei rubinetti del credito quando ce n’era più bisogno

20

=> aggravio della crisi bancaria ed economica.

La BofE trasse dalla crisi preziosi insegnamenti, utili nella crisi del 66; i motivi di tale crisi sono

sostanzialmente gli stessi, ma l’azione della BofE fu molto diversa.

Invece di restringere la circolazione monetaria generalizzato aumento della moneta => reflazionamento

dell’economia. Si fece quindi credito alle banche che ne avevano bisogno evitando che fallissero.

Si può quindi dire che la BofE in tale crisi si comportò proprio da banca centrale => comprensione della

necessità di avere una q.ta di moneta anelastica nel lungo periodo, ma elastica nel breve.

5 - Sterlina e impero

Nel corso dell’800 Londra divenne il centro di tutte le transazioni mondiali di materie prime, i cui prezzi

internazionali erano espressi in sterline; Venditori/compratori internazionali operavano sulla piazza di

Londra appoggiandosi a banche locali(Accepting Houses – banche d’accettazione; Discount houses –

banche di sconto).

La ricchezza della GB nasce proprio dal lavoro bancario basato sul finanziamento del commercio

internazionale => lucrose provvigioni per le banche londinesi.

Tale lavoro trovava presupposto nel principio di compensazione => compensazione dei conti correnti dei

clienti senza effettuare movimenti correnti di oro; esempio: venditore vende la lana sulla borsa merci di

Londra e non riceve sterline da portare in patria; esse rimanevano nel suo conto corrente londinese e lo

usava per i suoi investimenti sulla piazza londinese.

L’indiscussa solidità della sterlina, unita alle opportunità di investimento della City => condizionamento dei

comportamenti delle banche centrali dei paesi più importanti; ciò comporto che le banche centrali:

1. Non convertivano il loro surplus in sterline in oro

2. Bensì lo investivano in attività finanziarie denominate in sterline => guadagno di congrui consols.

 Disponibilità per la BofE di molto più oro di riserva a copertura dei suoi impegni

cartolari e come maggiore garanzia durante le crisi.

Di conseguenza la GB nonostante la sua fragilità aurea riuscì a divenire un esportatore di capitali, tale da

finanziare lo sviluppo economico del pianeta; ciò fu reso possibile da:

1. Regole di compensazione

2. Regola non scritta che “chi riceve capitale inglese lo reinveste nei mercati inglesi”

3. Due regole auree di un paese in cui la moneta funziona da moneta di riserva internazionale:

a. Tale paese paga i suoi debiti emettendo la propria carta moneta senza dover compensare il

vincolo “merci esportate-merci importate”

20 Nel libro pianta una lagna su come funziona una banca; sostanzialmente si riassume in “ogni banca deve avere un

adeguato livello di liquidità, investendo in attività prontamente liquidabili, altrimenti rischia il default quando si

verificano crisi finanziarie/economiche(ciò anche a causa del fenomeno delle corse agli sportelli)” inoltre ogni banca

nei cicli economici positivi perde prudenza, per poi ritrovarla nelle crisi.

b. Tale paese è fonte della creazione di liquidità internazionale attraverso il meccanismo del

deficit strutturale della bilancia dei pagamenti

Il primato della sterlina e il potere finanziario di Londra svolsero un ruolo fondamentale nel consolidare il

primato economico, non più possibile all’industria a causa della sua decadenza.

Verso la fine del secolo però tale primato cominciò a logorarsi; ciò a causa di

 consistenza più precaria delle riserve auree inglesi

 e dalla difficoltà a mantenerle ad un livello adeguato a fronteggiare il volume crescente di sterline

in circolazione; tale incremento era dovuto soprattuto a:

o crescente deficit commerciale inglesi, a causa delle importazioni di derrate alimentari e

della crisi di esportazioni per la minor concorrenzialità delle esportazioni

o esportazioni di capitali verso affari profittevoli piuttosto che verso il rinnovamento

dell’obsoleto apparato industriale inglese => investimenti negli USA che divennero un

micidiale concorrente.

Con la seconda metà dell’800, ebbero inizio gli anni d’oro delle classi medie, dei redditieri e dei ceti

risparmiatori, con le conseguenti difficoltà industriali e finanziarie della GB; nell’ultimo quarto di secolo si

cercò di rimediare alla situazione, ponendo un aggiustamento a carico dell’Impero => suo ruolo subalterno

nella triangolazione di scambi tra GB – Paesi industriali – Impero.

Alle colonie si impose una politica di svalutazione monetaria che permettesse loro di accumulare surplus

commerciali, destinati a compensare le uscite inglesi per esportazioni di capitale e ad acquistare quei

prodotti inglesi che altrimenti non sarebbero stati scambiati perché poco concorrenziali.

Alla vigilia della grande guerra ai primi 2 posti delle potenze finanziarie del mondo troviamo la Francia e la

Gran Bretagna; la prima a causa dei proventi dei suoi investimenti operati all’estero che avevano generato

un surplus decisamente consistente.

Gli altri paesi appaiono molto più fragili, dotati di scarsi capitali cercavano di attuare l’industrializzazione e

la crescita economica, talvolta finanziando in deficit il loro sviluppo(vedi l’Italia).

L’Italia trova equilibrio nei proprio conti pubblici solo verso la fine dell’800 e grazie non solo alle

esportazioni, ma soprattutto ai flussi finanziari delle rimesse degli emigranti che dal ’80 avevano lasciato il

paese per cercare fortuna oltre mare(attualmente molti paesi sottosviluppati basano anche il 10-20% del

loro reddito nazionale dai flussi di risparmio in valute pregiate derivanti dalle rimesse dei propri emigranti).

6 – il ruolo delle banche nella creazione della moneta

Nel corso dell’800 l’uso della moneta metallica diminuì fino a scomparire per essere sostituita, salvo che

per i pagamenti internazionali, dalla carta monta. Le ragioni di questo cambiamento sono:

1. La semplicità delle transazioni effettuate con la cartamoneta

2. La crescente fiducia de cittadini in uno stato sempre più democratizzato

3. L’affermarsi del monopolio statale dell’emissione => garanzia contro la contraffazione

Prima dell’emissione statale, tale funzione era affidata alle banche di emissione => emissione di biglietti di

grosso taglio per la clientela aristocratica. Queste banche non ricevevano depositi e se li ricevevano in

genere non li remuneravano.

Il loro passivo era dunque composto dai biglietti che rilasciavano ai clienti ai quali scontavano effetti

cambiari; si trattava di uno sconto particolare dal momento che doveva garantire, a termine fissato, il

pagamento degli effetti scontati; per ciò richiedeva:

 Doppia o tripla firma

 Scadenze brevi e improrogabili che garantivano la convertibilità della cartamoneta emessa in oro.

Accanto ad esse abbiamo le banche di sconto, create per soddisfare le esigenze generali del commercio,

anche il più piccolo. Tali banche emettevano i propri biglietti, la cui circolazione era fiduciaria e circoscritta

al luogo dove la banca era nata e operava; tali biglietti dovevano essere convertibili in biglietti di una banca

d’emissione.

Tale sistema di banche di deposito rese più elastico il sistema monetario del Gold Standard, ma tutte

queste banche però operavano in un sistema praticamente privo di controlli.

7 – la moneta di conto

Essa, definita anche “moneta scritturale” => pagamento mediante una scrittura contabile, senza quindi il

passaggio di mano della moneta; tale scrittura avveniva in seguito ad un ordine dato alla banca di trasferire

certe somme ricevute in deposito. Dalle cambiali quindi si aggiunsero gli assegni bancari, assieme ai

ciroconti, alle aperture di credito, etc.

L’uso della moneta di conto portò alla definizione del concetto di stock monetario(base monetaria).

Tale elemento si compone di:

 M1 – banconote emesse dalla banca centrale + depositati in conto corrente trasferibili a vista

tramite a assegno(liquidità primaria) – rappresenta la componente che contiene i mezzi di

pagamento più legati all’attività produttiva => monitoraggio costante e grande attenzione delle

autorità monterie

 M2 – banconote + tutti i tipi di depositi

 M3 – banconote + tutti i tipi di depositi + i buoni ordinari del tesoro detenuti dal pubblico

Dalla constatazione empirica del rapporto tra massa di merci scambiate e massa monetaria disponibile

nasce la “teoria quantitativa della moneta( di Fisher)”; tale teoria si basa sull’equazione degli scambi una

formula che stabilisce.

P = (MV + M’V’) ÷ T

M = è la q.ta di moneta circolante

V = la sua velocità

M’ = sono depositi in C/C

V’ = la velocità del loro utilizzo

T = l’attività economica

Tale teoria funge da presupposto per l’azione dei governi(nell’800) a imporre un maggior controllo

sull’attività delle banche; esse sono creatrici di moneta e capaci di creare situazioni inflazionistiche =>

creazione delle primitive banche centrali che con il tempo andranno ad assumere le funzioni ad oggi

conosciute.

8 – L’esperienza americana

La storia monetaria americana comincia con ripetuti fallimenti di dar vita ad un unico istituto di emissione;

ciò fino al 1836 in cui il Presidente Jackson abolì ogni forma di controllo e consentì la nascita delle banche di

emissione.

Il periodo l’836-863 è il periodo della Free Bank Era => banche disciplinate da leggi statali permissive =>

difetti piuttosto importanti:

1. Nessun vincolo all’ingresso(costituzione di nuove banche)

2. Proliferazione estrema di biglietti

3. Alto e ricorrente numero di fallimenti/truffe ai danni dei risparmiatori

4. Inflazione persistente

5. Concorrenza selvaggia

6. Instabilità di cambio

 Si ha quindi il periodo del Wild Cat Banking, in cui le banche spostano la loro sede

legale in un luogo lontanissimo => impossibilità di cambiare i biglietti in moneta

legale.

Nel 1863, con il National Currency act si cambia registro => sistema di controllo federale del sist. bancario i

cui punti principali sono:

1. Creazione di un controllore unico della circolazione monetaria, con funzioni di vigilanza v/le banche

nazionali

2. Istituzione di barriere all’entrata

3. Autorizzazione ad emettere biglietti solo a quelle banche che rispondevano a determinati requisiti

4. Apertura dei confini interstatali,(banche possono aprire filiali in uno stato diverso da quello di

residenza legale)

5. Obbligo per le banche nazionali d acquistare elevati volumi di debito pubblico => circolazione

fiduciaria collegata allo sviluppo della stessa.

Da ricordare poi che il Governo federale(per costituzione) ha solo quei poteri che gli sono specificatamente

concessi => divisione di poteri in tema di legislazione bancaria => dual system, dove alcune banche avevano

statuti e regolamenti stabiliti dalla legge dei singoli stati(banche statali) e altre che erano sottoposte alle

leggi del Governo federale => chaos legislativo

Inoltre le leggi bancarie statali stabilivano limiti di capitale inferiori a quelli della legge bancaria dell’863 =>

proliferazione delle Country Banks,banche cittadine al servizio degli agricoltori, che strette tra scarso

capitale, pochi depositi e molti impieghi non liquidi => vortice di fallimenti che culminano nella crisi del ’29.

Nacquero quindi molti interessi corporativi delle piccole banche nei confronti delle ingerenze delle grandi

banche => le grandi banche dovettero subire il confinamento all’area urbana di competenza =>

impossibilità di partecipare alla rivoluzione finanziaria che interessò il sist. bancario europeo dopo 850(filiali

su tutto il territorio nazionale).

Greenbacks= banconote inconvertibili che il governo federale dovette emettere per sopperire alle necessità

della guerra; accusate di alimentare il processo inflazionistico.

L’adesione al Gold Standard negli USA fu contrastata; fino alla fine del secolo le autorità monetarie

americane non considerarono l’oro come unico riferimento di valore per il dollaro; ciò a causa del contrasto

tra ceti rurali e industriali/finanzieri della East Coast.

Tale contrasto era dovuto dal “crimine del 873” nel quale si decise di non coniare più monete d’argento =>

danno agli agricoltori => riduzione dei loro prodotti e l’aumento dei loro debiti a causa del processo

deflazionistico.

Il peso politico degli agricoltori crebbe, assieme a quello dei proprietari delle miniere d’argento => protesta

contro il crollo dei prezzi. Tale protesta viene accolta nello Sherman Silver Purchase Act del 890.

Tale atto venne emanato anche come contropartita in favore degli agricoltori, per la protezione accordata

agli industriali con l’adozione della tariffa McKinely.

Con tale legge il governo si impegnava ad acquistare 4 milioni e mezzo di once di argento al prezzo di

mercato e di monetizzarle => nascita del terzo sistema di emissione, costituito dai buoni d’argento

consegnati ai portatori d’argento.

La legge => ripresa dei prezzi di argento e sostituzione dell’argento all’oro. Tale circostanza porta ad

aumentare gli acquisti di prodotti esteri => disavanzo della bilancia dei pagamenti => uscita di oro dal paese

tale da scendere sotto il limite minimo (100Milioni di dollari)delle riserve auree => fuga dei capitali verso

paesi con valute forti per evitare perdite derivanti dall’eventuale sospensione della

convertibilità/deprezzamento del dollaro.

Tale circostanza viene rimediata da Cleveland che abroga lo Sherman act(Vedi capitoli precedenti).

Con il Currency act del 1900 si pone fine al bimetallismo => adozione del Gold Standard => fine delle

incertezze e instabilità collegate alla molteplicità di segni monetari.

9 – Il caso della Federal Reserve System

Negli USA i tentativi di fondare una banca centrale fallirono più volte, a causa dell’insofferenza delle banche

private verso la pratica della banca centrale di presentare le loro banconote per il cambio in oro => obbligo

a restringere il credito e a tenere forti riserve metalliche.

Si affermò quindi un sistema governato dal tesoro = Indipendent Treasury System. Il Tesoro attraverso le

sue banche, arrivava a controllare il mercato monetario e bancario , funzionando così come una specie di

banca centrale.

Tale sistema portò:

1. Il tesoro ad accumulare enormi eccedenze finanziarie.

2. Un eccessiva attribuzione di poteri al Governo Federale => rivolta degli Stati federali, verso il potere

centrale.

La mancanza di un sistema che permettesse alle banconote di entrare/uscire automaticamente dalla

circolazione in corrispondenza delle richieste del pubblico, determinava scarsità e inelasticità della

circolazione monetaria => panici finanziari dell’800.

Fino al 1890 la maggior parte di coloro che esercitavano una attività economica erano agricoltori;

nonostante ciò il sistema bancario americano venne organizzato secondo modelli/principi inglesi.

La GB si reggeva su un sistema bancario basato su un tipo di carta commerciale che si liquidava

automaticamente alla scadenza senza creare problemi di liquidità bancaria.

Tale sistema era inadatto alle esigenze USA, caratterizzate da domanda di crediti proveniente

prevalentemente da agricoltori(quindi generalmente a lunga scadenza e basato più su ipoteche che su

prodotti o lavorazioni in corso) => le banche si caricavano di passività a breve scadenza a fronte delle quali

si evidenziavano solo apparentemente attività a breve termine => crisi di liquidità e conseguenti fallimenti

bancari.

Era necessaria un sistema creditizio ipotecario, che non arrivò prima del 1916 e che crollò negli anni 20 a

causa della discesa dei prezzi delle terre coltivabili.

Ad aggravare la situazione vi era la prassi da lungo consolidata che portava le banche provinciali a tenere

depositi in c/c presso le grandi banche di New York, loro corrispondenti; in autunno gli agricoltori si

trovavano nella necessità di effettuare forti pagamenti in contanti per regolare i loro conti in relazione

all’annata agricola => ritiro del denaro dalle loro banche => ritiro del denaro presso le banche di New York

=> richiesta di rientro agli operatori di borsa per il debito a vista.

Si determinò quindi una crisi finanziaria che nel 907 colpì con durezza la banca e finanza americana =>

istituzione, da parte del congresso, di una commissione parlamentare per individuare i rimedi necessari =>

approvazione di una legge fondata sui risultati della commissione => Federal Act firmato dal presidente

Wilson nel 1913.

La Federal Reserve ha la seguente struttura:

1. 12 banche della Riserva federale, sotto la veste della soc. per azioni, con autorità su un’area

geografica omogenea del paese obbiettivo: sottrarre la periferia al potere finanziario di New

York e quello politico al potere di Washington.

2. Il capitale delle banche della FED, che non hanno fini di luco, viene sottoscritto dalle banche

nazionali in cambio di un dividendo fisso

3. Le funzioni delle banche federali sono quelle tradizionali di una banca centrale.

Abbiamo poi il consiglio dei governatori della FED(o federal board) che rappresentò il punto debole del

sistema; nato per regolare il funzionamento delle banche federali, non riuscì a svolgere questa azione =>

troppo spazio alle banche federali.

Nel 23 abbiamo il Comitato dei Governatori delle banche Federali, dominato dalla banca Federale di New

York(contraltare al sistema FED).

10 – Sistema bancario, gestione del risparmio e sviluppo economico.

Il sistema bancario moderno nasce per soddisfare l’esigenza di raccogliere/custodire il risparmio e prestarlo

a chi ne ha bisogno.

La regola di condotta fondamentale è di rispettare il criterio di liquidità = far corrispondere le scadenze

dell’attivo con quelle del passivo; altrimenti si possono verificare crisi di liquidità che spesso vengono colte

in situazioni di immobilizzo => non riuscire a far fronte ai ritiri dei depositanti con il rientro dei crediti

erogati.

Il processo di accumulazione è la base per ogni sistema economico => processo di crescita della base

produttiva determinato dal flusso degli investimenti.

Per quanto ampi i fondi creati internamente dalle imprese essi non sono normalmente sufficienti a

finanziare programmi di investimento in beni strumentali e in scorte; spesso la parte mancante a investire è

finanziata con indebitamento presso credito bancario/emissione di azioni/obbligazioni.

Di conseguenza notiamo che l’accumulazione capitalistica avviene prevalentemente a debito =>

fondamentale il controllo del sistema creditizio e della politica monetaria => trasferimento delle ris.

finanziarie dalle unità in surplus alle unità in deficit.

Il tasso d’interesse risulta da una decisione politica presa dai responsabili delle politiche monetarie e

creditizie in rapporto alle concrete esigenze dell’accumulazione => processo di accumulazione realizzato

dalle imprese in ambito:

1. Privatistico(capacità dei managers)

2. Sociale(uso della risorsa di carattere sociale; il risparmio)

Di conseguenza anche le imprese private sono pur sempre il risultato di uno sforzo collettivo che legittima il

controllo pubblico sulle società(corporate governante), al fine di salvaguardare le realtà aziendali che

interessano anche l’ambito della collettività(verso la quale hanno un debito).

E’ evidente quindi il coinvolgimento del potere politico nel trasferimento di risorse; l’inflazione è un

meccanismo fondamentale attraverso il quale si raggiunge l’obbiettivo del trasferimento di risorse a danno

del risparmiatore.

In un mercato perfetto l’imprenditore investe fin tanto che il rendimento del capitale eguaglia il tasso di

interesse; se si verifica una situazione di calo dei saggi di profitto => politica monetaria atta ad abbassare il

tasso di interesse.

Nei casi di grave crisi tale politica può immettere tanta liquidità sul mercato, così da portare i saggi di

interesse sotto il livello dell’inflazione(e dei profitti) => realizzazione di tassi negativi di cui si avvantaggiano

le imprese per le quali prendere capitale a prestito costituisce un lucro finanziario piuttosto che un onere.

L’imponente crescita economica mondiale nel secondo dopoguerra è avvenuta in un cotesto finanziario nel

quale costo del denaro < tasso di inflazione.

La specializzazione bancaria inoltre aiuta i sistemi bancari come quello inglese e francese a superare senza

gravi traumi la crisi del 29 a differenza degli altri paesi basati sulla banca universale.

Verso la fine dell’800 si afferma la banca mista, meglio rispondente alle esigenze dei processi di

accumulazione che necessitavano di grandi investimenti.

Il processo di evolutivo del sistema bancario inglese è accompagnato ad una sostenuta proliferazione di

banche provinciali, le country banks; esse sorsero spontaneamente, per far fronte alle esigenze

monetarie/finanziarie di un tessuto industriale/commerciale in forte espansione.

Le cb dettero vita ad un sistema bancario diffuso ma debole, soggetto a frequenti crisi. Con la caduta del

divieto di costituire SPA e con l’affermazione della BofE come monopolista dell’emissione di banconote =>

cb con diritto di emissione furono sostituite da un sistema di randi banche di credito commerciale sotto

forma di SPA, le Joint-stock banks. Tali banche erano specializzate in depositi a vista/brevissimo termine ed

in operazioni a breve non riguardanti il finanziamento industriale.

Alla vigilia della prima guerra mondiale questo sistema, passato attraverso un processo di fusioni e

concentrazioni, aveva portato al dominio sul mercato di cinque grandi gruppi bancari “big five”, dotate di

una rete di filiali che parteciparono alla rivoluzione finanziaria, cominciata in Europa a partire dalla seconda

metà del XIX secolo.

Accanto a queste si erano sviluppate le Discount Houses o di accettazione (Accepting Houses) di effetti,

che con la loro firma diventavano facilmente negoziabili.

11 – Le banche centrali

Le banche centrali nacquero prima di tutto per sopperire ai bisogni finanziari dello Stato; il loro compito fu

quello di fornire tali mezzi al costo più basso possibile, in cambio ricevettero particolari privilegi => tradeoff

tra il Tesoro ed una banca privata destinata ad essere privilegiata.

La BofE nacque nel 1694 come una Joint-Stock Company per finanziare la guerra che la Gran Bretagna stava

combattendo con la Francia.

Napoleone contestualmente creò la Bancque de France, fondata come base per le sue campagne militari.

La veste giuridica privata costituisce il tratto iniziale comune di tutte le banche centrali => copertura del

rischio di espropriazione dei beni pubblici in caso di sconfitta militare; nonostante ciò troviamo la facoltà

del governo di nominare Governatore e vice all’interno della banca centrale.

Le banche centrali realizzarono l’unificazione monetaria del loro paese, resa possibili dalla conquista del

monopolio dell’emissione:

 La BofE con il Peel Act

 La Banque de France salvo, assorbendole, tutte le banche d’emissione francesi

 La Reichsbank nacque dopo l’unificazione nazionale => creazione del marco; moneta unificata a

base aurea

 Etc.

Nel 1883 a Berlino nasce la prima stanza di compensazione tedesca; all’interno della Reichsbank abbiamo

sempre una sottomissione al governo => Direttore nominato dal governo, Comitato Centrale, nominato

dagli azionisti. Particolarità della Reichsbank è l’assenza di concorrenza rispetto ai privati(diversamente

dalla GB per esempio).

L’obbiettivo della Reichsbank era quello di:

1. Frenare le fluttuazioni della domanda di moneta

2. Realizzare la stabilità monetaria

 Risconto delle Gross Banken => favorire la politica di liquidità

La nascita quindi di un prestatore di ultima istanza (prima in Prussia e poi nel Reich) rappresentò un

importante fattore di sviluppo per le nuove grandi banche miste tedesche => possibilità di svilupparsi senza

la necessità di tenere sempre disponibili grosse riserve di liquidità => investimento di tali riserve nel

processo di accumulazione.

Il monopolio delle Banche centrali nella detenzione, senza fini di lucro,delle riserve auree dello Stato =>

liberare le banche private da quest’obbligo prudenziale => favorire l’azione creditizia.

Dalla funzione pubblica della Banca centrale si sono sviluppate funzioni del Central Banking:

 Sul piano microeconomico: la neutralità della Banca centrale nei confronti del sistema bancario =>

assunzione di funzione dei garante del sistema => svolgimento della funzione di vigilanza.

 Sul piano macroeconomico: la Banca centrale diventerà lo strumento principale dei governi in

materia di controllo della moneta e di politica monetaria.

Come conseguenza di questo l’indebitamento del tesoro avviene a tassi d’interesse più bassi di quelli del

mercato => sviluppo di 2 strumenti tradizionali:

1. Conto corrente di tesoreria: conto corrente che il tesoro detiene nei confronti della Banca centrale,

specie quando questo va in rosso => creazione di moneta per effettuare i suoi pagamenti.

2. Obbligo, imposto alla Banca centrale, all’acquisto residuale delle emissione dei titoli pubblici di

vendita.

L’abolizione di questi privilegi avviene solo dopo la seconda guerra mondiale => riforma del Central

Banking.

Tale riforma:

 mette in grado di effettuare il controllo della base monetaria.

 Conferisce alla banca centrale la funzione di fissazione del tasso ufficiale di sconto(funzione prima

appartenente al governo).

Per ciò che concerne il risconto, esso è uno strumento di pagamento ormai caduto in disuso => costituisce

una parte marginale dell’attivo delle banche centrali; non è sempre stato così.

La cambiale nasce nel Medioevo, come strumento di cambio, per trasferire fondi da una piazza all’altra e da

allora subisce 2 trasformazioni:

1. obbligazione commerciale derivante dalla mancata coincidenza tra luogo di creazione e luogo di

pagamento.

2. titolo di credito esecutivo ed universale con 2 forme:

a. cambiale tratta

b. pagherò cambiario

La cambiale è sempre più caduta in disuso per le transazioni commerciali, quasi fino a scomparire, sostituito

dalle operazioni su titoli pubblici garantiti dallo stato.

12 – Il sistema bancario italiano

Nel paese per tutto l’ottocento vi fu una grande disponibilità di risparmio, ma esso giaceva inoperoso

presso gli istituti di credito e aveva difficoltà a raggiungere le attività industriali che ne necessitavano.

Le categorie di banche furono:

1. Cassa di risparmio, nata intorno agli anni 20(800) => educazione della popolazione al risparmio =>

adozione di criteri di investimento sicuri; per questa tipologia di banca prevalevano i mutui

fondiari(solo raramente si scontava la carta commerciale) per il principio di non fare concorrenza

all’industria e al commercio. Si arrivò dunque a rifuggire addirittura dal risparmio perché era

difficile per le casse di risparmio trovargli adeguati impieghi.

2. Banca popolare, nata nel 64-65(800); la loro crescita è enorme solo dopo gli anni 70. L’attivo di

bilancio di queste banche era la metà di quello delle casse di risparmio e delle banche di credito

ordinario. Esse nacquero come banche cooperative originariamente aperte solo ai soci con fini

mutualistici, per poi aprirsi anche a terzi; verso la fine del secolo le banche popolari si aprirono al

credito mobiliare dei comuni, degli enti locali, etc.

3. Banche di Credito Ordinario: cosiddette banche speculative; le uniche a concedere credito

all’industria. Si svilupparono dopo l’unificazione dell’Italia. Tali banche furono travolte dagli scandali

bancari dei primi anni 90; sul loro modello nacque la Banca Commerciale e il Credito Italiano, due

banche miste che hanno accelerato l’evoluzione strutturale del sistema bancario italiano.

 Integrazione degli istituti con il circuito finanziario del tesoro.

Il ruolo dello Stato e della spesa pubblica fu di favorire l’industrializzazione e lo sviluppo di cap. sociale fisso;

ciò fu fondamentale pe la crescita economica.

Alla fine però fu il settore pubblico a beneficiare della massa più importante di risparmio “sottratto”

all’investimento industriale => risparmio usato per finanziare la spesa pubblica con 2 meccanismi:

1. Sottoscrizione dei titoli emessi direttamente dal Tesoro ed enti pubblici

2. Politica di anticipazioni creditizie sulle annualità erogate dallo Stato per finanziare le opere

pubbliche

La rete di casse di risparmio e di banche popolari era diventata parte integrante del sistema bancario

italiano; ciò si evidenzia dalla facilità di superamento della grave crisi del 1907 => Tesoro e della Banca

d’Italia potevano contare su tale sistema per reperire attraverso il collocamento di titoli pubblici, i fondi

necessari per sostenere la politica finanziaria dello Stato.

Nacque poi la Banca mista, sul modello tedesco => nascita

 della grande industria

o pesante di base

o meccanica

 della borsa e del finanziamento industriale tramite capitale di rischio.

13 – Alle origini della Banca d’Italia

Nel 1862 fu decisa l’unificazione monetaria; prima dell’unificazione vigeva il monometallismo argenteo =>

necessità d compiere la conversione dei sistemi preunitari in un unico e nuovo sistema bimetallico.(prima

vigevano 268 sistemi monetari diversi in Italia).

Per quanto riguarda la circolazione cartacea, essa era creata dalle 6 banche di emissione esistenti nel

paese; essa aveva un ambito limitato, legato alla fiducia degli operatori locali. L’unica moneta cartacea a

circolazione nazionale fu quella emessa dalla Banca Nazionale(futura banca d’Italia); il biglietto piemontese.

Tale biglietto trovò molte dure resistenze prima di essere pienamente adottato.

Dopo l’unificazione la situazione della finanza pubblica fu subtio in grave crisi; la carta commerciale

incontrava molte difficoltà a causa del deficit commerciale italiano => fughe d’oro => tassi d’interesse più

elevati => difficoltà per lo sviluppo economico.

Momento di svolta si ha nel 1866 l’anno del corso forzoso; ovvero dell’inconvertibilità della moneta a causa

della simil-bancarotta finanziaria in cui il paese era precipitato dopo i gravosi oneri finanziari

dell’unificazione e della 3a guerra d’indipendenza.

La Banca Nazionale rimase l’unica banca d’emissione cui non fu fatto obbligo della convertibilità; il corso

forzoso contribuì a portare inflazione nel paese => domanda di mezzi di pagamento => nascita di nuovi

istituti bancari => stimolo all’emissione di pesudo-banconote da parte degli istituti di credito minori, etc. =>

o avvicinamento della popolazione all’uso della carta moneta

o bancarizzazione del paese

Fu emanata la legge bancaria dell’874 =>

1. regole uniformi a cui tutti e sei gli istituti di emissione esistenti dovevano ispirarsi nell’esercizio

della loro attività

2. tentativo di omologare gli statuti delle banche di emissione a quello della Banca Nazionale

3. legame delle banche di emissioni in un consorzio e lo sottopose alla somministrazione al tesoro di

un ammontare predeterminato di biglietti a corso forzoso.

4. Limitazione della creazione di mezzi cartacei abusivi(richiesti fino a pochi anni prima)

Nell’880 il ministro delle finanze e del tesoro, Magliani, tenta di rimediare al problema dell’inconvertibilità

=> sottoscrizione di un prestito di 664 milioni di lire-oro da parte del governo italiano; tale prestito aveva lo

scopo di ridurre la circolazione cartacea per realizzare la convertibilità => tentativo fallito, poiché le risoerse

furono ingoiate dalla speculazione edilizia e dalla spesa pubblica.

La crisi edilizia diede il corpo di grazia alla speranza di risanamento monetario => crisi bancaria => tracollo

del vecchio ordine bancario; la speculazione edilizia partì nei primi anni ’80 a seguito del varo di alcune leggi

speciali => investimenti di tutte le maggiori banche italiane, affiancate da società immobiliari.

Quando si verificò il blocco nella vendita degli appartamenti realizzati => avvio della crisi; essa partì dallo

scandolo della Banca Romana che aveva evaso gli obblighi della convertibilità(grazie anche alla copertura

della Banca Naz.).

Tale situazione di corruzione non poteva più essere sopportata => emanazione della legge 449 del 893 =>

scoperta dello scandalo della Banc. Romana.

Fu subito vietato alla Banca d’Italia di effettuare:

o operazioni sui titoli industriali

o aprire i conti correnti allo scoperto

o fare sovvenzioni in conto corrente

o sconti oltre i 4 mesi

o cessioni di cambiali munite di una sola firma

I punti che riassumono la legge istitutiva della Banca d’Italia si possono riassumere in:

1. forma di SPA e 800 milioni di capitale

2. la stampa di biglietti diviene monopolio statale

3. nomina del governatore riservata al governo

4. BI doveva detenere una riserva di copertura del 40% del circolante(7% in valuta estera e 33% in

oro(3/4) e argento(1/4)

5. Tasso di sconto fissato per legge per tutte le tre banche di emissioni esistenti.

La situazione di crisi della Banca Nazionale nasceva dal fatto che essa era indotta a fornire liquidità alle

grandi banche in crisi, prime tra tutte la Banca Generale e il Credito mobiliare(banche d’affari); le quali

avevano ceduto in garanzia i loro valori mobiliari.

Dopo un’operazione di censimento e riordino delle partecipazioni ricevute la Banca d’Italia creò 2 società:

1. La Beni stabili (1904)

2. E la Fondi Rustici(1905)

Ad esse cedette tutte le sue partecipazioni; tali partecipazioni poi passarono ai suoi azionisti; ciò le permise

di riacquisire liquidità per esercitare le sue funzioni.

La legge del 893 provvide poi a rinsaldare il sistema della convertibilità => maggiori garanzie per le riserve

della Banca d’Italia. Inoltre la BI rimase in concorrenza con le altre banche.

Infine la crisi eliminò le vecchie banche d’affari sostituendole con la Banca Commerciale Italiana e il Credito

Italiano. Capitolo 9

1 -La grande Guerra

Con la seconda Riv. industriale, riparte la corsa all’accaparramento delle materie prime e delle aree

geografiche che le fornivano => concorrenza tra gli stati => I guerra mondiale.

Con l’allontanamento di Bismark da parte di Guglielmo II => fine del gioco diplomatico inteso a mettere

contro Inghilterra e Francia; il tutto tenendo la Russia a distanza => fine dei giochi diplomatici => saldatura

dei settori più aggressivi della grande industria tedesca con le forze più reazionarie del militarismo tedesco;

esse richiedevano la conquista dei mercati con la forza delle armi.

Il riarmo tedesco riparte con un ambizioso programma navale; la costituzione duna grande flotta imperaiale

=> sfida aperta alla forza navale inglese e modulazione del militarismo tedesco per suscitare l’entusiasmo

della borghesia che gli Junker avevano tenuto lontano dalla carriera militare. Tale forza navale consumava

enormi quantità di petrolio che la Germania… non aveva.

La spinta verso i balcani della Germania parti da 2 ragioni:

1. difficoltà di trovare mercati di sbocco per la sua economia in forte sviluppo,

2. senso di umiliazione per i protezionismi che impedivono ai prodotti tedeschi di affermarsi sui

mercati internazionali.

Contemporaneamente esplosero i conflitti intesi a ottenere l’indipendenza nazionale; le nazioni coinvolte

erano:

 Romania

 Bulgaria

 Grecia

 Macedonia

 e la Serbia che in modo particolare aveva l’obbiettivo di creare un grande stato serbo nei Balcani.

 Netta opposizione dell’impero asburgico => intervento della Russia, eterna

alleata della Serbia => confronto tra Russia e Austria.

La Germania aveva interesse ai mercati balcanici => sostegno alla Turchia contro la Russia per la questione

del controllo dei Dardanelli.

Scoppia la guerra => problema dell’organizzazione economica della macchina bellica per tutti i paesi

coinvolti.

Il primo provvedimento comune fu la Mobilitazione industriale; la militarizzazione dell’economia e della

fabbrica => sospensione delle garanzie sindacali, accompagnata da uno stretto controllo poliziesco

dell’ordine pubblico.

Si verificò presto il problema dell’alimentazione, dovuto all’assenza di materie prime e di derrate

alimentari. Tale problema si affrontò organizzando una distribuzione razionata dei viveri, attivando comitati

per l’approvvigionamento, etc. Dal lato delle fabbriche si indirizzarono i rifornimenti verso le imprese

strategiche.

La Francia, dopo l’occupazione delle regioni del Nord e del Nord Est aveva perso il 40% della produzione di

carbone e il 90% di quella di ferro.

Per gli Usa furono anni fantastici; i profitti raggiunsero percentuali nell’ordine del 50-80% rispetto al cap.

soc.

La Germania aveva invece molte difficoltà dal lato militare; tali difficoltà erano dovute a:

1. assenza di derrate alimentari(per città e fronte) e di materie per le industrie

2. assenza di carburanti, essenziali per muovere le armate tedesche

L’agricoltura non poteva venire in aiuto in questo frangente, visto che le sue braccia migliori erano state

prelevate per la guerra.

Si cercò di far fronte all’assenza di manodopera con il lavoro obbligatorio (uomini nell’età17-60) e il lavoro

coatto per i prigionieri, forniti dallo stato e affittati dalle imprese.

Di conseguenza la fabbricazione di armamenti e munizioni crebbe rapidamente; rimaneva il problema di far

giungere le armi al fronte; quest’ultimo era in preda al terrore.

Le stragi avevano talmente demoralizzato soldati e ufficiali che nessuno ebbe più il coraggio di uscire dalle

trincee => guerra di logoramento e prolungamento della guerra.

Il 1917 fu l’anno critico; i fronti interni si spaccarono, così come i sindacati, accusati di complicità con il

patronato => scioperi contro caro-viveri, tessere annonarie, etc. => dure repressioni => ulteriore

allontanamento dei lavoratori dalla guerra.

Ciò vale anche per la Germania, anche se essa subì problematiche interne anche sul fronte politico:

 scissione del partito social democratico in due troncoli

o partito indipendente: spartachista e avverso alla guerra

o partito maggioritario

 nascita del partito comunista tedesco nel 1918

 Tali sussulti si verificarono a causa della progressiva eliminazione delle garanzie

democratiche; ciò avviene in un contesto di militarizzazione di ogni aspetto della

vita sociale e di inflazione.

La pace di Best-Litovsk(3 marzo 1918) con la quale la Russia usciva dalla guerra => crescita della politica

espansionistica tedesca al fine di risolvere i problemi di approvvigionamento che stavano strangolando

l’economia di guerra tedesca.

Ciò avviene anche sul fronte occidentale => la Germania cerca di portare un ultima offensiva nel marzo-

luglio; tale azione fallisce => logoramento della macchina bellica tedesca.

Gli USA entrano in guerra, dopo l’affondamento della Lusitania) alleandosi con l’Intesa ed entro agosto

riuscirono a sbarcare sul suolo europeo => sconfitta dell’esercito tedesco => firma dell’armistizio nel 11

novembre del 1918.

Con la sconfitta tedesca, in Germania scoppia la guerra civile, nella quale con le elezioni si destituisce la

monarchia a favore della repubblica(con una maggioranza del 76% dei votanti) => nascita della repp. di

Weimar; la costituzione dello stato si basava su alcuni cardini:

1. Presidente eletto dal popolo in carica per 7 anni

2. tra le prerogative del presidente vi sono:

a. decretazione d’urgenza => scavalcamento del parlamento quando paralizzato

b. possibilità di scegliere e sfiduciare il cancelliere e sciogliere li governo parlamentare.

Dopo l’assemblea costituente del 1919 nasce la Deutsche Reich, repubblica presidenziale che attribuiva

forti poteri alla suprema carica dello Stato.

2 – Il difficile dopoguerra

La guerra comportò:

 moltissimi morti e invalidi;

 distruzione di circa 1/3 del capitale totale fisso europeo

 perdita degli investimenti esteri degli europei.

 costo totale della guerra = 260 miliardi di dollari

La guerra inoltre comportò la fine dell’impero asburgico e il suo smembramento.

La conferenza di Versailles si concentrò sul determinare chi avesse scatenato la guerra => Germania fu

individuata come principale responsabile, nonostante il suo negazionismo.

Si determinarono quindi pensanti conseguenze per la Germania:

1. perdite territoriali

2. confisca di tutte le proprietà tedesche in territorio straniero

3. proibizione di fusioni con Austria e Sudati

4. requisizione della flotta mercantile

5. disarmo e limitazione degli armamenti

6. costo delle riparazioni

L’ultima questione fu forse la più importante. Tale somma doveva essere pagata dalla Germania ai paesi

vincitori; ovviamente la Francia, che aveva dovuto versare 5 miliardi di franchi-oro alla Germania nel 1870,

fece pressioni per imporre ai tedeschi condizioni più dure; inoltre c’erano da considerare i debiti

interalleati, che la Germania doveva quindi rimborsare.

La somma inizialmente stimata fu di 132 miliardi di dollari; Keynes, grande economista ed allora

finanziatore britannico per la conferenza, si scontrò contro tale decisione => abbassamento a 33 miliardi di

dollari; ma l’economista asserì che l’entità del debito non doveva superare i 10 miliardi di dollari, una cifra

che tuttavia egli dubitava fosse sopportabile dalle Germania.

Keynes tornato in patria scrive un libro(best seller) che cambia il corso della storia: The Economic

Consequences fo the Peace.(1919).

Le conseguenze di tale libro furono:

1. opposizione dei tedeschi a pagare le riparazioni

2. spinta ai repubblicani che si schierarono contro la ratifica del trattato di Versailles => mancata

entrata nella società delle nazioni da parte degli USA.

Il punto fondamentale della sua tesi era nella valutazione del come la Germania avrebbe potuto pagare il

suo enorme debito; il risultato era una domanda; come poteva la Germania pagare il pesante onere delle

riparazioni senza peggiorare ulteriormente le condizioni di vita di una popolazione ridotta ormai allo

stremo?

L’unica risposta di Keynes era la via della crescita dell’apparato produttivo per ottenere, con crescenti

quote di esportazioni, quei surplus nella bilancia dei pagamenti che solo potevano consentirle di acquisire

risorse valutarie necessarie per sanare il suo debito. Essendo il commercio internazionale un operazione

algebrica a somma zero, se la Germania otteneva dei surplus qualche altro paese avrebbe esportato meno

=> riparazioni pagate con il peggioramento delle bilance dei pagamenti degli stati creditori.

Nonostante tali considerazioni fu imposto alla Germania, nel 22, di pagare le sue riparazioni. I pagamenti

eprò non partirono => truppe franco-belghe invadono la Rhur dove veniva prodotto il 70% del carbone,

ferro e acciaio della Germania.

Per assistere gli scioperanti il governo cominciò a stampare banconote => crisi inflazionistica ancora più

grave di quella previgente => iperinflazione del 1923 => impossibilità di dare un fondamento contabile alla

riparazione.

Alla fine dell’anno si provvide alla stabilizzazione monetaria creando il Rentenmark, garantito da una

convenzione, cioè un imposta di 1° grado su tutte le terre e i beni fisici del paese( non sull’oro quindi).

Nel gennaio del 24 si riunisce una conferenza per cercare di capire se e quanto la Germania era in grado di

pagare => piano Dawes.

Tale piano ebbe il fondamento di commisurare l’entità delle riparazioni annue dovute, allo stato di salute

della Bilancia dei pagamenti tedesca => entità dei pagamenti fu fissata all’1% del prodotto nazionale =>

aggancio dei pagamenti alla crescita economica del paese.

Il principale punto negativo del piano fu l’indeterminatezza su:

1. entità dei pagamenti

2. tempistica degli stessi

Tutto comunque dipese dagli USA e dalla lori disponibilità a concedere prestiti alla Germania =>

contrazione di debiti per pagare altri debiti. L’operazione avvenne seguendo i criterio della

commercializzazione del debito => vendita sul mercato americano delle obbligazioni tedesche in dollari e

girando il ricavato ai destinatari delle riparazioni.

La Germania con la stabilizzazione del marco e i prestiti americani riuscì a effettuare una ristrutturazione

industriale, fondata su concentrazioni e cartellizzazioni elle imprese nei settori dell’industria pesante. Tale

processo portò ad un aumento della disoccupazione, che non fu adeguatamente trattata.

Con il ritorno del marco a moneta forte e le politiche di deflazione => piazza tedesca diventa attraente per i

capitali, specie quelli americani => destabilizzazione del sistema aureo; essendo che le riserve auree del

sistema tedesco triplicarono in 4 anni.

Il piano Dawes fu rivisto => Piano Young => nuovo piano di ammortamento del debito tedesco => obbligo

della Germania a pagare 2 miliardi e 50 milioni di marchi per 59 anni; i primi 37 a USA e alleati, gli ultimi 22

solo agli USA.

3 – La ricostruzione del sistema monetario internazionale

La guerra fu rovinosa per i paesi europei, sia commercialmente che finanziariamente => Europa aveva

dovuto abbandonare i ricchi mercati di esportazione del Sud America e dell’Asia; sostituita da USA e

Giappone.

La guerra inoltre determinò un travaso enorme di ricchezza dall’Europa agli USA.

Durante la guerra, nonostante l’inconvertibilità del franco e della sterlina(a causa della chiusura del

mercato dell’oro dovuta allo stato di guerra) entrambe rimasero stabili grazie ai finanziamenti americani.

Dopo la guerra però tali finanziamenti cessarono => perdita di riserve auree per mantenere il cambio con il

dollaro => svalutazione progressiva delle valute rispetto al dollaro.

La questione divenne quindi come ritornare alla convertibilità e a quale livello di cambio fissare il rapporto

dollaro/sterlina; la ricetta inglese di Norman era la deflazione, che non tutti i paesi europei erano disposti

ad accettare.

La GB in particolare aveva un bilancio in forte deficit; era necessario praticare una politica di pareggio di

bilancio => stop alla creazione di base monetaria inflazionistica => rafforzamento della sterlina.

Ovviamente per riattivare il Gold Standard era necessaria la collaborazione degli USA; questi ultimi avevano

interesse ad aiutare l’Europa per far cessare il dumping valuta; infatti le svalutazioni competitive

mettevano i prodotti industriali Europei, in forte competizione con quelli USA => protezionismo(molto poco

ortodosso, visto che era proprio dagli USA che si necessitava di un aiuto alla ripresa) con la Fordney Mc

Cumber Tariff.

Inoltre gli USA nel corso della guerra erano divenuti il più grande centro aureo del mondo; il tutto accostato

 all’inesperienza finanziaria dei suoi operatori(concorrenza alla sterlina senza dovute precauzioni

 alla mancata comprensione degli USA del loro ruolo imperiale => sacrifici.

La conferenza di Genova(1922)(cui gli USA erano assenti) venne a sanzionare il duopolio sterlina-dollaro =>

definizione del sistema Gold Exchange Standard; le regole di tale accordo furono:

1. il valore aureo della moneta poteva essere garantito anche da valuta convertibile in oro(non solo

oro quindi).

2. Ogni paese poteva diventare centro aureo ed assumere il ruolo di valuta chiave

3. Le banche centrali dei paesi aderenti dovevano adottare comportamenti cooperativi, al fine di

garantire le parità monetarie ed evitare fluttuazioni nel potere d’acquisto dell’oro.

Dopo il 1922 si aprì la grande stagione delle stabilizzazioni monetarie del dopo guerra => regole corrette di

concorrenza internazionale fondate sull’adozione di misure macroeconomiche condivise dal sostegno

tecnico delle banche centrali(no concorrenza con svalutazioni monetarie quindi)

Mentre per Norman era necessario risanare l’economia e poi la moneta, per gli USA era l’esatto contrario

=> mobilitazione di capitali per avviare un processo di ristrutturazione delle economie interessate =>

aumento dell’efficienza dei sistemi economici => risanamento.

Tale processo si attiva con un affluenza di prestiti americani alle imprese; le imprese cambiavano la valuta

presso le rispettive banche centrali => accumulo di riserve valutarie su cui si sarebbe potuto contare per

sostenere le stabilizzazioni monetarie, in atteso del risanamento.

4 – le stabilizzazioni monetarie: la stabilizzazione della sterlina

Dopo la stabilizzazione del marco si ha il problema della stabilizzazione della sterlina; tale problema era

riferito al ritorno alla quota di stabilizzazione(no rit. alla convertibilità).

La questione era fortemente combattuta:

 Da una parte gli interessi finanziari della City spingevano per il ritorno alla partià prebellica per

riottenere la posizione di privilegio internazionale.

 Dall’altra c’erano gli operatori dell’economia reale(imprenditori, etc.) che vedevano nella parità

prebellica un ostacolo alla competitività dei prodotti sui mercati internazionali.

La politica di stabilizzazione scelse la via deflattiva con:

 Diminuzione del livello dei prezzi/salari

 Riduzione della spesa pubblica

 Innalzamento del tasso di sconto per sostenere la sterlina rispetto al dollaro

 Grave recessione economica

Ogni tentativo di ristabilire la parità prebellica con il dollaro, necessitava di un processo di aggiustamento

dei prezzi inglesi al livello di quelli americani; la Federal Reserve di New York va in aiuto degli inglesi e

riduce il suo tasso di sconto al fine di favorire il ritorno alla convertibilità della sterlina.

Tali interventi conducono alla stabilizzazione.

Le ragioni della finanza prevalsero e con il Gold Standard act del 1925 si ristabilì la piena convertibilità della

sterlina(non delle monete, ma solo delle verghe d’oro)

Keynes interviene di nuovo a sottolineare il sacrificio dell’occupazione per riottenere l’equilibrio esterno; le

sue analisi vengono confermate quando la rivalutazione eccessiva della sterlina rendono i prodotti troppo

costosi => effetti negativi sul commercio estero inglese.

Tale scelta monetaria quindi tolse alla GB l’opportunità di avvantaggiarsi del ciclo economico favorevole

che l’economia mondiale stava conoscendo negli anni 20.

Nel 31, con la grande crisi, si ha la dichiarazione di inconvertibilità della sterlina => svalutazione del 30%

della sterlina, dovute al peggioramento della Bilancia dei pagamenti.

Per sostenere la sterlina l’unica via era quella di aumentare il tasso di sconto, ma ciò avrebbe influito

negativamente sugli oneri sull’economia reale e sul sistema fiscale => dich. di inconvertibilità.

5 – La stabilizzazione del Franco francese

La Francia fece ciò che la GB non fece; sfruttò la svalutazione. Presto però la svalutazione fu eccessiva =>

(1918-1926, il franco arriva a svalutarsi per più di 12 volte il suo valore).

Il deprezzamento del franco e l’inflazione dipendevano dal grande deficit di bilancio imposto per ricostruire

il paese; per far fronte a tali oneri si ebbe uno scontro tra i partiti di sinistra e quelli di destra;

 I partiti di sinistra volevano aumentare le imposte sul patrimonio e sul reddito

 Quelli di destra volevano tagliare le spese sociali.

NB: si era restii ad inasprire le imposte, poiché si contava sui flussi del debito tedesco.

 Autorizzazione alla Banca di Francia a superare il plafond di emissione di carta

moneta => falsificazione dei propri bilanci => scandalo pubblico => impossibilità

di poter ottenere altre anticipazioni occulte.

Con l’approvazione del piano Dawes, crollano le speranze di pagamento della Germania => aumento delle

imposte indirette del 20% per ripianare i bilanci; ciò consentì anche di migliorare la posizione creditizia del

paese che ottenne altri finanziamenti che le permisero di riottenere la stabilizzazione.

Con il passaggio di governo a Herriot i potentati finanziari francesi temono imposte sulla ricchezza => fuga

di capitali all’estero => franco all’apice della sua crisi. 

Dopo un continuo susseguirsi di ministri delle finanze per circa un anno torna al potere Poincaré; egli

smentì ogni ipotesi di imposta patrimoniale e riconquistò la fiducia della grande finanza => speculazione

positiva sul franco.

Per completare il processo era necessario stabilire il cambio del franco; ma gli interessi in gioco erano molti;

di conseguenza Moreau(governatore della banca di Francia) e Poincaré scelsero “il tasso che deve

rappresentare un rquilibrio tra i sacrifici richiesti alle diverse classi sociali della popolazione, creditori,

debitori, prestatori e produttori” => 1 a 25,1 dollari e 1 a 122,5 sterline => tasso sottostimato.

Tale scelta incentivò le esportazioni e le conferì notevoli surplus nella bilancia dei pagamenti, che la

portarono a diventare il secondo detentore d’oro al mondo dopo gli USA => conversione in sterline d’oro

che mise alle strette la valuta britannica.

6 – La stabilizzazione della lira: <<quota 90>>

Nell’estate del 25 si concluse il periodo liberista del primo fascismo, a causa della stretta creditizia che avea

comportato una grave caduta di borsa.

Il ministro delle Finanze e del Tesoro viene sostituito dal conte Volpi => svolta della politica economica del

fascimo => stabilizzazione della lira; le misure a tal fine furono:

1. Protezionismo cerealicolo a causa delle importazioni cerealicole che gravavano per oltre la metà sul

deficit commerciale del paese.

2. Accordo con USA e GB che consentì una notevole quantità di capitali americani; questi assieme ai

prestiti delle banche americane forniscono alla Banca d’Italia le riserve valutarie per intraprendere

“la battaglia della lira”.

3. Riforma della legge bancaria con 2 leggi fondamentali:

a. La prima attribuì il monopolio dell’emissione alla BI

b. La seconda era la prima vera legge bancaria italiana; e stabiliva:

i. Autorizzazione preventiva

1. all’esercizio del credito

2. apertura di nuove filiali

3. fusioni

ii. limitazioni del fido accordato ad 1 cliente

iii. limitazione ai depositi con introduzione della riserva obbligatoria

iv. formazione di un fondo di riserva

v. rapporto minimo del patrimonio con i depositi raccolti

vi. presentazione di un bilancio annuale

vii. vigilanza affidata alla BI

viii. sanzioni del ministro delle finanze a carico dei trasgressori della normativa

4. elevazione del tasso di sconto => ritiro dal mercato della cartamoneta

5. consolidamento del debito pubblico => pagamento dei soli interessi annuali “per sempre” =>

perdita di fiducia dei risparmiatori nei titoli pubblici.

Nel 27 si arriva alla stabilizzazione della lira a quota 90 lire 1 sterlina ) => feroce deflazione fino al 34 con

conseguenze negative sull’economia italiana. La particolarità italiana sta nella riduzione dei salari PER

LEGGE => riduzione del costo di manodopera che permetteva alle merci italiane di rimanere competitive

anche all’estero.


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Economia aziendale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Storia economica contemporanea, Preti. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: perché la rivoluzione industriale in Gran Bretagna, accumulazione originaria e recinzioni, la rivoluzione agraria, il processo di industrializzazione: industria rurale, manifattura, industria.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e gestione aziendale
SSD:
Università: Brescia - Unibs
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia aziendale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Brescia - Unibs o del prof Gandini Giuseppina.

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