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famiglia di consumo e di gestione patrimoniale soddisfacimento dei bisogni dei membri della

famiglia

impresa di produzione di beni (merci e servizi) produzione di remunerazioni per i prestatori

di lavoro e per i conferenti di capitale

amm. pubblica composta pubblica produzione e consumo di beni pubblici e

remunerazione dei prestatori di lavoro

Paragrafo 2.2: “Le aziende, ordine economico degli istituti”

Le persone, per loro natura, fanno parte di gruppi e di società. La partecipazione alle società umane

risponde a due obiettivi: il soddisfacimento dei bisogni di socialità (ossia di intense e positive

relazioni interpersonali) e la realizzazione dei fini non attuabili con le risorse individuali (o

comunque più conveniente attuabili con i contributi speciali e comuni di un insieme di persone).

Ogni società umana persegue il “bene comune” dei suoi membri, cioè il prodotto della cooperazione

societaria che condiziona i singoli nella società. Nell'ambito della società umana, sorgono e si

evolvono “istituzioni” di varia natura, cioè regole e strutture di comportamento relativamente stabili

per i singoli e per i gruppi. Le società umane che assumono carattere di istituzioni vengono

denominate “istituti”.

L'attività economica si svolge prevalentemente negli istituti e per relazioni tra istituti. Per astrazione,

si definisce “azienda” l'ordine economico di un istituto, ossia l'insieme degli accadimenti economici

disposti ad unità secondo proprie leggi.

Paragrafo 2.3: “Le aziende familiari, di produzione e composte pubbliche”

1.La famiglia: finalità generali di istituto: di ordine sociale, etico e religioso (genera, alleva, educa ed

• assiste le persone);

interessi economici istituzionali: appagamento dei bisogni delle persone che la

• compongono;

interessi economici non istituzionali: soddisfacimento di attese economiche di persone

• e di società non membri delle famiglie.

L'azienda familiare, ordine economico della famiglia, è tipicamente contraddistinta da

processi di consumo e di gestione patrimoniale. I redditi dell'azienda familiare derivano

principalmente dal lavoro prestato in imprese o in amministrazioni pubbliche (o svolto

in professione autonoma) e dalla gestione del patrimonio.

2.L'impresa: finalità generali di istituto: produzione di beni economici privati;

interessi economici istituzionali: fanno capo, di regola, ai prestatori di lavoro di ogni

tipo ed ai conferenti di capitale risparmio; ad essi sono destinate, secondo varie

combinazioni, le remunerazioni prodotto dall'impresa;

interessi economici non istituzionali: interessi economici dei fornitori, dei clienti, dei

finanziatori a titolo di prestito (questi ultimi molto rilevanti).

Non sono da considerarsi imprese gli istituti nei quali la produzione economica ha

rilievo marginale, oppure ha per oggetto beni destinati all'autoconsumo. L'ordine

strettamente economico dell'impresa è l'azienda di produzione. Tutte le imprese

sono caratterizzate dalla combinazione di prestazioni di lavoro con capitale

risparmio e dal pagamento di imposte tributarie.

3.L'istituto pubblico territoriale:

finalità generali di istituto: realizzazione del progresso sociale e spirituale dei suoi

membri; perseguimento del bene comune;

interessi economici istituzionali: produzione e consumo di beni pubblici (sono

portatori di questi interessi economici istituzionali tutti i membri delle

corrispondenti unità politiche);

interessi economici non istituzionali: fanno capo a fornitori e conferenti di capitale di

prestito.

L'ordine economico degli istituti pubblici territoriali, per astrazione, risulta essere

l'azienda di pubblica amministrazione. In esse si attuano prioritariamente processi

economici di produzione di beni (specialmente servizi) pubblici e di consumo degli

stessi, con i connessi processi di raccolta dei tributi. Le aziende di pubbliche

amministrazioni sono dunque aziende di produzione e di consumo, perciò dette

“aziende composte pubbliche” (altra cosa sono le “imprese pubbliche”, cioè gli

istituti di produzione caratterizzati da un capitale conferito totalmente o in

maggioranza da istituti pubblici).

Capitolo 3: “Le relazioni tra aziende: lo scambio”

Paragrafo 3.1: “Le relazioni tra aziende”

Le aziende, in quanto ordine economico di istituti, sono legate tra loro da relazioni molteplici di varia

natura. E' pertanto necessario, per analizzare la struttura e la dinamica delle aziende, considerare

anche l'ambiente economico in cui esse operano, definito in larga misura dall'insieme delle aziende

con cui essa interagisce e dalle relazioni che tra le stesse si instaurano.

Tutte le classi di aziende sono legate da una generale relazione di complementarità per il comune

concorso alla realizzazione del bene comune di insiemi di persone. Le strette relazioni tra insiemi di

aziende sono determinate anche dalla contemporanea presenza di ciascuna persona nelle aziendi di

più istituti (membri di famiglie, di imprese e di più amministrazioni pubbliche). Vi è quindi una fitta

rete di interessi (istituzionali e non) che convergono in un'azienda da parte di persone membre di

altre aziende.

Con riferimento specifico alle operazioni economiche d'azienda e prendendo in esame i differenti

ruoli delle aziende familiari, di produzione e composte pubbliche, le relazioni interaziendali si

manifestano soprattutto in forma di:

1.prestazioni di lavoro di membri di famiglie presso aziende di produzione o aziende composte

pubbliche (e corrispondenti flussi di remunerazioni del lavoro, dalle aziende di produzione e

composte pubbliche verso le aziende familiari);

2.apporti di capitale risparmio di aziende familiari verso le aziende di produzione e, specie in forma

di credo, vero le aziende composte pubbliche (e corrispondenti flussi di remunerazioni – quote di

utili ed interessi – e di rimborsi);

3.cessioni di beni privati dalle aziende di produzione verso le aziende familiari e le aziende composte

pubbliche (e corrispondenti flussi monetari di pagamento e di riscossione, determinati dai prezzi

unitari e dai volumi di merci e servizi scambiati);

4.flussi di capitale di prestito da aziende di produzione (specialmente aziende di credito e di

intermediazione finanziaria) verso aziende familiare, aziende composte pubbliche ed altre aziende

di produzione (e corrispondenti flussi di interessi e rimborsi);

5.trasferimenti di rischi parziali, da tutti i tipi di aziende, verso aziende di produzione del settore

assicurativo, unitamente a rimborsi a fronte di sinistri (e corrispondenti flussi di “premi”);

6.pagamenti di tributi (imposte e tasse) delle aziende familiari e di produzione a favore delle aziende

composte pubbliche (ed erogazione di beni pubblici dalle aziende composte pubbliche verso le

aziende familiari e di produzione);

L'ambiente in cui opera un'azienda è sempre descrivibile in termini di istituti con la quale essa

interagisce: un'impresa attua operazioni di scambio di beni ed operazioni di negoziazione del credito

con le aziende clienti e fornitrici (operazioni di scambio di condizioni di produzione generale, contro

un prezzo); l'apporto di lavoro e di capitale risparmio si configura invece come un rapporto di

partecipazione all'impresa, piuttosto che come rapporto di scambio e non comporta prezzi, ma

bensì remunerazioni.

Paragrafo 3.2: “Lo scambio”

Mediante lo scambio si attuano i trasferimenti di beni privati a titolo oneroso e si originano le

relazioni di credito di prestito e di assicurazione, dando luogo a vaste e fondamentali classi di

relazioni interaziendali. Lo scambio caratterizza le economie di mercato fondate sulla

specializzazione economica e sulla proprietà privata e pubblica: in tali contesti lo scambio si attua

tipicamente in forma di scambio monetario (ossia quando un corrispettivo dello scambio è moneta o

credito monetario). Gli scambi vengono sempre attuati tra aziende, mai tra singole persone: ciò

significa che le valutazioni di convenienza economica sono riferite ad interessi ed obiettivi d'azienda

e non individuali.

La teoria dello scambio è strettamente connessa alla teoria della moneta. La moneta svolge le seguenti

tre funzioni:

1.mezzo abituale di regolamento degli scambi (ossia mezzo di pagamento accettato comunemente

negli scambi);

2.termine unitario per l'espressione dei “valori”, cioè “unità monetaria”;

3.capacità di acquisto da parte dell'azienda che ne dispone.

Nella costruzione del sistema dei valori d'azienda, si distinguono i valori “numerari” (che esprimono

strumenti di regolamento degli scambi, cioè che caratteristicamente sorgono per la funzione tipica

della moneta), da quelli “non numerari” (cioè che non ineriscono a strumenti di regolamento). Gli

scambi originano valori numerari (crediti e debiti di regolamento, disponibilità di “cassa”) e non

numerari (costi e ricavi di varia natura, debiti e crediti di prestito). Gli scambi avvengono sempre in

contesti di mercati. Capitolo 4: “La varietà e la variabilità delle aziende”

Paragrafo 4.3: “La dinamica varietà delle aziende”

In molte teorie economiche si trovano importanti insiemi di ipotesi che configurano le imprese come

realtà uniformi e stabili, anziché come realtà varie e variabili. Nessuna di queste teorie, naturalmente,

afferma che, nella realtà e in un dato momento, tutte le imprese si presentino con caratteri identici: il

problema consiste nello scegliere tra una posizione che giudica le differenze irrilevanti ai fini della

costruzione di una teoria ed una posizione che invece fa delle differenze un dato caratteristico dei

sistemi economici.

Per lo sviluppo del tema occorre prendere in analisi l'ipotesi della convergenza delle imprese verso

un modello unico “ideale”. Tale ipotesi può basarsi sull'idealizzazione di una razionalità assoluta

degli obiettivi, delle strutture e dei comportamenti delle imprese, ma può anche essere frutto di

insiemi di considerazioni più specifiche alimentate dall'osservazione della realtà concreta. In qualsiasi

momento, infatti, dall'analisi comparata dei sistemi economici a livello internazionale è possibile

giungere all'individuazione di un sistema economico in quel momento più efficiente e da questo

arrivare ad un tipo di impresa “caratteristico”, modello ideale verso il quale convergere per ripetere

in un altro paese i livelli di efficienza del sistema economico preso in esame. L'ipotesi della

convergenza si fonda sul principio (in astratto certamente corretto) della convenienza dell'imitazione

(o replica) dei modelli più efficienti. Nel concreto, tuttavia, si osserva che:

nel tempo possono mostrarsi “vincenti” modelli differenti;

• modelli differenti possono mostrarsi egualmente efficienti nello stesso contesto o in contesti

• differenti;

la replica di un dato modello in un contesto differente può mostrarsi operativamente impossibile o

• piò comunque produrre risultati differenti rispetto a quelli auspicati.

In generale, contesti differenti richiedono ed accettano imprese con differenti configurazioni; i

caratteri vari dei contesti in cui le imprese operano determinano, insieme ad altri fattori, la varietà

delle configurazioni delle imprese.

La varietà delle configurazioni e dei risultati delle imprese è attribuibile a due correlate ragioni di

fondo:

1.l'interazione con un contesto dinamico, composto e multiforme (il fenomeno della varietà non è

spiegabile con le differenze di stato di una sola variabile);

2.la soggettività dei valori, dei bisogni e degli interessi delle persone che ne determinano il divenire

(ogni impresa si evolve con caratteri peculiari e ciò spiega come possano coesistere imprese con

livelli di efficienza e di redditività molto differenziati).

Per indagare il dinamismo e la varietà delle imprese sono sorti due insiemi di teorie economiche: le

teorie dell'innovazione imprenditoriale (che privilegiano l'imprenditore come origine del dinamismo,

in quanto “innova” rompendo gli esistenti equilibri di impresa e di mercato) e le teorie della

turbolenza e della discontinuità ambientale (secondo le quali, il cambiamento, solitamente adattivo, è

dettato dalle dinamiche dell'ambiente, come turbolenze e discontinuità). Le due categorie devono

fondersi insieme per spiegare compiutamente la dinamica varietà delle configurazioni e dei risultati

delle imprese.

Altri aspetti importanti della dinamica delle imprese sono la demografia (le imprese non sono

soggette a vincoli di tipo biologico e per ciascuna di esse, nel corso del tempo, si assiste ad intrecci di

espansioni, fusioni, scorpori e comunque a momenti differenti) e la derivante “teoria degli stadi in

evoluzione” (indicante “sentieri” tipici di passaggio tra stati differenti, come ad esempio da “impresa

in fase di sviluppo” ad “impresa matura”).

Con riferimento alla varietà ed alla variabilità delle aziende degli altri due istituti (famiglie ed

amministrazioni pubbliche), sono rilevabili le stesse tendenze di fondo (vedi per esempio il

trasferimento dei processi economici di produzione delle famiglie verso imprese ed istituti pubblici,

o quello dalle imprese agli istituti pubblici).

Capitolo 5: “I modelli di rappresentazione delle aziende”

Paragrafo 5.1: “Le teorie, i modelli, i sistemi”

Una teoria non è altro che un insieme di proposizioni che descrive ed interpreta certi fenomeni: ogni

teoria è identificata da un oggetto che è sempre parte limitata dell'universo conoscibile. Allo stesso

modo la teoria interpreta solo parzialmente l'oggetto che la identifica. I modelli sono a loro volta

rappresentazioni parziali della teoria.

Uno stesso oggetto può essere rappresentato secondo teorie differenti e mediante modelli vari,

diversi tra loro per via delle teorie da cui discendono, per differenza di ampiezza (grado di copertura

dell'oggetto) e per differenze di livello di approssimazione alla “realtà”. Normalmente la maggior

complessità dell'oggetto della teoria porta ad un maggior grado di varietà e di parzialità delle teorie e

dei modelli.

La “teoria dei sistemi” è di grande utilità per definire i caratteri fondamentali degli oggetti di

conoscenza e per costruire in merito adeguati modelli e teorie. In generale, si definisce “sistema” un

insieme di elementi interconnessi da relazioni di interdipendenza. Talvolta si dice impropriamente

che un determinato oggetto (una macchina, una persona, un'azienda) è un sistema; tale dizione è

errata, in quanto un oggetto di conoscenza non è un sistema, ma è un oggetto osservato e

rappresentato secondo un modello di tipo sistemico. L'applicazione della teoria dei sistemi agli

istituti ed alle aziende consente di rappresentare alcuni dei loro più importanti caratteri:

1.le aziende sono osservabili come sistemi sociali cibernetici (ossia come sistemi che si autoregolano

rispetto a dati parametri ed obiettivi, con adattamenti che possono essere successivi al

manifestarsi di scostamenti rispetto agli obiettivi, cioè feed-back, o antecedenti, cioè feed-

forward);

2.le aziende analizzate come sistemi sociali aperti mostrano come gli obiettivi ed i parametri di

riferimento non siano dati imposti dall'esterno, ma variabili determinate dalle persone che

compongono l'istituto, pur in relazione alle circostanze d'ambiente. L'azienda sistema aperto deve

inoltre realizzare un equilibrio tra i flussi di risorse tratte dall'ambiente ed i flussi ceduti

all'ambiente stesso.

Ogni teoria ed ogni modello di rappresentazione delle aziende si qualifica fortemente in relazione agli

obiettivi attribuiti alle varie classi di aziende: è infatti possibile considerare gli obiettivi delle singole

persone che compongono l'istituto, oppure gli obiettivi dell'”azienda” o gli obiettivi della collettività

cui l'istituto appartiene.

Paragrafo 5.2: “La struttura delle aziende”

La struttura delle aziende è data dall'insieme ordinato degli elementi che le compongono. Per la

generalità delle aziende, gli elementi rilevanti della struttura sono:

1.l'assetto istituzionale;

2.le combinazioni economiche;

3.l'organismo personale;

4.il patrimonio;

5.l'assetto organizzativo;

6.l'assetto tecnico;

1.l'assetto istituzionale è definito essenzialmente dalla configurazione dei seguenti elementi:

i SOGGETTI nell'interesse dei quali l'istituto si forma e si svolge;

• i CONTRIBUTI che tali soggetti conferiscono all'azienda, ordine economico

• dell'istituto;

le RICOMPENSE che i soggetti ottengono dall'azienda a fronte dei contributi forniti;

• le PREROGATIVE DI GOVERNO ECONOMICO assegnate ai vari soggetti e da essi

• esercitate;

i MECCANISMI E LE STRUTTURE che regolano le correlazioni tra contributi e

• ricompense, nonché i meccanismi e le strutture attraverso i quali le prerogative di

governo economico esercitate.

L'assetto istituzionale riguarda dunque i soggetti primari e le regole fondamentali del gioco

dell'istituto (nonché dell'azienda ad essa corrispondente): per questo motivo esso è considerato

un elemento SOVRAORDINATO alla struttura dell'azienda. In ciascuna azienda è possibile

identificare un insieme di persone portatrici di interessi primari di tipo economico (quelle

persone, cioè, massimamente interessate al fatto che l'azienda esista e prosperi, perchè da questa

dipende, totalmente o in larga misura, la capacità di soddisfare i propri bisogni economici), che

prende il nome di “soggetto economico”. Il soggetto economico (e solo lui) ha il diritto/dovere di

esercitare il governo economico dell'azienda.

2.il termine “combinazioni economiche” sta ad indicare l'insieme delle operazioni economiche svolte

dalle persone che operano nelle aziende. L'unità di analisi delle combinazioni economiche è data

dalle “operazioni” che, a vari livelli e secondo differenti criteri, si aggregano in “processi”, quindi

in “coordinazioni parziali” o in “combinazioni parziali”. Se le combinazioni economiche sono

relativamente semplici ed uniformi nelle aziende familiari, altrettanto non si può dire per le altre

due specie di aziende (operazioni di gestione, di rilevazione e di organizzazione, sempre

analizzabili in termini di unitarietà, di estensione e di dinamicità).

3.il patrimonio è l'insieme delle condizioni di produzione e consumo, di pertinenza dell'azienda “in

un dato momento” (tale dizione esclude, dunque, il lavoro). Anche se osservato in un dato

momento, il patrimonio è una entità dinamica, risultato delle combinazioni economiche passate e

condizione di svolgimento dei processi economici futuri;

4.l'organismo personale è l'insieme unitario delle persone che, con il proprio lavoro, partecipano

direttamente allo svolgimento dell'attività economica dell'istituto (in tale dizione, rientrano

pertanto i collaboratori familiari, mentre rimangono esclusi i conferenti di capitale). L'organismo

personale si qualifica in termini di variabili individuali (valori, bisogni e competenze delle singole

persone) e sociali (intensità e qualità delle relazioni sociali). Esso è soggetto a forti dinamiche.

5.l'assetto organizzativo è la configurazione risultante dal combinarsi della “struttura organizzativa”

(le modalità di distribuzione dei compiti e delle responsabilità tra i vari organi aziendali) e dei

“sistemi operativi” (i meccanismi che governano la dinamica e la remunerazione dei prestatori di

lavoro e l'assegnazione degli obiettivi e delle risorse ai vari organi aziendali).

6.l'assetto tecnico è dato dalla configurazione fisico-tecnica dell'azienda (aspetti fisico-tecnici dei

fabbricati, degli impianti e delle attrezzature da un lato, dei processi produttivi dall'altro).

Tra i sei elementi della struttura aziendale si danno complesse e dinamiche relazioni di

interdipendenza:

l'assetto istituzionale è sovraordinato agli altri elementi della struttura aziendale (questi sono

• configurati singolarmente);

le combinazioni economiche sono l'elemento centrale della struttura aziendale.

Paragrafo 5.3: “Modelli generali delle aziende secondo la teoria dei sistemi”

Pur essendo un modello fondamentale della struttura dell'azienda, quello del paragrafo precedente

non esplicita né le relazioni dinamiche di “causalità” che determinano la configurazione della

struttura, né i risultati delle combinazioni economiche. Questa lacuna è colmata da due tipi di

modelli, frutto dello sviluppo della teoria generale dei sistemi:

1.i modelli “input-output” propongono una rappresentazione dell'azienda come sistema aperto,

regolato da meccanismi di retroazione (feed-back e feed-forward). Questi modelli presentano

l'azienda come organizzatrice e trasformatrice di inputs tratti dall'ambiente e quindi, come

produttore di outputs, risultati. I risultati sono posti al vaglio di coloro che forniscono gli inputs,

originando il meccanismo di retroazione, finalizzato alla realizzazione di un equilibrio dinamico

tra fli inputs utilizzati e gli outputs prodotti dall'azienda. Il passaggio critico per superare un

modello input-output troppo generico consiste nell'individuare le varie categorie di fornitori di

inputs ed i vari fini degli stessi. Generalmente si usa dividere l'ambiente in due grandi classi di

fornitori di inputs: i portatori di interessi istituzionali (solitamente coincidente con i componenti

il soggetto economico) ed i portatori di interessi economici non istituzionali (soggetti NON

membri dell'azienda);

2.i modelli “a relazioni dinamiche circolari” prevedono una distinzione delle variabili del modello in

“flussi” ed in “livelli”: flussi e livelli di “attività” e “risorse”. I diversi livelli sono collegati tra loro

dai flussi mediante relazioni circoli (circoli virtuosi che arricchiscono i livelli e circoli viziosi che

viceversa li impoveriscono); in questo tipo di modello, pertanto, i flussi possono essere visti

come cause dei risultati intermedi (i livelli).

Capitolo 6: “L'assetto istituzionale”

Paragrafo 6.1: “L'assetto istituzionale: principi generali”

L'assetto istituzionale può essere definito come la configurazione dei soggetti nell'interesse dei quali

l'azienda si svolge, dei contributi che tali soggetti forniscono all'azienda, delle ricompense che ne

ottengono, delle prerogative di governo economico facenti loro capo, nonché dei meccanismi e delle

strutture che regolano le correlazioni tra i contributi e le ricompense ed attraverso i quali le

prerogative di governo economico sono esercitate.

Attorno ad ogni istituto ruota un articolato insieme di interessi portati da diverse categorie di

persone. Per l'analisi dell'assetto istituzionale è essenziale suddividere il generale insieme dei

portatori di interessi nei confronti di un istituto in due classi:

1.la classe dei portatori di interessi istituzionali (ossia l'insieme delle persone che portano gli

interessi corrispondenti alla ragion d'essere dell'istituto; persone che è possibile definire “membri

dell'istituto”;

2.la classe dei portatori di interessi non istituzionali (ossia la classe di persone che portano interessi

rilevanti, ma non di livello istituzionale; in pratica soggetti esterni all'istituto).

Per identificare i portatori di interessi istituzionali possono essere usati in combinazione due criteri:

sono le persone che si sono aggregate nella collettività umana corrispondente all'istituto per

• realizzare un bene comune non altrimenti o convenientemente raggiungibile;

sono le persone le cui economie (i cui redditi ed i cui patrimoni) sono più direttamente dipendenti

• dal perdurare economico dell'istituto.

Un ulteriore distinzione può portare a distinguere (all'interno di ciascuna delle due classi appena

viste) i portatori di interessi economici (attese di redditi, di remunerazioni, di disponibilità di

condizioni di consumo e di produzione) ed interessi non economici (attese di ogni altra specie:

sociali, etiche e politiche). Si configurano così quattro classi di interessi convergenti negli istituti:

interessi istituzionali economici;

• interessi istituzionali non economici;

• interessi non istituzionali economici;

• interessi non istituzionali non economici.

I portatori di interessi istituzionali (siano essi economici o non economici) formano il “soggetto di

istituto”; l'insieme delle persone che portano interessi istituzionali economici formano invece il

“soggetto economico”. Solitamente, negli istituti del tipo famiglia, impresa ed istituto pubblico

territoriale, i due gruppi coincidono, pur rimanendo concettualmente distinti. Il soggetto di istituto,

in sostanza, è la società umana che lo identifica: l'insieme delle persone che si associano per la

realizzazione di un bene comune. Gli interessi convergenti nelle tre classi di istituti che prendiamo in

esame sono così riassumibili:

famiglie: gli interessi economici istituzionali consistono essenzialmente nell'attesa di una

• disponibilità di beni di consumo, giudicata adeguata per volumi e per qualità, derivante

prioritariamente dal conseguimento di convenienti livelli di redditi da lavoro e da gestione

patrimoniale. Gli interessi istituzionali non economici sono di ordine etico, spirituale e sociale,

connessi alla generazione, all'educazione ed alla realizzazione delle persone umane. Vi sono poi

rilevanti interessi non istituzionali (delle imprese, degli istituti pubblici e delle altre famiglie);

istituti pubblici territoriali: membri dell'istituto, quindi portatori di interessi istituzionali, sono tutti

• gli appartenenti alla corrispondente comunità politico-amministratica dell'istituto. Essi portano

interessi sia economici che non economici (sono interessi economici, in particolare, quelli dei

prestatori di lavoro dell'azienda composta pubblica). Interessi non istituzionali convergenti, sono

quelli delle famiglie appartenenti alla comunità politico-amministrativa, delle imprese in qualità di

conferenti di capitale di prestito o di fornitrici, degli istituti pubblici territoriali omologhi e

dell'intera comunità internazionale;

imprese: membri del soggetto di istituto e del soggetto economico sono i prestatori di lavoro ed i

• conferenti di capitale proprio (gli interessi istituzionali sono prevalentemente interessi

economici). I prestatori di lavoro portano interessi economici istituzionali (attesi di adeguata

remunerazione del lavoro e di condizioni di crescita professionale, quindi di remunerazione

crescente nel tempo) e non economici (intense e positive relazioni sociali, condizioni di lavoro

favorevoli, ecc...). I conferenti di capitale proprio sono portatori di interessi economici riguardanti

la remunerazione (in varie forme) del capitale conferito; gli interessi non economici sono invece le

attese di soddisfacimento dei bisogni di stima e socialità nel contesto dell'impresa e dell'intera

comunità. Riguardo all'impresa, sono numerosissimi i portatori di interessi non istituzionali.

Il fine immediato dell'azienda è il soddisfacimento degli interessi economici istituzionali, mentre gli

interessi non istituzionali sono condizioni di svolgimento dell'azienda, cioè vincoli e fini non

immediati dell'attività economica dell'istituto. Al soggetto economico, nella sua unitarietà, fanno

capo le prerogative massime di iniziativa, di costituzione e di formazione dell'azienda, di governo

economico dell'azienda funzionante, di variazione della struttura aziendale, di estinzione dell'azienda;

l'insieme di tali prerogative, per semplicità, verra ora chiamato “prerogative di governo economico”.

In realtà, non sempre le prerogative di governo economico sono esercitati unitariamente da tutti e

soltanto i membri del soggetto economico: si manifesta così un “soggetto economico improprio”, un

insieme di persone che esercita per propri fini le prerogative spettanti ai membri del soggetto

economico (condizione non favorevole alla vita duratura economica dell'azienda). Nell'analisi di casi

concreti è spesso difficile individuare l'insieme di persone che esercita di fatto le prerogative di

governo economico. Nelle imprese e negli istituti pubblici territoriali i membri del soggetto

economico, portatori di attese differenziate, sono in grande numero e per tale ragione non possono

partecipare tutti direttamente all'esercizio del governo economico. Si pone così il problema di

individuare modalità atte a rappresentare negli organi decisionali gli interessi di tutti i membri del

soggetto economico, ossia le modalità atte a garantire il contemperamento degli interessi di tutti i

membri. I processi e le strutture che sorgono a tal scopo possono avere moltissime sfumature

diverse, ma devono tuttavia ispirarsi ai principi dell'economicità (l'azienda deve svolgersi secondo

condizioni tali da favorire la vita duratura dell'istituto, prima di tutto con l'autonomia economica) e

del contemperamento degli interessi (ovvero seguendo le logiche del confronto e della

partecipazione, da apprezzare anche come fonte di efficienze ed economicità).

Come già detto sopra, il fine immediato dell'azienda è il soddisfacimento degli interessi economici

istituzionali; gli operatori d'azienda devono avere una chiara definizione degli obiettivi e delle

politiche di comportamento atti alla realizzazione di tali finalità. La definizione di “obiettivi e

politiche aziendali” può dunque essere vista come un processo di “trasformazione” degli interessi

dei del soggetto economico in guide al comportamento nello svolgimento dell'attività economica (in

tale processo si manifestano concretamente il confronto ed il contemperamento degli interessi

istituzionali). Vige quindi una visione degli obiettivi aziendali come “gerarchia razionale di fini e

mezzi”.

Quanto delineato finora è relativo all'assetto istituzionale “interno” delle aziende; in moltissimi casi,

però, esso è qualificato anche da rilevanti relazioni “esterne”, derivanti dal fatto che ciascuna

persona è, di regola, contemporaneamente componente del soggetto di istituto e del soggetto

economico di più aziende di specie differenti.

Paragrafo 6.2: “L'assetto istituzionale delle aziende di produzione”

La teoria dell'impresa presentata in questo libro si basa sul fatto che, di regola, “il diritto ed il

dovere” di esercitare il governo economico delle imprese fanno capo ai conferenti di capitale proprio,

unitamente ai prestatori di lavoro. Prima di procedere sugli sviluppi di questa teoria è bene, però,

focalizzare alcuni punti:

1.esistono due definizioni di soggetto economico profondamente differenti rispetto a quella qui

utilizzata: la prima si basa sulla doppia ipotesi per cui il governo economico deve essere

esercitato da coloro che sopportano il rischio economico dell'impresa (ed esso è sopportato dai

conferenti di capitale proprio); la seconda sostiene invece che il soggetto economico corrisponde

alla persona (o gruppo di persone) che “di fatto” esercita il supremo potere nell'azienda;

2.il diritto positivo vigente in ciascun paese ha una notevole rilevanza nel determinare la titolarità

formale e sostanziale delle responsabilità di governo economico. Osservando la nostra legislazione

sembrerebbe che essa attribuisca le responsabilità di governo economico essenzialmente ai

conferenti di capitale proprio. Tuttavia essa è ricca anche di norme e principi a salvaguardia degli

altri portatori di interessi e prevede che alle decisioni fondamentali delle imprese partecipino

anche persone (o gruppi), non espressione dei conferenti di capitale. E' altresì vero che la

normativa vigente non determina in modo univo, uniforme e statico le configurazioni di diritto e di

fatto dei soggetti economici delle imprese (vedi caso Giappone) e che in paesi diversi dal nostro la

legislazione prevede esplicitamente il diritto dei prestatori di lavoro a partecipare al governo delle

imprese (vedi caso Germania);

3.la teoria, la normativa e le differenti realtà concrete, si modificano nel tempo influenzandosi

reciprocamente e connettendosi in un circolo di relazioni causa-effetto;

4.diverse teorie del soggetto economico comportano differenti indicazioni su chi dovrebbe esercitare

il governo economico e secondo quali modalità; la teoria qui proposta si fonda sull'ipotesi

secondo cui il governo economico, esercitato congiuntamente dai conferenti di capitale e dai

prestatori di lavoro, secondo il principio del contemperamento degli interessi, è la modalità di

governo che, di regola, meglio concorre a garantire la vita economica duratura dell'impresa.

L'impresa, come già detto, è primariamente un istituto di tipo economico: il suo bene comune, cioè il

suo fine immediato, è rappresentato dalla produzione di remunerazioni e di altre connesse condizioni

per le persone che ne compongono il soggetto economico. L'impresa è però anche istituto sociale e

politico; essa è importante elemento della struttura, della dinamica e del progresso di collettività

sociali variamente estese (prestatori di lavoro, conferenti di capitale e rispettive famiglie; comunità

sociali locali nazionali ed internazionali). Come anticipato, non sempre il soggetto economico è

composto solo dai conferenti di capitale proprio e dai prestatori di lavoro: anche altre categorie di

persone possono appartenere al soggetto economico. In relazione al livello di criticità dei

corrispondenti interessi, possono entrarne a far parte anche persone diverse: è il caso frequente dei

creditori per finanziamenti, in proporzione e per rischio, molto elevati (piccola banca che presta ad

un'impresa la maggior parte del suo capitale; rispettiva impresa che è finanziata prevalentemente da

quella banca) oppure di aziende clienti e fornitrici legate da relazione di esclusività (o semi-

esclusività) reciproca. Analogo discorso vale per una grande impresa concentrata su un'economia

locale ristretta: quest'ultima è direttamente legata ai destini dell'impresa e si devono perciò trovare le

opportune modalità per rappresentarne la attese. Almeno in astratto è possibile anche il contrario,

cioè casi in cui il peso relativo degli interessi dei prestatori di lavoro o dei conferenti di capitale è

talmente limitato da portare alla configurazione di soggetti economici composti esclusivamente da

membri di una delle due categorie o da sottoinsiemi limitati di entrambe.

Nelle espressioni di prima approssimazione, la produzione d'impresa è definita come produzione di

redditi monetari di lavoro e di capitale risparmio, attuata svolgendo processi produttivi, tipicamente

con il ricorso allo scambio nel contesto di mercati variamente strutturati. In successive

approssimazioni, i fini immediati dell'impresa si rivelano maggiormente articolati e riassumibili in

quattro punti:

1.soddisfacimento delle attese (economiche e non) dei prestatori di lavoro;

2.soddisfacimento delle attese dei conferenti di capitale (nelle imprese, attese di remunerazioni

adeguati al rischio; nelle aziende composte pubbliche, il raggiungimento di obiettivi economici

parziali e di obiettivi politici);

3.partecipazione attiva dell'impresa allo sviluppo economico-sociale del Paese nel quale opera;

4.in casi particolari, produzione e cessione di bene, giudicati di pubblica utilità, secondo vincoli di

regolamentazione pubblica.

Anche in questa visione allargata si nota come la produzione di beni (salvo i casi particolari del

punto 4), non sia il fine dell'impresa, ma bensì la sua attività caratteristica, scelta dai membri del

soggetto economico come mezzo per ottenere remunerazioni a fronte del capitale conferito e del

lavoro prestato. Naturalmente, il fine economico primario dell'impresa di produrre remunerazioni

per il soggetto economico, non è in contrasto con il “fine” di soddisfare le attese dei clienti.

L'impresa deve infatti svolgere l'attività di produzione adottando un forte orientamento verso i

clienti, sviluppando relazioni positive con tutti gli altri interlocutori ed operando secondo efficienza.

Solitamente, partendo dal presupposto della famiglia come nucleo fondamentale delle collettività

umane, le attese dei prestatori di lavoro sono sottoposte ad una tutela, con interventi sia pubblici

che privati, a fronte di situazioni di crisi dell'impresa. I conferenti di capitale proprio, al contrario,

assumono in pieno il rischio economico, con modalità differenti a seconda dell'assetto giuridico

adottato.

Il soggetto economico, sebbene composto da una pluralità di persone con interessi non uniformi (e

che non convergono spontaneamente in n interesse di ordine superiore), è “unitario” ed “unico” in

corrispondenza dell'unitarietà e dell'unicità dell'attività economica d'impresa, che produce

contestualmente la possibilità di soddisfare le differenti attese. All'unitario soggetto economico

fanno capo le prerogative dell'esercizio del governo economico. Queste si manifestano

principalmente come insieme di scelte relative ai principali elementi della struttura aziendale: scelte

di assetto istituzionale (definizione degli organi rappresentativi del soggetto economico, dei relativi

compiti e delle modalità di funzionamento; nomina delle persone destinate a coprire le relative

funzioni, ecc...), di configurazione delle combinazioni produttive (scelta dell'oggetto sociale, cioè dei

beni da produrre e delle classi di negoziazioni da svolgere, ecc...), di assetto tecnico, di assetto

organizzativo, di organismo personale, di patrimonio (soprattutto dimensione e struttura del capitale

proprio). Tuttavia, il soggetto economico è costituito da una pluralità di persone, spesso in numero

molto elevato, con interessi differenti e con attitudini varie all'esercizio in prima persona del governo

economico. Di regola non è possibile o conveniente che tutti i membri del soggetto economico

partecipino personalmente o direttamente al governo economico dell'impresa; si presenta così il

problema di costituire uno o più organi che, da un lato rappresentino adeguatamente tutti gli

interessi dei membri del soggetto economico e che, dall'altro, siano composti da persone con le

adeguate competenze professionali e doti morali. I vari organi tendono a disporsi in una successione

gerarchica del tipo:

grado A: uno o più “organi supremi diretti”, composti cioè da tutte le persone membri del soggetto

• economico (ad esempio assemblea dei prestatori di lavoro, assemblea dei conferenti di capitale,

assemblea dei finanziatori);

grado B: un'assemblea rappresentativa degli organi supremi diretti (i suoi membri sono nominati da

• tali organi);

grado C: un collegio degli amministratori;

• grado D: un collegio esecutivo di amministratori (“comitato” o “consiglio esecutivo”);

• grado E: un “amministratore delegato” (con eventuali funzioni di presidente o direttore generale).

In generale gli organi di ciascun grado definiscono i compiti e nominano i componenti degli organi di

grado inferiore. La numerosità dei livelli è di solito funzione della complessità dell'azienda.

Lo schema sin qui delineato si completa con l'inserimento dei compiti e degli “organi di sindacato e

di riscontro del governo economico”, composti da persone che rappresentano il soggetto economico

ed altri interessi fondamentali dell'ambiente nel quale si svolge l'azienda. I principali interessi esterni

rappresentati dall'organo di sindacato sono di regola quelli dei creditori (sia per fornitura di beni che

per crediti da finanziamento) e degli istituti pubblici territoriali.

L'attento disegno della struttura degli organi istituzionali non è di per sé garanzia di soddisfacenti

processi di contemperamento dei differenti interessi istituzionali. Tuttavia, una non corretta

impostazione delle strutture e dei processi di contemperamento degli interessi istituzionali è ad un

tempo causa ed effetto del formarsi e dell'agire di soggetti economici impropri.

I vari fini e soggetti dell'impresa sono passibili di varie interpretazioni alternative a quella fin qui

adottata. A titolo di esempio si può accennare alle “teorie manageriali dell'impresa”, nate dal bisogno

di superare i limiti delle teorie “classiche”, basate sulla coincidenza di proprietari e managers (la

figura dell'imprenditore) e su quella tra obiettivo dell'imprenditore e dell'impresa (profitto). Tutte le

teorie manageriali si fondano sulla distinzione tra “proprietà” e “management”, da cui deriva la

possibilità, per il manager, di perseguire obiettivi diversi dalla massimizzazione del profitto (in

queste teorie, per “profitto” si intende un generico indicatore della remunerazione del capitale

proprio):

1.teoria manageriale della massimizzazione dei ricavi di vendita: il manager sostituisce all'obiettivo

del profitto quello della massimizzazione dei ricavi di vendita (la preferenza per gli elevati volumi

di vendita è spiegata soprattutto dal fatto che retribuzioni e prestigio del manager sono correlati

più alle dimensioni aziendali, piuttosto che ai profitti);

2.teoria manageriale sulla massimizzazione della funzione di utilità: i manager godono di una certa

discrezionalità nel perseguire politiche che massimizzano le loro utilità, anziché quelle dei

conferenti di capitale (il profitto) che fungono così da vincolo. Può dunque capitare che un

manager effettui spese più utili al suo prestigio che non conveniente per l'impresa;

3.teoria manageriale sulla massimizzazione del “tasso bilanciato di crescita”: si basa sulla crescita

della domanda dei beni prodotti dall'impresa e dell'offerta di capitali destinati a finanziare tale

sviluppo.

Altri contributi prendono invece spunto dalle complementari teorie degli “Agency Costs” (relazioni

e costi di agenzia) e dei “Property Rights” (diritti connessi alla proprietà dei fattori di produzione):

1.il primo contributo sviluppa il tema della relazioni d'agenzia tra i “proprietari” (conferenti di

capitale risparmio, in genere gli “azionisti”) ed i manager (le persone che svolgono le funzioni di

governo economico e di direzione ai livelli massimi). La relazione di agenzia è un rapporto

contrattuale in cui una o più persone (i mandanti), ingaggiano un'altra persona (l'agente) affinchè

quest'ultimo svolga, in loro vece, date attività, delegandogli talune responsabilità decisionali.

Tuttavia, se entrambe le parti tendono a massimizzare le rispettive utilità, è lecito attendersi che

l'agente non sempre agirà nel miglior interesse dei mandanti. Per questi, sorgono così dei costi

d'agenzia, necessari per tenere sotto controllo l'operato dell'agente (costi di sorveglianza,

incentivi, mancata ottimizzazione dei risultati, ecc...). Il rapporto tra azionisti e managers è un

puro rapporto d'agenzia, ma vi sono da specificare varie circostanze:

nel caso di un solo azionista e dell'esercizio esclusivo da parte sua del governo

• economico, egli compirà le proprie scelte in modo da massimizzare la sua utilità

(funzione non solo della remunerazione del capitale, ma soprattutto di benefici

addizionali di prestigio, stima, ecc...);

nel caso di un azionista a cui si affiancano altri conferenti di capitale con limitate quote

• minoritarie, è probabile che il primo si trovi in una condizione ancora più favorevole

rispetto alla precedente, potendo continuare a godere di benefici addizionali, ma

sostenendone il “costo” solo per la sua quota di capitale conferito;

quando il manager è conferente di una piccola quota del capitale proprio, si manifesta

• la tendenza ad estendere i benefici addizionali ed è bassa la propensione a compiere

particolari sforzi per l'efficienza e l'innovazione industriale, dato che i risultati

(remunerazione del capitale) andrebbero in gran parte a vantaggio degli altri azionisti

(conflitto tra azionisti di maggioranza e manager).

2.il secondo contributo presenta l'azienda come una squadra (team) dove i membri agiscono per il

proprio interesse, consci però del fatto che questo dipende dalla sopravvivenza del team e dalla

competizione con altre squadre. L'azienda è vista anche come un insieme di contratti: ogni

persone è proprietaria di una particolare condizione di produzione, che viene riunita dell'impresa

al fine di poter produrre risultati. Da questo, la proprietà del capitale non deve essere confusa con

la proprietà dell'azienda. In questo filone non si cita la figura dell'imprenditore (che suggerisce

l'idea di inscindibilità tra persone ed imprese), mettendo in luce l'esistenza di due “mercati” di

capitali e di lavoro manageriale, che conferenti di capitale e managers possono usare per trasferirsi

da un'impresa all'altra, fino a raggiungere un equilibrio delle relazioni abbastanza stabile.

Interessante è anche la teoria delle strategie sociali dell'impresa. Un ipotesi del mondo occidentale è

che le imprese operanti secondo canoni di efficienza, competizione ed economicità, svolgono

convenientemente la propria funzione di produzione di beni privati, contribuendo allo sviluppo

economico (e, di riflesso, sociale e civile) dell'intera collettività. L'esperienza ha però dimostrato che

l'operare soltanto alla ricerca della convenienza economica produce inconvenienti per la comunità: da

qui la necessità dell'intervento dello stato nella regolamentazione dello svolgimento dell'attività

economica. Per più di un secolo le imprese sono state lo strumento principale del progresso

economico-sociale dell'umanità. Quando l'obiettivo del progresso economico ha smesso di essere

considerato dominante, sono stati varati diversi interventi che tentano di trasformare l'impresa da

uno strumento puramente economico in uno socio-economico.

Paragrafo 6.3: “L'assetto istituzionale delle aziende di consumo familiari”

La famiglia è un istituto identificato da un bene comune non di tipo economico: “generare, allevare,

educare ed assistere le persone”; la famiglia si costituisce pertanto per prevalenti finalità di tipo

extra-economico. Per la formazione e l'ordinato sviluppo della vita familiare si svolge anche l'attività

economica: prevalentemente di consumo, ma anche di lavoro, di studio e di gestione patrimoniale.

Importante, al fine del raggiungimento dei fini non economici, è che l'azienda familiare si svolga

secondo economicità. Il fine economico istituzionale della famiglia è il consumo di beni privati e di

beni pubblici, secondo modalità ritenute soddisfacenti; questo è direttamente connesso al

conseguimento di redditi di lavoro e di gestione patrimoniale, atti non solo a coprire i consumi ed i

tributi, ma anche tali da consentire un risparmio da destinare alla conservazione ed all'incremento del

patrimonio da reddito e da rivalutazione. La produzione di redditi da lavoro e da gestione

patrimoniale (unitamente ai trasferimenti di patrimonio tra famiglie) non è l'unica modalità di

soddisfacimento dei bisogni economici e di formazione del risparmio-patrimonio. Importanza

determinante la hanno il “lavoro interno” (applicato ai servizi domestici e di assistenza alle persone,

alla trasformazione dei beni acquistati per renderli atti al consumo, nonché alla produzione di beni di

consumo immediati e durevoli) e lo studio dei membri della famiglia (osservato, in ottica economica,

come attività destinata a sviluppare future capacità di lavoro).

Membri del soggetto di istituto della famiglia sono tutti i membri della famiglia stessa. Al soggetto

economico appartengono allo stesso modo i membri della famiglia, unitamente, però, a persone

esterne che prestano gran parte (o la totalità) delle energie di lavoro alla famiglia, collaborando alle

attività domestiche o di gestione patrimoniale. Gli interessi economici possono essere portati anche

da persone di altre famiglie con uno stretto legame di parentela (si tratta comunque di interessi

economici non istituzionali, a meno che non si configurino “gruppi economici di aziende familiari”).

Il governo economico dell'azienda familiare comporta un articolato insieme di decisioni, sempre

complesse per il loro significato non solo economico: si tratta, in sintesi, di complesse scelte in

merito al “volume complessivo di lavoro” da svolgere in varie forme da parte dei membri della

famiglia, all'organizzazione del lavoro interno, alla specializzazione economica (internalizzazione o

esternalizzazione dei vari tipi di attività). Le prerogative di governo economico spettano a tutte le

persone che la compongono e che, per età, esperienze e competenza, siano in grado di valutare

correttamente i termini economici e non economici delle decisioni da prendere, compiendo scelte

consapevoli. Spesso si usa delegare in larga misura tali prerogative ad un solo membro della famiglia

(capo-famiglia per gli aspetti economici). Non è sempre agevole il contemperamento degli interessi


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e amministrazione aziendale
SSD:
Università: Palermo - Unipa
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valeria0186 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia aziendale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Palermo - Unipa o del prof Vergara Corrado.

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