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L’attuazione di piani e programmi molto importanti per il raggiungimento degli

obiettivi.

Tutte le operazioni svolte avvengono con l’attuazione di piani e programmi e non

casualmente.

Oggi vi è una grande varietà di aziende che si differenziano per molteplici aspetti: le

finalità, la forma giuridica, la dimensione, il tipo di attività, ecc…

Possiamo tuttavia distinguere 3 grandi classi di aziende:

aziende di consumo che producono per il consumo interno, destinano la loro

produzione a favore di coloro che fanno parte dell’istituto (es. aziende familiari,

associazioni)

aziende di produzione che producono per il mercato nel quale scambiano la loro

produzione.

A fronte dei beni e dei servizi che cedono ricevono corrispettivi monetari con i quali

reintegrano i costi di produzione sostenuti.

aziende di erogazione che cedono la loro produzione in forma diversa dallo scambio.

L’espressione “in forma diversa dallo scambio” non indica una specifica modalità di

cessione della produzione, ma comprende un’ampia gamma di comportamenti, i quali

hanno in comune il fatto di essere cosa diversa dallo scambio monetario.

Il fine delle aziende non può essere individuato né nel reddito, né nel soddisfacimento

dei bisogni umani, ma deve essere ricercato nel “conseguimento di un determinato

equilibrio economico, a valere nel tempo, suscettibile di offrire una remunerazione

adeguata ai fattori utilizzati ed un compenso proporzionale ai risultati raggiunti

dal soggetto economico per conto del quale l’attività si svolge.”

I fini che l’azienda persegue possono variare nel tempo, quindi non si può pensare che

tutte le classi di aziende abbiano fini comuni, persino la stessa azienda, osservata in

momenti diversi, può perseguire fini differenti.

I fini non sono propri dell’azienda che li persegue ma delle persone che la utilizzano,

l’azienda è infatti lo strumento a disposizione dell’uomo per operare in campo

economico (fini riflessi)

LE RELAZIONI TRA LE AZIENDE: LO SCAMBIO

Le aziende sono legate tra loro da molteplici relazioni di varia natura, l’ambiente

economico in cui un’azienda opera è definito dall’insieme delle aziende con cui essa

interagisce e dalle relazioni che si instaurano tra di esse.

Tra tutte le aziende si ha una generale relazione di complementarità poiché l’attività

complementare di più aziende è sempre necessaria per la realizzazione del bene comune

di insiemi di persone.

Una relazione di complementarità è data dal trasferimento di processi di produzione e di

consumo da una categoria di azienda ad un’altra.

Può accadere che una persona partecipi contemporaneamente alle aziende di più istituti

famiglia, imprese, più istituti pubblici, in ogni azienda convergono insieme di interessi

che provengono da persone che sono membri di più aziende.

Le relazioni tra aziende si manifestano in forma di:

- lavoro prestato da membri di famiglie presso aziende di produzione e aziende

composte pubbliche

- flussi di remunerazioni dalle aziende di produzione e composte pubbliche alle

aziende familiari

- capitale di risparmio conferito dalle aziende familiari alle aziende di produzione

e alle aziende composte pubbliche

- tributi pagati dalle aziende familiari e di produzione alle aziende composte

pubbliche etc..

Le aziende clienti e fornitrici attuano con l’azienda operazioni di scambio di beni, di

negoziazione del credito e di assunzioni di rischi particolari contro un prezzo, mentre

l’apporto di lavoro e di capitale di risparmio è un rapporto di partecipazione

all’impresa che comporta remunerazioni.

Per tutte le condizioni di produzione si può formare una domanda ed un’offerta.

In particolare per le condizioni di produzione oggetto di scambio si formano i mercati.:

mercati dei beni, del credito, delle assicurazioni.

LO SCAMBIO

Lo scambio caratterizza le economie di mercato fondate sulla specializzazione

economica e sulla proprietà privata e pubblica.

Viene attuato principalmente sotto forma di scambio monetario.

Nello scambio monetario l’azienda venditrice cede all’azienda compratrice beni,

l’azienda compratrice cede moneta se il pagamento è immediato, o credito monetario se

il pagamento avviene in via differita.

Il prezzo dipende dal valore monetario attribuito alle condizioni di produzione o di

consumo acquisite.

Le operazioni di scambio originano varie forme di credito, se la prestazione differita ha

per oggetto il pagamento di moneta si ha credito monetario o credito di regolamento;

se la prestazione differita ha per oggetto un bene, si ha credito in natura.

Differente dal credito di regolamento è il credito di prestito, ossia la disponibilità di

una data quantità di moneta per un certo periodo di tempo.

Il prezzo è rappresentato dall’interesse, ossia il prezzo riferito alla durata ed alla

consistenza del prestito.

IL COMUNE

Il Comune: i Comuni sono istituti (enti) pubblici che si interessano di disciplinare vari

aspetti della vita cittadina mediante le norme e i regolamenti che emanano.

Il fine immediato è il soddisfacimento degli interessi economici. Essi producono anche

beni e servizi per coloro che vivono nel territorio nel quale ricade la loro giurisdizione.

Nel nostro paese sono circa 8000.

Il Comune non evoca l’azienda. Perché se dicessimo che è azienda si privilegerebbe

l’attività economica, che pur se importante non è esclusiva. Osservando l’attività

economica dell’azienda del Comune è possibile distinguere:

1) l’attività erogativa, che rappresenta il nucleo centrale

2) la gestione dei beni di proprietà che vengono impiegati nella produzione di beni

e servizi

3) l’attività d’impresa che riguarda tutte le operazioni correlate alle altre

le risorse che l’azienda utilizza provengono:

1) dalle contribuzioni volontarie e coattive

2) da parte di altri istituti

3) dai redditi derivanti dalla produzione e dallo scambio di beni e servizi.

L’UNIVERSITA’

Università lo svolgimento dell’attività dà luogo ai seguenti prodotti : formazione,

nuove conoscenze, assistenza e consulenza, beni materiali.

Per il tipo di attività che svolge l’università si configura come un’azienda che produce

conoscenze che accrescono il patrimonio culturale della società, non solo di quella

nazionale ma dell’umanità intera; che eroga servizi di formazione; che scambia

conoscenze, servizi e beni materiali, talora anche con l’intento di realizzare un profitto.

Essa ci appare come azienda di dimensioni medio – grandi, che produce una vasta

gamma di servizi che cede a terzi in forma diversa dallo scambio, anche se non

mancano casi di vero e proprio scambio.

Per quanto riguarda l’autonomia, l’Università ne ha sempre avuta nel campo della

didattica e della ricerca.

I MODELLI DI RAPPRESENTAZIONE DELLE AZIENDE

I modelli in genere sono rappresentazioni semplificate degli oggetti della conoscenza

umana, uno stesso oggetto può essere rappresentato con teorie differenti ed attraverso

vari modelli.

Gli istituti sono oggetti di conoscenza con i maggiori livelli di complessità.

Un sistema è un insieme di elementi interconnessi da relazioni di interdipendenza, le

aziende sono sistemi di massima complessità.

Le aziende sono osservabili come sistemi sociali cibernetici, ossia hanno la capacita di

autoregolarsi in funzione a dati parametri ed obiettivi, in particolare si autoregolano in

funzione di obiettivi definiti con meccanismi di feed back, si adattano rispetto a nuove

situazioni previste con meccanismi di feed forward.

Le aziende sono osservabili anche come sistemi sociali aperti dove i parametri e gli

obiettivi sono determinati anche in funzione dell’ambiente in cui operano.

Quindi nelle aziende si manifestano chiari fenomeni di morfogenesi ossia cambiano gli

obiettivi i parametri i confini i patrimoni le combinazioni economiche .

Gli elementi rilevanti della struttura aziendale sono:

-assetto istituzionale

-combinazioni economiche

-patrimonio

-assetto organizzativo

-assetto tecnico

Per esplicitare le relazioni dinamiche di causalità e i risultati delle combinazioni

economiche tra gli elementi della struttura dell’azienda ricorriamo a 2 tipi di modelli:

MODELLI DI INPUT - OUPUT sono sistemi che rappresentano l’azienda come un

sistema aperto regolato da meccanismi di retroazione (feedback), questi meccanismi

sono globali in quanto si riferiscono sia all’azienda che al suo ambiente, inoltre vedono

l’azienda come organizzatore e trasformatore di input tratti dall’ambiente e come

produttore di ouputs ossia risultati .

MODELLI DI RELAZIONI DINAMICHE CIRCOLARI sono utilizzati per

spiegare le relazioni di causalità e sono caratterizzati dal fatto che hanno due variabili

flussi e livelli.

I flussi di attività e risorse alimentano i livelli (che sono flussi in uscita), quindi le

combinazioni economiche possono arricchire o impoverire i livelli.

I livelli sono legati ai flussi da relazioni circolari, circoli virtuosi che arricchiscono i

livelli e circoli viziosi che li impoveriscono.

Possiamo intendere per livelli i risultati intermedi operativi da massimizzare, mentre per

flussi le cause dei risultati intermedi, così osservando i circoli virtuosi e viziosi

possiamo evidenziare le cause dell’evoluzione e dell’ involuzione aziendale .

L’ASSETTO ISTITUZIONALE

L’assetto istituzionale è l’elemento sovraordinato della struttura aziendale, può

essere definito come la configurazione dei soggetti nell’interesse dei quali l’azienda si

svolge, dei contributi che tali soggetti forniscono all’azienda, delle ricompense che ne

ottengono, dalle prerogative di governo economico facenti loro capo, nonché dei

meccanismi e delle strutture che regolano le correlazioni tra i contributi e le

ricompense ed attraverso i quali le prerogative di governo economico sono esercitate.

L’assetto istituzionale è però qualificato anche da relazioni istituzionali interaziendali

che si instaurano tra le aziende che fanno parte di uno stesso gruppo economico.

Ogni istituto è il centro di molti interessi portati da varie categorie di persone, che si

dividono principalmente in due classi:

a) i portatori di interessi istituzionali cioè l’insieme delle persone che

portano gli interessi corrispondenti alle ragioni d’essere dell’istituto e

che sono membri dell’istituto

b) i portatori di interessi non istituzionali cioè l’insieme delle persone

che portano interessi rilevanti ma non di livello istituzionale, e che

dunque sono soggetti esterni all’istituto.

In relazione al contenuto si distinguono:

interessi istituzionali economici e interessi istituzionali non economici,

interessi non istituzionali economici e interessi non istituzionali non economici.

Economici (attese di redditi, di remunerazioni, di disponibilità, di condizioni di

produzione e di consumo)

Non economici (attese di ogni altra specie: sociali, etiche, politiche)

L’insieme delle persone che portano gli interessi istituzionali economici e non

economici, formano il soggetto d’istituto.

L’insieme delle persone, che portano gli interessi non istituzionali esclusivamente

economici, formano il soggetto economico. (Soggetto economico figura astratta legata

agli interessi che convergono in azienda).

I due insiemi coincidono quando tutti i membri dell’istituto portano sia interessi

economici sia interessi non economici, ciò avviene nelle famiglie e negli istituti pubblici

territoriali.

Gli interessi convergenti nella famiglia sono gli interessi economici istituzionali che

consistono essenzialmente nell’attesa di una disponibilità di beni di consumo, e gli

interessi istituzionali non economici che sono interessi di ordine etico, spirituale e

sociale connessi alla generazione e all’educazione delle persone umane.

Gli interessi convergenti negli istituti pubblici territoriali sono gli interessi economici

che consistono essenzialmente in attese economiche di disponibilità e di consumo di

beni pubblici, e gli interessi istituzionali non economici che sono attese di ordine

politico, sociale ed etico

Gli interessi convergenti nell’impresa sono gli interessi istituzionali prevalentemente

economici

Al soggetto economico fanno capo le prerogative di governo economico:

- di costituzione e formazione dell’azienda

- di governo economico dell’azienda funzionante

- di variazione della struttura aziendale

- di estinzione dell’azienda

nella realtà però le prerogative di governo economico, non sempre sono esercitate da

tutti e soltanto i membri del soggetto economico, spesso si manifesta un soggetto

economico improprio, cioè le prerogative di governo economico sono rivolte a

soddisfare gli interessi personali di chi esercita, disattendendo le attese che altri soggetti

hanno.

Per quanto riguarda il soggetto economico ci sono 2 interpretazioni:

1) il soggetto economico è rappresentato dalle persone che hanno il potere di

governare l’azienda.

Secondo questa interpretazione l’azienda la governa chi apporta il capitale e per effetto

del rischio che vi sopporta. Se vi sono disaccordi si va a votazione delle proposte:

- per testa (società cooperative)

- in relazione all’apporto (spa)

in alcuni casi si creano delle maggioranze e delle minoranze.

Il soggetto economico si divide in :

- dominante formato da tutti coloro che governano l’azienda (maggioranza)

- generico partecipano alle funzioni di governo (minoranze)

2) il soggetto economico è rappresentato dai soggetti nell’interesse dei quali viene

svolta l’attività economica.

Secondo questa interpretazione se l’azienda opera nell’interesse prevalente di coloro che

hanno interessi istituzionali, chi dovrebbe detenere il potere decisionale

(governare) dovrebbero essere coloro che esprimono interessi istituzionali.

Per rappresentare gli interessi di tutti i membri del soggetto economico e garantire il

contemperamento degli interessi si fa ricorso a varie strutture istituzionali, ad esempio

assemblee generali, organi collegiali, organi di sindacato ecc…

A parità di struttura i processi possono svolgersi in vario modo, ma si devono ispirare a

2 principi guida:

Il principio dell’economicità che si realizza quando l’azienda ordine economico

dell’istituto, si svolge in autonomia economica, ossia senza il ricorso sistematico a

coperture da parte di altre economie.

Queste coperture possono essere anche indirette: provvedimenti, agevolazioni, posizioni

di protezionismo, ecc…

Quando ciò non si verifica la vita dell’impresa si svolge con difficoltà , si compromette

il raggiungimento dei fini istituzionali e si produce il dissesto dell’azienda e

dell’istituto.

Il principio del contemperamento degli interessi si attua adottando strutture e

processi e soprattutto atteggiamenti e comportamenti ispirati alla logica della

partecipazione e del confronto.

Queste logiche devono essere viste come fonte di efficienza e di economicità: evitano

gli sprechi di risorse dovute alla gestione dei conflitti e consentono l’arricchimento di

conoscenze e competenze agevolando lo sviluppo e l’innovazione.

LE COMBINAZIONI ECONOMICHE E L’ASSETTO TECNICO

Le combinazioni economiche fanno parte del generale “sistema degli accadimenti”

cioè dell’insieme di azioni e di fenomeni che si manifestano nell’azienda e nel suo

ambiente.

Una speciale categoria di accadimenti è rappresentata dal “sistema delle operazioni”,

tali attività se hanno natura economica si parla di combinazioni economiche, se

riguardano i processi di produzione economica si parla di combinazioni produttive, se

riguardano i processi di consumo si parla di combinazioni di consumo.

L’analisi delle combinazioni economiche avviene secondo due criteri:

- l’articolazione delle combinazioni economiche in sottoinsiemi

- i caratteri distintivi: unitarietà, estensione, dinamicità.

per quanto riguarda l’articolazione delle combinazioni economiche, importanti sono i

concetti di operazione, processo, coordinazioni e combinazioni parziali e generali,

gruppo economico.

Le operazioni sono l’insieme di più attività elementari, spesso molto numerose e

complesse. Esempio per l’acquisto di un nuovo impianto bisogna studiare il mercato,

richiedere preventivi, stipulare contatti, effettuare il trasporto ecc…

Ad un primo livello di aggregazione si configurano i processi: insiemi ordinati di

operazioni della medesima specie e con medesimo oggetto. Molte operazioni hanno

carattere di unicità o di non frequente ripetizione nel tempo (occasionali) ad esempio

l’aumento del capitale sociale in un’azienda di produzione, sono dette operazioni fuori

processo.

Nelle aziende con combinazioni economiche più estese e complesse è utile

l’aggregazione di processi aventi in comune particolari “oggetti”, si configurano così le

combinazioni parziali insiemi di processi composti da operazioni di specie differenti

(acquisto, vendita, trasformazione ecc..) identificati da un oggetto comune ad esempio

l’acquisto della materia A, la trasformazione della materia A, la vendita della materia A,

ogni combinazione parziale è quindi identificata da un utile o da una perdita (dati da

costi e ricavi)

Si parla di coordinazione parziale quando vi sono processi composti da operazioni

della stessa specie ma con oggetto differente ad esempio l’acquisto della materia A,

acquisto della materia B, l’acquisto della materia C.

L’insieme complessivo di tutte le operazioni di un’azienda si configurano come

combinazioni o coordinazioni generali

Nel caso di più aziende aventi soggetto economico comune, l’insieme delle loro

combinazioni economiche di definisce gruppo economico.

LE OPERAZIONI ISTITUZIONALI

Esistono 5 classi fondamentali di operazioni, presenti in ogni tipo di azienda:

1) le operazioni istituzionali sono quelle direttamente volte a determinare nella sua

struttura e nella sua dinamica l’assetto istituzionale dell’azienda.

Ad esempio nel caso di imprese “negoziazioni del capitale proprio”, nel caso di aziende

composte pubbliche “l’offerta dei beni pubblici”, nel caso di aziende familiari “il

risparmio, la gestione patrimoniale”

2) le operazioni di gestione insieme delle attività direttamente rivolte alla produzione

ed al consumo.

Ad esempio acquisto, vendita, di trasformazione tecnica

3) le operazioni di organizzazione riguardano l’organismo personale e l’assetto

organizzativo

4) le operazioni di rilevazione hanno per oggetto la produzione la trasformazione e

l’elaborazione dei dati e delle informazioni che alimentano i processi conoscitivi, di

comunicazione e di decisione

5) le operazioni di rivalutazione si tratta di operazioni che riguardano la valutazione

dei beni posseduti in azienda e che compongono il capitale di funzionamento. Ad

esempio quando si devono rivalutare i valori degli impianti o delle rimanenze in

presenza di significative variazioni dei livelli generali dei prezzi.

Le operazioni di gestione sono sempre analizzabili e classificabili secondo più criteri.

il 1° criterio di classificazione porta a distinguere:

1) la gestione caratteristica: l’attività mediante la quale l’azienda attua il suo oggetto,

cioè la “funzione economico tecnica” tipica di ciascuna azienda. Nelle imprese

commerciali, di credito e di assicurazione la gestione caratteristica è la negoziazione di

beni, di credito e di rischi specifici.

2) la gestione patrimoniale: l’insieme di operazioni che l’impresa compie per

utilizzare le risorse di cui dispone ed incrementare i risultati.

Il significato ed il ruolo della gestione patrimoniale variano nelle differenti classi di

azienda:

nelle imprese eccessi di risorse possono essere impiegate in una gestione patrimoniale

con l’acquisto di partecipazioni di altre aziende

nelle famiglie si attuano gestioni patrimoniali di varia estensione in funzione dei livelli

di risparmio

nelle aziende composte pubbliche difficilmente si attuano gestioni patrimoniali in

volumi significativi a causa della ricorrente posizione di perdita. Eventuali redditi

della gestione patrimoniale si aggiungono a quelli della gestione dei tributi

3) la gestione finanziaria è l’insieme delle operazioni con cui si stabiliscono i ricorsi

all’approvvigionamento delle risorse monetarie.

4) la gestione dei tributi è l’insieme di operazioni che attengono al pagamento delle

tasse.

il 2° criterio di classificazione porta a combinare la prima classificazione con questa

seconda classificazione che distingue le operazioni di gestione in:

1) negoziazioni di beni privati sono le operazioni di acquisto e vendita di beni

attuate di regola mediante scambio monetario e sono tipiche della gestione

caratteristica e patrimoniale

2) negoziazioni di beni pubblici sono le operazioni con cui da un lato gli istituti

pubblici cedono beni pubblici, e dall’altro le famiglie e le imprese li

acquisiscono tramite corresponsione dei tributi. Fanno parte della gestione

caratteristica e patrimoniale di tutte le aziende mentre l’accertamento dei tributi

rientra nella gestione dei tributi

3) negoziazioni di credito di prestito consistono nell’acquisizione e cessione di

mezzi monetari destinati alla copertura dei fabbisogni finanziari delle aziende,

sono tipiche della gestione finanziaria.

4) negoziazioni di rischi specifici sono volte a coprire con forme varie di

assicurazione i danni derivanti da possibili eventi negativi, gestione caratteristica

delle imprese di assicurazione

5) trasformazioni fisico tecniche operazioni di impiego dei fattori non monetari

attuate sia per la produzione sia per il consumo, rientrano nella gestione

caratteristica di ogni ordine di aziende, spesso hanno rilievo anche nella gestione

patrimoniale.

6) riscossioni e pagamenti operazioni di trasferimento interaziendale (filiali,

divisioni, sedi) di mezzi monetari in seguito alla negoziazione di beni privati, di

beni pubblici, di prestiti e di rischi specifici; fanno parte della gestione

caratteristica, patrimoniale, finanziaria e dei tributi di ogni ordine di aziende

7) movimenti monetari interni consistono in trasferimenti di mezzi monetari tra

sezioni relativamente autonome di una stessa azienda (filiali, divisioni, sedi)

nelle operazioni di riscossione e pagamento.

il 3° criterio porta ad aggregare le sopraesposte 7 classi di operazioni in una ulteriore

classificazione:

le prime 5 classi di operazione formano la gestione reddituale, affiancata dalla

gestione monetaria composta dalle operazioni di riscossione e pagamento e dalle

operazioni di trasferimenti monetari interni;

le negoziazioni di beni privati, di beni pubblici, di prestiti, di rischi specifici e le

riscossioni ed i pagamenti costituiscono la gestione esterna, complementare alla

gestione interna composta dalle trasformazioni fisico tecniche e dai movimenti

monetari interni.

Le combinazioni economiche e i caratteri

Le combinazioni economiche sono un sistema unitario di operazioni

I caratteri distintivi delle combinazioni economiche sono:

1) l’unitarietà cioè le combinazioni economiche sono un insieme unitario di elementi

tra loro connessi da una pluralità di relazioni.

Unitarietà osservata in termini di:

complementarietà essa si manifesta sia come complementarietà dei fattori produttivi

sia come complementarietà dei vari insiemi di operazioni

fungibilità o sostituibilità è evidente tra differenti fattori di produzione (combustibili tra

loro alternativi)e tra classi di operazioni (investimenti sulla qualità dei prodotti per

ridurre i costi di assistenza)

comunanza uno stesso fattore di produzione o uno stesso insieme di operazioni può

concorrere all’ottenimento di più risultati (aula scolastica comune a più corsi)

congiunzione quando da uno stesso processo produttivo escono contemporaneamente

più risultati, che vengono detti congiunti (prodotti derivanti dalla distillazione del

petrolio)

uniformità che si manifesta in 3 forme :

la standardizzazione delle materie prime, dei cicli di lavorazione e dei prodotti finiti

che ha consentito il passaggio da produzioni artigianali a produzioni industriali,

l’uniformazione di tutte le aziende standardizzate

la modularità cioè la progettazione di componenti che possono concorrere alla

produzione di diversi prodotti.

Quanto più forti sono questi caratteri, tanto più forte è l’interdipendenza, cioè

l’esigenza che ciascuna unità adatti i propri comportamenti a quelli delle altre unità (i

responsabili di 2 prodotti composti in parte dagli stessi moduli)

2) estensione le combinazioni economiche si presentano con dimensioni e con gradi di

articolazione più o meno estesi

Estensione osservata in termini di:

dimensione di un azienda vanno valutate tenendo conto di più parametri: volume

d’affari, capitale investito, personale ecc…

estensione della gamma delle coordinazioni parziali

estensione orizzontale è definita dalla numerosità e dalla disomogeneità delle

combinazioni economiche parziali per “prodotto” e per “mercato” attivate dall’azienda

(diversificate)

estensione verticale riguarda l’ampiezza e la disomogeneità della gamma delle “fasi”

del processo di produzione economica svolte dall’interno dell’azienda

estensione spaziale intesa come numerosità delle unità operative fisicamente e

spazialmente separate

estensione interaziendale si indica l’ampiezza della rete di relazioni interaziendali

istituzionali di cui un’azienda fa parte

3) dinamicità le combinazioni economiche hanno gradi differenti di variabilità, di

elasticità, di flessibilità

Dinamicità osservata in termini di:

tempi ritmi e durate (cicli di operazioni, cicli di vita dei prodotti, stagionalità)

apertura dell’azienda rispetto all’ambiente particolarmente critico per le aziende di

produzione

flessibilità cioè congiunzione tra efficienza e variabilità, capacità di modificare

rapidamente i volumi e le qualità dei beni prodotti con costi unitari di produzione

analoghi a quelli delle produzioni standardizzate

l’assetto tecnico

l’assetto tecnico è dato dalla configurazione fisico - tecnica dell’azienda, ossia delle

caratteristiche dei fabbricati, degli impianti, delle macchine, delle attrezzature e delle

“materie prime” inclusi gli aspetti della loro localizzazione, delle modalità di

funzionamento e di impiego.

Le scelte di assetto tecnico non riguardano solo le coordinazioni di trasformazione

tecnica delle aziende ma tutte le coordinazioni parziali di tutte le aziende di

produzione (disposizione degli uffici, retri di comunicazione ecc..)

Forti sono le relazioni di interdipendenza tra le scelte di assetto tecnico e le scelte

relative agli altri elementi dell’azienda.

L’assetto tecnico non è variabile indipendente cui devono adattarsi le altre variabili

aziendali, non è neppure variabile dipendente.

L’assetto tecnico influenza la dimensione e la composizione dell’organismo personale

in relazione ai gradi di meccanizzazione e di automazione ed alle competenze

professionali richieste.

Tuttavia la dimensione e la composizione dell’organismo personale condizionano le

valutazioni in merito alla scelta tra le varie soluzioni tecniche.

Le scelte di assetto tecnico influenzano quelle di assetto organizzativo ma vale anche il

contrario.

Tutti i caratteri distintivi delle combinazioni economiche sono connessi alla

configurazione degli assetti tecnici.

Combinazioni economiche relazioni di complementarietà, comunanza uniformità

Assetto tecnico sono il riflesso di analoghe relazioni di complementarietà, comunanza,

uniformità degli elementi dell’assetto tecnico.

Le scelte di assetto tecnico sono anche scelte di tipo economico aziendale per ovvia

esigenza di porre a confronto i costi degli “impianti” alternativi

Le scelte di assetto tecnico sono scelte complesse di integrazione armonica di tale

elemento della struttura aziendale con tutti gli altri ad esso complementari.

Le scelte di assetto tecnico sono scelte “multiobiettivo” occorre sempre individuare,

valutare e bilanciare le possibili conseguenze positive e negative rispetto a parametri del

tipo:

a) la qualità del bene prodotto

b) l’efficienza fisico tecnica dei processi svolti

c) la flessibilità delle combinazioni economiche

d) i volumi ed i tempi del fabbisogno monetario

e) la qualità delle condizioni di lavoro e la dimensione e composizione

dell’organismo personale, indotte dalla nuova configurazione dell’assetto

tecnico.

Gli elementi rilevanti della struttura delle aziende sono:

1) l’assetto istituzionale

2) le combinazioni economiche

3) l’assetto tecnico

4) l’assetto organizzativo che è la configurazione risultante dal combinarsi

della struttura organizzativa e dei sistemi operativi. Quindi risulta da un

complesso insieme di scelte di vario ordine: scelte di configurazione delle

relazioni reciproche tra organi di governo economico, organi direttivi ed

esecutivi, organi di progettazione degli assetti aziendali.

5) L’organismo personale l’insieme unitario delle persone che con il

proprio lavoro partecipano direttamente allo svolgimento dell’attività economica

dell’istituto

6) Il patrimonio l’insieme delle condizioni di produzione e di consumo di

pertinenza dell’azienda in un dato momento. Il patrimonio è composto da

elementi attivi e passivi, esso viene anche denominato in breve “capitale di

funzionamento” nelle aziende di produzione, “patrimonio di funzionamento”

nelle altre specie di aziende.

Il PATRIMONIO

L’attività economica è svolta attraverso l’impiego di mezzi definiti fattori di

produzione e di consumo il cui impiego porta alla formazione dei redditi e dei patrimoni

d’azienda.

L’esercizio è un insieme di accadimenti riferiti ad un intervallo temporale quasi sempre

di 1 anno che ci permette di determinare una correlazione significativa tra valori positivi

e negativi di reddito, la cui somma algebrica dà un risultato reddituale (utile o

perdita)

Quando si acquista un bene che è di competenza di più esercizi si ha un costo

pluriennale che viene ripartito attraverso un piano di ammortamento. Si parla di dati

stimati.

Stima : procedimento di approssimazione al vero

I costi delle immobilizzazioni materiali sono:

costi pluriennali che vanno ripartiti con l’ammortamento, il presupposto per

l’ammortamento è che sia un bene strumentale, ad utilizzo limitato nel tempo, inserito

nel patrimonio dell’impresa che lo utilizza.

L’ammortamento nell’aspetto economico aziendale è un processo mediante il quale si

esegue la “sistematica” ripartizione del costo dei beni strumentali a utilizzazione

limitata nel tempo fra gli esercizi nei quali i beni entrano in funzione.

Elementi del piano di ammortamento:

valore da ammortizzare costo storico del bene – presunto valore di recupero. La

durata economica è la vita utile del bene cioè il tempo durante il quale sarà

economicamente utilizzabile in azienda. Per valutare la durata economica bisogna

tenere conto del: logorio fisico, obsolescenza commerciale, inadeguatezza

dimensionale, collegamento con altri cespiti.

durata dell’ammortamento

criteri dell’ammortamento

Il reddito di esercizio è la rappresentazione dei valori positivi e negativi di reddito che

competono all’esercizio.

Nelle aziende di produzione sono componenti positivi di reddito: i ricavi di vendita,

gli interessi attivi, le rimanenze finali, sono componenti negativi di reddito i costi di

acquisto delle materie prime, le rimanenze iniziali, gli ammortamenti, le remunerazioni

del lavoro, gli interessi passivi e i tributi

La somma algebrica dei componenti positivi e negativi di reddito ci dà il risultato

reddituale che si scompone in 2 valori: la remunerazione del capitale proprio e la

remunerazione integrativa del lavoro dei prestatori di lavoro

Il patrimonio di un’azienda è l’insieme delle condizioni di produzione (condizioni

patrimoniali) e di consumo, di pertinenza della stessa in un dato momento.

È un unità complessa e dinamica che, congiuntamente agli altri elementi della struttura

aziendale caratterizza fortemente lo svolgimento delle aziende di ogni specie, con

riferimento alle aziende di produzione troviamo le risorse.

Risorse: insieme di fattori che partecipano alla combinazione economica, esse vengono

combinate per attuare la produzione dell’azienda secondo una determinata

combinazione. Sono utili, cioè cedono utilità alla combinazione nella quale sono

impiegate. Risorse umane

Esogene :acquisite all’esterno

Endogene: prodotte all’interno

Condizioni di produzione sono illimitate e si possono classificare secondo differenti

criteri:

condizioni libere (beni liberi, servizi pubblici)

condizioni che vengono acquisite mediante uno sforzo (scambio, conferimento)

le risorse si distinguono in base alla natura in:

materiali : che hanno una consistenza fisica (impianti)

immateriali : che non hanno una consistenza fisica (lavoro, conoscenze)

secondo i fattori:

ad utilizzazione immediata: cedono utilità nel momento in cui vengono acquisiti (la

luce)

ad utilizzazione differita : cedono utilità nel momento in cui vengono impiegati

(materie prime)

si parla di :

fattori correnti : nel momento in cui li acquisisce, l’azienda li utilizza non si possono

immagazzinare

fattori anticipati :l’azienda li acquisisce e li tiene a disposizione fino a quando

verranno utilizzati.

Fattori transitori: esauriscono completamente la loro utilità nel momento in cui

vengono utilizzati

Fattori durevoli: possono essere utilizzati per tempi più lunghi, perché cedono utilità

gradualmente, per questi beni si usa un procedimento detto ammortamento, un calcolo

che permette di ripartire il costo del bene negli anni in cui verrà utilizzato, cioè si

calcola la quota di competenza dell’esercizio.

Il Capitale di funzionamento è la rappresentazione delle condizioni patrimoniali di

un’azienda di produzione.

Tipici elementi positivi del capitale di funzionamento sono: le disponibilità di cassa, gli

impianti, le rimanenze, i crediti di regolamento

Tipici elementi negativi del capitale di funzionamento sono: debiti di regolamento,

debiti di prestito, capitale proprio.

Il reddito di esercizio e il capitale di funzionamento formano il bilancio di esercizio o

le sintesi di bilancio.

LE CONDIZIONI DI PRODUZIONE COME FLUSSI DI RISORSE IN

ENTRATA

Le condizioni di produzione possono essere osservate secondo 2 ottiche differenti:

1) sia come elementi che l’azienda trae dall’ambiente per alimentare le proprie

combinazioni economiche, ossia come inputs o flussi in entrata; valori riferiti ad un

lasso di tempo (quantità – flusso)

2) sia come elementi esistenti in un certo momento, di pertinenza dell’azienda e

destinati a partecipare alle combinazioni economiche future, ossia come stocks o fondi

di condizioni patrimoniali. valori riferiti ad un istante (quantità – fondo)

Gli inputs si trasformano in stocks di condizioni patrimoniali tramite attuazione delle

combinazioni economiche.

Secondo la prima ottica sono condizioni di produzione: il lavoro, le immobilizzazione

tecniche materiali e immateriali, le materie prime, i servizi privati e pubblici, i beni

liberi, i mezzi monetari.

Il lavoro è una condizione di produzione fornita dai prestatori di lavoro membri del

soggetto economico d’impresa. La remunerazione del lavoro è un componente negativo

del reddito di esercizio; una parte è liquidata periodicamente (remunerazione periodica

immediata) sotto forma di salari e stipendi, una seconda parte viene corrisposta al

momento della cessazione del rapporto di lavoro (remunerazione differita) e rientra nel

reddito di esercizio come quota TFR, una terza parte può essere rappresentata da una

quota del risultato reddituale ed è chiamata remunerazione integrativa del lavoro.

le immobilizzazione tecniche materiali sono condizioni di produzione ad impiego

ripetuto (impianti), possono essere utilizzati per tempi più lunghi, perché cedono la loro

utilità gradualmente, per questi beni si usa un procedimento detto ammortamento, un

calcolo che permette di ripartire il costo del bene negli anni in cui viene utilizzato, cioè

si calcola la quota di competenza dell’esercizio.

Le quote di ammortamento fanno parte delle rimanenze tra le produzioni in corso,

mentre nel capitale di funzionamento compare il prezzo di acquisto ridotto delle quote

di ammortamento già assegnate agli esercizi passati.

le immobilizzazione tecniche immateriali sono condizioni di produzione ad impiego

ripetuto (brevetti) e partecipano al reddito di esercizio e al capitale di funzionamento in

maniera analoga alle immobilizzazioni tecniche materiali.

le materie prime sono tutte le merci ad impiego unico e di breve periodo. Se sono

destinate alla produzione di beni appaiono come componenti negativi del reddito di

esercizio e per i processi non conclusi con i ricavi, quali componenti delle rimanenze

finali.

Se sono destinate alla produzione immobilizzazione tecniche rientrano nei costi comuni

a più esercizi e nei conseguenti processi di ammortamento.

i servizi privati rappresentano utilizzazioni di lavoro e di condizioni patrimoniali di

altre aziende (servizi di consulenza)

partecipano al reddito di esercizio e al capitale di funzionamento come le materie prime,

in alcuni casi sono costi comuni a più esercizi e dunque partecipano al reddito di

esercizio come le immobilizzazioni tecniche

i servizi pubblici valgono le stesse considerazioni fatte per i servizi privati, la

differenza è che ad essi corrispondono tributi e non prezzi-costo.

i beni liberi sono beni la cui acquisizione non dà luogo a componenti negativi di reddito

e non appaiono nel reddito di esercizio e nel capitale di funzionamento.

i mezzi monetari vengono impiegati per acquisire le condizioni di produzione e

provengono in genere dai ricavi di vendita. In realtà spesso si fa uso di al credito di

prestito o al capitale proprio.

i debiti di prestito sono condizioni di produzione che appaiono come elementi negativi

del capitale di funzionamento; i relativi oneri (interessi passivi) sono componenti

negativi del reddito di esercizio.

il capitale proprio è elemento negativo del capitale di funzionamento, non ha forma di

debito, ma rappresenta un insieme di attese dei conferenti di capitale.

Quando gli acquisti e le vendite non si concludono con pagamenti in contanti ma con

regolamento a termine si originano crediti e debiti di regolamento che sono elementi

positivi e negativi del patrimonio.

Parte delle disponibilità monetarie può essere conferita ad altre aziende sotto forma di

prestiti di finanziamento (acquisto di obbligazioni o titoli del debito pubblico) o

conferimenti di capitale proprio;

tali operazioni danno luogo a “titoli”, “partecipazioni” ecc…che sono elementi positivi

del capitale di funzionamento come l’acquisizione di immobili da reddito.

L’insieme dei mezzi monetari in entrata ed uscita forma la cassa che è un elemento

positivo del capitale di funzionamento.

LE CONDIZIONI DI PRODUZIONE E DI CONSUMO

COME FONDI DI ELEMENTI PATRIMONIALI

Il patrimonio è formato da tutte le condizioni di produzione di pertinenza dell’azienda

(condizioni patrimoniali) che si distinguono dalle altre condizioni di produzione per il

fatto che non tutte le condizioni di produzione sono di pertinenza dell’azienda. Ad

esempio il lavoro è condizione di persona, le infrastrutture pubbliche appartengono

agli istituti pubblici, i beni liberi non sono di pertinenza delle aziende.

Le condizioni patrimoniali di un’azienda di produzione sono classificabili in:

condizioni positive del patrimonio:

disponibilità immediate di mezzi monetari (cassa, conti correnti attivi), crediti di

regolamento, rimanenze, immobilizzazioni tecniche materiali, immateriali, esogene ed

endogene, crediti di prestito e partecipazioni;

condizioni negative:

debiti di regolamento, indennità di fine rapporto, debiti di finanziamento, capitale

proprio.

Il patrimonio di un’azienda familiare è composto da:

disponibilità immediate di mezzi monetari, rimanenze di beni di consumo immediato,

beni di consumo durevoli, debiti di regolamento e di finanziamento, capitale proprio.

In relazione all’estensione della gestione patrimoniale possiamo avere anche: crediti

di regolamento e di prestito, immobilizzazioni tecniche da reddito e da rivalutazione,

conferimenti di capitale proprio ad altre aziende.

LA STRUTTURA DEL PATRIMONIO

Per osservare correttamente il patrimonio come elemento della struttura aziendale

bisogna analizzare struttura, dinamica e proprietà del patrimonio e le relazioni tra

patrimonio e valore dell’azienda.

Per quanto riguarda la struttura del patrimonio, abbiamo visto come nei processi

economici si combinano condizioni ad impiego immediato e condizioni ad impiego

ripetuto(immobilizzazioni tecniche);

le immobilizzazioni tecniche si distinguono in Esogene :acquisite all’esterno e

Endogene: prodotte all’interno, materiali ed immateriali.

Queste combinandosi danno luogo a 4 classi di immobilizzazioni tecniche:

1) esogene materiali

2) endogene materiali

3) esogene immateriali

4)endogene immateriali

Le prime due classi sono rappresentate da terreni, fabbricati, impianti, macchine

etc.. distinti a seconda che siano acquistati all’esterno o prodotti all’interno.

La terza classe è composta da brevetti e marchi acquistati, metodologie e procedure

messe a punto da altre aziende ecc..

La quarta classe è costituita invece da condizioni di produzione che non sono sempre

facilmente misurabili, sia in termini di costi sostenuti per la loro produzione, sia in

termini di contributo all’azienda, ma sono rilevanti rispetto alle altre tre classi.

Le immobilizzazioni tecniche immateriali endogene che si sviluppano in tutte le

aziende di produzione e composte pubbliche sono riconducibili a 4 categorie:

- metodologie (know-how) sviluppate in varie aree quali la ricerca, vendita,

trasformazione tecnica, organizzazione del lavoro ecc…

- conoscenze relative alla struttura e ai comportamenti delle aziende clienti, fornitrici,

concorrenti; normativa ecc..

- relazioni esterne intensità e qualità dell’immagine presso i clienti, i fornitori, i

potenziali conferenti di capitale proprio e di prestito ecc..

- relazioni interne intensità e qualità delle relazioni tra persone che compongono

l’organismo personale.

Bisogna considerare che:

a) alti volumi di immobilizzazioni tecniche richiedono alti investimenti da coprire

tramite ricorso a prestiti di finanziamento a lungo termine e conferimenti di

capitale proprio.

b) Il valore delle immobilizzazioni tecniche in particolare esogene materiali è

considerato indicatore della capacità di credito dell’azienda o comunque

garanzia di recupero del credito da parte dei finanziatori.

Con riguardo alla dinamica del patrimonio si osserva che il patrimonio è composto da

un complesso di elementi in continua trasformazione, frutto di una dinamica passata ed

in essere da cui dipendono le dinamiche future.

La dinamica del patrimonio ha significato solo se analizzata in relazione alle dinamiche

passate e prospettiche di tutti gli altri elementi della struttura aziendale e dell’ambiente.

Importante è anche l’unitarietà del patrimonio. Il patrimonio è un insieme unitario di

condizioni positive e negative per le relazioni di interdipendenza (complementarietà e

fungibilità) che legano tra loro i vari elementi del patrimonio stesso.

La dinamica del patrimonio è osservabile in termini di variabilità di stato delle

condizioni patrimoniali: variabilità per destinazione e per contesto.

In relazione alla natura del patrimonio risulta importante stabilire a chi fa capo la

proprietà del patrimonio.

Il patrimonio delle imprese corrisponde ad investimenti diretti o indiretti della gestione

patrimoniale di aziende familiari, di produzione e composte pubbliche.

I conferenti di capitale risparmio “sono proprietari delle condizioni patrimoniali

conseguenti al conferimento del risparmio con vincolo di capitale”.

Per quanto riguarda il valore del patrimonio sono possibili 2 casi:

la cessione per liquidazione dell’azienda

la cessione del complesso dei beni in ipotesi di continuazione dell’attività economica.

In caso di liquidazione gli elementi del patrimonio si trasformano da condizioni di

produzione a beni oggetto di scambio. Alcune condizioni di produzione perdono valore

(immobilizzazioni tecniche immateriali, impianti).

Le altre condizioni assumono valore solo se correlate ai costi sostenuti per acquisirli

poiché varia il contesto in cui sono valutate.

In caso di cessione del patrimonio di un’azienda in funzionamento il prezzo è

determinato in funzione di numerose variabili tra le quali il valore del capitale di

funzionamento.

Il capitale di funzionamento rappresenta il patrimonio sotto forma di valori.

Un problema di opportunità di inserimento nel capitale di funzionamento si ha riguardo

alle immobilizzazioni tecniche immateriali endogene, poiché è difficile determinarne

il costo, la loro utilità è opinabile, sono condizioni non cedibili a terzi e sono non

concrete.

IL PRINCIPIO DI ECONOMICITA’

L’azienda per essere ordine economico di un istituto deve essere duratura, cioè deve

durare nel tempo in ambiente mutevole.

Ma l’azienda oltre che duratura deve essere anche autonoma cioè deve essere in

condizione di raggiungere i fini generali non contando sugli aiuti esterni ma facendo

affidamento sulle forze che sono proprie.

Il principio di economicità è una regola di condotta valida per tutte le aziende che

nasce dall’esigenza di eliminare o diminuire alcune situazioni patologiche che spesso si

riscontrano.

Per l’applicazione del principio di economicità bisogna rispettare la dimensione

reddituale cioè le condizioni che hanno impatto sui componenti positivi e negativi di

reddito; nelle imprese la capacità di produrre remunerazioni, nelle famiglie la capacità

di produrre risparmio e la dimensione monetaria cioè le condizioni che assicurano

momento per momento l’equilibrio tra entrate ed uscite di mezzi monetari.

Nelle aziende familiari si consegue l’economicità se i redditi da lavoro e da gestione

patrimoniale riescono a soddisfare i consumi in maniera adeguata alla posizione sociale

ed al tenore di vita della famiglia e se riescono a generare un risparmio che alimenti il

patrimonio.

Bisogna valutare però il contesto sociale ed economico in cui vive l’azienda per cui se

lo Stato offre molti servizi sociali e previdenziali l’esigenza di accumulare un

patrimonio può essere meno pressante.

Se invece i servizi sociali sono offerti grazie ad un indebitamento patologico,

l’economicità dell’azienda familiare va valutata in modo relativo in quanto viene

ottenuta a scapito dell’economicità di altre aziende.

In questo caso la famiglia potrà trovarsi in futuro in gravi difficoltà a causa di

cambiamenti improvvisi delle politiche sociali e previdenziali.

Nelle aziende composte pubbliche le condizioni da rispettare per conseguire

l’equilibrio reddituale sono:

1) una soddisfacente produzione di beni pubblici per lo sviluppo sociale ed

economico della collettività

2) adeguate remunerazioni per collaboratori e finanziatori

3) processi di gestione e di organizzazione svolti secondo efficienza e senza sprechi

4) tributi che non servano a coprire spese inutili o inefficienze

In molte aziende della Pubblica Amministrazione queste condizioni non risultano

rispettate, ciò ha creato squilibrio nei conti dello Stato che è stato coperto tramite

ricorso all’indebitamento nel mercato finanziario.

ECONOMICITA’ DELL’AZIENDA DI PRODUZIONE: L’EQUILIBRIO

REDDITUALE

Nelle aziende di produzione l’economicità è rilevante perché ad essa si ispirano tutte le

decisioni prese nel corso della vita delle stesse aziende.

Le condizioni da rispettare per il conseguimento dell’equilibrio reddituale sono:

1) i ricavi che derivano dalla vendita di beni e servizi devono coprire i costi

sostenuti per l’acquisto dei fattori di produzione

2) le remunerazioni dei prestatori di lavoro e dei conferenti di capitali devono

essere soddisfacenti

3) devono essere soddisfacenti anche le variazioni di capitale per rivalutazione

in genere le aziende sostengono anticipatamente i costi rispetto ai ricavi, quindi hanno

bisogno di capitali che generalmente sono reperiti tramite il ricorso al finanziamento,

che determina un componente negativo di reddito, gli oneri finanziari, che devono

essere coperti tramite i componenti positivi di reddito.

L’equilibrio reddituale deve essere di lungo periodo, può fare riferimento all’azienda

o al gruppo aziendale e deve mantenere un buon livello di efficienza, attraverso

metodi di lavoro che evitino sprechi di tempo e di risorse.

All’efficienza va collegata la flessibilità cioè la capacità di strutture e combinazioni

produttive di adeguarsi all’ambiente.

Altra condizione da perseguire è la congruità dei prezzi-costo, dei prezzi-ricavo e delle

remunerazioni del lavoro e del capitale-risparmio.

IL REDDITO DI ESERCIZIO E IL CAPITALE DI FUNZIONAMENTO

Per verificare il principio di economicità ci si serve di determinazioni quantitative.

Espressione quantitativa delle combinazioni economiche sono le quantità economiche:

prezzi-costo, prezzi-ricavo, le retribuzioni, i crediti e i debiti di regolamento e di prestito

etc…

Poiché le quantità economiche rappresentano le combinazioni economiche ne ereditano

anche i caratteri di unitarietà, estensione e dinamicità.

L’impiego delle quantità economiche e i calcoli che comporta, dà origine sia a stime che

a congetture.

Le stime sono approssimazioni ad un fenomeno reale che ancora non si conosce del

tutto, per approssimare le stime ci si avvale di ipotesi che riguardano il grado di

probabilità di differenza tra il grado stimato ed il dato effettivo.

Le Congetture non rappresentano un fatto reale ma un dato immaginato, frutto di un

calcolo che si fonda su un’ipotesi – finzione coerente con le esigenze di investigazione.

Non si tratta di stimare perché non c’è alcun dato definito da stima.

Nell’ambito del sistema delle quantità economiche, delle quantità stimate e

congetturate, si possono individuare vari sotto sistemi per valutare e rappresentare

l’economicità.

Tra questi vi è il sistema dei valori di azienda, che adotta la moneta come espressione

del valore e che trova essenzialmente la sua origine nelle operazioni di scambio che

l’impresa intrattiene con i terzi.

Il sistema di valori è espressione del divenire economico complessivo dell’impresa.

Abbiamo :

valori numerari moneta e strumenti di valore che esprimono strumenti di regolamento

degli scambi

valori non numerari variazioni delle condizioni di produzione e possono comportare

delle variazioni dei componenti positivi e negativi di reddito

variazione numeraria incremento di debito di regolamento nei confronti di un

fornitore

variazione non numeraria aumento di materie prime (variazione di una produzione

produttiva patrimoniale)

IL MODELLO DEL BILANCIO DI ESERCIZIO

Il modello che valuta la redditività della gestione è il bilancio di esercizio, tale modello,

mediante opportuni calcoli, in cui intervengono stime e congetture, raccoglie il sistema

di valori in adatte sintesi periodiche, riuscendo a determinare così due quantità

economiche importanti:

- il reddito di esercizio, che si trova in un conto denominato conto economico

- il capitale di funzionamento che trova rappresentazione nello stato patrimoniale.

Il principio che presiede alla costruzione dell’esercizio è il principio di competenza

economica cioè un costo và attribuito quando è stato sostenuto per produzioni ottenute

in quel periodo e un ricavo và attribuito perché è stato conseguito per la vendita di

produzione ottenuta con i costi sostenuti in tutto o in parte in quel periodo.

Il bilancio di esercizio

Il bilancio di esercizio è costituito dallo stato patrimoniale, dal conto economico e dalla

nota integrativa.

Il conto economico è uno schema a sezioni divise e contrapposte, nella cui sezione di

sinistra (denominata dare) vengono scritti i componenti negativi di reddito, mentre in

quella di destra (denominata avere) troviamo i componenti positivi di reddito.

La sua struttura è detta “a costi ricavi e rimanenze” per indicare che oltre ai costi e ai

ricavi sono inclusi anche componenti stimati e congetturati tra i quali le rimanenze.

Si può perciò valutare sia la quantità che la qualità del reddito prodotto.

Un reddito formato da una quantità significativa di rimanenze e meno attendibile di un

reddito ottenuto senza l’uso di questi valori.

Lo Stato patrimoniale è uno schema a sezioni divise e contrapposte, a sinistra (detta

attivo) vi sono le condizioni patrimoniali positive, a destra (detta passivo e netto) vi

sono le condizioni patrimoniali negative compreso il capitale proprio.

Uguaglianza tra i due schemi:

- utile o perdita (risultato reddituale)

- rimanenze finali sono sia componenti positivi di reddito (conto economico) sia

condizioni patrimoniali positive (stato patrimoniale)

- le quote di ammortamento iscritte nel conto economico sono anche ricompresse nel

fondo ammortamento iscritto nel passivo dello stato patrimoniale

- tfr e imposte

è importante a fine anno conoscere il risultato perché dal risultato dipende la

remunerazione del capitale conferito.

Le sintesi di bilancio e gli equilibri dell’azienda di produzione

Le due sintesi di bilancio (sintesi del reddito e sintesi del capitale di funzionamento)

sono importanti perché rappresentano uno strumento conoscitivo a disposizione degli

organi direttivi e di governo economico che consente di esprimere un giudizio sulla

capacità dell’azienda di rispettare il principio di economicità.

È necessario applicare a queste sintesi 2 tecniche di analisi che consentono di

migliorarne la capacità segnaletica e di esprimere i fenomeni da analizzare con

opportuni parametri.

Queste tecniche sono:

la riclassificazione delle sintesi di bilancio

la costruzione di quozienti che sintetizzino i fenomeni complessi.

Il conto economico a ricavi e costo del venduto e l’equilibrio reddituale

La struttura del conto economico “a costi ricavi e rimanenze” consente di misurare il

reddito prodotto, ma soprattutto di valutare l’attendibilità del reddito, cioè di accertare il

peso delle quantità economiche stimate e congetturate rispetto alle quantità economiche

certe.

Inoltre indica quali sono i fattori produttivi che hanno partecipato alle combinazioni

economiche e i componenti negativi di reddito generati da ognuno.

Da questa struttura è meno facile comprendere i fenomeni che determinano il quantum

del reddito e distinguere quelli temporanei da quelli che possono permanere in futuro.

Occorre dunque una struttura di conto economico che consenta di esprimere un giudizio

tendenziale sull’equilibrio tra componenti positivi e negativi di reddito.

Questa struttura è il conto economico a “ricavi e costo del venduto” che si basa sulla

classificazione delle operazioni di gestione e che mette in luce i risultati parziali relativi

alle gestioni che sono:

- il risultato operativo della gestione caratteristica (insieme di operazioni di gestione)

- il risultato operativo (risultato operativo gestione caratteristica + proventi netti

derivanti dalla gestione patrimoniale)

- il risultato lordo di competenza ( risultato operativo + oneri finanziari)

- il reddito prima delle imposte (risultato lordo di competenza + sopravvenienze +

insussistenze attive e passive)

- il reddito netto (se il reddito netto proviene fondamentalmente dal reddito operativo

della gestione l’equilibrio conseguito poggia su basi abbastanza solide)

Formazione del reddito di esercizio:

Gestione corrente : gestione caratteristica

“ Finanziaria

“ Atipica o patrimoniale

“ straordinaria

Reddito d’esercizio al lordo delle imposte

-imposte = reddito netto d’esercizio

Lo stato patrimoniale finanziario e l’equilibrio patrimoniale

Lo Stato Patrimoniale finale è la principale fonte di informazione sulla solvibilità a

breve e a lungo dell’impresa.

Non sempre i valori classificati favoriscono queste informazioni per cui viene adottato il

criterio di Riclassificazione finanziario, secondo il quale i singoli valori vengono

considerati in termini qualitativi.

In particolare gli elementi dell’attivo (al netto dei valori rettificativi del capitale proprio

e al netto dell’attivo) esprimono investimenti di risorse finanziarie dai quali si attendono

in futuro entrate monetarie, mentre gli elementi del passivo e del netto vengono

considerati come le fonti di finanziamento utilizzate per coprire gli investimenti

Per classificare gli elementi dell’attivo si adotta il criterio della liquidità cioè la

tempestività o meno a trasformarsi in mezzi monetari senza danneggiare la gestione

operativa, caratteristica e patrimoniale.

Per gli elementi del passivo usiamo il criterio della scadenza cioè il termine entro il

quale occorre far fronte agli impegni.

In genere si usa il termine di 1 anno per classificare gli elementi dell’attivo netto in

attivo corrente e in attivo immobilizzato e gli elementi del passivo in passivo corrente

ed in passivo consolidato a medio e lungo termine.

L’ATTIVO CORRENTE a sua volta si classifica in:

liquidità immediate cioè i mezzi liquidi disponibili in azienda o presso banche nonché

i titoli di Stato o facilmente negoziabili

liquidità differite cioè i crediti di regolamento che si realizzano entro un anno

disponibilità rappresentate da rimanenze materie prime, semilavorati, prodotti finiti

L’ ATTIVO IMMOBILIZZATO si distingue in :

immobilizzazioni finanziarie che comprendono crediti esigibili oltre l’anno,

partecipazioni e crediti di finanziamento

immobilizzazioni tecniche che comprendono immobili impianti macchinari al netto

degli ammortamenti

immobilizzazioni immateriali marchi, brevetti espresse anch’esse al netto degli

ammortamenti .

IL PASSIVO NETTO comprende

Passivo corrente , rappresentato dai debiti di regolamento e di finanziamento con

scadenza entro l’anno

Passivo consolidato rappresentato da debiti con scadenza oltre l’anno

Capitale netto o proprio

Il CAPITALE CIRCOLANTE NETTO è costituito dalla differenza tra attivo

corrente e passivo corrente ed è un indicatore di equilibrio monetario, poiché mette in

relazione investimenti e fonti che esercitano un influsso sulla dinamica monetaria

dell’anno seguente.

Dallo stato patrimoniale riclassificato si possono formulare tre giudizi sull’equilibrio

patrimoniale :

1) riguarda la struttura e la composizione degli impieghi si può accertare la

capacita delle varie poste di trasformarsi in mezzi monetari e quindi valutare

l’ elasticità strutturale dell’azienda

2) la struttura e la composizione delle fonti di finanziamento valutando così

il peso dei debiti di finanziamento rispetto ai mezzi propri

3) l’equilibrio strutturale rappresentato dal capitale circolante netto .

Oltre all’equilibrio reddituale e all’equilibrio patrimoniale, molta importanza riveste

anche l’equilibrio monetario che si evince dal rendiconto delle variazioni dei mezzi

monetari che è un documento che mette in evidenza la dinamica monetaria d’impresa.

i quozienti di bilancio

Per interpretare le sintesi di bilancio e dare un giudizio sull’economicità della gestione

si usano i quozienti di bilancio, che riescono a sintetizzare fenomeni complessi.

Si devono scegliere dei quozienti che coprano le diverse aree di indagine evidenziando

le correlazioni dei fenomeni d’azienda.

In particolare si studiano:

la redditività

la solidità patrimoniale cioè la capacità dell’impresa di far fronte agli impegni nel

medio e lungo periodo

la liquidità cioè la capacità delle imprese di far fronte agli impegni nel breve periodo

bisogna anche scegliere dei termini di riferimento che favoriscano l’analisi reddituale e

finanziaria.

La redditività si ottiene rapportando il reddito ad una grandezza ad esso correlata. È

così possibile confrontare imprese diverse per dimensione e tipo di attività svolta,

oppure fare confronti storici relativi alla stessa impresa.

L’indice che esprime i risultati dell’impresa è la redditività del capitale proprio

(ROE) in cui il reddito netto viene rapportato al capitale proprio. ROE = reddito netto

capitale proprio

Questo quoziente è denominato saggio di reddito e misura l’incremento potenziale di

capitale netto nel periodo.

Questo indice va poi confrontato con il costo figurativo del capitale proprio. Solo se il

ROE è superiore al costo figurativo del capitale proprio possiamo dire di avere

raggiunto l’equilibrio reddituale.

La redditività del capitale proprio varia a seconda dei risultati delle diverse gestioni.

Tra esse va considerata la redditività della gestione operativa, cioè il rendimento degli

investimenti effettuati nelle attività produttrici di reddito.

Questo è un indice in cui il reddito lordo o operativo viene rapportato all’attivo netto,

cioè alle condizioni patrimoniali di produzione che hanno concorso a produrlo.

Tale redditività è detta ROA = reddito operativo

Attivo netto

Il rapporto di indebitamento RI = attivo netto / capitale netto serve a valutare la

solidità patrimoniale dell’impresa.

Questo quoziente è uguale a 1 quando l’impresa impiega solo mezzi propri, è maggiore

di 1 quando impiega anche capitale di terzi.

In questo caso l’impresa amplifica la redditività operativa, tale effetto è detto effetto

leva o indice di indebitamento.

La redditività della gestione operativa può essere scomposta in 2 quozienti:

TASSO DI ROTAZIONE DELL’ ATTIVO NETTO (TR) indica il numero di volte

che l’ attivo netto gira in un anno per effetto dei ricavi di vendita

REDDITIVITA’ DELLE VENDITE (ROS) misura il grado di convenienza

economica delle vendita effettuate nell’esercizio

La solidità patrimoniale può essere valutata tramite il rapporto di indebitamento.

Tale rapporto non considera però la composizione dell’attivo, poiché tra 2 aziende con

lo stesso rapporto di indebitamento, ma con una diversa composizione dell’attivo, una

con molte immobilizzazioni tecniche non coperte dal capitale proprio e una con poche

immobilizzazioni tecniche coperte con il capitale proprio, la seconda è più solida della

prima.


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Corso di laurea: Corso di laurea in Economia e gestione delle imprese
SSD:
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia aziendale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Uninettuno - Uninettuno o del prof Paoloni Mauro.

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