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esercizio e per i processi non conclusi con i ricavi, quali componenti delle rimanenze

finali.

Se sono destinate alla produzione immobilizzazione tecniche rientrano nei costi comuni

a più esercizi e nei conseguenti processi di ammortamento.

i servizi privati rappresentano utilizzazioni di lavoro e di condizioni patrimoniali di

altre aziende (servizi di consulenza)

partecipano al reddito di esercizio e al capitale di funzionamento come le materie prime,

in alcuni casi sono costi comuni a più esercizi e dunque partecipano al reddito di

esercizio come le immobilizzazioni tecniche

i servizi pubblici valgono le stesse considerazioni fatte per i servizi privati, la

differenza è che ad essi corrispondono tributi e non prezzi-costo.

i beni liberi sono beni la cui acquisizione non dà luogo a componenti negativi di reddito

e non appaiono nel reddito di esercizio e nel capitale di funzionamento.

i mezzi monetari vengono impiegati per acquisire le condizioni di produzione e

provengono in genere dai ricavi di vendita. In realtà spesso si fa uso di al credito di

prestito o al capitale proprio.

i debiti di prestito sono condizioni di produzione che appaiono come elementi negativi

del capitale di funzionamento; i relativi oneri (interessi passivi) sono componenti

negativi del reddito di esercizio.

il capitale proprio è elemento negativo del capitale di funzionamento, non ha forma di

debito, ma rappresenta un insieme di attese dei conferenti di capitale.

Quando gli acquisti e le vendite non si concludono con pagamenti in contanti ma con

regolamento a termine si originano crediti e debiti di regolamento che sono elementi

positivi e negativi del patrimonio.

Parte delle disponibilità monetarie può essere conferita ad altre aziende sotto forma di

prestiti di finanziamento (acquisto di obbligazioni o titoli del debito pubblico) o

conferimenti di capitale proprio;

tali operazioni danno luogo a “titoli”, “partecipazioni” ecc…che sono elementi positivi

del capitale di funzionamento come l’acquisizione di immobili da reddito.

L’insieme dei mezzi monetari in entrata ed uscita forma la cassa che è un elemento

positivo del capitale di funzionamento.

LE CONDIZIONI DI PRODUZIONE E DI CONSUMO

COME FONDI DI ELEMENTI PATRIMONIALI

Il patrimonio è formato da tutte le condizioni di produzione di pertinenza dell’azienda

(condizioni patrimoniali) che si distinguono dalle altre condizioni di produzione per il

fatto che non tutte le condizioni di produzione sono di pertinenza dell’azienda. Ad

esempio il lavoro è condizione di persona, le infrastrutture pubbliche appartengono

agli istituti pubblici, i beni liberi non sono di pertinenza delle aziende.

Le condizioni patrimoniali di un’azienda di produzione sono classificabili in:

condizioni positive del patrimonio:

disponibilità immediate di mezzi monetari (cassa, conti correnti attivi), crediti di

regolamento, rimanenze, immobilizzazioni tecniche materiali, immateriali, esogene ed

endogene, crediti di prestito e partecipazioni;

condizioni negative:

debiti di regolamento, indennità di fine rapporto, debiti di finanziamento, capitale

proprio.

Il patrimonio di un’azienda familiare è composto da:

disponibilità immediate di mezzi monetari, rimanenze di beni di consumo immediato,

beni di consumo durevoli, debiti di regolamento e di finanziamento, capitale proprio.

In relazione all’estensione della gestione patrimoniale possiamo avere anche: crediti

di regolamento e di prestito, immobilizzazioni tecniche da reddito e da rivalutazione,

conferimenti di capitale proprio ad altre aziende.

LA STRUTTURA DEL PATRIMONIO

Per osservare correttamente il patrimonio come elemento della struttura aziendale

bisogna analizzare struttura, dinamica e proprietà del patrimonio e le relazioni tra

patrimonio e valore dell’azienda.

Per quanto riguarda la struttura del patrimonio, abbiamo visto come nei processi

economici si combinano condizioni ad impiego immediato e condizioni ad impiego

ripetuto(immobilizzazioni tecniche);

le immobilizzazioni tecniche si distinguono in Esogene :acquisite all’esterno e

Endogene: prodotte all’interno, materiali ed immateriali.

Queste combinandosi danno luogo a 4 classi di immobilizzazioni tecniche:

1) esogene materiali

2) endogene materiali

3) esogene immateriali

4)endogene immateriali

Le prime due classi sono rappresentate da terreni, fabbricati, impianti, macchine

etc.. distinti a seconda che siano acquistati all’esterno o prodotti all’interno.

La terza classe è composta da brevetti e marchi acquistati, metodologie e procedure

messe a punto da altre aziende ecc..

La quarta classe è costituita invece da condizioni di produzione che non sono sempre

facilmente misurabili, sia in termini di costi sostenuti per la loro produzione, sia in

termini di contributo all’azienda, ma sono rilevanti rispetto alle altre tre classi.

Le immobilizzazioni tecniche immateriali endogene che si sviluppano in tutte le

aziende di produzione e composte pubbliche sono riconducibili a 4 categorie:

- metodologie (know-how) sviluppate in varie aree quali la ricerca, vendita,

trasformazione tecnica, organizzazione del lavoro ecc…

- conoscenze relative alla struttura e ai comportamenti delle aziende clienti, fornitrici,

concorrenti; normativa ecc..

- relazioni esterne intensità e qualità dell’immagine presso i clienti, i fornitori, i

potenziali conferenti di capitale proprio e di prestito ecc..

- relazioni interne intensità e qualità delle relazioni tra persone che compongono

l’organismo personale.

Bisogna considerare che:

a) alti volumi di immobilizzazioni tecniche richiedono alti investimenti da coprire

tramite ricorso a prestiti di finanziamento a lungo termine e conferimenti di

capitale proprio.

b) Il valore delle immobilizzazioni tecniche in particolare esogene materiali è

considerato indicatore della capacità di credito dell’azienda o comunque

garanzia di recupero del credito da parte dei finanziatori.

Con riguardo alla dinamica del patrimonio si osserva che il patrimonio è composto da

un complesso di elementi in continua trasformazione, frutto di una dinamica passata ed

in essere da cui dipendono le dinamiche future.

La dinamica del patrimonio ha significato solo se analizzata in relazione alle dinamiche

passate e prospettiche di tutti gli altri elementi della struttura aziendale e dell’ambiente.

Importante è anche l’unitarietà del patrimonio. Il patrimonio è un insieme unitario di

condizioni positive e negative per le relazioni di interdipendenza (complementarietà e

fungibilità) che legano tra loro i vari elementi del patrimonio stesso.

La dinamica del patrimonio è osservabile in termini di variabilità di stato delle

condizioni patrimoniali: variabilità per destinazione e per contesto.

In relazione alla natura del patrimonio risulta importante stabilire a chi fa capo la

proprietà del patrimonio.

Il patrimonio delle imprese corrisponde ad investimenti diretti o indiretti della gestione

patrimoniale di aziende familiari, di produzione e composte pubbliche.

I conferenti di capitale risparmio “sono proprietari delle condizioni patrimoniali

conseguenti al conferimento del risparmio con vincolo di capitale”.

Per quanto riguarda il valore del patrimonio sono possibili 2 casi:

la cessione per liquidazione dell’azienda

la cessione del complesso dei beni in ipotesi di continuazione dell’attività economica.

In caso di liquidazione gli elementi del patrimonio si trasformano da condizioni di

produzione a beni oggetto di scambio. Alcune condizioni di produzione perdono valore

(immobilizzazioni tecniche immateriali, impianti).

Le altre condizioni assumono valore solo se correlate ai costi sostenuti per acquisirli

poiché varia il contesto in cui sono valutate.

In caso di cessione del patrimonio di un’azienda in funzionamento il prezzo è

determinato in funzione di numerose variabili tra le quali il valore del capitale di

funzionamento.

Il capitale di funzionamento rappresenta il patrimonio sotto forma di valori.

Un problema di opportunità di inserimento nel capitale di funzionamento si ha riguardo

alle immobilizzazioni tecniche immateriali endogene, poiché è difficile determinarne

il costo, la loro utilità è opinabile, sono condizioni non cedibili a terzi e sono non

concrete.

IL PRINCIPIO DI ECONOMICITA’

L’azienda per essere ordine economico di un istituto deve essere duratura, cioè deve

durare nel tempo in ambiente mutevole.

Ma l’azienda oltre che duratura deve essere anche autonoma cioè deve essere in

condizione di raggiungere i fini generali non contando sugli aiuti esterni ma facendo

affidamento sulle forze che sono proprie.

Il principio di economicità è una regola di condotta valida per tutte le aziende che

nasce dall’esigenza di eliminare o diminuire alcune situazioni patologiche che spesso si

riscontrano.

Per l’applicazione del principio di economicità bisogna rispettare la dimensione

reddituale cioè le condizioni che hanno impatto sui componenti positivi e negativi di

reddito; nelle imprese la capacità di produrre remunerazioni, nelle famiglie la capacità

di produrre risparmio e la dimensione monetaria cioè le condizioni che assicurano

momento per momento l’equilibrio tra entrate ed uscite di mezzi monetari.

Nelle aziende familiari si consegue l’economicità se i redditi da lavoro e da gestione

patrimoniale riescono a soddisfare i consumi in maniera adeguata alla posizione sociale

ed al tenore di vita della famiglia e se riescono a generare un risparmio che alimenti il

patrimonio.

Bisogna valutare però il contesto sociale ed economico in cui vive l’azienda per cui se

lo Stato offre molti servizi sociali e previdenziali l’esigenza di accumulare un

patrimonio può essere meno pressante.

Se invece i servizi sociali sono offerti grazie ad un indebitamento patologico,

l’economicità dell’azienda familiare va valutata in modo relativo in quanto viene

ottenuta a scapito dell’economicità di altre aziende.

In questo caso la famiglia potrà trovarsi in futuro in gravi difficoltà a causa di

cambiamenti improvvisi delle politiche sociali e previdenziali.

Nelle aziende composte pubbliche le condizioni da rispettare per conseguire

l’equilibrio reddituale sono:

1) una soddisfacente produzione di beni pubblici per lo sviluppo sociale ed

economico della collettività

2) adeguate remunerazioni per collaboratori e finanziatori

3) processi di gestione e di organizzazione svolti secondo efficienza e senza sprechi

4) tributi che non servano a coprire spese inutili o inefficienze

In molte aziende della Pubblica Amministrazione queste condizioni non risultano

rispettate, ciò ha creato squilibrio nei conti dello Stato che è stato coperto tramite

ricorso all’indebitamento nel mercato finanziario.

ECONOMICITA’ DELL’AZIENDA DI PRODUZIONE: L’EQUILIBRIO

REDDITUALE

Nelle aziende di produzione l’economicità è rilevante perché ad essa si ispirano tutte le

decisioni prese nel corso della vita delle stesse aziende.

Le condizioni da rispettare per il conseguimento dell’equilibrio reddituale sono:

1) i ricavi che derivano dalla vendita di beni e servizi devono coprire i costi

sostenuti per l’acquisto dei fattori di produzione

2) le remunerazioni dei prestatori di lavoro e dei conferenti di capitali devono

essere soddisfacenti

3) devono essere soddisfacenti anche le variazioni di capitale per rivalutazione

in genere le aziende sostengono anticipatamente i costi rispetto ai ricavi, quindi hanno

bisogno di capitali che generalmente sono reperiti tramite il ricorso al finanziamento,

che determina un componente negativo di reddito, gli oneri finanziari, che devono

essere coperti tramite i componenti positivi di reddito.

L’equilibrio reddituale deve essere di lungo periodo, può fare riferimento all’azienda

o al gruppo aziendale e deve mantenere un buon livello di efficienza, attraverso

metodi di lavoro che evitino sprechi di tempo e di risorse.

All’efficienza va collegata la flessibilità cioè la capacità di strutture e combinazioni

produttive di adeguarsi all’ambiente.

Altra condizione da perseguire è la congruità dei prezzi-costo, dei prezzi-ricavo e delle

remunerazioni del lavoro e del capitale-risparmio.

IL REDDITO DI ESERCIZIO E IL CAPITALE DI FUNZIONAMENTO

Per verificare il principio di economicità ci si serve di determinazioni quantitative.

Espressione quantitativa delle combinazioni economiche sono le quantità economiche:

prezzi-costo, prezzi-ricavo, le retribuzioni, i crediti e i debiti di regolamento e di prestito

etc…

Poiché le quantità economiche rappresentano le combinazioni economiche ne ereditano

anche i caratteri di unitarietà, estensione e dinamicità.

L’impiego delle quantità economiche e i calcoli che comporta, dà origine sia a stime che

a congetture.

Le stime sono approssimazioni ad un fenomeno reale che ancora non si conosce del

tutto, per approssimare le stime ci si avvale di ipotesi che riguardano il grado di

probabilità di differenza tra il grado stimato ed il dato effettivo.

Le Congetture non rappresentano un fatto reale ma un dato immaginato, frutto di un

calcolo che si fonda su un’ipotesi – finzione coerente con le esigenze di investigazione.

Non si tratta di stimare perché non c’è alcun dato definito da stima.

Nell’ambito del sistema delle quantità economiche, delle quantità stimate e

congetturate, si possono individuare vari sotto sistemi per valutare e rappresentare

l’economicità.

Tra questi vi è il sistema dei valori di azienda, che adotta la moneta come espressione

del valore e che trova essenzialmente la sua origine nelle operazioni di scambio che

l’impresa intrattiene con i terzi.

Il sistema di valori è espressione del divenire economico complessivo dell’impresa.

Abbiamo :

valori numerari moneta e strumenti di valore che esprimono strumenti di regolamento

degli scambi

valori non numerari variazioni delle condizioni di produzione e possono comportare

delle variazioni dei componenti positivi e negativi di reddito

variazione numeraria incremento di debito di regolamento nei confronti di un

fornitore

variazione non numeraria aumento di materie prime (variazione di una produzione

produttiva patrimoniale)

IL MODELLO DEL BILANCIO DI ESERCIZIO

Il modello che valuta la redditività della gestione è il bilancio di esercizio, tale modello,

mediante opportuni calcoli, in cui intervengono stime e congetture, raccoglie il sistema

di valori in adatte sintesi periodiche, riuscendo a determinare così due quantità

economiche importanti:

- il reddito di esercizio, che si trova in un conto denominato conto economico

- il capitale di funzionamento che trova rappresentazione nello stato patrimoniale.

Il principio che presiede alla costruzione dell’esercizio è il principio di competenza

economica cioè un costo và attribuito quando è stato sostenuto per produzioni ottenute

in quel periodo e un ricavo và attribuito perché è stato conseguito per la vendita di

produzione ottenuta con i costi sostenuti in tutto o in parte in quel periodo.

Il bilancio di esercizio

Il bilancio di esercizio è costituito dallo stato patrimoniale, dal conto economico e dalla

nota integrativa.

Il conto economico è uno schema a sezioni divise e contrapposte, nella cui sezione di

sinistra (denominata dare) vengono scritti i componenti negativi di reddito, mentre in

quella di destra (denominata avere) troviamo i componenti positivi di reddito.

La sua struttura è detta “a costi ricavi e rimanenze” per indicare che oltre ai costi e ai

ricavi sono inclusi anche componenti stimati e congetturati tra i quali le rimanenze.

Si può perciò valutare sia la quantità che la qualità del reddito prodotto.

Un reddito formato da una quantità significativa di rimanenze e meno attendibile di un

reddito ottenuto senza l’uso di questi valori.

Lo Stato patrimoniale è uno schema a sezioni divise e contrapposte, a sinistra (detta

attivo) vi sono le condizioni patrimoniali positive, a destra (detta passivo e netto) vi

sono le condizioni patrimoniali negative compreso il capitale proprio.

Uguaglianza tra i due schemi:

- utile o perdita (risultato reddituale)

- rimanenze finali sono sia componenti positivi di reddito (conto economico) sia

condizioni patrimoniali positive (stato patrimoniale)

- le quote di ammortamento iscritte nel conto economico sono anche ricompresse nel

fondo ammortamento iscritto nel passivo dello stato patrimoniale

- tfr e imposte

è importante a fine anno conoscere il risultato perché dal risultato dipende la

remunerazione del capitale conferito.

Le sintesi di bilancio e gli equilibri dell’azienda di produzione

Le due sintesi di bilancio (sintesi del reddito e sintesi del capitale di funzionamento)

sono importanti perché rappresentano uno strumento conoscitivo a disposizione degli

organi direttivi e di governo economico che consente di esprimere un giudizio sulla

capacità dell’azienda di rispettare il principio di economicità.

È necessario applicare a queste sintesi 2 tecniche di analisi che consentono di

migliorarne la capacità segnaletica e di esprimere i fenomeni da analizzare con

opportuni parametri.

Queste tecniche sono:

la riclassificazione delle sintesi di bilancio

la costruzione di quozienti che sintetizzino i fenomeni complessi.

Il conto economico a ricavi e costo del venduto e l’equilibrio reddituale

La struttura del conto economico “a costi ricavi e rimanenze” consente di misurare il

reddito prodotto, ma soprattutto di valutare l’attendibilità del reddito, cioè di accertare il

peso delle quantità economiche stimate e congetturate rispetto alle quantità economiche

certe.

Inoltre indica quali sono i fattori produttivi che hanno partecipato alle combinazioni

economiche e i componenti negativi di reddito generati da ognuno.

Da questa struttura è meno facile comprendere i fenomeni che determinano il quantum

del reddito e distinguere quelli temporanei da quelli che possono permanere in futuro.

Occorre dunque una struttura di conto economico che consenta di esprimere un giudizio

tendenziale sull’equilibrio tra componenti positivi e negativi di reddito.

Questa struttura è il conto economico a “ricavi e costo del venduto” che si basa sulla

classificazione delle operazioni di gestione e che mette in luce i risultati parziali relativi

alle gestioni che sono:

- il risultato operativo della gestione caratteristica (insieme di operazioni di gestione)

- il risultato operativo (risultato operativo gestione caratteristica + proventi netti

derivanti dalla gestione patrimoniale)

- il risultato lordo di competenza ( risultato operativo + oneri finanziari)

- il reddito prima delle imposte (risultato lordo di competenza + sopravvenienze +

insussistenze attive e passive)

- il reddito netto (se il reddito netto proviene fondamentalmente dal reddito operativo

della gestione l’equilibrio conseguito poggia su basi abbastanza solide)

Formazione del reddito di esercizio:

Gestione corrente : gestione caratteristica

“ Finanziaria

“ Atipica o patrimoniale

“ straordinaria

Reddito d’esercizio al lordo delle imposte

-imposte = reddito netto d’esercizio

Lo stato patrimoniale finanziario e l’equilibrio patrimoniale

Lo Stato Patrimoniale finale è la principale fonte di informazione sulla solvibilità a

breve e a lungo dell’impresa.

Non sempre i valori classificati favoriscono queste informazioni per cui viene adottato il

criterio di Riclassificazione finanziario, secondo il quale i singoli valori vengono

considerati in termini qualitativi.

In particolare gli elementi dell’attivo (al netto dei valori rettificativi del capitale proprio

e al netto dell’attivo) esprimono investimenti di risorse finanziarie dai quali si attendono

in futuro entrate monetarie, mentre gli elementi del passivo e del netto vengono

considerati come le fonti di finanziamento utilizzate per coprire gli investimenti

Per classificare gli elementi dell’attivo si adotta il criterio della liquidità cioè la

tempestività o meno a trasformarsi in mezzi monetari senza danneggiare la gestione

operativa, caratteristica e patrimoniale.

Per gli elementi del passivo usiamo il criterio della scadenza cioè il termine entro il

quale occorre far fronte agli impegni.

In genere si usa il termine di 1 anno per classificare gli elementi dell’attivo netto in

attivo corrente e in attivo immobilizzato e gli elementi del passivo in passivo corrente

ed in passivo consolidato a medio e lungo termine.

L’ATTIVO CORRENTE a sua volta si classifica in:

liquidità immediate cioè i mezzi liquidi disponibili in azienda o presso banche nonché

i titoli di Stato o facilmente negoziabili

liquidità differite cioè i crediti di regolamento che si realizzano entro un anno

disponibilità rappresentate da rimanenze materie prime, semilavorati, prodotti finiti

L’ ATTIVO IMMOBILIZZATO si distingue in :

immobilizzazioni finanziarie che comprendono crediti esigibili oltre l’anno,

partecipazioni e crediti di finanziamento

immobilizzazioni tecniche che comprendono immobili impianti macchinari al netto

degli ammortamenti

immobilizzazioni immateriali marchi, brevetti espresse anch’esse al netto degli

ammortamenti .

IL PASSIVO NETTO comprende

Passivo corrente , rappresentato dai debiti di regolamento e di finanziamento con

scadenza entro l’anno

Passivo consolidato rappresentato da debiti con scadenza oltre l’anno

Capitale netto o proprio

Il CAPITALE CIRCOLANTE NETTO è costituito dalla differenza tra attivo

corrente e passivo corrente ed è un indicatore di equilibrio monetario, poiché mette in

relazione investimenti e fonti che esercitano un influsso sulla dinamica monetaria

dell’anno seguente.

Dallo stato patrimoniale riclassificato si possono formulare tre giudizi sull’equilibrio

patrimoniale :

1) riguarda la struttura e la composizione degli impieghi si può accertare la

capacita delle varie poste di trasformarsi in mezzi monetari e quindi valutare

l’ elasticità strutturale dell’azienda

2) la struttura e la composizione delle fonti di finanziamento valutando così

il peso dei debiti di finanziamento rispetto ai mezzi propri

3) l’equilibrio strutturale rappresentato dal capitale circolante netto .

Oltre all’equilibrio reddituale e all’equilibrio patrimoniale, molta importanza riveste

anche l’equilibrio monetario che si evince dal rendiconto delle variazioni dei mezzi

monetari che è un documento che mette in evidenza la dinamica monetaria d’impresa.

i quozienti di bilancio

Per interpretare le sintesi di bilancio e dare un giudizio sull’economicità della gestione

si usano i quozienti di bilancio, che riescono a sintetizzare fenomeni complessi.

Si devono scegliere dei quozienti che coprano le diverse aree di indagine evidenziando

le correlazioni dei fenomeni d’azienda.

In particolare si studiano:

la redditività

la solidità patrimoniale cioè la capacità dell’impresa di far fronte agli impegni nel

medio e lungo periodo

la liquidità cioè la capacità delle imprese di far fronte agli impegni nel breve periodo

bisogna anche scegliere dei termini di riferimento che favoriscano l’analisi reddituale e

finanziaria.

La redditività si ottiene rapportando il reddito ad una grandezza ad esso correlata. È

così possibile confrontare imprese diverse per dimensione e tipo di attività svolta,

oppure fare confronti storici relativi alla stessa impresa.

L’indice che esprime i risultati dell’impresa è la redditività del capitale proprio

(ROE) in cui il reddito netto viene rapportato al capitale proprio. ROE = reddito netto

capitale proprio

Questo quoziente è denominato saggio di reddito e misura l’incremento potenziale di

capitale netto nel periodo.

Questo indice va poi confrontato con il costo figurativo del capitale proprio. Solo se il

ROE è superiore al costo figurativo del capitale proprio possiamo dire di avere

raggiunto l’equilibrio reddituale.

La redditività del capitale proprio varia a seconda dei risultati delle diverse gestioni.

Tra esse va considerata la redditività della gestione operativa, cioè il rendimento degli

investimenti effettuati nelle attività produttrici di reddito.

Questo è un indice in cui il reddito lordo o operativo viene rapportato all’attivo netto,

cioè alle condizioni patrimoniali di produzione che hanno concorso a produrlo.

Tale redditività è detta ROA = reddito operativo

Attivo netto

Il rapporto di indebitamento RI = attivo netto / capitale netto serve a valutare la

solidità patrimoniale dell’impresa.

Questo quoziente è uguale a 1 quando l’impresa impiega solo mezzi propri, è maggiore

di 1 quando impiega anche capitale di terzi.

In questo caso l’impresa amplifica la redditività operativa, tale effetto è detto effetto

leva o indice di indebitamento.

La redditività della gestione operativa può essere scomposta in 2 quozienti:

TASSO DI ROTAZIONE DELL’ ATTIVO NETTO (TR) indica il numero di volte

che l’ attivo netto gira in un anno per effetto dei ricavi di vendita

REDDITIVITA’ DELLE VENDITE (ROS) misura il grado di convenienza

economica delle vendita effettuate nell’esercizio

La solidità patrimoniale può essere valutata tramite il rapporto di indebitamento.

Tale rapporto non considera però la composizione dell’attivo, poiché tra 2 aziende con

lo stesso rapporto di indebitamento, ma con una diversa composizione dell’attivo, una

con molte immobilizzazioni tecniche non coperte dal capitale proprio e una con poche

immobilizzazioni tecniche coperte con il capitale proprio, la seconda è più solida della

prima.

Quindi oltre al rapporto di indebitamento si deve tenere conto del grado di copertura

delle immobilizzazioni (CI)

CI = capitale proprio

immobilizzazioni tecniche (al netto degli ammortamenti)

Se tale rapporto è maggiore di 1 il capitale è in grado di far fronte agli investimenti di

lungo periodo.

Per valutare la liquidità, cioè la solvibilità a breve, si usa il QD quoziente di

disponibilità, che rappresenta il rapporto tra attivo corrente / passivo corrente e il QL

quoziente di liquidità che esprime il rapporto tra liquidità immediata e differita /

passivo corrente.

Il MARGINE DI TESORERIA, ci dà informazioni in più sulla liquidità dell’azienda.

Liquidità (attivo corrente – merci) – Passivo corrente. Se le liquidità sono minori del

passivo corrente, vi è una difficoltà a far fronte alle uscite a breve.

Capitale economico

Il capitale economico rappresenta il valore del patrimonio di un’azienda in

funzionamento che viene determinato in caso di cessione in blocco della stessa. Esso và

inteso come un valore generico o generale.

Le circostanze che possono richiedere la determinazione del capitale economico sono

tante ad esempio:

- la cessione dell’azienda o dei titoli che rappresentano il capitale di una società

- la fusione di società

- l’ingresso di un nuovo socio

Esistono 2 metodi per la determinazione del capitale economico il procedimento

sintetico ed il procedimento analitico .

Nel procedimento sintetico il patrimonio acquista valore in base alle prospettive future

dell’impresa e si determina mediante l’attualizzazione (capitalizzazione) dei flussi di

reddito attesi futuri ad un tasso adeguato per un periodo di tempo illimitato.

In questi casi l’avviamento indica che l’ impresa presenta prospettive di reddito che

consentono di remunerare adeguatamente i conferenti di capitale .

Nel procedimento analitico ci si basa sulla considerazione che il flusso di reddito

dipende dalle condizioni di produzione esistenti in azienda al momento della

valutazione, si può allora considerare il capitale netto rivalutato ed aggiungere a questo

l’avviamento, che si ottiene attualizzando il valore che si ottiene confrontando il reddito

atteso dall’azienda con il reddito ritenuto soddisfacente dai conferenti di capitale .

questo è un procedimento di difficile applicazione a causa degli elementi incerti.

LE RELAZIONI TRA AZIENDE, I MERCATI, I SETTORI

L’ambiente di un istituto è rappresentato dall’insieme di condizioni e di fenomeni

esterni allo stesso e che ne influenzano significativamente la struttura e la dinamica.

L’economia aziendale ha per oggetto l’ordine economico degli istituti e indaga anche

l’ambiente economico.

Tuttavia la struttura e la dinamica delle aziende sono influenzate anche dai fenomeni e

da condizioni ambientali non economici; si parla allora di ambiente non economico.

L’ambiente economico si compone di fenomeni e di condizioni quali: i mercati, le

strutture di domanda e di offerta, i settori, le politiche economiche, monetarie e

finanziarie attuate dalla pubblica amministrazione.

L’ambiente non economico comprende fenomeni e condizioni quali: la cultura, la

normativa giuridica nazionale ed internazionale, le infrastrutture e la configurazione

fisica e climatica del territorio.

Tre interpretazioni dell’Ambiente

Ci sono 3 visioni che cercano di studiare le interazioni tra le aziende e l’ambiente:

1) la visione basata sull’efficienza economica relativa che intende l’ambiente come

ambiente economico composto da aziende, l’azienda di riferimento interagisce con le

aziende del suo ambiente attraverso relazioni di scambio, di partecipazione e di

competizione attuate secondo la logica della razionalità economica. (insieme di aziende

clienti, fornitrici, concorrenti)

2) la visione basata sulla pressione economica reciproca l’ambiente è inteso come un

campo di forze economiche che premono sulla struttura e il comportamento dell’azienda

(tutte le relazioni sono di tipo competitivo)

3) la visione basata sulla interazione multicentrica considera un ambiente non solo

economico, ma composto da elementi di varia natura (le aziende di produzione,

familiari e composte pubbliche, gli ordinamenti politici e giuridici, le conoscenze

scientifiche) ciascuno con proprie logiche di evoluzione che interagiscono tra loro.

Le RELAZIONI ECONOMICHE TRA AZIENDE

Tra tutte le aziende si instaurano relazioni economiche, nella realtà possono essere

distinte :

-relazioni di scambio di beni privati

-relazioni di credito di prestito di assicurazioni

-relazioni di concorrenza

-relazioni istituzionali connesse alla formazione e configurazione del soggetto

economico

-relazioni implicite caratterizzate da bassi livelli di reciprocità e trasparenza

-relazioni di liberalità consistono in trasferimenti liberi di beni per assistenza e

beneficenza, per contributo ad iniziative di rilievo sociale, culturale ed artistico.

I mercati

Il mercato non deve essere inteso come luogo ma come un complesso di negoziazioni

che hanno per oggetto una certa classe di beni e che si manifestano con continuità.

Non tutti gli insiemi di negoziazioni sono qualificabili come mercato, più negoziazioni

pur simili per oggetto possono manifestarsi in numeri molto piccoli, a grande distanza di

tempo l’una dall’altra, in circostanze molto diverse in modo tale che ciascuna

negoziazione risulti essere un caso unico al quale non si possono applicare condizioni

omogenee e correnti di mercato.

Infatti se, per uno stesso bene, si formano sottoinsiemi di negoziazioni con differenti

condizioni omogenee, allora siamo in presenza di più mercati distinti di uno stesso bene.

Si compongono in mercati le negoziazioni di beni privati, di credito di prestito, di

assicurazioni, mentre le negoziazioni di capitale proprio e lavoro si compongono in

“strutture di domanda e di offerta”

Per avere un mercato tali negoziazioni devono essere numerose e attuate con elevata

frequenza da un certo numero di aziende.

Possiamo distinguere i mercati per aree geografiche, per generi, per volumi di

negoziazioni ecc.

Mercati globali sono mercati di vastissima estensione che si formano grazie al

progresso dei sistemi di comunicazione e dei trasporti che tendono ad attivare

interdipendenze tra mercati di uno stesso bene che nel passato invece, erano distinti.

I mercati sono complessi dinamici, per cui possono variare i loro caratteri, qualità dei

beni negoziati, prezzi, modalità di pagamento, possono variare i loro confini per

l’intensificarsi o l’affievolirsi di relazioni.

Tradizionalmente le condizioni tipiche delle negoziazioni che formano i mercati

vengono spiegate con il meccanismo “della domanda e dell’offerta” , in realtà le

negoziazioni vengono anche analizzate come variazioni di combinazioni economiche,

infatti la domanda di un azienda dipende dal prezzo di mercato, dal prezzo dei beni

succedanei, dalle disponibilità monetarie presenti, inoltre tali decisioni possono essere

influenzate da altri fattori quali pubblicità, esperienze in acquisti analoghi .

I settori

Un settore è un insieme omogeneo di aziende legate da relazioni di interdipendenza.

I settori possono essere studiati secondo 3 tipi di analisi.

Le analisi finalizzate ad interventi di politica economica in determinati settori, cioè si

analizza la struttura del settore e il grado di concentrazione del settore, per verificare se

ci siano comportamenti di monopolio collusivo che frenano la spinta all’efficienza e

all’innovazione e che consentano l’imposizione di prezzi- ricavo più elevati di quelli

giudicati equi dalla collettività.

In alcuni casi si osserva un frazionamento eccessivo del settore o forme di concorrenza

eccessiva. Queste analisi portano a interventi di politica economica tendenti a ridurre le

concentrazioni monopolistiche, a favorire alcune forme di concentrazione, a proteggere

un determinato settore, ecc…

Il secondo tipo di analisi osserva le interdipendenze settoriali in termini di flussi di

condizioni di produzione e di consumo e di mezzi monetari e trascura le strutture e le

relazioni interne dei settori.

Il terzo tipo di analisi studia il comportamento competitivo delle aziende di

produzione di un certo settore e ci si chiede come la struttura del settore possa

condizionare la struttura delle aziende e quali risultati si possano conseguire.

Negli studi di settore importante è il modello struttura-condotta- prestazioni.

La struttura del settore viene analizzata secondo 3 variabili:

1) il grado di concentrazione del settore elevato se un piccolo numero di aziende

copre una quota molto alta dell’offerta complessiva; basso se ci sono molte aziende

ognuna delle quali esprime una piccola quota dell’offerta

2) la struttura dei costi la curva dei costi unitari di produzione in funzione dei volumi

e l’andamento nel tempo dei costi unitari in funzione dei processi di apprendimento, si

vuole osservare come al crescere dei volumi di produzione e al protrarsi nel tempo delle

produzioni, diminuiscano i costi unitari;

3) il livello delle barriere all’entrata cioè gli ostacoli che devono essere superati da

un’azienda esterna per entrare nel settore stesso.

Se la struttura del settore condiziona i comportamenti delle aziende allora si ipotizza che

i settori possano assumere strutture tipiche che impongano o suggeriscano determinati

comportamenti alle aziende.

Esempi di correlazione tra struttura e comportamenti sono:

struttura di concorrenza perfetta presenta bassi livelli di economie di scala, di

concentrazione e differenziazione dei prodotti, elevata efficienza tecnica; i prezzi-ricavo

sono dati dal mercato

struttura di oligopolio non differenziato può presentare forti economie di scala, le

aziende concorrenti sono poche, offrono prodotti simili e tendono a concordare prezzi

uniformi, possibilmente alti per scoraggiare l’ingresso di nuovi concorrenti

struttura di oligopolio differenziato presenta forti economie di scala, di

concentrazione e differenziazione dei prodotti;

le barriere all’entrata sono alte, la concorrenza fa leva sulla pubblicità per favorire la

fedeltà dei clienti e sulla ricerca e lo sviluppo per aumentare la differenziazione dei

prodotti.

Stakeholders

Gli stakeholders sono i portatori di interessi coinvolti nell’esercizio dell’attività

economica dell’impresa (prestatori di lavoro, clienti, conferenti di capitale di

risparmio).

Essi sono perciò portatori di attese o di pretese nei confronti dell’impresa e premono

affinché esse si realizzino.

Nei rapporti tra impresa ed un singolo stakeholders la relazione che può nascere è

fondamentalmente di scambio; tuttavia c’è sempre un po’ di concorrenza e di

competizione ma non sono rari gli accordi di collaborazione più o meno

istituzionalizzati.

Nella vita delle imprese hanno speciale rilievo i ruoli del management che oltre ad

essere un portatore di certi suoi specifici interessi coinvolti nell’esercizio dell’impresa,

ha il compito istituzionale di farsi interprete dell’interesse dell’azienda, di tradurlo in

precisi indirizzi gestionali, di ottenere i necessari consensi e di perseguirlo nella

conduzione dell’impresa.

Esso è esposto a particolari pericoli di sbandamento ossia al rischio di lasciarsi guidare

da obiettivi diversi da quelli della redditività e dello sviluppo di lungo periodo.

I Prestatori di lavoro

I prestatori di lavoro sono membri del soggetto economico dell’impresa, ossia membri

dell’impresa stessa; per tale ragione ci si aspetta che in linea di principio essi si

identifichino con gli obiettivi e con gli interessi dell’azienda esprimendo dunque il

massimo grado di collaborazione.

Il sistema competitivo Il modello della concorrenza allargata

Il sistema competitivo è una parte dell’ambiente economico delle imprese al quale

rivolgono i beni prodotti attraverso la loro attività caratteristica.

Uno dei modelli utilizzati per rappresentare la struttura dei sistemi competitivi è il

modello della concorrenza allargata.

Secondo tale modello in ogni settore la concorrenza non coinvolge solo i concorrenti in

senso stretto ma è allargata alle 4 classi di soggetti :

- i clienti cioè le imprese di distribuzione e gli utilizzatori finali

-i fornitori di materie prime, componenti, servizi

-i potenziali entranti, cioè le imprese che potrebbero entrare nel settore perchè

svolgono attività con combinazioni economiche simili, ma operano in mercati differenti

-i produttori di beni sostitutivi, cioè le imprese che offrono beni sostitutivi rispetto a

quelli prodotti dall’azienda di riferimento

le forze che agiscono sull’impresa sono:

-le relazioni di rivalità tra concorrenti che è tanto più accesa quanto più

numerose sono le imprese nel settore, il tasso di crescita delle vendite è basso, i prodotti

sono poco differenziati, ci sono elevate barriere all’uscita

-le relazioni di potere contrattuale rispetto ai fornitori , i fornitori hanno un

forte potere contrattuale se il settore è concentrato, se i beni offerti sono difficilmente

sostituibili

-le relazioni di potere contrattuale rispetto ai clienti , i clienti hanno forte

potere contrattuale se sono clienti “importanti”, se i beni acquistati sono facilmente

sostituibili

-le minacce di ingresso dei nuovi concorrenti dipendono dall’intensità delle

reazioni delle imprese già presenti nel settore e dalla solidità delle barriere all’entrata.

Le barriere di entrata dipendono da vari fattori :

- le economie di scala cioè il fenomeno per cui all’aumentare del volume di produzione,

delle dimensioni delle strutture produttive, distributive, amministrative, di ricerca, i

costi unitari diminuiscono

- la differenziazione del prodotto che costringe chi vuole entrare nel settore a

conquistare la fedeltà del cliente attraverso investimenti in pubblicità, assistenza tecnica,

servizio pre e post vendita .

- il fabbisogno di capitale che comprende tutti gli investimenti, in attività correnti ed in

immobilizzazioni, necessari per lo svolgimento della gestione

- l’accesso ai canali distributivi che risulta più difficile se i concorrenti già presenti

godono di una posizione consolidata presso i clienti distributori

- i vantaggi di costo, derivanti ad esempio dalla favorevole localizzazione dell’

impianto rispetto a fornitori o clienti

- le politiche pubbliche che possono richiedere speciali autorizzazioni per lo

svolgimento di alcune attività

-le minacce di sostituzione, come i potenziali entranti anche i produttori di beni

sostitutivi limitano la redditività e lo sviluppo del settore, ma contemporaneamente

stimolano il miglioramento e la differenziazione dei beni minacciati.

Alle 5 forze vanno aggiunte le relazioni che possono influenzare i comportamenti e i

risultati delle imprese concorrenti e degli altri soggetti quali le relazioni di cooperazione

tra concorrenti e le relazioni di cooperazione con i fornitori e i clienti, queste relazioni

danno vita agli aggregati aziendali.

LA GESTIONE DELLE IMPRESE

La gestione è un sistema di operazioni unitario nello spazio e continuo nel tempo,

direttamente rivolte al raggiungimento dei fini aziendali.

Si può esaminare la gestione delle imprese attraverso i caratteri di unitarietà, estensione,

dinamicità .

Nell’ ambito del carattere di unitarietà importante è l’interdipendenza tra le

coordinazioni parziali, per cui la loro sequenza è Approviggionamenti ->

trasformazione tecnica -> vendita

La prima nota significativa è che le relazioni tra le coordinazioni parziali sono cicliche

nel senso che il susseguirsi dei processi sono di dipendenza reciproca.

In funzione delle diverse sequenze si distinguono 2 differenti combinazioni produttive:

produzioni su commessa e produzioni su programma.

Nella gestione di imprese sono importanti anche le relazioni di complementarietà e di

fungibilità delle condizioni di produzione.

L’ estensione delle operazioni di gestione delle imprese è analizzabile in termini di

dimensioni, per cui il problema tipico delle aziende di produzione è la ricerca delle

dimensioni ottimali e per questo centrale è il concetto delle economie di scala secondo

il quale al crescere della dimensione della capacità produttiva decrescono i costi unitari

di produzione.

Con riguardo all’estensione verticale importanti sono le scelte di internalizzazione ed

esternalizzazione, fatte anche in base a valutazioni sulle economie di transizione cioè i

costi da gestire per una scelta o l’altra Per quanto riguarda l’estensione orizzontale

(diversificazione), ci si deve concentrare sulle economie di raggio di azione o sinergie

che si possono realizzare se si dispone di risorse utili per svolgere combinazioni

economiche addizionali.

La dinamicità della gestione delle imprese è analizzabile in termini di tempi,

flessibilità e grado di apertura rispetto all’ ambiente.

In riferimento ai tempi e alla continuità, distinguiamo le produzioni per singole unità e

le produzioni per processo continuo, tra i due estremi si collocano le produzioni per

singoli lotti, in serie e grandi serie.

In relazione alla ciclicità si distinguono le produzioni cicliche e le produzioni

uniformi nel tempo.

Le combinazioni produttive si definiscono flessibili quando si possono variare in misura

notevole ed in tempi brevi sia i volumi che le caratteristiche dei prodotti .

LA GESTIONE DELLE AZIENDE FAMILIARI

Nell’economia moderna i beni acquistati dalle famiglie sono generalmente provenienti

dall’esterno, per cui si ha la necessità di produrre redditi, che nelle aziende familiari si

ottengono tramite il lavoro esterno e tramite la gestione patrimoniale.

Oltre al lavoro esterno, i membri della famiglia prestano anche lavoro interno, che si

applica alla gestione patrimoniale, alla gestione finanziaria, ai consumi e alla gestione

dei tributi.

La gestione patrimoniale comprende operazioni di investimento di mezzi monetari,

impiego ed amministrazione degli investimenti (riscossione degli affitti ecc) operazioni

di riscossioni e pagamento in genere.

La gestione finanziaria comprende prevalentemente operazioni di negoziazioni di

credito di prestito e i connessi pagamenti e riscossioni per rimborsi ed interessi.

La gestione dei tributi comprende operazioni di pagamento, accertamento e

liquidazione dei tributi , dovuti al fatto che i membri della famiglia usufruiscono dei

beni pubblici .

UNITARIETA ESTENSIONE E DINAMICITA DELLA GESTIONE

DELLE AZIENDE FAMILIARI

Le combinazioni economiche delle aziende famigliari sono analizzabili osservando i

caratteri di cui sopra:

L’ unitarietà delle combinazioni della famiglia ha riscontro nel fatto che le decisioni

sono prese dalla famiglia e non dalle singole persone che la compongono

In merito alle dimensioni queste dipendono dal numero di persone che compongono la

famiglia.

L’analisi dell’estensione orizzontale si verifica nel caso di gestioni patrimoniali

particolarmente articolate.

L’ estensione verticale ed interaziendale dipendono dalle distribuzioni degli incarichi

di lavoro all’ interno della famiglia.

In merito alla dinamicità, questa riguarda i tempi i ritmi e le durate di svolgimento delle

aziende familiari, caratterizzati dalla nascita crescita ed uscita dalla famiglia degli

individui che la compongono.

GESTIONE DELLE AZIENDE COMPOSTE PUBBLICHE

Le aziende composte pubbliche presentano forti gradi di articolazione delle

combinazioni economiche per vari motivi, sono aziende di istituti che perseguono

molte finalità e comprendono molte persone; sono aziende composte.

Le aziende composte pubbliche si differenziano al loro interno per la presenza di due

aree, aree di intervento ed aree gestionali.

Le aree di intervento sono definibili come le finalità a cui mirano le aziende composte

pubbliche esse sono :

- difesa nazionale

- giustizia

- sicurezza pubblica

-relazioni internazionali

-istruzione e cultura

-assistenza e previdenza

-sanità e igiene

-trasporti e comunicazioni

-sviluppo economico

L’operare in questi settori viene denominato gestione caratteristica, composta da 3

insiemi di operazioni:

- emanazioni di leggi e regolamenti

- trasferimenti di mezzi monetari

- produzione di beni pubblici

L’ emanazione di leggi e regolamenti è un’attività essenziale e copre tutti i campi di

azione economici e non.

I trasferimenti monetari consistono nell’assegnazione di una parte dei mezzi monetari

raccolti dallo Stato ad istituti che non fanno parte della Pubblica Amministrazione

famiglie ed imprese .

La produzione dei beni pubblici è divisa tra produzione diretta attuata dagli istituti

della Pubblica Amministrazione e produzione indiretta attuata da istituti esterni

alla Pubblica Amministrazione

La gestione dei tributi comprende l’ insieme dei processi di accertamento

determinazione e riscossione dei tributi, attualmente tale gestione assume livelli di

complessità molto elevati a causa della grande varietà di tributi .

La gestione patrimoniale si compone di operazioni di investimento e disinvestimento

in beni da reddito e da rivalutazione, una forma rilevante della gestione patrimoniale è

rappresentata da investimenti e conferimenti di capitale proprio in aziende che non

producono beni pubblici, con l’obiettivo di ottenere redditi addizionali .

La gestione finanziaria è importante per via della tendenza delle amministrazioni di

accumulare deficit di gestione.

Il fabbisogno finanziario viene coperto con varie forme di debiti di finanziamento .

LE STRUTTURE DELLE COMBINAZIONI ECONOMICHE

La costruzione del tessuto causale di una specifica combinazione parziale consta di

alcune fasi :

-riclassificazione del conto economico

-identificazione delle variabili che condizionano il margine di contribuzione semilordo

complessivo

-individuazione delle variabili di volume e di mix di produzione di vendita

-individuazione delle variabili che determinano i margini di contribuzione medi unitari

-rappresentazione dello specifico tessuto causale complessivo

RICLASSIFICAZIONE DEL CONTO ECONOMICO consiste nello sviluppare un

conto economico analitico in cui ogni combinazione parziale è identificata da un

risultato reddituale parziale che chiamiamo margine di contribuzione semilordo, per

far ciò è necessario distinguere i costi variabili dai costi fissi.

I costi variabili sono componenti negativi di reddito riferiti a fattori che si impiegano in

quantità variabili in funzione dei volumi di attività e di vendita.

I costi fissi si sostengono sempre e non variano per effetto delle variazioni di volumi e

quantità . Definiamo ASA area strategica affari .

Facendo la differenza tra ricavi di vendita e costi variabili relativi alla combinazione

parziale si ottiene un primo livello di risultato parziale, il margine di contribuzione

lordo di ASA.

I costi fissi devono essere imputati per quota alle varie combinazioni parziali

analizzando le relazioni funzionali, distinguendo così i costi fissi speciali e costi fissi

comuni categorie di costi che non possono essere imputati a nessuna combinazione

parziale.

Facendo la differenza tra margine di contribuzione lordo di ASA e costi fissi speciali si

arriva alla determinazione del margine di contribuzione semilordo di ASA.

I costi speciali fissi sono composti da costi di struttura di politica e dagli

ammortamenti.

I costi speciali di struttura riguardano i costi che si sostengono alla modificazione

della struttura aziendale.

Per identificare i costi speciali di politica bisogna individuare i diversi compartimenti

di costi come pubblicità , area ricerca e sviluppo ecc .

Nell’ individuazione delle variabili di volume e di mix di produzione e di vendita,

bisogna integrare i dati di bilancio con informazioni extracontabili cioè di natura fisico

– tecnica , come il volume di produzione e di vendita, la sua composizione (mix) e i

rendimenti.

Conoscendo così il volume si può passare dal margine di contribuzione lordo

complessivo si ASA al margine di contribuzione lordo medio per unita di volume.

Il volume può essere osservato dal punto di vista dell’offerta come il prodotto della

capacità produttiva e dal punto di vista della domanda come prodotto della capacità di

assorbimento del mercato o della quota di mercato detenuta dall’impresa.

La rappresentazione del tessuto causale specifico avviene attraverso la costruzione di

un modello che rappresenti la logica di formazione dei margini di contribuzione prodotti

dalle varie combinazioni economiche parziali.

Lo schema del tessuto causale ci permette di effettuare l’ analisi di sensibilità che ha

come scopo la misurazione della variazione dei risultati reddituali al variare di una

variabile ferme restando tutte le altre, tale analisi quindi risulta dal rapporto tra reddito

operativo della gestione caratteristica e vari elementi positivi e negativi di reddito.

RELAZIONE PREZZI COSTI VOLUMI

La relazione tra prezzi, costi e volumi ci consente di determinare il punto di pareggio e

il margine di sicurezza.

Il punto di pareggio è tanto più elevato quanto maggiori sono i costi fissi, e quanto

minore è il margine di contribuzione unitario.

In generale le aziende commerciali del grande dettaglio, hanno ridotti costi fissi e

margini di contribuzioni unitari contenuti, raggiungono così velocemente il punto di

pareggio .

Il margine di sicurezza rappresenta la differenza tra la capacità effettivamente

utilizzata e la capacità al punto di pareggio oppure tra le vendite programmate e le

vendite necessarie per raggiungere il punto di equilibrio.

LE STRATEGIE DI IMPRESA

La strategia d’impresa è l’insieme dei fini fondamentali perseguiti dall’impresa e

delle politiche messe in atto per raggiungere tali fini.

Il concetto di strategia si compone di due elementi :

- OSF orientamento strategico di fondo dell’ impresa che è un insieme di idee

guida che riguardano il campo di attività, fini ed obiettivi, filosofia gestionale ed

organizzativa dell’impresa

- indirizzi strategici che riguardano le scelte strategiche relative alle aree

competitive all’interno delle quali l’azienda vuole operare.

AREA STRATEGICA D’AFFARI

L’ASA area strategica d’affari può essere definita come un sottosistema aziendale

strategicamente rilevante.

L’ASA si configura come una combinazione economica parziale, per cui le imprese

mono combinazioni parziali operano in un solo sistema competitivo, mentre le imprese

diversificate operano in più sistemi competitivi .

Per formulare la strategia aziendale è indispensabile l’identificazione dell’ASA per la

quale occorre:

-individuare i criteri di classificazione ad esempio i mercati geografici serviti, i gruppi

di clienti, le tecnologie utilizzate, i settori serviti ecc

-selezionare i criteri di classificazione dopo averli individuati

-costruire la matrice prodotti / mercati per rappresentare i criteri di classificazione

più importanti e quindi configurare l’ASA.

Un ASA è correttamente definita se contiene combinazioni prodotto / mercato non

troppo disomogenee, con l’ identificazione dell’ASA si possono individuare le unità

intorno alle quali analizzare il sistema competitivo.

I LIVELLI DELLA STRATEGIA

I livelli della strategia attraverso le quali l’orientamento strategico di fondo si

concretizza sono 3:

il livello aziendale o corporate, il livello ASA e il livello funzionale.

Le strategie a livello aziendale si distinguono in 4 categorie:

-strategia istituzionale

-strategia reddituale finanziaria

-strategia organizzativa

-strategia di portafoglio

La STRATEGIA istituzionale mira ad ottenere un consenso duraturo da parte degli

interlocutori istituzionali primi tra tutti i prestatori di lavoro e i conferenti di capitale

La STRATEGIA reddituale finanziaria riguarda le decisioni di investimento e

finanziamento e le politiche di dividendo, varia a seconda dell’orientamento strategico

di fondo dell’impresa

La STRATEGIA organizzativa riguarda l’assetto organizzativo d impresa

La STRATEGIA di portafoglio riguarda l’assegnazione delle risorse alle varie ASA e

la determinazione delle ASA in cui operare o dalle quali uscire .

La STRATEGIA a livello ASA rappresentano il fulcro delle strategie d impresa poiché

è a livello ASA che si manifestano la maggior parte delle relazioni di concorrenza.

Concentrandosi in particolar modo sul grado di innovatività, atteggiamento nei

confronti della concorrenza, ampiezza del raggio di azione, vantaggio competitivo

riconducibile a costi bassi sui prodotti o differenziazione dei prodotti .

Gli aggregati aziendali

La denominazione di aggregato aziendale riguarda sia gli aggregati interaziendali che

gli aggregati interaziendali ; i primi gli aggregati interaziendali sono costituiti da

aziende che diversificano, cioè uniscono varie combinazioni economiche che fanno

capo ad un unica azienda , i secondi gli aggregati interaziendali sono costituiti da

aziende che svolgono insieme più attività economiche quali i gruppi i consorzi le

associazioni in franchising .

Le circostanze che spingono all’aggregazione sono :

economie di scala

economie di raggio di azione

economie di transazione

altre ragioni che possono portare alla formazione di aggregati aziendali sono :

avversione alla pressione competitiva

orientamento al dominio

occasioni speculative

relazioni di solidarietà

Tra le ragioni che spingono alla disaggregazione aziendali troviamo :

ultracomplessità organizzativa

fabbisogno di differenziazione

distinzione dei rischi

GLI AGGREGATI DI AZIENDE

Vari tipi di aggregati di aziende :

-gruppi economici

-associazioni formali di aziende

-associazioni informali di aziende

-associazioni di persone

-aggregati interaziendali

Si ha un GRUPPO ECONOMICO quando più combinazioni economiche pertinenti a

soggetti giuridici diversi sono rette da un unitario soggetto economico, che quindi ha il

governo di tutte le aziende del gruppo.

Caratteristica del gruppo economico è che l’unico soggetto economico esercita il

governo economico di tutte le aziende del gruppo.

Spesso per le capogruppo finanziarie si usa la denominazione HOLDING e da qui la

dizione struttura ad holding.

Gruppi economici si possono configurare anche attorno al nucleo di una famiglia,

soprattutto in caso di famiglie con gestioni patrimoniali vaste e complesse .

Quando 2 o più aziende di produzione danno vita ad una combinazione economica

congiunta , mantenendo relativamente autonome le altre combinazioni economiche,

nasce una JOIN VENTURE, che può coincidere con una nuova azienda il cui soggetto

economico è composto dall’ insieme delle persone che compongono i soggetti

economici delle aziende di origine, oppure non si forma una nuova azienda e la

combinazione economica comune viene gestita da una serie di contratti .

Altro tipo di gruppo economico è costituito da aziende di VENTURE CAPITAL che

sono alla continua ricerca di altre aziende di dimensioni più piccole o di recente

formazione ma con elevato potenziale che richiedono apporti di capitale di rischio .

ASSOCIAZIONI FORMALI DI AZIENDE comprendono :

-consorzi di aziende di produzione e composte pubbliche

-cartelli

-associazioni in franchising , le licenze e le concessioni

-associazioni di categoria

-associazioni di aziende di consumo

-associazioni in accordi di quadro

Il CONSORZIO è costituito da più aziende che si aggregano per svolgere una

coordinazione parziale del tipo acquisti vendite ricerca e sviluppo, si costituisce perciò

una struttura comune in un dato campo .

Il CARTELLO è un insieme di aziende che si associano per attuare politiche comuni

mirate a diminuire la pressione competitiva ambientale .

Le ASSOCIAZIONI IN FRANCHISING sono composte da un azienda centrale detta

franchisor che cede un marchio, un brevetto, in cambio di un corrispettivo ed inoltre

conoscenze tecniche organizzative e gestionali, mentre le aziende affiliate franchisee si

impegnano a rispettare lo svolgimento delle combinazioni economiche stabilite dal

franchisor .

Gli ACCORDI DI QUADRO sono forme di contratti che riguardano una particolare

combinazione economica ad esempio forniture su acquisti .

Le ASSOCIAZIONI INFORMALI DI AZIENDE si distinguono in :

-reti di subfornitura sono composte da un’azienda principale e da varie aziende

fornitrici che sono caratterizzate dal fatto che gran parte della loro attività trova sbocco

in questo rapporto di fornitura le cui condizioni sono determinate dall’azienda

principale

-costellazioni di aziende si hanno quando l’aggregato è composto da poche aziende di

dimensioni omogenee con combinazioni economiche strettamente complementari. Le

aziende operano in modo integrato, non c’è un’azienda principale.

-distretti si identificano in un vasto insieme di imprese legate da relazioni di mercato e

di settore e localizzate in una ristretta area geografica. (i mobili di Cantù, i panni di

Prato). Tra le aziende del distretto si instaurano anche relazioni di concorrenza.

-intese informali varie sono associazioni che non rientrano tra le prime tre.

Le AGGREGAZIONI tra PERSONE sono costituite dalle associazioni di prestatori

di lavoro, nella forma di sindacati, articolati per settori, per aree, per professioni che

sono attive nel campo delle contrattazioni collettive relative alle condizioni di lavoro.

Le associazioni professionali invece combinano finalità di tipo sindacale con finalità di

sviluppo di capacità professionali .

LA RILEVAZIONE

Per RILEVAZIONE si intende la raccolta ordinata di dati relativi a fatti e fenomeni

oggetto di osservazione e si dividono in :

-rilevazioni elementari quando si utilizzano documenti originari quali fatture, ddt,

bolle

-rilevazioni contabili riguardano i dati prelevati ai conti in funzione del metodo della

partita doppia

-rilevazioni statistiche quando si utilizzano strumenti di raccolta quali tavole, tabelle,

grafici, diagrammi

L’ insieme dei processi di rilevazione costituisce il sistema informativo aziendale .

Una prima classificazione del sistema informativo aziendale è quella che distingue le

informazioni in funzione dei 3 livelli di decisione :

-attività di pianificazione strategica si tratta di informazioni esterne, dati approssimati

che servono per orientare l’azienda nelle decisioni strategiche (dati sulla concorrenza,

sui consumatori attuali e potenziali)

-attività direzionale si tratta di dati storici interni che servono per impostare il processo

di programmazione e controllo

-attività operativa ed esecutiva si tratta di informazioni necessarie per lo svolgimento

dell’attività corrente quali informazioni attinenti alle merci in arrivo e a quelle spedite, i

tempi per evadere gli ordini.

Una seconda classificazione distingue le informazioni in base alle aree funzionali in cui

sorgono, creando così il sottosistema delle informazioni commerciali, sottosistema

delle informazioni di produzione e quello per la ricerca e lo sviluppo ecc.

FINALITA DELLE RILEVAZIONI :

-informative hanno il compito di attirare l’ attenzione degli operatori sui fenomeni

aziendali

-decisorie hanno l’obiettivo di indicare le scelte da fare le direzioni strategiche da

perseguire

-valutative hanno il compito di apprezzare e valutare l’ attività svolta .

I SISTEMI DI RILEVAZIONE

La contabilità generale è quella parte del sistema informativo contabile che si riferisce

a tutte le operazioni di gestione che l’impresa compie con i terzi.

Il suo scopo è quello di giungere alla determinazione del risultato economico d’esercizio

e del patrimonio di funzionamento.

La contabilità generale riepiloga le varie contabilità in un unitario sistema di scritture

complesse tra loro coordinate in modo da avere un sistema contabile.

Queste scritture hanno bisogno di un metodo cioè di regole che definiscono le modalità

di funzionamento.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Economia e gestione delle imprese
SSD:
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia aziendale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Uninettuno - Uninettuno o del prof Paoloni Mauro.

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