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Capitolo 1: L'economia aziendale e l'attività economica

Quando nasce l'economia aziendale

Fra’ Luca Pacioli, autore di “Summa de Arithmetica Geometria, Proportioni e Proportionalità e della Divina Commedia” (1494), è il primo trattato di partita doppia. Questo è stato il primo tentativo di come tenere le scritture contabili negli scambi commerciali. La nascita dell’economia aziendale si ha con il discorso di Gino Zappa, ovvero “Tendenze nuove negli studi di ragioneria” nel 1927, in cui riteneva che si devono allargare i confini dell’economia aziendale.

Gino Zappa è considerato il padre dell’economia aziendale perché gli studiosi per la prima volta si confrontano su questi temi (organizzazione, gestione, redazione). Altri autori che hanno portato contributi significativi sono: Amanduzzi, Besta, Ferrero, Masini, Onida, Saraceno.

Carlo Masini è uno dei padri fondatori dell’economia aziendale, è stato un prof della Bocconi, ha caratterizzato il proprio contributo per una grande attenzione alla persona umana, è cattolico, studioso, ha cariche in istituzioni importanti. L’opera fondamentale è: “Lavoro e risparmio”, scritto negli anni 1970.

L'attività economica

Le persone perseguono diversi fini, che porta alla nascita di bisogni e per soddisfarli le persone svolgono l’attività economica, che è l’attività di produzione e di consumo di beni economici svolta dalle persone e per le persone, che si uniscono in società umane. L’attività economica avviene in società umane e istituti e si manifesta nel lavoro che è di persona, come parte della famiglia e di altri istituti. Quindi per poter analizzare l’attività economica ci si riferisce alle persone e agli istituti.

Ogni teoria economica è influenzata da 2 diverse ipotesi, che riguardano la natura delle persone e i gruppi di persone. Queste ipotesi sono:

  • Le persone sono singoli individui isolati, razionali e con interessi egoistici.
  • Le persone agiscono facendo parte del gruppo, quindi con razionalità limitata e seguendo principi di altruismo.

I bisogni

Bisogno: esigenza di un bene necessario agli scopi della vita. Si manifesta come insoddisfazione dovuta a una mancanza. Possono essere:

  • Naturali: legati alla sopravvivenza fisica (es: alimentazione, riposo). Questi sono bisogni “universali”, che sono quelli basilari.
  • Sociali: legati alla dimensione dei rapporti con le persone (es: bisogni sociali, etici, estetici, religiosi). I bisogni sociali si dividono in: “radicali” (libertà, uguaglianza) e “non radicali” (amicizia).
  • Primari: ovvero quelli essenziali.
  • Voluttuari: ovvero quelli secondari. Questi bisogni sono influenzati dalle mode e sono fortemente modificabili da strategie di comunicazione attuate dalle imprese.

La teoria dei bisogni è necessaria per comprendere l’origine e i fini delle scelte compiute dalle famiglie riguardo ai tempi, alle modalità, ai risparmi. Nelle imprese le modalità di vendita e di pubblicità sono basate su ipotesi che riguardano i bisogni dei clienti intermedi e finali. I bisogni sono disposti in ordine gerarchico, ovvero un ordine di priorità, che si verifica al variare delle scelte di consumo e dei redditi disponibili: più i redditi crescono, più si accede a consumi. Quindi la domanda dei beni varia con andamenti ascendenti, constanti, discendenti.

Maslow sostiene che le persone hanno dei bisogni fisiologici che soddisfano con i beni e poi dei bisogni secondari come il consumo, la sicurezza, la socialità, la stima, il potere, la realizzazione. Per soddisfare bisogni di socialità nascono luoghi di socializzazione, come il cinema, discoteche, bar. Ognuno di noi è portatore di un bisogno di stima, di essere riconosciuto; ogni persona ha bisogno di potere, di essere autonomo. Non tutti abbiamo lo stesso bisogno di potere, c’è chi preferisce lavorare in team e chi lavorare da solo.

Si verifica anche un processo di apprendimento: i bisogni si modificano nella misura in cui si innescano dei processi di apprendimento, dove un prodotto o servizio viene conosciuto, comprendendo la sua utilità e questo fa aumentare il bisogno (Es: internet, TripAdvisor).

I beni

I beni possono essere:

  • Economici: sono le merci e i servizi utili per soddisfare i bisogni e scarsi in base alle esigenze delle persone (es: abiti).
  • Non economici: beni che non hanno limite di scarsità e quindi sono liberamente disponibili in quantità sufficienti rispetto alle esigenze delle persone che ne hanno il bisogno. Sono detti anche “liberi” (aria, luce).

La classificazione dei beni

  • Beni complementari: quando i bisogni sono soddisfatti da più beni (es: carta e penna).
  • Beni fungibili: quando un bisogno può essere soddisfatto da beni differenti (es: penna e matita).
  • Beni differenziabili: beni progettati da un’impresa con caratteristiche differenti a quelle con gli stessi prodotti (es: capi d’abbigliamento).
  • Beni non differenziabili: un bene è offerto con caratteristiche uguali da tutte le imprese (es: materie prime, petrolio).
  • Beni di consumo: beni utilizzati per soddisfare i bisogni (es: quotidiani).
  • Beni strumentali: beni utilizzati per produrre altri beni (es: veicoli industriali).
  • Beni durevoli e a utilizzo singolo: a seconda che cedano la loro utilità in occasione di un solo impiego o in impieghi ripetuti (es: elettrodomestici).
  • Beni a consumo individuale e beni a consumo collettivo: il consumo è unico per diversi consumatori (individuale: teatro; collettivo: illuminazione pubblica).
  • Beni privati e pubblici: a seconda del soggetto.

Le attività economiche di produzione e consumo

L’attività economica consiste in:

  • Trasformazione tecnica: trasformazione fisica (dalla materia prima al prodotto), spaziale (Esselunga mette a disposizione i prodotti nei negozi) e logica (la banca tiene registrazioni contabili) e avviene negli istituti.
  • Negoziazioni: sono scambi e sono classificati in base all’oggetto scambiato. Possono essere: di beni privati o pubblici, di disponibilità di mezzi monetari (capitali di prestito), copertura dei rischi (attraverso contratti di assicurazione), lavoro prestato dalle persone.
  • Configurazione dell’assetto istituzionale: modo di governare un’azienda, la struttura dell’assetto di governance.
  • Scelte di organizzazione e la definizione degli aspetti di rilevazione e informazione.

La produzione economica, di beni e di redditi

Le attività di produzione economica sono le attività svolte da un’impresa incluse quelle di marketing, vendita e rilevazione, non sono quelle di fabbricazione. Per quanto riguarda la produzione di beni può essere svolta nella forma di merci, o come produzione di servizi di trasporto e assistenza medica. Tutte le imprese svolgono l’attività di produzione economica, ma non tutte svolgono l’attività di produzione di beni. Quindi la produzione economica è la funzione caratteristica che l’impresa svolge nelle “economie di mercato” e non il fine dell’impresa.

Le condizioni di produzione

L’attività economica di produzione si attua usando condizioni di produzione, ovvero i fattori di produzione. Sono gli elementi che direttamente o indirettamente rendono possibile o ostacolano la produzione. Sono gli elementi che direttamente o indirettamente rendono possibile o ostacolano la produzione economica dell’impresa. Ne fanno parte elementi materiali e non, esterni e interni all’azienda come: materie prime, componenti, immobili, lavoro operativo, beni pubblici, beni liberi, terra.

Fra le condizioni di produzione sono presenti le condizioni primarie, che sono condizioni fondamentali per le imprese e suscitano nelle persone interessi economici primari verso l’impresa, facendo nascere delle aspettative da parte dei conferenti (gli stakeholder). Ne fanno parte:

  • Lavoro: (operativo, direttivo) prestato dalle persone all’impresa dedicando la maggior parte della propria attività lavorativa.
  • Capitale risparmio: viene conferito a titolo “di rischio”, detto anche capitale proprio.

Le due condizioni primarie di produzione si riferiscono alle due categorie di persone che formano il “soggetto economico d’impresa”, che è l’insieme delle persone con interessi economici primari nell’impresa e che hanno il diritto e il dovere di governarla.

Le persone e i gruppi di persone

Tradizionalmente le scienze economiche hanno utilizzato come soggetto l’homo oeconomicus, visto come soggetto autonomo, egoista, con il fine di massimizzare la propria ricchezza e capace di valutare razionalmente le proprie scelte. Emerge la razionalità assoluta. Al contrario, nelle scienze moderne, la persona umana:

  • Fa parte di più società umane, quindi le scelte sono influenzate da questa condizione.
  • Svolge l’attività economica come mezzo, non come fine.
  • Le persone e i gruppi di persone operano secondo razionalità limitata.
  • Condividono valori di lealtà, solidarietà e progresso.

Le persone agiscono in modo da massimizzare il proprio benessere individuale come lo percepiscono. Le azioni delle persone sono vincolate dal reddito, dal tempo e dalle opportunità economiche e non, determinate dall’azione privata e collettiva. Inoltre, le scelte delle persone sono influenzate dalle preferenze e dai:

  • Bisogni umani fondamentali: quelli biologici come cibo e bevande.
  • Le caratteristiche dei beni.
  • Capitale personale: le esperienze personali passate, le abitudini.
  • Capitale sociale: determinato dalle scelte delle altre persone che formano una rete di conoscenze, anche se la singola persona può scegliere il gruppo sociale di riferimento influenzandolo direttamente.

Il capitale umano complessivo (capitale personale + capitale sociale) ha un ruolo fondamentale. Le scelte delle persone, il capitale umano e le preferenze sono legate da una relazione dinamica: le scelte dei beni e le esperienze compiute al tempo “t” influenzano il capitale personale e sociale, e il capitale umano modificato determina nuove preferenze.

I processi decisionali individuali: la razionalità limitata

Lo studio dell’economia è lo studio delle scelte dei soggetti che svolgono l’attività economica. Nella teoria economica ha un ruolo molto importante la teoria dei processi decisionali. Ci sono 3 modelli:

  1. Modello delle scelte individuali secondo razionalità assoluta, utile a capire gli altri due modelli.
  2. Modello delle scelte individuali secondo razionalità limitata.
  3. Modello delle scelte a più attori nei contesti organizzati, secondo razionalità limitata.

Primo modello: scelte individuali secondo razionalità assoluta

Secondo questo modello un soggetto che deve prendere una decisione:

  • Ha chiaro il problema e l’obiettivo da ottimizzare.
  • Sono disponibili le informazioni sulle possibili scelte.
  • È conosciuto il futuro.
  • Tutte le alternative sono confrontabili.
  • C’è un unico decisore (isolato).
  • La persona sceglie l’alternativa migliore.

Ma in realtà queste ipotesi sono in parte realizzabili:

  • Il problema non è mai perfettamente definito e non c’è mai solo un obiettivo.
  • Le informazioni non sono tutte disponibili e conoscerle determina dei costi.
  • Nessuno conosce completamente il futuro.
  • Si hanno problemi di incommensurabilità tra le alternative.
  • Il decisore facendo parte della società umana non può tenere conto solo delle sue preferenze.

Secondo modello: scelte individuali secondo razionalità limitata

Herbert Simon ha elaborato il concetto di razionalità limitata e ha proposto un modello secondo il quale le decisioni derivano da processi iterativi e sequenziali nei quali si modificano anche le aspettative:

  • Il decisore ha inizialmente determinate attese e individua qualche soluzione.
  • Esamina e valuta una possibile soluzione e confronta le sue caratteristiche con le attese iniziali e si possono avere: caratteristiche inferiori alle attese o caratteristiche pari o superiori.
  • In entrambi i casi vengono ridefinite le attese verso il basso o verso l’alto.
  • Il decisore confronta e valuta le soluzioni e le attese, che si modificano in base agli esiti.
  • Il soggetto sceglie quando stanno per scadere i tempi o quando la ricerca diventa troppo costosa.

Le persone agiscono in modo da massimizzare il proprio benessere individuale, il loro comportamento è coerente nel tempo, le azioni sono vincolate dal reddito e dal tempo, le scelte sono influenzate dai gusti o dalle preferenze, si realizzano comportamenti altruistici. Ciò ha portato a sviluppare diverse teorie:

  • Teoria X: il datore di lavoro e il lavoratore in modo opportunistico cercano di trarre qualcosa.
  • Teoria Y: si cerca di incentivare l’altro soggetto a far funzionare il progetto.
  • Logiche win-win: dalla collaborazione può nascere una crescita.

Terzo modello: scelte a più attori nei contesti organizzati

I processi decisionali si svolgono in società umane, che sono spazi popolati da molte persone che contemporaneamente sono coinvolte in diversi processi decisionali che si intersecano. Le decisioni da prendere sono in concorrenza perché: ogni processo decisionale richiede l’impiego di risorse che sono scarse e alcuni processi decisionali sono avviati, mentre altri no e una scelta può essere incompatibile con le altre. Anche le soluzioni sono in concorrenza fra loro.

Per sapere quale decisione o soluzione scegliere, si utilizza il modello proposto da Cohen, March e Olsen. Secondo questo modello le decisioni si prendono in tempi e luoghi che sono le “occasioni di decisione” (es: il consiglio di amministrazione), dove partecipano le persone che sono autorizzate a prendere quelle decisioni. Nelle occasioni di decisione confluiscono 3 fattori: le persone, i problemi e le soluzioni e da questi “contenitori” ne derivano le scelte compiute.

I partecipanti attribuiscono al problema una criticità elevata e chi ha un forte interesse farà in modo che venga percepita anche dalle altre persone. Nelle aziende vengono proposte: le regole organizzative, le procedure e applicate le routine consolidate per ottenere risultati coerenti con gli obiettivi dell’azienda e in modo da prendere poche decisioni.

I gruppi sociali, le norme e i ruoli

Le persone umane interagiscono occasionalmente e in forme stabili, dette società umane, in cui l’azione individuale produce benefici individuali e collettivi. Il gruppo sociale è l’insieme di persone: formato spontaneamente da pochi componenti (3/7); si ha un obiettivo comune; ha una struttura sociale interna; sviluppa delle regole di comportamento (norme) che se non vengono rispettate porta all’esclusione dal gruppo; è duraturo nel tempo; si crea un equilibrio fra ciò che si fornisce e ciò che si ottiene; si scioglie quando si rompe l’equilibrio.

Al centro del gruppo sociale c’è una rete di scambi fra i membri e ogni persona ha stabili relazioni con ogni membro, ognuno ha risorse limitate e il gruppo sociale è guidato da un leader. Il ruolo è il sistema delle attese di comportamento che confluiscono su una persona che occupa una certa posizione nel gruppo. Quando i ruoli sono coerenti il gruppo è “in equilibrio”. Molte persone sono in una situazione di inclusione parziale in più gruppi, in cui il comportamento è influenzato da più attese di comportamento e possono nascere tensioni dalle incompatibilità tra le attese di diversi ruoli.

Cooperazione, opportunismo, fiducia e altruismo

La cooperazione consente di ottenere risultati non conseguibili dai soggetti singolarmente. Produce una rendita che verrà distribuita fra i partecipanti e dipenderà dalla cooperazione di ogni persona. Ma i contributi individuali e i risultati realizzati non sono conoscibili e ciò porta ad avere comportamenti opportunistici, che si manifestano fra persone di diversi istituti. Questi comportamenti rendono le transazioni costose e non efficienti. Al contrario i comportamenti altruistici producono un vantaggio con un sacrificio di chi agisce e gli obiettivi di una persona fanno sì che il comportamento altruistico sia funzionale a massimizzare il benessere personale e rendano meno costose le interazioni.

L'economia aziendale

Le scienze economiche, che come oggetto hanno l’attività di produzione di beni, si dividono in:

  • Economia politica: studia i fenomeni economici dei grandi aggregati regionali, nazionali ed internazionali. Quando viene studiato il singolo produttore e consumatore (micro), si tratta di un operatore in situazioni di “laboratorio”. Grazie ai contributi dell’economia aziendale, elabora le teorie economiche per le decisioni di politica economica regionale, nazionale e internazionale.
  • Economia aziendale: studia i fenomeni economici a livello delle singole aziende e analizza come si sviluppano i processi decisionali. È una disciplina che formula dei giudizi. Si interessa delle scelte operate dagli uomini per adattare i mezzi a disposizione e cerca di risolvere il problema economico letto in termini di convenienza economica. Si compiono scelte di carattere organizzativo, strategico e competitivo. Utilizza un metodo induttivo e deduttivo: in questo modo studia la singola azienda per capire se le azioni si possono generalizzare. È una disciplina descrittiva (positiva) e una normativa (valutativa). Non ha un valore normativo assoluto perché ogni valutazione è relativa e per giudicare in pieno valore normativo, deve unirsi con i contributi di altre scienze.
  • Economia industriale: studia prevalentemente i settori, il comportamento delle imprese e le performance.
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/07 Economia aziendale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Ottavia003 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia aziendale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Zuffada Elena.
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