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La relazione tra contabilità e bilancio

La metodologia contabile (PD) è "solo" uno strumento utile ad incanalare nell’apparato contabile l’esito delle operazioni compiute dall’impresa ai fini di una loro opportuna (anche se provvisoria) classificazione secondo la natura dei valori e la loro classificazione in bilancio. Tuttavia, le rilevazioni contabili forniscono i valori (ordinatamente annotati) da cui partire per pervenire al bilancio di esercizio e non solo il bilancio. Il bilancio sembrerebbe un sistema solo storico, in realtà l’accrescimento o il depauperamento di "ricchezza" vanno letti tenendo conto non soltanto di quanto già accaduto, ma anche di condizioni prospettiche sia interne all’impresa, sia di ambiente e di mercato (il mercato è una parte dell’ambiente) che insieme possono condizionare le prospettive reddituali dell’impresa. Anche le condizioni esterne possono modificare il significato di grandezza all’interno dell’azienda.

La situazione contabile è sintatticamente corretta se il totale dei saldi DARE è uguale al totale dei saldi AVERE. (Le rettifiche oggettive danno luogo a dei giroconti.)

Processo di formazione del bilancio d’esercizio

Attraverso l’analisi delle operazioni in corso arrivo a valutare le rimanenze; congetturo gli ammortamenti e li comunico alla contabilità, che li rileva. Queste stime e congetture generano dei valori che devono essere acquisiti dal sistema contabile. Il progetto del bilancio viene redatto dagli amministratori, ma non è ancora il bilancio; perché si arrivi al bilancio d’esercizio occorre che esso venga approvato dall’assemblea dei soci. Gli amministratori devono redigere il progetto di bilancio entro 90 giorni dalla fine dell’esercizio. Durante i 90 giorni il progetto di bilancio è disponibile per gli amministratori. L’assemblea dei soci deve riunirsi per discutere il progetto di bilancio entro 120 giorni.

Beni strumentali

I beni strumentali sono beni che hanno la proprietà di produrre o di concorrere alla produzione di altri beni. I beni strumentali di dicono anche beni di consumo durevole, perché un bene si può dire strumentale quando dopo essere stato utilizzato permane dell’azienda per poter essere ancora utilizzato con le stesse caratteristiche in ulteriori processi produttivi. Se dopo l’utilizzo del bene non ho più la possibilità di utilizzare quel bene si ha un bene di consumo immediato. La strumentalità di un bene non è data dalla natura del bene, ma dalla destinazione del bene a permanere nell’azienda in quanto strumentale al suo fine istituzionale. La strumentalità può essere diretta o indiretta (per allestire l’aspetto tecnico). I beni strumentali sono immobilizzazioni. Le immobilizzazioni sono impieghi che devono essere durevolmente mantenuti per la proficua gestione dell’impresa. La cui fuoriuscita (dismissione) anticipata dal processo produttivo prima che ne sia esaurita la funzione economica comporterebbe un intralcio per la gestione dell’impresa.

Le disponibilità sono tutte le altre forme di impiego di capitale. Per le disponibilità vale il principio opposto a quello delle immobilizzazioni; le disponibilità, se non vengono disinvestite nel breve periodo (al massimo 12 mesi), diventano un aggravio di costi.

Modalità di acquisizione delle immobilizzazioni

  • Acquisto (da un fornitore, sorgere di un costo e di un debito)
  • Conferimento in natura (a fronte di quote di capitale sociale); il bene strumentale deve essere valutato da un perito, cioè un professionista esterno nominato o dal tribunale o dall’impresa: deve redigere una perizia (valutazione) del bene strumentale (art. 2243 C.C). Gli amministratori possono anche ridurre la valutazione del perito, per prudenza (liberano meno quote di capitale)
  • Costruzione interna o costruzione in economia (attività straordinaria); ciò può essere fatto per convenienza o per proteggere segreti di produzione del proprio prodotto finito; inoltre può essere fatto anche per evitare che lo stesso bene strumentale venga utilizzato dalla concorrenza

Con queste tre modalità l’impresa acquista la proprietà del bene strumentale. Ci sono altre due modalità in cui l’azienda non acquisisce la proprietà, ma solamente il possesso del bene (queste due modalità il bene non entra nel patrimonio dell’impresa, ma generano dei costi che imputerà per competenza nel rendiconto del reddito):

  • Locazione: un’impresa contratta con un terzo le condizioni per utilizzare un bene. La proprietà rimane del terzo; l’impresa con il contratto di locazione corrisponderà al terzo un canone di locazione; i canoni di locazione sono registrati nel conto economico
  • Leasing: contratto di locazione finanziaria; il bene strumentale viene consegnato dal fornitore all’impresa, ma il fornitore vende il bene strumentale alla società di leasing. La proprietà sarà della società di leasing. La società di leasing paga il fornitore; dopo di che la società finanziaria stipula un contratto di leasing con l’impresa, la quale pagherà dei canoni di leasing. L’impresa attraverso i canoni di leasing corrisponde tutto il valore del bene strumentale che sta utilizzando, più gli interessi. Alla scadenza del contratto di leasing, l’impresa ha due possibilità: lasciare il bene alla società finanziaria, concludendo il contratto di locazione; oppure esercitare la facoltà di riscatto del bene, pagando un ulteriore compenso alla società finanziaria (stabilito alla stipulazione del contratto) e acquisendo così la proprietà del bene strumentale. L’impresa diventerà proprietaria del bene.

Ammortamento dei beni materiali e immateriali

Il problema dell’ammortamento riguarda solamente i beni materiali e immateriali, che sono soggetti ad un processo di invecchiamento, che si può manifestare sotto un profilo fisico-tecnico e si parla di senescenza; oppure sotto un profilo economico-tecnico e si parla di obsolescenza, cioè l’invecchiamento del bene strumentale per effetto dell’innovazione tecnologica. L’obsolescenza rende un bene strumentale ancora integro sotto il profilo fisico-tecnico, ma non più convenientemente impiegabile sotto il profilo economico (superato tecnologicamente, non c’è convenienza ad utilizzarlo). L’obsolescenza può colpire il bene strumentale direttamente (viene immesso nel mercato un bene più innovativo). Senescenza e obsolescenza concorrono a determinare il fenomeno dell’ammortamento: perdita di valore di un bene strumentale provocata dal suo consumo fisico, economico e tecnico. Inoltre, senescenza e obsolescenza determinano anche la durata economica utile o vita economica utile di un bene strumentale, cioè l’intervallo di tempo in cui il bene strumentale può essere utilizzato convenientemente nel processo produttivo. Al termine della durata economica utile, il bene strumentale verrà dismesso (stralciato dal processo produttivo). L’obsolescenza interviene a ridurre la durata economica utile di un bene strumentale rispetto a quella che sarebbe ipotizzabile per sole questioni di senescenza.

Come si calcola l’ammortamento? Il calcolo dell’ammortamento avviene attraverso la ripartizione del valore da ammortizzare del bene strumentale lungo la durata economica utile. Il valore da ammortizzare è dato dal costo sostenuto per l’acquisizione del bene strumentale al netto del presunto ricavo che l’impresa avrà (forse) nel momento in cui andrà a dismettere il bene al termine della durata economica utile. Questo presunto ricavo si chiama ricavo da stralcio. Il valore da ammortizzare è dato dal costo di acquisizione del bene strumentale meno il presunto ricavo da stralcio. Calcolare l’ammortamento significa ripartire il valore da ammortizzare sulla vita economica utile. Il valore da ammortizzare è di per sé un valore già complesso; esso è dato dal "costo" di acquisizione (quando l’impresa acquisisce il bene strumentale il costo è l’impiego effettuato dall’impresa per introdurre il bene stesso nel suo patrimonio) del bene strumentale ridotto dal presunto ricavo da stralcio. Questo valore presunto è una stima; stimo prima il ricavo che presumibilmente avrò quando andrò a dismettere il bene strumentale. L’ammortamento si inizia a calcolare da quando il bene strumentale (cespite) inizia la sua vita economica utile, quindi quando entra in funzione.

Perché viene tolto il ricavo da stralcio? Dal punto di vista teorico si segue il principio di competenza. Come si calcola? Si dovrà fare una stima a lungo termine e si potrebbe avere anche un costo di stralcio. La stima di ricavo da stralcio riduce il costo di acquisizione e conseguentemente riduce anche le singole quote di ammortamento e conseguentemente va ad aumentare il reddito di esercizio a parità di altre condizioni. Nel calcolo dell’ammortamento si scontrano due principi: di competenza e di prudenza; tra di essi prevale il principio di prudenza. Se ci sono elementi per stimare il ricavo da stralcio, lo si stima. Se l’area di stima è troppo ampia, lo si stima uguale a zero, secondo il principio di prudenza.

Costo di acquisizione e criteri di ripartizione

Costo di acquisizione: valore di acquisizione; costo storico. Se il valore di acquisizione deriva da un acquisto "puro", ci sarà la rilevazione di un costo sorto in un contratto di compravendita. Se invece deriva da un conferimento, si rileverà un "costo" stimato in perizia (valore peritale). Se infine deriva dalla costruzione interna, esisteranno dei costi sostenuti per la costruzione (D: IMMOBILIZZAZIONI; A: INCREMENTI IMMOBILIZZAZIONI PER COSTRUZIONI INTERNE è una posta rettificativa di costi non consumati, e quindi non di competenza, e che vanno tolti da rendiconto del reddito). Il valore di acquisizione è dato dalla somma dei costi cospicui sostenuti per l’acquisizione del cespite (inclusi costi di collaudo) ridotto dall’eventuali ricavi da collaudo.

Per l’ammortamento ho bisogno di scegliere un criterio di ripartizione. Ce ne sono vari:

  • Quote costanti: criterio di ripartizioni a (% costante del valore da ammortizzare; ogni anno ho la stessa quota di ammortamento)
  • Quote crescenti: criterio di ripartizioni a (% crescente del valore da ammortizzare; le quote sono inizialmente più basse, e man mano che ci si avvicina alla dismissione del bene, esse aumentano) – non sono accettati dai principi contabili nazionali
  • Quote decrescenti: criterio di ripartizioni a (% decrescente del valore da ammortizzare) – sono accettati dai principi contabili nazionali.

Tutti questi tre criteri hanno un difetto: stabilire dei piani prefissati di ammortamento all’inizio della vita del cespite, senza prevedere delle eventuali modifiche. Per questo motivo ci si avvale di un altro principio che tenga conto delle modifiche che possano avvenire durante la vita utile del bene strumentale.

Il criterio a quote ipoteticamente o virtualmente costanti: se non ci sono variazioni nel valore da ammortizzare o nella vita economia utile sarà lo stesso che per il criterio a quote costanti. La quota di ammortamento si calcolerà con il valore da ammortizzare / n° anni della durata economica utile. Ciò comporta che il coefficiente di ammortamento è uguale a quota di ammortamento / valore da ammortizzare. L’obiettivo dell’ammortamento è quello di far sì che allo scadere della vita economica utile, il valore da ammortizzare sia uguale al valore ammortizzato.

Esempio di ammortamento con il criterio a quote ipoteticamente o virtualmente costanti:

Anno Valore "storico" da ammortizzare Quota di ammortamento Valore ammortizzato Valore residuo da ammortizzare
1 1000 100 100 900
2 1000 100 200 800
3 1000 100 300 700
4 1000 100 400 600
5 1000 300 700 300
6 1000 300 1000 0

Valore "storico" da ammortizzare = 1000
Anni di durata della vita utile economica = 10
Al quarto anno mi accorgo che il cespite non durerà oltre il 6° anno; quindi devo ricalcolare la quota di ammortamento: valore da ammortizzare / n° anni della durata economica utile. Il valore ammortizzato equivale al fondo ammortamento: valore che hai già ammortizzato dei beni strumentali. Se voglio leggere nel bilancio il residuo da ammortizzare: valore storico – fondo ammortamento.

Beni di consumo

I beni di consumo sono beni a fecondità semplice, cioè beni che si consumano all’atto del loro utilizzo. Dopo essere stati utilizzati non sono più suscettibili di essere ancora utilizzati con le stesse caratteristiche, in processi produttivi successivi. Per i beni di consumo occorre distinguere il momento dell’acquisto dal momento dell’utilizzo e da quello di consumo economico. Tipici beni di consumo sono le materie prime. I beni di consumo di suddividono in: già consumati e da consumare. I beni di consumo da consumare vanno a comporre le rimanenze di magazzino (materie prime, semilavorati e prodotti finiti); i beni di consumo già consumati vanno a comporre i costi di esercizio. Le rimanenze di magazzino si dividono in:

  • Rimanenze di magazzino iniziali
  • Rimanenze di magazzino finali

Il costo del venduto è dato dalla somma di RIMANENZE INIZIALI + ACQUISTI – RIMANENZE FINALI e si trova nel rendiconto del reddito. Nel patrimonio si inseriscono solamente le rimanenze di magazzino finali. Le rimanenze finali si valutano al minor valore tra il costo e il prezzo di mercato.

Relazione tra modulo monetario e la nominalità dei valori

L'unità di misura tipica dei valori aziendali è la moneta, in quanto la moneta rende omogenee grandezze che non lo sono sul piano strutturale. La moneta è l’unico modulo di commisurazione che consente di rendere confrontabili sul piano nominale grandezze diverse, quali sono quelle che entrano nei processi produttivi aziendali. La moneta nei processi aziendali ha più funzioni:

  • Modulo di commisurazione dei valori (unità di misura)
  • Intermediaria degli scambi (mezzo di pagamento)
  • Strumento per accrescere o accelerare i processi produttivi
  • Strumento per costituire riserve di valore

L’utilizzo della moneta come unità di misura e di espressione di grandezze strutturalmente diverse ha come conseguenza la nominalità dei valori: rende le stesse omogenee e dunque confrontabili soltanto sul piano nominale; c’è un limite nella omogeneità. La nominalità è pertanto l’effetto che ricade sui valori di bilancio, per la circostanza di essere espressi e misurati in moneta di conto (moneta con cui sono misurate le grandezze aziendali); di solito la moneta di conto è la moneta che ha potere liberatorio negli scambi nel paese in cui ha sede l’azienda.

Cause della nominalità, momenti nominalistici:

  • Momento computistico: momento della rilevazione del valore; fa riferimento alla differenza tra valore nominale e potere d’acquisto della moneta. La moneta ha un valore nominale facciale stabile, ma ha un potere d’acquisto, che invece varia nel tempo: aumenta per effetto della deflazione, diminuisce per effetto dell’inflazione. Se il valore nominale è stabile, mentre il potere d’acquisto si modifica, nel tempo grandezze uguali hanno in realtà un peso economico diverso.
  • Momento costitutivo: momento riferito alla struttura del valore; anche se il momento computistico venisse superato, il momento costitutivo non è superabile; tutte le considerazioni che vengono fatte soggiacciono al velo monetario: le grandezze considerate sono solo nominalmente confrontabili.

Differenza tra struttura, forma e schema di bilancio

La struttura è la modalità di aggregazione di valori in classe. Le diverse tipologie di strutture di bilancio si differenziano essenzialmente rispetto a come sono classificate le rimanenze di magazzino nel sistema del conto economico:

  • Struttura a costi ricavi e rimanenze
  • Struttura a costi e ricavi: ho un dato sintetico, non tutte le componenti
  • Struttura a costi ricavi e variazione delle rimanenze: somma algebrica tra rimanenze iniziali e rimanenze finali; si separano le rimanenze di materie prime e rimanenze di semilavorati e prodotti finiti: confronto rimanenze iniziali di materie prime e rimanenze finali di materie prime, e confronto rimanenze iniziali di semilavorati e prodotti finiti e rimanenze finali di semilavorati e prodotti finiti. Le variazioni di rimanenze di MP si classificano nei costi (dare); le variazioni di rimanenze di semilavorati e prodotti finiti li classifico nei ricavi (avere) perché sono una rettifica di costi.

La forma di bilancio riguarda il modo di rappresentare le classi in bilancio. Il bilancio può avere forme:

  • Forma scalare: sommo algebricamente ricavi e costi fino ad arrivare al reddito netto
  • Forma a sezioni contrapposte

Lo schema è una rappresentazione vincolante (imposta per legge) della struttura e della forma. Il Codice civile definisce lo schema obbligatorio di bilancio agli articoli 2423 e seguenti. Lo schema prevede:

  • La forma scalare per il conto economico
  • La forma a sezioni contrapposte per lo stato patrimoniale

La struttura obbligatoria scelta dal codice civile è quella "costi ricavi e variazioni delle rimanenze". Salve le disposizioni di leggi speciali per le società che esercitano particolari attività.

Relazione tra contabilità e sistema informativo

Le informazioni in parte sono gestite dal sistema contabile, altra parte da altri sistemi inform...

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/07 Economia aziendale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher jessica_dipasquale di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia aziendale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Clerici Elisabetta.
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