Economia aziendale
Introduzione
Cos’è l’economia aziendale? L’economia aziendale è una disciplina che studia l’azienda nella sua capacità di risolvere, attraverso ragionate scelte di mercato, il problema economico. L’azienda può essere vista come una barca a vela, posta in un contesto mutevole in cui le persone devono essere in grado di prendere delle decisioni forti per raggiungere l’obiettivo. L’azienda non è un oggetto statico. Il problema economico che deve essere risolto non ammette solamente il denaro ma anche lo sfruttamento delle risorse a disposizione.
Molti problemi economici del momento sono dettati da una cattiva gestione dell’economia. Il problema economico è un problema di scelte tra mezzi scarsi aventi usi alternativi; il problema economico scaturisce da numerosi bisogni dell’uomo che possono essere soddisfatti approvvigionandosi di beni economici. I beni economici hanno due caratteristiche: utilità e scarsità. Infatti, i bisogni degli uomini sono molteplici mentre le risorse sono limitate e ciò genera il problema economico.
Per concorrere a risolvere il problema economico bisogna ricercare il migliore utilizzo delle risorse evitando gli sprechi. L’economia aziendale è una branca delle scienze economiche che si occupano delle attività di consumo e di produzione di beni atti a soddisfare i bisogni umani, ovvero l’attività economica dell’uomo. Le scienze economiche non si interessano del singolo, ma delle persone in quanto membri di società, gruppi e organizzazioni in cui cercano di soddisfare i propri bisogni. L’attività economica si svolge prevalentemente in istituti, ovvero società umane con caratteri di stabilità (es. famiglie, istituti pubblici, organizzazioni no profit, ecc.).
Le scienze economiche si fondano sul presupposto che l’uomo fondi l’attività economica come mezzo e non fine ultimo dell’esistenza; l’attività economica è il mezzo utilizzato dagli individui per soddisfare quei bisogni che possono essere soddisfatti tramite approvvigionamento e consumo di beni economici. È importante che le scienze economiche siano affiancate ad altre discipline come la psicologia, la sociologia, la filosofia e l’etica per conoscere quali siano i bisogni dell’uomo. Le scienze economiche estrapolano ed elaborano i bisogni rilevanti per l’attività economica, alla base delle scelte compiute da imprese, istituti pubblici, famiglie in termini di prestazioni di lavoro, composizione dei consumi, propensione o meno al risparmio e decisioni di investimento.
I bisogni delle persone sono disposti in ordine gerarchico, più rigido a redditi bassi e sempre più flessibile con l’aumento del reddito.
Rami delle scienze economiche
Le scienze economiche si dividono in due rami:
- Ramo politico (economia politica)
- Ramo aziendale (economia aziendale)
Le due discipline hanno metodi e punti di osservazione diversi. In particolare, l’economia politica si divide in 2 ulteriori rami: macroeconomia (che studia i grandi sistemi, gli aggregati di individui a livelli nazionali e internazionali) e la microeconomia (che studia il comportamento del singolo individuo come tipo appartenente a una categoria). Per questo motivo possiamo evincere che l’economia politica studia l’azienda dall’esterno, come appartenente a una categoria, mentre l’economia aziendale studia le aziende dall’interno. L’economia aziendale infatti studia i meccanismi di gestione di un’azienda, la sua amministrazione economica e capacità di concorrere a risolvere il problema economico.
Ciò avviene considerando che i bisogni umani vengono soddisfatti non solo tramite consumo diretto di beni, ma nelle economie evolute è evidente che i bisogni umani sono più soddisfatti tramite attività economiche di produzione, tali in quanto razionale utilizzo di risorse produttive. Perché l’azienda concorra a soddisfare il problema economico deve seguire il principio del minimo mezzo e un’attività razionale.
Definizione di azienda
Definiamo l’azienda come un istituto che concorre alla risoluzione del problema economico attraverso ragionate scelte di approvvigionamento, produzione e distribuzione di risorse. L’economia aziendale studia l’azienda nel suo modo di risolvere, attraverso scelte di mercato, il problema economico. Il mercato è dato dall’insieme delle negoziazioni di scambio poste in essere da una pluralità di soggetti. Gli scambi avvengono con corrispettivi in denaro, perciò sono detti ‘’monetari’’ (beni contro moneta). Il mercato in estrema sintesi è dato dall’incontro tra domanda e offerta.
Economia aziendale studia
- Amministrazione economica dell’azienda (gestione)
- Attraverso scelte ragionate (razionali)
- Evitando sprechi
- In 3 fasi: approvvigionamento, produzione, distribuzione
L’impresa pone in essere scelte di approvvigionamento, chiedendo al mercato ciò di cui ha bisogno per alimentare il processo produttivo. Le risorse sono chiamate fattori produttivi (es. materie prime, macchinari, manodopera, denaro, ecc.) che possono essere:
- Fattori primari: capitale e lavoro umano (fattore che porta in azienda la persona)
Tali due fattori necessitano di un terzo fattore: l’organizzazione. In fase di approvvigionamento l’impresa aumenta la domanda di mercato. Segue la fase di produzione (tecnica) in cui l’azienda non entra in contatto con il mercato ma internamente trasforma le risorse produttive in output, ovvero ‘’prodotti finiti’’. In seguito vi è la fase di distribuzione/vendita in cui l’impresa torna a relazionarsi con il mercato alimentando l’offerta di mercato, che andrà a soddisfare i bisogni di consumo di chi domanda quei beni e quei servizi.
L’attività di consumo a cui l’azienda risponde può essere di tipo conclusivo (consumatore finale) oppure atto ad alimentare ulteriori processi produttivi. Il prodotto finito di un’impresa può diventare la materia prima di un’altra. Il flusso di scambi tra azienda e mercato è circolare e non ha mai fine. L’azienda avrà sempre bisogno di cedere i propri prodotti. In fase di approvvigionamento l’azienda interloquisce con i fornitori, mentre in fase di distribuzione si rapporta con i clienti. In fase di approvvigionamento l’azienda sostiene operazioni di acquisto che hanno determinati costi. Il costo è: l’impiego di risorse che l’impresa ha in fase di acquisto e consumo dei fattori produttivi dato dalla quantità acquistata x il prezzo costo.
In fase di distribuzione l’azienda pone in essere operazioni di vendita (ai clienti) e consegue dei ricavi (quantità venduta x prezzo di vendita). Esempio: se compro un libro da 30 euro il prezzo costo sarà quello di 30 euro, anche se compro 10 libri uguali.
Ricavi – Costi = Reddito
Se i ricavi sono superiori ai costi il reddito sarà positivo (utile), ma se i costi sono superiori ai ricavi si ottiene un reddito negativo (perdita). Le imprese devono fare in modo che i ricavi (ovvero le risorse che le imprese rimettono nel mercato) siano sempre superiori ai costi.
Caratteristiche dell'azienda
L’azienda è un istituto che si dedica alla soluzione di problemi economici, ossia il soddisfacimento dei bisogni umani, mediante l’impiego razionale di mezzi scarsi aventi usi alternativi, ponendo in essere ragionate scelte di approvvigionamento, produzione e distribuzione. Tutte le aziende devono creare utilità per il sistema e produrre valore, restituendo al sistema economico risorse in misura maggiore di quelle di cui si sono approvvigionate.
Non esiste un’unica definizione di azienda ma tutti gli autori concordano nel definire 4 punti:
- L’azienda è un istituto (organizzazione con regole e strutture stabili che necessita di ordine).
- È un istituto duraturo il cui permanere è indipendente dal permanere delle persone che le hanno dato vita (anche in ipotesi di avvicendamento).
- Il fine dell’azienda è il soddisfacimento dei bisogni umani. Il profitto non è il fine ultimo ma è un mezzo che consente alle imprese di permanere sul mercato e raggiungere in questo modo il fine ultimo.
- L’attività economica svolta dall’azienda è la produzione di risorse.
Carlo Masini definì l’azienda come l’ordine strettamente economico di un istituto, che presenta tutte le caratteristiche precedentemente citate. L’azienda è il genere degli istituti economici atti a produrre e consumare con efficacia durevole beni e servizi. Le aziende possono essere divise essenzialmente in:
- Aziende di erogazione: Finalizzate alla soddisfazione diretta dei bisogni umani perché l’attività economica prevalentemente svolta da esse è quella di consumo (di norma non hanno produzione se non legata all’autoconsumo). Lo scambio con il mercato avviene solo in fase di approvvigionamento.
- Aziende di produzione: Operano producendo beni e servizi per lo scambio sul mercato; soddisfano in via indiretta bisogni per le aziende di produzione.
Possono produrre:
- Beni (materiali o immateriali) che sono accumulati in scorte, suscettibili a essere trasferiti nel tempo e nello spazio.
- Servizi che non possono essere accumulati (es. banche) e non possono essere trasferiti nel tempo e nello spazio. Beni e servizi per essere considerati ‘’prodotto’’ devono avere un contenuto economico.
Aziende composte: Sono aziende che svolgono insieme funzioni di erogazione e produzione. Una parte della produzione di beni e servizi è finalizzata al soddisfacimento dei bisogni delle persone attraverso attività di autoconsumo, mentre un’altra parte è destinata a essere scambiata sul mercato.
Le aziende non-profit sono aziende di natura privata ispirate a finalità varie che non possono cedere patrimonio a coloro che lo hanno costituito. In esse si riscontra un’intersezione tra attività economiche e attività non economiche.
Aziende di produzione e rischio di mercato
Le aziende di produzione possono dividersi rispetto alla loro attività di produzione tecnica caratteristica:
- Aziende di produzione originaria: Tra queste rientrano le aziende che si approvvigionano di materia prima attingendo direttamente dalle risorse naturali. Ne sono esempio le aziende estrattive, le aziende agricole, ecc. Tutte queste hanno un prodotto finito che diventa materia prima per le aziende manifatturiere.
- Aziende manifatturiere: Svolgono attività di trasformazione di materie prime in prodotti finiti. Si modificano le materie prime in modo organolettico (fisicamente e chimicamente). Questi due tipi di aziende sono entrambe aziende industriali.
- Distributive: Ricevono le materie prime dai due tipi di aziende precedenti e hanno come output prodotti per il pubblico. Il loro processo di trasformazione è solo di tipo commerciale. Un esempio di azienda di distribuzione è l’Esselunga.
Questa distinzione costituisce il modello dell’economia. I tre tipi di aziende citati in realtà si servono di aziende sussidiarie; ad esempio, le aziende di produzione di servizi svolgono attività sussidiarie di aziende del settore primario o secondario.
Tutte le aziende di produzione possono operare con o senza rischio di mercato. Quelle aziende di produzione che operano a rischio di mercato sono definite imprese. Per rischio di mercato si intende il rischio che l’impresa consegua un flusso di ricavi (attraverso la vendita di prodotti) inferiore al flusso dei costi sostenuti per produrre quei beni. Essenzialmente è il rischio che l’azienda produca perdite; numerose perdite possono portare al fallimento di un’azienda.
Nelle imprese pubbliche il rischio di mercato viene evitato in quanto è trasferito ad altri soggetti. Questo capita perché spesso tali imprese svolgono delle attività molto utili per l’interesse pubblico. In un’economia di mercato lo Stato non svolge attività di produzione di beni e servizi in concorrenza con imprese private. Lo Stato può intervenire solo nel rispetto del principio di sussidiarietà perché l’attività di produzione di beni e servizi risponde ad un interesse pubblico prevalente. Quei beni e quei servizi sono infatti fondamentali per assicurare condizioni basilari di sussistenza a tutti i cittadini. Ad esempio, il trasporto è una condizione base laddove ATM produce perdite ma propone un grande servizio per la collettività.
Ricavi – Costi = Reddito
Amministratori poco onesti possono aumentare i costi. I costi dovrebbero essere i minimi consentiti dalla massima efficienza (principio del minimo mezzo). Se è vero che tutte le imprese sono azienda, non possiamo dire per forza il contrario. Infatti, l’azienda è il genere di cui l’impresa è una specie.
L’azienda e l’impresa hanno il fine comune di soddisfacimento dei bisogni umani tramite la creazione di utilità per il sistema economico (valore) restituendo al sistema risorse superiori rispetto a quelle di cui si è approvvigionata per produrre tali risorse. In un’impresa, azienda di produzione che opera a rischio di mercato, il valore creato viene misurato sotto forma di reddito. Questo diventa il parametro utilizzato nelle imprese per misurare il processo di creazione di valore. L’impresa crea valore se produce redditi positivi (utili). Il ricavo è il valore attribuito alle risorse prodotte e vendute da un’impresa.
Momenti dell’attività economica di un’impresa
È importante che l’azienda identifichi determinati bisogni, trovando mezzi per soddisfarli. L’impresa cerca di attirare la domanda di mezzi al fine di soddisfare i bisogni con dei beni che si offrirà di produrre. L’impresa offre output ma ha bisogno anche di input, quindi è componente al tempo stesso della domanda e dell’offerta. Parlando dell’evoluzione dei processi di produzione delle imprese, si può evincere che storicamente si sia passati da un sistema product oriented (logica del prodotto) ad un sistema market oriented (logica di mercato). Il marketing è la funzione aziendale atta allo studio della domanda di mercato (bisogni e mezzi) per consentire all’impresa di produrre beni e servizi atti a soddisfare la domanda. Le 3 fasi (approvvigionamento, produzione e distribuzione) sono le costituenti della produzione economica. Produrre economicamente significa produrre maggiori risorse di quelle che sono state consumate.
Fase di approvvigionamento
L’impresa si rivolge al mercato e chiede beni di cui necessita. Tali beni si trovano sul mercato e sono di proprietà dei fornitori. L’azienda pertanto pone in essere operazioni di scambio diventando acquirente. L’operazione di negoziazione si perfeziona quando l’azienda acquista beni e corrisponde mezzi finanziari a chi ha ceduto tali beni (fornitori). L’impresa acquisisce beni e deve essere in grado di dare denaro al fornitore. In questa fase l’impresa sostiene costi nel momento di passaggio di proprietà del bene e ha uscite finanziarie nel momento del pagamento. È bene ricordare che l’impresa sostiene un costo anche se non paga. L’uscita è la controprestazione di un’impresa. Il costo in particolare riguarda l’aspetto reddituale, mentre l’uscita di denaro (pagamento) riguarda l’aspetto finanziario. I due aspetti sono momenti diversi, così come sono diversi i concetti di costo e uscita. I due momenti possono essere concordati: si parla di pagamento differito quando il pagamento non è contestuale all’acquisto ma avviene successivamente. In fase di approvvigionamento quindi l’impresa sostiene dei costi e se non effettua subito il pagamento crea un debito.
Fase di produzione tecnica
L’impresa trasforma input in output; le materie prime sono chiamate beni di consumo in quanto suscettibili di essere utilizzati solo una volta. Per trasformare gli input in output, l’azienda necessita di beni strumentali, che vengono tenuti nel patrimonio essendo suscettibili ad essere riutilizzati con le stesse caratteristiche nei processi produttivi. Il prodotto finito non esce dall’impresa ma rimane in essa finché non è venduto (auspicabilmente nel minor tempo possibile).
Fase di distribuzione
L’azienda pone in essere operazioni di scambio in cui vende il prodotto finito contro l’incasso del corrispettivo prezzo. Nella fase di vendita, la nostra impresa conseguirà un ricavo, che verrà utilizzato nella formulazione del reddito. Anche in fase di vendita il momento di incasso può non essere contestuale alla cessione del bene. In tale caso, l’azienda avrà contemporaneamente un ricavo e un credito. Nel momento della vendita l’impresa ha: un ricavo nel momento di passaggio di proprietà e un incasso nel momento del pagamento da parte del cliente. Il ricavo riguarda l’aspetto reddituale, l’incasso invece riguarda l’aspetto finanziario. In generale, ricavi e costi richiamano l’aspetto reddituale, mentre entrate e uscite richiamano l’aspetto finanziario. Se l’azienda ha dei ricavi non è detto che abbia anche delle entrate. Il processo di produzione economica termina con l’incasso, evitando la produzione di perdite su crediti.
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