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Importanti analisi dell’ambiente a livello sovra-aziendale si danno anche per insiemi di aziende differenti rispetto ai

citati gruppi di aziende e aggregati interaziendali. Si accenna a due tipi di analisi di tale specie:

1. Il primo tipo di analisi ha per nucleo i settori, intesi nella particolare accezione di insiemi di imprese che con

prodotti simili competono direttamente negli stessi mercati. Si studia l’ambiente del settore.

2. Il secondo tipo di analisi si fonda sul concetto di popolazioni di aziende, ossia di insiemi di aziende simili per

caratteri generali, quali le dimensioni, il grado di estensione delle combinazioni produttive.

Si suppone che ogni popolazione si confronti con l’ambiente con varie capacità di attivare le condizioni

necessarie per la vita economica duratura.

I confini di un’azienda rispetto all’ambiente non sono un dato, ma sono modificabili. La loro estensione è oggetto

delle scelte degli organi di governo economico.

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I MERCATI

Un mercato è un complesso dinamico di negoziazioni che hanno per oggetto una certa classe di beni e che si

manifestano con continuità, con caratteri omogenei e con elevata interazione reciproca.

Si compongono in mercati le negoziazioni dello scambio; quelle relative al capitale proprio e al lavoro si compongono

in strutture di domanda e offerta solo in parte assimilabili ai mercati.

Si ha un mercato quando molte negoziazioni con oggetto simile sono attuate continuativamente e con elevata

frequenza da un certo insieme di aziende.

Non tutti gli insiemi di negoziazioni sono qualificabili come mercati: più negoziazioni possono manifestarsi in numeri

molto piccoli, a grande distanza di tempo l’una dall’altra in modo tale che di fatto ciascuna di tali negoziazioni risulta

essere un caso unico, una negoziazione fuori mercato alla quale non si possono applicare condizioni omogenee e

correnti di mercato.

Uno stesso bene, in un dato periodo di tempo, è di regola negoziato in più mercati distinti; in molti casi la distinzione

più evidente è per aree economico-geografico.

I mercati sono complessi dinamici, variano nel tempo:

• I loro caratteri distintivi;

• I loro confini;

• Le condizioni di esistenza stesse.

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I SETTORI

Un settore è inteso come un insieme omogeneo di aziende legate da relazioni di interdipendenza.

Vi sono tre fondamentali tipi di analisi economica che si fondano sul concetto di settore:

1. Le ricerche che originariamente hanno assunto come oggetto di studio i settori sono quelle finalizzate ad

interventi di politica economica in determinati settori.

In tale sede il settore è l’insieme di aziende di produzione che, in un dato Paese, producono e vendono una

certa categoria di beni. L’analisi riguarda essenzialmente la struttura del settore.

Queste analisi di economia industriale portano a formulare interventi di politica economica tendenti a ridurre

le concentrazioni monopolistiche, a favorire talune forme di concentrazione, a proteggere o rafforzare un

certo settore.

2. Una seconda area di utilizzo del concetto di settore è quella dell’analisi delle interdipendenze settoriali in

termini di flussi di condizioni di produzione e di consumo e di mezzi monetari.

Il sistema economico di un paese è rappresentato in forma di matrici di settori che evidenziano i flussi in

entrata ed in uscita di ciascun settore rispetto agli altri.

Nelle matrici input-output si trascurano le strutture e le relazioni interne dei settori; l’attenzione è volta alle

relazioni tra settori.

3. La terza importante e distinta area di utilizzo del concetto di settore è quella dello studio del contesto

competitivo delle aziende di produzione.

Qui il settore è definito come insieme di aziende di produzione concorrenti in uno stesso mercato e

l’attenzione si concentra sul comportamento competitivo delle aziende del settori.

Ci si pone sul piano delle politiche e delle strategie aziendali. L’ipotesi di base è che la struttura del settore

sia la variabile ambientale dominante, variabile indipendente dalla quale discendono con relazione di

causalità diretta i comportamenti delle aziende e questi determinano i risultati.

La redditività delle aziende di un dato settore dipende essenzialmente dalla struttura del settore stesso. 22

Il classico modello struttura-comportamenti-risultati occupa una posizione nel campo degli studi del settore.

I settori di aziende concorrenti sono insiemi di aziende di produzione che producono beni equivalenti. Nelle analisi di

prima approssimazione si ipotizza che le aziende concorrenti abbiano combinazioni economiche simili.

Si analizza la struttura del settore secondo tre variabili parzialmente correlate:

a) Il grado di concentrazione del settore: elevato se un piccolo numero di aziende copre una quota molto

elevata dell’offerta complessiva, basso se il settore è composto da numerose aziende ciascuna esprimente

una piccola quota dell’offerta.

b) La struttura dei costi delle aziende in due aspetti: la curva dei costi unitari di produzione in funzione dei

volumi di produzione in funzione dei volumi di produzione, l’andamento nel tempo dei costi unitari di

produzione in funzione dei processi apprendimento. Tutto ciò per valutare se e come al crescere dei volumi

di produzione i costi unitari diminuiscano.

c) Il livello delle barriere d’entrata, ossia il livello degli ostacoli di vario ordine che dovrebbero essere superati

da un’azienda esterna al settore per entrare nello stesso. E’ indicatore del grado di protezione del settore.

La struttura del settore può essere assunta come la principale variabile indipendente che condiziona i comportamenti

delle aziende che fanno parte del settore:

1. I settori si possono configurare secondo alcune forme strutturali tipiche;

2. Ciascuna forma strutturale suggerisce o impone determinati comportamenti di azienda;

3. Tali comportamenti rendono possibile dati livelli di redditività;

4. Questi ultimi sono spiegati essenzialmente dalla struttura del settore.

Esempi tipici di correlazioni struttura-comportamento-risultati sono:

a) Struttura di concorrenza perfetta: si presentano bassi livelli di economie di scala, di concentrazione e di

differenziazione dei prodotti. I prezzi-ricavo sono dati dal mercato e l’azienda si concentra sull’efficienza

tecnica.

b) Struttura di oligopolio non differenziato: vi sono forti economie di scala, le aziende concorrenti sono in

piccolo numero e offrono prodotti molto simili, le aziende tendono a concordare politiche di prezzi uniformi,

alti ma limitati a un livello che scoraggi l’ingresso di nuovi concorrenti nel settore.

c) Struttura di oligopolio differenziato: si presentano elevati livelli di economie di scala, di concentrazione e di

differenziazione dei prodotti. Sono elevate le barriere all’entrata e la concorrenza fa leva sulla pubblicità e

sulla ricerca e sviluppo, come strumenti per rinnovare e differenziare i prodotti.

In generale la redditività è tanto più elevata quanto maggiori sono le barriere all’entrata, la concentrazione del settore

e la differenza dei prodotti.

La versione base del modello struttura-comportamento-risultati presenta alcuni importanti limiti: offre scarso spazio

alla differenziazione tra le aziende nell’ambito del settore e alle trasformazioni aziendali e settoriali indotte

dall’innovazione.

In economia aziendale i settori non sono configurati solo dalle relazioni di concorrenza; si adotta una visione più

ampia definendo settori gli insiemi di aziende i cui comportamenti sono connessi da relazioni dinamiche intense per

via di combinazioni economiche simili e per l’operare sugli stessi mercati, non solo nella posizione di venditori tra

loro in concorrenza.

Ciascuna azienda opera in più mercati di varia natura e dunque ciascuna azienda è parte di più settori. Il settore è

un insieme di aziende che:

a) Hanno combinazioni simili di processi economici caratteristici;

b) Operano negli stessi mercati o in mercati strettamente collegati. 23

7. IL SISTEMA AZIENDALE (9.1.2, 4.1, 3.1)

L’AZIENDA COME SISTEMA DECISIONALE

Per studiare l’azienda secondo la prospettiva sistemica bisogna procedere lungo il seguente percorso:

• Identificare gli elementi che compongono il sistema aziendale;

• Studiare le relazioni tra tali elementi;

• Identificare i caratteri del sistema aziendale.

Osservando l’azienda come sistema decisionale, ossia indagando quali decisioni vengono prese, da chi, in quali

tempi e seguente, secondo quali dentistiche procedure, si pongono in luce alcuni tratti fondamentali della struttura

dei processi delle aziende.

Tutte le scelte si svolgono in condizioni di incertezza e dunque comportano rischi. Tutte le scelte si svolgono in

condizioni di razionalità limitata.

LA STRUTTURA DELL’AZIENDA à il sistema aziendale si compone di subsistemi.

Le classi di scelte determinano la struttura dell'azienda, ossia la configurazione delle variabili fondamentali che

compongono l'azienda e che sono le basi per le performance future della stessa.

La struttura di ogni azienda si compone di sei macro variabili tra loro interconnesse a sistema è immerso

nell’ambiente. Esse sono:

L’ASSETTO ISTITUZIONALE.

E’ un elemento sovraordinato agli altri poiché si compone di variabili in grado di esercitare una profonda influenza

sulle restanti parti del sistema aziendale.

E’ la configurazione dei portatori di interesse, dei contributi che tali soggetti forniscono all’azienda, dei benefici che

ne ottengono, degli interessi istituzionali, del soggetto di istituto e delle strutture di governo che regolano le

correlazioni tre portatori di interesse, i contributi e i benefici combinandoli in equilibrio.

• L’insieme dei portatori d’interesse: soggetti che esprimono un interesse (=un’aspettativa) nei confronti

dell’azienda. Gli interessi possono essere interni/istituzionali (di coloro che costituiscono l’azienda) o esterni

e economici (quando hanno ad oggetto una remunerazione) o non economici.

• Il soggetto economico: insieme dei portatori di interessi economici istituzionali.

• Il fine aziendale.

• Gli organi di governo dell’azienda: è la variabile che rende l’assetto istituzionale sovraordinato al resto.

Nello schema a lato gli organi più importanti dei quali ricordare la funzione sono l’Assemblea degli azionisti, il

Collegio Sindacale (=organo di controllo interno, la cui funzione è quella di controllare il Consiglio di

amministrazione) e il Consiglio di amministrazione.

• I meccanismi di esercizio del potere di governo.

LE COMBINAZIONI ECONOMICHE.

La configurazione delle combinazioni economiche è l'assetto complessivo delle attività svolte dall'azienda attraverso

i sei membri e prestatori di lavoro. 24

L’ASSETTO ORGANIZZATIVO.

L'assetto organizzativo è la macro variabile che definisce la struttura interna e le modalità di svolgimento dei

processi aziendali.

E’ la configurazione di:

a) Struttura organizzativa aziendale. (criteri di divisione e specializzazione)

Progettare la struttura organizzativa significa ripartire l’insieme complessivo delle attività aziendali in compiti

da assegnare alle singole persone e mettere in atto in condizioni necessarie affinché le attività così

suddivise si svolgano in modo integrato.

b) Meccanismi (o sistemi) operativi: regolano lo svolgimento delle attività svolte dagli organi aziendali (es:

meccanismi di gestione delle risorse umane e meccanismi di pianificazione e controllo). Includono, a livello

di dettaglio, le procedure.

IL SISTEMA INFORMATIVO.

Insieme di strumenti che producono e distribuiscono informazioni per la comunicazione esterna (bilancio d’esercizio,

bilancio di sostenibilità) o per il supporto alla direzione (contabilità analitica). La nozione è indipendente dal modo

con il quale l’informazione è diffusa.

Gli strumenti informativi per la direzione consentono agli organi di governo e direzione di monitorare gli andamenti

aziendali e formulare decisioni razionali.

IL PATRIMONIO.

Il patrimonio è formato dalle varie classi di condizioni produttive materiali e immateriali utilizzate dall’Istituto per

svolgere la propria attività economica.

Le condizioni produttive materiali immateriali devono essere oggetto anche di specifiche decisioni perché altrimenti

diventa grande il rischio che il patrimonio di risorse si inaridisca e non alimenti più gli sviluppi futuri. Si tratta di

decidere quali competenze distintive l’azienda debba possedere e come tali competenze debbano essere sviluppate,

protette, diffuse, valorizzati.

L’ORGANISMO PERSONALE.

Insieme delle persone che in quanto membri degli organi di governo, lavoratori dipendenti, volontari… esercitano

funzioni decisionali ed operative nell’azienda. Sono portatori di competenze, bisogni, motivazioni, valori.

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LE RELAZIONI TRA GLI ELEMENTI CHE COMPONGONO IL SISTEMA AZIENDALE

Le sei macro variabili che compongono la struttura dell'azienda sono tra loro collegate da forti relazioni di

complementarietà e di interdipendenza.

I top manager devono avere la capacità di cogliere più di ogni altro le relazioni tra tali elementi.

Ogni configurazione complessiva delle sei macro variabili ha una propria coerenza interna:

• Ogni variazione di una macro variabile produce variazioni della configurazione o dei comportamenti delle

altre;

• Ogni intervento di riprogettazione di una macro variabile rompe la coerenza preesistente e, dunque,

dovrebbe contenere tutti gli adattamenti delle altre variabili necessarie per produrre la nuova coerenza

interna.

La vita economica dell’impresa dipende essenzialmente dall’attivazione di due tipi di coerenza:

• La coerenza interna tra le sei macro variabili;

• La coerenza esterna tra la struttura dell’azienda e l’ambiente. 25

8. IL CALCOLO DEL REDDITO D’ESERCIZIO

I SISTEMI INFORMATIVI

Per una consapevole partecipazione alla vita dell’impresa, tutti i soggetti coinvolti hanno diritto e dovere di conoscere

le condizioni del suo svolgimento e, in particolare, quali sono stati risultati e quali sono le prospettive in termini di

economicità.

Questa esigenza di conoscere è condivisa da tutti soggetti che forniscono contributi e che si attendono ricompense: i

prestatori di lavoro, i conferenti di capitale di rischio, i fornitori, i clienti, lo Stato.

Per far fronte alle esigenze di conoscenza le imprese costruiscono e gestiscono i sistemi informativi, ossia le

strutture e le procedure che raccolgono, conservano, elaborano e distribuiscono i dati di informazioni aziendali.

Un modello di assoluto rilievo per la rappresentazione dell’economicità è il modello del bilancio d’esercizio.

GLI SCOPI DELLA CONTABILITA’ GENERALE: RICHIAMI E APPROFONDIMENTI

Il principale scopo della contabilità generale è il calcolo del risultato economico d’esercizio e del connesso capitale di

funzionamento. Reddito d’esercizio e capitale di funzionamento sono esposti nel bilancio d’esercizio.

RISULTATO ECONOMICO: è la ricchezza creata (o distrutta) in un periodo per effetto della gestione.

E’ determinato attraverso la sommatoria algebrica di componenti positivi e negativi di reddito (ricavi, proventi, costi,

oneri).

CAPITALE DI FUNZIONAMENTO: è costituito dal sistema di valori (attivi e passivi) che rappresentano le condizioni

patrimoniali di un’azienda di produzione. Esprime quindi la ricchezza a disposizione del soggetto aziendale in un

dato momento di tempo.

Si chiama in questo modo perché è determinato con riferimento ad un’impresa in funzionamento, cioè destinata a

proseguire la sua operatività.

A livello internazionale, l’impresa in funzionamento è definita “going concern”.

Esistono altre tipologie di capitale:

• Capitale di liquidazione: è determinato non in sede di funzionamento, ma nella prospettiva della liquidazione

dell’impresa. La prospettiva è quella della cessazione dell’impresa, con la vendita delle attività (diverse dalle

liquidità) e il pagamento di tutti i debiti.

È quindi composto da liquidità, valore di realizzo dei crediti (=valore di realizzo diretto delle altre attività, quindi

dalla vendita ad esempio del macchinario e non di quanto prodotto dallo stesso), valore dei debiti, altri oneri

per la liquidazione della società.

• Capitale economico: è determinato in sede di trasferimento dell’impresa e dipende dai flussi di reddito futuri.

Comporta un calcolo che fa uso dei principi dell’attualizzazione ed è usualmente diverso dal capitale di

funzionamento.

Il divario positivo tra capitale economico e capitale di funzionamento rappresenta il cosiddetto “avviamento”,

ovvero il maggior valore dell’impresa rispetto al valore delle sue condizioni patrimoniali, dovuto a fattori

oggettivi e soggettivi. L’avviamento rappresenta quindi le condizioni che determinano un’elevata capacità

reddituale.

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LA DETERMINAZIONE DEL RISULTATO ECONOMICO D’ESERCIZIO

La determinazione del risultato economico non porrebbe nessuna difficoltà concettuale e tecnica se fosse riferita

all’intera vita dell’azienda (dalla costituzione alla liquidazione).

Sarebbe sufficiente sommare i costi e ricavi rilevati in relazione a ciascuna operazione di gestione esterna.

Tale risultato non avrebbe alcuna utilità né per i terzi, né per il top management: per entrambe le esigenze

informative, si rende necessaria la determinazione periodica del risultato economico d’esercizio.

La vita continuativa dell’impresa viene spezzata per fini conoscitivi in sezioni annuali: si dice che l’esercizio generale

dell’impresa, ossia l’insieme di tutte le operazioni messe in atto dall’impresa lungo tutta la sua vita, viene scomposto

in esercizi parziali riferiti a intervalli di tempo. L’esercizio generale dunque scomposto in più esercizi annuali. 26

Il calcolo del risultato economico d’esercizio comporta notevoli problemi. Infatti, alla data di chiusura di un esercizio

vi sono numerosi cicli non completati. Entra in gioco il principio di competenza economica.

1. Ciclo economico iniziato ma incompleto, ciclo tecnico non iniziato;

2. Ciclo economico e ciclo tecnico iniziati ma incompleti;

3. Ciclo economico iniziato ma incompleto, ciclo tecnico completato.

IL PRINCIPIO DI COMPETENZA ECONOMICA

La determinazione del risultato economico d’esercizio è governata da una serie di principi tra i quali assume un ruolo

fondamentale il principio di competenza economica.

E’ un principio di correlazione tra costi e ricavi:

• Il ricavo è usualmente di competenza economica dell’esercizio se la produzione e lo scambio sono conclusi;

• Il costo è di competenza economica dell’esercizio o degli esercizi nei quali trova correlativi ricavi.

Diversa la nozione di competenza finanziaria, non significativa ai fini del calcolo del risultato economico d’esercizio.

• Il ricavo è di competenza finanziaria dell’esercizio nel quale si è avuto l’incasso del credito verso cliente

(entrata);

• Il costo è di competenza finanziaria dell’esercizio nel quale si è sostenuta l’uscita monetaria.

La determinazione del reddito d’esercizio non può basarsi sulla somma algebrica dei componenti negativi e positivi

di reddito rilevati nel corso del periodo, ma si deve basare sulla sommatoria algebrica di componenti positivi e

negativi di reddito reciprocamente correlati.

Dei cicli non conclusi, occorre determinare quale parte dei costi e ricavi ad essi relativi siano riferibili al calcolo del

risultato economico d’esercizio. Si tratta di un problema valutativo.

LE SCRITTURE DI ASSESTAMENTO

Le scritture di assestamento sono quelle registrazioni mediante le quali si effettua il passaggio dal sistema di valori

rilevati in corso d’esercizio al sistema di valori di competenza economica dell’esercizio.

Le scritture di assestamento si suddividono in tre categorie:

a) Scritture di rettifica (o storno): eliminano valori già rilevati contabilmente, ma che non sono di competenza

economica dell’esercizio (ex: acquisti di materie che non sono poi vendute);

b) Scritture d’integrazione: includono costi e ricavi che non sono stati rilevati contabilmente nel corso

dell’esercizio, ma che sono di competenza economica d’esercizio (ex: interessi posticipati, non rilevati);

c) Scritture relative agli ammortamenti (ex: costi pluriennali).

a) SCRITTURE DI RETTIFICA

Riguardano valori economici di reddito (costi e ricavi) per i quali si è già avuta la manifestazione finanziaria e quindi

la rilevazione contabile, ma che non hanno trovato (in tutto o in parte) valori correlativi (ricavi e costi) nell’esercizio e

che pertanto non sono di competenza economica dell’esercizio (integralmente o parzialmente).

à Tali costi e di ricavi (o quote di costi e di ricavi) devono essere sospesi e rinviati al futuro.

Così facendo, si rilevano simultaneamente condizioni attive e passive del patrimonio aziendale

Vi sono due fondamentali tipologie di scritture:

• Rimanenze finali di materie e prodotti finiti (anche merci, semilavorati e prodotti in corso di lavorazione):

Si ha la rettifica indiretta del costo delle materie, per escludere dal calcolo del reddito i costi che non hanno trovato

correlativi ricavi.

Si ha la rettifica indiretta ed indistinta dei costi dei fattori produttivi che hanno partecipato all’ottenimento dei prodotti

in giacenza (costi che non hanno trovato correlativi ricavi). 27

La rettifica è detta indiretta perché non si interviene a rettificare il conto nel quale sono stati rilevati i costi che non

hanno trovato correlativi ricavi (riducendone il saldo), ma si fa uso di un’apposita posta rettificativa.

La rettifica è detta indistinta perché ne viene fatta una unica, nonostante si faccia uso di più fattori produttivi per

produrre un output (materie prime, lavoro…).

• Rimanenze contabili: (ex: oneri finanziari, fitti, assicurazioni)

I risconti attivi e passivi misurano quote di costi e ricavi che maturano proporzionalmente al tempo. Hanno già avuto

manifestazione finanziaria (sono già stati rilevati contabilmente), ma non sono di competenza economica

dell’esercizio e sono usati a scopo di rettifica diretta di tali costi e ricavi.

In questo caso si procede con una rettifica diretta, quindi s’interviene direttamente sul conto.

I risconti attivi e passivi costituiscono rimanenze contabili, non fisiche. Sono condizioni attive e passive del

patrimonio aziendale.

b) SCRITTURE DI INTEGRAZIONE

Riguardano costi e ricavi che nel periodo non hanno trovato manifestazione finanziaria (e che dunque non sono stati

rilevati contabilmente), ma che sono in parte di competenza economica dell’esercizio.

Il sistema di valori sulla base del quale si determina il risultato economico d’esercizio deve essere infatti assestato

affinché se ne possa tenere conto.

Alla nostra attenzione è posto il caso dei ratei attivi e passivi.

Essi misurano quote di costi e ricavi che maturano proporzionalmente al tempo e che non hanno ancora avuto

manifestazione finanziaria, quindi non rilevati contabilmente, ma di competenza economica dell’esercizio.

Sono usati a scopi di integrazione di tali costi e ricavi.

I ratei sono valori finanziari presunti (in particolare crediti e debiti presunti), per i quali si ha: certezza dell’esistenza;

certezza dell’ammontare; liquidazione futura. 28

DIFFERENZE

• I risconti attivi: misurano quote di componenti negativi di reddito sospesi (costi) e rinviati al futuro.

• I ratei attivi: misurano quote di componenti positivi di reddito (ricavi) inclusi tra i valori di competenza

economica.

• I risconti passivi: misurano quote di componenti positivi di reddito (ricavi) sospesi e rinviati al futuro.

• I ratei passivi: misurano quote di componenti negativi di reddito (costi) inclusi tra i valori di competenza

economica.

c) SCRITTURE RELATIVE AGLI AMMORTAMENTI

L’oggetto dell'ammortamento sono i costi pluriennali relativi a fattori produttivi a fecondità ripetuta.

Si tratta di costi che trovano correlativi ricavi negli esercizi ai quali i fattori produttivi a fecondità ripetuta offrono la

propria utilità.

Sebbene questi costi potrebbero essere trattati in modo analogo alle rimanenze (sospensione della quota di costo

non di competenza economica), si segue un diverso procedimento: l’ammortamento.

L’ammortamento consiste nella ripartizione nel tempo di un costo pluriennale.

Vi sono anche altre tipologie di ammortamento, una delle quali è l’ammortamento finanziario, che consiste però in un

piano di rimborso dei debiti.

IL PIANO

L’ammortamento segue un piano costruito preventivamente, basato su tre elementi:

• Il valore da ammortizzare, che per semplicità in questo momento approssimiamo al costo pluriennale di

acquisizione (in realtà è: costo di acquisizione del bene durevole + oneri accessori - valore di realizzo finale);

• La vita utile del cespite (=bene durevole), da stimare (il limite massimo di tale periodo è dato dalla vita fisica,

del bene, al di sotto della quale si ha la vita economica, ovvero la possibilità di conveniente utilizzo);

• Il criterio di ripartizione del costo pluriennale (quote costanti o variabili).

Il valore contabile del bene durevole è diverso dal valore di mercato ed è la differenza fra il valore originario e fondo

ammortamento.

Il fattore produttivo a fecondità ripetuta è una condizione attiva del patrimonio e costituisce un investimento in atto.

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STIME E CONGETTURE

Il reddito d’esercizio non è un’informazione oggettiva, ma una grandezza determinata sulla base di molteplici stime e

congetture.

Il sistema delle operazioni nella sua espressione quantitativa nuovo al sistema delle quantità economiche che sono

grande e certe. Le quantità economiche sono il risultato della determinazione quantitativa di combinazioni

economiche e si identificano in dati incontrovertibili espressione di fenomeni. Le stime sono approssimazioni ad un

vero, ad un fenomeno che non si conosce ancora in modo definito. Le quantità stimate sono pertanto determinazioni

approssimate di quantità economiche. Il gatto economico congetturato non si identifica con un fatto reale, è un

immaginato frutto di un calcolo che si fonda su un’ipotesi finzione coerente con le esigenze di investigazioni di

operare economico. Non si tratta di stimare o di svolgere delle operazioni approssimazioni perché non c’è alcun dato

definito da stimare. 29

9. IL BILANCIO D’ESERCIZIO (7.1.1)

I FONDAMENTALI DOCUMENTI CHE LO COMPONGONO

• Il conto economico: determina l’entità del risultato economico di periodo e illustra le modalità attraverso le

quali esso si è generato;

• Lo stato patrimoniale: illustra la composizione quali-quantitativa del capitale di funzionamento e determina il

patrimonio netto;

• Il rendiconto finanziario: analizza il ruolo espletato dalle diverse gestioni nel generare o assorbire risorse

finanziarie (in particolare la liquidità).

LE FUNZIONI

1. Funzione interna.

• Fornisce informazioni all’imprenditore e al management per valutare l’andamento delle attività (monitoraggio);

• Consente analisi di bilancio per approfondire il giudizio sulla redditività, la solidità patrimoniale e la solvibilità

dell’impresa;

• Consente comparazioni intertemporali;

• Consente comparazioni nello spazio in particolare con aziende del medesimo settore (concorrenti);

• Accompagna la definizione di obiettivi di miglioramento nella programmazione aziendale (formulazione di

decisioni).

2. Funzione esterna.

1) L’obbligo di redazione

• Strumento di comunicazione verso i terzi;

• Strumento obbligatorio per la legislazione civilistica, che lo impone alle imprese a tutela dei terzi.

2) L’obbligo di pubblicazione.

IL BILANCIO CIVILISTICO DELLE SOCIETA’ DI CAPITALI

La legislazione civilistica aggiunge al CE, allo SP e al Rendiconto Finanziario la nota integrativa (documento

testuale, non quantitativo).

La sua funzione è:

• Informativa: fornisce informazioni aggiuntive utili alla conoscenza della situazione aziendale (ad esempio

numero dei dipendenti, compensi agli amministratori);

• Esplicativa: rendere intelligibile ai terzi i valori di bilancio (ad esempio presentando i criteri di valutazione

impiegati).

Il Codice civile non prevede la struttura del Rendiconto finanziario, proposta invece dal principio contabile n.10

dell’OIC (organismo italiano di contabilità) che raccomanda la redazione del «Rendiconto Finanziario di cassa».

Lo scopo del rendiconto è analizzare i flussi monetari che hanno interessato la gestione nel corso dell’esercizio.

Non è però necessario per le imprese che per dimensioni redigono il bilancio in forma abbreviata e il bilancio in

forma semplificata.

I principi contabili sono regole tecniche che scendono ai casi di dettaglio, in modo coerente con la normativa.

Indicano:

• I fatti da rilevare contabilmente;

• Le modalità della rilevazione contabile;

• Le modalità di valutazione;

• Le modalità di esposizione nel bilancio.

E la loro funzione è di interpretare la normativa civilistica e integrarla.

Nel corso è escluso l’insegnamento degli schemi civilistici di conto economico e stato patrimoniale perché sono

complessi per la presentazione nel breve «modulo contabile» di Economia Aziendale e non sono esenti da

limitazioni sul piano della logica economico-aziendale.

In vista degli obiettivi formativi di questo insegnamento, si presentano dunque strutture alternative di conto

economico e stato patrimoniale. 30

Gli schemi oggetto di studio sono:

• Schemi a basso grado di complessità: conto economico a costi, ricavi e rimanenze; stato patrimoniale

amministrativo-contabile;

• Schemi riclassificati: schemi evoluti che si costruiscono ai fini delle “analisi di bilancio”, caratterizzati

dall’adozione di chiari e coerenti criteri classificatori delle poste di bilancio

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IL CONTO ECONOMICO

GLI SCHEMI DI CONTO ECONOMICO

I possibili schemi di conto economico si distinguono sotto i seguenti aspetti:

• Forma.

Le possibili forme del conto economico:

- Forma contabile = a sezioni divise e contrapposte;

- Forma scalare: determina il risultato netto attraverso successive accumulazioni di valori classificati in modo da

rappresentare il contributo dato dalle diverse aree gestionali.

Il risultato della gestione caratteristica è detto risultato operativo caratteristico (ROC). Ad esso si somma il

risultato della gestione accessoria per ottenere il risultato operativo globale (ROG).

Il risultato della gestione finanziaria si somma idealmente al precedente risultato per ottenere il risultato

ordinario.

Dopo aver computato i componenti straordinari si giunge al risultato ante imposte (RAI). Poi il risultato della

gestione tributaria si somma idealmente al precedente risultato per ottenere il RISULTATO NETTO.

I componenti straordinari (= componenti di reddito legati a situazioni di carattere non ordinario) fino al 2015 si

poteva dire con certezza – dal principio OIC 12 versione 2014 – che includevano ad esempio componenti quali:

• Plusvalenze e minusvalenze (maggior valore/minor valore risultante dalla vendita di un’attività rispetto al suo

valore contabile) derivanti da operazioni con rilevanti effetti sulla struttura aziendale.

• Sopravvenienze attive e passive derivanti da fatti naturali.

Il d.lgs. 139/2015 ha eliminato dal conto economico civilistico la sezione dedicata ai componenti straordinari. I

componenti straordinari dovranno essere indicati solo in nota integrativa.

• Struttura.

Indica:

- Il contenuto del documento;

- L’ordine di presentazione delle voci di bilancio;

Nessuno di questi schemi coincide esattamente con quello civilistico. Il conto civilistico ha forma scalare, struttura

a valore e costi della produzione del periodo; ma non segue nitidamente le linee di tale struttura ed ha

conseguenti limitazioni sul piano della capacità informativa.

Non evidenzia tutti i possibili risultati intermedi:

- Manca il risultato operativo caratteristico (ROC);

- Manca il risultato operativo globale (ROG o EBIT);

- Non è più presente la sezione relativa

va ai componenti straordinari.

Nel calcolo del primo risultato economico intermedio “Differenza A-B” si sommano componenti caratteristici e

accessori, ma questi ultimi limitatamente a quelli non finanziari.

Concepisce la “gestione finanziaria” come la gestione finanziaria + investimenti accessori finanziari. Pertanto la

“gestione finanziaria” evidenziata include parti della gestione accessoria e la “gestione accessoria” non è in

alcuna area rappresentata in modo completo.

• Criteri classificatori dei costi.

La classificazione fondamentale è “per natura” ed ha il pregio di identificare con chiarezza i fattori produttivi. I costi

sono classificati secondo l’origine, cioè secondo la causa di sostenimento oppure in base all’origine.

Possono essere classificati anche “per destinazione” ovvero in base all’area funzionale nella quale il costo è

sostenuto. 31

1. CONTO ECONOMICO A COSTI, RICAVI E RIMANENZE

Ha forma contabile e i componenti di reddito sono classificati per natura e sono ben evidenziati i collegamenti tra

esercizi successivi (rimanenze iniziali come costi ripresi dal passato, rimanenze finali come costi rinviati al futuro).

COMPONENTI NEGATIVI DI REDDITO COMPONENTI POSITIVI

(Rimanenze iniziali (materie, prodotti..) Ricavi e proventi d’esercizio (prodotti c/vendite, interessi attivi)

Costi d’esercizio (materie c/acquisti, oneri…) Rimanenze finali (materie, prodotti)

Utile d’esercizio Perdita d’esercizio

_____________________________________________________________________________________________

2. CONTO ECONOMICO A RICAVI E COSTI DEL VENDUTO

Ha una struttura che riferisce i componenti di reddito caratteristici all’oggetto “produzione venduta”.

Ha forma scalare e i componenti caratteristici sono classificati per destinazione: si considera l’area funzionale nella

quale il costo è stato sostenuto (produzione, commercializzazione, amministrazione).

Ad esso si perviene partendo dal conto economico civilistico, attraverso un processo di riclassificazione che

valorizza la capacità informativa del documento, rivelando il contributo delle diverse aree gestionali e consente la

costruzione di indici di bilancio, i quali richiedono la disponibilità di risultati reddituali intermedi.

1 Ricavi netti di vendita

2 Consumi di materie (Acquisti + RI – RF)

3 Retribuzioni industriali

4 Costi industriali per servizi

5 Quote di ammortamento industriali

C 6 - Variazione magazzino semilavorati e prodotti (RF – RI)

7 Costo industriale del venduto (2 + 3 + 4 + 5 - 6)

8 RISULTATO LORDO INDUSTRIALE (1 - 7)

9 Costi commerciali

10 Costi amministrativi

11 RISULTATO OPERATIVO CARATTERISTICO

12 Proventi da investimenti in titoli e immobili civili

A 13 Oneri relativi a titoli e immobili civili

14 RISULTATO OPERATIVO GLOBALE (11 + 12 – 13)

15 Oneri finanziari

16 RISULTATO ORDINARIO (14 – 15)

F 17 Componenti straordinari positivi e negativi

18 RISULTATO ANTE IMPOSTE (16 – 17)

19 Imposte

T 20 RISULTATO NETTO (18 -19)

LE SINTESI DI BILANCIO E GLI EQUILIBRI DELLE AZIENDE DI PRODUZIONE

S’intendono utilizzare le sintesi di bilancio per apprezzare i diversi equilibri che stanno a fondamento

dell’economicità. Illustriamo così l’equilibrio reddituale avvalendoci di un conto economico a ricavi e costo del

venduto e l’equilibrio patrimoniale utilizzando lo stato patrimoniale riclassificato in chiave finanziaria. 32

I valori di bilancio, se opportunamente analizzati, contengono indicazioni preziose anche per valutare le condizioni di

economicità futura.

Dalla sintesi di capitale si possono trarre gli elementi di giudizio sulla situazione patrimoniale dell’azienda al

momento della chiusura dell’esercizio, che non possono non avere riflessi sulla gestione futura.

Le strutture delle sintesi di bilancio possono essere impostate in modo diverso al fine di migliorare la capacità

segnaletica delle stesse e dei fenomeni si che si intendono analizzare.

Rispondono a questa esigenza due tecniche di analisi:

1. La riclassificazione delle sintesi di bilancio: consiste nel riesporre i valori in esse contenuti in modo diverso

da quelli che abbiamo utilizzato in precedenza con l’obiettivo di ottenere ulteriori informazioni rispetto a

quelle offerte dagli schemi originari;

2. La costruzione di indici che hanno la capacità di sentirsi dare fenomeni complessi.

LA RICLASSIFICAZIONE DEL CONTO ECONOMICO E L’EQUILIBRIO REDDITUALE

Dal conto economico non si può valutare se risultato reddituale del periodo, per le sue caratteristiche intrinseche, è

tale da consentire un giudizio positivo sull’economicità dell’azienda in funzionamento.

Se si vogliono capire i fenomeni e distinguere tra essi quelli che possono permanere nel futuro da quelli temporanei

(si sono verificati nel passato, ma difficilmente rimarranno ancora in futuro) occorre disporre di un conto economico

che ne metta in evidenza tali elementi. Solo in questo modo si può esprimere un giudizio più tendenziale

sull’equilibrio economico tra componenti positive e negative di reddito.

Si attua quindi una riclassificazione e si ottiene il conto economico a ricavi e costi del venduto: le diverse gestioni

costituiscono infatti le fonti primarie dalle quali scaturiscono i flussi reddituali dalla cui analisi è possibile formulare un

giudizio sulle potenzialità di reddito dell’impresa.

Da questa struttura si possono così cogliere i seguenti risultati:

1. il risultato operativo della gestione caratteristica.

2. Il risultato operativo che assomma risultato operativo della gestione caratteristica ai proventi netti derivanti

dalla gestione patrimoniale.

3. Il risultato lordo di competenza che tiene conto del risultato operativo degli anni finanziari derivanti

dall’omonima gestione finanziaria.

4. Il reddito prima delle imposte che considera le sopravvenienze e nei sussistenze attive e passive in tese

come componenti di reddito che non competono almeno in via scusi Iva all’esercizio.

5. Il reddito netto risultante delle operazioni di tutte le gestioni e quindi anche della gestione dei tributi.

_____________________________________________________________________________

3. CONTO ECONOMICO A DIRECT COSTING

Schema di conto economico che si studia tipicamente nell’ambito delle determinazioni economiche a supporto del

monitoraggio e delle decisioni aziendali (“nel sistema informativo direzionale”).

Si caratterizza per il risultato economico intermedio: MARGINE LORDO DI CONTRIBUZIONE (Ricavi – Costi

variabili).

_____________________________________________________________________________________________

4. CONTO ECONOMICO A VALORE E COSTI DELLA PRODUZIONE DI PERIODO

L’oggetto di riferimento dei componenti economici caratteristici è la produzione di periodo, indipendentemente dalla

vendita.

Ha forma scalare e i costi sono classificati per natura.

Evidenzia risultati economici intermedi diversi, come il valore aggiunto e il margine operativo lordo (MOL).

• VALORE AGGIUNTO LORDO

E’ un indicatore del grado di estensione verticale che esprime un aspetto della funzione sociale d’impresa: la

produzione di remunerazioni a favore di diversi portatori di interesse (non soltanto della proprietà), quali i conferenti

capitale di rischio, i conferenti capitale di credito, i lavoratori, lo Stato e la Pubblica Amministrazione.

Quindi fornisce informazioni circa il valore economico creato dall’impresa a favore dei portatori di interesse.

• MARGINE OPERATIVO LORDO (MOL)

Non è uguale al Risultato operativo caratteristico perché non sono incluse le quote dei ammortamento, ed è quindi

detto lordo. 33

Esso esprime un flusso finanziario, quindi comprendo solo le variazioni economiche a cui corrispondono variazioni

finanziarie. Valore della produzione

1 (Ricavi di vendita – incremento magazzino)

2 Costi esterni per beni e servizi

3 VALORE AGGIUNTO LORDO (1 – 2)

4 Costo del personale

5 MARGINE OPERATIVO LORDO (3 - 4)

6 Quote di ammortamento ed accantonamento

7 RISULTATO OPERATIVO CARATTERISTICO (5 - 6)

8 Proventi da investimenti in titoli e immobili civili

9 Oneri relativi a titoli e immobili civili

10 RISULTATO OPERATIVO GLOBALE (7 + 8 - 9)

11 Oneri finanziari

12 RISULTATO ORDINARIO (10 - 11)

13 Componenti straordinari positivi e negativi

14 RISULTATO ANTE IMPOSTE (12 + 13)

15 Imposte

16 RISULTATO NETTO (14 - 15)

_____________________________________________________________________________

LO STATO PATRIMONIALE

Mediante una forma a sezioni divise, illustra:

• L’entità del capitale netto (o patrimonio netto);

• La composizione del capitale di funzionamento (condizioni patrimoniali o produttive, attive e passive);

Il contenuto sintetico dello stato patrimoniale sono le:

• Attività: condizioni produttive attive o investimenti in atto;

• Passività: condizioni produttive passive o finanziamenti a titolo di credito in atto.

• Patrimonio netto: ricchezza propria dell’azienda al tempo t o fondo astratto di valori.

Al Patrimonio Netto, come fondo astratto di valori, non corrispondono specifiche attività.

Esso è formato da parti ideali, quali:

• Capitale sociale: valore del capitale conferito dai soci/azionisti all’atto della costituzione o in momenti successivi,

suddiviso in quote o in azioni.

• Fondi riserva utili, costituiti ed incrementati per effetto degli accantonamenti di quote di utile d’esercizio.

- Riserva Legale: accantonamento annuo del 5% degli utili, da effettuarsi obbligatoriamente fin quando il

fondo non è pari ad 1/5 del capitale sociale (NB nelle imprese cooperative vige obbligo più intenso)

- Riserva statutaria: accoglie superiori accantonamenti degli utili da effettuarsi in ottemperanza a disposizioni

statutarie;

- Riserva straordinaria: accoglie accantonamenti di utili non obbligatori secondo la legge e lo statuto, deliberati

dall’assemblea dei soci/azionisti su proposta degli amministratori;

• Risultato economico d’esercizio: perché è ricchezza creata per effetto della gestione, quindi incremento del

patrimonio netto.

Si sono presentate le principali poste del patrimonio netto ma ne esistono anche altre. Citiamo, senza entrare nel

merito l’esistenza delle: riserve di capitale e riserve di rivalutazione. 34

Il Patrimonio Netto negativo può essere negativo. Ciò accade quando le attività sono minori delle passività e si parla

di decifit patrimoniale netto.

Nello Stato Patrimoniale devo inserire i valori finanziari: •

CERTI Cassa;

E’ possibile enumerare le unità monetarie che li compongono. Banca c/c.

ASSIMILATI Crediti di regolamento;

Sostituiscono temporaneamente il denaro Debiti di regolamento.

PRESUNTI Crediti e debiti in moneta estera;

Valori finanziari la cui determinazione richiede processi di stima Ratei attivi e passivi.

• Crediti di finanziamento;

RELATIVI A CREDITI E DEBITI DI FINANZIAMENTO • Debiti di finanziamento.

Ma anche dati valori economici, quali: • Magazzino materie e prodotti;

COSTI SOSPESI • Risconti attivi;

RICAVI SOSPESI Risconti passivi.

• Arredi e immobili;

COSTI PLURIENNALI E RELATIVE RETTIFICHE • Fondi ammortamento.

• Capitale sociale;

VALORI ECONOMICI DI CAPITALE Fondo di riserva utili;

• Utile o perdita d’esercizio.

_____________________________________________________________________________

1. STATO PATRIMONIALE AMMINISTRATIVO-CONTABILE

La forma è a sezioni divise e contrapposte. Le attività e le passività sono classificate in base alla loro natura

contabile. ATTIVITA’ PASSIVITA’

Valori finanziari certi – Cassa, Banca c/c

Valori finanziari assimilati – Crediti v. clienti Valori finanziari assimilati – Debiti verso fornitori

Valori finanziari presunti – Ratei attivi Valori finanziari presunti – Ratei passivi

Valori finanziari crediti di finanziamento Valori finanziari debiti di finanziamento – Debiti v.

banche

Valori economici costi sospesi – Magazzino materie e Valori economici ricavi sospesi – Risconti passivi

prodotti, risconti attivi

Valori economici costi pluriennali – Arredi e Valori economici costi pluriennali – Fondo di

attrezzature ammortamento arredi e attrezzature

Valori economici di capitale – Capitale sociale, Utile

d’esercizio, Fondi riserva utili

_____________________________________________________________________________________________

2. STATO PATRIMONIALE RICLASSIFICATO IN CHIAVE FINANZIARIA

INVESTIMENTO: impiego di risorse

Criteri di classificazione delle poste finanziarie in vista di un maggiore

realizzo futuro.

• Attività = investimenti in atto (al netto delle poste rettificative).

Le attività sono classificate in base al grado di liquidità, ovvero l’attitudine a tornare in forma liquida in tempi brevi o

medio-lunghi. CRITERIO FINANZIARIO.

• Passività = finanziamenti in atto.

Le passività sono classificate in base alla scadenza o esigibilità, ovvero al tempo di rimborso se breve o medio-

lungo. CRITERIO DI SCADENZA 35

LIQUIDITA’ IMMEDIATE PASSIVO CORRENTE

Cassa, banca c/c Debiti v. fornitori, debiti di finanziamento a

breve termine

LIQUIDITA’ DIFFERITE

ATTIVO (Nel caso di un debito rateale scompongo

Crediti a breve termine, ratei e risconti attivi

CORRENTE e divido fra corrente e consolidato)

DISPONIBILITA’ PASSIVO CONSOLIDATO

Rimanenze di magazzino Debiti di finanziamento a medio-lungo

termine, altri debiti

IMMOBILIZZAZIONI MATERIALI

Arredi, impianti al netto della posta di rettifica

ATTIVO IMMOBILIZZAZIONI IMMATERIALI CAPITALE NETTO

IMMOBILIZZATO Capitale sociale, fondi di riserva utili, utile

IMMOBILIZZAZIONI FINANZIARIE d’esercizio

Partecipazioni, crediti a lungo termine

Il fondo ammortamento è una posta di rettifica, non un finanziamento in atto, quindi lo Stato Patrimoniale

riclassificato è più corretto rispetto all’altro.

Rettifica alle immobilizzazioni

• Immobilizzazioni materiali: indiretta, mediante fondo di ammortamento;

• Immobilizzazioni immateriali: secondo logica economico-aziendale non sussistono motivazioni particolari per

procedere diversamente dal caso precedente, ma per prassi si effettuano rettifiche dirette, senza fondo di

ammortamento. (= si mette direttamente il valore netto)

La riclassificazione dello stato patrimoniale e l’equilibrio monetario

Lo stato patrimoniale è la fonte primaria d’informazioni per accertare la solvibilità a breve e a lungo termine

dell'impresa.

Il criterio di riclassificazione che viene allora adottato è quello finanziario, secondo il quale si cerca di capire come gli

investimenti rappresentati dalle voci dell’attivo sono stati finanziati dalle varie forme di finanziamento rappresentate

dalle voci del passivo del netto.

• Gli elementi dell'attivo esprimono investimenti dai quali futuro si attendono flussi di entrate monetarie;

• Gli elementi del passivo del netto possono essere interpretati come le forme o le fonti di finanziamento

utilizzate per coprire gli investimenti.

La differenza tra attivo corrente e passivo corrente evidenza il capitale circolante netto, indicatore di equilibrio

monetario in quanto mette in correlazione investimenti e fonti che esercitano un influsso sulla dinamica monetaria

dell’anno successivo: i primi generando entrate a breve termine di mezzi monetari, i secondi determinando uscite

sempre a breve termine.

Ma leggere la solvibilità solo in questi termini non è sufficiente a comprendere la dinamica monetaria dell’esercizio

futuro, perché ci sono da considerare ulteriori costi da sostenere nell’anno successivo.

Da uno stato patrimoniale riclassificato possono trarsi tre tipi di giudizio sull’equilibrio patrimoniale:

1. Il primo riguarda la composizione e la struttura degli impieghi. Si può accertare così il peso delle varie

poste in termini della loro trasformabilità in mezzi monetari (incidenza delle immobilizzazioni sull’attivo

corrente) e quindi valutare l’elasticità strutturale aziendale, nonché l’efficienza nell’impiego delle risorse

investite (rapportando le vendite all’attivo).

2. Il secondo tipo di giudizio attiene alla composizione e alla struttura delle fonti di finanziamento e consente

di apprezzare il rischio finanziario che è determinato non soltanto dal peso dei debiti rispetto ai mezzi

propri, ma anche dalla tipologia dei debiti utilizzati.

3. Il terzo giudizio riguarda l’equilibrio strutturale, equilibrio tra natura e variabilità delle fonti e natura e

variabilità degli investimenti. Il capitale circolante netto offre la possibilità di misurare questo equilibrio che

esercita un influsso sulla gestione monetaria futura. Un capitale circolante netto alto sottolinea un

margine di garanzia ampio sulla solvibilità.

La sincronia degli equilibri di azienda

Gli equilibri aziendali vanno interpretati in modo dinamico: un’azienda di produzione presenta condizioni di vita

duratura se gli equilibri vengono simultaneamente rispettati.

Le circostanze di aziende e di ambiente possono determinare diacronia nel conseguimento dei diversi equilibri. 36

Si pensi al caso dell’avvio di un’azienda che nei primi esercizi non consegue un equilibrio reddituale, ma presenta

una struttura patrimoniale solida con adeguato capitale proprio e disponibilità di cassa che consentono un equilibrio

monetario, facendo fronte alle spese per investimenti necessari per ottenere, dopo questo periodo critico, un flusso

di reddito significativo. E’ una situazione di attenzione non certamente di crisi aziendale perché vi sono ragionevoli

prospettive che tutti gli equilibri possono venire ricomposti.

In altri casi la crisi è di natura finanziaria. L’equilibrio reddituale si presenta buono a livello direi di reddito operativo:

sono gli oneri finanziari che hanno però raggiunto un livello tale da assorbire quasi tutto il reddito operativo e

determinare quindi uno squilibrio monetario. Questa situazione è il frutto di una struttura finanziaria disastrata, carica

di debiti, eredità di scelte errate compiute nel passato. Il problema in questi casi è di salvare l’azienda cercando

strade di ristrutturazione del debito.

_____________________________________________________________________________________________

_____________________________________________________________________________________________

10. L’ASSETTO ISTITUZIONALE (cap.4)

NOZIONE DI ASSETTO ISTITUZIONALE

L’assetto istituzionale è la configurazione dei portatori di interessi nei confronti dell’istituto, dei contributi che tali

soggetti forniscono all’azienda, delle ricompense e dei benefici che ne ottengono, del soggetto d’istituto, dei fini

istituzionali e delle strutture di governo che regolano in equilibrio dinamico di lungo periodo le relazioni tra i portatori

di interessi, i contributi e le ricompense.

E’ un elemento sovraordinato agli altri perché si compone di variabili in grado di esercitare una profonda influenza

sulle restanti parti del sistema aziendale. Esse sono:

1. L'insieme dei portatori di interessi;

2. Il soggetto economico;

3. Il fine aziendale;

4. Gli organi di governo dell'azienda;

5. I meccanismi di esercizio del potere di governo.

_____________________________________________________________________________________________

1. PORTATORI DI INTERESSI.

E’ l’insieme dei soggetti che esprimono un interesse nei confronti dell’azienda. Gli interessi possono essere

interni/istituzionali (di coloro che costituiscono l’azienda) o esterni e economici (quando hanno ad oggetto una

remunerazione) o non economici.Esiste un trade off tra gli interessi, ovvero un rapporto di sostituzione.

L’azienda si trova di fronte a determinati interessi, che sono in competizione. Tanto più si dà risposta a uno, tanto

meno si dà risposta ad altri.

Si deve ricercare il contemperamento degli interessi in quanto non è possibile la massimizzazione simultanea di tutti.

Ad esempio se aumentano le retribuzioni dei lavoratori, aumentano i costi d’esercizio e quindi diminuiscono le

remunerazioni residuali. Si dice che vi è un trade off tra questi due interessi. 37

GLI INTERESSI CONVERGENTI NELL’IMPRESA

Portatori Contributi Attese dei soggetti Attese dell’impresa

d’interessi • • •

tempo remunerazione lealtà

Prestatori di • • •

competenze mansioni “ricche” obbedienza

lavoro • • •

impegno influenza sulle scelte impegno

• • •

mezzi monetari a remunerazioni del capitale un adeguato numero di

tempo indeterminato soggetti disposti a investire

adeguata liquidabilità

Conferenti di • capitale di rischio

influenza sul governo

capitale di rischio • limitata influenza da parte

degli eventuali azionisti

• • •

condizioni di standard di qualità chiari qualità costante

• •

produzione stabilità del rapporto prezzo contenuto

Fornitori • •

condizioni economiche tempi di pagamento adeguati

remunerative consegne tempestive

• • •

mezzi monetari per rimborso del capitale varietà e flessibilità delle

Conferenti di •

un dato periodo di modalità di finanziamento

interessi nella misura e nei

capitale di prestito •

tempo supporto tecnico

tempi stabiliti

• • •

Imprese di protezione dei rischi premi assicurativi condizioni economiche

assicurazione specifici affidabilità

• • •

consumo dei prodotti standard di qualità stabilità della relazione

I clienti •

dell’impresa prezzo adeguato

• • •

tutela del marchio quote associative sviluppo di una politica

Gli alleati • comune

stabilità della relazione

istituzionali • collaborazione proficua

• • •

stimolo della potenziali alleanze potenziali alleanze

I concorrenti • •

competizione rispetto normativa rispetto della normativa

• • •

erogazione di beni bassa evasione ed beni pubblici di qualità

pubblici eluzione fiscale da parte apparati statali efficienti

• •

delle imprese

regolazione

Lo Stato imposizione non elevata

• •

rispetto delle norme

comportamento equità del sistema fiscale

• • •

dispensa incentivi utilizzo degli incentivi libertà con norme chiare

• • •

lavoro benessere impegno particolarmente

Le collettività • •

locali elevato

tessuto sociale opere collettive

L’INTEGRAZIONE DINAMICA DEI CONTRIBUTI COME CONDIZIONE DI ECONOMICITA’

L’integrazione tra i diversi portatori di interessi è condizione necessaria per garantire agli istituti una vita economica

duratura.

L’integrazione dinamica dei contributi dei vari soggetti all’azienda si caratterizza per:

• Vantaggi ottenibili dall’integrazione:

- bassi costi di transazione con i soggetti esterni;

- bassi costi di coordinamento interno;

- bassi prezzi-costo degli input;

- elevato impegno di tutti i soggetti;

- processi di apprendimento collettivo. 38

• Ostacoli:

- obiettivi differenti in merito alla combinazione ottimale di risorse, competenze e attività;

- i soggetti sono in competizione per ottenere le rimunerazioni;

- l’adesione dei soggetti al disegno complessivo è subordinata alle condizioni di informazione incompleta e

incertezza;

- molti dei risultati ottenuti sono frutto di un lavoro congiunto, per cui è difficile decidere a chi attribuire i

risultati residuali;

- i vari soggetti hanno diverse propensioni al rischio.

• Leve per l’integrazione:

- definizione degli organi massimi di governo;

- definizione dei soggetti cui attribuire i risultati residuali;

- progettazione attenta dell’assetto organizzativo;

- messa in atto di meccanismi di integrazione con soggetti “esterni”.

STAKEHOLDER

Robert Edward Freeman nel suo libro “Strategic Management: A Stakeholder Approach” del 1984 parla di

STAKEHOLDER, ovvero di soggetti che possono influenzare l’impresa oppure che sono da essa influenzati.

La gestione strategica non si deve basare solo sull’ambiente (mercato e settore), ma sulle diverse categorie di

Stakeholder.

Gli stakeholder possono essere interni o esterni, titolari di interessi ed aspettative di tipo economico o non

economico e, purchè legittimi (= in linea con l’ordinamento giuridico), possono fornire sostegno o contributi

all’azienda.

Si possono classificare in base all’analisi:

• Dei loro interessi;

• Dell’urgenza delle loro aspettative (in latenti o attivi);

• Del grado di dominanza, potere di influenza (in forti o deboli).

_____________________________________________________________________________________________

2. IL SOGGETTO ECONOMICO

à

A) SOGGETTO GIURIDICO Titolare dei diritti e delle obbligazioni derivanti dall’attività aziendale.

Il soggetto giuridico può essere una persona fisica, un gruppo di persone fisiche o una persona giuridica e questa

configurazione è influenza dalla categoria di azienda considerata e dalla forma giuridica adottata.

B) SOGGETTO D’ISTITUTO

In linea di principio, tutti i portatori di interessi dovrebbero partecipare al governo d’istituto. Tuttavia ciò

determinerebbe:

• Elevati costi di governo e complessità organizzativa;

• Qualità e tempi delle decisioni inadeguati alla vita dell’istituto;

• Mancato riconoscimento della maggiore criticità di alcuni contributi.

Per tale motivo, una o poche categorie di portatori di interessi partecipano direttamente al governo dell’istituto (il

“soggetto d’istituto”), mentre le altre categorie partecipano attraverso meccanismi indiretti di

rappresentanza/controllo. 39

Al soggetto d’istituto fanno capo due insiemi fondamentali di diritti-doveri:

• Il diritto-dovere di governare, ossia di guidare l’istituto e di prendere le decisioni ultime;

• Il diritto di godere dei risultati residuali positivi e di farsi carico degli eventuali risultati residuali negativi

C) SOGGETTO ECONOMICO

Per il manuale è l’insieme dei soggetti portatori di interessi economici istituzionali e coincide generalmente con il

soggetto d’istituto, eccezion fatta per le aziende non profit, dove non tutti i portatori di interessi istituzionali avvertono

interessi economici.

Il tema può essere inquadrato diversamente, definendo:

• Un soggetto economico “in senso ampio”, ovvero l’insieme dei soggetti portatori di interessi economici

istituzionali;

• Un soggetto economico “in senso stretto”, ovvero insieme dei soggetti in grado di esercitare il potere di

governo sull’azienda.

Concentriamoci sul soggetto economico in senso stretto e sulle modalità di esercizio del potere di governo.

Esse dipendono dalla forma giuridica, nelle società, dal sistema di governance societaria.

Nell’impresa individuale, tutte le decisioni inerenti alla gestione e all’organizzazione aziendale spettano al titolare

dell’impresa (imprenditore individuale).

Nell’impresa societaria, invece, le decisioni fondamentali sono prese dai conferenti capitale di rischio (assemblea dei

soci, assemblea degli azionisti).

I detentori di quote di capitale di rischio sono in grado di esercitare potere di governo in virtù del numero di diritti di

voto posseduti.

Il CAPITALE DI COMANDO è la quota di capitale di rischio alla quale corrisponde la maggioranza assoluta o relativa

dei diritti di voto. I conferenti di capitale di rischio, in virtù delle quote detenute, esercitano un’influenza dominante

sulle decisioni assembleari.

AZIONI A VOTO PLURIMO

Nelle SpA il riferimento ai “diritti di voto” e non alle azioni è particolarmente rilevante in quanto esistono azioni a voto

limitato, azioni prive di diritto di voto e azioni a voto plurimo.

Dal 2014, per le società non quotate in borsa, c.c., quarto comma, dispone quanto segue: «Salvo quanto previsto

dalle leggi speciali, lo statuto può prevedere la creazione di azioni con diritto di voto plurimo anche per particolari

argomenti o subordinato al verificarsi di particolari condizioni non meramente potestative. Ciascuna azione a voto

plurimo può avere fino a un massimo di tre voti.»

Per le società quotate, esiste una legge speciale: il TUF (Testo unico della Finanza), il quale prevede ora un

massimo di due voti, collegato al possesso delle azioni per più di 24 mesi (loyalty shares).

IL SOGGETTO ECONOMICO IMPROPRIO (o di fatto)

Nella realtà accade spesso che l’insieme delle persone che dovrebbero esercitare il governo economico (il soggetto

economico) non coincide con l’insieme di persone che di fatto esercitano il governo economico.

I casi più frequenti nelle imprese sono:

• Il governo è esercitato da insiemi di persone che non rappresentano che non rappresentano l’intero soggetto

economico, ma solo una parte di esso (es. azionisti di controllo trascurando quelli di minoranza);

• Il governo è esercitato da insiemi di persone che non fanno parte del soggetto economico (es. esponenti

politici che vogliono interferire nelle strategie di un’impresa).

Nei casi precedenti si parla di soggetto economico improprio: si tratta di una situazione potenzialmente pericolosa

per l’impresa e certamente iniqua. 40

IL FENOMENO DELL’ASSENTEISMO AZIONARIO

Questo fenomeno è frequente nelle società a capitale diffusole “Public Company”.

Essa è un’impresa societaria le cui quote di capitale (azioni) sono quotate sui mercati di borsa. Sono dunque società

ad azionariato diffuso. In queste società i piccoli azionisti non partecipano usualmente alle assemblee.

CAPITALE DI CREDITO E GOVERNO

Il conferente di capitale di credito non ha usualmente potere di governo sull’impresa finanziata, ma in certi casi sono

possibili eccezioni: ad esempio se il debitore ha difficoltà al rimborso del finanziamento.

Soprattutto nel caso di incaglio finanziario.

_____________________________________________________________________________________________

3. IL FINE AZIENDALE

Il fine generale delle aziende è il soddisfacimento diretto o indiretto dei bisogni economici dei destinatari dell’attività

aziendale (interni o esterni).

Il fine specifico dell’impresa è produrre remunerazioni a favore dei conferenti del capitale di rischio.

Nella prospettiva del testo (= prospettiva etica) il fine si allarga alla produzione di remunerazioni anche a favore dei

lavoratori.

La definizione oggi è spesso sostituita da espressioni moderne, ovvero la “creazione di valore”.

La creazione di valore (economico- finanziario) per l’azionista è il fine, mentre la creazione di valore (utilità) per il

cliente è il mezzo.

A) FINE D’IMPRESA E LE “TEORIE MANAGERIALI DELL’IMPRESA”

Le “teorie manageriali dell’impresa” costituiscono un corpo di teorie dell’Economia che hanno identificato il fine

d’impresa in modo difforme dalla creazione del valore per l’azionista.

Dal nostro punto di vista, sono applicabili a società ad azionariato diffuso (le Public Company), limitatamente ai casi

in cui, in presenza di elevatissima frammentazione del capitale di rischio e in assenza di un soggetto proprietario

dominante, il top management sia indipendente dalla proprietà (separazione proprietà-controllo).

Una precedente ricerca (1920) aveva infatti mostrato che nel 44% delle imprese americane, il socio con la quota di

maggioranza non deteneva più del 20% del capitale.

Quale può essere il fine d’impresa secondo le “teorie manageriali d’impresa”?

Secondo le “teorie manageriali dell’impresa”, il top management - indipendente dalla proprietà – stabilisce

autonomamente un diverso finalismo d’impresa, ovvero:

• La massimizzazione delle dimensioni (stante la correlazione positiva tra dimensioni e retribuzione

manageriali e la connessione tra dimensione e potere);

• La massimizzazione di una funzione di utilità manageriale dove U = f (dimensioni, costi discrezionali che si

riflettono sul benessere del top management).

Entrambi i fini, sotto il vincolo di un’adeguata remunerazione degli azionisti.

B) FINE D’IMPRESA E RESPONSABILITÀ SOCIALE D’IMPRESA (RSI / CSR)

Bisogna perseguire il fine d’impresa responsabilmente.

La responsabilità sociale d’impresa (RSI / CSR) è l’inclusione di preoccupazioni e sensibilità socio-ambientali nei

processi decisionali ed operativi dell’impresa. Ciò significa considerare gli impatti sociali ed ambientali dell’attività

aziendale. Perché l’impresa dovrebbe essere socialmente responsabile?

L’impresa responsabile tende alla massimizzazione del valore, ma sotto il vincolo del rispetto delle aspettative degli

stakeholder. In una prospettiva ancora più ampia, tende a ricavare in modo equilibrato la soddisfazione di tutti gli

stakeholder (proprietà, lavoratori, stakeholder esterni). 41

In quest’ultimo senso l’idea che si sostiene è che l’attenzione del top management debba passare dalla “Bottom

à

Line” (ultima riga del conto economico) alla “Triple Bottom Line”. Il fine da unico diventa trino bottom line

economica, sociale, ambientale.

Questo modello di comportamento si colloca tra etica e convenienza economica; sotto il punto di vista della

convenienza economica, si sostiene infatti che “good ethics is good business”, infatti si pensa che sia il miglior

modo per creare valore per gli azionisti.

Vi è correlazione fra risultato economico e CSR.

Gli strumenti di gestione della Responsabilità sociale d’impresa sono:

• Certificazioni sociali (es. SA8000): rapporto collaboratore - dipendente

• Certificazioni della qualità (ISO 9001);

• Certificazioni ambientali (ISO4000);

• Codici etici: ragioni interne che guidano il lavoro dei dipendenti in modo da assicurare gli interessi degli

stakeholder. Certificazione: dichiarazione resa da un soggetto professionale

• Bilanci sociali o di sostenibilità; indipendente (= soggetto terzo al di fuori del controllo

• Rating etici. dell’azienda) circa il conformarsi di un’impresa a uno standard

(= tipo di comportamento da tenere sempre).

ACCOUNTABILITY

Se l’impresa è responsabile degli effetti che produce rispetto alle «tre linee di fondo», deve conseguentemente

rendere conto di tali risultati.

Emerge la nozione di Accountability come dovere informativo inerente ai molteplici esiti dell’attività aziendale. Essa

può essere:

• Legale: obbligo informativo previsto da disposizioni di legge;

• Volontaria: scelta autonoma dell’impresa di dare luogo alla diffusione di informazioni.

Lo strumento dell’accountability è il bilancio sociale (o bilancio di sostenibilità)

Gli oggetti possibili sono:

• Obiettivi, azioni, risorse, risultati nelle relazioni con gli stakeholder;

• Misurazione delle performance rispetto a date variabili rilevanti: ambiente, diritti umani, risorse umane,

clienti, ecc.

L’accountability legale era finora modesta in campo socio-ambientale: presente per le imprese sociali ex d.lgs

155/06 (in corso di riforma per effetto della Legge delega 106/2016) con ad oggetto il lavoro e idestinatari dei servizi.

L’accountability socio-ambientale era pertanto quasi integralmente volontaria, quindi come scelta autonoma

dell’impresa di dare luogo alla diffusione di informazioni.

E’ però in arrivo, per le imprese quotate, le banche e le assicurazioni oltre i 500 dipendenti, il recepimento della

Direttiva UE95/2014 («Non financial statement»).

La Direttiva UE n. 95, approvata il 29/9/14, è in corso di recepimento (il Governo ha prodotto il testo di legge, da

approvare dall’organo legislativo).

La Direttiva prevede l’obbligo di pubblicazione di informazioni «non finanziarie» relative ad obiettivi / azioni / rischi /

risultati inerenti ad ambiente, lavoro, diritti umani, contrasto alla corruzione.

Criticità sul bilancio sociale: se i bilanci sociali si stanno diffondendo perché il legislatore dovrebbe intervenire?

A volte gli strumenti non sono trasparenti e si cade nel “Green washing”.

C) ESPRIMERE GLI OBIETTIVI FINALIZZANTI IN TERMINI STRATEGICI: LA DICHIARAZIONE DI MISSIONE

Come già detto il fine generale è il soddisfacimento diretto o indiretto dei bisogni economici espressi dai destinatari

dell’attività aziendale. Occorre una meta specifica che guidi lo svolgimento dell’attività aziendale all’interno

dell’ambiente di riferimento (= meta che aiuti a scegliere): tale meta si identifica nella “definizione di missione”

(MISSION STATEMENT).

La mission è spesso configurata sulla base dei tre seguenti elementi. 42

L’evoluzione del Management strategico verso una prospettiva basata sugli stakeholder può però ampliare la

definizione di missione. Le mission sono articolate sui diversi stakeholder e per ciascuno si identificano i valori di

riferimento.

_____________________________________________________________________________________________

4 e 5. ORGANI DI GOVERNO E MECCANISMI PER L’ESERCIZIO DEL POTERE DI GOVERNO

Le prerogative di governo economico consistono nel diritto-dovere di:

• Fissare gli obiettivi, le strategie e le politiche dell’istituto;

• Scegliere i soggetti che contribuiranno alla vita economica dell’istituto (e stipulare con questi patti e

contratti);

• Progettare e mettere in atto le strutture di governo e di controllo;

• Sorvegliare il funzionamento dell’istituto;

Il governo economico deve ispirarsi ad alcuni principi generali:

• Economicità (o vita duratura economica), ossia la capacità dell’istituto di svolgersi in autonomia economica,

senza il ricorso sistematico a coperture di perdite da parte di altre economie;

• Contemperamento degli interessi, ossia l’adozione di strutture e processi, e soprattutto atteggiamenti e

comportamenti, ispirati alla logica della partecipazione e del confronto.

LA CORPORATE GOVERNANCE

E’ una locuzione più moderna per indicare il sistema di norme che regolano i rapporti tra azionisti e top manager allo

scopo di assicurare che l’impresa sia gestita nell’interesse dei primi. Tale locuzione può allargarsi alla tutela degli

interessi di tutti gli stakeholder.

Possono esistere modelli diversi di Governance (o, secondo terminologia giuridica, modelli di «Amministrazione e

Controllo».)

Quest’ultima locuzione ha significato differente rispetto a quella usata nel contesto aziendale dove si identifica la

funzione aziendale che si occupa dell’elaborazione di informazioni per le comunicazioni aziendali, il monitoraggio e il

decision making.

LE STRUTTURE DI GOVERNO ECONOMICO

Quando il soggetto di istituto e il soggetto economico sono formati da molte persone, si rende necessario configurare

strutture e meccanismi che rappresentino adeguatamente tutti gli interessi, e diano luogo a processi decisionali

efficienti.

Nell’ipotesi che il soggetto economico coincida con una sola categoria di portatori d’interessi si avrà una struttura di

governo economico basata essenzialmente su tre organi:

• L’assemblea dei membri del soggetto economico, quale organo supremo di indirizzo generale e di nomina

dei membri dell’organo decisionale di governo economico e dell’organo di controllo;

• L’organo decisionale di governo economico, composto da una o poche persone con specifiche competenze

tecniche e manageriali, che configura e indirizza l’attività della struttura organizzativa;

• Un organo di controllo che verifica l’operato dell’organo decisionale.

ORGANO DI GOVERNO ECONOMICO

Esso è l’organo (o gli organi) di vertice, con poteri massimi riguardo decisioni di fondo o strategie.

Tale organo è designato dall’assemblea dei soggetti istituzionali o dall’assemblea dei loro rappresentanti ed è

soggetto al controllo di organi di sindacato del governo economico. 43

Con riferimento all’impresa costituita in forma societaria, può essere un amministratore unico o un consiglio di

amministrazione. Il manuale prevede un caso nel quale l’organo di governo è designato da un’assemblea formata da

rappresentanti di lavoratori e dei conferenti capitale di rischio.

In realtà, nel modello tradizionale di governance italiano l’organo di governo è designato dall’assemblea dei soli

conferenti capitale di rischio. à

A) IL “SINDACATO” DEL GOVERNO ECONOMICO modello tradizionale

L’organo di governo (organo amministrativo) è soggetto al controllo di un «organo di sindacato del governo

economico».

In Italia, nel modello tradizionale di governance tale organo si identifica nel «Collegio sindacale»

“Il collegio sindacale vigila sull'osservanza della legge e dello statuto, sul rispetto dei principi di corretta

amministrazione ed in particolare sull'adeguatezza dell'assetto organizzativo, amministrativo e contabile adottato

dalla società e sul suo concreto funzionamento”.

Il Collegio sindacale «esercita inoltre il controllo contabile nel caso previsto dall'articolo 2409 bis, terzo comma», in

altri termini, esercita il controllo contabile quando tale controllo non è riservato ad una società di revisione. Controllo

contabile significa accertamento che la contabilità sia tenuta regolarmente e che il bilancio rappresenti in modo

fedele la situazione economica, patrimoniale e finanziaria.

Tale circostanza ricorre nel caso di società quotate in Borsa o di società tenute alla redazione di un bilancio

consolidato. L’assemblea degli azionisti nomina il consiglio

di amministrazione e il collegio sindacale.

B) I MODELLI DI CORPORATE GOVERNANCE

Oltre al sistema tradizionale descritto, la legge prevede modelli differenti (sistema dualistico e sistema monistico).

ORIGINE TEDESCA

L’assemblea degli azionisti ha poteri ridotti: non nomina gli

amministratori, ma un consiglio di sorveglianza, ovvero un

organo di controllo che nomina a sua volta il consiglio di

gestione. Il Consiglio di sorveglianza stabilisce anche la

remunerazione degli amministratori e approva il bilancio.

Non esercita mai il controllo contabile.

ORIGINE INGLESE

L’assemblea degli azionisti nomina solo il consiglio di

amministrazione. All’interno del consiglio ci sono componenti

che non partecipano alle decisioni di gestione, ma hanno

pura funzione di controllo. L’organo di controllo si chiama

Comitato di controllo sulla gestione. 44

C) GLI ORGANI DI GOVERNO NELLE ALTRE CATEGORIE DI AZIENDE

Il tema può essere affrontato anche al di fuori delle imprese.

• L’assetto di governo delle famiglie.

Sono membri del soggetto d’istituto (come anche del soggetto economico) della famiglia tutte le persone che la

compongono.

Il governo economico dell’azienda familiare comporta un articolato insieme di decisioni complesse, poiché implicano

significati non solo economici.

Le prerogative di governo economico spettano a tutte le persone della famiglia in funzione di età, esperienza e

competenza.

Spesso il governo economico è delegato al “capofamiglia”, anche se molte decisioni avvengono in forma collegiale.

Non sempre il contemperamento degli interessi risulta agevole.

• L’assetto di governo dello Stato.

Sono membri dell’istituto e portatori di interessi istituzionali tutti i cittadini membri dello Stato.

Sono membri del soggetto economico tutti i membri della collettività e coloro che prestano lavoro nelle aziende

composte pubbliche.

I fini economici istituzionali delle aziende composte pubbliche sono: il soddisfacimento dei bisogni pubblici di tutti i

membri della collettività e la remunerazione del lavoro dei prestatori di lavoro.

Il governo economico si esercita in via indiretta per mezzo di organi collegiali i cui membri sono scelti tramite

elezione (ruolo politico).

La distinzione e l’integrazione di ruoli politici e ruoli economici si attua a livello di struttura complessiva

dell’amministrazione pubblica e a livello di singoli istituti dell’amministrazione pubblica.

• L’assetto di governo delle aziende non profit.

Negli istituti nonprofit il soggetto d’istituto può far capo a tre categorie di soggetti:

- Gli associati delle associazioni chiuse ed aperte;

- I donatori privati e pubblici;

- I prestatori di lavoro.

Sono interessi istituzionali economici le attese di soddisfacimento dei bisogni comuni degli associati e le attese di

rimunerazione dei prestatori di lavoro non volontario. Mentre sono interessi istituzionali non economici quelli dei

donatori.

In definitiva, negli istituti nonprofit l’insieme delle persone che compone il soggetto d’istituto può essere

notevolmente diverso rispetto a quello che compone il soggetto economico.

_____________________________________________________________________________________________

ASSETTO ISTITUZIONALE DELL’IMPRESA

Differenti imprese richiedono differenti assetti di governo. Differenti assetti di governo attribuiscono rilevanza a

differenti categorie di portatori di interessi.

La nostra ipotesi di riferimento è quella dell’impresa, nella quale il soggetto d’istituto e il soggetto economico sono

formati dall’insieme dei conferenti di capitale di rischio e dei prestatori di lavoro.

Nel mondo occidentale la grande maggioranza delle imprese è configurata secondo il modello capitalistico, anche

se: • La forma e la sostanza non sempre coincidono;

• Alcuni ordinamenti (es. Germania) prevedono esplicitamente la partecipazione dei prestatori di lavoro nel

governo dell’impresa;

• La disciplina della “Società Europea” prevede modalità di partecipazione dei prestatori di lavoro in alcune

scelte di governo delle imprese.

Qualunque sia la scelta sulla struttura di governo, alcuni temi hanno svolgimento uniforme in tutte le imprese il fine

immediato delle imprese è rappresentato dalla produzione di remunerazioni e di altre connesse condizioni per i

membri del soggetto economico.

Le prerogative di governo economico nelle imprese riguardano:

• Scelte di assetto istituzionale;

• Scelte di configurazione delle combinazioni produttive;

• Scelte di assetto tecnico, assetto organizzativo, organismo personale.

1. LE IMPRESE DEL CAPITALISMO FAMILIARE

Il capitalismo italiano si caratterizza come «capitalismo familiare».

Più che le public company, nel nostro sistema sono tipiche le imprese portatrici di due fondamentali caratteristiche:

1. Il loro capitale è interamente o prevalentemente nelle mani della famiglia imprenditoriale;

2. Al loro interno si ha identità tra le figure di proprietario e di top manager. 45

LE RAGIONI DEL CAPITALISMO FAMILIARE

• Percorso evolutivo da micro impresa a impresa di dimensioni significative: ad esempio, Barilla nasce come

panificio-pastificio;

• Modello compatibile con la media dimensione: la famiglia imprenditoriale detiene competenze adeguate alla

gestione di una impresa a media complessità e risorse finanziarie adeguate a finanziarne lo sviluppo;

• Evita criticità - distorsioni dei comportamenti manageriali e costi (stipendi e incentivi) – tipiche delle public

à

company evita che la gestione aziendale sia rivolta a interessi personali del top managment.

CRITICITA’ E SOLUZIONI DEL CAPITALISMO FAMILIARE

2. IL CASO DELL’IMPRESA SOCIETARIA TEDESCA: LA COGESTIONE

• Le imprese con più di 2.000 addetti: 50% dei componenti del “consiglio di sorveglianza” – che nomina il

“consiglio di gestione” – è eletto dai lavoratori.

In caso di parità, in seconda votazione il voto del Presidente (eletto dagli azionisti) vale doppio.

• Imprese tra 500 e 2.000 addetti: 1/3 dei componenti del “consiglio di sorveglianza” è eletto dai lavoratori

3. IL CASO DELL’IMPRESA COOPERATIVA

Le imprese cooperative sono fondate da soci non capitalisti, ma lavoratori, consumatori, produttori agricoli...

Tra i principi della cooperazione (statuiti dall’International Co-operative Alliance), il secondo principio prevede il

controllo democratico da parte dei soci.

PRINCIPIO “UNA TESTA, UN VOTO”

Le cooperative sono organizzazioni democratiche, controllate dai propri soci che partecipano attivamente nello

stabilire le politiche e nell’assumere le relative decisioni.

Ciascun socio cooperatore ha un voto, qualunque sia il valore della quota o il numero delle azioni possedute.

Ai soci cooperatori persone giuridiche l'atto costitutivo può attribuire più voti, ma non oltre cinque, in relazione

all'ammontare della quota oppure al numero dei loro membri.

CARATTERI DISTINTIVI DELL’IMPRESA COOPERATIVA

Lo scopo è mutualistico e non lucrativo perché si persegue un’adeguata remunerazione dei fattori produttivi apportati

dai soci (nelle cooperative di lavoro o di cooperative di trasformazione agricola) o si vuole assicurare il conveniente

accesso dei soci a beni e servizi (nelle cooperativa di consumo e di utenza). 46

11. LE COMBINAZIONI ECONOMICHE (cap. 3 – 11.2 – 11.3 – 11.5.3 – 11.5.4)

IL SISTEMA DEGLI ACCADIMENTI E LE COMBINAZIONI ECONOMICHE

Il sistema degli accadimenti è l’insieme di azioni e di fenomeni che si manifestano nell’azienda e nel suo ambiente.

Una speciale categoria di accadimenti è rappresentata dal sistema delle combinazioni economiche, ovvero il sistema

delle operazioni svolte dall’azienda, quindi che hanno ad oggetto l’attività economica. A loro volta si dividono in sub-

sistemi di ampiezza decrescente.

L’ARTICOLAZIONE DELLE COMBINAZIONI ECONOMICHE

Per analizzare l’articolazione delle combinazioni economiche si ricorre ad alcuni concetti chiave:

• Le coordinazioni economiche parziali (dette anche “funzioni”);

• Le combinazioni economiche parziali ed elementari (dette anche, nelle imprese, “aree di affari”);

• Le negoziazioni.

_____________________________________________________________________________________________

LE COORDINAZIONI PARZIALI DELLE IMPRESE (o funzioni)

Le coordinazioni economiche parziali sono insiemi di processi caratterizzati da una funzione e da un insieme di

competenze specialistiche applicate allo svolgimento della stessa.

Ad esempio, la coordinazione parziale “ricerca e sviluppo”:

• E’ l’insieme delle attività che hanno la funzione di ideare e sviluppare nuovi prodotti e nuovi processi

produttivi;

• Si svolge utilizzando particolari competenze di progettazione, di calcolo, di prova…

Le coordinazioni parziali sono riconducibili alle seguenti classi di operazioni:

1. Configurazione dell’assetto istituzionale.

Sono operazioni di configurazione dell’assetto istituzionale: la costituzione dell’Istituto, la definizione la

trasformazione della forma giuridica, la configurazione degli organi di governo, la trasformazione della compagine

dei membri dell’istituto, le acquisizioni fusioni scissioni, la stipulazione di alleanze e la formazione di aggregati

istituzionali, la liquidazione dell’istituto.

Tutte le altre classi di operazioni sono fortemente influenzate dalle scelte di fondo che si compiono con la

configurazione dell’assetto istituzionale.

Configurato l'assetto istituzionale, l'attività di impresa si svolge in tre grandi aree: la gestione, l'organizzazione e la

rilevazione.

2. Gestione.

È il grande insieme di operazioni attraverso le quali l'impresa attua direttamente la produzione economica: raccoglie

capitali, acquista e macchinari e materie prime, fabbriche ai prodotti e li vende, paga i tributi.

La gestione si compone di cinque sottoinsiemi. I primi tre sono le gestioni caratteristica, finanziaria e patrimoniale; gli

altri due, che sono trasversali rispetto ai primi tre, sono la gestione assicurativa e la gestione tributaria. La

trasversalità delle ultime due consiste nel fatto che la gestione caratteristica, la gestione finanziaria e la gestione

patrimoniale originano anche operazioni di gestione tributaria e di gestione assicurativa.

Una buona gestione richiede lo svolgimento di altre due grandi aree di attività complementari che hanno minor peso

economico e coinvolgono un minor numero di prestatori di lavoro: si tratta delle attività di organizzazione e

rilevazione.

a) La gestione caratteristica.

È composta dall’insieme delle operazioni di gestione che identificano la funzione economico-tecnica tipica di

ciascuna azienda. La gestione caratteristica origina costi e ricavi e, per differenza, un risultato reddituale

denominato reddito operativo della gestione caratteristica.

La gestione caratteristica si articola nelle seguenti coordinazioni economiche parziali, che spesso sono

denominate funzioni:

• Operazioni di ricerca e sviluppo: ideare prodotti che rispondano alle attese dei clienti.

• Operazioni di acquisto di merci e di servizi destinati alla produzione.

• Operazioni di fabbricazione. 47

• Operazioni di commercializzazione: si tratta di vendere i prodotti dell’impresa massimizzando la

convenienza economica della stessa.

• Operazioni di logistica: operazioni svolte per trasportare.

Tutte le coordinazione parziali che compongono la gestione caratteristica sono fortemente interdipendenti.

b) La gestione finanziaria.

È quella parte dell’attività di impresa che è volta a coprire il fabbisogno finanziario, ossia il fabbisogno dei mezzi

monetari necessari per avviare l’impresa e per sostenerne lo sviluppo.

Il fabbisogno finanziario delle imprese deriva dal fatto che di norma le imprese devono sostenere i costi ed

effettuare i pagamenti prima di poter vendere i prodotti, di conseguire ricavi e dei conseguenti incassi.

La gestione finanziaria attuata mediante ricorso al capitale di prestito produce costi sotto forma di interessi

passivi, che sono il prezzo pagato dalla nostra impresa per poter disporre di un certo ammontare di denaro per

un certo periodo di tempo.

Il ricorso al capitale proprio comporta un costo rappresentato dalla remunerazione attesa dai conferenti di

capitale di rischio: tale costo ha natura completamente differente rispetto agli interessi passivi.

c) La gestione patrimoniale accessoria.

Nelle imprese possono manifestarsi più o meno duraturi eccessi di risorse rispetto a quanto richiesto dalla

gestione caratteristica: tali risorse possono essere allora impiegate in una gestione patrimoniale con

investimenti in titoli di debito pubblico, con l’acquisizione di partecipazioni nel capitale proprio e di altre aziende,

con l’acquisto di immobili, con la concessione ad altre imprese di crediti di finanziamento.

Tutti gli investimenti della gestione patrimoniale si ispirano all’obiettivo di ottenere proventi netti positivi, ma

evidente che essi comportano sia costi accessori certi, sia rischi di non remunerazione sia rischi di perdite in

conto capitale.

d) La gestione assicurativa.

Ciascun istituto è soggetto ad un rischio economico generale, ossia la possibilità che le combinazioni

economiche complessive producano utili e perdite che ne sostengono o ne minacciano la vita duratura. Ciascun

istituto che opera è soggetto anche a rischi particolari o specifici, che possono essere oggetto di copertura

mediante assicurazione. Si tratta di rischi di eventi sfavorevoli particolari, ossia relativi a limitati insiemi degli

accadimenti economici dell’istituto e definibili nell’oggetto, nella probabilità di manifestazione e nella grandezza

economica del connesso danno.

Tali rischi specifici sono negoziabili a fronte del pagamento di premi di assicurazione.

e) La gestione tributaria.

Deriva dal fatto che tutte le imprese sono soggette al pagamento di tributi di varia natura a fronte del diritto di

fruire dei beni pubblici messi a disposizione dallo Stato.

I tributi si classificano in:

• Imposte: sono legate al reddito (IRPEF, IRES) o al patrimonio (es.: proprietà di case, apparecchi

televisivi, natanti, ecc.) o ai consumi (IVA) e non alla fruizione di un servizio;

• Tasse: sono legate alla prestazione di uno specifico servizio (es.: TARI, Tassa servizio raccolta rifiuti

solidi urbani);

• Tariffe: sono legate alla prestazione di uno specifico servizio, assimilano nella logica i prezzi per la

fruizione di un dato volume di servizi (es. ticket), ma non ne coprono l’intero costo.

Il significato economico delle cinque aree di gestione si può ulteriormente chiarire analizzandone il profilo reddituale

e il profilo monetario.

Tutte le gestioni, con i loro “costi” e “ricavi”, concorrono a determinare il risultato dell’impresa. Le due gestioni “attive”

(caratteristica e patrimoniale) e le tre gestioni “passive” (finanziaria, assicurativa, tributaria) possono pesare

variamente nel determinare l’utile o la perdita.

Analogamente, tutte le gestioni, con i loro pagamenti e riscossioni, concorrono a determinare i flussi monetari

complessivi dell’impresa e la sua solvibilità.

Il profilo reddituale e il profilo monetario sono strettamente connessi, ma non coincidono.

Certamente i due profili sono interconnessi, ma la non coincidenza dei due profili è dovuta essenzialmente a tre

cause:

• Importanti entrate ed uscite non corrispondono a costi e ricavi;

• Molti costi devono essere sostenuti in anticipo rispetto al conseguimento dei ricavi e delle relative entrate;

• Molti pagamenti non avvengono in contanti e i tempi medi di pagamento dei debiti di regolamento non

necessariamente coincidono con i tempi medi di riscossione dei crediti di regolamento.

3. Organizzazione.

L’attività di organizzazione si sostanzia nel disegnare la struttura organizzativa dell’impresa, nell’assegnare i compiti

e le responsabilità alle persone che vi lavorano e nel gestire i sistemi di ricompensa e di sviluppo delle persone

stesse. 48


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alice.foschini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia Aziendale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Marano Maurizio.

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