Che materia stai cercando?

Economia Aziendale - 1° Anno Scienze Motorie

Appunti di ECONOMIA AZIENDALE per l'esame del prof. "Valeri/Carbonara
Argomenti contenuti nel file:
Testo di riferimento - ECONOMIA AZIENDALE (McGraw-Hill).
Ambiti di indagine dell'economia aziendale, concetto di azienda, caratteri di aziendalità, classificazione delle aziende, assetto istituzionale (SG ed SE), aziende pubbliche e private, shareholders e stakeholders, management... Vedi di più

Esame di Economia Aziendale docente Prof. G. Carbonara

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

CAPITOLO 11.4: IL REDDITO DI ESERCIZIO

Visto che è abbastanza impossibile calcolare il reddito totale (in quanto le aziende sono anche

ultracentenarie e soprattutto sono ancora in attività), si calcola il reddito di esercizio, cioè il reddito

che ha un’azienda al termine di un periodo amministrativo/esercizio (generalmente ogni 12 mesi).

Questo reddito, spezza la vita dell’azienda in esercizi amministrativi (cioè in 12 mesi alla volta) e

calcola quindi, una singola parte del reddito totale.

Questo reddito di esercizio, si calcola per:

 Verificare la validità delle strategie adottate, cioè per vedere se le decisioni prese nell’ultimo

periodo stanno dando i loro frutti

 Per stabilire un limite al prelievo di ricchezza da parte dei proprietari (cioè quanti dei ricavi

devono essere distribuiti ai soci e quanti invece devono essere reinvestiti e quindi devono

essere “trattenuti” in azienda)

 Per fornire informazioni sull’andamento dell’azienda a interlocutori esterni (tipo i

stakeholders e gli azionisti)

 Per ottemperare agli obblighi di legge in materia di redazione dei bilanci e per ottemperare

agli obblighi fiscali (il bilancio d’esercizio infatti è obbligatorio per legge e serve anche a

stabilire quante tasse l’azienda dovrà pagare, in base a quanto ha incassato/fatturato)

CAPITOLO 11.4.1: I PERIODI AMMINISTRATIVI/ESERCIZI AMMINISTRATIVI

L’individuazione dei periodi amministrativi/esercizi amministrativi si basa su numerosi fattori

specifici di ogni azienda (come la tipologia di attività svolta ecc.).

La durata dell’esercizio, tenendo conto delle norme fiscali e civili, è fissata convenzionalmente in

misura pari a 12 mesi. Generalmente, questi 12 mesi iniziano il 1° gennaio e finiscono il 31°

dicembre dello stesso anno (anche se, per esempio, le società di calcio generalmente tengono conto

della stagione sportiva quindi fanno il bilancio dal 1° luglio al 30 giugno dell’anno successivo). Questo

periodo può essere anche inferiore ai 12 mesi in condizioni particolari (tipo quando un’azienda si

sta per fondere con un’altra e quindi deve fare il suo bilancio finale prima della fusione), o se si tratta

di società quotate in borsa che hanno l’obbligo di fare un bilancio semestrale (anche le squadre di

calcio di A e B hanno questo obbligo semestrale). Le aziende che sono possedute da altre aziende,

devono fare il loro bilancio in funzione del bilancio consolidato della capogruppo (quindi se per

esempio, la capogruppo fa il bilancio ogni 6 mesi, anche lei deve farlo). 59

CAPITOLO 11.4.2: COME SI DETERMINA IL BILANCIO DI ESERCIZIO

Per fare questo tipo di bilancio usiamo solo due metodi:

 Metodo patrimoniale/sintetico, cioè CN finale – CN iniziale (riferito a ogni esercizio, quindi

quello di ogni 12 mesi)

 Metodo reddituale/analitico, cioè Somma ricavi – Somma costi (sempre riferito a ogni

esercizio amministrativo)

Si sceglie quasi sempre quello reddituale, in quanto è più accurato ma necessita di una attenta

valutazione di tutti i costi e ricavi, cioè bisogna capire effettivamente quali sono i costi e i ricavi che

si possono inserire in quell’esercizio amministrativo. (VEDI CAPITOLO 11.5 PER DETTAGLI)

CAPITOLO 11.5: DAL REDDITO TOTALE AL REDDITO DI ESERCIZIO

Nel passare tra questi due redditi, vengono fuori diversi problemi, tutti riconducibili all’unico grande

problema, cioè come rilevare costi e ricavi d’esercizio, cioè quali sono di pertinenza di quel periodo.

Questo problema deriva infatti, dal fatto che la continuità dei processi economici aziendali fa

emergere numerosi valori che sono comuni a due o più esercizi (cioè costi e ricavi che si spalmano

su più anni, tipo i ricavi/costi che derivano dallo stesso fattore produttivo [un macchinario per

esempio]) e che quindi devono essere spezzati quando ci si riferisce al singolo anno, cioè diviso in

quote annuali quando devono essere messi nel conto economico.

La parte che non va nel reddito di esercizio/conto economico si chiama costo sospeso, cioè costi

che non sono di competenza di quell’esercizio, ma magari del prossimo ecc.

CAPITOLO 11.5.1: LA COMPETENZA ECONOMICA

La manifestazione finanziaria, cioè quando effettivamente rilevo il costo d’acquisto, si ha quando

arriva la fattura del prodotto. In questo caso, il costo totale va rilevato subito a bilancio (In questo

periodo di ha la competenza finanziaria) ma può anche essere diviso su più esercizi (cioè se acquisto

un macchinario che costa €10.000 euro, posso mettere tutti e diecimila subito a bilancio oppure, se

uso il macchinario per cinque anni, posso dividere quei diecimila su cinque anni, quindi spalmare il

costo su più esercizi e quindi avere costi sospesi).

Per competenza economica invece si ha nel periodo di effettiva utilità economica,

indipendentemente dai risvolti finanziari (cioè nel periodo effettivo di utilizzo del fattore acquistato,

quindi spalmare i costi, quote di ammortamento annuali).

In breve, la competenza finanziaria è il costo/ricavo totale, mentre la competenza economica è la

parte relativa all’esercizio che si ha quando si spalmano i costi, cioè ogni parte fa riferimento a un

singolo esercizio, quindi metto a bilancio solo quello che corrisponde all’esercizio che sto

60

considerando (tipo se acquisto un giocatore con pagamento dilazionato per €50 milioni, la

competenza finanziaria saranno tutti e 50 milioni, visto che però lo pago “a rate”, nella competenza

economica andranno considerati solo i soldi che do in quell’anno, tipo 15 milioni, stesso discorso

per la società cedente, cioè quanti soldi effettivamente ho speso o incassato in quell’esercizio).

Questo sistema compone la teoria funzionale.

CAPITOLO 11.5.2: IL PRINCIPIO DELLA COMPETENZA ECONOMICA (E IL MODO

TEORICO PER RICAVARE COSTI E RICAVI DELL’ESERCIZIO CONSIDERATO)

E’ il principio con cui si individuano i componenti positivi e negativi di pertinenza dell’esercizio del

quale si vuole determinare il risultato economico (è un principio/postulato fondamentale per stilare

il bilancio, i risultati sono gli stessi della teoria funzionale spiegata in precedenza). Secondo la logica

maggiormente adottata nella pratica, sono:

 Costi e ricavi di competenza dell’esercizio, quelli che si riferiscono a processi produttivi

compiuti nell’esercizio considerato, cioè cicli economici chiusi/completi (da produzione a

vendita) con il conseguimento dei ricavi, sempre che siano state effettuate nel periodo

stesso anche le relative prestazioni da parte dell’azienda (cioè ho fatto e venduto il mio

prodotto nello stesso esercizio)

 Costi e ricavi sospesi dalla determinazione del reddito, quelli relativi a processi produttivi

per i quali i ricavi non sono stati ancora conseguiti e quelli per i quali devono ancora essere

effettuate tutte le prestazioni o parti di esse (cioè spese/ricavi che non riguardano

quell’esercizio perché magari ancora devo vendere il prodotto, oppure li ho venduti ma

ancora devo incassare materialmente i soldi non li ho ancora fatturati, o anche ho acquistato

100 tonnellate di materia prima, ne ho usata solo 60 a fine esercizio, i restanti 40 sono un

costo sospeso che userò quindi nell’esercizio successivo)

Per stilare il bilancio si fa riferimento a principi contabili emanati da autorità di competenza. Per

questi principi si fanno le seguenti schematizzazioni:

Competenza dei ricavi (cioè quali sono i ricavi d’esercizio, lo sono solo se avvengono tassativamente

queste due cose)

 Il processo produttivo dei beni/servizi è stato completato, cioè quando spedisco il prodotto

o quando erogo il servizio

 Lo scambio è già avvenuto, cioè ho già venduto e incassato i soldi/fatturato

Competenza dei costi (cioè quali sono i costi di esercizio, lo sono solo se avvengono entrambe le

seguenti condizioni):

 I costi devono essere correlati ai ricavi, ossia ai ricavi di competenza di un esercizio devono

essere contrapposti i costi sostenuti da sostenere per il loro conseguimento (cioè i costi

sostenuti per produrre avere i ricavi di quell’esercizio, in pratica tutto quello che acquisto e

uso per ricavare in quell’anno, la parte acquistata e non usata ancora non è un costo

d’esercizio) 61

 In caso di non correlabilità sono di competenza dell’esercizio in cui si manifestano (cioè solo

se sono diretti ai ricavi di quell’esercizio come detto), comprendono anche costi futuri che si

accumulano durante l’attività anche se i soldi verranno effettivamente sborsati in seguito

La slide qua sopra mostra quali costi sono correlabili ai ricavi (tipo fattore produttivo

usato/personale usato per realizzare il prodotto venduto e una correlazione diretta, un altro costo

correlabile è la quota di ammortamento annuale di un macchinario).

CAPITOLO 11.6: VALORI STIMATI E CONGETTURATI NEL REDDITO DI ESERCIZIO

Il reddito di esercizio ha natura astratta, cioè non è proprio il risultato sicuro che ho avuto in un

anno, perché i costi e i ricavi possono avere una natura futura e quindi ipotetica, basati sulla gestione

aziendale.

CAPITOLO 11.7: LA VALORIZZAZIONE DEI PROCESSI IN CORSO ALLA CHIUSURA

DELL’ESERCIZIO

Per determinare il costo d’esercizio, bisogna sottrarre il costo sospeso dal costo totale (esempio:

acquisto 100 tonnellate di una materia prima, ne utilizzo solo 70 che vanno a bilancio di questo

esercizio, quindi avrà 30 tonnellate di costo sospeso che va sul bilancio dell’esercizio successivo).

Quindi bisogna dare un valore a questi elementi dello stato patrimoniale (come le rimanenze di

62

fattori e i crediti, ma dare anche valore ai debiti e alle passività presunte cioè i pagamenti che avrò

in futuro a causa della mia attività tipo una sanzione ecc.) al fine di definire i costi di esercizio.

Il problema si pone soprattutto per la valutazione delle rimanenze finali di materie prime,

semilavorati, prodotti in corso di lavorazione, servizi in corso di esecuzione, prodotti finiti e merci,

insomma per tutte le rimanenze.

Il valore delle rimanenze è funzione dei ricavi futuri che, una volta ultimati i cicli produttivi, potranno

derivare, cioè ricavi presunti.

Per le merci e i prodotti finiti, il valore è legato al loro prezzo di vendita (realizzo diretto). Per le

materie prime, i semi lavorati e i prodotti in corso di lavorazione, il valore è legato al prezzo dei

prodotti e dei servizi che con l’utilizzo di tali beni si potranno ottenere e vendere (realizzo indiretto,

cioè vengono usati per produrre prodotti finiti che venderò poi l’anno dopo e quindi avere un

realizzo diretto). Ovviamente queste ipotesi si fondano sul fatto che l’azienda continuerà la sua

attività anche l’anno dopo (principio della continuità della gestione, anch’esso importante in sede

di bilancio).

I valori di presumibile realizzo diretto e indiretto (cioè il valore delle rimanenze di prodotti già in

scorta o che otterrò finendo i cicli produttivi) rappresentano, in un’azienda “in funzionamento” (cioè

che continuerà la sua attività), i valori massimi che possono essere assegnati alle rimanenze, poiché

valori maggiori sarebbero privi di senso, quindi è un valore che do con dei ragionamenti (cioè io da

quelle scorte posso incassare al massimo un certo valore se le vendo tutte, è inutile dare un valore

maggiore in quanto realmente non incasserò mai più di quel valore [tipo se ho in scorta 1000

cellulari che valgono 100 euro, il valore massimo sarà 100mila euro, più di quello non potrò mai

incassare, valore di presumibile realizzo).

CAPITOLO 11.7.1: COSTO VS VALORE DI PRESUMIBILE REALIZZO

Se il valore di presumibile realizzo è superiore al costo (cioè ho acquistato il prodotto a un prezzo

inferiore rispetto a quello che penso di poterlo rivendere) allora il valore di presumibile realizzo sarà

massimo (cioè se ho acquistato a 1 euro e conto di vendere a 2 euro, il valore sarà compreso tra 1 e

2 euro secondo una mia valutazione ragionevole). Se invece il valore di presumibile realizzo è

inferiore al costo l’unico valore di queste merci è solo il valore di presumibile realizzo (cioè se ho

acquistato a 1 euro e so che posso vendere solo a 0.80 è inutile dare un valore più alto perché so

già che non riuscirei a vendere a un prezzo più alto). 63

CAPITOLO 11.7.2: PRINCIPIO DELLA PRUDENZA (CIOE’ IL PRINCIPIO CON LA

QUALE SCELGO I VALORI)

La logica del reddito realizzato, ottenuto cioè dalla differenza tra i ricavi e i costi relativi ai soli

processi conclusi, implica l’adozione del principio della prudenza (altro postulato del bilancio), in

base al quale, i valori da assegnare alle attività sono definiti scegliendo tra i più bassi tra quelli

ragionevoli.

Per questo principio:

 Se il VPR è più alto del costo, sceglierò il valore del costo perché è più basso, in questo caso

non anticipo degli utili che presumo di ottenere in futuro (cioè non metto a bilancio di questo

anno dei ricavi che avrò in futuro, anche se sono sicuro di averli, li tengo comunque fuori e

li riconsidero nell’esercizio successivo, quindi le rimanenze le valuto con il valore del loro

costo [se ho acquistato a 1 euro, a 1 euro le metto a bilancio, anche se so di venderle a 2 o

comunque a un prezzo più alto di quello di costo]. Valutazione al Costo

 Se il VPR è minore del costo, allora come valore sceglierò il valore di presumibile realizzo,

cioè anticipo a bilancio anche delle perdite probabili e future (cioè se so che le rimanenze le

posso vendere solo a un prezzo inferiore a quello di costo, le metto già a bilancio perché so

già che a un prezzo più alto non posso venderle in futuro). Valutazione al VPR

Le implicazioni del principio della prudenza quindi sono:

 Gli utili sperati/futuri non devono partecipare alla determinazione del reddito (primo punto

di sopra)

 Le perdite temute/future devono partecipare alla determinazione del reddito (secondo

punto di sopra)

Se le perdite temute non partecipassero alla formazione del reddito dell’esercizio, il risultato

economico rischierebbe di essere sopravvalutato con la conseguente possibilità di distribuire o

prelevare utili non effettivamente realizzati (cioè se non considero che la vendita di quei prodotti

non mi farà comunque rientrare dei prezzi di costo ma per esempio penso di venderli a un prezzo

più alto, avrò una valutazione degli utili falsata, cioè mi aspetto di incassare più di quanto invece

realmente incasserò e quindi rischio di spendere dei soldi che invece non ho).

Per lo stesso motivo, non devono essere considerate, nella formazione del risultato, componenti

positive di reddito soltanto sperati, ma non finanziariamente già realizzati (cioè metto il prezzo di

costo, anche se so di vendere a un prezzo più alto perché materialmente ancora li devo vendere,

sicuramente li incasserò ma finchè non incasso non li considero a bilancio, onde evitare problemi).

Quindi il bilancio d’esercizio considera solo costi e ricavi già materializzati (per un esempio vedi slide

33-34-35 del file sul “REDDITO”, nella slide 34 considero le rimanenze con il valore minimo cioè

quello di costo, nella 35 invece considero le rimanenze con il valore massimo di VPR, questo secondo

caso non conviene in quanto si mettono a bilancio nel primo anno, dei ricavi che si potranno non

avere mai). 64

CAPITOLO 11.8: LA LOGICA DEL REDDITO REALIZZATO

Dall’applicazione dei principi di competenza economica e della prudenza (principi visti prima),

derivano le seguenti regole essenziali:

 Il reddito realizzato è ottenuto come differenza tra i ricavi derivati dai processi produttivi

conclusi e i costi correlati a tali processi (da sommare anche i costi che non presentano un

utilità futura, cioè tipo merci perse causa incidenti, un calciatore che si infortuna e chiude la

carriera, insomma i fattori produttivi persi causa forza maggiore)

 I valori dei processi in corso di svolgimento da trasferire ai futuri esercizi sono determinati

dalle seguenti regole:

o Le attività sono valutate al costo di acquisto o di produzione o al valore di presumibile

realizzo se inferiore al costo (come detto prima, si sceglie il più basso, cioè il minimo

che posso guadagnare)

o Le passività sono iscritte al valore nominale con cui sorte o al valore di presumibile

estinzione, se superiore (cioè al valore più alto della passività, cioè quanto posso

perdere al massimo)

o E’ necessario anticipare a carico dell’esercizio considerato quote di costi futuri

presunti la cui futura manifestazione è probabile (cioè costi che quasi sicuramente

avrò derivanti dalla mia attività, tipo il TFR che dovrò dare o multe che avrò a fine

attività causa violazioni, oppure se ho una causa in corso che con tutta probabilità

perderò, devo considerare i soldi che dovrò pagare in caso di perdita della causa) 65

CAPITOLO 11.9: IL CONTO ECONOMICO (QUESTO A DUE SEZIONI E’ QUELLO PIU’

SEMPLICE)

Il conto economico, quasi sempre, si presenta a due sezioni come nella figura riportata qua sopra:

 A sinistra abbiamo la sezione del dare

 A destra invece abbiamo le sezioni dell’avere

Nel dare ci vanno tutti i costi che hanno avuto una manifestazione finanziaria nell’esercizio,

nell’avere ci sono tutti i ricavi. Questa è la forma più semplice del conto economico (formula a

partita doppia).

Nella sezione del dare, abbiamo i costi di acquisizione di fattori produttivi correnti (seconda voce

della figura) nella loro interezza, se di un fattore produttivo ho delle rimanenze, queste allora vanno

messe nella parte dell’avere (da “n” a “n+1”, l’anno successivo questi passeranno ovviamente nei

costi come costi di “n-1” a “n”). Sempre nella stessa zona, abbiamo le quote di ammortamento, gli

oneri finanziari (cioè gli interessi sui prestiti), gli oneri e rischi futuri (accantonamenti per presunte

spese future), oneri da dismissione di fattori produttivi pluriennali e altre perdite (minusvalenze

avute a seguito della vendita di macchinari e/o strutture ormai vecchie, quindi le vendo a un prezzo

inferiore a quello d’acquisto originale causa usura e obsolescenza) e gli oneri tributari.

Nella sezione dell’avere invece, abbiamo i ricavi conseguiti dall’esercizio (cioè i meri guadagni

derivati dall’attività aziendale), i costi da trasferire da “n” a “n+1” (rimanenze, dato corretto con la

voce ricavi da trasferire da “n” a “n+1” dei dare), proventi finanziari e patrimoniali (interessi che

dovrò avere in seguito a delle obbligazioni che ho, oppure ricavi derivati da strutture affittate ad

altri), proventi da dismissione FPP e altri proventi (plusvalenze avute dalla vendita di

66

macchinari/strutture vendute a prezzo più alto rispetto a quello originale, chiaro esempio un

calciatore preso a parametro zero e poi rivenduto).

Se il totale dei ricavi è superiore a quello dei costi allora avrò un utile di esercizio e lo metto nella

sezione dei dare per pareggiare le sezioni. Viceversa, se il totale dei ricavi è minore al totale dei costi

allora avrà una perdita di esercizio e va nella sezione degli averi per pareggiare.

CAPITOLO 11.9.1: IL CONTO ECONOMICO A STRUTTURA SCALARE

Serve per avere dei risultati parziali, relativi a determinate aree dell’azienda (lo schema di sopra

invece da un totale di costi e ricavi, questa struttura invece serve per capire da dove derivano nel

dettaglio costi e ricavi). Pone in relazione, non più costi e ricavi totali, ma costi (con segno +) e ricavi

(con segno -) di una specifica sezione/area gestionale e lo fa con una singola sezione che vediamo

nella figura qui di seguito:

Individuiamo quindi più aree di gestione con i relativi costi e ricavi.

Ricavi e costi caratteristici sono quelli legati strettamente alla principale attività dell’azienda (se

vendo qualcosa sono i ricavi della vendita e i costi avuti per acquistare le materie prime per fare il

prodotto).

Saldo gestione accessoria: ricavi derivanti da altre strutture possedute dall’azienda per esempio,

tipo gli affitti riscossi da strutture affittate a terzi

Oneri finanziari: interessi passivi su debiti finanziari 67

Ricavi e costi straordinari: legati a operazioni straordinarie fatte dall’azienda, tipo la

vendita/acquisto di un macchinario, cioè cose che l’azienda non fa continuatamente, quindi minus-

o plus- valenze

Si arriva sempre al reddito di esercizio finale ma ogni confronto ha un proprio preciso contributo su

esso, questo prospetto serve quindi a vedere come si incassano/spendono i soldi in quell’esercizio

e quindi vedere anche quali “zone” dell’azienda funzionano al meglio e quali no al fine di migliorare

il risultato nell’esercizio successivo (se per esempio si ottengono ricavi principalmente dall’attività

primaria, da quella accessoria ecc.).

CAPITOLO 11.9.2: CONTO ECONOMICO SECONDO IL CODICE CIVILE

Questo è uno schema molto sintetizzato, comunque anche questo ha una struttura scalare. E’ il

conto economico che realmente si allega al bilancio d’esercizio ed è fatto secondo legge. 68

CAPITOLO 12: LA RILEVAZIONE – IL SISTEMA INFORMATIVO AZIENDALE E LA

CONTABILITA’ GENERALE

La rilevazione è un analisi quantitativa monetaria del capitale aziendale ma non solo, usa sistemi e

strumenti contabili. La rilevazione è composta dal sistema informativo aziendale e dalla contabilità

generale. In generale, raccoglie ed elabora informazioni sull’andamento aziendale e, grazie ad esse,

chi di dovere prende le giuste e necessarie decisioni al fine di migliorare la vita aziendale. La

contabilità generale è obbligatoria per legge ed è fondamentale per arrivare a stilare il bilancio.

Programmazione: definire gli obiettivi, è seguita sempre da un piano strategico e dalla definizione

del budget

Pianificazione: definire gli obiettivi per il medio-lungo periodo (3-5 anni), è il piano strategico della

programmazione CAPITOLO 12.1: DATI E INFORMAZIONI

Le informazioni sono un insieme di dati grezzi/singoli organizzati al fine di generare un determinato

significato e soddisfare le esigenze conoscitive di un destinatario, cioè sono dati raccolti e rielaborati

al fine di essere utili a chi deve prendere le decisioni sulla vita dell’azienda.

Possono essere:

 Dati/informazioni quantitative (cioè espresse in numeri, sono le più utili perché sono dirette

e reali) o qualitative (cioè parole che descrivono una cosa)

 Dati/informazioni a consuntivo (dati dei ricavi/costi avuti per esempio, cioè dati raccolti

subito dopo la manifestazione finanziaria reale) o a preventivo (dati utili alla

programmazione della gestione, sono dati previsionali e futuri, lo è il budget)

CAPITOLO 12.2: IL SISTEMA INFORMATIVO

Per generare informazioni, l’azienda deve progettare ed impostare un sistema che viene

denominato sistema informativo. Come tutti i sistemi, è composto da una struttura (sarebbero i

mezzi fisici che vengono usati per ottenere le informazioni, quindi computer, software, addetti ai

lavori ecc.) e da un processo (sarebbe l’insieme delle azioni che si fanno come rilevare, elaborare,

valutare ecc.).

Le definizioni di sistema informativo sono due (a noi interessa solo la prima):

 E’ un insieme ordinato di elementi, anche molto diversi tra loro, che raccolgono, scambiano,

elaborano e archiviano dati con lo scopo di produrre e distribuire le informazioni alle

persone che ne hanno bisogno, nel momento e nel luogo adatto (accento posto quindi

maggiormente sulle strutture) 69

 E’ l’insieme degli elementi e delle loro relazioni che determinano i procedimenti di

produzione dell’informazione, partendo dai dati che descrivono, in origine, i fenomeni

aziendali e ambientali: procedimenti finalizzati a soddisfare con efficacia ed efficienza, le

esigenze conoscitive interne ed esterne d’azienda

Nella figura sopra, la parte input rappresenta la parte strutturale del sistema informativo, mentre il

processo informativo è la parte processuale del sistema.

La maggior parte delle informazioni viene divulgata e usata da membri interni dell’azienda, le

informazioni possono anche essere comunicate quotidianamente.

CAPITOLO 12.3: LA CONTABILITA’ DIREZIONALE

Questo tipo di contabilità fornisce le informazioni al management dell’azienda che poi le usa per

prendere le decisioni appropriate in base all’andamento aziendale emerso dalla lettura dei dati.

Comprende una serie di strumenti informativi-contabili per la misurazione e il controllo degli

accadimenti aziendali (cioè i suoi strumenti/sistemi di rilevazione sono):

 Contabilità generale, è obbligatoria per legge, rileva dati a consuntivo subito dopo che questi

avvengono (tipo la registrazione delle vendite/acquisti, cioè subito dopo l’avvenimento

pratico), sono dati che si riferiscono all’azienda nel suo complesso. Sono dati che

provengono dall’interazione dell’azienda con terze parti (infatti si tratta sostanzialmente di

dati provenienti da acquisti e vendite quindi interazioni con clienti, fornitori, banche ecc.). Si

considerano solo acquisti e vendite perché sono le uniche due operazioni ad avere un

carattere finanziario. Questo tipo di rilevazione ha delle regole precise, dettate dal metodo

della partita doppia, e uno strumento preciso cioè il conto (ogni conto ha due sezioni, dare

e avere, e ogni oggetto da rilevare, tipo la cassa o i crediti, hanno un proprio conto singolo).

Questa rilevazione serve a rilevare in modo continuo i movimenti finanziari della gestione

70

(entrate, uscite, crediti ecc.), e seguire sistematicamente gli andamenti economici generali

della gestione misurati da quelli finanziari. Questa rilevazione ha come funzione principale,

quella di essere indispensabile alla stesura del bilancio di esercizio e per determinare il

capitale di funzionamento con lo stato patrimoniale

 Contabilità analitica, non è obbligatoria per legge, si tratta di un insieme di rilevazioni

finalizzate alla determinazione di valori e risultati che si riferiscono a dimensioni particolari

della gestione aziendale, cioè dati che si riferiscono a una determinata area/parte

dell’azienda (un singolo prodotto, un singolo progetto ecc.). Serve quindi a vedere tipo

quanto mi costa un singolo prodotto, sempre per prendere le giuste decisioni. E’ un tipo di

contabilità più dettagliato e rileva solo dati di operazioni interne all’azienda. Monitora costi

e ricavi (non entrate e uscite). Può essere anche tenuta con un metodo extracontabile, cioè

senza usare conti ma usando strumenti alternativi come tabelle o fogli Excel. I dati rilevati

da essa sono a consuntivo e a preventivo

 Analisi di bilancio, la può fare anche una persona esterna all’azienda, è una rielaborazione

e un analisi più approfondita del bilancio. Si tratta di una metodologia di analisi a consuntivo

dei valori di bilancio finalizzata alla comprensione dello stato di salute dell’azienda mediante

la costruzione di indici/margini basati sul confronto fra voci o aggregati dello stato

patrimoniale e del conto economico (cioè riclassifica questi due documenti)

 Budget e il piano, il budget è il bilancio preventivo e riguarda gli obiettivi dell’anno successivo

(il piano invece fa la stessa cosa ma con obiettivi del medio-lungo periodo, è il “genitore” del

budget). Entrambi definiscono obiettivi quindi, obiettivi specifici di ogni area aziendale infatti

si ha un budget per ogni unità organizzativa. Ogni budget deve permettere di verificare il

suo andamento anche mese per mese, quindi deve avere gli obiettivi specificati mese per

mese e non solo quello annuale (quindi è articolato in sottoperiodi)

 Report, servono a verificare se si stanno raggiungendo gli obiettivi prefissati dal budget.

Sono collegati quindi al budget, si fanno dopo ogni mese (o almeno ogni tot mesi) al fine di

confrontare i risultati ottenuti in quel periodo con quelli prefissati dal budget (cioè se si sta

andando come previsto). Sono formati da tabelle, sono rilevazioni molto analitiche 71

CAPITOLO 12.3.1: CONFRONTO TRA CONTABILITA’ GENERALE E CONTABILITA’

ANALITICA

Scopo:

 CO.GE: stilare il bilancio

 CO.AN: tre scopi, il primo e aiutare a prendere decisioni di ogni tipo sulla vita dell’azienda, il

secondo è per stabilire il budget e il terzo e per valutare il bilancio

Momento rilevazione:

 CO.GE: quando c’è manifestazione finanziaria, cioè quando parte il documento probatorio

(la fattura, quindi ricevimento o emissione di essa)

 CO.AN: quando utilizzo i fattori produttivi, cioè quindi quando ho dei costi

Classificazione dei costi e dei ricavi:

 CO.GE: divisi per natura, cioè un conto per ogni oggetto (tipo uno per le materie prime ecc.)

 CO.AN: per natura o destinazione, cioè tutti i costi riferiti a una singola cosa/prodotto

Destinatari informazioni:

 CO.GE: soggetti esterni all’azienda e per oneri di legge

 CO.AN: soggetti interni all’azienda/management

Metodologie di rilevazione:

 CO.GE: contabile

 CO.AN: contabile ed extracontabile 72

Frequenza delle informazioni di sintesi:

 CO.GE: annuale, cioè in sede di bilancio d’esercizio

 CO.AN: infrannuale, cioè trimestrale, mensile o anche quotidiana

Tempestività vs Previsione:

 CO.GE: precisione

 CO.AN: tempestività

CAPITOLO 12.3.2: GLI STRUMENTI DI CONTABILITA’ DIREZIONALE

CAPITOLO 13: IL BILANCIO D’ESERCIZIO

Il bilancio d’esercizio è la fintesi dei fatti di gestione espressi in valori e riportati su due prospetti

fondamentali:

 Stato Patrimoniale che comprende:

o Attività e Passività (le attività indicano come si spende il denaro quindi comprende

la cassa, i clienti, il magazzino, gli impianti ecc; le passività invece indicano da dove

viene il denaro e quindi comprende debiti verso banche, fornitori e capitale netto).

Questo è un prospetto orientato al futuro 73

 Conto Economico che comprende:

o Valore delle risorse consumate quindi i costi di esercizio o perdite, e il valore dei

risultati conseguiti cioè i ricavi d’esercizio o utili (in pratica è un documento che rileva

costi e ricavi reali derivanti dall’attività aziendale, quindi racconta quello che è

successo nell’azienda

Lo stato patrimoniale può essere costruito in modo relativamente semplice: basta andare in azienda

e, usando il giusto metodo, misurare il valore dei beni, dei diritti (crediti) e degli obblighi (debiti).

Questo processo di rilevazione viene fatto attraverso l’inventario. Dopo questo, per conoscere il

reddito, basta confrontare due stati patrimoniali, uno dell’anno in corso e uno dell’anno

prevedente, la differenza tra i due rappresenterà gli utili o le perdite d’esercizio.

Per misurare i singoli costi e ricavi d’esercizio, cioè come ho ricavato i soldi e come li ho spesi, c’è

bisogno di fare il bilancio, per fare ciò si fa uso di un sistema contabile.

CAPITOLO 13.1: IL CICLO ECONOMICO MONETARIO

Per conoscere i costi e i ricavi di esercizio, si considerano le operazioni di gestione esterna (acquisti

e vendite fatte dall’azienda), perché sono le uniche che, come detto anche in precedenza, hanno e

fanno delle variazioni finanziarie le quali misurano appunto, costi e ricavi di esercizio.

Costi e ricavi riguardano l’aspetto economico, entrate e uscite invece riguardano l’aspetto

monetario. CAPITOLO 13.2: LA RILEVAZIONE – LO STRUMENTO

Lo strumento tipico della rilevazione è il conto (ne abbiamo già parlato in precedenza), ogni conto

è specifico di un’oggetto aziendale, cioè considera solo la cosa (cassa, crediti ecc.) della quale voglio

sapere tutte le variazioni. Il conto è formato da due sezioni:

 Dare, a destra, lato delle entrate

 Avere, a sinistra, lato delle uscite

Dare e Avere sono due termini convenzionali, cosi come addebitamento (valore che va nei dare ed

indicano entrate di soldi), accreditamento (valore che va negli averi ed indica uscite di soldi),

accensione/chiusura di un conto (quando si scrive il primo valore in un conto si apre, lo si chiude

quando si estingue il debito per esempio), o conti a funzionamento unifase o bifase (unifase quando

ha solo una sezione, bifase invece se considera entrambe le sezioni dare e avere, tipo la cassa è un

conto bifase). A fine anno, bisogna chiudere tutti i conti per poter fare il bilancio (ecco perché si dice

“chiudere i conti”). 74

CAPITOLO 13.2.1: LA RILEVAZIONE – IL SISTEMA

Esistono due modelli di rilevazione:

 Sistema Patrimoniale, è rivolto a misurare composizione, entità e variazioni dell’oggetto

complesso “patrimonio/capitale aziendale”, cioè rileva principalmente le variazioni di

capitale e di conseguenza i costi e ricavi che servono a fare il bilancio

 Sistema del Reddito, intende tenere sotto osservazione l’oggetto complesso “reddito”, visto

nei singoli elementi (costi e ricavi) che lo determinano, cioè ha come focus principale i costi

e i ricavi, anche se tiene d’occhio anche le variazioni di capitale, rispetto al primo quindi

cambia solo il focus principale

CAPITOLO 13.2.2: LA RILEVAZIONE – IL METODO

Il metodo per la tenuta dei conti è quello della partita doppia. Questo metodo afferma che:

 Ogni fatto/operazione ha un aspetto originario/finanziario (monetario dell’azione) e un

aspetto derivato/economico (economico, deriva da quello originario).

Come si può capire si definisce prima l’aspetto originario e poi quello derivato.

Per ogni aspetto, posso usare una serie di conti:

 Conti finanziari

 Conti economici

Questi due conti, hanno funzionamento opposto, cioè ciò che va nel dare di uno, nell’altro va negli

averi e viceversa.

Vediamo nella figura qui sotto, i dettagli di queste serie di conti: 75

I conti finanziari (come la cassa che è l’unico conto a presentare solo costi certi in quanto presenta

solo i soldi che ho effettivamente in cassa), sono conti accesi con valori numerari certi (cioè soldi

che ho sicuramente), assimilati (cioè “quasi denaro” nel senso che sono soldi che avrò quasi

sicuramente a scadenza, ne fanno parte i crediti a clienti sia passivi che attivi) e presunti (cioè crediti

in moneta estera, io so che devo avere dei soldi ma sono in moneta estera tipo in dollari quindi, so

che li avrò ma non so di preciso quanto perché dipende dal tasso di cambio). Possono essere anche

conti accesi a crediti/debiti di finanziamento, cioè aperti in seguito a finanziamenti, mutui,

obbligazioni e prestiti a medio-lungo termine.

I conti economici invece sono unifase e considerano singolarmente o dei costi (componenti negativi

di reddito) o dei ricavi (componenti positivi di reddito).

Come detto, i due conti funzionano in modo opposto, quindi le uscite che vanno in avere nel conto

finanziario, nel conto economico vanno nel dare sottoforma di costi e viceversa (vedi figura di

seguito per dettagli). 76

CAPITOLO 13.3: LE OPERAZIONI DI ACQUISTO

Vediamo nel dettaglio, gli effetti finanziari ed economici degli acquisti:

 Sotto l’aspetto finanziario, determinano una variazione finanziaria negativa, cioè un uscita

 Sotto l’aspetto economico, determinano una variazione economica di reddito negativa,

quindi un costo d’esercizio o anticipato

Facendo riferimento al metodo della partita doppia, le uscite vanno nell’avere dei conti finanziari

(perché sono uscite) mentre vanno a destra nel dare nei conti economici unifase (perché sono costi

e ovviamente, ciò che va nel dare di un conto, va nell’avere di un altro). Gli acquisti possono essere

pagati in contanti, con un prestito bancario o a scadenza (tipo a 30gg).

CAPITOLO 13.4: LE OPERAZIONI DI VENDITA

Anche in questo caso, si ragiona sull’aspetto economico e finanziario:

 Sotto l’aspetto finanziario, le vendite determinano una variazione finanziaria positiva, cioè

un entrata

 Sotto l’aspetto economico, le vendite determinano una variazione economica di reddito

positiva, cioè un ricavo

Nel conto finanziario, le entrate vanno nel dare, nel conto economico vanno nell’avere sempre per

la regola della partita doppia. In caso di pagamento dilazionato, nel conto economico, i soldi vanno

scritti tutti e subito nell’avere perché sono dei ricavi. Nel conto finanziario invece, nel dare va

77

inserita la parte che si è incassata subito, mentre nell’avere va inserita la parte che incasserò a

scadenza in quanto sono dei crediti.

CAPITOLO 13.5: LE PRINCIPALI REGOLE CONTABILI

Dato il funzionamento simmetrico delle due serie di conti, il totale degli addebitamenti è sempre

pari al totale degli accreditamenti (questo perché quello che va a destra in un conto, va a sinistra

nell’altro, quadratura contabile).

Le rilevazioni vengono effettuate al momento della manifestazione finanziaria, cioè per ragioni di

praticità fiscale per le aziende, la manifestazione finanziaria convenzionalmente si ha al momento

della fatturazione. CAPITOLO 13.6: I CONTI DI CAPITALE

Visto che non si può spiegare tutto solamente attraverso la contrapposizione entrate/uscite (o

ricavi/costi che dir si voglia), ci sono aspetti particolari che interessano i mezzi propri dell’impresa,

cioè le variazioni del capitale netto aziendale, che si rilevano in appositi conti detti conti economici

di capitale (cioè non si concentrano su entrate ed uscite dell’attività ma sul capitale depositato in

azienda e di come esso varia). 78

CAPITOLO 13.6.1: I CONTI DI CAPITALE – IL FUNZIONAMENTO

Il funzionamento di questi conti di capitale è riassunto nell’immagine che segue:

CAPITOLO 13.7: DALLE SCRITTURE CONTINUATIVE ALLE SCRITTURE DI

ASSESTAMENTO

La rilevazione dei fatti di gestione in via continuativa, al momento della manifestazione finanziaria

(cioè quando si emette/riceve la fattura), non consente di arrivare alla determinazione del reddito

di esercizio. Questo perché, in questo tipo di scrittura continuativa, un costo è semplicemente un

costo, cioè non viene detto niente in merito al “consumo della risorsa” acquistata (cioè si scrive

solo quanto si è speso per acquistarla completamente, ma non quanta ne è stata usata o altro,

semplice rilevamento di costi in pratica), che come sappiamo, può anche essere usata nell’esercizio

successivo.

Si rilevano comunque due tipi di costi:

 Costi di esercizio, che misurano il valore delle risorse che sono state consumate nel corso

del periodo amministrativo

 Costi anticipati/sospesi, sono invece quelli sostenuti “anticipatamente” rispetto al loro

utilizzo

Perciò, se si vuole determinare il reddito di esercizio, si deve spezzare il costo in queste due

componenti, in sede di bilancio (cioè i semplici costi rilevati nella scrittura continuativa devono

79

essere considerati in questi due modi, in costi di risorse usate e in costi di risorse accumulate e usate

in futuro). Occorre quindi “stornare” i valori risultati della contabilità.

Un problema però, si ha quando vengono consumate delle risorse (quindi si sostengono costi di

esercizio) ma queste non hanno ancora dato luogo ad un uscita (cioè ad una manifestazione

finanziaria, tipo ho realizzato il prodotto ma non l’ho ancora venduto e lo tengo in deposito). Per

risolvere ciò, occorre “integrare” i saldi contabili, così da aggiungere anche questi costi a quelli da

portare nel conto economico.

CAPITOLO 13.7.1: DISTINGUERE COSTI E RICAVI D’ESERCIZIO DA QUELLI SOSPESI

Ci sono due possibilità:

 Identificare i costi ed i ricavi di esercizio in via diretta e considerando costi e ricavi sospesi

tutti gli altri (cioè si misurano solo i costi e ricavi derivanti dai prodotti venduti, quelli sono

considerati come d’esercizio; tutti gli altri sono sospesi e vengono misurati di conseguenza)

 Misurare il valore dei beni che sono ancora in azienda, cioè questi sono ancora costi e ricavi

sospesi mentre tutti gli altri, rilevati ma non più in azienda, saranno considerati come costi

e ricavi d’esercizio (cioè i prodotti che ho ancora in deposito sono costi sospesi perché ancora

devo vedere, gli altri saranno di esercizio)

La prima ipotesi però, non è fattibile perché si tratterebbe di andare a misurare i beni e i servizi

utilizzati, cioè le risorse che non ci sono più in azienda. E’ molto più semplice invece, usare la seconda

ipotesi in quanto questa misura il valore dei beni depositati in azienda e quindi facilmente valutabili

in quanto materiali, per fare questa valutazione dei beni in azienda quindi, si usa l’inventario.

CAPITOLO 13.7.2: LE SCRITTURE DI ASSESTAMENTO

Con le scritture di assestamento, si riportano nella contabilità i valori dell’inventario. Con questi tipi

di scritture, si distinguono due grandi tipologie:

 Scritture di rettifica o di storno, cioè storni di costi o ricavi che hanno già avuto

manifestazione finanziaria ma non di competenza dell’esercizio amministrativo che si sta

valutando (ne fanno parte gli ammortamenti, le rimanenze di merci che saranno vendute nel

prossimo esercizio ecc.)

 Scritture di imputazione, cioè imputazione di costi e ricavi a manifestazione finanziaria

futura ma di competenza dell’esercizio in corso (cioè costi o ricavi che verranno ratificati in

futuro ma che riguardano l’esercizio in corso perché maturano durante questo, tipo il fondo

imposte e tasse o quello della svalutazione dei crediti, o anche ratei attivi e passivi) 80

CAPITOLO 13.8: AMMORTAMENTO

L’ammortamento, è il procedimento economico-contabile di ripartizione in più esercizi del costo dei

beni a fecondità ripetuta, in funzione della loro durata economica (sarebbe il pagamento “a rate” di

un macchinario per esempio, cioè lo acquisto e poi lo pago, un po alla volta, durante tutto il periodo

che lo utilizzo).

Per le immobilizzazioni materiali, si applica il cosiddetto metodo indiretto di ammortamento, che

fa uso del fondo ammortamento (cioè si divide il costo in parti uguali in più anni)

Per le immobilizzazioni immateriali, si applica il metodo diretto di ammortamento, che consiste

nel portare direttamente in deduzione, dal costo storico del bene pluriennale, le quote di

ammortamento. CAPITOLO 13.8.1: AMMORTAMENTO – METODO DIRETTO

Dalla figura si vede chiaramente il processo di ammortamento, cioè io ho speso 1000€ per il

brevetto, quel brevetto mi ha permesso di vendere fino ad ora, 300€ di prodotti, quindi ho già

“recuperato” 300€ dalla spesa che ho sostenuto per acquistarlo, quindi in bilancio, non considero

1000€ di spesa ma solo 700€ perché 300€ già sono rientrati con la vendita. 81

CAPITOLO 13.8.2: AMMORTAMENTO – METODO INDIRETTO

Questo metodo invece, prevede la divisione delle quote di ammortamento durante tutto il periodo

di utilizzo del macchinario per esempio. Se io so che lo userò per 5 anni e l’ho pagato 5000€, dividerò

automaticamente il costo totale in parti uguali, nei 5 anni stimati dell’utilizzo, mettendo 1000€

all’anno nel fondo di ammortamento (cioè costi sicuri e già preventivati).

CAPITOLO 13.9: RIMANENZE DI MERCI

Si ha nel caso in cui una parte delle merci acquistate, resta a fine anno in magazzino, a disposizione

dell’esercizio successivo.

Come detto in precedenza, in questo caso, la merce venduta rappresenterà il costo di esercizio.

Le merci in rimanenza invece, sono una risorsa a disposizione della gestione futura, quindi sono un

costo anticipato (perché li ho prodotti nell’esercizio precedente ma li venderò e quindi ricaverò in

futuro).

In sede di bilancio, in particolare nel conto economico, il valore delle merci in rimanenza sarà da

contrapporre al valore totale delle merci (cioè se ho avuto un costo di 3000€ per produrre tutte le

merci, dall’altra parte dovrò sottrarre il valore di quelle che ho ancora in magazzino). 82

CAPITOLO 13.10: RISCONTI

Sono quote di costo o di ricavo che:

 Sono a cavallo di due o più esercizi

 Maturano in base al tempo

 Hanno manifestazione finanziaria anticipata rispetto alla competenza economica

Possono essere risconti:

 Attivi, in caso di costi già sostenuti ma da stornare in quanto competenti all’esercizio

successivo (cioè io in realtà ho già speso quei soldi ma li devo sottrarre dal bilancio perché

non sono di competenza di quell’esercizio amministrativo)

 Passivi, in caso di ricavi già conseguiti, ma da stornare in quanto competenti all’esercizio

successivo (stesso discorso di quelli attivi, cioè io ho già incassato quei soldi ma li devo

sottrarre a bilancio)

L’esempio che segue spiega meglio il tutto:

Facendo riferimento alla figura, i 90€ io li ho già incassati ma sono la quota di affitto dell’anno

successivo quindi io ho incassato subito i soldi ma li considererò nell’anno successivo, nel bilancio di

questo esercizio considero solo 30€ che sono le quote degli ultimi tre mesi dell’anno.

In sede di assestamento, i 90€ saranno un risconto passivo.

Tutte le scritture di storno in sostanza, si traducono nel dividere un costo/ricavo in due parti: quella

di esercizio e quella anticipata. La registrazione di questi pertanto, presenta sistematicamente la

rilevazione di due voci di reddito. 83

Nelle scritture integrative, si tratta di rilevare un costo o un ricavo che non ha ancora avuto la

manifestazione finanziaria e quindi non risulta in contabilità. Visto che effettivamente quindi la

manifestazione finanziaria non c’è ancora stata, se ne calcola una fittizia o meglio detta presunta.

Tutti i valori finanziari che servono a misurare costi e ricavi in sede di assestamento, sono valori

finanziari presunti proprio perché sono determinati da stime e congetture.

CAPITOLO 13.11: FONDO IMPOSTE E TASSE

Le imposte sul reddito di esercizio dell’anno di cui si va a redigere il bilancio si pagano, in realtà,

l’anno successivo e non trovano pertanto manifestazione finanziaria nell’anno a cui effettivamente

competono (questo perché le tasse da pagare vengono “decise” dal bilancio e dal fatturato

derivante, quindi visto che questo si fa a fine anno, le tasse le pagherò di conseguenza l’anno

successivo).

A causa di ciò, per rispettare il principio della competenza, è indispensabile procedere alla

rilevazione del costo di esercizio relativo alle imposta a fronte dell’uscita che si presume avverrà nel

corso dell’esercizio successivo (cioè si stima quanto si pagherà di tasse e si mettono nei “dare” del

conto che riguarda imposte e tasse, ovviamente vanno negli “avere” del fondo imposte e tasse).

CAPITOLO 13.12: FONDO SVALUTAZIONE CREDITI

Può accadere che alcuni crediti non vengano riscossi, cioè tipo un cliente non salda il proprio debito

con noi e quindi il credito che abbiamo nei suoi confronti si svaluta/annulla con conseguente perdita

di soldi.

La perdita su crediti, rappresenta un costo di competenza dell’esercizio in cui il credito stesso è

stato concesso. Pertanto, in sede di bilancio, si procede a stimare la perdita che probabilmente si

manifesterà sui crediti in portafoglio, per farla pesare sul reddito d’esercizio (cioè considero che

quei crediti non mi vengano riscossi). Una volta valutata la perdita presunta quindi, si effettua la

seguente rilevazione: 84

CAPITOLO 13.13: I RATEI

I ratei sono dei debiti o crediti presunti, che misurano quote di costo o di ricavo che (a differenza

dei risconti queste sono presunti):

 Sono a cavallo di due o più esercizi

 Maturano in base al tempo

 Hanno manifestazione finanziaria posticipata rispetto alla competenza economica

Possono essere ratei:

 Attivi, in caso di ricavi da conseguire nel successivo esercizio ma di competenza economica

dell’esercizio in chiusura e corrente e quindi vanno integrati nel reddito (cioè soldi che

materialmente non ho incassato ma che sicuramente incasserò in futuro ma che ho

“maturato” in questo esercizio quindi li devo aggiungere al reddito; tipo se concedo un

pagamento posticipato, i soldi non li avrò subito ma riguardano l’anno corrente quindi li devo

comunque considerare come ricavo)

 Passivi, in caso di costi da sostenere nel successivo esercizio ma di competenza economica

dell’esercizio in chiusura e corrente e quindi vanno integrati nel reddito (stesso discorso di

quelli attivi ma stavolta sono dei costi, cioè soldi che materialmente non ho ancora cacciato

ma che caccerò sicuramente in futuro e che ho “maturato” in questo esercizio e pertanto

vanno considerati) 85

CAPITOLO 13.14: LE SCRITTURE DI CHIUSURA

In queste scritture di chiusura, si raccolgono i valori in prospetti contabili di sintesi, questi prospetti

sono:

 Il conto economico, che indica il reddito conseguito

 Lo stato patrimoniale, che indica la composizione del capitale

CAPITOLO 13.14.1: LE SCRITTURE DI CHIUSURA – I CONTI APERTI

I conti economici possono essere:

 Conti economici di reddito accesi a costi e ricavi d’esercizio

 Conti economici di reddito accesi a costi e ricavi sospesi

 Conti economici di capitale

 Conti finanziari

CAPITOLO 13.14.2: FASI DEL PROCESSO DI CHIUSURA

1. Saldo di costi e ricavi di esercizio e riepilogo nel conto riassuntivo di reddito, fare cioè il conto

economico

2. Rilevazione del risultato d’esercizio e chiusura del conto economico

3. Saldo dei conti rimasti aperti e riepilogo nel conto riassuntivo, cioè fare lo stato patrimoniale

Di seguito, vediamo nel dettaglio le tre fasi. 86

CAPITOLO 13.14.2.1: FASI DEL PROCESSO DI CHIUSURA – DETTAGLIO FASE 1 87

CAPITOLO 13.14.2.2: FASI DEL PROCESSO DI CHIUSURA – DETTAGLIO FASE 2 88

CAPITOLO 13.14.2.3: FASI DEL PROCESSO DI CHIUSURA – DETTAGLIO FASE 3

Come detto, in questa terza e ultima fase, si procede al saldo dei conti rimasti aperti con

conseguente riepilogo nello stato patrimoniale. Si chiudono/saldano:

 Conti economici di reddito accesi a costi e ricavi anticipati

 Conti economici di capitale

 Conti finanziari

In questa fase, solo valori attivi:

 Conti finanziari attivi (vnc, vnaa, vnpa)

 Costi anticipati

Sono invece valori passivi:

 Conti finanziari passivi (vnap, vnpp)

 Ricavi sospesi

 Conti di capitale

Nello stato patrimoniale, si mettono a sinistra i valori attivi e a destra i valori passivi. 89

CAPITOLO 14: INFORMAZIONI QUALITATIVE E VARIE FORME DI BILANCIO

Il bilancio d’esercizio, deve fornire una rappresentazione concreta e veritiera della situazione

patrimoniale e finanziaria e del risultato economico della gestione dell’azienda.

Per fornire questa rappresentazione, il bilancio d’esercizio si compone e fa uso di diversi documenti:

 Stato Patrimoniale, documento che vede investimenti e attività

 Conto Economico

 Rendimento Finanziario (dal 2016), illustra la dinamica delle fonti e l’impiego delle risorse

economiche nelle varie aree della gestione aziendale

Questi tre documenti si occupano della misurazione e rappresentazione dei fatti della gestione.

Abbiamo poi, sempre tra i documenti del bilancio:

 Nota Integrativa, documento che illustra i criteri di misurazione e rappresentazione dei fatti

di gestione (in pratica, spiega nel dettaglio cosa ho nei prospetti contabili [stato patrimoniale

e conto economico che invece contengono solo “voci e numeri”], fornendo informazioni e

dettagli proprio su queste voci e numeri)

 Relazione sulla gestione, documento che interpreta i significati economici dei fatti di

gestione (fornisce informazioni generali sulla gestione, documento qualitativo)

CAPITOLO 14.1. LA NOTA INTEGRATIVA

La nota integrativa, è il documento che occupa più pagine del bilancio (quasi sempre) e contiene

informazioni descrittive e quantitative. Questa è parte integrante quindi, del bilancio e svolge le

seguenti funzioni informative:

 Funzione descrittiva, infatti descrive le operazioni fatte nel dettaglio

 Funzione informativa, cioè offre informazioni generiche e varie

 Funzione esplicativa

Le informazioni da includere nella nota integrativa (informazioni regolate principalmente

dall’articolo 2427 del c.c. ma non solo) possono essere articolate/raggruppate idealmente in quattro

sezioni:

 Illustrazione dei criteri di valutazione adottati, cioè informazioni che spiegano i criteri usati

per stimare i vari costi per esempio e cosi via

 Informazioni sulle poste di stato patrimoniale, cioè dettagli sulle voci dello stato

patrimoniale, sono messe seguendo l’ordine dello stato patrimoniale

 Informazioni sulle poste di conto economico, cioè dettagli sulle voci del conto economico,

seguono anche queste l’ordine del conto economico stesso

 Informazioni varie, cioè informazioni che non rientrano nelle precedenti tre voci, tipo quelle

riguardanti i conti d’ordine (operazioni avvenute già che però non hanno ancora avuto una

90

manifestazione patrimoniale), o il numero di dipendenti, le azioni emesse e che tipo di azioni

(le squadre professionistiche di calcio, in questa voce, aggiungono informazioni sulla

campagna acquisti fatta in quanto, visto che il loro bilancio si fa a settembre, tra il finale di

stagione [30 giugno] e la data del bilancio [settembre] sono stati fatti dei trasferimenti).

Oltre alle informazioni previste dall’articolo 2427 del c.c., la nota integrativa può presentare anche

altre informazioni come:

 Deroghe eccezionali alle norme che regolano la redazione del bilancio, cioè se non applico

la norma specifica in materia di bilancio, devo spiegare il perché e che conseguenze ho avuto,

sono casi rarissimi

 Modifiche di aspetti formali o sostanziali del bilancio, cioè se non si segue l’ordine fisso e

gerarchico delle voci del bilancio o dello stato patrimoniale (aspetto formale, cioè se metto

in ordine diverso voci e sotto-voci, o ne aggiungo di nuove, questo viene fatto quando si dà

più importanza a una voce e quindi bisogna spiegare perché si è dato più importanza a quella

e quindi perché la si è messa più in alto/in evidenza); aspetto sostanziale invece quando

cambio i criteri di valutazione in sede di bilancio (cioè devo spiegare perché per alcune voci

ho usato dei criteri e perché ho usato altri criteri con altre voci)

 Informazioni su società controllanti, cioè fornire informazioni sulle azioni infragruppo

avvenute tra aziende dello stesso gruppo aziendale

 Beni del patrimonio oggetto di rivalutazioni monetarie, allo scopo di informare su eventuali

inflazioni avute nel tempo (cioè se ho acquistato un immobile 20 anni fa, è logico che questo

oggi mi vale molto di più causa inflazione), oppure quando c’è un cambio di destinazione di

un terreno posseduto

 Ex direttiva Europea 46/2006, con informazioni relative a parti correlate e accordi non

risultati dallo stato patrimoniale [NON IMPORTANTE]

Questo dimostra come le informazioni della nota integrativa variano e possono variare nel tempo

secondo le norme emanate dal legislatore.

CAPITOLO 14.2: LA RELAZIONE SULLA GESTIONE

La relazione sulla gestione è un contenitore di informazioni di carattere qualitativo che accompagna

e correda il bilancio d’esercizio. E’ un allegato molto importante del bilancio in quanto è un

documento chiave della reportistica aziendale, cioè da informazioni tipo su dove e come opera

l’azienda. Anche questo è un documento che occupa molte pagine e permette di capire come

interpretare la gestione aziendale e valutare come questa opera. Non spiega o fornisce dettagli su

dati ma illustra le strategie adottate e le decisioni prese dall’azienda al fine di mantenere l’equilibrio

economico nel tempo, illustrando anche eventuali prospettive future (può basarsi comunque sui

dati degli altri documenti, come quelli del conto economico).

Al fine di risalire al funzionamento dell’azienda, fornisce quindi informazioni su:

 Condizioni interne d’azienda, tipo illustra la governance dell’azienda tramite

l’organigramma, illustra le responsabilità dei vari membri ecc. 91

 Condizioni esterne d’ambiente, cioè informazioni su dove opera l’azienda e le eventuali leggi

che hanno cambiato le attività aziendali

 Scelte poste in essere nelle gestioni passate e sui piani di sviluppo programmati per quelle

future, cioè spiega le scelte fatte in passato, nel presente e quali si faranno

Le informazioni richieste e da inserire quindi in questo documento, si raggruppano in due aree

tematiche:

 Situazione della società, andamento e risultato della gestione

 Rapporti con le consociate

La relazione sulla gestione, deve anche contenere, causa direttiva europea 51/2003:

 Indicatori finanziari che sintetizzino i risultati ottenuti (soprattutto per medio-grandi

aziende), cioè deve contenere degli indici di bilancio (per averli si rivalutano lo stato

patrimoniale o il conto economico)

 Indicatori non finanziari specifici all’attività dell’impresa, tipo quelli che vedono le quote di

mercato

 Una descrizione dei principali rischi e incertezze cui la società è esposta, tipo quando entra

un nuovo concorrente sul mercato

 Informazioni attinente all’ambiente (anche impatto ambientale della propria attività) e al

personale CAPITOLO 14.3: IL BILANCIO CONSOLIDATO

In parole povere, è il bilancio d’esercizio del gruppo aziendale. Più precisamente, è il bilancio che la

capogruppo allega al suo personale bilancio d’esercizio. Questo consolidato però tiene conto di

tutte le aziende del gruppo, è composto dagli stessi documenti del bilancio d’esercizio singolo. La

sua redazione è molto più complessa (visto che in esso devono stare tutte le informazioni di tutte le

aziende del gruppo) e deve tenere in considerazione che:

 I bilanci delle singole entità facenti parte del gruppo, devono essere redatti tutti con le stesse

regole contabili e con la stessa valuta

 La percentuale di possesso della controllante nel capitale della controllata

 Operazioni che avvengono tra società facenti parte dello stesso gruppo hanno una valenza

diversa (tipo la vendita di un semilavorato da un’azienda all’altra, nei singoli bilanci viene

vista come un costo/ricavo, nel bilancio consolidato invece questo tipo di operazione non va

considerata, cosi come tutte le altre operazioni infragruppo

Come detto, deve essere redatto dalla società capogruppo che lo deve allegare al suo bilancio

d’esercizio. 92

CAPITOLO 14.4: L’INFORMATICA SOCIO-AMBIENTALE

Consiste nell’assunzione da parte del management della responsabilità che l’azienda ha nei

confronti delle varie categorie di stakeholder (corporate social responsability).

Accountability: il dovere di rendicontare sulle azioni di cui si è responsabili nei confronti di terzi

(cioè informare gli stakeholders delle proprie operazioni).

Questi rendiconti si fanno tramite documenti di informativa socio-ambientale come i bilanci

sociali, ambientali o di sostenibilità.

CAPITOLO 14.4.1: IL BILANCIO SOCIALE

Questo tipo di bilancio, offre un quadro completo e approfondito dei legami e delle interrelazioni

tra l’impresa e il contesto ambientale di appartenenza. E’ strettamente collegato al bilancio

d’esercizio poichè, ad un lato, ne accresce la capacità informatica e ne completa le informazioni

completandolo, dall’altro trae da esso numerosi dati.

Pur potendo essere un documento autonomo da un punto di vista delle modalità di pubblicazione

deve essere redatto successivamente al bilancio d’esercizio.

La sua pubblicazione non è obbligatoria.

Di seguito, uno schema di come avviene questo processo di informazione,

I contenuti del bilancio sociale, si definiscono secondo uno dei più recenti standard di riferimento,

hanno una struttura generale definita e una serie di informazioni di minima:

 Informazioni qualitative, riguardanti l’identità aziendale (assetto istituzionale, valori di

riferimento, strategie e politiche) 93

 Dati quantitativi non monetari, come indicatori che illustrano le performance dell’azienda

in relazione a questioni rilevanti per gli stakeholders

 Dati economico-finanziari, cioè prospetti relativi al calcolo e alla distribuzione del valore

aggiunto

CAPITOLO 15: INDICI DI PERFORMANCE E VALORE D’AZIENDA – L’ANALISI

ECONOMICO-FINANZIARIA DELLA GESTIONE

Il sistema di indici, è composto da tanti indici vari ma tutti collegati tra loro con relazioni causa-

effetto. Ci sono indici di carattere generale per esempio, gli indici sono poi anche di carattere

superiore (più generici) o più specifici.

Si distinguono due grandi categorie di indici:

 Indici economici, servono a misurare, più dei costi e valori assoluti di questi, le condizioni di

redditività della gestione aziendale, sia nel suo complesso sia nel suo ambito caratteristico

(cioè nel dettaglio, come vengono spesi i soldi o entrano, in quali aree)

 Indici finanziari, servono ad accertare la capacità dell’azienda di generare/far fronte/coprire

il proprio fabbisogno finanziario, cioè di produrre i soldi necessari per pagare i debiti nel

tempo previsto e avere una solidità economica e finanziaria (cioè avere sempre soldi a

disposizione, anche quotidianamente)

Gli indici economici e finanziari devono essere contestualizzati a livello di micro e macro-ambiente

e comparati (cioè i valori di questi indici vanno rapportati al contesto nel quale si opera [tempo

storico, nazione, leggi ecc.], al settore specifico, tipo avere un 10% di ROE in un dato settore è un

ottimo risultato, soprattutto in tempo di crisi economica e così via). Per capire se il valore degli indici

è nella media o superiore/inferiore a questa, si può confrontare con quello di altre aziende che

operano nello stesso nostro settore [comparazione nello spazio], oppure paragonarlo a quello degli

anni passati [comparazione nel tempo].

Questi indici vanno indicati nella relazione sulla gestione.

CAPITOLO 15.1: IL PRIMO STEP – LA RICLASSIFICAZIONE DEI PROSPETTI

CONTABILI

Per ottenere questi indici, bisogna riclassificare i prospetti contabili del bilancio (come il conto

economico o lo stato patrimoniale), questa riclassificazione è la prima fase dell’analisi del bilancio.

Il primo prospetto ad essere riclassificato è proprio il conto economico (costruito sia a due sezioni

sia a una sola, cioè a struttura scalare). Se lo si fa a una sola sezione quindi a struttura scalare, i costi

e i ricavi vengono divisi per aree gestionali, in questo caso le poste non sono indicate con molta

precisione ma in maniera leggermente confusa. Nella riclassificazione di questo documento quindi,

si distinguono costi e ricavi a seconda della loro area di appartenenza, si distinguono quindi un: 94

 Area Ordinaria, riguarda tutto ciò che viene fatto normalmente dall’azienda, tipo i costi di

acquisto di materie prime, ricavi di vendite ecc. In questa area, si distingue un’area operativa

(riguarda la produzione e la vendita dei propri prodotti e quindi i loro costi e ricavi) e un’area

finanziaria (riguardano le operazioni che interessano mutui, finanziamenti ecc., cioè come ci

si procura i soldi)

 Area Straordinaria, riguarda invece le azioni straordinarie, tipo le vendite di fabbriche o

macchinari (plusvalenze/minusvalenze), cioè operazioni eccezionali

 Area tributaria, riguarda tutte le imposte

Si distinguono queste aree per capire da dove derivano i soldi del fatturato e quindi come producono

utili (cioè dove sono entrati i soldi in quell’esercizio, cioè magari un’azienda può aver incassato dalla

sua attività primaria mentre un’altra ha incassato soldi vendendo fabbriche, quindi il giudizio sulle

due aziende è ben diverso, anche se magari hanno lo stesso fatturato/reddito, in quanto la prima

sicuramente in futuro ha più chance di andare meglio, mentre la seconda non ha più nulla da

vendere e quindi se non incassa con la sua attività rischia di chiudere). In breve, si riclassifica questo

documento, inserendo i vari costi e ricavi nelle aree opportune (pertinenza generale, vedi dopo) al

fine di calcolare gli indici.

CAPITOLO 15.1.1: IL CONTO ECONOMICO SECONDO LA LOGICA DI PERTINENZA

GENERALE

Il primo criterio di riclassificazione del conto economico, è quello della pertinenza generale, cioè

distinguere costi e ricavi a seconda dell’area gestionale alla quale si riferiscono.

I proventi oneri area finanziaria attiva si trovano solo se l’azienda fa degli investimenti finanziari,

acquistando titoli o azioni di altre aziende per esempio, quindi non sono sempre presenti, oppure

95

quando uso dei soldi per finanziare un’altra azienda del mio gruppo. Per proventi attivi si intendono

quindi interessi attivi.

Il reddito ante oneri finanziari (EBIT), è il reddito prima degli oneri finanziari e delle tasse.

Gli oneri finanziari sono gli interessi passivi sui finanziamenti che ho acceso.

Una volta sommati/sottratti i proventi oneri dell’area straordinaria, ottengo un reddito ante

imposte, in quanto manca solo la rivalutazione delle imposte e delle tasse, una volta aggiunte anche

queste ottengo il reddito netto.

Una volta avuto questo reddito netto, si può approfondire l’analisi del bilancio.

CAPITOLO 15.1.2: APPROFONDIMENTO ANALISI – I COSTI DELL’AREA OPERATIVA

I costi di questa area operativa, si possono distinguere in tre categorie:

 Costi esterni, cioè costi sostenuti per acquistare materie prime e servizi da terzi

 Costi interni, cioè costi relativi al capitale umano, cioè costi relativi ai pagamenti degli operai

(stipendi)

 Costi interni, cioè costi relativi al capitale fisso, cioè agli ammortamenti di immobilizzazioni

Esterni perché sono soldi che vanno verso altri, interni perché sono costi che riguardano cose

interne all’azienda (lavoratori e macchinari).

Queste tre categorie, permettono di calcolare alcuni margini e di calcolare alcuni dettagli del conto

economico, si parla infatti di conto economico a valore aggiunto.

CAPITOLO 15.1.3: CONTO ECONOMICO A VALORE AGGIUNTO

Lo schema di questo tipo di conto economico (cioè secondo logica di pertinenza gestionale) è:

Si parte quindi dai costi e ricavi dell’area operativa, si sottraggono costi esterni e si ottiene il valore

aggiunto. A questo poi vanno sottratti i costi del lavoro al fine di ottenere il MOL/EBITDA (è un 96

indicatore del risultato dell’area operativa in termini economici, in termini finanziari fornisce una

misura della liquidità potenzialmente creata dallo svolgimento dell’attività caratteristica). Ancora

vanno sottratti i costi di ammortamento al fine di ottenere il reddito operativo al quale poi vano

aggiunti o sottratti i proventi oneri area finanziaria attiva per avere l’EBIT. A questo vanno sottratti

gli oneri finanziari e si ha il reddito/risultato ordinario. Alla fine si sommano/sottraggono i

proventi oneri straordinari per ottenere il reddito ante imposte che poi, una volta sottratte le

imposte, diventerà reddito di esercizio/netto.

Il passaggio rilevante è rappresentato dall’individuazione del risultato operativo e più in generale

di quei componenti di reddito legati alla attività caratteristica dell’impresa, al fine di evidenziare la

capacità reddituale vera e propria della gestione. Il modello di riclassificazione del Conto

economico prescelto per questa tipologia di indagine è quello comunemente definito «a valore

aggiunto», che permette di classificare costi e ricavi per natura. In particolare si mira ad

individuare i seguenti aggregati:

• valore della produzione, che corrisponde ai ricavi di vendita;

• valore aggiunto, che rappresenta il valore della produzione rettificato dagli acquisti, dalle spese

di servizi e dalle variazioni di materie prime.

• margine operativo lordo o «mol», che si ottiene rettificando il valore aggiunto con stipendi salari

e accantonamenti per il personale; è un primo indicatore dell’utilizzo del valore aggiunto ed

esprime, in termini economici, un valore di reddito operativo al lordo degli ammortamenti;

• margine operativo netto o «mon», che costituisce il risultato operativo dell’impresa al netto dei

costi non monetari. 97

CAPITOLO 15.2: LO STATO PATRIMONIALE SECONDO LA LOGICA DELLA

LIQUIDABILITA’ / ESIGIBILITA’

La riclassificazione dello stato patrimoniale è una procedura mediante la quale le attività e le

passività di un’impresa sono aggregate in categorie omogenee di investimenti e di fonti di

finanziamento allo scopo di:

 Esaminare la solvibilità dell’azienda

 Esaminare la coerenza tra le strutture dell’attivo e del passivo

Secondo la logica di una moderna analisi finanziaria, lo stato patrimoniale deve essere visto come

un rendiconto delle risorse e degli utilizzi delle fonti finanziarie e la sua classificazione deve basarsi

unicamente su criteri temporali (cioè sulla durata del ciclo monetario, cioè in quanto tempo le

attività fatte mi fanno incassare soldi) o di provenienza (fonti interne di denaro o fonti provenienti

da terzi come banche). Pertanto, le attività e le passività sono raggruppate non solo per natura ma

anche secondo la loro attitudine a diventare liquide ed esigibili entro un certo lasso di tempo

(breve-medio-lungo periodo).

Le attività correnti (cassa, crediti verso clienti, crediti diversi, rimanenze ecc.) sono risorse di diversa

provenienza destinate a trasformarsi in liquidità entro l’esercizio successivo (12 mesi),

rappresentano il capitale circolante lordo.

Le attività immobilizzate (materiali, immateriali e finanziarie) sono risorse impiegate per l’acquisto

di beni ad “utilità pluriennale”. Sono risorse che tornano in forma liquida dopo oltre 12 mesi.

Le passività correnti sono risorse finanziarie fornite da terzi all’impresa e destinate ad essere

rimborsate entro l’esercizio successivo.

Le passività consolidate sono risorse finanziarie fornite da terzi all’impresa e destinate ad essere

rimborsate oltre l’esercizio successivo. 98

Il capitale permanente rappresenta le risorse finanziarie fornite dagli azionisti e soci, in vari

momenti della vita della società (tipo alla creazione ecc.).

[RIASSUNTO PRESO DA INTERNET

A che cosa serve?

– E’ utilizzato per verificare se esiste una corrispondenza tra le scadenze temporali degli

investimenti e dei finanziamenti;

Quale è il criterio utilizzato?

– Le voci dell’attivo e del passivo vengono raggruppate in funzione del loro tempo di

trasformazione in moneta; in particolare, le singole attività sono ordinate per liquidità

decrescente, le passività per grado di esigibilità;

Quando è utile?

– Quando lo studio che si compie è di tipo statico;

– Quando chi conduce l’analisi è un soggetto esterno all’azienda.] 99

CAPITOLO 15.2.1: LO STATO PATRIMONIALE SECONDO LA LOGICA DELLA

PERTINENZA GESTIONALE

Questa riclassificazione, isola le voci di pertinenza della gestione operativa dalle rimanenti

(investimenti, finanziamenti, remunerazioni finanziarie). L’attribuzione delle diverse voci dipende

dalle aree da cui hanno origine.

Le attività legate al ciclo operativo riguardano l’acquisto di materie prime, la trasformazione di esse

e la vendita dei prodotti finali.

Le attività finanziarie riguardano i titoli negoziabili, gli immobili non operativi, i conti bancari ecc.

Le passività legate al ciclo operativo sono i debiti verso i fornitori, il fondo TFR, i debiti tributari ecc.

I debiti finanziari sono quelli verso le banche, le obbligazioni, i prestiti da soci ecc.

Il capitale netto è il capitale sociale, le riserve e gli utili o le perdite. 100

CAPITOLO 15.2.2: CONTO ECONOMICO E STATO PATRIMONIALE SECONDO LA

LOGICA DELLA PERTINENZA GESTIONALE - COLLEGAMENTI

I punti di contatto tra stato patrimoniale e conto economico riclassificati secondo la logica della

pertinenza gestionale, sono evidenti. Lo stato patrimoniale riclassificato infatti, consente di

differenziare tra investimenti di carattere operativo e finanziario e il conto economico riclassificato

permette d’individuare costi e ricavi pertinenti a ogni singola area di gestione e di calcolare margini

economici che segnalano il risultato riferibile a ognuna di esse. 101

CAPITOLO 15.3: GLI INDICI PER L’ANALISI ECONOMICA – IL RETURN ON EQUITY

(ROE)

Il ROE indica la capacità dell’impresa di remunerare i portatori del capitale di proprietà, cioè quanto

questi ricavano in seguito ai loro investimenti. E’ un indice di redditività del capitale proprio, in

sintesi esprime i risultati economici dell’azienda in termini percentuali (cioè l’ammontare delle

risorse generate dall’attività dell’impresa e ne approssima il livello di autofinanziamento

potenziale). Per stabilire se un valore di ROE è positivo o negativo, bisogna metterlo a confronto con

il rendimento di investimenti alternativi (BOT, CCT ecc.).

Il ROE si calcola: ROE = REDDITO NETTO (RN) / CAPITALE NETTO (CN)

Il reddito netto si ricava dal conto economico, mentre il capitale netto si ricava dallo stato

patrimoniale. Il risultato della suddetta formula è espresso in percentuale. Il ROE è influenzato dalle

scelte compiute durante la gestione dell’azienda.

Il ROE, tuttavia, non indica le ragioni alla base della redditività ottenuta, quindi bisogna scomporlo,

al fine di mettere in luce il contributo delle diverse aree della gestione alla redditività:

ROE = ROI + (ROI-ROD) (DF/CN) + LEVA FINANZIARIA

Dove:

 ROE = reddito netto / capitale netto

 ROI (retun on investments, cioè rendimento dei capitali investiti nell’impresa al lordo del

costo sostenuto per raccoglierli) = EBIT / capitale investito netto. Esprime quando rende il

capitale investito in azienda al lordo del costo sostenuto per raccogliere tale capitale

 ROD (return on debts) = oneri finanziari / debiti finanziari, esprime il costo del ricorso ai

finanziamenti di terzi, è un termine di comparazione per il ROI

 DF/CN (grado di indebitamento) = debiti finanziari / capitale netto (remunerazione del

capitale di pertinenza del soggetto economico)

 ROI – ROD = effetto leva finanziaria che si riesce a esercitare sui capitali presi a prestito

La scomposizione fatta con la formula “additivo-moltiplicativa di Modigliani-Miller” del ROE,

evidenzia che il fattore che influenza principalmente questo indice è il ROI (vedi capitolo 15.5 per

approfondimenti). 102

CAPITOLO 15.4: LA LEVA FINANZIARIA E IL SUO EFFETTO

Come si nota dalla figura qui sopra, alla formula del ROE detta prima, va aggiunto l’effetto della leva

finanziaria. La leva finanziaria può svolgere un effetto positivo, negativo o nullo.

L’effetto della leva finanziaria:

 Quando ROI > ROD, si ha un effetto leva finanziaria positivo, cioè quando più mi indebito

(DF/CN), tanto più migliora la redditività netta (cioè il ROE). In questo caso quindi, conviene

indebitarsi anziché usare il proprio capitale per investire, infatti l’azienda con i ricavi, riuscirà

sia a coprire il debito con i finanziatori, sia a guadagnare in modo pulito senza investire i

propri soldi

 Quando ROI < ROD, si ha un effetto leva finanziaria negativo, cioè quanto più si fa ricorso

all’indebitamento, tanto più si abbatte la redditività netta (ROE)

E’ importante mettere a confronto ROI e ROD (che rappresenta il costo medio che l’azienda deve

sostenere per ottenere finanziamenti da terzi).

Sebbene in condizioni normali i debiti favoriscano il ROE, cioè non significa che l’impresa possa

indebitarsi “a volontà” ma che il capitale proprio debba sempre essere massicciamente presente

per fronteggiare eventuali perdite senza che queste vengano scaricate sugli eventuali finanziatori.

103

CAPITOLO 15.5: LA REDDITIVITA’ OPERATIVA (ROI OPERATIVO)

Dato che il fattore determinante del ROE è il rendimento degli investimenti (ROI), ed è preferibile

che gli investimenti più redditizi derivino dall’area operativa, appare rilevante il calcolo del ROI

operativo: ROI OPERATIVO = RO / COIN

Dove:

 RO = reddito operativo

 COIN = capitale operativo investito netto (totale attività operative al netto delle passività

operative)

Questo ROI Operativo è quindi il tasso che esprime il rendimento lordo degli investimenti operativi.

Il tasso di economicità della gestione caratteristica risente delle dinamiche che si verificano a livello

del ciclo acquisto-trasformazione-vendita. Questo tasso, cosi come si vede dalla figura sopra, si può

scomporre a sua volta in due componenti principali:

 ROS (retun on sales, sarebbe il margine di guadagno, confronta prezzi-ricavo e prezzi-costo)

= RO / ricavi netti

 CT (capital turnover, esprime quante volte durante l’esercizio il capitale investito nella

gestione operativa è tornato in forma liquida attraverso la vendita dei prodotti) = ricavi netti

/ COIN 104

Queste due componenti si collegano strettamente al ROI Operativo (come visto in figura che

illustra la formula di DuPont) e quindi si può affermare che:

ROI OPERATIVO = ROS X CT

RO / COIN = (RO / RICAVI NETTI) X (RICAVI NETTI / COIN)

CAPITOLO 15.6: INDICI PER L’ANALISI FINANZIARIA

L’analisi della gestione finanziaria si sviluppa tipicamente su due piani:

 Indagare in che misura l’impresa, in un’ottica di medio lungo termine, sia in grado di far

fronte ai propri debiti in via definitiva (solidità aziendale)

 Verificare la capacità dell’impresa di far fronte ai propri impegni di pagamento istante per

istante in un’ottica di breve periodo (liquidità aziendale, cioè la capacità di avere sempre

soldi “cash” a disposizione nel quotidiano)

CAPITOLO 15.6.1: LA SOLIDITA’ - INDICI DI COMPOSIZIONE

Questi indici rappresentano una categoria di indici di bilancio. Come detto, questi ultimi vengono

calcolati partendo dal bilancio riclassificato. In particolare, questi indici di composizione, sono

calcolati partendo dai contenuti dello stato patrimoniale riclassificato che si presenta come

descritto a pagina 98.

Gli indici di composizione mostrano il “peso” che ogni classe degli impieghi o delle fonti ha sul

relativo totale.

Tra gli indici di composizione dei finanziamenti, il più noto è l’indice di autonomia finanziaria che

si calcola: AUTONOMIA FINANZIARIA = CAPITALE NETTO / TOTALE DEI FINANZIAMENTI

Valori molto bassi di questo indice, segnalano una condizione di rischio elevato al presentarsi di

predite dovuta a condizioni di mercato contingenti.

Il valore del capitale netto deve avere minimo una percentuale del 30/40% altrimenti si ha una

struttura finanziaria sottocapitalizzata, cioè i soldi dell’azienda sono principalmente delle banche.

In questo indice confronto attivi tra loro o passivo con netto. 105

CAPITOLO 15.6.1: LA SOLIDITA’ - INDICI DI COPERTURA

E’ un indice che analizza l’equilibrio tra categorie di investimenti e fonti di finanziamenti dello stato

patrimoniale riclassificato.

L’indice di copertura delle immobilizzazioni è pari a:

COPERTURA IMMOBILIZZAZIONI = CAPITALE NETTO / IMMOBILIZZAZIONI TECNICHE NETTE

Questo indice india il grado di copertura delle immobilizzazioni con fonti consolidate. Investimenti

a lungo periodo, come le immobilizzazioni dovrebbero essere coperti con finanziamenti a lungo

termine e così via. Questo indice ci dice quanta parte delle immobilizzazioni sono coperte dal

capitale netto. Quando l’indice assume valori inferiori ad uno, significa che una parte degli

investimenti strutturali/immobilizzazioni sono coperti con debiti a breve e/o medio-lungo termine,

il che segnala condizioni di rischio tanto più elevate, quanto maggiore è il ricorso a fonti a breve

termine. Deve esserci il giusto equilibrio tra copertura con capitale netto e copertura con debiti,

quindi questo indice sarà quasi sempre inferiore a uno.

Confronto tra voci in attivo (investimenti) e fonti di copertura quindi debiti e netto.

CAPITOLO 15.7: LA LIQUIDITA’

Anche la liquidità si può calcolare con degli indici. Si parte dallo stato patrimoniale riclassificato in

base al criterio di liquidabilità (vedi pagina 98). Dello stato patrimoniale si vedono solamente attivo

corrente e passivo corrente, facendo un confronto tra loro calcolando questo indice (indice =

confronto) (il margine tra loro invece, cioè la differenza tra questi due blocchi, da il capitale

circolante netto).

Le attività correnti sono il capitale circolante lordo, cioè attività che ritorneranno in tempi brevi. In

esse ci sono le liquidità immediate (cassa e soldi in banca), differite (crediti verso clienti) e scorte.

106

Le passività correnti sono debiti che devono essere pagati a breve termine.

Questo indice di liquidità generale si calcola facendo il rapporto tra attività corrente e passività

corrente:

INDICE DI LIQUIDITA’ GENERALE = ATTIVITA’ CORRENTE / PASSIVITA’ CORRENTE

Questo indice è opportuno che sia maggiore di uno perché i soldi per pagare i debiti vengono proprio

dalle attività correnti (quindi attività corrente deve essere maggiore delle passività correnti). Se

succede questo, il capitale netto e il passivo consolidato saranno maggiori del capitale

immobilizzato.

Questo indice si può correggere togliendo le scorte dalle attività correnti (visto che le scorte possono

creare problemi). Se si fa questo, si ottiene l’indice di liquidità secca.

Considerando che si avranno sempre delle liquidità differite (cioè avrò quasi sempre dei crediti verso

clienti che spero di riscuotere), posso correggere questo indice di liquidità generale, togliendo dalle

attività correnti, anche queste liquidità differite. Questo discorso posso farlo anche con i debiti a

breve termine o debiti verso fornitori che, tutto sommato, si avranno sempre in azienda, quindi

potrei togliere anche questi come ho tolto i crediti verso i clienti. Se faccio queste operazioni di

sottrazione, calcolerò l’indice di liquidità immediata (facendo il rapporto tra le liquidità immediate

e il passivo corrente a breve).

La liquidità viene analizzata tirando in ballo il rendiconto finanziario (che ha come funzione primaria

quella di analizzare la solidità di un’azienda). Il rendiconto finanziario è composto da flussi monetari

finanziari, facendo vedere tutte le variazioni finanziarie dell’azienda.

Nel rendiconto finanziario, che ha struttura scalare, si parte da costi e ricavi per arrivare a entrate e

uscite che però non saranno mai pari alle prime in quanto è probabile che non incasserò/spenderò

107

tutto nell’esercizio corrente. Si parte da un risultato economico, cioè si parte dal reddito netto che

presenta ricavi e costi non monetari + ammortamenti + accantonamenti (cioè costi non monetari,

se ci sono si sottraggono). Invece di fare questa addizione, si può anche partire direttamente dal

MOL/EBITDA (margine operativo lordo) che è un risultato economico dal quale non sono ancora

stati scalati ammortamenti e accantonamenti. Poi si sommano/sottraggono le variazioni monetarie

operative, si arriva così al flusso di cassa della gestione operativa corrente (è il risultato finanziario

delle operazioni di quell’anno). Si considerano poi gli investimenti strutturali che possono essere

negativi o positivi se ho acquistato/ceduto strutture e si ha il flusso di cassa della gestione operativa.

Si considerare poi il flusso di cassa della gestione finanziaria attiva (cioè se ho acquistato dei titoli,

se ho affittato delle strutture ecc.) e si ottiene il flusso d cassa al servizio del debito, cioè a tutto

quello che ho per far fronte ai debiti. Si pagano poi i debiti e gli interessi e si arriva al flusso di cassa

a servizio del capitale. L’ultimo passaggio, cioè pagando i dividendi, ci fa arrivare

all’avanzo/disavanzo di cassa.

A partire dal rendiconto finanziario si possono calcolare gli indici di copertura/coverage (vedi figura

sopra per formule, anche se non sono fondamentali le formule e non ci saranno domande).

CAPITOLO 15.8: SCHEMA DI SINTESI 108

CAPITOLO 16: LA VALUTAZIONE DELL’AZIENDA – PARTE 1

Il processo valutativo, pur partendo dalla fotografica dell’azienda che emerge dai documenti

contabili, è influenzato da vari elementi. Tale processo ha luogo in situazioni straordinarie, come il

cambiamento dell’assetto proprietario dell’azienda (cioè quando l’azienda passa da un gestore

all’altro), in caso di trattativa di vendita di un complesso aziendale o di una sua parte (si fa al fine di

stimare il prezzo di quella parte di azienda o dell’azienda stessa), o in caso di processi di

aggregazione di due o più aziende in senso ad una nuova realtà (cioè una fusione tra più aziende),

o in caso di scioglimento di azienda e sua collocazione in stato di liquidazione.

L’obiettivo finale di questo processo, è quello di determinare l’entità del capitale netto dell’azienda

e in oggetto. CAPITOLO 16.1: IL VALORE DEL CAPITALE NETTO

Il valore del capitale netto, lo si ricava facendo:

ATTIVO – PASSIVO

Esempio:

In questo caso, il capitale netto è di 20 (perché ho 100 come incassi e valore attivo, mentre i debiti

sono solo di 80).

I criteri e le logiche che presidiano alla valorizzazione degli assetti aziendali, possono modificarsi

nel corso del tempo, per effetto della prospettiva legata alla gestione. In particolare, possono

adottarsi tre diverse configurazioni del capitale, legate ad altrettante finalità di analisi:

 Capitale di funzionamento

 Capitale di liquidazione

 Capitale economico

CAPITOLO 16.1.1: IL CAPITALE DI FUNZIONAMENTO

Il capitale di funzionamento indica il capitale netto di una società, risultante dal bilancio ordinario

di esercizio, redatto secondo un’ottica di continuità gestionale. 109

Esempio: CAPITOLO 16.1.2: IL CAPITALE DI LIQUIDAZIONE

In una situazione di liquidazione della società, gli asset patrimoniali non sono più valutati in base

al loro apporto al complesso organizzato e finalizzato allo svolgimento dell’attività d’impresa, ma in

funzione degli incassi ottenibili dalla loro cessione. Quindi per capitale di liquidazione si intende:

valore di realizzo delle singole attività – pagamenti necessari per estinguere le passività.

Esempio: CAPITOLO 16.1.3: IL CAPITALE ECONOMICO

Il capitale economico mira a esprimere il valore espresso globalmente dal sistema azienda,

tenendo conto del modo con cui le singole parti che lo compongono interagiscono nello svolgersi

prospettico delle dinamiche aziendali. Si può calcolare in due modi: 110

1. Si valutano le singole attività aziendali in un’ottica sistemica, cioè con una valutazione

analitica, in questo caso si riesprime il patrimonio netto contabile a valori correnti e si

considera il ruolo delle attività immateriali anche se non presenti nella situazione contabile

di partenza

2. Si individuano le potenzialità espresse dal complesso aziendale basandosi sulle informazioni

patrimoniali storiche e anche su quelle prospettiche di natura economica e finanziaria, cioè

una valutazione sintetica. In questo caso è necessario stimare i flussi di ricchezza (economici

o finanziari) conseguibili in futuro.

CAPITOLO 16.2: LA VALUTAZIONE DELL’AZIENDA – PARTE 2

Come detto, la valutazione dell’azienda è un processo finalizzato alla stima del valore dell’azienda

tramite l’utilizzo di uno o più metodi specifici.

Il valore d’impresa dipende dalla corretta previsione delle sue performance future che a sua volta,

dipende da una molteplicità di fattori che in parte sono legati alla storia dell’impresa ed in parte a

previsioni sugli andamenti futuri.

Si parte da una base informativa, composta da.

 Dati di partenza, cioè l’analisi dei risultati storici e dei valori risultati dai prospetti contabili

del bilancio

 Altre informazioni, relative al macro-ambiente, al settore nel quale l’azienda opera e al

piano strategico di essa

Successivamente, l’analisi fondamentale organizza tutte le informazioni, le seleziona, le controlla,

le elabora, le interpreta e ne giudica l’affidabilità. Essa si conclude con prospetti contabili pro-forma

che sono alla base delle previsioni.

A partire dai dati sintetizzati nei prospetti, possono trovare applicazione una pluralità di metodi di

calcolo: 111


ACQUISTATO

41 volte

PAGINE

119

PESO

3.95 MB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di ECONOMIA AZIENDALE per l'esame del prof. "Valeri/Carbonara
Argomenti contenuti nel file:
Testo di riferimento - ECONOMIA AZIENDALE (McGraw-Hill).
Ambiti di indagine dell'economia aziendale, concetto di azienda, caratteri di aziendalità, classificazione delle aziende, assetto istituzionale (SG ed SE), aziende pubbliche e private, shareholders e stakeholders, management e manager, gruppi aziendali, la strategia, gli obiettivi e la pianificazione di essi, politiche aziendali, matrice bcg, organizzazione aziendale, la gestione, le risorse, i fattori produttivi, obsolescenza, processi di approvvigionamento-produzione-collocamento, efficienza-efficacia, investimenti, capitale fisso-circolante, fonti di finanziamento, capitale di rischio-di debito, stato patrimoniale, fabbisogno finanziario, rendiconto finanziario, reddito, conto economico, rilevazione, contabilità generale-analitica, bilancio di esercizio, i conti, costi e ricavi, informazioni qualitative e varie forme di bilancio, nota integrativa, bilancio consolidato, leva finanziaria, ROI.

Il testo contiene tutte le informazioni apprese durante il corso e rielaborate con l'uso del testo (solo rielaborazione personale di questo) e delle slide presenti sull'e-learning della facoltà/sul gruppo yahoo dei due prof. In chiusura di appunto, una pagina che riassume tutte le principali formule utili per svolgere l'esercizio del compito.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze motorie
SSD:
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher MimmoScogna di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia Aziendale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Parthenope - Uniparthenope o del prof Carbonara Gabriele.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Economia aziendale

Economia aziendale - Appunti
Appunto
Economia Aziendale - Esercitazione
Esercitazione
Economia Aziendale
Appunto
Economia Aziendale - Esercizi vari
Esercitazione