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Economia applicata all'integrazione europea

Livelli di governo

Quanti sono i livelli di governo? Quanti dovrebbero essere? Il governo è un'autorità pubblica che gestisce e governa un dato popolo ed un dato territorio. Inizialmente avevamo un solo livello, quindi uno schema semplice con un unico livello di governo che nei secoli ha allargato sempre di più la sua sfera di competenza.

Dapprima le Poleis, che avevano competenza su di una singola città (ad esempio anche i ducati in Italia). Successivamente il livello di governo si estende man mano, come i ducati che comprendevano più territori: passaggio dalla città stato al ducato, alla signoria e poi all'idea di stato nazionale (in U.K. & Fra).

In Francia lo Stato Nazionale nasce dall'unione di feudi controllati da signorotti locali, che si sottopongono tutti alla giurisdizione di un Re che ha potere su tutto il territorio. Al contrario, Germania e Italia rimangono indietro e la Spagna si svilupperà prima di questi ma dopo Fr & Uk. Il ducato di Milano alla fine del '500 perde autonomia dopo la conquista di Carlo. Per più di 170 anni avremo la dominazione Spagnola.

I litigi interni fra signorotti in Italia impediscono la nascita dello Stato Nazionale. Nell'800 finalmente si afferma in Ita & Ger lo stato nazionale, la Spagna nel '700 riduce la sua importanza, nella prima metà del 900 dittatura Franchista che la porterà ad isolarsi dal resto dell'EU.

A partire dalla Seconda Guerra Mondiale questo sistema di governo viene complicato e reso più complesso. Lo Stato Nazionale rimane, i poteri non sono più accentrati nello Stato Nazionale ma emergono richieste di più livelli di governo, uno superiore allo stato, quello sovranazionale; in EU governo sovranazionale rappresentato dalla comunità europea.

L'UE crea un nuovo livello di governo, nello stesso periodo questo accentramento di potere nello stato nazionale viene fortemente criticato, infatti nel 1970 lo stato nazionale concentra il suo potere a Roma e alcuni territori iniziano delle istanze volte allo sviluppo di livelli di governo regionale o addirittura provinciale, il livello comunale era invece già stato sviluppato.

Sistema italiano dei livelli di governo

Il sistema italiano di livelli di governo, che potrebbe cambiare nei prossimi anni, per adesso prevede:

  • Livello di governo sovranazionale
  • Stato nazionale
  • Regioni
  • Province
  • Comuni
  • Livelli locali

I livelli locali di governo sono più in contatto con i cittadini, possono risolvere i problemi di diversa natura. Rimane comunque necessario e difficile il coordinamento fra i vari livelli. La riforma delle Regioni in Italia è stata rimandata pur essendo prevista in Costituzione fino agli anni '70.

Parte istituzionale del corso

In epoca recente nelle economie avanzate si è sviluppato uno schema con più livelli di governo. Si deve incominciare a partire dall'ultimo governo se si affrontano dei problemi relativi a un problema locale, esempio: principio della sussidiarietà = è un principio di aiuto.

Per risolvere il problema di una comunità locale bisogna partire dal livello più vicino a quella comunità sociale. Il principio di sussidiarietà consiglia che nella risoluzione dei problemi locali sia il livello di governo più vicino ai cittadini, perché è nella situazione migliore e più informata per cui intervenire. È fondamentale infatti essere informati in modo completo e puntuale.

Se questo livello di governo inferiore non riesce a risolvere il problema, subentra l'aiuto del livello di governo appena successivo: questo coincide con il momento di sussidiarietà, al livello inferiore può servire aiuto sia per una questione di fondi, sia per una questione di competenze tecniche. Può anche capitare che si debba risalire lungo tutta la scala dei livelli di governo.

C'è anche un problema di costi fissi, infatti, se servono forti investimenti, il governo inferiore non sempre è in grado di affrontarli. Il problema ha natura anche di economie di scala, infatti, non possiamo fare ospedali ovunque e nemmeno centrali elettriche, è necessaria un’allocazione ottimale dei poteri nei diversi livelli di governo.

Quindi uno dei punti più delicati è quello di applicare la distribuzione ottimale delle competenze nei vari livelli di governo, il principio di allocazione ottimale: ad esempio creare un esercito europeo potrebbe essere utile all'EU ma se tutti i paesi non sono coordinati potrebbero comprare troppe armi uguali e mancherebbe la coordinazione.

Chi dovrebbe emettere moneta?

In antichità erano i comuni, è una buona idea demandare la moneta a livello comunale? Le monete d'oro e d'argento erano scomode per gli scambi, poi si ampliarono a livello provinciale (Regno delle due Sicilie). Successivamente ci fu la moneta nazionale che generava forte inflazione (oggi siamo quasi pari in deflazione) al 15% e i prezzi potevano aumentare anche più del 15%.

Spostare la produzione delle monete a livello EU è utile perché la BCE si pone in una posizione di superiorità rispetto alle pressioni dei singoli stati, questa ripartizione ha generato un beneficio e stabilità monetaria.

Per muoversi fra i livelli a volte ci vogliono secoli, nell'esperienza EU e Ita ci abbiamo messo secoli, in USA nel giro di 3 decenni c'è stata un'unificazione monetaria velocissima.

Questa è la sussidiarietà verificale, ovvero che si rifà ai livelli di governo. Esiste anche quella orizzontale, uno dei problemi di fondo dell'economia politica è quello del mercato.

Stato o mercato?

Questo è uno dei dilemmi base dell'economia: A. Smith e la mano invisibile con riferimento alla concorrenza perfetta, che fa gli interessi dei consumatori mentre le piccole aziende massimizzano il proprio profitto, creando armonia fra gli interessi dei produttori e consumatori: cartelli/oligopolio/monopolio.

Vi sono però anche casi di fallimento del mercato. Le aziende hanno influenza sul mercato, quindi ci sono dei disaccordi fra Stato e consumatori, ad esempio l'URSS aveva un forte potere dello stato che, però, ha portato ad un fallimento perché l'oligarchia al governo controlla sia l'economia sia il potere statale.

Lo stato interviene nei beni pubblici, laddove non c'è esclusività né rivalità fra consumatori, nessun cittadino può escludere l'altro dall'usufruirne. Questo tipo di bene serve alla società, le imprese private non lo producono quindi subentra lo stato è necessaria la coesistenza dei due sistemi.

Nei momenti di crisi aumenta l'intervento dello Stato nell'economia, infatti se il mercato non funziona (libera iniziativa privata) lo Stato deve intervenire secondo il principio di sussidiarietà.

Integrazione europea

Per integrazione europea intendiamo l'avvicinamento di vari paesi EU che diventano più simili l'uno all'altro. Ma in che ambito avviene l'integrazione EU? A che livello? È un concetto multidimensionale, potrebbero integrarsi a livello economico e commerciale ad esempio abolendo le dogane, particolare tipo di integrazione.

Se uniformassero le loro leggi sarebbe un'integrazione a carattere giuridico. L’ERASMUS punta all'integrazione Europea, per permettere alla popolazione di conoscersi meglio e di integrarsi a livello sociale. È un concetto multidimensionale, va specificata la dimensione a cui ci vogliamo riferire.

Gli ambiti di integrazione dell’UE riguardano:

  • Economica
  • Politica
  • Giuridica
  • Sociale

Integrare gli eserciti o avere un comune ministro degli Esteri è l'integrazione politica, l'integrazione economica può anche essere a livello produttivo, ad esempio diverse imprese di vari paesi che collaborano per la creazione di un bene. L'integrazione può anche essere a livello macroeconomico, cioè quando diversi paesi hanno degli integratori quasi uguali a livello macro-economico, un'altra integrazione sociale sarebbe anche l'avere una lingua comune.

È difficile fare un'integrazione veloce su tutti i punti, nell'immediato dopoguerra alcuni utopisti ritenevano che fosse possibile creare una veloce integrazione europea su tutti i fronti, però questo si è rivelato impossibile: manifesto di Ventotene scritto nel '41 da alcuni Italiani confinati nell'isola di Ventotene nel Lazio.

Nel manifesto si afferma come nell'integrazione Europea ci sono gli strumenti per superare la Guerra: Altiero Spinelli, Eugenio Colorni erano Europeisti convinti, di sinistra, che volevano superare il Nazionalismo che imperava e che aveva portato a due Guerre Mondiali. In realtà gli Stati nazionali non vogliono cedere il potere, convincerli ad un livello di governo sovranazionale, fallimento che limita il potere è difficile. PESC e fallimento comunità politica EU. (anni '50)

Jean Monnet e l'approccio graduale

Fu Jean Monnet, un altro europeista, ad affermare pragmaticamente di iniziare solo da un livello l'integrazione Europea, suggerendo quello economico. Poi consigliò di procedere in modo graduale: l’approccio è graduale e parte dall’economia, sfera che interessa tutti gli stati d’Europa.

La prima comunità di successo fu la CECA, dove gli stati produttori di carbone e acciaio ci guadagnavano mentre gli importatori avevano un vantaggio importando da stati vicini: esempio FR e GER esportavano a IT che ne era povera.

La successiva comunità, fondata nel 1957, fu chiamata comunità economica europea.

Diverse forme di integrazione economica commerciale

Schema verticale dalla più leggera alla più forte:

  • Area di libero scambio: quando i Paesi si accordano ed eliminano dazi, tariffe (pagamenti per accaparrarsi il diritto di vendere in un dato paese) e contingentamenti (limite quantitativo all'importazione di un bene) negli scambi fra paesi membri,
  • Unione doganale: costituisce qualcosa in più, infatti i Paesi membri si mettono d'accordo per porre una tariffa esterna comune applicata a paesi terzi,
  • Mercato comune: comprende tutto quello che c'è nell'Unione doganale, alla quale si aggiungono politiche economiche comuni, ovvero svolte a livello sovranazionale (es. politica agricola comune, politica monetaria comune),
  • Unione economica: tutte le politiche economiche sono svolte a livello comune, quindi a livello sovranazionale.

Nei primi anni '60, dopo che il trattato di Roma del '57 viene ratificato e la CEE entra in funzione dal '58, si procede all’eliminazione di tariffe e contingentamenti ecc. Nel '68 si arriva ad un'unione doganale. Gli anni '70 sono un periodo di crisi e solo negli anni '90 avremo un mercato comune, con politiche economiche comuni importanti, tra cui quella monetaria e le politiche fiscali, salvo alcuni vincoli sono ancora svolte dagli Stati nazionali.

L’estensione dell'integrazione commerciale comprende:

  • Beni (attività reale)
  • Servizi (attività reale)
  • Attività finanziarie
  • Risorse umane

L'area di libero scambio riguarda tutti questi ambiti? In Italia l'integrazione è stata molto lenta, l'area di libero scambio e l'unione doganale, fino agli anni '90, hanno riguardato solamente i beni materiali. Per quanto riguarda i servizi, tra cui trasporto, banche, elettricità, erano ancora tutti nazionali. La liberalizzazione dei servizi avverrà poi.

Il mercato comune è ormai esteso ai servizi, ad esempio trasporto aereo era di monopolio delle compagnie di bandiera, sulle rotte europee c'era un duopolio. Grazie all'Unione europea degli anni '90 ci fu una liberalizzazione che ha permesso ad altre imprese private di fornire servizi su quelle rotte ed è così che sono nate le compagnie low cost.

Nei paesi del Sud Europa la liberalizzazione delle attività finanziarie è accaduta negli anni '80/90, ad oggi possiamo acquistare azioni o fondi fiduciari di altri paesi tranquillamente. Mentre nei paesi del nord Europa esisteva già da prima negli anni '70.

Il trattato di Schengen (Belgio) libera circolazione dei lavoratori, delle particolari forme di integrazione vengono adottate da alcuni paesi e se di successo estese anche agli altri. Attualmente è possibile andare a lavorare in altri paesi dell'Unione europea, sono state poste delle limitazioni ai paesi dell'est negli anni '90.

Storia dell'integrazione europea

La storia dell'integrazione europea è basata sul dilemma tra federazione e confederazione, successi e insuccessi, una storia non lineare, con accelerazioni, stalli e ripensamenti. Dobbiamo rifarci ai primi due livelli di governo, nazionale e sovranazionale. Quale obiettivo si vuole raggiungere nell'integrazione Europea? Non c'è unità di vedute su questa domanda, non c'era alla fine delle guerre mondiali e non c'è adesso.

Secondo alcuni, l'obiettivo è creare gli Stati Uniti d'Europa, ma non tutti sono d'accordo sulla creazione di uno stato federale che ridurrebbe i poteri degli Stati nazionali ad una sorta di livello regionale. L'obiettivo, per altri, è quello della confederazione dove gli Stati nazionali rimangono il livello di governo più importante, decidono di delegare poi ad una confederazione alcuni, limitati, poteri. Si tratta quindi di due fini ben diversi.

Una federazione limita quindi in modo significativo i poteri degli Stati nazionali, esisterebbe ancora il livello nazionale ma esiste un nuovo livello superiore che può vincolarlo. Se l'obiettivo è di creare uno stato federale, bisogna creare un organismo sovranazionale che possa limitare la sovranità degli Stati nazionali, in modo da imporre i suoi atti legislativi agli Stati nazionali.

I fautori dello stato federale in EU appoggiano il metodo comunitario, che presuppone di costituire comunità a livello sovranazionale. Infatti il metodo comunitario vuole istituzioni comunitarie forti che rappresentano la volontà della comunità. Lo propongono fin dagli anni '50, infatti nell'ambito di una comunità c'è un canale giuridico che permette di vincolare ciò che accade negli Stati membri.

Se si vuole creare una confederazione, non si vuole un sistema sovranazionale forte, non si seguirà quindi il metodo comunitario ma quello intergovernativo. Questo sistema auspica che gli Stati membri prendano scelte facendo interagire i loro governi e confrontandosi su alcune scelte.

Queste due vedute si alternano ancora oggi. All'inizio c'erano i federalisti Europei (anni 50/60) poi con la crisi economica non ci furono particolari progressi, negli anni ‘80 avremo una ripresa del federalismo Europeo, negli anni ‘90 e 2000 con la crisi vedremo una ripresa del modello confederalista che adesso prevale. Ad oggi non si parla di comunità Europea ma di Unione come Unione libera di Stati membri.

Il conflitto si combatte anche a livello istituzionale, che infatti è risultato essere una sorta di modello/assetto di compromesso.

Principali istituzioni politiche della comunità Europea

Quali sono le principali istituzioni politiche della comunità Europea? Ci sono delle istituzioni più confederaliste ed altre più federaliste, l'assetto Europeo non segue la divisione dei poteri di Montesquieu, infatti nell’UE possiamo avere varie ingerenze fra i poteri.

Parlamento europeo

Eletto a suffragio universale dal 1979, dalla popolazione europea che elegge i propri rappresentanti. C'è incompatibilità di ruolo fra i parlamenti degli Stati nazionali e quello dell'Unione. È stato molto dibattuta la sua nascita, poiché prima del 79 c'era un'assemblea parlamentare che aveva poteri limitati solo consultivi formata da rappresentanti dei parlamentari nazionali senza intervenire sulla funzione legislativa.

Questa è una mossa di tipo federalista, vista a voler superare il deficit Europeo. Nei primi anni è stato solo un organo consultivo, dal 1986 su alcune materie diventa organo legislativo. Una delle prime questioni di competenza del Parlamento Europeo è quello del bilancio, infatti adesso è Co-legislatore, anche se ancora qualche elemento è fuori dalle sue competenze. Ha sede a Strasburgo anche se ha uffici e a volte si riunisce a Bruxelles.

Consiglio europeo & Consiglio europeo dei ministri

Entrambi sono più di tipo intergovernativo espressione interessi dei paesi membri. Nel consiglio europeo dei ministri ci sono diverse formazioni, la loro competenza va per materia, infatti uno dei più importanti è l'ECOFIN (consiglio europeo dei ministri competente per le questioni economiche). Membri dell’ECOFIN sono i ministri competenti in materia di ciascun paese (tutti i ministri dell'economia dei paesi membri).

Il Consiglio Europeo invece è rappresentanza al massimo livello (capi di governo e Stato a seconda della forma di governo. Se forma di governo parlamentare capo di governo - cancelliere/premier/capo di governo. Se è presidenziale è il capo di Stato (in Francia va il Presidente della Repubblica) oltre a questi nel consiglio Europeo c'è anche il Presidente della Commissione Europea.

L'organo deliberante è il consiglio Europeo dei ministri che è co-legislatore con il Parlamento Europeo. Il consiglio europeo non delibera ma dà linee guida.

Presidente della Commissione Europea

La Commissione Europea è l'organo esecutivo, gestisce le politiche comuni, tutte meno una, quella monetaria, che viene gestita dalla BCE. Se c'è una politica regionale/agricola Europea ecc. essa compete alla commissione, che entra però anche in campo legislativo, ha diritto di iniziativa legislativa. Su alcune materie è organo giudicante...

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/06 Economia applicata

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Mirgifra1 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia applicata all'integrazione europea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Colangelo Giuseppe.
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