Che materia stai cercando?

Appunti di economia applicata all'integrazione europea

Appunti personali presi durante le lezioni del primo semestre del corso di Economia dell'integrazione europea del prof. Colangelo, Università Cattolica del Sacro Cuore, A.A. 2017-2018. Esito esame: 28/30. Appunti basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Colangelo.

Esame di Economia applicata all'integrazione europea docente Prof. G. Colangelo

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

Alessia Di Leo – Prof. Colangelo – A.A. 2017-2018 11

Politica della concorrenza: un aspetto essenziale è l’intervento anti-trust, in

 modo da sconfiggere i cartelli, le intese tra imprese in modo da favorire la

concorrenza.

La politica commerciale viene istituita il 1 Gennaio 1959. Il primo obiettivo è istituire

un’area di livero scambi. I dazi vengono aboliti in modo graduale, vengono previste tre

tappe di quattro anni ciascuna. Alla fine di questo percorso, i dazi sarebbero stati

completamente aboliti nel commercio tra i sei paesi membri. Si volevano evitare dei

forti coinvolgimenti a fronte di una repentina eliminazione dei dazi. In particolare, la

Fiat era preoccupata della possibile eliminazione di questi ultimi. Si inizia a fare

pressione sul governo per un maggiore gradualismo nell’apertura al mercato comune.

L’Italia ottiene due misure di vantaggio:

Eliminazione dei dazi: si parte dai dazi legali invece che dai dazi effettivi. I

 dazi legali erano più alti di quelli effettivi, quindi una riduzione dei dazi non avrà

praticamente effetto.

Es: l=120 à -20% à effettivi=100

Clausola di salvaguardia: in caso di crisi della bilancia dei pagamenti. Se gli

 italiano avessero comprato solo macchine francesi e tedesche, la Fiat sarebbe

andata in deficit, se ciò fosse accaduto, la clausola garantiva al mercato italiano

di tirarsi fuori. In verità, la graduale abolizione dei dazi portò ad un grande

sviluppo del merco intra-europeo. Chi invece rimane fuori dalla CEE, viene

danneggiato. Dunque, durante gli anni Sessanta, si ha un forte aumento delle

esportazioni che porterà ad un boom economico.

La crescita del PIL in termini reale nel periodo 1960-1966, si mantiene stabile intorno

al +5%.

I Paesi rimasti fuori dalla CEE si resero conto di essere svantaggiati e cercarono di

correre al riparo formando, attraverso il Trattato di Stoccolma, la EFTA (European Free

Trade Association). Essa ha l’obiettivo di creare un’area di libero scambio tra Gran

Bretagna, Svezia, Norvegia, Portogallo, Austria, Svizzera e Danimarca. Dunque non vi

è commercio incrociato tra Paesi CEE e Paesi EFTA. Il problema è che mentre nella CEE

vi sono tre grandi economie (Italia, Francia e Germania), nell’EFTA vi è una sola grande

economia (Gran Bretagna): va da sé che la CEE sarà molto più importante dell’EFTA.

L’effetto domino favorisce molto la CEE, attirando i paesi EFTA. Nel 1961, dopo solo

due anni dall’istituzione dell’EFTA, la Gran Bretagna chiese di entrare nella CEE: tale

richiesta venne bocciata dalla Francia, in particolare dal generale De Gaulle. La Gran

Bretagna dovette fare una seconda richiesta di accesso che venne approvata solo nel

1973, dopo le dimissioni del generale.

Anche la Danimarca entrò a far parte della CEE nel 1973. Austria (1994), Portogallo

(1985) e Svezia (1994) divennero più avanti membri della CEE. La Norvegia rimase

fuori a causa di un referendum popolare che voto contrò l’annessione alla CEE. La

Svizzera, pur dichiarandosi sempre neutrale, negoziò sempre con i Paesi CEE.

L’abolizione completa dei dazi doganali intra-CEE vennero aboliti prima del previsto, il

1 Luglio 1958. Iniziano, negli anni Sessanta, i negoziati per una tariffa estera comune

in sede CEE, per istituire un’unione doganale.

La politica economica comune si poneva come obiettivo la creazione di un’area di

libero scambio e successivamente di un’unione doganale. Alla metà degli anni

Sessanta, dopo aver istituito un’area di libero scambio, i sei paesi membri decisero di

Alessia Di Leo – Prof. Colangelo – A.A. 2017-2018 12

istituire una tariffa esterna comune (la TEC), così che un paese estero avrebbe dovuto

pagare una tariffa uguale a prescindere dal proprio partner commerciale. Perché la

TEC fu così importante? Soprattutto per evitare le triangolazioni di prodotti.

Ad esempio: se la Francia avesse tariffe pari al 20% e la Germania al 10%, un paese

terzo deciderebbe di esportare i suoi prodotti attraverso la Germania, che poi le

girerebbe alla Francia.

Questo progetto fu comunque di difficile realizzazione, in quanto i sei paesi membri

avevano tariffe molto differenti (Francia e Italia avevano le tariffe più protezionistiche,

la Germania faceva media e l’Olanda era più liberista); la TEC verrà istituita

calcolando la media aritmetica delle tariffe dei diversi paesi: infatti la Tec sarà vicina

alla tariffa tedesca originale.

In questo sistema vennero previste eccezioni, per cui ogni paese poté stilare una lista

di prodotti sui quali non applicare la tariffa (generalmente prodotti tipici delle regioni o

la seta e l’alluminio). Vengo fatte delle liste di prodotti:

Lista B: materie prime (limite massimo 3%).

 Lista C: semilavorati (limite massimo 10%).

 Lista D: chimica inorganica (limite massimo 15%).

 Lista E: chimica organica (limite massimo 25%).

 Lista F: nella quale la TEC viene stabilita da un trattato.

 Lista G: nella quale la TEC rimane fissa a livello nazionale.

Nel 1968 viene anche realizzata l’unione doganale. In termini d’ampiezza, l’unione

doganale riguarderà in questo primo periodo solamente i beni, ma non i servizi, le

risorse umane e le attività finanziarie. Per questi ultimi, bisognerà aspettare gli anni

Novanta.

Protocollo Italia: si tratta di un allegato al Trattato di Roma. Riguarda la necessità di

far proprio a livello europeo il problema dello sviluppo delle regioni più povere.

La politica agricola comune (PAC) si propone l'obiettivo di difendere gli agricoltori

europei da una concorrenza eccessiva, rendendo profittevole l’attività agricola e

garantendo la sicurezza alimentare in Europa. Gli esperti erano a conoscenza del fatto

che durante quegli anni d’industrializzazione si sarebbe verificato uno svuotamento di

massa delle campagne a favore delle città, pertanto quando si varò questa politica si

fece molta attenzione a tale presupposto.

E’ quella più dispendiosa per i primi decenni della CEE. L’obiettivo principale è quello

di difendere i redditi degli agricoltori, che sono però collegati ai prezzi dei prodotti

agricoli, se i prezzi dei prodotti vanno giù, vanno giù anche i redditi degli agricoltori. I

mercati dei prodotti agricoli sono mercati globali, mercati a livello mondiale: i costi di

trasporto delle merci agricole sono bassi. I prezzi vengono stabiliti sul mercato

mondiale dove c’è molta concorrenza, dunque si avvicinano alla concorrenza perfetta.

Un altro problema era legato alla concorrenza dei paesi del terzo mondo in via di

sviluppo, mercati globali in cui c’era la possibilità di esportare i prodotti con facilità

senza eccessivi costi; la concorrenza portava ad una fluttuazione dei prezzi, e quando i

prezzi diventavano troppo bassi i produttori si trovavano in perdita.

La catena di eventi sarebbe così riassumibile: notevole concorrenza sui mercati

agricoli mondiali → forte variabilità dei prezzi → prezzi molto bassi → perdite

economiche → chiusura dell’azienda agricola e trasferimento in città. Era quindi

necessario attuare una politica a livello sovranazionale che rompesse questa catena.

Alessia Di Leo – Prof. Colangelo – A.A. 2017-2018 13

Come perseguire questo obiettivo? Mediante una politica di garanzia o di

orientamento? Politica di garanzia vuol dire intervenire direttamente sul reddito degli

agricoltori; è una politica protezionistica volta a modificare gli esiti del mercato, in

particolare facendo in modo che i prezzi europei siano più alti di quelli del mercato

globale. La politica di orientamento è invece una politica che aiuta gli interlocutori

sugli investimenti. Il dibattito si orientò sulla scelta della politica di garanzia,

decidendo di costruire un sistema di prezzi europei su alcuni prodotti agricoli: questi

erano quelli che stavano più a cuore ai paesi membri, ovvero le produzioni tipiche del

centro Europa come cereali, frumento, mais, riso, orzo, avena, latte, zucchero e le

carni. Rimasero esclusi i prodotti più tipici del Mediterraneo in quanto solo l’Italia ha

questo tipo di produzione e per giunta solo nel Sud del paese, quindi la politica

agricola non se ne curò.

Concretamente venne fissato un prezzo minimo garantito a livello europeo (Pg), più

alto del prezzo mondiale Pw (pertanto Pg > Pw); mediamente Pg era più alto di Pw

almeno del 20%. Questa politica andò però a gravare sulle tasche delle famiglie, in

particolare sulle famiglie povere in quanto spendevano gran parte del loro reddito in

prodotti agricoli. Per questa ragione la PAC ebbe anche un risvolto negativo.

Come fare a sostenere i redditi degli agricoltori e garantire l’autosufficienza alimentare

dei paesi CEE? La risposta sarà di agire sui prezzi per sostenere i redditi degli

agricoltori. S’istituisce un sistema di prezzi agricoli europei, che siano più elevati dei

prezzi prevalenti sui mercati mondiali. Il prezzo minimo garantito (Pg) è quello stabilito

in sede PAC e sarà maggiore del prezzo mondiale (Pw).

Per fare in modo che il prezzo imposto sui mercati europei fosse un Pg, venne

introdotta una TEC variabile sui prodotti agricoli per “sterilizzare” la concorrenza dei

paesi non europei. Questa TEC = t era uguale alla differenza tra i due prezzi (cioè t =

Pg – Pw → ad esempio t =120 – 100 = 20); imponendo tale t si eliminò la concorrenza,

in quanto obbligata a pagare la TEC.

2/11

Concretamente venne fissato un prezzo minimo garantito a livello europeo (Pg), più

alto del prezzo mondiale Pw (pertanto Pg > Pw); mediamente Pg era più alto di Pw

almeno del 20%. Questa politica andò però a gravare sulle tasche delle famiglie, in

particolare sulle famiglie povere, in quanto spendevano gran parte del loro reddito in

prodotti agricoli. Per questa ragione la PAC ebbe anche un risvolto negativo.

Come fare a sostenere i redditi degli agricoltori a garantire l’autosufficienza alimentare

dei paesi CEE? La risposta sarà di agire sui prezzi per sostenere i redditi degli

agricoltori. Si istituisce un sistema di prezzi agricoli europei, che siano più elevati

dei prezzi prevalenti sui mercati mondiali. Il prezzo minimo garantito (Pg) è quello

stabilito in sede PAC e sarà maggiore del prezzo mondiale (Pw).

Inizialmente la politica agricola proteggeva solamente i prodotti più tipici dell’Europa

centrale, compresi quelli dell’Italia del nord (Cereali, carne, zucchero, latte), non

venivano invece protetti i prodotti tipici dell’area mediterranea (frutta, pomodori,

verdura, olio, vino).

Cosa sarebbe successo se gli agricoltori europei avessero venduto i propri prodotti a

paesi che non facevano parte della CEE? (Quindi con prezzi più bassi). Gli agricoltori

europei avrebbero ottenuto dei sussidi all’esportazione (pari alla differenza tra Pg e

Pw) in caso di vendita dei loro prodotti su mercati extraCEE.

Alessia Di Leo – Prof. Colangelo – A.A. 2017-2018 14

La regola fondamentale del bilancio comunitario è quella del bilancio di pareggio,

per cui le spese devono essere uguali alle entrate, chiamate anche risorse proprie.

Inizialmente le risorse proprie della CEE erano basse, vi erano un po’ di entrate dalla

tariffa esterna comune però si trattava di pochi soldi mentre, dal punto di vista delle

spese, vi era una forte spesa dovuta dalla PAC.

Il problema del finanziamento della politica agricola europea poi porterà a una crisi

istituzionale nota come la crisi della sedia vuota.

La prima riforma della PAC si è avuta nel 1984. Il più estremo sostenitore della politica

agricola comune era la Francia. Non è stato facile modificare la PAC. Nel 1984 è stato

abolito il ritiro delle eccedenze su tutte le merci, la PAC viene quindi modificata e resa

meno costosa.

Viene sperimentato sul latte un sistema di quote produttive, con la logica di

spingere i produttori dei paesi CEE a controllare l’offerta. Mentre con il ritiro gli

agricoltori sono spinti a produrre molto, ora si pone un sistema di quote produttive a

livello nazionale con l’idea che se avesse funzionato con il latte si sarebbe potuto

estendere il sistema anche ad altri prodotti. Ogni paese CEE aveva una quota massima

a livello nazionale da rispettare. Questo avrebbe reso possibile controllare la

produzione di latte a livello europeo così da evitare che i prezzi si abbassassero

troppo.

Il sistema di queste quote comportava delle forti sanzioni per chi le sforava, chi

andava oltre la quota produttiva doveva pagare molto, la sanzione veniva pagata dagli

stessi allevatori. L’Italia si trovò ad avere una quota produttiva molto più bassa

rispetto all’offerta di latte che aveva, per cui si trovò a sforare la quota produttiva che

gli era stata affidata. Inizialmente l’Italia pagò le multe al posto degli allevatori ma poi

la comunità europea spinse l’Italia a farsi ridare i soldi dagli allevatori. Le quote di

produzione rimasero solo sul latte.

Venne poi fatta la riforma McSharry che consisteva nell’attribuire un sussidio

monetario alle aziende agricole in funzione della produzione. Più l’azienda produce,

maggiori sono i sussidi. Vi è un accoppiamento tra la quantità prodotta e i sussidi

ottenuti. La politica agricola diventa una politica di sussidi. Furono quindi penalizzate

le piccole imprese agricole che, producendo meno, ottenevano meno sussidi.

Nel 2003 i sussidi vengono sganciati dalla quantità prodotta e vengono agganciati a un

comportamento ecologico di tipo ambientalista degli agricoltori europei. Fu una

riforma in senso ecologico della PAC. I sussidi si hanno se, per esempio, si privilegiano

delle produzioni biologiche, se non si usano pesticidi o prodotti chimici, se si controlla

la produzione, se si lasciano riposare i propri terreni.

La politica agricola sarà motivo di discordia tra i paesi della CEE e la Gran Bretagna

che già negli anni ’50 aveva meno del 5& dei lavoratori che si adoperavano in quel

settore, quindi non aveva interesse in una politica agricola così dispendiosa, in

contrasto con la Francia. La Gran Bretagna poi entrò a far parte della comunità con un

compromesso: la GB rinunciava a modificare la PAC e, allo stesso tempo, venne

compensata con la promessa di sviluppare una politica regionale europea che avesse

come obiettivo quello del ribilanciamento delle diverse regioni europee cercando di far

sviluppare anche le meno sviluppate.

POLITICA DELLA CONCORRENZA

Alessia Di Leo – Prof. Colangelo – A.A. 2017-2018 15

Viene escluso il settore agricolo, per tutti gli altri settori si vuole promuovere la

concorrenza sui mercati, seguendo il famoso teorema della mano invisibile di Adam

Smith, perché la concorrenza perfetta è quella soluzione di mercato conveniente per la

comunità sia per i produttori che per i consumatori, anche la CEE vuole promuovere

questa forma di mercato, le imprese potrebbero opporsi alla libera concorrenza perché

in essa l’equilibro di lungo periodo si ha con un prodotto pari a 0, quindi a volte le

imprese possono tramare contro la libera concorrenza per fare più profitto e diventare

monopolisti. Il comportamento sociale dannoso delle imprese potrebbe indurle a:

Formare cartelli: accordi tra imprese che fanno lo stesso mestiere che invece

 di farsi concorrenze decidono di raggiungere un obiettivo comune ed è come

se diventassero monopoliste.

Una sola impresa potrebbe monopolizzare il mercato, quindi invece di un

 cartello potrebbe cercare di trarre ulteriore vantaggio dalla sua posizione

dominando rafforzandola ancor di più

Le imprese potrebbero fare fusioni per acquisire una posizione dominante

La CEE forma il diritto anti-trust: parte fondamentale della politica della concorrenza

che dichiara illegali questi comportamenti anti competitivi delle imprese. Il primo anti

trust è stato negli USA con lo Sherman Act.

Dopo la crisi del 1929, nei paesi europei si verifica un forte intervento dello stato in

economia, per evitare i fallimenti di imprese private o banche. Negli anni ’30 nasce

l’IRI per con l’obiettivo di acquisire le imprese in crisi per evitare il oro possibile

fallimento e mantenere i posti di lavoro.

La CEE inserisce nel Trattato di Roma alcune norme anti-trust che i paesi membri

dovranno rispettare a tutela della libera concorrenza. Queste norme possono essere di

diverso tipo:

Norme in materia di intese: cartelli sono in sbatti (Art. 101). Sono vietate le

 intese che pregiudicano il commercio tra paesi membri e falsano il gioco della

concorrenza. La paura era che le imprese potessero opporsi ad aprire i mercati

tra i paesi membri. Per rafforzare questo articolo vengono nominate 5 intese

che sono sicuramente vietate:

1. Intese volte ad aumentare i prezzi

2. Intese volte a limitare la produzione (per aumentare i prezzi)

3. Intese volte a ripartire i mercati

4. Intese volte ad applicare condizioni dissimili per situazioni equivalenti

5. Intese volte a subordinare la conclusione di contratti all’accettazione da

parte degli altri contraenti di prestazioni supplementari.

Sono previste anche delle esenzioni, dei casi in cui il divieto non vale. L’intesa può

essere permessa se è indispensabile all’ottenimento di un beneficio che vada ai

consumatori e se non limita la concorrenza sul mercato europeo.

Norma sull’abuso di posizione dominante: viene effettuato da una sola

 impresa ed è sempre vietato. Vi è un abuso di posizione dominante quando

un’impresa che ha un forte potere di mercato lo utilizza a danno dei

consumatori o delle altre imprese concorrenti.

Regolamento concentrazione del 1989 che viene poi modificato nel

 2004: le concentrazioni sono strumenti che le imprese possono utilizzare per

ridurre la concorrenza dei mercati. La differenza tra cartelli e fusioni è che nei

Alessia Di Leo – Prof. Colangelo – A.A. 2017-2018 16

cartelli le imprese rimangono indipendenti le une dalle altre, mentre le

concentrazioni (o fusioni) consistono nella costituzione di un’impresa comune.

8/11

La politica europea della concorrenza ha come obiettivo quello di tutelare la

concorrenza sul mercato europeo e si compone di due importanti rami:

Intervento anti-trust: si rivolge alle imprese con potere di mercato che con il

 loro comportamento possono danneggiare la concorrenza. Questo tipo di

intervento è stato ripreso anche dagli Stati Uniti

Intervento contro gli aiuti di stato: anche gli stati membri possono falsare

 la concorrenza con il oro comportamento, per esempio aiutando le imprese del

proprio paese con delle risorse pubbliche senza aiutare le altre. È un intervento

tipico europeo ed è stato inserito nel Trattato di Roma. Per aiuto di stato si

intende qualsiasi aiuto dato unilateralmente con risorse pubbliche a solo una

parte delle imprese concorrenti presenti sul mercato.

Esistono varie forme di aiuti di stato, non solo in denaro:

Sussidio: consiste in una donazione fatta a una sola impresa per

 incentivarne a produzione

Abbuoni fiscali: non è denaro ma viene comunque considerato come un

 aiuto (fatto da Stato o Comune)

Concezione di garanzia: per una compagnia in crisi è fondamentale per

 l’ottenimento di un prestito. Se la compagnia in crisi non riesce a restituire il

prestito, allora paga lo Stato. In questo modo la banca presta comunque

soldi a una società in crisi. Il problema, però, è che lo Stato non può dare

queste garanzie alle imprese perché si tratterebbe di un aiuto.

Compravendita di attività reali o finanziarie a prezzi non di mercato:

 anche qui si può nascondere un aiuto di Stato.

Gli aiuti di stato sono incompatibili con il mercato comune europeo. Vi sono, però,

alcuni aiuti di stato che sono considerati possibili:

Aiuti a carattere sociale concessi ai singoli consumatori a condizione che

 siano accordati senza discriminazioni sull’origine dei prodotti. Rientrava in

questa esenzione il caso degli aiuti attribuiti dallo Stato alle case

automobilistiche quando lo Stato dava un tot di soldi a chi comprava delle auto

nuove, con lo scopo di liberarsi delle auto vecchie che inquinavano di più.

Aiuti legati alle calamità naturali per alleviare danni o turbamenti

 dell’economia. A riguardo, possiamo prendere in considerazione il caso Airbus,

la più importante società europea per la costruzione di aeromobili civili. La

Comunità ha spinto gli Stati a intervenire nella costruzione di questa società per

contrastare il monopolio americano della Boeing: intervennero Germania,

Francia, Gran Bretagna e Spagna. L’Italia decise di rimanerne fuori per motivi di

bilancio.

Aiuti per promuovere un importante progetto di comune intervento

 europeo

L’ultima crisi ha mandato in difficoltà molte banche europee e alcuni Stati sono stati

autorizzati a intervenire per il salvataggio delle banche, proprio in virtù delle eccezioni

previste dall’articolo. 9/11

Alessia Di Leo – Prof. Colangelo – A.A. 2017-2018 17

A metà degli anni ’60 si verifica la prima crisi istituzionale della Comunità Economica

Europea (CEE): questa crisi prende il nome di crisi della sedia vuota, si tratta di uno

scontro istituzionale tra la Commissione Europea (presidente: Hallstein) e il Consiglio

Europeo dei Ministri (composto dai 6 paesi membri). Lo scontro emerge in termini di

diversità di vedute: la Commissione di Hallstein ha un visione federalista, mentre il

Consiglio Europeo dei Ministri aveva una visione di tipo confederale. Lo scontro

emerge nei confronti del finanziamento della Politica Agricola, ma ha ripercussioni

anche sul bilancio comunitario, sul ruolo del parlamento in materia di bilancio e sulla

votazione a maggioranza qualificata (e non più all’unanimità) delle delibere del

Consiglio Europeo dei Ministri.

Come si finanzia la Politica Agricola?

Innanzitutto, le entrate dovevano essere uguali alle uscite. La Commissione suggerisce

di considerare come delle entrate i prelievi agricoli dovuti dalle merci che provenivano

da paesi terzi ma la Francia non era d’accordo con questa visione perché questo tipo

di proposta avrebbe rafforzato il bilancio comunitario in termini di entrata.

La votazione all’unanimità delle delibere del Consiglio aveva come pregio quello di

proteggere qualsiasi paese dal dover subire una decisione non da esso votata. Con il

sistema della votazione a maggioranza qualificata, invece, questo pregio venne

annullato. La Francia decise di rimarcare questo conflitto boicottando le riunioni del

Consiglio Europeo dei Ministri, la crisi venne chiamata “della sedia vuota” perché per

molti mesi la sedia del rappresentante francese presso la Commissione fu vuota.

Il voto all’unanimità delle delibere del Consiglio assicurava l’importanza strategica del

rappresentante francese che riusciva a bloccare il lavoro del Consiglio.

Il Compromesso di Lussemburgo nel gennaio 1966, pone fine a questa crisi

approvando le idee francesi. La crisi della sedia vuota rimarca il carattere

intergovernativo della CEE.

Il conflitto venne sanato solo dopo alcuni mesi grazie al compromesso del

Lussemburgo, mediante il quale furono sostanzialmente approvate le idee francesi.

Finché De Gaulle fu sufficientemente forte, riuscì a costituire una “diga” rispetto a

queste proposte, ma a distanza di alcuni decenni tutti questi temi sono stati affrontati

e superati.

Nei primi anni ’70 in Germania diventa cancelliere Willy Brandt, social-democratico di

spicco che ha una posizione molto più a sinistra di Adenauer (che era di centro-destra)

e inizia a guardare con interesse ad est, piuttosto che a Ovest.

Attua una politica chiamata Ostpolitik, caratterizzata da un forte interesse nei

confronti dell’Unione Sovietica. Si rompe l’asse franco-tedesco che aveva portato

anche alla nascita della CEE e si apre una situazione politica interessante per la Gran

Bretagna dove la Francia di Pampidou inizia a volere la Gran Bretagna nella CEE. Nel

’69 ci fu una conferenza intergovernativa all’Aja, in cui vennero ammessi alla CEE

la Gran Bretagna, seguite da Irlanda, Danimarca e Norvegia.

La Norvegia, nel ’72, istituirà un referendum chiedendo ai propri cittadini se volessero

entrare a far parte della CEE oppure no, il risultato fu negativo.

Nel 1969 viene istituito un contributo obbligatorio da parte dei paesi membri alla CEE.

Questo contributo viene stabilito nella misura dell’1% del gettito fiscale proveniente

dall’IVA. Chi non aveva ancora introdotto l’IVA fu obbligato a farlo nel 1973, così da

risolvere la questione sulle risorse finanziarie. La Gran Bretagna si trova sorpresa da

Alessia Di Leo – Prof. Colangelo – A.A. 2017-2018 18

questa nuova normativa europea: far parte della CEE ora le costa molto di più di

quanto non le sarebbe costato prima. Tenta di modificare tale normativa ma non vi

riesce. Viene individuato un compromesso: da un lato la Gran Bretagna accetta di non

modificare la PAC, mentre dall’altro i paesi membri promettono di sviluppare una

politica regionale europea il cui scopo era quello di garantire, attraverso finanziamenti,

l’equilibrio bilanciato in modo da evitare che nella CEE vi fossero regioni molto

sviluppate e altre sottosviluppate.

Nel 1973 ci fu il primo allargamento della CEE, i paesi membri divennero 9 (si

aggiunsero Gran Bretagna, Irlanda e Danimarca).

Torniamo alle problematiche del sistema monetario internazionale:

Agosto 1971: Il presidente Nixon (USA) aveva dichiarato che non fosse possibile

convertire il dollaro in oro. Il dollaro, quindi, subì una forte svalutazione e questo era

esattamente ciò che volevano gli Americani, che avevano l’obiettivo di incoraggiare lo

sviluppo delle esportazioni americane e sfavorire le importazioni. I paesi della CEE

furono ovviamente svantaggiati.

Gli USA volevano cambi flessibili per poter svalutare il dollaro e migliorare la bilancia

commerciale. I paesi CEE, invece, volevano rimanere ai cambi fissi perché questo

permetteva di favorire lo scambio tra i 6 paesi CEE, ognuno dei quali aveva monete

nazionali. Un ulteriore vantaggio dei cambi fissi era quello di permettere di mantenere

gestibile il sistema dei prezzi agricoli europei.

Dicembre 1971: tentativo di ripristino del sistema monetario internazionale. Ci fu un

incontro a Washington dei rappresentanti monetari dei vari paesi per ripristinare un

sistema monetario internazionale un po’ più flessibile di quello di Bretton Woods. Viste

le difficoltà del dollaro, si decise una doppia banda di oscillazione: una più ampia

(circa 2,25%) tra il dollaro e le monete dei paesi CEE e, invece, una banda più stretta

(circa 1,125%) tra i paesi CEE. Questo sistema viene chiamato il serpente

monetario nel tunnel americano.

Purtroppo, questo sistema non funzionerà poiché, nel frattempo, il mondo è già

cambiato. Lo scontro arabo-israeliano mise in luce molteplici funzioni del petrolio

rispetto al carbone. Il petrolio venne usato dai paesi arabi come strumento di ricatto.

L’OPEC (Organizzazione dei Paesi Produttori di Petrolio) viene utilizzato come un

cartello dai produttori di petrolio, producendo un aumento dei prezzi: in pochissimi

mesi nei paesi europei l’inflazione schizzerà verso l’alto. Ci troviamo nella crisi

petrolifera che si sviluppa partire dal 1973 e che raggiunge il culmine nel 1977 con la

crisi iraniana.

I paesi europei non sono produttori di petrolio. L’aumento del prezzo del petrolio porta

ad un aumento dei prezzi di benzina, gasolio, carburante, aerei, olio combustibile.

Forte aumento dell’inflazione nei paesi europei nei primi anni ’70.

L’inflazione viene considerata come la media ponderata dei prezzi, ma varia a seconda

della politica economica perseguita dal paese. Controllando l’eccessivo aumento

dell’inflazione si ha una politica monetaria più rigorosa, limitando la domanda di

moneta (Germania). Orientando la politica monetaria alla crescita economica, invece,

ci sarà un’offerta monetaria più alta e dei tassi d’interesse più bassi (politica

espansiva: Francia e Italia).

La persecuzione di due diverse politiche monetarie creò un notevole differenziale

inflazionistico in Europa. A metà degli anni ’70 il tasso di inflazione medio dell’Italia era

Alessia Di Leo – Prof. Colangelo – A.A. 2017-2018 19

del 16%, mentre in Germania del 4%. Vi fu una perdita di competitività per il paese

con l’inflazione più alta. Perché? Prendiamo il caso delle automobili: Fiat e Volkswagen.

I costi di produzione del paese con il tasso di inflazione più alto diventano più alti.

Cosa può fare il paese con alta inflazione per recuperare la competitività perduta?

Svaluta la Lira rispetto al marco tedesco.

Non possiamo però rimanere nel serpente monetario. Dal febbraio 1973 gli USA

escono dal sistema monetario. Anche Gran Bretagna, Irlanda e Italia escono dal

serpente. Rimane un mini serpente nel ’74 composto da: Germania, Benelux,

Danimarca e Norvegia. Hanno un sistema monetario simile a quello della Germania

per cui non hanno bisogno di svalutare la propria moneta per riacquistare

competitività.

La crisi petrolifera verrà risolta agli inizi degli anni ’80, nel momento in cui diventa

economico cercare petrolio in altre localizzazioni geografiche, es: Mare del Nord. Ci

saranno paesi europei, come Norvegia e Gran Bretagna, che diventeranno paesi

produttori di petrolio. Notevole aumento dell’offerta del petrolio che, quindi, porterà

all’abbassamento dei prezzi.

I paesi europei avrebbero voluto l’intervento degli USA per invogliare i paesi arabi a

non usare il petrolio come arma politica. Questo non avvenne

L’elevata inflazione a cui sono sottoposti i paesi europei produce anche la

stagnazione dell’attività economica e, in alcuni casi, anche la recessione. Viene

coniato il termine stagflazione (stagnazione + recessione). Entriamo in un periodo di

crisi economica con cui i paesi iniziano a pensare più al proprio interno e molto meno

all’integrazione europea.

Si sviluppa, negli anni ’70, per la prima volta dall’istituzione della CEE un’ondata di

euro-pessimismo. 16/11/17

I dati macroeconomici dagli anni ’60 ad oggi

I principali indicatori macroeconomici sono:

Crescita economica: esprime la crescita di un dato Paese. Per far sì che il PIL

 sia solo un parametro dell’andamento della produzione di beni e servizi e non

un effetto della variazione dei prezzi, si calcola a prezzi fissi.

Andamento dei prezzi (ossia se si verifica inflazione/deflazione): si tratta

 del tasso di variazione dei prezzi di un periodo all’altro che con un valore unico

ci dice se prevede l’aumento o la diminuzione del prezzo.

Tasso di disoccupazione: indica il rapporto in percentuale tra lavoratori,

 disoccupati e forza lavoro. Non sono inclusi studenti e coloro che non sono in

età lavorativa.

Tasso di crescita del PIL in termini reali

G > 0 RECESSIONE

0 < G < 0.5% STAZIONARIETA’

0.5 < G < 1% CRESCITA LENTA

1 < G < 2% CRESCITA MODERATA

Alessia Di Leo – Prof. Colangelo – A.A. 2017-2018 20

2 < G < 3% CRESCITA BUONA

3 < G < 5% CRESCITA MOLTO BUONA

G > 5% CRESCITA ECCEZIONALE

Se il tasso di inflazione diventa negativo allora si tratta di deflazione, che significa

che prevalgono le riduzioni dei prezzi rispetto agli aumenti.

Tasso di inflazione (F)

F < 0 DEFLAZIONE

0 < F < 0.5 STAZIONARIETA’ DEI PREZZI

0.5 < F < 2 BASSA INFLAZIONE sono l’obiettivo

2 < F <4 INFLAZIONE MODERATA

4 < F < 6 INFLAZIONE ELEVATA

6 < F < 10 INFLAZIONE MOLTO ELEVATA

Quando F è < o = a 10 si tratta di iperinflazione.

Tasso di disoccupazione (U)

0 < U < 4 PIENA OCCUPAZIONE

4 < U < 6 DISOCCUPAZIONE MODERATA

6 < U < 10 DISOCCUPAZIONE ELEVATA

U > o = 10 DISOCCUPAZIONE MOLTO ELEVATA

Spesa pubblica (S.P.)

Il bilancio pubblico (S) è un indicatore di dimensione della spesa pubblica: S = spesa

pubblica / PIL. Questo rapporto assume mediamente valori tra il 25% e il 55%; se la

spesa pubblica supera il 50% del PIL vuol dire che l’intervento dello Stato

nell’economia diventa molto accentuato (uno Stato mediamente investe di più nelle

fasi di crisi)

TASSO DI CRESCITA

200 201 201 201 201 201 201 2016

9 0 1 2 3 4 5

Francia -2,6 1,5 2,1 0,3 0,3 0,2

German -4,9 3,6 3,3 0,7 0,4 1,6

ia

Italia -5 1,3 0,4 -2,4 -1,9 -0,4

UK -4,9 1,7 1,1 0,3 1,7 2,6

UE -4,2 1,9 1,8 -0,6 -0,4 0,9

Alessia Di Leo – Prof. Colangelo – A.A. 2017-2018 21

USA -2,6 2,5 1,8 2,8 1,9 2,4

Giappo -5,2 4,7 -0,5 1,4 1,6 -

ne

Spagna -3,7 -0,1 0,1 -1,6 -1,2 1,4

Per la prima volta dal secondo dopoguerra tutti i paesi principali entrarono in

recessione; questa crisi inizialmente era unicamente finanziaria, ma poi ebbe

ripercussioni più concrete perché le banche prestarono meno soldi alle imprese, che si

trovarono strozzate dal restringimento del credito.

TASSO DI INFLAZIONE

2010 2011 2012 2013 2014

Francia 1,7 2,3 2,2 1 0,6

Germania 1,2 2,5 2,1 1,6 0,8

Italia 1,6 2,9 3,3 1,3 0,2

UK 3,3 4,5 2,8 2,6

UE 2,1 2,7 2,5 1,4 0,4

USA 1,6 3,2 2,1 1,5

Giappone -0,7 -0,3 0,4

TASSO DI DISOCCUPAZIONE

2010 2011 2012 2013 2014

Francia 9,7 9,2 9,8 10,3 10,3

Germania 7,1 5,9 5,5 5,3 5

Italia 8,4 8,4 10,7 12,2 12,7

UK 7,8 - - - -

UE 9,6 9,6 10,4 10,8 10,2

USA 9,6 - - - -

Giappone 5,1 - - - -

Spagna 19,9 21,4 24,8 26,1 24,5

SPESA PUBBLICA

196 197 198 198 199 199 200 200

0 4 0 5 0 6 0 6

Francia 34,6 39,3 46,1 52,2 49,8 54,9 51,6 53,5

Alessia Di Leo – Prof. Colangelo – A.A. 2017-2018 22

German 32,4 44,6 47,9 47 45,1 49 45,1 45,7

ia

Italia 30,1 37,9 41,7 50,9 53,2 53,9 46,2 50,1

UK 32,2 44,8 43 44 39,9 42,9 39,1 44,1

UE 31,8 40,7 45,9 49,7 47,7 - 46,3 47,4

USA 27 32,2 31,8 32,2 33,3 -

Giappo 17,5 24,5 32 31,6 31,7 -

ne 2009 2012 2014 2015 2016

Francia 55,6 56,7

German 47,6 46,7

ia

Italia 51,9 50,6 51,2 50,5 49,5

UK 51,7 48,1

UE 50,7 49,3

USA

Giappo

ne

La questione degli anni Settanta

1. La crisi petrolifera: 1973-1980: i paesi petroliferi, che avevano già istituito

l'OPEC nel 1960, decisero di ricorrere al petrolio come arma di ricatto

comportandosi come un cartello: il prezzo del petrolio crebbe da 1$ al barile fino

a 10$ al barile. L'inflazione che si creò fu anche generata dai diversi

orientamenti di politica monetaria tenuti da paesi come la Francia e l'Italia (qui

c'era anche la “scala mobile” a complicare la faccenda). In quegli anni, sempre

per la crisi petrolifera, si parlò di un nuovo fenomeno che fu quello della

stagnazione economica, e in quegli si conio la nuova parola “stagflazione” (ci si

imbatté per la prima volta nella presenza congiunta di questi due fenomeni

economici). Il prezzo del petrolio raggiunse il suo picco nel 1979 in

concomitanza con la crisi iraniana e l'allontanamento dello scià di Persia, con

cui il petrolio si attesterà poco sotto i 40$ al barile.

2. La questione inglese e il primo allargamento della CEE: questo problema

si pone dal ’70 al 73. Nel ’69 si era dimesso De Gaulle, il che ebbe un effetto

positivo soprattutto per la Gran Bretagna che poteva rientrare all’interno della

CEE. Erano cambiate le situazioni politiche, il forte asso franco-tedesco era

venuto meno per il cambio del cancelliere, per cui la Germania rafforzò i

rapporti con l’Unione Sovietica (Ostpolitik). Si creò, quindi, la situazione politica

ideale per l’entrata dell’UK nella CEE. La Gran Bretagna rinuncia a chiedere

modifiche della politica agricola, mentre la CEE propone lo sviluppo di una forte

politica regionale. Le abbiamo già scritte queste cose

Alessia Di Leo – Prof. Colangelo – A.A. 2017-2018 23

3. L'aumento delle risorse proprie della CEE (venne stabilito il primo

contributo obbligatorio a carico dei paesi membri); dopo il suo ingresso ci

furono però polemiche anche in seno alla UK. Innanzitutto nello stesso 1973, per

aumentare le risorse proprie della Comunità, si era deciso di introdurre un

contributo obbligatorio a carico dei paesi membri (pari all'1% dell'IVA), inoltre ci

fu insoddisfazione per la politica agricola imposta, per cui si chiese una

“compensazione” per l'accettazione della PAC richiedendo un ampliamento della

politica regionale (nel 1975 venne aggiunto al Fondo Sociale Europeo del 1957 il

FESR).

4. La fine del sistema di Bretton Woods e la ricerca di nuovi accordi per i

cambi fissi (il “serpente monetario europeo”); se gli USA vollero passare a un

sistema di cambi flessibili, i paesi europei erano invece favorevoli a mantenere i

cambi fissi (in virtù anche dei prezzi agricoli, che era molto più difficile

quantificare con cambi flessibili). Nel 1972 venne concepito il nuovo sistema

monetario noto come “serpente monetario nel tunnel” in quanto composto da

una doppia banda di oscillazione (una prima banda più ampia fa riferimento al

cambio tra dollari americani e monete europee, con un'oscillazione pari al +/-

4.5%; una banda di oscillazione più stretta si richiama invece ai cambi tra paesi

europei, che è la metà rispetto all'oscillazione con il dollaro, +/- 2.25%). Tra il

1972 e il 1973 buona parte dei paesi che vi avevano aderito lasciarono il

serpente, e solo le valute più simili al marco tedesco rimasero in questo

sistema; nel 1979 si costituì poi un nuovo sistema monetario europeo.

5. L'elezione diretta del Parlamento europeo (1979)

6. La fine delle dittature nei paesi del Sud Europa (fine anni Settanta)

29/11/17

Il Sistema Monetario Europeo (SME) venne istituito nel 1979. La ripresa

dell’alleanza franco-tedesca è alla base della nascita dell’SME. Vi erano delle certezze,

soprattutto per quanto riguarda l’Italia, che aveva il problema del recupero della

competitività perché vi era molta inflazione. Date queste incertezze, furono solamente

6 dei 9 paesi membri che parteciparono e firmarono l’intesa di istituzione del SME. Ci

fu però insistenza da parte dei 6 paesi CEE, perché sarebbe stato meglio se il sistema

fosse stato il più largo possibile per cui l’accordo che si ebbe fu quello di rendere l’SME

più flessibile rispetto al sistema di Bretton Woods, così che Italia e Irlanda

acconsentirono ad entrare a far parte dell’SME, la Gran Bretagna però non entrò a

farne parte, così che i paesi furono 8 su 9.

Non c’era più nessuna moneta convertibile in oro, mentre nel sistema di Bretton

Woods il dollaro americano lo era. All’inizio del ‘900 si aveva l’idea che tutte le monete

dovessero essere convertibili in oro, a metà del ‘900 solo il dollaro era convertibile in

oro, alla fine del Secolo nessuna moneta era convertibile.

Le 8 monete partecipanti all’SME dal punto di vista giuridico erano tutte uguali. Il

sistema monetario di cambio era ancora un sistema di scambi fissi aggiustabili.

I capisaldi di questo meccanismo erano: vi era una parità centrale per ogni coppia di

monete partecipanti. All’interno della CEE vi erano cambi fissi, all’esterno cambi

flessibili (?).

Vi era, come nel sistema di Bretton Woods, una banda di oscillazione attorno al valore

centrale, ovvero il valore che si avvicinava di più all’equilibrio di lungo periodo negli

scambi tra le monete. Vi era una banda di oscillazione al cui centro vi era la parità

centrale. Rispetto a Bretton Woods la banda di oscillazione viene più che raddoppiata

Alessia Di Leo – Prof. Colangelo – A.A. 2017-2018 24

(in Bretton Woods era solo + o -1%, adesso diventa + o – 2,25%, e viene prevista

anche una banda straordinaria più alta del + o – 6,5%).

Vi erano, quindi, 3 principali elementi di flessibilità del nuovo sistema (cercarli che non

li ho capiti bene ma sono scritti sopra)

L’ulteriore novità era la maggiore collaborazione tra banche centrali. Mentre prima

operavano in modo indipendente l’una nei confronti dell’altra, con lo SME viene

attuata una maggiore collaborazione attraverso lo strumento del Fondo Europeo di

Cooperazione Monetaria (FECOM). Tutti i paesi partecipanti versavano nel fondo il

20% delle proprie riserve bancarie, per cui il fondo aveva la funzione di strumento

attraverso cui poter operare congiuntamente sul mercato. Il FECOM può intervenire a

favore di una valuta in crisi se tutte le banche centrali sono d’accordo e, inoltre, può

fare dei prestiti alle banche centrali dei paesi in crisi.

Oltre al meccanismo di cambio appena descritto, si istituisce per la prima volta una

moneta comune che non entrerà in vigore, sarà soltanto una moneta virtuale,

(European Currency Unit).

un’unità di conto comune chiamata ECU Non verranno

mai stampate monete in ECU, ma sarà utilizzata come unità di conto comune. I paesi

membri del SME potevano emettere titoli in ECU.

Il valore dell’ECU era calcolato come media ponderata di tutte le monete degli 8 paesi

del Sistema Monetario Europeo. Le monete più forti erano ovviamente più influenti

rispetto a quelle più deboli nel calcolo della media ponderata.

Gli investitori internazionali tendevano a non comprare titoli del debito pubblico italiani

se valutati in lire italiane perché sapevano che la lira era debole e si sarebbe

svalutata. Un modo che l’Italia, come altri paesi deboli, aveva per invogliare investitori

internazionali era quello di emettere titoli in ECU per garantire una certa stabilità.

13/12/17

L’UNIONE MONETARIA EUROPEA

Nel consiglio europeo di Hannover nel giugno 1988 si decide di inserire l’obiettivo

dell’unione monetaria nell’agenda politica della commissione europea. Si decide di

costituire un comitato ad hoc: COMITATO DELORS, perché viene chiamato alla

presidenza lo stesso Jacque Delors.

Compito del comitato è individuare le condizioni entro cui realizzare l’unione

monetaria. Chi partecipa? Governatori delle banche centrali dei paesi membri, non

sono politici, sono tecnici.

Il comitato riprende il vecchio studio che era stato effettuato tra il 1979 e il 1980 dalla

commissione Werner. Si mette in evidenza che questo è un obiettivo ambizioso di

lungo periodo.

Vengono individuate tre fasi fondamentali per la realizzazione:

Non si può realizzare un ‘unica moneta senza un nuovo trattato

 Almeno una decina di anni necessari per un cambio di moneta

 Progetto molto ambizioso: non si erano mai uniti popoli diversi in un’unica

 moneta.

Questo studio viene approvato nel giugno del 1989 nel consiglio europeo di Madrid.

Alessia Di Leo – Prof. Colangelo – A.A. 2017-2018 25

1 luglio 1990 data individuata per l’inizio di questo progetto.

Cos’è l’unione monetaria?

Unione monetaria vs sistema monetario.

Un insieme di paesi decide di dotarsi di una moneta comune e quindi anche una banca

centrale comune e quindi anche una politica monetaria comune.

Sistema monetario europeo ogni paese aveva la propria valuta nazionale e aveva

anche una politica nazionale propria e quindi vi erano 15 politiche monetarie diverse

una dall’altra. Con l’unione monetaria ci sarà anche una politica economica comune.

Quindi non sarà più possibile svalutare la propria moneta nei confronti delle altre

monete dei partner europei per recuperare competitività. Questo sarà dunque

un’importante conseguenza.

Tutti i paesi partecipanti potranno concorrere alla BCE nelle decisioni di politica

monetaria comune.

La politica monetaria viene spostata al primo livello politica sovranazionale

Le 5 fasi della realizzazione dell’unione monetaria europea:

1. Da Luglio 1990 al 1993: liberalizzazione dei mercati dei capitali (rendere

operativo in tutti i paesi membri il diritto di ciascun cittadino di investire il

proprio denaro in titoli nazionali o stranieri, se acquistare obbligazioni o meno):

massima decisione a livello finanziale del cittadino europeo. Agli inizi degli anni

90 questa liberalizzazione è a macchia di leopardo, c’era al nord ma non nel sud

Europa. L’adesione di tutti i paesi dell’UE alla banda ordinaria dello SME.

Ci devono essere delle condizioni di ammissione all’unione monetaria o qualsiasi

paese che ne faccia richiesta può partecipare? La decisione di dotarsi di una moneta

comune è una decisione irreversibile (non si può tornare indietro). Si fa largo l’idea che

ci devono essere delle condizioni di ammissioni per non far peggiorare un paese che

versa in crisi macroeconomiche. Le condizioni di ammissioni devono essere

matematicamente determinabili, cioè oggettive.

Quali sono questi indicatori che vengono presi come importanti? Rapporti deficit

pubblico e PIL, rapporto debito pubblico e PIL. Deficit pubblico: differenza tra

uscite ed entrate di un solo periodo, di solito un anno. Il debito invece è l’ammontare

totale di ciò che la PA deve a terzi. Il debito pubblico sarà molto più alto del deficit. Nel

debito pubblico italiano di oggi ci sono ancora dei debiti contratti da Mussolini negli

anni ’30. Il rapporto tra deficit pubblico e PIL deve essere inferiore del 3%; mentre il

rapporto debito pubblico e PIL deve essere inferiore al 60%.

Se un paese non possiede questi requisiti non entra. Viene ratificato un nuovo trattato

alla fine della fase 1 che istituisce la spesa monetaria europea: il trattato di

Maastricht (Febbraio 1992). Il trattato ha rafforzato il parlamento europeo e la

politica regionale europea.

Nel trattato di Maastricht sono previste le condizioni di ammissione all’unione

monetaria europea: l’obiettivo è di garantire che i paesi entranti siano in buone

condizioni macroeconomiche e piuttosto convergenti tra di loro. Stiamo parlando di

convergenza macroeconomica

Quindi le condizioni di ammissione all’unione monetaria europea sono:


PAGINE

34

PESO

76.44 KB

AUTORE

aleppia

PUBBLICATO

5 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e delle relazioni internazionali
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher aleppia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia applicata all'integrazione europea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Colangelo Giuseppe.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Economia applicata all'integrazione europea

Economia Applicata all'Integrazione UE
Appunto
Esercizi economia politica (Merzoni - con soluzioni)
Appunto
Teoria di istituzioni di economia politica (Merzoni)
Appunto
Storia - Garibaldi e la spedizione dei mille - Riassunto esame, prof. De Leonardis
Appunto