Introduzione
L’economia ambientale nasce negli anni '60 grazie a taluni economisti desiderosi di salvaguardare l’ambiente naturale e le sue risorse. Questi ritenevano vi fosse una forte relazione tra l’economia dell’ambiente ed il sistema economico nel complesso che sottrae risorse all’ambiente restituendole poi in diversa forma ed in minore quantità come rifiuti, in un sistema ovviamente aperto. L’analisi delle risorse che vengono sottratte e poi restituite all’ambiente prende il nome di bilancio dei materiali.
I primi economisti dell’ambiente furono: Malthus, Ricardo, Marx e Freeman i quali ritenevano vi fossero dei limiti vincolanti allo sviluppo dell’economia dettati dall’ambiente. Malthus, analizzò, perché fortemente preoccupato, i limiti o scarsità assoluti, ritenendo che la popolazione cresceva assai più rapidamente delle risorse ragione per cui si sarebbe inevitabilmente giunti in una situazione di miseria detta anche “stato stazionario”.
Tuttavia, l’esperienza storica ha smentito le previsioni pessimistiche del Malthus causa l’epoca in cui viveva ove il tenore di vita era assai basso, mostrandoci come la popolazione come la stessa qualità della vita sia fortemente cresciuta. Ricardo, in un’analisi più profonda, analizzò i limiti o scarsità relativi ritenendo che questi crescano con il progredire dello sviluppo economico; più tardi Marx riteneva che lo sviluppo economico potesse essere limitato dalle agitazioni politiche e/o sociali.
L’economista Mill, come Malthus, riteneva che causa lo sviluppo della popolazione si sarebbe giunti in uno stato stazionario, con uno stock di capitale fisico da un lato e uno stock di capitale, parlando in termini economici, dall’altro. Daly, invece, il problema economico di fondo riteneva doversi risolvere in termini numerici prestabilendo quanto l’economia dovesse crescere in rapporto al sistema circostante.
Studi recenti sui limiti sociali hanno evidenziato il Paradosso di Easterlin (1974), il quale sottolinea che nonostante gli enormi miglioramenti circa la qualità della vita pare che gli individui siano sempre più insoddisfatti della stessa.
Come prima accennato, il sistema economico è un sistema aperto e circolare ove vi è un interscambio tra materie che vengono estratte e poi rimmesse nell’ambiente come rifiuti, i quali quest’ultimi nel momento in cui influiscono negativamente sull’ambiente e quindi sulla salute degli uomini, creano il cosiddetto inquinamento economico. Pigou, fu il primo ad esternalizzare come l’inquinamento incidesse altresì sull’economia causando i cosiddetti costi esterni, che provocano un discostamento tra costi privati e sociali.
Difficilmente i costi esterni sono eguali a 0 vista la naturale predisposizione da parte dell’ambiente di assorbire talune scorie; tuttavia parliamo di inquinamento nullo quando l’immissione di sostanze nocive nell’ambiente è ritenuto catastrofico.
Gli economisti Gray ed Hotelling, costruirono una teoria molto diffusa circa le risorse non rinnovabili, ritenendo che le risorse esauribili sulla Terra venissero estratte assai rapidamente e rivendute poi ad un prezzo troppo basso. Tale teoria suole prestabilire un tasso ottimale di estrazione di tali risorse, il cui parametro incide sulla quantità della risorsa estraibile in futuro, sui costi di estrazione e sul tasso di sfruttamento ottimale.
L’economista Carlisle, tuttavia, era di opinione diversa, ritenendo che il tasso ottimale di estrazione di una qualsivoglia risorsa dipenda anzitutto dal suo livello di estrazione. In ogni caso, Gray introdusse il concetto costo d’uso (user cost) che limita le quantità estraibili di una tale risorsa nel futuro nel caso in cui questa venga indiscriminatamente sfruttata oggi. E l’economista Hotelling evidenzia la cosiddetta differenza di rendimento, ovvero la differenza esistente tra il prezzo di una risorsa non rinnovabile ed il suo costo di estrazione.
Hotelling evidenzia come talune risorse non rinnovabili a libero giacimento, ove gli stessi diritti di proprietà non vi sono o nel caso in cui essi vengano raggirati, in tali situazioni si ha uno sfruttamento eccessivo della stessa sino al punto di distruggerla. Teoria su un migliore sfruttamento delle risorse rinnovabili vengono forniteci dall’economista Gordon in un’analisi sistematica, il quale ci sottolinea che, se opportunamente sostenute tali risorse sono in grado di rigenerarsi nel tempo attraverso cicli naturali.
L’economia estesa
I manuali tradizionali sono soliti considerare l’economia come un sistema chiuso e lineare non avente rapporti alcuni con il sistema economico nel complesso. In tale modello le uniche relazioni fondamentali sono quelle tra: imprese, mercato e famiglie. Le imprese offrono beni e servizi; il mercato è il luogo ove acquirenti e consumatori si incontrano per quest’ultimi le famiglie, che primi per vendere beni i secondi per acquistarli, intendendo domandano beni e servizi.
In realtà, l’economia è un sistema aperto e circolare avente fondamento ecologico perché importante è il legame economia-ambiente; il modello di bilancio dei materiali semplificato mostraci come materie prime ed energia vengano sottratte all’ambiente ed una volta trasformate vengono rimmesse a fine ciclo nello stesso sistema come rifiuti. Ovviamente rifiuti nel momento e nel posto sbagliato creano esternalità, cioè danni ambientali e di conseguenza costi esterni.
Le materie prime entrano nel processo economico in una fase di bassa entropia, come materiali utili, per uscirvi in una fase di alta entropia, come materiali inutili. Tale modello non è altro che una esemplificazione delle leggi della termodinamica, così enunciate:
- La 1 legge della termodinamica dice che le materie prime estratte e trasformate poi producono una pari quantità di rifiuti;
- La 2 legge della termodinamica, detta anche “legge di entropia”, sottolinea l’impossibilità che i rifiuti rientrino completamente nel flusso di risorse (riciclaggio).
Diverse sono le forme di riciclaggio. Vi è il flusso di riciclaggio detto dei residui interni ove i rifiuti non abbandonano mai il luogo ove prodotti; il flusso di riciclaggio detto dei residui immediati, una forma di riciclaggio questa ove i rifiuti vengono raccolti da parte di una apposita impresa addetta allo smaltimento di tali materiali secondari e attraverso particolari procedure esse vengono riportati nella loro fase iniziale per essere nuovamente lavorati.
Vi è infine il flusso di riciclaggio detto dei residui post-consumatore, il quale è adibito nello smaltimento degli scarti delle famiglie o delle attività commerciali, in tal senso parliamo di RSU, ovvero di residui solidi urbani. Ormai abbandonata nelle moderne economie è la pratica del riutilizzo, forma di riciclaggio altresì.
Diversi sono i fattori che influenzano il funzionamento del riciclaggio, quali: il prezzo dei materiali riciclati, le possibilità d’impiego di tali prodotti sul mercato, lo stesso progresso tecnologico, che condiziona fortemente gli acquisti e la cultura povera promotrice della consapevolezza ambientale. In molti paesi dell’UE si è ricorso alle discariche, una forma di riciclaggio questa molto rapida nello smantellarsi dei rifiuti ma altresì molto inquinante.
A tale proposito la Comunità Europea ha stilato delle direttive nella prevenzione della produzione dei rifiuti per accrescere ancor più la consapevolezza legata ai problemi dell’ambiente. Causa le diversità dei Paesi che vi prendono parte altresì diverse sono le soluzioni prese al riguardo; ad esempio paesi quali l’Austria, i Paesi Bassi, Belgio, Danimarca e Lussemburgo hanno una forte consapevolezza dei problemi legati all’ambiente meno l’Italia ed ancor meno Grecia, Irlanda e Portogallo.
L’equilibrio di mercato si raggiunge ad un dato prezzo noto come prezzo di equilibrio ove la quantità domandata ed offerta sono pari. Se il prezzo è maggiore del prezzo di equilibrio, la quantità offerta è maggiore di quella domandata per cui le imprese avendo una parte di merce invenduta si vedrebbero costrette ad abbassare i prezzi; se il prezzo è inferiore al prezzo di equilibrio, la quantità domandata sarebbe maggiore di quella offerta, per cui le imprese vedendosi diminuire rapidamente la merce ne alzerebbero il prezzo per aumentare i loro introiti (guadagni). Ecco che il prezzo condiziona fortemente sulle quantità che gli individui sono disposti ad acquistare.
In caso di domanda ed offerta pari, in una situazione questa di concorrenza pura o perfetta difficilmente raggiungibile nella realtà.
Le esternalità sono i danni ambientali o anche i costi esterni (effetti collaterali non intenzionali) derivanti dalle attività di produzione e consumo. Ovviamente la valutazione e l'identificazione dei danni generati dall’inquinamento è assai difficile perché i beni ambientali sono senza prezzo e quindi senza mercato, per cui è difficile misurarne il danno, anche per tale motivo spesse volte questi vengono indiscriminatamente sfruttati non essendo vincolati giuridicamente e quindi di libero accesso.
Le esternalità dovute allo smaltimento dei rifiuti tendono ad aumentare con lo sviluppo economico facendo sì che la capacità di assimilazione dell’ambiente diminuisca proporzionalmente; ciò non accadrebbe se:
- Vi fosse un flusso di riciclaggio efficiente (pari al 100%);
- Se le risorse fossero tutelate giuridicamente.
Economia ed etica
L’obiettivo fondamentale dell’economia tradizionale è il trarre il massimo benessere da un certo patrimonio di risorse, ove l’utilizzazione delle stesse risorse più scarse deve trarne i massimi benefici. Importante è dunque l’analisi dei costi e dei benefici che derivano da tale utilizzazione (obiettivo dell’equità economica) perché è ingiusto che le generazioni odierne possano usufruire di tali benefici tramandandone poi i costi alle generazioni future.
Per quanto riguarda l’aspetto economico:
- È ingiusto che i sistemi economici debbano soddisfare senza alcuni limiti i desideri dell’homo aeconomicus, il cui comportamento dovrebbe essere modificato, teso meno all’avidità e più all’altruismo;
- La stessa economia verde se opportunamente sostenuta è in grado di rigenerarsi col tempo attraverso cicli naturali;
- Utile sarebbe una separazione tra attività ed effetti, che seppur impossibile totalmente da un punto di vista termodinamico, provocherebbe un impatto minore sull’ambiente da parte delle sostanze inquinanti.
Le ideologie ambientaliste al riguardo sono essenzialmente due: il tecnocentrismo, permeato di una sostenibilità molto debole e l’ecocentrismo, permeato di una sostenibilità molto forte. I sostenitori del tecnocentrismo estremo, detto tecnocentrismo dell’abbondanza, sono per un mercato libero e senza vincoli orientati allo sviluppo attraverso uno sfruttamento delle risorse in un’economia anti-verde ove lo stesso ambiente ha un valore essenzialmente strumentale; essi sono favorevoli al progresso tecnologico, l’unico in grado di superare i limiti ambientali.
I sostenitori di un tecnocentrismo meno estremo, detto tecnocentrismo accomodante, sono per un’economia più verde mediante la conservazione delle risorse attraverso degli incentivi economici quali potrebbero essere, ad esempio, le tasse sull’inquinamento. L’ecocentrismo comunitario è per la salvaguardia dell’ambiente e delle sue risorse attraverso un’economia di stato stazionario, a crescita nulla di popolazione e sviluppo economico perché gli ecosistemi hanno un’importanza primaria; mentre un ecocentrismo più estremo, detto radicale è per un’economia profondamente verde, tesa all’estrema salvaguardia ecocentrismo dell’ambiente e delle risorse tutte in un’economia di stato stazionario sempre ove vengono ridotte al minimo la stessa sottrazione delle risorse dall’ambiente naturale.
Il punto etico verte sull’equità perché le generazioni future dispongano di uno stesso quantitativo di risorse necessarie al soddisfacimento del loro benessere al pari delle generazioni odierne; in tal senso mira il contratto sociale intergenerazionale, dal momento che la generazione attuale ha degli obblighi nei confronti di quella futura, nella difesa dei diritti e dei doveri dei prossimi. La valutazione economica misura le preferenze degli individui non tenendo tuttavia conto dei possibili danni ambientali.
In tal senso taluni economisti si oppongono a questa visione difendendo l’ambiente, perché:
- Gli economisti non dispongono di metodi e tecniche adatte nella misurazione delle preferenze degli individui;
- La natura ha un valore intrinseco a differenza dei bisogni degli individui, che seppur importante non sono fonte di valore.
Limiti allo sviluppo
Sussistono limiti allo sviluppo economico determinati sia dalle limitate capacità di assimilazione degli ambienti naturali nella ricezione dei rifiuti prodotti e sia determinati dalla limitata disponibilità delle risorse naturali. Da un lato abbiamo infatti le risorse rinnovabili (aria, bacini di pesca, le foreste…), le quali non costituiscono un vero e proprio limite allo sviluppo visto che nel tempo esse sono in grado di rigenerarsi se opportunamente sostenute mediante cicli naturali; dall’altro vi sono le risorse non rinnovabili (minerali e combustibili fossili intendendo per quest’ultimi gas naturale, petrolio, carbone…) dette anche esauribili, le quali sono presenti in natura secondo stock finiti.
Tanto più cresce la popolazione tanti più limiti allo sviluppo vi sono ed è per tale ragione che, secondo taluni economisti, è necessario arrestare lo sviluppo. Secondo altrettanti tali limiti non esistono, ciò perché:
- Ritengono sia possibile una separazione tra attività ed effetti, ragione per cui non esiste la necessità di frenare lo sviluppo economico.
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