F. Carlucci, A. Girardi – Traccia per un corso di econometria
Modulo X – Modelli VAR
5. VAR di cointegrazione
- 5.1. La nozione di cointegrazione ....................................................................................... 2
- 5.2. La rappresentazione ECM........................................................................................... 4
- 5.3. I modelli VAR(1) di cointegrazione ............................................................................. 5
- 5.4. Un esempio di VAR(1) cointegrante............................................................................ 7
- 5.5. I modelli VAR( ) di cointegrazione ........................................................................... 13
- 5.6. La scomposizione dell’intercetta e della tendenza lineare ...................................... 17
- 5.7. Le variabili di comodo................................................................................................ 20
- 5.8. Le rappresentazioni a somma mobile e con tendenze stocastiche comuni............. 22
- 5.9. Un esempio di VAR( ) cointegrante ......................................................................... 26
- 5.10. Il modello di aggiustamento di lungo periodo .......................................................... 35
- 5.11. La procedura di Johansen ......................................................................................... 38
- 5.12. La determinazione del rango di cointegrazione ....................................................... 42
- 5.13. Le restrizioni di identificazione sulla matrice di cointegrazione ............................ 47
- 5.14. Un esempio di identificazione della struttura di lungo periodo.............................. 52
- 5.15. L’analisi dinamica e la velocità di convergenza all’equilibrio ................................. 56
- 5.16. Le restrizioni di identificazione sulla matrice degli aggiustamenti ....................... 62
- 5.17. Bibliografia ................................................................................................................. 65
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5.1. La nozione di cointegrazione
La nozione di cointegrazione consente di associare il concetto, economico, di lungo periodo, con quello, statistico, di stazionarietà. L’obiettivo dell’analisi di cointegrazione si incentra sull’individuazione di (eventuali) relazioni con i caratteri della stazionarietà tra due o più variabili che, invece, se prese singolarmente, sono non stazionarie (ad esempio posseggono una tendenza).
Un caso particolare di cointegrazione, semplice ma intuitivo, si ha quando due variabili sono ambedue I(1), e quindi non stazionarie, ma accade che yt - βxt ∼ I(0) (5.1.1) e costituisce un processo aleatorio, cioè la loro combinazione lineare con pesi 1 e -β è stazionaria. Le due variabili sono dette cointegrate e i due pesi costituiscono il cosiddetto vettore di cointegrazione [1 -β]'.
Si noti che se le variabili fossero I(0) invece che I(1), sarebbero ancora I(0) ma non sarebbero cointegrate; da un punto di vista economico le due variabili non presenterebbero ciascuna un processo di lungo periodo non stazionario.
Infatti, in relazione alla yt = βxt + ut, possono sussistere le seguenti situazioni, per quanto riguarda la cointegrazione:
- i) yt ∼ I(1) ma xt ∼ I(0), oppure, yt ∼ I(0) e xt ∼ I(1); allora le due variabili non sono cointegrate.
- ii) yt ∼ I(0) e xt ∼ I(0); allora ut ∼ I(0) ma le due variabili non sono cointegrate.
- iii) yt ∼ I(1), xt ∼ I(1) e ut ∼ I(0); allora le due variabili sono cointegrate.
- iv) yt ∼ I(1), xt ∼ I(1) e ut ∼ I(0); allora le due variabili non sono cointegrate.
Il concetto di cointegrazione che abbiamo illustrato sopra con un caso particolare può essere facilmente generalizzato: due serie {y1t} e {y2t} sono dette cointegrate di ordine (d, b), con d ≥ b > 0, e si scrive {y1t, y2t} ∼ CI(d, b) quando:
- i) y1t ∼ I(d), y2t ∼ I(d)
- ii) esiste una combinazione lineare β1y1t + β2y2t ∼ I(d-b).
Il vettore [β1, β2]′ è detto vettore di cointegrazione. Nel caso precedente si aveva d = b = 1.
Se si possiedono k serie {y1t}, {y2t}, ..., {ykt}, queste sono dette cointegrate di ordine (d, b), ancora con d ≥ b > 0, e si scrive {y1t, y2t, ..., ykt} ∼ CI(d, b) se:
- i) yit ∼ I(d) ∀i
- ii) esiste un vettore β tale che β′yt ∼ I(d-b).
In realtà vi sono casi particolari in cui sussiste la cointegrazione anche se non tutte le yit sono I(d), ma la loro discussione esula dai limiti della presente trattazione.
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5.2. La rappresentazione ECM
Ritorniamo al caso di due variabili y1t ed y2t che supponiamo essere CI(1,1); dunque β1y1t + β2y2t ∼ I(0) che senza perdere in generalità (possiamo sempre dividere per β1 senza modificare le caratteristiche stocastiche del problema) scriviamo nella forma (5.1.1), ponendo β2/β1 = -β = ∼ I(0) (5.2.1)
Sottraendo dai due membri dell’equazione si ottiene:
Δy1t = βΔy2t - (y1,t-1 - βy2,t-1) + ut
e addizionando e sottraendo y2,t-1:
Δy1t = βΔy2t - (y1,t-1 - βy2,t-1) + ut
che è un modello che lega le variazioni Δy1t e Δy2t con i livelli y1,t-1 e y2,t-1. La (5.2.2) rappresenta, dal punto di vista economico, una relazione di breve periodo, che contiene tuttavia la variabile ut = y1,t-1 - βy2,t-1 consistente nel divario che si ha nel lungo periodo definito tramite la (5.2.1).
Lo schema (5.2.2) forma la rappresentazione a correzione del divario (ECM1) dalla relazione di cointegrazione (5.2.1). Si noti che le due relazioni (5.2.1) e (5.2.2) sono equivalenti, ma che nella seconda sono presenti, congiuntamente, e questo ha una grande rilevanza nella modellistica economica, sia i livelli che le differenze prime delle variabili y1t e y2t.
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5.3. I modelli VAR(1) di cointegrazione
Applichiamo la nozione di cointegrazione ai modelli VAR, iniziando con quello più semplice, il VAR(1) con k = 2, e in assenza di componenti deterministiche. Il modello è espresso dalla (1.7.1) e lo riscriviamo di seguito:
yt = A1yt-1 + ut (5.3.1)
Questa formulazione non permette di indagare sull’andamento di lungo periodo delle variabili generate dal VAR, per cui è necessario trasformare quest’ultimo in un’altra forma mediante la cosiddetta trasformazione di cointegrazione. Sottraendo yt-1 ad ambedue i membri della (5.3.1) otteniamo:
Δyt = (A1 - I2)yt-1 + ut
o anche:
Δyt = Π0yt-1 + ut (5.3.3)
se si pone Π0 = A1 - I2 (5.3.4), matrice quadrata di ordine 2, e quindi di rango massimo 2.
Nella matrice Π0 sono riunite le caratteristiche di lungo periodo delle variabili generate dal VAR(1) (5.3.1). Engle e Granger (1987) hanno dimostrato che sotto ipotesi molto blande e generalmente verificate si possono avere le seguenti situazioni:
- i) rango ( Π0 ) = 2
- ii) rango ( Π0 ) = 0
- iii) rango ( Π0 ) = 1
In quest’ultimo caso si dimostra che vale la fattorizzazione:
Π0 = αβ′ (5.3.5)
dove β = [β1, β2]′ contiene i moltiplicatori di lungo periodo ed è detto vettore di retroazione.
Sostituendo la (5.3.5) nella (5.3.3) si ottiene:
Δyt = αβ′yt-1 + ut (5.3.6)
cioè:
Δyt = αβ′yt-1 + ut
Il vettore β è chiamato di cointegrazione ed è tale che β′yt-1 è una variabile I(0) mentre le variabili contenute in yt-1 sono I(1). Dunque, in questo caso le variabili di yt sono cointegrate ed il VAR (5.3.1) è detto cointegrante o VECM.
Effettuando le moltiplicazioni, la (5.3.7) può essere scritta nella forma:
Δy1t = α1β1y1,t-1 + α1β2y2,t-1 + u1t (5.3.8)
Δy2t = α2β1y1,t-1 + α2β2y2,t-1 + u2t
che può essere considerata come la versione multivariata della rappresentazione a correzione del divario (5.2.2). Le variabili nelle (5.3.8), oppure nella (5.3.7), sono tutte stazionarie, essendo y1t, y2t ∼ I(1) e β′yt-1 ∼ I(0). Da questa nasce la relazione di lungo periodo:
β1y1t + β2y2t = εt ∼ I(0) (5.3.9)
tra le variabili y1t e y2t; questa relazione era stata nel paragrafo 5.2 il punto di partenza, e non come qui di arrivo, per la costruzione del meccanismo a correzione del divario.
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5.4. Un esempio di VAR(1) cointegrante
In questo esempio si vuole evidenziare lo stretto collegamento che può realizzarsi tra la teoria economica e la modellizzazione econometrica, in riferimento ad un modello di crescita neoclassico. Il passaggio dalla rappresentazione autoregressiva (vettoriale) a quella con correzione del divario (vettoriale) richiede la conoscenza di alcuni concetti che verranno esposti più in dettaglio nel corso del capitolo. Tuttavia, la semplicità della struttura del VAR proposto in questo paragrafo rende di facile comprensione il procedimento seguito.
Supponiamo che nel lungo periodo il prodotto (in termini reali) di una piccola economia aperta agli scambi internazionali, Yt, sia determinato in base alla seguente funzione di produzione:
Yt = F(Kt, AtNt) = AtNtF(K/N, 1) (5.4.1)
a rendimenti di scala costanti nel lavoro (N) e nel capitale (K), dove At identifica un indice di progresso tecnologico. La (5.4.2) espressa in termini logaritmici diviene:
ln(Yt) = ln(At) + ln(Nt) + ln(K/F(N, A)) (5.4.2)
Seguendo Garratt et alii (2001), avanziamo le seguenti ipotesi sulle tre componenti del membro di destra della (5.4.2):
- i) ln(At) = wAt ∼ I(1); ossia, l’indice del progresso tecnologico è dominato da una tendenza stocastica.
- ii) ln(Nt) = ln(POPt) + wNt ∼ I(0); ossia, la quota degli occupati sul totale della popolazione segue un processo stazionario.
- iii) ln(K/F(N, A)) = wκt ∼ I(0); ossia, la funzione di produzione espressa in termini di stock di capitale per unità di lavoro descrive un processo stazionario.
Ne consegue che la (5.4.2) si può riscrivere come:
ln(Yt) - ln(POPt) = yPCt = wκt + wAt + wNt ∼ I(1) (5.4.3)
dove la presenza di una tendenza stocastica nel prodotto pro capite è da ascrivere essenzialmente al progresso tecnologico.
Procedendo similmente per il resto del mondo, si ha:
ln(Y*t) - ln(POP*t) = y*PCt = w*κt + w*At + w*Nt ∼ I(1) (5.4.4)
dove l’asterisco indica variabili del resto del mondo.
L’assunzione di economia piccola ed aperta all’estero si sostanzia nell’ipotesi che l’indice del livello di progresso tecnologico sia determinato dal livello di quello del resto del mondo, per cui wAt = w*At (5.4.5).
Sottraendo la (5.4.4) dalla (5.4.3) ed in virtù della (5.4.5) si ottiene:
yPCt - y*PCt = wκt - w*κt + wNt - w*Nt = εt ∼ I(0) (5.4.6)
che rappresenta l’ipotesi da verificare empiricamente. La relazione di lungo periodo β1yPCt + β2y*PCt, dunque, prevede che i coefficienti β1 e β2 della (5.3.9) ipotizzata tra yPCt e y*PCt siano pari a 1 e a -1, rispettivamente.
Le equazioni (5.3.8) diventano in questo esempio:
ΔyPCt = α1εt-1 + c1 + u1t (5.4.7)
Δy*PCt = α2εt-1 + c2 + u2t
nelle quali è stato introdotto un termine costante (ci, i = 1,2), e dove, si ricorda, εt-1 = yPC,t-1 - y*PC,t-1. Dai precedenti paragrafi è noto che la rappresentazione vettoriale con correzione del divario (5.4.7) discende da un modello autoregressivo di ordine 1 del tipo:
yt = c + A1yt-1 + ut (5.4.8)
dove yt = [yPCt, y*PCt]′, c = [c1, c2]′, e ut = [u1t, u2t]′, che rappresenta il punto di partenza dell’indagine empirica.
Nel VAR (5.4.9) yPCt rappresenta il logaritmo del prodotto reale pro capite del Belgio (1995 = 100), mentre y*PCt indica il logaritmo del prodotto reale del resto del mondo (1995 = 100). I dati trimestrali destagionalizzati, di fonte IMF, coprono il periodo 1985:I – 2002:I e sono rappresentati in figura 5.1.
Il resto del mondo è inteso come media ponderata di singoli paesi. I pesi utilizzati rappresentano la quota relativa al singolo paese sul totale dei flussi commerciali, intesi come somma delle importazioni e delle esportazioni, del Belgio. Le economie considerate sono: Austria, Canada, Danimarca, Finlandia, Grecia, Irlanda, Italia, Giappone, Olanda, Portogallo, Spagna, Svezia, Svizzera, Regno Unito e Stati Uniti.
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Figura 5.1 – Le linee continue (con valori sull’asse di destra) nei due grafici indicano i valori delle serie storiche dei logaritmi del prodotto reale pro capite del Belgio (yPC) e del resto del mondo (y*PC). Le linee tratteggiate (con valori sull’asse di sinistra), invece, indicano le differenze prime logaritmiche delle serie storiche yPC e y*PC.
Il primo passo consiste nell’effettuare i test di radice unitaria relativi alle due variabili, poiché l’esistenza (eventuale) di una relazione stazionaria di lungo periodo tra le due variabili individualmente non stazionarie, implica che queste ultime siano generate da processi stocastici integrati del primo ordine. La Tabella 5.1 riporta i test ADF relativi alle due serie contenute nel vettore espresse sia nei livelli sia nelle differenze prime.
| Variabile | Versione del test secondo il criterio di Schwartz | Ritardi | Valore critico al 5% | Probabilità |
|---|---|---|---|---|
| y*PC | ADF-3 | 0 | -1.74 | 0.72 |
| yPC | ADF-3 | 1 | -1.94 | 0.62 |
| Δy*PC | ADF-2 | 0 | -7.51 | 0.00 |
| ΔyPC | ADF-2 | 0 | -4.93 | 0.00 |
Tavola 5.1 – Verifica dell’ipotesi di radice unitaria relativamente alle variabili dell’autoregressione vettoriale (5.4.8).
Dai valori delle statistiche emerge che, le variabili risultano effettivamente generate da processi integrati del primo ordine. Il ritardo dell’autoregressione p = 1 risulta sufficiente.
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