Prodotti derivati all'integrazione
Attività di collaborazione basati su equity based, assunzioni di partecipazioni o collaborazione basati su accordi distributivi non equity based, tra banche e compagnie di assicurazione, possono nascere due tipologie di offerta:
Prodotti ad offerta congiunta
Offerta di prodotti assicurativi e bancari in maniera congiunta, avviene quando la banca va verso l'assicurazione (banca assurance) e somma alla propria produzione un prodotto assicurativo. Questo avviene tipicamente quando una banca approva una richiesta di mutuo di un cliente per l'acquisto di una casa e abbina a questo mutuo l'offerta di un prodotto assicurativo della casa, posto a mutua garanzia della casa, più altri prodotti che il cliente decide di sottoscrivere, come le polizze assicurative sottoscritte in caso di morte del debitore. In modo che gli eredi non devono sottoporsi all'onere del mutuo, ma è l'assicurazione che rimborsa il luogo del debitore che purtroppo è deceduto. Polizze assicurative per infortuni gravi che possono ostacolare l'attività lavorativa del debitore, o polizze in caso di perdita temporanea del lavoro, che vengono abbinate a contratti di debito, la compagnia assicuratrice provvede al pagamento delle rate di cui il debitore è la persona assicurata che ha perso temporaneamente il lavoro.
C'è proprio una congiunzione, si somma il prodotto bancario, che è il prestito, all'offerta del prodotto assicurativo, eventi che possono pregiudicare l'evento di rimborso del debitore e quindi danneggiare la banca, ma allo stesso tempo arrecare danni alle persone care del debitore.
Prodotti misti
Quando non è la somma di prodotti venduti singolarmente, ma bensì un unico prodotto che incorpora in sé due nature al suo interno: un prodotto bancario e una componente assicurativa. Es: prodotto di accumulo del risparmio, così che si abbina di una polizza nel caso di premorienza del risparmiatore o attività collegate ad attività di prestito. Es: la rata che un debitore doveva pagare per un mutuo veniva scomposta in due rate: componente capitale e componente interessi, la componente interessi veniva sempre versata alla banca periodicamente e componente capitale versato in una polizza assicurativa, che sarebbe stata utilizzata dalla banca per il rimborso del capitale, cui ha finanziato il debitore e che poteva servire come assicurazione nel caso di premorienza del debitore.
Netta scomposizione tra linea capitale e linea interessi collegata al pagamento delle rate del mutuo, caso tipico in cui il prodotto è unico ma ci sono le due componenti: componente assicurativa pura e la componente bancaria, collegata ad una linea di credito o collegata a un'attività di raccolta del risparmio.
Modelli organizzativi e distributivi delle banche
Come può evolversi lo sviluppo delle attività bancarie?
Lo sviluppo delle attività bancarie avviene in due modalità:
- Per via interna: la banca può crescere per via interna, aumentando la sua capacità produttiva nei business in cui è presente, attraverso l'apertura di nuovi ambiti produttivi su operché diversifica le attività sempre producendole al suo interno. Vantaggi in termini di flessibilità, c'è un vantaggio di maggior flessibilità, perché sceglie la banca in che direzione crescere, crea la struttura organizzativa che presiederà la realizzazione della produzione, scelta di risorse umane e tecniche, sviluppa i prodotti cui è interessata in prima battuta, sa come vuole crescere e con quale modalità organizzativa, con quali risorse ha pieno controllo. Svantaggi: lentezza di sviluppo di una strategia di questo genere. Es: quando cresce in ambiti diversificati, in nuove direzione produttive deve sviluppare quel business, crearsi una reputazione, farsi conoscere dalla clientela, acquisire clienti e questo non avviene in tempi rapidi. Es: di diversificazione se apro un'agenzia nel comune xy, ma ci sono altre agenzie che hanno già acquisito delle fette di mercato, clientela, non è facile acquisire la clientela già catturata da altre banche, a meno che la banca non attui delle politiche commerciali, in grado di ridurre costi, a condizioni favorevoli per poter acquistare quote di mercato, clientela su quel territorio in cui si insedia per la prima volta, ha riflessi economici, strategia costosa che la banca può attuare per poco tempo. Ulteriore problema, se una banca apre una filiera in un comune nuovo, quello che può succedere è che a quella banca si possano rivolgere i clienti che erano stati esclusi dalle altre banche, possono essere vittime di un processo di selezione avversa. Problema di crescita per via interna in quanto ci sono troppi costi di sviluppo e crescita commerciale e potenziali rischi di portarsi a casa scarti di debitori, non procura ritorni nel breve periodo anche se dà la possibilità di decidere, come strutturare la crescita.
- Per via esterna: prevede che la banca si metta sul mercato e vada ad acquisire una capacità produttiva già esistente sul mercato di qualcun'altro, insomma che ponga in essere un processo di fusione-acquisizione con altre realtà o stipuli delle joint ventures, oppure stipuli degli accordi distributivi, accordi commerciali con partner esterni di cui distribuisce i prodotti. C'è una distinzione tra il make or buy, acquista sul mercato quello che già esiste (strategie eseguite da banche italiane). Processo buy, compro qualcosa che già esiste, non devo reclutare le risorse umane che si occuperanno di dirigere, controllare, gestire, ma questo può essere un limite, perché acquisisco qualcosa che ha dei prodotti che a me non interessano totalmente, e ha risorse umane di cui non necessariamente sono soddisfatto, c'è un "problema di integrazione" con il patrimonio di risorse umane-tecnologiche, di cui la banca già dispone. I costi di integrazione sono talmente elevati, da scoraggiare la realizzazione di queste operazioni. Es: tra 2000/2006 periodo di acquisizioni-fusioni—molte operazioni fallimentari, non si riuscivano ad integrare sistemi informativi tra le due banche. Grosso vantaggio: quando il management cerca di far crescere velocemente la banca acquirente, questa è la strategia migliore, acquisisco la clientela, il know-how, conoscenze, con il problema di integrazione citato. Non esiste una soluzione ottima, ciascuna delle due presenta pro e contro.
Grande banca o piccola banca?
La strategia di crescita o la non strategia di crescita, porta alla formazione di grandi banca o piccole banca.
-
La grande banca ha alcune peculiarità:
- La grande banca è tale, ed è diventata tale, perché ha posto in essere operazioni di fusione e acquisizione, cresciuta per via esterna. Es: Ubi banca, Intesa San Paolo, BPM, gruppi bancari che nascono a seguito di crescite per linee esterne, in ambito bancario, fondendosi con altre banche.
- La grande banca, alcune teorie manageriali hanno posto in essere operazioni di fusione e acquisizione per aumentare il loro potere personale, e questo aumento consente loro di diventare di fatto degli interlocutori privilegiati anche delle stesse autorità di vigilanza, diventare il top manager di una grande banca significa diventare un interlocutorie privilegiato ed esercitare un potere di influenza sulle stesse autorità, avere capacità di influire sul corso delle decisioni assunte dall'autorità di vigilanza.
- Diventare grandi banche, significa anche assecondare un secondo incentivo perverso, aspetti economici di questa realtà, diventando troppo grandi si ricade, nella condizione nota con il concetto di "too big to fail", beneficiare di una implicito sostegno da parte delle autorità in misura in cui essendo grandi si è considerato talmente grandi che essere lasciati fallire, creerebbe un danno sistemico troppo grande, che le autorità pur di diminuire questo effetto sistemico preferiranno procedere a un salvataggio, rete di proiezione implicita, non scritta ma implicita nell'azione delle autorità di vigilanza, che vogliono tutelare la fiducia del pubblico nelle banche, limitare i danni economici collegati a istituti bancari importanti, questo porta a questo perverso incentivo.
- Dipende dall'orientamento dell'autorità di vigilanza, qualche anno fa si diceva che era un bene avere poche grandi banche, più facili da controllare, così che le autorità di vigilanza potessero controllare, invece di avere tante medie piccole banche, che determinavano una maggiore intensificazione del sistema di vigilanza -> questa visione che preferiva le grandi banche è stata sconfessata, averne poche non significa ridurre i controlli, anzi, tanto più sono grandi tanto più bisogna controllare e vigilare.
- Da un punto di vista micro della singola banca, tra le altre giustificazioni di grande banche potrebbe portare a un miglioramento di un controllo dei rischi, può essere esposta alla minimizzazione di rischi bancari, minori rischi di liquidità, una banca esercita un processo di trasformazione di rischi e scadenze e si trova a fronteggiare con passività a più breve scadenza un insieme di attività a medio/lungo scadenza, questo la espone a rischi di liquidità, a rischi di non essere in grado di soddisfare prontamente i bisogni di liquidità, che deve sostenere una banca, tanto più è esposta a rischi, quanto più esercita processi di trasformazioni intense dei rischi delle scadenze.
- Se la banca è molto grande è essa un catalizzatore di gran parte della raccolta a livello nazionale e dei prestiti, essendo la banca un soggetto importante, è un forte attrattore di risorse all'interno di paesi, differentemente dalla piccola banca, la grande banca è meno esposta a rischi di rimborsi, legata all'attività di raccolta o prestito.
- La banca grande dovrebbe differentemente dalla banca piccola, essere meno in grado di subire rischi di insolvenza, di uno o più suoi debitori, perché la grande banca, può diversificare per aree geografiche di debitori, per tipologie di prestito, per tipologie di debitori, perché insiste su tanti settori merceologici, territori, mentre la media-piccola banca non riesce a diversificare il suo portafoglio crediti tanto quanto la banca grande, perché a lei non si rivolgono le grandi aziende.
- Le grandi banche beneficiano di maggiori economie di scala e scopo, dalla letteratura empirica è in contrasto con questa teoria, perché anche le piccole-medie imprese hanno il requisito dell'economicità.
-
Il modello della piccola banca è una realtà bancaria, con una forte connotazione locale, sono realtà molto piccole, le dovrebbe far reputare rischiose, perché non riescono a diversificare, come invece le grandi banche, fortemente concentrate sul territorio, non riescono a sfruttare economie di scala e scopo, da far morire insomma. Ma questa cosa non è vera, perché molto spesso la rischiosità delle piccole banche solitamente sono lievi, in quanto le loro dimensioni li portano a non avere atteggiamenti rischiosi, al contrario delle grandi banche, che hanno, per il concetto del "Too Big To Fail", la piccola banca sa che questo tipo di safety net non lo può usare, la "blinda" a essere poco rischiosa, non la porta a diversificare in strumenti finanziari particolarmente sofisticati, perché non ha le competenze per poter assumere la gestione di queste operazioni. La dimensione da un lato e gli strumenti finanziari dall’altra non li consente di essere rischiosa. Dall'altro punto di vista la piccola banca, al contrario di grande banca sfrutta il concetto di: Soft Information e Relationship Banking.
- Soft Information, non sono rappresentate in nessun database, in nessun registro pubblico in nessun bilancio ma che concorrono a caratterizzare la rischiosità dei debitori e si acuiscono per contatto continuo e mediante voci, di clienti, può vedere che un'azienda finanziata comincia a diminuire la capacità di pagamento dei suoi debiti, incomincia a capire tutto quello che può essere la situazione, e si può raccogliere per contatto continuo con il territorio e i debitori. La stima di default del cliente è percepibile e tradotta dalla banca, chiedere un reintegro delle garanzie, o chiedere subito indietro quanto è stato prestato per evitare che la situazione del finanziato degeneri. È un vantaggio per la piccola banca, a contatto con il territorio, cosa che la grande banca non ha.
- Hard Information, è un'informazione oggettiva, deve essere vista da tutti, es: bilanci di società che chiede credito, nessuno ha un vantaggio competitivo, es: le informazioni della centrale dei rischi, per vedere il cliente è stato affidato, per quale importo, forme tecniche, è un'informazione non esclusiva, informazioni che vedono tutte le banche. Sono informazioni importanti per valutare il rischio di credito, informazioni pubbliche che non attribuiscono un vantaggio competitivo di chi ne ha accesso.
Perché la grande banca non utilizza la Soft Information?
- Una grande banca, tende a ruotare il personale di sportello per limitare condizioni di convivenza, non le consente di creare delle relazioni strette, e utilizzare le Soft-information, perché le informazioni via via si perdono, non riesce a sfruttare questo tipo di patrimonio, non riesce a creare una strategia di: Relationship banking, forte orientamento, nelle relazioni con i clienti, che si differenzia dal concetto, punta alla relazione di lungo termine con il cliente. Piccola banca orientata a questa strategia.
- Transactional banking, punta a vendere prodotti di vario genere, con l'obiettivo di chiudere transazioni, senza operare con relazioni che durano nel tempo. La grande Banche è orientata alla negoziazione, anche se nel medio periodo non è una strategia vincente.
Quello che succede alle grandi banche che ha fatto patrimonio di questo insegnamento, tende ad orientarsi, in maniera forte, ad una strategia si Relationship Banking, adottando un approccio più locale. Es: grandi banche che hanno acquisito altre banche a livello locale, lasciano il marchio vecchio, perché la clientela riconosce la banca di cui erano clienti, che è stata acquisita dalla grande banca, che rimane una forte identificazione della piccola banca acquisita, per strategie di marketing.
Processi nel sistema bancario italiano
In Italia sono state perseguite strategie per via esterna e per via interna, che molte operazioni di strategia di crescita per via esterna, sono state tra pari come categorie.
- Es: BCC che acquisiscono BCC, BPM che acquisisce BPM, oppure le banche sane che erano a farsi carico nell'acquisizioni di piccole banche, in difficoltà, Policy di Vigilanza Italiana: piuttosto che far fallire piccole banche italiane, hanno sempre assecondato operazioni di fusioni e acquisizioni da parte di banche sane, nei confronti di banche in difficoltà. Es: Monte di Napoli acquisito dal San Paolo di Torino, per favorire fenomeni di salvataggio.
- L'aumento di internazionalizzazione avvenuto al fine anni '90, nel 2007 (Unicredit e Intesa San Paolo hanno iniziato ad acquisire tante banche sul territorio ex-comunista dell'Europa Orientale che nel frattempo venivano privatizzate, tutti i sistemi bancari pubblici vennero privatizzati nella seconda metà degli anni '90 e furono meta di acquisizione tra cui le banche italiane come: Unicredit e Banca San Paolo, poi nel 2005 avviene la grande acquisizione dell'Unicredit compra la banca tedesca Kredithanstalt Verhein che la consente di diventare una delle primarie gruppi bancari in Europa). Internazionalizzazione fatta da due gruppi, e nei confronti dei paesi dell'Europa Orientale, dove stavano avvenendo i processi di privatizzazione del sistema bancario. Internalizzazione focalizzate per singole aree geografiche, e connotazione che vede protagonisti solo due istituti di fatto.
- La crescita in ambito assicurativo, fino al 2005 molte banche si sono create le proprie compagnie assicuratrici o ne hanno acquisite di esistenti, dopo il 2005 è avvenuto al contrario, chi aveva le compagnie assicuratrici controllate, acquisite o create, man mano sono state smantellate, perché una banca che controlli una compagnia assicuratrici deve avere una dotazione patrimoniale anche a presidio della partecipazioni assicurativa, quindi la partecipazione ass. consuma patrimonio, richiede patrimonio, se richiede tanto patrimonio è meglio vendere le partecipazioni assicurative, dal 2005, quando le norme in materia di "vigilanza prudenziale" diventano più restrittive, per quanto riguardano le dotazioni patrimoniali in particolari ambiti, molti gruppi bancari si sono venduti le partecipazioni ass. e le hanno sostituite con accordi distributivi, che non consumano patrimonio.
Evoluzioni dei modelli organizzativi in Italia
Fino agli anni '90 avevamo la vecchia legge bancaria del '36, che non consentiva alle banche, non le considerava imprese, non consentiva alle banche di crescere liberamente, ma autorizzato dalla Banca d'Italia, sempre sottoposte al principio della stabilità, meglio molto stabili che competitive, poiché la competitività poteva portare all'aumento del rischio bancario.
Dagli anni '90 cambiano le direttive europee, dicono che i sistemi bancari devono essere competitive, cambia il paradigma: Dal concetto di stabilità si deve affiancare al concetto di competitività, a quel punto il nostro sistema bancario, deve essere reso più competitivo. Con la legge Amato Carli- favorisce la Privatizzazione del S.B e favorisce il primo sviluppo dei gruppi bancari poli-funzionali, consente alle banche di creare società finanziarie specializzate, acquisire altre banche, dare luogo a formazione di gruppi. Il primo modello organizzativo, accolto nel nostro sistema bancario è quello del gruppo, dove...
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto economia delle azienda di credito (EAC)
-
EAC funzioni vs struttura del Sistema finanziario 1 parte
-
Appunti completi di EAC
-
EAC - economia delle aziende di credito