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- Problemi di unità strategica.

banca universale: ha informazioni più accentrate e a cui tutti possono accedere

vs

gruppo: ha database spesso delocalizzati nelle varie società

Per quanto riguarda il conflitto di interessi: più forte nella banca universale anche se è sempre

presente in qualsiasi organizzazione un po’ complessa.

3. BANCA SPECIALIZZATA: La specializzazione è una scelta strategica. La specializzazione di un

intermediario può essere per:

- Prodotto: posso offrire determinati prodotti e non altri.

- Tipologia di clientela: privati, piccole e medie imprese

- Canale distributivo: quali promotori finanziari, internet, televisione

- Esigenza clientela: seguire esigenze base della clientela

- Area geografica: specializzato nel seguire le esigenze della clientela in uno spazio

geografico circoscritto.

Le scelte di specializzazione possono discendere dall’apparato regolamentare che disciplina gli

intermediari, oppure da un autonomo processo di elaborazione della strategia finalizzato a

conseguire un vantaggio competitivo.

Banca universale:

-MULTIclient

-MULTIbusiness

-MULTIprodoto

-maggiore diversificazione di rischi

-maggiori costi di set up

Vs

banca specializzata:

-clientela specializzata (clientela di elezione della quale si vogliono soddisfare i bisogni)

-non offre tutti i prodotti (lo fa per scelta non per legge)

-più concentrazione sui rischi

-costi minori

Chi opta per la specializzazione?:

- Finanziarie trasformate in banche (Mediolanum ad esempio prima era una SIM)

- Nuove banche create ex novo: alcuni soggetti si mettono d’accordo per creare una BCC

piccola, scelta per costi bassi e localizzata in una zona specifica

- Anche le BCC “vecchie” sono specializzate, si può dire, nel servire le esigenze della clientela

Più probabile che tra una ex finanziaria e una nuova banca vada male una nuova banca→ la ex

finanziaria ha già una sua clientela e una esperienza maggiore, nella nuova banca ci andranno i

soggetti detti “clientela residuale” che spesso sono in situazioni brutte e che non hanno trovato

un’altra banca che gli concedesse soldi =maggior rischio con soggetti di questo tipo

4. NETWORK BANCARIO

Ho tante banche piccole quindi se vogliono realizzare un grosso progetto non hanno le risorse

necessarie e quindi decidono di creare un network: 14

A

F B

N

E C

D

Non c’è integrazione tra assetti proprietari, sono banche separate in accordo.

A,B,C,D,E,F,G danno soldi e risorse umane così insieme possono superare il limite della piccola

dimensione: l’output del progetto deve essere ovviamente utilizzabile da tutte le banche del

network

Queste banche sono:

- Piccole

- Omogenee (che fanno più o meno tutte la stessa attività)

- Devono essere geograficamente in zone diverse in modo che non siano in concorrenza e

che i loro mercati serviti non si sovrappongano

Non è facile però avere banche che restino omogenee, perché il numero delle banche italiane

tende costantemente a diminuire a causa di acquisizioni e concentrazioni e viene meno

l’omogeneità→ una banca piccola comprata da una più grossa non sarà più omogenea perché i

servizi che potrebbe acquisire dal network, li acquisisce ora dalla banca grande.

Le banche piccole ormai sono sparite o hanno comunque perso la loro omogeneità.

C) INTERNAZIONALIZZAZIONE

Internazionalizzazione in entrata: banche estere che entrano nel nostro sistema

Internazionalizzazione in uscita: banche italiane che vanno all’estero.

Si guadagna più a svolgere un’attività al dettaglio o all’ingrosso? Al dettaglio perché ho a che fare

con una clientela con minore forza contrattuale.

Se però non ho una rete di filiali potrei anche spendere di più a svolgere lavori al dettaglio.

Quando ci si internazionalizza spesso si va a lavorare all’ingrosso (es. banche americane in Italia

sono conosciute come nome ma non esistono filiali perché svolgono attività all’ingrosso di

dimensioni rilevanti).

Per molti anni internazionalizzazione all’ingrosso e ancora lo è in buona parte. Non esistono

banche che abbiano una significativa reti di sportelli in Italia, l’unica forse è deutsche bank.

La nuova tendenza è quella di assumere partecipazioni di banche italiane che magari hanno già

una loro rete di filiali, es. Cariparma che è banca italiana ma dietro ci sta una banca francese che

ne partecipa in buona parte e ne indirizza l’attività, oppure BNL (ha dietro francesi). Se Cariparma

guadagna, chi ne ha partecipazioni ovviamente guadagna.

Altre banche invece decidono di non rivolgersi a clientela di retail e non hanno quindi bisogno di

filiali. 15

Il nostro è stato un sistema bancario che all’estero non andava e se ci andava lo faceva con scarsi

risultati.

Se scelgo di andare all’estero posso scegliere diverse cose da fare:

- accordi distributivi: mi metto d’accordo con una banca estera per fare in modo che io collochi

alcuni prodotti della banca estera e viceversa→ accordo di cross selling, puramente distributivo

(desk operativi: banchetti veri e propri all’interno delle banche, il cliente italiano entrava in banca

Italia, e trovava il desk della banca estera alla quale poteva rivolgersi per cose particolari): rischia

però di essere una concorrenza “in casa”.

Quando non c’è integrazione degli assetti proprietari si è visto che è difficile che gli accordi

puramente distributivi producano risultati positivi e significativi.

- uffici di rappresentanza: modalità per cui le maggiori banche sono andate all’estero in aree di

maggiore visibilità e maggiore rilevanza (Singapore, Lussemburgo). Si tratta di uffici in cui viene

collocato un ristretto numero di persone per rappresentare la banca e il paese Italia all’estero.

Utilizzati per contattare nuova clientela e svolgere attività promozionale. Gli uffici rappresentativi

non possono svolgere attività bancaria, poiché sono riconducibili a modalità di

internazionalizzazione piuttosto debole. Rappresentano un investimento, poiché legato

all’apertura di successive filiali. Gran parte degli uffici di rappresentanza aperti da banche italiane

all’estero non sono mai stati trasformati in filiali (elemento di costo, ma non di ricavo).

Perché ne hanno aperti così tanti? Perché in teoria dovrebbe essere l’antecedente logico

dell’apertura di una filiale all’estero. Apro ufficio di rappresentanza, invio delle persone che

iniziano a creare rapporti con la comunità locale, con le altre banche, organizzano eventi, ... con

l’obiettivo di farsi conoscere, in ottica di una trasformazione futura dell’ufficio in filiale. Nella

pratica però gli uffici hanno a volte una funzione di servizio notevole, come punto di appoggio

estero.

- filiali: l’ambito però bisogna pensare che è internazionale, la prima cosa che manca sono i clienti

(a tal proposito possono essere utili gli uffici di rappresentanza). Bisogna capire cosa spingerebbe

un cliente estero a diventare cliente di una nostra banca all’estero. con una sola filiale

comunque si fa ben poco, serve una rete estera in modo da diffonderne la conoscenza, ma aprire

tante filiali costa.

Il nostro costo era poco competitivo perché aprire filiali era molto costoso; si doveva, inoltre,

assumere un madrelingua competente che portasse clientela, ma questo rappresentava un

ulteriore, e non sempre sostenibile, costo. La filiale poteva operare anche all’ingrosso ad una

redditività inferiore, dato il coinvolgimento di controparti istituzionali di un certo livello; per fare

ciò era necessaria una reputation, che le nostre banche, 12 anni fa, non avevano.

Es. di reti italiane all’estero: Comit in costa azzurra.

-partecipazioni: se voglio partecipare in una banca significativa all’estero devo avere molti soldi

(es. BNL in Italia è grossa quindi la banca francese che vi partecipa deve essere per forza molto

grande)

- acquisizioni: è la cosa migliore perché così acquisisco il controllo di una banca estera e ne

indirizzo l’attività, quindi ho personale adatto, ho la nomea di quella banca, ho i suoi clienti, …→ la

cosa negativa è che servono anche qua tanti soldi per poter acquisire una banca estera.

Ancora oggi siamo ancorati ad una internazionalizzazione molto povera (uffici e poche filiali

sparse), ma finalmente ci sono state un paio di novità. Oggi abbiamo due grandi gruppi con

dimensione internazionale abbastanza importante, sono state partecipi di

un’internazionalizzazione furba: Intesa e Unicredit→ hanno comprato banche a poco prezzo

concentrate in un’area geografica particolare (est Europa), costavano poco perché si erano da

poco disfatti i regimi comunisti di questi paesi e mancavano proprio gli strumenti necessari e le 16

grandi banche usa non erano interessate a comprarle. Es. in Polonia e le banche comprate

diventarono per un periodo le due più importanti di quel paese, poi Croazia, Romania, Russia,

Montenegro.

Noi siamo il sistema bancario più forte nell’Europa dell’est→ con il passaggio al capitalismo di

questi paesi abbiamo guadagnato davvero molto.

HVB aveva al suo interno una banca controllata (bank of Austria)→ Unicredit prendendosi HVB ha

moltiplicato la sua presenza nell’est europeo grazie a bank of Austria ed è diventata la prima

banca al mondo per posizionamento in quei paesi.

D) CONCENTRAZIONE DEL SISTEMA BANCARIO:

La concentrazione era l’obiettivo della legge Amato Carli. Si comincia a capire che bisogna

concentrare il sistema italiano a causa di un confronto con gli altri sistemi europei, effettuato da

delle direttive CEE. Il sistema italiano non aveva i Global Players (intermediari presenti su scala

mondiale).

Esistono due livelli di concentrazione:

-concentrazione a livello di sistema: Q3, Q5, Q10 (q=quota di mercato e numeri= primi

intermediari dei paesi); Q3 =quota di mercato delle prime tre banche italiane, se l’Italia ha un Q3

minore di Francia e Germania, il nostro sistema è meno concentrato.

Q5=quota di mercato delle prime cinque, …; a livello mondiale per molti anni non ci sono state

banche italiane nelle prime 50, adesso ne abbiamo due tra le prime 50 (Intesa e Unicredit). La

quota di mercato Q è misurata in base al total assets delle banche.

-concentrazione a livello di singola banca: quando una banca si fonde con un’altra si ha

concentrazione; se però acquisisco in partecipazioni di maggioranza in un’altra banca (e quindi do

un indirizzo decisivo all’attività della banca) non creo concentrazione

ATTIVO PASSIVO

Attività fruttifere: Credito Raccolta

Titoli Patrimonio netto

Partecipazioni

Attività immobilizzate

TOT asset

Chi fa nascere operazioni di concentrazione:

non i vertici delle banche ma per molti anni è stata la banca d’Italia che utilizzava la sua

persuasione morale Siccome la banca d’Italia aveva come obiettivo la stabilità, faceva comprare

le banche in grave difficoltà da banche che si trovavano in buone condizioni. Le operazioni di

moral suasion (persuasione morale) erano il metodo utilizzato dalla Banca d’Italia, per porre in

essere operazione di acquisizione di banche. Questi tipi di operazione di persuasione non

comportano il raggiungimento di efficienza.

Non si era obbligati però di solito si dava retta a banca d’Italia.

Banca d’Italia doveva esprimere un giudizio definitivo sulle operazioni di concentrazione (se farla o

non farla)→ (20 anni fa circa) banca d’Italia chiese alla Comit di comprare il banco di Roma (che 17

non andava bene), la Comit si è rifiutata e non l’ha comprata→ nel giro di due anni Comit non

c’era più, entrò nel gruppo Intesa, coincidenze? Io non credo.

Banca d’Italia non deve autorizzare più le operazioni di concentrazione ma può vietarla quando

ritiene che destabilizzi l’acquirente

Ostacoli alla concentrazione :

[parallelismo con esempio: Ibi inglobata in Cariplo]

Cariplo era la più grande cassa di risparmio del mondo, Ibi serviva piccole medie imprese ed era

forte negli investimenti finanziari, ma molto più piccola della Cariplo.

Problemi:

- duplicazione sportelli:

esistevano due filiali di Cariplo e di Ibi vicinissime quando ancora erano banche diverse, una volta

eseguita la concentrazione è inefficiente continuare a mantenere due filiali così vicine uno dei

due andava eliminato; più sovrapposizioni ci sono, più inefficienza affligge già in partenza

un’operazione di concentrazione (con problema di esuberi che si vengono a creare a livello di

numero di dipendenti: quelli vicini alla pensione possono essere pensionati con garanzie, certo,

ma per gli altri bisogna trattare con i sindacati)

- nome della “nuova” banca

non è un aspetto puramente esteriore, dipende dal tipo di fusione effettuata.

(se lascio solo il nome di una delle due banche, può succedere che i clienti dell’altra, affezionati

alla loro, potrebbero avere comportamenti in uscita, perché non ci si riconoscono più), si possono

quindi lasciare i due nomi unendoli. Questo però potrebbe creare problemi, se però cambio il

nome del tutto sicuramente perderò clientela è una decisione strategica centrale, perché aiuta

a comprendere chi vince la fusione. La banca scaturita dalla fusione di IBI e Cariplo, si sarà

chiamata senz’altro Cariplo.

- target di clientela seguito:

nei fatti una banca ha nel suo monte clienti in larga parte persone appartenenti ad una categoria

specifica (pur servendole magari tutte); Cariplo e Ibi servivano tipi diversi di clienti. Cariplo serviva

in gran parte e accudiva i risparmi delle famiglie, Ibi invece era indirizzata alle piccole e medie

imprese. Quando sono state messe insieme, alcune piccole e medie imprese non si riconoscevano

più nella banca nuova, non perché Cariplo non servisse questa categoria, ma perché in Ibi erano la

clientela principale.

- Contratti esistenti:

contratti con declinazioni non omogenee tra le varie banche, questo crea grossi problemi: i

funzionari (con potere di firma) erano in Ibi articolati su 8 livelli, in Cariplo erano su 4 livelli. Potrei

mettere insieme a due a due i livelli di Ibi e risolvere, ma così non è: In Ibi due livelli vicini hanno

responsabilità diverse e stipendi diversi, raggruppandoli in un unico livello Cariplo si creano

problemi di organizzazione. Intervengono i sindacati: ci sono banche in cui il peso dei sindacati è

sempre stato molto forte, questi siedono al tavolo delle trattative per la fusione. (sempre per

esuberi di personale ecc.)

- Sistemi informativi IT:

i sistemi informativi delle banche costano molto e quindi spesso sono stati modificati nel tempo

con toppe, integrazioni (senza rifarli) rendendoli di efficacia discutibile. Se metto insieme due

banche ho due sistemi informativi e ne devo adottare solo uno, spesso si sceglie quello che

funziona in maniera migliore, ma può anche succedere che cambiare la procedura ad una banca

sia problematico e si decide quindi di mantenere quello qualitativamente più scarso perché

apparteneva alla banca che aveva “vinto” la fusione.

Sempre nell’esempio di Cariplo e IBI è stato adottato quello di Cariplo, ma non era il migliore. 18

- Tempi e costi dell’operazione:

i costi di un’operazione di concentrazione sono importanti da stimare per la relazione ricavi-

costi=impatto netto dell’operazione di concentrazione sul bilancio consolidato delle due banche;

con sole due banche è più semplice, ma può succedere che ci sia una concentrazione tra più

banche. Se incorporo una banca con problemi, con la concentrazione me ne faccio carico anche io.

Per quanto riguarda i tempi non c’è certezza, dovrei calcolare entro quando un’operazione di

questo tipo manifesti tutti i suoi effetti. Ma è impossibile, dipende da eventuali problemi, ... si può

ricercare una risposta caso su caso ma non precisa.

- Posti in CDA:

una banca con 12 consiglieri e una con 11 consiglieri, la nuova banca frutto della fusione non avrà

23 consiglieri. Potrà al massimo averne 13/14. Un certo numero di consiglieri di amministrazione

per effetto della loro fusione, rischiano di perdere il posto. Di solito quelli che perdono il posto

sono quelli della banca che “perde” la concentrazione, per questo i consiglieri di questa banca

potrebbero fare ostruzionismo per la fusione per paura di perdere il proprio ruolo di prestigio →

questi comportamenti allungano ulteriormente i tempi di una fusione

(in molte realtà come le banche sono presenti quote rosa nel cda avere un numero così basso

di donne nei cda è un segnale di arretratezza.)

Operazioni di questo tipi hanno una tempistica tipicamente molto lunga, perché comprendono

anche valutazioni anteriori alla concentrazione. In più molte banche sono quotate e prima

dell’annuncio del mercato le sole voci più o meno fondate di concentrazioni tra banche hanno

evidenti conseguenze sulle quotazioni dei titoli delle due banche. Se si fa un’operazione di

concentrazione bisogna stare attenti ed essere delicati: questo è il motivo per cui passa molto

tempo tra l’annuncio della fusione e la fusione effettiva.

E) RAPPORTO TRA BANCA E ASSICURAZIONE:

Banche e assicurazioni sono intermediari diversi. L’assicurazione è intermediario finanziario ma

non bancario. (Per lo svolgimento dell’attività di produzione assicurativa è prevista una speciale

riserva di attività a favore delle assicurazioni). La partnership tra banca e assicurazione crea

risultati importanti.

Una banca (commerciale) ha un approccio molto capillare a livello territoriale grazie agli sportelli e

le persone andavano in banca per comprare una serie di servizi (credito, carta di credito,

obbligazioni, ...) quindi potrebbe avere senso ammortizzare la filiale avvalendosi dell’offerta di un

maggior numero di servizi tra cui quegli assicurativi. Posso far vendere in filiale le polizze perché se

diversifico i servizi offerti posso guadagnarci. Eravamo sottoassicurati in termini di polizze “vita”,

usare gli sportelli per assicurazioni poteva essere interessante. Ora le banche hanno incrementato

la vendita anche di polizze del ramo “danni”. Nella maggior parte dei casi è anche conveniente

accendere polizze di danni in banca, ma poi scopri che in realtà per molti servizi non è adeguata.

Diversificazione del business: prima introduco assicurazione vita, poi danni, poi gli altri tipi. Per la

banca questo è un business molto redditizio rispetto ad altri servizi che offre.

Aumento dei ricavi quindi significativo, perché è attività ad alto valore aggiunto.

In alcuni casi si può attivare la forza di vendita delle assicurazioni: voglio aprire una filiale bancaria

dove non conosco imprese esistenti ecc, quindi se riesco ad aprire una filiale con immediata

disponibilità di clientela è importante. Un tempo si mandavano in loco i cosiddetti “sviluppatori”,

che si informavano sulla clientela del posto e sul tipo di banca che lì era presente, stessa cosa

succede in caso di partnership: un assicuratore va a chiedere in quel posto se c’è interesse per una

19

banca futura così quando aprirà la filiale questa avrà già clienti. I vantaggi per le assicurazioni sono

l’attivazione di sportelli (molto efficaci che consentivano di acquisire premi ingenti) e offrivano un

canale di distribuzione a basso costo.

L’integrazione tra banca e assicurazione porta con sé dei vantaggi:

- La banca può offrire più prodotti;

- Abbattimento dei costi della rete di vendita delle assicurazioni.

I due intermediari non possono fondersi, possono solo integrarsi a vicenda .

Come si fonda una banca con assicurazione:

- accordi distributivi

- partecipazioni di una banca in una assicurazione e viceversa (gruppi)

- banca che costituisce un’assicurazione (può farlo), e un’assicurazione che crea una banca

bisogna capire quale di questi metodi è più efficace:

Accordi distributivi: da solo privo di integrazione degli assetti proprietari non sortisce risultati

molto grandi. (es. posso collocare polizze assicurative ma affinché vengano collocate serve un

input a livello commerciale, serve che le polizze siano inserite nel budget del personale bancario→

questione puramente distributiva.

banca che assume partecipazioni in assicurazione e viceversa sono operazioni diverse tra loro

perché hanno regole diverse. Queste partecipazioni configurano logiche di gruppo, l’integrazione

degli assetti proprietari c’è; se devi far collocare delle polizze ad una banca, devi spiegare come

farlo perché questa non ha esperienza in attività assicurativa. Formo i bancari per fare attività

assicurativa e lo faccio non sulla base di accordi ma solo se si è un gruppo.

Banche che crea assicurazione e viceversa: il problema è che l’assicurazione resta staccata e così

hai il monopolio dell’attività assicurativa. Molte banche hanno creato delle loro compagnie di

assicurazioni e si è visto che quando l’assicurazione è della banca (al 100%) la spinta commerciale

sulle polizze è molto più forte.

Può sembrare strano il caso in cui assicurazione crea una banca; è un caso abbastanza frequente in

realtà, le compagnie di assicurazione più importanti hanno creato intermediari bancari (es.

generali ha creato banca generali): anche in questo caso grandi risultati.

Quindi il fatto che una banca crei una compagnia assicurativa e viceversa è il metodo migliore in

termini di risultati.

Prodotti: cosa viene offerto sul mercato?

Possiamo distinguere i prodotti in due categorie:

- prodotti ad offerta congiunta: che possono offrire banche o assicurazioni. La banca può

offrire prodotti costruiti dall’assicurazione, e li può offrire anche l’assicurazione stessa. Ci

sono commissioni che vengono pagate a chi distribuisce il prodotto. Es. assicurazione sulla

vita, assicurazione quando apri conto corrente.

Quando muore qualcuno, perché bisognava andare in banca in fretta? C’era un’imposta di

successione, il conto della persona morta risultava chiuso il giorno prima del decesso e

riaperto il giorno dopo del decesso intestato ad un’altra persona.

- prodotti misti: al suo interno contiene una componente bancaria e una assicurativa che

sono così inscindibili che il venir meno di una di esse rende il prodotto improponibile sul

mercato. Quando c’è un mutuo il cliente paga una rata alla banca che comprende il

rimborso di una quota di capitale e il rimborso di una quota interessi; sulla quota interessi

esiste una deducibilità fiscale fino a tot(mutuo tradizionale) : DIVERSO DA MUTUO 20

MISTO=cliente ottiene mutuo e paga alla banca la quota interessi periodicamente e ha

sempre la deducibilità, la differenza sta nella quota capitale che viene pagata mediante il

pagamento di premi in un contratto assicurativo di capitalizzazione 100 di quota

capitale, ogni anno ho 10 di premio investito dall’assicurazione per portare a casa alla fine

come montante il capitale finale che verrà girato dall’assicurazione alla banca.

Il vantaggio per la banca è che avrà a scadenza il capitale restituito perché l’assicurazione si

impegna a farlo a prescindere dalla solvibilità del cliente. Vantaggio per assicurazione è che

fa maggiori contratti, per il cliente il vantaggio è che oltre ad avare la deducibilità sugli

interessi, ha anche a volte la deducibilità di parte dei premi versato nel contratto

assicurativo→ a svantaggio del fisco; questo è prodotto misto perché venir meno di una

delle due parti snatura il prodotto.

FINE FOTOGRAFIA 21

REGOLAMENTAZIONE BANCARIA: regole a cui le banche devono sottostare:

In passato, la regolamentazione, assumeva carattere domestico, ora invece assume carattere più

europeo: l’obiettivo è la stabilità degli operatori a tutela del pubblico risparmio e del corretto

funzionamento dei pagamenti in un contesto concorrenziale.

banche centrali: svolgono tantissime funzioni tra cui quella di vigilanza sulle banche, usando 2

diversi modelli utilizzabili.

i due modelli sono:

- Modello banca centrale regista: ha degli obiettivi di politica monetaria e li deve realizzare;

vede la concorrenza tra le banche come un elemento potenzialmente pericoloso perché

può minare la stabilità del sistema e quindi l’obiettivo che la banca si era prefissato.

- Modello banca centrale arbitro: presuppone che le banche conoscano i regolamenti e le

lascia fare fino a che una banca non compie un atto contrario al regolamento. Non dice alle

banche come comportarsi (come fa la banca regista) ma lascia le banche libere di

comportarsi sul mercato quindi anche di interagire e di competere, interviene soltanto nel

momento in cui qualche banca pone in essere un comportamento contrario alla legge. La

concorrenza non è considerata negativa, anzi, vede la concorrenza come un aspetto

positivo perché genera efficienza.

Per molto tempo la nostra banca centrale è stata molto più vicina alla banca regista che quindi

previlegiava prima di tutto la stabilità del sistema, il livello di concorrenza quindi non era un gran

che; una banca arbitro è quella tedesca.

Ora però non possiamo dire che sia una banca regista la nostra, pur avendo una grande attenzione

alla stabilità, si preoccupa anche di garantire che si sviluppi una sana concorrenza nel sistema

bancario (più simile a banca arbitro).

Gli obiettivi perseguiti dalla banca centrale sono:

- Stabilità complessiva: il complesso del sistema bancario deve essere stabile;

- Efficienza;

- Competitività;

- Sana e prudente gestione. 22

VIGILANZA

Le autorità creditizie che si occupano di vigilanza sono:

• Il Comitato Interministeriale per il Credito e il risparmio (CICR) si occupa di alta vigilanza, si

occupa cioè di macro questioni di tipo strategico che riguardano la tutela del risparmio e il

credito.

• Il Ministro dell’economia e delle finanze (art 3 del TUB): viene demandato a questo

ministero il compito attuativo dei provvedimenti stabiliti dal TUB. Se ci sono problemi di

urgenza questo ministero può intervenire senza CICR che ha struttura più articolata.

• La Banca d'Italia (art 4 TUB): attua provvedimenti strategici del CICR, ma si occupa ai sensi

del TUB di 3 tipi di vigilanza: vigilanza informativa, regolamentare, ispettiva (art 51, 53, 54

rispettivamente).

L’efficienza è un concetto multiforme efficienza: costo dei servizi bancari basso per gli utenti,

quindi è un qualcosa che va a beneficio del cliente finale.

Stabilità ed efficienza sono due obiettivi molto importanti dell’azione di vigilanza, quindi l’obiettivo

è di avere un sistema stabile e improntato a criteri di efficienza. Questi però non sono gli unici

obiettivi, ma sono quelli più storici. Non sono tuttavia autonomi tra loro: non posso massimizzare

contemporaneamente il grado di stabilità di un sistema e il grado di efficienza, perché tra stabilità

ed efficienza esiste un trade-off, cioè un rapporto di sostituzione.

Bisogna trovare il mix efficienza-stabilità migliore

Nel lungo periodo le cose potrebbero essere diverse: il mix migliore può essere ottenuto

attraverso un salto di curva. nel punto B’ ho sempre il livello di efficienza EAB’, la stabilità è

aumentata. Nel lungo quindi è teoricamente impossibile accrescere il livello di stabilità di un

sistema senza pregiudicare l’efficienza e viceversa.

Nella realtà non è molto facile raggiungere questo obiettivo nel lungo periodo.

Nel nuovo testo unico gli obiettivi segnalati sono:

1) Sana e prudente gestione dei soggetti vigilati (SPG):

“quando una banca è sana? Quando una banca è prudente?”. La risposta a questa domanda non è

scontata. Esser sana vuol dire essere ispirata a criteri di efficienza funzionale, prudente invece

significa essere avversa al rischio.

Una banca che compra e vende ad un prezzo più alto rispetto all’acquisto è difficile che chiuda in

rosso. Ma se l’intero sistema chiude in rosso possiamo dire che una banca è sana se chiude in

nero? Difficile da dire: il principio secondo cui una banca dovrebbe chiudere in utile è sacrosanto,

perché in teoria una banca deve sempre chiudere con un profitto. Una banca è sana quando i suoi

utili vengono reinvestiti in modo lungimirante? Può essere. Se si autofinanzia con gli utili? Può

essere. È sana quando i suoi vertici manifestano una positiva capacità di guida? Si.

Con il termine prudente non è possibile affermare che una banca possa essere avversa al rischio,

questo perché in base al TUB una banca, essendo un’impresa, assume il rischio d’impresa. Una

banca semmai non deve assumere rischi eccessivi rispetto a quelli che può sopportare e deve

possedere un sistema di monitoraggio del rischio che funzioni bene, che abbia una valenza

segnaletica credibile.

2) Stabilità dei singoli intermediari del sistema finanziario nel suo complesso:

ancora oggi la stabilità è uno degli obiettivi, ma la cosa importante è che l’intero sistema bancario

non si destabilizzi perché questo crea dei problemi all’economia. L’obiettivo viene qualificato 23

dall’attributo “complessiva”. Con stabilità dei singoli intermediari non si intende che un

intermediario bancario non possa saltare.

Es. se salta una banca con tre sportelli in termini di impatto sulla stabilità complessiva del sistema,

succede poco. Se invece salta Monte dei Paschi è un problema perché coinvolge così tanti interessi

da poter creare un effetto propagazione che rende il sistema instabile. Vuole quindi indicare

quegli intermediari che possono provocare un’instabilità nel sistema tramite la loro scomparsa.

Quindi se un intermediario sta per saltare bisogna fare in modo che non accada.

3) Efficienza e competitività:

a fianco all’efficienza troviamo la competitività (concorrenza). Per legge è stato stabilito che la

concorrenza è un elemento favorevole. Deve essere una concorrenza ragionevole però e non

distruttiva e che lascia il mercato in condizioni gravi, ma deve essere una concorrenza compatibile

con la stabilità complessiva del sistema.

4) Osservanza delle disposizioni in materia creditizia:

se c’è una norma o un provvedimento è ovvio che la norma va rispettata. Le banche di vari paesi

per anni hanno cercato di eludere la norma. Per una banca infatti rappresenta un vincolo che a

volte limita l’azione e il profitto.

Es. massimale sugli impieghi: limite stabilito all’accrescimento della concessione di credito: questo

valeva per i prestiti bancari, cioè quelli più classici (apertura credito in cc). Le banche hanno visto il

provvedimento e che non c’era tra le forme tecniche di riferimento il leasing. Le società di leasing

in quel periodo sono scresciute molto, questo perché consentivano di eludere in massimale sugli

impieghi (prestiti sotto forma di leasing). Le autorità di vigilanza in risposta inserirono una nuova

norma che affermava che il massimale doveva essere applicato anche sui leasing.

Strumenti della regolamentazione:

1. LA VIGILANZA INFORMATIVA (art. 51 TUB)

2. LA VIGILANZA REGOLAMENTARE (art.53 comma 1 TUB): la Banca d'Italia, in conformità

delle deliberazioni del CICR, emana disposizioni di carattere generale aventi ad oggetto,

l'adeguatezza patrimoniale di una banca (la risorsa più scarsa e strategica di una banca è il

patrimonio; quando opera la banca assorbe patrimonio e ne assorbe di più quanto più

l'attività svolta è rischiosa), il contenimento del rischio nelle sue configurazioni(tra i rischi vi

è quello di commistione che aveva a che fare con le partecipazioni detenibili in altri

soggetti), l'organizzazione amministrativa e contabile e i controlli interni(per assicurare

presidio delle aree più delicate e pericolose). C'è stata una crescita degli uffici di controllo

che hanno assorbito tante risorse negli ultimi anni; la vigilanza regolamentare è quella di

cui parleremo di più; si può suddividere in 4 momenti:

VIGILANZA STRUTTURALE: riguarda la struttura del sistema bancario quindi come si entra nel

sistema bancario e come si cresce e ci si sviluppa all'interno di esso.

Può essere divisa in:

• Vigilanza dei controlli all’entrata:

- costituzione nuove banche

- trasformazione in banche delle società finanziarie

• Vigilanza dei controlli all’espansione:

- norme sull’apertura di nuovi sportelli

- norme riguardo il trasferimento degli sportelli

- norme sulla cessione degli sportelli

Tutti questi controlli definiscono la struttura del sistema, ci danno i confini del sistema bancario. 24

VIGILANZA PRUDENZIALE: si chiama così perché ha a che fare con il rischio. Sono delle misure

volte ad eliminare il rischio che le banche possono assumersi in determinate aree. Le tipologie di

vigilanza prudenziale sono:

1. Norme sui grandi fidi: finanziamenti di importo molto elevato.

2. Partecipazioni detenibili dalle banche nelle imprese non finanziarie

3. Controllo su coefficienti patrimoniali

Queste tematiche sono legate alle norme di Basilea 1,2,3 cioè norme per la concessione di

finanziamenti da parte delle banche.

Banca centrale regista: sarà molto attenta alla vigilanza strutturale cioè a definire la struttura del

sistema

Banca centrale arbitro: sarà molto attenta alla rischiosità, ai coefficienti patrimoniali.

Banca regista ha interesse particolare per vigilanza strutturale e meno per quella prudenziale, ma

il modello che è prevalso è quella della banca arbitro: c'è stato quindi un passaggio di Banca

d'Italia da una forte enfasi sulla vigilanza strutturale, ad un'enfasi su quella di tipo prudenziale.

VIGILANZA PROTETTIVA: si parla di strumenti applicati per minimizzare le esternalità negative

associate all'insolvenza di una banca; situazione di una banca che va male e diventa insolvente. I

primi soggetti che devono essere tutelati nel caso in cui una banca vada male sono i depositanti

cioè soggetti che hanno affidato i loro risparmi alla banca.

Ciò si concretizza con una serie di interventi alcuni di tipo preventivo per evitare che la crisi della

banca diventi grave ed abbia impatto sui depositanti, ma a volte succede che la crisi diventa grave

ed irreversibile; devo quindi tutelare i risparmiatori attraverso il fondo interbancario di tutela dei

depositi e fondo dedicato alle BCC. Il fondo a tutela dei depositi prevede che, anche se le cose

andassero male per la banca, ogni risparmiatore vedrebbe protetti i propri risparmi fino a 100.000

euro detenuti presso una banca a titolo di risparmio(conti correnti ecc.); sono tutelato se il fondo

è capiente, ma chi versa denaro nel fondo? le banche, quindi se una banca va male e le altre vanno

bene possono sopperire alla crisi della banca che si è deteriorata e possono mettere denaro nel

fondo, ma se tutte le banche del sistema sono in difficoltà (la crisi diventa sistemica) il fondo

rischia di non essere mai capiente, perché potrebbe succedere che le banche non abbiano la

possibilità di versare denaro nel fondo per far fronte alle tante crisi.

Il meccanismo del bail-in addossa agli investitori una parte delle conseguenze dell'insolvenza di

una banca quindi non si può pensare di essere completamente tutelati.

FAIR PLAY REGULATION (o informativa nei confronti della clientela): si chiama anche informativa

nei confronti della clientela -> le parole chiave sono trasparenza e correttezza; vuol dire che devo

fornire alla clientela informazioni chiare e trasparenti e complete per poter intendere le operazioni

che si avviano a svolgere.

Le banche e le assicurazioni non da sempre sono stati considerati strumenti trasparenti; oggi si

cerca di evitare asimmetria con il cliente.

Quando una banca è corretta? quando rispetta specifiche norme di comportamento a tutela del

risparmiatore→ Questa è la vigilanza fair play nei confronti della clientela.

Questa regolamentazione nasce nei mercati anglosassoni con un'accezione diversa, cioè non era

solo fair play nei confronti della clientela ma anche dell'autorità di vigilanza nei confronti delle

banche. Es: sono una banca centrale e decido che deve essere regolamentato un particolare 25

aspetto dell'operatività bancaria, studio, elaboro, regolamento l'aspetto, duplico il regolamento a

cui da domani le banche devono attenersi; di fair play non c'è nulla in questo caso perché è

un’imposizione ai soggetti vigilati (banche) della regola che io ho posto in essere. La banca

centrale regista si comporta in questo modo.

Se invece individuo un ambito da regolamentare per le banche, ma convoco le rappresentanti

delle principali banche del sistema, spiegando come vorrei regolamentarlo, si tratta di fair play

regulation.

Oramai vi sono documenti di consultazione e non si prendono mai provvedimenti senza

interpellare le banche.

VIGILANZA ISPETTIVA: controlli effettuati presso la sede dell’intermediario che mirano ad

acquisire informazioni difficilmente estrapolabili dalle periodiche comunicazioni di tipo

documentale e rappresentano il naturale complemento alla vigilanza informativa sopra descritta.

L’obiettivo è quello di verificare il corretto funzionamento dell’intermediario, non solo sotto il

profilo delle norme, ma anche sotto i profili qualitativi della gestione.

1) MODELLI DI VIGILANZA

Modelli di vigilanza che vanno distinti dalle tipologie di vigilanza. Le tipologie sono la strutturale, la

prudenziale i modelli sono invece qualcosa di diverso. Pensiamo alla tabella vista la settimana

scorsa in cui c’erano i soggetti che vigilavano e la tabella era costruita per modelli di vigilanza. I

modelli più tipici sono tre: ossia

Vigilanza istituzionale (ossia per i soggetti vigilati). Penso ai soggetti vigilati e pongo

- l’accento sui quei soggetti. ci può essere una vigilanza per le banche che sono soggetti

vigilati, per le assicurazioni, per le SIM, per le Sgr e così via.

Vigilanza Funzionale, ossia per funzioni o più precisamente per attività che vengono

- svolte dai soggetti vigilati.

Vigilanza Per finalità ossia gli obiettivi della vigilanza.

-

VIGILANZA ISTITUZIONALE:

Questa ci dice che per ogni soggetto vigilato c’è un soggetto che è un’autorità di vigilanza di

riferimento.

Creo una sorta di corrispondenza biunivoca tra il soggetto vigilato e l’attività di vigilanza (ivass per

le assicurazioni, la banca d'Italia per le banche che é un'autorità di vigilanza di riferimento a

prescindere dalle attività che vengono svolte) regulator

VIGILANZA FUNZIONALE: vuole dire “per attività”, in questo caso non sono interessato ad uno

specifico soggetto ma ciò che mi interessa è il tipo di attività svolta dal soggetto, qui la

corrispondenza biunivoca è data dal regulator (soggetto che regola) e dall’attività.

Es. Se parlo di intermediazione mobiliare non mi importa se sará svolta da una banca o da una SIM

quello che conta é l'attività.

VIGILANZA PER FINALITÀ: in questo caso non pongo l’accento ne sul soggetto che è sul mercato

nè sulle attività che questo soggetto svolge ma ragiono per finalità, per obiettivo quindi creo

corrispondenza biunivoca tra obiettivi che voglio perseguire ed autority che vuole perseguire

questo obiettivo però qui non c’è un rapporto di corrispondenza sempre biunivoca: a volte i

soggetti vigilati si trovano a doversi rapportare con più autority ossia a seconda della finalità

perseguita.

Per fare un esempio facciamo riferimento all’art. 5 del TUF (testo unico della finanza):

la banca d’Italia tende e a preferire stabilità patrimoniale e contenimento del rischio

- 26

la Consob tende a preferire la trasparenza e la correttezza dei comportamenti dei

- soggetti vigilati.

Quindi un soggetto vigilato (come può essere una banca) può essere soggetto sia a banca d’Italia

che a Consob.

Ciò vuol dire che può venire nella banca sia una ispezione di banca d’Italia sia di Consob, ma quella

di Consob non si occuperà di stabilità patrimoniale perché non rientra delle sue finalità.

È ovvio che però banca di Italia e Consob devo operare coordinatamente quindi se ho

un’ispezione di banca di Italia e sorge qualcosa di “particolare” si muoverà anche Consob che terrà

conto dei risultati evidenziati dall’ispezione della banca d’Italia. Esiste quindi un coordinamento tra

le autorità di vigilanza. Questo coordinamento è suscettibile di miglioramento ma c’è anche da

dire che è molto migliorato nel tempo.

2) NUOVA VIGILANZA o VIGILANZA DI TIPO EUROPEO.

Ogni paese aveva storicamente una sua vigilanza lo si capisce bene dalla fotografia infatti

dicevamo che le nostre banche non potevano fare direttamente leasing, non potevano essere

universali. Ora un’unione europea c’è e quindi ha senso dettare norme che abbiano valore per i

vari paesi dell’unione europea.

Ciò è parecchio difficile da realizzare perché quando formo una norma che colpisce tutti i paesi

europei l’impatto di questa sarà differente a seconda della peculiare situazione in cui il paese si

trova.

Ora cerchiamo di capire lo scenario di questa vigilanza a livello europeo che si è recentemente

creata e anche già modificata. È un progetto che potremmo chiamare “progetto di unione

bancaria europea” e consta di tre punti:

sistema unico di vigilanza. Esiste da novembre 2014

- sistema unico di risoluzione delle crisi bancarie. Esiste dal 2016.

- Questo sistema ha ricadute importantissime es. monte paschi di Siena e il modo in cui

la sua crisi sarà risolta deve tenere conto di questa normativa. In virtù di questa

norma che si è detto che bisogna salvare monte paschi senza ricorrere ad un aiuto

dello stato.

Il sistema unico di garanzia dei depositi. Più volte nelle ultime lezioni abbiamo detto

- che nel momento in cui tu hai depositi presso una banca fino a 100 mila euro tu

dovresti stare tranquillo perché se la banca salta c’è un “fondo di garanzia dei

depositi” interbancario che dovrebbe intervenire. Ma se salta una banca dalla media

dimensione in su, il fondo è incapiente. A complicare il tutto è che i vari fondi

interbancari a tutela dei depositi non funzionano tutti uguale. Questo punto è quello

meno urgente rispetto agli altri due, ma è molto importante. Bisogna capire a chi è

rivolto questo sistema unico di garanzia dei depositi

Analizziamo ora più attentamente i primi due punti.

• Sistema unico di vigilanza.

Le autorità di vigilanza importanti sono la BCE e le singole autorità nazionali di vigilanza. Se parlo a

livello europeo devo però iniziare ad effettuare una distinzione: infatti a livello europeo non rileva

andare a dettare una normativa di vigilanza che vada bene per una banca sperduta ma rileva che

la norma vada bene per Unicredit ad esempio. Dobbiamo fare quindi una distinzione tra gli enti (=

banche) più significativi e sui quali c’è una vigilanza diretta di bce e gli enti non molto rilevanti, per

i quali la vigilanza è di tipo indiretto cioè mediante l’autorità nazionale.

Ente significativo:

1) un ente significativo è uno dei tre enti creditizi più importanti in un paese. 27

2) Criterio dimensionale: Il totale attivo deve essere superiore a 30 miliardi di euro. Oppure

deve superare il 20% del pil nazionale. MA se il totale attivo è inferiore ai 5 miliardi

(anche se questo supera il 20 % del pil del paese) non è considerato ente significativo.

vigilanza diretta e indiretta:

Pensiamo sempre a monte paschi: per risolvere la sua crisi deve decidere non solo la banca d’Italia

ma anche la bce (essendo monte dei paschi un ente significativo).

Se avessimo avuto vigilanza indiretta avremmo risolto la crisi in casa senza dover trovare un

accordo con la bce. La vigilanza diretta c’è su 120 gruppi a livello europei che rappresentano 1200

soggetti vigilati. La vigilanza indiretta è su circa 3700 soggetti in Italia.

[Vedi sulle slide che il prof caricherà l’elenco degli enti significativi in Italia].

Quando si parla di una banca sistemica (= banca molto importante) si parla di una banca che se ha

problemi provoca problemi in tutta la stabilità con un effetto domino. La Lehman era una banca

sistemica e il suo fallimento ce lo portiamo dietro ancora oggi.

Quando una banca è sistemica?

Quanto più è grande

- quanto più è interconnessa

- quando non ci sono sostituti o infrastrutture finanziarie disponibili per i servizi che tali

- banche forniscono

quanto più è internazionale

- quanto più è complessa

-

Unicredit è una banca italiana sistematica

Vedi le banche che hanno rilevanza sistematica in Italia sulla slide che il prof caricherà. Tra le

banche con rilevanza sistematica vedremo la presenza.

Ma come autorizzo l’autorità bancaria per un ente con una rilevanza sistemica?

Stiamo parlando di vigilanza strutturale di una banca che entra nel sistema.

L’autorizzazione all’attività bancaria vuol dire che sto facendo entrare una banca nel

- sistema. d’Italia o BCE

→Banca

La Revoca dell’autorizzazione dell’attività bancaria può essere disposta da BCE e solo

- proposta da Banca d’Italia

• Sistema unico di risoluzione della crisi bancaria.

Se una banca europea è in crisi deve essere gestita a livello centrale da un’autorità unica che è il

SRB (single resolution board) e ciò per evitare che ogni paese sviluppi le crisi al suo interno. Il

principale elemento che deve essere considerato è il costo del salvataggio delle banche in crisi,

bisogna cioè chiedersi: quanto costa salvare una banca in crisi? E poi chi la deve salvare?

in primis gli azionisti, poi gli obbligazionisti e alla fine i depositanti che hanno più di

- 100 mila euro.

Se salta una banca i privati devono poi coprire le perdite della banca per un

- ammontare almeno pari all’8% dell’attivo di una banca.

Solo dopo potrà intervenire il “fondo unico di risoluzione” per un ammontare del 5%

- dell’attivo della banca. Tale fondo in linguaggio giornalista è il fondo salva banche.

Qualora dovessero necessitare di ulteriori risorse, i Governi potrebbero intervenire.

-

Il fondo salva banche. I quattrini a questo fondo derivano dai versamenti che provengono da tutte

le banche dell’euro.

Ovviamente quando c’è una crisi bisogna minimizzare i costi, ma in unione europea non c’è ancora

l’ottica di dover tirare fuori soldi per i problemi degli altri paesi. Questo problema deriva da una 28

carente cultura europea. Non è ovviamente un problema che ci preoccupa perché in questo caso

la crisi l’abbiamo noi che abbiamo portato in BCE tre banche (Monte paschi, Vicenza e veneto) che

chiedono di rifarsi al fondo.

Ora comunque si è cercato di armonizzare dei sistemi di garanzia nazionale e si sta cercando di

armonizzare anche a livello delle cifre cioè se le banche d’Italia mi permette di stare tranquillo fino

a 100.000 euro mentre in Germania è 120.000 è ovvio che io preferisco mettere i soldi in

Germania.

Ora finalmente possiamo andare a ragionare in termini di verticalizzazione.

VIGILANZA STRUTTALE

Si tratta del complesso di norme che delineano la morfologia del sistema finanziario, definendone

l’estensione e il numero di soggetti in esso operanti. Proprio per questa ragione tali controlli sono

quelli che nel trade off tra stabilità ed efficienza, possono dar luogo al maggior numero di

problemi, poiché stringenti controlli di natura strutturale assicurano innegabilmente stabilità al

sistema, ma limitano in maniera sostanziale la concorrenza al suo interno, e con essa, il livello di

efficienza.

COSTITUZIONE DI UNA BANCA: le condizioni dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività bancaria.

Per costituire una nuova banca quali sono le cose che devo considerare, c’è un controllo

all’entrata che analizza:

a) natura giuridica della banca

b) il capitale minimo della banca

c) i requisiti di onorabilità, esperienza, professionalità

d) programma di attività della banca.

Il controllo all’entrata è sancito dal TUB art 14 che stabilisce le regole ossia i punti visiti prima che

ora rianalizziamo:

a) la natura della banca può essere o una popolare o una BCC

b) il capitale minimo è diverso se voglio costruire una SPA ossia una popolare (10 milioni di

euro) o una BCC (5 milioni di euro).

c) Requisiti. Chi partecipa al capitale (ossia chi ci mette quei 10 milioni di euro) deve avere i

requisiti di onorabilità, esperienza e professionalità.

Onorabilità→ Un soggetto che entra ed esce dalla galera non è considerato un soggetto

che ha il prerequisito dell’onorabilità (stiamo attenti qui stiamo parlando di costituzione di

nuova banca non di una banca che già esiste). L’onorabilità a volte la perdi per stupidate,

per bravate, tutto ciò entra dentro i cosiddetti “certificati pendenti.

Professionalità→ per soggetti che svolgono funzioni di amministrazione, direzione e

controllo. Nel momento in cui si sta costituendo una nuova banca devi aver prima avuto

delle esperienze dalle quali emerga il proprio livelli di professionalità (non basta la laurea).

Requisito di natura giuridica, il capitale minimo, onorabilità e professionalità sono requisiti

oggettivi.

Competenza→ La competenza indica che un neolaureato non può essere posto nel

consiglio d’amministrazione di una banca neocostituita, anche se è possibile in quella già

esistente. 29

d) Programma iniziale di attività: bisogna presentare a Banca d’Italia un documento che

chiarisca come si svilupperà nei prossimi 3 anni la gestione bancaria. Tale documento deve

contenere:

attività svolta dalla banca

- linee di sviluppo, volumi di attività

- settori di intervento

- struttura distributiva: quanti sportelli, quanto questi cresceranno, canali alternativi

- struttura organizzativa: devo poter dimostrare che la banca iniziata è capace di gestire

- i rischi di qualunque ordine e grado, riuscendo a portare avanti l’attività bancaria

attraverso le sue risorse umane

bilanci previsionali: volumi, costi, ricavi, stato patrimoniale alla fine del primo, del

- secondo e del terzo anno di attività nei confronti delle banche neocostituite. Difficile

prevedere bilanci.

sistema informativo: il sistema informativo non deve essere minimale, non si parte se

- tale sistema è basato su standard tecnologici obsoleti.

Per banca d’Italia ci devono essere delle garanzie. È molto severa ad analizzare il

programma. banca di Italia non è solo un valutatore ma prima di consegnare il programma

puoi parlare con banca d’italia e chiedere come stilare il programma. banca d’Italia è

severa nella valutazione perché come abbiamo detto a differenza delle specializzate che

vanno molto meglio perché hanno già base di clientela queste banche che stiamo

analizzando ora è che non hanno clientela e la devono creare dal nulla e quindi

incominciano ad avere come clienti quei soggetti a cui le altre banche hanno rifiutato di

concedere credito.

SPA E POPOLARI CHE DIVENTANO SPA.

Adesso è il momento di vedere due cose sulla forma giuridica. A gennaio dell’anno scorso con

Renzi capo del governo c’è stato un provvedimento normativo molto importante che

riguardava le popolari. Immaginiamo di voler costituire una SPA (se costituisco una SPA il

capitale sociale minimo è di 10 milioni). Però potremmo avere anche una popolare che è

costretta a diventare SPA, per effetto del decreto del gennaio 2016, quando ha un totale attivo

che supera gli otto miliardi di euro. Trasformarsi in SPA è il presupposto per fare operazioni di

concentrazione. Per le SPA e per le popolari che si sono trasformate in SPA (perché il total

asset supera gli 8 miliardi) ogni socio, ossia ogni azionista, pesa in relazione alle azioni che

possiede quindi no voto capitario.

POPOLARI.

Le popolari con un total asset inferiore a 8 miliardi possono scegliere di rimanere cooperative

ossia a rimanere popolari. Nelle banche popolari classiche è in vigore il voto capitario ossia:

una testa=un voto. Esempio classico: io ho 10 azioni di una popolare, Tizio ne ha 20, e Caio 70.

In una spa chi conta di più è Caio ma in una popolare ogni testa corrisponde ad un voto quindi

io conto come Caio anche se lui ha più azioni. Per le popolari classiche il nucleo medio dei soci

non può essere inferiore a 200. Ciò vuol dire che se io creo una nuova popolare i soci devono

essere più di 200, se io creo una SPA possiamo essere anche tre soci. Le popolari devono

destinare almeno il 10% degli utili netti annuali a riserva legale. La quota di utili non assegnate

a riserva legale, ad altre riserve, ad altre destinazioni previste dallo statuto o non distribuita ai

soci è destinata a beneficenza assistenziale. 30

BCC.

Il decreto di Renzi è stato un’imposizione al sistema delle popolari mentre le BCC hanno

attuato un progetto di auto-riforma ossia sono stati loro stessi ad indicare delle linee di

sviluppo così da non ricevere un’imposizione dal governo. Ovviamente è diverso farsi da soli

una riforma piuttosto che subirla. Se si deve costituire una nuova BCC la forma giuridica è la

società cooperativa con responsabilità limitata, il capitale minimo è 5 mln. Il numero medio dei

soci è uguale a quello delle popolari, nessun socio, a differenza delle popolari, può avere

un’azione di valore superiore a 50.000 euro. Vi è il voto capitario. Per essere soci di una BCC è

necessario risiedere, aver sede o operare con carattere di continuità nel territorio di

competenza della banca stessa. Abbiamo limiti più stringenti sul reddito (70% degli utili netti

annuali a riserva legale. La quota di utili che non assegnate a riserva legale, ad altre riserve, ad

altre destinazioni previste dallo statuto o non distribuita ai soci è destinata a beneficenza

assistenziale).

FINANZIARIA CHE DIVENTA BANCA.

In questo caso abbiamo dei clienti, quindi un avviamento e quindi vado meglio. Ma la

differenza è anche un'altra perché le nuove banche (quelle di prima) normalmente vengono

costituite in ambiti locali piccoli e sono spesso BCC mentre le finanziarie che diventano banche

sorgono nelle grandi città.

APERTURA NUOVI SPORTELLI.

Per lunghi anni non si potevano aprire nuovi sporteli dal 1940 si è data la possibilità alle

banche di aprire nuovi sportelli con un meccanismo ancora in vigore molto semplice: c’è un

modulo che viene compilato dove c’è scritto dove vuoi aprire il nuove sportello e consiglio

questo modulo a banca di italia. Una volta trascorsi 60 giorni dal momento in cui il documento

è stato presentato alla banca di italia se non si hanno notizie vale la logica di silenzio-assenzo. E

si ha un anno di tempo per aprire il nuovo sportello. È questa la regola utilizzata.

L’osservazione da fare è che dopo lunghi anni di euforia in cui si aprivano sportelli in dismisura

ora le cose sono cambiate infatti gli sportelli si chiudono.

TRASFERIMENTO SPORTELLI.

Ciò va inteso nel senso che ho uno sportello in una piazza e lo trasferisco in un'altra piazza. Le

regole sono stipulate in modo da non creare salti territoriali troppo grandi. Non posso chiudere

uno sportello in Trenito e spostarlo in Basilicata perché non si capisce la ratio. Posso però

chiudere uno sportello in trentino e aprirlo il Friuli. Il trasferimento degli sportelli era molto in

vigore in passato e molto di meno oggi. Un tempo infatti non potevo aprire sportelli come e

quando lo desideravo e quindi il mio desiderio di andare su una piazza poteva essere

soddisfatto solo trasferendo un mio sportello già esistente nella piazza che tanto desideravo.

LA CESSIONE DEGLI SPORTELLI.

Cessione vuol dire vendita degli sportelli. Vendita comprensiva di tutto ossia della tecnologia e

delle persone. Vendo anche le persone che prima erano di una banca e oggi sono di un'altra. Il

problema della cessione più importante sta nel fatto che oggi si cedono pochi sportelli perché

c’è meno domanda di sportelli. Fino a 5,6,8,10 anni fa c’erano banche che compravano

sportelli da altre banche e li compravano strapagandoli. Ci sono banche che hanno comprato a

prezzi super sportelli sei anni fa tali sportelli non sono mai arrivati a break even e quindi oggi li

chiudono. Ex post si vede quindi che è una strategia sbagliata. 31

Ma a che prezzo vendo sportelli? Qual è il prezzo giusto? La banca di Italia da un’indicazione

utile ma non troppo ossia dice che il prezzo di cessione di uno sportello non deve discostarsi in

modo significativo dal prezzo di cessione di analoghi sportelli ( di stesse dimensioni) avvenuti

nella stessa piazza. L’utilità di quest’informazione non è molta perché in piccole località non ci

sono molte cessioni di sportelli quindi non c’è tanta possibilità di comparabilità ed è per

questo che nella realtà alcuni sportelli venivano ceduti a prezzi super, fuori dai prezzi di

mercato.

Tutte le operazioni che abbiamo trattato oggi fanno parte della vigilanza strutturale e

cambiano completamente le logiche della vigilanza.

Vigilanza prudenziale (controlli effettuati dalla Banca d’Italia relativamente alla rischiosità

dell’attività bancaria)

Prevede una serie di regole:

a) l’adeguatezza patrimoniale (cioè i coefficienti patrimoniali imposti alle banche)

b) Il contenimento del rischio nelle sue diverse configurazioni. Questo è il modo normativo,

ufficiale con cui chiama questi controlli un modo più amichevole è riferito al termine

grandi rischi, grandi fidi.

c) Le partecipazioni detenibili. Da oramai un mesetto abbiamo introdotto il rischio di

commistione.

a)L’adeguatezza patrimoniale.

Questo punto lo riprenderemo più attentamente nelle prossime lezioni. Si fa riferimento ad una

serie di coefficienti patrimoniali di rischiosità disposti da banca d’Italia. Se una banca non è a posto

con questi coefficienti è un disastro, coefficienti. Uno dei coefficienti più importante è quello di

solvibilità : patrimonio di vigilanza \ RWA.

RWA = risk waighted asset→ totale delle attività ponderate per il rischio di credito

Questo rapporto deve essere maggiore uguale all’otto per cento. Se non è così sono problemi seri.

b)Il contenimento del rischio nelle sue diverse configurazioni.

Si fa riferimento ad una tipologia di rischio ossia la concentrazione del rischio. Quando si ha una

concentrazione del rischio? teniamo conto che qui parliamo in maniera quasi esclusiva del rischio

di credito, ossia del rischio associato al rischio di concedere credito. L’obiettivo è che le banche

evitano di essere esposta in misura eccessiva nei confronti di un unico soggetto perché se questo

soggetto salta io perdo molto. I finanziamenti di grosso importo prendono il nome di grandi fidi

oppure grandi rischi. La grandezza è un concetto relativo non è un concetto che ha valore

assoluto. Quello che è grande per una piccola BCC può essere un finanziamento medio-piccolo per

un grandissimo gruppo bancario. Il concetto quindi di grande fido è relativo. La normativa ha

previsto che si parla di grande fido quando il finanziamento assume un importo almeno pari al 10

per cento del patrimonio di vigilanza della banca. (grande fido ≥ 10% PDV)

Ci sono dei limiti riguardi ai grandi fidi perché è rischioso concedere finanziamenti di grande

importo rispetto al tuo PDV (patrimonio di vigilanza). A quali limiti si può pensare? In prima

battuta ad un limite individuale, relativo al singolo grande fido, e globale, relativo al monte grandi

fidi.

Il limite individuale è rappresentato dal 25 % del pdv. Quindi un grande fido è quello maggiore

uguale del 10% pdv fino ad un massimo del 25% del pdv. Ossia un grande fido è compreso tra il 32

10% del pdv e il 25% del pdv. Capiamo quindi come è strategico il pdv perché a seconda del valore

1

del pdv io posso concedere determinati importi di fido.

Il limite globale fino a poco fa era il monte grande fidi deve essere contenuto entro il limite di 8

volte il pdv. Questo vecchio limite non c’è più quindi se il prof all’esame te lo chiede non devi dire

che c’è un limite!

Soprattutto oggi che non vige più un limite globale può essere interessante chiedersi come faccio

a sapere se una grande banca ha concesso grandi fidi o non li ha concessi. Ovviamente chi ha

concesso grandi fidi sta facendo qualcosa di più rischioso. Se noi andiamo tra le attività del bilancio

bancario troviamo ovviamente i crediti, i finanziamenti, i fidi ma non c’è nessuna evidenza sul

prospetto di bilancio sul fatto che questi fidi siano grandi, piccoli, medi. Ma le banche hanno

l’obbligo di evidenziare i grandi fidi concessi nella nota integrativa.

Secondo voi è più normale che conceda grandi fidi una banca piccolina o una banca grande?

grande perché non bisogna andare a ragionare sull’entità del pdv ma bisogna ragionare sulla

clientela. Una piccola banca si rapporta con piccole imprese che non hanno bisogno di grandi fidi.

Una grande banca ha rapporti con multinazionali, grandi imprese che possono aver bisogno di

importi rimarchevoli. Esiste una corrispondenza biunivoca tra la dimensione della banca che eroga

il finanziamento e la dimensione del finanziato. Quindi è pià normale trovare grandi fidi nella nota

integrativa di una banca grande rispetto che in quella di una piccola banca.

Nb tutte le norme di vigilanza prudenziale assumeranno come riferimento il patrimonio di

vigilanza che è quindi una variabile strategica, essenziale di una banca. Ora il prof non ci spiega

cosa è il patrimonio di vigilanza ma per capire ci introduce qualcosa. Non centra nulla questo

patrimonio con quello che troviamo in bilancio ma si chiama patrimonio perché è una somma

algebrica di voci positive e negative stabilite dall’autorità di vigilanza. Il patrimonio di vigilanza non

lo ho in bilancio ma è fondamentale per una banca perché condiziona la rischiosità delle

operazioni che posso effettuare e anche l’importo dei finanziamenti che posso concedere.

C)partecipazioni detenibili.

Le partecipazioni che noi studiamo sono quelle delle banche nelle imprese e quelle delle imprese

in una banca ma non c’è solo questo perché le banche possono partecipare anche in

-un'altra banca,

-in una compagnia di assicurazione,

-in società strumentali,

-in imprese non finanziarie.

Nb Le società strumentali sono strumentali alla gestione bancaria, alla gestione di una banca. La

società è strumentale quando lavora in modo presso che esclusivo per quella banca. Esempi di

società strumentali. Immaginiamo società immobiliare che gestisce il patrimonio di immobili della

banca, questa società compra, vende, affitta immobili per la banca. Altro esempio sono le società

informatiche, società di software possono essere completamente dedicate al supporto all’attività

bancaria.

Partecipazione: il possesso di azioni o quote nel capitale di un’altra impresa che, realizzando un

situazione di legame durevole con esso, è destinata a sviluppare l’attività del partecipante. Un

rapporto durevole c’è in tutti i casi di controllo e di influenza notevole.

1 PDV: non è il patrimonio in bilancio ma è la somma algebrica delle voci positive e negative

stabilite dalle autorità di vigilanza. 33

Vediamo ora le norme relative ai vari tipi di partecipazioni. Le norme su ciascuna partecipazioni

sono due. Una introdotta dal tub del 93 e poi queste norme sono state recentemente riviste e

modificate da una direttiva comunitaria. Quindi ai fini dell’esame dobbiamo capire cosa si è

andato a modificare ma se dovesse esserci un banale esercizio il prof si aspetta una risposta sulla

base della direttiva comunitaria che è la normativa vigente.

Partiamo dalle prime tre fattispecie semplici.

Una banca per partecipare in una banca.

AUTORIZZAZIONE:

per il tub

doveva avere l’autorizzazione della banca d’Italia se venivano superate alcune soglie ossia se si

superava

-il 10%, 20% per cento e il controllo del capitale del partecipato.

-il 10 % del patrimonio di vigilanza del partecipante. Immaginiamo che io assuma una

partecipazione in una banca pari al 7% del capitale della partecipata ( non devo chiedere

l’autorizzazione). Se però questo 7% costituisce un ammontare rispetto al mio pdv del 10% allora

dovrò chiedere lo stesso l’autorizzazione a banca d’Italia.

Per la nuova disposizione

dovevo chiedere l’autorizzazione solo quando:

si superava il 10% del pdv del partecipante.

- Controllo o influenza notevole in un soggetto avente sede in uno stato extracomunitaria.

-

LIMITI PER LA DETENZIONE:

per il tub

Non c’è un limite per la detenzione per la singola partecipazione e per il complesso.

Nuova dispositiva

Non c’è limite

La banca che vuole assumere partecipazioni in un’assicurazione.

AUTROIZZAZIONE: doveva avere l’autorizzazione della banca d’Italia se venivano superate alcune

soglie ossia se si superava

-il 10%, 20% per cento e il controllo del capitale del partecipato.

-il 10 % del patrimonio di vigilanza del partecipante.

LIMITI PER LA DETENZIONE:

per il tub

C’è poi un limite per la detenzione sia della singola partecipazione sia per il monte partecipazioni

ossia il 40% della pdv del partecipante.

Nuova disposizione

Non c’è

La banca che vuole assumere partecipazione in società strumentali

AUTORIZZAZIONE : doveva chiedere l’autorizzazione solo quando assume il controllo del capitale

della partecipata. Non c’è un limite per la detenzione per la singola partecipazione e per il

complesso.

LIMITE DI DETENZIONE :

per il tub

non c’è.

Nuova disposizione

Non c’è 34

Banca che assume partecipazioni in imprese non finanziarie.

Il tub

Il limite generale per il tub: l’ammontare complessivo degli investimenti in partecipazioni,

unitamente agli immobili posseduti non poteva superare il valore del patrimonio di vigilanza.

Ci sono poi tre limiti :

a)di separatezza. Mi dice la percentuale massima di capitale di un’impresa che io posso assumere.

Il limite di separatezza è il 15 % del capitale della partecipata ( mi permette di toccare )

b) limite di concentrazione. Considero qual è l’incidenza della partecipazione che io assumo in

un’impresa sul mio pdv. Le banche venivano divise in :

- banche specializzate ( = pdv pari a 1 mild e raccolta prevalentemente a medio-lungo termine).

Limite del 15% del pdv.

- banche abilitate. Limite del 6% del pdv

-banca ordinaria. Limite del 3% del pdv

c) limite complessivo. Quanto incide sul mio pdv il monte partecipazioni delle partecipazioni in

imprese non finanziarie. Le banche si sperano in: banche specializzate ( 60% del pdv), banche

abilitate ( 50% del pdv), banche ordinarie ( 15% del pdv).

Direttiva comunitaria del 2013.

Definisce una partecipazione qualificata per banca d’Italia ossia è sono partecipazioni almeno par il

10% del capitale della partecipata, o attribuiscono il 10 % dei diritti di voto.

Per tutte le banche che vogliono detenere partecipazioni qualificate:

il limite di concentrazione è il il 15% del pdv, il limite complessivo è il 60% del pdv, è stato

soppresso il limite di separatezza ( con ciò oggi posso assumere una partecipazione totalitaria e

quindi dal 2013 è più alto il rischio di commistione).

Il limite generale del tub c’è ancora ma è un pochino diverso da quello di prima perché ora dice

che l’ammontare complessivo degli investimenti in in partecipazioni unitamente agli immobili

posseduti non può superare il valore del pdv ( tiar1).Ciò nella pratica vuol dire tantissimo ossia nel

pdv c’erano dentro, e ancora oggi in parte ci sono, le partecipazioni delle subordinate ma queste

non facevano parte del tier1. Nel tiar1 avrò le cose più classiche.

La normativa è come abbiamo visto diventata meno stringente.

Noi non abbiamo risposto alla domanda cruciale “per quale motivo una banca dovrebbe assumere

una partecipazione in un impresa non finanziaria”?

conosco dall’interno un’ impresa e quindi la finanzio con più consapevolezza e le faccio consulenza

con più consapevolezza. Nella pratica ovviamente questa non è la regola non è che le banche

assumono una partecipazione in imprese non finanziare. Infatti oggi le banche acquistano

partecipazioni per salvare una banca che sta fallendo ciò le banche che hanno concesso crediti a

delle imprese non finanziarie che non riescono a ripagare il debito allora convertono il credito il

quota capitale e cosi posso sperare che l’impresa si risollevi, cresca e torna in utile e io come

azionista ne beneficio. Non ho più il credito ma ho le azioni che se l’impresa va bene io ci

guadagno. Ovviamente se l’impresa non si risolleva e fallisce io perdo tutto perdo quelle azioni

però avrei perso comunque anche se non avessi convertito il credito.

Se io cerco di sostenere un’impresa in difficoltà, se io cerco di risanare un’impresa in difficoltà ci

sono dei piani di risanamento che di solito non vanno oltre i 5 anni. Se una banca fa uno sforzo di

risanare un’impresa quella partecipazione che assumo nel piano di risanamento non è soggetta al

vincolo del 15 e del 60 per cento relativi ai limiti di concentrazione e complessivo. 35

RIASSUMENDO: PRIMA

LIMITE DI LIMITE COMPLESSIVO LIMITE DI

CONCENTRAZIONE SEPARATEZZA

BANCHE ORIDINARIE 3% PDV 15% PDV 15% CAPITALE DELLA

PARTECIPATA

BANCHE ABILITATE 6% PDV 50% PDV

BANCHE 15% PDV 60% PDV

SPECIALIZZATE DOPO

LIMITE DI LIMITE COMPLESSIVO LIMITE SI

CONCENTRAZIONE SEPARATEZZA

BANCHE E GRUPPI 15% PDV 60% PDV /

PRIMA

BANCHE E ASSICURAZIONI STRUMENTALI

FINANZIARIE

SOGLIA 10%, 20% e controllo 10%, 20% e controllo 10%, 20% e controllo

AUTORIZZAZIONE sul capitale della sul capitale della sul capitale della

partecipata partecipata + 10% partecipata + 10%

+ 10% PDV PDV PDV

LIMITE PER 40% PDV del

DETENZIONE partecipante

DOPO

FINANZIARIE, BANCHE, ASSICURAZIONI STRUMENTALI

SOGLIA 10% PDV partecipante Controllo o influenza

-

AUTORIZZAZIONE controllo o influenza su soggetti con su soggetti con sede

- sede extracomunitaria extracomunitaria 36

EAC SECONDA PARTE

2

capitale : normalmente utilizzato per la copertura dei rischi, per fare investimenti, per lo sviluppo

e per avere una buona reputazione

-patrimonio netto e valori di bilancio

-capitalizzazione di mercato

-patrimonio e valore di mercato

capitale di rischio: serve a coprire perdite che non mi aspetto cioè la differenza tra massima

perdita possibile e un valore di perdita che posso attendermi

-patrimonio di vigilanza: per concedere fidi, per assumere partecipazioni e per i coefficienti

patrimoniali (va saputa a memoria la composizione del patrimonio di vigilanza)

comitato di basilea: siedono i governatori delle bc dei paesi più importanti il comitato vuole

evitare che ci sia instabilità, propagazione del rischio a domino e vuole far funzionare in maniera

efficace i mercati MA non ha potere legislativo, possono tuttavia svolgere azione “push” sul

legislatore. È nato soprattutto per risolvere i problemi di adeguatezza patrimoniale.

3

BASILEA1

Basilea1 (1988): primo accordo sul capitale→ requisito patrimoniale sancito da un “coefficiente di

solvibilità” che riguardava il rischio di credito. Nel ’96 è stato poi arricchito con il rischio di mercato

(tasso e cambio).


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e gestione aziendale (MILANO)
SSD:

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