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Dritto regionale - prof Federico Pedrini-Appunti lezioni Appunti scolastici Premium

Programma:
Stato unitario
L'autonomia regionale nel tempo
Le fonti
La forma di governo
Il sistema elettorale
Gli organi della regione
Gli istituti di partecipazione
Autonomia amministrativa
Autonomia finanziaria
Potere estero
I raccordi Stato-Regione

Esame di Diritto regionale docente Prof. F. Pedrini

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ESTRATTO DOCUMENTO

leggi costituzionali, esse incontrerebbero solo il limite dei principi supremi dell’ordinamento

costituzionale. Se si considerano come fonti di livello super-primario bisogna interrogarsi

sul rapporto tra gli originari statuti speciali/leggi costituzionali e le nuove leggi di revisione

costituzionale, in tal caso fonte ad essi gerarchicamente subordinate. Queste possono

prevalere nei confronti di disposizioni di rango costituzionale solo per ciò che attiene alle

modifiche necessarie all’adeguamento degli STATUTI SPECIALI alle nuove forme di

autonomia disposte dal riformato TITOLO V a favore delle REGIONI A STATUTO

ORDINARIO.

Le norme di attuazione degli STATUTI SPECIALI sono del tutto eccezionali come fonti: è

l’unico caso nel quale al Governo è attribuito direttamente un potere legislativo primario

(generalmente il Governo ha funzione esecutiva), nonostante siano pubblicate come

decreti legislativi. Le differenze tra le norme di attuazione e i decreti legislativi sono

importanti:

• le norme di attuazione degli STATUTI SPECIALI non dipendono da leggi delega,

ma derivano direttamente da disposizioni degli STATUTI SPECIALI. Mentre i

decreti legislativi sono prodotti per mezzo di una legge delega.

• I limiti in materia sono generici poiché coincidono alle competenze regionali.

b) INTRODUZIONE DELLA LEGGE STATUARIA

È stata introdotta negli STATUTI SPECIALI sempre dalla LEGGE COST. 2/2001. Essa

presenta delle proprie caratteristiche sia per il:

• PROCEDIMENTO DI APPROVAZIONE

Esso è AGGRAVATO rispetto a quello di approvazione delle ordinarie leggi

regionali, poiché segue le stesse regole dell’ART. 123 COST. per l’approvazione

degli STATUTI ORDINARI: esso deve ottenere il voto favorevole della maggioranza

assoluta dei membri del Consiglio regionale, ma è sufficiente anche una sola

deliberazione e non due. Può essere sottoposto a referendum confermativo. In

quanto LEGGE RINFORZATA si trova ad un livello superiore delle leggi regionali,

che non la possono derogare.

• CONTENUTO DELLE LEGGI STATUARIE

Le leggi statuarie hanno il compito di disciplinare la forma del governo. La legge

statuaria incontra solo il limite dell’armonia con la costituzione e dei principi

dell’ordinamento giuridico. Il rispetto di tali limiti è assicurato dal controllo del

Governo sul loro contenuto e può impugnarle davanti alla Corte costituzionale.

ATTENZIONE: LA LEGGE COST. 2/2001 PREVEDE CHE

POSSANO RICORRERE ALLA LEGGE STATUARIA NON SOLO

LE REGIONI A STATUTO SPECIALE, MA ANCHE LE PROVINCE

AUTONOME DI TRENTO E BOLZANO.

In tal caso ai limiti, oltre a quelli delle REGIONI A STATUTO SPECIALE, si

aggiunge quello il rispetto degli obblighi internazionali. Anche le province

autonome di Trento e Bolzano sono soggette al controllo da parte del Governo.

PUNTO SULL’ATTUAZIONE EFFETTIVA DELLA RIFORMA

Le REGIONI A STATUTO SPECIALE hanno assunto comportamenti diversi riguardo

all’attuazione della riforma. Esse si sono mosse per una revisione dei loro statuti originari,

tendendo a rivendicare un ruolo di vera e propria co-decisione e non di mera proposta o

parere. Molto spesso tali modifiche vennero dichiarate incostituzionali. Più fortuna ebbero

le leggi statuarie approvate dalle Regioni e dalle due province autonome.

GLI STATUTI DELLE REGIONI DI DIRITTO COMUNE

2. Per l’approvazione dello statuto è necessario seguire una PROCEDURA AGGRAVATA, la quale

prevede una doppia deliberazione del Consiglio regionale a distanza non < 2 mesi, il voto

favorevole della maggioranza assoluta dei consiglieri in entrambe le deliberazioni, la possibilità di

sottoposizione a referendum confermativo e la possibilità del Governo di impugnare lo Statuto

davanti alla Corte costituzionale. Lo Statuto non deve necessariamente esaurire tutta la disciplina

degli istituti che deve regolare secondo l’ART. 123 COST., ma può definire gli elementi essenziali e

domandare a legge regionale l’ulteriore regolazione. Sono sorti dei problemi per le numerose

lacune del procedimento aggravato, in parte risolti da pronunce della Corte costituzionale. La

stessa disciplina che va seguita per l’approvazione degli statuti, deve essere seguita anche per le

loro modifiche successive.

IL CONTENUTO DEGLI STATUTI ORDINARI

Esso è definito dall’ART. 123 COST., con la novità dell’estensione alla disciplina della forma di

governo. Il problema più delicato riguarda la possibilità o meno che gli Statuti contengono, oltre

alle materie espressamente indicate dall’ART. 123 COST. (contenuto necessario), anche oggetti

diversi (contenuto ulteriore). La Corte costituzionale ha dato il consenso. Il limite delle REGIONI A

STATUTO ORDINARIO è solo quello del rispetto dell’armonia con la Costituzione, essendo stato

eliminato il rispetto delle leggi della Repubblica. Con il termine “armonia” si intende come limite

non solo a tutti i principi e precetti costituzionali, ma anche allo spirito della costituzione, facendo

riferimento a principi deducibili in via interpretativi.

PUNTO SULL’ATTUAZIONE DELLA RIFORMA

Dopo oltre 15 anni dalla LEGGE COST. 1/1999, 14 su 15 delle REGIONI A STATUTO

ORDINARIO hanno adottato un nuovo statuto (tranne la Basilicata). Tuttavia, il nuovo statuto è

stato adottato con ritardo in alcune Regioni a causa in parte ai tempi sfalsati con cui si è avuta la

riforma del TITOLO V, completatasi sono con la LEGGE COST. 3/2001, ed in parte a causa delle

lacune e ambiguità del dettato costituzionale.

LA LEGGE

B.

Uno degli elementi più importanti della LEGGE COST. 3/2001 riguarda i nuovi criteri di riparto della

potestà legislativa tra Stato e REGIONI A STATUO ORDINARIO. Tanto lo Stato quanto la Regione

trovano indicati direttamente nella Costituzione i loro ambiti di competenza; nelle materie non trattate

espressamente è da ritenere competente la Regione. Ciò emerge nell’ART. 117 COST. che afferma che

la potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei

vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali.

LA POTESTÀ LEGISLATIVA DELLE REGIONI A STATUTO ORDINARIO

Il precedente TITOLO V attribuiva alle Regioni due tipi di potestà legislativa:

• quella CONCORRENTE nelle materie enumerate dall’ART. 117 COST. e

• quella FACOLTATIVA-INTEGRATIVA.

In entrambi i casi si prevedeva sempre l’intervento dello Stato a definire i principi fondamentali e una

legge regionale per definire nel dettaglio la disciplina. Oggi la situazione è totalmente diversa: è rimasta la

competenza concorrente, alla quale ora si accosta la competenza residuale per tutte le materie non

espressamente enumerate tra quelle di competenza esclusiva dello Stato. Tale tipologia cambierebbe

ancora con l’entrata in vigore della proposta di revisione costituzionale Renzi-Boschi: scomparirebbe la

potestà concorrente, rimarrebbe una potestà esclusiva anche se con limiti incisivi e quella residuale.

1. POTESTÀ LEGISLATIVA CONCORRENTE

Essa viene ridisegnata sotto due aspetti:

• AMBITI MATERIALI sui quali la legge regionale può intervenire; essi sono settori di grande

rilievo, tra cui ricordiamo i rapporti internazionali e con l’UE, l’ostruzione, ricerca scientifica,

tecnologica, … Molti di questi erano assenti nella precedente elencazione, compresi la

legislazione elettorale e la disciplina per il conferimento delle funzioni degli enti locali in

applicazione del principio di sussidiarietà.

• DIVERSA INTERPRETAZIONE DELL’ELENCAZIONE, non solo letterale ma alla luce del

rapporto Stato-Regione.

Tale riforma del TITOLO V ha lasciato aperto il problema della definizione delle materie non solo

per la genericità di alcune, ma anche per il loro riferimento a lavori costituzionali come la tutela

della salute o dell’ambiente. Infatti, la Corte costituzionale ha parlato di MATERIE-NON MATERIE,

dal momento i valori costituzionali fanno riferimento sia allo Stato che alle Regioni. Sempre con

riferimento alla potestà legislativa concorrente bisogna fare riferimento ai suoi LIMITI:

• LIMITE COSTITUZIONALE

In un sistema di Costituzione rigida è evidente che le leggi regionali devono rispettare la

Costituzione non solo per la parte relativa all’attribuzione di funzioni. Un limite

costituzionale specifico è quello dell’ART. 120 COST. che vieta alle Regioni di imporre

limitazioni alla libera circolazione delle persone o delle cose e dell’esercizio del diritto al

lavoro.

• LIMITE TERRITORIALE

La legge regionale non può disciplinare fenomeni, attività o servizi non relativi al territorio

della Regione.

• LIMITE DEGLI OBBLIGHI INTERNAZIONALI E COMUNIATRI

Si collega al ruolo che lo Stato ha nella politica estera, che può portare alla stipulazione di

trattati internazionali con altri Stati, il cui contenuto riguarda materie di competenza

legislativa regionale; dall’altro lato può portare allo sviluppo dei poteri normativi dell’UE

sempre più in settori che la Costituzione attribuisce alle Regioni. L’ORDINAMENTO

ITALIANO HA L’OBBLIGO DI ADATTARSI ALLE NORME INTERNAZIONALI (TRATTATI) E

DELL’UE (DIRETTIVE E REGOLAMENTI). Per molto tempo l’esecuzione interna di norme

nascenti da altri ordinamenti, ma che l’Italia doveva rispettare è stata affidata allo Stato. Il

risultato era che le Regioni erano espropriate della loro competenza legislativa nelle

materie modificate dai trattati o dalle norme comunitarie. La situazione cambia

progressivamente, prima nei confronti delle norme comunitarie grazie a una sentenza della

Corte costituzionale che attribuisce competenza alle Regioni ad attuare le norme

comunitarie che vertono in materie di loro competenza. Oggi questa decisione è stata

estesa anche all’esecuzione interna dei trattati internazionali. Inoltre, per quanto riguarda lo

Stato sono state introdotte due leggi:

la LEGGE DI DELEGAZIONE EUROPEA contenente deleghe al Governo per

 l’attuazione della normativa dell’UE e

la LEGGE EUROPEA per l’attuazione di altri atti dell’UE.

In caso di inerzia regionale lo Stato è chiamato ad attivare il potere sostitutivo. Si stabilisce

poi che le Regioni devono tempestivamente adottare ogni misura necessaria a porre

rimedio alle violazioni degli obblighi derivanti dalla normativa dell’UE. Anche in tali casi lo

Stato può esercitare poteri sostitutivi. In analogia a quanto avviene a livello statale, alcune

Regioni hanno introdotto, per attuare la normativa comunitaria, lo strumento della LEGGE

COMUNITARIA REGIONALE. Quanto all’esecuzione dei trattati internazionali, la LEGGE

LOGGIA h affermato che le Regioni sono abilitate ad attivare sono quelli ratificati.

• LIMITE DEI PRINCIPI FONDAMENTALI

La Corte costituzionale ha affermato che le Regioni possono esercitare da subito la loro più

ampia potestà legislativa, anche in assenza della predeterminazione con legge dello Stato

dei principi fondamentali nelle “nuove” materie previste dall’ART. 117 COST.. Inoltre, il

legislatore è intervenuto per fare una ricognizione dei principi fondamentali già presenti

nella legislazione statale vigente.

2. POTESTÀ LEGISLATIVA RESIDUALE

È trattata sempre all’interno dell’ART. 117 COST. e il legislatore, invece che introdurre un terzo

elenco di materie, ha illuso “ad ogni altra materia non espressamente riservata alla legislazione

dello Stato”.

• LE MATERIE

Questa potestà legislativa sembra non avere un oggetto definito. In realtà è possibile

isolare alcuni settori come istruzione artigiana e professionale, assistenza scolastica o

turismo, e così via. Il fatto che una materia non figuri espressamente tra quelle ricomprese

tra i due elenchi, secondo la Corte non consente di ricondurla automaticamente a quelle di

competenza residuale. Infatti, la Corte ha definito un CRITERIO DI ASSEGNAZIONE per

le materie innominate, basato sulla valutazione dell’esistenza o meno di istanze unitarie tali

da non consentire una parcellizzazione della disciplina. In tal modo la potestà residuale è

stata riconosciuta solo in ambiti internazionali come le sagre, fiere, manifestazioni religiose

e così via. Più di recente si è assistito ad un allargamento delle materie riconducibili a

potestà residuale. Tuttavia, AD ESSERE RICONOSCIUTA COME DI COMPETENZA

RESIDUALE DELLE REGIONI NON È L’INTERA DISCIPLINA, MA SOLO GLI ASPETTI

DIRETTAMENTE RICONDUCIBILI AD INTERESSI DI LIVELLO REGIONALE.

• I LIMITI

Esse incontrano solo i limiti che devono rispettare le leggi regionali, ovvero quello

costituzionale, territoriale e degli obblighi comunitari e internazionali.

IL CONTROLLO

a) SULLE LEGGI REGIONALI

Ai sensi dell’ART. 127 COST. il controllo sulla legge Regionale o provinciale è esercitato

dallo STATO attraverso l’IMPUGNAZIONE DAVANTI ALLA CORTE COSTITUZIONALE

DELLA LEGGE REGIONALE CHE ECCEDA LA SFERA DI COMPETENZA DELLA

REGIONE, entro 60 giorni dalla pubblicazione della stessa legge. il controllo si trasforma

da preventivo a SUCCESSIVO rispetto alla promulgazione della legge con l’obiettivo di

sottrarre ad uno stato di subordinazione quelle del Consiglio regionale. Il controllo

successivo consente alla Corte di sospendere l’applicazione della legge (regionale o

statale) impugnata se essa ritiene che la sua esecuzione possa comportare il rischio di un

irreparabile pregiudizio per l’interesse pubblico o per i diritti dei cittadini. Una novità

rilevante che riguarda il controllo della Corte su entrambi i tipi di regione attiene al rispetto

degli obblighi internazionali e comunitari. La riconosciuta competenza alle Regioni di dare

esecuzione a tali atti affida al giudice costituzionale il compito di garantire l’esecuzione di

questi in modo conforme.

b) SULLE LEGGI STATALI

Sempre l’ART. 127 COST. disciplina il potere delle Regioni di impugnare davanti alla Corte

costituzionale una legge o atto avente forze di legge dello Stato che presenti un contenuto

lesivo della loro sfera di competenza entro 60 giorni dalla sua pubblicazione. Le Regioni

possono impugnare una legge statale solo a tutela della propria sfera di competenza

garantita dalla Costituzione. Come lo Stato, anche le Regioni, nell’impugnare una legge

dello Stato, possono segnalare alla Corte l’esigenza di procedere alla sospensione della

sua esecuzione.

LA POTESTÀ LEGISLATIVA DELLE REGIONI A STATUTO SPECIALE

Prima della riforma del TITOLO V i poteri delle REGIONI A STATUTO SPECIALE erano disciplinati

solo dai loro rispettivi statuti. Con la riforma si è assistito ad un ampliamento della potestà legislativa

delle REGIONI A STATUTO ORDINARIO che ha spinto all’introduzione delle LEGGE COST. 3/2001

per cui fino all’adeguamento dei rispettivi statuti le disposizioni del nuovo TITOLO V, nelle parti in

cui prevedono un’autonomia più ampia rispetto a quelle attribuite alle REGIONI A STATUTO

SPECIALE, si applica anche a queste ultime. Il problema delle reinterpretazione dell’autonomia

legislativa delle REGIONI A STATUTO SPECIALE è aggravato dalla mancata revisione degli statuti

ordinari.

La riforma attribuisce una nuova POTESTÀ RESIDUALE; ciò comporta che ogni volta che la Corte

ascrive a tale potestà una nuova materia, essa deve essere riferita ad entrambi i tipi di Regione. LA

POTESTÀ ESCLUSIVA NON È VENUTA MENO e deve esercitarsi in armonia con la Costituzione,

con i principi dell’ordinamento e delle norme fondamentali e di riforma economico-sociale e degli

obblighi internazionali. Nulla cambia per la potestà concorrente, la cui configurazione non pone

problemi di maggiore autonomia delle REGIONI A STATUTO ORDINARIO.

IL CONTROLLO

Oggi, in applicazione della LEGGE COST. 3/2001, si è arrivati ad una parificazione dei controlli sulle

leggi di tutte le regioni, con l’unica eccezione fino al 2014 della Sicilia. Ciò è avvenuto a causa della

peculiarità del suo regime che per esempio prevedeva un controllo preventivo che consentiva,

tuttavia, al Presidente della Regione di promulgare la legge impugnata se la sentenza della Corte

non fosse intervenuta entro 30 giorni dall’impugnazione.

ELEMENTO DI

FLESSIBILITÀ

ART. 116 COMMA 3

Consente un ulteriore ampliamento delle competenze legislative delle Regioni sia nelle materie di

competenza esclusiva dello Stato, sia in quelle concorrenti. La procedura prevede che l’iniziativa

parta dalla Regioni, sentiti gli enti locali e che si giunga ad un’intesa tra Stato e Regione e venga

approvata con maggioranza assoluta dallo Stato. Essa si rivolge solo alle REGIONI A STATUTO

ORDINARIO perché si afferma nella Costituzione che le particolari forme di autonomia delle

REGIONI A STATUTO SPECIALE restano definite dai rispettivi statuti. Si parla, per questo, di

“specialità diffusa”. Ogni tentativo, però, non ha avuto alcun successo.

I REGOLAMENTI

C.

POTERE REGOLAMENTARE DELLE (potere di

REGIONI A STATUTO ORDINARIO

emanare regolamenti)

Prima della LEGGE COST. 1/1999 la titolarità della potestà regolamentare spettava ai CONSIGLI

REGIONALI. Tale disposizione era criticata poiché il potere regolamentare dovrebbe appartenere

all’esecutivo. Attraverso il regolamento, infatti, l’esecutivo può interpretare le leggi che l’amministrazione

applica. La prassi normativa aveva visto una scarsa utilizzazione dei regolamenti. A ciò si aggiunse che

l’adozione dei regolamenti non era favorita né da una maggiore celerità del procedimento di adozione né

dal controllo preventivo di legittimità. LA LEGGE COST. 1/1999 HA OPERATO UNA REVISIONE

AMBIGUA, SENZA INDIVIDUARE L’ORGANO COMPETENTE AD ADOTTARE I REGOLAMENTI

REGIONALI. La dottrina si è divisa:

• alcuni hanno sostenuto che il venire meno della competenza consiliare determinasse il

trasferimento della titolarità alla Giunta, in quanto organo esecutivo della Regione;

• altri ritengono che la questione dovesse essere rimessa agli statuti perché attiene alla forma

di governo della Regione. in attesa delle nuove carte statuarie, la competenza sarebbe rimasta al

Consiglio regionale.

La prassi aveva assecondato la prima tesi, ma la Corte costituzionale nel 2003 ha fatto propria la seconda

tesi, attribuendo la competenza ai nuovi statuti di allocare il potere regolamentare. I nuovi statuti hanno

recepito in pieno le nuove responsabilità e solo l’Abruzzo conserva in toto il potere regolamentare al

Consiglio. Gli altri hanno optato per soluzioni che prevedono o la prevalenza del Consiglio o della Giunta.

Tali scelte hanno apportato dei problemi poiché si prevedono due livelli di potere regolamentare i cui

rapporti sono incerti. Nessuno dei nuovi statuti conferisce le titolarità del potere regolamentare ai singoli

assessori. Questo perché la Giunta è sempre considerata unitariamente e manca un riconoscimento

autonomo ai singoli componenti.

IL PROCEDIMENTO DI ADOZIONE DEI REGOLAMENTI REGIONALI È DELINEATO

SOMMARIAMENTE NEI RELATIVI STATUTI. Tutti prevedono:

• l’EMANAZIONE dei Regolamenti dal Presidente della Regione

• la PUBBLICAZIONE e la disciplina della loro entrata in vigore secondo l’ART. 123 COST.

Invece, solo alcuni dei nuovi statuti prevedono che prima della loro emanazione, i Regolamenti siano

sottoposti al parere obbligatorio, ma non vincolante, della COMMISSIONE CONSILIARE competente per

materia. Tale scelta mira a valorizzare la cooperazione tra Giunta e Consiglio, che costituisce un

contrappeso al trasferimento delle competenze, all’adozione dei Regolamenti, dal Consiglio alla Giunta.

TIPOLOGIE DI REGOLAMENTI (ammissibili)

1. ESECUTIVI DELLE LEGGI REGIONALI

Si tratta della categoria classica di regolamenti. La giurisprudenza costituzionale ritiene di dubbia

costituzionalità i casi in cui la legge regionale si limiti, senza porre nemmeno un inizio di disciplina,

a domandare la regolazione di un determinato ambito materiale al regolamento. In tal caso esso

sembrerebbe un regolamento indipendente poiché la disciplina di un’intera materia sarebbe

totalmente regolata a livello secondario.

2. DI DELEGIFICAZIONE

La disciplina di alcune materie non protette da riserva assoluta di legge è trasferita dalla fonte

legislativa primaria a una secondaria.

3. DI ATTUAZIONE DELLE NORME COMUNITARIE

RIPARTO DI COMPETENZA TRA REGOLAMENTI REGIONALI E STATALI

Prima della LEGGE COST. 3/2001 vigeva l’inammissibilità dei regolamenti statali nelle materie di

competenza regionale, sul presupposto che la Costituzione consentisse interventi statali in ambito

regionale solo con leggi. La situazione cambia con la LEGGE COST. 3/2001. L’ART. 117 COMMA 6 COST.

afferma che vi è un parallelismo tra la titolarità della potestà legislativa e quella regolamentare: allo Stato

spetta la potestà regolamentare nelle materie di sua competenza legislativa esclusiva; in tutte le altre

materie spetta alle Regioni. Entrambe tali titolarità sono limitate dall’espresso riconoscimento dei

regolamenti degli enti locali in ordine alla organizzazione e allo svolgimento delle funzioni loro attribuite.

Nelle materie di potestà esclusiva dello Stato non vi sono limitazioni né negli ambiti suscettibili di

regolamenti da parte dello Stato, né nei tipi di regolamenti adottabili. La Corte costituzionale ritiene che

nelle materie di competenza regionale, i Regolamenti statali vigenti alla data di entrata in vigore della

LEGGE COST. 3/2001 continuino ad essere applicati, non essendo però più possibile adottarne di nuovi.

REGOLAMENTI STATALI DI ATTUAZIONE DEGLI OBBLIGHI COMUNITARI

Prima della LEGGE COST. 3/2001 si ammettevano i REGOLAMENTI STATALI CEDEVOLI IN MATERIA

DI ATTUAZIONE DEGLI OBBLIGHI COMUNITARI (ovvero che possono riguardare materie non

direttamente attribuite allo Stato). Questi sono ammessi anche dopo la LEGGE COST. 3/2001, nonostante

l’attribuzione in via primaria alle Regioni all’attuazione degli atti dell’UE, ma solo in casi specifici:

• se le Regioni non hanno attivato le direttive comunitarie in materie di loro competenza, lo Stato ha

un potere-dovere di attivarle

• le norme poste dallo Stato in via sostitutiva sono applicabili solo nei territori delle Regioni che non

hanno provveduto

• se lo Stato interviene in via sostitutiva deve essere sentita la Conferenza Stato-Regione.

REGOLAMENTI REGIONALI E REGOLAMENTI DEGLI ENTI LOCALI

L’ART. 117 COMMA 6 COST. afferma che gli enti locali hanno potestà regolamentare relativamente alla

disciplina dell’organizzazione e dello svolgimento delle funzioni loro attribuite. Le tesi della “cedevolezza”

dei Regolamenti rispetto ai regolamenti locali sono NON ACCETTATE.

LE ALTRE FONTI

D. FONTI RINFORZATE

1.

È necessario chiedersi se gli STATUTI ORDINARI possono prevedere l’adozione di fonti atipiche o

rinforzate. LE FONTI RINFORZATE SONO ATTI NORMATIVI SPECIALIZZATI CHE, PER IL LORO

PARTICOLARE OGGETTO, DEVONO ESSERE ADOTTATI CON UN ITER PARTICOLARE PIÙ

GRAVOSO. Questo è possibile. L’unico limite che lo Statuto incontra riguarda i divieti di

aggravamento procedurale più intensi di quelli previsti per l’approvazione dello Statuto. Non è del

tutto corretto caratterizzare le leggi rinforzate per la diversa forza che hanno, quanto per la loro

speciale competenza. Infatti esse condizionano le leggi ordinarie nei soli settori ad esse

specificamente riservati, mentre sono parificate alle altre in ogni altra materia. Inoltre, i nuovi statuti

hanno previsto l’adozione di leggi rinforzate in alcuni casi limitati come la legge elettorale.

ATTI CON FORZA DI LEGGE REGIONALI

2. È esclusa l’ammissibilità di atti con forza di legge emanati dalle Giunte a livello regionale. Il motivo

risale al fondamento costituzionale delle fonti primarie e quindi la loro enumerazione chiusa. La

mancanza di una seconda camera, con maggiore facilità di convocazione dei consigli regionali e la

possibilità di prevedere speciali procedimenti legislativi in caso d’urgenza, non rende

indispensabile l’uso dei decreti legge e dei decreti legislativi a livello regionali. Gli stessi motivi

sono estendibili alle REGIONI A STATUTO SPECIALE.

I TESTI UNICI

3. Si intendono quelle fonti normative che coordinano in testi organici e completi la normativa

precedente contenuta in più atti distinti. Essi si dividono in diversi tipi:

•NORMATIVI Possono produrre innovazioni sostanziali rispetto al contenuto

delle fonti pregresse. Si ricorre ad una delegazione legislativa.

•DI Possono procedere al solo coordinamento della legislazione

MERO RIORDINO preesistente. Anche qui si ricorre ad una delega, spesso molto

generica e coerente ai criteri direttivi.

•MERAMENTE Sono adottati spontaneamente da organi pubblici senza

delega. In tal caso i testi unici non sono fonti normative.

COMPILATORI

Nel 2007 un accordo in materia di semplificazione e miglioramento della regolamentazione ha

sancito che lo Stato, le Regioni e le autonomie locali si impegnano a ridurre il numero delle leggi

vigenti.

Più recentemente, a causa dell’emergenza economica, si sono avuti effetti sulla produzione

normativa, infatti l’adozione di atti di riordino è rallentata. Nonostante ciò nuovi statuti hanno

previsto procedimenti ad hoc semplificati per facilitarne l’adozione. Essi si concentrano su quattro

aspetti cruciali:

• Solo le Marche prevedono che il trattato unico venga

FASE DELLA REDAZIONE DEL redatto solo dal Consiglio. Tutti gli altri prevedono una

TRATTATO UNICO procedura che interpella sia il Consiglio che la Giunta.

• Viene fatta in tempi più ridotti

APPROVAZIONE DEL CONSIGLIO

• Purtroppo la prassi rende obsoleti i trattati unici già

MODALITÀ DI GARANZIA DELLA dopo poco la loro entrata in vigore: spesso il

STABILITÀ DEL TRATTATO UNICO legislatore successivo non modifica espressamente il

NEL TEMPO TU, ma effettua modifiche tacite o derogatorie

rendendolo inutile. Pertanto, i TU sono condizionati

nella loro efficacia dalla buona volontà dei giudici e del

Governo chiamati a sollevare la questione di

costituzionalità nei confronti della legge implicitamente

derogante.

• FONTI CHE POSSONO OPERARE IL

RIORDINO

I REFERENDUM

4. Anche i referendum abrogativi di leggi regionali appartengono alle altre fonti del diritto.

LA FORMA DI GOVERNO

PRIMA DELLA LEGGE COST. 1/1999

La forma di governo delle REGIONI A STATUTO ORDINARIO era definita come PARLAMENTARE A

TENDENZA ASSEMBLEARE a causa del rafforzamento dei poteri del Consiglio derivanti dalla

Costituzione. Pertanto nel modello originario:

• il Presidente e gli altri componenti della Giunta erano eletti dal Consiglio tra i suoi componenti.

• Il Consiglio esercitava potestà legislativa (spettanti alle Regioni) regolamentari e altri funzioni

attribuite dalla Costituzione e dalle leggi.

• La Giunta era l’organo esecutivo delle Regioni.

• Il Presidente aveva funzioni di rappresentanza della Regione e di direzione della politica della

Giunta.

TALE MODELLO NON SI È MAI CONCRETIZZATO NELLA REALTÀ perché la centralità del Consiglio ha

dovuto fare i conti con la frammentazione dei gruppi politici in esso presenti. In tal modo, l’esecutivo ha

assunto un ruolo maggiore. In questo contesto è stata adottata la LEGGE 43/1995 la quale, oltre a

riformare il sistema elettorale, ha introdotto delle modifiche alla forma di governo. Solo 4 anni dopo è stata

introdotta la LEGGE COST. 1/1999 che ha apportato importanti modifiche nella forma di governo e

autonomia statuaria delle REGIONI A STATUTO ORDINARIO.

NELLA LEGGE COST. 1/1999

Tale riforma distingue una FORMA DI GOVERNO TRANSITORIA, imposta dalle REGIONI A STATUTO

ORDINARIO fino all’entrata in vigore dei nuovi Statuti e una FORMA DI GOVERNO A REGIME

determinata dai nuovi statuti, vincolata però dai presupposti dei nuovi ART. 121, 122 e 126 COST. La

funzione di governo transitoria oggi è vigente solo nella Basilicata. I CAPISALDI DELLA FORMA DI

GOVERNO TRANSITORIA SONO INDICATI DALL’ART. 5 LEGGE COST. 1/1999:

1. Il Presidente della Giunta è eletto a suffragio universale diretto contestualmente al Consiglio

regionale.

2. L’elezione di entrambi avviene ai sensi della LEGGE 43/1995 con alcuni correttivi.

3. Sono candidati alla Presidenza della Giunta regionale i capilista delle liste regionali.

4. È eletto il candidato che ha conseguito il maggior numero di voti validi in ambito regionale.

5. Il Presidente della Giunta eletto appartiene al Consiglio regionale.

6. Entro 10 giorni dalla proclamazione, il Presidente della Giunta regionale nomina i componenti della

Giunta tra cui un vice-presidente e può successivamente revocarli.

7. Nel caso in cui il Consiglio regionale approvi a maggioranza assoluta una mozione motivata di

sfiducia al Presidente della Giunta e messa in discussione non prima di 3 giorni dalla

presentazione, si procede entro 3 mesi alla nuova elezione del Consiglio e del Presidente della

Giunta.

Le previsioni costituzionali della FORMA DI GOVERNO A REGIME invece sono:

1. La disciplina della forma di governo è domandata allo STATUTO ORDINARIO.

2. Il Presidente della Giunta regionale è eletto a suffragio universale diretto, salvo che lo statuto

regionale disponga diversamente.

3. Il Presidente eletto nomina e revoca i componenti della Giunta regionale.

4. Mozione di sfiducia.

5. Principio del simul stabunt simul cadent.

6. Il Presidente della Giunta rappresenta la regione, dirige la politica della Giunta e ne è responsabile,

promulga le leggi ed emana i regolamenti regionali.

7. Il sistema di elezione e i casi di inelegibilità e incompatibilità del Presidente e altri componenti della

Giunta sono definiti con legge regionale.

Vi sono però dei limiti che le Regioni, nel definire i loro nuovi statuti, devono osservare in quanto dettati

dalla Costituzione.

ART. 121 COMMA 1 COST. Individuazione degli organi di vertice della Regione:

• Consiglio regionale

• Giunta regionale e suo presidente +

• Relative sfere di competenza.

ART. 121 COMMA 4 COST. Il Presidente della Giunta rappresenta la Regione, dirige la politica della

Giunta e ne è responsabile; promulga le leggi ed emana regolamenti

regionali.

ART. 126 COMMA 2 COST. Possibilità del Consiglio di esprimere la mozione di sfiducia per il Presidente

della Giunta.

ART. 122 COMMA 1 COST. Impossibilità che lo Statuto disciplini la materia elettorale dato che deve

essere disciplinata in via legislativa da legge regionale.

L’apposizione di questi limiti porta a circoscrivere la libertà dei nuovi statuti che sembra limitata alla scelta

tra due possibili schemi:

• elezione diretta del

Presidente

• tale alternativa sembra però impercorribile perché “impopolare”.

rinuncia ad essa

Infatti TUTTI I NUOVI STATUTI HANNO CONFERMATO L’ELEZIONE DIRETTA DEL PRESIDENTE

DELLA GIUNTA.

LE SCELTE DEI NUOVI STATUTI IN MATERIA DI FORMA DI GOVERNO

Tutti i nuovi statuti hanno confermato l’elezione diretta del Presidente secondo il modello “simul stabunt

simul cadent”, cercando di introdurre dei correttivi in modo da riequilibrare il rapporto tra Presidente e

Consiglio.

• COMPETENZE DEL CONSIGLIO

Tentano di ricreare la centralità consiliare che la nuova forma di governo regionale ha superato.

Questo ha inciso negativamente sulle competenze di altri organi.

• ALCUNI NUOVI STATUTI PREVEDONO L’OBBLIGO DEL PRESIDENTE DELLA GIUNTA DI

ILLUSTRARE IL PROGRAMMA DI GOVERNO AL CONSIGLIO E INFORMARLO SULLA

COMPOSIZIONE DELLA GIUNTA

Altri si limitato ad imporre solo una comunicazione del Presidente. Altri prevedono che gli

aggiornamenti vengano approvati dal Consiglio. La ratio è quella di temperare il principio del “simul

stabunt simul cadent”.

• ESCLUSA LA POSSIBILITÀ DI SFIDUCIA AI SINGOLI ASSESSORI, IL CONSIGLIO PUÒ PERÒ

ESPRIMERE UNA CENSURA NEI CONFRONTI DEI MEMBRI DELLA GIUNTA

Ciò però non può obbligare il Presidente alla revoca né l’assessore alle dimissioni.

• ALCUNI NON PREVEDONO LA POSSIBILITÀ PER IL PRESIDENTE DELLA GIUNTA DI PORRE

LA QUESTIONE DI FIDUCIA.

Tale mancata previsione non coincide con l’impossibilità di utilizzarla.

FORMA DI GOVERNO DELLE DOPO LA LEGGE COST. 2/2001

REGIONI A STATUTO SPECIALE

La LEGGE COST. 2/2001 ha apportato numerose innovazioni anche riguardo alla forma di governo delle

REGIONI A STATUTOSPECIALE.

Per quanto riguarda la SARDEGNA e il FRIULI si prevede l’estensione della forma di governo transitoria

dell’ART. 5 LEGGE 1/1999 fino all’entrata in vigore della legge statuaria. Attualmente, per la Sardegna vige

ancora la forma di governo transitoria, mentre per il Friuli è stata confermata nel 2007 la forma di governo

transitoria.

La SICILIA ha visto attivati alcuni correttivi dalla LEGGE COST. 2/2001. Mentre VALLE D’AOSTA e

TRENTINO presentano delle disposizioni diverse a causa delle loro peculiarità. Per la Valle D’Aosta si

prevede anche la possibilità di dotarsi di una legge statuaria con la differenza che fino alla sua entrata in

vigore vige la forma di governo descritta dallo STATUTO SPECIALE che prevede l’elezione del Presidente

del Consiglio.

È prevista la MOZIONE DI SFIDUCIA COSTRUTTIVA: il Consiglio regionale può, a maggioranza assoluta,

esprimere la sfiducia al Presidente che deve essere motivata e contenere l’indicazione del nuovo

Presidente, del programma di governo e i nuovi assessori.

IL SISTEMA ELETTORALE

Prima della LEGGE COST. 1/1999 la disciplina del sistema elettorale dei consigli delle REGIONI A

STATUTO ORDINARIO era attribuita alla legge statale.

La legge elettorale delle REGIONI A STATUTO ORDINARIO è caratterizzata da un sistema

FORTEMENTE PROPORZIONALISTICO. Tale sistema è stato in parte modificato, in via intermedia dalla

LEGGE 43/1995.

La situazione cambia grazie alle modifiche apportate dall’ART. 122 COMMA 1 COST. nel quale si afferma

che la legge regionale disciplina il sistema di elezione e i casi di ineleggibilità e incompatibilità del

Presidente e degli altri componenti della Giunta e dei consiglieri regionali. La limitazione della legislazione

statale alla fissazione dei soli “principi fondamentali” in materia di elezioni lascia ampia discrezionalità alle

Regioni. In riferimento all’ART. 122 COMMA 1 COST. bisogna valutare i seguenti aspetti:

• RAPPORTO TRA LEGGE STATALE E LEGGE REGIONALE

Esse si trovano in un rapporto di legislazione concorrente.

• RAPPORTO TRA STATUTI E LEGGI ELETTORALI REGIONALI

Tra questi vi è una netta separazione di competenze: è escluso che la materia elettorale possa

essere disciplinata direttamente dagli STATUTI ORDINARI, visto quanto detto dall’ART. 122 COST..

È senz’altro di competenza statuaria la scelta se rinunciare o meno all’elezione diretta del

Presidente, mentre non gli appartiene la determinazione relativa al sistema elettorale per il

Consiglio o Presidente e ineleggibilità, incompatibilità dei consiglieri e componenti della Giunta.

• CONTENUTI DELLE LEGGI ELETTORALI REGIONALI

I limiti imposti dalla LEGGE 165/2004 sono scarsi in quanto si limita a chiedere:

individuazione di un sistema elettorale che adegui la formazione di stabili maggioranze del

 Consiglio regionale e assicuri la rappresentanza delle minoranze.

Elezione contestuale del Presidente della Giunta regionale e del Consiglio regionale.

 Promozione delle pari opportunità tra uomini e donne nell’accesso alle cariche elettive.

ELETTORATO ATTIVO E PASSIVO

Esso è disciplinato da una LEGGE DEL 1968, nella quale si afferma che sono elettori i cittadini iscritti nelle

liste elettorali che abbiano compiuto il 18esimo anni d’età entro il 1° giorno dell’elezione. Le limitazioni

dell’ELETTORATO ATTIVO sono l’INCAPACITÀ CIVILE e INDEGNITÀ MORALE. L’elettorato attivo non

attribuito agli stranieri residenti.

L’ELETTORATO PASSIVO, invece, indica la capacità di un cittadino italiano di ricoprire cariche elettive

(ovvero di essere eletto); esso è riconosciuto a tutti gli elettori di un qualsiasi comune della Repubblica che

abbia compiuto il 18esimo anno d’età entro il 1° giorno fissato per la votazione. Le uniche limitazioni sono

quelle dell’ART. 122 COMMA 1 COST.: INELEGGIBILITÀ e INCOMPATIBILITÀ.

CAUSE DI INELEGIBILITÀ, INCOMPATIBILITÀ E INCANDIDABILITÀ

Tali cause sono state definite dalla LEGGE 165/2004.

INELEGIBILITÀ Identifica quelle situazioni previste dalla legge per cui, anche se la candidatura è

presentata e il candidato eletto, l’elezione è considerata invalida e inefficace. Si

tratta dunque di quelle attività o funzioni del candidato che possono turbare la

libera decisione di voto degli elettori o violare la parità di accesso alle cariche

rispetto ad altri candidati.

INCOMPATIBILITÀ Indica quella situazione in cui l’eletto copre una doppia investitura di cariche che

però non possono coesistere contemporaneamente e deve scegliere una delle

due. Alcune cause di incompatibilità sono fissate dalla Costituzione. Per esempio

essa vieta l’appartenenza contemporanea al Consiglio e ad una delle Camere del

Parlamento o altro Consiglio.

INCANDIDABILITÀ Si tratta del divieto posto verso alcuni soggetti di presentare candidature per

elezioni regionali, provinciali e comunali. Esso riguarda:

• candidati con sentenza passata in giudicato per gravi delitti

• condannati per uno stesso reato non colposo a pena non < 2 anni

• condannati a misure preventive per reati di stampo mafioso.

DISCIPLINA ELETTORALE NELLE REGIONI A STATUTO SPECIALE

Diversamente dalle REGIONI A STATUTO ORDINARIO, le REGIONI A STATUTO SPECIALE si vedevano

riconosciuta dai propri STATUTI SPECIALI una potestà legislativa in materia di elezioni regionali. Tutte le

REGIONI A STATUTO SPECIALE avevano adottato sistemi elettorali PROPORZIONALI anche se diversi

tra loro in ragione della presenza di minoranze. In tale materia è poi intervenuta la LEGGE COST. 2/2001

con lo scopo di allineare le diverse REGIONI A STATUTO SPECIALE e A STATUTO ORDINARIO sul

piano della legislazione elettorale.

• Diversamente dalle REGIONI A STATUTO ORDINARIO, nelle REGIONI A STATUTO SPECIALE la

materia elettorale è di competenza della LEGGE STATUARIA a causa della stretta connessione

con la forma di governo.

• Vi sono altresì delle differenze in materia di elettorato attivo e passivo (per esempio obbligo di

residenza ininterrotta per 4 anni).

LA VERIFICA DEI POTERI

Secondo una LEGGE DEL 1968, rimasta invariata, nessuna elezione poteva essere convalidata prima che

fossero trascorsi 15 giorni dalla proclamazione. Il Consiglio esaminava la condizione degli eletti e in caso di

cause di ineleggibilità, annullava l’elezione e sostituiva l’eletto.

GLI ORGANI DELLA REGIONE

L’ART. 121 COMMA 1 COST. afferma che SONO ORGANI DELLA REGIONE IL CONSIGLIO

REGIONALE, LA GIUNTA E IL SUO PRESIDENTE. Tale art. non fornisce un elenco tassativo, ma detta

solo gli organi necessari. Infatti, la LEGGE COST. 3/2001 introduce il CONSIGLIO DELLE AUTONOMIE

LOCALI come organo di consultazione tra Regioni ed enti.

SE LE FONTI REGIONALI NON POSSONO INCIDERE SULL’INDICAZIONE DEGLI ORGANI

NECESSARI, NÉ SULLE LORO COMPETENZE, LA LEGGE STATALE PUÒ. Infatti ha imposto alle

Regioni di istituire un COLLEGIO DEI REVISORI DEI CONTI per vigilare sulla regolarità contabile,

finanziaria ed economica della gestione dell’ente, in raccordo con le sezioni regionali di controllo della

Corte dei conti. I suoi componenti devono avere specifiche qualifiche professionali in tali ambiti.

IL PRESIDENTE DELLA GIUNTA

1.

L’ART. 121 COMMA 1 COST. indica alcune competenze di carattere generale come:

• rappresentanza della Regione

• direzione della politica della Giunta e responsabilità in ordine ad essa

• promulgazione delle leggi ed emanazione dei regolamenti.

L’ART. 122 COMMA 5 COST. attribuisce al Presidente eletto a suffragio universale la nomina e la revoca

degli assessori. A questi, i nuovi statuti aggiungono altre competenze come indizione delle elezioni e

referendum regionale, presentazione al Consiglio delle proposte di legge, convocazione e presidenza della

Giunta, cura dei rapporti con organi dello Stato. Tali funzioni dipendono se il Presidente è definito come

Presidente della Giunta o della Regione. la nuova forma di governo regionale configura il Presidente come

dominus dell’indirizzo politico, a fronte di un Consiglio che ha perso poteri a causa del principio “simul

stabunt simul cadent”.

LA GIUNTA REGIONALE

2.

È COMPOSTA DAL PRESIDENTE + UN NUMERO DI MEMBRI VARIABILE DA REGIONE A REGIONE.

Alcuni statuti non prevedono un numero fisso, ma un numero massimo e altri una cifra variabile tra un

massimo e un minimo. Le REGIONI A STATUTO ORDINARIO devono individuare un numero massimo

1

5

degli assessori corrispondente ad dei componenti del Consiglio regionale. Per la formazione della

Giunta si deve usare il principio della parità dei sessi. Gli assessori sono nominati e revocati dal

Presidente, il quale può altresì modificare gli incarichi all’interno della Giunta. Il Presidente deve nominare

un VICEPRESIDENTE che lo sostituisce quando il Presidente non è temporaneamente in grado di

esercitare le proprie funzioni. Per quanto riguarda il FUNZIONAMENTO DELLA GIUNTA si fa riferimento

• al PRINCIPIO DI COLLEGIALITÀ che però deve essere riletto alla luce dell’elezione diretta del

Presidente

• competenza a determinare la politica della Giunta

• possibilità di nominare e revocare i suoi componenti.

I membri della Giunta sono responsabili collegialmente degli atti adottati dall’organo collegiale e

individualmente degli atti compiuti nell’esercizio delle funzioni loro attribuite.

Tutti gli statuti, tranne la Liguria, consentono la PROROGATIO del Presidente della Giunta in carica, per gli

affari di ordinaria amministrazione, fino al suo successore.

CONSIGLIO DELLE AUTONOMIE LOCALI

3.

Si tratta dell’organo di consultazione tra regioni ed enti locali, inserito dall’ART. 123 COST. Esso punta a

valorizzare la cooperazione tra Regioni ed enti locali. Nonostante ciò le Regioni non hanno colto le

potenzialità di tale istituzione. Questo poteva essere composto in due modi alternativi:

• organo misto, composto da rappresentanti delle Regioni e degli enti locali e istituito presso la Giunta

regionale;

• organo di rappresentanza delle autonomie locali, istituito presso il Consiglio.

Tuttavia, le impostazioni adottate dai Consigli non consentono di capire a quali di questi si fa riferimento.

Quanto alle FUNZIONI sono principalmente CONSULTIVE per quanto riguarda i progetti di legge nelle

materie di competenza degli enti locali e le modifiche dello Statuto. Altre funzioni gli sono riconosciute dal

leggi statali. Si prevede la possibilità da parte del Presidente della Giunta regionale di sollevare le questioni

di legittimità costituzionale di fronte alla Corte costituzionale contro le leggi ed atti aventi forza di legge

lesivi delle attribuzioni degli enti locali.

ORGANI NON NECESSARI

4.

Consideriamo per esempio gli ORGANI DI GARANZIA STATUARIA: essi hanno la funzione di garantire e

tutelare le disposizioni statuarie rispetto ad un esercizio del potere legislativo regionale che non ne rispetti i

contenuti. Gli statuti hanno previsto anche altri organi non necessari, che sono stati raggruppati in 3 gruppi:

• ORGANI DI PARTECIPAZIONE E RAPPRESENTANZA DEGLI INTERESSI

• ORGANI DI STUDIO, RICERCA O MONITORAGGIO

• ORGANI DI CONTROLLO E GARANZIA (tra cui i difensori civici regionali).

IL CONSIGLIO REGIONALE

5. • NUMERO DEI CONSIGLIERI

Prima della LEGGE COST. 1/1999, l’individuazione del numero dei Consiglieri regionali era

domandata alla legge statale e si prevedeva che il Consiglio fosse composto da un numero di

Consiglieri variabile a seconda della popolazione. Con la LEGGE COST. 1/1999 si è previsto che

appartenesse al Consiglio IL PRESIDENTE ELETTO E IL CANDIDATO PRESIDENTE PIÙ VOTATO

TRA QUELLI SCONFITTI. Si è anche discusso se la disciplina del numero dei componenti dovesse

essere riservato a fonte statuaria o legge elettorale. La tesi afferma le competenza dello statuto.

Tuttavia, la LEGGE 148/2011 IMPONE ALLE REGIONI UN ADEGUAMENTO DEL N° DEI

CONSIGLIERI REGIONALI ENTRO LIMITI QUANTITATIVI MASSIMI ESPRESSAMENTE

INDIVIDUATI. La legislazione prevede che la riduzione del n° dei Consiglieri regionali rispetto a

quello attualmente previsto sia adottato entro 6 mesi dalla data di entrata in vigore del decreto. Le

Regioni che hanno un n° di Consigli inferiore a quello previsto dalla LEGGE 148/2011 non possono

aumentarlo. Molti statuti prevedono che il PRESIDENTE DELLA GIUNTA APPARTIENE AL

CONSIGLIO REGIONALE. Per quanto riguarda le REGIONI A STATUTO SPECIALE il n° dei

Consiglieri è individuato dagli Statuti in cifra fissa, ad eccezione del Friuli che cambia in base alla

popolazione della Regione.

• LO STATUS DEI CONSIGLIERI REGIONALI

Il Consiglio regionale è caratterizzato dal PRINCIPIO DI AUTONOMIA che riguarda sia lo status dei

singoli Consiglieri che l’organizzazione dell’assemblea.

DIVIETO DI MANDATO IMPERATIVO

L’eletto riceve un mandato generale dai suoi elettori in virtù del quale non ha alcun impiego

giuridicamente vincolante nei loro confronti. Pertanto, il divieto ha lo scopo di tutelare la libertà

dell’eletto anche rispetto al partito cui appartiene.

INSINDACABILITÀ PER I VOTI E LE OPINIONI ESPRESSE NELL’ESERCIZIO DELLE

FUNZIONI

A tutela dell’autonomia e indipendenza del Consiglio e del singolo Consigliere. Tale prerogativa

non può essere stesa a funzioni svolte dai Consiglieri in qualità di componenti della Giunta

regionale. Quando trova applicazione, l’insindacabilità copre sia la responsabilità penale che

quella amministrativa per i danni arrecati alla Regione.

I CONSIGLIERI REGIONALI RICEVONO UN’INDENNITÀ BASE ANCORATA A QUELLA

DEI PARLAMENTARI.

A ciò si deve aggiungere la diaria (indennità giornaliera) e l’indennità di funzioni per incarichi,

variabile da Regione a Regione. In tal modo però i Consiglieri avevano un’indennità maggiore

rispetto a quella dei parlamentari. Infatti, la LEGGE 148/2011 impone la riduzione delle

indennità entro il limite delle indennità massime spettanti ai parlamentari. Il trattamento

economico deve essere commisurato alla partecipazione ai lavori del Consiglio.

• IL REGOLAMENTO INTERNO

Esso è la fonte cui è domandata la disciplina dell’organizzazione interna e dell’esercizio delle funzioni

del Consiglio regionale. Esso presenta solo alcune analogie con i Regolamenti parlamentari.

Si prevedono maggioranze particolari, principalmente pari alla

APPROVAZIONE

 maggioranza assoluta dei componenti, per tutelare le minoranza.

L’oggetto del regolamento interno è l’organizzazione interna del

OGGETTO

 Consiglio e l’esercizio delle sue funzioni, rapporti con la Giunta

regionale e con soggetti appartenenti ad enti diversi dalla regione.

Il Regolamento interno non contiene disposizioni efficaci solo

RILEVANZA

 all’interno del Consiglio.

ESTERNA

Vi sono altresì delle differenze con i Regolamenti parlamentari: per esempio i Regolamenti interni dei

Consigli NON hanno un diretto fondamento costituzionale, infatti sono residuali, ossia disciplinano

ambiti non coperti già da disposizioni statuarie o costituzionali. Inoltre, i Regolamenti interni non

possono costituire incostituzionale una legge regionale: l’incostituzionalità di una legge regionale può

essere pronunciata solo per violazioni delle disposizioni sul procedimento legislativo contenute negli

STATUTI ORDINARI e non nei regolamenti interni. Infine, come il Parlamento, anche i Consigli

regionali si sono dotati di ulteriori strumenti regolamentari definiti “regolamenti minori” che

disciplinano l’organizzazione interna del Consiglio, ma che non possiedono rilevanza esterna.

• L’AUTONOMIA CONTABILE E FUNZIONALE

Tutti gli statuti riconoscono all’Assemblea elettiva autonomia contabile e funzionale. Questa non

preclude l’esercizio della giurisdizione contabile della Corte dei conti, né i controlli sulle spese e i

contributi dei gruppi consiliari.

• GLI ORGANI DEL CONSIGLIO

1) PRESIDENTE E UFFICIO DI PRESIDENZA

La Costituzione menziona solo questi due organi, eletti tra i componenti del Consiglio. Tutti gli

Statuti prevedono che il Presidente sia eletto a maggioranza qualificata (con un sistema per cui

dopo i primi scrutini la maggioranza scende a quella assoluta dei componenti o a quella

semplice) o maggioranza assoluta dei componenti. Anche le REGIONI A STATUTO SPECIALE

prevedono l’elezione a maggioranza assoluta. La durata in carica dell’organo è variabile.

Insieme al Presidente viene eletto l’UFFICIO DI PRESIDENZA: si tratta di un organo collegiale

composto in modo da rappresentare le minoranze. Le funzioni del Presidente del Consiglio

sono: rappresentazione dell’organo all’esterno e nei rapporti con altri organi della Regione

 convocazione dell’assemblea

 direzione dei lavori e proclamazione delle deliberazioni

 nomina dei componenti degli organi interni del Consiglio

 garanzia del ruolo dell’opposizione

 libero mandato dei Consiglieri.

2) GRUPPI

All’atto dell’insediamento del Consiglio, i nuovi eletti devono dire a quale gruppo consiliare

appartengono. Sulla natura di tali gruppi la dottrina è: essi sono organi del Consiglio regionale

caratterizzati da autonomia poiché sono ESPRESSIONE DEI PARTITI O DELLE CORRENTI

POLITICHE CHE HANNO PRESENTATO LISTE DI CANDIDATI AL CORPO ELETTORALE,

ottenendo i voti necessari per eleggere i Consiglieri. Essi contribuiscono al funzionamento e

attività dell’assemblea. È all’interno del gruppo che vengono definite le linee di condotta da

tenere nelle discussioni in Consiglio, e designano i propri rappresentanti nelle commissioni. Il

gruppo svolge anche il compito di definire il programma e il calendario dei lavori del Consiglio.

La garanzia dell’assenza di mandato imperativo consente ai Consiglieri di abbandonare il

gruppo cui appartengono e andare in un altro o aderire al gruppo misto. I nuovi statuti non

hanno risolto il problemi riguardo alla composizione dei gruppi e al loro finanziamento.

3) LE COMMISSIONI Sono composte da un n° di Consiglieri variabile da Regione a Regione.

PERMANENTI

 Ad esse spettano, oltre che funzioni di indirizzo e controllo sull’operato

della Giunta, anche funzioni di monitoraggio, valutazione e controllo sugli

effetti prodotti dalle politiche regionali e attuazione degli atti di

programmazione. Per svolgere le sue mansioni, alle Commissioni è

offerta la possibilità di chiedere documenti e informazioni alla Giunta,

uffici della Regione e agli enti dipendenti.

Sono disciplinate in modi diversi nei vari statuti: in alcuni hanno natura

SPECIALI

 temporanea e per questo l’atto istituito deve indicare l’oggetto e la durata.

Altre sono permanenti e sono presiedute da esponenti dell’opposizione.

Tra queste ricordiamo le COMMISSIONI D’INCHIESTE.

4) GIUNTE

Quelle più frequenti sono le Giunte per le elezioni e quella per il regolamento.

• LA DURATA IN CARICA DEL CONSIGLIO E IL PROBLEMA DELLA PROROGATIO

La durata in carica degli organi elettivi regionali è domandata a legge statale che la fissa di 5 anni,

fatto salvo lo scioglimento anticipato. I 5 anni decorrono dalla data di elezione per ogni Consiglio. Nel

caso in cui lo statuto opti per l’elezione diretta del Presidente, questa deve avvenire contestualmente

all’elezione del Consiglio. Nelle REGIONI A STATUTO SPECIALI la durata del Consiglio è definita

nei rispettivi Statuti. Tutti i nuovi Statuti hanno disciplinato l’istituto della PROROGATIO DEL

CONSIGLIO: nel periodo successivo alla scadenza o allo scioglimento anticipato, il Consiglio esercita

le funzioni fino alla proclamazione dei nuovi eletti o alla prima seduta del nuovo Consiglio. È implicito

che l’attività si deve limitare al compimento degli atti di ordinaria amministrazione o indifferibili ed

urgenti.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze giuridiche dell'impresa e della pubblica amministrazione
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Vanessina18 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto regionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Modena e Reggio Emilia - Unimore o del prof Pedrini Federico.

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