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effetti della mora si interrompono quando il debitore faccia tempestivamente offerta non

formale della prestazione (indipendentemente dalle formalità previste dall’obbligazione), a

meno che il creditore non la rifiuti per motivi legittimi. L’adempimento tardivo determina

l’eliminazione degli effetti di mora, cioè la purgazione. Nelle obbligazioni di non fare (o

negative) la mora debitoria non è concepibile, in quanto ogni violazione costituisce di per sé

inadempimento definitivo, salvo che l’inerzia del debitore sia ancora idonea a soddisfare

l’interesse creditorio.

MODI DI ESTINZIONE DIVERSI DALL’ADEMPIMENTO

L’adempimento, disciplinato dagli art. 1176 e seguenti è il modo di estinzione dell’obbligazione

più frequente e fisiologico; altri modi di estinzione previsti dal codice di estinzione del vincolo

sono la novazione, la remissione, la compensazione, la confusione e l’impossibilità

sopravvenuta della prestazione per causa non imputabile. Tra queste fattispecie, si dicono

satisfattorie degli interessi creditori la compensazione, confusione, novazione e surroga reale,

mentre remissione (non essendo previsto un corrispettivo) e impossibilità sono fattispecie non

satisfattorie. Vediamole nel dettaglio:

- Novazione: è necessario distinguere due fenomeni di novazione. La novazione soggettiva

passiva determina una vicenda modificativa della titolarità della situazione debitoria, tramite

delegazione, espromissione o accollo, che non producono l’estinzione del rapporto

obbligatorio (con novazione soggettiva attiva invece si parla di modificazione del soggetto

attivo del rapporto, cioè il creditore).

La novazione oggettiva è invece prevista dall’art. 1230 “L'obbligazione si estingue quando

le parti sostituiscono all'obbligazione originaria una nuova obbligazione con oggetto o titolo

diverso. La volontà di estinguere l'obbligazione precedente deve risultare in modo non

equivoco”. Ha funzione estintiva - costitutiva: le parti si accordano per l’estinzione di un

rapporto obbligatorio con tutte le garanzie che assistevano lo stesso (pegno, ipoteca,

privilegi) e simultaneamente costituiscono un nuovo rapporto o per oggetto o per titolo (il

titolo è ad es. il motivo per cui tizio deve un certo x, oggetto del rapporto, a Caio).

I requisiti affinché si possa parlare di novazione sono 3:

a) Obbligazione originaria da novare deve esistere, o meglio non deve essere nulla o

annullabile.

b) Deve esserci la c.d. aliquid novi, cioè un elemento di novità rispetto il rapporto

obbligatorio precedente, ovvero nell’oggetto (tipo di prestazione e/o il bene o

l’interesse a cui il creditore aspira) e nel titolo (invece di darti 100 come somma

residua di un l vecchio canone di locazione, stabiliamo che questa somma debba

restituirla a titolo di mutuo); non basta dunque la modifica di un elemento accessorio

(ad es. concedere una proroga e basta).

c) Deve esserci il c.d. animus novandi, cioè la volontà non equivoca ma chiara e

manifesta delle parti, che tramite accordo siano dirette ad estinguere la vecchia

obbligazione; in mancanza del animus novandi non vi sarà novazione e alla vecchia

obbligazione, comunque rimasta in vita, si aggiungerà la nuova.

La novazione spesso è confusa con la Datio in solutum (dazione in pagamento o

prestazione in luogo dell'adempimento): modalità estintiva dell'obbligazione di natura

satisfattoria diversa dall'adempimento che si realizza allorché, con il consenso del

creditore, il debitore esegua una diversa prestazione rispetto quella oggetto del rapporto

obbligatorio. Richiede l’accordo tra creditore e debitore: senza il consenso del primo, la

prestazione inesatta non produce né l’effetto liberatorio del debitore ne estintivo

dell’obbligazione; senza quello del debitore, la prestazione sarebbe ripetibile; a differenza

della novazione però, l’accordo tra le parti non è sufficiente ad estinguere il vincolo, ma

serve l’effettiva esecuzione della prestazione diversa e non con il consenso del creditore.

Remissione: secondo l’art. 1236, “La dichiarazione del creditore di rimettere il debito

- estingue l'obbligazione quando è comunicata al debitore, salvo che questi dichiari in un

congruo termine di non volerne profittare”: il creditore cioè, tramite un atto abdicativo

unilaterale non oneroso e recettizio, rinuncia al credito, ponendo fine al rapporto e alle

garanzie che assistevano al credito; la remissione può essere espressa o anche tacita,

nell’ipotesi in cui il creditore restituisca volontariamente il titolo originale del credito al

debitore. Differenza c’è tra remissione e rinunzia del creditore: la remissione, estingue

l’intero rapporto obbligatorio, mentre le rinunzia dismette solo la situazione e non determina

necessariamente l’estinzione. È possibile per il debitore rifiutare la remissione, purché lo

faccia entro un certo termine.

Compensazione: art. 1241 “Quando due persone sono obbligate l'una verso l'altra, i due

- debiti si estinguono per le quantità corrispondenti”: è un istituto attraverso il quale due

soggetti sono contemporaneamente e reciprocamente creditore e debitore l’uno dell’altro

per ammontare e rapporti giuridici diversi; la reciprocità deve riguardare non i soggetti ma il

loro patrimonio. È un’azione di economia degli atti, evitando due adempimenti, nonché una

forma di autotutela, in quanto si riduce il rischio di inadempimento da parte del debitore.

Tre sono le ipotesi di compensazione:

Compensazione legale: opera automaticamente a partire della coesistenza dei

o rapporti reciproci di debito e credito; è retroattiva e non può essere eccepita dal

giudice ma solo dalla parte che ha interesse a farlo valere. È possibile solo se i

rapporti sono: omogenei, devono cioè avere lo stesso oggetto (stessa prestazione) o

quantomeno cose fungibili (sostituibili; il bene fungibile e omogeneo per eccellenza è

il denaro), devono essere liquidi, cioè esattamente determinati nel loro ammontare e

di valore non opponibile. I rapporti devono infine essere esigibili, cioè non sottoposti

a termini o condizioni (ad es. un credito sottoposto a termine).

Compensazione giudiziale: si verifica quando il debito opposto in compensazione

o non è liquido, cioè non è esattamente determinato, ma è di facile accertamento. In

questo caso il giudice può dichiarare, tramite sentenza con efficacia ex nunc, cioè

dal momento della stessa, la compensazione per la parte del debito che riconosce

esistente.

Compensazione volontaria: qualora i rapporti reciproci non presentino le

o caratteristiche di omogeneità, liquidità e esigibilità, possono essere comunque

compensati in base all'accordo delle parti: tale accordo è antecedente o successivo

al rapporto obbligatorio; c’è libertà negoziale per le parti.

Confusione: secondo l’art. 1253 “Quando le qualità di creditore e di debitore si riuniscono

- nella stessa persona (soggetto giuridico), l'obbligazione si estingue, e i terzi che hanno

prestato garanzia per il debitore sono liberati”. In generale può verificarsi in seguito a

situazioni giuridiche poste in essere volontariamente dal soggetto, per atti inter vivos (ad

es. cedendo la propria azienda ad un fornitore con cui si avevo dei debiti), oppure di natura

accidentale, ad es. per mortis causa (il creditore diventa erede del defunto). La confusione

provoca l’estinzione del rapporto e di tutte le sue garanzie del credito. Fondamento

giuridico dell’estinzione è non tanto la uni soggettività, quanto l’inidoneità del rapporto a

svolgere una funzione utile. La confusione opera automaticamente, (ope legis) senza che

sia necessaria un'apposita dichiarazione di volontà.

Impossibilità sopravvenuta non imputabile ad debitore: l’art. 1256 afferma che

- “L'obbligazione si estingue quando, per una causa non imputabile al debitore, la

prestazione diventa impossibile”. Se invece impossibilità della prestazione fosse da

attribuire al debitore, non vi sarebbe estinzione dell'obbligazione e il creditore potrebbe far

valere il suo diritto come risarcimento del danno. L’impossibilità deve essere: sopravvenuta

(non può essere originaria ma avvenire in un secondo momento dopo la nascita

dell’obbligazione); oggettiva/assoluta (deve essere causa imprevedibile, fortuita o di forza

maggiore, quale una scossa di terremoto); non imputabile al debitore come detto e

definitiva (l'impossibilità deve essere di natura tale da non consentire in alcun modo

l'adempimento successivo). Altre ipotesi di impossibilità sopravvenuta previste dal codice

civile sono l’ipotesi di impossibilità temporanea della prestazione e di impossibilità parziale:

nel primo caso l’impossibilità di adempiere in quel lasso di tempo non è di responsabilità

del debitore; se il ritardo poi prosegue per la natura, il rapporto obbligatorio si estingue

(abito ad es. che deve essere consegnato per un momento unico, tipo il matrimonio). Nel

secondo caso il debitore si libera per la parte non adempibile, senza obbligo di

risarcimento. Inoltre l’impossibilità dell’adempimento della prestazione per la consegna di

beni in denaro o beni fungibili, non può mai essere evocata in quanto reperibili.

Surroga reale (o anche “sub ingresso del creditore nei diritti del debitore”): la prestazione

- oggetto dell’obbligazione, in genere di fare, dare o non fare, diviene impossibile non per

colpa del debitore, ma in quanto un terzo distrugge l’oggetto o si ha la presa del bene ad

es. per espropriazione per legis: il creditore subentra nei diritti del debitore rispetto

l’eventuale risarcimento dei danni o indennizzo nel caso dell’espropriazione. Questo

subentrare non è automatico, è una facoltà offerta al creditore, da richiedere all’altra parte

o in caso di rifiuto giudizialmente.

MODIFICAZIONE SOGGETTIVE

Le modificazioni soggettive riguardano il mutamento della titolarità delle situazioni giuridiche

soggettive tra le quali si instaura il rapporto obbligatorio; tale mutamento può interessare sia il

lato creditorio che quello debitorio:

Modificazione soggettiva dal lato creditorio: essendo il credito un bene, secondo l’art.

- 1260, può essere trasferito a titolo oneroso o gratuito. Nel caso più comune, quello della

cessione del credito, il creditore originario (cedente) trasferisce ad un terzo soggetto

(cessionario) il diritto di credito, quindi la pretesa alla prestazione del debitore (ceduto).

Grazie al principio della libera trasferibilità, il credito può essere trasferito ponendo di

regola il debitore in uno stato soggezione, senza cioè che possa impedirlo; tuttavia ci

sono delle ipotesi previste dall’ordinamento in cui il credito è incedibile, data la

particolarità del titolo o oggetto del rapporto, perché di natura speciale (credito non

pignorabile o sequestrabile) o inerente ad un determinato soggetto (crediti alimentari).

Se il mutamento del lato creditorio era impedito dall’accordo delle parti e il cessionario

non ne era al corrente, il credito si trasferisce ugualmente. Se il cessionario fosse

creditore del cedente, la cessione del credito può servire come garanzia del debito del

cedente o per estinguere tale rapporto nel momento in cui però il debitore esegua la

prestazione nei confronti del cessionario. Di solito la cessione del credito tra cedente e

cessionario avviene senza che il debitore diventi parte del nuovo accordo, a patto però

venga a conoscenza del mutamento della titolarità da parte del cedente o cessionario

con qualsiasi mezzo, altrimenti non sarebbe obbligato verso il cessionario; tuttavia

quando previsto si richiede la partecipazione nel rapporto del ceduto, che dovrà

autorizzare o accettare la cessione.

Due sono le garanzie che nel rapporto tra cedente e cessionario, il primo deve

assicurare al secondo: la garanzia dell’esistenza del credito varia a seconda che la

cessione è a titolo oneroso, il cedente al tempo della cessione deve garantire al

cessionario l’esistenza del credito; se a titolo gratuito, la garanzia è dovuta solo nei casi

e nei limiti in cui la legge pone a carico del donante la garanzia per l’evizione. La

garanzia della solvenza (solvibilità) del ceduto non è frequente, caricando il cessionario

dell’eventuale rischio di inadempimento; tuttavia nel caso in cui il patrimonio del debitore

ceduto non sia sufficiente per la realizzazione eventuale del credito, il cessionario può

richiedere questa garanzia e qualora questo a seguito dell’inadempimento non riesca a

soddisfarsi sul patrimonio del debitore al pari del credito ceduto, potrà richiedere al

cedente quanto ad esso dato come corrispettivo, eventuali spese, interessi e danni

(quindi non può richiedere il valore della prestazione inadempiuta).

La sostituzione nel lato attivo del rapporto obbligatorio può avvenire secondo

l’ordinamento anche senza apposito accordo tra cedente e cessionario, in virtù

dell’istituto della surrogazione per pagamento, che si esplica in 3 ipotesi:

per volontà del creditore: Il creditore, ricevendo il pagamento (adempimento) da

o un terzo, può surrogarlo (farlo subentrare) nei propri diritti (verso il debitore). La

surrogazione deve essere fatta in modo espresso e contemporaneo al

pagamento (una dichiarazione effettuata successivamente avrebbe per oggetto

un rapporto già estinto e il terzo potrebbe agire solo con l'azione di indebito

arricchimento nei confronti del debitore).

per volontà del debitore: Il debitore, che prende a mutuo una somma di denaro o

o altra cosa fungibile al fine di pagare il debito, può surrogare il mutuante nei diritti

del creditore, anche senza il consenso di questo.

Legale: surrogazione che ha la sua fonte nella legge ed è prevista in alcune

o ipotesi tassative; non sono richieste le volontà del creditore e debitore.

Modificazione soggettiva dal lato debitorio:

- obbligato è di norma il debitore, come parte passiva del rapporto obbligatorio, tuttavia il

nostro ordinamento, nell’art. 1180, prevede che possa adempiere anche un terzo

soggetto, spetterà poi al creditore decidere se accettare l’adempimento oppure rifiutare

nel caso in cui abbia ad es. l’interesse che sia l’originario obbligato ad adempiere

(prestazione intuitu personae); però se il rifiuto è ingiustificato, ciò preclude al creditore

di pretendere l’adempimento dal debitore.

L’adempimento del terzo è in genere atto libero (non dovuto), se però attua un

preventivo accordo con il creditore (cessione del credito) o con il debitore (delegazione,

espromissione o accollo esterno) è atto dovuto. Il debitore non è necessariamente

liberato con l’adempimento del terzo, anche qualora questo soddisfi il creditore: se il

creditore è incapace, l’adempimento è efficacie solo se a favore del creditore, ma di

norma deve essere a favore o del tutore o del curatore (c.d. rappresentanza legale).

Gli istituti di modifica, nella delegazione ed espromissione non richiedono la

partecipazione contrattuale del creditore (solo nell’accollo); esaminiamo questi 3 istituti

di modifica:

Delegazione art. 1268-69: bisogna distinguere due tipi di delegazione, quella di debito

1. (delegatio promittendi o a promettere) e quella di pagamento (delegatio solvendi). Nel

primo caso, il debitore (delegante) affida ad un terzo soggetto (delegato) l’incarico di

assumere il debito nei confronti del creditore originario (delegatario), al fine di

estinguere il rapporto che intercorre tra delegante e delegatario (c.d. rapporto di valuta).

A giustificare l’impegno del delegato ad assumersi tale obbligo per conto del delegante,

è il rapporto che intercorre tra delegante e delegato, c.d. di provvista; se questi motivi

non sono richiamati nel contratto delegatorio si ha una delegazione pura rispetto al

rapporto di provvista; se sono invece richiamati, si ha una delegazione titolata; la

distinzione tra delegazione pura e titolata, ha importanza in quanto il delegato solo nella

seconda ipotesi può muovere al delegatario le eccezioni che il delegato può muovere al

delegante. La delegazione di debito è normalmente cumulativa, in quanto il delegato

diventa condebitore solidale del delegatario; può essere anche liberatoria se il creditore

dichiara di liberale il debitore originario. Nella delegazione di pagamento il delegante

non invita il delegato ad assumere l'obbligo di pagare al creditore delegatario (in virtù

del rapporto di provvista, il delegato si obbliga solo con il delegante e non con il

delegatario come prima), bensì gli ordina di provvedere a pagare concretamente.

Quando il delegato paga, la prestazione adempiuta nelle mani del delegatario ha una

duplice valenza: è come se essa fosse stata eseguita dal delegante (rapporto di valuta)

e vale contemporaneamente come effettuata dal delegato al delegante per quanto

riguarda i rapporti tra questi (rapporto di provvista).

2. Espromissione, art. 1272: il terzo (espromittente) estraneo al rapporto obbligatorio,

assume spontaneamente l’obbligazione del debitore (espromesso) verso il creditore

(espromissario); il carattere della spontaneità, indica che la giustificazione causale (il

titolo) dell’intervento dell’espromittente è irrilevante. A differenza dell’adempimento del

terzo, l’espromissione non estingue l’obbligazione originaria immediatamente, liberando

l’espromesso, ma serve il consenso del creditore; a differenza inoltre della delegazione

di debito, nella espromissione la giustificazione causale per l’adempimento è il mero

rapporto di valuta tra debitore e creditore (e non quello di provvista). Come la

delegazione, può essere cumulativa o liberatoria.

3. Accollo: istituto per cui un terzo (accollante) pattuisce con il debitore originario

(accollato) l’assunzione del sul debito nei confronti del creditore (accollatario). A

seconda dell’adesione o meno del creditore all’accollo, distinguiamo l’accollo interno da

quello esterno: il primo caso si ha quando il creditore non aderisce all’accollo o non ne

ha conoscenza e gli effetti prodotti saranno solo tra le due parti (accollante e accollato);

il creditore si rivolgerà al debitore originario per l'adempimento, ma quest'ultimo, in base

al contratto di accollo, potrà rivolgersi all'accollante affinché gli fornisca i mezzi per

l'adempimento. Se il creditore aderisce all’accollo siamo nell’accollo esterno (es.

delegazione o espromissione) e l’adesione rende irrevocabile la dichiarazione di

accollo; questo può essere cumulativo o liberatorio. L’accollo può derivare dalla volontà

delle parti o dalla legge. L’accollante è obbligato nei confronti dell’accollatario solo nei

limiti del contratto di accollo e può opporre al creditore le eccezioni derivante

dall’accollo.

INADEMPIMENTO

Ai sensi del 1218, levate le ipotesi di estinzione per cause non imputabili al debitore,

l’inattuazione definitiva del rapporto obbligatorio, cioè l’impossibilità definitiva della

prestazione, costituisce inadempimento, che è fonte di responsabilità (1218) detta contrattuale

(dogma voluto dalla dottrina per distinguerlo da quella extracontrattuale, ma non tiene conto

che fonte del rapporto obbligatorio non è solo il contratto ma anche altro fatto o atto) o

personale.

L’art. 1218 e seguenti prevedono fonti di responsabilità differenti a seconda della fonte del

rapporto, della prestazione o del suo oggetto, ecc., e criteri principali per la responsabilità sono

due: Fino a quando la prestazione è oggettivamente possibile il debitore è sempre

- responsabile; nel momento in cui vi è una impossibilità sopravvenuto l’obbligato è

ammesso alla prova liberatoria, cioè non gli è imputabile l’evento che ha dato causa

all’impossibilità.

Davanti all’inadempimento il creditore ha l’onere di provare l’inesatta esecuzione della

- prestazione e la scadenza del termine di adempimento, nonché l’ammontare del

pregiudizio economico ricevuto (danno emergente più lucro cessante); il debitore invece

deve provare sia l’impossibilità della stessa (impossibilità assoluta, oggettiva e

insuperabile) sia la non imputabilità (causa a lui esterna, inevitabile in virtù della

diligenza tenuta o l’imprevedibilità, cioè il caso fortuito come un incendio, terremoto,

ecc.). Tuttavia il caso fortuito o il fatto del terzo non esonerano da responsabilità il

debitore quando questo avrebbe potuto adottare misure volte ad evitare effetti negativi

sulla prestazione.

L’art. 1218 va coordinato con due importanti articoli:

1175: impone il reciproco dovere di correttezza (rientra nella clausola generale della

- buona fede), sì da far distinguere tra condotta esigibile (dal creditore) e condotta dovuta

(dal debitore); la doverosità della condotta non è più tale nel momento che la

prestazione diviene impossibile; ugualmente, secondo un giudizio di buona fede, ci

sono delle circostanze che fanno della condotta inesigibile.

1176: “nell’adempiere l’obbligazione il debitore deve usare la diligenza del buon padre

- di famiglia”; questo presupposto non è però criterio di esonero dalla responsabilità

debitoria (il debitore non si libera dimostrando di aver tenuto una condotta diligente;

bensì è regola tecnica per valutare la qualità dello sforzo richiesto al debitore

nell’esecuzione della prestazione.

Il regime di responsabilità è derogabile in parte tramite le c.d. clausole di esonero, accordo tra

le parti per determinare un diverso criterio di ripartizione del rischio dell’inadempimento,

purché però si escluda o limiti preventivamente la responsabilità del debitore per dolo o colpa

grave (in tal caso sarebbe nullo).

Mentre nell’inadempimento provocato dal creditore, il debitore è esonerato da responsabilità, il

debitore che si avvale nell’esecuzione dell’opera di terzi, risponde anche dei fatti dolosi e

colposi di questi, salvo diversa pattuizione.

CLAUSOLA PENALE E CAPARRA

Secondo l’art. 1382, il danno può essere liquidato per convenzione o legalmente (con

intervento giudiziale), tramite accordo transattivo o in via preventiva con la stipulazione di una

clausola penale: in questo ultimo caso le parti possono convenire nell’ipotesi di inadempimento

o ritardo, al fine di evitare il risarcimento della prestazione promessa (a meno che il danno

conseguito non sia superiore alla clausola prevista); il creditore potrà allora esigere la

prestazione promessa, indipendentemente dalla prova del danno, dal semplice ritardo (anche

senza subire danno) o un danno inferiore; il giudice può inoltre provvedere alla riduzione della

penale nel caso di richiesta del debitore, qualora questo abbia in parte eseguito la prestazione

o quando la penale è sproporzionata rispetto all’interesse atteso dal creditore. Vale il divieto di

cumulo, per cui in caso di inadempimento il creditore non può pretende la prestazione

principale e la penale. Ipotesi particolari sono: la convenzione di una clausola penale come

corrispettivo per il recesso, cioè la multa penitenziale (somma di denaro preventivamente

accordata e corrisposta all’atto del recesso, che dà la facoltà al debitore di mettere fine al

rapporto, cioè recedere); la caparra confirmatoria (dazione di denaro o quantità di cose

fungibili date alla conclusione del contratto esclusivamente per prestazioni corrispettive,

trattenute solo per l’inadempimento e non per il ritardo) e la caparra penitenziale (somma di

denaro versata anticipatamente rispetto conclusione del contratto, di qualsiasi tipo a differenza

di quella confirmatoria, dando al debitore la facoltà di recedere).

RISARCIMENTO DEL DANNO

L’attuazione dell’obbligazione gode di una tutela reale (esecuzione in forma specifica per

conseguire lo stesso bene) e tutela risarcitoria (circa l’equivalente monetario della cosa

dovuta). In base al criterio della causalità adeguata (o della regolarità causale), si può risarcire

solo i danni (pregiudizio economico) che per il normale svolgimento dei fatti si considerano

conseguenza dell’inadempimento o del ritardo; il risarcimento prevede la costituzione di una

nuova obbligazione (risarcitoria), avente ad oggetto una prestazione pecuniaria, la quale

comprende sia la perdita effettivamente subita (danno emergente), sia il mancato guadagno

(lucro cessante), purché l’una e l’altro siano conseguenza immediata e diretta

dell’inadempimento. Se il preciso ammontare non sia possibile da determinare per il creditore,

spetta al giudice farlo. Il risarcimento del danno è debito di valore prima della conclusione del

processo e debito di valuta con la liquidazione giudiziale, come una mera obbligazione

pecuniaria.

SPECIE TIPICHE DÌ OBBLIGAZIONI

Distinguiamo:

Obbligazioni pecuniarie : sono le specie di obbligazioni più diffuse data la normalità

- dell’oggetto delle prestazioni, cioè il denaro, che nell’economia moderna ha un ruolo

fondamentale come unità di misura, mezzo di acquisto e di scambio, nonché come

mezzo di risarcimento per la lesione di interessi patrimoniali e non. Il termine tecnico-

monetario per dire denaro è moneta è e importante è la distinzione tra moneta contante

(banconote) da quella scritturale (o contabile, elettronica), la quale indica la disponibilità

monetaria presso un ente creditizio. Tra le principali caratteristiche abbiamo quella della

relatività, per cui i criteri di rivalutazione monetaria e di calcolo degli interessi variano in

base alla diversità del titolo, delle condizioni economiche politiche e sociali. Circa

l’esecuzione delle prestazioni pecuniarie, queste si caratterizzano quasi sempre per il

mutamento del potere di acquisto della moneta generatosi tra il momento del sorgere

del vincolo e quello di attuazione; tale incertezza è regolata dall’art. 1277 che introduce

il principio nominalistico, per cui il debito si estingue con moneta avente corso legale

nello stato al tempo del pagamento e per il suo valore nominale (anche dopo un anno di

svalutazione, io debitore sono obbligato a dare lo stesso importo previsto), che

introduce il c.d. debito di valuta. In presenza però di inflazione galoppante, la dottrina ha


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e commercio
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Giuseppe Di palma di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto civile e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico delle Marche - Univpm o del prof Mantucci Daniele.

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