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Althusius Johannes

Althusius sostiene che la società sia un insieme di associazioni private, semplici, pubbliche e miste e che il popolo sia l'elemento base titolare del potere sovrano che può esercitare diritto di resistenza se il sommo magistrato viola il patto associativo (tirannide).

Politica methodice digesta

Althusius crede nell'esistenza di un ordine naturale dell'universo di derivazione divina e dell'istinto dell'uomo ad associarsi e a partecipare all'azione politica come un modo necessario per realizzare il bene e praticare la virtù. La riflessione di Althusius sembra infatti costruita su una realtà etica, religiosa e giuridica e su leggi e diritti indipendenti dalla razionalità e dalla volontà degli individui.

Primato delle associazioni

La "consociatio" è un essere essenzialmente simbiotico. Questa può prendere la forma del regno o della repubblica e di tutte le associazioni minori. È la pluralità e la differenza delle associazioni che rendono necessaria una guida virtuosa in grado di ricondurle verso una medesima direzione. Tutte le associazioni hanno quindi bisogno di un rettore istituito per consenso il cui potere è superiore rispetto a quello dei singoli membri dell'associazione stessa. La "consociatio universalis" unisce invece tutte le associazioni minori attribuendogli un potere superiore.

Patto associativo e i suoi momenti

L'accordo che dà luogo alla "consociatio universalis" ha la forma di un patto e si può dividere in tre parti: la prima coinvolge tutte le associazioni, le corporazioni, le città (...) che mettono in comune i beni. Da qui prendono forma il corpo politico del popolo e gli efori (i suoi rappresentanti) che possono essere scelti tramite elezione; successivamente viene distinto ciò che spetta agli efori e ciò che spetta al popolo.

Per garantire l'unità della consociatio viene istituito un sommo magistrato che stipula un accordo con il popolo attraverso gli efori, suoi rappresentanti. La forma di governo rimane comunque mista in perché ai poteri del sommo magistrato sono contrapposti quelli del popolo che partecipa e controlla il governo e, tramite i suoi rappresentanti, collabora. Il sommo magistrato rimane un semplice amministratore, responsabile personalmente delle sue azioni; anche se il popolo si impegna a sottomettersi questo, rimane comunque titolare esclusivo della sovranità.

Un momento fondamentale del patto è quello che obbliga il sommo magistrato e il popolo a obbedire e rispettare le leggi di Dio e il popolo può rifiutare i comandi del re se questi risultano contrari alla volontà divina. Questo diritto di resistenza è pensato per una possibile degenerazione in una tirannide (quando il sommo magistrato viola il patto associativo, ostacola le consociazioni, agisce contro l'ordine divino).

Althusser Louis

Althusser parte dal tentativo di rivedere il ruolo della filosofia come disciplina che, meglio delle altre scienze, sarebbe in grado di spiegare l'agire dell'uomo e le sue facoltà.

Filosofia, storia, conflitto

Althusser intende rivolgere la sua attenzione al rapporto tra filosofia e storia: "ogni filosofia riproduce nel suo seno il conflitto esistente nel mondo esterno in cui si trova compromessa o coinvolta. La filosofia esiste accanto ad altri fatti e gli avvenimenti che la riguardano ne spiegano altri: i concetti, le idee, i simboli, le figure si connettono secondo procedure e passaggi stringenti che non sorgono a caso né sono il frutto di una spontanea attività creativa. Essi rispondono piuttosto a un insieme di operazioni che servono a stabilire la supremazia di alcuni di essi su tutti gli altri, facendoli funzionare come gli ingranaggi di un dispositivo (una fabbrica che produce potere).

La filosofia è quindi il frutto di scissioni che attraversano uno strato specifico (quello della teoria). La riflessione dell'autore vuole mettere in campo idee a partire dallo scenario conflittuale in cui il lavoro teorico stesso si svolge: per questo la categoria fondamentale che raccoglie i risultati dalla prima fase del suo pensiero è quella di "rottura" da lui denominata "sovversione" o "trasformazione". La filosofia è inoltre caratterizzata in termini di "pratica", ovvero il processo di trasformazione di una determinata materia in un determinato prodotto, trasformazione effettuata da un determinato lavoro umano facendo uso di determinati mezzi. Questa non è più quindi la protagonista del processo della conoscenza ma diviene un oggetto di conoscenza, un dato analizzabile di cui si possono rappresentare e illustrare gli sviluppi.

Politica e potere

Si passa dall'osservazione del rapporto che sussiste tra la filosofia e altri campi, non solo conoscitivi ma anche morali, estetici e politici. Althusser traccia anche la serie di operazioni che permettono al dispositivo filosofico di penetrare in altri settori e appropriarsene. Questo metodo, che usa il conflitto come mezzo di produzione di conoscenza, e la conoscenza come attrezzo per condurre conflitti, viene ripreso da Marx e Freud.

Revisione del marxismo

L'autore attacca i più importanti esponenti del marxismo (Gramsci), accusandoli di ridurre la storia alla manifestazione mondana di entità ideali che ne cancellano le scissioni. Egli sostiene che non serve a nulla identificare la verità del marxismo ma occorre piuttosto trovare la tattica giusta per abbattere il potere e provocare una rivoluzione. Nulla è necessario e nulla è inevitabile; tutto è aleatorio perché deciso dai conflitti e dalla direzione che gli aggregati coinvolti conferiscono alla lotta, indirizzandola verso la trasformazione o verso la sua riproduzione.

Apparati ideologici di stato

Tutto il complesso di norme, di organismi e agenzie che operano per mantenere stabile un contesto di sovranità è eretto sulla dipendenza e l'asservimento. I dispositivi di dominio sono considerati non solo come entità organizzate ma anche come segmenti di variazioni, effetti di conflitti che non si arrestano neanche con l'installazione di un dominio. Una struttura sociale non è un ordine neutralizzato ma un ulteriore scenario della lotta in cui la posta in gioco sono il controllo e la gestione della società intera. Gli apparati ideologici di stato sono macchine che funzionano a "ideologia" e che bruciano violenza per produrre potere. La ricerca di Althusser è volta a mettere in evidenza il conflitto e gli spostamenti del lavoro (quei tentativi di trovare gli spazi e le opportunità per sfondare, di trovare un'alternativa politica e teorica). La seconda fase della sua produzione si concentra invece sugli spostamenti provocati dai conflitti.

Arendt Hannah

Analisi del totalitarismo

"Analisi del totalitarismo" (1951) è un'indagine sulla genealogia dei totalitarismi che si sono sviluppati nel XX secolo (nel periodo tra le due guerre mondiali). La prima spinta alla sua formazione viene rintracciata nel crollo della visione liberale dello stato; tutto l'apparato statuale viene concepito dal pensiero borghese in funzione della realizzazione del benessere economico del singolo e della proprietà privata. Il corpo politico che si viene a formare si basa quindi sull'accumulazione di potere che ha come unico scopo l'accrescimento di beni.

Durante la sua ascesa la borghesia iniziò a considerare lo stato come un ostacolo per i propri traffici e si appoggiò quindi sull'altra definizione di comunità organizzata, la nazione (meno definita e più aperta all'influsso dell'ideologia). La "grande nazione" diventa allora una copertura abbastanza elastica sotto la quale porre in funzione un sistema burocratico e amministrativo organizzato attorno al principio di supremazia della propria razza. Dopo la prima guerra mondiale si delinea la figura delle "masse" la cui formazione derivava dai frammenti di una società in cui la struttura competitiva e la solitudine dell'individuo erano state tenute a freno soltanto dall'appartenenza ad una classe.

Arendt considera l'uomo-massa come un prodotto tipico della modernità industriale avanzata, allevato nell'isolamento e nella mancanza di normali relazioni sociali (è proprio grazie a questi fattori che nasce il totalitarismo). Il capo totalitario, a differenza del dittatore, si applica con sistematicità scientifica alla distruzione di un certo gruppo non conforme all'ideologia dominante creando un meccanismo ottuso e irriflesso che coinvolge tutti i cittadini. L'unico scopo del regime totalitario è quello di organizzare il maggior numero possibile di persone nelle sue file e farle marciare. È quindi necessario produrre una serie di schiere di esseri estraniati, animali da lavoro e da guerra.

Modernità politica

Chi è l'uomo? Per rispondere a tale domanda Arendt articola lo spazio dell'attività umana in ambienti fondamentali, ai quali corrisponde una specifica attività e un relativo tipo umano:

  • Ambiente naturale: La terra nella sua accezione di mondo organico e inorganico. L'attività corrispondente è il lavoro e il tipo umano è l'animal loborans.
  • Mondo umano: L'insieme di artefatti di cui l'uomo si circonda per dare permanenza alla sua vita sulla terra. L'attività corrispondente è l'operare e il tipo umano è l'homo faber.
  • Polis: Lo spazio pubblico in cui gli uomini possono entrare in relazione gli uni con gli altri e conservare la memoria dei loro atti mediante il discorso. L'attività corrispondente è l'agire e il tipo umano è quello che Aristotele definisce zoon politikon.

L'autrice si interroga su come queste tre sfere, un tempo ben distinte, si siano ritrovate mescolate e confuse. Infatti negli anni contemporanei ad Arendt la polis va scomparendo, mentre l'esistenza individuale tende a fondarsi esclusivamente sulla fabbricazione, innalzando l'homo faber a prototipo umano vincente, soppiattato poi, in epoca industriale, dall'animal laborans.

Gli eventi chiave all'origine di questo rovesciamento sono quelli che l'autrice definisce "alienazione dal mondo" (man mano che l'uomo procedeva nella consapevolezza dei propri mezzi di intervento sulla natura, questa si ribellava dando vita a catastrofi immani). L'unico valore sacro ancora presente all'interno della società è quello di "vita".

Analisi della rivoluzione

Arendt concentra l'attenzione sull'osservazione dei grandi fenomeni collettivi centrali della modernità politica: la rivoluzione americana e quella francese (la rivoluzione viene vista come la causa o come l'effetto di una guerra). La rivoluzione francese si incentrò sulla richiesta di soddisfacimento delle necessità vitali da parte di uomini e donne francesi. La violenza passò in questo caso da semplice modalità apolitica di esprimere un bisogno insoddisfatto a strumento essenziale di azione politica.

La rivoluzione americana, invece, fu una guerra contro la madrepatria che si pose l'obbiettivo di costruire qualcosa di interamente nuovo. L'autrice considera queste esperienze americane e francesi come embrioni di democrazia diretta, isole di autogoverno.

Potere e violenza

"On violence" è un breve testo in cui Arendt difende la pratica della disobbedienza civile come prassi di riaffermazione delle libertà costituzionali contro la prepotenza del governo. Il potere viene infatti considerato come una forma di dominio. Militarmente il potere del governo può sempre distruggere il potere popolare per mezzo della violenza: il terrorismo di stato ne è l'eclatante esempio.

La violenza è uno strumento di lotta politica che, secondo l'autrice, è incapace di promuovere cause giuste sebbene in alcuni casi possa servire a drammatizzare le ingiustizie e sottoporle all'attenzione dell'opinione pubblica. L'esaltazione della violenza, però, è la conseguenza di un'acuta frustrazione della facoltà di agire nel mondo moderno mentre il potere è la capacità umana di agire in concreto e non è mai di proprietà di un individuo ma appartiene a un gruppo e continua ad esistere finché questo resta unito.

Barrès Maurice

Barrès si accosta al positivismo evoluzionistico e all'idea di determinismo. Infatti egli, servendosi del binomio della terra e dei morti arriva a sostenere che "tutto quello che siamo nasce dalle condizioni storiche e geografiche del nostro paese" e "elaboriamo giudizi a seconda dell'ambiente in cui siamo immersi". Egli affronta il tema del patriottismo e del radicamento nazionale rifiutando espressamente l'internazionalismo socialista: stranieri e intellettuali indeboliscono la Francia.

Bentham Jeremy

Bentham respinge il tradizionalismo giuridico e esalta l'equilibrio di poteri tra monarca, aristocrazia e popolo, negando l'idea di un contratto originale. Bentham ritene che la società nasca in seguito a procedimenti complessi facenti capo alle insicurezze degli individui e ai loro bisogni. Inoltre fa una distinzione tra giurisprudenza espositiva, che considera le leggi così come sono e in quanto prodotti consolidati nel tempo, e giurisprudenza censoria, che valuta secondo uno spirito critico razionale e si interroga su come dovrebbe essere.

Introduzione ai principi della morale e della legislazione

Bentham sostiene il principio di utilità: ciascun individuo è mosso dell'attrazione del piacere e dal rifiuto del dolore e cerca quindi di massimizzare la propria felicità fuggendo da ciò che prevede come dannoso. Egli introduce la possibilità di quantificare piaceri e dolori, tenendo conto della loro intensità, della durata, della certezza e della vicinanza. Analizza anche i rapporti tra legge, reato e sanzione: la pena è sempre un male e hanno il compito di scoraggiare il reato ma non devono essere sproporzionate. Non è tanto la crudeltà della punizione quanto la consapevolezza che al reato seguirà il giudizio è la sanzione serve da deterrente per i comportamenti criminosi.

Il principio di utilità si traduce nella formula di "massima felicità per il maggior numero", per cui la bontà di una legge si misura empiricamente dai suoi effetti, utili o meno, per raggiungere lo scopo prefissato in accordo con tale criterio. Al centro del suo modello economico sta quindi il perseguimento delle utilità individuali sulla base del diritto di proprietà, senza il quale mancherebbero stimoli alla produzione. L'autore incoraggia infine il suffragio universale, in nome del principio utilitaristico per cui la legge deve perseguire la felicità del maggior numero; si può quindi auspicare che tutti possano scegliere i rappresentanti incaricati dell'approvazione delle leggi. Bentham si dichiara quindi contrario alla tradizionale esclusione delle donne dai diritti politici.

Blanc Louis

Blanc propone un progetto di riforma economica basato sull'idea di organizzazione del lavoro. Egli rifiuta la monarchia e punta sulla Repubblica come sistema istituzionale capace di operare i giusti passaggi tra la volontà di tutti e l'utilità generale. La sovranità popolare può esprimersi tramite un'unica assemblea legislativa eletta a suffragio universale. Inoltre si devono costruire gli "ateliers nationaux" che ergono crescere con le aziende economicamente sane per raggiungere l'autogestione. Solo nel primo anno di vita il loro staff sarà nominato dal governo, successivamente la gerarchia risulterà dal principio elettivo e le cariche saranno ricoperte mediante votazioni interne con salari differenziati a seconda delle mansioni. Il reddito netto verrà suddiviso in tre parti: una da ripartire tra gli associati, una per i vecchi, i malati e gli infermi e la terza per rinnovare la macchine e fornire strumenti di lavoro ai nuovi associati. Nella previsione di Blanc, una volta avviato gli ateliers, in ogni settore industriale si creerebbe una situazione di concorrenza con le aziende private, destinata in breve tempo a volgere a danno di queste ultime (per evitare effetti sgraditi tra pubblici e privati, la conflittualità andrebbe gestita dal governo).

Bodin Jean

Bodin sviluppa una teoria sullo stato moderno. Egli sostiene che la Repubblica sia un "governo giusto di molte famiglie e di ciò che è loro comune" (le cose comuni sono le componenti elementari dello stato). Alla famiglia è dunque attribuita una posizione di priorità a cui spetta il diritto di proprietà. Inoltre Bodin afferma che il potere sovrano è un elemento rilevante che unifica le varie parti della Repubblica rendendola un unico corpo. Questo è assoluto e perpetuo, non ammette poteri superiori ed è da intendere come un potere che dura tutta la vita di colui che lo esercita. Il potere sovrano è unico, indivisibile e inalienabile, corrisponde all'essenza dello stato e conferisce la validità alle leggi. Nella monarchia il potere sovrano appartiene al re, nell'aristocrazia a una minoranza e nella democrazia alla maggioranza. Bodin sostiene la monarchia come espressione della sovranità come elemento essenziale dello stato. La volontà del sovrano si esercita nell'ambito della legge di natura ed egli è moralmente responsabile davanti a Dio e non davanti ai cittadini.

Bernstein Eduard

Bernstein affronta i problemi del socialismo, contesta la "teoria del crollo" immediato del sistema capitalistico, sostenuto da Marx. Non crede che i capitalisti diventeranno sempre più ricchi e i proletari sempre più poveri in quanto nota che le condizioni di questo sono migliorate ultimamente. Il proletariato deve rinforzare lo stato tramite strumenti legislativi.

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Scienze politiche e sociali SPS/02 Storia delle dottrine politiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher domecrescentini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle dottrine politiche e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Bonaiuti Gianluca.
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