Storia delle dottrine politiche
Agli albori del pensiero politico: i sofisti
Il pensiero politico così come lo concepiamo noi nasce nella Grecia antica nel V secolo a.C., e nasce da una situazione di conflitto, anche se bisogna precisare che anche prima del V secolo circolano già alcune idee in merito alla teoria politica. Tuttavia, verso la metà del V secolo a.C. in Grecia, ed in particolare ad Atene (città più forte sotto ogni punto di vista, anche quello militare) i sofisti mettono in crisi le credenze tradizionali di tutti i greci.
I sofisti, infatti, sostengono tesi assolutamente innovative, e la loro genialità sta nel fatto che essi generalizzano le osservazioni che avevano fatto i marinai e i mercanti che andavano in giro per l'Egeo e che, tornando a casa, raccontavano di come funzionavano gli ordinamenti in altri Paesi (ad esempio in Persia o a Sparta). I sofisti generalizzano dunque questi racconti e giungono alla conclusione che esistono alcune cose che valgono ovunque e sono giuste per natura, mentre altre sono frutto di convenzione. Le leggi, dunque, sono frutto di “nomos” convenzioni (non a caso, in greco è sia legge che convenzione).
Protagora
Protagora, primo coerente relativista, conclude che “L’uomo è la misura di tutte le cose”, e che dunque non esistono verità oggettive, ma ogni verità è relativa ad ogni essere umano. In modo rivoluzionario per il tempo (e non a caso sarà condannato per empietà), scrive un’opera intitolata “Intorno agli dei”, che si apre con un frammento che potrebbe essere interpretato come il pensiero di un agnostico più che di un ateo. Protagora illustra qui come non si possano dare gli dei come unità di misura (proprio perché di essi non si conosce nulla), e come solo l’uomo possa essere usato come misura delle cose, quindi ogni verità è una verità umana.
Protagora è chiaro inoltre sulla giustizia: la giustizia è l’opinione della città, quindi la giustizia è propria di ogni comunità. Ma se ciò che è giusto è determinato dalla società ed il giusto è ciò che è scritto nelle leggi, come è possibile affermare che una legge è di per sé ingiusta? E come si fa a dire che, ad esempio, l’Inghilterra democratica di Churchill sia migliore della Germania nazista di Hitler, considerato che entrambe erano conformi alle leggi vigenti all’epoca in quei Paesi?
Protagora non risponde a queste domande, lasciando il dibattito aperto e complesso per i pensatori successivi, tra cui Platone.
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