DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA IN AMBITO SOCIO – POLITICO
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* = Nuova lezione e/o argomento
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Definizione = La dottrina sociale della chiesa è quella scienza teologica che su principi sempre
validi cerca risposte alle problematiche contingenti della storia.
*)
La dottrina sociale della chiesa è una materia che ha per oggetto la società osservata non dal punto
di vista generale (come abbiamo visto in sociologia) ma dal punto di vista canonico.
La differenza tra questo corso ed un corso di teologia o filosofia sta nel fatto che questa materia
studia l’intervento della chiesa nell’ambito socio – politico,
Qui non abbiamo più principi induttivi ma deduttivi. Nonostante questo, la materia la studiamo sia
attraverso metodi deduttivi che induttivi.
Montesquieu dobbiamo menzionarlo poiché introdusse il concetto importantissimo della
tripartizione della potestà in:
1. Esecutiva
2. Legislativa
3. Giudiziaria
Alla domanda da quando esiste la DSCH (Dottrina Social della Chiesa) dobbiamo rispondere “da
sempre”. Questa risposta, tuttavia, ha un MA, che dobbiamo analizzare. La DSCH nasce in maniera
formale e convenzionale nel 1891 quando il papa in carica, Leone XIII elaborò il primo documento
innovativo per tale disciplina ovvero la “Rerum Novarum” (circa le cose nuove). Tale documento fu
la prima enciclica sociale (poiché solo i documenti sociali dobbiamo prendere in considerazione).
Prima del 1891 la chiesa aveva una dottrina sociale?
La risposta è si (abbiamo detto prima che esiste da sempre ma ora vediamo il MA sopra citato) MA
non si chiamava dottrina della chiesa e non si aveva quindi “formalmente” la costituzione e non
aveva l’elemento importantissimo ed indispensabile della socialità (non era neanche organizzata
sistematicamente.) Non è che non si è mai interessata alle problematiche dei fedeli.
Ma se prima del 1891 non vi era la dottrina sociale della chiesa, cosa c’era?
Prima vi era la prassi cristiana (o anche prassi della carità o carità operosa). Un esempio di carità
operosa (è forse più corretto chiamarla cosi) è l’operato dei santi.
Prima quindi avevamo l’evangelizzazione che aiutava i fedeli e, i luoghi in cui si studiava o, diciamo
il centro di questa evangelizzazione, era la figura del monastero (prima ancora dei lazzaretti).
Prima che la chiesa prendesse coscienza con un documento ufficiale dei fedeli e delle situazioni
socio – politiche o anche economiche, veniva praticata la “carità operosa”, legata molto
all’iniziativa di base di un individuo.
Con la Rerum Novarum si ha il passaggio dalla volontà all’obbligo. Un esempio per capire meglio
tale affermazione lo possiamo trovare in S. Francesco, in S. Rita e cosi via. Per capire ancora meglio
quanto sopra scritto facciamo un ulteriore esempio: quello della lotta contro la schiavitù (lotta
portata avanti dalla chiesa).
La nostra disciplina (dobbiamo sempre ricordare che prendiamo in considerazione la dimensione
sociale) ha bisogno di esser sottoposta a continui aggiornamenti: non posso prenderla così e
credere di poterla insegnare per 300 anni. La dimensione sociale di una società è in CONTINUA
EVOLUZIONE.
Dobbiamo tener presente che dal 1891 al 2000, abbiamo visto aggiornamento ed arricchimento
della DSCH attraverso dei cicli.
Molte questioni non furono affrontate poiché non erano maturi i tempi.
*)
La DSCH si basa sulle virtù teologale ma in particolar modo con la giustizia (virtù cardinale). Anche
qui ribadiamo la distinzione:
Virtù Teologali:
1. Fede
2. Speranza
3. Carità
Virtù Cardinali:
1. Prudenza
2. Giustizia
3. Fortezza
4. Temperanza
La giustizia è importante. Viene messa in evidenza dai filosofi tramite la rivoluzione industriale (con
tale rivoluzione il Piemonte e la Campania vennero notevolmente modificate e revisionate.)
Vi era un grande disagio della situazione sociale (ingiustizia morale). Con il 1891, la tendenza alla
realizzazione del bene comune viene condiviso da molte persone, le quali, crearono le prime
organizzazioni (le prime opere per dare le basi alla scienza della DSCH) ed opere. Proprio da questa
esigenza nacque la dottrina sociale. La rivoluzione industriale portò molta povertà.
Ma prima della rivoluzione industriale, c’era la povertà?
Ovviamente si, ma vi era un blocco unito di persone (con la rivoluzione creano nuovi ceti ed una
nuova organizzazione sociale: nasce la borghesia).
Cit. Hegel “Di notte le mucche sono tutte nere” per spiegare l'ovvietà della situazione.
Questo per spiegare il paradosso che la globalizzazione (come anche la rivoluzione industriale)
porta alla povertà e che noi oggi utilizziamo il termine crisi per dire tutto. Le scoperte e ogni
trasformazione della società portano alla povertà.
Questo è lo spettro dell’Europa.
Parlando di povertà non intendiamo la mancanza del superfluo ma del necessario. Ulteriore
distinzione da fare e differenza tra ora ed allora è la povertà assoluta, ovvero, la mancanza
dell’essenziale. Che cos’è l’essenziale oggi? Per noi oggi l’essenziale è rappresentato da:
1. Prospettiva di futuro
2. Avere un tetto
Ai tempi della rivoluzione industriale, l’essenziale era principalmente rappresentato da:
1. Mangiare
2. Avere un tetto
Tutte le accelerazioni della storia “lasciano le persone indietro”. Pensando all’Inghilterra ai tempi
della rivoluzione, possiamo prendere come punto di riferimento il film “Oliver Twist” e “David
Coopperfield”. Altri titoli importanti sono anche “Rosso Malpelo”.
I gradi di povertà sono rappresentati dalla mancanza del:
1. Superfluo
2. Necessario
3. Essenziale
Per questo motivo la teologia morale non bastava: fare in modo di trovare una disciplina teorica
ma che allo stesso tempo tramite metodo indut
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