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garanzia di uno stato buono, né l’instaurazione di uno stato razionale, è l’estrinsecazione

di un mero assetto di forza che coarta la società.

Bisogna distinguere la parola Costituzionalismo dall’espressione Dottrine della

Costituzione. La prima è riservata a comprendere quelle teorie giusnaturalistiche e

contrattualistiche tipiche del XVII e XVIII secolo. Esse sono il risultato di teorie c.d. antiche,

come quella stoica, la protestante presbiteriana, o la seconda scolastica. Punti in comune

delle teorie contemporanee sulla Costituzione sono:

La tutela dei diritti individuali

 Costituzione come l’insieme di garanzie di tutela della libertà all’interno

 dell’organizzazione del potere.

L’espressione Dottrine della Costituzione fa invece riferimento a tutte le teorie,

indipendentemente dalla definizione che queste teorie assumono. Si possono riscontrare

almeno 3 punti di conflitto tra le diverse teorie:

1. Se la Costituzione debba essere considerata come un atto o come un fatto

giuridico.

2. Se abbia un fine descrittivo oppure normativo.

3. Se possa avere qualsiasi tipo di contenuto oppure dei contenuti determinati.

Negli Stati Uniti si è rimasti ancorati all’idea di Costituzionalismo, mentre nell’Europa

continentale l’idea di Costituzione, come fondata su un potere costituente, è stata

abbandonata e si sono diffuse varie teorie che rispecchiavano per lo più le teorie c.d.

antiche. Esse però sono state considerate nel tempo come episodi ideologici e sono state

abbandonate in nome della forza, teorie che consideravano lo Stato come la necessità di

costruire un apparato repressivo che tenesse insieme la società. Dalle teorie sulla

Costituzione come espressione della forza, si è passati a delle teorie che esasperavano

questo modo di ragionare, affermando che non vi fosse più alcuna verità, e che tutto

dovesse essere fondato sulla forza e sulla violenza. Il Nazionalismo ne è un esempio.

Da queste teorie si è cercato di scappare dopo il primo dopoguerra, vari esempi.

Teoria dell’Integrazione

. Essa pone un problema sensato: il compito della

 Costituzione è integrare, poiché l’unità del popolo non è un dato di fatto, anzi, il

popolo risulta essere diviso, lo Stato deve quindi svolgere una funzione integratrice.

Il problema di questa teoria è che si presta a sostenere politiche integratrici dall’alto,

quali furono poi il Nazismo e il Fascismo.

Heller invece valorizza l’esperienza della Società delle Nazioni e del Tribunale

 dell’Aja, dove venivano applicati principi di diritto che non corrispondevano a quelli

degli stati nazionali, che potevano essere giustificati non in quanto dati da chi ha

quel determinato diritto positivo, di quel determinato stato, ma che possono essere

giustificati indipendentemente dalla volontà dei governanti come principi etico –

politici che trascendono i confini dello Stato. La legittimità del diritto positivo dipende

dalla conformità a questi principi.

Kelsen vuole elaborare una teoria del diritto che pretende di essere pura, che vuole

 descrivere il diritto per quello che è, depurandolo da ogni contenuto ideologico.

Intende il diritto come uno strumento che può essere utilizzato, da un lato dai paesi

socialisti per raggiungere i loro obiettivi, dall’altro può essere recepita come teoria

idonea a spiegare il diritto degli stessi paesi socialisti. Il suo scopo era quello di

proporre una teoria del diritto e una teoria della democrazia pure, idonee a costruire

i termini di una pacificazione. Il potere, secondo Kelsen, è di chi ha la maggioranza,

vuole valorizzare quest’idea negando il principio di Sovranità. Idea di una società

aperta che rispecchia le maggioranze del momento.

Schimdt elabora una teoria durante il periodo nazista che è utile per interpretare il

fenomeno della Costituzione, il Decisionismo, parola tecnica che indica che gli atti politici,

ma anche gli atti giuridici, sono atti la cui produzione è disciplinata nel contenuto da

regole. Hanno quindi un contenuto volitivo, in questo senso sono decisioni, ma essi non

sono assunti attraverso l’applicazione di regole predefinite, hanno un contenuto

“irrazionale” in quanto non desunto da regole. La teoria di Schimdt nasce attraverso lo

studio della giurisdizione. Secondo Schimdt esisteva un’unita politica preesistente alla

Costituzione. Quest’unità politica può assumere forme radicalmente diverse. La

Costituzione della Repubblica tedesca di Weimar è quindi una decisione effettuata dal

popolo tedesco intorno alla forma dell’unità politica, questa scelta rappresenta la validità

della Costituzione. Proiezione di una teoria precedente, la cui essenza è quella di

affermare che la politica è lo scontro tra amici e nemici con il conseguente annientamento

del nemico, metafora della politica come Guerra Civile.

Anni ’20, critica al formalismo giuridico, ossia alla teoria secondo la quale le disposizioni

contenute nelle fonti scritte sono suscettibili di una e una sola interpretazione vera.

L’individuazione di questo significato è di tipo cognitivo, l’interprete applica attività di tipo

logico. La critica afferma che non è vero che una disposizione ha un solo significato, può

avere bensì più significati. L’attribuzione all’enunciato di un significato piuttosto che un

altro non è un’attività logica, vincolata, ma una scelta libera del giudice. Gli enunciati

tollerano però un numero finito di significati.

Le teorie del primo ‘900 non avevano l’idea di Costituzione come atto che compone un

pluralismo. L’idea liberale dello Stato fu sottoposta a una critica realistica alla fine dell’800.

Elitismo, metteva in evidenza come lo Stato fosse espressione di elite dominanti(Gaetano

Mosca). Riducendo lo Stato ad un insieme di elite dominanti si riduce anche la

Costituzione ad un’organizzazione reale. Si fa strada l’idea della Costituzione in senso

materiale di Lassalle. Questa teoria fu poi ripresa a livello teorico nel periodo tra le due

guerre. Con l’avvento del Fascismo divenne evidente che c’era una contrapposizione tra

l’organizzazione reale dello Stato e quello che era scritto nello Statuto. Accanto, quindi,

alla Costituzione in senso formale(carta costituzionale) esiste un’latra Costituzione, la

Costituzione in senso materiale data dall’organizzazione concreta delle forze dominanti,

potere così come storicamente si presenta. Questa stessa teoria è stata rielaborata

durante il periodo costituente, ed è diventata una teoria molto importante negli ultimi

decenni. Le società sono strutturate attorno a dei rapporti di dominio, di sovraordinazione,

però possono essere pluralistiche, presenza di più gruppi che esercitano il potere; bisogna

considerare che prima della carta costituzionale esiste questo insieme di forze che

esercitano il potere sociale, coloro che lo esercitano veramente sono i gruppi dominanti.

Le Costituzioni formali sono la formalizzazione, l’estrinsecazione dei principi fondamentali

di cui le forze dominanti sono portatrici, principi per definizione effettivi, perché le forze che

li esercitano sono effettive. La Costituzione formale è quindi la formalizzazione della

Costituzione materiale che può essere definita anche in termini di principi fondamentali,

non solo in termine di organizzazione. La Costituzione deve la sua forza non più al fatto di

essere espressione di una forza politica dominante, ma deriva dal fatto di essere un

equilibrio strategico ricercato tra forze in conflitto, interessate a tenere i piedi la

Costituzione, perché nessuno vuole correre il rischio di una guerra civile La Costituzione è

vista in questo modo come qualcosa fondato sulla convenzione, una regola il cui rispetto è

dato completamente nelle mani dei destinatari. Il minum che regge la Costituzione è una

convenzione, rispettare la Costituzione perché è la cosa più conveniente per evitare inutili

conflitti.

Configurabilità del rapporto tra diritto e regole e valori e principi nel periodo moderno.

Tentativo di utilizzare le teorie fondate sul consenso per effettuare questo ragionamento:

attraverso le teorie costituzionalistiche si scrivono all’interno della Costituzione principi

morali, risultanti da punti in comune delle carie visioni morali. Le costituzioni del secondo

dopoguerra dovevano rafforzare principi morali che avrebbero reso difficile il nuovo

diffondersi di regimi totalitari. Ma a questo punto che n’è del diritto? Il diritto valido è quello

legalmente formato che non deve contraddire i principi affermati in Costituzione, si

giudicano le leggi in base ai principi di giustizia contenuti all’interno della Costituzione.

Campo in cui bisogna interpretare la Costituzione attribuendo significati agli enunciati della

Costituzione stessa, atto che non è logicamente vincolato ma ampliamente discrezionale.

Attività intellettuale che è molto simile all’interpretazione morale, all’elaborazione di teorie

e visioni morali. E’ vero che i giuristi, i costituzionalisti, si accontentano di dire che questi

principi morali siano, poiché contenuti all’interno della Costituzione, dei principi positivi?

Esistono teorie che sono messe a disposizione dei giuristi per far sì che pensino che dietro

la Corte Costituzionale ci sia qualcosa di più di un gesto politico e che ci sia la possibilità

di dimostrare questi principi? Molti sono coloro che tentano di dare una spiegazione logica

a principi di giustizia.

John Rawls, teoria della giustizia che possa presentarsi come fondamento del

costituzionalismo moderno. Uguale distribuzione dell’intelligenza fra tutti, ognuno è il

miglio giudice di se stesso, questo, però, può portare a delle complicazioni, c’è la

necessità di procedure che creano giustizia, una Giustizia Procedurale.

Bisogna ipotizzare che gli uomini si trovino sotto il c.d. velo dell’ignoranza, che rende loro

ignota la loro condizione concreta. Togliendo il velo, in che situazione vivranno gli

individui? E’ chiesto loro di decidere le regole della loro convivenza, mentre sono ancora

sotto il velo dell’ignoranza. Se sono essere razionali si metteranno nella condizione

peggiore. Rawls ipotizza due principi di giustizia:

 Ognuno ha il diritto di godere della propria libertà, finché non lede la libertà di altri;

 Nella società sono ammissibili solo quelle disuguaglianze di trattamento giuridico

che producono un’utilità anche per chi sta nella posizione più bassa.

Uguali libertà ma non uguali condizioni. Il velo dell’ignoranza serve ad elaborare principi

generali di giustizia, perché l’individuo sa porsi nella condizione peggiore.

Seconda parte del corso

Confine tra diritto naturale e diritto positivo, confine labile, soprattutto dopo l’emanazione di

Costituzioni come quelle della seconda metà del ’900.L’antropologia determina alcune

concezioni dello Stato e della Costituzione. Le categorie del diritto utilizzano, muovono da

concetti che sono di tutte le conoscenze umane. Dicotomia che dipende dalla concezione

dell’essere umano in base alla quale si stabilisce la concezione delle istituzioni.

Esempio di alcune sentenze della Corte Costituzionale: vicenda della legittimità

costituzionale delle norme del codice penale che punivano l’adulterio della moglie con

sanzione penale(art 559). Vi era quindi una disparità di trattamento tra il comportamento

dell’uomo e quello della donna, con conseguente violazione dell’art 3 della Costituzione

italiana. Vi è una prima sentenza, nel 1961, la Corte viene poi richiamata nel 1969. Nel

dispositivo della sentenza è affermato che vi è una differenza tra adulterio e concubinato,

solo quest’ultimo poteva essere considerato reato anche per l’uomo. Si pone poi un divieto

a ragioni di differenziazione, sono irrilevanti le valutazioni morali, uguaglianza giuridica e

morale dei due coniugi. La disparità del trattamento sarebbe un pregiudizio per l’unità

familiare. Trattare in modo uguale situazioni uguali e in modo diverso situazioni diverse, a

questa conclusione arriva una sentenza della corte del 1968. Il problema è stabilire quali

sono le situazioni uguali e quelle diverse. In realtà non ci sono situazioni uguali-uguali o

situazioni diverse-diverse, altrimenti sarebbero le medesime situazioni, quindi non è

possibile giudicare oggettivamente se due situazioni sono uguali o diverse. La Corte

perciò non ha motivato la sua decisione, non ha esplicitato il principio in base a cui ha

deciso, oltre il principio di uguaglianza. Metanorma che presuppone sempre qualche altro

principio sostanziale, si rinvia ad altri profili. Ne deriva che tutte le motivazioni basate

esclusivamente sul principio di uguaglianza, non sono vere e proprie argomentazioni, la

Corte in realtà non motiva, non esplicita fino in fondo il reale parametro.

Quando per valutare la conformità di un comportamento bisogna ricorrere al costume

sociale, ci si addentra in una sfera molto problematica, quella del rapporto tra cultura e

concezioni giuridiche. La Costituzione scritta è il tentativo di positivizzare quei principi

naturali che vengono ricondotti alle tradizioni giusnaturalistiche. Positivismo, diritto posto,

scritto attraverso una procedura razionale, formale. Vi sono organi posti dall’autorità

giuridica per scrivere leggi, organi posti dalla Costituzione. Giusnaturalismo, il diritto va

bene solo se conforme a qualcosa che c’è prima del diritto stesso. Il punto è il pensare che

il diritto posto abbia fondamento in se stesso(secondo il positivismo), che sia valido proprio

perché conforme ad una determinata procedura. Per i giusnaturalistici invece la validità va

ricercata nella sua conformità alle leggi naturali. Leggi poste che possono essere invalide

alla luce di principi di diritto naturale: le Costituzioni contemporanee sono arrivate al punto

di positivizzare quei principi che erano considerati giusnaturalistici per eccellenza. La

massima espressione del positivismo apre la strada al giusnaturalismo, attraverso un

meccanismo circolare.

I fratelli Karamazov

La Leggenda del Grande Inquisitore, è contenuta nel romanzo I fratelli Karamazov, dello

scrittore russo Fiodor Dostoevskij. Ivan Karamazov, ateo, narra questa leggenda per

rendere comprensibili i suoi dubbi teleologici al fratello credente.

Ivan Karamazov immagina che, dopo quindici secoli dalla morte di Cristo, quando ormai è

rimasta soltanto “la fede in ciò che dice il cuore”, egli ritorni, in silenzio, sulla terra e si

manifesti operando miracoli proprio nella Spagna dominata dai roghi e dalle persecuzioni

fatte in suo nome dalla Santa Inquisizione. Il Grande Inquisitore, imprigionatolo con

l’intenzione di bruciarlo come eretico, si reca da lui nella notte, e lo apostrofa lungamente,

proprio sul problema del valore della libertà dell’uomo.

Secondo Schimdt, tutti gli istinti giuridici sono una derivazione delle categorie religiose,

laicizzate. Dostoevskij in questo capitolo polemizza sul modo d’essere della Chiesa

Cattolica, si affronta il tema delle istituzioni, in particolare dell’istituzione religiosa e della

sua trasposizione nel diritto civile.

Nel suo monologo, Ivan Karamazov, inizia parlando dell’affermazione di una nuova eresia

in Germania, “un’enorme stella ardente come fiaccola cadde sulle fonti delle acque ed

esse divennero amare”. Vi è quindi un riferimento alla Riforma Luterana. Lutero accusava

l’autorità della Chiesa e la su pretesa di dare l’unica interpretazione vera dei testi biblici. Il

problema posto da Lutero era se i testi biblici fossero accessibili a tutti i fedeli, o se

dovessero essere interpretati da autorità ecclesiastiche, quindi, più precisamente, si

chiedeva se il fedele fosse sottoposto al testo oppure all’interpretazione dello stesso.

Dostoevskij era molto credente, ma affrontando questi problemi si dimostra allo stesso

tempo critico nei confronti di alcuni atteggiamenti della chiesa Cattolica: “non hai il diritto di

aggiungere qualcosa a quello che è già stato detto”. Parlando nuovamente si vuole

acquisire il potere.

Parallelo con il legislatore: l’abrogazione di una legge si fonda sul principio “lex posterior

derogat priori”, concedendo la possibilità di derogare la norma emanata in precedenza, il

popolo si dimostra in questo modo sovrano. Il potere costituente però viene meno e il

potere costituito è l’unico richiesto. Nei limiti della Costituzione perciò si è sempre liberi di

tornare sulle proprie scelte. Inesorabilità del potere politico del parlamento, libero e

sovrano, non conosce poteri superiori la Costituzione perciò è una rinuncia ad una parte di

sovranità, immodificabile. La corte Costituzionale fa da interprete alle leggi. La

Costituzione, ex art 138, può essere integrata, ma non può essere rifatta. Le leggi

costruite non possono intaccare i principi fondamentali, possono essere riscritti, certo, ma

non mutati nel loro contenuto fondamentale.

Il principio di abrogazione si fonda sulla libertà.

L’inquisitore individua tre tentazioni dell’essere umano:

 Avere potere, ogni essere umano ha questa tentazione.

 Potere politico, governare gli uomini, governare gli altri.

 Tentare Dio.

Riassumendo, la superbia, la vanità e il voler essere superiori agli altri; stupire, possedere

e comandare, queste sono le tentazioni dell’uomo.

L’inquisitore chiede a Gesù che libertà possa essere una libertà comprata con il pane.

Gesù è ritenuto crudele, se davvero avesse conosciuto la natura degli uomini, non

avrebbe chiesto loro di scegliere liberamente, ma avrebbe dato loro il pane. Ha pensato a

provvedervi la chiesa, le istituzioni, limitando la libertà degli uomini. Gesù prima sfama gli

uomini e poi chiede loro la virtù, così facendo ha alimentato la formazione del comunismo.

L’uomo usa la propria libertà a proprio svantaggio, gli uomini da soli non sono capaci di

giustizia, libertà e solidarietà. Dostoevskij muove da un’antropologia negativa, l’uomo è

debole, fragile, la libertà è solo per i forti.

Non c’è scienza che possa dare loro il pane finché sono liberi, ma andrà a finire che essi

porteranno la loro libertà ai piedi delle istituzioni e diranno:”Fateci pure vostri schiavi, ma

sfamateci!”. La libertà e il pane terreno a sufficienza per tutti sono inconcepibili insieme,

giacché essi non saranno mai in grado di fare parti uguali. Non potranno mai essere liberi

perché sono deboli, viziosi, inetti e ribelli. Scegliendo i pani Gesù avrebbe dato una

risposta all’ansia comune ed eterna dell’umanità, che si riassume nella domanda: “Chi

venerare?”. Gli esseri umani sono disposti a sottomettersi alle autorità, vi è il bisogno di

privarsi della libertà, il bisogno di un’autorità in comune cui genuflettersi, di questo si

incarica il Grande Inquisitore. Il bisogno naturale di sgravarsi della libertà viene soddisfatto

da che riesce, nel presentarsi come autorità, ad impossessarsi delle coscienze.

L’inquisitore rinfaccia a Gesù di aver posto la libertà individuale di scegliere tra bene e

male. Gesù ha voluto una libera scelta nei confronti del suo messaggio, l’uomo così però

può scegliere anche il male.

( Attualità. Necessità di far convivere culture diverse, di conseguenza diverse idee di bene

e male. Vi è una pluralità di concezioni morali, questa pluralità va preservata, resta il

problema di garantire condizioni di unità. Problema di far convivere diverse culture e

diverse condizioni. La persistenza del pluralismo dovrebbe garantire la presenza di diritti

individuali, tutti devono sentirsi protetti nello Stato costituzionale. Diritti fondamentali che

limitano il potere della maggioranza, della legge. Pluralismo inteso come laicità delle

istituzioni, necessità che le istituzioni non assumano una determinata visione ma una

visione pluralista. Casi concreti: secondo il principio per cui il pluralismo deve essere

conforme alle norme positive, è legittima una norma civile che renda il matrimonio

indissolubile? La pluralità degli stili di vita fa sì che un istituto come il divorzio sia

costituzionalmente necessario, altrimenti la legge prescriverebbe una scelta obbligatoria.

Ogni norma giuridica è anche una norma morale, si basa su una scelta morale, si

scelgono quindi norme positive che ricalcano norme morali condivise da quasi la totalità

degli individui( ad esempio l’omicidio). Caso dell’Eutanasia: perché dovrebbe essere

vietata una pratica che alcuni ritengono ragionevole? Vi sono vari argomenti. Molti

sostengono che il divieto di eutanasia non escluda i casi pietosi, ma che cerchi di creare

un argine per evitare che si metta in gioco il valore più fondamentale, quello della vita.

Bisogna sempre evitare la semplificazione per cui tutto ciò che non è vietato è permesso.

La laicità è il rispetto del plurale, lo stato dev’essere laico, quando c’è un conflitto tra idee

diverse, non appoggiando nessuna di queste. Se lo Stato toglie lo spazio dell’autonomia

individuale su temi controversi, non si comporta da Stato laico, deve altresì creare uno

spazio intermedio in cui ciascuno continui a praticare le proprie convinzioni, in quest’ottica

vi è la possibilità di praticare l’obiezione di coscienza. Tutto alla fine dipende

dall’antropologia da cui ci si muove lo stato, se positiva, l’individuo può scegliere, se

negativa, lo Stato si sostituisce l’individuo.

Vietare l’eutanasia o il divorzio è la negazione di visioni pluralistiche. Si impongono delle

convinzioni ad individui con convinzioni diverse. Il divieto giuridico è un piano che vieta

qualsiasi comportamento in quel senso(es. divieto di eutanasia), si decide di mettere da

parte il pluralismo in alcuni campi, poiché la libertà in essi risulta pericolosa, basta saper

argomentare bene gli argomenti).

Non è vero che ciò che l’uomo sommamente desidera sia la libertà, sono più importanti

per l’uomo “la pace e persino la morte” dell’angoscia di dover scegliere tra bene e male.

Il libero arbitrio p in realtà un peso troppo grande da portare. Sulla terra gli uomini sono

degli impotenti ribelli, per dare felicità a questi esseri bisogna domarli attraverso il

miracolo, il mistero e l’autorità. L’inquisitore accusa Cristo di non aver utilizzato questi

strumenti il tipo d’uomo presupposto da Gesù non può esistere perché gli essere umani

non sopportano l’angoscia della libertà di scelta, preferiscono essere ammaliati dai

miracoli o sottoposti a un’autorità. Data la natura degli uomini è necessaria una grande

istituzione che li assicuri, utilizzando il miracolo, il mistero e l’autorità.

Concetto decisivo dell’argomentazione, idea di essere umano da cui muove l’inquisitore:

concezione antropologica che considera l’essere umano debole, vile, schiavo, “schiavi

seppur con la costituzione dei ribelli”, è da questa concezione che poi si sviluppa l’idea di

libertà. L’essere umano è fragile, debole, ha quindi bisogno di un’autorità , ha il bisogno di

affidarsi al miracolo e al mistero. La libertà è una libertà che l’essere umano non riesce ad

esercitare al meglio perché strutturalmente debole. Bisogna sollevare gli individui dalla

libertà di compiere determinate scelte. Che cos’è bene e che cos’è male è una scelta che

solo il singolo può compiere nella tradizione liberale, secondo il Grande Inquisitore,

dovrebbe essere l’autorità a compiere questa scelta, per il bene degli esseri umani che

sono deboli e fragili. Se si creano delle istituzioni, delle cariche, il comportamento

individuale si conforma a quell’istituzione. Il grande inquisitore si presenta come

istituzione. Le istituzioni scommettono su una determinata antropologia a seconda

dell’attività che svolgono, e l’attività che svolgono dipende dall’antropologia su cui

scommettono. L’errore clamoroso di Gesù è stato scommettere sulla loro libertà, ha

sopravvalutato gli esseri umani. Il grande inquisitore non può amare Gesù perché lo ritiene

fonte del dolore dell’essere umano. Vi è poi un passaggio sul tipo di società, non solo sul

tipo di essere umano. “Gli esseri umani sono portati a vivere come in un comune

formicaio”. Concezione organicistica della società. Esistono due tipi di concezioni di

società:

 L’individualismo

 L’organicismo

Dicotomia che aiuta a classificare le varie teorie. Concezione organicistica, la società non

come il prodotto della libera volontà degli individui, ma come un dato che preesiste

all’essere umano, bisogna conoscere osservare, le leggi sociali si scoprono, sono già

iscritte. Si richiamano gli individui alle loro naturali funzioni, esistono leggi oggettive.

Queste leggi oggettive vanno accettate non perché condivise, ma in base alla loro

oggettività. Ciascuno svolge la sua funzione nella prospettiva organicistica, segue

un’oggettiva direzione. Prima viene il tutto e poi l’individuo, la società è concepita

all’interno del tutto. La concezione organicistica è anche chiamata totalitarista.

Idea individualistica, meccanicistica, società non come corpo sociale, ma come un

contratto sociale, legge come prodotto di volontà. Prima viene il singolo, la società è il

prodotto della volontà dei singoli.

L’inquisitore ha un’idea organicistica. La dicotomia tra le due concezioni pone la domanda,

che rapporto c’è tra il singolo e il tutto? Individualismo: prima il singolo poi il tutto;

Organicismo: prima il tutto poi il singolo che si muove all’interno del tutto, il posto in cui ci

si trova è determinato dalla funzione che ci è stata assegnata.

Rapporto tra i singoli e il tutto. Ruolo dello Stato, sofisticatezza degli argomenti che

vengono utilizzati dall’autore per giustificare un determinato assetto istituzionale.

Concezione filosofica che sta alla base di una certa forma concreta di Stato, il discorso del

Grande Inquisitore ci aiuta a capire le varie dottrine dello stato che hanno legittimato e

teorizzato il contenuto culturale di un determinato assetto istituzionale.

Rapporti tra istituti giuridici e culture, essi sono strettamente intrecciati, non si può

comprendere un istituto giuridico se non se ne comprende la dimensione culturale.

Figura del rappresentante, rappresenta la volontà di tanti individui, prospettiva quindi di

tipo individualistica. Hitler e Mussolini passarono da una prospettiva individualistica,

ergendosi a rappresentanti del popolo, ad una prospettiva organica. La rappresentanza

cambia così totalmente significato. Il duce rappresenta, infatti, l’identità di un popolo,

considerato come un tutto uno, non come un insieme di individui. Nelle democrazie il


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Corso di laurea: Corso di laurea in giurisprudenza
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Dottrina dello Stato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Dellavalle Sergio.

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