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coincidenti con la nascita di Cristo e l’avvento della nuova religione. Ordinamento politico-

giuridico che traeva la sua validità dalle prestazioni amministrative che riesce a porre in

essere. Il principio di legittimazione dell’Impero è quindi la sua efficacia amministrativa.

Impero come enorme edificio militare - burocratico che però dentro non ha strutture per cui

il potere possa circolare dal basso verso l’alto; il rifiuto della memoria delle guerre civile

indusse ad accettare questo modello. Idea che se si vuole garantire la pace, se si vuole

evitare di ricadere nella guerra civile, bisogna ritenere che il potere politico non dipende da

noi, ma ci viene dato; idea quindi di un ordine politico che non ha le sue radici e i suoi

fondamenti tra gli uomini in carne ed ossa.

Medioevo

Si accentua ancora di più l’idea che vi sia un ordine che viene da Dio, che scende dall’alto,

non sale dal basso, un ordine provvidenziale, stabilito dallo stesso Creatore. Non tutto è

nelle mani nell’uomo perciò, ci sono realtà più grandi lui che vanno accettate. Si sostituì

l’artificialismo umano con l’idea che l’uomo che si trovi di fronte a cose più grandi di lui che

non può dominare. Vi fu una coincidenza del diritto tradizionale con il diritto provvidenziale,

posto dal buon Dio, che a sua volta coincideva con il diritto naturale, che a sua volta

coincideva con il diritto razionale. Principio della somiglianza, dell’analogia tra ragione

individuale e ordine universale. L’organizzazione della società umana, il potere politico,

non sono il frutto di libere scelte umane, ma hanno un ordine intrinseco, conforme alla sua

natura e all’ordine provvidenziale che l’ha costituito, il c.d. Modello Discendente. Il potere

politico è esercitato da un rappresentante di dio in terra. Il titolare del potere politico, il re

medievale, è re per grazia di Dio. Il periodo medievale è tutto unificato su basi

valorizzatrici della ragione umana.

Dire che il potere viene dall’alto, vuol dire che si legittima il potere discendente. Si afferma

un mondo conforme ad un ordine già impresso che precede l’intervento politico.

Gli ordinamenti medievali non erano comunque ordinamenti chiusi ed esclusivamente

dinastici. Nell’Alto Medioevo, ad esempio, il Re d’Italia era scelto per via elettiva e gli

elettori erano formalmente i rappresentanti dell’esercito, i signori feudali, che a loro volta

non erano tali in basi a rapporti dinastici. Rimasero perciò dei metodi di elezioni dal basso.

Si passa perciò da una fase, precedente alle guerre civili, in cui il potere era esercitato

attraverso l’intervento popolare, ad una fase in cui il potere era autarchico e non erano

previste un sostegno popolare dal basso verso l’alto. Si afferma poi una teoria secondo la

quale il potere viene sì dall’alto, ma permangono in ogni caso forti elementi di

democrazia(esempio delle assemblee delle tribù germaniche). Concezione di un potere

quindi attribuito da Dio al suo vicario, e da questi discende sui signori feudali.

Questo sistema si ribaltò nel momento in cui si riaffermò che il popolo costituiva un’unità,

un soggetto potenziale. Prima, infatti, l’organizzazione politico-giuridica, provenendo

dall’alto verso il basso, non dava alcun rilievo al popolo, ma concentrava l’attenzione sulle

organizzazioni pubbliche concepite come uffici con un potere a cascata, non era concepita

una base popolare del potere.

Costituzionalismo moderno

L’idea di Costituzione ritorna, quando si riafferma l’idea che il popolo è un’entità

giuridicamente rilevante, e in quanto tale pretenderà di avere una propria Costituzione.

Rinasce l’idea del popolo come soggetto di diritto che può avere una sua volontà. Questo

fondamentale passaggio avviene prima in Inghilterra. Il popolo inglese fu diviso dalle

guerre di religione(cattolici contro gli anglicani e contro i presbiteriani calvinisti) ed è

proprio in questo momento che il potere monarchico si afferma come potere assoluto per

non dover dipendere dai vari gruppi religiosi in conflitto. Vi è, infatti, la necessità di porre il

Re super partes, ed è in questo modo che si crea un rapporto diretto tra Re e popolo, in

cui il primo diventa il garante della pace del secondo. Si viene così al paradosso per cui, il

momento genetico del potere assoluto è lo stesso momento in cui rinasce l’idea di popolo,

in quanto per affermare il potere assoluto c’era il bisogno di avere come interlocutore

proprio il popolo.

Riaffermata l’idea di popolo si pone il problema di trovare un rappresentante al popolo

stesso: nasce così l’idea moderna di rappresentanza, è necessaria la presenza di un

soggetto che percepisca questa rappresentanza. Il Re pretendeva di essere

rappresentante del popolo, l’idea però che si afferma è che ci debbano essere due

rappresentanze: il sovrano e una rappresentanza che viene dal basso(primi consigli elettivi

che approvavano i provvedimenti regi, fino alla costituzione di un’assemblea

parlamentare). In Inghilterra gli istituti della rappresentanza proveniente dal basso erano

più sviluppati. Periodo della Guerra Civile Inglese: il Re vuole ad un certo rovesciare la

situazione precedente e riversare su di sé tutto il potere. Il Parlamento è ovviamente

contrario a questa pretesa, si apre così il conflitto, vinto dal Parlamento stesso che taglia

la testa a Carlo I; si afferma, infatti, che il Re di diritto divino sia stato un traditore e che

debba essere punito con la massima pena da soggetti che parlano in nome del popolo.

Idea quindi che il popolo sia titolare di diritti, un possibile portatore di volontà, tutto ciò si

aggancia alla tradizione secondo la quale il rapporto tra sovrano e popolo è di natura

contrattualistica. Il Re è Re in natura di un contratto col popolo, alla base del potere ritorna

l’elemento del consenso. Questi re devono rispettare le clausole del contratto, perché se

un re governa male, violando le condizioni del contratto, il popolo ha il diritto di ribellarsi, il

c.d. diritto alla resistenza.

Il costituzionalismo moderno nasce con le Rivoluzioni Inglesi del XVII secolo; la

rappresentanza politica è centro dell’organizzazione politica come assemblea, eletta,

almeno in parte, dai rappresentati. Si fa strada anche un altro principio, quello di

Responsabilità. Chi governa è responsabile. Due tipi di responsabilità:

Giuridica

 Politica

C’è una sottoposizione del potere pubblico al diritto, principio rimasto in ombra per quel

che riguarda la possibilità di sottoporre i sovrani al diritto stesso. La Rivoluzione Inglese ha

un ruolo importante in questo, perché dice per la prima volta che se il Re sbaglia deve

essere sanzionato. Questo principio però non poteva essere costituzionalizzato. La

soluzione che si trova è quella di codificare, stabilire, la responsabilità giuridica non del

Re, ma dei suoi ministri, che sono sì sottoposti al diritto e perciò vanno sanzionati.

Questa responsabilità giuridica per gli atti di governo è la matrice della responsabilità

politica, che è quella in cui si incorre per non essersi conformati a certe direttive. Si crea

però il rischio che, se un ministro non è gradito al Parlamento, si mette sotto accusa. Il Re

perciò cerca di nominare, proprio per questo motivo, solo ministro graditi al Parlamento,

per evitare la persecuzione dei suoi ministri. Ministri che hanno quindi la fiducia del

Parlamento, è proprio così che nasce l’istituto della Fiducia parlamentare.

Appare in questo periodo un potere straordinario, mai conosciuto, di qui l’idea che la

potestà legislativa debba essere limitata. Nasce l’idea di Costituzione come antidoto

contro le pretese del potere legislativo. Rinasce l’idea di Costituzione come fondamento

del potere politico.

Il costituzionalismo moderno nasce nella stessa tornata storica in cui il diritto

consuetudinario entra in crisi, ed il punto emblematico di questa crisi è proprio la vittoria

parlamentare nella Rivoluzione Inglese.

Il costituzionalismo moderno ha però un carattere un po’ ambiguo, o meglio, ancipite:

 Vi è un primo profilo per cui è la crisi del diritto naturale-razionale che pone il

problema dell’affermazione di un diritto superiore che agisca da limite all’eccessivo

potere parlamentare; quest’idea afferma la sua pienezza con la Costituzione

americana. Si è di fronte ad una crisi della ragione medievale che pretendeva di

poter conoscere la legge divina e ci si ritrova davanti all’onnipotenza del legislatore

terreno che ha bisogno di un limite.

 Vi è un secondo profilo per cui viene messa in evidenza l’artificialità

dell’organizzazione del potere politico, non più fondata su un disegno divino.

S’instilla l’idea che le leggi fondamentali degli stati siano leggi di natura non solo

consuetudinaria, ma anche leggi artificiali, frutto di una volizione consapevole.

La necessità di porre dei limiti all’esercizio del potere è configurabile, da un lato con la

consapevolezza che una certa costruzione del diritto nazionale provvidenziale e divino

ormai è finita, dall’altro questa stessa necessità si dimostra una pretesa fortissima, la

Costituzione diventa qualcosa a sua volta di trascendentale e divino. Il costituzionalismo

moderno perciò si presenta da subito come un fenomeno contraddittorio; ne sono un

esempio i due tipi di costituzionalismo più famoso, quello americano e quello francese.

Costituzionalismo nord americano

Tre idee che si stavano radicando tra gli americani:

1. Ruolo della teologia protestante, in particolare quella presbiteriana, la quale

sottolineava l’importanza dell’idea di Chiesa come frutto di un patto tra fedeli e

prima ancora tra Dio e i fedeli.

Originariamente, il nuovo mondo era costituito da colonie, in esse si sviluppò la

2. tradizione di elaborare delle carte, attraverso le quali si disciplinavano le forme di

autogoverno.

Già nella madre patria, in Inghilterra, durante le Rivoluzioni, si affermò grazie a

3. Cromwell una prima idea di Costituzione: egli, infatti, redasse l’Agreement of the

people, che non fu mai pubblicato però.

Con la Rivoluzione, i nord americani affermano la loro volontà di autogovernarsi attraverso

propri rappresentanti e, una volta recisi i legami con la madre patria e proclamata

l’indipendenza, si apre ai costituenti uno spazio vergine, in quanto sono liberi di poter

decidere come sarà fatto il mondo in cui vivranno, privi di legami con il passato.

La Costituzione degli Stati Uniti, infatti, on nasce in conflitto con l’organizzazione del

potere politico, con lo scopo di trasformare una società, ma è una Costituzione che vuole

dar forma e garantire una situazione che c’è già, si vuole solo impedire che essa degeneri.

Il costituzionalismo americano presuppone una condizione di libertà e di uguaglianza e il

suo scopo è di garantire questa condizione. Finalità garantistiche.

Costituzionalismo Francese

In Francia, invece, sulla base di premesse pressoché identiche, la Costituzione

rappresenta non il consolidamento e la garanzia del presente contro possibili deviazioni,

ma rappresenta un modello che deve essere instaurato, contro la situazione esistente.

Bisogna spazzar via l’ordinamento che esiste, fare tabula rasa, cancellare uno stato di

cose che ormai è corrotto, contrario a ragione, l’ordinamento politico esistente è la

negazione della razionalità. Bisogna quindi estirpare questo tipo di ordinamento e

instaurarne uno conforme a ragione e libertà. Si mette in mostra la forza di una

Costituzione che pretende di rovesciare le leggi del potere politico esistente. Con la

conclusione della Rivoluzione Francese, lo spirito del costituzionalismo americano e quello

del costituzionalismo francese hanno preso strade diverse. Il primo è sempre rimasto

fedele alle sue premesse giusnaturalistiche - contrattualistiche. Il costituzionalismo

europeo invece, ha interrotto questa continuità ideologica molto presto, a causa della

Restaurazione. La spinta ideologica della Rivoluzione francese però, è comunque rimasta

latente fino alla metà dell’800, nel 1848, infatti, le costituzioni che furono concesse, vissero

nel mito di quelle redatte durante la Rivoluzione.

Nella seconda metà dell’800 vi è uno stravolgimento di pensiero: mentre gli illuministi

pensavano che la ragione consentisse all’uomo di uscire dalla situazione dello stato di

natura, per entrare nella società civile, gli uomini di metà 800 vedono la società europea

come un teatro di conflitti, come una violenza istituzionalizzata, vi è una perfetta

consapevolezza che la società sotto i lori occhi non è capace a stare insieme, se non con

l’utilizzo di una forte coazione e coercizione. La Costituzione, perciò, non è più né la

garanzia di uno stato buono, né l’instaurazione di uno stato razionale, è l’estrinsecazione

di un mero assetto di forza che coarta la società.

Bisogna distinguere la parola Costituzionalismo dall’espressione Dottrine della

Costituzione. La prima è riservata a comprendere quelle teorie giusnaturalistiche e

contrattualistiche tipiche del XVII e XVIII secolo. Esse sono il risultato di teorie c.d. antiche,

come quella stoica, la protestante presbiteriana, o la seconda scolastica. Punti in comune

delle teorie contemporanee sulla Costituzione sono:

La tutela dei diritti individuali

 Costituzione come l’insieme di garanzie di tutela della libertà all’interno

 dell’organizzazione del potere.

L’espressione Dottrine della Costituzione fa invece riferimento a tutte le teorie,

indipendentemente dalla definizione che queste teorie assumono. Si possono riscontrare

almeno 3 punti di conflitto tra le diverse teorie:

1. Se la Costituzione debba essere considerata come un atto o come un fatto

giuridico.

2. Se abbia un fine descrittivo oppure normativo.

3. Se possa avere qualsiasi tipo di contenuto oppure dei contenuti determinati.

Negli Stati Uniti si è rimasti ancorati all’idea di Costituzionalismo, mentre nell’Europa

continentale l’idea di Costituzione, come fondata su un potere costituente, è stata

abbandonata e si sono diffuse varie teorie che rispecchiavano per lo più le teorie c.d.

antiche. Esse però sono state considerate nel tempo come episodi ideologici e sono state

abbandonate in nome della forza, teorie che consideravano lo Stato come la necessità di

costruire un apparato repressivo che tenesse insieme la società. Dalle teorie sulla

Costituzione come espressione della forza, si è passati a delle teorie che esasperavano

questo modo di ragionare, affermando che non vi fosse più alcuna verità, e che tutto

dovesse essere fondato sulla forza e sulla violenza. Il Nazionalismo ne è un esempio.

Da queste teorie si è cercato di scappare dopo il primo dopoguerra, vari esempi.

Teoria dell’Integrazione

. Essa pone un problema sensato: il compito della

 Costituzione è integrare, poiché l’unità del popolo non è un dato di fatto, anzi, il

popolo risulta essere diviso, lo Stato deve quindi svolgere una funzione integratrice.

Il problema di questa teoria è che si presta a sostenere politiche integratrici dall’alto,

quali furono poi il Nazismo e il Fascismo.

Heller invece valorizza l’esperienza della Società delle Nazioni e del Tribunale

 dell’Aja, dove venivano applicati principi di diritto che non corrispondevano a quelli

degli stati nazionali, che potevano essere giustificati non in quanto dati da chi ha

quel determinato diritto positivo, di quel determinato stato, ma che possono essere

giustificati indipendentemente dalla volontà dei governanti come principi etico –

politici che trascendono i confini dello Stato. La legittimità del diritto positivo dipende

dalla conformità a questi principi.

Kelsen vuole elaborare una teoria del diritto che pretende di essere pura, che vuole

 descrivere il diritto per quello che è, depurandolo da ogni contenuto ideologico.

Intende il diritto come uno strumento che può essere utilizzato, da un lato dai paesi

socialisti per raggiungere i loro obiettivi, dall’altro può essere recepita come teoria

idonea a spiegare il diritto degli stessi paesi socialisti. Il suo scopo era quello di

proporre una teoria del diritto e una teoria della democrazia pure, idonee a costruire

i termini di una pacificazione. Il potere, secondo Kelsen, è di chi ha la maggioranza,

vuole valorizzare quest’idea negando il principio di Sovranità. Idea di una società

aperta che rispecchia le maggioranze del momento.

Schimdt elabora una teoria durante il periodo nazista che è utile per interpretare il

fenomeno della Costituzione, il Decisionismo, parola tecnica che indica che gli atti politici,

ma anche gli atti giuridici, sono atti la cui produzione è disciplinata nel contenuto da

regole. Hanno quindi un contenuto volitivo, in questo senso sono decisioni, ma essi non

sono assunti attraverso l’applicazione di regole predefinite, hanno un contenuto

“irrazionale” in quanto non desunto da regole. La teoria di Schimdt nasce attraverso lo

studio della giurisdizione. Secondo Schimdt esisteva un’unita politica preesistente alla

Costituzione. Quest’unità politica può assumere forme radicalmente diverse. La

Costituzione della Repubblica tedesca di Weimar è quindi una decisione effettuata dal

popolo tedesco intorno alla forma dell’unità politica, questa scelta rappresenta la validità

della Costituzione. Proiezione di una teoria precedente, la cui essenza è quella di

affermare che la politica è lo scontro tra amici e nemici con il conseguente annientamento

del nemico, metafora della politica come Guerra Civile.

Anni ’20, critica al formalismo giuridico, ossia alla teoria secondo la quale le disposizioni

contenute nelle fonti scritte sono suscettibili di una e una sola interpretazione vera.

L’individuazione di questo significato è di tipo cognitivo, l’interprete applica attività di tipo

logico. La critica afferma che non è vero che una disposizione ha un solo significato, può

avere bensì più significati. L’attribuzione all’enunciato di un significato piuttosto che un

altro non è un’attività logica, vincolata, ma una scelta libera del giudice. Gli enunciati

tollerano però un numero finito di significati.

Le teorie del primo ‘900 non avevano l’idea di Costituzione come atto che compone un

pluralismo. L’idea liberale dello Stato fu sottoposta a una critica realistica alla fine dell’800.

Elitismo, metteva in evidenza come lo Stato fosse espressione di elite dominanti(Gaetano

Mosca). Riducendo lo Stato ad un insieme di elite dominanti si riduce anche la

Costituzione ad un’organizzazione reale. Si fa strada l’idea della Costituzione in senso

materiale di Lassalle. Questa teoria fu poi ripresa a livello teorico nel periodo tra le due

guerre. Con l’avvento del Fascismo divenne evidente che c’era una contrapposizione tra

l’organizzazione reale dello Stato e quello che era scritto nello Statuto. Accanto, quindi,

alla Costituzione in senso formale(carta costituzionale) esiste un’latra Costituzione, la

Costituzione in senso materiale data dall’organizzazione concreta delle forze dominanti,

potere così come storicamente si presenta. Questa stessa teoria è stata rielaborata

durante il periodo costituente, ed è diventata una teoria molto importante negli ultimi

decenni. Le società sono strutturate attorno a dei rapporti di dominio, di sovraordinazione,

però possono essere pluralistiche, presenza di più gruppi che esercitano il potere; bisogna

considerare che prima della carta costituzionale esiste questo insieme di forze che

esercitano il potere sociale, coloro che lo esercitano veramente sono i gruppi dominanti.

Le Costituzioni formali sono la formalizzazione, l’estrinsecazione dei principi fondamentali

di cui le forze dominanti sono portatrici, principi per definizione effettivi, perché le forze che

li esercitano sono effettive. La Costituzione formale è quindi la formalizzazione della

Costituzione materiale che può essere definita anche in termini di principi fondamentali,

non solo in termine di organizzazione. La Costituzione deve la sua forza non più al fatto di

essere espressione di una forza politica dominante, ma deriva dal fatto di essere un

equilibrio strategico ricercato tra forze in conflitto, interessate a tenere i piedi la

Costituzione, perché nessuno vuole correre il rischio di una guerra civile La Costituzione è

vista in questo modo come qualcosa fondato sulla convenzione, una regola il cui rispetto è

dato completamente nelle mani dei destinatari. Il minum che regge la Costituzione è una

convenzione, rispettare la Costituzione perché è la cosa più conveniente per evitare inutili

conflitti.

Configurabilità del rapporto tra diritto e regole e valori e principi nel periodo moderno.

Tentativo di utilizzare le teorie fondate sul consenso per effettuare questo ragionamento:

attraverso le teorie costituzionalistiche si scrivono all’interno della Costituzione principi

morali, risultanti da punti in comune delle carie visioni morali. Le costituzioni del secondo

dopoguerra dovevano rafforzare principi morali che avrebbero reso difficile il nuovo

diffondersi di regimi totalitari. Ma a questo punto che n’è del diritto? Il diritto valido è quello

legalmente formato che non deve contraddire i principi affermati in Costituzione, si

giudicano le leggi in base ai principi di giustizia contenuti all’interno della Costituzione.

Campo in cui bisogna interpretare la Costituzione attribuendo significati agli enunciati della

Costituzione stessa, atto che non è logicamente vincolato ma ampliamente discrezionale.

Attività intellettuale che è molto simile all’interpretazione morale, all’elaborazione di teorie

e visioni morali. E’ vero che i giuristi, i costituzionalisti, si accontentano di dire che questi

principi morali siano, poiché contenuti all’interno della Costituzione, dei principi positivi?

Esistono teorie che sono messe a disposizione dei giuristi per far sì che pensino che dietro

la Corte Costituzionale ci sia qualcosa di più di un gesto politico e che ci sia la possibilità

di dimostrare questi principi? Molti sono coloro che tentano di dare una spiegazione logica

a principi di giustizia.

John Rawls, teoria della giustizia che possa presentarsi come fondamento del

costituzionalismo moderno. Uguale distribuzione dell’intelligenza fra tutti, ognuno è il

miglio giudice di se stesso, questo, però, può portare a delle complicazioni, c’è la

necessità di procedure che creano giustizia, una Giustizia Procedurale.

Bisogna ipotizzare che gli uomini si trovino sotto il c.d. velo dell’ignoranza, che rende loro

ignota la loro condizione concreta. Togliendo il velo, in che situazione vivranno gli

individui? E’ chiesto loro di decidere le regole della loro convivenza, mentre sono ancora

sotto il velo dell’ignoranza. Se sono essere razionali si metteranno nella condizione

peggiore. Rawls ipotizza due principi di giustizia:

 Ognuno ha il diritto di godere della propria libertà, finché non lede la libertà di altri;

 Nella società sono ammissibili solo quelle disuguaglianze di trattamento giuridico

che producono un’utilità anche per chi sta nella posizione più bassa.

Uguali libertà ma non uguali condizioni. Il velo dell’ignoranza serve ad elaborare principi

generali di giustizia, perché l’individuo sa porsi nella condizione peggiore.

Seconda parte del corso

Confine tra diritto naturale e diritto positivo, confine labile, soprattutto dopo l’emanazione di

Costituzioni come quelle della seconda metà del ’900.L’antropologia determina alcune

concezioni dello Stato e della Costituzione. Le categorie del diritto utilizzano, muovono da

concetti che sono di tutte le conoscenze umane. Dicotomia che dipende dalla concezione

dell’essere umano in base alla quale si stabilisce la concezione delle istituzioni.

Esempio di alcune sentenze della Corte Costituzionale: vicenda della legittimità

costituzionale delle norme del codice penale che punivano l’adulterio della moglie con

sanzione penale(art 559). Vi era quindi una disparità di trattamento tra il comportamento

dell’uomo e quello della donna, con conseguente violazione dell’art 3 della Costituzione

italiana. Vi è una prima sentenza, nel 1961, la Corte viene poi richiamata nel 1969. Nel

dispositivo della sentenza è affermato che vi è una differenza tra adulterio e concubinato,

solo quest’ultimo poteva essere considerato reato anche per l’uomo. Si pone poi un divieto

a ragioni di differenziazione, sono irrilevanti le valutazioni morali, uguaglianza giuridica e

morale dei due coniugi. La disparità del trattamento sarebbe un pregiudizio per l’unità

familiare. Trattare in modo uguale situazioni uguali e in modo diverso situazioni diverse, a

questa conclusione arriva una sentenza della corte del 1968. Il problema è stabilire quali

sono le situazioni uguali e quelle diverse. In realtà non ci sono situazioni uguali-uguali o

situazioni diverse-diverse, altrimenti sarebbero le medesime situazioni, quindi non è

possibile giudicare oggettivamente se due situazioni sono uguali o diverse. La Corte

perciò non ha motivato la sua decisione, non ha esplicitato il principio in base a cui ha

deciso, oltre il principio di uguaglianza. Metanorma che presuppone sempre qualche altro

principio sostanziale, si rinvia ad altri profili. Ne deriva che tutte le motivazioni basate

esclusivamente sul principio di uguaglianza, non sono vere e proprie argomentazioni, la

Corte in realtà non motiva, non esplicita fino in fondo il reale parametro.

Quando per valutare la conformità di un comportamento bisogna ricorrere al costume

sociale, ci si addentra in una sfera molto problematica, quella del rapporto tra cultura e

concezioni giuridiche. La Costituzione scritta è il tentativo di positivizzare quei principi

naturali che vengono ricondotti alle tradizioni giusnaturalistiche. Positivismo, diritto posto,

scritto attraverso una procedura razionale, formale. Vi sono organi posti dall’autorità

giuridica per scrivere leggi, organi posti dalla Costituzione. Giusnaturalismo, il diritto va


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Corso di laurea: Corso di laurea in giurisprudenza
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Dottrina dello Stato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Dellavalle Sergio.

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