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Le fonti del diritto

Caratteri distintivi delle regole giuridiche

Quali caratteri distinguono le regole giuridiche da altre regole (etiche, religiose, di costume)? Le regole giuridiche, al contrario delle altre, prevedono una sanzione qualora non vengano rispettate, ovvero sono coattive. Inoltre le regole giuridiche hanno delle determinate caratteristiche che le contraddistinguono, sono: generali, astratte, bilaterali ed esteriori. "Generali" perché si riferiscono alla collettività e non al singolo individuo, "astratte" perché non si riferiscono al caso specifico ma a situazioni che possono diventare realtà, "bilaterali" perché ogni volta che garantiscono un diritto per qualcuno stanno anche imponendo un dovere a qualcun altro, "esteriori" perché tengono conto di fattori esteriori ed espliciti e non di fattori interiori come potrebbero essere i sentimenti.

Disposizione e norma

Che differenza c'è tra disposizione e norma? L’atto normativo è un documento scritto con il quale il legislatore esprime la sua volontà di disciplinare una determinata materia. Gli atti normativi sono articolati in enunciati e attraverso questi il legislatore vuole mettere in mostra la sua idea normativa. Gli enunciati degli atti normativi hanno una natura "imperativa" e per questa loro natura sono chiamati "disposizioni". I significati che chi legge può dare alle singole parole di una disposizione sono infiniti e questi possono facilmente variare da lettore a lettore e a seconda della situazione in cui la disposizione viene letta; per questo motivo una disposizione non potrà mai avere un significato univoco ed inequivocabile, per quanto il legislatore possa cercare di inserire nella disposizione stessa la sua maniera di intenderla. Il compito di creare coerenza ed univocità tra le disposizioni è dell’interprete, colui che interpreta le disposizioni, in modo che possano essere applicate. L’interpretazione di una disposizione si chiama norma e rappresenta quello che una disposizione vuole significare in relazione al caso specifico.

Diritto costituzionale di ogni ordinamento statale

Commentare la seguente affermazione: “ogni ordinamento statale ha sempre avuto un proprio diritto costituzionale”.

Costituzione formale e materiale

Spiegare la distinzione tra Costituzione in senso formale e Costituzione in senso materiale. La Costituzione formale è la semplice e pura enunciazione scritta dei principi, delle regole e dei diritti contenuti nella Costituzione, mentre la Costituzione materiale (o sostanziale) è la concreta applicazione dei principi, delle regole e dei diritti enunciati dalla Costituzione formale. Il problema si pone nel momento in cui queste forze politiche, in un determinato periodo storico, non condividano più i principi, le regole e i diritti enunciati dalla Costituzione formale. In questo caso, infatti, le forze politiche non hanno nessun interesse ad applicarli concretamente. Di conseguenza, la Costituzione materiale (o sostanziale) cade, e rimane soltanto quella formale.

Costituzione come massima fonte

Cosa si intende dicendo che la Costituzione è la massima fonte sulle fonti? Nell'ordinamento giuridico italiano abbiamo una pluralità di fonti di produzione; queste sono disposte secondo una scala gerarchica, per cui la norma di fonte inferiore non può porsi in contrasto con la norma di fonte superiore. La Costituzione si trova al vertice della scala gerarchica delle fonti e quindi disciplina tutte le fonti che si trovano su un piano inferiore.

Criteri di coerenza sistematica

Quali sono i criteri per assicurare la coerenza sistematica dell’ordinamento? L’interpretazione dei testi normativi ha il compito essenziale di garantire unità, coerenza sistematica e completezza dell’ordinamento. L’ordinamento non tollera che ci siano contraddizioni al suo interno e per questo mette in atto delle procedure che permettono all’interprete di sciogliere le possibili antinomie che si riscontrano all’interno dell’ordinamento. I criteri che si usano per sciogliere le antinomie sono quattro: cronologico, gerarchico, di specialità, di competenza. Secondo il criterio cronologico una norma più recente ha prevalenza su una meno recente, secondo il criterio gerarchico una norma prodotta da una fonte superiore ha prevalenza su una norma prodotta da una fonte che si trova ad un livello inferiore, secondo il criterio di specialità una norma specifica ha prevalenza su una norma generale. Il criterio della competenza, invece, è un criterio descrittivo, non prescrittivo, e serve a spiegare come è effettivamente strutturato il sistema delle fonti: ad un organo preciso è destinato un preciso ambito di competenza.

Criteri di completezza dell’ordinamento

Quali sono i criteri per assicurare la completezza dell’ordinamento? La completezza dell’ordinamento deve essere assicurata dagli interpreti. Quando un ordinamento non presenta completezza si dice che sono presenti delle lacune, ovvero c’è una mancanza di norme (al contrario, in caso di antinomie, abbiamo un eccesso di norme). I criteri per affrontare le lacune che possono presentarsi all’interno dell’ordinamento sono: il principio di libertà, la norma generale inclusiva e l’eterointegrazione. Il principio di libertà dice che tutto ciò che non è vietato da una norma è concesso, la norma generale inclusiva prevede il ricorso all’analogia per affrontare le possibili lacune, ovvero ci si deve basare sull’interpretazione di norme simili già presenti nell’ordinamento, attraverso una procedura di auto integrazione. Invece l’eterointegrazione prevede che le lacune vengano colmate attingendo da ordinamenti esterni.

Conflitto fra norme: abrogazione e annullamento

In caso di conflitto fra norme, quando opera l’abrogazione e quando si fa ricorso all’annullamento? L’abrogazione opera qualora venga applicato il criterio cronologico per lo scioglimento delle antinomie; in caso di contrasto tra due norme, prevale quella più recente mentre quella meno recente viene abrogata, ovvero cessa la sua efficacia. Esistono tre casi diversi di abrogazione: espressa, quando è il legislatore stesso ad abrogare una norma, implicita, quando è palese l’incompatibilità tra la nuova e la vecchia norma, e tacita, quando la nuova norma regola interamente la materia che era regolata nella vecchia norma. L’effetto dell’abrogazione si ripercuoterà solo sui rapporti giuridici futuri (ex nunc), non su quelli precedenti all’abrogazione, anche se ancora in corso. Si fa ricorso all’annullamento quando si applica il criterio gerarchico per lo scioglimento delle antinomie; in caso di contrasto tra due norme, prevale quella prodotta dalla fonte che si trova ad un livello superiore mentre l’altra viene annullata, ovvero perde la sua validità in seguito ad una dichiarazione di illegittimità. L’annullamento, al contrario dell’abrogazione, avrà effetto generale sui rapporti giuridici (ex tunc), ovvero interesserà sia tutti i casi futuri sia quelli precedenti all’annullamento, purché non decaduti.

Leggi di revisione costituzionale e leggi costituzionali

Qual è la differenza fra leggi di revisione costituzionale e leggi costituzionali, dal punto di vista sia procedimentale sia materiale? Con "legge di revisione costituzionale" si intende quella legge che disciplina una certa materia in modo difforme da quello in cui quella stessa materia è regolata nella Costituzione o in altre leggi costituzionali. Per "legge costituzionale" si intende invece una fonte del diritto posta in posizione di supremazia rispetto a tutte le altre fonti, e in particolare rispetto alla legge ordinaria. Entrambe sono approvate attraverso la medesima procedura, ovvero attraverso un procedimento di approvazione aggravato, disciplinato dall’art. 138 della Costituzione, che non è altro che una variazione del procedimento legislativo ordinario. Mentre il procedimento legislativo ordinario prevede una solo deliberazione a maggioranza relativa da parte di entrambe le camere sullo stesso testo, per le leggi costituzionali e per le leggi di revisione costituzionale sono previste due deliberazioni successive da parte di ciascuna camera sullo stesso testo; quattro in tutto. La prima deliberazione è a maggioranza relativa, ovvero è sufficiente che il numero dei sì superi il numero dei no. Nella prima fase di approvazione entrambe le camere possono proporre degli emendamenti, per questo motivo il testo del progetto di legge viaggerà tra camera e senato fino a quando non si arriverà al testo che otterrà una votazione favorevole. Dopo tre mesi dalle prima votazione si può procedere alla seconda votazione. In questa seconda fase non sono consentite modifiche al testo del progetto di legge, altrimenti si tornerebbe al punto di partenza. Nella seconda fase si aprono due strade alternative: 1) la seconda deliberazione ottiene il favore dei 2/3 di entrambe le camere sul medesimo testo, la legge viene approvata e infine promulgata dal presidente della repubblica. 2) qualora la seconda deliberazione raggiunga solo la maggioranza assoluta (metà +1) di entrambe le camere, non verrà direttamente approvata e promulgata, ma verrà solamente inserita sulla Gazzetta Ufficiale, in modo che possa godere di una pubblica visibilità. Entro tre mesi dalla pubblicazione sulla Gazzetta può essere richiesta l’opinione popolare tramite un referendum. Se il referendum ottiene una maggioranza di voti favorevoli al progetto di legge, questa verrà promulgata. In caso il referendum ottenga una maggioranza di voti sfavorevoli, il progetto di legge verrà annullato, vanificando il volere della maggioranza delle camere.

Approvazione di una legge costituzionale

Una legge costituzionale viene approvata in seconda deliberazione a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera. Quando sarà promulgata e pubblicata? Nel caso in cui una legge costituzionale non venga approvata a maggioranza qualificata, ma solo a maggioranza assoluta, questa non potrà essere considerata approvata e quindi promulgata dal presidente della repubblica. Questa legge invece dovrà essere pubblicata sulla Gazzetta ufficiale, in modo che ottenga visibilità, ed entro tre mesi dalla sua pubblicazione potrà essere richiesto un referendum, in modo da conoscere l’opinione popolare in merito. Qualora il referendum ottenga la maggioranza di voti favorevoli, la legge costituzionale in questione potrà essere promulgata, in caso contrario verrà annullata.

Limiti alla revisione costituzionale

Quali sono i limiti alla revisione costituzionale? Non tutta la costituzione è revisionabile, esiste almeno un limite esplicito alla revisione del testo costituzionale, posto nell’articolo 139, che riguarda la forma repubblicana dello stato. La forma repubblicana dello stato è stata decisa prima che l’assemblea costituente si insediasse e per questo motivo il potere di scelta dei costituenti in questo ambito è stato vincolato. Questo articolo è stato interpretato in maniera ampia e aperta, non fermandosi alla sola definizione di stato come repubblica, ma includendo anche tutti quei principi che una forma di stato repubblicana dovrebbe prevedere: democrazia, libertà e uguaglianza di voto, libertà di espressione, ecc. Dando all’art. 139 questo ampio significato, automaticamente viene esteso anche il limite alla revisione costituzionale.

Principio del primato del diritto comunitario

Che cosa comporta il principio del primato del diritto comunitario? Il principio del primato del diritto comunitario stabilisce che, in caso di contrasto tra due norme, una interna al nostro ordinamento e una facente parte dell’ordinamento comunitario, avrebbe la prevalenza quella appartenente all’ordinamento comunitario, qualunque sia il livello delle due norme nella gerarchia delle fonti. In caso di conflitto, infatti, il giudice dovrebbe disapplicare la norma nazionale e applicare la norma comunitaria. Gli atti comunitari prevalgono su qualunque atto nazionale, anche se quest’ultimo esiste da prima dell’atto comunitario. L'art. 11 della Costituzione italiana ammette che il nostro ordinamento possa accettare limitazioni alla sovranità a causa dell'adesione a organismi sovranazionali.

Concetto di riserva di legge

Definire il concetto di riserva di legge. La riserva di legge è lo strumento con cui la Costituzione regola il concorso delle fonti nella disciplina di una determinata materia. L’obiettivo della riserva di legge è evitare che, nell’ambito di materie delicate, manchi una disciplina legislativa in grado di vincolare il comportamento del potere esecutivo. La riserva di legge serve quindi a regolare l’esercizio del potere legislativo, obbligando il legislatore a disciplinare una determinata materia e quindi evitando che venga disciplinata da una fonte ad un livello gerarchico inferiore. Per esempio, la riserva di legge formale ordinaria impone che in materia intervenga solo il potere legislativo parlamentare, ovvero sono riservate all’approvazione parlamentare tutte quelle leggi che rappresentano lo strumento attraverso il quale il parlamento controlla l’operato del governo; se non esistesse questa riserva il governo potrebbe automaticamente approvare il suo stesso operato.

Procedimento per l’adozione di un decreto legislativo

Attraverso quale procedimento il Governo può adottare un decreto legislativo, e con il rispetto di quali limiti? La legge di delega è quella legge attraverso la quale il potere legislativo può dare la possibilità al governo di usufruire del proprio potere e, quindi, di emanare un decreto legislativo. Un decreto legislativo è un atto con forza di legge emanato dal governo, usufruendo della delega al potere legislativo concessa dal parlamento. Attraverso la legge di delega il parlamento impone dei limiti al governo per l’emanazione del decreto: la legge di delega conterrà delle indicazioni minime, indicherà un tempo limitato entro il quale il governo dovrà emanare il decreto e indicherà dei principi e criteri direttivi. Inoltre, spesso, nella legge di deroga sono introdotte delle norme procedurali, ovvero viene prescritto al governo di sottoporre il progetto del decreto a determinati organi adibiti a questo compito. La formazione di un decreto legislativo deve seguire il seguente procedimento: il ministro/i ministri fanno la proposta di decreto, il consiglio dei ministri delibera a favore di questa proposta, il progetto di decreto deve rientrare in tutti i parametri impostagli dalla legge di deroga e deve ottenere il parere favorevole degli eventuali organi con cui il governo deve consultarsi in merito e infine ci sarà l’emanazione del decreto da parte del presidente della repubblica.

Decadenza del decreto-legge

Perché un decreto-legge può decadere? In tale evenienza, spiegare che cosa può fare o non può fare il Governo sempre con lo strumento del decreto-legge. Il decreto legge è un atto con forza di legge che il governo può adottare in caso di necessità o di emergenza ed entra in vigore immediatamente dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, ma si dice che “perde efficacia fin dall’inizio” in quanto deve essere convertito in legge dal parlamento entro 60 giorni dalla pubblicazione, altrimenti decadrà. Il giorno stesso della pubblicazione in decreto sarà presentato alle camere, che dovranno riunirsi entro 5 giorni, per la conversione. Un decreto di legge può decadere anche nel caso il parlamento si rifiuti di convertirlo in legge. Qualora il decreto di legge decada ne sarà subito data notizia sulla gazzetta ufficiale. Se un decreto di legge decade, è come se tutto ciò che è stato compiuto in nome di questo sia stato compiuto senza una base legale e quindi tutti i suoi effetti vanno annullati.

Tipi di regolamenti previsti dall'art. 17 della legge 400

Elencare i tipi di regolamenti previsti dall’art. 17 della legge 400. I regolamenti dell’esecutivo (governativi, ministeriali, interministeriali) sono atti legislativi con funzione amministrativa e anch’essi sono suddivisi in articoli e hanno sempre la forma del “decreto”. I regolamenti dell’esecutivo sono fonti secondarie, che nella gerarchia delle fonti sottostanno alle fonti primarie. Nell’art. 17 della legge 400 sono elencati diversi tipi di regolamenti governativi:

  • Regolamenti di esecuzione, la cui funzione deve limitarsi a predisporre gli strumenti affinché la legge sia resa operativa
  • Regolamenti d’attuazione, che disciplinano nel dettaglio i principi di attuazione delle leggi
  • Regolamenti indipendenti, che vengono emanati nell’ambito di materie non disciplinate dalla legge
  • Regolamenti di organizzazione che sono un residuo storico di quando l’esecutivo aveva la riserva di competenza sull’organizzazione dei pubblici uffici

Lo stato

Sovranità dello stato

Cosa si intende per sovranità dello stato e quali limiti incontra? Lo stato moderno è un apparato centralizzato e stabile che ha il monopolio della forza legittima in un determinato territorio, ovvero ha la “sovranità”. La sovranità ha un aspetto interno ed uno esterno, la sovranità interna consiste nell’avere il supremo potere di comando dello stato, che non riconosce nessun potere al di sopra di esso, la sovranità esterna invece consiste nell’indipendenza dello stato dagli altri stati. Secondo la costituzione italiana (art.12), la sovranità dello stato italiano appartiene al popolo che la esercita nei limiti e nelle forme della costituzione. La sovranità è esercitata dal popolo non direttamente ma attraverso il mezzo del suffragio universale, ovvero il consenso popolare è la condizione principale di legittimazione dello stato. I limiti che la sovranità incontra sono di due tipi: limiti di fatto, che derivano dall’impossibilità oggettiva dello stato di controllare ogni aspetto della vita del paese e limiti giuridici, che derivano dall’ordinamento internazionale e che hanno lo scopo di assicurare la coesistenza tra gli stati e di tutelare i diritti umani, i popoli e i singoli individui.

Stato federale e Confederazione di stati

Qual è la differenza tra stato federale e Confederazione di stati? Lo stato federale è uno stato composto nel quale il potere è distribuito tra lo stato centrale ed enti territoriali da esso distinti.

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Scienze giuridiche IUS/09 Istituzioni di diritto pubblico

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