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esigenze della clientela ed individuare quelli che son i fattori critici di successo, così da portare

sul mercato un prodotto valido e capace di far fronte alla concorrenza. Inoltre essa deve

sviluppare strutture e risorse che contengano competenze distintive, di difficile imitazione per i

concorrenti.

6. Le strategie competitive di base: esplicita il modello e fornisci qualche esempio relativo ad

un caso da te prescelto: se si incrociano le scelte di mercato prescelto come target e di

vantaggio competitivo si ottengono le varie strategie competitive che un’azienda può mettere in

campo. Strategie di leadership di costo, in cui il leader domina un mercato ampio con i costi più

bassi di tutta la concorrenza e generalmente con un unico prodotto. Le strategie di

differenziazione portano un sistema di prodotto caratterizzato da elementi suoi propri su vasti

mercati. Infine ci sono le strategie di focalizzazione orientate alla differenziazione o ai bassi costi

secondo cui le aziende operano su mercati ristretti, o con strategie di differenziazione o con

strategie di costo.

7. Descrivi i due tipi di strategie di focalizzazione, fornendo alcuni esempi: secondo la strategia

di focalizzazione orientata alla differenziazione l’azienda opera in mercati ristretti, offrendo un

prodotto con delle caratteristiche particolari rispetto a quello della concorrenza. Questo

ovviamente comporta un aumento dei costi di produzione, quindi la strategia può dirsi riuscita

solo se l’azienda riesce ad ottenere un premio di prezzo, grazie al quale va a coprire i maggiori

costi di produzione. Invece, secondo la strategia di focalizzazione orientata ai bassi costi,

l’azienda opera comunque in un mercato ristretto, ma non offre un prodotto diverso bensì un

prodotto standardizzato, con dei bassi costi di produzione che lo possono rendere preferibile a

quello della concorrenza.

8. La capacità produttiva, concetto ed esempi: con il termine capacità produttiva si intende la

quantità massima di output che un’azienda può produrre in un determinato lasso di tempo con

determinante condizioni operative.

9. Le economie connesse al grado di sfruttamento della capacità produttiva: connesse al grado

di sfruttamento ci sono le economie di saturazione e le economie di apprendimento. I costi di

produzione di un’azienda si dividono in costi fissi e costi variabili. I costi fissi sono i costi che

non variano al variare del volume di produzione, i costi variabili invece si. Per questo motivo se

aumentiamo la percentuale di CP sfruttata avremo un aumento dei costi totali, dovuto

all’aumento dei volume e al conseguente aumento dei costi variabili totali, ma, analizzando i

costi unitari, si noterà una diminuzione dovuta al fatto che i costi variabili unitari sono rimasti

costanti, mentre i costi fissi unitari sono diminuiti perché divisi per un numero maggiore di

prodotti. Le economie di apprendimento sono invece riduzioni del costo unitario del prodotto

dovuto all’accumulo di esperienza. Queste economie dipendono quindi dai volumi cumulati di

produzione realizzata e quindi si sviluppano tanto più velocemente quanto è maggiore la

percentuale di CP sfruttata. Le economie di esperienza infatti permettono di ridurre i tempi di

produzione di un bene e anche i relativi sprechi di risorse e energie, permettendo di ottenere un

bene di pari qualità ad un prezzo inferiore, oppure un bene di qualità maggiore a parità di costi.

10. La nozione di economie di scala e le fonti di tali economie, fornendo esempi: le economie di

scala sono economie che si ottengono aumentando la capacità produttiva a disposizione

dell’azienda. Questo porta alla riduzione dei costi medi unitari. Alcune fonti delle economie di

scala sono: indivisibilità delle componenti, infatti ci sono delle componenti che non variano la

propria grandezza e quindi i costi correlati all’aumentare della cp. Maggiore produttività per

effetto della specializzazione perché al crescere della cp è possibile specializzare maggiormente

le risorse  vantaggio economico. Proprietà geometriche dei contenitori, per cui il volume

aumenta con indice 3, mentre i costi, legati ai metri quadrati, aumentano con indice 2. Maggiore

efficienza degli impianti di maggiori dimensioni e minori costi unitari di acquisto derivanti dal

maggiore potere contrattuale.

11. Le economie di saturazione della capacità produttiva: concetto ed esempi: vedi domanda 11.

12. Le economie di apprendimento: concetto, fonti, esempi: vedi domanda 11.

13. I contenuti delle scelte di integrazione verticale: la filiera produttiva di ciascun bene è

rappresentabile come una lunga catena di fasi e di processi che dalla estrazione delle materie

prime giunge alla vendita del prodotto finito. L’estensione verticale esprime il numero e la

disomogeneità delle fasi della filiera produttiva svolte al proprio interno. Le scelte di

integrazione verticale quindi portano l’azienda a decidere quali fasi svolgere al proprio interno

(internalizzazione) e quali far svolgere a terzi (esternalizzazione). RIVEDERE ARGOMENTO

14. Vantaggi e svantaggi dell’internalizzazione: i vantaggi dell’internalizzazione sono il poter

economizzare i costi di transazione, interiorizzare competenze e risorse strategiche, ridurre

l’accesso dei concorrenti alle risorse strategiche. Gli svantaggi invece investimenti finanziari

richiesti da nuove combinazioni economiche, eventuali diseconomie di scala o di saturazione,

rigidità strategica e concentrazione del rischio. RIVEDERE ARGOMENTO

15. Gli aggregati aziendali; le forze di natura economico tecnica che spingono le aziende

all’aggregazione: le forze di aggregazione sono le economie di scala che spingono le aziende

ad aggregarsi per raggiungere dimensioni economicamente convenienti. In questo modo si

possono conquistare anche nuovi mercati. Le economie di raggio d’azione che spingono

all’aggregazione di attività disomogenee tra loro. Le economie di transazione; infatti spesso

dall’aggregazione di più combinazioni o aziende interdipendenti si possono ridurre i costi di tale

interdipendenza. Spesso l’aggregazione di combinazioni o aziende può portare ad acquisire

competenze distintive possedute da imprese differenti. L’aggregazione porta anche ad una

maggiore condivisione dei rischi o degli oneri (specialmente per attività nuove) e alla possibilità

di effettuare rendite monopolistiche.

16. I fattori prevalentemente non economico-tecnici che suggeriscono l’aggregazione delle

attività economiche: tra i fattori ambientali troviamo un buon sistema di infrastrutture e di

trasporti, perché spesso gli aggregati operano in aree geografiche differenti e un buona efficienza

del mercato dei capitali perché le aggregazioni richiedono sempre spostamento di ingenti

quantità di capitali. Spesso anche la normativa internazionale e nazionale che governa i sistemi

economici è motivazione di aggregazione; infatti le aziende si aggregano per poter ricevere

vantaggi finanziari dal governo. Invece, tra le condizioni sociali troviamo le reti di relazioni

aziendali. Infatti aggregarsi significa cooperare e spesso può dare adito a azioni di selezione

avversa o azzardo morale. Quindi spesso è più facile che si formi un aggregato se tra le due

aziende sono già in essere rapporti di fiducia. Spesso le scelte di aggregazione sono dovute a

strategie di dominio economico e non economico. Infine alla base della formazione di grandi

aggregati aziendali ci sono motivazioni di solidarietà.

17. Le forze disaggreganti di natura economico-tecnica: tra le forze disaggreganti troviamo

l’ultra-complessità organizzativa che può derivare dall’aggregazione di diverse aziende. Questo

può portare l’aggregato ed essere economicamente non conveniente e organizzativamente

ingovernabile e ad avere eccessivi costi di governo delle transazioni interne. Un’altra

motivazione può essere che l’azienda vuole proteggere le proprie competenze distintive mentre

l’aggregarsi la porterebbe a doverle condividere con altri. Spesso un motivo di disaggregazione è

il fabbisogno di differenziazione degli orientamenti manageriali perché ci possono essere

combinazioni economiche da gestire secondo diverse modalità e il cui successo è basato su leve

competitive differenti. Infine può capitare che combinazioni economiche e aziende presentino

dei rischi ritenuti non convenienti e quindi scoraggino la creazione di un aggregato aziendale.

18. Economie di scala versus ultracomplessità organizzativa: le economie di scala sono la

riduzione dei costi medi unitari legati all’aumento della capacità produttiva. Queste economie si

possono raggiungere anche tramite l’aggregazione di più aziende o più combinazioni

economiche simili. Talvolta però capita che dall’aggregazione derivi un problema di ultra-

complessità organizzativa e quindi questo scoraggi la formazione dell’aggregato.

19. Gli obiettivi perseguiti con l’assetto organizzativo: l’assetto organizzativo di un’impresa è

l’insieme delle variabili che configurano l’organismo personale e che coordinano e definiscono i

comportamenti delle persone. I suoi obiettivi sono innumerevoli: definire un numero di persone

adeguato al volume complessivo di attività da svolgere in modo da equilibrare i carichi di lavoro;

scegliere prestatori di lavoro con profili personali coerenti all’attività dell’azienda; scegliere gli

obiettivi delle persone o dei gruppi e di conseguenze le risorse messe a disposizione; decidere le

procedure da seguire nello svolgere le attività; decidere il grado di utilizzo della discrezionalità;

decidere un sistema di rimunerazioni delle persone coerente con l’impegno profuso; attivare

potenti strumenti di coordinazione e integrazione, in particolare per quanto riguarda i tempi

(sincronia o sequenza temporale  regia centrale), i volumi (bilanciati) e i compiti (no lacune o

sovrapposizioni). RIVEDERE ARGOMENTO

20. Vantaggi e svantaggi della struttura divisionale: la struttura divisionale divide l’azienda in più

divisioni, ognuna delle quali raggruppa al suo interno le coordinazioni parziali relative ad una

combinazione produttiva. Questo risulta particolarmente utile quando vigono delle forti

interdipendenze tra le funzioni relative alla medesima combinazione. Tale integrazione infatti

sarebbe ostacolata da un eventuale struttura funzionale. Un altro caso in cui risulta essere molto

vantaggiosa la struttura divisionale è quando c’è una forte necessità di diversificazione, perché le

varie combinazioni produttive sono molto disomogenee tra di loro. Una struttura divisionale

però, a causa della ripartizione delle medesime funzioni nelle varie divisioni comporta

normalmente degli aumenti dei costi, che non permettono lo sfruttamento di economie di scala.

Inoltre una struttura divisionale diminuisce il livello di specializzazione dei vari prestatori di

lavoro e impedisce lo sfruttamento di economie di raggio d’azione che si potrebbero realizzare

mediante lo sfruttamento centralizzato di competenze core.

21. Vantaggi e svantaggi della struttura funzionale: la struttura funzionale divide il lavoro

secondo le coordinazioni parziali, in base all’omogeneità delle tecniche caratteristiche di

ciascuna funzione parziale. Questa struttura offre dei vantaggi: essa infatti, centralizzando le

funzioni e quindi riducendo le duplicazioni che si avvrebbero con una struttura divisionale

permette di avere dei costi di produzione più bassi e quindi dà la possibilità di sfruttare economie

di scala. Inoltre, maggiore è il grado di specializzazione richiesta tanto più sono convenienti

strutture funzionali, che permettono che in ogni funzione ci siano persone altamente

specializzate. Infine essa permette di realizzare economie di raggio d’azione perché permette lo

sfruttamento centralizzato di competenze core, la cui integrità e sviluppo sarebbero messi in

difficoltà da una struttura divisionale.

22. Vantaggi e svantaggi della struttura mista: le due strutture di base che un’azienda può

scegliere sono la struttura funzionale pura e la struttura divisionale pura. In alcuni casi però, data

la complessità delle combinazioni produttive accade che nessuna delle due soddisfi i requisiti

dell’azienda e che quindi essa sia costretta a ricorrere ad una struttura mista, i, cui alcune

combinazioni sono divise secondo una criterio funzionale, mentre altre secondo uno divisionale

perché presentano delle forti disomogeneità con le prime.

23. Descrivi le caratteristiche principali di un’impresa in cui sia opportuno adottare una

struttura divisionale: un’impresa orientata ad una struttura di tipo divisionale è, di solito, un

impresa di grandi dimensioni che presenta più di una combinazione prodotto-mercato.

Quest’impresa non presenta particolari competenze core che devono essere gestite in modo

centralizzato e che quindi richiederebbero una struttura funzionale, ma le sue combinazione

economiche sono particolarmente disomogenee e quindi necessitano di una separata gestione.

Inoltre vige una forte interdipendenza tra le varie funzioni relative ad un’unica combinazione

economica, cosa che rende preferibile la formazione di diverse divisioni in cui essere possono


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Corso di laurea: Corso di laurea in economia e gestione aziendale (MILANO)
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher AlessandroR95 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia aziendale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Mezzadri Andrea.

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