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Domande packaging

Funzioni del packaging compresa la sostenibilità ambientale e le politiche green

Le funzioni dell’imballaggio sono diverse. La prima è la sicurezza, un prerequisito imprescindibile e l’unica funzione normata e regolamentata per legge. Tutti i materiali a contatto con gli alimenti devono essere sicuri per il consumatore in quanto hanno un’intima relazione con il contenuto e quindi non devono cedere sostanze che potrebbero essere dannose per il consumatore o che potrebbero modificare le caratteristiche sensoriali dell’alimento. Se un materiale è un rischio per il consumatore non può essere introdotto in un’azienda alimentare.

Un’altra funzione dell’imballaggio è sicuramente quella di contenimento, che dipende dalla forma dell’alimento. Questa assume un’importanza fondamentale nel caso dei liquidi e delle polveri, in quanto essi non esisterebbero senza il proprio contenitore. Ad esempio, l’acqua è contenuta in bottiglie di plastica ed esiste soltanto grazie a questo imballaggio primario.

L’imballaggio ha anche la funzione di protezione dell’alimento dai danni meccanici e fisici. Importante è poi anche la conservazione, che si riferisce alla capacità del contenitore di conservare la qualità dell’alimento minimizzando e rallentando i cambiamenti biologici, chimici e fisici. Un esempio classico è un trancio di salmone, il quale va incontro a un’alterazione microbica e chimica: la scelta del confezionamento è il sottovuoto in quanto con l’anaerobiosi si modifica la popolazione microbica e quindi la crescita è tenuta sotto controllo e inoltre si inibisce l’ossidazione. Si modifica l’ambiente e per far questo è necessario avere materiali idonei per evitare l’entrata dell’ossigeno.

La funzione logistica fa riferimento alla capacità del contenitore di consentire una distribuzione adeguata nello spazio e nel tempo dei diversi beni, pianificando gli spostamenti e gli stoccaggi. La funzione di comunicazione dipende dal colore, forma, disegni e stampe presenti sulla confezione, in quanto l’imballaggio è un venditore silenzioso che ha la funzione di fornire un’immagine gradevole e accattivante per attrarre il consumatore. Anche l’etichetta ha importanza fondamentale in quanto deve contenere tutte le informazioni del prodotto riportate in modo chiaro ed esaustivo.

Un esempio sono le confezioni dei surgelati dove viene applicata un’etichetta che permette di determinare il termine minimo di conservazione in funzione della temperatura di congelamento: esso diminuisce all’aumentare della temperatura ed è molto importante in base al tipo di congelatore domestico che il consumatore possiede.

Un imballaggio offre anche una funzione di servizio/convenience e in questo caso si fa riferimento ai pasti pronti, alle aperture facilitate, alla richiudibilità delle confezioni, alla pelabilità del contenitore e alla possibilità di inserirlo in microonde. La funzione funzionale mette insieme la funzione di protezione e conservazione aggiungendo un livello di interazione con il consumatore o con l’alimento; ecco perché si parla di sistema di packaging attivo o intelligente.

Un imballaggio attivo consente di rilasciare o sequestrare sostanze all’interno dell’alimento in modo da migliorarne la conservabilità; è il caso delle etichette che sequestrano l’ossigeno in eccesso nello spazio di testa del contenitore. Un imballaggio intelligente interagisce con il consumatore, come ad esempio le etichette capaci di cambiare colore in base alla temperatura a cui è stato conservato l’alimento, consentendo quindi di informare se il prodotto è stato tenuto a temperature di abuso.

Infine, vi è la funzione ecologica e si fa quindi riferimento al concetto di sostenibilità ambientale, strettamente collegato all’inquinamento e al riscaldamento globale. Un packaging sostenibile è il giusto compromesso che consente di ridurre gli sprechi e l’impatto ambientale in un’ottica di una maggiore sostenibilità, considerando i concetti di energia rinnovabile e pulita. È necessario avere come obiettivo il punto di minimo tra la quantità di materiale utilizzato e gli impatti ambientali; si nota che le soluzioni di underpackaging causano maggiori danni ambientali rispetto a una soluzione di overpackaging, in quanto si ha una cattiva conservazione dell’alimento che quindi viene perso.

Inoltre, la produzione di packaging non ha impatti così importanti rispetto alla produzione dell’alimento stesso e per questo è necessario ragionare su come conservare al meglio il prodotto per tempi più lunghi possibili in modo da evitare sprechi ed emissioni inutili. Se il packaging è utilizzato in modo corretto e se viene mantenuta la vita commerciale del prodotto, gli impatti rientrano nel bilancio. A questo scopo, importante è la prevenzione; lo scopo principale nel settore del packaging alimentare è arrivare al punto di minimo utilizzando la quantità minima di materiale, riducendo lo spessore, modificando la forma e ripensando all’intero processo di lavorazione di un alimento per arrivare a un alleggerimento e quindi a una riprogettazione del packaging. Si punta alla creazione di un contenitore ripensato fatto di un unico materiale in modo da facilitare lo smaltimento e quindi il riciclo.

Il riciclo è un trattamento di rifiuto che consente di originare un materiale quasi identico all’originale per ottenere prodotti differenti. Vetro e alluminio possono essere riciclati e tornare ad essere quello che erano all’inizio. Carta e plastica invece non possono tornare ad essere contenitori alimentari ma sono destinati a originare prodotti di seconda vita in modo da abbattere i costi, le risorse e l’energia. Quando un materiale non è riciclabile può essere destinato alla termovalorizzazione oppure al riutilizzo; un’altra soluzione è l’utilizzo di materiali compostabili che però non trovano molto impiego.

Proporre la differenza tra funzione di protezione e funzione di conservazione, usando anche esempi pertinenti

L’imballaggio ha anche la funzione di protezione dell’alimento dai danni meccanici e fisici. Per conoscere la protezione fisica che un imballaggio deve offrire a un prodotto alimentare è necessario conoscere le specifiche del prodotto o, meglio, i fattori critici del prodotto che possono causare una perdita di valore tra cui temperatura, umidità relativa, urti meccanici, deformazioni, ecc. Ad esempio, la confezione in cartone delle uova ha la funzione principale di protezione meccanica da possibili rotture e danneggiamenti.

Importante è poi anche la conservazione, che si riferisce alla capacità del contenitore di conservare la qualità dell’alimento minimizzando e rallentando i cambiamenti biologici, chimici e fisici. Un esempio classico è un trancio di salmone, il quale va incontro a un’alterazione microbica e chimica (ossidazione). La scelta del confezionamento è il sottovuoto in quanto con l’anaerobiosi si modifica la popolazione microbica e quindi la crescita è tenuta sotto controllo e inoltre si inibisce l’ossidazione.

Si ha la possibilità di avere batteri lattici che possono essere utili. Giocando con la tecnologia del sottovuoto, si modifica l’ambiente e per far questo è necessario avere materiali idonei per evitare l’entrata dell’ossigeno oltre alla necessità di avere la catena del freddo.

Proporre la differenza tra la funzione di servizio e di comunicazione del packaging alimentare

La funzione di comunicazione dipende dal colore, forma, disegni e stampe presenti sulla confezione, in quanto l’imballaggio è un venditore silenzioso “silent seller” che ha la funzione di fornire un’immagine gradevole e accattivante per attrarre il consumatore. Si sottolinea la valenza di comunicazione che è insita in qualsiasi forma di packaging e che viene esaltata dalla trasformazione dei sistemi di distribuzione commerciale in forme a libero servizio.

Quella veicolata dal packaging non è solo un’informazione commerciale (l’etichetta, la decorazione, lo sconto, il gadget, ecc.) ma anche di utilità per il consumatore (informazioni nutrizionali, consigli d’uso, ricette, ecc.), di conformità alle normative (marchi, contrassegni, date, indicazioni metrologiche, ecc.) e di ausilio per l’identificazione (codici a barre, ologrammi, ecc.). Anche l’etichetta ha importanza fondamentale in quanto deve contenere tutte le informazioni del prodotto riportate in modo chiaro ed esaustivo.

Un esempio sono le confezioni dei surgelati dove viene applicata un’etichetta che permette di determinare il termine minimo di conservazione in funzione della temperatura di congelamento: esso diminuisce all’aumentare della temperatura ed è molto importante in base al tipo di congelatore domestico che il consumatore possiede.

Un imballaggio offre anche una funzione di servizio/convenience e in questo caso si fa riferimento ai pasti pronti, alle aperture facilitate, alla richiudibilità delle confezioni, alla pelabilità del contenitore e alla possibilità di inserirlo in microonde.

Dare una definizione di imballaggio primario, secondario e terziario mettendo in evidenza le funzioni principali

Imballaggio-contenitore primario: una soluzione di confezionamento che si riferisce al materiale o contenitore che è a diretto contatto con il prodotto alimentare. Questo imballaggio è anche detto imballaggio di vendita o di presentazione e spesso viene concepito in modo tale da rappresentare per il consumatore un’unità di vendita (es. bottiglia acqua). Questo imballaggio primario ha molte responsabilità e funzioni perché deve essere un oggetto sicuro per il consumatore e per l’alimento, capace di proteggerlo nel corso della conservazione e che ha anche una funzione di marketing con il consumatore finale.

Il contatto con l’alimento è una caratteristica fondamentale dell’imballaggio primario, ma ogni materiale avrà le sue caratteristiche e ognuno la sua funzione specifica.

Imballaggio-contenitore secondario: è un sistema di contenimento di uno o più contenitori primari, non è mai a diretto contatto con l’alimento. È concepito per costituire un raggruppamento di imballaggi primari nel punto vendita ma non solo (es. film estensibile, cartoncino, seconda confezione che contiene più imballaggi primari). A volte serve per il trasporto, per raccogliere più unità primarie, a volte quando il prodotto viene rimosso dall’imballaggio secondario modifica le sue caratteristiche oppure rimangono intatte, quindi a seconda dei casi svolge un ruolo importante.

Ad esempio, sei bottiglie d’acqua vengono fasciate da un materiale plastico che ha la funzione di trasporto; quindi se si rimuove la plastica la qualità dell’acqua rimane uguale. I cracker invece sono confezionati singolarmente nelle monoporzioni che hanno un materiale di avvolgimento in polipropilene, ma poi più unità vengono riunite in una confezione più grande in materiale diverso, ovvero in cartoncino ondulato all’interno e all’esterno in una confezione saldata che ha la funzione di proteggere dal raffermimento.

Il prodotto si conserva meglio perché il materiale secondario non serve solo per trasporto ma consente un rallentamento dei fenomeni di degradazione dell’alimento stesso. La scelta del materiale secondario viene fatta sulla qualità dell’alimento e sulle caratteristiche che si vogliono preservare; nel caso del cracker si vogliono conservare la friabilità e caratteristiche meccaniche (no sgretolato) quindi l’imballaggio deve rallentare l’assorbimento di umidità del prodotto. La confezione primaria protegge in buona parte l’assorbimento umidità ma la secondaria anche dall’ossigeno e dalla luce.

Altre soluzioni di pack secondario sono i sistemi bag in box: si ha un contenitore in cartone con un erogatore che è collegato al sacco interno in materiale plastico complesso che è l’imballaggio primario; entrambi hanno una funzione importante in quanto il contenitore primario ha un ruolo fondamentale mentre il secondario permette una facilità di utilizzo per il consumatore.

Imballaggio-contenitore terziario: insieme di contenitori primari o secondari predisposto specificatamente per il trasporto e la movimentazione delle merci (film, contenitore di cartone). Ha una funzione importante perché se non si ha la protezione dell’alimento si causa la perdita del contenitore secondario e primario.

Descrivere la centralità dell’operazione di packaging nel ciclo di vita di un prodotto fresco refrigerato

La shelf-life per chi produce indica per quanto tempo il prodotto mantiene un elevato livello qualitativo. Lo scopo finale dell’imballaggio è la conservazione e la protezione per offrire al consumatore un alimento di qualità e sicuro; bisogna porre al centro la soluzione di packaging.

Parlare di shelf-life significa parlare di durabilità e dal punto di vista scientifico è il periodo di tempo che corrisponde in determinate circostanze di temperatura, luce e trasporto a una tollerabile diminuzione della qualità dell’alimento confezionato. Quantificarla diventa difficile, dipende dal caso. Un prodotto è microbiologicamente instabile quando si ha una crescita della CFU durante il tempo; durante questo periodo ci sono cambiamenti che portano a una diminuzione della qualità.

L’obiettivo principale di chi si occupa di food-packaging è di portare sempre più avanti la durabilità tenendo conto di diversi fattori: le caratteristiche di qualità dell’alimento, come si degrada dal punto di vista intrinseco ed estrinseco, le caratteristiche materiali, le esigenze di conservazione/logistica, la tipologia di materiale e il sistema di confezionamento e condizionamento in azienda. Per ogni alimento bisogna capire quali sono gli eventi di degradazione e sulla base di questi immaginare quale soluzione di confezionamento mettere in atto.

Nel caso del latte, il confezionamento può avvenire in tanti modi differenti in funzione della sua definizione merceologica, ovvero del trattamento termico che ha subito e della qualità del latte in partenza. Il latte fresco alta qualità è un prodotto refrigerato che subisce un trattamento di pastorizzazione che ha la funzione di abbattere la CFU, quindi le caratteristiche intrinseche sono vicine al latte di partenza e per questo viene confezionato in bottiglie di PET con un tappo in HDPE e l’etichetta in PET. Il PET dà origine a bottiglie trasparenti o colorate come quelle dell’acqua e funziona molto bene perché è un materiale che non offre un’elevata barriera a gas, è trasparente alla radiazione solare ma la shelf-life del latte è di 6 giorni quindi il packaging ha funzione più di contenimento che di reale protezione e conservazione.

Il latte fresco pastorizzato può essere trovato in bottiglia in PET o in contenitori di Tetrapack in cartoncini multistrato con un top in materiale plastico e con il tappo a chiusura ermetica. La differenza tra le due soluzioni è che la bottiglia trasparente è sempre più associata al latte ad alta qualità, mentre quello pastorizzato ha una shelf-life di 10 giorni quindi necessita di un contenitore che ha caratteristiche differenti, ovvero che le bottiglie siano opache in multistrato con una funzione aggiuntiva al contenimento e alla protezione perché proteggono il prodotto dalla radiazione visibile durante le fasi di vendita a scaffale. Un latte ad alta qualità non è esposto molto alla luce perché sullo scaffale ci sta poco, massimo un giorno; per un latte fresco pastorizzato la vita distributiva è potenzialmente più lunga e la luce al latte causa reazioni a cascate della riboflavina producendo flavour indesiderati.

Il contenitore in Tetrapack non contiene alluminio perché la shelf-life non è ancora così estesa e con la refrigerazione si ha un controllo degli eventi degradativi che porterebbero alla diminuzione della qualità dell’alimento. Il latte UHT viene venduto in contenitori in Tetrapack con uno strato di alluminio perché subisce un trattamento termico importante e la confezione deve isolare dalla luce, dal passaggio dei gas e dai microrganismi per tempi lunghi di anche 1 anno. Dallo stesso alimento trattato in modo diverso si originano alimenti con shelf-life differenti e con packaging differenti idonei in funzione del trattamento termico che subisce prima del confezionamento.

Distinguere la funzione attiva e intelligente di un imballaggio funzionale

La funzione funzionale fa riferimento a soluzioni di imballaggio attivo e intelligente. Un imballaggio funzionale mette insieme la protezione e la conservazione aggiungendo un livello di interazione con il prodotto o con il consumatore. Un imballaggio attivo è quell’insieme di soluzioni che consentono di sequestrare sostanze indesiderate o rilasciare all’alimento sostanze utili per favorire la shelf-life, come ad esempio le etichette che sequestrano l’ossigeno in eccesso nello spazio di testa della confezione. Un imballaggio antimicrobico che rilascia sostanze antimicrobiche è attivo, ma il consumatore non ha la percezione di queste sostanze.

L’imballaggio intelligente interagisce con il consumatore, come ad esempio le etichette capaci di cambiare colore in funzione della temperatura a cui è stato conservato l’alimento, consentendo quindi di informare se il prodotto è stato tenuto a temperature di abuso.

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alessia.perego di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Processi della Tecnologia alimentare con Elementi di Packaging e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Limbo Sara.
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