PRODUZIONE DI FUNGHI A CARPOFORO
I funghi sono microrganismi, nonostante l’aggettivo micro non si adatti completamente alla definizione di
questa categoria. La prima produzione di essi inizia intorno al 1700, prime produzioni in miniere, caverne e
capannoni in disuso. Solo in tempi recenti in appositi locali dotati di impianto di areazione.
I più grandi produttori occidentali sono gli USA, in Italia più nel nord, in oriente non solo consumati come
fonte energetica ma anche per il loro valore ‘salutistico’.
Inizialmente utilizzata con la finalità di smaltire residui di lettiere di cavalli e animali avicoli.
Molti sono saprofiti, si sviluppano a spese di materiale in decomposizione, la specie più coltivata è Agaricus
(champignon).
Hanno elevato contenuto proteico e elevato contenuto di chitina, non digeribile quindi il loro consumo non
è tollerato da tutti.
Tutti i funghi sono costituiti da ifee filamentose, ciò che si sviluppa nel sottosuolo prende il nome di micelio,
alcuni funghi non tutti riescono ad aggregare le ifee nel carpoforo, la parte aerea costituita da un gambo e
da un cappello, ciò che noi mangiamo e chiamiamo fungo.
Esistono più di 250 000 specie di funghi di queste solo 10 000 hanno un carpoforo, ma molti di questi sono
più o meno velenosi e alcuni addirittura mortali. 2 000 sono quelli commestibili, di questi quelli prodotti su
larga scala sono circa 20.
Le specie più coltivate sono Agaricus, Lentinula, Volvariella, Pleurotus e Auricularia. Il maggiore produttori
di funghi sono i paesi asiatici.
Lentinula – detta anche Shiitake o fungo cinese. È prodotto in due modi: il metodo tradizionale su
dei tronchi di quercia o di faggio in boschi, i tronchi vengono forati con trapano e riempiti con una
sospensione di spore e sigillati con una cera non dura (l’ifa riesce a passarci attraverso). I tronchi
sono messi nei boschi per due anni dove crescono a spese della cellulosa, quando ho il carpoforo
della misura desiderata lo raccolgo per torsione in modo che le ifee possano di nuovo far crescere il
carpoforo.
Quando si stacca la corteccia dai tronchi significa che è finita la cellulosa a disposizione del fungo.
Questo processo è limitato da una variazione di produttività in base alle condizioni climatiche, per
questo sono stati messi a punto processi più moderni che prevedono l’utilizzo della segatura.
Dei sacchi sono riempiti di segatura e paglia di riso, sterilizzati, inoculati con la sospensione di spore
e messi in dei locali dove crescono i funghi.
Pleurotus – anche questi sono coltivati su sacchi contenenti segatura.
Flammullina velutipes – costituito da gambi sottili e paralleli che si sviluppa in altezza, ha origine
giapponese. Coltivato in contenitori plastici con paglia di riso o di grano, quando il fungo comincia a
crescere viene messo un ‘collare’ per farlo sviluppare in altezza, vengono poi tagliati e può ripartire
un altro ciclo.
Agaricus bisporus – è il fungo più prodotto e consumato in Italia. Il processo è molto lungo, può
arrivare fino a 90 giorni per il completo sviluppo. Il processo è diviso in tre fasi:
A - preparazione del substrato: il substrato è formato da stallatico di cavallo da corsa perché ho
fonti di carbonio, di azoto + paglia di lettiera + pollina (deiezioni di galline ovaiole) + solfato di
ammonio e farina di soia per aumentare il contenuto di azoto fino a quasi al 2%. Tutti questi
‘ingredienti’ sono portati nei locali dove avviene la preparazione del substrato, posizionati e
mescolati con trattori, benne riuniti a formare una specie di montagnetta e bagnati
grossolanamente per aumentare l’umidità fino a circa il 75% e rivoltato più volte con pale
meccaniche, fase idrolitica.
Il substrato è poi organizzato in filo e ogni due giorni disfati e ricostruiti, in questo modo si
instaurano delle fermentazioni spontanee che portano la temperatura interna fino anche a 80°C, a
queste T parte della popolazione microbiche e di larve e insetti si inattiva. Ho un forte sviluppo di
ammoniaca, questa fase di fermentazione dura circa una settimana.
Ora il substrato prende il nome di compost.
Pastorizzazione: compost spostato in celle per la pastorizzazione con temperature di 60°c per 12h.
Condizionamento: il compost viene lasciato raffreddare naturalmente, qui troviamo dei batteri
termofili come Bacillus eliminando l’ammoniaca fondamentale perché non tollerata da Agaricus.
Ora il pH del compost è attorno alla neutralità, circa a ph 7.
B – seconda fase inoculo: il compost è traferito con un nastro trasportatore da una camera di
condizionamento ad un'altra, durante questa fase viene fatto cadere sopra il nostro inoculo (spore
di Agaricus pre-germinate su chicchi di qualche cereale.
Incubazione: a 25°C per 2 settimane, il micelio sul chicco del cereale inizia a diffondersi sul nostro
compost.
Ora il compost è trasferito in celle predisposte per il controllo della temperatura, umidità e dei
livelli di aereazione; si dispone su queste strutture con uno strato di 20-30 cm ricoperto con della
torba.
Sviluppo: avviene inizialmente ad una T di 25°C a umidità del 100% e bassa tensione di ossigeno. Le
ifee emergono in superficie, si iniziano a vedere dei ‘ciuffetti’ di micelio. Quando circa il 70% del
terreno è coperta da ifee attuo uno shock termico abbassando la temperatura da 25°C a 16°C con
umidità all’80% e aumento della tensione di ossigeno. In questo modo le ifee si uniscono tra di loro
e formano il cosiddetto primordio del carpoforo (strutture sferiche della dimensione di un pisello),
il carpoforo raggiunge la maturazione in circa 10 giorni.
C – terza fase raccolta: si raccoglie dopo circa 10g ma dipende dalla dimensione di funghi che voglio
ottenere per quale genere di prodotto si coltiva. La raccolta è manuale, avviene per torsione. Il
costo di raccolta incide molto sulla produzione. Non si fa una raccolta sola, si raccoglie poi di
integra per 2 litri di acqua il terreno per ogni kilo raccolto, chiudo le celle e ricomincio il mio
processo. Ogni raccolta si chiama volata posso fare 4-5 volate, poi terreno diventa improduttivo.
Quando la cellula non garantisce più la produzione adeguata deve essere svuotata sterilizzata per
accogliere del nuovo compost e ripartire con il ciclo. Il processo in totale può durare fino a 90
giorni.
Lo scarico delle cellule avviene per mezzo di una tramoggia, il residuo può essere usato come
fertilizzante per il giardinaggio previa sterilizzazione.
La resa di produzione è 20-25% (20-25kg di funghi ogni 100kg di compost utilizzato).
PROCESSO DI PRODUZIONE DELLA BIRRA
La birra e una bevanda alcolica, la più diffusa dopo the, bibite gasate e latte. In Italia nel 2004 consumo di
30 litri pro-capite, più grandi bevitori in Europa sono la Repubblica Ceca. Dal 2004 al 2013 i consumi si sono
mantenuti abbastanza invariati.
Viene definita birra il prodotto della fermentazione alcolica di un mosto preparato con malto d’orzo o di
frumento, amaricato con il luppolo da parte di ceppi di S. Cerevisiae o S. Carlsbergensis.
Gli ingredienti utilizzati per la produzione sono:
1. Lievito – divisi in lieviti ad alta fermentazione e a bassa fermentazione. I primi lavorano a T 15-23°C
e a fine fermentazione tendono ad aggregare alla schiuma. Quelli a bassa fermentazione 8-15°C il
ceppo tende a depositare sul fondo.
2. Acqua – fino al 95% del prodotto. I birrifici più importanti nascono vicino a fonti d’acqua con
caratteristiche particolari, acque povere di Sali (soprattutto sodio) e pH sotto la neutralità. L’acqua
deve essere potabile.
3. Orzo – gli zuccheri fermentescibili derivano dai cereali trattati in modo particolare per rilasciare gli
zuccheri. Nel medioevo al posto dell’orzo si utilizzava il frumento, intorno al 1500 in Germania fu
emanato un editto che vietò l’utilizzo di frumento per la produzione di birra in seguito ad una
carestia, i produttori di birra iniziarono a utilizzare l’orzo. In alcune birre tipo Wais si usa ancora una
miscela con frumento.
4. Luppolo – pianta tipica dei paesi continentali tipo America, Germania, UK. Si utilizzano le
inflorescenze femminili, coni, che contengono resine amare e oli essenziali. Alcune più amare altre
meno.
La birra è distinta in:
Analcolica <1,2% alcol
Alcolica – light 1,2-3,5% ; normali >3,5% esistono poi le doppio malto e le speciali con gradazione
alcolica maggiore.
Il grado saccarometrico indica la quantità di zuccheri fermentescibili.
Processo produzione di birra:
1. Maltizzazione dell’orzo o di qualsiasi altro cereale. Questa fase non è quasi mai fatta nei birrifici
dove di solito arriva il malto già torrefatto. L’orzo è sottoposto a germinazione prima di utilizzarlo
per fare la birra. La germinazione è fatta bagnando il cereale, ponendolo poi in vasche rettangolari
molto arieggiate. Questo viene fatto per attivare gli enzimi idrolitici che sono quiescenti nel chicco
che devono essere attivi nella fase successiva. Gli enzimi iniziano a degradare l’amido in zuccheri
semplici. Appena impostata la plantula la germinazione di ferma, eliminata ed il chicco viene
tostato. Il
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