Domande esame macroeconomia
Lezione 001
Come si calcola il PIL nominale?
Il PIL nominale è quello calcolato guardando alle quantità di oggi per i prezzi di oggi, quindi la produzione valutata a prezzi correnti. Il calcolo della crescita del PIL ha diversi problemi, che riguardano da una parte la presenza di inflazione dall’altra la sua vera importanza per comprendere l’economia di un paese. Per quanto riguarda l’inflazione, il calcolo del PIL viene effettuato considerando le quantità ed i prezzi correnti. Pertanto non si evidenzia a quale variabile è imputata la crescita. Per risolvere questo tipo di problematiche si va a considerare il PIL nominale e quello reale.
Il PIL è calcolato in base a quello che è prodotto nella nazione indipendentemente dalla residenza di chi lo produce, quindi non tiene conto del fatto che un residente estero porterà il suo reddito all’esterno del paese. Per ovviare a questo problema si può calcolare il prodotto nazionale lordo (PNL). Quest’ultimo a differenza del primo prende in considerazione tutto quello prodotto dai residenti di una nazione indipendentemente da dove lo producono, quindi PNL = PIL + prodotto dei residenti della nazione fatto all’estero – prodotto fatto dai non residenti all’interno della nazione.
Quali sono le problematiche nel calcolo del PIL reale?
Il PIL reale è quello calcolato guardando alle quantità di oggi per i prezzi di un anno base. Quindi tenendo costanti i prezzi e variando solo le quantità un eventuale calcolo della crescita usando questo PIL non considererà la variazione dei prezzi. Una volta risolto il problema della determinazione della variazione di quantità prodotta, nasce un altro tipo di problematica, la valutazione del PIL reale. Il suo valore è determinato dall’anno base considerato.
In un’economia non esiste solo un bene e quindi non si può semplicemente prendere il prezzo dello stesso per il calcolo, si deve capire come definire i prezzi per il calcolo. Il PIL reale deve essere considerato come una media ponderata della produzione di tutti i beni finali, quindi devono essere definiti i pesi da utilizzare. Per questo motivo si pensa ai prezzi relativi, cioè al rapporto tra i prezzi.
Il PIL reale viene utilizzato per confrontare la grandezza economica di un paese rispetto agli altri, considerando ovviamente i limiti determinati dal PIL. I risultati che si possono ottenere possono essere fuorvianti, perché le nazioni che mettiamo in paragone in genere non sono omogenee per quantità di abitanti. Il PIL è anche il reddito di una nazione e quindi risulta naturale che un paese con un numero maggiore di abitanti abbia una somma di redditi maggiore di uno che invece ha una popolazione minore.
Perché il PIL non è un ottimo strumento per calcolare la ricchezza di un paese?
Il PIL non rappresenta un corretto indicatore di ricchezza o di sviluppo di un paese, perché al suo interno non considera: l’economia sommersa, il lavoro nero, il mercato dell’usato, il lavoro casalingo, l’autoproduzione e la conversione in potere d’acquisto. Il PIL è calcolato in base a quello che è prodotto nella nazione, non considera la residenza di chi lo produce, quindi non tiene conto del fatto che un residente estero porterà il suo reddito all’esterno del paese.
Fare degli esempi per vedere la differenza che intercorre tra PIL e PNL
Il PIL è la somma dei beni e servizi finali prodotti all'interno di un paese in un dato periodo di tempo. Il PNL è la somma dei beni e servizi finali prodotti dai residenti di un paese, in un dato periodo di tempo.
Esempio: le industrie straniere che producono in Italia rientrano nel PIL italiano, ma non nel PNL italiano (rientreranno nel PNL dei loro paesi). Le industrie italiane che producono all'estero rientrano nel PNL italiano, ma non nel PIL. Faranno invece parte del PIL di quei paesi.
Come si calcola il PIL?
Quando si parla di PIL (prodotto interno lordo) si parla di spesa, prodotto e reddito ed è possibile calcolarlo in tre modi:
- Il PIL è la somma di tutti i beni e servizi finali di un’economia in un determinato momento, per questo si parla di spesa.
- Il PIL è la somma dei valori aggiunti, per questo si parla di produzione.
- Il PIL è la somma di tutti i redditi di un’economia in un determinato momento, per questo si parla di reddito.
Come si calcola il tasso di crescita del PIL e quali sono le sue problematiche?
Il tasso di crescita del PIL si calcola nel seguente modo:
\[- \frac{PIL_t - PIL_{t-1}}{PIL_{t-1}}\]
vale a dire PILt cioè PIL dell’anno corrente meno PIL dell’anno precedente, diviso PILt-1 dell’anno precedente.
Il calcolo di crescita del PIL ha diversi problemi, che riguardano da una parte la presenza d’inflazione ed all’altra il fatto che il PIL non rappresenta un corretto indicatore di ricchezza o sviluppo di un paese, perché al suo interno non vengono considerati diversi fattori come: l’economia sommersa, il lavoro nero, il mercato dell’usato, il lavoro casalingo, l’autoproduzione e la conversazione in potere d’acquisto.
Fare degli esempi della prima e seconda definizione del PIL e spiegare perché danno lo stesso risultato
Per capire meglio la I e II definizione del PIL, si può pensare ad un’economia in cui sono presenti solo 3 settori: acciaieria, ittica ed automobilistica. Per la I definizione si sommano solo il fatturato dell’azienda ittica e di quella automobilistica. Mentre nel caso della II definizione si sommano tutte e tre, poi all’automobilistica si sottrae il valore dell’acciaio, ottenendo così il valore aggiunto. In conclusione con queste due situazioni si trova lo stesso risultato.
La differenza tra PIL e PNL e tra PIL e PIN
La differenza tra PIL e PNL è che: il PIL è calcolato in base a quello che è prodotto nella nazione, non tiene conto della residenza di chi lo produce e quindi del fatto che un residente estero porterà il suo reddito all’esterno del paese. Il PNL (prodotto nazionale lordo) prende in considerazione tutto quello prodotto dai residenti di una nazione, ma non tiene conto del luogo di produzione. Il PIN (Prodotto interno netto) si trova sottraendo al valore del PIL gli ammortamenti.
Lezione 002
Come mai interessa la disoccupazione agli economisti?
Gli economisti danno molta importanza al tasso di disoccupazione, per due ragioni fondamentali:
- Il tasso di disoccupazione è direttamente collegato con il benessere di una nazione. Infatti la disoccupazione determina sia problemi di tipo finanziario che psicologico, questi tipi di disagi sono legati anche al tempo che un soggetto rimane disoccupato.
- Il tasso di disoccupazione è anche un indicatore che l’economia non sta utilizzando in maniera efficiente, le sue risorse a disposizione. Quindi economie con alti tassi di disoccupazione hanno patologie in atto.
Perché è difficile calcolare il tasso di disoccupazione?
Riuscire a determinare il tasso di disoccupazione è molto difficile, in quanto il disoccupato è colui che non lavora ma è in cerca di occupazione. In passato, per definire il numero dei disoccupati si consideravano le liste di iscrizione presso i centri per l’impiego. In realtà questo strumento non era affidabile perché chi non apparteneva a certe categorie o non aveva diritto a sussidi, poteva non ritenere l’iscrizione alle suddette liste. Detto questo si può notare come nei paesi con un basso sistema di sussidi, in realtà contavano ufficialmente un numero inferiore di disoccupati. Ora invece per ovviare a questo problema, negli Stati Uniti e negli altri paesi, vengono fatte delle indagini campionarie a base familiare.
Come si calcola il deflatore implicito del PIL?
Il deflatore implicito del PIL mette in rapporto il PIL nominale con quello reale di un determinato tempo t. Per questa ragione va a misurare l’inflazione dall’anno base all’anno corrente. L’inflazione può essere calcolata in due modi:
- Deflatore implicito del pil, estrapolo poi l’inflazione \(\pi = \frac{P_t - P_{t-1}}{P_{t-1}}\).
- Indice dei prezzi di consumo.
Perché si preferisce l'utilizzo dell'IPC (indice dei prezzi di consumo) rispetto al deflatore?
Il metodo del deflatore implicito del PIL, rispetto al metodo dell’IPC, presenta un forte limite. Esso considera solo i beni appartenenti al PIL e prodotti nella nazione. Però in realtà il consumatore è interessato ad un paniere molto più ampio di beni che molte volte sono prodotti all’estero. Infatti, per risolvere questo problema, si preferisce utilizzare un secondo metodo di studio dell’inflazione che è l’indice dei prezzi al consumo (IPC). Il valore dell’inflazione calcolato con il deflatore può discordare anche di tanto rispetto a quello calcolato con IPC. Nel primo non è incluso il prezzo del petrolio, per quei paesi che ne sono importatori. Detto questo, si comprende il motivo per cui gli istituti che studiano l’inflazione, nonostante i problemi di rappresentatività dell’IPC e dei risultati sfalsati, lo preferiscono al deflatore.
Come si calcola il tasso di disoccupazione?
I disoccupati sono le persone che cercano lavoro ma non lo trovano. Il tasso di disoccupazione si trova applicando tale formula:
\[ \frac{U}{L} = \text{tasso di disoccupazione}\]
dove U = disoccupati; L = forza lavoro.
Da cosa è composta la forza lavoro?
La forza lavoro è l’insieme degli occupati e dei disoccupati, quindi sono esonerati coloro che non possono lavorare come le persone sotto i 16 anni e sopra i 65. Forza lavoro (L) = N (occupati) + U (disoccupati).
Quali sono le problematiche del deflatore e del IPC?
Deflatore problematiche: vengono considerati solo i beni prodotti nella nazione, mentre il consumatore è interessato ad un paniere molto più ampio, con beni prodotti anche all’estero.
IPC (indice dei prezzi al consumo) problematiche: perché con il consumismo delle società sviluppate odierne, il paniere perde la sua rappresentatività in pochi anni.
Lavoratori scoraggiati
I lavoratori scoraggiati sono coloro che pur non lavorando hanno smesso di cercare lavoro.
Come si calcola il tasso di partecipazione e cosa indica?
Il tasso di partecipazione si calcola mettendo il rapporto tra la forza lavoro con la popolazione in età lavorativa. Gli economisti danno molta importanza al tasso di disoccupazione, per due ragioni fondamentali:
- Il tasso di disoccupazione è direttamente collegato con il benessere di una nazione.
- Il tasso di disoccupazione è anche un indicatore che l’economia non sta utilizzando in maniera efficiente le sue risorse a disposizione. Quindi economie con alti tassi di disoccupazione hanno patologie in atto.
Cosa indica l'inflazione?
Cosa indica il tasso di inflazione?
L’inflazione indica l’aumento generalizzato dei prezzi. Il tasso d’inflazione rappresenta la velocità di variazione dei prezzi. Se è positivo vi è un aumento e quindi c’è inflazione, mentre se è negativo vi è una riduzione e quindi c’è deflazione.
Come si calcola IPC (indice dei prezzi al consumo)?
L’inflazione può essere calcolata in due modi diversi.
Primo modo
Il deflatore implicito del PIL o anche detto semplicemente del PIL. Questo metodo mette in rapporto il PIL nominale con quello reale di una determinato tempo t. Per questa ragione va a misurare l’inflazione dall’anno base all’anno corrente. Se abbiamo un risultato:
- > 1 allora dall’anno base all’anno corrente c’è stata inflazione
- < 1 allora c’è stata deflazione
- = 1 allora oggi è l’anno base, quindi in realtà la sua importanza in sé per sé è bassa perché va a considerare solo l’inflazione dall’anno base.
Secondo metodo
Indice dei Prezzi al Consumo. Questo indice considera un paniere di beni rappresentativi del consumatore medio urbano. Per far sì che questo indice ottemperi alle sue funzioni, il paniere deve rimanere fisso per dieci anni. Il motivo di questa staticità è determinata dall’esigenza di mantenere costante la base di calcolo.
Quando si parla di inflazione e quando di deflazione?
L’inflazione è l’aumento generalizzato dei prezzi, mentre la deflazione è la diminuzione generalizzata dei prezzi.
Perché gli economisti studiano l'inflazione?
Gli economisti sono interessati allo studio dell’inflazione per diverse ragioni. Nella realtà non esiste l’inflazione pura, cioè la crescita dei salari nominali nella stessa proporzione dei prezzi. Quindi questo crea un abbattimento dei salari reali (potere d’acquisto). Anche se vi fosse inflazione pura vi sarebbe una diversa distribuzione del reddito tra le diverse classi sociali. Infatti i pensionati non vedono variare le loro pensioni creando così dei forti disagi. Relativamente alle pensioni si può anche aggiungere che se c’è inflazione non c’è corrispondenza tra ciò che è stato pagato dagli stessi come contributi nella vita lavorativa e quello che dopo ottengono come pensione.
Con inflazione vi sono anche delle modifiche rapide dei prezzi relativi che comporta incertezza nel futuro e quindi abbatte la propensione agli investimenti. Da un punto di vista della tassazione un’inflazione pura o meno con un’inalterata definizione degli scaglioni crea quel fenomeno chiamato “fiscal drug”, nel quale si va a pagare in base ad uno scaglione che non è commisurato al reddito reale.
Lezione 003
Perché gli investimenti residenziali hanno le stesse peculiarità degli investimenti strutturali?
L’investimento (I): con questo termine si vanno a considerare tutti gli investimenti fissi, denominati così per non creare confusione con quelli in scorte, fatti da privati e aziende. Di questo aggregato fanno parte sia gli investimenti non residenziali (l’incremento dei macchinari ed impianti da parte degli imprenditori), sia quelli residenziali (gli acquisti di nuove abitazioni da parte dei singoli individui).
Le decisioni che determinano questi due tipi di investimento possono sembrare apparentemente molto diverse, invece non lo sono. In entrambi i casi le decisioni di acquisto dipendono da servizi che questi beni, sia impianti che appartamenti, daranno in futuro. Entrambi dipendono, quindi, dalle aspettative dei soggetti e dal tasso d’interesse inteso come prezzo delle risorse liquide per il fabbisogno dell’investimento.
Come mai i trasferimenti e gli interessi sul debito pubblico non rientrano nel calcolo del PIL?
I trasferimenti e gli interessi sul debito pubblico non rientrano nella spesa pubblica e quindi non rientrano nel calcolo del PIL perché sono spese che non sono state fatte per l’acquisto di beni e servizi.
Da cosa è determinato l'importanza del consumo nello studio del PIL?
L’importanza del consumo nello studio del PIL è determinato dal fatto che rappresenta più del 70% della spesa di una nazione. Quindi se i consumi sono scarsi vi è deficit di domanda, che comporterà una crisi nel settore produttivo.
Quali sono le premesse da considerare nello studio del mercato reale?
Tutte le imprese producono lo stesso bene, sia per quanto concerne la domanda per C, I e G. Questa semplificazione è molto forte, ma serve per potersi concentrare solo esclusivamente sulle dinamiche del mercato, e non sui diversi mercati. Quindi si mette in evidenza esclusivamente le determinanti della domanda e dell’offerta del mercato che stiamo considerando.
Quali sono le componenti del PIL?
Il PIL è dato dalla somma dei consumi, investimenti, spesa pubblica ed esportazioni nette. Queste sono intese sia come spesa che come livello di produzione. Y = C + I + G + NX.
- C: consumo, questo aggregato considera tutti i beni e i servizi acquistati dai consumatori di una nazione, in un determinato periodo di tempo. La sua importanza nella valutazione del PIL è determinata dal fatto che rappresenta più del 70% della spesa di una nazione.
- I: investimento, con questo termine si vanno a considerare tutti gli investimenti fissi, fatti da privati ed aziende. Di questo aggregato fanno parte gli investimenti non residenziali e quelli residenziali.
- G: spesa pubblica, con questo termine si indica tutti i beni e i servizi acquistati dallo stato senza però prendere in considerazione le pensioni, i sussidi e gli interessi sul debito pubblico.
- NX: esportazioni nette, questo aggregato è dato dalla differenza tra le esportazioni e le importazioni, anche detto “saldo commerciale”.
Cosa si intende per domanda totale della nazione?
Per domanda totale delle nazioni si intende la somma dei valori del consumo, degli investimenti, della spesa pubblica e delle esportazioni nette. Solo in equilibrio questo diventa il PIL.
Cos'è un modello economico?
Un modello economico è l’insieme di semplificazioni applicate ad un oggetto di studio.
Quando si parla di avanzo del saldo commerciale?
Si parla di avanzo nel saldo commerciale quando dalla differenza tra le esportazioni e le importazioni si ottiene un saldo positivo.
Cos'è il consumo autonomo?
Il consumo autonomo riguarda i consumi per la semplice sopravvivenza e che quindi sono presenti anche in assenza di reddito.
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