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DOMANDE ESAME MACROECONOMIA

Lezione 28 -

Costruzione AD (domanda aggregata) Creazione AD e variazioni

Per costruire la domanda aggregata AD dobbiamo rifarci al modello IS – LM. L’importanza della

variazione dei prezzi nel modello IS – LM è fondamentale per la costruzione della domanda aggregata

ed infatti riguarda la variazione della produzione al variare dei prezzi.

Quali variabili possono influenzare la posizione della curva di domanda aggregata

Ogni variazione del modello IS –LM crei una variazione nello stesso senso, per quanto riguarda Y,

della curva AD. Le variazioni della moneta reale che faranno traslare la AD sono quelle relative alla

politica monetaria, in quanto una variazione dei prezzi porterà solo ad una variazione lungo la curva.

Lezione 029

Equilibrio AD - AS

Equilibrio modello AD - AS in caso di produzione maggiore rispetto al suo livello naturale.

Equilibrio modello AD - AS in caso di produzione uguale al suo livello naturale

L’equilibrio nel caso in cui i prezzi coincidono con quelli attesi, di conseguenza la disoccupazione è al

suo livello naturale, l’equilibrio permane nel breve e nel lungo in maniera statica.

Una situazione in cui la produzione è superiore rispetto a quella naturale e quindi il saggio di

disoccupazione è inferiore a

quello naturale ed i prezzi sono maggiori di quelli attesi L’aumento dei prezzi attesi porterà ad uno

spostamento verso l’alto a sinistra della AS. Queste variazioni avvengono tra il breve – medio

periodo, e non si fermeranno fino a che il livello dei prezzi attesi non coinciderà con quello dei prezzi

correnti.

Lezione 030

Politica monetaria espansiva nel modello AD – AS - Equilibrio statico AD - AS

Equilibrio statico dove la produzione era al suo livello naturale ed i prezzi coincidevano con

 quelli attesi, Yn e P.

L’aumento dello stock monetario, dovuto ad una politica monetaria espansiva, ha creato un

 aumento di M/P e una conseguente traslazione di AD verso l’alto. Da AD ad AD’ e l’equilibrio è

passato da Y ad Y’.

La produzione ora è maggiore del suo livello naturale ed i prezzi sono maggiori di quelli attesi.

 Se la produzione è superiore a quella naturale i salari ed i prezzi aumenteranno. Questo farà

 spostare la AS in alto a sinistra.

Il processo di aggiustamento si fermerà nel medio periodo, quando l’offerta aggregata è quella

 indicata con AS” e l’economia si è stabilizzata di nuovo su Yn ed i prezzi coincideranno con il

loro livello atteso. Mentre la produzione è tornata al suo livello naturale i prezzi si sono

assestati ad un livello superiore.

Lezione 031

Il dietro le quinte di una variazione monetaria nel modello AD - AS

Politica monetaria in modello AD – AS

Modello IS - LM e variazione saldi monetari

Cosa si intende per neutralità della moneta

La situazione iniziale è quella dove Y = Yn in entrambi i grafici.

politica monetaria

Una espansiva fa traslare la curva LM verso il basso a destra fino a LM’. Questo

punto di equilibrio denominato Y’’ non si vede nel modello AD – AS, in quanto una produzione

superiore a quella naturale fa aumentare immediatamente i prezzi. Questa variazione del brevissimo

periodo porterà subito ad una contrazione della LM in quanto avviene una riduzione dei saldi

monetari M/P dovuti ad aumento di P. Il nuovo punto di equilibrio Y’ determinato dalla LM’’ è quello

che troveremo nel modello AD – AS. Infatti i due spostamenti della LM hanno fatto sì che la AD prima

si spostasse in alto a destra e poi tornasse in basso fino a arrivare a AD’. Questo spostamento non è

riportato nel modello AD – AS.

A questo punto, in Y’, essendo la produzione superiore a quella naturale ed i prezzi superiori a quelli

attesi, i prezzi aumenteranno portando ad una riduzione di M/P fino a che la LM non ritorna al punto

di Yn, cioè al suo punto iniziale. saldi monetari

Nel modello LM sia torna al suo punto iniziale e questo vuol dire che i sono gli stessi

della situazione di partenza. Durante il processo di aggiustamento all’inizio si riscontra un

abbattimento di i, che porta ad un aumento di Y grazie all’aumento degli investimenti. Dopo di che

con la contrazione dei saldi monetari gli interessi aumentano riportando Y ed I ai livelli originari.

Possiamo affermare che guardando al modello IS – LM non si riscontrano variazioni rispetto alla

neutralità della moneta.

situazione iniziale, quindi si può parlare di

Lezione 032

Che differenza c'è tra gli effetti di una politica fiscale ed una monetaria nel modello AD-

AS 17

DOMANDE ESAME MACROECONOMIA

Le politiche economiche non mantengono i loro effetti nel medio periodo, in quanto l’economia torna

sempre al suo livello naturale. A differenza della politica monetaria, la politica fiscale lascia invariato

nel medio periodo il livello di produzione ma causa delle variazioni nelle sue componenti. Infatti, il

tasso di interesse non torna al suo livello iniziale.

Modello AD - AS e condizione di equilibrio statico: La sua staticità è data dal fatto che Y=Yn

Quali sono gli effetti di breve e medio periodo nel modello AD - AS di una politica fiscale

restrittiva

Modello AD - AS in caso di politica fiscale restrittiva.

politica fiscale restrittiva

Nel breve e nel medio periodo in caso di una modello AD-AS:

La riduzione della spesa pubblica ha portato ad una contrazione della AD, portando l’equilibrio da Yn

ad Y’. La produzione ora è al di sotto del suo livello naturale, quindi vi i prezzi sono inferiori rispetto a

quelli attesi e la u è maggiore rispetto a un.

Nel tempo, con il livello di Y inferiore a Yn, e i prezzi inferiori di quelli attesi inizieranno a scendere

portando un abbassamento della AS.

Questo processo di aggiustamento continuerà fino a che in AS “ la produzione ritornerà al suo livello

naturale ed i prezzi non

coincideranno al livello atteso.

La nuova situazione di equilibrio avrà la produzione uguale al suo livello iniziale ma a prezzi più

bassi.

Da cosa dipendono le variazione della curva AD e AS

Spostamenti della AS

- Quando il livello di produzione è inferiore a quello naturale la forza contrattuale dei lavoratori

diminuisce. Il salario contrattato diminuisce e così i prezzi che sono stabiliti secondo la regola

del mark up. Se la riduzione dei prezzi determina aspettative di prezzo in diminuzione la curva

di offerta si sposta verso il basso.

- Quando invece la produzione è superiore al livello di piena occupazione (tasso naturale) la

forza contrattuale di lavoratori aumenta e i salari monetari aumentano anch’essi. L’aumento

dei salari viene trasferito sui prezzi.

- Se le aspettative dei prezzi futuri aumenta, la curva di offerta si sposta verso l’alto. Le

imprese riducono la loro domanda di lavoro e il livello di occupazione e di produzione.

Spostamenti della AD

Ogni mutamento, che non sia una variazione di P, che provoca spostamenti delle curve IS o LM

determina spostamenti anche della curva AD.

Pertanto spostano la curva AD:

- variazioni di G.

- variazioni dell’offerta nominale di moneta (M).

- variazioni nella fiducia dei consumatori (c0).

Se le variazioni di cui si è detto sono di tipo espansivo la curva AD si sposta verso destra e Y

aumenta. Se le politiche sono restrittive e, fanno diminuire Y, la AD si sposta verso il basso e verso

sinistra.

Lezione 033

Cosa succede al modello IS - LM tra il breve ed il medio periodo in caso di politica fiscale

restrittiva

Modello AD - AS in caso di variazione monetaria ed effetti sul modello IS -LM

Nel breve e nel medio periodo in caso di una politica fiscale restrittiva modello IS-LM:

Una politica fiscale restrittiva ha portato ad una contrazione della IS, portando l’equilibrio su IS’.

Questa variazione non viene vista nel modello in quanto il fatto che la produzione è inferiore a quella

naturale questo porta nell’immediato ad un abbattimento dei prezzi. Con una conseguente

espansione della LM in LM’. A questo punto vediamo che l’equilibrio si porta su Y’ che è il punto visto

nel modello AD – AS.

Persistendo un livello di produzione inferiore a quella naturale e quindi un livello dei prezzi inferiori a

quelli attesi, questi si

abbasseranno e porteranno di conseguenza ad una riduzione dei prezzi correnti. La LM continuerà ad

abbassarsi fino a LM’’’ riportando così Y al livello di Yn.

politica monetaria,

Nel caso di una in presenza di politica fiscale la produzione torna al suo livello

naturale ma con interessi ridotti rispetto al punto iniziale, passando da i ad i’’. Considerando che Y =

C + I + G, una riduzione di G per non creare variazioni di Y deve essere compensato da una

variazione di uguale importo ma con di segno opposto. In questo caso la riduzione degli interessi ha

stimolato gli investimenti e quindi ha annullato l’effetto depressivo della politica fiscale restrittiva.

Modello IS - LM e variazioni che possono influenzare tale modello

Spostamenti della curva IS

L’equilibrio del mercato dei beni richiede che un aumento del tasso di interesse sia associato a una

riduzione della produzione. Questa relazione è rappresentata dalla curva decrescente IS.

Dato il tasso di interesse, qualsiasi fattore che riduce la domanda di beni, e quindi la produzione

attraverso il moltiplicatore, induce uno spostamento della curva IS verso sinistra. 18

DOMANDE ESAME MACROECONOMIA

Dato il tasso di interesse, qualsiasi fattore che aumenta la domanda di beni, e quindi la produzione

attraverso il moltiplicatore, induce uno spostamento della curva IS verso destra.

Spostamenti della curva LM

Data l’equazione della LM questa traslerà al variare di M e P. Una politica monetaria espansiva,

aumento di M grazie ad un

aumento della base monetaria, oppure una riduzione dei prezzi causeranno una traslazione della LM

verso il basso.

Lezione 034 e Lezione 35

Il modello WS - PS ed il concetto di tasso naturale di disoccupazione

Cosa succede al tasso di disoccupazione naturale se aumenta il prezzo del petrolio

Con il modello WS – PS si determina il livello di disoccupazione naturale. Un aumento del markup è

Il

dovuto da un aumento del prezzo del petrolio. markup è un elemento contenuto dalla retta PS, un

aumento del prezzo del petrolio farà quindi abbassare la PS, portando quindi il sistema ad un nuovo

tasso di disoccupazione naturale.

Da cosa dipende il livello dei prezzi del petrolio

Negli anni settanta è stata istituito l’OPEC, che rappresenta il cartello dei maggiori paesi produttori di

petrolio.

Questo atteggiamento monopolista porterà ad un drastico aumento del petrolio tra gli anni ’70 ed

’80, dovuto da accordi di riduzione dell’offerta. Anche se i picchi maggiori del prezzo del petrolio

sono causati da conflitti che hanno interessato i paesi produttori. All’inizio degli anni 80’ alcuni paesi

hanno iniziato a produrre di più rispetto alla quota assegnata dall’OPEC, portando ad una riduzione

del prezzo del petrolio. Da allora ad oggi nonostante una tendenza al ribasso dei prezzi ci

sono stati vari picchi di aumento dovuti, a conflitti nei paesi produttori, e a manovre speculative.

Inoltre, si deve anche considerare che la domanda di petrolio sta sempre di più aumentando sia per i

nuovi sviluppi delle società capitalistiche sia

per la nascita di nuovi paesi industrializzati.

Cosa succede al modello AD - AS in caso di aumento del prezzo del petrolio

Come si può inserire il prezzo del petrolio nel modello WS - PS e di conseguenza nel

modello AD - AS

Bisogna includere il prezzo del petrolio nel modello AD-AS :

- Staticità iniziale: Y=Yn.

- In seguito all’aumento del prezzo del petrolio e quindi della disoccupazione naturale, Yn

diminuisce.

La AS si sposta verso l’alto finché non avrà raggiunto la nuova produzione naturale Yn’.

Un’ aumento del prezzo del petrolio può essere lesivo per l’economia di una nazione perché

comporta una situazione detta stagflazione (unione stagnazione + inflazione).

Cosa si intende per stagflazione

Un’ aumento del prezzo del petrolio può essere lesivo per l’economia di una nazione perché

comporta una situazione detta stagflazione (unione stagnazione + inflazione).Questo fenomeno era

completamente disconosciuto fino alla crisi petrolifera degli anni settanta che ha portato ad un forte

aumento del prezzo del petrolio.

Il modello AD - AS

Il modello AD-AS è un modello economico utilizzato per analizzare le condizioni dell'equilibrio

macroeconomico sulla base del reddito e dei prezzi. A differenza del modello IS-LM, nel modello AD-

AS i prezzi non sono una variabile esogena ma una variabile determinante dell'equilibrio. Nel modello

AD-AS l'equilibrio è individuato dalla condizione di uguaglianza della domanda aggregata ( AD ) e

dell'offerta aggregata ( AS ). Entrambe le funzioni economiche di domanda e di offerta sono

determinate dalla relazione tra il reddito ( y ) e il prezzo ( p ). L'equilibrio del modello AD-AS può

essere analizzato in un diagramma cartesiano nel punto di intersezione tra la curva di domanda

aggregata e la curva di offerta aggregata.

Lezione 36

Quali sono le conclusioni che si possono trarre dalle diverse variazioni che abbiamo

studiato nel modella AD - AS

Abbiamo analizzato come variazioni, dovute a politiche economiche quali quella monetaria e fiscale

e modifiche del prezzo del petrolio, creino effetti diversi in base al periodo a cui ci si riferisce:

Una politica monetaria espansiva, influenza la produzione nel breve periodo ma non nel medio.

Una politica fiscale restrittiva, ha influenze nel breve periodo causando una diminuzione della

produzione e del tasso di interesse, mentre nel medio periodo si avrà un ulteriore abbattimento del

tasso di interesse che riporterà la produzione al suo livello iniziale, in quanto aumenteranno gli

investimenti.

Un aumento del prezzo del petrolio, riduce la produzione non solo nel breve periodo ma anche nel

medio.

Cosa si intende per shock sulla produzione 19

DOMANDE ESAME MACROECONOMIA

Le fluttuazioni della produzione, chiamati cicli economici, consistono in variazioni attorno al valore

del trend. Con quest’ultimo si intende l’andamento di lungo periodo della produzione. L’economia è

soggetta a continui shock che possono interessare l’offerta aggregata e/o la domanda aggregata.

Ognuno di questi shock ha effetti dinamici sulla produzione e sulle sue componenti e si chiamano

“meccanismi di propagazione dello shock”. Tali meccanismi sono diversi per ogni shock.

Lezione 37

Cosa si intende per curva di Phillips

Nel 1958 Phillips evidenziò che esisteva una relazione negativa tra inflazione e disoccupazione: a

bassi tassi di disoccupazione

corrispondevano alti tassi di inflazione e viceversa. Questa teoria fu studiata ed ampliata da

Samuelson e Solow, i quali teorizzarono così la “curva di Phillips”. Questa curva indicava, tranne per i

casi di forte depressione, che un paese potesse scegliere tra diverse combinazioni di disoccupazione

ed inflazione. Quindi si potevano avere bassi tassi di disoccupazione, bastava accettare forti spinte

inflazionistiche e viceversa. Questa teoria perse valore intorno agli anni settanta, per via della

cosiddetta stagflazione.

Come si arriva alla formulazione del rapporto tra inflazione e disoccupazione

Con lo shock petrolifero le nazioni si trovarono di fronte ad alti tassi di disoccupazione e forti spinte

inflazionistiche. Questa situazione portò all’esigenza di nuove formulazioni della curva di Phillips, che

mettessero in relazione il tasso di disoccupazione con la variazione del tasso di inflazione.

Lezione 038

La prima formulazione della curva di Phillips

Qual'è il problema della stagflazione rispetto alla curva di Phillips

La spirale prezzi salari

Se vengono considerate le aspettative di inflazione pari a 0 si va a definire la prima formulazione

della curva di Phillips la cui equazione è: π = (μ + z)− au. Con questa ipotesi andiamo a trovare la

relazione negativa tra disoccupazione e inflazione teorizzata da Phillips, Samuelson e Solow. Questa

formulazione impone che i prezzi attesi si considerino costanti rispetto a quelli dell’anno precedente.

Quindi se ci sono variazioni attese dei prezzi l’inflazione attesa è pari a 0. In altre parole questo

comporta prezzi maggiori quest’anno rispetto all’anno precedente cioè un inflazione positiva.

Questa sequenza di relazioni è chiamata spirale prezzi – salari:

- una bassa disoccupazione fa aumentare il salario nominale.

- dato l’aumento del salario nominale le imprese aumentano il livello dei prezzi.

- dato l’aumento dei prezzi, vengono determinati salari nominali più elevati per mantenere lo

stesso livello di salario reale.

- un salario nominale più alto induce di nuovo le imprese ad aumentare i prezzi.

- a sua volta nella contrattazione collettiva si imporranno salari nominali maggiori per

rispondere all’ulteriore aumento dei prezzi.

In questo procedimento si vede come la rincorsa tra prezzi e salari si traduca in inflazione dei prezzi

dei prezzi e dei salari.

Cosa impose la curva di Phillips negli anni '60 negli Stati Uniti

Negli anni sessanta i politici statunitensi, cercarono di tenere il tasso di disoccupazione coerente con

un tasso di inflazione moderata. Negli anni ’70 questa relazione scomparve.

Lezione 39

Quali sono le ragioni del fallimento della prima formulazione della curva di Phillips

Cosa accade al mercato del petrolio negli anni '70

Negli anni settanta gli Stati Uniti subirono per due shock petroliferi che comportarono forti aumenti

del prezzo del petrolio. Questo aumento crea un aumento del livello dei prezzi e quindi inflazione.

I lavoratori modificarono il modo di fare le loro aspettative, in quanto fino agli anni precedenti il ’70

l’inflazione era sempre stata oscillante tra valori positivi e negativi, ma in quell’anno l’inflazione

continuò solo a crescere. Di conseguenza un inflazione positiva di un determinato anno creava

aspettative di un maggiore aumento nell’anno successivo.

La curva di Phillips modificata

Come si determina la formulazione successiva della curva di Phillips

Da questa formulazione si vede che il tasso di disoccupazione non va ad influenzare il tasso di

inflazione ma bensì la variazione dell’inflazione corrente da quella del periodo precedente. Questa

formulazione è chiamata curva di Phillips modificata o corretta per le aspettative o accelerata e

mette in evidenza come una riduzione del tasso di disoccupazione aumenti il differenziale tra

l’inflazione corrente e quella passata.

Lezione 040

Rapporto tra curva di Phillips e tasso naturale di disoccupazione nella storia

La teoria della curva di Phillips è strettamente legata al concetto di disoccupazione naturale. 20

DOMANDE ESAME MACROECONOMIA

La prima formulazione della curva di Phillips imponeva l’assenza del tasso naturale di disoccupazione

e considerava solo che se una nazione era disposta a sopportare tassi inflazione elevata poteva

mantenere tassi di disoccupazione bassi e viceversa.

Secondo Milton e Friedman il trade off tra inflazione e disoccupazione poteva resistere solo ad una

condizione: che l’inflazione fosse sottostimata nel momento della contrattazione salariale. Essi

sostenevano che se il governo avesse tentato di sostenere un’occupazione elevata accettando una

maggiore inflazione, questo trade off sarebbe scomparso e la disoccupazione non sarebbe scesa

oltre un certo limite. Questo tasso minimo è il tasso naturale di disoccupazione.

Lezione 041

Ultima formulazione curva di Phillips

Cambiamento modi di formazione delle aspettative

Negli anni ’70 negli Stati Uniti al curva di Phillips è cambiata: l’inflazione è diventata più persistente

ed è cambiato il meccanismo di creazione delle aspettative. Quindi la relazione tra disoccupazione

ed inflazione cambia al variare del livello e della persistenza di quest’ultima. Nei paesi ad alto tasso

di inflazione cambia il modo in cui vengono formate le aspettative dei lavoratori e delle imprese.

Questo fatto è determinato dalla maggiore volatilità dell’inflazione, dovuta dal suo persistente alto

livello, e quindi i soggetti sono particolarmente restii a fissare i livelli di salario per lunghi periodi.

Il problema della volatilità del tasso di inflazione e le cause

Se l’inflazione risultasse più alta del previsto, i salari reali scenderebbero e se invece l’inflazione

risultasse più bassa del previsto, i salari reali aumenterebbe. Nel primo caso si andrebbe a

danneggiare i lavoratori mentre nel secondo

gli imprenditori. Per adeguare i salari al tasso di inflazione, questi devono essere indicizzati. Però

questo procedimento di aggiustamento crea una relazione più forte tra inflazione e disoccupazione.

Inserimento indicizzazione nella curva di Phillips e considerazioni

Per far questo ipotizziamo una economia con due tipi di contratti, una certa proporzione λ di contratti

indicizzati e una

proporzione 1- λ non indicizzati. I primi seguono l’andamento dell’inflazione lasciando così inalterato

il salario reale, mentre i

secondi rimangono fermi al variare dell’inflazione. Quindi vediamo che i contratti indicizzati sono

calcolati sull’inflazione

corrente mentre quelli non indicizzati sull’inflazione precedente. Grazie a questo concetto possiamo

L

quindi rielaborare la curva di Phillips. ’indicizzazione salariale aumenta l’effetto della

disoccupazione sull’inflazione. Quindi tanto è

maggiore la proporzione dei contratti indicizzati maggiore e l’effetto. Questo è determinato dal fatto

che in presenza di indicizzazione, i salari si aggiustano anche durante il periodo contrattuale. Quindi

ricreano un’immediata risposta dei prezzi e via discorrendo. Ciò vuol dire che in paesi con una

proporzione molto elevata di indicizzazione si possono riscontrare grandi variazioni di inflazioni a

seguito di piccolissime variazioni di disoccupazione.

Lezione 42

Tutte le formulazioni della curva di Phillips e le diverse implicazioni

e =( )−∝

=0

π → π μ+ z μ

1° formula: . Questa formula esprime la relazione negativa µ e π teorizzata

da Philips Samuelson e Solow. A seguito degli stock petroliferi degli anni 70’ che fecero aumentare il

prezzo del petrolio, se µ↑ i prezzi aumentano e aumenta anche l’inflazione. Quindi l’inflazione attesa

uguale a zero non è più valida, ma si ipotizza che l’inflazione attesa del tempo corrente sia

determinata dall’inflazione dell’anno precedente.

=( )−∝

−π

π μ+ z μ

2 formula: . Questa è la curva di Ph. Accelerata o correlata per le aspettative.

−1

t t −π =−∝(μ −μ )

π

Successivamente per Milton e Friedman . La curva permette di vedere le

−1

t t t n

variazioni di π in risposta alla differenza fra μ- t e µn.

Lezione 43

La legge di Okun

La legge di Okun che mette in relazione la variazione della disoccupazione rispetto alla differenza tra

il tasso di crescita della −μ =β ( −g )

μ g

produzione ed il suo livello normale. t t−1 yt y

Da questa equazione possiamo fare alcune considerazioni:

- se la variazione del tasso di disoccupazione è pari a zero, vuol dire che l’occupazione è

cresciuta nella stessa percentuale della forza lavoro, creando così un tasso di crescita della

produzione pari a quella normale.

- se β è inferiore all’unità, vuol dire che a seguito di deviazioni della crescita della produzione

dal suo tasso normale, le imprese variano l’occupazione in misura meno che proporzionale. 21

DOMANDE ESAME MACROECONOMIA

- Un’altra spiegazione al fatto che β sia inferiore all’unità deriva dal fatto che a volte le imprese

possono assumere anche persone che si trovano al di fuori della forza lavoro, e quindi una loro

assunzione non genera riduzione della disoccupazione.

Lezione 044

Tra tassi di crescita cosa succede se variano i saldi monetari reali

Trasformazione della domanda aggregata da relazione tra livelli a relazione

Considerando che:

gyt è il tasso di crescita della produzione al tempo t

 gmt è il tasso di crescita della moneta nominale al tempo t

 πt è l’inflazione, cioè la variazione dei prezzi

 =g −π

g

Allora possiamo riscrivere l’equazione nel seguente modo: yt mt

Se la crescita monetaria nominale eccede l’inflazione, quindi in M/P il numerato cresce

maggiormente del denominatore, allora questo si tradurrà secondo il modello IS – LM in aumento di

produzione grazie all’abbattimento del tasso di interesse. Se il tasso di crescita dei saldi monetari

reali è positivo allora si avrà una crescita della produzione.

Ovviamente se il tasso di crescita dei saldi monetari reali è negativo questo porterà ad una riduzione

della produzione.

In altre parole possiamo dire che se non vi è una pari variazione dell’inflazione, una politica

monetaria espansiva porta ad una crescita della produzione e viceversa.

L'equazione della domanda aggregata con indici temporali

La domanda aggregata è determinata dall’equilibrio monetario e reale, di conseguenza è una

relazione tra produzione, offerta di moneta reale, spesa pubblica ed imposte:

( )

M t

=Y

Y , G , T

t t t

Pt

Semplificazione dell'equazione della domanda aggregata

Per comprendere meglio la relazione tra offerta reale di moneta e produzione, non considereremo la

variazione di fattori diversi da quello dei saldi monetari reale e quindi possiamo riscrivere una

domanda aggregata semplificata:

M t

Y Il parametro γ è un valore positivo e misura la sensibilità della produzione rispetto ai

t P t

saldi monetari reali.

L’equazione semplificata dalla domanda aggregata è una relazione tra livelli: produzione, moneta e

prezzi.

Lezione 045

Cosa succede nel medio periodo se vi è una crescita monetaria costante

il tasso di disoccupazione

Nel medio periodo deve essere considerato costante, in quanto non è

possibile considerarlo volatile nel breve, e quindi ut = ut-1, quindi data la legge di Okun se la

differenza tra la disoccupazione è 0 allora il tasso di crescita della produzione deve corrispondere al

suo livello normale. L’inflazione deve essere uguale alla crescita dello stock della moneta nominale

meno la crescita normale della produzione. Quest’ultima differenza si chiama crescita aggiustata

dello stock nominale di moneta. Quindi si può dire che nel medio periodo l’inflazione coincide con la

un’inflazione costante,

crescita aggiustata dallo stock nominale di moneta. Se si considera quindi la

sua variazione è pari a 0, allora grazie alla curva di Phillips si può dire che nel medio periodo il tasso

di disoccupazione corrisponde al suo livello naturale.

Quindi si può dire che nel breve periodo il tasso di disoccupazione deve sempre coincidere con il suo

livello naturale.

La crescita della produzione è uguale al suo tasso normale, la disoccupazione è uguale al suo livello

naturale e sono indipendenti dalla crescita dello stock nominale di moneta. Quest’ultima influenza

solo l’inflazione.

Lezione 046

Da quale situazione di equilibrio parte una economia che valga anche nel medio periodo

Partiamo dall’equilibrio del modello AD – AS, cioè una situazione in cui la disoccupazione coincide

con il suo livello naturale ed i prezzi coincidono con il loro livello atteso. Quindi possiamo dire anche

che il tasso di inflazione è uguale al tasso di crescita aggiustato dello stock nominale di moneta.

Cosa succede se la banca centrale decide di applicare una politica monetaria restrittiva,

nel breve e nel medio periodo 22

DOMANDE ESAME MACROECONOMIA

Se la banca centrale decide di ridurre il tasso di crescita dello stock monetario, questo tipo di politica

porterà nel medio periodo solo ad una inflazione minore, ma non creerà nessuna variazione nella

produzione e nella disoccupazione.

Mentre, nel breve periodo:

- un minor stock di moneta porta ad una riduzione della crescita della produzione in base alla

relazione della domanda aggregata.

- una crescita della produzione più bassa porta ad un aumento della disoccupazione, in base

alla legge di Okun.

- - una disoccupazione superiore porta ad una riduzione dell’inflazione, in base alla curva di

Phillips

- Da questa sequenza di relazioni possiamo dire che una politica monetaria restrittiva porta

inizialmente ad una recessione ed ad una inflazione minore.

Lezione 047

Cosa si intende per punto annuale di eccesso di disoccupazione

Consideriamo punto annuale di eccesso di disoccupazione la differenza di un punto tra la

disoccupazione corrente e quella

naturale. Sommando le diverse variazioni della disoccupazione dal suo livello naturale, troviamo i

punti annuali di eccesso di disoccupazione.

Che rapporto c'è tra il tempo di aggiustamento dell'inflazione e la variazione di

disoccupazione

Se definiamo il tasso di sacrificio “sacrifice ratio” come il numero di punti percentuali annui di

eccesso di disoccupazione necessari a ottenere una riduzione dell’1% dell’inflazione, si può scrivere:

punti annui dieccesso di disoccupazione

sacrificie ratio= riduzione inflazione

Questo tasso non è altro che 1/a, quindi se a è vicino ad uno allora anche il sacrifice ratio è vicino ad

uno o inferiore.

Perché gli economisti non sono propensi ad aggiustamenti repentini del tasso di

inflazione

Una forte riduzione della disoccupazione crea una forte recessione di una economia. Gli economisti

non sono convinte che una economia possa sopportare una riduzione molto forte della produzione,

che creerebbe problemi sociali e fallimenti. Quindi sono più propensi ad un processo di disinflazione

distribuito in più periodi.

Come reagisce la disoccupazione se la banca centrale decide di ridurre di x l'inflazione,

considerando diversi periodi

Se la banca centrale voglia ridurre di un x il tasso di disoccupazione, se il parametro a è uguale ad

uno allora:

- se si vuole ridurre di x l’inflazione in un anno allora avremo in quel anno un aumento di x del

tasso di disoccupazione.

- se si vuole ridurre di x l’inflazione in due anni, avremo ogni anno una disoccupazione maggiore

di x/2 rispetto al suo tasso naturale.

- se si vuole ridurre di x l’inflazione in 5 anni, avremo ogni anno una disoccupazione maggiore di

x/5 rispetto al tasso naturale.

La banca centrale può scegliere come distribuire la disoccupazione negli anni, senza però modificare

il totale

della disoccupazione necessaria da sopportare per il processo di disinflazione.

Lezione 48

Le conclusioni sul processo disinflazionistico

Si può definire, grazie ad analisi storiche fatte da diversi economisti, che:

- la disinflazione produce nella quasi totalità dei casi una maggior disoccupazione nel breve

periodo, dando così ragione all’approccio tradizionalista.

- le disinflazioni più veloci portano ad un sacrifice ratio inferiore, andando ad avallare le teorie di

Lucas sulla credibilità.

- il sacrifice ratio è inferiore nei paesi con accordi salariali più brevi, dando così enfasi alla teoria

di Fischer e Taylor.

La critica di Lucas

La critica di Lucas pone l’accento sul fatto che nel tentativo di prevedere gli effetti di forti

cambiamenti di politica economica, può risultare forviante prendere come base per le relazioni quello

che è successo in passato.

Ad esempio per la curva di Phillips se si considerano le aspettative costanti, allora si suppone che chi

fissa i salari continui ad aspettarsi che la disoccupazione sia quella del periodo precedente,

nonostante ci siano state delle variazioni di politica economica. Se si ritiene che la banca centrale si

23

DOMANDE ESAME MACROECONOMIA

impegni a ridurre l’inflazione, allora chi fissa i salari si aspetterà un’ inflazione inferiore rispetto a

quella del periodo precedente.

La teoria della rigidità dei salari

Secondo Fischer e Taylor si deve considerare la rigidità nominale dei salari, dovuta dalla

contrattazione degli stessi.

Infatti quando vengono fatte le contrattazioni salariali si tende a farle valere per un certo periodo di

tempo e non vengono corretti in seguito ai cambiamenti di politica economica.

Secondo Fischer, una politica disinflazionistica dovrebbe essere annunciato con molto anticipo.

Mentre secondo Taylor, un altro problema è dato dal fatto che non tutti i livelli salariali di una nazione

sono determinati nello stesso periodo, e quindi questo scaglionamento temporale induce altri limiti al

successo della politica disinflazionistica.

Quindi possiamo concludere che secondo Taylor, la credibilità è un agente importante per il processo

deflattivo, ma che conviene anche far seguire alla politica disinflazionistica un processo lento.

Lezione 49

Come si misura il grado di apertura di un paese

Un indice di apertura migliore rispetto al rapporto delle importazioni o delle esportazioni sul PIL, è

quello determinato dalla

proporzione di prodotto aggregato composto dai beni commerciabili, cioè quei beni che competono

con i beni esteri sia sul mercato interno sia sui mercati esteri.

Quali dimensioni di apertura del mercato esistono

Il concetto di apertura ha tre dimensioni:

Apertura dei mercati dei beni: i consumatori e le imprese hanno la facoltà di scegliere fra beni

 nazionali ed esteri.

Ci possono essere dei vincoli imposti dal paese per evitare che si comprino beni esteri come

dazi e quote.

Apertura dei mercati finanziari: gli investitori finanziari possono scegliere tra attività

 finanziarie nazionali ed estere.

Apertura dei mercati dei fattori: le imprese possono scegliere dove localizzare la propria

 attività produttiva e i lavoratori possono decidere dove lavorare.

Quali sono i beni commerciabili e quelli non commerciabili

Beni commerciabili, cioè quei beni che competono con i beni esteri sia sul mercato interno sia sui

mercati esteri. Per beni commerciali si intendano automobili, computers, etc; mentre per beni non

commerciali si ci si riferisce alle case, servizi medici, etc.

Come si chiamano le variazioni del tasso di cambio nominale in caso di cambi flessibili

Come si chiamano le variazioni del tasso di cambio nominale in caso di cambi fissi

Le variazioni di tasso di cambio nominale sono chiamate:

Apprezzamento, nel caso in cui la moneta nazionale prende valore rispetto a quella estera. Quindi si

vede un aumento di E, nel caso della valutazione considerata.

Deprezzamento, nel caso in cui la moneta nazionale perde valore rispetto a quella estera e quindi si

vede una riduzione di E.

In regime di cambi flessibili questi possono cambiare di minuto in minuto. In regime di cambi flessibili

questi possono cambiare di minuto in minuto.

Perché le importazioni e le esportazioni possono non essere un buon indice di apertura di

un paese

Il volume degli scambi non è necessariamente un buon indice del grado di apertura di un’economia

perché le imprese sono esposte alla concorrenza estera senza, però, che questo generi un aumento

delle importazioni. Infatti i prezzi devono rimanere bassi per reggere la concorrenza e solo così

riescono a mantenere la loro quota di mercato e limitare le importazioni dall’estero.

Da cosa dipendono i rapporti commerciali di un paese

Se analizziamo i flussi di importazioni e esportazioni dei diversi paesi del mondo, si notano forti

differenze percentuali. Queste differenze non sono dovute solo ad eventuali dazi o quote, ma in

particolare alla localizzazione geografica e alla dimensione del paese. Infatti più un paese è lontano

delle aree di scambio più avrà difficoltà nelle esportazioni. Inoltre più un paese è piccolo, più gli

risulta difficile specializzarsi in diversi prodotti e quindi avrà una forte dipendenza verso l’estero.

Quali sono i metodi valutati del tasso di cambio nominale

Il prezzo relativo, cioè il prezzo dei beni nazionali in termini di beni esteri, chiamato tasso di cambio

reale.

Il tasso di cambio reale non è osservabile direttamente, ma possiamo desumerlo dal tasso di cambio

nominale e dai prezzi relativi delle diverse monete. 24

DOMANDE ESAME MACROECONOMIA

Come si fa a portare un tasso di cambio da un sistema valutativo all'altro.

Quando si preferisce considerare il tasso di cambio nominale guardando alla moneta

nazionale in termini della moneta estera e quando l'inverso.

I tassi di cambio nominali tra valute possono essere visti in due modi, considerando come valuta

nazionale l’euro e come valuta estera il dollaro:

1. Il prezzo della valuta nazionale in termini di valuta estera, cioè il prezzo degli euro in termini

di dollari. Questo sistema valutativo è quello considerato oggi.

2. Il prezzo della valuta estera in termini di valuta nazionale. Questo sistema era usato in Italia

prima dell’entrata in vigore dell’euro. Questo sistema veniva usato in quanto la moneta estera

era troppo forte rispetto a quella nazionale e quindi il primo metodo valutativo non avrebbe

dato un risultato significativo.

Per portare un tasso di cambio dal primo metodo di valutazione al secondo basta farne l’inverso.

Lezione 50 E∗P

=

ε

Tasso di cambio reale ¿

P

Per la costruzione del tasso di cambio reale dobbiamo considerare il prezzo relativo di tutti i beni

prodotti in Italia in termini di tutti i beni prodotti negli Stati Uniti, quindi non basterà mettere in

rapporto il prezzo di un singolo bene.

Per far questo si deve considerare un indice dei prezzi che rappresenti tutti i beni italiani ed

americani. Questo indice è il deflatore del PIL, che per definizione è l’indice dei prezzi dei beni e

servizi finali prodotti in un’economia.

Il tasso di cambio reale è un numero indice, vale a dire che il suo livello è arbitrario e quindi non è

informativo, in quanto i deflatori usati per costruire il tasso sono anch’essi numeri indice.

Tasso di cambio reale multilaterale

Il tasso di cambio reale multilaterale nasce dal fatto che una nazione non commercia solo con un

paese ma con molti altri paesi. Per passare dal tasso di cambio reale bilaterale, al tasso di cambio

reale multilaterale dobbiamo considerare come pesi le quote dei flussi commerciali dell’Italia con gli

altri paesi. Usando le quote delle esportazioni, possiamo costruire un tasso di

cambio reale “all’esportazioni”, così anche per le importazioni. In realtà non si considerano questi

tassi separatamente, e quindi si preferisce considerare la media delle quote di esportazione ed

importazione. In questo modo si costituisce il tasso di cambio reale multilaterale.

Variazioni del tasso di cambio reale

Come il tasso di cambio nominale, anche quello reale varia nel tempo. Queste variazioni sono

chiamate:

Apprezzamento reale: aumento del tasso di cambio reale. Questo può essere causato da un

apprezzamento nominale o da un aumento dei prezzi nazionali o da una riduzione dei prezzi esteri.

Deprezzamento reale: riduzione del tasso di cambio reale, causati da variazioni inverse rispetto alle

precedenti.

Lezione 51

Definire la bilancia dei pagamenti

Definire ogni componente della bilancia dei pagamenti

Quali sono le transazioni sopra la linea e quali sono sotto.

La bilancia dei pagamenti è quel documento contabile, redatto in partita doppia, nel quale vengono

registrati tutti i movimenti da e verso un paese. La bilancia dei pagamenti al suo interno è suddivisa

in conto corrente ed in conto capitale.

conto corrente

Nel – sopra la linea - sono registrati tutti i pagamenti da e verso il resto del monto, ed

è composto da:

1. Bilancia commerciale data dalle esportazioni di beni e servizi (comportano pagamenti dal

resto del mondo) + importazioni di beni e servizi (comportano pagamenti verso il resto del

mondo).

2. Redditi netti da investimento: riguardano le attività finanziarie estere che possiedono i

residenti e quelle nazionali che possiedono i residenti esteri.

3. Trasferimenti netti ricevuti: riguarda il saldo degli aiuti inviati e ricevuti dal resto del mondo.

4. Saldo di conto corrente: riguarda la somma dei pagamenti da e verso il resto del mondo. Se i

pagamenti netti dal resto del mondo sono positivi il paese registrerà un avanzo di conto

corrente, nel caso opposto si registrerà un disavanzo di conto corrente.

conto capitale

Nel - sotto la linea - si registrano tutti i movimenti di capitale da e verso un paese ed

è comporto da:

Aumento delle att. fin. della nazione tenute dal resto del mondo – Aumento delle att. fin. EE tenute

dalla nazione = saldo del conto capitale. Il saldo del conto capitale è anche chiamato “flussi netti di

capitale”. Se il saldo è positivo, allora si parla di avanzo del conto capitale, altrimenti si parla di

disavanzo del conto capitale. 25

DOMANDE ESAME MACROECONOMIA

Perché esiste la discrepanza statistica

Da cosa è determinata la discrepanza statistica

La differenza tra il saldo di conto corrente ed il saldo del conto capitale si chiama discrepanza

statistica. Questa discrepanza dovrebbe essere zero, ma i pratica è diversa da zero. Il motivo di

questa discrepanza, va ricercata nel fatto che le misure

delle transazioni del conto corrente e del conto capitale hanno origine da fonti diverse.

Lezione 52

Perché si considerano solo le scelte tra titoli nazionali ed esteri e non quelli valutari nel

mercato finanziario

Il mercato finanziario aperto consente agli investitori finanziari di detenere attività sia nel mercato

nazionale che in quello estero. Processo che permette una maggiore differenziazione del portafoglio

e crea nuove speculazioni sulle fluttuazioni dei tassi d’interesse e dei tassi di cambio

Da cosa dipende la scelta di un investitore

Sembra che nel mercato finanziario un investitore abbia due tipi di decisioni da prendere:

detenere valuta nazionale, “domestica”, o estera - detenere titoli nazionali o esteri.

In realtà un residente di una determinata nazione detiene moneta allo scopo transitivo. Di

conseguenza non ha interesse nel detenere moneta di un’altra nazione, mentre nella scelta dei titoli

si percepiscono interessi positivi.

Perché il rendimento atteso non è un buon indicatore nella scelta tra titoli nazionali ed

esteri

Le transazioni che avvengono nel mercato finanziario tra paesi diversi comportano l’acquisto o la

vendita di valuta EE, quindi sono un buon indicatore dell’importazione delle transazioni finanziarie

internazionali. Inoltre, l’apertura dei mercati finanziari, permette al paese di finanziarsi un eventuale

disavanzo commerciale. In questo caso al paese conviene vendere agli investitori EE i propri titoli. Le

transazioni che avvengono nel mercato finanziario sono registrate nel conto capitale della bilancia

dei pagamenti.

Quando si preferisce investire in titoli esteri e quando in quelli nazionali

Che redditività ha un euro investito nel mercato estero al tempo t rispetto al tempo t+1

Se un soggetto acquista un titolo nazionale a 1 euro al tempo t+1 avrà un valore di 1+i.

Se invece si comprano titoli esteri, come prima cosa si deve cambiare la valuta. Di conseguenza

invece di avere un euro si avrà E dollari e al tempo t+1 si avrà un valore di E(1+i*). A questo punto il

valore finale deve essere riconvertito in valuta domestica, e per far questo dobbiamo dividerlo per il

tasso di cambio nominale euro/dollaro atteso per anno t+1.

Che redditività ha un euro investito al tempo t rispetto al tempo t+1

Per valutare la redditività di un titolo, non basta guardare al tasso di interesse nazionale ed estero,

ma bisogna anche formulare un’aspettativa sull’andamento del tasso di cambio euro/dollaro tra il

tempo t e t+1.

Gli investitori generalmente tenderanno a detenere solo i titoli con rendimenti attesi maggiori, ma

questo assunto è troppo restrittivo in questo caso. Infatti si deve anche tener conto: dei costi di

transazione e del tasso di rischio.

In ogni caso, una variazione dei tassi di interesse o delle aspettative riesce da sola a creare dei forti

movimenti di capitale.

Lezione 53

Cosa succede al tasso di interesse nazionale e a quello estero se si considera il tasso di

cambio bilaterale come una costante.

Se due governi si impegnano di mantenere fisso il tasso di cambio bilaterale, allora i tassi di

interesse delle due nazioni coincidono. Questo caso in realtà non è sperabile, in quanto potrebbe

generare forti variazioni del tasso interno per ingerenza di quello estero.

Rielaborazione per approssimazione del rapporto tra il tasso di interesse nazionale e

quello estero

e −E

E t+ 1 t

E t

Se positivo allora il tasso di cambio è maggiore di quello corrente.

Rielaborazione della parità scoperta del tasso di interesse per arrivare al rapporto tra i

tassi di interesse nazionali e stranieri.

Condizione di arbitraggio detta PARITÁ DEI TASSI D’INTERESSE rielaborata: 26

DOMANDE ESAME MACROECONOMIA

¿

1+i t

=

1+i t e −E

E t+1 t

1+ E t

Se il tasso d’interesse e quello di apprezzamento atteso non sono tropo elevati, può essere riscritta

cosi: e −E

E

¿ +1

t t

=i −

i t t E t

Lezione 54

Cosa si intende in economia aperta per domanda nazionale di beni

In economia aperta per ottenere la domanda di beni nazionali C+I+G si deve : sottrarre le

importazioni, cioè quella parte di domanda nazionale rivolta ai beni esteri, ricordandosi di portare il

loro valore in moneta nazionale grazie al tasso di cambio reale. Poi dopo di che si devono aggiungere

le esportazioni, la domanda di beni nazionali da parte del resto del mondo.

Da cosa è determinata la domanda della nazione in economia chiusa

Cosa si intende in economia aperta per domanda di beni nazionali

In un’economia aperta, la domanda di beni nazionali è espressa:

Y = C+I+ G+ X – IM/ε = Z (domanda aggregata)

Questa formula in economia aperta rappresenta la domanda dei beni e in economia chiusa la

domanda nazionale dei beni.

Come si fa a portare le importazioni dalla valuta estera a quella nazionale.

Per la conversione delle valute bisogna dividere l’Importo delle importazioni per il tasso di cambio

reale, ottenendo così il valore in valuta nazionale : ε

Lezione 55

Da cosa sono determinate le esportazioni

Le esportazioni sono determinate dal reddito estero, in quanto rappresentano la domanda estera

rivolta ai beni nazionali.

Le esportazioni dipendano negativamente dal tasso di cambio reale. Infatti se il tasso di cambio reale

è forte, allora per gli stranieri risulteranno tropo cari i nostri beni rispetto ai loro e quindi si

disincentiveranno le esportazioni.

Le variabili C, I e G in economia aperta

C e I dipendono dal reddito, il mercato fa variare la loro composizione ma non il loro livello.

G: variabile esogena sia in economia aperta che in chiusa.

Da cosa sono determinate le importazioni

Le importazioni dipendono dal tasso di cambio reale, cioè il prezzo dei beni nazionali in termini di

beni esteri. Tanto maggiore

sono i prezzi nazionali rispetto a quelli esteri, tanto maggiore sarà la domanda di beni esteri. Quindi

se il tasso di cambio reale è forte, dovuto da una tasso di cambio nominale forte e/o da prezzi relativi

alti, vengono incentivate le importazioni.

Le importazioni dipendono positivamente sia dal reddito della nazione che dal tasso di cambio reale.

Perché si dice che il rapporto tra importazioni e tasso di cambio reale è ambiguo

Le importazioni dipendono positivamente sia dal reddito della nazione che dal tasso di cambio reale

e questo rapporto è ambiguo. Infatti, da una parte se il tasso di cambio reale è alto i beni nazionali

risultano più costosi di quelli esteri e si

alimentano le importazioni, dall’altra parte le importazioni debbano essere divise per il tasso di

cambio reale per riportarle in valuta nazionale. Quindi se il tasso è alto il valore in moneta nazionale

è minore.

Lezione 56

La costruzione grafica di ZZ in economia aperta (chiusa) 27

DOMANDE ESAME MACROECONOMIA

+¿

−T

Y ¿

¿

−¿

+¿ , r ¿

−¿

+¿ , ε ¿

−¿

Y ε

+, ¿

¿

ℑ¿

+¿

Y ¿

+G+ ¿

Y X

¿ ¿

Z=C

La ZZ sarebbe la domanda nazionale + esportazioni + importazioni.

Che rapporto c'è tra la curva ZZ e la curva NX

La bilancia commerciale è: NX=X-IM/e

Grazie al grafico della ZZ, quindi, si può desumere a quale livello di Y, a determinate condizioni, si

avrà un disavanzo o un avanzo commerciale. Infatti si avrà avanzo nel caso in cui ZZ è superiore a

DD e disavanzo nel caso contrario.

La domanda aggregata Z in economia chiusa

Rappresentare la ZZ grazie ai diversi passaggi, partendo dalla DD

Definire DD, AA, ZZ

DD=C+I+G “domanda nazionale”

DD: rappresenta la domanda nazionale, C+I+G, intesa come funzione di produzione.

AA=C+I+G-IM/e

AA: per ottenere la domanda di beni nazionali dobbiamo sottrarre a DD le importazioni, trovando così

AA. Di conseguenza la

distanza grafica tra DD e AA è determinata dalle importazioni divise il tasso di cambio reale. La

distanza aumenta all’aumentare di Y perché le importazioni dipendono, positivamente dal reddito

nazionale. La AA è più piatta della DD, in quanto all’aumentare del reddito la domanda interna di

beni nazionali aumenta meno della domanda interna totale.

ZZ=C+I+G-IM/e +X “domanda di beni nazionali”

ZZ: per arrivare alla domanda aggregata dobbiamo aggiungere ad AA le esportazioni. La distanza tra

ZZ che rappresenta la domanda di beni nazionali, e la AA è determinata dalle esportazioni. Dato che

quest’ultime non dipendono dal reddito interno, non andranno a modificare la pendenza tra curva ZZ

e AA. Di conseguenza le due rette saranno parallele e più piatte rispetto a DD.

Che differenza c'è tra la domanda nazionale di beni e la domanda di beni nazionali

La domanda nazionale comprende i beni italiani + i beni esteri e sono quei beni richiesti dall’Italia.

La domanda di beni nazionali comprende i beni prodotti in Italia e sono quei beni richiesti sia in Italia

sia all’estero.

Lezione 57

Perché Yeq può non coincidere con Ytb

Non vi è alcuna ragione per cui Yeq debba corrispondere a Ytb, anche perché a parità di condizioni,

NX dipende negativamente dal livello di reddito. Quindi più una nazione accresce la sua produzione

più rischia di aumentare il deficit commerciale.

Equilibrio nel mercato reale in economia chiusa

Equilibrio nel mercato reale in economia aperta

Il sistema è in equilibrio quando la produzione interna è uguale alla domanda di beni nazionali: Y=Z.

ℑ(Y ; ε)

¿

( )

( ) ( )+G+

=C −T + +

Z Y I I ; r X Y ; ε

Domanda aggregata in economi aperta: ε

Questa condizione di equilibrio, determina la produzione in funzione di tutte le variabili che

consideriamo esogeni:

imposte (T), tasso di cambio reale (ε) , reddito estero (Y*) e spesa pubblica (G).

Rappresentazione grafica equilibrio nel mercato reale in economia aperta e rapporto con

la curva NX

Costruzione grafica dell'equilibrio

Rappresentazione grafica: equilibrio nel mercato reale in economia aperta in relazione con la bilancia

commerciale (NX).

Lezione 58

L'equilibrio nel mercato reale in economia aperta in caso di aumento del reddito estero 28

DOMANDE ESAME MACROECONOMIA

Un maggior livello di produzione estera genera maggiori esportazioni di beni nazionali, che a loro

volta fanno aumentare la produzione interna e la domanda nazionale di beni attraverso il

moltiplicatore.

Le NX aumentano, passando da un pareggio commerciale ad un avanzo, anche se le importazioni

aumentano grazie ad un aumento di Y. Quindi le importazioni aumentano, ma non in misura tale da

compensare l’incremento delle esportazioni, per cui la bilancia commerciale migliora.

L'equilibrio nel mercato reale in economia aperta in caso di politica fiscale espansiva, e

rapporto con NX

Se lo stato decide di fare una politica fiscale espansiva, aumenta la spesa pubblica. Questa politica

può essere fatta perché lo stato considera che vi sia una recessione dell’economia, e quindi ha come

obiettivo stimolare Y.

Se si parte da una situazione di pareggio commerciale, dove Yeq=Ytb, un aumento di G crea un

disavanzo della bilancia

commerciale, in quanto NX dipende negativamente da Y. Con la politica fiscale espansiva la NX non si

muove, in quanto la G

non è compresa nella funzione. Lo spostamento da Y a Y’ è sempre dovuto dall’effetto del

moltiplicatore, ma in questo caso la reattività sarà inferiore, in quanto il moltiplicatore in economia

aperta è minore rispetto a quello in economia chiusa.

Paragone con l’economia chiusa

Il moltiplicatore in economia aperta è minore rispetto a quello in economia chiusa. Il moltiplicatore

più piccolo e il disavanzo commerciale hanno la stessa origine; parte della domanda nazionale è

rivolta a beni esteri e non a beni nazionali. Quindi per quanto riguarda il moltiplicatore, dato che la

sua creazione deriva dall’incremento di domanda interna dovuto ad un aumento di Y, questo effetto

sarà minore se una parte della domanda finisce in importazioni e quindi non ritorna in circolo

come reddito della nazione. Questi effetti, la riduzione del moltiplicatore e il disavanzo commerciale,

hanno una forte importanza in una economia aperta. Un aumento di domanda interna incide sulla

produzione in misura inferiore rispetto al caso di un’economia chiusa, ed inoltre ha un effetto

negativo sulla bilancia commerciale.

Lezione 59

Cosa succede a Y ed a NX in caso di un aumento della domanda nazionale

Cosa succede a Y ed a NX in caso di un aumento della domanda estera

Un paese con forte disavanzo commerciale, accumula debito nei confronti del resto del mondo e

quindi deve pagare interessi sempre più alti su questo debito. Per questa ragione i paesi preferiscono

che aumenti la domanda estera piuttosto che la domanda nazionale. Questo atteggiamento genera

un disastroso immobilismo. Se un gruppo di paesi con forte apertura verso l’esterno, si trovasse in

fase di recessione ma con saldo commerciale in pareggio, questa situazione porterebbe ogni paese

ad aspettare la mossa degli altri.

Quali sono i rimedi per la recessione di alcuni paesi

Per uscire da questa situazione di immobilismo esiste un modo. Tutti i paesi coinvolti dovrebbero

coordinare le loro politiche

macroeconomiche in modo da aumentare tutti la domanda nazionale simultaneamente. L’aumento

coordinato della domanda genererebbe aumenti sia nelle importazioni sia nelle esportazioni di ogni

paese. Quindi l’aumento delle importazioni, generato da un aumento della domanda nazionale, viene

compensato dall’aumento delle esportazioni che a sua volta è generato dall’incremento della

domanda estera. Di conseguenza non vi sarà un peggioramento del

saldo commerciale.

Quali sono le implicazioni di un aumento di domanda nazionale

Un aumento delle domanda nazionale, generata da una qualsiasi variazione positiva delle sue

componenti e negativa per le imposte, crea un aumento della produzione. Nel contempo però crea

anche un peggioramento del saldo commerciale.

Implicazioni: gli stock di domanda in un paese hanno effetto anche in tutti gli altri paesi. Quanti sono

maggiori

i legami commerciali, quanto maggiori saranno le implicazioni. È più complicato per l’autorità

decidere di attuare una politica economica, soprattutto fiscale, infatti i governi sono e resti a farlo.

Quali sono le problematiche che possono esserci in caso di paesi in recessione

Quali sono le problematiche relative al coordinamento delle politiche fiscali

Se nel gruppo vi sono paesi che non hanno problemi di recessione, questi non vorranno aiutare i

paesi che invece ne hanno, rischiando di avere un disavanzo.

Ai paesi conviene promettere di aderire al coordinamento, per poi tradire la promessa (es. se si

decide per tutti una politica fiscale espansiva, chi poi non la applica otterrebbe un avanzo

commerciale, inoltre, per gli altri paesi, l’incremento della domanda non sarebbe sufficiente per

uscire dalla recessione).

Lezione 60

Che differenza c'è tra un deprezzamento ed un aumento di Y* 29

DOMANDE ESAME MACROECONOMIA

Anche se un aumento di Y* porti alle stesse variazioni di un deprezzamento, nella realtà questi

fenomeni hanno una differenza. Un riduzione del tasso di cambio agisce sui prezzi, rendendo i beni

nazionali meno cari rispetto a quelli esteri a parità di reddito. Quindi questo sistema può creare delle

forti tensioni sociali, dovute dal fatto che per la popolazione può risultare difficile affrontare un

aumento consistente dei prezzi esteri.

Cosa succede ad Y ed a NX in caso di un aumento di Y*

Come per un aumento di Y* il deprezzamento reale comporta un aumento delle NX ad ogni livello di

Y, considerando valida la

condizione di Marshall Lerner. Quindi sia la curva ZZ che NX si traslano in alto, portando l’equilibrio

da Yeq a Yeq’.

La bilancia commerciale migliora: l’aumento delle IM indotto dall’aumento di Y sarà comunque

minore dell’aumento

generale, di NX generato dal deprezzamento. Di conseguenza si può dire che il deprezzamento

genera una variazione della domanda interna ed estera, a favore dei beni nazionali. Si crea perciò un

aumento delle NX.

Quali sono i canali con cui un deprezzamento può influenzare NX

Cosa succede ad Y ed a NX se vi è un deprezzamento reale

La NX e le sue variabili

Un deprezzamento reale influenza la bilancia commerciale da ben tre canali:

1. X aumenta, in quanto i prodotti domestici risultano più competitivi rispetto a quelli esteri

2. IM diminuisce, per la ragione inversa dell’aumento di X, in quanto per i residenti conviene

comprare i prodotti interni invece che quelli esteri, diventati in relazione più cari.

3. Il prezzo relativo dei beni esteri in termini di beni nazionali, 1/e, aumenta. Quindi questo fa si

che il valore delle importazioni aumenti.

Affinché la bilancia commerciale migliori a seguito di un deprezzamento reale, le variazioni di

quantità devono essere maggiori di quelle del valore. Quindi le esportazioni devono aumentare in

maniera sufficiente e le importazioni devono diminuire abbastanza da compensare l’aumento di

“condizione di Marshall Lerner”.

prezzo dei beni importati. Questo processo è chiamato

Lezione 61

Cosa succede alla produzione e alla bilancia commerciale in caso di una politica fiscale

restrittiva

Cosa succede alla produzione e alla bilancia commerciale in caso di deprezzamento

La combinazione parte dal punto Y, quando la ZZ incontra la bisettrice, dove lo stato si trova ad

affrontare un forte disavanzo

commerciale, rappresentato dal gap negativo rispetto all’asse della curva NX.

lo stato deve generare un deprezzamento reale, che porta la curva ZZ in alto, ZZ’, creando un nuovo

equilibrio Y’, la NX si

sposta verso l’alto, NX’. Per evitare un aumento della produzione da Y ad Y’, lo stato deve effettuare

una politica fiscale restrittiva per riportare la curva ZZ’ verso il basso, ZZ. In questo modo la

produzione torna al livello iniziale Y ma a questo punto di equilibrio la curva NX’ si troverà in

pareggio commerciale, NX =0. I governi si preoccupano sia del livello della produzione, sia della

bilancia commerciale e quindi devono combinare la politica fiscale con quella di cambio.

Come può intervenire un governo in caso di livello ottimo di produzione ma con un

disavanzo commerciale

Se ipotizziamo che il livello di produzione della nazione sia troppo basso e vi è un disavanzo

commerciale. In questo

caso un deprezzamento avrà un effetto positivo sulla bilancia commerciale e sul livello di Y. Quindi a

questo punto il

governo è costretto a combinare alla politica del tasso di cambio, una politica fiscale. Però in questo

caso si crea ambiguità infatti se aumenta G, stimola Y ma riduce NX. Invece se diminuisce G creerà

l’effetto contrario.

Quando si creano conflitti nelle combinazioni di politiche

I conflitti di combinazioni di politiche nascono al momento in cui i problemi da sconfiggere sono su

entrambi i fronti Y ed NX, ed in più quando la prima politica utilizzata non comporta i benefici attesi.

Lezione 62

Perché non conviene utilizzare una politica di deprezzamento del tasso di cambio in caso

di una nazione con problemi di recessione da risolvere nel brevissimo tempo.

Un deprezzamento del tasso di cambio reale crea un miglioramento della bilancia commerciale in

quanto stimola le esportazione e fa contrarre le importazioni. Questo processo però non avviene nel

breve periodo.

Nel primi tempi, dopo il deprezzamento, è probabile che gli effetti si riflettano soprattutto su prezzi

rispetto alle quantità. Quindi i prezzi delle importazioni aumentano, mentre quelli delle esportazioni

30

DOMANDE ESAME MACROECONOMIA

diminuiscono. Le quantità, invece, impiegheranno più tempo per adeguarsi al cambiamento, perché i

consumatori e gli imprenditori devono rendersi conto della nuova situazione dei prezzi relativi, e

cambiare quindi le loro preferenze in base alle nuove convenienze.

Come mai un deprezzamento causa una riduzione delle NX nel brevissimo periodo

Cosa succede nel tempo alla bilancia commerciale dopo un deprezzamento, spiegare con

l'ausilio della Curva J

Con il passare del tempo, le variazioni di quantità superano la variazione del valore delle

importazioni.

Un deprezzamento porta ad un miglioramento della bilancia commerciale. Per capire meglio quello

che succede alle NX dopo un deprezzamento con il passare del tempo ci può venire in aiuto la Curva

J, chiamata così per il suo andamento prima decrescente e poi crescente. Partendo da una situazione

di deficit pari al segmento OA, si deprezza e questo porterà, all’inizio ad un peggioramento delle NX

pari al segmento AB. Poi se la condizione di Marshall – Lerner è soddisfatta, si avrà un miglioramento

delle NX determinato dal punto C in poi. Un deprezzamento nel breve contrae di conseguenza anche

la produzione, in quanto riduce NX, e di conseguenza non è una politica che un governo deve attuare

nel caso abbia necessità di un soluzione anti – recessione immediata. In ogni caso un paese che

adotta un deprezzamento avrà nell’immediato oltre che un peggioramento della bilancia

commerciale, anche una riduzione del PIL.

Cosa si intende per condizione di Marshall - Lerner

La condizione di Marshall – Lerner, cioè l’elasticità della domanda delle importazioni ed delle

esportazioni è reattiva alle variazioni del prezzo, quindi la somma delle due elasticità è maggiore di

uno. Questa reattività comporta che a piccole variazioni di prezzo si creano grandi variazioni di

quantità. Quindi se avviene un deprezzamento si generano forti

riduzioni delle importazioni ed aumenti delle esportazioni.

Lezione 63

Quali sono le diverse interazioni che possiamo dedurre dall'equilibrio

Dall’equazione dell’equilibrio alternativo possiamo desumere alcune importanti considerazioni:

- se aumento I devono aumentare i risparmi oppure questo peggiorerà NX.

- se il risparmio pubblico peggiora, cioè si crea disavanzo pubblico, questo si deve tradurre in un

aumento del risparmio o una riduzione degli investimenti, altrimenti si creerà un

peggioramento delle NX.

- se un paese ha un forte risparmio, pubblico e privato, deve avere anche un forte investimento

oppure, al contrario, un avanzo della bilancia commerciale.

Quali sono i limiti dell'equazione dell'equilibrio espressa per NX e come si possono

superare

NX = S + ( T – G ) – I. L’equilibrio nel mercato reale in economia aperta è data dall’uguaglianza della

bilancia commerciale con il risparmio privato e pubblico, meno gli investimenti. Se NX >0 comporta un

prestito netto al resto del mondo. Se invece NX<0 comporta un debito netto nei confronti del resto del mondo.

Come si trova l'equilibrio nel mercato reale in economia aperta in maniera alternativa a

quella tradizionale

Per arrivare alla condizione di equilibrio alternativo, dobbiamo partire dalla condizione di equilibrio in

economia aperta :

Y = C + I + G + X – IM/ε

ora portiamo a sinistra il C e sottraiamo da entrambe le parti T.

Y – C – T = + I + G – T + X – IM/ε

Ora considerando che

S = Y – T – C = Yd – C

e che

NX = X – IM/ε

allora possiamo scrivere:

S = I + G – T + NX

Cosa succede alla bilancia commerciale se vi è un deprezzamento

Un deprezzamento, se vale la condizione di Marshall – Lerner, crea un miglioramento delle NX. Infatti

un deprezzamento crea un miglioramento della bilancia commerciale e quindi di Y. Dato che il

risparmio dipende direttamente dalla quantità di Y allora questo aumenterà e quindi diventerà

maggiore dell’investimento. L'equazione dell'equilibrio nel mercato reale in economia chiusa e la sua

rappresentazione alternativa.

L'equilibrio nel mercato reale in economia aperta

L’equilibrio nel mercato reale in economia aperta è data dall’uguaglianza della bilancia commerciale

con il risparmio 31

DOMANDE ESAME MACROECONOMIA

privato e pubblico, meno gli investimenti. Detto questo si può vedere come: un avanzo commerciale

corrisponde ad un eccesso di risparmio rispetto all’investimento e un disavanzo commerciale

corrisponde ad un deficit di risparmio rispetto all’investimento.

Lezione 64

Come si calcola il tasso di interesse reale

Cosa si intende per tasso di interesse reale

Tasso d’interesse reale: tasso d’interesse in termini di beni.

Se oggi al tempo t il tasso è pari a rt, prendere un prestito dell’equivalente di un bene per l’anno in

corso mi costerà a fine del

periodo il bene più gli interessi maturati, quindi 1+ rt.

Fattore di capitalizzazione (1+rt): moltiplicato per qualsiasi valore, si otterrà il suo valore reale futuro.

Quali sono le conclusione che possiamo trarre dal calcolo del tasso di interesse reale

e e

=0

π → P=P → i=r

- se t+ 1

- dato che in generale π=0 generalmente r <i

e

- maggiore è , maggiore sarà la differenza tra i ed r

π

e

- se non ci sarà differenza tra numero di beni acquistabili oggi ed in futuro.

=i→

π r=0

Come si calcola in modo approssimativo il tasso di interesse reale

Per determinare r occorre considerare π:

- la funzione di π considera la variazione del deflatore:

e

- inserendo le aspettative di ΔP, si ottiene π

P

- considerando il P di un bene oggi, domani dovremo restituire Pt(1+it). Per convertire

t e

P

questo dato in beni, bisogna dividere il valore per il , trovando così il fattore di

+1

t

capitalizzazione reale.

Come si calcola il tasso di inflazione attesa al tempo t+1 −P

P t t−1

=

π

Per il calcolo dell’inflazione riprendiamo la variazione del deflatore: P t−1

Inserendo in questa equazione le aspettative di variazione dei prezzi nei periodo t+1, otteniamo

e −P

P +1

e t t

=

π

l’inflazione attesa per il periodo t+1: t+ 1 P t

Lezione 68

Di cosa tratta l'opera «la riforma monetaria» di keynes

Nell’opera “La riforma monetaria” Keynes cercò di definire un sistema monetario che potesse dare

una stabilità all’attività economica, in quanto il Gold Standard non garantiva un livello stabile dei

prezzi interni tale da rafforzare le aspettative. La distribuzione di quel tempo delle riserve auree

mondiali avrebbe comportato un controllo dei prezzi interni della Gran

Bretagna da parte della Federal Reserve Board di Washington. Con questa opera Keynes divenne il

maggior oppositore intellettuale della politica economica ufficiale.

La fine le Laissez Faire per Keynes

Un’altra opera fu quella intitolata “The End of Laissez Faire” (1926) in cui Keynes contestava che le

crisi economiche si

potessero risolvere semplicemente attraverso i meccanismi della concorrenza.

La Politica di Roosevelt

I primi cento giorni della presidenza Roosevelt rimasero famosi perché il Congresso, stimolato dal

governo, approvò una quindicina di leggi fra cui alcune delle principali misure del New Deal. Questo

programma di intervento era basato su una vasta gamma di aiuti ai ceti più colpiti dalla recessione.

Tra questi il più famoso è la “Tennessee Valley Authority”.

In seguito, prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, Roosevelt si spostò verso i valori

tradizionali della concorrenza istituendo una commissione per indagare sul perverso potere

economico dei monopoli. Però questo intervento fu particolarmente debole per via degli interessi dei

capitalisti in gioco.

Come vede Keynes la politica monetaria restrittiva inglese degli anni 20

Secondo Keynes il motivo del fallimento delle politiche di intervento americane era l’incertezza delle

manovre praticate da Roosevelt. Queste osservazioni dell’economista sono state espresse

direttamente al Presidente degli Stati Uniti tramite una lettera. In questo scritto l’economista cercava

di far comprendere quali fossero stati gli errori compiuti e quali potessero

essere i rimedi. Quanto è accaduto negli Stati Uniti nel ‘29 ha portato alla stesura dell’opera più

importante di Keynes: “The general theory of employment, interest and money”

Il New Deal

Le opinioni di Krugman sullo stato attuale della politica fiscale e le critiche dei freshwater

Krugman sottolinea come nel New Deal Roosevelt non abbia esattamente seguito le indicazioni di

Keynes, facendo piani di sostegno troppo timidi. Quindi, secondo l’economista, il Presidente degli 32

DOMANDE ESAME MACROECONOMIA

Stati Uniti dovrebbe imparare dagli errori del passato comprendendo meglio quelli che sono i veri

bisogni del paese, facendo una politica di espansione della spesa

pubblica mirata a creare nuovo sviluppo. La politica fiscale espansiva auspicata non è quella di uno

sgravio fiscale, perché questa si tradurrebbe solo in un aumento del risparmio e non in sviluppo.

Becker, economista appartenente alla corrente “freshwater”, contesta le teorie di Krugman, in

quanto sostiene che una politica di spesa pubblica fatta al mero scopo di risanare l’economia possa

avere effetti sfavorevoli. La teoria di questo gruppo di economisti per la risoluzione della crisi è

G.

determinata da un aiuto concreto alle imprese. Incentivare quindi l’offerta e non la domanda.

Soros sostiene che la crisi economica è un fallimento del sistema del mercato. Questa è stata creata

dal ruolo speculativo delle banche, dalla mancanza di teorie economiche che allertassero i

governanti sul rischio della deregolamentazione del mercato finanziario ed infine da un sistema

fondato solo dal valore che non considera le problematiche relative alla misurazione del benessere.

Quest’ultimo punto può essere ricollegato al pensiero di

Keynes riguardante la “società armoniosa”.

Spiegare le diverse ragioni per cui secondo Keynes ci fu il fallimento del New Deal

Secondo l’autore, i governi di oggi devono operare per incentivare la circolazione delle informazioni e

devono anche dare maggiore importanza all’incertezza dei mercati. Infatti l’incertezza è presente in

tutti quei mercati che influenzano maggiormente la stabilità e la crescita di una economia. È proprio

l’incertezza che causa stati di boom e di recessione. La conclusione di quest’opera rappresenta un

augurio ed una raccomandazione dell’autore agli economisti futuri. Questi dovrebbero essere uomini

di cultura generale, più attenti allo studio delle materie sociali che a quelle scientifiche.

In quale teoria si intravede una nota Malthusiana in Keynes e perché

Dopo l’allontanamento volontario dal Trattato di Versailles, Keynes scrisse «Le conseguenze

economiche della Pace» .

“The economics consequeces of the peace” può essere considerato il miglior libro di Keynes. La

trattazione storico teorica, l’elencazione dei difetti di Clemenceau, Wilson e Lloyd George sono

trattati con una crudele precisione. La scrittura è carica di ira e passione nel descrivere le sue

denunce per le menzogne e la sua indignazione morale. Secondo l’autore, i sostenitori del trattato

avevano prodotto quella che definì “la pace car- taginese”, che avrebbe portato ad un

impoverimento

dell’Europa. Questo risultato, era determinato da: la miopia degli uomini di Stato e l’inadeguatezza

della loro personalità.

Keynes è a favore o contrario allo studio della macroeconomia attraverso la statistica

inferenziale, e perché

Keynes si prefiggeva di salvare l’individualismo capitalistico dal male della disoccupazione, la quale

poteva portare ad un sistema di governo autoritario. In realtà l’autore nacque in un periodo in cui il

progresso economico era considerato come “una cosa inevitabile”, dove la Gran Bretagna aveva una

posizione di dominio in un sistema di commercio internazionale

apparentemente solido. Nel periodo precedente al 1914 i maggiori sforzi intellettuali dell’autore

furono dirottati sul “Trattato sulla probabilità”, che fu però pubblicato solo nel 1921. L’autore era

scettico riguardo all’uso della statistica inferenziale sulle verità sociali, l’economia non è una scienza

esatta, ci sono troppe variabili.

Come vede Keynes la Guerra

La guerra è sempre stata un ottimo strumento di spinta economica, ma ora abbiamo bisogno di

nuove politiche. La crisi del 2008 ha portato alla ribalta un altro concetto keynesiano, le

problematiche del comportamento umano e del giudizio morale in economia. Quanto detto sottolinea

come il declino economico di questi anni dà l’opportunità di riportare l’economia verso valori più

giusti, sensibili ed equi.

Che ruolo ha avuto Keynes alla Conferenza di Versailles e cosa pensava al riguardo

Terminata la guerra fu chiamato a rappresentare la Tesoreria britannica alla Conferenza di Pace di

Versailles. Nel giugno 1919, tuttavia, decise di dimettersi dall’incarico affidatogli, ritenendo che le

pesanti riparazioni imposte alla Germania dai paesi vincitori avrebbero portato alla rovina l’economia

tedesca, e avrebbero determinato inevitabilmente lo scoppio di un

nuovo conflitto mondiale. Grazie a questa esperienza Keynes pubblicò “The economic consequences

of peace, 1919”.

Quando apparve per la prima volta nell'oxford English Dictionary la parola

disoccupazione. E cosa si vuole far capire con questo

Il termine viene impiegato già nell’edizione del 1882. Con lo scoppio della crisi del 29’ a Walll Streat i

disoccupati crescevano vorticosamente. Per keynes il carattere della disoccupazione è involontario e

quindi spetta ai giovani porvi rimedio. Da qui prende avvio l’intervento diretto dello stato

nell’economia. Si voleva far capire che la disoccupazione è una condizione specifica e quindi si rifiuta

il legame tra oziosità e indigenza.

Lezione 69

La caduta delle teorie di Keynes secondo Krugman 33


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Crikia95

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DETTAGLI
Corso di laurea: corso di Laurea in Economia e Commercio
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Crikia95 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Macroeconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Ecampus - Uniecampus o del prof Ciani Scarnicci Manuela.

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