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Tipi di beni in microeconomia

Esistono tre tipi di beni in microeconomia.

Beni voluttuari

I beni voluttuari, detti anche beni di lusso, sono quei beni per cui l’effetto sostituzione è negativo (l'effetto di sostituzione è sempre negativo poiché la variazione della quantità domandata di un bene è inversamente correlata alla variazione del prezzo del bene). L’effetto reddito è negativo (in quanto un abbassamento del reddito, cioè lo spostamento verso sinistra della retta di bilancio, fa diminuire le quantità domandate del bene e aumentare quelle di altri beni), e per ultimo hanno un’elasticità della domanda al reddito molto elevata.

Beni normali

I beni normali, anche detti beni di prima necessità, sono quei beni per cui l’effetto sostituzione è negativo. L’effetto reddito è positivo (in quanto un abbassamento del reddito, cioè lo spostamento verso sinistra della retta di bilancio, fa aumentare le quantità domandate del bene e diminuire quelle di altri beni), e per ultimo hanno un’elasticità della domanda al reddito intermedia/bassa – diminuzione delle quantità domandate sia di quel bene sia di altri beni.

Beni inferiori

I beni inferiori, detti anche beni di Giffen, sono quei beni per cui l’effetto sostituzione è negativo. L’effetto reddito è negativo (in quanto un abbassamento del reddito, cioè lo spostamento verso sinistra della retta di bilancio, fa aumentare le quantità domandate del bene e quasi azzerare quelle di altri beni), e per ultimo hanno un’elasticità della domanda al reddito bassissima.

Elasticità della domanda rispetto al prezzo

In microeconomia, con il concetto di elasticità della domanda rispetto al prezzo (definibile come la "reattività" o "sensibilità" della quantità domandata di un bene in seguito a una variazione del prezzo di tale bene) si indica quella misura che mette in relazione la variazione percentuale della quantità domandata con la variazione percentuale del prezzo.

L’elasticità della domanda rispetto ai prezzi venne elaborata dall'economista Alfred Marshall e indica l'attesa variazione percentuale della domanda di un dato prodotto/servizio (quantità venduta Q) rispetto a una variazione percentuale del prezzo dello stesso prodotto o di altri prodotti (elasticità incrociata).

Ogni bene differisce dall'altro per quanto riguarda l'elasticità, ossia la sensibilità alle variazioni del prezzo. L'elasticità della domanda dipende da numerosi fattori economici, anche se tende ad essere più elevata per i beni di lusso, per i quali sono disponibili beni sostitutivi. Vi sono diverse categorie di elasticità:

  • Domanda elastica: quando una variazione del prezzo dell'1% genera una variazione della quantità domandata superiore all'1%.
  • Domanda rigida: quando una variazione del prezzo dell'1% genera una variazione della quantità domandata inferiore all'1%.
  • Domanda a elasticità unitaria: quando una variazione del prezzo dell'1% genera una variazione della domanda dell'1%.

Relazione tra elasticità e ricavo

Per quanto riguarda la relazione tra l'elasticità e il ricavo, dove il ricavo è dato dal prodotto fra quantità e prezzo, sappiamo che:

  • Se la domanda è rigida (o anelastica) rispetto al prezzo, una diminuzione del prezzo riduce il ricavo totale.
  • Se la domanda è elastica rispetto al prezzo, una diminuzione del prezzo aumenta il ricavo totale.
  • Se la domanda è a elasticità unitaria, una diminuzione del prezzo non modifica il ricavo totale.

Lo stato è incentivato a tassare beni con curva di domanda anelastica.

Ricavi in concorrenza perfetta e in monopolio

In concorrenza perfetta il ricavo unitario è sempre uguale al prezzo in quanto il prezzo è fisso (fissato dal mercato), da ciò se ne deduce che anche il ricavo marginale è sempre fisso e uguale al ricavo unitario/prezzo, per ultimo in questa situazione il ricavo totale cresce in maniera costante all’aumentare delle quantità vendute.

Anche nelle altre forme di mercato il ricavo unitario corrisponde al prezzo, ma il ricavo marginale risulta diverso in quanto si abbassano i prezzi di vendita sulle grandi quantità e quindi il ricavo totale è decrescente. Il ricavo totale raggiunge un massimo per poi decrescere.

Macroeconomia: Caratteristiche del ciclo economico

Il ciclo economico indica le fasi alterne di espansione e di contrazione dell'attività economica di un paese, che appare da indici quantitativi globali, come il prodotto nazionale, o una variabile, come la produzione industriale o l'occupazione. Anche se i cicli sono irregolari, cioè che ripetono con caratteri diversi, si possono distinguere in:

  • Cicli brevi (Kitchin): durano dai 2 ai 4 anni e sono causati dalle variazioni delle scorte presso le imprese.
  • Cicli propriamente detti (Juglar): hanno una durata dai 4 ai 10 anni.
  • Cicli lunghi (Kondratieff): durata dai 50 ai 60 anni e condizionano i cicli più brevi che si verificano durante il loro periodo.

Crescita effettiva = Misurata dal tasso di crescita percentuale annuo del reddito nazionale: il tasso di crescita della produzione effettiva.

Crescita potenziale = Misurata dal tasso di crescita massimo a cui l’economia può crescere: incremento percentuale annuo della capacità produttiva dell’economia.

Prodotto potenziale = Livello di output realizzato quando l’economia opera impiegando tutta la propria capacità produttiva a un livello “normale”.

La crescita del prodotto potenziale varia nel corso degli anni, in base al progresso tecnologico, al livello di investimento e alla scoperta di nuove materie prime, sarà molto più stabile della crescita del prodotto effettivo che tende a fluttuare. In alcuni anni il tasso di crescita può essere elevato (periodo di espansione), in altri anni può essere basso (periodo di recessione). Questo fenomeno caratterizza il ciclo economico che si suddivide in 4 fasi:

  • Ripresa: un'economia stagnante inizia a riprendersi e si verifica una crescita della produzione effettiva.
  • Espansione (boom): durante questa fase c’è una rapida crescita economica, viene impiegata una quantità maggiore di risorse e il divario tra prodotto potenziale e prodotto effettivo si riduce.
  • Rallentamento: al culmine del boom la crescita rallenta o si riduce.
  • Recessione: la crescita è nulla o persino negativa, aumenta il sotto-utilizzo delle risorse produttive.

Flusso circolare del reddito

Flusso di reddito ristretto = Blu – tra famiglie e imprese.

Esistono due tipi di azioni possibili:

  • Risparmio netto (S): reddito che le famiglie decidono di non spendere oggi, ma di conservare in vista del consumo futuro (deposito in banca).
  • Imposte nette (T): quando le persone pagano le imposte, tolgono denaro dal flusso ristretto, così come avviene per il risparmio.
  • Importazioni (M): le importazioni influenzano il flusso di reddito.
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Scienze agrarie e veterinarie AGR/01 Economia ed estimo rurale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher 30-e-lode di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di fondamenti di economia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Frisio Dario Gianfranco.
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