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Domande esame criminologia

Posizione di Pasquale Rossi nella folla

Pasquale Rossi individua nella setta una delle forme più stabili ed eterogenee della folla, setta che è caratterizzata da un numero limitato, con scopo contrario o al sentimento pubblico o alla legge. La casta è tipo di folla più numerosa, ma chiusa e più stabile. La classe, succeduta alla casta, è un’altra forma di folla, non chiusa come la precedente ma vasta e differenziata, oltre che stabile. Allora diciamo che Pasquale Rossi pone l’attenzione su come il dovere dello stato consiste nel trasformare la folla indifferenziata in partito, che secondo lui è la forma equilibrata di folla. Per ottenere ciò a detta di Rossi c’è bisogno di una larga educazione e di una grande istruzione sia individuale e sia collettiva che comincia dai primi anni; l’educazione deve essere collettiva e teatri, concerti, università devono contribuire ad elevare la cultura.

Osservatorio europeo sulla sicurezza

I rapporti di ricerca dell’osservatorio europeo sulla sicurezza affrontano la questione della rappresentazione sociale e mediatica della sicurezza stessa, in particolare i rapporti del 2013/14 lasciano emergere una nuova forma di insicurezza, ovvero quella legata all’instabilità politica che genera negli italiani incertezza, incredulità e rabbia. La paura e l’insicurezza degli italiani è oggi collegata all’incertezza economica e politica, alla disoccupazione e alla pressione fiscale. La crisi economica ha così tanto cambiato la società che per quanto l’immigrazione sia ancora percepita e rappresentata mediaticamente come emergenza, ciò che inizia a far più paura ai cittadini italiani sembrano essere le disuguaglianze sociali e civili che individuano il politico, la politica e le istituzioni come capri espiatori. La paura dello straniero, che nel passato era considerata strettamente collegata a quella della criminalità si è attenuata nel corso degli ultimi anni e sembra che l’immigrazione stessa stia progressivamente diventando un fatto normale per le persone.

Nella graduatoria delle paure, ricostruita in base alle forme di preoccupazione sondate, esse sono state sintetizzate in tre indici:

  • Insicurezza globale mantiene il primo posto, il 55% degli italiani afferma di sentirsi frequentemente preoccupato per problemi riguardanti la distruzione dell’ambiente o della natura; per l'insicurezza correlata ai cibi che mangiamo e per la possibilità dello scoppio di nuove guerre nel mondo.
  • Insicurezza economica occupa il secondo posto ma è al primo per intensità di crescita, il 52% degli italiani si sente preoccupato circa la possibilità di perdere il lavoro e di rimanere disoccupati; di non avere la pensione e di non avere abbastanza soldi per vivere o di perdere i propri risparmi.
  • Insicurezza legata alla criminalità occupa il terzo posto, gli italiani esprimono un senso di insicurezza diffuso tra le mura domestiche, il 29% ha paura di subire un furto in casa, subire il furto dell’automobile o quella della truffa attraverso bancomat o carta di credito.

Sighele folla e pubblico

Sighele pone l’attenzione su come la scuola classica non si è mai chiesta se il delitto di una folla si deve punire in modo diverso da quello di un individuo che agisce da solo. Diciamo che Sighele fissa una distinzione tra il termine folla e pubblico, e tra le molte differenze individua come i membri di una folla erano tutti colpiti contemporaneamente da una notizia e si sentivano legati tra di loro, oltre che dal contatto fisico, anche dal pensiero che ognuno di loro provava nello stesso istante, mentre gli individui sparsi che invece facevano parte del pubblico, oltre che essere distanti nello spazio, lo erano anche nel tempo, non apprendevano quindi le notizie tutti nello stesso momento ed era appunto questa mancanza di contemporaneità nell’apprensione delle notizie rendeva meno forte e meno attiva l’influenza del pubblico.

Sighele afferma che il pubblico non è altro che una trasformazione della folla, la civiltà mano a mano che progrediva, scopriva dei mezzi sempre migliori proprio per poter legare idealmente gli uomini, senza bisogno che fossero fisicamente vicini. La folla è un aggregato semplice nella sua formazione (in un certo senso più animale) mentre il pubblico è un aggregato più difficile a formarsi e più lento (quindi più umano). Sighele sostiene che la folla è una collettività barbara ed atavica mentre il pubblico una collettività civile e moderna. Sighele si interroga anche sul modo in cui si determina una data opinione pubblica.

Rapporto tra criminologia e sociologia della devianza

Il dispositivo di sicurezza è stato teorizzato da Foucault intorno al 1970, si va ad inserire nel contesto della governamentalità, che per Foucault è l’insieme di procedure e tecniche di potere relative al modo di dirigere il comportamento dei soggetti. Il dispositivo si va ad inserire accanto ad altri due meccanismi preesistenti, il meccanismo legale, che si esercita sul territorio ed è l’insieme dei divieti e delle leggi finalizzate appunto al controllo del territorio. E il meccanismo disciplinare, che si esercita sul corpo dei soggetti, ha a che fare con tutta la prevenzione seguita dal castigo punitivo in merito a determinate azioni. In questi due dispositivi c’è quindi bisogno di porre dei limiti, di imporre dall’alto dei divieti, mentre il dispositivo di sicurezza di Foucault è qualcosa di più aperto che costringe meno l’individuo poiché esso stesso lo percepisce come necessario. Il dispositivo è concentrato sulla popolazione ed è difficile dare una definizione dettagliata e lineare, diciamo che è un insieme di mezzi di pratiche di potere che ha il fine di garantire la sicurezza in termini di mobilità, permette libera circolazione delle persone tramite il controllo del crimine e la previsione dello stesso.

Può esistere una società senza folla, perché?

Allora diciamo che l’eventualità che la folla psicologia ritorni è sempre in agguato quindi va da sé che ogni società ha visto, vede e vedrà il formarsi di folle via via diverse. Una società senza folla può diventare possibile se si è disposti a decostruire i dispositivi scientifici e politici che sottendono la sua stessa formazione. Non è possibile una società senza folla ma è possibile invece imparare a riconoscere quali sono e come funzionano i meccanismi sui quali si costruisce il sapere scientifico e politico di un fenomeno sociale che resta e resterà per sempre un enigma. Diciamo che una via praticabile nell’ottica di una riconfigurazione del sapere sulla folla può essere quello di distinguere il suo significato etimologico da quello politico/scientifico, ripensare l’idea di folla arricchendola di nuovi elementi etici, nel campo scientifico e politico.

Perché la folla è un’invenzione?

Invenzione può essere sia un termine negativo che positivo, può indicare una bugia, un inganno o una scoperta, un’ideazione o immaginazione. Allora diciamo che la folla è un’invenzione perché in primo luogo è un’astrazione mentale degli osservatori sociali e delle menti umane degli individui che la compongono, in secondo luogo perché è un assembramento di persone in grado di imprimere una direzione alle condotte collettive. Sostenere che la folla sia un’invenzione, ovvero un’astrazione mentale di chi osserva e di chi è osservato, non equivale però a dire che essa non esiste, anzi, la folla esiste proprio come astrazione mentale ed anche se è scientificamente indimostrabile ha sempre prodotto e produce degli effetti reali.

Perché la teoria di Merton è stata e continua a essere così importante per la sociologia?

Concetto di sciame digitale

Ogni epoca si caratterizza per la presenza di particolari forme di comportamento collettivo e come abbiamo avuto l’epoca della folla, del pubblico, della massa e dei movimenti sociali, oggi si afferma l’epoca dello sciame. Nella prospettiva di Han l’espressione Sciame Digitale indica una moltitudine di individui isolati e di singoli profili; nella quale infatti gli individui mantengono ben marcate le loro identità private e non le cedono in cambio di un’identità collettiva. Proprio per questo secondo l’analisi di Han lo sciame digitale non è una folla, perché si presenta appunto come una moltitudine senza spiritualità (allo sciame digitale manca l’anima della folla o lo spirito della folla e gli individui che si riuniscono non sviluppano un Noi, non accettano di perdersi nella folla). Lo sciame digitale, al contrario della folla reale, è incapace di azione politica e di narrazione collettiva, oltre che di dialogo e discorso perché è disgregata all’interno. Lo sciame digitale, come afferma Han non ha alcun bisogno di opporsi all’impero, proprio perché non avverte lo sfruttamento del potere, in essa ciascuno sfrutta se stesso pur credendosi libero. Lo sciame digitale, per quanto presenti caratteristiche diverse rispetto alla folla tradizionale, non ha eliminato la folla ma esso esiste insieme o accanto ad essa. Diciamo che il modo in cui Han ha guardato alla folla è più vicino alla posizione di Ortega, per il quale la massa obbedisce a un capo o a una minoranza dirigente ma con l’obiettivo di prenderne il posto.

Diritto di riunione, perché è così problematico?

Allora l’articolo 17 della costituzione italiana ci dice che “I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente senz’armi e che per le riunioni in luogo aperto al pubblico, non è richiesto nessun preavviso mentre delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità che, possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o incolumità pubblica”. Il termine preavviso consiste in tutte quelle notizie, comunicazioni e avvertimenti che si danno in anticipo in merito a qualcosa che si farà nel futuro. In base a quanto disposto dall’articolo 17 quindi se da una parte i cittadini hanno il diritto di riunirsi pacificamente dall’altra hanno anche il dovere di avvisare le autorità se l’incontro si svolgerà in luogo pubblico, autorità che hanno a loro volta il potere di vietare tale riunione qualora ritengano che ci siano evidenti motivi di sicurezza e incolumità pubblica. Questa è appunto una delle eventuali problematiche riguardanti l’articolo 17, perché un diritto che può essere revocato non può essere considerato un vero e proprio diritto e diciamo che anche il concetto di libertà è fortemente messo in discussione. Un altro punto fondamentale è che questo preavviso mette le autorità di polizia nella posizione di svolgere un lavoro di prevenzione, ma è anche possibile che l’obbligo di preavviso si traduca in repressione da parte della polizia piuttosto che in un’attività di prevenzione anche perché il modo in cui tali riunioni debbano essere vietate non è completamente precisato nella costituzione. Ad esempio il caso dell’11 Marzo 2017 a Napoli può essere utile per spiegare meglio questo concetto; in occasione della visita alla mostra d’oltremare di Matteo Salvini, esplodono cortei in tutta la città e scontri e guerriglie causano danni a persone e cose; anche in questo caso, come in moltissimi altri, nel corteo si sono introdotti gruppi o individui più o meno violenti.

Nell’articolo 18 invece si precisa che “i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale”. Con la parola autorizzazione invece si intende un atto con cui qualcuno permette a un altro soggetto l’esercizio di un diritto o di una facoltà, nel caso seguente quindi i cittadini possono associarsi senza autorizzazione, ma non possono riunirsi senza preavviso all’autorità, se tale riunione avviene il luogo pubblico.

Criminologia critica, cosa studia?

Diciamo che la Criminologia Critica è intesa non più soltanto come studio delle “cause” della criminalità e di “adeguati programmi di prevenzione e di trattamento”, ma ancor prima della “definizione di criminalità” e dei “processi selettivi” di criminalizzazione e dei meccanismi e finalità dei controlli sociali.

In che senso i movimenti sociali sono diversi dalla folla intesa nella prospettiva della sociologia

Paura della folla

Stanley Cohen, le due questioni differenti

Cohen individua come nella costruzione della devianza anche i mass media giochino un ruolo centrale e fondamentale, l’immagine del deviante infatti raggiunge le persone tramite i mezzi di comunicazione e la reazione sociale è in qualche maniera filtrata dall’elaborazione delle immagini prodotte dai mass media. Gran parte dello studio di Cohen sarà infatti dedicato alla comprensione del ruolo dei mass media nella creazione del panico morale e dei diavoli popolari. La variabile chiave nel tentare di capire come la reazione della società aumenta, diminuisce o tiene sotto controllo la quantità di devianza, è la qualità delle informazioni sulla devianza stessa. Diciamo che Cohen si occupa di come un comportamento deviante è presentato dai mass media perché è in questa forma che la maggior parte delle persone ottiene un’immagine della devianza e le conseguenti reazioni avvengono sulla base di queste immagini, elaborate e codificate dalle persone che a loro volta si indigneranno o si arrabbieranno formulando teorie e piani.

La suggestione + esempio attuale

Allora la folla come dispositivo include in sé altri 3 sub-dispositivi: la suggestione, la paura e la polizia. In linea generale la suggestione è una forma di esercizio del potere e dell’influenza sociale e si può considerare come un’azione di potere con cui un soggetto influenza un altro soggetto, inducendo o provocando in esso una specie di stato sonnambolico simile al sonno, stato in cui si vede e si sente solo ciò che si crede di vedere e sentire. Instillare paura di massa è da sempre il metodo più efficace al fine di controllare suggestionando, anche se la suggestione funziona sulla base di prestigio e fascino.

La paura è la prima emozione che si ricollega in modo diretto soprattutto alla suggestione collettiva proprio perché davanti a qualcosa di inspiegabile ed enigmatico, come ad esempio la suggestione, il prestigio ed il fascino, si ha paura. La suggestione quindi consiste in una forma di sonnambulismo sociale nella misura in cui tutte le tecniche che utilizza sono orientate a produrre un mezzo sonno o una mezza veglia che assomiglia molto alla morte. Gargiulo nel tentativo di studiare il rapporto tra folla e polizia in Italia ha analizzato i manuali cui si formano i reparti mobili addetti alla gestione dell’ordine pubblico e dall’analisi svolta viene confermato come il sapere di polizia rimanga ancora oggi fortemente legato all’idea ottocentesca, negativa e criminogena della folla. L’immagine prevalente è quella di una folla nemica, quella della folla come anima collettiva alla Le Bon, irrazionale e irresponsabile. Questa idea di folla come nemico rientra probabilmente tra i principali motivi per cui il dispositivo poliziesco si configura spesso come repressivo.

Rivolta, rivoluzione e disobbedienza civile

Allora iniziamo dalle rivolte e dalle rivoluzioni, la rivolta è un atto di sollevamento con cui un gruppo sociale si oppone a un ordine costituito mentre la rivoluzione, è un movimento teso a rovesciare un ordine sociale o politico già esistente in uno nuovo. Più nella rivoluzione che nella rivolta, ad esempio c’è un'esigenza di cambiamento nel futuro, qualcosa che assomiglia a un sogno di un mondo migliore possibile per tutti. La rivolta quindi è una negazione di un valore che agisce portando all’affermazione di un altro valore nell’immediato presente, quindi non in vista di un futuro. La rivoluzione nega invece per affermare un valore che sarà e di cui non si sa nulla e sia la rivoluzione che la rivolta tendono a giustificare l’utilizzo di ogni mezzo, anche violento, pur di raggiungere l’obiettivo prefissato. La disobbedienza civile invece, prima ancora di differenziarsi dalla rivolta e dalla rivoluzione, indica un movimento diverso; consiste infatti nel rifiuto di obbedire o nella violazione di un dovere che l’autorità ha stabilito, ma ha soprattutto la caratteristica di configurarsi come una pratica che rifiuta la legge in maniera aperta e senza ricorrere alla violenza, ed è praticata da minoranze organizzate unite dalla scelta di protestare contro una politica governativa, anche qualora essa goda dell’appoggio della maggioranza. Allora in tema di disobbedienza civile Arendt opera una distinzione molto importante ovvero quella della disobbedienza civile e criminale da una parte, quella rivoluzionaria dall’altra. Disobbedienza civile e criminale ad esempio mettono in campo due diverse modalità di rifiuto nei confronti di un obbligo, quella civile si configura come una violazione aperta della legge e sfida la legge manifestamente mentre quella criminale cerca di sottrarre i propri atti agli sguardi della collettività.

Per Arendt c’è poi una distinzione tra disobbedienza civile e rivoluzione, per quanto entrambe abbiano in comun...

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Scienze politiche e sociali SPS/12 Sociologia giuridica, della devianza e mutamento sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher allle01 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Criminologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Perugia o del prof Curti Sabina.
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