Discutere le condizioni di sostenibilità del debito pubblico e presentare le
politiche di rientro, intese come politiche di riduzione del rapporto
Debito/PIL.
Come primo passo occorre garantire la stabilizzazione del rapporto debito/PIL
che, come mostrano le analisi sulla sostenibilità economica del debito pubblico
(in economia è il debito dello stato nei confronti di altri soggetti economici
nazionali o esteri), richiede perlomeno l’annullamento del disavanzo primario
!
( − ). Nella misura in cui vi è disavanzo primario, il debito continua a
crescere: è questo il già illustrato circolo vizioso tra disavanzo e debito, per cui il
debito si autoalimenta di continuo con seri rischi. Il requisito di solvibilità, che si
esprime attraverso il “vincolo intertemporale di bilancio”, non implica
necessariamente che il debito debba essere immediatamente rimborsato e
nemmeno che debba restare costante, ma richiede piuttosto che si copra
indefinitamente il servizio del debito con nuovo indebitamento.
∆ = − + − − .
! !
Questa relazione è stata spesso utilizzata per evidenziare le principali
determinanti della variazione del rapporto debito/PIL nel corso del tempo,
determinanti individuate nella quota del saldo primario sul PIL (a), nell’eccesso
del tasso di interesse reale rispetto alla crescita reale del sistema ( − )
!
ponderato per la quota del debito esistente sul PIL (b) ed infine nell’apporto del
finanziamento monetario (/). È evidente che per stabilizzare il rapporto
debito/PIL occorre far si che
∆ = 0 e, per far scendere tale rapporto, occore
∆ < 0.
Le politiche di rientro influiscono in ciascuna delle variabili politiche volte a
migliorare il saldo primario, così da migliorare la sostenibilità del debito
pubblico. Sono politiche restrittive in quanto mirano a ridurre il rapporto
debito/PIL. Vediamo ora quali possono essere le politiche di rientro,
esaminando una ad una le alternative offerte dall’analisi teorica:
Aumentare il finanziamento monetario ( ), questo quanto più
•
risulta elevato, tanto più riesce a contenere l’emissione di titoli e quindi
la crescita del debito. Il signoraggio e l’imposta da inflazione
costituiscono una fonte di entrata alternativa ed un modo per ridurre
rapidamente il valore reale del debito. La monetizzazione del debito è
comunque perseguibile prescindendo dalle controindicazioni di altra
natura, solamente quando non vi siano disavanzi primari ed il debito
pregresso è a lunga scadenza e non indicizzato.
Contenere i tassi d’interesse ( ). Il tasso di interesse dovrebbe essere
• abbassato il più possibile, ma purtroppo è scarsamente manovrabile in
un’economia aperta, specie se con cambi (quasi) fissi e liberi movimenti
di capitale. Il tasso di interesse è inoltre influenzato dal volume
crescente del debito.
Un limitato controllo dei tassi di interesse può comunque essere attuato
per due vie:
Rafforzando la credibilità delle politiche di risanamento (scendono
o i premi al rischio)
Attraverso la politica di gestione del debito: essa agisce sulle
o principali caratteristiche del debito pubblico ed intervenendo sulla
sua composizione. In particolare, con essa si cerca di diversificare i
principali strumenti finanziari, al fine di soddisfare i vari segmenti di
domanda, con titoli non perfettamente sostituibili fra loro.
Accrescere la crescita reale : un’elevata crescita dell’economia
•
facilita enormemente l’operazione di rientro dal debito pubblico.
L’importanza della crescita reale dell’economia nella riduzione del
rapporto debito/PIL si può riscontrare in diverse esperienze storiche
(Italia, inizio del ‘900). Al contrario la bassa crescita dell’economia
italiana degli ultimi anni ha ostacolato operazioni di rientro. Una bassa
crescita cosi come una elevato tasso di interesse mantengono alto il
fattore di auto-‐alimentazione, complicando il rientro dal debito pur in
presenza di saldi primari di tassi primari positivi.
Migliorare il saldo primario ( ): il suo azzeramento e, se possibile,
• tramutamento in valori positivi è alla base dei piani di rientro dal debito.
Il miglioramento del saldo primario può essere realizzato agendo sia sul
fronte della spesa pubblica, sia su quello della tassazione. Il suo
miglioramento attraverso l’aumento delle imposte è l’ipotesi più
frequente, anche all’interno di modelli teorici ben noti: da un punto di
vista pratico, la fattibilità di un’azione sul fronte delle entrate tributarie è
però problematica, soprattutto se mirante all’ulteriore elevazione delle
aliquote marginale. E ciò sia per i problemi di “sostenibilità fiscale”, sia
per gli effetti disincentivanti, ad esempio concernenti l’offerta di lavoro.
Presentare brevemente il concetto di “Equivalenza Ricardiana”.
Il teorema di Ricardo, conosciuto come equivalenza ricardiana, afferma che un
finanziamento con titoli può essere assimilato ad un finanziamento con imposte,
poiché l’emissione di titoli pubblici oggi equivale all’aumento della tassazione di
domani. Nel settore pubblico, il vincolo intertemporale di bilancio esclude
l’emissione perpetua di debito; pertanto esso richiede l’uguaglianza tra valore
attuale della spesa pubblica, presente e futura, e valore attuale delle imposte,
presenti e future. In un modello bi-‐periodale questo vincolo è rappresentato da:
! !
+ = +
! !
1 + 1 +
dove r (tasso d’interesse) è incorporato nel fattore di sconto applicato alle uscite
future ( ) ed alle entrate future ( ).
! !
Data la spesa pubblica da finanziare, il governo può scegliere solamente il profilo
temporale delle imposte, ma non la loro entità complessiva.
−
! ! !
+ = − +
! ! !
1 + 1 +
Dall’equazione 1, si ricava che il consumo totale, presente e futuro, viene a
dipendere dal reddito totale al netto della spesa pubblica totale,
indipendentemente da come la spesa pubblica corrente viene finanziata.
Si
afferma quindi che la proposizione di equivalenza ricardiana corrisponde a quelle
di neutralità del debito e di irrilevanza di politica fiscale.
Se il governo decide di aumentare le imposte presenti finanziando il disavanzo
che si viene a creare con titoli pubblici, gli individui terranno conto delle
imposte future. Gli individui, quindi, scontano oggi i pagamenti futuri, compresi
quelli derivanti da nuove imposte. Quindi una politica di taglio di imposte
correnti non avrebbe alcun effetto espansivo.
I critici della tesi di R.J. Barro hanno elencato una serie di motivi per cui
l’equivalenza ricardiana può fallire:
1. Gli orizzonti di programmazione nelle scelte individuali di consumo
sono in genere più brevi del “ciclo vitale” ed è più probabile che siano
finiti piuttosto che infiniti;
2. I mercati di capitali e quelli assicurativi sono imperfetti (diversi tassi di
interesse, costi di transazione e vincoli di liquidità)
3. Se il tasso di crescita del reddito è positivo anziché nullo allora non si
può escludere che esso sia maggiore del tasso di interesse per cui un
problema di sostenibilità non si pone;
4. Le imposte possono essere distorsive, ad esempio le imposte sui redditi;
modificandosi le aliquote marginali nel corso del tempo vi possono
essere conseguenze reali sull’offerta di lavoro, sugli investimenti, ecc.
5. Vi può essere incertezza sulle imposte e sui redditi futuri
6. Gli effetti redistributivi, tra percettori d’interesse sui titoli pubblici e
contribuenti possono avere conseguenze economiche e perfino
politico-‐sociali.
Le verifiche empiriche dell’ipotesi di equivalenza ricardiana hanno riguardato
prevalentemente il comportamento, a seguito di un finanziamento con titoli
della spesa pubblica, di queste due variabili: tasso di interesse e consumo; la
prima variabile dovrebbe restare sostanzialmente invariata, mentre i consumi
dovrebbero diminuire e i risparmi crescere. Anche se il teorema dell’equivalenza
di ricardiana è stato rifiutato nella sua forma estrema, alcuni studi econometrici
sembrano mostrare che è valido come risultato approssimativo. In definitiva, le
risultanze empiriche sembrano prevalentemente indicare che il debito pubblico
è considerato, solo in parte, come ricchezza netta da parte degli agenti privati.
Presentare brevemente il ruolo svolto dalla BCE nella crisi dei debiti
sovrani in alcuni paesi dell’Eurozona.
La crisi finanziaria mondiale si è progressivamente sviluppata a partire dal 2007
e raggiunge il suo apice nel settembre 2008. Una delle pr
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Politica economica: domande esame
-
Politica economica domande esame
-
Domande e risposte Politica economica
-
Domande Macroeconomia e Politica economica